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08 giugno 2021

Report – i padroni del calcio

Prima dell'inizio degli europei, Report dedica una puntata al mondo del calcio oggi sempre più nelle meni di procuratori che, secondo un documento in possesso alla trasmissione, a volte sono anche legati a giri di scommesse.


A seguire un servizio sul grano che erroneamente viene chiamato di tipo Kamut, che è solo un marchio registrato. Ma cosa contiene dentro questo grano importato anche dal Canada?

Nell'anteprima un servizio di Claudia Di Pasquale su un immobile della Fisascat Cisl (di proprietà della Sole SRL) in via Benedetto Marcello a Milano, venduto nel 2015 ad una società immobiliare.

Il minimo sindacale di Claudia Di Pasquale

Non tutti i sindacalisti della Fisascat erano favorevoli a questa vendita, tra questi Stefano Galli, ex segretario: questa operazione strana ruota attorno ad un commercialista che è anche consulente del sindacato, su cui anche i dirigenti Cisl non ne vogliono parlare. E che fine han fatto i soldi della vendita?

L'acquirente ha pagato in 36 rate, ad una cifra molto bassa, una compravendita fatta ai minimi sindacali, racconta il consulente di Report Bellavia: a compare è l'immobiliarista Iacobino (tramite una sua società), uno dei commercialisti di fiducia della Cisl. 

Nulla di strano forse, ma Iacobino è finito indagato nell'inchiesta sulla Finlombarda e in una inchiesta per evasione fiscale di una società petrolifera (che avrebbe emesso fatture inesistenti). In quest'ultima indagine il carburante proveniva dalla Libia, tramite Malta: alla giornalista Iacobino ha preferito non rispondere.

Alla fine Iacobino vede la società che ha acquistato il palazzo alla Avion Finance, collegata alla Avion Petrol, che però si occupa di petrolio ed è questa che ci ha guadagnato alla fine in questa operazione perché si è ritrovata in regalo un immobile che era dei sindacati.

La Avion Petrol ha sede legale a Nocera Inferiore, lo stabilimento si trova ad Alessandria: ma è tutto chiuso, perché ora è in liquidazione, il suo liquidatore non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione “altrimenti chiamo i carabinieri”.

La società Il sole SRL è oggi di proprietà di un buttafuori a chiamata mentre l'attuale sede della Fisascat è oggi in ristrutturazione, lavori per cui la CISL si è dovuta indebitare, perché i fondi per i lavori sono finiti.

I padroni del calcio – Daniele Autieri

Sembra che ci sia in atto una guerra tra procuratori, che arriva fin dentro lo spogliatoio della nazionale: è il caso dell'abbandono di due calciatori del loro agente (Kulusevski e Scamacca), passati ad un nuovo agente, Lucci.

Secondo le voci riportate alla trasmissione, Lucci userebbe il carisma di suoi giocatori per far pressioni ad altri compagni di spogliatoio per passare con lui. Si fanno i nomi di De Rossi e Bonucci e si parla di soldi per prendersi le procure.

Succede anche questo, oggi: nessuno nel mondo del calcio ammette di aver ricevuto soldi o regalie, attorno al calcio e alla compravendita di calciatori. Dai tempi del sistema GEA di Moggi le cose sono peggiorate: il giornalista di Report entra in possesso di un documento, un pizzino, che contiene la mappa del potere occulto del calcio.

Società e uffici fittizi dentro cui passano milioni di euro, rapporti ambigui tra presidenti e procuratori, un direttore sportivo che è proprietario occulto di una società di calcio scommesse.

E un mediatore che incassa le commesse dei calciatori e dall'altra parte incassa i finanziamenti dei politici.

Report è venuta in possesso anche di un documento voluto dalla UEFA e commissionato al Cies: dentro due miliardi di transazioni che nascondono storie di corruzione.

Il calcio è oggi un'industria, è sparito lo sport, il sogno, la passione: in questa industria un ruolo importate lo hanno i procuratori, pochi per il numero di giocatori professionisti.

Tra questi Mino Raiola: a lui Report vorrebbe chiedere conto del perché la giovane promessa Scamacca sia passato a Raiola, un passaggio su cui ha indagato anche la procura federale.

Mino Raiola, che ha costruito un impero economico costruito tra l'Italia e l'Olanda che però ha il suo baricentro tra Montecarlo, dove risiede, e Malta dove ha sede la sua società Three Sports: gli edifici di nuove aziende che hanno spostato la sede a Malta spuntano come funghi, racconta il servizio, complice la fiscalità agevolata.

Oggi a Malta esistono 100mila aziende su 500mila abitanti e nonostante l'isola abbia stretto le maglie e aumentato i controlli sono ancora tantissimi i furbi che aprono un'azienda senza avere mai messo piede sull'isola.

Avere un'azienda a Malta e non in Italia è un vantaggio competitivo importante, perché significa godere di una tassazione netta al 5%, ma bisognerebbe andare ad indagare su come si svolge veramente l'attività societaria: capire cioè se la società di Raiola che ha sede a Malta, è solo di facciata, mentre il lavoro è fatto altrove, in ambito internazionale.

A Malta la Three Sports ha uffici e dipendenti che lavorano su questi scambi di giocatori? Nel registro delle imprese la sede è dentro un palazzo d'epoca: Daniele Autieri si è presentato alla sede, cercando di incontrare qualcuno dei responsabili, ma non ha trovato nessuno.

E Report non è benvenuta in questo che sembra un domicilio fiscale per tante aziende: sempre a Malta ha sede la società di un altro procuratore, Pastorello, agente di Lukaku tra gli altri.

Ma dove a Malta dovrebbe esserci la sede della Sovi, c'è un'altra società, che ha il compito di aprire nuove fiduciarie.

E' legale avere uffici fittizi a Malta, per procuratori che lavorano in Italia?

In teoria si dovrebbe aprire una partita iva in Italia a pagare le tasse nel nostro paese.

Nel 2020 le mediazioni hanno raggiunto la cifra di 140ml di euro, ma non siamo in grado di risalire al giro di denaro, dai presidenti fino ai procuratori, per capire dove e quanto pagano le tasse.

Il giornalista ha incontrato l'europarlamentare portoghese Ana Gomes: il crimine organizzato è entrato nel calcio per riciclare il denaro e in questo sistema Malta ha un ruolo importante, è un hub del riciclaggio. Ma l'Europa non è in grado di attaccare questo hub della criminalità.

E i presidenti delle squadre di calcio non hanno voglia di rendere trasparente il mondo del calcio.

Philippe Renz è un avvocato svizzero: secondo il rapporto del Cies, ammonterebbe a 2 miliardi il totale delle intermediazioni che derivano da riciclaggio e operazioni sporche.

La rivelazione più importante del servizio di Autieri è quella che riguarda il calcio scommesse e la società Tob Bast (che opera in questo settore), che sarebbe di proprietà del console albanese, fratello del DS della Lazio, dentro cui anni fa stavano per entrare anche i clan criminali di Bari, la ndrangheta e i catanesi.

L'affare salta perché alla fine non si arriva all'accordo coi clan albanesi, ma l'informativa del Gico su Igli Tare e il fratello non ha portato ad alcuna indagine.

Igli Tare lo scorso anno ha comprato un giocatore Muriqi per 18ml di euro: un bidone pazzesco, secondo Vincenzo Morabito, anche lui procuratore protagonista di tante operazioni con la Lazio di Cragnotti. Muriqi sarebbe stato un affare solo per i vari intermediari che si sono gestiti l'operazione, come i fratelli Giuffrida.

Racconta Daniele Autieri che “l'azienda calcio sembra un autocarro con le gomme bucate”, negli ultimi 5 anni ha perso 1,6 miliardi di euro e ogni anno si indebita sempre di più. Di questo ne parla Giorgio Pavesi, giornalista che segue gli aspetti finanziari delle squadre di calcio: “su circa 3,8 miliardi di fatturato per l'azienda calcio italiano, i debiti sono 4,6 miliardi di euro.”

Se fosse un'industria normale sarebbe fallita da tempo, avrebbe portato i libri in tribunale: “la voce importante che aiuta a limitare i danni sono le famose plusvalenze dei giocatori, cioè il calciomercato. Nel campionato 2018-19 l'ultimo prima del Covid, su quei 3,8 miliardi di fatturato, le plusvalenze sono valse per 800ml di euro.”

Soldi che passano di mano tra procuratori, in una scia che la Federcalcio dice che non è in grado di seguire: a Lugano nello stesso palazzo dove ha sede la società del procuratore Morabito si trova la Futura 2 SA, società di scouting fondata da Antonino Imborgia, ex giocatore del Genoa e legato a doppio filo col presidente Preziosi. Il figlio del presidente, Matteo, risulta socio di Imborgia e direttore della stessa Futura 2 SA, un enorme conflitto di interessi che trova conferma in una chat tra Imborgia e un mediatore intenzionato a chiudere una operazione col Genoa.

Gli scambi dei giocatori sono vitali per il Genoa di Preziosi che proprio alle plusvalenze del mercato lega la sua stessa sopravvivenza, come scrivono i revisori dei conti del bilancio del club.

Sempre Pavesi spiega cosa sta dietro: “lui chiude il bilancio a dicembre e a gennaio fa il calciomercato, spesso fa plusvalenze, con questo meccanismo riesce a tamponare bilanci che altrimenti andrebbero sempre in perdita.”

Il Genoa non ha comprato calciatori dalla società del figlio, ma bisognerebbe controllare le triangolazioni dei giocatori.

A gennaio è la Juve che soccorre i bilanci di Preziosi acquistando dal Genoa Nicolò Rovella al prezzo di 18 ml di euro, una quotazione altissima per un centrocampista di 19 anni, ma quanto ha pagato la Juve?

“Non c'è stato scambio di denaro” commenta Pavesi “perché il Genoa l'ha venduto alla Juve per 18ml contemporaneamente la Juve ha girato due cartellini di due giocatori giovani per il valore di 18 ml, quindi le due cifre combaciano e anche in questo caso non c'è nessuna entrata di denaro ma c'è solo una scrittura contabile.”

L'operazione che salva il bilancio del Genoa viene portata avanti dal procuratore Giuseppe Riso che da un lato tutela gli interessi della Juve che lo incarica della mediazione, dall'altro quelli del calciatore, di cui è l'agente, in un conflitto di interessi dichiarato dallo stesso Riso, come emerge dal mandato siglato tra la squadra e l'agente, in cui la Juve riconosce a Riso un compenso di 1,7ml di euro per la mediazione coi pagamenti spalmati in cinque anni.

“C'è una nuova generazione di agenti che diventa il referente delle squadre di calcio” è l'opinione di Pippo Russo, sociologo e giornalista, “che tesse relazioni diplomatiche, che di fatto ha preso in appalto un segmento dell'economia delle società di calcio.”

Di questa nuova generazione fa parte Beppe Riso che ha iniziato in un ristorante dove cenavano diversi calciatori: è un mediatore di quelli in buoni rapporti coi presidenti, perché in questi anni la professionalità è stata sostituita dal potere dei soldi, soldi che attirano gli interessi della criminalità.

Soldi fittizi, con plusvalenze fittizie per tenere in piedi i bilanci delle squadre, che non sono in ordine, gli unici soldi veri sono quelli delle commissioni, quegli 800ml che finiscono nelle tasche degli intermediari, funzionali al tenere in piedi questo sistema.

Ci sono poi i rapporti con la politica.

Daniele Autieri ha intervistato Salvatore Buzzi, l'uomo della terra di mezzo e del business dei migranti, condannato nel processo di “mafia capitale”: racconta dell'acquisto da parte della Roma di Ante Coric dalla Dinamo Zagabria presentato come giovane promessa ma che nella Roma ha giocato solo poche partite per essere poi venduto all'Almeria.

Per questo acquisto fu pagata una commissione da 1,2ml di euro che la Roma paga a Giuseppe Cionci: su questa operazione la procura di Zagabria ha aperto un'inchiesta in cui Cionci è stato sentito come persona informata sui fatti.

Salvatore Buzzi racconta il passato di Cionci: era un mediatore, era l'uomo che lo chiamava quando c'erano delle campagne elettorali da finanziare, perché aveva rapporti con tutto il mondo politico e imprenditoriale capitolino. Anche con Parnasi, il costruttore romano.

Cionci è stato coinvolto anche in una indagine sul faccendiere Maurizio Centofanti per una serie di fatture false e inoltre sui suoi conti, nel 2015, vengono trovati due versamenti che fanno riferimento a Luca Parnasi, l'imprenditore che avrebbe dovuto costruire lo stadio della Roma: i magistrati sospettano che anche l'intermediazione per Coric sia legata all'approvazione del progetto stadio da parte della regione Lazio ovvero che Cionci fosse il collettore tra la società Roma, il costruttore dello stadio e i politici che avrebbero dovuto dare l'ok alla costruzione.

Cionci al giornalista nega queste ricostruzione e anzi spiega di aspettare ancora dei soldi dalla Roma e di aver dovuto fare un decreto ingiuntivo.

La Roma fa sapere di aver pagato tutto eccetto l'ultima tranche, perché l'iter giudiziario non si è concluso.

Buzzi racconta di finanziamenti fatti a Cionci, per la campagna elettorale di Zingaretti e Marino: Cionci ha querelato Buzzi, ma è stato archiviato tutti.

E i soldi di Parnasi sarebbero solo stati un regalo, un regalo da 300mila euro.

Se noi sappiamo che ci sono 150ml di commissioni pagate per i calciatori è grazie alla trasparenza del presidente Gravina: ora tocca rendere trasparente le fatture, sapere da dove si fattura (se da Malta o Dubai) e a chi si fattura, se vogliamo tener fuori la criminalità dal calcio.

Il Kamut non esiste

Il grano di qualità Kamut non esiste: è un marchio di una azienda americana, da cui importiamo grano ogni anno.

L'equivoco tra qualità e marchio, dentro cui è caduta anche l'UE, ha fatto la fortuna di questo marchio, su cui c'è una leggenda non vera secondo cui l'origine deriverebbe da una tomba egiziana.

E' un grano biologico, dice il presidente, non dovrebbe essere presente nemmeno il glifosato, molto usato in Canada: in Italia importiamo tanto grano dalla Kamut, ma spesso non si indicava che il grano era prodotto in paesi non UE. Non c'è scritto da nessuna parte che questo grano arriva dal Canada, con poco rispetto per il consumatore.

Ma il grano di marchio Kamut è veramente biologico?

Esiste una allerta glifosato lanciato da Federbio nel 2017: grano che era dichiararo conforme alle norme Bio, ma che in realtà era contaminato dal glifosato.

In una lettera di Kamut si ammette però che il problema esiste, “di cosa vi stupite” c'è scritto.

Perché c'è glifosato ogni volta che c'è agricoltura convenzionale ed è dunque normale che ci siano delle contaminazioni.

Dopo l'allerta di Federbio, non è stata fatta alcuna indagine e sul mercato è arrivato il marchio Kamut non più biologico, ma “convenzionale”.

Così De Cecco ha tolto la scritta biologico accanto a Kamut, risparmiando pure 500mila euro per l'azienda (così racconta un ex dirigente).

Alce Nero ha smesso di vendere Kamut, dopo l'allarme di Federbio con le tracce di glifosato.

E Natura Si sta prendendo la stessa strada, abbandonare Kamut per preferire grani italiani.

E pensare che il grano Khorasan è un buon grano, ben tollerato, hanno una funzione antiossidante, come anche altri grani antichi.

Si produce anche in Italia, nelle Marche, in Toscana, da diversi anni: in Sicilia si chiama “perciasacchi”, per la sua forma allungata.

16 dicembre 2020

Su Report, il livello dell'informazione in Italia e sullo stato di salute del paese

Lunedì sera ho seguito i servizi di Report andati in onda: li considero un'ottimo specchio di quello che funziona nel nostro paese, quello che non funzione e quello che andrebbe fatto.

Partiamo dal servizio sul Biostopper: Report ha fatto da link tra un "inventore" (esistono ancora queste persone, pensate un po', non ci sono solo influencer e buche delle lettere), i ricercatori del politecnico di Torino e due designer che erano andate a lavorare all'estero.

L'idea del Biostopper, invenzione dell'ingegner Palazzetti, potrebbe aiutare a contenere l'epidemia e avrebbe come campo di applicazione dai ristoranti agli uffici delle aziende.

Gli esperimenti sono andati bene, ora serve un imprenditore italiano (speriamo non uno come Guzzini) che voglia metterci i soldi per la fase realizzativa.

Spero che qualcuno si faccia avanti, senza aspettare l'intervento dello Stato (che pure potrebbe mettere in campo una sua azieda), visto che si sente spesso ripetere che i posti di lavoro li fanno le imprese eccetera eccetera...

L'inchiesta sulla Cisl (qui il PDF del servizio).

Fare inchieste sul sindacato non è attentare alla sua libertà, riconosciuta dalla Costituzione (che riconosce pure nell'articolo 21 la libertà di espressione).

Riportare notizie su ispezioni fatte sulle federazioni locali, fare domande a dirigenti apicali sulla loro carriera lavorativa, chiedere conto del comportamento dei probiviri (a volte il bastone e il commissariamento di una federazione, a volte la carota) non significa scrivere falsità (almeno si poteva aspettare di vedere il servizio, prima di aprire una querela).

La Cisl pubblica online tutti gli stipendi dei dirigenti?

Bene, peccato però che abbia scelto di non rispondere alle domande della giornalista Claudia di Pasquale, non abbia concesso interviste (né Sbarra, né la segretaria generale Furlan), non abbia chiarito i tanti dubbi sorti dal servizio.

Se era tutto così trasparente, che problemi c'erano nel rispondere alle domande?

E poi, la pretesa di partecipare alla trasmissione, sapendo che Report non è un talk (dove spesso i giornalisti in modo consapevole o meno non fanno da filtro alle dichiarazioni degli ospiti).

Cari dirigenti della Cisl, anzi, cari politici, imprenditori, classe dirigente, dovete abituarvi a rispondere alle domande, per non far nascere il sospetto che questo arroccarsi ("se lei insinua, facciamo parlare gli avvocati") non depone a vostro favore.

Ci piace tanto il giornalismo di inchiesta, specie quando lo fanno gli altri? Ecco, impariamo ad accettarlo anche qui da noi.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO

E’ l’esordio di Sbarra nei panni di commissario. Una intera carriera passata dentro al sindacato. E’ stato assunto nel 2004 dall’Anas, mentre era segretario della Cisl Calabria. 

Lui dice, prima di prendersi il distacco sindacale, che ha lavorato il tempo necessario.

Quanto ha lavorato lo sa lui, lo sa l’Anas e lo sa dio perché dice è tutto pubblico, sono entrato con selezione pubblica, noi gli crediamo fino a prova contraria, ma quando siamo andati ad accedere a questa documentazione pubblica l’Anas non c’è la inviata per motivi di privacy. Comunque se anche fosse stato assunto il primo ottobre che era un venerdì’ il primo ottobre del 2004 poi c’era il sabato, la domenica, il lunedì che era san Francesco e se il 5 avesse ottobre conseguito il distacco sindacale sarebbe comunque tutto regolare, perché la legge glielo consente. Oggi si siede a fianco della Furlan in qualità di segretario aggiunto. Gestire la Cisl significa gestire 4 milioni di iscritti, 21 unioni regionali più le unità territoriali. Solo la Cisl nazionale nel 2019 ha avuto un bilancio di circa 25 milioni di euro, 19,9 sono le entrate degli iscritti, ma ci sono anche 2,6 milioni di contributi, di donazioni liberali e su questo c’è ovviamente, come prevede la legge, il riserbo più assoluto. 7 milioni li spendono per pagare gli stipendi dei loro dirigenti e dei dipendenti poi ci sono le 19 federazioni di categoria, ognuna pubblica il suo rendiconto, non tutte proprio lo fanno comunque manca un bilancio consolidato.

Quindi avere contezza dei conti di tutto l’impero Cisl e federazioni è complicato, è impossibile. Poi ci sono gli enti collegati e quelli che erogano servizi come caf, patronati, adiconsum, associazioni varie come anteas, ial, iscos. Solo il Caf Cisl, nel 2019, il centro di assistenza fiscale, ha incassato 44 milioni di euro, circa, quasi il doppio della Cisl nazionale. Ecco questo fa capire che ormai il sindacato si regge più che sul contributo degli iscritti su quello dei servizi che eroga, però il problema in questo momento per Annamaria Furlan è Report. Ha scritto una lettera alla Commissione di vigilanza parlamentare Rai dove ci accusa, oltre di dire delle falsità, prima di vedere la puntata, ci ha anche ci ha anche accusato di un attacco alle libertà sindacali e ai principi costituzionali della nostra democrazia. Ora, si figuri segretaria Furlan se Report non ha a cuore la libertà sindacale, che è un valore talmente alto che è oltretutto difeso dalla costituzione, articolo 39. Così come è tutelata dalla costituzione anche la libertà di stampa e di critica, articolo 21.

 Insomma noi abbiamo una grandissima considerazione del sindacato tuttavia pensiamo che debba liberarsi, un sindacato che si dice

democratico, dei veleni che sono sparsi con dei dossier anonimi, dei tentativi di tappare la bocca a chi non la pensa, a chi la pensa diversamente dagli altri, anche dai tentativi di tappare la bocca al servizio pubblico con delle querele preventive o addirittura di

condizionare il pensiero degli iscritti che assistono alla trasmissione del servizio pubblico con dei tweet prestampati. Ecco noi pensiamo che il sindacato debba elevarsi soprattutto questo. Forse sarebbe meglio per essere del tutto trasparenti pubblicare tutti i bilanci, gli allegati e anche quei redditi che sono finiti al centro dell’inchiesta di Scandola, proprio per levare e fugare ogni dubbio. Poi bisognerà ricominciare a parlare un linguaggio dell’amore verso i lavoratori, un linguaggio dell’inclusione. 

Ecco questo per avere un sindacato più forte, non lo dice report anche questo, ma lo diceva il prima segretario generale della Cisl Giulio Pastore che era di Genova come lei dottoressa Annamaria Furlan.

14 dicembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – la puntata del 14 dicembre

Sono diversi gli argomenti toccati dai servizi dei giornalisti di Report: alcuni sono un approfondimento di inchieste già andate in onda, come la App della regione Sicilia per il contact tracing. O come l'invenzione dell'ingegner Palazzetti, per frenare il contagio negli ambienti chiusi.

C'è poi un'inchiesta sul sindacato della Cisl che sta già provocando rumore sui social, e poi in tema di difesa dell'ambiente, un servizio su come e da chi sono stati controllati gli scarichi delle navi in questi mesi di pandemia.

L'invenzione di Mario Palazzetti

Mario Palazzetti ha inventato il sistema di frenata ABS (poi ceduto alla Bosh), il totem un motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e di recuperare il calore per riscaldarlo.

Report col giornalista Michele Buono lo ha incontro a giugno per parlare della nuova scoperta.

Il “Biostopper”, un sistema per frenare il contagio del virus: un sistema che ci consentirà di stare assieme nei locali, in modo più rilassato e che piacerà ai ristoratori. Si tratta di un dispositivo che si mette in mezzo al tavolo che crea una barriera biologica tra i commensali.


Il giornalista ha raccontato della scoperta al Politecnico di Torino: l'idea ha convinto il rettore Guido Saracco, perché economicamente fattibile e può essere usato ovunque, non solo nei locali ma anche nei luoghi di lavoro che ha fatto partire subito la sperimentazione.

La scheda del servizio: Biostopper di Michele Buono

Un ingegnere, Report e il Politecnico di Torino entrano in relazione e creano un ecosistema che dà vita a un progetto che potrebbe risolvere il distanziamento sociale nei luoghi chiusi: ristoranti, bar, uffici. Ma chi è questo ingegnere? Progettista di lungo corso del Centro ricerche Fiat, realizzò l’Abs, il sistema frenante poi ceduto alla Bosch, e ancora prima il Totem, un piccolo motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e recuperare il calore per il riscaldamento. Report nella sua storia ha incontrato diverse volte l’ing. Palazzetti. Qualche mese fa l’ingegnere contatta il programma per parlare di una nuova idea: creare un isolamento biologico tra persone sedute a un tavolo per mezzo di un dispositivo da collocare nel mezzo che genera dei vortici che producono una barriera protettiva intorno a ogni persona. Report racconta l’idea al Politecnico di Torino. Partono i test immediatamente e si simulano le condizioni del mondo reale. Com’è andata a finire?

Le sorelle di Immuni - come è andata a finire

Prima della App di Stato, Immuni, la regione Sicilia ha rilasciato la sua di app per il contact tracing, Siciliasicura, sotto la regia di Guido Bertolaso, chiamato dal presidente della regione Musumeci per gestire la fase due della pandemia. Sono emerse subito le prime criticità: per usarla bisognava registrare su un portale i luoghi visitati, alcuni utenti hanno lamentato difficoltà a scaricarla dagli Store.

Poi è emerso che questa app registra la posizione degli utenti tramite GPS (e non solo i dati di prossimità), di fatto rendendola meno sicura di Immuni.

L'autorità garante della privacy, se venisse confermato l'uso illecito dei nostri dati, potrebbe stopparla o perfino sanzionare l'ente.

In un servizio precedente, Lucina Paternisi aveva raccontato che ad oggi sappiamo ancora in quanti l'abbiano scaricata, si sa solo è che è costata 80mila euro, via convenzione Consip, soldi pagati alla Ies Solutions, società romana con sede operativa in Sicilia, di proprietà del figlio dell'ex assessore alla provincia Cristaldi, ai tempi in cui Musumeci ne era presidente.

Questa app fa parte di un progetto più ampio, per seguire a distanza le persone (non solo i turisti) affetti da Covid: progetto da 800 mila euro in affidamento diretto senza gara.

La scheda del servizio: Sicilia .. si cura di di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Anche la Sicilia, questa estate, si è fatta la propria app. Grazie all’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, chiamato dal presidente Nello Musumeci per la riapertura della stagione estiva, è nato il protocollo Sicilia Sicura. Che, tra le altre cose, prevedeva un’app obbligatoria per chiunque volesse andare nell’isola a trascorrere le sue vacanze. Ma chi l’ha realizzata e dove vengono raccolti i dati dei turisti e degli utenti? Non solo un’app per turisti, in Sicilia da maggio scorso è attivo il progetto Telecovid19. Tramite un’app e device collegati, consente di seguire a distanza gli utenti affetti da Covid che non necessitano di ricovero in ospedale. Per il progetto, presentato dall’Irccs di Messina e approvato dall’assessorato alla Salute neanche 24 ore dopo, la Regione ha stanziato 800 mila euro, ma l’affidamento è avvenuto in modo diretto, senza alcun tipo di bando.

L'inchiesta sulla CISL

Nessuno mette in discussione l'importanza del sindacato, ma quello che l'inchiesta ha cercato di mettere è la trasparenza dell'organizzazione. Cosa sta facendo ora per tutelare i suoi iscritti e in generale i lavoratori italiani, specie in un momento di crisi come questo (come ricorda l'anteprima 120 tavoli di crisi per 160mila lavoratori coinvolti)?

Si parte dal caso Whirlpool, allo stabilimento di Napoli dove si producevano le lavatrici di alta gamma: il 31 ottobre la produzione è cessata e 350 dipendenti ora sono rimasti senza lavoro, dopo essere stati avvisati con un sms.

Il governo e l'ex ministro Di Maio li avevano rassicurati, staremo al vostro fianco ma ora in piena pandemia hanno solo la loro rabbia.

Nel torinese questa estate è fallita la ex Embraco, società del gruppo Whirlpool ceduta solo due anni fa ad un'altra azienda, la Ventures che però non ha mai iniziato una nuova produzione: l'azienda ha preso i soldi, ha dato l'impressione di voler iniziare la produzione ma poi è fallita, scaricando tutti i problemi sui dipendenti.

La pandemia ha messo in crisi il settore dell'automotive, nel 2020 è crollata la vendita di automobili, mandando in crisi anche tutto il settore dell'indotto, le aziende che per FCA, Maserati come la Lear Grugliasco producevano parti delle auto, alcune delle quali erano già in cassa integrazione.

Sono 120 i tavoli di crisi aperti al ministero: il 25 giugno i lavoratori del settore metalmeccanico sono scesi in piazza per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e il blocco dei licenziamenti.

Alla manifestazione erano presenti i segretari delle tre federazioni nazionali, compreso l'ex segretario Marco Bentivogli che oggi ha lanciato una sua associazione, Base Italia: nella lettera di dimissioni ha precisato che la sua è stata una scelta libera. Lo scorso anno 42 dirigenti Cisl avevano firmato una lettera contro di lui, accusandolo di protagonismo politico.

Contro Bentivogli ci sarebbe stata una guerra interna - racconta Giovanni Guerisoli, ex segretario amministrativo Fim Cisl, guerra che lo ha indebolito portandolo alle dimissioni.

Il 13 luglio la Fim Cisl si è riunita per scegliere il nuovo segretario: è stato nominato Roberto Benaglia che proviene dalla federazione agricola.

La giornalista lo ha incontrato alla manifestazione di novembre: anche lui non vuole parlare delle vicende interne, forse per non rischiare ispezioni interne

A luglio a Roma è stato tenuto un incontro della Cisl sulla crisi a cui hanno partecipato il segretario aggiunto Luigi Sbarra e la segretaria generale Annamaria Furlan: Claudia Di Pasquale aveva strappato ad entrambi la promessa di una intervista sul sindacato, sulle loro storie.

Passano le settimane, arriva settembre e la giornalista per incontrare i due sindacalisti deve andare alle loro manifestazioni: in Sicilia, allo sciopero del 18 settembre ma anche qui nessuna domanda.



Sbarra ha iniziato la sua carriera in Cisl in Calabria a Locri , dagli anni 80 inizia a ricoprire incarichi dirigenziali nella CISL fino a diventare segretario regionale tra il 2000 e il 2009. In quegli anni la stampa locale pubblica la notizia della sua assunzione presso l'Anas.

La giornalista gli ha chiesto del suo stipendio, per capire quanto sia trasparenza il sindacato che rappresenta: “Ha qualche dubbio? Se insinua facciamo parlare gli avvocati.”

Sulla sua assunzione in Anas non ha nulla da aggiungere, “sono stato assunto con regolare concorso, ho preso servizio e sto utilizzando l'aspettativa sindacale regolata dalle legge e dai contratti ..”

Il segretario si è impuntato con la giornalista nel non voler dire la data dell'assunzione (“vada al centro per l'impiego”), nei giornali si parla del 2004 quando era già segretario regionale.

Quanti giorni ha lavorato all'Anas? Quando è stato fatto il distacco?

“Ho lavorato il tempo necessario nel rispetto della legge e dei contratti .. il tutto è stato reso pubblico..”

Anni fa Sbarra, Furlan e altri dirigenti Cisl sono finiti nell'occhio del ciclone per una serie di articoli che riportavano i dati dei loro stipendi, che apparivano superiori al tetto stabilito dal regolamento economico interno stabilito dalla legge.

Poiché non c'è stata intervista, la giornalista ha dovuto porre le domande nel corso degli incontri della segretaria (quello che molti considerano un agguato): a lei voleva chiedere della questione dei contributi versati dalla Cisl (un 18% di contributi in più), emersa dalla relazione del dottor Battista, consulente della stessa segretaria; della delibera del 2006 che giustificava l'aumento dei compensi, superiori al limite.

Tutti i redditi e tutti i bilanci sono pubblicati online – ha spiegato la segretaria Furlan.

Quando è esploso lo scandalo degli stipendi, segretario amministrativo era Piero Ragazzini, pochi mesi fa è stato nominato segretario della federazione dei pensionati. Anche per lui, fare domande è mission impossible.

A denunciare la storia degli stipendi della Cisl fu nel 2015 un ex dirigente sindacale di Verona, Fausto Scandola: fu espulso dai probiviri del sindacato per “aver ecceduto nel diritto di critica” e “avere danneggiato l'onore della segretaria Furlan”. Dopo la sua denuncia Scandola morì per una grave malattia.

Su questa vicenda Claudia Di Pasquale ha intervistato l'ex segretario dei pensionati del Veneto, Luigi Bonvieri: si era impegnato per riabilitare la memoria di Scandola e aveva presentato una memoria alla segretaria, per ottenere come risposta che non decideva da lei.

Pochi mesi dopo aver presentato la richiesta alla Furlan ha ricevuto una ispezione e la sua federazione è stata commissariata e la relazione presentata alla fine (per degli errori che Bonvieri definisce errori veniali) l'ha spinto alle dimissioni: gli è stato detto, “c'è qui una busta, tu dai le dimissioni e la buttiamo via e non se ne parla più”.

Si trattò di un commissariamento politico, di questo ne è convinto Bonvieri (non essendogli stati riportati i danni che avrebbe arrecato al sindacato): Gigi Bonfanti, ex segretari generale dei pensionati Cisl scrisse una lettera personale alla moglie di Bonvieri dove parla proprio di un commissariamento di natura politico- sindacale e non riferibili alla persona dell'ex segretario regionale.

La scheda del servizio: Gli insindacabili di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Federico Marconi e Lorenzo Vendemiale

L'emergenza coronavirus sta dando il colpo di grazia alla nostra economia. I tavoli di crisi aperti al ministero sono ben 120, per circa 160 mila lavoratori. Non sappiamo cosa accadrà quando finirà il blocco dei licenziamenti. In questo scenario è fondamentale il ruolo del sindacato per difendere i lavoratori e garantire la giustizia sociale. Ci siamo chiesti allora come funziona uno dei principali sindacati italiani, quello della Cisl, ma i vertici del sindacato non hanno voluto concederci un'intervista istituzionale. Mai in venticinque anni di storia abbiamo ricevuto così tante porte in faccia. Un grande sindacato come la Cisl non ha ritenuto di rispondere a domande finalizzate a capire qual è oggi il ruolo del sindacato, come garantisce ai suoi iscritti la trasparenza, e quali sono le regole interne, che garantiscono la correttezza dei comportamenti dei dirigenti sindacali. Perché i dirigenti Cisl evitano il confronto? È arrivata anche una querela preventiva per un tweet di Sigfrido Ranucci sugli stipendi dei vertici. Era il 2015 quando su tutta la stampa nazionale esplodeva il caso dei maxistipendi della Cisl, a distanza di cinque anni. Report torna su quella vicenda con testimonianze e documenti inediti.

Gli scarichi delle navi

Chi controlla le acque di scarico delle navi che attraccano presso i nostri porti?

Sono previste sanzioni per chi non conferisce (le acque nere) o di non conferisce la notifica – questo dice la legge. Ma chi controlla la sua applicazione?

La scheda del servizio: Acque amare di di Giulia Presutti in collaborazione di Marzia Amico

Le navi producono rifiuti proprio come case, alberghi, piccoli centri abitati. Le acque nere e grigie sono i liquidi che provengono dagli scarichi dei WC, dalle docce, dai lavandini. Vanno depurate e smaltite con attenzione: per questo nei porti esistono gli impianti di raccolta, ai quali le navi devono conferire pagando una tassa per lo smaltimento. C'è però una scorciatoia: le imbarcazioni possono scaricare in mare quando si trovano a più di 12 miglia dalla costa e, se hanno a bordo un impianto di trattamento dei rifiuti, persino entro le 12 miglia. Ma chi controlla gli impianti di bordo? E la manutenzione che deve essere fatta regolarmente? Con l'arrivo della pandemia di Covid-19 alcune grandi navi sono state messe in quarantena. Dove hanno scaricato le loro acque nere? E le istituzioni italiane cosa hanno fatto per proteggere il mare e i bagnanti?