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05 maggio 2020

Report – il fantasma delle province e le mascherine


Prima di affrontare il tema delle province e dei dispositivi medici, l'inchiesta di Lucina Paternesi sulle app che usano il sistema del GPS per la gestione del traffico.

Va dove ti porta il GPS
L'App Immuni servirà per tracciare l'infezione del virus: in Italia la stiamo sviluppando, in Germania stanno usando la stessa tecnologia già in uso da Google col GPS, mentre in Italia abbiamo scelto il bluetooth.
Quanto sarà affidabile questa App? Possiamo essere sicuri di come gestiranno i nostri dati?

Prima della pandemia Report aveva fatto una sua indagine su come funzionano le APP che usano il GPS: ma la tracciabilità di questi due colossi è sempre affidabile?
Perché col Covid non si sbaglia strada, si rischia di non bloccare una pandemia.

A Baunei, in Sardegna, Google faceva sbagliare sistematicamente la strada a tutti i turisti, che venivano mandati su una strada impervia, senza rete telefonica.
Oggi i percorsi sono tutti mappati ma, poco oltre, Google Maps fa perdere l'ingresso del sito archeologico del Supramonte a Nuoro.

Tutti si fidano di Google Maps, ma nonostante le segnalazioni, il problema rimane.

Sul Brennero, si creavano gorghi per tutti i furbetti che volevano evitare le code sull'autostrada, infilandosi nei paesini grazie ai suggerimenti di Google Maps (ma anche Waze o Tom Tom): succede così che camion e auto ingolfano i paesi e i loro conducenti sono stati multati.

Come fanno queste App a capire se c'è traffico? Quella migliore, in base ai test di Report è Tom Tom, che ha inventato street view ben prima di Google.

Report è andata ad Amsterdam al loro quartier generale: riescono a mappare una città in poche ore, i loro computer incrociano dati provenienti dai device (che si paga per il servizio), mentre se usiamo Google Maps, si paga cedendo i nostri dati personali.

Questi strumenti poi fanno spegnere una parte del nostro cervello, quello dedicato all'orientamento: se ci affidiamo alla tecnologia, perdiamo la capacità di orientarci, è come se non allenassimo più un muscolo.

Settimana prossima Lucina Paternesi cercherà di raccontare quel poco che si sa dell'App Immuni.

I soliti ignoti di Manuele Bonaccorsi

Report è tornata ad occuparsi dell'emergenza coronavirus, su alcune storie che non tornano: per esempio la vicenda che ha coinvolto l'ex presidente Pivetti e una sua società con sede a San Marino, che ha comprato delle mascherine dalla Cina, poi vendute alla Protezione Civile (secondo tre procure, con certificati falsi).
C'è poi la questione della società Medtronic e della lettera di Arcuri che bloccava le requisizioni (di pezzi di ricambio di loro macchinari, che Medtronic voleva vendere all'estero), “per indifferibili e superiori interessi nazionali”. Quali erano questi interessi?
E Arcuri perché era sicuro che non avremmo più avuto bisogno, nel futuro, di questi pezzi di ricambio?
Arcuri ha risposto alla giornalista dicendo che lui è sicuro, che se mai dovesse scoprire che mancano respiratori cambierà idea.. Che “forse” avevamo abbastanza respiratori.
Ma forse non basta.

Le province, questi fantasmi di Bernardo Iovene

L'Unione delle Province presenterà al presidente Conte un progetto per ridisegnarne le competenze: potrebbero essere una risorsa per far ripartire il paese, ma oggi sono solo un problema.
Oggi, con la riforma Delrio, si devono occupare solo di strade, ambiente e scuole: oggi sono l'emblema degli egoismi, per colpa del meccanismo di elezione dei membri dei loro rappresentanti.
Sindaci e assessori dei grandi comuni pesano molto di più dei voti dei piccoli comuni: così i territori più piccoli non sono rappresentati.
Iovene ha girato il paese per capire come stanno funzionando le province, partendo da Belluno, dove molti amministratori di piccoli paesi vorrebbero tornare all'antico.

Di diverso parere i cittadini, che considerano le province un costo, meglio girare le competenze ai sindaci.
Colpa della riforma zoppa, che non ha abolito questo ente, di fatto le ha depotenziate: i loro dipendenti sono stati pensionati o collocati presso regioni, ministeri o tribunali.
Pochi hanno continuato a lavorare come prima: abbiamo risparmiato solo 52ml, mentre per la ricollocazione abbiamo speso 16ml.
Nel corso degli anni sono stati tagliati i fondi a questi enti territoriali, da Berlusconi a Renzi, per un totale di 5 miliardi di euro, anche in modo forzoso.

In Sicilia le province sono state trasformate in consorzi, ma a distanza di sette anni sono ancora commissariate e i dipendenti sono rimasti al loro posto e grazie al prelievo forzoso sono rimaste senza stipendio.
Non solo, nemmeno le elezioni ci sono state per dei contenziosi con chi voleva mantenere il meccanismo elettivo.
Si parla di riforma “Giletti”, Crocetta è andato ospite dal giornalista e poi il giorno dopo ha abolito le province: “avevamo già il disegno di legge che preparavamo da mesi” ha risposto l'ex governatore.
Le province non servivano a niente, tranne a fare manutenzione alle strade provinciali e a dare contributi ai comuni per le fiere paesane.
Per i dipendenti cosa aveva previsto lei – ha chiesto Iacona?
“Chi prendeva la funzione (della manutenzione delle strade, delle scuole,..) prendeva anche i dipendenti”.
Ma poi Crocetta ha mandato un commissario, dalla regione, per commissariare questi nuovi enti: “il commissario lo mandai per governare la transizione, ma c'erano tempi molto stretti per eleggere gli organi dei consorzi. Che erano organi di autogoverno.”
Ma a tutt'oggi, dopo 7 anni, in molte ex province ci sono ancora i commissari, tutto è rimasto com'era e in alcune province come Agrigento i dipendenti sono rimasti senza stipendio.

Così ora i dipendenti di Siracusa per sopravvivere hanno dovuto impegnarsi i loro beni di famiglia: l'ente di Siracusa non ha nemmeno i soldi per gestire le strade e la manutenzione delle scuole. Al liceo Quintiliano un lastrone è caduto dal solaio, colpendo di striscio due studentesse.

Le province esistono ma non possono fare nulla per scuole e strade e si è pure indebitato con gli istituti per i lavori di manutenzione svolti.
Altri crediti sono vantati da società di servizio (come Telecom) o da cooperative: l'ente ex provincia è oggi in rosso.

Le strade sono dissestate, ci sono segnali di blocco, ma “qui passano tutti” e si aspetta solo il disastro.
Nell'interno di Siracusa è anche peggio, per quanto riguarda la condizione delle strade.

Le province hanno versato allo Stato più di quanto dovevano: quest'anno circa 80 milioni torneranno a questi enti, dopo che la Corte dei Conti ha stabilito che lo stato aveva preso più di quanto doveva.

In tanti, tra sindaci e assessori, vorrebbero tornare alle vecchie gestioni: in Sicilia poi, il parlamento ha votato leggi per l'elezione diretta per i membri delle province, ma non si può fare, lo ha anche ribadito più volte la Corte Costituzionale.

“L'elezione diretta è la democrazia” dice il neo presidente Musumeci: il voto per le province è stato rinviato ad oggi cinque volte, in Sicilia.
Questa situazione, tra tragedia e grottesco, non potrà prolungarsi oltre, per rispetto nei confronti dei cittadini, dei dipendenti, degli alunni delle scuole ..

Dalla Sicilia al Friuli: qui le province sono state abolite dall'ex governatore Serracchiani, trasformate in Unioni Territoriali, i sindaci dovevano riunirsi in aree vaste per ottimizzare i costi. Alla fine hanno prevalso i costi e gli interessi di partito: è finita in tutti contro tutti, regione, enti, comuni.

Iovene ha incontrato l'ex presidente della provincia di Udine, oggi sindaco della città, che è ancora nostalgico del gonfalone.
L'ente provincia non serviva, spiega la Serracchiani: per abolire la parola provincia sono serviti diversi passaggi parlamentari, per l'approvazione.
Nel 2016 sono abolite le cinque provincie e ha suddiviso i comuni in diverse UTI, unioni territoriali: erano luoghi per prendere decisioni che vanno oltre l'interesse del comune.
Per incentivare queste unioni erano previsti degli incentivi: i comuni del centrodestra hanno disobbedito a questa “unione” (erano 50 su 216).

Così i soldi dalla regione arrivavano alle aree vaste, dei comuni non ribelli del centrosinistra: ma anziché l'interesse dell'area territoriale, prevaleva l'interesse dei singoli comuni.
Ora, con l'amministrazione leghista, si vuole tornare alle vecchie province: ma tra i primi atti della giunta leghista c'è stata la ridistribuzione delle risorse ai comuni contrari a questa riforma, tutti amministrati dal centrodestra.

Le Uti sono state soppresse e commissariate, sono morte per asfissia perché la giunta regionale ha tolto loro le risorse: così ora per non dover tornare in Parlamento e ripristinare le province, si è ancora cambiato nome (Enti decentrati regionali).
Ma cosa si vuole fare delle province in Friuli, a parte l'elezione diretta?
Servirà un nuovo cambio di statuto, nuove elezioni ..

In Sardegna la regione ha fatto il pasticcio peggiore: quattro province sono state abolite nel 2012, ma dopo otto anni regna il disordine, non è stato messo in moto il meccanismo di elezione di questi enti, ci sono sindaci che litigano per avere il capoluogo …

Le province in Sardegna sono commissariate, compresa quella di Sassari la più grande d'Italia: oggi il commissario, senza risorse (per il prelievo forzoso dallo Stato), deve occuparsi di strade, scuole e ambiente.
Ma poi c'è il sindaco di Olbia, che non si sente parte della provincia di Sassari, perché aspetta che si crei quella di Olbia Tempio.
Provincia che non c'è più ma che ha un subcommissario, di Forza Italia, per gestire questa zona omogenea: nonostante un referendum del 2012, qui si sta portando avanti un ribaltone, nuove province ed elezione diretta.

Stessa posizione di Forza Italia ce l'hanno gli amministratori del M5S, di FDI e anche la regione Sardegna, per voce dell'assessore Sanna.
Saranno create nuove province, sei più due aree metropolitane, Cagliari e Sassari, con elezione diretta e con i tanti litigi per definire i capoluoghi.
Qui vanno avanti, anche se la Corte Costituzionale ha bocciato, come in Sicilia, l'elezione diretta.

Lo ha spiegato bene il ministro Boccia: deve decidere il Parlamento, se ci deve essere o meno l'elezione diretta.

76 province nelle regioni ordinarie, due in Trentino, sei liberi consorzi in Sicilia, il Friuli le rivorrebbe: in Italia i territori sono frammentati in enti che non parlano tra di loro, dove le funzioni sono spalmate tra enti diversi e agenzie diverse.
152 comunità montane, enti di bonifica ..

Bernardo Iovene è andato dall'ideatore della legge di elezione delle province, Graziano Delrio: “La provincia esiste ed è governata dai sindaci: il problema del pasticcio delle province nasce dal fatto che le regioni davano loro delle funzioni ma non i soldi e adesso è arrivato il momento in cui l'ente deve trovare delle figure apicali e dirigenziali.. Io sono convinto che questa non sia stata una rivoluzione mancata.”

I tagli fatti alle province sono stati superiori ai bilanci delle stesse: i conti sbagliati le hanno lasciate senza soldi, senza risorsi per strade e scuole.
Risorse che devono essere trovate da parte del MEF: la sottosegretaria Castelli ha sì parlato di nuove risorse, ma i prelievi forzosi continueranno.

L'Unione delle province oggi hanno presentato al governo un piano, contenente nuovi progetti per scuole e strade: c'è un DDL che al momento è ancora vago sul riordino degli enti locali.
Iovene ha intervistato anche il sottosegretario agli interni Variati, che dovrebbe seguire proprio questo riordino.

Ma qui arriviamo al problema: meno funzioni o più funzioni?
In questo momento potrebbero essere un volano per la ripartenza: ammodernare il paese, dare ossigeno alle imprese locali.

E per evitare disastri come il crollo del viadotto nella provincia di Massa Carrara,
sulle cui competenze c'è stato un rimpalleggio con Anas.
Il presidio del territorio è importante, come ha dimostrato l'emergenza per il coronavirus: forse, anziché tagliare, si poteva provare a far funzionare questi enti, con politici competenti e non scelti per fedeltà ai partiti.

30 maggio 2011

Report protezione e benedizione

Quanto ci è costata la Cricca della Ferratella? Quanto ci è costato far gestire in deroga a norme e regolamenti gli eventi del G8 alla Maddalena, i mondiali di nuovo a Roma, e tutti gli altri grandi eventi che la legge del 2001 gli consente?

L'inchiesta di Paolo Mondani (qui il pdf) è andata a mostrare cosa sta succedendo ora, a riflettori spenti, a La Maddalena: doveva essere sede del G8, spostato poi a l'Aquila (e gli amministratori locali dell'isola l'hanno pure spauto via televisione), forse per prendere qualche aiuto dai potenti della terra che invece si sono dimostrati di braccino corto.

Oggi alla Maddalena, dopo aver speso 480 milioni (e 184 per l'Aquila) è tutto fermo: le bonifiche del porto sono state fatte solo parzialmente, dal cognato di Bertolaso, non si sa dove sono finite i rifiuti e le scorie. I costi per le opere, inizialmente stimati in 280 milioni sono poi schizzati alle stelle: proprio il meccanismo della deroga ha permesso a chi gestiva le opere di sprecare soldi pubblici, soldi nostri: maggiorazioni sulle forniture del 57% perchè c'è l'emergenza, imprese chiamate per i lavori più per le amicizie che per il curriculum (la Cogecal, per fare un nome).
Proprio quel sistema gelatinoso, emerso dalle intercettazioni, che aveva l'imprenditore Anemone al centro, che prendeva appalti in cambio di favori a ministri e altri potenti.
Quando Mauro Della Giovanpaola ha cercato di spostare dei lavori dalle imprese di Anemone a imprese sarde (come era previsto dagli accordi), Anemone (socio e amministratore in una società di Anemone, la Medea srl di Roma) ha sospeso un bonifico verso il primo. Tanto per far capire chi comandava: non lo stato, non il pubblico, ma il privato.

L'affare del porto.
Chi ha fatto un affare sulla concessione del porto della Maddalena? Forse la Mita del gruppo Marcegaglia, che si è presentata come unica concorrente al bando presentato da Bertolaso, a pochi giorni dalle elezioni elettorali (in cui Soru perse contro Chiodi), strappando una consessione per 40 anni a 60000 euro.
Peccato che oggi sia tutto fermo: fermo il porto per le bonifiche non fatte (e su cui è aperta un'inchiesta della magistratura), fermi i lavori dentro gli alberghi e negozi.

E la comunità? Ci guadagnerà poco, come poco ci ha guadagnato dai lavori. Gli appalti sono stati il vero business di questi imprenditori privatocoi soldi pubblici.
Appena sono finiti gli appalti, è finito tutto.
E se qui non dovesse arrivare nemmeno il polo cantieristico, che assicurerebbe un lavoro per tutto l'anno, rimarrebbe solo un enorme parcheggio per barche.

Mondani ha fatto le pulci ai lavori fatti nell'ex arsenale: si è parlato di caporalato, di lavoratori in nero, di costi per le bonifiche per 750 euro/metro cubo , quando normalmente il prezzo è di 150 euro.
Rifiuti e scorie finiti in discariche (sentendo un capo cantiere), sull'isola, mentre avrebbero dovuti essere trasferite in strutture apposite in altre regioni.

Di fronte a tutta quesa cattiva gestione della cosa pubblica, la politica ha messo apparentemente da parte Bertolaso, delegando alla magistratura il compito di fare pulizia. Non solo: col decreto omnibus si permette di gestire senza bando, senza gara, lavori fino a 1 milione (prima il limite era a 500000 euro).

L'Ance ha chiesto di fare in Italia come si fa dalle altre parti, cioè gare pubbliche e basta con l'emergenza.
E' così che questo governo intende favorire la trasparenza, la libera concorrenza?
Per fortuna, come racconta il giornalista l’associazione costruttori edili ha ritenuto di premiare Report per il contributo che le nostre inchieste danno alla difesa dei principi di legalità e tutela del territorio.

I mondiali di nuoto.
Io so io e voi nun siete un cazzo .. questo il sunto della parte dell'inchiesta che si è concentrata sui lavori fatti a Roma per i mondiali di nuoto. Sempre gestiti dalla Protezione civile, senza gare, affidati ad amici.
E in spregio ai vincoli: come per il Salaria sport Village, costruito in una zona a rischio alluvioni (per evitare che sia Roma stessa a finire sotto l'acqua) su un ansa del Tevere.
Anemone ha potuto fare quello che voleva, come un novello marchese del Grillo, commentavano i cittadini romani sull'episodio.

Anemome che, tramite Zampolini, pagava a sua insaputa la casa a Scajola. L'affitto della casa in via Giulia per Bertolaso. Rinaldi (commissario straordinario) , la cui madre viene fermata a S Marino col commercialista di Anemone.
Una lista di aiuti e regali (il vaso da fiori, auto, il rinnovo della patente) che a rileggerla viene quasi da ridere.
La piscina di Parco S Paolo affidata a Piscicelli (quello che rideva durante la notte del terremoto), i cui lavori sono durati più del previsto e che oggi ha la copertura che sta cedendo.
La Cricca avrebbe avuto anche l'aiuto del magistrato De Lise, del TAR del Lazio, finito in una intercettazione con Balducci, per portare avanti i suoi affari:

P AOLO MONDANI – FUORI CAMP O
E’ il 20 febbraio 2009 quando Alemanno va a inaugurare la struttura. Tre mesi dopo, il 25 maggio, la magistratura romana sequestra le opere dichiarandole abusive. Un mese dopo, il 15 giugno il Presidente del Consiglio Berlusconi, con un'ordinanza ad hoc, sana l'abuso e pochi giorni dopo la giunta comunale mette il timbro sulla sanatoria. Ma non hanno fatto i conti coi cittadini, che fanno ricorso al TAR.
ENRI CO CORBUCCI – CONSI GLIERE I V MUNI CI P IO ROMA
Inizialmente il TAR non da ragione né ai comitati di quartiere, né alla associazione Italia Nostra.
P AOLO MONDANI – FUORI CAMP O
TAR diretto allora?
ENRI CO CORBUCCI – CONSI GLIERE I V MUNI CI P IO ROMA
Da De Lise.
P AOLO MONDANI – FUORI CAMP O
E poi che accade?
ENRI CO CORBUCCI – CONSI GLIERE I V MUNI CI P IO ROMA
Poi accade invece che nel merito della discussione, si vince invece il ricorso al TAR, cioè i titoli per costruire il Salaria non erano titoli che erano quelli necessari per poterlo fare, e guarda caso proprio nel momento in cui De Lise era passato a fare il Presidente del Consiglio di Stato. Ora noi c’abbiamo una grande preoccupazione perché ovviamente il Salaria Sporting Village ha fatto ricorso al Consiglio di Stato e quindi bisognerà discutere il ricorso.

P AOLO MONDANI – FUORI CAMP O
Pasquale De Lise entra in questa storia perché è intercettato al telefono con Angelo Balducci. I magistrati ritengono che l’allora Presidente del TAR, fu di supporto nel rigettare il ricorso dei cittadini contro le piscine abusive.

Infine, dopo la protezione, anche la benedizione. Trattandosi di cricca romana non potevano mancare gli appoggi di oltretevere: come emerge dai rapporti con don Bancomat , cui Anemone aveva affidato la gestione del contante per i suoi pagamenti.
Una vittima anche lui, poverino. Peccato che poi si scopre che questi soldi transitassero per lo IOR.

Una banca di cui Mondani e Report si erano già occupati:

Milena Gabanelli in studio:
Nei grandi scandali di corruzione degli ultimi anni, che coinvolge politica e imprenditori, una diramazione spesso porta allo IOR, l’Istituto Vaticano: una tomba che non ha mai collaborato con la giustizia. Ora però le cose dovrebbero cambiare qualche mese fa la Banca d’Italia ha detto: o voi date un nome e cognome ai vostri conti, e siete in grado di dimostrare da dove arriva il denaro, altrimenti finite nella lista nera dei paradisi fiscali. E’ intervenuto il Papa in persona per mettere in regola l’Istituto. L’ultimo fatto che ha coinvolto un conto IOR parte da Catania: la Regione stanzia del soldi per Tizio, che per farli arrivare a Caio, mafioso, li fa transitare da Roma via monsignore.

P AOLO MONDANI – FUORI CAMP O
Lo scorso febbraio, la Procura di Catania ha fatto sequestrare un'azienda ittica di Villasmundo, in provincia di Siracusa, e seicentomila euro che i proprietari hanno avuto dalla Regione Siciliana come contributo per le opere. Il titolare dell'impresa, Antonino Bonaccorsi ha un fratello condannato per mafia e un figlio prete, Don Orazio, che secondo l'accusa ricicla parte consistente dei fondi regionali attraverso lo IOR. Arrivati all'azienda ittica, troviamo proprio loro, i Bonaccorsi.

Va bene il garantismo, i processi ancora in corso, la presunzione di innocenza su Anemone, Piscicelli e company. Ma sono soldi nostri: come si fa, da una parte a chiedere sacrifici, parlare di tagli al welfare, ai servizi, alla scuola, e poi tollerare tutto questo spreco di denaro nostro?
Non si può.

21 febbraio 2010

Cosa sta succedendo all'Aquila?

Cosa sta succedendo all'Aquila? Che fine hanno fatto gli sfollati? Sono tutti nelle case (provvisorie) costruite dalla Protezione Civile e inaugurate in pompa magna dal presidente del Consiglioin settembre?
Cosa c'è di serio dietro l'inchiesta di Firenze riguardante la Protezione Civile, il sottosegretario Bertolaso e gli alti dirigenti che gli stavano attorno?
A tutto questo ha cercato di rispondere la tramissione Annozero, da titolo "Gelatina", come gli stessi imprenditori intercettati dagli inquirenti definivano la loro situazione.
Gelatina, perchè si è creato un ambiente così torbido e dove è difficile capire chi si comporta bene o chi si comporta male.

Tentativo che è andato monco: questo succede quando si invita in studio (frutto dei regolamenti della Par condicio) giornalisti del tipo di Maurizio Belpietro e Nicola Porro.
Di fronte alle intercettazione, ai dati su appalti e costi, alle relazioni pericolose che le carte delle indagini mostrano, le han provate di tutte.
E' una trappola per Bertolaso.
Non c'è nessun reato dietro i fatti conosciuti.
Poi han tirato in ballo la vecchia storia di Travaglio (la vacanza con un sottufficiale dell'antimafia, poi condannato per favoreggiamento).

Il tentativo di sviare la discussione dai fatti, parlando d'altro o parlando sopra gli altri giornalisti in studio è in parte riuscito.
Belpietro era ben ferrato sul palazzo dei marescialli a Firenze, meno sulle amicizie di Bertolaso, almeno all'apparenza.
E' normale che si faccia un massaggio in un centro di proprietà di un imprenditore in società col presidente del Consiglio delle Grandi opere? E quale è il massaggio che si fà col preservativo?
Ma ci prendete per scemi?

L'inchiesta che coinvolge la Protezione Civile non è la prima e non sarà l'ultima che racconta di un sistema di corruzione dove alla mazzetta si è sostituito qualcosa d'altro.
Gli imprenditori che regalavano auto o assumevano il figlio del funzionario pubblico (un bamboccione?), ricevevano appalti, direttamente o indirettamente.
Turbativa del mercato, professionisti che non lavorano perchè non hanno conoscenze col palazzo, enti di controllo che non controllano (e mettiamoci di mezzo anche i magistrati infedeli).
Costi degli appalti che si gonfiano (come a Roma per i mondiali di nuoto).
Impianti stessi che non solo non sono realizzati in tempo, ma non sono nemmeno a norma.

Colpa dei giudici comunisti? O della Spectre che avrebbe incastrato Bertolaso?
Norma Rangeri, Peter Gomez, Marco Travaglio in studio e con i loro servizi, Stefano Bianchi, Bertazzoni, Corrado Formigli han cercato di raccontare cosa non funziona, in Italia, del sistema degli appalti.
Con tanto di imprenditori sciacalli che ridevano a macerie fumanti (altro che le vignette di Vauro!!!!). E non importa che non abbiano lavorato in Abruzzo, solo perchè la magistratura e l'inchiesta è intervenuta prima.

Non basta per le 307 morti dell'Aquila. Per i 25 studenti morti sotto l'infame casa dello Studente. Il governo, col progetto delle New Town, ha scelto la strada più semplice, quella che avrebbe garantito il risultato mediaticamente più veloce.
Le macerie nel centro storico sono ancora lì.
L'Aquila rischia di diventare città morta.
13000 persone sono ora ospitate nelle case antisismiche, ma 30000 sono ancora in alberghi o hanno altre situazioni.

Il sottosegretario si sente sommerso dal fango? Gli riponde la Rangeri "siamo noi italiani che ci sentiamo alluvionati da questo malaffare della Protezione civile di Bertolaso".
Con la norma sul processo breve (fortemente voluta da questo governo), i responsabili delle morti potrebbero farla franca.
Con le norme che limitano l'uso delle intercettazioni, di questo scandalo (e dello sperpero di nostri soldi a favori di imprese magari in affari con la criminalità organizzata), non ne sapremmo nulla.

Forse è vero: siamo un pò tutti sommersi da questo fango.
Stasera, anche Presadiretta torna a l'Aquila (dopo la prima inchiesta in cui si era parlato degli allarmi inascoltati).
Riccardo Iacona torna a quella sera, all'ultima scossa delle 3.32, (l'ultima di precedenti scosse il cui allarme lanciato da geologi è rimasto inascoltato), quando alcuni studenti morivano e altri sciacalli si fregavano le mani.