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17 gennaio 2025

L’ombra sul colosso, di Marco Badini

 

La prima indagine del commissario Villata

BRESCIA LA FORTE. BRESCIA LEONESSA D’ITALIA.

Queste parole, scolpite in vigorosi caratteri maiuscoli nella bella pietra rossa di Tolmezzo, campeggiavano sul fronte dell’arengario, perentorie come un’affermazione di Mussolini in persona. Era una notte da lupi, fredda e ventosa, il 16 ottobre del 1932.

In una fredda notte di ottobre, il cadavere di una donna viene scoperto nella piazza dell’Arengario a Brescia: i primi ad accorrere sul luogo sono però dei militi della milizia fascista – siamo nell’autunno del 1932, nei pieni anni ruggenti dell’era fascista – che in un eccesso di solerzia fanno rimuovere il corpo della ragazza per evitare che si radunasse una folla attorno.

Andando a rovinare la scena del crimine e una prima analisi del delitto al commissario Villata e al suo assistente, l’agente Ferri, accorsi sul posto.

D’altronde, come raccontato dalla propaganda del regime, sotto il fascismo non c’è spazio per i delinquenti e dunque meglio nascondere certe cose agli occhi del popolino.

– Dunque, la vittima è una donna, età approssimativa tra i venti e i venticinque anni. Niente documenti. Nessuna traccia di ferite..

Un po’ poco per poter identificare la morta, ma grazie al cielo possono compensare le foto scattate poco prima che il cadavere venisse rimossa dal giornalista Mattia Moro. E poi c’è l’istinto da poliziotto di Villata, quel suo spirito deduttivo che gli permette di raccogliere indizi osservando tutti i particolari degli oggetti presenti su una certa scena come anche le cose assenti.

Lo chiamano “Il mastino”, il commissario Fulvio Villata, per la sua caparbietà nell’andare fino in fondo alle indagini. Tutte doti inutili, perché non essendo iscritto al partito fascista, Villata sa che ogni promozione gli verrà preclusa.

Per Fulvio Villata fare l’investigatore non era solamente un lavoro ma qualcosa di più: una missione, se non addirittura una vocazione.

Tuttavia, lo straordinario acume di cui era dotato non era la sua unica qualità: era anche caparbio e tenace, da qui il soprannome.

Dal tipo di vestiti indossati dalla ragazza – grazie alle foto ottenute del giornalista - Villata intuisce che possa trattarsi di una donna a servizio di una famiglia abbastanza facoltosa: tacco basso come di una persona che deve camminare molto, un cappotto che andava di moda anni prima, dunque un capo che le è stato donato da qualcun altro.

Oltre alla caparbietà, il “Mastino” ha un’altra dote: la grande empatia per le sue vittime, tanto da arrivare a dare del tu a questa ragazza senza nome

Chi eri? Che speranze coltivavi per il tuo futuro? Avevi un innamorato? Il commissario aveva la bislacca abitudine di parlare con le vittime degli omicidi su cui investigava.

Ma tutto questo non serve a nulla, se non si arriva all’assassino e al regime interessa molto chiudere il caso in fretta e senza troppi clamori (come si è detto, non ci sono delinquenti col fascismo, a parte i gerarchi). A breve a Brescia, come in tutta Italia, è previsto un anniversario importante: il decennale della marcia su Roma e, ai primi di novembre, verrà anche inaugurata la nuova piazza della Vittoria, ricostruita dall’architetto Piacentini secondo il nuovo stile razionalista. Lo stile tanto adorato dal duce in persona che verrà proprio qui a presenziare la cerimonia.
Ecco perché tante pressioni sul caso.

Ma chi può aver ucciso quella ragazza? Non un maniaco, non un rapinatore. Quello che è certo è che l’assassino sapeva come uccidere: le ha rotto l’osso del collo con un gesto rapido – il dottor Calligaris è certo di questo, avendo visto tanti cadaveri anche nel corso della grande guerra che ha vissuto in prima persona sul fronte.

- Dunque credete che abbiamo a che fare con qualcuno che sappia bene come uccidere?

Direi proprio di sì. O il vostro uomo ha avuto un dannato colpo di fortuna nel suo insano proposito, oppure non è la prima persona a cui tira il collo.

Villata e il fidato assistente, l’agente Ferri, si ritrovano continuamente tra i piedi questo strano giornalista Moro.

Come tutti i giornali, anche il suo è sottoposto alla censura ma questo non lo scoraggia dal raccogliere e scrivere tutte le storie in cui si imbatte, anche quelle che non possono essere pubblicate sui giornali:

.. gli appunti che scrivo mi servono proprio per non dimenticare le cose accadute. E soprattutto per poterle raccontare, un giorno, quando una nuova stagione in questo paese ristabilirà la libertà di stampa.

Un ingenuo forse, oppure semplicemente un italiano che sapeva che questa lunga notte del fascismo, la privazione delle libertà, il carcere e il confino per i nemici del regime, avrebbe avuto una fine, prima o poi.

Quella povera ragazza morta non sarà l’unica vittima in questa indagine dove il Mastino si troverà a dover muoversi tra borghesi arricchitisi con la guerra e i cantieri aperti a Brescia, la Leonessa d’Italia (in ricordo delle dieci giornate contro gli austriaci nelle guerre di indipendenza). Cantieri che raccoglievano tanti operai, che la sera si ritiravano nelle baracche in riva al Mella, lontano dagli occhi del regime.
Altre morti seguiranno in una scia che porterà il Mastino dritto dentro le trincee della grande guerra.

C’è il Villata investigatore, tenace, buon osservatore, capace di entrare in empatia con le vittime e con i testimoni, pur di catturare tutte le sensazioni delle persone che si trova davanti.

Un poliziotto che sa qual è il suo compito: scoprire i fatti, solo quelli, la nuda verità

Non sta a noi giudicare e punire, noi dobbiamo soltanto stabilire i fatti. Il nostro compito è il più importante, il più delicato.

Ma c’è anche un Fulvio Villata uomo, che un poco alla volta, ci viene raccontato dall’autore: nel suo passato c’è un dolore, per un amore mai dimenticato che gli è stato strappato e una promessa di prendersi comunque cura di sé. Pian piano capiremo il perché di questa sua solitudine e il vivere di ricordi sempre più lontani.

È passato tanto tempo, anche se devo ammettere che è dura farci l’abitudine. Forse però mi fa bene parlarne con qualcuno ogni tanto – disse accendendo un’altra sigaretta. – A volte ne ho talmente bisogno che ne parlo con me stesso, ad alta voce. Il fatto è che ci sono dei giorni in cui mi sembra di aver vissuto solo un sogno, tanto tempo fa. Ho una maledetta paura dello sbiadire dei ricordi, capisci?

Sullo sfondo, questa città, Brescia o Brizia, con dentro tante anime, da quella di epoca romana fino a quella medioevale e poi all’impronta lasciata da Venezia.

Una città che fa da quinta alle mosse di questo commissario che gira sfuggente per le le sue stradine e per i suoi vicoli lasciandosi dietro la scia del fumo delle sue sigarette Giubek.

La scheda del libro sul sito di Todaro

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


14 aprile 2020

Report – la telemedicina, come affrontare la crisi e i cambiamenti climatici

Nell'anteprima della puntata, si parla di Telemedicina: immaginate i notri anziani che possano essere sottoposti ad un check up senza fare la fila dai medici di famiglia, senza contagi, un futuro senza ricette su carta, senza file al pronto soccorso, con delle malattie che possono essere curate da remoto.

PROVE DI SANITÀ DIGITALE di Michele Buono

Il dottor Pillon ha illustrato al giornalista di Report le nuove tecnologie nella medicina per poter fare visite a distanza, per poter monitorare a distanza le persone.
Dispositivi che si tengono addosso per misurare i parametri del sangue, fare un elettrocardiogramma, misurare la pressione e trasmettere i dati a distanza.
C'è un dispositivo per misurare il sonno, per far si che possa essere controllato come in ospedale ma a casa tua: tutti i dati raccolti potrebbero costituire il fascicolo sanitario digitale, che un algoritmo di intelligenza artificiale potrebbe analizzare per comprendere le tue malattie.

Immaginatevi oggi questo ai tempi del corona virus: tutto questo è realtà all'istituto radio medico internazionale, ma non sono mai stati invitati ad un tavolo sulla medicina del futuro.
Anche per questo scontiamo un ritardo digitale: potremmo costruire nuovi ospedali digitali che ci farebbero risparmiare almeno 15 miliardi di euro (secondo una stima del Politecnico di Milano), con infermieri digitalizzati, dati che viaggiano in rete...
Ma serve una politica che abbia una visione chiara per non perdere anche questa occasione.

COME NE USCIREMO? di Paolo Mondani

Abbiamo aperto la produzione di caccia F35 ma non abbiamo mascherine a sufficienza: lo Stato ha messo soldi per sostenere le imprese in questo momento di crisi, col decreto cura Italia, per un totale di 400 miliardi. Dovremo mettere dei filtri perché ci sono anche degli imprenditori furbetti, magari quelli che prenderanno i soldi e poi licenzieranno i dipendenti.

Paolo Mondani ha chiesto un parere a diversi economisti, come Giovanni Dosi: in Germania lo stato entra nelle imprese facili, per evitare che chiudano, da noi abbiamo la mafia che potrebbe fare campagna acquisti in momenti di difficoltà.

Ai lavoratori dipendenti o precari serve dare sostegno, ma anche a chi è in difficoltà con una estensione del reddito di cittadinanza diffuso.
La pandemia ci ha fatto riscoprire il welfare, le disuguaglianze, la necessità di uno stato centrale: oggi i paesi del sud Europa chiedono i corona bond per avere la copertura delle spese che si faranno per il coronavirus.
Ma i paesi del nord si oppongono: dovremo ricorrere ai vecchi sistemi di finanziamento, ovvero i tagli alle spese sanitarie, al welfare in nome dell'austerità?

Il problema è globale, in Italia in Europa e anche negli Stati Uniti dell'economista Stiglitz: al giornalista ha spiegato che il coronavirus ci costringe a pensare ad un nuovo modello di economia, di una società più equa.
Negli Usa il fondo da 500 miliardi non sarà dato a pioggia, ma grazie allo sforzo dei democratici, ci sarà un controllo su chi prenderà questi fondi.
Fondi che potrebbero arrivare anche alla famiglia Trump.

In Germania a Merkel ha stanziato miliardi per i lavoratori e per le aziende, contributi a fondo perduto, non basta il reddito di disoccupazione ma bisogna occuparsi di chi ha un basso reddito, di chi non sta lavorando.

“Se dopo Covid-19 l’Europa cercherà di imporre le vecchie regole, i movimenti nazionalisti non avranno più freni” - conclude Stiglitz.
Alla fine di questa storia cosa ci lascerà il coronavirus? “Avremo un mondo dove sarà urgente ripristinare l'equilibrio tra il popolo, il potere e il profitto, se non lo capiremo, questa crisi ne preparerà un'altra peggiore, lei se la immagina una peggiore di questa?”.
Ci ricorderemo dei paesi del nord Europa che si oppongono ai corona bond, come l'Olanda il paradiso fiscale in Europa, dove risiedono molte società italiane.
E non ci dimenticheremo di investire nelle tecnologie e nelle idee che contrastano i cambiamenti climatici.


IL COSTO DELLA CARNE di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

La Globalizzazione ci porta a prendere in maggiore considerazione l'effetto farfalla: l'inquinamento è un problema globale, il disgelo nell'artico è legato all'ondata di gelo in America a Chicago. E se ci fossero legami tra inquinamento e virus?

Questo ci dice che non possiamo più prendere sotto gamba i cambiamenti climatici: il servizio di Luca Chianca è partito da una visita ad un allevamento intensivo a Reggio Emilia, maiali cresciuti tutti assieme in spazi angusti, che devono crescere in fretta con pochi operai (che costano troppo) e, almeno in teoria, con tanti controlli sulla salute degli animali.
Le tute per visitare l'allevamento sono le stesse che vedi indossare ai medici oggi per lavorare in tempi di coronavirus.

Sono allevamenti che emettono ammoniaca, generano liquami che finiscono nei campi, creando problemi per le famiglie che vivono lì vicino ma anche creando effetti negativi sull'ambiente.

La zootecnia è cambiata in Emilia: non ci sono più piccoli allevatori, non ci sono animali al pascolo, ma grandi allevamenti dentro stalle enormi, che si sono spostati in Lombardia e Veneto. E dove il letame, che era un bene prezioso per il concime, che è oggi un rifiuto: quanto sono sostenibili questi impianti?

Da Reggio a Brescia: negli allevamenti ci sono enormi vasche piene di liquami, che evaporano e entrano nell'aria, anche adesso che è tutto fermo.
In certe zone del bresciano ci sono più animali che persone: non tutti gli allevatori rispettano le regole sullo smaltimento dei liquami, i controlli ci sono ma è difficile essere multati.

Gianni è un allevatore a cui hanno sequestrato il campo: aveva fatto uno spandimento mentre pioveva (ed è vietato), tra l'altro il rischio è che i liquami arrivino in falda.

Da Brescia arriva anche il presidente di Coldiretti, Prandini: anche lui è un allevatore, che sarebbe stato multato per uno spandimento su un suo terreno quando c'era un blocco.
Non è noto chi sia stato a fare lo spandimento sul terreno, ma quei liquami non dovevano esserci.

Il problema reale è dove mettere i liquami prodotti dagli animali: ci sono regole da rispettare, non si scarica sui reflui, si fanno spandimenti solo nei periodi giusti.
Ma non tutti rispettano le regole: i liquami entrano nelle falde, inquinano le acque, ma secondo l'assessore lombardo all'agricoltura, bresciano pure lui, c'è ancora bisogno di nitrati.

In Lombardia si tutelano gli allevatori e i loro dipendenti, ma forse non si tutela abbastanza la loro salute: Luca Chianca si è confrontato con Sabrina Piacentini, ex comandante dei vigili di Quinzano, che gli ha spiegato come liquami e deiezioni debbano essere sparse raso terra, non verso l'alto.
La mappa sulla densità di ammoniaca in atmosfera, in nord Italia, è rosso fuoco nel triangolo tra Brescia, Mantova e Cremona, dove è concentrato il maggior numero di allevamenti, per capire quanto incide l'ammoniaca che fuoriesce dagli allevamenti nella formazione del pm10 è stato interpellato anche il responsabile dell'ARPA Lombardia, Guido Lanzani.
Gioca un ruolo soprattutto nelle stagioni dove lo spandimento dei reflui è più importante” è la risposta del responsabile: secondo Arpa l'85% dell'ammoniaca deriva dai liquami degli allevamenti ed è uno dei fattori per la formazione del pm10.

Esiste cioè una correlazione tra spandimenti di liquami e aumento del pm10: in Pianura Padana gli allevamenti intensivi sono il responsabile dell'inquinamento dell'aria, alla pari del traffico su strada e la combustione di legna nei caminetti e le attività industriali – spiega Riccardo De Lauretis (tecnico dell'Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale), siamo al paradosso che la domenica dovremmo fermare le mucche piuttosto che le auto, il commento del giornalista.
Ma le associazioni di categoria si sono dimostrate poco disponibili ad accettare le proposte da parte dell'Istituto). Non solo: la regione Lombardia ha consentito nel mese di febbraio ben sette spandimenti nella zona del bresciano, anche se era in vigore il blocco.
Fabio Rolfi, assessore all'agricoltura in regione ha spiegato che questi obblighi sono qualcosa di “ancestrale”, la proposta della regione è di arrivare allo spandimento a bollettino agrometrologico, legare gli spandimenti alle previsioni del tempo, se non piove non si fa spandimento.
Ma i giorni in cui sono stati concessi gli spandimenti, a febbraio, coincidono con gli sforamenti dei limiti del pm10 in provincia di Brescia.

Pochi giorni fa, l'associazione medici per l'ambienta (Sima) ha pubblicato un “position paper” secondo cui il pm10 abbia aiutato la diffusione del coronavirus in Pianura Padana: lo ha spiegato in collegamento video il dottor Alessandro Miani, queste correlazioni sono già state scoperte per altri virus come l'aviaria, il morbillo, “in certe condizioni [di inquinamento ambientale] il metro di distanza di sicurezza potrebbe non essere abbastanza”.
Secondo lo studio, cioè, il particolato avrebbe trasportato come un aeroplano, anche a decine di metri le particelle di virus: il 4% delle particelle che troviamo sul particolato sono proprio virus - conferma il prof Leonardo Setti dell'università di Bologna, citando uno studio fatto in Cina, nel 2013, sul particolato cinese.
Gli studi fatti a Bologna hanno messo in evidenza che laddove c'erano stati i maggiori sforamenti del pm 10 nel mese di febbraio, quando abbiamo avuto l'espansione della virulenza del coronavirus, statisticamente sono aumentate le persone contagiate: “non solo contagiamo le persone che stanno a due metri di distanza, ma contagiamo anche quelle che stanno a dieci metri”.
Lo studio cita proprio il caso bresciano, la zona dove Report ha girato le immagini degli allevamenti e dei liquami sparsi nei campi.
Lo studio mette in correlazione lo spandimento, sforando i limiti di legge, con l'espansione del virus nel bresciano: serve massima cautela, serve fare altri studi, ma questo studio da una risposta alla domanda, come mai a Brescia tanti malati per coronavirus?

I ricercatori si sono basati su uno studio precedente fatto dai ricercatori di Shangai, che hanno analizzato l'aria inquinato di Pechino, negli anni 2010-13.
Uno studio analogo è stato fatto anche negli Stati Uniti ad Harvard: nelle contee con una maggiore presenza di particolato sarebbe presente una maggiore percentuale di malati di coronavirus.

Lo studio è stato presentato all'ISS e al dottor Brusaferro: ha confermato che l'Italia ha come obiettivo combattere il crescere delle polveri sottili, dovremo ridurre i fattori favorenti del covid, tra cui anche il pm10.
Dopo aver bloccato le auto e i camion, anche gli allevamenti intensivi, considerati da diversi studi come responsabili dei cambiamenti climatici.

Il servizio si è poi occupato della bresaola che si mangia in Italia: la bresaola DOP valtellinese è prodotta in modo diverso rispetto ai grandi allevamenti, le mucche sono libere negli alpeggi.
Ma la maggior parte della carne che poi finisce nella bresaola che ci mangiamo viene dall'estero: tra i maggiori produttori di bresaola c'è la Rigamonti, comprata da una società brasiliana (la JBS) che non ha rilasciato alcuna intervista a Report.

La bresaola industriale viene fatta con la carne di zebù, che non è simile ad una zebra (come sostiene il presidente Prandini): Luca Chianca è andato allora a visitare un allevamento in Mato Grosso, dove pascolano gli zebù.

Sono animali che arrivano dall'India, simili alle mucche: l'allevamento visitato da Report una volta era una savana che l'uomo ha eliminato, ha disboscato negli anni 90 per migliaia di ettari, cambiando in modo irreversibile l'ambiente.
La carne della JBS produce tonnellate di co2, è stata multata perché ha comprato carne da allevatori che hanno disboscato terreni, multe che poi però non sono state pagate.

Report non è potuta entrare dentro lo stabilimento della JBS, potendo parlare solo con un dipendente all'esterno.

Oggi la deforestazione si sta spostando verso l'Amazzonia: questa deforestazione – dice il ricercatore De Marco - è una delle cause della trasmissione di virus dagli animali selvatici all'uomo.
La prossima pandemia è pronta?
Nella foresta sconosciuta dell'Amazzonia si nascondono 600 mila virus.
Questa foresta che viene distrutta dai tagliatori di legna, che incendiano gli alberi, che i fazendero si sono presi con la forza e che oggi il governo brasiliano di Bolsonaro vuole loro condonare.

Fazenderos che non pagano multe, che si muovono con furbizia ai limiti della legalità, fregandosene dei problemi ambientali.
Non è un problema locale, perché questi produttori di carne poi la vendono a noi (tramite la JBS), prendono soldi da investitori esteri che dovrebbero stare attenti dove mettono i loro soldi.

JBS nega sia le accuse di corruzione, avrebbe firmato una sorta di patteggiamento e di non vendere carne proveniente da zone deforestate.

Dobbiamo cambiare stile di vita, ridurre le nostre esigenze, perché il nostro pianeta non è sufficiente e l'attuale sistema di produzione del cibo non è più sostenibile.

L'ultimo servizio, di Giuliano Marrucci, è dedicato alla battaglia dei Mapuche in Patagonia in Argentina, contro i Benetton, per la difesa del loro territorio.

28 maggio 2015

La verità sulla strage (e sulla nostra storia)

Manlio Milani, mentre soccorre la moglie Livia dopo lo scoppio della bomba in piazza della Loggia
La storia della bomba di Brescia, la strage di piazza della Loggia è stata raccontata in un bel libro da Benedetta Tobagi ("Una stella incoronata di buio").
L'incontro con zio Manlio Milani, marito di Livia, una delle vittime che quel maledetto 28 maggio era in piazza, in una manifestazione antifascista organizzata dai sindacati.
Dopo le bombe di Milano e dopo le altre bombe che esplodevano sui treni, davanti la Questura a Milano .. Bombe che creavano terrore, che dovevano spingere verso la svolta autoritaria o, forse, che dovevano impedire il cambiamento, l'emancipazione di un paese costretti a vincoli politici ben precisi (la guerra fredda, Yalta).
Benedetta racconta delle spinte ideologiche che portavano gente come Livia e Manlio (lei insegnante, lui operaio) a manifestare in difesa della democrazia, per una scuola aperta, moderna.
Dal diario di Alberto Trebeschi, insegnante come Livia, come Clem:
“Ritengo che si possa veramente portare innanzi la lotta per una società migliore, più giusta e più colta, passando attraverso le battaglie con la decisione che può nascere soltanto dalla consapevolezza di contribuire a una causa profondamente umana e giusta. Io cerco di dare tutto ciò che è nelle mie possibilità, ben consapevole dei miei limiti angutissimi, ma altresì orgoglioso di poter collaborare ad una lenta ma continua trasformazione della società verso il riconoscimento dei veri valori ideali e sociali”.Pagina 125
Ma nel libro ci sono interi capitoli dedicati al contesto: il compromesso storico, le bombe e gli attentati dei gruppi di estrema destra:
Tra il 1973 e il 1974, quando Ordine Nuovo viene messo fuori legge, l'area di cui parla Vinciguerra subisce un'ulteriore mutazione. La strage di Brescia matura in questo contesto, nel cuore di una destra radicale che indossa nuove maschere ma che ha sempre lo stesso scheletro. Una rete di ragazzi e di uomini ormai ben addestrati e pronti a tutto, perché non hanno davvero niente da perdere,e sono carichi di esplosivo fino ai denti.Hanno cominciato ad accumularlo fin dagli anni sessanta. Anfo, plastico, tritolo, gelignite, dinamite in pacchetti, cilindri, mattonelle, scaglie, granuli scuri, perle rosate, candelotti, trasportato in valigie, immagazzinato in santabarbare, garage, armadi, sottoscala, appartamenti, ristoranti, chili, quintali, tonnellate. Un fiume di esplosivo scorre per anni inosservato lungo la traccia pulsante di arterie nascoste che irrora tutto il paese, il vero granchio d'ombra, il più pericoloso.Pagina 290
Delle coperture di parte dello stato. 
Dietro il silenzio c'era Maletti. C'era Del Gaudio. C'erano i «plurimi atti abusivi» di Delfino.Dietro il silenzio c'era non un gruppo, ma un grumo di potere, come lo definisce il giovane Andrea [un avvocato della parte civile] nella sua arringa. Qualcosa che blocca e ostruisce il funzionamento dello Stato e della giustizia secondo le regole costituzionali. Il vero segreto di Stato era il silenzio. Lo è ancora. Ma questo silenzio è possibile romperlo senza bisogno d'interventi dell'esecutivo. Sta tutto scritto in documenti accessibili al pubblico.Seduti sulle macerie della storia, bisogna avere il coraggio di fissare l'abisso, fino in fondo, come dice sempre Manlio, cercando le radici da estirpare. Di solito si parla di «deviazioni» all'interno dei servizi segreti e delle altre forze di sicurezza. Espressione rassicurante, ma inesatta, quanto le grida a indirizzo del «segreto di Stato». Come si fa a parlare di «deviazioni», quando sono coinvolti i vertici del Sid? Quando le attività di copertura, di protezione, di inquinamento probatorio a opera dei carabinieri si ripetono in modo sistematico?Pagina 377
I servizi deviati e i depistaggi.
Dire «le stragi le hanno fatte i servizi», a sottintendere che il terrorismo di destra di destra non c'entra, è una comoda scappatoia. Senz'altro è vero, e alcuni ex terroristi l'hanno raccontato, che la galassia della destra eversiva si è sentita usata e poi scaricata dai padrini nascosti nelle forze di sicurezza statali, quando fu evidente che l'«ora X» del colpo di Stato non sarebbe mai arrivata, perché allo status quo bastava l'intentona. Ma è troppo comodo, da parte di chi militava in quel mondo, proclamare la propria estraneità sulla base del seno di poi, l'evidenza che le stragi hanno stabilizzato il potere in senso neocentrista. I servizi erano coinvolti in una partita giocata dalla destra eversiva. Ci hanno creduto davvero, e a lungo, i camerati che a furia di botti e attentati, sarebbero riusciti a innescare una svolta autoritaria.Pagina 288
Del partito di governo, quello della barra al centro, che non ha saputo proteggere i suoi cittadini. Dalle stragi e dai tentativi di golpe:
Il 1974 marca una cesura netta, non solo nella loro vita e in quella della città. Per il sindacato, nonostante lo strapotere apparente, comincia una lenta, inesorabile autolisi. La crisi economica pesa, ma i ritardi culturali saranno fatali. La sinistra istituzionale si avvita su se stessa, il Pci si logora nella mediazione tutta politica e istituzionale con la Dc e abbandona a se stessa la pressante domanda di cambiamento che monta sempre più forte dalla società. A Brescia è la bomba a troncare ogni stagione di speranza. Sul resto del paese, calerà ad asfissiarla lo sfacelo del terrorismo rosso.Pagina 147 
Ecco, sono d'accordo col presidente della Repubblica Mattarella quando parla di senso di sconforto: "E' sconfortante che, ancora oggi, dopo 41 anni, non siano stati individuati e puniti i responsabili di tanta barbarie".
Ma abbiamo ancora una possibilità, forse l'ultima, per il processo di appello sulla strage, a Milano.
Alcuni imputati sono andati assolti, altri sono morti. Alla sbarra ora sono rimasti il medico Carlo Maria Maggi reggente di Ordine Nuovo e la fonte del Sid Tramonte.
Questo governo aveva voluto lanciare un messaggio chiaro, sui segreti di stato: apriamo tutti i cassetti.

Ogni volta, alle celebrazioni di Capaci, di piazza Fontana, di Brescia, si parla di fare luce su tutti i misteri, di dare giustizia alle vittime.
Ecco, abbiamo almeno per Brescia la possibilità di dare una verità giudiziaria.
Perché la verità storica la conosciamo, basta volerla vedere.
Basta con queste stragi nascoste sotto il tappeto, per cui si rischia la retorica della memoria, dell'assuefazione alle morti:
L'Italia delle stragi mi fa pensare a una famiglia borghese che nasconde segreti innominabili come un abuso, un incesto o altri crimini vergognosi. Se anche il segreto viene alla luce e il velo d'ipocrisia si squarcia per un momento, ben presto lo schermo si ricompatta. Tutti cercano strenuamente di negare, di nascondere, di tacitare, di minimizzare la propria complicità fino all'ultimo istante, e dopo, denudati davanti all'oscena irrefutabile evidenza, si affrettano a coprire il tutto, relegando la tragedia fra i panni sporchi da non lavare in pubblico. La vita deve continuare. Bisogna salvare la famiglia, le apparenze, il buon nome delle istituzioni, la ragion di Stato. Bisogna capire. Era una situazione particolare, c'era la guerra fredda, i colpevoli – chi sono poi? - agivano nell'interesse superiore della sicurezza nazionale, meglio una manciata di morti casuali che decine di migliaia in una guerra civile. Voltiamo pagina.In questo meccanismo perverso le vittime sono condannate a una solitudine infinita.Il trauma delle stragi impunite, confinato nel silenzio, coltiva un tumore nel corpo della società.

28 maggio 2014

40 anni dopo


Ma dopo 40 anni di inchieste, depistaggi, assoluzioni, annullamenti di sentenze, conti con la propria coscienza (sporca) mai fatti, armadi chiusi, c'è ancora una volontà civile, politica di fare giustizia sulla strage di Brescia?
Non parlo dei familiari delle vittime, delle associazioni come la Casa della memoria, persone come Manlio Milani. Ma del resto dei bresciani, dei lombardi, degli italiani cui dopo tanti anni, sarà rimasto solo un ricordo sbiadito. Chi ha messo la bomba? I fascisti? Le Br?
D'altronde la rai oggi manda in onda il film di Giordana su Piazza Fontana. Come mai? Cosa c'entra? Forse volete dirci che c'è un filo nero che lega le stragi?

Manlio Milani, sulla strage di Brescia, ha detto: "vorrei anche perdonare gli assassini, ma ditemi chi devo perdonare?".
Ebbene, Renzi ha aperto gli archivi sulle stragi degli anni di piombo: la mancanza di giustizia non permette a quei corpi di riposare in pace e ai sopravvissuti di smettere di chiedere verità e giustizia. Di poter perdonare in libertà di coscienza. La mancanza di verità impedisce a questo paese di poter andare avanti, lasciarsi indietro quegli anni bui. 

Sulla strage, i retroscena, i depistaggi, su chi erano le persone morte in quella piazza, vi invito a leggere il libro di Benedetta Tobagi "Una stella incoronata di buio".

31 marzo 2013

Il caso Caffaro e l'emergenza ambientale

Pensavo che, dopo il caso Ilva, l'azienda che ha avvelenato un'intera città, di averle viste tutte.
E invece no: nell'Italia delle emergenze, sociali, economiche, ambientali, c'è sempre spazio per stupirsi. Uno dei più grossi siti inquinati si trova proprio qui al nord, vicino alla città di Brescia.
Sono i terreni su cui sorgeva la Caffaro, azienda oggi chiusa per fallimento, che per anni però ha gettato PCB nelle acque della città.
Ci sono 25000 persone a rischio, perché esposte al PCB, e non si può certo dire (come del resto non lo si poteva dire per Taranto) che nessuno sappia di questa bomba ecologica: in dieci anno, su quest'area, non è stato fatto nulla. E la bonifica Caffaro, come delle altre migliaia di Ilva in Italia, non si trova mai spazio nelle agende che la politica propone al paese.

Della Caffaro e della sua mancata bonifica
ci parlerà stasera Presa diretta nella sua puntata finale.

Il titolo è quanto mai di auspicio: “puliamo l'Italia” . La pulizia e la messa in sicurezza del territorio in cui vivono, ed è bene ricordarlo, migliaia di persone, non solo sono una questione di giustizia, ma potrebbero anche fare da volano per le imprese del settore.
Nella Ruhr, la bonifica della zona industriale ha trasformato quella che una volta era una distesa di industrie, miniere, acciaio, in un parco minerario che ogni anno attira più turisti che a Pompei.
Anche questo, l'incultura ambientale, è uno spread che separa l'Italia dalle altre democrazie europee.
Chi rompe paga, e i cocci sono suoi recita un vecchio proverbio: in Italia si potrebbe dire, molto amaramente (ma è la realtà), che chi inquina non paga mai. E le persone malate o morte (per la diossina, per l'amianto, per il PCB) diventano sono dei numeri dentro le statistiche delle Asl o dei ministeri. Effetto collaterale di un sistema industriale incapace di conciliare profitto e salvaguardia della salute e del territorio.

Il sinossi della puntata:

PRESADIRETTA nell’ultima puntata accende le telecamere sul caso Brescia, l’inquinamento più grave di Italia, forse d’Europa, perché riguarda un pezzo intero di città, 4 milioni quadrati di territorio nella zona sud di Brescia dove vivono 25mila persone.

Si tratta del Sito di Interesse Nazionale Caffaro, dal nome della fabbrica che per 50 anni ha buttato nelle acque della città 150 tonnellate di PCB, Policlorobifenile, allo stato puro, una sostanza la cui tossicità per il terreno e per l’uomo si misura in microgrammi. Eppure in dieci anni non si è fatto nulla e le 25mila persone, donne,uomini e bambini vivono ancora a stretto contatto con il PCB. Ma quanto è pericolosa l’esposizione al PCB per la salute dell’uomo?

PRESADIRETTA è andata fino a Boston, all’università di Harvard, per intervistare PHILIPPE GRANDJEAN, professore e scienziato di fama internazionale, che studia da più di venti anni l’effetto sulla salute umana dell’esposizione a PCB e a Diossina. Lo scienziato ha scoperto di recente che oltre a provocare diversi tipi di cancro, l’esposizione prolungata al PCB “scassa” letteralmente il sistema immunitario e l’apparato endocrino, con conseguenze molto gravi soprattutto per i bambini. Come dimostra la terribile storia di Anniston, una piccola città dell’Alabama, fortemente inquinata da una fabbrica della MONSANTO, che proprio come la CAFFARO, ha prodotto per cinquanta anni centinaia di migliaia di tonnellate di PCB.

PRESADIRETTA è andata a vedere da vicino e ha scoperto una intera comunità malata. L’unica grande differenza è che la MONSANTO è stata portata in tribunale, ha dovuto pagare 700 milioni di dollari ai cittadini che aveva inquinato e adesso si sta facendo carico di tutte le spese della bonifica. Da noi invece non è successo nulla, la Procura della Repubblica non ha portato a processo i dirigenti della Caffaro, la Caffaro nel frattempo è fallita e non esiste più e gli enormi costi della bonifica rimangono sulle nostre spalle. Dove troviamo adesso i miliardi di euro che servono per ripulire la città di Brescia?
In questa speciale puntata PRESADIRETTA vi porta in SUD SUDAN, un paese martoriato dalla guerra e che adesso ha bisogno di tutto. Ma ci sono donatori italiani che grazie ad AMREF, un’associazione non governativa, sono riusciti a mettere su un piccolo grande miracolo, una scuola per infermieri ed ostetrici che sta salvando la vita a centinaia di persone.
PULIAMO L’ITALIA è un racconto di Riccardo Iacona, Rebecca Samonà e Angelo Loy.

28 maggio 2011

Brescia 28 maggio 1974

Il 28 maggio 1974, a Brescia una bomba posata da mani fasciste uccise 8 persone ferendone altrettante, riunite per una manifestazione antifascista organizzata dai sindacati.
Una delle stragi avvenute in Italia, negli anni della strategia della tensione, quella guerra asimmettrica con lo scopo di destabilizzare, creare paura e caos, per stabilizzare al centro la politica italiana, nel rispetto degli accordi di Yalta.

Recentemente il Tribunale di Brescia ha assolto un generale dell'esercito assieme ad esponenti della galassia neofascista (ed un ex politico) dal reato di strage: pur esistendo dei gravi indizi, non hanno trovato in questi le prove della colpevolezza.
Ma se la strage è rimasta senza colpevoli giudiziari, rimane il contesto, i fatti di questa pagina nera del nostro fascismo. La mano che ha messo la bomba, i servizi che hanno coperto (l'Anello o Noto servizio), la politica che ne ha beneficiato.

Nelle lettere luterane, Pasolini aveva scritto questo articolo in cui chiedeva di mettere sotto processo penale la Democrazia Cristiana e i suoi vertici:

«accusati di una quantità sterminata di reati, che io enuncio solo moralmente […]: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna […], distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani […], responsabilità della condizione, come suol dirsi, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono ‘selvaggio’ delle campagne…».

Ci avete sconfitti, ma oggi sappiamo chi siete, diceva l'ex magistrato Libero Mancuso. E continueremo a ricordare cosa avete fatto.

17 novembre 2010

La verità storica sulle stragi

Quando si chiede a Manlio Milani, che nella strage di Piazza della Loggia ha perso la moglie - la teneva per mano, lei si è allontanata un atimo, appena un metro tra la folla, poi lo scoppio e lei non c'era più - quando si chiede a Manlio Milani se si aspetta giustizia dall'ultimo processo per le stragi degli anni '70 in Italia, lui risponde sconsolato di no.

Però, quando si chiede al signor Milani cosa si aspetta dal processo per la sua strage - sua per gli affetti che ci ha perso, per il dolore che ci ha provato, e allora anche nostra per tutta la civiltà, la sicurezza e la giustizia che ci abbiamo perso anche noi - ecco il signor Milani dice: "almeno che si stabilisca un pò di verità".

Carlo Lucarelli, nella introduzione alla puntata di Blu Notte "Piazza della Loggia, il luogo della memoria".

E forse, anche le la giustizia non è stata in grado (o anche non ha voluto nel passato) darci i nomi dei responsabili e degli autori delle stragi, le sentenze comunque qualcosa raccontano sulle stragi e sulla strategia della tensione.
Gli storici hanno sufficiente materiale, se un giorno volessero farlo, per raccontare e mettere in fila i fatti.
L'autunno caldo, il paese che chiede delle riforme per crescere, la guerra fredda che ci relegava al ruolo di democrazia a sovranità limitata.
I soldi USA tramite il Sid ai gruppi estremisti di estrema destra: le protezione, le esfiltrazioni, dei bombaroli.
Perchè se anche non ci sono i nomi, l'area da cui provengono gli autori la sappiamo: Ordine nuovo, Ordine Nero.

I depistaggi, per non fare emergere la pista che avrebbe portato, sfogliando la teoria dei cerchi concentrici raccontata da Guerzoni, dai neri, a esponenti dei servizi, a esponenti dello stato.
Il cuore dello stato che usa la manovalanza nera, cui viene ventilata l'idea del golpe, per spostare l'asse politico verso un'area di centrodestra.
Perchè nonostante il boom, le richieste di cambiamento, di riforme, le rivendicazioni di un paese moderno, il paese non cambiasse mai.

Il grande vecchio di Gianni Barbacetto

16 novembre 2010

Nessuno è stato (anche a Brescia)

Nessun colpevole nemmeno per la strage di Brescia:

I giudici della Corte d'assise hanno deliberato dopo una settimana di camera di consiglio. Il processo per l'attentato del 1974 in cui morirono 8 persone e 104 rimasero ferite è durato quasi due anni, con 166 udienze. La sentenza in base all'articolo 530, insufficienza di prove. Revocata misura cautelare per il neofascista Zorzi

12 novembre 2010

Annozero Il papa nero

A quanto mi sembra di aver capito, questo governo ha i giorni contati: l'hanno ribadito entrambi i "congiurati" presenti in studio da Annozero, Bocchino e Casini. Il governo non sta rispondendo alle esigenze delgi italiani (lavoro, immondizia al sud, sviluppo), si è incartato sulle esigenze giudiziarie del premier e dunque èper una questione di responsabilità, Berlusconi si dovrebbe dimettere.

A quanto ho capito, si è aspettato il rientro del premier da Seul, per le dimissioni della componente finiana dal governo (per evitargli brutte soprese coi giornlisti stranieri, come se già non ne facesse abbastanza); si aspetterà la votazione della manovra finanziaria, nel caso nemmeno lunedì prossimo Berlusconi dovesse dimettersi, per dare poi la sfiducia: "ci asterremo dal voto", garantisce Bocchino (per fare passare comunque la legge).

E poi? Cosa ci si aspetta dopo le dimissioni? Questo è il punto. Cosa cambierebbe con un berlusconi bis? O con un governo Tremonti o Alfano?
Il presidente stesso non accetterà le dimissioni perchè perderebbe l'eventuale scudo.
Tremonti non entrerebbe a capo di un esecutivo senza la Lega. La Lega non entra in un governo con Casini e l'UDC.
L'UDC non vuole chiedere esplicitamente le dimissioni del premier, come nemmeno FLI (almeno per il momento), dice di non voler entrare direttamente nell'esecutivo, ma poi chiede un governo di responsabilità nazionale.
L'UDC non vuole Vendola nè Di Pietro, come alleati del Partito Democratico (e abbiamo visto come porta bene al centrosinistra, dopo le elezioni in Puglia e Piemonte).

L'unica cosa certa è che il governo è in crisi, e che non si sta andando avanti di un passo, nemmeno nelle eventuali riforme.
Preferirei occuparmi di corruzione, lavoro nero, delocalizzazione, ecomafie e problema dei rifiuti, che stare a discutere di logiche di palazzo.
Che fine han fatto i casi Eutelia? Le impiegate Omsa han trovato lavoro? Cosa si farà del futuro di Termini? Dove mettiamo i rifiuti di Napoli? Quando bonifichiamo la Campania, e anche le aree nel milanese (dove si stava costruendo un area di "paradiso" col beneplacito del governo)?

Non solo: le persone che oggi parlano di solidarietà, sono le stesse sulla scena politica da anni.
Il Fini che oggi parla di legge uguale per tutti, diritti agli immigrati e ai gay, è lo stesso della Bossi-Fini (che costringe gli immigrati alla clandestinità e dunque, col decreto sicurezza, all'essere delinquenti). Lo stesso che nel 1998 disse che un gay non poteva fare il maestro.
Lo stesso leader che oggi dice cose sensate e molto condivisibili è lo stesso che ha partecipato al governo che ha emanato le leggi vergogna del passato (tra cui la depenalizzazione di fatto del falso in bilancio, il lodo Schifani) e quelle del presente (il lodo Alfano costituzionale, lo scudo fiscale).

Anche Casini, che ieri sera ha esordito con "io l'avevo detto" che questo sistema bipolare non poteva funzionare, sta solo facendo il suo gioco: un governo centrista di unità, l'ennesima ammucchiata da prima repubblica. "Io me ne frego di andare al governo" con Bossi: e dunque cosa? Si vuole un Berlusconi bis con semplicemente un agenda di governo nuova?

Una affermazione molto più condivisibile l'ha fatta parlando della Lega: oggi solo la Lega, Di Pietro e i "rottamatori" del PD (per motivi simili) vogliono andare alle elezioni anticipate. Per raccogliere il dissenso (verso il PDL) da parte degli elettori.
Bossi è pronto a scaricare Berlusconi il giorno prima delle eventuali elezioni.

Bocchino, nel suo intervento, si aupica una nuova stagione per l'Italia, con una nuova maggioranza e un nuovo governo. Con Berlusconi, chiedeva la giornalista Costamagna? "Non escludiamo un Berlusconi bis", ma, continuava l'esponente di FLI, "non credo che Berlusconi" sia la persona giusta per fare un governo di responsabilità.

Se Belpietro faceva notare (giustamente) come debba essere il Parlamento a chiedere ufficialmente le dimissioni del premier (come fece Bossi negandogli la fiducia nel 1994), e non un politico da un convegno, Telese parlava di contesto da drammaturgia da fine regime.
Un contesto dove tutto sta maturando molto in fretta: le stesse parole di Bocchino ci avrebbero sopreso solo un anno fa (quando si parlava di Noemi, della D'Addario, delle foto ...).
C'è un clima da Salò: ci sono esponenti berlusconiani che vanno in giro a cercare la bella morte, e dall'altra parte "Casini e Bocchino che se lo stanno cuocendo a fuoco lento" questo caimano.
E danno così la possibilità al premier di dire, difendendosi "visto, ho vinto, e mi stanno facendo la fronda di palazzo per farmi cadere: questi mi vogliono cucinare coi giochi di palazzo".

Premier che è stato accusato di governare con gli spot: forse anche Casini non è quello di una volta. L'aspetto populistico mica lo scopriamo adesso: mi ricordo tutti i proclami fatti relativamente al poliziotto di quartiere, alle grandi opere da fare (come il Frejus!!), alla Salerno Reggio Calabria che doveva essere completata nel 2005.

Dopo l'intervista ad Assunta Almirante (e il suo saluto romano igienico), è toccato a Matteo Renzi: "siamo alla telenovela".
Le parole di Fini sono una manifestazione di incoerenza, per quanto la stessa persona ha affermato nel passato. Tutto si muove dentro le stanze chiuse: come la trattativa Bossi Fini.

Renzi chiedeva alle persone di reponsabilità nazionale "quale è la vostra proposta sul precariato", dopo il crollo di Pompei?
La verità è che il centordestra ha fallito: si deve andare ad elezioni subito.
E anche per Renzi, e per il PD, nascerebbe il problema delle alleanze: maggioranza allargata al centro, o alla sinistra?

"Cosa divide Renzi, Letta, da Pisanu o Fitto?" Chiedeva Casini a Renzi stesso: forse un rnvio a giudizio (o aver avuto rapporti di lavoro con Carboni)?

Se Telese ha parlato di giorni da Salò, la Costamagna ha usato la metafora dello schiaffo del soldato: nessuno che si prende la responsabilità di far cadere il governo e, alla fine, è "Casini ad essere dietro il cespuglio".

E alla fine quello che succede nel paese.
Dopo le donne lavoratrici della Omsa, la gente a Terzigno, la protesta degli immigrati a Brescia, contro la sanatoria del 2009.
Sanatoria che è stata vista come truffa: han pagato 500 euro per la domanda e molti di questo han dovuto pure dare i soldi a degli italiani perchè presentassero la domanda (fino a 8000 euro).

Due volte sfruttati: perchè costretti a lavorare in nero (spesso per caporali italiani), perchè costretti a pagare per essere regolarizzati.
E' questo è anche colpa di questa cattiva poiltica, che non è stata capace di disinnescare questa bomba sociale, anzi è andata proprio a cavalcare l'onda emotiva contro gli immigrati, accusati di tutti i reati.
Oggi a Brescia, la protesta eclatante è l'unica strada per mostrare la stortura di un paese in cui la gente che ha un opsto di lavoro, è costretta poi a nascondersi di notte, per paura di essere arrestato (e prendersi un foglio di via).
Un paese dove nei cantieri dell'Expo a Milano si lavora a 3 euro all'ora.
Lo denunciava una donna, immigrata e clandestina anche lei per anni.
E' vero che questa protesta deve rientrare negli alvei di una negoziazione civile: prefetto, sindacati.
Ma è anche vero che queste persone (perchè parliamo di persone, pakistane, egiziane, marocchine) sono in questa situazione da anni e purtroppo, in questo paese, solo se sali sui tetti, vieni ascoltato.
Questa gente non ha nulla da perdere, come raccontava il muratore egiziano dalla gru. Che concudeva: "vorrei dare un messaggio agli italiani: mettetevi nei nostri panni".

Di chi è la colpa?
Chi sfrutta il lavoro nero?
Perchè la politica, quella reponsabile come dice Casini, non si occupa di questi problemi: sfruttamento, revisione della legge Bossi Fini, decreto flussi?



04 novembre 2010

In cima ad una gru


In questo paese, dove oggi discutiamo di ruffiani e prostitute (sprando che questa non sia la nostra fine), ci sono 5 immigrati da 6 giorni in cima ad una gru a Brescia.

Gli uomini che si trovano sulla gru sono Arun, 24enne pachistano da 4 anni in Italia, il connazionale e laureato con master Sajad (27 anni, in Italia da 3 anni), il marocchino Rachid (35 anni, da 4 in Italia), il 26enne indiano Singh (nel nostro paese da 5 anni) e il 25enne Jimi, egiziano da 5 anni sulla Penisola.

Lavoravano tutti in nero e hanno pagato di tasca propria i soldi per la sanatoria per colf e badanti nel 2009.
Poi, dopo la promessa di un permesso di soggiorno, è stata introdotta una norma nella legge che sbarra la strada ai clandestini.

Scontata la protesta della Lega:
"Tali soggetti, evidentemente malconsigliati dai loro agitatori, hanno perfino rifiutato una saggia proposta avanzata da Comune e Diocesi mostrando ancora una volta prepotenza e arroganza. Non possiamo più tollerare questi atteggiamenti da parte di ospiti che come tali dovrebbero comportarsi. Vogliono stare sulla gru? Ci restino senza acqua e cibo".

Quello che scoccia, ai leghisti, penso sia la visibilità che questi immigrati stanno avendo: visibilità su un tema, quello del lavoro nero e dell'immigrazione, su cui si è fatta troppa cattiva politica.

Peccato che tra loro non ci sia nessuna bella ragazza: il nostro presidente del Consiglio, uomo di buon cuore, avrebbe volentieri telefonato alla questura per intercedere.

28 maggio 2010

La memoria a Brescia

Ieri, a Brescia, l'incontro pubblico a 36 anni dalla strage di Piazza della Loggia. Incontro in cui ha parlato anche Benedetta Tobagi: il padre Walter fu ucciso 6 anni dopo, il 27 maggio; in quella stessa mattinata, a Roma, l'appuntato Franco Evangelista, cadeva a Roma sotto il piombo dei Nar, formazione di estrema destra.

La memoria, il ricordo, la ricerca della verità.
Ricerca appesa ad un filo: l'ultimo processo utile è quello relativo alla bomba di Brescia che si sta celebrando oggi.
Processo da cui emergono, come per Piazza Fontana, le responsabilità dei gruppi di estrema destra e dei servizi. L'ombra della P2, i depistaggi, le coperture, la ragion di stato.

28 maggio 2009

Piazza della Loggia: noi non dimentichiamo

"noi non dimentichiamo" era scritto sul cartellone di quanti hanno commemorato la strage di Piazza della Loggia.
Le morti, i silenzi, le coperture, l'assenza di verità e giustizia. Lo Stato che non ha saputo proteggere i suoi cittadini.

E chissà quando (se) vedremo giustizia.
All'ultima udienza del processo mancava la stenografa, ed è iniziata con 2 ore di ritardo. A giudizio un generale dei carabinieri (Francesco Delfino), un ex parlamentare Pino Rauti, e esponenti della destra neofascista Delfo Zorzi (latitante in Giappone), Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi.

Manlio Milani, associazione familiari delle vittime nell'intervista al TG3 parlava di qualcuno che ancora si muove nell'ombra, anche se in pensione ...