Visualizzazione post con etichetta Guido Galli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guido Galli. Mostra tutti i post

19 marzo 2020

Il nodo al fazzoletto (anche in tempi di virus)

Anche in tempi di corona virus, che ci sta cambiando la vita, non ci dobbiamo dimenticare dei tanti nodi al fazzoletto che ci siamo fatti, per non dimenticare la nostra storia.

Questa settimana è cominciata col ricordo della strage di via Fani, l'eccidio della scorta del presidente Aldo Moro il 16 marzo 1978.


Ieri era l'anniversario della morte di Fausto e Iaio: due ragazzi milanesi uccisi la sera del 18 marzo 1978 in zona Casoretto, pochi giorni dopo via Fani, da un killer rimasto ignoto.
Un delitto con tante zone d'ombra e sinistri collegamenti con quanto stava succedendo a Roma, col rapimento di Moro da parte delle BR. 
Poi succede quello che deve succedere.Una strage in una banca, in una stazione, in una piazza, sopra un treno.Oppure, come nel nostro caso, un omicidio di due ragazzini [si riferisce all'omicidio di Fausto e Iaio a Milano nel 1978].Così nessuno ha mai la responsabilità diretta.E se vai a dire all'onorevole X che lui è il mandante della strage di Piazza Fontana, ti risponderà di no. In realtà, è avvenuto questo processo per cerchi concentrici.[La famosa teoria dei cerchi concentrici di Corrado Guerzoni, collaboratore di Aldo Moro]
Due ragazzi con tanti sogni che non hanno potuto realizzare.


Il giuslavorista Marco Biagi fu ucciso a Bologna, mentre tornava a casa, il 19 marzo 2002 dalle nuove BR (del nucleo costituitosi attorno a Nadia Lioce). Fu ucciso per colpire quello Stato che non deve funzionare, quello Stato che non deve cercare di far funzionare bene le cose nel mondo del lavoro. Ucciso perché lo Stato si abbatte.
Si rammaricava, in una lettea scritta ai collaboratori dell'allora ministro del lavoro Sacconi, per la scorta che gli era stata tolta
“La politica ha prevalso e non ci resta che accettare i risultati pur nella certezza di aver fatto tutto il possibile per evitare lo scontro. Cominciano tristi conseguenze per me in quanto alcuni colleghi con vari pretesti stanno prendendo le distanze. Eppure, con riserve sulle decisioni adottate, ho un senso di profonda lealtà nei confronti di Maroni e Sacconi, mi sentirei un vigliacco a stare dalla parte di Cofferati, dove si adagia la maggior parte dei giuslavoristi per conformismo e tranquillità personale.Ti ho scritto queste cose perché tu sai quanto, nella nostra materia costano certe scelte. Quanto costa stare dalla parte del progresso anche quando non è capiti”.


Guido Galli è un altra vittima del terrorismo, ucciso nei corridoi della Statale di Milano il 19 marzo 1980, al termine di una lezione da un commando di Prima Linea. Da magistrato aveva seguito inchieste importanti sul terrorismo rosso.  
Col suo lavoro rendeva credibile lo Stato che i terroristi rifiutavano, lo avevano pure scritto nella rivendicazione: Galli "apparteneva alla frazione riformista e garantista della magistratura" colpevole di aver ricostruito "l’Ufficio Istruzione di Milano come un centro di lavoro giudiziario efficiente".

19 marzo 2018

Le vittime dimenticate

Non ci sono solo gli agenti della scorta di Moro, tra le vittime dimenticate (o ricordate solo per cronaca): marzo è un mese funesto non solo per l'eccidio di via Fani, ma anche per l'omicidio del giudice Guido Galli e del giuslavorista Marco Biagi.
Entrambi lavoravano per lo Stato, cercando di dare il loro contributo per far funzionare meglio le cose.

Nel mondo della giustizia, dentro il Tribunale di Milano per Galli, che si era occupato di terrorismo rosso: fu assassinato il 19 marzo 1980 in università Statale da un commando di Prima Linea perché (lo hanno scritto nella rivendicazione) col suo lavoro rendeva credibile il lavoro della magistratura. 

Marco Biagi stava lavorando per una riforma del mondo del lavoro che tenesse conto di due aspetti: la flessibilità richiesta dai nuovi modelli lavorativi e la tutela di chi lavora con queste tipologie di contratti.
Entrambi sapevano di essere nel mirino, Biagi se ne era pure lamentato col ministro competente, finendo per essere bollato come un epiteto indegno.
Ma sono rimasti a fare il loro lavoro.

26 maggio 2014

Guido Galli – nel mirino dei terroristi perché lavorava bene

Della vita di Guido Galli, procuratore della repubblica di Milano ucciso da Prima Linea il 19 marzo 1980, ignoravo un episodio raccontato da Antonella Mascali in “Vi aspettavo”: anche era lui fu chiamato a rispondere davanti al CSM per un provvedimento disciplinare. Per aver protestato contro lo spostamento del processo sulla strage di Piazza Fontana a Catanzaro.
Come Paolo Borsellino e come altri magistrati che, proprio per il rispetto della Costituzione su cui hanno giurato, non possono esimersi dal commentare le leggi, i provvedimenti di governo e Parlamento. E della Cassazione.
Come Mario Amato, anche Galli fu lasciato solo ad occuparsi dei fascicoli sul terrorismo, rosso, che i colleghi rifiutavano, per paura delle conseguenze. Lui, il magistrato di cui non tutti si fidavano, il magistrato rosso.



Non ignoravo invece il particolare, illuminante sulla grandezza della persona, ricordato dal collega e amico Armando Spataro (assieme a cui aveva lavorato per l'indagine su Corrado Alunni e i brigatisti milanesi): morì col codice accanto, mentre si stava recando a fare lezione nell'aula 309 della Statale.
Per un suo ricordo, ci affidiamo alla testimonianza di Vittorio Grevi giurista:
Guido Galli era un magistrato moderno, di idee aperte e liberali, di sicuri sentimenti democratici, che si sforzava anzitutto di svolgere bene il suo lavoro, in silenzio, giorno per giorno: così da assicuare il buon funzionamento della macchina giudiziaria, pur operando sempre nel pieno rispetto delle garanzie degli imputati. Ma era anche, nel contempo, un magistrato aperto sul futuro, sensibile alla esigenza di adeguamento del nostro sistema processuale alla Costituzione e alle Carte internazionali sui diritti dell'uomo”.
Chissà se i legali di Berlusconi, gli avvocati onorevoli Longo e Ghedini sapevano queste cose prima di scrivere su Alessandra Galli, che è stata giudice nel processo sui diritti Mediaset, che “i tragici fatti personali certamente inficiano la serenità di giudizio” di chi ha criticato “l'operato di Berlusconi”.

19 marzo 2014

Col codice tra le mani


Guido Galli morì col codice tra le mani, ucciso da un commando di Prima linea che gli tese un agguato all'interno della Statale alle 16.45 del 19 marzo 1980.
Come Alessandrini, ucciso l'anno prima (il 29 gennaio 1979) i brigatisti decisero di eliminarlo perché era un magistrato competente, uno di quelli che rendono credibile il ruolo della magistratura per l'amministrazione della giustizia da parte dello stato.
Una cosa inconcepibile per i terroristi, quelli per cui lo stato si abbatte, non si riforma.

Di Galli, e di tanti altri milanesi illustri, parla Corrado Stajano nel libro dedicato a Milano "La città degli untori"  e anche il giudice Armando Spataro nel suo libro di memorie "Ne valeva la pena".

19 marzo 2010

Guido Galli, morto col codice in mano

Guido Galli, ucciso dai terroristi di Prima Linea il 19 marzo 1980: morto col codice in mano.
Lui, giudice riformista, capace col suo lavoro e la sua coscienza di cambiar l'Italia, morto.
Loro, i suoi carnefici, menti ottuse e criminali, vivi.
Anche per questa perdita il paese ha perso il treno delle riforme: lui morto, con pochi a ricordare il suo lavoro, loro vivi a poter raccontare la loro tragica e pazza ideologia.

Della figura del giudice e professore Galli, ne han parlato Corrado Stajano ne "La città degli untori".
Il codice tra le mani. Storia di Guido Galli”, è il documentario prodotto dalla Sgi di Torino per “La Storia Siamo Noi” di Giovanni Minoli.