L'inizio - che non è l'inizio della storia
La maestra scrutò
gli alunni della classe, soffermandosi su ognuno di loro. Poteva
leggere nei volti felici di quei bambini una spasmodica eccitazione,
dovuta al fatto che aveva annunciato loro un nuovo gioco. Un gioco in
cui non c’era bisogno di scrivere e nemmeno di impegnarsi troppo..
Chi è questo
alunno, diverso dagli altri, che incuriosisce tanto la maestra per l?
E cosa centra questa storia, la maestra, gli alunni e questo nuovo gioco
dove non serve impegnarsi, il bambino solitario e diverso
dagli altri con la nuova indagine degli agenti del commissariato di Monteverde?
Per scoprirlo
dovremmo arrivare fino in fondo a quest'ultimo romanzo dello
scrittore francese Francois Morlupi, italiano d'adozione, una storia dove si
parla di spaccio di droga, di giovani morti inspiegabili su cui sono
chiamati ad indagare i protagonisti del racconto: giovani che stanno
attraversando quell'età così bella e difficile in cui tutto il
mondo sembra a portata di mano.
Dove la famiglia, i
genitori, le sue regole e consuetudini sembrano quasi una palla al
piede per gli adolescenti.
Pochi anni prima era
solo dei bambini che raccontavano tutto alla madre e ora invece si
sono tramutati in estranei. Persone con cui non si riesce a parlare,
per quel "segnale assente"..
Ed ora possiamo
raccontare la storia dall'inizio.
Prologo
La signora Jouan
aspettava fremente, seduta sulla panchina della fermata del tram
Gianicolense/San Camillo, che l’8 arrivasse alle ventuno e ventidue
di quella domenica 20 aprile.
Un ragazzo viene
trovato morto dall'autista di un tram della linea 8 a Roma: un
ragazzino come tanti, addosso una felpa e le cuffiette alle orecchie.
Sembra solo che stia dormendo e forse anche per questo i tanti che si
sono seduti accanto nemmeno se ne sono accorti, nonostante fosse
rimasto seduto sul sedile per delle ore fermo. Colpa
dell'indifferenza dei tempi moderni dove siamo tutti col viso
incollato sul telefonino e non ci accorgiamo degli altri.
Si chiamava Valerio,
aveva quindici anni e, cosa ancor più incredibile, nello zaino aveva
un kg e mezzo di droga sintetica.
Tocca ai poliziotti
del Monteverde indagare su questa brutta morte: il commissario
Ansaldi si precipita sul posto svegliato nel mezzo di un sonno
ristoratore ottenuto grazie alla proiezione di un film d'autore.
Nessun farmaco,
nemmeno preparato da Galeno in persona, aveva mai avuto un simile
effetto su di lui. Si era alzato dalla poltrona riposato come non gli
succedeva da mesi.
Dal confortevole
caldo della sala del cinema di quartiere, Biagio Maria Ansaldi si
ritrova catapultato dentro un omicidio e, cosa ben peggiore, sotto
una pioggia scrosciante. Col rischio di ammalarsi.
Poi gli venne un
dubbio atroce: non aveva portato con sé l’ombrello. Avvertì un
nodo alla gola, si sarebbe bagnato, con il rischio, non indifferente,
di ammalarsi. Maledisse la propria stupidaggine, era stato
superficiale. Aveva controllato soltanto due meteo ..
Tocca proprio ad
Ansaldi e alla vice ispettrice Eugenie Loy dare la brutta notizia ai
genitori di Valerio, spiegare loro che non rivedranno più il figlio
consapevoli che la loro vita sarebbe cambiata e che "tutto ciò
che avrebbero vissuto di felice sarebbe stato annientato da
un’assenza".
Valerio era un
ragazzo come tanti e non faceva uso di droghe: questo è quello che
riescono a raccontargli i genitori: certo, in quella fase della sua
vita era chiuso in sé stesso, la sera prima era andato a festeggiare
il compleanno di un amico, Diego.
Non solo la scoperta
che la droga è arrivata fin dentro il quartiere di Monteverde, ma
anche lo scoprire quando ne possano essere vulnerabili anche i
giovani, i nostri figli, tutti quanti.
Ecco perché bisogna
muoversi con prudenza negli interrogatori con gli amici di Valerio:
per non aumentare quella frattura, che sembra allargarsi sempre di
più, tra gli adolescenti e la polizia.
Per non creare il
rischio che si chiudano a riccio per quel famoso "segnale
assente" che blocca tutte le comunicazioni.
Quella di Valerio,
purtroppo, non sarà l’unica morte in questa storia aumentando così
la pressione sulla squadra di Ansaldi che, ognuno a modo suo,
cercherà di dare il suo contributo per trovare le risposte a tutte
le domande. Da dove arriva quella droga che, ad una analisi di
laboratorio, sembra un cocktail mortale? Come ha fatto Valerio ad
entrare in possesso di tutte quelle pasticche?
Lo spaccio a Roma è
gestito solo ad alto livello dalle mafie che si appoggiano, per
arrivare ai clienti finale, ad una rete di pusher, che sono “l’ultima
catena del giro .. cani sciolti” che si dividono le piazze.
Cosa c’entrano
ragazzi di quindici sedici anni con la droga, lo spaccio e, in cima
alla catena alimentare, le mafie? Se lo chiedono i nostri
investigatori del commissariato di Monteverde e se lo chiedono anche
i genitori, a cui quella morte ha sbattuto dolorosamente in faccia
quel rapporto che si era interrotto cui figli, sempre più solitari
ed enigmatici:
La morte
definitiva del legame è quando si compone unicamente da silenzi. Se
c’è un segnale disturbato riesci ancora a comunicare con il tuo
interlocutore. Ci vuole pazienza, tempo, impegno, ma alla fine ci
riesci, malgrado le difficoltà.
Cosa accade però
in caso di segnale assente? Hai perso in partenza.
L’unica allora è
cercare nuove strade nei coetanei di Valerio, nella sua scuola, nella
sua cerchia di amicizie: non sarà un’indagine facile, non lo è
mai quando di mezzo ci sono dei minorenni. Ma a queste difficoltà se
ne aggiungono altre anche personali per la squadra di Ansaldi.
Lui per primo si
trova nel mezzo di un attacco di febbre, che si somma a quella ansia
che lo accompagna sin da piccolo. Ansaldi sarà costretto a
misurarsela di fronte allo sguardo sbigottito dei suoi agenti, oltre
alle tachipirine per difendersi dal “male” arriverà ad
immaginarsi come un castello circondato da spesse mura e difeso da
armieri senza paura…
Ma anche gli altri
agenti stanno vivendo un momento particolare della vita: la giovane
agente Alerami vuole dimostrare a tutti i costi le sue capacità,
anche arrivando a mettere in difficoltà i colleghi. Leoncini sta
vivendo un momento intenso della sua relazione con Esthella. Di
Chiara è alla perenne ricerca dell’amore della sua vita.
La vice ispettrice
Eugenie Loy si porta dentro il suo demone con cui questa volta dovrà
fare i conti.
C’è poi qualcun
altro che sta seguendo questa indagine nell’ombra e che è disposto
a tutti pur di non far arrivare gli agenti del Monteverde verso la
verità.
Sono tanti gli
spunti che nascono alla fine della lettura di questo ultimo romanzo
della serie con Ansaldi: c’è molta attualità a partire dalla
piaga della droga, onnipresente in tutte le grandi città e contro
cui le forze di polizia sembrano impotenti.
C’è il rapporto
genitori e figli, quel “segnale assente” che si deve invece
cercare sempre di tenere vivo, per non lasciare gli adolescenti soli
di fronte al male del mondo.
Un male che è
nascosto ovunque, nel mondo reale e in quello virtuale, in rete.
Un male che gli
investigatori conoscono molto bene, dovendolo affrontare tutti i
giorni, sapendo che ogni volta lascerà sulle loro vite dei segni
permanenti. Un male che non si deve tenere dentro, come un veleno che
ti uccide poco a poco:
Condividi il tuo
dolore con tutti, siamo tutti colpevoli, nessuno escluso. Se non lo
farai, non ne uscirai più. Ogni indagine lascia strascichi e ferite,
ma questa rischia di compromettere la nostra stessa esistenza.
Si
parla anche di lavoro, che una volta era considerato come un qualcosa
che caratterizzava la persona, mentre oggi sembra quasi una condanna.
Come
scoprirà Ansaldi dopo l’incontro col pensionato – rider.
Ansaldi scrutò
il suo volto e ripeté tra sé e sé la parola ‘lavoro’. Doveva
stare in pensione, altro che lavoro. Che cosa stava succedendo in
Italia? Come poteva mangiare al caldo mentre il suo rider si
rimetteva a pedalare sotto la pioggia?
Strana
società la nostra, dove è più facile che ti arrivi a casa la pizza
da uno dei tanti rider che non l’ambulanza in caso di bisogno.
C’è
poi Roma, la grande capitale, coi suoi problemi di traffico, dei
cantieri perennemente aperti, delle sue bellezze.
E,
sempre al centro di tutto, questo personaggio che non si può non
amare, il commissario Ansaldi, preda delle sue ansie, dei suoi
rimorsi.
Riusciranno
a sopravvivere anche a questa indagine, gli uomini del Monteverde?
Lo
scopriremo alla prossima indagine.. che non arriverà subito, come
scrive l’autore, i cinque del Monteverde si prenderanno una pausa,
nelle ultime pagine ci vengono lasciati piccoli indizi sul loro
futuro.
La
scheda del libro sul sito di Salani
e il pdf
con le prime pagine.
I
link per ordinare il libro su Ibs
e Amazon