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07 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – cosa sta succedendo all’Ilva e Gaza con la pace dei forti

Quale futuro per l'Ilva a Taranto

Nonostante tutto, gli anni che passano, le inchieste sull’avvelenamento dell’ambiente, i processi, a Taranto si continua a morire per il lavoro. Si continua ad avvelenare l’acqua e l’aria di chi vive accanto all’Ilva. E si continua a non vedere alcuna prospettiva per questo sito industriale che sarebbe anche strategico per la poca industria nazionale che rimane.
Nell’ultimo mese sono morti, precipitando nel voto in un reparto che era stato chiuso precedentemente, due operai, l’ultimo si chiamava Loris Costantino, padre di due figli: solo dopo la minaccia di uno sciopero e di una manifestazione proprio sotto Palazzo Chigi, il ministro Urso ha pianificato un incontro coi sindacati.

Il destino dell’acciaieria di Taranto sarà al centro del racconto di Presadiretta Open di questa domenica.

Presadiretta ha incontrato don Alessandro Argentiero, prete del quartiere Tamburi, dove le case si affacciano sull’acciaieria: dopo aver visto l’ondata di sofferenze legate all’inquinamento del quartiere ora deve affrontare l’ondata della povertà causata dalla cassa integrazione.

Famiglie monoreddito o famiglie che dall’oggi al domani si trovano in cassa integrazione o licenziate, in 12 anni ho visto un cambiamento repentino, drastico, la gente si è impoverita. I nostri assistiti Caritas sono aumentati, tanto, prima erano 30 ora sono 75. La prima cosa che cerco di dare a questa gente è l’ascolto. Loro vengono qui e ti rovesciano sul tavolo, davanti a te tantissime cose, tantissimi problemi. E dicono ‘ grazie perché mi hai ascoltato’ ”.

Dentro la parrocchia che ha costruito don Alessandro mostra le cose che ha raccolto per i bambini, come i giochi, uno schermo. Qui il don ha appena organizzato una festa di carnevale per i piccoli. In un angolo c’è anche quello che fa per i grandi: zucchero, latte, scatolame, tonno, lenticchie..

Ma qual è il futuro dell’impianto industriale?

Il Tribunale di Milano ha chiesto alla proprietà di adeguarsi alle prescrizioni del ministero dell’Ambiente, per tutelare la salute delle persone. Assisteremo un’altra volta alla contrapposizione tra salute e profitto? Presadiretta ha intervistato il CEO di Flacks Group, Michael Flacks l’unico potenziale acquirente rimasto: “sapevamo che non sarebbe stata una sfida semplice, siamo consapevoli delle questioni legate ai sindacati, al governo, ai cittadini, alle emozioni della gente, stiamo parlando di Ilva, non è un’azienda qualunque. Per rispondere alla sua domanda, si vogliamo acquistare Ilva, abbiamo un ottimo rapporto coi commissari, col ministro Urso. Al di là delle opinioni politiche Ilva deve continuare a vivere per l’Italia, stiamo cercando di riportare rapidamente al lavoro 6500 persone e se porteremo la produzione a 6 ml di tonnellate di acciaio, come molti ritengono possibile, avremo bisogno di 10mila lavoratori ”

Il destino dei palestinesi

Quale sarà il destino dei palestinesi adesso? Sarà questa la domanda del secondo servizio di Presadiretta, a pochi mesi dal finto cessate il fuoco con l’esercito di Israele che continua a sparare ai civili e con la continua espansione dei coloni nei territori della Cisgiordania.

A pochi giorni dall’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, quello scatenato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Dopo l’uccisione della “guida suprema” Khamenei che ha poi portato alla reazione dell’Iran coi missili sparati sui diversi paesi del golfo.

Presadiretta ci porterà a Gaza, in Cisgiordania, in Israele in un servizio che si è chiuso poco prima che lo spazio aereo venisse chiuso.

A cinque mesi dall’accordo sul cessate il fuoco nella striscia di Gaza, che veniva divisa in due zone, la zona ovest controllata dai palestinesi e la zona esterna controllata da IDF. L’accorod prevedeva il graduale ritiro dell’esercito israeliano dalla striscia che però, non è mai avvenuto. La linea gialla, da linea di demarcazione provvisoria da superare nelle successive fasi dei negoziati si è materializzata attraverso dei cubi di cemento.

Questa zona è pericolosa, se ti avvicini alla zona gialla ti sparano..” racconta al giornalista un ragazzo: possono solo raccogliere le poche cose rimaste sotto le macerie che possono recuperare ancora e spostarsi da un’altra parte. I cubi poi vengono spostati dall’esercito di Israele, costringendo la popolazione civili a doversi continuamente spostare, sempre più in là restringendo gli spazi per gli sfollati.

Riccardo Iacona ha intervistato l’ex ufficiale del Mossad Udi Levi a proposito dei finanziamenti ricevuto dal Qatar ad Hamas, specie all’ala militare e tutto questo è avvenuto già da molti anni. Udi Leva è stato a capo di una speciale unità che si occupava del finanziamento del terrorismo: ha ricostruito tutti i flussi finanziari dal Qatar che hanno reso Hamas così forte, così tanto da cacciar via nel 2007 i palestinesi della ANP con una campagna militare brutale. I soldi del Qatar hanno reso Hamas un esercito armato fino ai denti.

Le prime persone che hanno raccontato questi flussi di finanziamenti a Udi Levi sono stati proprio i palestinesi, non l’intelligence israeliana, ma quelli della Anp: “sono venuti da me e mi hanno detto, state dando soldi ai terroristi” e questo avveniva sotto gli occhi del governo. Di tutto questo il primo ministro Netanyahu era consapevole: “gli ho detto molte volte [a Netanyahu] che questo era un gravissimo errore, Netanyahu ha comunque una enorme responsabilità politica perché ha permesso al Qatar di finanziare Hamas per più di 10 anni, anche se noi del Mossad eravamo contrari. E alla fine è questo che ha portato al 7 ottobre, noi abbiamo nutrito questo mostro con così tanti soldi che loro ci hanno attaccato”.

Viene in mente la storia dei finanziamenti americani ai mujaheddin in Afghanistan in funzione anti sovietica. Fondamentalismi islamici da cui è nata poi Al Qaeda. Fino al’11 settembre.

Su Domani trovate un’anticipazione del servizio dove si parla dell’attacco di Stati Uniti e Israele ai giudici della corte penale internazionale, colpevole di aver accusato di genocidio Israele.

L’ultima giudice ad essere attaccata è la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza: “sia io che la mia famiglia siamo stati colpiti nelle questioni finanziarie, non abbiamo carte di credito, non posso ordinare un pasto online non possiamo usare western union per inviare soldi nei nostri paesi, non possiamo movimentare alcun conto in dollari”.

La censura colpisce chiunque abbia collaborato con la CPI, come la relatrice dell’Onu Francesca Albanese: i suoi beni sono stati congelati, le è stato impedito di fare qualsiasi transazione finanziaria perché nel sistema internazionale vige la legge americana. Per proteggere lei e gli altri cittadini europei sottoposti a queste sanzioni bisognerebbe attivare un provvedimento chiamato Blocking statute che protegge i cittadini e le istituzioni europee dagli attacchi di sanzioni americane. Ma al momento né l’Europa né lo stato italiano si stanno muovendo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

29 novembre 2021

Anticipazione Report - l'Ilva che continua ad inquinare e il nuovo commissario

Sul Fatto Quotidiano esce oggi una anticipazione a firma di Francesco Casula del servizio di Report sulla nuova Ilva che, a distanza di anni, continua ad inquinare e a far ammalare i tarantini

L’Ilva continua a inquinare e si lavora tra i gas tossici

REPORT - Mentre il commissario prefettizio vuole la fine delle ostilità con l’azienda, il programma di Rai3 stasera rivela che con il governo Draghi non è cambiato quasi nulla

DI FRANCESCO CASULA

“Pensare che un’amministrazione locale debba entrare in conflitto con lo Stato significa non conoscere le regole della democrazia. Il Comune di Taranto è più Stato di qualunque altro”. Vincenzo Cardellicchio è il nuovo commissario prefettizio che dovrà traghettare il Comune ionico fino alle prossime elezioni amministrative. Dopo l’esperienza alla guida del Comune di Cerignola in provincia di Foggia, sciolto per infiltrazioni mafiose, la nomina di Cardellicchio a Taranto è stata la conseguenza delle dimissioni di 17 consiglieri comunali, di opposizione e maggioranza, che hanno interrotto l’azione amministrativa di centrosinistra guidata da Rinaldo Melucci.

Eletto nel 2017 e da sempre in sinergia col presidente pugliese Michele Emiliano, Melucci ha avuto un rapporto burrascoso con Ilva, oggi guidata da Acciaierie d’Italia, la joint venture tra la multinazionale Arcelor Mittal e lo Stato attraverso Invitalia: nel 2020 ha infatti firmato un’ordinanza per spegnere l’area a caldo dello stabilimento, la più inquinante. Il Tar gli aveva dato ragione confermando che a distanza di 9 anni dal sequestro del 2012, l’ex Ilva continuava a essere un pericolo per la salute dei tarantini. Il Consiglio di Stato, però, ha ribaltato la sentenza del Tar e riconfermato la possibilità di continuare a produrre e inquinare. Ma la linea dell’amministrazione non era cambiata e con quella posizione chiara, Melucci si sarebbe seduto al tavolo con Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, per discutere il nuovo piano industriale che dovrebbe portare alla decarbonizzazione in dieci anni. Con le dimissioni dei consiglieri, alcuni dei quali vicini alla maggioranza e dinanzi a un notaio come avvenne a Roma per Ignazio Marino, le cose sono cambiate.

Il nuovo commissario, infatti, non sembra voler perseguire la linea dell’ex sindaco. Del resto, Cardellicchio è un tecnico nominato dallo Stato che oggi è socio della fabbrica. “Lo Stato – ha aggiunto Cardellicchio incontrando la stampa – ha preso cura di quello che era divenuto un problema locale e nazionale e il commissario farà sicuramente parte della città-Stato di Taranto”. Una cura che, però, non ha ancora portato i benefici sperati dai tarantini.

Anteprima inchieste di Report – l'Ilva di Taranto

Tre le inchieste che andranno in onda questa sera: una sull'Ilva di Taranto, che racconterà di come è stata avvelenata una città, cosa è cambiato oggi col passaggio allo Stato?

Il secondo servizio riguarderà la campagna vaccinale, tema quanto mai attuale oggi con la quarta ondata, la minaccia di una nuova variante e l'introduzione di questo super green pass. A seguire un servizio sul premio “Lombardia è ricerca” del 2019.

Report – lo racconta il conduttore Ranucci nell'anticipazione - farà anche il fact checking sui tanti che hanno fatto le pulci, per non dire altro, ai servizi andati in onda nelle settimane passate sui vaccini.

L'ambiente svenduto a Taranto

Taranto è diventato, in questi anni, sinonimo di Ilva, di inquinamento ambientale, del fumo che esce dai camini e che avvelena l'aria, fin dentro le case delle famiglie che vivono vicino all'impianto gestito fino al 2012 dalla famiglia Riva (che a sua volta lo aveva preso dallo Stato, dopo le privatizzazioni degli anni '90).

Il processo per disastro ambientale a Taranto ha portato in primo grado ad una serie di condanne per 300 anni di carcere ai 47 imputati: cosa è cambiato oggi, per quelle persone che si sono battute per anni contro l'inquinamento, subendo pure il ricatto del posto di lavoro?

Tra i condannati l'ex presidente Nichi Vendola, che avrebbe fatto pressioni sull'allora direttore dell'Agenzia per l'ambiente pugliese, Giorgio Assennato.

A Report ha raccontato che non aveva il potere di chiudere l'azienda e che, anzi, la chiusura avrebbe portato ad un altro problema, quello della perdita dei posti di lavoro.

Report è andata a scovare anche Fabio Riva, vicepresidente della società Riva Fire ed ex proprietario, anche lui condannato in primo grado.

Al centro dell'inchiesta il ruolo di Archinà, il responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva negli anni della proprietà Riva, secondo cui la stampa va comprata per tagliargli la lingua ed evitare che racconti dei problemi dell'Ilva, dell'inquinamento, delle malattie.

Ma soprattutto verranno raccontati gli effetti dell'inquinamento sulla terra, nell'aria e nel mare: il 18 ottobre scorso la Guardia Costiera, nel corso dell'operazione Oro di Taranto, ha rimosso 22 tonnellate di cozze nel braccio di mare più vicino all'acciaieria, un mare inquinato.

In questa zona non c'erano titoli per coltivare e allevare i mitili, suscitando la reazione dei pescatori che lavorano in questo tratto di mare: un sequestro fatto per motivi sanitari ma anche perché quegli allevamenti sono considerati abusivi. Ma dietro ci sono gli impatti economici sui pescatori che vivono su questo: nell'acqua era presente la diossina, dicono le carte, ma nell'aria ne è presente di più – è la difesa degli allevatori.

“L'abbiamo inquinato noi il mare?” è la difesa dei pescatori.

L'inquinamento dell'Ilva non sta portando solo al rischio della chiusura dell'impianto, ma ha portato anche alla perdita di posti nel settore dell'allevamento e anche nella miticultura, mille posti dal 2011 ad oggi.

A separare le case del quartiere Tamburi dalle acciaierie ci sono le collinette ecologiche costruite lungo il confine della fabbrica per contenere la diffusione delle polveri minerarie. Ma di ecologico hanno solo il nome, nel 2019 la procura di Taranto sequestra questi 9 ettari definendoli una enorme discarica abusiva di rifiuti industriali: sono stati trovati diossine, policloro bifenile, idrocarburi, su terreni mai bonificati – spiega al giornalista Luciano Manna dell'associazione Veraleaks.

A fianco delle collinette che contengono veleni ci sono scuole, le abitazioni, le persone.

Il 10 maggio scorso la rivista Natura pubblica un report del professor Lucchini che mette in relazione l'esposizione ad un mix di metalli come piombo e arsenico e lo sviluppo cognitivo dei bambini: “stiamo parlano delle sviluppo delle cognizioni nervose, cose importanti, in realtà possono portare all'autismo o nel deficit intellettivo.”

Lo studio ha suddiviso i bambini in tre fasce: quelli più vicini all'Illva, quelli ad una distanza media e infine quelli più lontani, quali le differenze?

“La cosa che ci ha colpiti è stata vedere una differenza di dieci punti di quoziente intellettivo tra le aree più lontane e quelle più vicine, questa è una grossa differenza.”

Lo studio era iniziato nel 2012, ma i ricercatori sono ritornati nel 2019, cosa è cambiato in qusti anni?

“Abbiamo notato che la differenza di dieci punti intellettuali era un po' aumentata di un paio di punti in più e questo ci ha preoccupato questa cosa.”

Un bambino che nasce e cresce a Tamburi ha un quoziente intellettivo di 12 punti più basso rispetto a un suo coetaneo che vive in un quartiere accanto.

Ma dentro l'acciaieria la situazione è peggiore: a Luca Bertazzoni sono stati mostrati dei video che riprendono il lavoro degli operai, costretti a raccogliere col badile il materiale che cade dai nastri trasportatori, materiale nocivo che contiene idrocarburi e metalli dentro la pancia dell'altoforno.

Oggi Acciaierie Italia, la nuova Ilva in mano allo Stato produce pochi milioni di tonnellate annue di acciaio, sotto i picchi degli anni dei Riva dove si arrivava anche a duecento tonnellate annue: in Italia avremmo bisogno di quell'acciaio per le nostre imprese che renderebbe Ilva una macchina per fare soldi – spiega il giornalista del Sole 24 ore Paolo Bricco, ma nel frattempo i suoi dipendenti sono in cassa integrazione (sono 3500) e tutti fanno affari sull'acciaio, tranne lo Stato (che è oggi in joint venture con Mittal attraverso Invitalia) e Taranto.

Perché in due anni si è perso 1 miliardo di euro perché, guardando i bilanci come ha fatto il consulente finanziario Bellavia, sono aumentati i costi.

La scheda del servizio: Il prezzo dell'Acciaio di Luca Bertazzoni con la collaborazione di Edoardo Garibaldi, immagini di Davide Fonda e Ahmed Bahaddou

Il 31 maggio scorso la Corte di Assise di Taranto ha condannato in primo grado i 47 imputati del processo Ambiente Svenduto a 300 anni di carcere. Per i magistrati dal 1995 al 2012 fu disastro ambientale. Cosa è cambiato oggi con la nuova proprietà e l'ingresso dello Stato rispetto ai tempi in cui le acciaierie erano gestite dalla famiglia Riva? Attraverso un viaggio nella città di Taranto, Report racconta la contaminazione di un territorio inquinato, con il divieto di pascolo nel raggio di 20 chilometri dallo stabilimento ex Ilva e la coltivazione abusiva di cozze nel primo seno del Mar Piccolo. Una serie di video inediti raccolti da operai all’interno dello stabilimento mostra le attuali condizioni di lavoro dell'acciaieria più grande d’Europa. Le telecamere di Report si spostano poi nella Ruhr, un tempo una delle regioni più inquinate della Germania, che da anni ha avviato un percorso di riconversione e riqualificazione delle vecchie acciaierie.

La campagna dei vaccini

Dobbiamo salvaguardare la normalità per gli italiani, quelli vaccinati almeno, ci dice il presidente del Consiglio. Che tradotto in termini pratici, vedendo anche le ordinanze dei sindaci, significa salvaguardare lo shopping e il diritto di andare al ristorante.

Niente chiusure, dunque, ma di fronte alla quarta ondata, le misure messe in atto sono il ritorno alle mascherine, il super green pass (ovvero solo se sei vaccinato puoi partecipare ad eventi al chiuso, come cinema o palestre), da esibire anche sui mezzo del trasporto locale.

Nessun invito allo smart working, che eviterebbe inutili rischi sui mezzi e sui luoghi di lavoro.

Ma tutto questo ci salverà da una nuova ondata? I numeri al momento ci devono preoccupare, ma non siamo messi come lo scorso anno: vero è che ci siamo affidati solo ai vaccini, in questi mesi, vaccini che paghiamo caro dalle grandi case farmaceutiche, che si sono rifiutate di liberare i brevetti per aiutare le campagne vaccinali anche nei paesi del sud del mondo: “ogni sei booster somministrati nei Paesi ricchi c'è una prima dose nei Paesi a basso reddito, ha denunciato l'Oms” si racconta nell'anticipazione del servizio.

Servirebbe allora un vaccino meno costoso, spiega il dottor Crisanti, scettico anche sulla vaccinazione ai bambini.

La scheda del servizio: Contrordine compagni,il Covid è tornato di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale

Report ritorna sul tema della terza dose, dopo il pezzo “Non c’è due senza tre” del 1 novembre, che ha suscitato un’aspra polemica politica. Report aveva raccontato le scelte di Israele che, dinanzi alla perdita di efficacia dei vaccini dopo 6 mesi, aveva deciso di offrire il booster a tutta la popolazione. Mentre in Italia - nonostante alcuni segnali di crescita dei contagi, specie tra i sanitari - la durata del green pass era stata estesa da 9 a 12 mesi. Dopo la messa in onda del servizio alcuni politici ci avevano accusato di essere "novax e complottisti”. Come è andata a finire?

L’Italia alla fine ha deciso di fare come Israele: il green pass torna a nove mesi e viene introdotto l’obbligo della terza dose per i sanitari, gli insegnanti, le forze dell’ordine.

Per sconfiggere davvero il Covid 19 potrebbe servire un vaccino di nuova generazione. Le telecamere di Report sono andate a Tours, in Francia, dove sta iniziando il trial di un vaccino nasale, che potrebbe permettere, se somministrato alla maggioranza della popolazione, di raggiungere davvero l’immunità di gregge ed eradicare il virus.

Report, infine, racconterà alcuni retroscena dello Pfizergate, lo scandalo internazionale sulla conduzione dei trial di Comirnaty, il vaccino Mrna più diffuso al mondo: grazie alla collaborazione col British Medical Journal, una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo e tramite audio e documenti finora mai pubblicati, svelerà le inefficienze e le imprecisioni metodologiche dello studio clinico che ha portato all’approvazione del vaccino, emerse grazie alle informazioni raccolte da Brook Jackson, ex manager di Ventavia, una società texana impegnata nel trial di Comirnaty. Secondo le agenzie regolatorie americana ed europea le rivelazioni della manager non inficiano le certezze scientifiche su sicurezza ed efficacia del siero. Ma aprono uno squarcio sulle carenze dei controlli condotti dai regolatori sui trial del vaccino più diffuso al mondo.

Il premio Lombardia è ricerca

Il premio Lombardia è ricerca mette un palio un milione di euro al miglior ricercatore, che meglio si è distinto nel suo lavoro: chi ha vinto il premio lo scorso anno?

A gennaio 2020, prima della pandemia, il professor Incalzi, presidente dell'associazione italiana di gerontologia e geriatria, scrive al presidente della regione Fontana esprimendo la sua disponibilità a supportare la regione qualora avesse intenzione di promuovere iniziative e attività a favore dell'healthy aging, senza però ricevere risposta. Nel gennaio 2020, racconta un altro gerontologo Ettore Bergamini, la regione aveva già ricevuto una informativa secondo cui sarebbe stato utile valorizzare i geriatri locali che avevano delle informazioni molto importanti per una prevenzione primaria e probabilmente le persone avrebbero affrontato la malattia in condizioni diverse.

La fotografia dell'Eurostat della pandemia in Lombardia è impietosa – racconta il servizio di Luca Chianca: la Lombardia è la regione che ha contato più morti nella prima fase della pandemia e tra questi, gli anziani sono quelli che hanno avuto la peggio.

Tuttavia a gennaio 2020 Fontana durante la premiazione ha celebrato il suo modello sanitario: “io credo che il nostro modello sia un modello che dobbiamo continuare a portare avanti, anzi sono convinto che dovrebbe essere esportato nel resto del paese”.

Così vincente questo modello da non aver bisogno dei suggerimenti e della disponibilità del dottor Incalzi? “Sei un buffone e basta” è stata l'unica risposta che il giornalista di Report è riuscito ad ottenere.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

06 novembre 2019

Quelli che .. è meglio se andassero a Taranto

Il livello e il modo in cui è stata raccontata la vicenda ex Ilva a Taranto ci dice due cose: che il problema dell'informazione non sono gli anonimi in rete (che al massimo amplificano le sciocchezze), ma gli autori delle fake news che hanno tanto di nome e cognome.
La seconda cosa è che da lontano, lontano da Taranto intendo, la questione si vede in modo completamente diverso.

Non vedono che Arcelor Mittal ha preso lo stabilimento di Taranto solo per mantenere il controllo della produzione dell'acciaio e a cui ora non basta nemmeno lo scudo penale, ovvero la possibilità di non rispettare le leggi grazie ad un accordo con uno stato che le leggi le deve far rispettare.

Non si vede l'inquinamento, non si vedono le malattie, i bambini che non possono uscire a giocare e che si ammalano, le scuole chiuse nei giorni di vento.
Le uniche cose che capiscono, i tanti commentatori, sono il profitto e la possibilità, ancora una volta, di usare la vicenda Ilva per fini di propaganda.

Salvini, che ha messo assieme la fuga di Mittal con Balottelli (eppure non sono i sovranisti a dire prima gli italiani?).
Renzi, il cui partito ha votato il DL che toglieva l'imminità a Mittal.
Il centrodestra che, per anni, ha concesso ai Riva la possibilità di inquinare.

Il futuro dell'Italia non è solo in mano al PIL (che ad oggi a Taranto ha portato lavoro e malattie) e a quegli altoforni.
Il futuro è iniziare a pensare anche alle persone.

31 ottobre 2019

Le cose innominabili, di Girolamo De Michele



Fossero gli anni della Rivoluzione francese o del Consolato, questo mese a cavallo tra febbraio e marzo si chiamerebbe Ventoso: perché ventoso, dopotutto, lo è. Invece non siamo in Francia, di rivoluzione neanche a parlarne, Napoleone men che meno si è visto: così la moda del tempo, che suggerisce l'uso dell'inglese al posto del francese d'antan, o del più banale italiano, chiama questi giorni wind days.

Il vento soffia su Taranto, ma non è un vento che spazza le sporcizie, che pulisce l'aria: è un vento che passa sopra l'agglomerato industriale, si carica di tutti i veleni della “fabbrica”, l'ex Ilva, per andare a soffiare su tutti i quartieri, il Borgo, Tamburi e poi sempre più lontano.
Sono polveri che passano sopra le scuole:

.. cade sulle aiuole delle scuole nelle quali i cauti dirigenti vietano ai bambini di giocare, per non contaminarsi con le stesse polveri che respireranno usciti da scuola e a casa

Sono polveri che entrano nelle cellule dei polmoni, che entrano nelle falde acquifere e che risalgono nuovamente fino a noi dai pesci e dai frutti di mare venduti al mercato.
Sono polveri respirate dai protagonisti di questo romanzo a più voci, un noir con troppe morti e troppi colpevoli perché, come è riportato sulla copertina, “a Taranto nessuno è innocente”.

A Taranto sono successe e succedono ancora, cose innominabili, cose che non solo non si possono raccontare alle persone, al paese. Cose che nemmeno si possono conoscere.

Succede che un ragazzo sparisca dalla circolazione mentre stava scrivendo gli auguri di San Valentino alla sua ragazza, Jessica senza H
“AMORE MIO fino a BUON SANVALE…” è riuscito a scrive.
Che fine ha fatto Chevin? Di lui si sapeva che reggeva i traffici di droga al Borgo per la famiglia Scaringi.

Succede che in vista delle prossime elezioni comunali, si stia preparando il terreno per la discesa in campo dell'ennesimo candidato che viene dalla società civile, pronto a sacrificarsi per il bene comune.
Ma in realtà, dietro questa sigla, Taranto 2025, si nasconde un mondo di segreti, di piccoli poteri locali e nazionali (“rappresentanti dell’imprenditoria nazionale, di Confindustria e Fincantieri, di alcune grandi banche nazionali”), di persone cresciute al riparo del loro cognome che dei sacrifici della gente di tutti i giorni nemmeno sa cosa siano.

Succede che la pax mafiosa, che aveva garantito un periodo di tranquillità nella città, viene all'improvviso interrotta perché i giovani ragazzi, gli scaraffoni, i panarjedde, hanno deciso di scalzare la vecchia mafia, creando una loro famiglia.
E chi aveva garantito questa pace, il CEO della cupola criminale, viene addirittura ucciso durante la processione per la settimana santa. Processione che, di fatto, non ha nulla di religioso, essendo diventata solo un momento in cui si celebra chi ha il potere ora in città, conquistato anche con un'asta in cui si assegnano i ruoli nella processione.
Come se la chiesa fosse tornata ai tempi della vendita delle indulgenze.

Succede che a Taranto si muore per la fabbrica, questa città nella città che tutto sovrasta e tutto domina.
Si vive e si muore per le cokerie, per i camini, per l'acciaio. Questo boom industriale cresciuto a discapito della salute delle persone, questo benessere industriale che è stato possibile solo grazie all'inadempienza delle basilari norme sulla sicurezza ambientale.
Grazie al ricatto del posto del lavoro, ricatto subito dagli operai che nemmeno il sindacato, quello delle lotte e degli scioperi riesce più a rappresentare. Sindacato che ha già venduto l'anima al diavolo, pur di sedersi allo stesso tavolo di quei potenti, il candidato sindaco e la sua ombra, i “Tommeggerri”, Bruno Basile e Carlo D’Amore il vicerè.
Sindacato che aveva firmato quell'accordo tra le parti “che sanciva l’inizio di un diverso clima nelle relazioni interne” ovvero “concedeva oltre 20.000 ore di permessi ai delegati sindacali, in cambio del divieto per le parti sociali di denunciare a enti esterni – ASL, procura...”.

Succede che in questa città dietro le pubbliche virtù dei cognomi che contano, l'avvocato, il commercialista, il primario, si nascondano dei vizi ben nascosti.
Succede che un'adolescente, figlia di uno di questi signori, debba all'improvviso assentarsi dalla scuola e sparire dalla circolazione. Perché malata, di quella malattia che dura nove mesi e che, un medico compiacente, deve far cessare prima.

Succede che un insegnante del liceo, Camillo Gigante, appassionato di letteratura classica, del latino, venga accusato ingiustamente di essere l'untore della malattia di cui sopra.
Da quelle male lingue che oggi usano i social, come strumento per far allargare le maldicenze, che si allargano come i cerchi concentrici dell'acqua nello stagno quando ci lanci una pietra.

Succede che in tutto questo mondo così marcio, nemmeno allo Stato e ai suoi rappresentanti ci si possa rivolgere per avere giustizia, per sperare di cambiare le cose.
Si chiama Assente il commissario di polizia che aveva come referente quel mafioso, garante degli equilibri criminali e che ora è stato ucciso.
E che troverà nell'indagine di un commercialista, ucciso, fatto a pezzi e gettato in un sacco, lo strumento per vendicarsi.
Perché quel commercialista, Catapano, era uno che conosceva tanti segreti dei potenti di Taranto.

Succede che uno si chieda, ma cosa rimane ai ragazzi del loro futuro, della loro città?
Cosa rimane loro se nessuno ha voglia di insegnare loro qualcosa, di dar loro dei valori?

Rimane la scuola, dove lavora Emma Battaglia, professoressa, una vita da insegnante alle spalle, anche un amore alle spalle, quel sindacalista che ha firmato il patto col diavolo e ora, sulle spalle, la bestia.
Quella malattia presa forse presa per quella fabbrica che avvelena l'aria e che lei ha chiamato bestia, che le tiene compagnia.
Le professoresse della televisione salvano il mondo sconfiggendo le forze del male, Anna ed Emma svuotano l’oceano col cucchiaino. E comprano i vestiti il giorno prima dell’inizio delle svendite, ..

Ecco, tutte queste cose che succedono nella sua Taranto, Emma Battaglia le vede e le conosce. Conosce quell'insegnante così calunniato (perché tante malelingue l'hanno legato a quell'alunna rimasta incinta), quel dirigente scolastico così zelante coi signori che contano.
Il dottor Basile, lei sa, è il punto di riferimento locale dell’ex ministro, è uno dei principali costruttori edili ..”

Emma conosce tutti i segreti della città. Perché aveva frequentato quel giro anni prima, nel lontano 1992: conosceva i due gemelli, il candidato sindaco e il suo vicerè, i loro amici della Taranto bene che sniffava e che poi sarebbe andata a curarsi nelle cliniche private di amici, così costose ma così discrete.

Proprio in quegli anni lontani sono legati due segreti che legano tra loro, in un gioco di ricatti (tentati) e silenzi tra i protagonisti della storia, come la morte della sua migliore amica, Irma, in un incidente d'auto.
Emma si ritrova vittima e testimone di queste storie, i cui ricordi rivela al commissario Assente, anche lui giocatore ad un tavolo pericoloso.
Ma altri ricordi, molto più educativi, sono quelli che tramanda ai suoi studenti, cui fa lezione anche nel pomeriggio, al di fuori della scuola.
I ricordi di quel giocatore così forte che stava portando Taranto in serie A, Iacovone.
E poi le storie di altri calciatori famosi del passato, maestri di calcio sul campo e anche di sport nella vita.

Come Eusébio il calciatore che portò il suo Portogallo alla semifinale del campionato del mondo nel 1966, come Alessandro Mazzola, il gioiellino dell'Inter che sapeva che doveva impegnarsi sul campo e anche sui banchi della scuola
Anche se era figlio di Valentino, il più grande calciatore italiano di tutti i tempi, la scuola era una cosa importante, e persino nelle squadre di calcio ti insegnavano a rispettarla.

Le cose innominabili è un noir a molte voci e che parla di un delitto, quello contro una città, quello contro una comunità, che non lascia molte speranze per il futuro di Taranto: vero che ogni riferimento a fatti è puramente casuale, ma è altrettanto vero che l'autore ha attinto dalla realtà, non solo dalla fantasia (o dalle canzoni di Lolli), cominciando dalla citazione dell'articolo di Antonio Cederna, padre di Legambiente, che nel 1972 scriveva già del capitalismo fatto con capitali pubblici che stava soffocando la città, “esempio da manuale di che cosa può produrre il sonno della ragione”.

Un giallo, forse. Ci sono i morti, gli assassini, i cattivi, i traditori e i traditi.
Girolamo De Michele scrive un poliziesco dalle mille voci, una commedia umana in cui l’indagine si frantuma in un infinito gioco di specchi e la scoperta della verità non coincide col fare giustizia. Racconta di un Sud che continua a dire delle vergogne del Paese intero: del profitto che vale più della vita, della catastrofe ambientale sulla pelle dei poveri cristi, dei gattopardi di sempre travestiti da nuovi padroni, di odiatori da social network, di sindacalisti corrotti, questurini corrotti, politici corrotti. Perché il veleno più subdolo è quello che guasta il cuore e la mente.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli e il PDF col primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

24 ottobre 2019

La città strangolata dal boom

Il noir di Girolamo De Michele "Le cose innominabili", comincia con la citazione di questo articolo




Soffocata a occidente dall’enorme zona industriale e a oriente da una sgangherata espansione edilizia, Taranto offre oggi al visitatore uno spettacolo raccapricciante, esempio da manuale di che cosa può produrre il sonno della ragione, cioè il sistematico disprezzo per le norme elementari del vivere associato nel nostro tempo. Una città disastrata, una Manhattan del sottosviluppo e dell’abuso edilizio: tale appare oggi Taranto allo sbalordito visitatore.Quartieri popolari spietatamente affumicati dall'industria, il centro storico in vergognose condizioni di abbandono, [..] carenze dei servizi essenziali, la totale mancanza di verde pubblico, il Mar Piccolo inquinato, e via dicendo: Taranto «moderna» si presenta come la smentita di ogni decenza urbanistica". 
Antonio Cederna, Taranto strangolata dal «boom» (18 aprile 1972)
Taranto, la città dei veleni dell'Ilva, del ricatto occupazionale, del boom che ha arricchito pochi e ammalato tanti.

15 ottobre 2019

Presadiretta – vertenza Italia

Ultima puntata della stagione di Presadiretta dedicata all'AIDS, ai nuovi sieropositivi, giovani che fanno sesso senza la percezione del rischio.
E poi un servizio sulle varie crisi industriali oggi aperte.

Spezziamo la catena sull'AIDS

l'HIV è stata la peste del ventesimo secolo: fino al 1999 quando a Vancouver la comunità scientifica annunciò la scoperta di farmaci che curavano la malattia.
Così, passata la crisi, le persone hanno smesso di prendere quelle precauzioni quando fanno sesso: oggi, ogni giorni ci sono 10 nuove diagnosi, significa che il virus in Italia c'è e che per questo la gente si ammala e muore.
Il virus dell'HIV è subdolo, non dà sintomi inizialmente, se non si cura per tempo: può essere asintomatico fino a 10 anni.
I farmaci oggi danno aspettative di vita buone, ma vanno presi tutti i giorni affinché la terapia sia efficace: in Italia la cura all'AIDS si fa bene, racconta il professor Gori, dell'Anlaids, cura che viene fatta con fondi pubblici.
“Il nostro problema dal punto di vista epidemiologico sono le persone che non sanno di essere sieropositive e se ne accorgono troppo tardi” - racconta alla giornalista Sabrina Carreras Andrea Gori: questo è il nostro problema, raggiungere le persone che nemmeno sospettano di essere sieropositivi anche se hanno avuto rapporti sessuali a rischio.

E' un problema che non riguarda solo gli omosessuali, ma in base alle statistiche la maggior parte delle infezioni riguarda persone eterosessuali. Ma ci si vergogna, della sieropositività, si preferisce far finta di niente.
Molti non sanno che se si è in cura non si è contagiosi, non si trasmette nessun virus.

Bisogna rompere la catena del contagio, come? I volontari di Arcigay portano i test per l'HIV fuori dalle discoteche, nei locali.
E poi nelle scuole, parlando di sessualità, come han fatto al liceo Volta a Milano.
Sempre a Milano si trova il Check point Milano: qui fanno profilassi pre esposizione, la Prep, due farmaci che impediscono al virus di attecchire.
Si deve essere certi di non avere il virus in atto.

A Roma c'è l'istituto Spallanzani: il professor Girardi parla del suo obiettivo, 90 – 90 – 90, raggiungere il 90% dei contagiati che ancora non lo sanno, far fare il 90% di loro la terapia e salvarne il 90%...

Purtroppo, sull'AIDS, ci sono anche i negazionisti: di AIDS non si muore più perché ci sono farmaci che bloccano il virus – racconta il dottor Burioni, che ha seguito tante storie di ignoranza scientifica, da Stamina ai vaccini: “dovremo insegnare a tutti quanti la differenza tra un'opinione e una verità scientifica”.


Almaviva, Whirlpool, Alitalia, Ilva, le tante crisi del sistema Italia ancora aperte: significa posti di lavoro persi o a rischio, competenze industriali perse.

Il viaggio nelle crisi industriali parte da Taranto, dall'ILVA: due gruisti sono morti nella stessa gru, sul porto di Taranto, a distanza di 9 anni. Sono solo due delle vittime dell'acciaieria, le morti sul lavoro e le morti per l'inquinamento ambientale.
Può l'ex Ilva essere compatibile con l'ambiente?
L'acciaieria è attaccata alla città, vicina al porto che alimenta l'impianto a ciclo integrato: i minerali di ferro e carbone arriva dalle navi e viene lavorato negli altiforni, da cui si produce la ghisa e poi i laminati d'acciaio.

I parchi minerari inquinano per le polveri sottili, assieme agli idrocarburi, la diossina, il piombo: le perizie certificano l'ingente inquinamento dell'Ilva fino al 2011 e le conseguenti malattie contratte dalla popolazione.
Ci sono poi casi superiori alla media regionale, di bambini nati con deformazioni: malattie la cui tendenza è oggi al ribasso per la minore esposizione agli inquinanti e alle emissioni.

A che punto è il piano ambientale? Le strade dell'impianto sono bagnate costantemente, come da prescrizione.
L'80% di queste prescrizioni sono state realizzate dal 2015 al 2018 durante l'amministrazione commissariale: nastri trasportatori chiusi, torri di smistamento sigillate che non disperdono polveri, un'area di discarica separata distinta per rifiuti pericolosi e una seconda per rifiuti non pericolosi.

Ad ottobre 2018 arriva il nuovo gestore, Arcelor Mittal, con un piano di prescrizione da rispettare, che dura fino al 2023: il punto più importante è la copertura dei parchi minerari, per azzerare la dispersione sulla città del particolato industriale.

Arpal sta monitorando la situazione con una rete che monitora l'aria di Taranto: ad oggi rilevano la presenza di inquinanti, sotto i limiti di legge. Ma siamo ancora ad una produzione bassa, va verificato cosa succederà quando l'impianto andrà a regime.
Servirebbe la completa decarbonizzazione dell'impianto..

Secondo Alessandro Marescotti il piano di Arcelor Mittal è insufficiente: è un esperimento senza molte garanzie, fino al 2023 comunque gli impianti non sono a norma.
Andrebbero dunque bloccati, così la multinazionale sarebbe costretta a stringere i tempi per la messa a norma invece si è proceduto di proroga in proroga.

Anche il presidente della regione Puglia pensa che il piano sia vecchio: stanno lavorando ancora col carbone, pur mantenendo nei limiti di legge, potrebbero usare tecnologie più moderne.

E se Arcelor Mittal non accettasse la decarbonizzazione, cosa facciamo?
Secondo il presidente Emiliano si doveva scegliere un altro partner, il governo precedente doveva porre questo vincolo: Calenda, ex ministro, ha risposto alle obiezioni.
Non esistono tecnologie senza carbone, a meno di garantire un prezzo del gas a valore inferiore a quello di mercato, l'altra opzione di Jindal non dava garanzie dopo il 2023.

Che fare per abbattere le emissioni di carbone? Senza carbone si rischia di svuotare l'impianto di Taranto e questo non ce lo possiamo permettere (che è quello che è successo a Piombino).
Fino al 2023 la fabbrica inquinerà: ma il governo ha messo dei vincoli bassi alla produzione che contengono i livelli delle emissioni.

Iacona ha intervistato il Vice Presidente e Amministratore Delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, per la prima volta in televisione con un’intervista in esclusiva per PresaDiretta.

Nel piano ambientale per l'ilva è stato messo 1 miliardo e 200 milioni: 300 ml vengono dal tesoretto nascosto dei Riva, il resto sono soldi di Arcelor Mittal.
Alla domanda su come siamo messi, su questo piano di risanamento, il vicepresidente ha risposto che, dal loro punto di vista sono a posto.
I lavori stanno andando avanti, per la copertura, come previsto dal contratto firmato col governo: ma questo è solo la parte visibile dell'iceberg, ma c'è anche una parte non visibile.
Arcelor Mittal sta lavorando su tutti gli aspetti che hanno impatto sull'ambiente – ha spiegato Matthieu Jehl - sulla copertura e sulle polveri diffuse, ma lavoriamo anche su sui camini per trovare una soluzione per le emissioni che escono nell'aria, sul suolo e nell'acqua.
L'idea con questo piano, che è il più ambizioso che avevo mai fatto, come Arcelor Mittal, è arrivare ad un impatto ambientale che sarà il migliore in tutta Europa”.

Il sito di Taranto è il più monitorato d'Europa, vogliono lavorare in trasparenza con Ispra, con Asl e i dati in possesso sono positivi.
La soluzione per la decarbonizzazione la accettiamo, ma Arcelor Mittal ha come data il 2050, perché questo investimento ha tempi lunghi.
Che futuro c'è per la crisi dell'acciaio?
Il vicepresidente ha spiegato che la crisi non è ancora finita, vedremo tra qualche anno.

Arcelor non ha chiesto impunità, ha chiesto di non dover rispondere dei reati commessi nel passato: se saltasse questa copertura legale, Arcelor andrebbe via e dovrebbero tornare i commissari.

Il ministro Patuanelli ha garantito che la tutela penale rimane, anche se l'ultima parola l'ha il Parlamento: la tutela non è nel contratto, ma questa norma esiste già nelle attuali leggi.

Melucci, il sindaco di Taranto, nonostante i miglioramenti della situazione a Taranto si è detto preoccupato dei rischi sanitari sulla popolazione e sui bambini, fino al 2023.
Si aspettava un supporto maggiore da parte di Arcelor Mittal, si dovrebbe pensare ad un impianto più piccolo, senza l'area a caldo.

Dopo l'ex Ilva, il caso Whirlpool, la multinazionale che ha deciso di cedere lo stabilimento di Napoli.
Nessuno, tra gli operai, vuol sentir parlare di riconversione degli impianti: di Whirlpool non si fidano, avendo disatteso gli accordi firmati pochi mesi prima.
La trattativa è saltata, nel mentre del passaggio tra il Conte 1 e 2: la multinazionale vorrebbe vendere l'azienda ad una nuova società, sconosciuta, che si occupa di impianti refrigeranti.
Il ministero dovrebbe fare approfondimenti su chi entra, in una riconversione, per evitare nuovi casi Embraco o ex Fiat a Termini Imerese.

Gli operai sono preoccupati per loro, per il lavoro, per il loro futuro: temono che la parola re industrializzazione ne nasconda un'altra, ovvero de indistrializzazione.
Ovvero deserto industriale, disoccupazione, per i dipendenti della Whirlpool e anche dell'indotto.

14 ottobre 2019

Le inchieste di Presadiretta – le vertenze industriali


Ora che non è più al Mise, l'onorevole Di Maio non dovrà più occuparsi delle crisi industriali che si è ritrovato sul tavolo nei suoi 14 mesi del governo Conte 1: Alitalia, Whirlpool, l'Ilva a Taranto la Pernigotti ..
Per onestà va detto che molte sono crisi che ha ereditato (e che ha poi lasciato in eredità al ministro Patuanelli).
La storia dell'Ilva, per esempio, parte da lontano, dalla privatizzazione dell'ex Ilva comprata (con un buon affare) dai Riva, famiglia industriale lombarda: mentre l'acciaio usciva dalle acciaierie dello stabilimento generando ingenti profitti ai Riva (finiti anche all'estero) la città si avvelenava, le persone si ammalavano.
Per anni i cittadini di Taranto sono stati posti di fronte al ricatto o il lavoro (qui sono impiegati 10000 persone): per anni i governi hanno firmato decreti salva Ilva che di fatto consentivano ai Riva di continuare ad inquinare, in barba alle regole.
Perché pare che in Italia non si possa produrre, senza uccidere, senza avvelenare terreni, falde, aria.
Quella di Taranto è l'acciaieria più grande d'Europa, occupa 230 km quadrati e dentro ci sono decine di km di strade e ferrovie.
I Riva hanno venduto l'impianto ad Arcelor Mittal, la multinazionale indiana, e Riccardo Iacona è andato ad intervistare i nuovi proprietari per chiedere loro conto sulla nuova gestione.
A che punto è il piano ambientale promesso dalla multinazionale indiana? Può la nuova acciaieria convivere con la città di Taranto (molti dei cittadini avevano chiesto la chiusura degli impianti, posizione inizialmente sostenuta dal M5S).
I camini dell'acciaieria si vedono da ogni quartiere della città pugliese, come anche il grande cantiere per la copertura dei parchi minerari, realizzato da Arcelor Mittal: questo è l'unico impianto italiano a ciclo integrale, si produce cioè il prezioso l'acciaio a partire dalle materie prime, dai minerali che arrivano al porto, ferro e carbone e calcare.
E' proprio dalla lavorazione delle materie prime che si arriva alla ghisa fusa che viene poi trasformata in acciaio e che poi nei laminatoi prende forma per essere venduta sul mercato.
Negli anni il parco minerario non è mai stato coperto, generando polveri sottili che sono finite per decenni, al primo vento, sulla città.
Nella lista degli inquinanti ci sono anche gli idrocarburi policiclici aromatici, la diossina, il piombo, tutte sostanze cancerogene.
Le perizie chimiche fatte e depositate presso la procura della Repubblica di Taranto, per il processo che vede imputati gli ex proprietari dell'Ilva, i Riva, certificano l'ingente inquinamento prodotto dallo stabilimento fino al 2011 e le conseguenze sulle malattie e sui morti.


Per capire cosa sta succedendo ora, le telecamere di Presa diretta sono entrare nello stabilimento; nel corso della puntata parlerà per la prima volta in televisione con un’intervista in esclusiva per PresaDiretta, il Vice Presidente e Amministratore Delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl
Spiegherà a Iacona e a noi spettatori quali sono i piani dell’azienda per il futuro dell’impianto.

Nel piano ambientale per l'ilva è stato messo 1 miliardo e 200 milioni: 300 ml vengono dal tesoretto nascosto dei Riva, il resto sono soldi di Arcelor Mittal: alla domanda su come siamo messi, su questo piano, il vicepresidente ha risposto che, dal loro punto di vista sono a posto.
I lavori stanno andando avanti, per la copertura, come previsto dal contratto firmato col governo: ma questo è solo la parte visibile dell'iceberg, ma c'è anche una parte non visibile.

Arcelor Mittal sta lavorando su tutti gli aspetti che hanno impatto sull'ambiente – ha spiegato Matthieu Jehl - sulla copertura e sulle polveri diffuse, ma lavoriamo anche su sui camini per trovare una soluzione per le emissioni che escono nell'aria, sul suolo e nell'acqua.
L'idea con questo piano, che è il più ambizioso che avevo mai fatto, come Arcelor Mittal, è arrivare ad un impatto ambientale che sarà il migliore in tutta Europa”.

Oltre che dell'Ilva si parlerà della Whirlpool che ha deciso di chiudere la produzione di lavatrici nello stabilimento di Napoli, mettendo sul tavolo la proposta di una riconversione degli impianti che verrebbero ceduti ad una società svizzera che si occupa di refrigerazione.
C'è poi la vicenda del marchio Pernigotti era finito in mano ad una azienda turca intenzionata a chiudere la produzione in Italia a Novi ligure.

Il secondo servizio della puntata, l'ultima per la stagione 2019, è dedicato all'AIDS: ce ne siamo dimenticati di questa malattia ma secondo l'Istituto Superiore della Sanità ogni anno si registrano 3600 nuove diagnosi di HIV e stiamo parlando solo delle persone che hanno scoperto di essere sieropositive, perché sono andate all'ospedale a fare il test.
“Il nostro problema dal punto di vista epidemiologico sono le persone che non sanno di essere sieropositive e se ne accorgono troppo tardi” - racconta alla giornalista Sabrina Carreras Andrea Gori, direttore del centro malattie infettive del Policlinico di Milano.
Questo è il nostro problema: raggiungere le persone che nemmeno sospettano di essere sieropositivi anche se hanno avuto rapporti sessuali a rischio.
E' fondamentale allora l'informazione oltre che la prevenzione: Presadiretta ha lanciato l'hashtag (su facebook e twitter) #HIVSPEZZIAMOLACATENA, per lanciare una campagna social per stoppare la catena di trasmissione della malattia.

La scheda del servizio: Vertenza Italia
PresaDiretta attraversa la stagione delle vertenze industriali che agitano il mondo del lavoro. Sullo sfondo della manovra economica, lo stato di avanzamento della bonifica dell’impianto dell’ex Ilva di Taranto tra la necessità di tutelare la salute e quella di salvare i posti di lavoro. I tavoli di crisi come quello della Whirpool e l’esempio del Portogallo che ha superato la crisi dicendo no all’austerity. E infine un capitolo speciale della rubrica “Futuro Presente” con un’importante inchiesta sull’Hiv. Pensavamo fosse una malattia degli anni ’80 e invece in Italia ci sono 10 nuove diagnosi al giorno. Come combatterla?

06 giugno 2019

La scoperta degli operai


Anche in Danimarca, come in Italia, la sinistra che vince (a questo giro) è quella che si sposta a destra, per lo meno sulle politiche nei confronti dei migranti.
Finché gli elettori non si renderanno conto della mutazione genetica e smettono di votarla, come successo in Italia dove siamo passati da Renzi a Gentiloni a Conte.
E da Alfano a Minniti a Salvini.

Oggi, per cominciare da Repubblica, è tutto un riscoprire quella realtà per tanto tempo tenuta nascosta: gli interessamenti di Lotti, ex sottosegretario e ministro, per le nomine del CSM nelle varie procure.
Le crisi industriali che non si risolvono con un tweet (come facevano Renzi e Calenda per Alitalia o per Almaviva) o con un decreto dignità (come ha fatto Di Maio).

A Taranto la crisi non si è risolta con l'accordo con gli indiani, si continua ad inquinare e ad ammalarsi. 
A Torino ancora si aspettano gli investimenti della ex Fiat/FCA e soprattutto i nuovi modelli.  

Ora sarà tutto uno scaricarsi le colpe sugli altri: l'Europa, il PD, Salvini e Di Maio e le loro promesse elettorali ..
E così passeremo l'estate.
Ma almeno abbiamo scoperto che esistono ancora gli operai..

01 maggio 2019

La festa del lavoro in un paese senza diritti sul lavoro


Come consuetudine i dati su occupazione e PIL vengono strumentalizzati e stiracchiati a seconda della convenienza del momento: come Renzi prima, anche questo governo del cambiamento si congratula con se stesso per lo +0.2% di PIL (la peggiore crescita in Europa) e per l'aumento dell'occupazione stabile.
Buon primo maggio!

Ma questa festa potrebbe essere usata per riconsiderare finalmente cosa sia diventato il lavoro oggi: per molti è un “lavoretto” sotto le mentite spoglie del lavoro autonomo senza garanzie, tutele e nemmeno le mance. Sono i rider che fanno le consegne a domicilio su cui il governo (sempre quello del cambiamento) si era impegnato a fare qualcosa.

Ma ci sono anche quelli con un contratto, che spesso è a termine (dopo l'esplosione che c'è stata con la fin degli sgravi voluti da Poletti) che oggi si starà chiedendo cosa succederà nel futuro (che rimane difficile in tempi di scarsa crescita interna).

Per anni abbiamo tolto controlli e vincoli alle imprese e ci siamo ritrovati alle prese con un paese con gente sempre più incazzata e maldisposta contro i signori del jobs act e del miracolo italiano.
Per evitare altri conflitti e tensioni potremmo tornare a parlare di contratti nazionali, salari da far crescere (magari abbassando premi e salari al top management), di tutele sul lavoro e di tutele ambientali.

Perché oltre al dato sugli occupati (che comunque rimane una rilevazione mensile), c'è anche il dato sulle morti bianche: nell'intervista su Repubblica, dove Landini propone l'unificazione dei sindacati confederali, il segretario della CGIL ricorda anche quei 2,5 incidenti mortali al giorno che un dato in crescita e molto poco lusinghiero di questo governo del cambiamento.
Dato poco lusinghiero è anche quello dell'occupazione femminile, dove siamo 13 punti sotto la media europea (in Italia le donne devono scegliere tra lavoro e figli, per questi si fanno meno figli, altri che la sciocchezza dei bimbi importati dall'Africa che racconta Salvini)

Temo che, come per le battaglie ambientali, anche quello del lavoro rimanga un argomento buono solo per la giornata di oggi, quella del concertone (non solo quello di Roma ma anche quello di Taranto, la città dive il lavoro è stato messo in contrapposizione alla salute) e delle sterili polemiche sui negozi aperti (che non spostano il PIL in modo significativo e nemmeno l'occupazione ma appassionano così tanto i liberisti nostrani).
Oggi ci si preoccupa dell'ondata nero, dei fascisti che oggi si sentono protetti tanto da sfilare coi loro simboli e coi bracci alzati per le strade. Ci siamo dimenticati che negli anni 70 questo paese ha retto l'urto del terrorismo, rosso e nero, perché c'era una coesione forte nella società e nel lavoro, coesione dovuta proprio alla presenza di un sindacato sul posto di lavoro.

E visto che siamo in vena di ricordi, non possiamo non dimenticare le vittime della strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947: la prima strage politica di questa Repubblica, voluta dal blocco di potere siciliano che si opponeva al fronte popolare che aveva appena vinto le elezioni in regione.
Un blocco di potere che usò la mafia, il neofascismo (si leggano i libri di Alfio Caruso, Mario Cereghino, Nicola Tranfaglia e Giuseppe Casarrubea) e la banda Giuliano per creare terrore e spaventare le masse.