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07 settembre 2025

Anteprima Presadiretta – La grande ricchezza

 


La scorsa settimana il premier francese Bayrou si è lamentato, in un’intervista con la stampa, del dumping fiscale che l’Italia fa per attirare i ricchi (non solo quelli francesi) a cui poi concede un generoso sconto sulle tasse da pagare.

Si tratta della flat tax introdotta da Renzi – di cuise ne è pure vantato: paghi 100mila euro (il governo Meloni ha poi alzato la cifra a 200mila) e se porti la residenza qui da noi e puoi dimenticarti delle tasse sui profitti fatti all’estero.
Come siamo generosi noi coi super ricchi, vero? L’idea dietro questo sconto generoso sulle tasse (alla faccia della Costituzione che sancisce come tutti debbano contribuire in base al reddito) è che poi qualche briciola di questa ricchezza arrivi anche al sistema paese. Ma la Corte dei conti (che non a caso questo governo vorrebbe ridimensionare) ha già lanciato l’allarme: c’è poca trasparenza dietro il meccanismo della flat tax, non siamo nemmeno in grado di stabilire quali siano i benefici reali per l’economia del paese.

Insomma, siamo diventati un paradiso fiscale per i ricchi e gli altri che si arrangino.

Grazie a questo sistema Milano, questo lo scrive il Financial Times, è diventata la principale meta dei ricchi, di fronte a tasse ridicole possono fare qui una vita bellissima, tra ville sul lago e palazzoni vista Duomo. Come ci racconterà domenica sera Presa diretta col suo reportage dedicato alla “grande ricchezza”, in Italia si è poveri e ricchi per sempre. La ricchezza dei milionari e miliardari “una grande ricchezza che finisce sempre più concentrata in poche mani.”
Nelle mani di una elite potentissima che comanda il mondo, che detta le regole alla politica: siamo passati da una democrazia ad una oligarchia e nessuno ce lo ha detto.

I giornalista di Presa diretta ci spiegheranno come mai sta succedendo tutto questo, come mai i soldi vanno sempre verso l’alto, chi ha bloccato il meccanismo della redistribuzione della ricchezza (che sta dietro al principio sacrosanto della tassazione progressiva) per cui chi produce veramente la ricchezza si deve sentire sempre più povero.
Come i metalmeccanici che questo giugno sono scesi in strada a protestare contro il mancato rinnovo del contratto (sfidando i decreti sicurezza di Salvini e il carcere): secondo uno studio della Fiom, gli utili netti delle aziende del settore sono raddoppiate, mentre i loro salari sono rimasti al palo, parliamo di 1300 / 1400 euro al mese e con questa cifra non ci arrivi a fine mese.

Stiamo assistendo ad un profondo cambiamento delle città: si cacciano via le persone che non sono in grado di pagare gli affitti o sostenere i costi del vivere e in parallelo le politiche abitative favoriscono i costruttori che tirano su grattacieli col paravento delle ristrutturazioni, con minori costi per il privato e meno entrate per il pubblico.

E mentre le città cambiano volto, i prezzi delle case schizzano in alto, i valori catastali rimangono immutati: abbiamo un catasto anacronistico, scollegato dalla realtà dei fatti.
Il servizio dei giornalisti di Presadiretta racconterà di palazzi nel centro storico di Roma (quello una volta abitato dal “popolino”) ancora accatastato come casa popolare: sono le case dove per esempio manca il bagno in casa. Un palazzo a 50 metri dal Colosseo categorizzato come A5, una categoria soppressa nel 1992, l’ultimo anno in cui si è messo mano agli estimi catastali.

Il geometra Colantoni – vice presidente di Geo Roma - ha mostrato alla giornalista una mappa catastale storica con la suddivisione in zone catastali della capitale, cerchi concentrici per aree concentriche. Una mappa disegnata nel 1939 ma valida ancora oggi: la zona dei Parioli e di Tor Pignattara sono nella stessa zona censuaria, con le stesse tariffe di estimo.

Il catasto insomma, che ha un valore fiscale, è completamente scollegato dai valori immobiliari delle case. Così in piazza di Spagna dove un appartamento può costare fino a 15mila euro al metro quadro ci sono 5 immobili accatastati come popolari, ma altri se ne trovano in via della Croce, in via del Babuino, persino nella scintillante via Condotti. Immobili per lo più trasformati in affittacamere, da 200 euro a notte.

Da Roma a Milano: via Montenapoleone è la via dello shopping più cara al mondo, qui i marchi del lusso si contendono ogni metro quadrato: ci sono negozi che vendono oggetti di super lusso (come lo sgasatore per lo champagne, carte da gioco in argento..).

Ci sono alternative a questo sistema che sembra pensato solo per aumentare la distanza tra i ricchi e i ceti inferiori?

Presadiretta racconterà la proposta di alcuni milionari sull’aumentare le tasse come strumento per la riduzione delle disuguaglianze.

Persone come Abigail Disney, la nipote di Walt, una persona fortunata racconta lei stessa, per il cognome che porta: “non ho mai dovuto lavorare o essere brillante, per me la tavola era apparecchiata ben prima di nascere .. ”. Il prozio le ha lasciato in eredità 120 ml di euro: Abigail è una dei membri più attivi dell’associazione Patriotic Millionaires.
“Io pago di tasse meno della mia governante” racconta in una intervista “l’unico modo per uscire da questa situazione è tornare alle tasse, dobbiamo tassare la ricchezza, non solo il reddito. Non c’è modo di raggiungere una maggiore eguaglianza se non si colpisce direttamente la ricchezza”.

Negli Stati Uniti i Patriotic Millionaires sono duecento e da anni chiedono, inascoltati, di pagare più tasse.

Persone come Giorgiana Notarbartolo, discendente della famiglia Marzotto: oggi è una fortunata milionaria che vive a Londra. Il suo patrimonio viene dalla famiglia Marzotto, che ha creato il suo valore nel tessile e nella moda: il nonno ha venduto le quote dell’azienda e investito nei mercati finanziari. Soldi che fanno fare altri soldi.

Gli italiani che sono nei Patriotic Millionaires sono appena 11, esporsi contro il sistema a cui si appartiene fa ancora oggi paura, ma Giorgiana ha deciso di esporsi al pubblico, perché avere uno Stato che serve i propri cittadini non è una questione di destra o di sinistra. Si tratta di contribuire in modo equo al sistema.

Dentro i patrioti ci sono anche protagonisti del mondo finanziario che hanno contribuito ad aumentare le disuguaglianze, come Morris Pearl, ex AD di Black Rock. È stato folgorato osservando una manifestazione di cittadini in strada, in Grecia: si chiese se in quella riunione assieme a grandi banchieri stesse veramente salvando il paese o il lavoro di qualche decina di dirigenti bancari. Matthew ha abbandonato così il più grande fondo di investimento nel mondo diventando oggi presidente dei Patriotic Millionaires.
“I ricchi pagano tasse troppo basse di chi lavora per vivere e si vede detrarre denaro dalla busta paga ogni singola settimana. Pensiamo che i ricchi debbano avere meno influenza in politica: qui negli Stati Uniti i politici raccolgono una grande quantità di denaro dalle donazioni, centinaia di milioni di dollari ogni anno, e questo incoraggia le persone ricche a finanziare la politica perché cisì possono influenzare la politica e diventare ancora più ricche e si crea questa spirale senza fine. Chiunque legga le notizie può sapere che il signor Musk abbia speso centinaia di ml di dollari in politica e poi sia diventato più ricco grazie a questo. ”

Il rapporto tra politica e miliardari è un pericolo per la democrazia: è sempre stato così, ma nell’ultimo anno, con Trump, questo sistema è peggiorato tantissimo.

L’intervista a Julian Assange

Nell’anteprima della puntata sarà presente Jiulian Assange fondatore di Wikileaks, che verrà intervistato per la prima volta in Italia.

I leak pubblicati sul portale Wikileaks hanno consentito a noi occidentali di vedere il vero volto della guerra in Iraq e in Afghanistan: la strage di civili abbattuti da soldati amwricani come effetti collaterali, i report dell’esercito sul campo dove si ammetteva quando difficile fosse controllare il territorio.

Subito dopo la sua scarcerazione a Strasburgo il 1 ottobre 2024 aveva rilasciato un’intervista di fronte alla commissione dei diritti umani del Consiglio D’Europa. Il Consiglio d’Europa è nato nel 1949 dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di proteggere i diritti e la dignità umana in tutto il continente.
Questo incontro è servito a commentare la drammatica situazione della libertà di stampa, non solo in Europa: fino a pochi mesi prima era detenuto in un carcere a Londra dove, come ha raccontato la moglie Stella, rischiava di essere ucciso dopo una reclusione durata 14 anni.

Fino al patteggiamento col Dipartimento di Giustizia americano nel giugno 2024: Assange ha ammesso di aver cospirato per ottenere e diffondere documenti riservati, un reato previsto dall’Espionage Act , una legge del 1917 pensata per punire le spie, non certo i giornalisti.

Presadiretta farà sentire l’audio originale, dove Assange ammette “come giornalista ho incoraggiato la mia fonte a fornire informazioni classificate.. credo che il primo emendamento protegga tale attività”

A Strasburgo ha commentato tutta la sua drammatica vicenda: “Oggi non sono libero perché il sistema ha funzionato, sono libero perché dopo anni di prigionia mi sono dichiarato colpevole di giornalismo. Mi sono dichiarato colpevole di aver cercato informazioni da una fonte, colpevole di averle ottenute colpevole di averle rese pubbliche. Non mi sono dichiarato colpevole di nient’altro. Spero che la mia testimonianza di oggi possa servire a mostrare le fragilità, delle tutele esistenti. E ad aiutare chi ha meno visibilità ma è altrettanto vulnerabile. È difficile non vedere un legame diretto tra il procedimento penale che gli Stati Uniti hanno avviato contro di me, un atto che ha segnato il superamento del Rubicone, criminalizzando il giornalismo nel mondo e il clima sempre più ostile che oggi soffoca la libertà di stampa. Quando ho fondato Wikileaks avevo un soogno semplice: aiutare le persone a capire come funzionava davvero il mondo, perché solo conoscendo possiamo cercare di migliorarlo. La conoscenza è potere, il potere di chiedere conto a chi comanda, il potere di pretendere giustizia. Abbiamo ottenuto e pubblicato verità che erano state taciute sulle decine di migliaia di vittime invisibili delle guerre, sugli orrori nascosti, sui programmi segreti degli omicidi mirati, sui rapimenti illegali, sulle torture. ”

La scheda del servizio:

La grande ricchezza” è il tirolo della nuova puntata di PresaDiretta di Riccardo Iacona, con il coordinamento giornalistico di Maria Cristina De Ritis. L’appuntamento è per domenica 7 settembre alle 20.30 su Rai 3 per parlare di sistemi fiscali e disuguaglianze. “Aspettando PresaDiretta” è invece dedicato alla storia di Julian Assange finalmente tornato in libertà.

Un viaggio di PresaDiretta tra grande lusso, miliardari, eredità a tassazione agevolata e stipendi dei lavoratori troppo bassi. Nei giorni dello scontro tra i governi di Roma e Parigi sulla flat tax per gli stranieri che trasferiscono la residenza in Italia, un’inchiesta sulle norme fiscali che rendono i ricchi sempre più ricchi. E intanto ai salariati vengono redistribuite le briciole. Un lavoratore medio in 45 anni di impiego versa allo Stato 400 mila euro di imposte su redditi e contributi sociali. Un ricco che eredita 1 milione dalla propria famiglia, con l’attuale regime di tassazione non paga nulla, zero tasse.

Un viaggio di “PresaDiretta” nella riviera di Ponente tra abitazioni di lusso e ampliamento di porti turistici, come se il Principato di Monaco si stesse estendendo sul territorio della Liguria. E poi a Milano, meta preferita dei super ricchi globali, dopo Emirati e Stati Uniti, ma prima della Svizzera. A oggi infatti si sono già trasferiti in Italia 4500 paperoni e solo nel 2025, potrebbero arrivarne altri 3600. L’attrazione fatale per il nostro Paese è dovuta anche all’imposta forfettaria di 200 mila euro sui redditi conseguiti all’estero, a prescindere dalla grandezza del patrimonio. Dai Caprotti ai Berlusconi, un’inchiesta dentro “la nuova ereditocrazia”, con l’Italia che ha una tassa di successione tra le più basse d’Europa e un catasto che avvantaggia i proprietari dei centri storici e penalizza chi ha comprato casa in periferia. Intanto a livello globale la quota di ricchezza ereditata ha superato quella prodotta.

Dall’altro lato della scala sociale ci stanno gli operai della Comer Industries di Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia e i metalmeccanici dell’Emilia-Romagna. Perché, come dimostra lo studio dell’Ocse sui salari di 22 paesi europei tra il 1990 e il 2020, gli stipendi sono cresciuti dappertutto, mentre in Italia sono diminuiti. Ma c’è anche chi queste disuguaglianze vorrebbe combatterle: la campagna internazionale Tax The Rich; le iniziative dei Patriotic Millionaires; la patrimoniale del 2% avanzata dagli economisti dell’Osservatorio europeo sulle tasse.

La grande ricchezza” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Cecilia Carpio, Marco della Monica, Elena Marzano, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Emilia Zazza, Cristiano Bacci, Eugenio Catalani, Matteo Delbò, Paolo Martino, Daniele Sabatini.

Le parole del fondatore di Wikileaks, i bavagli alla libertà di stampa. In “Aspettando PresaDiretta”, nella prima parte della serata, il protagonista è Julian Assange, dai 14 anni di reclusione al riconoscimento formale di detenzione politica da parte del Consiglio d’Europa: 14 anni di privazioni prima di ottenere la libertà. Libero solo perché si è dichiarato, di fronte alla giustizia Usa, “colpevole di giornalismo”. In studio con Riccardo Iacona – per discutere di cronisti uccisi, libertà di stampa, ostacoli e pericoli per gli inviati sui fronti di guerra – il giornalista palestinese Sami al-Ajrami, costretto a lasciare Gaza che oggi vive in Egitto.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 novembre 2021

Report – i rapporti tra Oms e politica, i soldi della mafia e le tasse dei campioni

Un aggiornamento sulle inchieste fatte sul piano pandemico e sul report dell'Oms ritirato dai vertici dell'organizzazione. Poi un servizio sull'uomo che avrebbe riciclato 500 miliardi di dollari delle mafie: come ha fatto?

Nell'anteprima un servizio su come pagano le tasse (in modo agevolato) i campioni dello sport.

Controlli al campione di Giulia Presutti

I campioni dello sport non sono campioni anche nel pagare le tasse: ci sono quelli che trasferiscono la residenza all'estero (come Fisichella o Max Biaggi) per pagarne di meno e così l'agenzia delle entrate deve fare dei controlli a campione per capire se ci sia una evasione o meno.

A Monaco ha casa anche Berrettini, finalista a Wimbledon: non è solo, tutti i campioni hanno costituito una star company, società a cui sono versati i soldi dei premi o dei gettoni dei tornei e sono tutte società in paesi a fiscalità agevolata.

Lo stato italiano, per capire se siano truffe o meno, deve fare controlli a campione ai campioni, considerati a volte come emblema del made in Italy, una presa in giro per le persone che questi giochetti, col fisco, non li possono fare.

Quella di Berrettini si chiama Asmat di cui è anche amministratore: con questo sistema gli sportivi possono alleggerire le aliquote fiscali che pagano, perché attraverso queste società che incassano i montepremi possono scaricarsi maggiori costi e dunque fanno figurare la star come fosse più “povero”.

Nella sede della società di Berrettini non c'è un ufficio preposto a curarne gli interessi, anzi nel palazzo di lusso in centro a Monaco sono presenti in un solo piano decine di società analoghe.

Qui, racconta una segretaria, le star dello sport non hanno mai messo piede, le persone vengono a prendere la posta e via.

Lo sportivo ha scelto di non rispondere alle domande della giornalista, le telecamere di Report lo hanno messo in allarme: se è tutto regolare, come mai questo sottrarsi ai giornalisti? E come mai ha scelto di contribuire poco con le sue tasse al nostro paese, preferendo Monaco?

Anche nel mondo della Formula 1 le cose funzionano in modo simile, con la differenza che le scuderie possono pagare le tasse agendo come sostituto di imposta.

I loro compensi sono tassati nel luogo dove si svolge la gara, questo dice la legge: anche se hai la sede a Monaco, come l'aveva il pilota Fisichella, per gli eventi in Italia si dovrebbero pagare le tasse in Italia.

Ma ci sono scuderie che hanno esternalizzato questa attività all'estero, per gestire i contratti dei loro piloti. Per esempio, intervistando il commercialista De Santis la giornalista scopre che un pilota Ferrari ha rapporti con una società che si chiama GSA.

Ma le ritenute in Italia non sono pagate, perché si tratta di una società svizzera, controllata al 100% da Ferrari SPA, anche qui una bella convenienza fiscale.

Come per i tennisti con casa a Monaco, anche alla GSA (società con dieci dipendenti, con grande liquidità a disposizione), commercialisti e avvocati hanno poca voglia di parlare con Report, di spiegare cosa faccia questa GSA, che rapporti abbia con Ferrari.

“Perché gli italiani vanno in Svizzera, non perché fanno bene il cioccolato” è il commento ironico del consulente di Report in questioni fiscali Bellavia.

Oggi, spiega Ferrari in risposta a Report, i contratti dei piloti sono gestiti dalla Ferrari stessa.

Il grande schema (il riciclatore autonomo) di Giorgio Mottola

Oggi le mafie italiane sono ricche come mai nella loro storia: nonostante le confische dello stato, non si scalfisce il vero patrimonio. Si recupera solo poco, il 2%, spiega Gratteri, non esiste una rete europea per combattere il riciclaggio.

Gli investigatori e i pm calabresi si sono messi sulle piste di un imprenditore calabrese, che avrebbe in gestione fondi per 500 miliardi (due volte il PNRR), Roberto Recordare, secondo l'accusa, soldi delle mafie.

Il suo era un nome che non era mai uscito, né sui giornali, né nei lavori dei magistrati, un imprenditore con un profilo basso.

Nelle intercettazioni si parla di servizi, di equilibri da sconquassare a livello mondiale: Giorgio Mottola è andato ad intervistarlo nel suo ufficio, pieno dei quadri dipinti dallo stesso imprenditore. Recordare è un personaggio particolare, anche simpatico, uno che la ndrangheta non la vede (a Palmi, dove vive) e che invece denuncia la pressione dei magistrati, il sopruso dei magistrati.

Recordare si considera un riciclatore autonomo: sul suo computer si trovano documenti che parlano di fondi per miliardi, cifre enormi per noi comuni mortali, ma non per le banche centrali, come quella degli Emirati.

Un privato non potrebbe gestire questi fondi attraverso queste banche centrali, a meno che non ci siano accordi: Recordare era in contatto con le banche centrali di paesi extra europei, soprattutto asiatici e aveva rapporti anche con personaggi di alto livello che lo aiutavano a muovere il denaro di provenienza ignota.

Come il titolo su un conto a Dubai da 36 miliardi, il cui documento era sul suo cellulare: di chi erano o sono i soldi?

Se sono fondi illeciti, andate a prenderli – è la risposta di Recordare: ma chi è questa persona, un grande truffatore o un grande riciclatore?

Mottola ha incontrato un imprenditore in opere d'arte, proprietario del documento del titolo da 500ml: si chiama Maurizio Contessa ed è un commerciante d'arte, che avrebbe trovato questi titoli da milioni dentro una intercapedine del muro di casa, dentro una valigetta del padre.

Il padre lavorava nel casinò di Montecarlo negli anni '80, dove prestava soldi ai giocatori facoltosi: è stato ucciso nel 1989 nel corso di una rapina, in auto.

Come faceva ad avere quei soldi, quei documenti con tanti soldi? Contessa si è rivolto a Recordare, affidandogli un documento da 500 ml, passando per un faccendiere coinvolto in diverse inchieste delle procure.

Recordare, nelle intercettazioni, parla con boss come Carmelo Gagliostro: parlano di movimenti di denaro, ma di quale provenienza? Sono i soldi della cosca Gagliostro?

Recordare ha incontrato due personaggi, legati al clan Santapaola, attraversando lo stretto: al telefono con loro parla di soldi che si “puliscono” attraversando paesi stranieri, come il Tagikistan.

Soldi in contanti che si spostano in più banche e che poi si integrano nell'economia lecita, in territorio europeo (diventando puliti), dopo aver girato il mondo, Afghanistan, Pakistan, Tagikistan fino alla Malesia.

Stiamo parlando di un riciclaggio di un altro livello: i paesi islamici danno garanzie a chi ricicla ancora più alte, per chi volesse ficcare il naso dentro le loro banche.

In un'altra intercettazione si parla di un conto in Liechtenstein, del senatore Renzi, prima del suo arrivo a palazzo Chigi: un conto aperto dalle persone che avrebbero favorito la sua ascesa alla presidenza del consiglio, circostanza smentita dal senatore.

Ma in questa storia si incontrano personaggi morti e poi resuscitati, come il signor Dimitri V., titolare di un fondo da 1 miliardo di dollari con sede a Cipro: miracolo? No, la foto di questa persona sul passaporto ricorda quella di Roberto Recordare, un imprenditore italiano al centro del servizio di Mottola.

Nonostante questo Dimitri V. sia morto da 30 anni l'agenzia delle entrate gli assegna nel 2017 un codice fiscale con cui delega al signor Recordare la gestione del suo fondo da 1 miliardo di dollari.

Nell'intervista, il signor Recordare nega inizialmente di aver mai conosciuto questo Dimitri, per poi cambiare versione e spiegare che sì, quello sulla foto del passaporto è lui, ma è tutto regolare, perché “la stessa persona può avere in giro nel mondo identità diverse.”

L'inchiesta di Recordare è stata in parte bruciata per un errore fatto in tribunale a Reggio: il cd con tutti gli atti dell'indagine è stato allegato ad un processo, il pm non lo aveva chiesto perché dovevano rimanere segreti. Così l'indagine è stata danneggiata perché quegli atti, nel CD, sono ora pubblici.

Come ha fatto Recordare ad operare nelle banche di questi paesi islamici, come la banca del Tagikistan, dove l'occhio di chi vuole controllare questi soldi ha difficoltà ad entrare?

La resa dei conti di Cataldo Ciccolella, Giulio Valesini

Quello tra il giornalista Valesini e il dirigente dell'Oms è un duello rusticano: farebbe anche ridere, se non ci fosse di messo una pandemia, le migliaia di morti dello scorso anno quando questo paese si è fatto trovare impreparato.

Oggi Ranieri Guerra non è più all'Oms, non può più essere foglia di fico per il nostro governo, per coprirne le magagne, per coprirne le responsabilità.

Come ex DG del ministero della Salute avrebbe dovuto aggiornare il piano pandemico ed è lo stesso Guerra ad aver fatto pressioni al ricercatore Zambon affinché modificasse il suo rapporto, dove si criticavano le scelte e le mosse del governo lo scorso anno, definite approssimative.

Ma il documento incriminato è stato ritirato solo dall'Oms o il governo italiano ha fatto pressioni sull'organizzazione?

Il documento di Zambon stava mettendo in crisi i rapporti tra Oms e la Cina, per un paragrafo dove parlava dell'origine del virus (quel virus somigliava alla Sars, circostanza che era stata negata dai cinesi), ma anche i rapporti tra Oms e l'Italia.

Così, per la riscrittura di alcune parti era stato tolto da web, per essere poi ripubblicato, con le correzioni suggerite da Oms al ricercatore, cosa che non è poi mai avvenuta.

Report ha scoperto che era stato letto anche da Speranza e da Brusaferro (presidente dell'ISS): secondo Brusaferro quel report sarebbe un incidente diplomatico, perché l'Italia è un finanziatore dell'Oms: non si può negoziare un report, non si negoziano i contenuti, a questo serve un'organizzazione come l'Oms.

L'Istituto Superiore della Sanità analizzò il documento e relazionò Brusaferro, che poi arrivò a Speranza che dice “con Kluge sarò durissimo”.

Così Oms bloccò la pubblicazione del documento i cui contenuti sarebbero dovuti essere rivisti assieme tra Oms, Iss e governo, alla faccia dell'indipendenza.

“Abbiamo bisogno che il ministro sia felice”, scrive Kluge (responsabile Oms in Europa), dopo aver parlato col ministro, a Zambon.

Felice nel senso che l'Italia stava finanziando l'Oms e quel rapporto poteva incrinare il rapporto col nostro paese. Gli italiani, forse, sentendo questa storia, saranno meno felici.

Un ruolo importante nella storia del rapporto dell'Oms di Zambon lo ha l'ex direttore Aifa Mantoan, chiamato da Kluge per mediare col ministro.

Altre correzioni al rapporto Zambon sono state fatte dalla responsabile relazione esterne Cristiana Salvi: “io correggevo lo stile” ha spiegato la Salvi, era un rapporto non corretto come stile di comunicazione.

Eppure il rapporto era stato approvato per la pubblicazione, il giorno 11 maggio, tutte le revisioni erano già state fatte: “Zambon ha costruito un caso sul nulla” spiega al giornalista di Report.

Qual era il motivo di quelle revisioni? Erano solo correzioni dello stile o anche dei contenuti: i passaggi incriminati riguardavano le infezioni dei medici, all'inizio, il fatto che al paziente zero non fosse stato fatto il tampone.

Il rapporto di Zambon era stato approvato dal comitato centrale in Svizzera e non era tenuto ad avvisare prima della sua pubblicazione il nostro governo.

E' Report che sta sposando una sua teoria, disinformando, oppure attorno a questo rapporto, al piano pandemico mai scattato, ci sono state pressioni politiche che non hanno giovato alla lotta contro la pandemia.

A Report nessuno parla niente su questo punto, tutti si trincerano dietro il riserbo per l'indagine della magistratura di Bergamo che sta indagando sul focolaio a Bergamo, in Val Seriana e sulla scelta di riaprire l'ospedale di Alzano, dopo i primi casi.

Eravamo il quarto paese per mortalità, se avessimo applicato il piano pandemico (indirizzato per l'influenza) anche se vecchio e non aggiornato dal 2006, avremmo salvato vite umane? Perché il ministero non lo ha messo in atto?

Report ha aggiunto un altro tassello alla mancanza della chiusura delle zone rosse in Lombardia: ad inizio marzo la regione lanciava un sos all'Oms, chiedendo un supporto per chiudere la regione, un altra foglia di fico.

C'è stata una telefonata da parte del dottor Caiazzo al dottor Kluge, affinché quest'ultimo chiedesse poi al governo di chiudere la regione Lombardia, ma l'Oms rispose che si doveva discutere, per non entrare in “beghe interne della politica italiana” - racconta lo stesso Zambon.

La proiezione di Caiazzo era la stesa di Merler, ricercatore della fondazione Kessler: duemila persone in terapia intensiva a fine marzo, un valore che la Lombardia non avrebbe potuto reggere.

Ma l'Oms non aiuta la regione Lombardia, in mano a partiti diversi da quello dell'allora governo: chi pagherà per queste scelte?

Di certo non pagherà la politica, che ha scelto di bloccare la commissione di inchiesta a quanto successo fino al 30 gennaio. Tutto quello che è accaduto dopo non interessa, alla politica italiana.

Commissione con primo firmatario un leghista, ma che ha avuto un grande appoggio da tutti i partiti, compreso il m5s e il pd. Tutti hanno qualcosa da coprire sui fatti dello scorso anno, per la pandemia?

E' stato tolto il riferimento all'Oms grazie ad un emendamento di un politico di LEU, stesso partito di Speranza.

E vissero tutti felici e contenti, in Italia e anche nell'Oms, che verrà guidato ancora da Thedros, presente al G20 della salute a Roma, con tanto di cena pagata da noi.

E i vaccini per i paesi poveri?

E i parenti delle vittime?

E cosa faremo alla prossima pandemia?

21 ottobre 2019

Su tasse, servizi, evasori e i furbetti


Piove governo ladro si dice.
Piove e si allagano le strade, i sottopassaggi diventano trappole, si chiudono fermate della metro (succede a Milano, la locomotiva del paese), i treni dei pendolari vengono bloccati ..
E chi dovrebbe pulire tombini, strade, rendere fruibili quei servizi pubblici che usiamo tutti i giorni?
Comune, regione, provincia e stato centrale.
E tutti questi enti lo fanno grazie alle tasse, quelle tasse così invise alle persone, tranne quando si trovano a dover ricorrere alla sanità pubblica, al trasporto pubblico, alle forze dell'ordine (pure loro sono pagate con le vostre tasse).
Va di moda oggi ripetere no tasse, accusare ex alleati di essere il partito delle tasse.
E' populismo anche questo, piaccia o meno: populismo quello della ministra Bellanova, dell'ex ministro Boschi. Quello del ministro Di Maio sembra più paraculaggine, difendere certe categorie (commercianti piccoli artigiani, non proprio note come categorie amiche di POS e scontrini).

Ecco, volete fare il partito del basta tasse?
Abbiamo il coraggio di mettere le cose in chiaro: tagliamo ospedali, bus, treni e tutti i servizi pubblici.
Oppure, smettetela di fare i furbetti e preoccupatevi di spenderli bene i soldi delle tasse.
Il che vuol dire, oltre alla lotta all'evasione, fare una vera lotta alla corruzione (per esempio quelle commesse fatte arrivare ad aziende “amiche” che poi non fanno il loro lavoro) e agli sprechi.

Ieri pomeriggio, per problemi personali, ho passato il pomeriggio al Pronto Soccorso: nessuno mi ha chiesto soldi, il mio reddito, all'accoglienza e nessuno lo ha fatto alla fine, alla dimissione.
Questo è il sistema sanitario pubblico e universale.
Quello pagato con le mie tasse, pagate fino all'ultimo.
Senza paradisi fiscali, senza condoni.


10 novembre 2013

Piccolo paese

Inverigo, piccolo comune in provincia di Como. Seduta del Consiglio comunale per l'approvazione del bilancio: il resoconto è pubblicato dal gruppo di minoranza Inverigo Nuova.

Anche qui il momento non è buono, per la crisi, come spiega il sindaco, che tira in ballo anche le scelte del governo in termini di tasse sulla casa.



Il Sindaco ha detto che sicuramente il momento è critico, probabilmente il prossimo anno sarà anche peggio con l'introduzione della TASI, non solo per chi ha un'attività ma anche per le famiglie, infatti a Inverigo c'è un 10% che non ha pagato l'IMU dovuta. Il Comune dopo gli accertamenti cerca di non infierire, tant'è che spesso vengono concesse rateizzazioni lunghissime dei pagamenti con tassi agevolati , purtroppo non ci sono altri strumenti per agevolare i cittadini. Poi il crollo del settore edilizio non porta più le entrate per oneri di urbanizzazione come negli anni passati. Una riduzione delle imposte potrebbe arrivare da una riduzione della spesa corrente anche se ormai è già stata rivista e non c'è molto da tagliare.

Si parla poi bilancio del comune che, è messo in sicurezza con l'aumento dell'addizionale Irpef del 100%



Il Sindaco ha passato la parola all'Assessore B.: ha ribadito che i tagli del Governo Monti, il patto di stabilità con esiti drammatici e la mancanza dei dati sui trasferimenti erariali e le richieste di miglioramento del bilancio da parte del Governo, impone al Comune di chiudere il bilancio con un avanzo di 692.000€, quindi per non tagliare servizi è stato deciso di aumentare l'addizionale IRPEF. Su 3356 lavoratori, con la fascia di esenzione per chi ha un reddito inferiore a 10.000€, sono salvaguardati 595 lavoratori dipendenti. Considerando anche altre categorie i cittadini esentati da questa tassa sono 1646. Con questo aumento il gettito previsto per il 2013 è di 1.024.000€ mentre lo scorso anno il Comune ha incassato 503.800€, quindi un incremento del 103%.


Insomma, si da la colpa a Roma, per le scelte (sbagliate par di capire) su patto di stabilità e tagli. E così per far quadrare i conti, i comuni devono aumentare le tasse.

Ha preso la parola il Consigliere T. ricordando che l'addizionale era stata già raddoppiata nel 2007, che questa imposta di quasi 1% va incidere sul reddito disponibile e peserà su chi guadagna intorno i 1.500€, e non sono pochi i cittadini in questa situazione considerando anche che ci sono molte persone in cassa integrazione o lavorano part time. Continuando ha chiesto fino a dove si vuole arrivare, visto che quest'anno per fa quadrare il bilancio si alzano le imposte e si vende l'Ex Ballabio. Poi ha chiesto cosa fa l'ANCI, se l'Amministrazione ha sollecitato questo ente affinché faccia qualcosa contro questa spirale depressiva. Quindi ha chiesto ancora una volta di valutare lo scaglionamento dell'addizionale, visto che i recenti aumenti di TARES e IVA hanno già ridotto la disponibilità per gli stipendi più bassi. A tale proposito ha chiesto di alzare la soglia di esenzione per redditi di 20.000€ o 24.000€ poiché chi ha un reddito di 10.000€ è probabilmente considerato incapiente e quindi è già esentato dal pagare l'IRPEF e a maggior ragione non paga la stessa addizionale, quindi aver previsto l'esenzione per questa fascia di reddito non aiuta nessun cittadino.



Il Consigliere P. ha detto che condivide l'analisi di T. ma purtroppo una scelta diversa non avrebbe fatto quadrare il bilancio, visto che tra i tagli dei finanziamenti statali e accantonamento Inverigo si è trovata con 1.000.000€ di impegno imprevisto.

Per spiegare meglio la situazione: il comune ha messo in vendita una palazzina abbandonata (area ex Ballabio) sperando di fare cassa:



L'Assessore B. ha letto una serie di passaggi e provvedimenti precedenti che hanno portato alla discussione della vendita dell'immobile denominato ex Ballabio. Una recente perizia stima il valore in 520.000€, questo introito servirà per finanziare alcuni interventi che altrimenti non si faranno: impermeabilizzazione scuola dell'infanzia di Villa Romanò - 50.000€, sostituzione tetto in amianto della palestra della scuola Filippo Meda - 200.000€, sistemazione P.zza Vittorio Emanuele - 23.000€, manutenzione rete idrica - 35.000€, tombinatura zona S. Maria - 160.000€. Poi ha anche citato la Cipresetta, ma per quell'immobile ha detto che vorranno sentire il parere dei cittadini.


Cioè per fare dei lavori si risistemazione e messa in sicurezza si va a fare la stessa operazione che il governo vuole fare a Roma: in un momento difficile come questo, vendere un bene pubblico che non si è riusciti a valorizzare nel passato.



Insomma, nel grande e nel piccolo, i problemi e le cause (e spesso anche le soluzioni) sono sempre le stesse.

04 ottobre 2012

Le tasse erano una cosa bellissima

Le tasse erano una cosa bellissima: permettevano la costruzione di asili e scuole, ospedali. permettevano l'accesso agli studi a persone capaci ma senza mezzi. Le tasse sostenevano il il welfare, l'apparato di sicurezza, la giustizia....

Non più.
Oggi paghi le tasse e richi che i soldi finiscano al Saggese di turno (Tributi italia).
Dice il Gip che ha convalidato l'arresto del manager delle tasse:
"Gli indagati non nutrono il benche' minimo rispetto per la legge e l'autorita' e per gli interessi altrui e della collettivita', dimostrando di essere in grado, pur di realizzare propri interessi economici, di calpestare quelli altrui senza alcuna remora e, pertanto di commettere, reati della stessa indole rispetto a quelli per i quali si procede".
Oppure che finiscano nelle tasche del batman di turno, ora in carcere:

«In cella ci sarà gente meglio di quelli del Pdl»

 Oppure che finiscano investite in progetti campati in aria come il ponte sullo Stretto (ancora tu ?) o il TAV in Val di Susa.

Dopo la notizia di ieri, chi si fiderà a pagare più i tributi? non lo capiscono che così si disgretola lo Stato?

13 maggio 2012

La rivoluzione delle tasse di Bruno Tinti

No taxation without representation” gridavano i coloni americani nel 1755, contro il governo inglese che imponeva loro il pagamento delle tasse, senza dare loro una rappresentazione alla camera di Londra.

Questo diede il via alla rivoluzione americana e alla genesi della prima Democrazia.
Inizia con la citazione di questo episodio questo saggio dell'ex magistrato Bruno Tinti che invoca una nuova rivoluzione, a partire sempre dalle tasse.
Una rivoluzione in nome dell'articolo 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.”

Dunque di tasse e di evasione si parla: l'autore infatti, nella sua carriera si è spesso occupato di reati finanziarti ed è stato esponente della commissione che ha poi portato nel 2000 alla legge sui reati fiscali (in realtà poi il Parlamento annacquo molto le sue proposte).
Ne “La rivoluzione delle tasse”, Bruno Tinti ci illustra come funziona il sistema Tributario italiano (o come non funziona, si dovrebbe dire), nella seconda parte parla della sua riforma abortita dai partiti nel 2000 per arrivare infine, nella terza parte, a dire cosa bisognerebbe fare adesso per contrastare l'evasione e dare piena applicazione a questo articolo della Costituzione (il 53), oggi non pienamente applicato.

Prima parte: il patto scellerato tra Stato ed evasori.
Ovvero come mai abbiamo un sistema “ è costruito per non funzionare”: tra condoni, studi di settori, controlli che colpiscono solo una percentuale ridicola dei professionisti, oggi il peso delle tasse ricade soprattutto sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

"L'evasione arriva dal 'popolo dell'Iva'. Non che lavoratori dipendenti e pensionati non vogliano evadere. Lo vorrebbero, solo che non possono; come fanno? Le imposte gliele prendono subito, prima ancora di dare loro la paga, il salario, lo stipendio."

Evasione che ha un peso stimato tra 120-160 miliardi di euro:
"L'evasione fiscale si frega più o meno la stessa somma che lo Stato percepisce dai cittadini a titolo di imposta (146 miliardi). Se non ci fosse evasione, saremmo ricchi il doppio."
E non avremmo bisogno di manovre lacrime e sangue, di aumenti delle tariffe, della benzina, dell'Iva, dei tagli allo stato sociale.

Ci spiega Tinti che è come se ci fosse un patto tra stato ed evasori: "Le leggi tributarie sono progettate per essere violate impunemente. Si tratta di pura e semplice complicità tra Stato ed evasore fiscale". Complicità dovuta anche al fatto che è proprio con i soldi evasi al fisco che avviene poi la corruzione, per gli appalti pubblici, per i controlli dello Stato, per i concorsi ..

Per capire le ragioni di questa complicità, l'autore racconta nella seconda parte la proposta di legge penale, che aveva ideato per contrastare chi non paga le tasse.

Seconda parte: La sordità dei politici. Storia di una riforma abolita.
Diciamo le cose come stanno: lo stato (ovvero il legislatore, il Parlamento, i governi in carica) hanno protetto sempre gli evasori. Sia " non controllandoli [la media oggi è un controllo fiscale ogni 10 aziende, con buona probabilità che finisca tutto in prescrizione], sia con iniziative 'ad hoc', come i condoni (uno ogni quattro anni), oppure con leggi specifiche (ad esempio, l'abolizione del falso in bilancio)". 

I condoni sono una cosa assolutamente vergognosa: la storia ha dimostrato he lo Stato ci guadagna pure di meno, da queste operazioni che servono solo a racimolare qualche soldo “maledetto e subito”, e magari a favorire qualche amico.

La sua proposta di legge, che aveva presentato in Parlamento, fu affossata dal "partito trasversale degli evasori": partito che conta tra i propri elettori pure una buona parte di evasori

"Cinque milioni e mezzo di voti (gli elettori appartenenti al popolo dell'Iva) significano la differenza tra vincere le elezioni o perderle. E sai che gliene importa dell'evasione fiscale a chi conta sul voto di questa gente!".
Questo spiega, ad esempio, come mai contro l'ultimo scudo fiscale non ci fu vera opposizione in aula e al momento del voto.


Terza parte: adesso.
I governi politici hanno dimostrato un'incapacità nell'affrontare il problema dell'evasione. Ma ora abbiamo un governo tecnico: nell'intervista su Micromega, Tinti in proposito dice
L'attuale governo soffre un paio di paradossi: intanto è tecnico, quindi ha un margine di manovra che un governo politico non avrebbe. Non essendo espressione degli elettori, non ne richiede il consenso, e ha assicurata una possibilità di manovra sconosciuta all'esecutivo politico. Può compiere scelte impopolari, come quella di far pagare le imposte. Il primo paradosso è dunque che, per riuscire a combattere l'evasione fiscale, un Paese come il nostro, a scarsissima civiltà politica, ha bisogno di un governo che non sia politico, perché il governo politico ha dimostrato la sua complicità con gli evasori. Si tratta di un vero e proprio voto di scambio: non vi faccio pagare le imposte e vi garantisco l'impunità, ma voi eleggetemi. Chi era al potere stipulava questo tipo di contratto, trasversale ai partiti, con gli elettori. Il secondo paradosso, invece, è che per far pagare le imposte alle persone occorre adottare delle scelte di cui prime vittime sono proprio le persone che già pagano le tasse. Dopo l'estate scorsa, mentre il Paese era sull'orlo della bancarotta, non si sapeva se lo Stato sarebbe stato in grado di pagare pensioni e stipendi. Ciò significa che c’era bisogno di soldi e che si dovevano adottare misure draconiane. Chi ha maggiori risorse ha contemporaneamente maggiori possibilità di sottrarsi alle misure draconiane. Il capitale, per definizione, può essere spostato, a Hong Kong, a Lugano. Monti lo disse chiaramente che la patrimoniale sui grandi capitali è cosa complicata. I capitali possono sparire, non sono un salario, una paga. E' ovvio che, ferma restando la grande necessità di soldi, purtroppo in prima battuta questi soldi vengono forniti con grande sacrificio proprio dai più poveri, ma non è una scelta di Monti o, come è stato detto, una scelta "di destra". E' una scelta obbligata dalle cose: prendo i soldi dove li trovo. Il governo ha poi cercato di ovviare a questa situazione con la tasse sulla casa, cioè l'Imu. Patrimoniali sugli yacht o sulle auto di alta cilindrata come il superbollo sono cose che gravano sui ricchi, ma non danno un grande gettito. L'Imu è un’imposta equa, perché la pagano ricchi e poveri, ma in misura diversa. La riforma in base ai metri quadri, e non più in base ai vani, renderà questa imposta ancor più equa. Si tratta di provvedimenti destinati a fare cassa. 

E, a proposito del fallimento dei partiti:
L'evasione fiscale è il simbolo di una politica a cortissimo raggio: ci si garantisce il consenso pagando con i soldi degli altri, mettendo le mani nelle tasche dello Stato. Ma lo Stato così va in rovina. Perché abbiamo duemila miliardi di debito pubblico? Intanto a causa di una politica di spesa dissennata, fondata sulla necessità del consenso, una spesa insomma affrontata non per soddisfare le reali esigenze del Paese, ma per ragioni clientelari. In secondo luogo, noi non ricaviamo dalla capacità contributiva dei cittadini quanto occorre per sostenere le spese pubbliche e, dunque, dobbiamo continuare a indebitarci per mantenere i vari servizi dello Stato. Con 160 miliardi all’anno, che mancano all'appello, si fa presto a trovarsi carichi di debiti.
Che fare allora?
Due le proposte di riforma che l'autore propone: rendere non conveniente più l'evasione per il singolo cittadini, permettendogli di scalare le proprie spese (quelle connesse alla propria vita familiare, con un tetto ben fissato) dalle tasse:

"Come si cambia la mentalità di persone per cui i modelli da imitare sono commercianti privi di scrupoli, banchieri dediti all'usura, imprenditori arricchitisi con lo sfruttamento dei lavoratori?... Mettendo un cittadino contro l'altro. Facendo diventare il vantaggio fiscale dell'uno lo svantaggio dell'altro."

E, come ha anche proposto Report in una recente puntata, limitare al massimo l'uso del contante, disincentivandolo con tasse per il prelievo coi bancomat, e facilitando l'uso di carte di credito e Bancomat anche per piccoli importi. Import che verrebbero tracciati dal sistema tributario.

Questa sarebbe la vera rivoluzione: venire tassati non semplicemente sul reddito, che si può evadere, ma sul reddito sottratto dalle spese per la famiglia, per i figli, per poter vivere una vita dignitosa.

Spese tracciate e già a conoscenza dell'Agenzia delle entrate, visto che parliamo di pagamento elettronici.
Quando paghiamo con carta di credito abbiamo già due flussi d'informazione: uno che va alla mia banca, l'altro che va alla banca dell'idraulico. Dobbiamo aggiungerne un terzo che è ipotizzabile vada all'Anagrafe tributaria. Questo sempre se riusciamo a trovarlo un idraulico.
A cosa serve dunque il contante? A nascondere all'occhio del Grande Fratello i nostri consumi? Ma se questa privacy ha come rovescio della medaglia questo livello di evasione che portano poi allo smantellamento dello stato sociale, allora è meglio la trasparenza.

E chi lancia l'allarme dello stato di polizia tributaria, forse ha pure qualcosa da nascondere.
Fare pagare a tutti le tasse secondo le proprie capacità: questa la vera rivoluzione.

Altri articoli:


- Wall Street Italia “L'elenco dei redditi medi”

- Unoenessuno: Chi paga le tasse oggi in Italia (il peso della contribuzione tra lavoratori dipendenti e pensionati e autonomi).



- Intervista dell'autore su Micromega.
La presentazione del libro da parte di Bruno Tinti:






Il link per ordinare il libro su ibs.

La scheda del libro sul sito dell'editore Chiarelettere.

Technorati: .

10 maggio 2012

La rivoluzione delle tasse

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Articolo 53 della Costituzione

Nel suo ultimo saggio, "La rivoluzione delle tasse" Bruno Tinti si occupa di tasse ed evasione. Chi paga oggi le tasse? Quanto pesano sul sistema contributivo le varie categorie pensionati, dipendenti e autonomi?  Sappiamo che oggi il totale evaso è stimato in 150-160 miliardi di euro.
"Il gettito fiscale del 2010 (prima di eventuali controlli, insomma quanto dichiarato dai contribuenti) ammonta a 146.500.000.000 euro. Lo hanno dichiarato, complessivamente, 41.529.054 contribuenti.
Una prima triste considerazione: l'evasione fiscale si frega più o meno la stessa somma che lo stato percepisce dai cittadini a titolo di imposta. Se non ci fosse l'evasione, saremmo ricchi il doppio. Se non ci fosse l'evasione non ci servirebbero manovre finanziarie, contributi di solidarietà, Imu, patrimoniale, riduzione delle pensioni, dell'età pensionabile ecc. ecc. Saremmo un paese prospero e felice. Ma l'evasione c'è.
Come sono divisi i 41 milioni e mezzo di contribuenti?
20.870.919 sono lavoratori dipendenti.
15.292.361 sono pensionati.
Tutti insieme sono 36.163.280 contribuenti, pari all'88% del totale.
Vi rendete conto? I contribuenti italiani, quelli che mantengono lo Stato, sono, per quasi il 90%, lavoratori dipendenti e pensionati. E tutti gli altri? Quanti sono gli «altri»?
Sono 5.359.777, pari al 12 per cento.
Si può cominciare a riflettere.
Ma il bello viene adesso. Perchè quei 146 miliardi e mezzo sono pagati, per 89.500.000.000 di euro dai lavoratori dipendenti e, per 47.700.000.000 di euro, dai pensionati,. In totale queste due categorie (veramente un pò sfigate, bisogna ammetterlo) pagano 137.200.000.000di euro, pari al 93 per cento del gettito tributario. Gli «altri» versano 9.200.000.000 euro, pari al 7 per cento del gettito. C'è qualche dubbio sul fatto che strade, scuole, ospedali e, insomma tutto quello che lo Stato fornisce quotidianamente ai cittadini è pagato, per il 93 per cento da lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e pensionati e che gli «altri» vivono a sbafo?"

Andiamo ad analizzare adesso  le dichiarazioni medie annue (al lordo d’imposta) dei liberi professionisti.(fonte Ministero delle Finanze)  riprese nell'articolo "Le tasse, roba da pensionati" su  Il fatto quotidiano.

Professioni Redditi medi annui in €
Avvocati 49.100
Dentisti 45.100
Ingegneri 37.400
Architetti 26.300
Consulenti Fiscali 24.000
Albergatori 21.000
Psicologi 17.100
Ristoratori e bar 16.400
Gioiellieri e orologiai 15.800
Meccanici 15.400
Tassisti 13.600
Parrucchieri e barbieri 10.400

Capito perchè lo stato non incassa ogni anno da 120 a 160 miliardi di imposte? Perchè queste categorie di liberi professionisti votano:
"Cinque milioni e mezzo di voti (gli elettori appartenenti al popolo dell'Iva) significano la differenza tra vincere le elezioni o perderle. E sai che gliene importa dell'evasione fiscale a chi conta sul voto di questa gente!" (pagina 99)

Il nostro sistema tributario, ideato dal legislatore che ha cuore più il voto di queste categorie che il bilancio dello stato, è stato pensato per non funzionare.
Ecco perchè oggi, far pagare le tasse a tutti, proporzionalmente alla capacità contributiva (come indica l'articolo 53 della Costituzione), sarebbe una vera rivoluzione.

Il link per ordinare il libro su ibs.