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01 febbraio 2013

Servizio pubblico - le mani intasca

Cosa farà l'uomo nell'impermeabile sotto la pioggia, quello della canzone di Conte, nei prossimi giorni? Se lo chiedeva Santoro nella scorsa puntata di Servizio Pubblico, nella sua copertina.
Riuscirà a spiegare ai propri elettori che nell'acquisto (a caro prezzo) dell'antonveneta non c'è nulla di sporco, che nelle operazioni della terza banca d'Italia non si nasconde alcuna corruzione.
L'uomo di partito dovrà spiegare che quanto è successo a Siena non è perché i partiti controllano le banche. Ma perché i banchieri si scelgono direttamenti i politici, si chiama Lobby.
I banchieri hanno fatto tutto quello che volevano senza controllo: la politica, come dice anche Grillo, non ha una visione per uscire da questa crisi del capitalismo.

Siamo passati dall'economia del debito all'economia dell'austerity, per riparare i danni dell'economia del debito.
Ma già nel 2010 Report aveva parlato dei problemi di Mps, della vigilanza di Bankitalia (presieduta dal presidente Rai Tarantola) che aveva fatto una relazione dove si parlava già dei due derivati Santorini ed Alexandria.
Non è vero dunque, come dicono in Bankitalia, che noi non sapevamo: a siena la strategia che hanno seguito è stata quella di nascondere un debito con un altro debito, comprandosi una banca. Ma per comprare una banca devi avere i conti in ordine.
Serviva un prestito allora, truccato da attivo. Ecco dunque il derivato, che produrrà un attivo nel 2031, ma è messo a bilancio oggi.
Un tappo nella diga della terza banca d'Italia.
Senza quel tappo la diga sarebbe crollata, come la presunta solidità delle banche italiane.
Ora non avremmo, forse, Draghi a capo della BCE.

Infine, Santoro ha commentato il nuovo atteggiamento di Grillo, più pacato, più da politico.
I suoi avversari non sono tutti morti, sono ancora vivi e vegeti: fuori c'è il diluvio ma per loro (Monti, Bersani, Berlusconi) "è la pioggia che va".



Prima di far parlare gli ospiti su crisi delle banche e caso Mps, a Servizio Pubblico è andato in onda un servizio sulla rivoluzione liberale di Berlusconi. La vecchia ricetta mai applicata della riduzione della spesa pubblica per diminuire le tasse.
Nervosetti un pò, quelli del PDL. Da Verdini a Brunetta per cui, la rivoluzione per salvare il paese è diminuire gli stipendi a Fazio e Santoro.

Il caso Mps: ospiti della puntata Stefano Fassina, l'ex ministro Tremonti e Antonio Di Pietro.

Tremonti è autore dell'equazione Imu prima casa = soldi per salvare Mps. In studio ha spiegato che questa è una formula semplicistica per dare l'idea dei volumi in gioco.
Ma comuqnue l'Imu blocca l'economia e bisognerebbe toglierla: per far riprendere l'economia le sue proposte sono di dare il Tfr in busta paga, usare la Cdp per finanziare le imprese e farla diventare come la grande banca pubblica KFW.
Il pubblico deve ora intervenire: "siamo al sesto anno della crisi, e ogni anno diventa peggiore".

Fassina gli ha allora ricordato che nei primi anni della crisi era lui al timone, assieme a Berlusconi. Le cose sono più complicate di come le spiega Tremonti: il fondo di stabilità (e i soldi dati a questo fondo), il fiscal compact, il pareggio di bilancio, sono decisioni prese dal suo governo.
"Starei più cauto a fare semplificazioni".
Per dare ossigeno all'economia bisogna evitare l'austerità, evitare la svalutazione del lavoro: noi l'avevamo detto - ha spiegato Fassina. Sebbene, quando si è trattato di approvare le manovre di Monti, tutti hanno votato a favore. Anche sulla riforma Fornero.

Il dato su cui riflettere è che il debito aumenta nonostante gli enormi costi sociali ed economici.
Anche Fassina ha parlato di investimenti coi soldi della Cdp (che però nasce con un altro scopo) per le opere pubbliche. Di ridistribuire il reddito e di aumentarlo per quelli bassi.

La ricostruzione di Walter Molino, sulle ispezioni della Banca d'Italia.



Di Pietro, che in seguito ha avuto uno scontro con Fassina, ha puntato il dito contro la mancata vigilanza della Banca d'Italia e della Consob.



A di Pietro non è piaciuta l'intervista di Napolitano al Sole 24 ore, dove ha difeso l'azione di Bankitalia: dove è stata questa vigilanza se la banca sapeva dei derivati e dei rischi che Mps avrebbe corso?
Come mai Mussari è poi finito all'Abi?
"Quali sono le lobby che governano il paese?" - ha concluso l'onorevole dell'idv.
che ha poi chiesto dei sequestri preventivi sui beni della banca e  dei fermi sui dirigenti della banca per evitare che inquinino le prove.

Fassina si è allora immolato, a scudo umano delle istituzione: nella linea già sposata dal PD in difesa di Napolitano sul conflitto coi pm di Palermo (per la trattativa) ieri Fassia ha difeso l'azione di Draghi e della vigilanza spiegando che è bene non gettare fango sulle istituzioni.

Bene: ma quali sono le proposte del PD, il suo partito, per risolvere queste situazioni. Sarebbe favorevole Bersani (e Fassina) alla separazione delle banche d'affari da quelle di risparmio? Per riformare le fondazioni bancarie e andare verso una vera privatizzazione delle banche (al contrario di quello che voleva fare Tremonti)? Mettere un freno all'uso dei derivati dentro le nostre banche?
Dare maggiori controlli a Bankitalia?

E tutto questo sarà possibile in un futuro governo con Monti, che oggi chiede di mandar via la politica dalle banche, ma ha governato il paese con diversi ex banchieri a fianco.
E qualcuno è pure nelle sue liste.

L'intervento di Travaglio:



L'intervento di Dragoni: la corsa all'oro dei derivati

23 gennaio 2013

Ma c'è una banca differente?

Per fortuna che le nostre banche erano solide.
E che c'è l'ABI che controlla (e la Consob). Da ieri senza presidente dopo le dimissioni di Mussari, che era AD di MPS fino al 2011.
E che questo governo, ma anche il precedente, era amico delle banche.
E che le banche si sono prese centinaia di miliardi dalla BCE, miliardi dallo stato (3,9 miliardi, come l'IMU sulla prima casa) che garantirà anche per i bond emessi dalle banche.
Della situazione in MPS, la banca di sinistra, del suo buco di bilancio, del suo modo di comprare consenso, dell'aquisizione a perdere di Antonveneta, ne ha parlato prima Report e poi alcuni articoli de Il fatto (sul derivato Alexandria).

E dopo Intesa, Unicredit, BPM anche MPS. Imbottite di titoli di stato e dunque impossibilitate a fallire. Le nazionalizziamo (in parte lo stiamo facend già per i soldi pubblici che forse non verrano restituiti)? Non è che il pubblico sia meglio, vedo scandali nel Lazio e i recenti in Lombardia?


Giorgio Meletti su Il fatto, la storia dei rapporti tra politica e banca:
LA STORIA non è quella del glorioso Rinascimento, ma quella, più modesta, degli anni d'oro di Mussari, l'avvocato calabrese naturalizzato senese, che spendendo sapientemente la notizia mai ufficiale dell'alto patrocinio di Massimo D'Alema, scala prima la Fondazione, poi prende direttamente le redini della banca, sempre legatissimo al segretario locale del Pd e poi sindaco di Siena Franco Ceccuzzi. Lubrifica il suo potere finanziando personalmente, per 673 mila euro in dieci anni, i Ds e poi il Pd, generosità consentita dal lauto stipendio che non risente della crisi. La madre di tutte le follie è l'acquisizione dell'Antonveneta per 10 miliardi contro un valore patrimoniale di poco superiore a 2 miliardi. La magistratura, ma anche la Banca d'Italia e Profumo, indagano. Per questo lasciare il passo a Profumo non è bastato. I panni si stringono addosso al sistema Siena, la banca va sempre peggio, e la Fondazione peggio che peggio. Non ci sono più soldi per il Palio, e la magistratura indaga anche sulla Mens Sana, squadra di basket che a spese del Monte domina da anni la scena. La città sta ormai perdendo tutto, e quando appare chiaro che la piccola casta senese ha distrutto in cinque anni una ricchezza costruita in cinque secoli, si va, come suol dirsi, ai materassi: tutti contro tutti.    CECCUZZI sgambetta sul filo di lana la famiglia Monaci: Alberto, potentissimo ex dc senese, è oggi presidente del Consiglio regionale toscano, in quota Pd-Margherita. Suo fratello Alfredo, da sempre inserito nel sistema Monte, punta alla presidenza della Fondazione, al posto dello stanco Gabriello Mancini, altro uomo di Monaci. Ma il povero Alfredo rimane fuori anche dal consiglio della Fondazione. I monaciani tolgono la fiducia a Ceccuzzi, che deve dimettersi da sindaco. Alfredo, dopo aver cercato di contrapporsi a Ceccuzzi nelle primarie Pd per le elezioni del nuovo sindaco, si sistema con un posto nella lista Monti, come rappresentante della società civile, quella senza macchia. Si scannano dentro il Pd, ma, a quanto pare, il disastro è tale da intaccare anche la tradizionale coesione massonica. Loggia contro loggia, la partita si gioca tutta sull'attesa delle mosse della procura di Siena, costretta suo malgrado a darla vinta a questa o a quella fazione.    Di fronte a questo spettacolo, Profumo ha tagliato corto: ha raccolto tutte le carte imbarazzanti e le ha spedite alla Procura. Tanto a Siena nessuno è più amico di nessuno.

07 maggio 2012

Report il monte dei fiaschi

Massoneria, clientelismo della politica, nomine di dirigenti fatte per soddisfare le voglie dei partiti, soldi a pioggia per tenere buono il popolino (di Siena), una banca che non concede prestiti per le imprese che fanno economia reale, ma che fa invece speculazioni e investimenti rischiosi.
Una banca piccola ma antica che si si crede grande e che, per le manie di gigantismo, ora si ritrova senza buona parte del patrimonio (venduto per fare cassa) e con una brutta situazione debitoria.

Ieri sera Report parlava di Siena e della sua banca Il Monte dei paschi, e della fondazione che la controlla. Ma sembrava che si stesse parlando dell'Italia e dei suoi problemi.

E per fortuna che nella sala dei nove del palazzo pubblico di Siena c'è il dipinto sulle allegorie del buono e del cattivo governo:

"La sapienza divina tiene la bilancia della giustizia da cui parte una corda che finisce
alla concordia che ha in grembo una pialla, simbolo di uguaglianza e livellatrice dei
contrasti. La corda passa per ventiquattro cittadini e finisce nella mano destra del
comune, rappresentato da un monarca. Ai suoi lati siedono la giustizia con la spada, la
corona e il capo mozzo; la temperanza con la clessidra segno di saggio impiego del
tempo, la prudenza con uno specchio per interpretare il passato e prevedere il futuro;
la fortezza con la mazza e lo scudo; la pace, sdraiata su un cumulo di armi, e la
magnanimità, dispensatrice di corone e denari".


A Siena potrebbero essere ricchi, per il fatto di essere un vero museo all'aria aperta, per la cultura e la storia. E anche per questa banca che dovrebbe investire sul territorio i propri profitti: invece i cittadini senesi si sono risvegliati da questo sogno di ricchezza e grandiosità all'improvviso, il 16 marzo scorso, con i contratti di solidarietà decisi dal nuovo AD della banca Viola.

Il groviglio armonioso, per usare le parole del venerabile maestro Bisi, si è alla fine rivelato per quello che è: una lottizzazione da parte dei partiti, con operazioni che hanno portato all'indebitamento della banca.
Per gli stipendi del management:

Giuseppe Mussari da presidente guadagnava 700 mila euro l'anno, Antonio Vigni, direttore generale uscente, con la banca in piena crisi ha preso 1,9 milioni nel 2009, 1,4 milioni nel 2010 e 5,8 milioni nel 2011 compresa la buonuscita; Emilio Tonini, ex manager, tra stipendio e liquidazione ha incassato in tre anni 10 milioni e mezzo di euro e si è beccato una condanna a otto mesi di reclusione per aggiotaggio, poi salvato dalla prescrizione.

Per le operazione speculative fatte dal desk area finanze di Londra: tramite broker stranieri MPS si è lanciata nel business dei cdo (Alexandria Capital), che ha portato solo pedite al gruppo oggi difficilmente rintracciabili nel bilancio.

Oggi il passivo conta 8,4 miliardi di euro: MPS ha preso 34 miliardi dalla BCE, di questi 26 sono finiti in BTP: un investimento sicuro per la banca che però così non fa il suo mestiere che dovrebbe essere quello di prestare capitali alle imprese, non fare speculazioni. Come quella con la IMCO dei Ligresti, a Roma.

Non concedere prestiti alle imprese ha peggiorato le cose: il risultato ottenuto è stato mettere in crisi l'economia del posto; le imprese senza prestiti diventano insolventi (totale insolvenza, cioè soldi che la banca non recupererà più, ammmonta a 14 miliardi).
Poi ci sono stati i prestiti ai membri del cda che usavano la banca come un bancomat; le vendite degli immobili fatte per creare utili da distribuire.

Anche la Fondazione MPS, che controlla la banca, dal 2001 si è lanciata in spese superiori a quelle che si poteva permettere: la cattiva amministrazione è derivata anche dalle nomine dei suoi vertici, che hanno seguito più criteri clientelari che non meritocratici.

Il presidente delle fondazioni bancarie, Guzzetti, ha cercato di difendere Mancini, pres. fondazione MPS, impiegato della Asl, ma sembrava più un volersi arrampicare sugli specchi.

GIUSEPPE GUZZETTI – PRESIDENTE ASS. FONDAZIONI BANCARIE –
FONDAZIONE CARIPLO
No. Mah, le dico: intanto essere amministratore di Asl quantomeno la conoscenza dei problemi del sociale… Ma lei sa che tra i settori due dei nostri settori d’intervento c’è la sanità, quindi non mi pare proprio uno sprovveduto.

Forse, le nomine di Mussari e Mancini sono dovute alla loro tessera politica della DC.

Altri problemi per MPS sono arrivati dall'acquisizione di Banca Antonveneta:

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
e nel 2007 il Monte dei Paschi acquista Banca Antonveneta dal Banco Santander, la più
importante banca spagnola guidata da Emilio Botin, uomo dell'Opus Dei.


Una banca comprata a 10 miliardi, quando pochi mesi prima era stata acquistata da Santander a 6 miliardi e che oggi vale ancora meno. Un acquisto deciso da Mussari a scatola chiusa:

RENATO LUCCI - PENSIONATO MPS - AZIONISTA
Improvvisamente Mussari fa la grande operazione: compra la Banca Antonveneta. E la
compra senza più avere un soldo in cassa. Quindi che fa? Per spendere i 10 miliardi
che gli servono, di euro lui ricorre per la metà a indebitarsi e, per l’altra metà, li
chiede ai soci. E quindi la Fondazione che fa? Si libera di tutti i suoi investimenti
obbligazionari e compra tutte azioni Monte Paschi. Spende circa 2 miliardi e 9 della
sua liquidità, per sottoscrivere questo aumento di capitale che serve a comprare
Antonveneta.

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La banca a questo punto è senza liquidità e per andare avanti è costretta a comprare
1,9 miliardi di euro di Tremonti Bond che la obbligano a riconoscere al Tesoro una
cedola annua di 160 milioni. E a pagare sono i risparmiatori. Ma siccome il debito è
troppo alto, l'anno scorso la banca chiede un nuovo aumento di capitale per oltre 2
miliardi di euro. E la Fondazione si svena.

RENATO LUCCI - PENSIONATO MPS - AZIONISTA
Quindi la Fondazione fa la sua parte per sottoscrivere il suo miliardo di capitale
sociale, perché è proprietaria per metà del Montepaschi , si indebita, dà in garanzia di
questo debito tutto il suo patrimonio di azioni Montepaschi, perché poco altro ha nel
suo portafoglio …


Risultato? 4,7 miliardi di perdita, il titolo di MPS che scende precipitosamente. Non è solo colpa della crisi o sfortuna.
Viene da chiedersi in che modo in Italia si viene nominati a capo di qualcosa, visto che lo stesso Mussari è stato presidente dell'Abi.

Ma tanto c'era il palio, a tenere occupata la gente: vince chi paga il fantino, e le contrade per pagare il migliore hanno chiesto soldi alla stessa banca (babbo Monte).
In questo modo si è cercato di tenere buone le voci critiche che ogni tanto si alzavano: coi soldi della banca.

"Il groviglio armonioso", anzichè portare benessere, ha reso la città conformista, dove sinistra e destra (PD o PDL) erano uguali.
Tutti d'accordo, nessuno contrario, i soldi della banca fanno miracoli: soldi finiti anche agli amici del responsabile PDL Verdini (che ha messo nella fondazione un suo uomo, Pisaneschi), il costruttore Fusi. Che si è preso un finanziamento per la BTP, che oggi ha lasciato ad altri.

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Andrea Pisaneschi e Denis Verdini sono indagati dal tribunale di Firenze nell'ambito
delle indagini sul credito cooperativo fiorentino, la banca che, da presidente, Verdini
avrebbe spolpato per finanziare amici e soci. I magistrati stanno scavando sulla
procedura attraverso cui nel 2008 un pool di banche, in testa il Montepaschi,
concedevano un mutuo di 150 milioni di euro alla BTP, l'impresa in crisi di Riccardo
Fusi, già finito nelle indagini sui grandi eventi della protezione civile. Pisaneschi, amico di Verdini e manager Montepaschi, sarebbe stato l'uomo giusto del finanziamento che
la banca accorda a Fusi. Oggi l'inchiesta procede, ma nel frattempo fusi ha lasciato ad
altri la sua BTP dopo aver accumulato circa un miliardo di euro di debiti.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Insomma, nessuno controlla l’operato dell’altro perché fanno tutti più o meno la stessa
cosa, spartirsi la torta e il potere. Verdini, che è il capo del pdl nazionale, mette un
suo uomo Pisaneschi dentro il cda di Montepaschi e questo, secondo i magistrati,
avrebbe spinto Montepaschi a prestare tanti milioni ad un imprenditore, che ha in
mano una società fallita. Verdini conosce Fusi, e Fusi li restituirà quei milioni al Monte?
C’è da dire che a Siena quasi tutte le famiglie hanno qualcuno che lavora dentro al
Monte, visto che ci sono 22 filiali, praticamente una in ogni strada. E poi c’è la
massoneria che ha un suo tesoriere, che è stato dirigente della società di gestione
dell’aeroporto, che adesso aspira a diventare un aeroporto internazionale, nonostante
in zona ce ne siano altri 3. Si fa un po’ fatica a vedere quale sia il vantaggio
imprenditoriale, ma fondazione e banca pagano.


L'aeroporto di Ampugnano.
Altro affare della banca: un aeroporto gestito dal tesoriere della Massoneria; sotto i suoi terreni scorre la falda acquifera; il pubblico estromesso dal provato, un'inchiesta della magistratura, per un grande progetto strategico in una zona dove esistono già altri aeroporti.

Un privato che dovrebbe finanziare l'opera che però ha dietro il pubblico:

FERNANDO GIANNELLI COMITATO AEROPORTO AMPUGNANO
Questo fondo è un private equity con sede in Lussemburgo partecipato però, o meglio
finanziato, da 3 Casse depositi e prestiti, la italiana, la francese e la tedesca. Cassa
Depositi e Prestiti è partecipato dal ministero e finanziato dai risparmiatori, dai libretti
postali e non ultime dalle fondazioni bancarie che hanno investito in questa società.
Quindi i soldi che sarebbero arrivati qua non erano effettivamente soldi privati.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Per capire di chi sono i soldi basta guardare dentro la società che nel 2007 vince la
gara. Galaxy è partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti a sua volta partecipata dalla
fondazione Montepaschi. Quindi Galaxy risulta indirettamente partecipata anche dalla
banca. Il groviglio armonioso non sembra aver fatto attenzione alle forme: Mussari
guida la banca ed già presidente del comitato di indirizzo della Cassa Depositi e
Prestiti, mentre la professoressa Luisa Torchia, dominus del procedimento di
privatizzazione dello scalo, è nel cda della Cassa Depositi e Prestiti e consulente della
società aeroportuale, ma poco tempo prima era stata legale della Fondazione.
Insomma, più che una gara sembrava un matrimonio.


Un progetto naufragato in cui compare di tutto: dai soldi pubblici spesi male per l'università di Siena (membro della Fondazione) e delle pressioni sulla stampa locale, per le sue critiche a certe operazioni:

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
In realtà, non si è mai saputo quanto sarebbe costato l'aeroporto internazionale. E
oggi, in seguito all'inchiesta, Galaxy sta uscendo dalla società che gestisce lo scalo.
Resta però misterioso come un aeroporto pubblico sia passato a un privato contro il
parere del Ministero dei Trasporti. Forse per via del senatore Franco Mugnai, molto
legato all’allora ministro Matteoli e reclutato dalla società aeroportuale per 300 mila
euro. Ma tutto questo è davvero niente in confronto a quel che accade nel bilancio
dell'università.

GIOVANNI GRASSO, DOCENTE ANATOMIA UNIVERSITÀ SIENA
Si trova di tutto, consulenze dorate per gli amici, uso privato di mezzi e strutture
pubbliche, compensi in conto terzi senza controllo, rimborsi di missioni mai avvenute,
centro di servizi costituiti per macinare profitti per pochi, posti di ricercatori senza
copertura finanziaria per i figli e gli amici, compensi illimitati ai docenti dei master dei
corsi di perfezionamento, tasse del post laurea, cioè degli studenti del post laurea
senza alcun tetto in parte intascate da qualche furbo.

 
[..]
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Per migliorare il bilancio l'università vende il complesso del San Niccolò, sede della
facoltà di ingegneria e di lettere. Lo cede nel 2009 per 74 milioni alla società Fabrica
Immobiliare, partecipata da Montepaschi e Francesco Gaetano Caltagirone, che della
banca era azionista e vicepresidente. E Fabrica lo riaffitta subito all’università a 5
milioni l’anno per 24 anni. Ma in ateneo proprio nessuno controlla vendite e bilanci?
GIOVANNI GRASSO, DOCENTE ANATOMIA UNIVERSITÀ SIENA
Tenga conto che nel consiglio di amministrazione dell’università di Siena c’è un
rappresentante del comune, il rappresentante della regione, il rappresentante della
provincia, il rappresentante della camera di commercio, il rappresentante della regione
toscana, tutti potevano vedere e quindi capire cosa stava succedendo nell’università di
Siena.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
il piatto piange per tutti e quando i soldi finiscono si litiga. così il pd senese si divide. il
presidente della fondazione mancini, ex margherita, contro il sindaco Ceccuzzi, ex ds.
la fondazione che non ha un soldo, contro il comune che senza quei soldi chiude. uno
scontro che blocca il bilancio in consiglio comunale e quando finisce sui giornali ci
lascia le penne un direttore.
MAURO TEDESCHINI – EX DIRETTOER LA NAZIONE
Avevo un giornale che stava andando molto bene, in un mercato in grande calo.
All’improvviso ero sul Frecciarossa diretto a Bologna, ho ricevuto una telefonata
dall’editore che mi comunicava che un articolo uscito in cronaca di Siena, un articolo
in cui si riferiva di un comunicato ufficiale della fondazione Monte dei Paschi, aveva
fatto irritare profondamente il sindaco di Siena che è un po’ l’azionista di riferimento,
diciamo, del mondo bancario senese. E tutto questo ha fatto sì che l’editore mi
dicesse che dovevo passare dalla sede dell’azienda nel gruppo poligrafici, che
controlla anche la Nazione, a Bologna, dove c’era una cosa per me. E questa cosa per
me era una lettera di licenziamento in tronco, del tutto inusitata.
PAOLO MONDANI
Andrea Riffeser Monti, il suo editore, ha un rapporto col Monte dei Paschi?
MAURO TEDESCHINI – EX DIRETTORE LA NAZIONE
Questo non lo posso dire onestamente, so che essendo in Toscana la Nazione, ed
essendo il Monte dei Paschi la più grossa banca della Toscana, è una cosa
assolutamente normale che ci fossero dei rapporti economici.

Il commento finale di Milena Gabanelli:

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Mussari ha lasciato la presidenza di Mps giusto una settimana fa, per dedicarsi a
tempo pieno all’Abi, l’associazione bancaria italiana, che si occupa di tutto il sistema
bancario. Significa che se il piccolo azionista non era adeguato, per il sistema invece
sì. Al suo posto è arrivato Alessandro Profumo, ha qualche sospeso per via di indagini
legate all’elusione fiscale di Unicredit, ma al governo una norma che prevede di
derubricare il reato, quindi è probabile che possono stare tutti tranquilli. Però Profumo
rinuncerà allo stipendio, lo ha detto il sindaco che lo ha scelto. Possiamo aggiungere
che essendo uscito da Unicredit con una quarantina di milioni, anche senza stipendio
la vita di Profumo non cambierà. Però il gesto è molto apprezzabile. Ci dispiace invece
di non esser in grado di fornire dei fatti anche la versione del presidente della banca,
del presidente della fondazione e del sindaco di Siena, perché purtroppo hanno
rinunciato ad intervenire.

Qui il pdf della puntata.

06 maggio 2012

La banca rossa di Siena

Pensi a Siena e ti viene in mente il palio, i monumenti, il Rinascimento, la cultura, la nostra storia .. tutto, meno che una banca. Un bel posto per vivere, per farci una vacanza e tuffarti indietro nei secoli: eppure nonostante questo, il comune di Siena è pieno di debiti.

Pensi a Siena, ai suoi problemi (che non ti aspetti dovrebbero esserci), e ti viene in mente il nostro paese che nonostante il clima, la cultura, la bellezza dei pasaggi, non gode proprio di buona salute.

E anche nel nostro paese un ruolo negativo l'hanno avuto proprio le banche: banche di sistema (che appoggiano cioè le grandi opere decise dell'esecutivo), banche d'affari, che fanno speculazioni, che si arricchiscono con gli scudi fiscali e con i soldi esportati all'estero.

Banche, che da un pezzo non fanno più gli interessi del territorio.

Report questa sera si occuperàproprio di questa città e della sua banca, la banca rossa, il Monte dei paschi:




Se dovessimo rappresentare i vizi e le virtù dell’Italia con la fotografia di una sola città, quella città sarebbe Siena. Sessantamila abitanti invece di sessanta milioni. Arte, storia, turismo, aria buona, cucina meravigliosa e la passione per la squadra di calcio che da anni gravita in serie A. Poi ci sono i debiti, tanti debiti. Frutti inattesi di una classe dirigente drammaticamente inadeguata per aver sottovalutato i segnali della crisi. E qui entra in ballo la Banca Monte dei Paschi, la terza per importanza del nostro Paese e i rapporti di forza della Città. I tre Palazzi che gestiscono il potere : il palazzo comunale, al centro di piazza del Campo, sede del consiglio comunale dove il sindaco esprime la maggioranza dei consiglieri nella Fondazione; Rocca Salimbeni, sede della banca; palazzo Sansedoni, che ospita la Fondazione che controlla la banca. 

Il Monte dei Paschi, nato nel 1472, il suo controllo è saldamente nelle mani dei gruppi di potere dei partiti, della massoneria, dell'economia. A Siena lo definiscono: il groviglio armonioso. E i senesi soprannominano la banca il Babbo Monte. Il bilancio 2011 si è chiuso con un passivo di 8,4 miliardi di euro. Uno shock. Mentre all'Università c’è un buco da 200 milioni, con un'inchiesta giudiziaria che coinvolge due rettori. Il Presidente Giuseppe Mussari, alla guida della banca dal 2006, ora lascia per far posto ad Alessandro Profumo. I problemi del Montepaschi sono comuni ad altre banche italiane: l’economia collassa e i Btp pesano come macigni nel portafoglio. Ma di straordinario c’è stata l’operazione Antonveneta, pagata più di 10 miliardi nel 2007, quando Emilio Botin, due mesi prima, l'aveva comprata per molto meno. Poi c'è la Fondazione Mps, l’anacronistico azionista con la maggioranza assoluta della banca. Dalla sua istituzione nel 1996 a oggi ha gestito, sotto forma di erogazioni, il fiume di soldi che le arrivavano dalla banca sotto forma di dividendi. Ha ristrutturato scuole, strade, palazzi e poli museali. Ha anche dato soldi a pioggia, dalle sponsorizzazioni della squadra di calcio, alle dazioni alle più bizzarre associazioni o alle sagre paesane. Perché di soldi ce n’erano tanti e non finivano mai. Pur di rimanere con più del 50 per cento, in questi anni, la Fondazione si è venduta quasi tutto quello che poteva vendere e si è indebitata fino al collo. Talmente indebitata che per il proprio futuro getta lo sguardo fuori le mura senesi.




La seconda inchiesta della serata riguarda l
'industria della produzione del latte: per aver sfiorato la produzione di latte, l'Italia è stata multata dall'Europa. Sul pagamento delle multe poi, c'è stata una vera e propria battaglia politica col partito della Lega che ha difeso i “suoi” allevatori, sospendendo il pagamento delle multe. 

Ma poi si scopre che, tra gli animali censiti, compare anche uno Yak che, difficilmente, produrrà il latte che deve rientrare nelle quote europee.

Come aveva già rilevato anche Presadiretta in una puntata di qualche mese fa, non sappiamo nemmeno quante sono le mucche censite dai nostri allevatori. Forse anche qui c'è spazio per un'indagine della magistratura, perchè qualcuno potrebbe aver fatto il furbo e aver inserito nelle liste (per avere i fondi dall'Europa) qualche vacca fantasma.


Cosa ci fa uno Yak tibetano nella banca dati dei nostri animali che producono latte? Un'indagine dei carabinieri ha riscontrato incongruenze tra gli enti che gestiscono il settore lattiero, non sappiamo esattamente quante mucche abbiamo e quanto latte produciamo eppure per anni abbiamo dichiarato di sforare le quote. Come e da chi sono stati gestiti in questi anni i 7 miliardi di euro di contributi dell'agricoltura?

Infine, il business delle acque termali: quanto del giro d'affari per le acque termali finisce ai comuni? E quanto finisce in altre tasche? Anche qui, un tesoro dello Stato italiano che non è ben valorizzato o ben gestito.


Sono 170 i comuni termali in Italia e siamo la meta preferita del turismo del benessere. L'affare, compreso l'indotto, è di circa 11 miliardi di euro l'anno. Ma quanto riescono a tirar su gli Enti locali dai privati che si ingrassano gestendo una risorsa pubblica?