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12 agosto 2023

Marzabotto e Portella della Ginestra

.. i siciliani non sono mai stati spettatori di quanto nel corso dei secoli è loro capitato. Hanno avuto solo il torto di scegliere quasi sempre la parte sbagliata e non hanno mai privilegiato la ragionevole idea di essere essi stessi arbitri del loro futuro. Forse perché non hanno mai creduto a questa doverosa eventualità. Le sorti, per loro, sono veramente determinate dagli altri. Questo semplice convincimento ha fatto storicamente la differenza tra Portella della Ginestra e Marzabotto o le altre innumerevoli stragi nazifasciste ancora impunite.

A Marzabotto, nel 1944, furono i militari nazisti ad eseguire il massacro di 771 civili inermi, compresi i bambini, neonati, gli anziani, le madri partorienti. Un’intera popolazione fu sterminata dalla più folle e inspiegabile aberrazione umana solo perché non stava dalla parte dei nazisti, voleva semplicemente esistere, essere sé stessa, libera. A Portella della Ginestra, nel 1947, non furono i soldati di Hitler ad agire ma i neofascisti italiani della defunta Salò, come Fra Diavolo, che si erano professionalizzati ed erano pronti a maturazione pe r entrare in azione sotto la spinta di un piano incredibile che aveva visto diventare amici degli Alleati i nemici di un tempo recente.

[..] Perché Portella della Ginestra fu l’atto più cruento di una guerra di altra natura inflitto a tradimento sulla pelle della democrazia che così nasceva malata, come la mela col verme dentro.
E anche, qui, come a Marzabotto, furono lavoratori indifesi, bambini, donne e adolescenti a pagare le spese della follia umana. Il piano era partito da lontano, si era geneticamente conformato agli eventi storici o, meglio, erano stati i fatti a generarlo per avere finalmente un banco di prova. Portella della Ginestra doveva essere come un vetrino sotto la lente di un microscopio geopolitico. Un laboratorio che usava, per la prima volta, una strage per provocare una reazione a catena. Furono tutti delusi.

Morte di un agente segreto – Fra Diavolo, la banda Giuliano e il neofascismo in Sicilia (1943-47) di Giuseppe Casarrubea

29 settembre 2017

Memoria di sangue - l'epigrafe di Quasimodo per la strage di Marzabotto

Epigrafe di Salvatore Quasimodo 

Questa è memoria di sangue
di fuoco, di martirio,
del più vile sterminio di popolo
voluto dai nazisti di von Kesselring
e  dai loro soldati di ventura
dell’ultima servitù di Salò
per ritorcere azioni di guerra partigiana.

I milleottocentotrenta dell’altipiano
fucilati ed arsi
da oscura cronaca contadina e operaia
entrano nella storia del mondo
col nome di Marzabotto.
Terribile e giusta la loro gloria:
indica ai potenti le leggi del diritto,
il civile consenso
per governare anche il cuore dell’uomo,
non chiede compianto o ira,
onore invece di libere armi
davanti alle montagne e alle selve
dove il Lupo e la sua Brigata
piegarono più volte
i nemici della libertà.

La loro morte copre uno spazio immenso,
in esso uomini di ogni terra
non dimenticano Marzabotto,
il suo feroce evo
di barbarie contemporanea.

Salvatore Quasimodo [presa dal sito del comune di Marzabotto]

L'epigrafe di Quasimodo è dedicata alla strage di Marzabotto: l'eccidio degli abitanti di questo paese (e di altri comuni limitrofi) avvenuto tra il 29 settembre al 5 ottobre del 1944 per opera della XVI divisione Reichsführer (già all'opera a S. Anna di Stazzema).

La memoria per la guerra di liberazione, per ricordare le stragi nazifasciste è memoria di sangue.
Il sangue dei partigiani, delle vittime innocenti, di quanti hanno lottato contro l'occupazione, contro il fascismo.

05 luglio 2010

L'uomo che verrà di Giorgio Diritti

Un racconto in un film, quello di Giorgio Diritti, che lascia alla fine la sensazione di aver assistito ad una favola: una favola come quelle che si raccontavano una volta, con gli orchi e i buoni.
Un racconto dei nove mesi di vita al tempo della guerra, di una comunità in un borgo sulle colline di Bologna.
Sulle pendici del Monte Sole, dove inizialmente la guerra è percepita come qualcosa di lontano, che porta bombardamenti e miseria.
Per poi arrivare a toccare atrocemente la vita quotidiana: con i rastrellamenti e le rappresaglie contro i "banditi".

Qui, tra il 28 e il 5 ottobre settembre 1944, le SS della divisione assassina compirono uno dei più feroci atti di barbarie.
La strage di Marzabotto. Non fu un atto di guerra, ma solo un massacro frutto della ferocia, della barbarie, quanto di più lontano esiste dalla vita.

Ma tutto questo viene visto con gli occhi di una bambina, Martina, un pò estranea dal corpo della comunità, perchè muta, dopo la morte del fratellino. Il suo essere muta accentua allora la sua capacità di osservazione del mondo degli adulti. Come il padre e la madre, che ora aspettano un altro bimbo.
Adulti che parlano, in tutto il film, in dialetto stretto. Come i tedeschi, pure loro parlano in una lingua, gutturale, ostile, che non può essere compresa.
Sarà lei, Martina, la bambina muta che, in mezzo al massacro, salverà il bambino nascondendolo dai soldati che uccidono donne e bambini indiscriminatamente. E' lui, l'uomo che verrà e a cui deve essere nascosta la violenza del mondo.
Per lui, e per tutti morti, che si deve fari sì che mai più una Marzabotto.