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16 giugno 2024

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sul lavoro, l’holding di Aci, l’acqua delle terme e l’acqua sprecata in Sicilia

Se la scorsa settimana Report si è occupata della sicurezza sulle strade (secondo il modello Salvini e di questa destra), questa sera tocca al drammatico tema della sicurezza nel mondo del lavoro. Tre morti al giorno non sono una fatalità.

Poi un servizio sugli acquedotti italiani e si chi ci sta arricchendo.

La sicurezza sui luoghi di lavoro

In Italia si può morire di lavoro: la politica, la classe dirigente e parte del mondo dell’informazione considerano i tre morti sul lavoro ogni giorno (e gli infortuni) come una tassa da pagare, qualcosa da accettare in nome del profitto e delle procedure snelle nei cantieri.
La morte di 5 operai nel cantiere di Firenze dell’Esselunga del 16 febbraio scorso è emblematico: della situazione degli operai nel cantiere (dove a morire sono stati dipendenti in subappalto stranieri) ne parla l’Imam di Firenze “loro prendevano 12 euro, a chi ha portato il lavoro dovevano dare 7 euro e rimaneva così a loro 5 euro. Questo non è per un mese o due, ma era per più di un anno .. Questo è caporalato, abbiamo una legge in Italia contro questo abuso. Per altro questi ragazzi egiziani avevano un permesso di soggiorno, di asilo, non so se politico o umanitario, perciò non sapevano neanche l’Italiano, erano impauriti. Questa era una situazione incredibile, a Firenze nel 2024”.
Il giornalista Danilo Procaccianti ha chiesto all’Imam se gli operai avessero fatto dei corsi di formazione, sulla sicurezza : “se non parlano l’Italiano.. non hanno fatto niente.”

Report ha intervistato il segretario generale della Fillea CGIL di Firenze Marco Carletti, chiedendo in particolare se in quel cantiere si è riuscito a capire se ci fossero lavoratori a nero: “alcune cose di quel cantiere le abbiamo già affidate ad organismi inquirenti..”
Un modo per dire si: quel cantiere sarebbe stato controllato ben 9 volte dal dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria Toscana centro, nove controlli che non avevano incredibilmente rilevato nulla di anomalo.
Ma allora come prendere le dichiarazioni del direttore del dipartimento di prevenzione USL, secondo cui ci sarebbe un monitoraggio molto frequente? L’ultima verifica su quel cantiere era del 12 gennaio scorso e non avevano dato luogo a rilievi.

Cosa è accaduto su quel cantiere lo scorso 16 febbraio allora? L’ipotesi è che i lavori avessero subito una accelerazione per evitare le penali che sarebbero scattate in caso di ritardi nella consegna dell’opera. Questa sarebbe confermata dalle mail sequestrate dalla procura di Firenze che indaga per omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Si ipotizza anche un difetto di fabbricazione della trave o un errore nel suo montaggio: di sicuro c’è che a tre mesi dalla strage sul registro degli indagati non compare nessun nome.
I familiari delle vittime vogliono però sapere cosa è successo, come Simona Mattolini, che a Report spiega di voler capire chi abbia causato la morte del marito e degli altri quattro operai: “sono cinque persone che non sono tornate a casa per causa di qualcuno e non di qualcosa”.
Cosa è mancato in quel cantiere? “Sono mancate le regole minime di sicurezza in quel cantiere” continua il segretario della Fillea “i quattro morti (dei cinque) non dovevano essere in quel luogo, era assolutamente vietato lavorare sotto l’operazione di getto. Il problema vero di quel cantiere è che quel manufatto che avete visto in televisione è stato costruito in due giorni e mezzo ..”
A Firenze e provincia c’è un accordo che risale al 2014 chiamato “cantiere trasparente”, per gli appalti privati sopra i 5 ml di euro è previsto un sistema elettronico di rilevazione delle presenze, il monitoraggio delle ore di lavoro e il monitoraggio della formazione dei lavoratori.
C’era tutto questo in quel cantiere? “In quel cantiere non c’era” spiega il segretario della Fillea CGIL “non a caso la sera fummo ricevuto in prefettura e la viceprefetta con candore (legittimo, io fui spaventato) ci disse che al momento non sappiamo neanche quanti ce ne sono sotto seppelliti.. è evidente che in quel cantiere ci fossero delle situazioni di irregolarità, per me è certo perché io li ho fermati quelli che immediatamente dopo l’infortunio fuggivano dal cantiere allontanandosi dall’intervista che voleva fargli la polizia.”
All’origine di tutto c’è il tema della riduzione al massimo dei costi dell’opera, per la massimizzazione del profitto, a volte anche a scapito della sicurezza, questa potrebbe essere la causa dell’incidente di Firenze: il committente dei lavori era la Villata spa, società della famiglia Caprotti, proprietari di Esselunga. Il presidente della società La Villata è l’ex ministro Angelino Alfano che, per la costruzione del supermercato di Firenze ha affidato i lavori alla società “Attività edilizie pavesi”, che a sua volta ha dato in subappalto i lavori ad un dedalo inestricabile di aziende.
Nella notifica del cantiere si parla di 150 imprese coinvolte e a scorrere l’elenco si trovano 61 subappalti.
L’ex ministro ha preferito non rispondere alle domande poste da Giorgio Mottola, “le ha già detto che non parla” , hanno fatto scudo gli assistenti che hanno poi allontanato il giornalista dalla libreria dove stava Alfano doveva presentare un libro. Argomento scomodo, evidentemente, quello della sicurezza dei lavori. Anche se ci sono stati cinque morti.
Nessuno da Esselunga ha chiamato i familiari delle vittime per fare le condoglianze, silenzio assoluto: “penso che chi non ha paura ci mette la faccia ” sono le parole di Simona Mattolini “chi ha la coscienza pulita ci mette sempre la faccia, se non c’è niente da nascondere perché scappare ..”

Per capire le cause del crollo nel cantiere bisogna seguire il flusso del denaro a cominciare proprio dalla società immobiliare del gruppo Esselunga, quella Villata SPA guidata da Angelino Alfano: la società va “da Dio” spiega a Report Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto privato nell’economia, consulente della trasmissione in tanti servizi, “La Villata guadagna più dei Benetton con le autostrade in monopolio, fa più del 50% di utile lordo e al netto delle imposte guadagna il 33% dei ricavi, un terzo del fatturato è utile netto ..”
Come riescono a fare questi utili? “Sicuramente abbassando al massimo i costi, comprimendo i costi a chi gli costruisce la roba.”

AEP, la società di costruzioni di Esselunga ha lavorato anche a Genova per la costruzione di nuovi supermercati che, negli anni della presidenza Toti, sono passati da 0 a 6, anche grazie ai buoni rapporti con la politica.
Stessa storia a Lodi: Report ha intervistato la consigliera comunale Giulia Baggi di FDI, chiedendo come mai si era mossa per raccogliere le firme per il supermercato. “Non ho raccolto firme per Esselunga, ma per una riqualificazione” ha risposto la capogruppo, ma in realtà nel volantino del suo partito si parlava esplicitamente del marchio con la S: chissà se a smuovere i consiglieri sia stato proprio un finanziamento al partito fatto da Attività edilizie pavesi, 25mila euro il giorno prima che la variante arrivasse in consiglio comunale e 24.500euro qualche giorno dopo la raccolta firme (nel settembre 2020). Una scansione temporale un po’ strana di cui però la capogruppo non ne sapeva niente. E’ tutto regolare, a termini di legge, ma è anche opportuno? Un’azienda che finanzia un partito che poi adotta in consiglio comunale una delibera a sua favore?
“Penso che le due cose non fossero collegate, io facevo parte del gruppo consiliare di allora e del finanziamento non ne sapevamo nulla.”
Gli esposti in procura su questa vicenda a Lodi non avevano portato nulla, come nulla avevano portato le indagini che la stessa azienda aveva fatto al comitato per il presidente della regione Liguria Giovanni Toti con la coincidenza che da quanto ha cominciato a governare lui in Liguria i supermercati Esselunga sono passati da 0 a 6. Toti sembra essere diventato un testimonial pubblicitario del marchio.
Il consigliere comunale, ed ex giornalista, Ferruccio Sansa aveva denunciato tutto questo: “benvenuta Esselunga, Esselunga sta arrivando a Genova, più concorrenza e spesa meno cara.. a me questa sembra pubblicità… ciao mister Esselunga festeggerai da lassù e i liguri ti ringrazieranno risparmiando qualche euro di spesa..”

Il finanziamento di AEP è stato di 50mila euro al comitato Giovanni Toti era arrivato nell’agosto 2020 proprio in coincidenza con la discussione in regione dell’apertura del supermercato Esselunga a Genova: “se una amministrazione deve pronunciarsi e dare via libera a questa operazione consistente, ovviamente se questa riguarda un suo finanziatore, allora si crea una questione di opportunità..” continua Sansa.
Quello che colpisce, chiede Danilo Procaccianti, è che questo sembra un modus operandi, quando c’è qualche problema con la politica, la società che costruisce i supermercati Esselunga comunque tira fuori denaro.
“Ci sono finanziamenti, col logo di Esselunga, a eventi del comune di Genova che sono eventi che danno molto lustro al politico, poi c’è un altro fenomeno interessante. Esselunga è il principale inserzionista della principale televisione privata ligure, una televisione per cui Toti e Bucci hanno una estrema simpatia..”

Sempre in Liguria è successo anche di peggio: nel cantiere di Recco i lavoratori, stanchi di non essere pagati, si erano rivolti al sindacato perché il datore di lavoro non aveva versato loro nemmeno i versamenti alla cassa edile.
“E’ diventato una giungla” commenta il delegato Fillea CGIL Serafino La Rosa “qua abbiamo lavoratori che arrivano al nord che non sanno nemmeno cos’è fare un corso sulla sicurezza, a volte ci troviamo lavoratori che fino a ieri facevano i pizzaioli.”
Stanchi di questa situazione gli operai una mattina di due mesi fa si sono rifiutati di lavorare e hanno denunciato tutto ai sindacati: a quel punto è arrivata in cantiere una squadra col compito di fare un raid punitivo.
Un ragazzo egiziano è stato preso a botte: per difendere i propri diritti siamo arrivati a questo, a dover prendere calci e pugni.
A Genova c’è un grande appalto pubblico per la ristrutturazione di palazzi, case popolari gestite dalla SPIM, una società al 100% del comune di Genova. Ma questo non ha evitato che i cantieri fossero fuori controllo: anche qui gli operai raccontano di stipendi non pagati, né cassa edile né inps, lavoratori a nero, addirittura gente senza permesso di soggiorno (dunque clandestini, ma tollerati perché funzionali a questa imprenditoria malata).
I sindacati hanno convocato il datore di lavoro nei loro uffici: a quest’ultimo gli è scappato di bocca che è vero, non avevano fatto corsi di formazione, sulla sicurezza, non sapeva chi c’era in cantiere .. però il cantiere continua a lavorare, nessuno gli ha revocato l’appalto.
Cosa risponde il sindaco di Genova? Nulla “c’ho da fare” dice al giornalista di Report mandandolo via “me lo allontanate per favore”. Che ci sia una situazione di pericolo e di violazione delle regole importa ancora a qualcuno? A parte dopo le tragedie?



La scheda del servizio: LAVORO A PERDERE
di Danilo Procaccianti
Collaborazione Goffredo De Pascale, Andrea Tornago

Un incidente sul lavoro al minuto, tre morti al giorno, più di milleduecento all'anno. Sono i numeri di una vera e propria strage, i numeri dei morti sul lavoro. Solo negli ultimi quattro mesi ci sono stati tre incidenti con più morti nello stesso evento: Casteldaccia (Pa), Suviana (Bo) e Firenze dove, per il crollo di una trave, sono morti 5 operai il 16 febbraio scorso e ad oggi non c'è nessun nome iscritto sul registro degli indagati. In quel cantiere erano coinvolte più di 100 aziende e nella notifica del cantiere appaiono 61 subappalti. Quanto ha influito tutto questo in quella tragedia? Cosa sta facendo la politica per ridurre questi tragici numeri?

Il business sull’acqua pubblica

In Italia Veolia si occupa di energia e di acqua e in Sicilia per 20 anni ha gestito l’acquedotto regionale, l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua ai comuni: con quali risultati?
Ad Agrigento basta alzare la testa per vedere che c’è qualcosa che non torna nel servizio erogato, ovvero i tanti serbatoi sui tetti delle case. Come racconta il signor Mario Aversa, portavoce dell’associazione Punto e a capo, “ogni serbatoio fa capo ad una unità immobiliare, una famiglia” e più grande è la casa più grande deve essere il serbatoio.
Perché nelle case, nell’Italia del 2024, non arriva l’acqua corrente, così le famiglie devono arrangiarsi coi serbatoi e con le pompe per portare l’acqua in casa. Ma rimane un’acqua che non si può bere, “addirittura mettiamo l’amuchina dentro perché non sappiamo che tipo di acqua è” racconta a Report una signora del posto “io non l’adopero neanche per cucinare”.
Perché qui, sempre nell’ITalia del 2024, usano l’acqua minerale (in bottiglie di plastica) per cucinare, persino per il caffè. Per gli altri usi c’è quella del serbatoio, fino a quando non finisce e allora va ricaricato, secondo i turni dell’acqua: “chi si alza prima al mattino in questa zona avvisa gli altri che sta per arrivare l’acqua perché sente prima di tutti il rumore, dopodiché aspetta, oppure lava la biancheria..”
Si lava e si stendono i panni tutti assieme, quando arriva l’acqua per i serbatoi, due volte a settimana, mercoledì e sabato – continua la signora Rubini – “però non è sempre così perché in questo momento ad esempio arriva anche dopo otto o dieci giorni.”

Perché in questo momento è in corso un piano di razionamento dell’acqua in 93 comuni siciliani, annunciato da SiciliaAcque, la società che gestisce il prelievo dell’acqua da pozzi e dighe e anche l’acquedotto con cui la distribuisce ai comuni.
Dall’anticipazione del servizio: “Il piano di razionamento partito a marzo riguarda 93 Comuni nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani. La decisione è stata presa dalle autorità regionali insieme a Siciliacqua, la società che gestisce l'approvvigionamento dell'acqua e la sua distribuzione ai comuni. Ad Agrigento nelle case l'acqua corrente arriva solo una o due volte a settimana per poche ore. Scorre invece dalla fontana Bonamorone dove tutti vanno a fare scorte. ”

Così, nell’Italia del 2024, dove si appresta a costruire la grande opera che stupirà il mondo, il ponte sullo stretto, persone di 80 anni sono costrette a portare a mano bidoni di acqua dall’unica fontana pubblica del paese, per fare scorta.
“Siciliaacque fino al 2023 controllata da Veolia con il 75% delle quote societarie ” spiega a Report l’esperto tributario Maurizio Di Marcotullio “mentre il 25% era detenuto dalla regione Sicilia”: questa società ha ottenuto dalla regione la gestione dell’acqua a seguito di un accordo firmato nel 2004: la regione fondamentale era eliminare il rischio di mancanza di acqua, eliminare le condizioni che potessero mettere in difficoltà i cittadini e le imprese – racconta Salvatore Licari membro della consulta idrica di Agrigento.
Viene così stilato un elenco di interventi per ammodernare l’acquedotto e aumentare la quantità di acqua disponibile, ma dopo 20 anni Siciliaacque ne ha fatti solo alcuni di questi interventi e altri rimangono sulla carta.
Tra gli interventi non fatti c’è anche il completamento della diga di Blufi: qui avrebbe dovuto essere raccolta acqua per circa 7 ml di metri cubi per un nuovo bacino che poi l’acquedotto avrebbe dovuto portare ai comuni. Ma alla fine l’acquedotto non è mai stato realizzato: la diga era responsabilità della regione Sicilia, la componente dell’acquedotto era invece a carico di Siciliaacque che però si difende dicendo di non essere obbligata a portare l’acqua ai comuni, perché quest’acqua dovrebbe essere destinata all’irrigazione dei campi.
In un rapporto stilato a fine 2021 Siciliaacque prende atto che l’acquedotto Fanaco ad Agrigento è in alcuni tratti degradato ma programma la manutenzione solo a partire dal 2025, stessa cosa per l’acquedotto Ancipa in provincia di Enna e per altre opere considerate strutturali.
Ma se gli acquedotti non sono adeguati aumenta il rischio di perdite lungo il percorso (Report ne mostrerà diverse nel corso del servizio, alcune con perdite sostanziose che vanno avanti da settimane senza che nessuno faccia nulla): in Sicilia la perdita lungo il trasporto arriva al 51,6%, costringendo le persone a dove ricorrere ai serbatoi.

La scheda del servizio: ACQUE SCURE
di Emanuele Bellano
Collaborazione Chiara D’Ambros, Raffaella Notariale

L'acqua è un bene comune e la rete idrica appartiene allo Stato che la affida in gestione a soggetti privati, pubblici, o misti. I più grandi gestori dell'acqua in Europa sono due società francesi: Veolia e Suez. Con base in Francia operano anche in Italia su tutto il territorio nazionale. La testimonianza esclusiva di un imprenditore italiano che ha cercato di entrare nel grande business della depurazione delle acque permette di scoperchiare e di ricostruire dall'interno il meccanismo dei grandi appalti internazionali di questo settore. Offerte di denaro nel tentativo di truccare le gare, conflitti di interessi, promesse di sub-appalti: la società milanese Passavant Impianti di Marco Schiavio si ritrova travolta da un sistema che non avrebbe mai immaginato esistesse a quei livelli. Grazie a documenti inediti e a registrazioni si delinea uno spaccato di come gira lo sporco mondo della depurazione delle acque. Con dei rivoli che scorrono anche nel nostro Paese.

Gli affari dell’Automobil club

Del servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella è uscita una anticipazione sul Fatto Quotidiano a firma di Roberto Rotunno:

Aci si fa la holding e alla sicurezza vanno le briciole

Prendi la parte più sana di un ente pubblico come l’Automobile Club Italia (Aci) e trasferiscila in una holding privata. Con l’impegno si occupi, forse, di realizzare le attività benefit previste dal gruppo. Report in onda stasera alle 20.50 su Rai3 si occuperà delle ultime manovre societarie di Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci con un mandato che assomiglia più a una monarchia: è in carica dal 2011.

Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella fa luce sugli aspetti opachi dell’operazione in favore della Ventura Spa. Che cosa si intende, in primis, per operazioni benefit? L’Aci si occupa di promozione, controllo e indirizzo sul settore automobilistico, quindi il pensiero va alla sicurezza stradale. Ma qui, sorprendentemente, viene fuori che l’investimento è molto risicato: da bilancio, ci sarebbero 5 milioni di euro, ma le fonti del programma di Sigfrido Ranucci raccontano che in realtà in quella cifra ci sono altre voci come il Cis – Viaggiare informati e i servizi di informazione per chi si sposta all’estero. Benché Sticchi Damiani parli di circa 13 milioni spesi, andando all’osso il costo è appena 1 milione. Il presidente sostiene poi che l’Aci conterebbe su 50 formatori sul territorio a svolgere attività più altri 80 degli automobilclub. In realtà, risulta che dentro l’Aci vi siano appena tre formatori, e che altri 40 arriveranno a tempo parziale spostandoli altre mansioni, quindi a costo zero. Ricapitolando, la holding Ventura dovrà mettere in pratica le scarse attività benefit dell’Aci, in cambio riceverà il 25% di Sara Assicurazioni, società che nel 2023 ha realizzato un utile di 83 milioni. Il piano è stato redatto da Kpmg, che da questa operazione ha previsto un risparmio fiscale che Sticchi Damiani vorrebbe usare proprio per aumentare le attività benefit.

La scheda del servizio: QUATTRO RUOTE E QUATTRINI
di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella
Collaborazione Eva Georganopoulou

L’ACI nasce nel 1898 come associazione di appassionati torinesi dell’automobile, diventa poi un’associazione nazionale che nel secondo dopoguerra cresce fino a entrare nel parastato diventando il gestore del PRA, il registro delle automobili. I soldi delle imposte sulle auto insieme alle tessere dei milioni di soci, nel corso degli ultimi decenni hanno portato l’Automobile Club d’Italia a possedere immobili per più di 215 milioni di euro e persino l’80% di quote dell’assicurazione SARA, una gallina dalle uova d’oro. Il fatturato ACI gira sui 600 milioni di euro. Report ha verificato quanti di questi soldi finiscono in formazione per la sicurezza stradale.

Il buco nelle terme

Montecatini Terme era il fiore all’occhiello della regione Toscana, all’interno della struttura ci sono vari stabilimenti, ciascuno con una sua funzione terapeutica: nello stabilimento Tettuccio, per esempio, si pratica la cura idroclinica per le patologie gastrointestinali. Sono cure previste dal sistema sanitario nazionale attraverso 12 giorni di terapia che prevede di bere fino a 4 bicchieri di acqua ogni giorno a secondo delle problematiche, colon irritabile, diverticoli – spiega a Report il medico Stefano Russo. A Montecatini Terme sempre in convenzione col SSN, vengono curate anche le patologie osteo articolari sia attraverso dei fanghi in acqua sia attraverso la fango terapia. Qui vengono curate anche la patologie respiratorie, anche nel periodo post covid venivano indirizzati qui dei pazienti.
Il servizio di Report racconterà come funzionano i vari stabilimenti.

La scheda del servizio: UN BUCO NELL’ACQUA
Di Chiara De Luca
Collaborazione e ricerca immagini Eva Georganopoulou

L’Italia con i suoi 320 impianti, per il 90% accreditati con il Servizio sanitario nazionale, è uno dei paesi al mondo con la più antica tradizione termale. Montecatini Terme è una delle città termali più importanti d'Italia, meta amata anche da russi e ucraini. La società Montecatini Terme Spa, di proprietà di Comune e Regione, è in perdita dal 2011 e oggi tutto il patrimonio immobiliare, stimato in 50 milioni di euro, è finito all’asta per un valore di circa 42 milioni di euro. Report ha analizzato i motivi per cui si è arrivati a questo punto.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 giugno 2019

Report – finale di stagione 2018-19

Chi ci cura? Sos medici (Giulia Presutti)

Nel 2025 mancheranno circa sedicimila medici nel servizio sanitario, grazie al pensionamento, favorito da quota 100.
Come ci cureremo? Abbiamo troppi medici specializzati, una peculiarità che ha un costo.
E abbiamo anche un numero programmato di medici nelle università: limite che a Ferrara stanno cercando di superare.

Avremo carenza di pediatri, dovrebbero essercene uno ogni 600 bambini: basterà una app per superare l'assenza di questi medici specializzati?
Sos pediatria non vuole fare speculazione – dicono, ma in questo vuoto si stanno infilando in tanti nel privato.

Le regioni nel frattempo hanno alzato il numero di bambini per pediatra, costringendo le famiglie a muoversi sempre più lontano.
Nel Trentino, la coperta corta è stata gestita spostando i bambini tra 7 e 14 anni dal medico di base.

In Piemonte, nella provincia di Ivrea hanno richiamato i pensionati. Alla Asl 4 si sono rivolti al privato per colmare i vuoti.

Cosa dice il ministro Grillo? Hanno aumentato il numero di borse, programmando assieme al Miur quante borse servono. Ma non sarebbe meglio che fosse gestito dal ministero della sanità?
Tra pochi anni rischiamo di avere il 25% di medici in meno: in altri paesi sono le regioni (o le regioni federali come in Germania) che scelgono quanti medici formare.

Occhio al portafoglio (Emanuele Bellano)
Il servizio di Report del 2016 aveva fatto nascere un'inchiesta sulle società di investimento di diamanti e sulle banche che hanno sponsorizzato questi investimenti.
I banchieri avrebbero pure preso dei regali da parte di queste società (accusate pure di autoriciclaggio): IDB offriva ai banchieri delle vacanze in resort di lusso.
Chi sono i manager che hanno incassato i benefici?
Sono i manager di Unicredit, MPS, Intesa, BPM ..
Federico Ghizzoni di Unicredit, Gabriele Piccini (pres Unicredit), Guidetti (BP Verona), Alessandro Profumo (MPS), Cristiano Carrus (Credito Bergamasco), Carlo Lombardi (Banca Popolari Lodi), Chelo (Unicredit).

Oltre alle vacanze, tra i regali anche reperti archeologici.

E gli impiegati delle banche (molte delle quali hanno avuto problemi con le recenti crisi) ricevevano pure delle pressioni per piazzare questi diamanti, dai vertici bancari.



Chi controlla le acque termali? Da dove arrivano queste acque?
Lo sapevate che le cure termali sono rimborsate dallo Stato (per sempre, se il medico da la prescrizione)?

A Padova a Montegrotto l'acqua arriva dalle falde: in Veneto ci sono 144 strutture termali, che usano l'acqua calda dal sottosuolo, in cambio di un canone (che spesso non è nemmeno calcolato in base all'acqua consumata).

Le strutture termali versano allo Stato solo lo 0,1% in tasse, in base a quanto guadagnano: sono 33mila gli ettari di terreni dati in concessione alle termi, poi ci sono le terme libere.
Ma chi controlla la qualità delle acque?
Non controlla il ministero, né l'Ispra e nemmeno le regioni.
Sono le strutture termali che inviano i dati alle regioni: ma i controlli fatti sono pochi, in alcuni dei quali hanno fatto emergere persino la presenza di legionella, di PFAS (in Veneto, ma in quantità accettabile)..

L'anno scorso il Tribunale di Ancona ha riconosciuto il danno ad un paziente che, in una struttura termale, si è sentito male: nell'acqua era presente una contaminazione, acqua che veniva data ai pazienti.
Tutte le carte dicevano, negli anni passati, che le acque derivavano da pozzi inquinati.
Non esistono studi scientifici che confermano la bontà delle cure termali – spiega il medico Garattini: perché dobbiamo pagarle allora dal servizio sanitario?
Basta una ricetta del medici per farti fare una vacanza rimborsata presso una struttura termale.

Queste strutture succhiano acqua dalle falde, con pozzi profondi fino a mille metri: nel 2016 il ministero del Tesoro segnalava la criticità su quanta acqua veniva estratta dalle falde.
IL presidente di Federterme non è a conoscenza di casi di falde che si sono abbassate: ma la giornalista ha riportato diversi casi, come a Chianciano.

Ogni struttura termale dovrebbe misurare la profondità del pozzo e le regioni dovrebbero raccoglierli: in regione Toscana scaricano le colpe sui comuni, perché manca una banca dati comune dal 2004.

Senza misuratori termali le concessioni dovevano essere revocate: ma in realtà molte terme hanno continuato a non rispettare la legge (Chianciano e Montecatini, per esempio).
Proprio a Montecatini il CNR raccomandava di misurare la falda, per evitare crolli e situazioni a rischio: ad Abano Terme, in Veneto, a furia di sfruttare il sottosuolo il terreno cede e si arriva ad un fenomeno di “subsidenza catastrofica”.
Stessa storia a Chianciano, crepe sui muri nelle case in prossimità delle terme e strade che sprofondano, porte che non si chiudono perché sconnesse.

Ci sono dei rischi per le abitazioni, per le persone?
Pare di sì. A Guidonia ci sono nuclei familiari abusivi a casa propria: sono persone che non dovrebbero stare in casa ma non sono arrivati i vigili per controllare.

La regione dice che deve essere il comune a fare i collaudi: i certificati di agibilità dove sono finiti? I collaudi dovrebbe averli fatti la regione, ma al sindaco di Guidonia non risultano questi documenti..

“Guidonia è una città morta” racconta un cittadino: eppure Federterme continua a non vedere il problema e a continuare a far finta di niente.
E a pompare acqua prendendola da falde e dai laghi, come succede a Tivoli, dove l'ex sindaco è ora direttore sanitario delle terme.

Nel dubbio, la regione ha preferito portare avanti la politica dello struzzo: non vedono il problema e dunque possono ignorarlo.
In Italia si deve sempre arrivare alla tragedia prima di prendere in considerazione il problema.

I commercialisti (Luca Chianca)

Un commercialista si è preso la maggioranza delle quote della fonte Gaverina: da questo episodio Luca Chianca ha ricostruito parte della storia dei 49 ml di euro finiti alla Lega e che questa avrebbe dovuto ridistribuire allo Stato perché i rendiconti di Belsito non erano regolari.

30ml di euro sono fuoriusciti dalle casse del partito come oneri per le associazioni: una di queste è quella di Centemero, finita nell'inchiesta per il costruttore Parnasi a Roma.

Nelle carte della Lega gli investigatori hanno trovato delle società, fino ad una società anonima lussemburghese.

E' complicato ricostruire la storia di queste società, riconducibili ai commercialisti della Lega, Centemero e Manzoni, schermate da una fiduciaria di un altro professionista bergamasco.
Queste società sono state usate per nascondere i soldi, quei 49ml?
“Come cazzo fanno a sparire quei 49ml? C'è qualcosa che non mi torna..” così parla l'imprenditore Lazzari, che ha preso la fiduciaria di Balduzzi con dentro le società dei commercialisti della Lega.

Ora la fiduciaria è stata acquisita ad una anonima lussembrughese..
La Lega per Salvini premier ha sede presso un commercialista, guarda caso, Michele Scilieri.
Quest'ultimo è cascato dal pero – racconta al giornalista: dopo l'accordo con la procura di Genova, la sede del partito torna in via Bellerio.

Scilieri entra poi in Lombardia Film Commission, grazie a Di Rubba, che compra una sede da un cliente di Scilieri, in una botta sola: 800mila euro passati dalla Film Commission all'immobiliare Andromeda, un cliente di Scilieri.
La perizia per il valore dell'immobile è fatta da un perito che ha sede in via delle Stelline.

Da Immobiliare Andromeda, dopo pochi giorni, parte un bonifico ad un geometra, Maffeis, proprietario della Eco SRL.
Dalla società di Maffeis sono stati bonificati 300mila euro alla Barachetti Service, vicino di casa del commercialista De Rubba.

Questa società avrebbe avuto incarichi per 1,5 milioni di euro dalla Lega: perché Barachetti versa 400mila euro ai commercialisti della Lega? – la domanda che il giornalista Giovanni Tizian si poneva nell'intervista con Luca Chianca.

Questa è solo una parte dei soldi pubblici finiti nelle mani di società vicine a Di Rubba, per un totale di 800mila euro, in un intreccio che coinvolge anche i familiari dei direttore amministrativo.
Nel maggio 2018 viene costituita la Vadolive SRL dalla cognata di Rubba (di professione barista in un bar a Clusone): dopo 8 giorni il gruppo Parlamentare al Senato della Lega sottoscrive con lei un contratto da 480 mila euro. Ufficialmente per comunicare le attività del gruppo sui canali social.
“Io non sono tenuta a rispondere” la risposta che ha dato questa persona al giornalista.
Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese ma parte di quei soldi sono finiti a persone dello staff del ministro Salvini, come Luca Morisi.

Perché questo contratto, perché questa società fondata da una barista (con tutto il rispetto)? Domande a cui il capogruppo al Senato Romeo non ha voluto rispondere: “stiamo andando a votare lo sblocca cantieri”.

La legge consente ai gruppi parlamentari di affidare soldi pubblici a società esterne: ma dovrebbero rendicontare, senza passare per società di comodo come quella fondata dalla barista di Clusone.

Nero come il petrolio - I vampiri (Giorgio Mottola)

Mottola ha raccontato la storia dei ladri di petrolio che bucano le pipeline per rubarlo.
E poi i ladri di petrolio che frodano il fisco grazie al carburante in nero, dove non si pagano né tasse né accise, presso delle pompe di benzina che fanno concorrenza sleale ai gestori onesti.

In questi traffici si trovano dentro camorristi, imprenditori che non sanno o fanno finta di sapere da dove arriva il petrolio. E soldi che sono passati pure per la tonaca di un prete che li avrebbe portati a San Marino.

600mila euro di falsi crediti iva è, solo nel 2019, il totale dell'evaso in Italia nel comparto del petrolio: potremmo monitorare ogni litro di petrolio che entra nel paese, come fatto in Polonia.

Un fisco per l'estate di Emanuele Bonaccorsi

Prenotate via Booking o via Expedia? Pagate l'albergo e pagate pure la commissione (dal 18- 30%), soldi che poi finiscono all'estero, soldi su cui le tasse sono ridicole.
Se gli alberghi vogliono vendere di più, devono sottostare al ricatto di queste società: più paghi, più ti metto in top alla lista degli hotel.

Booking incassa 14,5 miliardi in commissioni, Expedia incassa invece 11 miliardi di provvigioni.
I rispettivi CEO sono pagati in milioni di dollari.
Dei 23 miliardi di euro, il mercato degli alberghi in Italia, circa 7 finiscono nelle tasche di questi due portali.
Altro che flat tax, pagano tasse ridicole e i soldi che incassano finiscono in paradisi fiscali: non avendo una sede stabile, questi portali non pagano l'IVA. Se vai a dormire in una casa prenotando via Booking (che sta sfidando Air BNB) nessuno rilascia una fattura e questo è un bel problema.

Il deputato PD Boccia parla di evasione fiscale: i rappresentanti di Expedia e Booking sono stati invitati alla Camera, Expedia nemmeno si è presentata.
Nessuno dei deputati ha chiesto conto a Booking della loro evasione, nemmeno i grillini che pure dovrebbero essere attenti ai soldi e alla casta...

Sono aperte due inchieste a Genova e Roma, per evasione fiscale: vedremo come andrà a finire.
Visto che all'estero a Booking non va bene come in Italia: in Francia Booking ha dovuto pagare 365 milioni di tasse arretrate.