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02 dicembre 2019

Le inchieste di Report: la Solvay, la digitalizzazione nello Stato e le leggi sul monopattino


L'inquinamento della Solvay (l'azienda che produce il bicarbonato) e delle altre aziende del chimico, a che punto siamo con la digitalizzazione della pubblica amministrazione e, un ulteriore approfondimento sull'industria casearia e sul latte importato dall'estero.

Nell'anteprima si parla di monopattini, i mezzi a due ruote con motore che sfrecciano sulle strade e a volte sui marciapiedi.

La scheda del servizio: MONOPATTI-NO? di Chiara De Luca

Anziché una legge unitaria, che valesse per tutto il territorio, il governo Conte (1) ha deciso di attivare la sperimentazione del monopattino elettrico solo sui comuni che hanno scelto di partecipare.
Così a Torino il capo dei vigili li ha equiparato ai motocicli e sono state fatte delle multe fino a 6000 euro, più del valore del mezzo.
Il ministero dei Trasporti ha recentemente approvato un decreto che avvia la sperimentazione per i nuovi mezzi della micromobilità, primo fra tutti il monopattino elettrico. La disciplina riguarda però solo i comuni che decidono di partecipare, mentre altrove questi mezzi sono illegali. Non sarebbe meglio una legge unica per tutti?

L'inquinamento delle aziende chimiche

Come mai le spiagge di Rosignano sono così bianche, come le spiagge caraibiche?
L'inchiesta di Adele Grossi racconterà dell'inquinamento da parte delle industrie chimiche delle acque di fiumi e mari, cominciando proprio dalla Solvay, che ha uno stabilimento in Toscana.


Le spiagge di Rosignano sono bianche proprio per gli scarichi della Solvay, la multinazionale belga, per i residui del carbonato di calcio.
Ma fanno male alla salute (oltre che a colorare di bianco un intero litorale)?
Nell'arco di 50 anni, in questo tratto di spiaggia sarebbero state riversate 400 tonnellate di mercurio: davanti allo scarico della Solvay sono state raccolte delle cozze, nella loro carne sono stati trovati eccessi di arsenico, nichel e cromo.
Su questi sfondi sono stati girati film, spot, clip, per la particolarità della sabbia: proprio per questo attirano sempre più visitatori. Tutto meraviglioso anche per il Ministero della Salute che valuta queste acque “eccellenti”.
Andando un po' ad approfondire questa valutazione, si scopre che l'analisi del ministero è a livello batteriologico, per verificare se, ad esempio, è presente il batterio dell'escherichia coli.
E i metalli, segnalati da Arpa in ogni rapporto annuale?
Nell'acqua di Rosignano si trova un livello di mercurio superiore alla concentrazione massima ammissibile.
Una contraddizione, se si pensa che queste spiagge sono state trasformate in una attrattiva turistica: alla domanda della giornalista, “ma è sicuro fare il bagno in quelle acque”, i responsabili locali non hanno voluto rispondere.

Stessa domanda al ministro dell'ambiente Costa: “il ministero dell'ambiente non può dire non frequentate quella spiaggia”. E nel mentre che si dirime la questione tra ministeri e regione, le persone continueranno a fare il bagno.

A Spinetta Alessandria, in Piemonte, vicino alla città da 7000 abitanti, sorge l'area industriale ex Montedison ora Solvay: gli impianti scaricano 3000 metri cubi l'ora di residui chimici nell'acqua del Bormida, che poi entra nel Tanaro e nel Po.
In quelle acque sono presenti anche i PFAS, sostanze chimiche che in Veneto hanno inquinato falde e terreni: nonostante la situazione sia ormai nota da decenni, l'Italia non ha ancora emanato una normativa sullo scarico industriale nelle acque.
La ditta, la Solvay, è sia controllore che controllato, racconta alla giornalista un medico. E chi controlla il controllore-controllato?
Le aziende chimiche scaricano ogni anno in mare tonnellate di residui industriali, metalli pesanti potenzialmente pericolosi, spesso con l'autorizzazione in deroga del governo.

Cos'altro siamo stati costretti a digerire oltre al bicarbonato?

La scheda del servizio: ALLA FACCIA DEL BICARBONATO DI SODIO di Adele Grossi in collaborazione di Norma Ferrara
Nel solo 2017, l'industria chimica in Italia ha scaricato in mare 4,18 tonnellate di arsenico; 5,96 tonnellate di cromo; 13 tonnellate di benzene e innumerevoli altri inquinanti, spesso autorizzati in deroga dal governo. Chi doveva controllare in questi anni che le sostanze immesse nell'ambiente non fossero nocive per i cittadini e i lavoratori? Report è andata a vedere cosa c’è dietro le spiagge caraibiche di Rosignano Solvay, qual è il prezzo che paghiamo per produrre il famoso bicarbonato di sodio ripercorrendo la storia della multinazionale belga. La Solvay ha diversi stabilimenti in Italia. In Piemonte è stata condannata in appello per disastro ambientale. In questa regione sussiste anche un pesante inquinamento da Pfas, immessi nell'ambiente da Solvay. Mentre lo Stato italiano da anni discute sui limiti allo scarico di questi inquinanti, non più in produzione, l’azienda li ha già sostituiti con un'altra sostanza che da 7 anni è immessa nell'ambiente. È pericolosa? Chi la controlla?

Stato analogico o digitale?

Spendiamo ogni anno 6 miliardi di euro per digitalizzare la pubblica amministrazione, ma per accedere ai servizi solo il 40% dei cittadini usa la rete (nel resto dell'Europa la percentuale è più alta). Come sono stati spesi i soldi per la modernizzazione del paese?
Giuliano Marrucci è andato a vedere come stanno le cose: se con clic paghiamo bollette, assicurazioni, facciamo operazioni in banca, il discorso cambia quando si parla del pubblico.
Vuoi pagare la mensa scolastica online? Impossibile, si deve per forza andare alle poste a pagare il bollettino.
Fatta la coda, Giuliano ha provato a caricare sul sito della scuola il buon esito del pagamento: hai in account Google? Bene. Ma Giuliano non ha un account Gmail (e nemmeno intende farlo per pagare la mensa)
Allora si deve compilare un modulo e portarlo in segreteria, perdendo altre ore.

Altra tassa, la Tari: si può pagare solo tramite modello F24,altra fila in posta.
Vuoi rinnovare la patente? Il portale dell'automobilista non è un esempio di sito chiaro e facile. Tocca chiamare il call center anche questa volta per capire come pagare il bollettino online.
Niente da fare, va pagato di persona.
E poi ci sono le foto formato tessera e infine, dopo una settimana, la visita dal medico.
Le foto formato tessera sono state fotografate dall'addetto, per poi essere caricate sul sistema (“altrimenti il sistema non le riconosce”), i bollettini vanno pagati online perché mancano alcune informazioni..
Nemmeno la visita si può pagare in modo elettronico con bancomat o carta di credito.

Ma non è così dappertutto: Ripalta Cremasca è il comune più digitale d'Italia: la mensa si paga su un portale del comune, stesso discorso per la Tari.
Il comune di Ripalta fa parte di un consorzio di 20 comuni che da ormai 20 anni si sono creati una società informatica in house (Consorzio.it diCristian Lusardi) per fornire servizi digitali a queste piccole amministrazioni.
Il servizio del trasporto scolastico, l'utilizzo e il pagamento dei centri estivi, fino alla tassa rifiuti.
Questa a breve potrebbe diventare l'interfaccia standard con cui i cittadini si interfacciano con la pubblica amministrazione: un'App, che si chiama Io e che è sviluppata dal team digitale della presidenza del Consiglio: i cittadini di Ripalta sono quelli selezionati per sperimentarla in Italia.
Ripalta è stato anche il primo comune in Italia a migrare sul cloud: anni fa si erano spesi 100 mila euro per il datacenter, che aveva anche spese annuali.
Oggi con 25 mila euro per tutto, con una struttura professionale.
E nel resto d'Italia? Tocca fare le code ..
La scheda del servizio: STATO ANALOGICO di Giuliano Marrucci collaborazione di Giulia Sabella e Silvia Scognamiglio

Nel 2018 l’80% dei cittadini di Inghilterra, Spagna e Olanda che hanno avuto a che fare con la pubblica amministrazione, lo hanno fatto utilizzando esclusivamente servizi digitali. In Italia siamo sotto il 40%. Il fanalino di coda d’Europa, insieme alla Grecia. Eppure le risorse non mancherebbero. Basterebbe ad esempio fare come i britannici, che hanno sostituito i datacenter delle singole amministrazioni con un centro elaborazione dati centrale di ultima generazione, garantendo efficienza e sicurezza infinitamente superiori, e risparmiando al contempo oltre 2 miliardi di euro in appena 4 anni. In Italia invece aspettiamo ancora il censimento dei centri dati delle pubbliche amministrazioni che sarebbe dovuto essere pubblicato a dicembre del 2017.

Come è andata a finire? L'inchiesta sul latte (non) italiano

La scorsa settimana il servizio di Rosamaria Aquino ha mostrato i camion di latte e di cagliate che dall'estero (Germania, Spagna ma anche paesi dell'est) arrivano alle aziende italiane che producono poi formaggi “secondo la tradizione”, “tipici italiani”.
C'è il sospetto che la multa delle quote latte sia generata da una sovrapproduzione di latte mai esistita, solo per nascondere nel passato questo latte straniero.
Sembra che il mondo dell'industria casearia nasconda un segreto, come il segreto della lista delle aziende che usano latte non italiano.
Perché non produciamo abbastanza latte? Oppure perché il latte dall'estero costa meno, 4 o 5 centesimi di meno, alla faccia dell'italianità e della sicurezza alimentare?
In Italia gli allevatori devono registrare qualsiasi farmaco usato sui loro animali. Succede lo stesso in Lituania – si chiedeva il presidente di Coldiretti.
La giornalista ha aggirato il niet del direttore generale del ministero della salute, che le aveva negato la lista (perché dati commerciali .. ma la salute non dovrebbe venire prima?).

Questa sera il servizio racconterà della reazione al servizio da parte delle aziende produttrici di formaggio.

La scheda del servizio LATTE VERSATO di Rosamaria Aquino
Report tornerà sulla lista segreta delle aziende che acquistano latte straniero, andando a vedere da vicino come hanno reagito aziende produttrici di formaggio e allevatori.

09 ottobre 2018

Presadiretta - Burocrazia al potere

La pubblica amministrazione è il cuore della macchina dello Stato, la più grande azienda pubblica con 3 milioni di dipendenti: ma per i tagli al turnover, abbiamo un'età media alta (53 anni), solo il 25% di laureati.
Il nuovo ministro ha intenzione di mettere a ruolo 450mila nuovi assunti, per un piano chiamato “piano concretezza”.

L'intervista al ministro Bongiorno: tagliare sarebbe facile – racconta il ministro, si prendono consensi tagliando ma poi, per esempio, la macchina della giustizia non funziona più.
Il ministro intende fare assunzioni mirate in settori specifici: intende arrivare al turnover 100%, prendendo personale tecnico e qualificato, non persone che siano in giro a far niente.
Ci sarà un cambio di rotta mettendo le persone nei posti giusti.

Il servizio di Presa diretta racconterà di quello che non funziona nella ppaa, a partire dagli organismi di valutazione, OIV: serve il coraggio di affiancare al dirigente un ente terzo che controlli gli obiettivi che si danno, come il numero di riunioni fatte.
Si deve arrivare ad obiettivi sfidanti e non fai da te: c'è poi il tema dei temi, il reclutamento tramite un concorso unico, mentre ora comuni e regioni si vogliono fare concorsi propri.
Oggi si fanno concorsi blandi, con commissari che sono amici e che dura anni, servono criteri oggettivi.

Uno dei problemi dentro la ppaa è che ogni governo ha fatto la sua riforma: “Bongiorno non farà la grande riforma, ma l'applicazione delle norme”, tramite dei nuclei speciali che come degli 007 andranno nei comuni, negli enti, andranno a verificare l'applicazione delle regole.

Lotta anche ai furbetti del cartellino: si arriverà al riconoscimento facciale o al riconoscimento tramite impronta, ci sono stati casi di uffici dove si assentavano in decine di persone senza che nessuno dicesse niente.

Nel decreto “concretezza” del ministro si attiveranno degli specialisti che troveranno fondi pubblici per far ripartire la macchina pubblica: perché questa è fatta da persone, non solo da procedure.
I consentivi delle sue riforme, del suo lavoro, si faranno alla fine: vedremo.

Cosa frena la pubblica amministrazione in Italia?

Si parte con le immagini di Napoli, con l'ufficio tributi dove già alle sei c'è un capannello di persone alla porta: persone che hanno ricevuto la cartella per i rifiuti, ma sono in 115 possono essere ricevuti e quando arrivano devono lasciare il nome su un pezzo di carta.
Perché la gente è stata costretta a venire qui di persona, aspettare ore, per contestare le cartelle pazze, errori grossolani che si ripetono ogni anno.
All'interno dell'ufficio sono in 24 i dipendenti che devono compilare le cartelle, verificare gli errori e rispondere ai cittadini: sono pochi per il lavoro e così molti errori si ripetono ogni anno.
Perché le variazioni non si riescono a registrare: ma questo è un servizio strategico perché se il comune non incassa i soldi dei rifiuti, si intaccano i conti pubblici.
A Torino sono più di cento per questo lavoro e non hanno più cittadini da gestire.
Stesso problema per l'ufficio che dovrebbe gestire le tasse per l'IMU: servirebbero almeno un'altra decina di persone, tra deceduti, trasferiti, pensionati ..
Altro problema è la dotazione degli impiegati: computer vecchi, stampanti obsolete, stiamo arrivando al collasso, quasi una situazione da suicidio dell'apparato racconta una dirigente.

Le pratiche arretrate dei due uffici sono tante: significa tasse non pagate, tasse evase che per un comune in pre dissesto è un grave problema.
L'età media dei dipendenti comunali è 53 anni, solo la metà ha più della licenza media.

Poco personale anche al cimitero di Poggioreale: per i cimiteri entrano ed escono tanti soldi senza che il comune sappia quanti sono, non si conoscono nemmeno quante sono le tombe e loculi presenti.
Il risultato è la compravendita dei loculi da parte di persone, a botte di 10mila euro a loculo.

Dal 2011 al 2018 abbiamo ricevuto 1,4 miliardi meno – racconta l'assessore al bilancio di Napoli: non ce la facciamo più, come tanti altri comuni specie al sud.
O si fa un intervento complessivo sulla pubblica amministrazione, oppure Napoli da sola non ce la potrà fare: questo è il problema dell'oggi.

Dal 2010 al 2017 lo Stato ha ridotto i trasferimenti agli enti locali per 22 miliardi di euro, mentre il blocco del turnover ha fatto calare del 7% il numero di dipendenti: vogliamo fare le nozze coi figli secchi.

Cosa possiamo fare, anche a costo zero, per migliorare i servizi e trasformare gli impiegati in impiegati modello?
A Sanremo, c'erano vigili che andavano a fare sport, altri che timbravano in mutande e i dirigenti non controllavano: la GDF ha fatto poi tabula rasa.
Questo nonostante i provvedimenti dei precedenti ministri Brunetta a Madia: il nostro paese è connivente – spiega Brunetta.
Ma a Bergamo non vogliono essere conniventi: hanno deciso di motivare i dipendenti, oltre 800, chiedendo loro di inventarsi un'idea che possa portare un miglioramento.
250 dipendenti su 800 hanno portato così un'idea: tra queste quella degli elettricisti del comune, un sistema che trasmette lo stato di ciascun impianto fotovoltaico alla centrale degli elettricisti.
Il comune ha risparmiato 18mila euro.
Un'altra idea ha permesso di scovare gli inadempienti sulla tassa dei rifiuti, sul ticket elettronico.

Se l'idea arriva da chi poi la deve attuare, questa persona ci metterà più energia: i risparmi sono poi dati come premio a coloro che hanno realizzato questa idea.
Bergamo ha risparmiato 175mila euro in sei mesi: il piano triennale porterà 600mila euro in totale.

Le persone si sono sentite motivate con questo approccio: altro che tornello e cartellino, politiche che riempiono le prime pagine e fanno notizia, ma che non portano a veri cambiamenti in termini di assenteismo e di risparmio.

Sono cambiamenti che hanno poi degli impatti sul livello del servizio ai cittadini: file meno lunghe, servizi telematici che arrivano a casa delle persone, dipendenti che lavorano di più.
In Italia c'è un anche un sistema di valutazione dei dirigenti: spesso c'è però una burocratizzazione della valutazione che porta ad una stessa valutazione uguale per tutti.

Le città dove il pubblico funziona sono attrattive per gli investimenti: i paesi dove c'è più sviluppo economico sono quelli dove la ppaa funziona meglio.

Vent'anni fa eravamo il primo paese in Europa che sperimentava la carta d'identità elettronica: passati vent'anni siamo ancora ai documenti cartacei.
Nella carta elettronica c'è l'emblema di quello che non siamo riusciti a fare.
Giuseppe Laganà ha raccontato la storia di questa carta: è andato a Milano all'ufficio anagrafe per chiedere una nuova carta, gli è stato spiegato che serve tempo per mandare i dati a Roma, raccoglierli e stampare la carta. Servono 4 mesi per quella elettronica: così l'Italia è l'unico paese che ancora usa quelle cartacee in Europa e il commissario europeo ci ammonisce di togliere di mezzo le carte cartacee e di adeguarci con gli altri paesi.

Dovevamo farlo col ministro Bassanini, nel 1997: nella carta elettronica doveva essere conservato tutto, doveva consentire il pagamento dei tributi col pubblico.
Oggi ci sono comuni, come Palermo, ancora si rilasciano documenti in cartaceo.

Le burocrazie del ministero dell'Interno decisero di passare dalle smart card con un chip, ad uno smart card con banda ottica, per aumentare la sicurezza: produrre le smart card con bande ottiche fu costoso e lungo, perché mancava la tecnologia qui da noi.
Dopo venti anni, per un miraggio difficile da raggiungere, siamo tornati alla smart card: alcune di queste sono state scoperte come difettose.
È successo a Nicoletta Soddu con la sua card che aveva un chip fallato: ha dovuto chiedere una carta nuova.
L'istituto poligrafico dello Stato ha scoperto lo stesso difetto di Nicoletta su altre 346mila carte, già emesse: carte la cui riemissione costerebbe allo stato quasi 6 milioni di euro.

La nuova carta però è monca anche di quelle funzionalità che servivano per rendere più semplice il rapporto dei cittadini con lo Stato, per esempio nel pagamento dei tributi: oggi ci sono troppe piattaforme per Spid, PEC e altro, ma sono separati.
Abbiamo i soldi per questa trasformazione digitale: ci sono i 14 miliardi dall'Europa per andare verso il digitale.

Uno dei punti dell'agenda digitale è l'anagrafe digitale: solo pochi comuni hanno digitalizzato l'anagrafe, aderendo al programma, tra questi Cesena.
In questo comune grazie alla digitalizzazione si sono abbattute le file per la richiesta dei documenti: a questo strumento si è arrivati grazie alla formazione del personale, al lavoro del comune con le sue risorse.
Ma in Italia abbiamo 8mila comuni e non tutti hanno risorse e personale per la digitalizzazione: servirebbe un'entità che aiuti i piccoli comuni in questa grande trasformazione.
Montiano è un paese vicino Cesena, con 1600 persone: grazie all'aiuto del comune di Cesena che qui ha trasferito competenze e parte del personale, anche questo piccolo paese ha digitalizzato l'anagrafe.
E si emette una carta digitale in pochi minuti, che arriva al cittadino in pochi giorni: l'impiegata aveva gli occhi che brillavano mentre raccontava queste cose al giornalista.

I dirigenti che non vogliono decidere.

A frenare il cambiamento nella ppaa ci sono anche i dirigenti dei vari enti che spesso non vogliono prendere una decisione, per non scontentare nessuno.
Decidere di non decidere, la burocrazia difensiva: Laganà ha raccontato la storia della balenottera spiaggiata vicino Sassari.
Del caso se ne sono occupati diversi enti: la capitaneria di Porto Torres, il comune di Sorso, l'ASL di Sassari. Nessuno che ha fatto niente, per due mesi.
La regione ha spiegato al comune che la competenza per smaltire la carcassa era del comune: ma il comune ha mandato comunicazione a svariati enti, tra cui prefettura, Arpas, istituto zoo profilattico ..
Dopo 2 mesi si scoprì che la soluzione era a portata di mano: anni prima era stata la facoltà di veterinaria che si era occupata di un'altra balena, spiaggiata.
Nessuno aveva più memoria dell'evento: solo dopo che ne scrisse un giornalista de La Nuova Sardegna, fu affidato alla facoltà lo smaltimento del cadavere della balenottera.
Bastava sentirsi tra enti locali, ma il dirigente del comune non ha fatto alcuno sforzo per guardarsi attorno, per prendere una sua iniziativa personale.

C'è paura a decidere perché ci sono regole complicate, c'è il rischio di essere citati dalla Corte dei Conti: allora a burocrazia decide di non decidere e la balena di Platamona diventa metafora di come funziona il nostro Stato.

Troppe leggi e troppe regole: leggi scritte male, con riferimenti incrociati tra leggi che le rendono complicate.
Il dottor Terlizzese, dell'istituto Einaudi ha deciso di “tradurre” alcune leggi emesse in questi anni: le leggi in Italia si fanno così, ingarbugliando il funzionario andando a spiegare al massimo dettaglio quello che può fare.
Il deterioramento delle leggi si è accentuato con la seconda repubblica e questo ha deteriorato anche la macchina pubblica.

Carlo Dalla Chiesa è il responsabile legale per l'iniziativa Ostello Bello a Milano: per questa iniziativa ha dovuto combattere contro la burocrazia, perché doveva fornire gli stessi dati a più enti, una miriade di controlli che tolgono tempi, tempi per ottenere una carta.
Serviva un esperto legale, un commercialista, un esperto fiscale. ..
Il rispetto della legalità è un lusso che oggi non ci può permettere: le norme stabiliscono anche dove si deve mettere la formaggera, così tutto è demandato alla discrezionalità del controllore.
Ma in questa discrezionalità si nasconde la corruzione.

Servono meno leggi ma ben scritte: la semplificazione di Calderoli che fine ha fatto?
Abbiamo 110mila leggi attive contro le 10mila attive in Francia.

Il meccanismo di selezione e premiazione dei dirigenti
Manca un'organizzazione scientifica del lavoro, c'è il fai da te, cambiano le procedure da regione a regione: questo è uno dei primi problemi dentro l'amministrazione, spiega il professor Cassese.
Per riformare la ppaa serve un impegno che arriva almeno a cinque anni: c'è poi la selezione degli altri burocrati, che spesso è per nomina politica e questo poi ridiscende verso il basso.

Per misurare il lavoro dei dirigenti della pubblica amministrazione ci sono gli OIV, gli Organismi indipendenti di valutazione, istituiti con una legge del 2009 dal ministro Brunetta.
Sono scelti e nominati e pagati dall'organo politico dell'amministrazione pubblica, ovvero i ministeri stessi.
Spesso ci sono organi monocratici di valutazione, che però sono scelti dal sindaco: come possono essere indipendenti?
Bisognerebbe sentire i cittadini, fare entrare anche loro nelle valutazioni: la riforma Madia aveva istituito un albo, ma gli OIV rimangono comunque pagati dal controllato.

L'anno scorso l'OIV del ministero dello Sviluppo economico ha dato il massimo dei voti a 106 dirigenti di secondo livello su 128. Tutti bravi e meritevoli?
Quasi tutti hanno preso un premio di risultato di 14mila euro a testa.
Su 18 dirigenti apicali, ben 11 hanno preso il massimo punteggio con un premio di 50mila euro.

Fabio Monteduro, uno dei membri dell'OIV del MISE, spiega che gli obiettivi dati sono poco sfidanti e dunque facilmente raggiungibili a consuntivo dal dirigente.
Riassumendo, obiettivi facili da raggiungere e organismo di vigilanza nominati dai ministeri.
Non si è voluto scontentare nessun dirigente, più o meno tutti hanno preso gli stessi soldi.

Al ministero dei beni culturali, all'OIV c'è un dirigente del ministero stesso, una specie di corto circuito.

Un altro scandalo è costituito dalla scuola di pubblica amministrazione: i vari ministeri hanno preferito crearsi le proprie scuole, anziché puntare alla SNA, la scuola nazionale.
Solo quando è arrivato Renzi si è deciso di ritornare alla scuola nazionale, che però aveva costi enormi, perché era diventata un poltronificio per ex funzionari dello Stato, molto ben pagati.
Per 11 doventi che provenivano dal ministero delle finanze si spendevano 1,8 milioni di euro: dopo che si era deciso di ridurre il loro stipendio, hanno fatto ricorso al TAR e il giudizio è pendente.

Come funziona in Francia? La pubblica amministrazione francese è formata alla all'Ena: per entrare la selezione è durissima per gli studenti che arrivano da tutto il mondo.
Dopo il corso di studi, gli studenti devono servire per 12 anni nello Stato: qui si fa poca teoria pura e si insegna ad esempio come scrivere le leggi.
E sono previsti stage dentro le amministrazioni, per capire come funzionano dal di dentro e cercare di portare dentro uno sguardo nuovo.

Potremmo copiare la Francia, anziché inventarci l'ennesima riforma battezzata con nomi altisonanti, “concretezza”, “sicurezza”, “dignità”...
Diamo atto al ministro Bongiorno, che ha promesso di voler mettere mano al meccanismo di valutazione, per arrivare ad una vera meritocrazia dentro la selezione del personale della macchina dello Stato.

09 aprile 2018

Di banche, banda larga e dei furbetti del cartellino – le inchieste di Report


Come sono state salvate le banche venete, come potevano essere risarciti gli azionisti truffati.La banda ultralarga: il perché di un ritardo che penalizza imprese e cittadini.

Le banche italiane, quelle che erano solide, sicure, avevano superato tutti gli stress test.
Quelle che erano vigilate da organi competenti, come Bankitalia (e Consob, per la gestione dei titoli azionari).
Quelle che in questi mesi abbiamo visto cadere, anche più volte come MPS, costringendo lo Stato italiano a mettere mano al portafogli.
Da MPS, alle Popolari venete, ad Etruria, fino ad arrivare a UBI Banca, terzo polo bancario, che mette a bilancio perdite per 12 milioni e paga dividendi per 125 ml di euro.
E che, per bocca del suo presidente Moltrasio, definisce gossip il processo per ostacolo alla vigilanza dei vertici bancari.

Dalle banche alla banda larga per internet, l'infrastruttura tecnologica che metterebbe i cittadini italiani e le imprese alla pari con gli altri paesi europei.
Dopo anni di promessi investimenti e di veri soldi spesi, a che punto siamo?

Ma prima di tutto, l'anteprima: Cartellino rosso per furbetti di Alessandra Borella

Il decreto Madia voleva mettere la parola fine ai furbetti del cartellino nella pubblica amministrazione, ma si sta scontrando con i tempi lunghi della giustizia civile e penale.
Alla fine il rischio è che i furbetti rimangano al loro posto, semplicemente si è fatto lavorare il Tribunale per niente.

La media è di tre licenziati al mese, da quando è in vigore il decreto Madia contro i furbetti del cartellino nella pubblica amministrazione. Tra loro c’era Letizia Beato, dipendente del Campidoglio da 27 anni. Il 20 aprile 2017 si sente male, esce senza timbrare, finisce in ospedale e si trova licenziata nel giro di un mese.
A distanza di un anno il tribunale di Roma annulla tutto e l'impiegata viene reintegrata, con dieci mesi di stipendi arretrati e il pagamento delle spese legali a carico del Comune. Siamo solo al primo grado del giudizio civile e già si vede che il "procedimento lampo" non va proprio alla velocità del fulmine. Il decreto Madia ha introdotto l’obbligo di sospendere subito il furbetto beccato in flagranza e di sanzionarlo entro trenta giorni, invece dei 120 che concedeva la legge Brunetta anti-fannulloni. Ma zelo e velocità si scontrano con i tempi dei procedimenti paralleli - civile e penale - e con gli errori che gli enti pubblici possono commettere per rispettare i termini. Alla fine chi la spunta? Il presunto furbetto o l’ente che vuole liberarsene?


Il salvataggio delle banche venete.

Report torna ad occuparsi di banca Intesa e del fallimento della banche popolari venete, con un servizio di Giovanna Boursier sulla commissione di inchiesta sulle popolari, presieduta dal senatore Casini.

Di fronte alla stampa, il presidente della commissione parlamentare sulle banche, Pierferdinando Casini, ha parlato di ladri: “ci sono dei ladri nel sistema bancario, dei truffatori ..”.
Ma chi sono i ladri e i truffatori? I dirigenti delle banche venete, di MPS, di Etruria?
“Io non mi permetto di dire chi sono quando ci sono dei tribunali che stanno facendo delle inchieste”: chiedete i nomi ai giudici, dice Casini. Se e quando arriveranno le sentenze.
Casini, nella conferenza stampa era di fretta per la campagna elettorale: la commissione banche forse era stata pensata anche per questo, annunciata nel 2016 e tenuta in scacco su input del governo Renzi.
Commissione che però, alla fine, si è dimostrata un boomerang per il Partito Democratico.

Ma Casini è stato candidato a Bologna, nel feudo del PD, dove è stato alla fine eletto: un collegamento che fa sorgere pensieri maliziosi, visto che il presidente Casini con la sua commissione ha indagato anche su banca Etruria, dove ha lavorato come dirigente prima e vicepresidente poi il padre dell'ex ministro Boschi.
“Casini è da anni un interlocutore del pd” ha tentato di difendersi di fronte a Giovanna Boursier Orfini (presidente PD): un do ut des in cambio di un occhio di riguardo per le banche di famiglia?
Casini ce l'ha fatta, mentre Orfini è stato recuperato col proporzionale.
Da quando Casini è diventato di centro sinistra?
“Ma lei mi aveva detto che mi faceva una intervista gentile ..”

Non è mai stato iscritto al PD, non voleva nemmeno che si facesse la commissione di inchiesta sulle banche. È stato beneficiato senza volerlo.
Non voleva nemmeno ascoltare l'attuale sottosegretario Boschi (sulla vicenda Ghizzoni – Etruria, riportata nel libro di De Bortoli): ha spiegato Casini che non voleva fare la campagna elettorale per una parte avversa al PD.
Che l'ha candidato prima che consegnasse la relazione finale sulle banche: l'ex ministro Visco riconosce a Casini di aver condotto il suo lavoro in commissione con una certa abilità politica e ha potuto concludere dicendo, ci sono dei ladri, ma non c'è nessun colpevole da indicare.

Uno che invece non ha condotto il suo lavoro in commissione con la stessa abilità è stato il senatore di FI Augello: non è stato ricandidato dal suo partito e dunque oggi è impegnato in un trasloco.
Ha votato no alla relazione di maggioranza: “fatico a credere che le liste del centro destra siano scelte dal PD” racconta.
Il PD che aveva in commissione il suo tesoriere che era in società col fratello della Boschi: me lo hanno detto, il commento laconico dell'ex senatore..

AD di Intesa Messina

La storia della commissione è legata al fallimento delle banche popolari e all'ultimo default delle venete, sancito dalla BCE nel giugno scorso.
Si prende tutto Banca Intesa, su richiesta del nostro governo che si tiene la bad bank coi commissari, mentre cede ad Intesa la good bank per un 1 euro.
Per non doverci mettere del suo, l'AD di Intesa Messina chiede al governo 4,8 miliardi di euro cash e altri 12 miliardi di garanzia (soldi che ora comportano un aumento del debito pubblico con tutto ciò che ne consegue).
Un regalo a banca Intesa?
“E' la favola più grande che è stata raccontata nel nostro paese” - ha risposto Messina: non aumenta l'utile della banca, migliora il bilancio ma, spiega l'AD, mai avrebbe acconsentito a questa operazione che peggiora la qualità di Intesa.
Si sono salvati i correntisti e gli obbligazionisti che sono stati trasferiti in Intesa; ma gli azionisti delle venete hanno invece perso tutto. Molti di questi 87mila erano risparmiatori truffati: persone che hanno perso in un colpo tutti i risparmi, di anni di lavoro e che nemmeno potranno rifarsi con la via giudiziaria.
Quanto meno il processo contro i vertici di Veneto Banca, che è a rischio prescrizione e ora i PM, pur di recuperare qualcosa, stanno valutando l'ipotesi di aprire un fascicolo per il reato di bancarotta.

Qui l'anticipazione su Raiplay
I lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, presieduta dal senatore Pierferdinando Casini e istituita per indagare sulla crisi del sistema bancario italiano, chiudono il 30 gennaio con una relazione che sostanzialmente imputa i fatti alla mancata vigilanza e alla scarsa comunicazione tra Banca d’Italia e Consob. Una task force di quaranta parlamentari che alla fine non indica i responsabili, né per i fallimenti delle banche popolari né per le truffe a centinaia di migliaia di risparmiatori. Tra gli auditi anche l’ex ad Unicredit, Federico Ghizzoni, che ha confermato che l’allora ministra Maria Elena Boschi aveva chiesto di valutare un intervento su Banca Etruria; mentre il governatore Ignazio Visco ha precisato che a chiedere di intercedere per Banca Etruria in Banca d’Italia era sceso in campo anche l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Eppure, come ha dichiarato lo stesso Pier Carlo Padoan, l’unico deputato a interloquire sulle banche è lui: il ministro dell’Economia. Il senatore Casini, appena rieletto, ha spiegato in un'intervista esclusiva a Giovanna Boursier perché Renzi lo ha scelto come candidato a Bologna e i retroscena dei lavori della Commissione. L'ad di Banca Intesa Carlo Messina, che ha acquistato a un solo euro la gook bank delle popolari venete, spiega invece perché ha chiesto al governo italiano cinque miliardi cash e garanzie per 12 miliardi per intervenire. Soldi che oggi si scopre pesano su deficit e debito. È stata la strada migliore? Il governo aveva anche detto che per il salvataggio delle venete non c’erano altre offerte, invece Report ne ha scovata una.


Un paese senza la fibra

Dopo 10 anni di investimenti pubblici per stendere la fibra ottica in tutta Italia, siamo ancora il fanalino di coda in Europa: siamo al 25 esimo posto su 28 per connettività.
10 anni di sprechi, progetti approssimativi e anche qualcuno che è finito sotto indagine della magistratura.
Un ritardo che crea un danno per i cittadini e per le imprese.
Il governo ha messo sul piatto altri 5 miliardi per aprire i cantieri in tutto il paese, per completare il cablaggio.
Ma sarà sufficiente per recuperare il ritardo?

Le tecnologie del futuro hanno tutte una gran fame di banda larga. Ma dopo dieci anni, circa due miliardi di fondi pubblici già spesi e otto miliardi stanziati, la fibra ottica per tutti gli italiani è ancora nel mondo dei sogni. Qui, per esempio, siamo a cavallo tra Abruzzo e Molise.


Quel poco di banda che c'è la porta Nicola Menna con il wireless, gratis, da un anno, per tutte quelle persone che hanno difficoltà ad ottenere un accesso internet dagli operatori: eppure in questa zona sono stati spesi molti soldi pubblici per la rete.
Nel paese di Montefalcone, nel Sannio, è stata costruita la centrale Telecom, c'è un pozzetto per allacciare le linee che poi arrivano alle case ma, poi, l'ADSL di telecom non esiste.
Il servizio arriverà, dicono, quando non si sa ancora...
A Castel Guidone sono stato piazzati 27 km di fibra, fino ad un altro pozzetto: ma la fibra arriva fino agli armadietti Telecom: niente fibra in paese.

La verità è che dietro la banda larga c'è la guerra tra Telecom e il consorzio Open Fiber per la cablatura del paese, la guerra in corso per la conquista di Telecom, spolpata nel corso degli anni (dopo la privatizzazione) e ora considerata tardivamente strategica per il futuro del paese, tanto da portare CDP (cassa depositi e prestiti) ad entrare nell'azionariato, in una guerra Francia (Vivendì, il controllore francese) - Italia che passa anche per lo scorporo della rete.

La scheda del servizio - GLI SFIBRATI di Giuliano Marrucci
Nei prossimi cinque anni il traffico di dati sulla rete triplicherà. Le tecnologie del futuro, dal cloud all'internet delle cose, passando per realtà aumentata e virtuale, hanno tutte una gran fame di banda. L'unica tecnologia in grado di garantirne a sufficienza è la fibra ottica. Ma dopo dieci anni, circa due miliardi di fondi pubblici già spesi e otto miliardi stanziati, la fibra per tutti gli italiani è ancora nel mondo dei sogni. Che fine avranno fatto i nostri soldi? Quando riusciremo a metterci al passo con il resto d’Europa?


04 novembre 2016

Il paese delle riforme (anticipazione della puntata di Report)

Lunedì prossimo Report si occuperà di riforme: "La riforma della pubblica amministrazione, la riforma dell Inps, la riforma di Equitalia, la riforma dei concorsi per diventare dirigenti pubblici: la grande riforma."

Oggi, la parola riforme è stata caricata di significati che vanno al di là del suo significato: per dirla breve, chi fa le riforme è il buono, chi non le vuole è il cattivo, che vuole mantenere le cose come stanno.
Come se tutte le riforme fosse positive per il paese.
Come se in questi anni non avessimo riformato abbastanza: ogni governo deve fare la sua riforma della scuola, dalla Gelmini alla Giannini.
La giustizia la vogliono riformare tutti: obiettivo? Vietare la pubblicazione delle intercettazioni, togliere l'obbligatorietà dell'azione penale, rendere le procure strutture gerarchizzate dove il capo può avocare le inchieste ..

L'inchiesta di Giovanna Boursier si occuperà di concorsi e di nomine a dirigenti. 
Dal concorso per l'agenzia dei Monopoli del 2013, fatto per sanare la posizione di alcuni dirigenti assunti per chiamata o "amicizia": a questi era stato dato il testo del concorso, in mezzo alle pagine della gazzetta ufficiale.

Una delle persone sentite dalla giornalista, alla domanda a cosa servisse questo sistema di finti concorsi ha risposto in modo secco: "a creare una classe dirigente fedele, a discapito delle regole e delle norme e dunque del cittadino".
I concorsi per dirigente nell'agenzia delle entrate, tutti invalidati dal TAR su richiesta del sindacato. 
Come se ne esce, visto che quei dirigenti servono per la lotta ai furbetti del fisco (gli evasori)?
Con una riforma della pubblica amministrazione - ha risposto Rossella Orlandi, direttrice dell'agenzia delle Entrate.

Nell'inps, la riforma la sta facendo direttamente il direttore Boeri: la sua riforma prevede la riduzione dei dirigenti.
Che però si ritrova come DG un dirigente Massimo Cioffi, scelto da lui stesso, che gli ha però taciuto l'indagine a suo carico per presunta evasione dei contributi.

Lei non lo vede il conflitto di interesse? - chiede ad un certo punto Giovanna Boursier.
Non devo prendere nessuna decisione, dunque non c'è nessun conflitto ..

Da Reportime, l'anteprima:


Massimo Cioffi è Direttore generale dell’Inps da febbraio 2015. È stato scelto dal Presidente Tito Boeri, nominato a sua volta dal governo per riformare e far funzionare l’Istituto previdenziale più grande d’Europa, che gestisce 20 milioni di pensionati e 23 milioni di lavoratori e aziende che versano contributi.Cioffi viene da Enel: dal 2006 al 2014 è stato Direttore del personale. Il problema è che al momento della nomina Cioffi non ha detto a Boeri che proprio in Enel era in corso un’ispezione Inps, su ordine della Guardia di Finanza, per accertare contributi non versati per 40 milioni di euro, relativi a prepensionamenti e incentivazioni all’esodo.La storia è venuta fuori all’inizio di quest’anno, perché finisce anche dentro un’inchiesta della procura di Nocera Inferiore, nella quale Cioffi è indagato per abuso d’ufficio. Solo a questo punto il presidente Boeri ne viene a conoscenza.Cioffi dichiara a Report: “il motivo per cui non ho informato Boeri dell’ispezione in Enel è che la consideravo chiusa, mentre poi ne hanno aperta un’altra proprio quando io arrivo in Inps, ed è lì che nasce il conflitto d’interesse, ma non è un reato e io mi sono sempre astenuto sulle questioni che coinvolgono Enel ”.Ieri Cioffi lo ha ripetuto alla Camera dei deputati in un’audizione sulla riorganizzazione della dirigenza Inps, tralasciando però alcuni aspetti della vicenda. Primo: che l’ispezione Inps aveva già accertato i primi 5 milioni di contributi non versati, ed era ancora in corso quando Cioffi riceve l’incarico da Boeri, pertanto il conflitto c’era già. Secondo: da marzo Cioffi è indagato a Nocera Inferiore, pertanto il conflitto si accentua. Terzo: dalle carte dell’inchiesta emerge che come Dg di Inps non si sarebbe astenuto sugli accertamenti in Enel. Appena nominato in Inps avrebbe incontrato il capo della Vigilanza Vitale proprio per discutere della questione.
Si fa presto dire, abbiamo le riforme ..