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19 febbraio 2018

Il vecchio che avanza, di Peter Gomez (guida per un voto consapevole)



Il vecchio che avanza: I fatti, le storie, i protagonisti. Guida informata per un voto consapevole
Incipit:
Scegliere le persone giuste.Questo libro non vuole convincervi a votare per questo o quel partito. Solo il cittadino deve decidere su chi mettere la croce. Questo libro, però, vuole offrire una serie di elementi utili perché la vostra scelta sia ponderata e consapevole.Nelle prossime pagine leggerete molti fatti e molte biografie di candidati vecchi e nuovi. Poco spazio verrà invece dato ai programmi e alle promesse. Chi come me è andato a votare per la prima volta negli anni 80 ha sperimentato sulla propria pelle quanto poco conti ciò che viene detto in campagna elettorale.Col tempo ho invece capito ce le idee cono certamente importanti, ma che esse camminano sulle gambe degli uomini e delle donne.Scegliere le persone giuste è importante, anzi è spesso decisivo.

Andate a votare, perché votare è un diritto importante: il voto è l'unico momento (oltre ai referendum) in cui l'elettore viene chiamato ad esprimere una sua scelta, dare la fiducia a questo o quel candidato.
Andate a votare, ma andate a votare informati: questo l'obiettivo del saggio di Peter Gomez, una guida per l'elettore che vuole essere informato sui candidati alle prossime elezioni.
Perché in tempo di campagna elettorale l'elettore è bombardato di promesse, di proclami: i programmi dei partiti diventano la panacea per tutti i mali del paese (e come mai non ci avete pensato prima? - verrebbe da chiedere loro).
Quello che manca è però qualcuno che ti racconti chi, cosa e come (dove e quando non pervenuti): chi sono i candidati, cosa avevano promesso alle scorse elezioni e cosa hanno realmente fatto poi.
E come, ovvero come si andrà a votare col Rosatellum il 4 marzo: in appendice al libro è presente infatti una piccola ma utile guida.

Il libro, dopo una breve introduzione sulla rottamazione che non c'è stata (e il ritorno di tanti vecchi personaggi), si divide in tre parti.
Il voto utile, ovvero per quale motivo si deve andare a votare. Non si vota solo per vincere a tutti i costi (a prescindere dalle idee, dai programmi, dalle persone): è utile anche il voto dato ad un partito che si sa che andrà all'opposizione, ma che si è certi che farà una buona opposizione al governo.

Questo paese ha bisogno sia di governi stabili, che facciano le riforme realmente utili al paese (e non per fare qualche slide o tirar fuori i soliti numeri sull'occupazione), ma anche di una opposizione non consociativa che sia da cane da guardia dell'esecutivo.
Di un Parlamento composto da persone competenti, capaci, fuori da conflitti di interesse e onesti.
L'appello al voto utile viene usato sia dal centrodestra che dalla coalizione del PD: chi vota LEU vota per Berlusconi/Il voto a sinistra è un voto perso - sono gli slogan ripetuti da PD e FI.

Ma un elettore poi dovrebbe chiedersi in cosa si distinguono centrodestra e centrosinistra: anni di larghe intese, di deputati passati da una parte all'altra, il programma di Berlusconi in larga parte realizzato da Renzi (per non parlare della riforma costituzionale) ci dicono solo una cosa.
Che ogni voto è utile se espresso in base a dei principi, delle idee, dei valori.


La seconda parte è dedicata ai protagonisti di queste elezioni: la coalizione di centro sinistra (più centro che sinistra), i due partiti a sinistra, Liberi e Uguali e Potere al Popolo.
E poi la coalizione di centrodestra, con lo scalpitante Salvini con velleità da premier (il politico che non ha mai lavorato) e il rassicurante Berlusconi.
Rassicurante per chi? Per l'establishment, a quanto pare. Per l'Europa. Per il Partito Popolare europeo.
Per arginare i populisti, i partiti antisistema..
Ma evidentemente questo establishment (che hanno fallito miseramente nel governare l'Europa) si sente rassicurato da un anziano imprenditore prestato alla politica e mai restituito, condannato per frode che aveva come braccio destro una persona condannata per mafia.
Questo spiega perché temono il successo del M5S alle elezioni – scrive Gomez: “a parere di chi scrive, nell’establishment italiano a far davvero paura sono le idee sulla lotta alla corruzione e ai privilegi della Casta”.

Meglio Berlusconi.
Votatemi, sono l'usato sicuro.
Di sicuro c'è che non ha rispettato il patto con gli italiani, che negli anni di governo ha pensato alle sue aziende, che mentre il resto dell'Europa cresceva (in termini di PIL, di ricerca, di innovazione) noi eravamo bloccati dai processi dell'ex cavaliere.
A proposito di promesse non mantenute:

“La flat tax di cui parla di nuovo Forza Italia (e la Lega) è stata proposta per la prima volta nel lontano 1994. Fallito l’obiettivo nel 2001, Berlusconi ci ha poi riprovato promettendo un sistema a due sole aliquote..”

Dice Gomez, forse con un eccesso di bontà, che in fondo il centrodestra ha governato bene nelle regioni del nord, perché anche la Lega conosce la differenza tra il populismo alla Salvini e il difficile mestiere di governare una regione come la Lombardia.
Eppure gli scandali della Sanità, le infiltrazioni della mafia (non viste), la crisi della piccola industria nel nordest (e la crisi delle banche) dicono il contrario.
Ma loro sono i competenti, sempre che uno voglia credergli.

Dopo la cacciata dal Senato, ci ha pensato Renzi a tenere Berlusconi in vita: prima il patto del nazareno, poi le riforme nel solco tracciato da Berlusconi.
Riforma del lavoro, riforma sulle intercettazioni, riforma sulla custodia cautelare – sono tre delle leggi renziane citate nel libro di Gomez.
E la rottamazione?
Beh, quella si è fermata ai vecchi esponenti della ditta, del PD: Bersani, D'Alema, Errani ..

Anche i rapporti opachi tra politica, banche e finanza sono proseguiti e anzi sono diventati palesi quando è stato rivelato che Renzi faceva abitualmente colazione con Carlo De Benedetti.

Al sud nulla è stato toccato, dal clientelismo come Dio comanda di Alfieri e De Luca in Campania, ai candidati presi dal centrodestra lombardiano (nel senso dell'ex governatore Lombardo) e cuffariano in Sicilia, dove il PD è sinonimo di “partito acchiappavoti” (come ha raccontato un servizio di Presa diretta di due anni fa).

Votare Pd in queste elezioni significa scegliere una formazione destinata a perdere e che ha come unico obiettivo quello di tentare di entrare a far parte di un governo con il teorico avversario di centrodestra,”

Alle elezioni si presenta, per la seconda volta, il movimento di Grillo, anzi non più di Grillo, il M5S, che in questi 5 anni di opposizione ha avuto modo di constatare con mano quanto sia difficile fare politica, altro che aprire il Parlamento con un apriscatole.
Questa legge elettorale era stata pensata proprio per frenare il loro ingresso al governo: il m5 è considerato infatti una sorta di intruso.
Sono loro il vero nemico di Renzi e Berlusconi: incapaci, incompetenti, pericolosi, pauperisti, peggio dei comunisti (non come l'amico Putin).
Ecco spiegato il giro delle sette chiese di Di Maio, candidato alla Presidenza del Consiglio, per farsi conoscere dai poteri forti ancora rimasti. Le associazioni di impresa, la borsa a Londra ..
Il M5S ha dovuto cambiare, darsi delle regole, uno statuto, trasformarsi in qualcosa di più simile ad un partito. Cambiare per essere credibili, cambiare per non affondare, per non sparire come il partito di Giannini, dell'uomo qualunque.

Infine a sinistra si presenta anche Liberi e Uguali, che dovrebbe prendere i voti dei delusi del PD.
Ma possiamo credere a Grasso e alle sue promesse (come l'università gratis)? I numeri previsti per LEU dai sondaggi credo siano poco credibili, sebbene difficilmente potrà aspirare ad un risultato a doppia cifra.

la forza e la debolezza della formazione è rappresentata dai leader più vecchi: Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema,

Sempre a sinistra troviamo due formazioni: La mossa del cavallo, dell'ex magistrato Ingroia e del giornalista Chiesa, e Potere al Popolo.


La terza parte si intitola “la cattiva politica”: cose che non vorremmo più vedere dagli eletti del futuro Parlamento.
I furbi e i disonesti prima di tutto:

Forza Italia, per esempio, scrive la parola «onestà» sui suoi manifesti elettorali, ma il suo leader Silvio Berlusconi si è rifiutato di firmare l’impegno, proposto da «l’Espresso» a tutti i partiti, affinché venissero candidate solo persone al di sopra di ogni sospetto.

I finti tagli ai costi della politica, poi. I finanziamenti pubblici cancellati per far posto a finanziamenti provati e non tracciati (né consultabili) da nessuna parte.
Le impunità degli eletti, che si trincerano dietro l'articolo 68 della Costituzione (per salvarsi dalle indagini) senza però rispettare l'altro articolo, il 54, che chiede di onorare il Parlamento con disciplina e onore.
La questione morale, questa sconosciuta, come sconosciute anche le promesse di tenere i partiti fuori dalle società pubbliche (dalla Rai all'Enel fino alle partecipate pubbliche).

La fine della partigianeria, delle strumentalizzazioni, dei benaltrismi, di quelli che dicono “e allora il PD?”, “e allora la Raggi?”

Il nostro, però, è un paese di tifosi. Di Guelfi e Ghibellini. L’abitudine di guardare prima in casa propria e poi in quella altrui non è molto diffusa.

Chiude il capitolo un esaustivo elenco degli “impresentabili” di tutte le coalizioni, ovvero i candidati in lista sotto processo o indagati (per reati contro la pubblica amministrazione o reati gravi) o perfino condannati.
Scrive l'autore che occorre:
“Escludere dalle liste un imputato, un prescritto, un condannato non definitivo o anche chi, senza essere nemmeno sotto inchiesta, ha frequentazioni abituali con esponenti della criminalità organizzata non è una decisione giustizialista che va a ledere un diritto del candidato”.


Gli impresentabili vanno di moda

PD: la migliore squadra di Renzi

Fernando Aiello
Francesco Alfieri
Paolo Alli
Bruno Astorre
Eva Avossa
Maurizio Bernardo
Micaela Campana
Angelo Capelli
Daniela Cardinale
Pier Ferdinando Casini
Brunello Censore
Angelo D'Agostino
Nicola D'Agostino
Nico D'Ascola
Umberto Del Basso De Caro
Pietro De Luca
Piero Fassino
Silvio Lai
Gianfranco Librandi
Salvo Lo Giudice
Luca Lotti
Carlo Lucherini
Gavino Manca
Claudio Mancini
Giacomo Mancini
Nicola Marrazzo
Claudio Moscardelli
Pietro Navarra
Giuseppe Piccolo
Francesca Raciti
Paolo Ruggirello
Luca Sammartino
Franco Scalia
Antonello Scalzo
Giuseppe Sodano
Valeria Sudano
Vito Vattuone

La banda di Berlusconi

Antonio Angelucci
Antonello Antinoro
Flora Beneduce
Anna Cinzia Bonfrisco
Umberto Bossi
Francesco Cannizzaro
Luigi Cesaro
Domenico De Siano
Claudio Fazzone
Luigi Fedele
Roberto Formigoni
Massimo Garavaglia
Andrea Gentile
Michele Iorio
Sandra Lonardo
Lucrezia Mantovani
Antonino Minardo
Andrea Mineo
Urania Papatheu
Massimo Ripepi
Marco Siclari
Mimmo Tallini

I candidati del M5S

Nicola Cecchi
Emanuele Dessì
Vincenzo Spadafora
Rinaldo Veri

I candidati di Liberi e uguali

Non ci sono impresentabili, sebbene nelle liste siano presenti vecchi notabili del PD, come Massimo D'Alema, Bersani, Vasco Errani e gli ex sottosegretari Filippo Bubbico, Cristiana Coviello.

Qui l'introduzione del libro

La scheda del libro sul sito di Chiarelettere.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

13 febbraio 2018

Per un voto veramente utile e consapevole.

L'unico voto utile per un governo stabile è quello per il centrodestra - così parò Berlusconi domenica scorsa ospite della trasmissione In mezz'ora.
L'appello al voto utile è coerentemente bipartisan, viene usato sia dal PD (ogni voto a Liberi e Uguali è un voto alla destra), sia dal centro destra di Berlusconi e Salvini, sia dai 5 stelle.
Ma utile per chi? Per i partiti per conquistare i posti, oppure per il paese?
L'unico voto utile è quello ragionato, usando la testa e non la pancia o gli slogan che vengono usati nei talk.
Come le accuse reciproche sui candidati impresentabili: cosa significa impresentabile?
Secondo Berlusconi, che una sentenza della Cassazione ha definito delinquente naturale, considera impresentabili i grillini perché pauperisti e incompetenti (non hanno mai lavorato).
Ma la competenza arriva dalla frequentazione delle aule di Camera e Senato? Anche.
Di certo l'impresentabilità è un concetto che non si ferma alle sentenze dei Tribunali, ma riguarda anche il tipo di reato contestato, l'eventuale situazione di conflitto di interesse, i comportamenti dei singoli candidati.
Ancora una volta, è un concetto "ragionato".

Occorre essere informati in modo di arrivare al 4 marzo con tutte le informazioni possibile e fare una scelta ragionata.
Sui programmi, sui candidati, sulle promesse.

Peter Gomez ha pubblicato per Chiarelettere un breve saggio "Il vecchio che avanza":

Elezioni, dimenticatevi i programmi e guardate alle persone. Guida al voto consapevole per evitare gli impresentabili
Sul Fatto Quotidiano di oggi trovate l'introduzione al libro:



"Programmi, programmi, programmi. Lasciateli perdere. Intanto non saranno realizzati, soprattutto questa volta. Tutti fanno promesse. Non tenetene conto. Guardate invece alle persone, alla loro storia, a quello che hanno detto prima e fatto poi. E a qualche numero indispensabile. Solo così possiamo avere gli elementi per orientarci e votare in modo consapevole. E togliere tutto il fumo che avvolge queste elezioni. Sicuramente un voto consapevole sarà in ogni caso un voto utile. Qualsiasi partito sceglierete." Peter Gomez In appendice: "Come funziona la legge elettorale"

Pubblichiamo l’introduzione, rivista dall’autore, de Il vecchio che avanza - I fatti, le storie, i protagonisti (edizione chiarelettere), da oggi in tutte le librerie. "Un ombrello per non uscire completamente fradici dalla pioggia del prossimo marzo. Senza dimenticare che da sempre gli amministratori peggiori vengono eletti da quei bravi cittadini che non vanno a votare"

Pubblichiamo qui di seguito l’introduzione, rivista dall’autore, de Il vecchio che avanza – I fatti, le storie, i protagonisti. Guida informata per un voto consapevole (edizione chiarelettere), il nuovo libro del direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, da oggi in tutte le librerie italiane.

Il vecchio che avanza non vuole convincervi a votare per questo o quel partito. Su chi mettere la croce lo deve decidere solo il cittadino. Il libro vuole invece aiutare i lettori a maturare una scelta consapevole in vista del 4 marzo. Partendo dai fatti e non dalle promesse. Chi come me è andato a votare per la prima volta a inizio anni Ottanta ha ampiamente sperimentato quanto poco conti ciò che viene detto in campagna elettorale. L’Italia, secondo le ricerche internazionali, è il paese d’Europa con il più basso tasso di attuazione di programmi elettorali. Negli ultimi 20 anni in media solo il 45% dei provvedimenti che erano stati garantiti prima delle elezioni sono poi stati realizzati. Nel Regno Unito la percentuale sale invece al 90 per cento ed è alta persino in Portogallo (78%) e in Spagna (72%). Nessuno studio ha invece analizzato la particolarità italiana dei programmi realizzati al contrario. Cioè lo strano caso delle norme approvate dopo che si era affermato che non lo si sarebbe mai fatto. Come, per esempio, è accaduto con l’abrogazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, con la sistematica occupazione della tv pubblica, decisa dopo che era stato più volte ripetuto “Fuori i partiti della Rai”, o la sanatoria di 700mila immigrati irregolari da parte del secondo governo Berlusconi. Intendiamoci, sull’utilità e la bontà di questi provvedimenti, ciascuno è libero di pensarla come gli pare. Quello che invece nessuno può contestare è che queste decisioni siano state prese dopo che ai propri elettori si era detto l’esatto contrario.

Anche per questo, col tempo, ho capito che in politica le idee sono certamente importanti, ma che camminano sempre e solo sulle gambe degli uomini e delle donne. Scegliere le persone giuste è fondamentale. Del resto già nell’ottocento il barone Otto Von Bismark diceva “Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia”. E l’ammissione non gli ha impedito di essere l’artefice dell’impero tedesco e l’ideatore di un sistema previdenziale che poi tutti nel mondo avrebbero copiato.

Di cancellieri di ferro in giro però non se ne vedono. Come ogni cinque anni c’è invece tanta gente che pretende non il voto, ma un atto di fede. Ricordare cosa ha combinato quando in passato è stata al governo o all’opposizione conta dunque più delle parole. Se, per esempio, si è affascinati dall’idea di potere un giorno pagare un’aliquota unica sul reddito del 23 per cento come propone Silvio Berlusconi è giusto sapere che il leader di Forza Italia promesse analoghe le ha già fatte. Senza mantenerle. È accaduto nel 1994 quando promise una flat tax al 30 per cento e nel 2001, quando nel contratto con gli Italiani firmato in diretta tv, si era impegnato ad arrivare nel giro di cinque anni a introdurre un’aliquota “al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui (circa 100mila euro nda)” e del 33% per quelli superiori.

Se poi, come chi scrive, siete convinti che il riscatto anche economico di questo Paese non può che passare attraverso una seria lotta alla corruzione, alle mafie e all’inefficienza sarà per voi utile capire chi presenta liste pulite e chi no. Gli elenchi dei candidati sono stati presentati solo poche ore prima della stampa del libro: ma una rapida ricognizione è stata sufficiente per scovare decine e decine di indagati, imputati, condannati in primo grado, voltagabbana, furbetti e parenti o figli di.

Conoscere i loro nomi e le loro storie serve per poter valutare i criteri con cui i partiti hanno selezionato le loro future classi dirigenti. Non per moralismo. Ma perché le quote marroni della politica condizionano il vivere civile. Il garantismo deve sempre valere nelle aule di tribunale dove un imputato deve essere considerato colpevole solo al di là di ogni ragionevole dubbio. Nelle istituzioni di uno dei paesi più corrotti d’Europa è invece bene applicare criteri di normale buon senso. Perché se è vero che un avviso di garanzia non trasforma nessuno in un criminale, non si possono nemmeno considerare gli avvisi (e i processi e le condanne) dei titoli di merito.

Fare politica, rappresentare gli italiani, implica onori e oneri maggiori rispetto a quelli dei normali cittadini. Se finisci sotto indagine, se sei sotto processo, magari non ti impongo di dimetterti, ma di certo non ti faccio fare carriera. Scelgo invece qualcuno che sotto inchiesta non è. Non perché penso che tu sia colpevole, ma perché voglio preservare la reputazione e la credibilità del mio partito e delle istituzioni. Sempre che una reputazione la mia forza politica l’abbia ancora.

Invece, qualunque sarà il risultato, nel prossimo parlamento assisteremo come in un horror di serie b al ritorno dei morti viventi. Basta poco per rendersene conto. È sufficiente guardare le liste. Quegli elenchi di nomi che raccontano come l’Italia tra poco passerà dal sogno della rottamazione all’incubo della restaurazione. Dire che il Pd, accanto a pochi buoni candidati, ha presentato alcuni personaggi ignobili, molti discutibili e molti impresentabili, non significa essere antirenziani. Vuol dire fare cronaca. Riportare i fatti. Poi, una volta informato, ogni elettore deciderà cosa fare. Se scegliere un altro simbolo o votare per chi in Sardegna e nel Lazio candida sei imputati per peculato, in Sicilia ha imbarcato nel centrosinistra l’ex capogruppo del Movimento per l’autonomie di Raffaele Lombardo più una mezza dozzina di ex esponenti del centrodestra, e in Lombardia Paolo Alli, lo storico braccio destro di Roberto Formigoni da poco sotto processo per tentato abuso d’ufficio.

Affermare che Forza Italia, specie nel sud Italia, candida persone che per la loro storia, le loro frequentazioni e in qualche caso le indagini in corso piacciono ai clan, è dire solo la verità. Cosa ritenete che penseranno i boss e i loro scagnozzi quando leggeranno sulla scheda i nomi del senatore campano, Luigi Cesaro, detto Gigino purpetta, indagato per voto di scambio e con i due fratelli, Aniello e Raffaele, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa? Quale sarà il segnale colto da Cosa Nostra quando vedrà in lista Antonio Mineo, figlio di Franco, un ex consigliere regionale condannato a otto anni e due mesi in primo grado per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa e peculato? Davvero credete che gli uomini del disonore non si sentano rassicurati dal saper che Mineo Junior (mai indagato) diceva intercettato a Pietro Scotto, un trafficante di droga processato e assolto per la strage di via D’Amelio, “minchia, che figli di puttana sono questi pentiti”.

Tanti anni fa, nel 1989, Paolo Borsellino, un giudice di destra che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia rivendicano come parte del loro pantheon, spiegava: «Vi e` stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse solo del problema della mafia […]. E c’e` un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, pero` la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo e` onesto… e no! […] Questo discorso non va, perche´ la magistratura puo` fare solo un accertamento giudiziale. Puo` dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo e` un mafioso. Pero` i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si e` nascosti dietro lo schema della sentenza, cioe` quest’uomo non e` mai stato condannato, quindi non e` un mafioso, quindi e` un uomo onesto!».

Certo, per decidere il proprio voto, per molti cittadini la memoria di Borsellino non basta. Gli anni passano e tutto perde colore. Ci sono i problemi del lavoro. Quelli dell‘immigrazione. La ripresa è partita, ma va ancora troppo piano. Secondo le previsioni della commissione Ue nel 2018 il pil registrerà un 1,5 per cento in più. Meglio che in passato, ma non ancora abbastanza per schiodarci dall’ultimo posto tra i paesi dell’Unione. Ci sono dieci milioni di poveri, il numero più grande d’Europa. Alle urne ciascun italiano ha il diritto di andare con in testa i suoi problemi e le sue convinzioni.

La legge elettorale oltretutto è pessima. È stata pensata per non far vincere nessuno, per spingere destra e sinistra a mettersi insieme in modo di governare il Paese con le larghe intese. Il progetto dei suoi ideatori era quello di riportare, grazie a un sistema di fatto proporzionale, l’Italia alla prima repubblica e andare oltre. Fino a un nuovo compromesso storico: quello tra Renzi e Berlusconi. Arrivati a questo punto però solo le urne e numeri ci diranno se sarà davvero così.

In ogni caso i giornali raccontano che il pregiudicato leader di Forza Italia ha rassicurato due volte agli amici del Partito Popolare europeo: “La Lega? Comunque vada non sarà nell’esecutivo con noi”. Di alleanze post voto con lui si parla invece esplicitamente nel Partito Democratico. Lo hanno fatto nel tempo il capogruppo al senato Luigi Zanda, il ministro dell’economia Piercarlo Padoan e Emma Bonino, la pasionaria dei diritti civili alleata dell’ex Dc Bruno Tabacci e in corsa con il centrosinistra: “Larghe intese? Vedremo dopo il 4 marzo. Io con Berlusconi nel 94 ci ho già governato”

Non è vietato votare questi partiti che paiono decisi ad azzerare ogni residua differenza tra destra e sinistra. Basta però essere consapevoli delle loro intenzioni e condividerle. Altri tipi di voto sono però possibili.

Si può scegliere chi, secondo i sondaggi e la legge elettorale, pare destinato a stare all’opposizione (per esempio Liberi e Uguali o il Movimento cinque stelle). E lo si può fare partendo da una constatazione. Qualunque sarà la maggioranza dopo il 4 marzo, è necessario che in parlamento ci sia una forte opposizione non consociativa. Perché in ogni democrazia la prima e più importante funzione di controllo sull’operato di governo, non spetta alla stampa o alla magistratura, ma alla minoranza. Conoscere la storia e le opere dall’opposizione, i suoi candidati buoni o cattivi, gli errori che ha commesso e i suoi eventuali pregi, serve dunque per fare una scelta ponderata.

Come può benissimo essere ponderato pure il voto contro. Quello che in ciascun collegio guarda i nomi messi sulla scheda dalle varie formazioni politiche e decide semplicemente di mandare un sonoro no ai peggiori. Ovvio, lo sappiano. Il Rosatellum è un terno al lotto. Ci sono alleanze elettorali con partiti che non raggiungeranno la soglia del 3 per cento necessaria per entrare, ma i cui voti verranno sommati agli altri nei collegi uninominali se raggiungono l’1 per cento a livello nazionale. Sono consentite le candidature multiple. Nel proporzionale i listini sono pure bloccati, e un elettore rischia di riuscire a bocciare qualcuno nel suo collegio per vederselo poi ricomparire da un’altra parte. Oppure lo vota, ma finisce per eleggere un candidato diverso perché il suo ha optato per un’altra zona. La sottosegretaria Maria Elena Boschi, per esempio, è stata presentata all’uninominale a Bolzano e come capolista nel proporzionale in sei diverse zone della Lombardia, del Lazio e della Sicilia. Giusto per essere sicuri che rientri in parlamento.

È la vendetta della Casta. Quella che, come recita un proverbio basco, ti piscia addosso e ti dice che piove. Ecco questo libro è come un ombrello. Serve per non uscire completamente fradici dalla pioggia del prossimo marzo. È una guida, certamente incompleta, a chi la pensa ancora come un grande liberale del passato, Luigi Einaudi: “Bisogna conoscere per deliberare”. Senza mai dimenticare che se anche si è disgustati, se si è convinti che nessun partito, movimento o candidato ci possa rappresentare, un fatto è certo: da sempre gli amministratori peggiori vengono eletti da quei bravi cittadini che non vanno a votare.

Comunque la pensiate, buon voto a tutti.

19 febbraio 2012

Mani sporche e mani pulite



914 pagine il primo libro (“Mani sporche 2001-2007 così destra e sinistra si sono mangiati la repubblica”) e solo 852 pagine il secondo (“Mani pulite la verastoria, 20 anni dopo”), entrambi Chiarelettere con gli stessi autori Peter Gomez, Gianni Barbacetto e Marco Travaglio.
1766 pagine per raccontare vent'anni della nostra storia, la sconfitta della democrazia del senso di giustizia e dello stato. Una sconfitta che, come all'epoca del governo Amato, pagheremo noi.
Perchè volere i corrotti e i ladri in galera (o almeno in condizioni di non nuocere) non è giustizialismo, è anche un bieco discorso economico: non possiamo più farci governare da gente che ha causato questo debito che noi non abbiamo fatto, e che ora ci chiede i soldi per evitare la catastrofe che noi non abbiamo voluto.

PS: almeno questa volta hanno messo l'indice dei nomi già alla prima edizione.