Filicudi, 24 giugno
«Mamma, guarda!» Il bambino indicò con una mano un gozzo a motore, mentre con l’altra afferrava quella della madre e saltellando la trascinava verso il molo del porticciolo di Pecorini a Mare. «Voglio andare sulla barca!» I primi clienti della giornata, pensò Melo, e si accostò al pontile.
L’isola di
Filicudi è chiamata anche Isola del diavolo, un appellativo che è
probabilmente legato dal suo essere un’isola selvaggia e impervia:
secondo una credenza popolare nella notte tra il 23 e il 24 giugno,
la notte di San Giovanni, spunti un fiore magico che attrae le
streghe e il diavolo in persona. Proprio questa notte, al centro del
racconto di questo giallo che diventa poi un legal thriller, i
giovani si mascherano da streghe e diavoli, per divertirsi o forse
per esorcizzare il male.
Ma forse dietro le maschere si
nasconde veramente il diavolo: non quello con le corna e i piedi
caprini, sono le maschere che nascondono il nostro odio, le invidie
che proviamo per le persone che ci stanno accanto. E che spingono le
persone a compiere il male..
Mai fidarsi delle apparenze, dalla
prima impressione che ci arriva da una persona o da una situazione.
Questo vale anche
per gli avvocati, chiamati a difendere i loro clienti: è quello che
succederà all’avvocato Ilia Moncada invitata dalla collega e amica
Irene Marra sull’isola per passare un weekend tra mare e rocce di
villa Sciroppo, del fidanzato Rodi, che si comporta come sorta di
guro new age.
Non sarà una vacanza piacevole: da una parte per
il compito che l’avvocato Marra, il titolare dello studio, nonché
padre dell’amica Irene, le affida: “spiare” la figlia per
capire se questo Rodi è all’altezza.
Dall’altra c’è
quello strano gruppo di persone ospiti della villa di Rodi con cui
Ilia fa fatica inizialmente a legare: un avvocato che le aveva fatto
la corte per strapparla al suo studio che ora si accompagna con una
bella ragazza, ufficiale dei carabinieri, che sembra voler sfidare
Ilia.
Un gruppo di ragazze adolescenti coi problemi di gelosie
e piccoli battibecchi. Tra queste la figlia di Rodi, Camilla, che ha
ricevuto delle lettere minatorie. Sull’isola dovrebbe trovarsi al
sicuro. O forse no, perché anche qui ha l’impressione di essere
spiata…
A un tratto la voce del bambino interruppe l’incanto: «Mamma, cos’è quello?». Melo sbarrò gli occhi, mentre Susanna attirava a sé il figlio nascondendogli il viso contro il petto. Un cadavere galleggiava nell’acqua. I capelli fluttuanti disegnavano una tela di ragno che si apriva a raggiera intorno alla testa.La mattina dopo la festa, il cadavere di una ragazza viene ritrovato nella grotta del bue marino: si tratta di Gisella, una delle ragazze del gruppo che frequenta la villa di Rodi, del delitto viene accusata una sua amica, Sofia.
A Ilia viene chiesto di occuparsi della sua difesa: dovrà riuscire ad andare oltre le maschere che i personaggi legati a questa vicenda hanno indossato.
Cosa ha scatenato le liti tra quelle ragazze, Carlotta, Sofia, Emma, Gisella?
Centra qualcosa con le lettere minatorie ricevute da Carlotta?
Il romanzo nella seconda parte prende un ritmo più incalzante, con le indagini difensive di Ilia, l’emergere delle relazioni sentimentali tra i vari personaggi, con le loro fragilità.
Tanti piccoli tasselli del giallo iniziano così a prendere il loro posto, un normografo trovato per caso in una stanza, un libro giallo di Agata Christie “Il terrore viene per posta”.
In una serrata udienza in Tribunale, l’incidente probatorio chiesto dagli stessi avvocato difensori, emergerà tutta la verità su quanto successo la notte di San Giovanni.
Da lì la Calabria pareva a un passo: le due sponde sembravano sfiorarsi, illusioni ottiche generate dai miraggi della fata Morgana. Per chi metteva piede in Sicilia, quello, a pensarci bene, era il primo avvertimento: qui niente è come sembra.Niente è come sembra in questo romanzo che ha una partenza lenta, all’inizio: non dobbiamo farci ingannare dalle maschere che vediamo indossare agli altro. E non dobbiamo nemmeno giudicare frettolosamente, senza prima aver dato agli altri la possibilità di difendersi.
Questo l’insegnamento che ci lascia Ilia Moncada, avvocato penalista dalla vita sentimentale un po’ complicata, qui al suo terzo romanzo della serie dopo i precedenti “Il canto della falena” e “Sto mentendo”.
La scheda del libro sul sito di Mondadori
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