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10 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – le non più olimpiadi green, il costo delle bonifiche, la salute mentale

Le chiamavano le olimpiadi green

Avrebbero dovuto essere green, sostenibili, senza costi per lo stato, un’occasione unica per rilanciare l’immagine del turismo montano (ma non ce n’era bisogno)..

E invece si sono dimostrate nell’ennesimo grande evento gestito all’italiana: costi delle opere cresciuti e su cui dovrà mettere mano lo stato, opere inutili realizzate in zone a rischio, lavori fatti in emergenza e in deroga alle leggi. Di una fondazione che viene fatta passare “di diritto privato” che ha assunto figli di politici e di vip.

Come il villaggio olimpico costruito a Fiames nell’ex zona dell’aeroporto, in una zona a rischio idrogeologico.

In una zona dove non sarebbe possibile costruire, a meno che non si parli delle casette mobili per il villaggio olimpico, da inaugurare in pompa magna, allora..

Sono le olimpiadi Milano Cortina che, di legacy, ovvero come ereditarietà sul territorio, lasceranno tanti debiti per le amministrazioni locali.

Per esempio le casette mobili del villaggio olimpico che dovranno essere smantellate alla fine dei giochi per un costo da 40 ml di euro. Casette che nemmeno verranno usate tutte, la squadra di sci italiana non andrà al villaggio olimpico.


Ma c’è un altro villaggio olimpico, a Milano realizzato dal gruppo Coima di Manfredi Catella: 1700 posti letto. Opera che è ancora incompleta e che dunque è stata annunciata come conclusa (in tempi record!) da Manfredi Catella. Chi finirà i lavori? L’azienda privata? Ma certo che no, li faremo coi soldi nostri. Altri 7-8 ml di euro, parola di Salvini che non è ingegnere, ma ministro, che avrebbe dovuto controllare lo stato avanzamento lavori.

La giornalista di Report avrebbe voluto fare qualche domanda a Manfredi Catella, ma è stata subito bloccata: nessuno deve disturbare l’evento per le prossime olimpiadi, nessuno deve permettersi di fare domande (come mai i ritardi? Perché a pagare deve essere il pubblico?). D’altronde anche la politica si è subito messa a disposizione per il costruttore con un emendamento al decreto sport con cui si riconoscono gli extra costi a Coima e si è autorizzato il comune di Milano a modificare le convenzioni urbanistiche con il soggetto attuatore del villaggio olimpico cioè Coima. Catella ha mandato la lista della spesa al comune e il comune (come il governo) si è prontamente messo a disposizione.

Così a Santa Giulia la multinazionale di concerti CTS Eventim (a cui fa capo Ticket One) sta costruendo il nuovo palazzo per i concerti, pala Italia. Struttura privata che però è stata finanziata anche con 21 ml di soldi pubblici col decreto sport e altri 30 ml col decreto anticipi.

Poteva andare in modo diverso? Forse, bastava essere meno indulgenti col privato.

La scheda del servizio: IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Norma Ferrara, Celeste Gonano, Giulia Sabella

Tra meno di un mese inizieranno le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, le attendiamo dal 2019, da quando l’Italia se l’è aggiudicate con un dossier di candidatura che prometteva Olimpiadi a costo zero. Il 90% degli impianti era già esistente, bisognava spendere pochi soldi per risistermali. Mentre le nuove opere, come il Villaggio olimpico di Milano e l'arena Santa Giulia per le gare olimpiche di hockey, sarebbero state realizzate con capitali privati. Ben presto però i privati hanno iniziato a chiedere un contributo pubblico per coprire gli extracosti. Com'è andata a finire?

Il costo delle mancate bonifiche

In questo paese quando si parla di sicurezza, parola con cui politici di destra e sinistra si riempiono la bocca, non si intende la sicurezza sul lavoro. O la sicurezza di vivere in zone non contaminate dalle industrie o dalle ecomafie.


Così si mandano i militari a pattugliare le strade, ma non si fanno le bonifiche nelle province di Napoli e Caserta: tutti i soldi non spesi in bonifiche però, sarà sempre lo stato a pagarne le conseguenze per il danno sanitario, per curare la popolazione che si ammala. Lo spiega a Report Carla Guerriero, che insegna scienza delle Finanze a Napoli: da alcuni anni si è impegnata a quantificare il risparmio che si otterrebbe in termini sanitari se si effettuassero le bonifiche. Solo a Napoli e Caserta “potremmo prevenire ogni anno 848 casi di morte prematura e 400 casi di patologie oncologiche. Questo ci porterebbe ad un risparmio dai 5 ai 20 miliardi a seconda a seconda dell’orizzonte temporale che noi consideriamo, o di 5 anni o di 50 anni.”

Lo stesso studio è stato applicato ai siti SIN di Priolo e Gela dove si stima che ogni anno ci siano 1280 casi di ricoveri ospedalieri per la presenza degli stabilimenti di idrocarburi che ancora oggi devono essere bonificati. In termini di soldi sono 6 miliardi a Gela e quasi 4 a Priolo in 50 anni. Lo stato potrebbe risparmiare ben 30 miliardi che invece preferisce spendere in cure mediche per chi si ammala in Campania o Sicilia.

Cifre sorprendenti se si pensa che secondo le stime dell’Ispra servirebbero 30 miliardi per bonificare tutti i siti, sia quelli di interesse nazionale che quelli regionali.

I fondi ci stanno – ricorda l’ex ministro dell’Ambiente Costa – sono quelli dei fondi europei, che ci sono disarticolati nel tempo. Dire che non ci sono i soldi è una bufala, oltre che un’offesa per le persone che vivono accanto ai siti da bonificare. Basta definire la procedure iniziale per i lavori: perimetrazione, individuazione dei siti, progettazione delle bonifiche.

Si può fare e io ho dimostrato che si può fare, altrimenti Caffaro [il sito inquinato a Brescia] non sarebbe partita e nemmeno Bagnoli” conclude Costa.

Tra i luoghi da bonificare in Campania c’è anche borgo Coroglio a Bagnoli vicino l’area dell’ex Cementir: qui vivono ancora un centinaio di famiglie che, secondo il piano di Invitalia del commissario alle bonifiche Manfredi dovrebbero andar via.

Perché abbattere queste case – si chiedono gli abitanti del borgo – lo Stato avrebbe dovuto bloccare le costruzione già 40 anni fa, le persone in questi anni hanno già respirato i veleni della Cementir, ci sono stati tanti morti per amianto.

La scheda del servizio: BONIFICHE A GONFIE VELE

Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Per risalire al primo riferimento normativo riguardante le aree a elevato rischio di crisi ambientale, bisogna tornare indietro di circa 40 anni. Era il 1986 e con la Legge n. 349 venne istituito per la prima volta anche il Ministero dell’Ambiente. Da allora in Italia sono stati individuati 42 Siti di Interesse Nazionale (Sin) da bonificare, da Bagnoli al Sulcis Iglesiente Guspinese, ma la bonifica definitiva ha raggiunto solo il 6% dei suoli. In Italia, fino al 2007 non era disponibile nessun piano organico per lo studio epidemiologico delle popolazioni residenti nei Sin. Così qualche anno prima, un gruppo di ricercatori dell'Istituto superiore di Sanità e del Cnr, si è messo insieme per colmare questo buco informativo e capire l'impatto sulla salute nelle aree più inquinate d'Italia. Dal 2010 l'osservatorio Sentieri ha pubblicato ben 6 rapporti approfondendo le analisi di mortalità e ricoveri per ogni Sin, dando un enorme contributo alla conoscenza dell'impatto dell'inquinamento sui territori, sviluppando una forte consapevolezza nella popolazione residente in queste aree. Dal 2023 Sentieri però ha chiuso, sollevando le critiche dei numerosi ricercatori che collaboravano con l'osservatorio. E c’è anche la questione che riguarda la contaminazione da Pfas in Veneto. In un'area vasta 500 kmq, dove vivono 140mila abitanti nessuno ha mai pensato di farne un Sin e quindi, da oltre 10 anni, nessuno ha realizzato un vero e proprio progetto di bonifica.

L’importanza dei centri per la salute mentale

Gli anni settanta non sono stati solo gli anni delle bombe, delle molotov nei cortei, degli scontri. Sono stati anche anni in cui sono maturate, grazie anche alla pressione della società, dal basso, grandi e importanti riforme. Il divorzio, la sanità pubblica, l’aborto non più reato.

E anche la riforma del 1978 che porta il nome dello psichiatra Bisaglia, ovvero l’abolizione dei manicomi. Anche coloro che venivano definiti “pazzi” (e spesso lo erano solo per pregiudizi) avevano dei diritti, non erano animali da rinchiudere in catene in luoghi nascosti.

Come l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, uno dei primi ospedali del genere ad essere aperto nel 1773 (tre anni prima della rivoluzione americana) e uno degli ultimi a chiudere. Nei giorni in cui si alzava il vento, si sentivano le urla delle persone rinchiuse: qui dentro si finiva per qualsiasi stranezza, un disagio sociale. In particolare le donne, le mogli adultere, svogliate, depresse, che “non servivano il marito o alla famiglia come avrebbero dovuto” racconta a Report lo psichiatra Enrico Marchi, o anche le figlie “divergenti”.

Non era difficile entrare, era difficile uscire: perché l’obiettivo dei manicomi non era curare ma isolare i pazzi, contenerli perché non fossero un pericolo per la società.

Dunque stanze ben sigillate, finestre con le sbarre. Qui, a Maggiano, in due secoli sono stati internati migliaia di uomini, donne e perfino bambini. Perché tutto quello che era “diverso” sul piano psichico e prestazionale e sociale trovava accoglienza in manicomio.

Franco Basaglia ha trasformato la cura della malattia mentale abolendo le contenzioni fisiche dei “malati” e puntando sul suo reinserimento sociale: così persone come la scrittrice Elena Cerknevic che hanno avuto la “fortuna” di ammalarsi a Trieste nel centro di salute mentale, dove ha lavorato proprio Basaglia, sono state gestite come persone e non come qualcosa da nascondere alla società. Qui la terapia va oltre il percorso farmacologico, la salute mentale va oltre la sichiatria – racconta a Report Alessandra Oretti direttrice del servizio psichiatrico a Trieste: qui le porte delle stanze, dei corridoi sono aperte, nelle otto stanze le persone stanno in cura anche quattro – cinque giorni. Nel parco dell’ex manicomio si organizzano corsi di teatro, mostre e laboratori per l’avviamento al lavoro gestiti da cooperative.

Non ci sono liste di attesa per accedere a queste strutture, una volta avviato il primo contatto, che poi è la visita domiciliare per vedere il paziente nel suo ambiente di vita.

A Gorizia al centro di salute mentale vengono effettuati anche i trattamenti sanitari obbligatori, al posto del ricovero ospedaliero, per far rimanere le persone vicine al loro luogo di vita. Le persone in fase di recupero possono vivere in alcuni appartamenti con progetti chiamati di “abitare assistito”, passando qui anche la notte senza l’assistenza di personale sanitario.

La scheda del servizio: LAB REPORT: MENS SANA CERCASI

Di Marzia Amico, Giulia Sabella

Collaborazione Celeste Gonano

Nel nostro Paese i disturbi mentali - ansia e depressione soprattutto - colpiscono una persona su sei. L’emergenza, peggiorata col Covid, non riguarda solo gli adulti, ma anche due milioni tra bambini e ragazzi che soffrono di problemi legati alla salute mentale. Chi vuole curarsi deve spesso districarsi tra liste d’attesa infinite, nel pubblico, e costi proibitivi, nel privato.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

06 dicembre 2025

Anteprima inchieste di Report – l’inchiesta su fratelli d’Italia in Sicilia e le olimpiadi Milano Cortina

 Come non funziona la gestione dei beni confiscati alla mafia

In Italia la lotta alle mafie funziona sulla carta. LE celebrazioni, Falcone e Borsellino, i proclami.. poi però.
Depotenziata l’azione della magistratura sui reati dei colletti bianchi, l’uso delle intercettazioni, guai poi se c’è di mezzo un politico.

E, poi, l’uso dei beni confiscati ai mafiosi: qui sta il nocciolo del potere sul territorio di un capomafia, far vedere che i loro beni comunque rimangono o nel loro controllo o abbandonati. A significare che lì, lo Stato, la giustizia, comunque non può arricare

LAB REPORT: CONFISCATI E ABBANDONATI

Di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Può un’azienda gestita dallo Stato separare una frazione dal suo comune? Succede ad Aci Castello, in provincia di Catania, dove uno stabilimento balneare, il Lido dei Ciclopi, bene confiscato alla mafia, separa il paese dalla sua frazione, Aci Trezza. Nonostante l’amministrazione comunale abbia elaborato un progetto per gestire il lido come bene comune, l’Agenzia nazionale che amministra i beni confiscati non l’ha mai assegnato all’ente locale. Ma come funziona la gestione dei beni confiscati alla mafia? Ad oggi, in tutta Italia, sono circa 25mila tra edifici, aziende, terreni e persino castelli. Da Torino a Venezia, passando per Rimini e la Sicilia, i sindaci lamentano tempi lunghi per l’assegnazione, mancanza di fondi per ristrutturare gli immobili e tanta confusione burocratica; alla fine, troppo spesso, gli immobili deperiscono dopo anni di abbandono.

L’inchiesta sui fratelli d’Italia in Sicilia

I nuovi aggiornamenti sull’inchiesta che ha coinvolto i membri del collegio del garante alla privacy hanno fatto slittare a domenica 7 il servizio sull’inchiesta che ha coinvolto il partito di Giorgia Meloni in Sicilia.

Sui giornali (e soprattutto su Telemeloni) di questa inchiesta se ne è parlato poco, le dimissioni da vicecapogruppo alla Camera del deputato Manlio Messina (per le indagini su presunte corruzioni che arrivano fino al presidente Galvagno): non è stata una sua scelta ma è stato il partito che gliele avrebbe imposte, “mi fanno capire che se non mi fossi dimesso mi avrebbero tolto ..”, il partito gli avrebbe chiesto anche un comunicato dove avrebbe giustificato le dimissioni “per tutelare il bene del partito”.

A tutto questo si è arrivato a seguito dell’inchiesta su una presunta corruzione in Sicilia che però non ha toccato altre cariche regionali di FDI.

Il giorno dopo le dimissioni di Messina esce una pagina su Il giornale di Sicilia a firma Mario Barresi che svela i retroscena: le dimissioni gli sarebbero state chieste dopo alcuni colloqui coi vertici del partito, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli per esempio. Anziché farsi cacciare, Messina decide questo passo: questa ricostruzione non è mai stata smentita dal partito di Meloni, una vendetta da parte dei vertici perché – racconta Barresi a Report – non avevamo mai sopportato la sua influenza a livello nazionale nel cerchio magico.

Report ha chiesto conto di questa ricostruzione allo stesso Donzelli in particolare la voce proveniente da fratelli d’Italia secondo cui Messina sarebbe stato cacciato dal partito.

Ma dietro l’articolo di Barresi c’è proprio Donzelli che, di fronte alle domande della giornalista si inalbera arrivando a chiedere le fonti.

La cosa grave, commenta Messina a Report, “è che il capo della struttura sveli la linea del partito facendo fare a me la figura barbina. Un metodo che hanno utilizzato, nel migliore dei casi, col Pozzolo di turno e nel peggiore dei casi nel mio caso che rappresento la storia anche di quel partito. Si sono permessi di fare queste porcherie ..”

Donzelli arriva anche a minacciare una querela alla giornalista di Report, “voi intercettate anche i giornalisti, oltre che il garante della privacy.. voglio sapere da voi, da Report come fa a sapere le fonti dei colleghi giornalisti.”

Bastava chiederlo a Barresi stesso, Donzelli. Semplice: “nel pezzo si capisce che una delle mie fonti è lui e nessuno lo ha smentito”.

Chi mente allora?

Nelle intercettazioni della Procura per le indadini sul presidente dell’ARS Galvagno, si sente spesso nominare il presidente del Senato Ignazio La Russa in particolare nei suoi rapporto con Marianna Amato, di professione organizzatrice di eventi e dipendente della fondazione orchestra sinfonica.
Nelle intercettazione la Amato viene definita la cocca di La Russa: il presidente, dopo aver avvicinato la giornalista di Report con parole quantomeno irrispettose (dimmi, cara, tesoro..) ha risposto dicendo che no, assolutamente, lui questa signora non la conosce e nemmeno l’ha raccomandata. È lei che è venuta in Senato col pasticciere Fiasconaro in un evento organizzato dalla Amato. Ma il pasticcere smentisce il racconto di La Russa: Marianna Amato era coinvolta in molti eventi istituzionali alla presenza di La Russa e di Manlio Messina, non l’ha portata lui in Senato, assolutamente non è stato lui a presentare Amato al presidente La Russa, “si conoscevano da abbastanza tempo.. con il governo e queste persone importanti delle istituzioni ha sempre avuto un rapporto la signora Marianna”. Grazie ai suoi rapporto con Messina e LA Russa, Marianna Amato era entrata a far parte della cerchia di Galvagno con la quale organizzava eventi finiti sotto indagine dalla procura.

Persone che parlano degli eventi e dei finanziamenti come se fossero cosa loro: ovviamente il presidente dell’ARS Galvagno smentisce queste ricostruzioni e ribatte alle accuse dicendo di non aver minimamente influenza le scelte per gli eventi.

Io davo 550 euro a Luca – racconta in una intercettazione l’ex presidente del consiglio comunale di Avola Fabio Iacono – sempre a lui brevi manu: l’ex presidente si lamenta di aver dovuto versare a Luca Cannata, all’epoca sindaco di Avola, dei contributi in contanti ogni mese.

Una richiesta simile era arrivata all’ex coordinatore di FDI a Siracusa, Giuseppe Napoli, che l’aveva respinta ed arrivato poi a dimettersi: a Report racconta che Cannata avrebbe segnalato il suo nome ad enti pubblici per fargli dare incarichi professionali, come avvocato.

Dopo due anni, in cui c’era stata di mezzo la campagna elettorale, lo stesso Cannata gli avrebbe detto “hai visto che sono arrivati gli incarichi? Mi sembra giusto che tu contribuisca alle spese della campagna elettorale ..”
Soldi chiesti in contanti a cui Napoli avrebbe detto di no: io ho sempre contribuito al partito quando c’era da fare qualcosa… 
Ma così no.

Report ha chiesto un’intervista al deputato su queste collette: “qualcosa di normalissimo” risponde Cannata, nella gestione di un movimento locale sul territorio. “Ognuno metteva quello che voleva”: eppure le persone che hanno versato questi soldi,in contanti, l’hanno vista in altro modo, tanto da andare in procura.

Al centro delle indagini della procura di Palermo – che ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell’assemblea Galvagno – ci sono una serie di eventi pagati dalla regione e affidati ad alcuni imprenditori privati a cui poi i politici chiedevano i biglietti, per parenti e amici.

Forse dal punto di vista giudiziario la questione dei biglietti non ha rilevanza, ma questa c’è dal punto di vista giornalistico. Ai cittadini forse interessa sapere che esiste questo do ut des tra politica e imprenditoria.

Galvagno su questo punto ha scelto di non rispondere – perché poi voi di Report fare taglia e cuci dell’intervista: personaggi non legati alle istituzioni che hanno usato l’auto blu di Galvagno per fini istituzionali. Persone che poi, una volta di fronte alle telecamere di Report e alle domande della giornalista invocano la privacy, ma la domanda rimane, a che titolo usavano l’auto dell’ARS? Oppure veramente vogliamo credere anche andare a prendere il kebab, fare shopping, siano attività istituzionali?

La scheda del servizio: FRATELLI COLTELLI

di Giulia Presutti

Collaborazione Samuele Damilano

A marzo Giorgia Meloni ha inviato un commissario da Roma per riunificare la Sicilia – poi scossa dall’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il presidente dell’ARS Gaetano Galvagno e l’Assessora al Turismo Elvira Amata, entrambi di FdI - sotto un'unica guida, quella di Luca Sbardella. Fra i motivi, anche la contesa che nella parte orientale dell'isola ha visto contrapposti il deputato regionale Carlo Auteri, che ha lasciato il partito, e il vicepresidente della commissione bilancio della Camera Luca Cannata. Che cosa è successo davvero?

Le presunte olimpiadi green

In attesa di capire come andrà a finire il tentativo del governo di stoppare le inchieste su queste olimpiadi, con la definizione come ente di natura privato la fondazione Milano Cortina, Report torna ad occuparsi delle imminenti olimpiadi invernali.

Avrebbero dovuto essere olimpiadi green le Olimpiadi Milano Cortina, senza impatto ambientale, senza costi per lo stato. E invece: invece i costi per le opere, non solo gli impianti sportivi, ma anche sul territorio, continuano a salire; sono stati disboscate intere zone per far spazio alla pista da bob.. e forse nemmeno tutte le opere saranno completate per tempo.

Il nuovo impianto di bob è stato inaugurato il 17 novembre, “una consacrazione del lavoro” spiegava contento il ministro Abodi che ricordava “l’impegno e lo sforzo delle maestranze..”
Ma come racconta il servizio di Claudia De Pasquale, poche ore prima della coppa attorno la pista si vedevano ancora i segni dei lavori in corso, per fortuna che poi è scesa la neve. Gli atleti, a meno di miracoli, faranno le loro gare all’interno di un cantiere a cielo aperto: “si tratta di rifiniture” prova a minimizzare il ministro. Ma secondo la piattaforma di Simico c’è scritto che i lavori della pista finiranno il 5 luglio del 2026, cioè dopo le Olimpiadi. “Io non sono andato così tanto in profondità” ha risposto Abodi, speriamo allora che la neve continui a scendere copiosa per coprire il cantiere.

Il ministro Salvini si è intanto vantato in pubblico di aver fatto anticipare i tempi di consegna di alcune opere sul territorio, come la Variante di Tirano, dal 2027 a dicembre 2025, facendo decine di riunioni e telefonate a livello di stalking.

MA Report ha verificato lo stato della tangenziale citata dal ministro non rientri tra le opere finanziate per le Olimpiadi del 2026 ma si tratta di un progetto del 2010 che si sta concretizzando adesso.

Tra l’altro, oltre il 70% delle opere previste e finanziate sarà pronta dopo la fine delle Olimpiadi: “ma io parlo di opere necessarie per lo svolgimento delle Olimpiadi” ha risposto Salvini aggiungendo che la variante di Tirano stanno lavorando come matti per averla consegnata prima del febbraio 2026 “perché da quella strada ci devi passare, altre opere annesse alle Olimpiadi ma non centrali, grazie alle Olimpiadi hanno un’accelerata ma evidentemente finiranno dopo..”. Anche nel 2033: parliamo di quasi 3 miliardi di opere che non tutte saranno pronte.

Ma lei per che testata lavora?”

Alla fine il ministro ha buttato la palla in calcio d’angolo.

La scheda del servizio: CANTIERE CORTINA

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Norma Ferrara, Celeste Gonano, Giulia Sabella

Mancano due mesi all'inizio delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. L'Italia se le era aggiudicate nel 2019 con un dossier di candidatura ispirato ai principi di sostenibilità economica e ambientale. Le avevano ribattezzate Olimpiadi a costo zero. Il 90% degli impianti era già esistente per cui bastavano pochi soldi per risistemarli. Com'è andata alla fine? Dopo l’analisi di alcuni dati, sembrerebbe che in sei anni il valore delle opere possa aver superato i 3,8 miliardi di euro e che molte di esse potrebbero essere completate dopo i Giochi, anche a distanza di anni.

Nelle anticipazioni che trovate sui canali social si parla anche di un aggiornamento dell’inchiesta di Giulia Innocenzi sulla carne scaduta che è stata riciclata e rivenduta dal macello Bervini nel mantovano.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

24 novembre 2024

Anteprima inchieste di Report - gli impatti del Giubileo, la Concordia, come si comprano i voti

Questa sera Report accenderà le luci sul prossimo Giubileo, poi si ritornerà a parlare della Fondazione Milano Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026.

A seguire un servizio sulle elezioni regionali in Piemonte e su come i voti seguano i buoni benzina.
Poi si torna a due servizi andati già in onda: gli allevamenti di suini sulla pianura padana e gli imbarazzanti sostenitori di Trump.

Grandi eventi, grandi affari


Dalle Olimpiadi invernali del 2026 al prossimo Giubileo a Roma: grandi eventi che si trasformano in grandi affari.

Partiamo dalle Olimpiadi Milano Cortina: dovevano essere green, a zero impatto ambientale, a costo zero per le casse dello Stato.

Invece le Olimpiadi invernali Milano Cortina del 2026 si sono trasformate in altro: per esempio nell’ennesimo poltronificio per figli di ed ex politici.

Tra gli assunti in Fondazione compare anche il figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, Lorenzo: ha lavorato dentro la Fondazione dal 2020 fino al febbraio 2024, quando è stato assunto aveva 25 anni ed era appena laurato, dunque è stata una bella occasione per la sua carriera lavorativa.

Ma, ascoltando le parole del padre, non c’è stata alcuna raccomandazione, anzi: poteva lavorare nello studio del padre e invece ha scelto di sfruttare questa opportunità facendo regolare domanda di assunzione. “Abbiamo bisogno di uno come te con la tua capacità di organizzare gli eventi”

Meglio non insistere con le domande, specie quelle che fanno i giornalisti di Report, col loro modo incalzante dove non ci si accontenta delle risposte scontate: “è maleducazione.. è giornalismo questo?” risponde La Russa alla giornalista. Purtroppo sì, è giornalismo fare domande anche scomode e pretendere delle risposte. Altrimenti è mestiere da portavoce.

Specie se è aperta una inchiesta sulle assunzioni clientelari dentro la Fondazione, i cui conti non sono proprio brillanti e che, alla fine, saremo noi contribuenti ad aggiustare.

Andiamo ora al Giubileo: tra i lavori pianificati c’è un parcheggio interrato tra Castel Sant’Angelo e il Tevere, ma su questi lavori ha espresso parere negativo il primo municipio, spiega l’assessore alla municipalità Adriano Labbucci, poi il dipartimento all’ambiente del comune di Roma “e poi, quello che ha avuto un certo peso, la commissione di manutenzione del palazzo di Giustizia” che ha espresso i suoi dubbi sui lavori, il palazzo della Cassazione è rinomato sin dalla sua costruzione per problemi strutturali, problemi di carattere idrogeologico, perché il parcheggio a qualche decina di metri ha il Tevere.

Come risponde il comune? Il sindaco Gualtieri – commissario straordinario al Giubileo - racconta di come, a seguito di queste rilevazioni, i lavori si siano fermati, è stata nominata una commissione per verificare il rischio idrogeologico.
Ma la conferenza dei servizi nel luglio del 2023 aveva detto che le criticità emerse erano insuperabili, dunque come mai questo progetto sia rimasto.

Sul sito di Raiplay trovate una anticipazione del servizio che si occupa del porto turistico di Fiumicino che, per le opere di contenimento delle mareggiate, hanno cambiato la morfologia del litorale, spostato la spiaggia sempre più verso l’interno e cambiando sia il corso delle maree che la vita dei pescatori che qui hanno sempre pescato dai loro bilancioni, vecchie casette di pesca vicino al faro.

L’idea del porto turistico è della società Fiumicino Waterfront, partecipata dal gigante delle navi da crociera Royal Caribbean, che ha rilevata la concessione per la gestione del porto turistico per 90 anni. Per farne cosa?
Pietro Spirito è l’ex presidente di autorità di sistema portuale del mar Tirreno Centrale: non è possibile fare entrambe le cose, il porto turistico e un porto crocieristico – spiega a Report – “perché hai due concessioni, una turistica e una crocieristica, vanno valutate e messe a gara separatamente, qui si è fatta una macedonia unica e non si è neanche messo a gara, al di là dell’immaginazione”.

Prosegue David Di Bianco – portavoce del comitato tavoli del porto di Fiumicino – “Sarebbe il primo caso in Italia di un porto privato che esercita la funzione crocieristica, la stessa capitaneria di porto ha parlato di antinomia [Contraddizione, reale o apparente, fra due leggi o disposizioni di legge – Treccani] normativa”.

Ma non stavamo parlando di Giubileo?

La scheda del servizio: ORA ET LABORA

di Claudia Di Pasquale

La scheda del servizi: Collaborazione Giulia Sabella, Marzia Amico

Il Giubileo 2025 è alle porte e Roma si sta preparando ad accogliere oltre 32 milioni di pellegrini. 322 gli interventi previsti, di cui 204 essenziali e indifferibili. Più altri 500 interventi del programma Caput Mundi per la rigenerazione del patrimonio storico culturale. Il risultato è che la capitale da più di un anno è un cantiere a cielo aperto, i monumenti sono impacchettati, il traffico è in tilt, e i cittadini e i turisti sono costretti a fare lo slalom tra passerelle e strettoie a loro dedicate. Disagi che saranno compensati dalla riqualificazione di piazze, strade, parchi urbani, fontane e stazioni. Insomma, grazie al Giubileo Roma dovrebbe tornare a splendere più che mai. Ma siamo davvero pronti per l'apertura della Porta Santa?

Make america ..


Report aveva raccontato di come, tra i sostenitori di Trump, non ci fossero solo i classici esponenti di Dio, patria e famiglia, ma anche personaggi, diciamo, ambugui. Ex killer della mafia o anche ex boss mafioso.

Trump ha vinto in tutti gli stati in bilico, inclusa la Pennsylvania, considerata il vero ago della bilancia: qui l’ex boss della mafia Joey Merlino ha rivendicato pubblicamente un ruolo di primo piano nell’elezione di Trump. Alla radio rivendica questo suo lavoro: “abbiamo schierato le nostre truppe, mandato gli italiani e gli irlandesi di Philadelphia sud a votare.. abbiamo preso tutti gli hamish.. sono stato accusato nel 2020 di aver truccato le elezioni con Joe Biden, fake news, ma questa volta mi ci sono messo ..”
Merlino è stato per decenni il capo della mafia a Philadelphia che aveva il controllo su Atlantic City la città dove sorge il casinò di Donald Trump: la mafia lavorava con tutti i proprietari dei casinò, racconta a Report George Martorano – ex mafioso, se volevi il cemento ad Arlantic City dovevi passare per la mafia.

La scheda del servizio: TUTTI I BOSS DEL PRESIDENTE

di Sacha Biazzo

Dietro l’elezione di Donald Trump si cela anche il supporto attivo e dichiarato di ex boss della mafia italo-americana. Oggi trasformati in star dei social media, questi personaggi hanno mobilitato milioni di follower per sostenere l’ex presidente. L’inchiesta si concentra su due figure di spicco come Joey Merlino, ex capo della mafia di Philadelphia, che ha operato nello stato chiave della Pennsylvania, e Salvatore “Sammy The Bull” Gravano, ex sottocapo della famiglia Gambino, protagonista in un altro stato decisivo, l’Arizona.

Lo stato degli allevamenti dei suini

Il presidente di Assosuini ha replicato al servizio di Report andato in onda domenica scorsa: “noi siamo praticamente delle vittime perché non c’è la possibilità di un confronto diretto” si difende. Come se la giornalista di Report non avesse cercato di contattarlo e non avessero avuto uno scambio al telefono, Giulia Innocenzi aveva chiesto una intervista, ma poi Martinelli non si è fatto più sentire. Dunque? Dunque, senza contraddittorio, lo stesso Martinelli nell’intervista a RTV parla di scorrettezze, le immagini riguardavano un momento particolare in due anni di allevamenti. Ma le immagini di Report risalgono ad aprile, maggio e giugno di quest’anno, lo dimostrano le date delle registrazioni, ci sono anche i documenti con le date del parto delle scrofe. Sono immagini recenti, altro che scorrettezze.

La scheda del servizio: FAKE SUINI

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Il presidente di Assosuini Elio Martinelli attacca Report, che nella scorsa puntata ha mostrato numerose criticità presenti in tre dei suoi allevamenti, dall’infestazione di topi, alle carcasse sbranate, fino all’amianto sbriciolato, sostenendo che sono immagini vecchie di anni e registrate dagli stessi allevatori. Report risponderà alle critiche e mostrerà nuove irregolarità.

Come si comprano i voti (in un paese dove un italiano su due non vota)

In Italia quasi un italiano su due non vota, deluso dai candidati e dalla loro politica. Il problema è che poi, chi va a votare, ci va perché viene invigliato a presentarsi alle urne grazie a dei regali dei candidati.
Lo racconta il servizio di Report sulle passate elezioni regionali in Piemonte: la signora Kanti Fadelli è stata contattata dalla candidata di FDI Elisa Tarasco il 4 giugno (pochi giorni prima del voto), si incontrano allo stand del partito: le viene data una busta contenente il suo programma elettorale, i santini e due buoni benzina. Sono due coupon da 50 euro, nella borsa della candidata c’erano anche altre buste per altri potenziali elettori.

Un modo che chiedere aiuto, da una parte 100 euro di buoni benzina dall’altra il voto in regione: “io sono rimasta abbastanza interdetta” la reazione della signora Kanti.

La scheda del servizi: IL PIENO DI VOTI

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Norma Ferrara

Pochi giorni prima del voto delle scorse elezioni regionali in Piemonte, la candidata di Fratelli d’Italia Elisa Tarasco ha consegnato a una donna di origini indiane una busta contenente il suo programma elettorale, i suoi “santini” elettorali e due buoni benzina da 50 euro l’uno. L’inchiesta ripercorre questa vicenda con interviste a tutti i protagonisti della storia.

Il naufragio della Concordia


Del naufragio della Concordia ci ricordiamo solo quella frase “salga a bordo c..”, tra il capitano De Falco e il comandante Schettino. Ci siamo dimenticati dei morti, del rischio di un danno ambientale. Tutta colpa di Schettino, dunque? Report cercherà di ricostruire tutta la vicenda per capire se ci sono altre responsabilità.

La nave era partita da Civitavecchia con 4229 persone, secondo il programma del comandante sarebbe passata molto vicino all’isola del Giglio a circa mezzo miglio dalla costa. Poi però la distanza dall’isola si accorcia ulteriormente. Un evento a cui hanno assistito dall’isola diversi testimoni, con la nave che inizia a ruotare su un fianco fino a dove è rimasta.

Come ha fatto quella nave, con tutte le luci del porto accese, a finire addosso agli scogli? Se lo chiedono in tanti, sull’isola. La Concordia, una nave da 87mila tonnellate e 297 metri di lunghezza e quasi 36 di larghezza, prima tocca gli scogli delle Scole, per proseguire poi per poche centinaia di metri, fino a quando ha iniziato ad accasciarsi su un fianco a poca distanza dal porto. Se non avesse toccato l’ultimo scoglio, quello della Gabbianella, sarebbe proseguita per inerzia fino ad affondare, col rischio di avere maggiori vittime.

Secondo tutti i gradi di giudizio è Schettino il responsabile del naufragio e per questo sta scontando in carcere una pena di 16 anni

Ma un transatlantico come quello non è governato da un uomo solo – spiega a Report il giornalista Alessandro Gaeta, autore del libro Il capitano e la Concordia – ma da un gruppo di lavoro, poi ci sono gli errori del timoniere, “non comprende correttamente gli ordini che gli da il comandante e non sapeva nemmeno l’inglese” e forse nemmeno l’italiano..

Ernesto Carusotti ha fatto causa alla compagnia per danno post traumatico da stress e il Tribunale gli ha dato ragione. In quel gennaio 2012 era in crociera con la moglie: mentre erano a cena, la sera, hanno sentito uno “sferragliamento enorme”, la voce all’altoparlante diceva “state tranquilli, la situazione è sotto controllo”. La voce invitava persino a rientrare in cabina: lo stesso faceva il personale di bordo, tornate in camera e state tranquilli.

La scheda del servizi: L’ULTIMO INCHINO

di Rosamaria Aquino

Collaborazione Marzia Amico, Norma Ferrara

Naufragio di Costa Concordia, sono passati 12 anni. Tra i 32 morti, alcuni sono tra coloro che non riuscendo a scendere dalle scialuppe poste sul lato sinistro della nave, hanno dovuto attraversarla per intero, in pendenza e per giunta al buio. Lo stesso percorso che ha fatto un naufrago, il quale ha denunciato con una causa civile armatore, costruttore e certificatore della nave, per la sua esperienza da incubo di quella notte. Pur senza mai negare la responsabilità del comandante Schettino, che per aver causato l'incidente sta scontando la sua pena di 16 anni, Report ripercorre le tappe di quel naufragio. Cosa è successo quella notte? Quali sistemi esistono oggi per controllare le rotte delle navi in quel tratto di mare? E che danni ha subito l'Isola del Giglio?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 maggio 2024

Anteprima inchieste di Report - le famose olimpiadi sostenibili e il tesoro della lega

Le olimpiadi che dovevano essere sostenibili

Le Olimpiadi di Milano e Cortina dovevano essere quelle nel segno della sostenibilità, economica ed ambientale. Almeno queste erano le promesse. E invece..


Lo scorso febbraio il taglio di decine di larici a Cortina d’Ampezzo ha dato il via ai lavori per la nuova pista da bob, prevista per le Olimpiadi invernali del 2026. Gli alberi tagliati avevano dimensioni considerevoli, avevano più di cento quarant’anni anni, sono nati alla fine dell’ottocento spiega Silverio Lacedelli a Report: per completare la nuova pista si stima che verranno tagliati 400-500 alberi “distruggiamo un ecosistema composto da alberi, arbusti, licheni e costruiamo una cementificazione sul territorio con strade, piste ed edifici.”
Gli ambientalisti e tutti gli abitanti di Cortina ci tengono a questo bosco, che la politica ha scelto di sacrificare, perché è un pezzo di Cortina, “la pista poteva essere realizzata senza dover fare questo grande ambaradan, questo distruzione” conclude l’intervista Lacedelli.

L’ultimo progetto esecutivo della pista da bob ha previsto il taglio di 19980 metri quadrati di bosco ma allo stesso tempo ha prescritto il mantenimento delle alberature esistenti nelle due aree, dietro l’anfiteatro e all’interno della curva cristallo.
Nonostante ciò, gli alberi sono stati tagliati – racconta la consigliera regionale Cristina Guarda che ha mostrato a Report le immagini del bosco prima e dopo l’abbattimento. Per questo motivo hanno fatto un esposto ai carabinieri della forestale.
Dicevano tutti che dovevano essere olimpiadi sostenibili e rispettose dell’ambiente ma non sarà così: il presidente della regione Veneto ha tenuto un atteggiamento quasi sprezzante dei rilievi portati da Report, “avete contato tutti gli alberi”, “voi volete dimostrare che le olimpiadi non servono”, come se fosse questo il punto.
Il punto è che ci sono delle incongruenze tra il progetto presentato al Cio e quello che verrà realizzato: ha spiegato che è vero, sono stati tagliati 500 alberi, ma verranno piantati 10 mila alberi, e che la pista sarà più corta..
Ha poi aggiunto che esisteva una pista che era la più vecchia del mondo e che loro hanno bonificato un bob abbandonato.

Ma, numeri alla mano, alla fine saranno ripiantati alberi solo per 4200 metri quadrati: “lei è più brava di me” è stato il commento di Zaia.

Secondo il dossier del 2019 con cui l’Italia si è aggiudicata le Olimpiadi la vecchia pista da bob di Cortina andava solo ristrutturata, invece nel 2023 è stata demolita per costruirne una nuova di zecca. La giornalista di Report ne ha chiesto conto al presidente del comitato olimpico Giovanni Malagò che ha risposto così “se lei va a guardare nell’ambito del dossier l’impianto di Cortina era previsto”.
In realtà nel dossier si parlava di ristrutturazione, mentre la pista è stata demolita “ma non si è mai parlato di ristrutturazione..”. Ma nelle carte del dossier, che Claudia di Pasquale ha mostrato al presidente c’era proprio scritto così: “lei non voleva che questa pista si facesse” ha ribattuto Malagò, tirando in ballo anche posizioni ideologiche della giornalista, ma allora è ideologico anche il CIO che era contrario alla nuova pista, per motivi di legacy, però – aggiunge Malagò “la politica, il governo hanno ritenuto che fosse giusto rifarlo, più chiaro di così cosa vi devo dire?”.

E cosa deve dire il ministro Salvini? “Io ci tengo che ci facciano le Olimpiadi e che l’Italia abbia l’immagine che merita di avere in tutto il mondo”.
Anche se con questo progetto light per la pista sono state tolte le coperture a verde che mimetizzavano la pista, sono stati tolti dei servizi per i disabili: “parlatene con le aziende” la risposta del ministro, che preferisce fare la figura di quello che non sapeva niente.


Intanto lo scorso 21 novembre sono partiti i lavori per la nuova arena Santa Giulia dove si svolgeranno le gare di Hockey maschile, la struttura sarà costruita e finanziata da capitali privati, cioè dalla società tedesca Eventim, per un costo da 180 ml di euro. Il colosso tedesco si occupa di gestione eventi, è proprietario di Ticket one: si faranno carico dei costi per l’opera che però, per i ritardi e per l’inflazione sono cresciuti, si stima che alla fine si passerà da 180 a 270ml di euro.
Eventim ha fatto presente al comune che ci sarà questo incremento – racconta a Report l’assessore alla rigenerazione urbana del comune di Milano Tancredi – “ci stiamo attivando per evidenziare il problema” che tradotto dal politichese significa che dovrà intervenire il governo con soldi pubblici “penso che sia anche ragionevole chiedere questo..”.
Alla faccia delle promesse.

Anche Livigno ospiterà alcuni eventi per le Olimpiadi: qui sono già presenti 115 km di piste ma da piano sono previste nuove opere i cui costi delle opere aumentati di quasi dieci volte.
Claudia Di Pasquale ha chiesto al presidente Fontana se è preoccupato di questo. Viste le non risposte ottenute, viene da pensare che, no, la regione, come il comune di Milano, come il ministro non siano preoccupati di questo. “Lei sa tutto, è inutile che viene a chiederle a me le cose” – questa la battutina con cui Fontana ha cercato di uscire dall’impasse, per poi passare ad una accusa felpata “voi le avete già preconfezionate le risposte”.

Peccato che Report parli coi dati forniti dagli stessi enti pubblici, coi dati presenti nel dossier di candidatura. Alla fine, quando le battute non sono bastate ha sbottato “posso chiederle di lasciarmi stare?”.

Chiedere un po’ di trasparenza a questi amministratori è quasi un atto di lesa maestà.

La scheda del servizio: SFORO OLIMPICO Di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella

Nel 2019 l'Italia con il tandem Milano-Cortina si è aggiudicata le Olimpiadi invernali del 2026, c'è riuscita presentando un dossier di candidatura che aveva alcuni punti saldi: Olimpiadi sostenibili sia da un punto di vista ambientale che economico, utilizzo di impianti sportivi già esistenti così da non costruire nuove cattedrali nel deserto, solo due nuove strutture permanenti ma finanziate da investitori privati. Lo Stato in pratica non doveva spendere un soldo. Olimpiadi a costo zero s'era detto. A distanza di quasi cinque anni le cose sono un po' cambiate. L'ultimo piano delle opere olimpiche, che risale al settembre 2023, prevede 3,6 miliardi di costi, finanziati per la maggior parte dallo Stato, e dentro non ci sono solo gli impianti sportivi, ma anche opere infrastrutturali, soprattutto strade. Saranno veramente sostenibili le Olimpiadi del 2026, per l’ambiente e per le nostre tasche?

Il tesoro della Lega

Report torna ad occuparsi della Lega a 12 anni dall’inchiesta sui fondi del partito che venivano usati dal tesoriere Belsito per occuparsi della famiglia, quella del segretario Bossi.
Gli investigatori hanno sequestrato nella cassaforte dell’ex tesoriere una cartellina con su scritto “the family” e altri documenti riservati della famiglia.
Belsito aveva sostituito nel ruolo di tesoriere l’ex senatore Balocchi nel 2010 mettendosi a disposizione della famiglia Bossi per tutti i loro desideri, “come faceva Balocchi prima di me” racconta al giornalista Luca Chianca “per risolvere i problemi di qualsiasi natura”, il fax, la stampante, il telefonino, tutto pagato coi soldi del partito.
Di questo caso, i fondi della Lega spesi per la famiglia del segretario, si era occupato per primo l’ex magistrato Alfredo Robledo nel 2012: “venne fuori una questione abbastanza strana, Renzo Bossi si sarebbe diplomato nel luglio 2009, e nel settembre del 2010 si sarebbe laureato a Tirana ..”

E’ la storia della famosa laurea albanese del “trota” che a Report però racconta un’altra storia: su quel documento la data di nascita era sbagliata, prima di tutto: “quella mattina qualcuno autorizzò ad entrare in tutti gli uffici, la cosa che non si è mai spiegata bene è che di questo pezzo di carta non si contesta neanche il titolo, la magistratura non contesta il titolo, perché io non ho mai dichiarato di essere laureato..”
Come spiega anche Robledo, qualcuno ha preparato quel pezzo di carta per lui: “si cercava di precostituirgli un titolo che avrebbe potuto servirgli per la sua carriera personale e politica.”
Quel documento, la laurea di Tirana, è un documento falso.
Ad essere informato di tutto era l’ex tesoriere Belsito che pagava i servizi resi per la famiglia: a chi è venuto in mente di far laureare Renzo Bossi a Tirana? “Sarà stato qualche collaboratore, immagino, che avrà avuto qualche aderenza con quell’università lì, Riccardo andava alla Cepu.. noi pagavamo le rette, punto.”

Dalle carte dell’inchiesta è spuntata fuori anche un’azienda agricola aperta dai Bossi chiamata “Tera nostra”, alla romana, a pochi km da Gemonio, la residenza della famiglia. “Tera nostra e non si sa nemmeno che cos’è” – il divertito commento del consulente di Report Gaetano Bellavia: dalle foto sui social si scopre che fa formaggi, ci sono le capre.
L’azienda è stata costituita con un capitale iniziale di 200 euro: a Report è arrivata una mail da un ascoltatore su un’altra società aperta da Renzo Bossi a Londra, omonima di quella italiana “tera nostra ltd”. Questa sarebbe dotata di un capitale sociale di ben 1,5ml di Sterline: questa sarebbe stata chiusa dopo un anno e mezzo: un fatto curioso, cosa ci sono andati a fare in Inghilterra i Bossi? Gli agricoltori? Non ci sono evidenze su quello che ha fatto questa società.

La scheda del servizio: TERA NOSTRA Di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

A far scoppiare lo scandalo dei fondi della Lega è Giovanni Mari, un giornalista del Secolo XIX di Genova, che ai primi di gennaio del 2012 pubblica la notizia dei conti offshore del partito. Un'operazione da 1 milione di euro in corone norvegesi, circa 1,2 milioni in un fondo basato a Cipro e soprattutto i 4,5 milioni di euro in Tanzania. Tutto ruotava intorno alla figura del tesoriere della Lega Francesco Belsito che dopo quella vicenda viene cacciato dal partito e indagato dalla Procura di Milano e da quella di Genova per truffa aggravata ai danni dello Stato, poi prescritta, appropriazione indebita per la gestione dei fondi della Lega, costati al partito una confisca da 49 milioni. Soldi che nessuna Procura ha mai trovato. Dopo 7 anni da quelle indagini scopriamo che Belsito e il figlio del Senatur, Renzo Bossi, hanno fatto ancora affari insieme. Una storia inedita che ci ha messi sulle tracce della Tera Nostra, una società aperta a Londra proprio da Bossi con un capitale sociale di 1,5 milioni di sterline e poi chiusa dopo poco tempo. Un viaggio tra imprenditori nel mondo dell'arte, visionari, fiduciari e cavalieri prima a Londra, poi a Malta, Lugano e infine a Bucarest, per capire se una parte dei 49 milioni di euro fosse stata distratta in conti offshore e società all'estero.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 novembre 2019

Report – i tedofori (le olimpiadi di Milano Cortina del 2016)

Prima dell'inchiesta sulle future olimpiadi invernali del 2016, tra Milano e Cortina (chi vince e chi perde con queste Olimpiadi), un servizio dedicato a come la scuola pubblica garantisce il diritto allo studio alle persone con disabilità: perché in Italia mancano sempre gli insegnanti di sostegno?
Infine, quali aziende usano latte non italiano per i loro prodotti?

Senza sostegno di Giulia Presutti

Sara è affetta da un disturbo dello spettro autistico che frequenta le scuole italiane: vorrebbe continuare a disegnare, per far sentir felice la gente. Chi sta rubando i suoi sogni?
In Italia mancano gli insegnanti di sostegno, che aiutano persone con disabilità ad integrarsi nella classe e ad apprendere.
Ad ogni anno, mancano gli insegnanti e si ricorre ai supplenti, interrompendo la continuità didattica e così le famiglie devono ricorrere ai tribunali per veder riconosciuti i loro diritti.
E' solo una questione di conti.
E di professionalità, quelle degli insegnanti, che devono instaurare con i propri alunni un rapporto diretto, un iter che dura anni.

E invece non tutti i ragazzi con problemi hanno insegnanti per un numero sufficiente di ore: così le famiglie devono fare ricorso al TAR. Contro lo stesso stato che non garantisce un numero sufficiente di insegnanti: così il ministero deve nominare in deroga ogni anno 75mila insegnanti, perché non si fa un costante investimento una volta per tutte e per sempre?

E' un problema che accomuna nord e sud, perché il ministero ancora oggi si basa per i suoi calcoli su criteri sbagliati (quelli stabiliti dal ministro del 2006).
E sul fatto che lo Stato non investe a sufficienza nella scuola: un insegnante in deroga costa meno e la qualità non è la stessa di uno di ruolo.
Il ministro Fioramonti ha spiegato alla giornalista che vorrebbe mettere a ruolo altri insegnanti, perché stabilizzare i precari converrebbe pure, per non pagare multe, spese legali, supplenze e deroghe: il Miur per la sola Sicilia ha pagato 15 ml di euro.
Ma va fatto capire a chi gestisce il ministero delle finanze, che conviene assumere e non tenere gli insegnanti in stato di precarietà.

Non si risparmia sui più deboli.
Quest'anno il ministero delle finanze ha deciso di investire 11ml per il sostegno, meno dei risarcimenti in Sicilia.
Vergogna.

PS: vogliamo risparmiare? E allora smettiamola di investire soldi pubblici in grandi opere, come il Mose di Venezia.

I tedofori di Claudia di Pasquale in collaborazione di Giulia Sabella e Lorenzo Vendemiale

Chi vince a prescindere dalle olimpiadi del 2026?
A Milano e Cortina si svolgeranno le prossime Olimpiadi invernali: come hanno vinto, chi decide e con quali criteri? Cosa prevediamo di spendere e per quali opere?
Come mai l'ente che gestirà l'evente è privato, con una fondazione privata. E se le cose vanno male, chi paga alla fine?

A Losanna a festeggiare dopo l'assegnazione, c'era tutta la vecchia guardia, compresa Evelina Christillin, organizzatrice dei giochi di Torino nel 2006, oggi dentro una banca, un'associazione sportiva (la Rider Cup) e molto amica degli Agnelli. A Losanna era assieme al marito, presidente di Generali.
Sempre a Losanna, a festeggiare, era presente Mario Pescante, ex politico ed ex presidente del Cio che ha seguito, per questo, la candidatura di Milano.
Come l'ha seguita anche Franco Carraro: “[come per Torino 2006] ho dato una mano a mettere in piedi la candidatura e a fare la lobby necessaria per cercare di favorire Milano ..”.
Carraro è stato ex presidente del Milano, della Lega Calcio, presidente del settore tecnico, presidente del Coni, pure ministro del Turismo e dello Spettacolo, sindaco di Roma, presidente di Impregilo e vice presidente di Alitalia … è stato definito il poltronissimo per questi incarichi.


L'attuale presidente del Coni, Malagò, inizia la sua carriera come commerciante di auto di lusso, amico degli Agnelli, per anni presidente del circolo canottieri Aniene a Roma, ritrovo di politici, imprenditori e banchieri. Socio del figlio di Susanna Agnelli.
Proprio a Roma lo ricordano per aver presieduto i mondiali di nuoto del 2009, quello delle opere non completate, quello che ha chiuso con un passivo di 8ml.
IL più grande successo sportivo – così lo ricorda Malagò oggi: investire quei soldi “è un scelta degli azionisti che rappresentavano al 1000% il consiglio di amministrazione”. Peccato che tradotto in italiano corrente questo ha significato che i soldi li ha messo il comune di Roma.

E oggi lo stesso Malagò è presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi Milano-Cortina, mentre l'amministratore del comitato organizzatore, che poi sarà una fondazione, è stato scelto poche settimane fa, si tratta di Vincenzo Novari.
Top manager, per anni amministratore della Tre (società telefonica che dietro ha capitali cinesi, che negli anni ha accumulato perdite per 9 miliardi), nel 2016 ha fondato una società di consulenza che lavora con gruppi cinesi interessati ad investire in Europa.
“I cinesi sono molto interessati ad investire nelle Olimpiadi” ha commentato Malagò: viene da pensare che la nomina di Novari non sia casuale, Novari porterà i cinesi a Roma?
Renzi, a suo tempo, lo voleva direttore generale della Rai e nel passato aveva fatto causa a Report per 137 ml di euro, poi persa, per una inchiesta fatta sulla Tre.
Causa però persa.
Novari prederà un compenso da 400mila euro.

Gli amministratori si si ispireranno al modello Torino 2006, un modello non proprio felice, visto lo stato in cui sono state abbandonate le opere: costate 4 miliardi di euro, per 16 giorni di giochi.
Ai tempi nel comitato organizzatore era presente la Chrstillin, era finanziato da denari privati, ma due anni prima aveva un buco di bilancio di 170ml di euro e i governo nomina come commissario Mario Pescante.
E così Pescante, col governo Berlusconi, ha trasferito alcune attività al pubblico: fondi statali sono stati dati ad un ente privato, un escamotage per cui non si è violato la legge, ma non è stato un bell'esempio di uso di fondi pubblici.
Oggi nessuno si ricorda del ruolo di Sviluppo Italia, del ruolo del comune di Torino che si è fatta carico di parte dei costi di cui doveva farsi carico l'organizzatore (l'ente Torc), per 250 ml.

Ci ispiriamo a questo modello allora? Se il privato ha dei buchi, sarà lo stato a pagare? E allora perché si usa una fondazione di diritto privato come una fondazione per gestire i giochi?
Da contratto col CIO, pagheremo noi cittadini veneti e lombardi. Siete contenti?

Come sono state realizzate le opere a Torino? Come stanno messi gli impianti di Torino 2006?
La pista di free style è costato 9ml di euro ma oggi non c'è più nulla, questo sito non era buono per realizzare un impianto con neve artificiale.
Stesso discorso per l'impianto di Bardonecchia, non è stato più utilizzato dopo il 2011.
A Cesana Torinese l'impianto è stato trasformato in campi da tennis ed è costato 24ml di euro.
A Praggelato l'impianto per il salto è costato 34ml di euro, è stata sbancata la collina: oggi è tutto vandalizzato.

Dismetterli costerebbe qualche milione di euro e c'è in regione Piemonte con la delega al post olimpico. Ancora oggi esiste l'ente per gli impianti, con una sua sede e un liquidatore: l'agenzia Torino 2006 costa ancora oggi 600mila euro (per dirimere le questioni legali), il liquidatore costa 100mila euro l'anno.

Ci sono poi i contenziosi per i giochi, per i terreni e, costo dopo costo si è sfiorato il budget iniziale di 843 ml: tutto normale secondo Pescante e Carraro.
Finiti i giochi sono spariti tutti, racconta il sindaco di Cesana dove è stata realizzata la pista di bob: Frattini, Chiamparino, erano tutti a favore dell'impianto e poi hanno lasciato le comunità locali da sole.
E' stata una scelta poco felice ma obbligata – spiega la Christallin: sapevano che stavano realizzando impianti che non avrebbero funzionato, hanno indorato la pillola, o forse meglio una supposta.

Hanno realizzato 4 gare per una pista in Italia, costata milioni.

Oggi c'è un ente privato, la fondazione XX marzo, che si è presa chiavi in mano 20 impianti: la presiede il sindaco di Bardonecchia. Gli impianti non sono funzionanti, in parte sono abbandonati.
In uno dei palazzi, il Pala Alpitour, risiede la società Setup, di proprietà di una persona amica del senatore Esposito, la cui società ha ricevuto una interdittiva antimafia.

E ora che succede a Milano? Aspettiamo la legge Olimpica, le prossime olimpiadi sono state dichiarate low cost, perché si useranno impianti già esistenti.
Ma sarà vero?
Le olimpiadi del 2026 sono il ritorno di un sogno, a Cortina sono già state organizzate le olimpiadi del 1956.

Il 92% delle infrastrutture sono già esistenti – spiega alla giornalista il sindaco di Cortina, Giampietro Ghedina – si tratta solo di realizzare nuove strutture provvisorie o comunque di un rinnovamento di quelle esistenti.
A Cortina c'è già la pista di bob, realizzata per i giochi del 1956, rimodernata poi negli anni '70, ma dal 2008 è chiusa: c'è il rischio che l'impianto, essendo rimasto fermo per 10 anni, debba essere rifatto.
E' questa l'opinione di Gianfranco Rezzadore, presidente del bob club Cortina: sia la pista che l'impianto andrebbero rifatti, per adeguarli agli attuali canoni dello sport.
Un intervento che, secondo la stima del sindaco, costerà 46ml di euro: sommando tutti gli interventi, a quanto ammonterà tutta la spesa?

Ma il presidente dell'associazione giochi invernali ha già dichiarato che i soldi non basteranno.
Perché non usare impianti austriaci? Perché, come a Torino, prevale l'orgoglio italiano.
Qui a Cortina sono già previsti fondi per i mondiali di sci del 2021: riusciremo ad allargare le piste, per i giochi e a tutelare le montagne?
Sono già emerse polemiche su queste scelte: le opere andranno consegnate entro il 2019, faranno in tempo?
I lavori per le nuove strade sono ancora indietro, lo stesso per la nuova cabinovia: ma per i mondiali saranno pronti – si giustifica il presidente della provincia di Belluno.
Eppure sono stati nominati due commissari per i lavori che non hanno rilasciato nessuna intervista.

Le varianti per la statale Alemagna non sarà realizzata nei tempi: colpa dell'Anas non della regione, si giustifica Zaia (la cui regione aveva chiesto delle procedure semplificate, non voleva fare alcuna valutazione di impatto ambientale).
Speriamo che almeno saranno pronte per il 2026.

A Torino è stato costruito per 168ml di euro il Villaggio Olimpico: oggi è abbandonato e dal 2013, 4 palazzine sono state occupate da migranti.
Erano case di un fondo, costituito dal comune, Prelios, che avrebbe dovuto venderle: ma non è riuscito a vendere nulla.

Dietro Prelios c'è una ragnatela di fondi offshore, charities, .. alla fine c'è una società americana che ha sede nel Delaware.
La sede di Prelios ha sede a Milano: qui la società ha in mano i lavori per lo scalo ferroviario di Porta Vittoria. Ma chi è il titolare del fondo Nike che ha in mano i lavori?

Quando si fa uno sviluppo urbanistico, non c'è obbligo dichiarare al comune chi sia la controparte – racconta David Gentili: sono tanti i fondi che stanno investendo nel territorio milanese.
Qui arriveranno investimenti diretti e indiretti quantificabili in 13 miliardi, ma non sappiamo bene né da dove arriveranno i soldi e chi sono i titolari.

Secondo Sala, il sindaco, è una buona notizia: uno dei fondi realizzerà i lavori per il villaggio Olimpico, lavori affidati ad un privato con l'obiettivo di trasformarli poi in case per studenti fuori sede. Un bell'affare.

Terreni assegnati per servizi ferroviari che oggi sono stati trasformati in terreni edificabili grazie ad un accordo di programma del 2017, secondo una operazione speculativa: il comune avrebbe diritto alle plusvalenze sugli ex scali ferroviari, per un totale di 700ml, racconta il professor Camagna.
Ma da questa operazione il comune di Sala ha deciso di incassare solo 50ml: un regalo a Ferrovie dello Stato, che oggi si è trasformato in immobiliarista.
Ma non è un danno erariale? Possibile, commenta Sala di fronte alla domanda della giornalista, “è uno dei rischi del nostro mestiere”.

Tutto il valore dell'operazione immobiliare assomma a 2miliardi di euro, solo per il pubblico.
C'è poi il privato, col fondo Olimpia, che ha venduto al fondo Mistral: ma non sappiamo chi c'è dietro questo fondo? Non interessa al comune e nemmeno a FS sapere chi sia l'acquirente né da dove arrivino i soldi.

Coima SGR è di Manfredi Catella, ritenuto vicino a Renzi, che ha lavorato all'area di Garibaldi: oggi seguirà i lavori per lo scalo di Porta Romana dove sono previsti anche lavori per housing sociale.
Il 30% delle volumetrie dovrebbe essere data per questa finalità: 
“società leader nel settore è Investire Sgr, già coinvolta infatti nell’area di Scalo Greco. Il 50% è di Banca Finnat della famiglia Nattino, che Giovanni Malagò, presidente del Coni e in pectore del comitato organizzatore di Milano-Cortina, conosce bene: ne possiede 7 milioni di azioni con la sua GL Investimenti, società che detiene con lo storico socio Lupo Rattazzi; quest’ultimo siede nel Cda di Finnat, che col Coni condivide pure il revisore dei conti. Non è proprio un conflitto d’interessi (anche perché ad oggi Investire non è coinvolta nel progetto del villaggio). È solo che gli interessi olimpici sono tanti”.
(dall'articolo di Lorenzo Vendemiale)

Le olimpiadi sono la strada per la realizzazione delle opere: siamo certi che Malagò per queste opere sgombererà il campo da ogni equivoco, per non far sorgere dubbi di conflitto di interesse.
Come speriamo che si arrivi a scoprire chi ci sia dietro le società immobiliari che si stanno prendendo pezzi di Milano:
“Il centro di ricerca Transcrime ha realizzato uno studio a campione delle società immobiliari attive a Milano: il 20% ha soci esteri. Tra i Paesi ricorrenti Lussemburgo, Bahamas, Emirati Arabi, paradisi fiscali”.
(dall'articolo di Lorenzo Vendemiale)
Le olimpiadi di Milano dovrebbero essere l'occasione per riqualificare interi quartieri: ma il caso di Londra racconta un'altra storia, il pubblico paga i lavori e poi il privato si prende gli alloggi nell'ex villaggio olimpico.
Anziché housing sociale, si sono tirati su palazzi, dal costo probitivo.
Così accanto ai palazzi del lusso trovi i senza tetto, a Londra.

Lend Lease, la società che doveva realizzare il villaggio olimpico a Londra (poi realizzato con soldi pubblici), realizzerà il villaggio qui a Milano a Santa Giulia: “dobbiamo preoccuparci” si chiedeva Sala?

A vedere con occhi onesti tutte le passate olimpiadi c'è molto da preoccuparci.
Dopo che la fiamma olimpica si sarà spesa, vorremmo che Milano e il paese sia migliore e a non doverci ritrovare con altri debiti sul groppone.