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08 giugno 2025

Anteprima inchieste di Report – come si beve la birra, la fine della sanità pubblica, il pnrr in Sicilia e la vittoria dei sovranisti in Polonia

Come si deve bere una birra? Bernardo Iovene spiegherà in che modo va bevuta per gustarla al meglio senza avere problemi con la schiuma, l’anidride carbonica e quello che c’è dentro.

Poi un servizio sulla crisi della sanità pubblica: i pronti soccorsi dove si attende ore su una barella, alla finta promessa delle case di comunità e alla medicina territoriale che ancora manca.

Il treno perduto del PNRR in Sicilia

Il presidente della Sicilia Schifani si accorge ora che i progetti finanziati dal PNRR sono in ritardo. Se il presidente si fosse occupato prima (come per il concerto de Il Volo) della preparazione e presentazione dei progetti, forse la Sicilia non si sarebbe trovata in questa situazione: si è perso un altro treno per modernizzare l’isola e aiutare i siciliani.

LAB REPORT: IL GRANDE FLOP

di Danilo Procaccianti

Collaborazione Eleonora Numico

La spesa PNRR in Sicilia è al palo, tutti i progetti sono in ritardo e il presidente Schifani ha convocato una riunione urgente per capire cosa non funziona. A Palermo il caso più evidente è quello degli asili nido dove su decine di progetti solo tre sono effettivamente in costruzione.

Come si beve la birra?

La famosa schiuma che tanti disprezzano (e io non sono tra questi) ha in realtà una funzione protettiva: questo il primo insegnamento del servizio di Bernardo Iovene che andrà in onda questa sera. Lo strato di schiuma evita che la birra subisca il processo di ossidazione entrando in contatto con l’aria e poi, questa la cosa più importante, è tutta anidride carbonica che evitiamo di ingerire.

È per questo che la birra, anche quella in bottiglia, sia “spilllata” in un bicchiere, seguendo una certa procedura, per formare lo strato di schiuma ed evitare di ingerire co2 e sentirsi subito gonfi (e far entrare più alcool nel sangue). La schiuma protegge ed esalta gli aromi: i suoi ingredienti base sono malto, luppolo, acqua, lievito e co2 appunto, che va “creata” sul bordo del bicchiere ma non va bevuta. E nemmeno ci devono essere bollicine di gas dentro il bicchiere.
Anche quando si beve dalla bottiglia dunque la birra versata in un bicchiere dove deve essere fatta formare la schiuma: questa è una indicazione importante anche per i giovani, che devono stare attenti a non abusare con l’alcool, se la birra è spillata nel modo giusto possono guidare, altrimenti è meglio se non si mettono in macchina.


Niente birre a canna dunque, nemmeno per quelle che sono indicate come meno gassate.
Il servizio poi prosegue con una valutazione delle birre più vendute in Italia, con l’aiuto di un mastro birraio (Luigi D’Amelio) e di uno spillatore esperto: tra queste la Corona che, in Messico dove nasce, viene bevuta col Lime, per tenere lontani i pappataci presenti negli ambienti tropicali. Anche questa birra va versata nel bicchiere facendo crescere un bel livello di schiuma per evitare di avere un effetto palloncino nello stomaco per la co2.

Per il mastro birraio, l’odore della Corona ricorda quello della cimice schiacciata, si sente l’uso del mais – aggiunge lo spillatore Francesco Reale – possiamo definirlo odore e non bouquet, non profumo. Tutte cose che nei corsi di degustazione sono descritte come difetti: se la si beve col limone, a canna, fredda, tutto questo passa in secondo piano, la birra migliora.

Un’altra birra che si beve a canna è la Ceres, chiamata per legge una birra doppio malto, ma non vuol dire che è presente due volte la quantità di malto: dentro si sente una nota di alcool, di etilico, che non è il massimo, spiega il mastro, è anzi fastidiosa e stucchevole assieme alla nota dolce. C’è anche poco corpo, la si beve e ci si rende conto subito che si sta bevendo una birra importante dal punto di vista alcoolico, perché va giù. Per la Ceres è doppiamente sbagliato berla a canna perché i 7 gradi diventano per sensazione 14 gradi, versandola nel bicchiere ci si accorge prima che si sta bevendo una birra più alcoolica.

Parente stretta della Ceres per chi cerca alcool è la Tennet’s: la bassa fermentazione da bevibilità, siamo a 9 gradi di alcool che in bocca portano ad una dolcezza molto evidente, anche con una nota metallica ancora più fastidiosa della Ceres.

C’è poi un altro segreto dietro il mondo della birra: in quali botti è stata conservata prima di metterla in commercio. Bernardo Iovene ha incontrato un birraio, Giovanni Faenza, che compra botti da tutto il mondo che precedentemente avevano conservato altri prodotti distillati, per far maturare le sue birre. È una di quelle eccellenza dei nostri artigiani birrai, poco note in Italia: “siamo talmente piccoli e presi dalla produzione e dai problemi quotidiani della produzione che in realtà ci raccontiamo poco.”
Giovanni produce un vino d’orzo che è più simile ad un amaro che ad una birra: non è una birra adatta ad un pasto, è da fine pasto o da meditazione spiega al giornalista.
Una nuova scoperta, come anche lo è scoprire che ogni stile di birra richiederebbe la stessa acqua da cui è nata: “se dobbiamo fare una birra nera andiamo a vedere il profilo d’acqua di Dublino e riproduciamo con un calcolatore l’acqua di Dublino, partendo da un’acqua morbida andiamo ad aggiungere tot ppm di calcio .. questo è il segreto.”
Con questo sistema Giovanni riesce a riprodurre degli stili risalenti al Medioevo, come la birra Gose, una birra salata di origine tedesca.
Ai tempi era la bevanda del popolo, spiega Giovanni Faenza a Iovene, serviva non solo per divertirsi ma per integrare sali minerali e oggi questa birra, tornata in vita, ha vinto un premio in Germania.

Ma qui in Italia si vendono birre industriali con etichette accattivanti: birra filtrata a freddo, espressione che non vuol dire niente a nessuno, è ancora una volta l’assaggiatore consultato da Iovene a spiegare che sono birra che hanno lo stesso sapore in tutto il mondo, dunque qualcosa degli aromi lo devi sacrificare.
Altro punto affrontato dal servizio: il colore della bottiglia che deve essere scuro per evitare che la birra prenda troppa luce, troppo calore e potrebbe ossidarsi.

Quello che danneggia la birra è l’esposizione prolungata ai raggi solari” spiega la responsabile comunicazione di Heinecken.
Alla fine alla maggioranza degli italiani le birre industriali piacciono per ignoranza – raccontano a Report sia l’esperto spillatore che il direttore del consorzio delle birre artigianali – sono birre dallo spettro gustativo limitato, è come bere la stessa birra, “se le assaggi bendato, non avrai alcuna differenza che sia filtrata, non filtrata, un po’ più scura, un po’ più chiara”.

LA degustazione si conclude con la “birra nazionale”, marchio oggi di proprietà del gruppo giapponese Asahi: la Peroni ha un gusto lievemente differente, nel tempio della birra artigianale dove Iovene ha concluso il suo servizio il campione è stata una birra industriale come la Peroni. 

LA scheda del servizio: BIRRA. E NON SAI COSA BEVI

di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Con schiuma e senza bolle, è il consiglio per bere una birra senza controindicazioni.

La birra è un alimento e come tale va trattato e tutelato in tutte le sue fasi fino al nostro bicchiere. Oltre all’acqua, al malto d’orzo, al luppolo e al lievito c’è la CO2 che viene sottovalutata dai gestori di pub e dai consumatori. L’anidride carbonica se consumata in eccesso può provocare disturbi allo stomaco, mal di testa il giorno dopo e alterare lo stesso sapore della birra. Attraverso l’aiuto di esperti Report indicherà il modo giusto di versare la birra nel bicchiere e l’importanza della schiuma. Report si occuperà anche del settore delle birre industriali il cui mercato è quasi totalmente in mano a poche multinazionali, compresa la birra Messina e l’Ichnusa, entrambe di proprietà di Heineken. Infine, ci occuperemo della birra artigianale ricostruendo la cosiddetta rivoluzione artigianale iniziata in Piemonte nel 1996.

L’agonia del servizio sanitario

I Pronto Soccorso sono scesi da 659 nel 2003 a 433 nel 2023, cioè meno 226 in venti anni. A fronte di un calo di accessi totali, i Pronto Soccorso superstiti sono passati ciascuno da 34mila accessi medi a quasi 42mila all’anno.

Questi i numeri della sanità pubblica, ovvero del servizio pubblico e universale che deve essere garantito a tutti i residenti in Italia, non solo i cittadini.
Un diritto sancito dalla Costituzione che è stata via via abbattuto da quasi tutti i recenti governi, per far spazio alla sanità privata, spesso legata ad ex politici o politici ancora attivi nell’ennesimo conflitto di interessi che non indigna più nessuno.
Report in questo servizio racconterà della cattiva situazione della sanità in Italia, cominciando dalla capitale: ospedale Tor Vergata, 140 mila metri quadri, un bacino d’utenza di 800mila abitanti, nel 2024 al Pronto Soccorso si sono registrati 48 mila accessi. È l’ospedale universitario caro al ministro della salute, Orazio Schillaci che, prima della nomina del 2022, era il rettore dell’Ateneo.

In un lunedì mattina qualsiasi si vedono decine di malati al pronto soccorso sulle barelle, in fila lungo gli stretti corridoi, alcuni parcheggiati lungo le porte dei bagni. Ma sono affollate anche le stanze, un’anziana signora cerca l’aiuto del cameramen di Report che ha girato le immagini perché è stata legata al letto. Con le mani.
Altri pazienti chiedono un goccio d’acqua, perché in tutte le ore che sono rimaste sulla barella nessuno è passato per dare conforto, “è da stanotte che la sto chiedendo.. neanche me pensano pe niente..”
Nessuna riservatezza per proteggere il dolore delle persone, spesso anziane, lungo i corridoi, eccetto qualche sporadico separé. I pazienti sono spogliati davanti a tutti, c’è promiscuità tra uomini e donne, quasi nessuno porta la mascherina.

Gente che è sulle barelle in attesa di una visita da quattro giorni (e altrettante notti), “ci sta gente che ci fa anche dieci giorni.. non c’era posto da nessuna parte.. non solo nei reparti, nemmeno negli altri ospedali .. se uno ha un virus addosso, te lo attacca, vedi quanto stiamo vicini, un disastro proprio..”

Nella zona boarding, coi pazienti già visitati che devono essere ricoverati, si trovano persone ferme lì da giorni perché non si sa dove metterli, nei reparti non c’è posto.

Gente che non può ricevere visite, che non riceve supporto per la pulizia personale.. il pronto soccorso è di fatto stato trasformato in un reparto di degenza abusivo e sovraffollato dove il personale non si occupa solo delle emergenze ma anche delle cure ordinarie.
Ecco perché le persone sono legate al letto: “l’infermiere si trova con 30-40 pazienti da solo, se uno deve assistere gli altri 39 si è costretti a utilizzare delle procedure che, se ci fosse personale adeguato, non servirebbero” racconta Emilio Fanicchia infermiere del pronto soccorso Simeu.

Al suo reparto ci sono 9 infermieri a turno mattina e sera, 7 la notte: però c’è del personale che viene dedicato al boarding, ovvero 4-5 infermieri: “noi dedichiamo il 50-60% del personale per reparti che non devono stare del dipartimento di emergenza.”
La carenza di personale porta al verificarsi degli errori, delle sviste: “in un reparto si va da uno a otto, uno a dieci [infermieri per paziente], in un pronto soccorso arriviamo ad essere uno a 30 ed è ovvio che se sto col medico ad assistere un certo numero di persone, potrei non accorgermi di un paziente che sta peggiorando o comunque potrei arrivare in ritardo su quel paziente. Il pronto soccorso non è che può chiudere, i pronto soccorso sono l’unico posto aperto h24 e, con la carenza che c’è sul territorio, le persone si rivolgono tutte al dipartimento di emergenza.”
La carenza sul territorio del servizio è legata alle liste di attesa lunghissime per gli esami: “quando sono in triage, la maggior parte delle persone che valuto sono persone che potrebbero trovare una alternativa ma che non ce l’hanno. Quindi vengono in pronto soccorso, perché dove devono andare?”
Questa situazione è nota ai vertici dell’ospedale: “è nota ai vertici dell’ospedale, ai vertici della regione ..”


Come commenta le immagini del servizio il presidente Rocca? “Mi sento male, non sono parole di circostanza..” risponde a Report “Tor Vergata è un problema serio, noi abbiamo mandato due ispezioni al pronto soccorso, evidentemente non sono bastate nemmeno quelle come lezione, è una cosa intollerabile per un paese civile vedere quelle scene, mi vergogno [la signora anziana che chiede un goccio d’acqua] perché non è dignitoso..”

Ecco, non è dignitoso, ma cosa sta facendo, in concreto, Rocca per salvare il sistema sanitario nella sua regione?

E cosa stanno facendo gli altri presidenti di regione, visto che la sanità è un tema regionale?

E cosa sta facendo questo governo, che si dice dalla parte del popolo? Forse non del popolo che deve subire tutto questo negli ospedali, nei pronto soccorso..

Nel 2023 per decongestionare il boarding nel pronto soccorso il presidente della regione Lazio Rocca aveva chiesto l’aiuto dei privati, RSA e ospedali accreditati: il progetto sperimentale si chiamava “gestione sovraffollamento dei pronto soccorsi”, 23 ml di euro per un tempestivo ricovero dei pazienti diceva la delibera. La fetta più grande, 10 ml di euro, era destinata a 4 ospedali privati del gruppo San Raffaele di Antonio Angelucci, senatore assenteista della Lega, partito che appoggia la coalizione di Francesco Rocca. Rocca che, per altro, era nel CDA della fondazione San Raffaele.

E’ inutile che dici che metti a disposizione x posti letto in strutture convenzionate ” commenta Sandro Petrolati responsabile emergenza Assomed “ma di che tipo? MA quali pazienti è sicuro che posso lasciare lì e non tornano indietro? Altrimenti non avremmo questo giro di pazienti che vanno e vengono dalle strutture convenzionate .. Un paziente va in un posto, sta un tot di tempo, poi però ritorna all’ospedale pubblico [o al pronto soccorso]. LA cosa dovrebbe essere, vado al pronto soccorso, mi stabilizzano, vado alla struttura convenzionata e vado a casa. Dovrebbe essere marginale la parte che ritorna alla struttura pubblica e invece non lo è..”
Il problema è che a queste strutture abbiamo dato decine di milioni in questi anni – chiede Giulio Valesini: “è stata una scelta politica, dare risorse alle strutture convenzionate non pensando che, forse, andrebbero potenziate quelle pubbliche.”
A fine 2023 per il supporto ai pronto soccorsi altri 8 ml sono andati senza una gara alla Croce Rossa di cui Francesco Rocca è stato presidente fino al 2022. L’anno scorso è emerso che alcune strutture giocavano sporco: prendevano pazienti dai pronto soccorsi degli ospedali romani e invece di tenerli ricoverati per dare fiato ai reparti di emergenza dopo alcuni giorni, incassato il rimborso dalla regione, li rispedivano in pronto soccorso.
Un “giochetto” di cui Rocca, intervistato da Report, è a conoscenza: “in alcune strutture in terza giornata scattava il DRG e dunque alla terza giornata scattava una complicazione per cui tornavano al pronto soccorso. Noi questo lo abbiamo messo nei nostri contratti: ci saranno sanzioni e decurtazioni del budget fino al 25% per chi prova a fare il furbo.”
Di fronte a certi comportamenti non si poteva ritirare l’accreditamento?

Io sanziono e taglio il budget perché inseguire il caso singolo significa esporsi a contenziosi senza fine” spiega Rocca: da quando nei contratti col privato è stata messa questa clausola questo fenomeno [di avanti e indietro dei pazienti dal pubblico al privato] si è drasticamente abbassato: la prova che i privati stavano truffando il sistema, per un totale del 15% del budget, quota oggi scesa al 3%.
La metà del budget è andata ad Angelucci: “io ho accreditato tutto l’accreditabile”, risponde Rocca, come a dire che era inevitabile dare tanti soldi ad Angelucci.

E così questa situazione di conflitto tra pubblico (non solo nella regione Lazio) e privato andrà ancora avanti.

Alessandro Mantovani oggi ha scritto una anticipazione del servizio di Giulio Valesini

Inferno pronto soccorso: la ricetta Meloni è fallita

di Alessandro Mantovani

Malati legati ai letti, in attesa di cure e acqua

Grazie a una telecamera nascosta, Report stasera ci regala un inquietante affresco dell’inferno dei Pronto soccorso, che tutti sperimentiamo da anni se ci rompiamo un braccio o abbiamo un familiare che sta male. Pazienti sulle barelle anche nei corridoi, ammassati uno accanto all’altro per giorni e giorni, perlopiù anziani, donne e uomini mischiati, costretti a cambiarsi e a spogliarsi nella totale promiscuità, tutti soli perché se entrano pure i parenti non si lavora più, spesso anche senza mascherine e dunque alla mercé di batteri e virus. C’è pure chi “dorme”, si fa per dire, su una sedia. Scene da incubo al Policlinico di Tor Vergata, legato alla seconda università pubblica della Capitale, l’ateneo di cui il ministro della Salute Orazio Schillaci era rettore, dove un’anziana chiede di essere slegata perché di notte l’hanno legata alla barella, un’altra implora “un goccetto d’acqua, è da stanotte che la sto a chiede’, non mi pensano per niente! Ho la bocca secca. Lo vede?”, dice la signora al giornalista. Poi, finalmente, l’acqua arriva.

Evidentemente la sicurezza sanitaria, la tutela della salute di tutti gli italiani (anche sul lavoro, con i 3 morti al giorno), non è una priorità di questo governo (come nemmeno dei precedenti).

La scheda del servizio: OMISSIONE DI SOCCORSO

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

I Pronto Soccorso sono scesi da 659 nel 2003 a 433 nel 2023, un taglio di 226 servizi in venti anni. Quelli superstiti sono passati ciascuno da 34 mila accessi di pazienti a quasi 42 mila in media all’anno. Si finisce ad aspettare ore o persino giorni prima di una dimissione o di un ricovero. E così possono verificarsi situazioni in cui i pazienti sono privati della loro dignità e ammassati nelle corsie senza ricevere assistenza. Ma anche medici e infermieri vivono una situazione di stress e rischio aggressioni e sempre più lasciano il servizio sanitario nazionale, anche per andare all’estero. Per mettere una toppa alla carenza di personale, la Regione Lazio ha preso in affitto posti letto da strutture private, fra cui quelle del potente senatore leghista Antonio Angelucci. Molte ASL poi arruolano, attraverso cooperative, dei medici pagati a gettone che coprono i turni richiesti. È il fenomeno dei gettonisti. Report racconterà lo status quo dei Pronto Soccorso in Italia e verificherà l'efficacia delle misure del Ministro della Salute Schillaci per rispondere a una situazione ormai al collasso.

La fine dell’illusione europeista in Polonia

In Polonia quell’area politica che noi chiamiamo area progressista, è vista dai polacchi come quella delle privatizzazioni, dell’impoverimento causato dal libero mercato (ovvero del livellamento verso il basso dei salari).

Forse non lo spiega del tutto, ma potrebbe essere una chiave di lettura per comprendere il ritorno della destra anti europeista e sovranista alla presidenza: Nawrocki darà molto filo da torcere al presidente Tusk.

Il candidato del partito Diritto e Giustizio eletto presidente dopo il ballottaggio del 1 giugno: in campagna elettorale si è espresso contro l’Ucraina e contro il suo ingresso nell’Unione Europea, considerando questo paese colpevole del crimine contro 120 mila polacchi.

LA destra polacca ha fatto enormi pressioni sul governo dell’europeista Donald Tusk affinché cambiasse l’atteggiamento nei confronti dei rifugiati ucraini. Il governo prima ha cancellato il sostegno per gli alloggi, poi ha limitato i contributi per i figli a carico, le donne che non lavorano non riceveranno più nulla.

Così i profughi hanno messo in piedi una loro associazione di volontari di sostegno alle figure più fragili: Nina Omelchuck è la presidente dell’associazione Casa Fiorita che da sostegno ogni giorno a 400 famiglie e il numero cresce costantemente, a loro si rivolgono persone che non possono lavorare, disabili, anziani, madri con molti figli.

Molti spendono tutto quello che hanno per l’affitto e noi diamo loro cibo e vestiti per i loro figli” racconta Nina a Report.

Ma il 10 maggio Varsavia è stata invasa da bandiere bianco rosse per la marcia degli ultra nazionalisti polacchi contro l’immigrazione: è una sfida al governo filo europeo di Tusk a pochi giorni dalle elezioni, con ripetuti slogan contro gli immigrati e l’avversario che avrebbe consentito l’invasione della Polonia da parte dei clandestini.

E poi, dal palco, una preghiera in nome del padre e del figlio: al rosario di Salvini ancora non ci sono arrivati, ma il canovaccio della propaganda di destra è lo stesso, stop agli immigrati, stop all’ucrainizzazione della Polonia, accusati di ricevere protezione sociale senza pagare i contributi, aiutiamo gli ucraini ma non qui in Polonia .. “l’emigrazione di massa è uno strumento di guerra ibrida condotto da Lukashenko, Putin insieme all’Europa… vogliamo una Polonia sicura per le nostre madri e per le nostre mogli, non vogliamo immigrati ”

La scheda del servizio: LA CADUTA DI VARSAVIA

di Manuele Bonaccorsi e Chiara D’Ambros

Collaborazione Madi Ferrucci

Lo scorso primo giugno Karol Nawrocki è diventato Presidente della Polonia con il 50,89% dei voti e una campagna elettorale centrata su posizioni fortemente anti-immigrazione anche nei confronti degli ucraini. Dopo l’inizio dell’invasione su larga scala da parte della Russia, 3,6 milioni di Ucraini hanno trovato rifugio in Polonia. Inizialmente accolti con grande apertura, ora non sono più i benvenuti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 febbraio 2023

Presadiretta – i risultati delle elezioni e l’acqua che manca

Puntata dedicata ad una risorsa preziosa come l’acqua: Presadiretta nel secondo servizio racconterà di cosa va fatto per non sprecarne nemmeno un goccio.

Ma prima dell’acqua Presadiretta si occuperà del voto nel Lazio e nella Lombardia, col dato incredibile dell’astensione: la maggioranza degli elettori non ha vota, non ha fiducia in questa politica, in questi candidati.

In studio a commentare il voto Marco Damilano: il giornalista ha citato un saggio di Saramago, dove in un paese spuntano solo schede bianche, gli elettori non si interessano alla politica.
La cosa che preoccupa è quando l’elettore non crede più nella politica, nelle elezioni locali e in quelle nazionali.

È come se segassimo il ramo dove siamo seduti – il commento di Iacona: nella capitale solo il 33% ha votato, nei giorni in cui abbiamo festeggiato la nostra Costituzione.

Cosa ha portato a questo?
Giovanni Diamanti di Youtrend ha commentato il consenso nelle due regioni: dal 2016 al 2023 il centrosinistra è sparito nel Lazio, dopo dieci anni di governo nella regione. Stesso discorso anche nelle città, come Latina e Rieti.
Agli elettori è stato chiesto quanto è stata importante la scelta dei rifiuti nel voto: circa l’83% dei votanti ha detto che era importante, del resto il termovalorizzatore ha bloccato l’alleanza nel Lazio tra Pd e 5 stelle ed è stata una delle cause della caduta del governo Draghi.

I rifiuti a Roma

Con le elezioni le strade di Roma sono abbastanza pulite, ma nei mesi passati l’immagine di Roma è legata ai rifiuti: i cittadini di un quartiere della capitale è arrivata a voler fare una azione legare contro il comune per tutta la montagna di rifiuti.
Il termovalorizzatore è stato al centro della discordia: dovrebbe essere costruito tra i comuni di Pomezia e Albano Laziale e dovrebbe raccogliere tutti i rifiuti di Roma e delle periferie.
Oggi non è possibile fare a meno dell’inceneritore, forse in un futuro, ma al momento la raccoltsa differenziata non consente una scelta diversa.
Il problema è che comuni come Albano Laziale la differenziata la fanno al 70%, la presenza dell’inceneritore è una beffa per il sindaco della città: assieme ad altri sindaci della zona ha scritto a Gualtieri, dove esprime la sua preoccupazione di diventare la pattumiera di Roma.
Ad Albano c’è anche la discarica di Roncigliano, riaperta dalla Raggi dal 2021 che sta prendendo i rifiuti anche ora.
A Guidonia c’è l’impianto di trattamento rifiuti che ora è sotto collaudo dopo anni in cui è rimasto fermo: anche a Guidonia fanno la differenziata e non sono contenti di questo vecchio impianto che verrà ora aperto.
Il Lazio ha una % di differenziata del 53%: la metà dei rifiuti organici viene gestiti fuori regione che ha una ricaduta in termini di costi per i cittadini laziali.
Ad incidere sui costi dei rifiuti è il loro trasporto verso le altre regioni, fino in Olanda.
I rifiuti sono un problema vero: è uno scandalo che Roma non sia riuscito in questi anni a risolvere il problema, in questi anni non si è fatta alcuna politica in tal senso.
I rifiuti sono stati usati come arma politica, la politica ha abdicato al suo compito: i rifiuti sono l’oro per molte persone, che li usano per condizionare sindaci e amministratori.
Si doveva fare la sintesi di politica – racconta Damilano: si dovevano ritrovare sindaci per trovare una soluzione d’accordo, come nel caso del sindaco di Guidonia che ha scritto al sindaco di Roma senza avere risposta. Ma poi c’è anche qualcuno che deve prendere una decisione.

Il voto in Lombardia

Il centro sinistra non ha mai vinto in Lombardia, cinque anni fa – racconta Giovanni Diamanti – la partita sembrava contesa, oggi invece è una regione completamente a destra. La provincia di Milano è divisa a metà. C’è anche un solco tra le città e le province: nelle grandi città il centro sinistra è davanti, ma poi fuori dai capoluoghi aumenta il vantaggio del centro destra.
La domanda fatta da Youtrend riguardava la sanità: la sanità ha inciso il voto? Il 91% ha risposto si, in modo trasversale. Evidentemente molti lombardi che hanno votato sono soddisfatti da questo modello.
A Milano Letizia Moratti ha preso il 12% dei voti, molto poco.

La sanità in Lombardia

Anche la sanità, come i rifiuti, è un tema vero: nella mia regione la sanità sta diventando a pagamento. Per chi ha i soldi, per chi se lo può permettere. A Vimodrone 2000 cittadini non hanno un medico, né un pediatra e nemmeno la guardia medica.

In Lombardia c’è l’eccellenza sui grandi ospedali, mentre per le visite si deve andare nel privato, perché le agende degli ospedali pubblici sono chiuse, perché le liste d’attesa sono lunghe.
Provate voi a chiamare il numero verde del cup e ad ascoltare la musica fastidiosa.
Ma a parlare di questi argomenti, a parte Presadiretta e Report, c’è molta poca informazione: delle liste d’attesa ne parla ogni settimana il dottor Agnoletto nella trasmissione di Radio Popolare.
Ci sono esami in Lombardia che hanno tempi di attesa di più di 1 anno, come la colonscopia: ma se chiami il privato e paghi qualche centinaia di euro, basta aspettare pochi giorni.
La Lombardia ha tanti CUP, non c’è una sola struttura che vede tutte le agende pubbliche e private: questo produce il fatto che siamo prede dei privati accreditati - racconta la professoressa Sartor – ma sono i privati che scelgono loro quali esami fare e quali no, quelli più convenienti e remunerativi.
Sotto elezione però Fontana ha trovato i soldi per snellire le liste d’attesa, strano.

Se si vuole cambiare questo modello, bisogna far pagare ai privati, quelli che hanno aperto centri prelievi o di controllo perfino nelle metropolitane.
Caro cittadino sei insoddisfatto del servizio pubblico? Ci sono le smart clinic del privato, che decide lui quali servizi offrire al pubblico, decide lui quanto aprire delle sue agende.

Della sanità ne ha parlato il giornalista Michele Sasso: chi non può permettersi di spendere in Lombardia non può curarsi e questo aumenterà l’ingiustizia sociale.
Noi cittadini paghiamo le tasse affinché un sistema politico distruggesse i nostri diritti, il nostro sistema sanitario nazionale.

In Lombardia la coalizione di centro destra si è rafforzata, il PD ha rintuzzato l’attacco di Conte e dei 5 stelle, ma è una magra consolazione.
Stiamo arrivando ad una situazione di democrazia bloccata, una democrazia che esclude i molti a favore dei pochi, una democrazia per i clientes, per chi ha i danè.

Acqua meno 40%

Che bello il sole d’inverno: ma significa anche meno giornate di pioggia, le acque del fiume Po al minimo storico, la neve sulle montagne non placa la siccità del più grande fiume italiano.
I fiumi che scendono dal Monviso verso Torino sono desertificati: i segnali della siccità sono visibili da decenni, i nostri ambienti alpini sono caratterizzati da lunghe fasi di carenza idrica – racconta il professor Fenoglio a capo dell’osservatorio del Monviso.
Le Alpi non sono più un serbatoio alpino e così i fiumi diventano pericolosi anche dal punto di vista sanitario: le Alpi stanno sperimentando una crisi idrica senza precedenti.
Le nevicate sono poi spazzate via dal caldo, non si sciolgono più nella primavera: i ghiacciai sono arretrati anche di duecento metri.
A secco sono anche i laghi, come il Maggiore, come il Garda ai minimi storici: siamo a 70 cm in meno, acqua che non può entrare nei canali e nei campi da irrigare.
La prossima estate sarà difficile aprire il lago per dare acqua ai fiumi e ai canali: Michele Prunetti è un ricercatore del CNR, a Presadiretta racconta di come il 2022 sia stato l’anno con più siccità e anche l’anno più caldo, a soffrirne sono state le regioni del nord ovest.
Ma questo è un trend non una eccezione: negli ultimi 20 anni il nord si è scaldato sempre, ogni anno. L’inverno sarà sempre più corto, specie nelle montagne, stiamo perdendo la neve sulle montagne e questo significa meno acqua nei fiumi.
Il Po ha perso 5 mld di metri cubi di acqua: nel corso del fiume sorgono delle isole, tanto il fiume è basso. Le portate sempre inferiori del Po avranno un impatto sulla popolazione che vive attorno, sono 20 ml di abitanti di 4 regioni, che oggi dovrebbero occuparsi di questo problema andando nella stessa direzione.
Il Veneto ha 400 idrovore, migliaia di km di canali per portare l’acqua dove serve: la rete dell’acqua alimenta il territorio del Veneto, ma oggi le cattedrali dell’acqua sono in difficoltà.
Meno acqua, meno energia idroelettrica (come quella dalle turbine sul Brenta), meno acqua per i campi.
I consorzi agrari stanno pensando a ricaricare le valli con le risorgive, canali che imprigionano l’acqua.
Ma alla foce del Po si capisce bene l’entità del problema: qui l’acqua è infiltrata da quella salata del mare che crea problemi agli allevatori delle vongole e di altri molluschi.
I pescatori del consorzio del Po cosa faranno quando l’acqua del mare risalirà ancora di più verso il fiume?

A Porto Tolle hanno dovuto comprare un desalinizzatore dalla Spagna per avere acqua dolce: il riso è andato, racconta la sindaca, forse si salva qualcosa nell’entroterra.
Ma oltre che sensibilizzare la regione e Roma non possono fare nel comune di Porto Tolle: sanno che succederà di nuovo, questa estate, non avranno più acqua per le culture.

Il sale del mare brucia le campagne del Polesine: l’acqua dei canali è salata e le risaie così spariscono, arrivando alla desertificazione del territorio.
È un problema comune alle provincie di Rovigo e Ferrara: niente insalate IGP, niente radicchio, niente riso.

Senza acqua non possiamo fare niente, racconta a Presadiretta un agricoltore: dovrebbe essere un problema, anzi il problema di cui dovrebbero discutere i governanti alle varie COP.
A rischio sono anche le falde, anche loro sono a rischio, come i nostri consumi: già oggi i cambiamenti climatici, all’origine della siccità e della mancanza di pioggia e di neve, stanno creando problemi all’agricoltura.

A Pavia, zona di risaie, il paesaggio sta già cambiando: le tradizionali culture devono essere sostituite da nuove culture, meno idro-esigenti ma anche meno redditizie.

Alessandro Macina è andato a visitare l’azienda del signor Tacchini, che aveva 80 ettari di riso, “specialmente di qualità, come il riso Carnaroli, Volano, Arborio, che vengono usati specialmente nei ristoranti. Io ho perso nella mia azienda dal 65 al 70% di produzione lorda vendibile, non recuperabili. Io quest’anno ho già cambiato la mia produzione seminando dei cereali come l’orzo, la colza ..”
Questo scelta è fatta per cercare di far quadrare i conti, ma la resa non è la stessa: non è bastato nemmeno passare alla semina in asciutta del riso, con meno acqua, per salvare il raccolto.
“Il riso non si può fare senz’acqua: qui l’acqua arrivava con alla goccia oppure il canale era asciutto. Se vengono ancora annate così certe aziende chiudono. Vedendo le mie campagne bruciare e il secco, mi sentivo non in pianura Padana ma nel deserto. ”

Nella provincia di Lodi a fare le spese della siccità sono stati i campi di mais, che in estate hanno bisogno di tanta acqua.
I prati stabili della zona catturano la co2, danno foraggio di qualità per le mucche, che senza foraggio e acqua non produce latte e non si ingravida.
Meno cibo, meno latte, meno bovini: nel lodigiano potrebbero decidere di abbattere dei capi a causa della siccità: un problema rilevante per questa zona dove si produce il Grana Padano.
Il direttore del Consorzio del Grana Padano racconta che stanno addirittura pensando di riciclare l’acqua delle deiezioni.

In Emilia Romagna stanno studiando le irrigazioni intelligenti, con micro-irrigatori efficienti, controllati da remoto, per mantenere quell’agricoltura di qualità che avevano fino a qualche anno fa.

In Pianura Padana, al CREA, stanno già selezionando il grano che avrà bisogno di meno acqua: selezionano i geni delle piante che possano resistere alle maggiori temperature e alla minore irrigazione.
Piante pronte a tutto: il mondo della ricerca sta cercando il modo di selezionare piante che possano resistere domani. La stessa ricerca la fanno alla AgroInnova a Torino, con lavori di ricerca sui parassiti: qui raccontano di come le culture si sposteranno verso il nord, con un impatto importante sul PIL. Avremo le banane coltivate in Sicilia, ma anche l’avocado, il mango, che prendono il posto degli agrumeti, come se fossimo in un paese tropicale.

Quando piove, poco, perdiamo pure l’acqua dal cielo: tutta colpa della cementificazione dei campi per dar spazio alle autostrade, ai capannoni dei poli logistici che spuntano sempre più in Pianura Padana.
Il consumo di suolo è stato maggiore in Lombardia ed Emilia, le regioni che oggi soffrono di più della siccità: il suolo libero è capace di stoccare acqua – racconta il professor Sileri del Politecnico– acqua che viene poi distribuita alle falde. Ma con la cementificazione tutto questo è perso.

Non sappiamo quanta acqua consumiamo, non sappiamo quanta acqua cade sul territorio: conosciamo pochissimo una risorsa così preziosa, perché ci sono molti enti che non si scambiano dati, perché al sud ci sono molti enti privati che prelevano acqua direttamente dai bacini.
Dovremmo fare come in Umbria dove da 20 anni monitorano l’acqua consumata, l’acqua che esce dalle fonti, l’acqua che si perde nella rete di distribuzione.

L’idea della regione è collegare tutti i canali, le dighe, in una sola rete: la parola d’ordine è interconnessione, perché non esistono sorgenti infinite.

Che fare?

Secondo l’ANBI, l’associazione dei consorzi di bonifica, dobbiamo mettere le politiche di adattamento alla siccità in cima all’agenda politica: purtroppo delle acque se ne occupano tanti enti e diversi ministeri, non esiste una piano unico idrogeologico.

Il presidente di Anbi chiede che ci sia un solo ente che si occupi di questo problema, perché i cambiamenti climatici non aspettano i tempi della burocrazia.

Che proposte hanno fatto al governo? Il piano “laghetti” per creare riserve di acque nei momenti di siccità, piccoli invasi da creare sul territorio nazionale. Mancano i soldi però, sebbene l’idea funzioni, come si vede a Ravenna a Poggio san Ruffillo, dove i laghetti sono tutti collegati.
Potremmo fare lo stesso in Lombardia, nel bresciano nella zona dei fontanili: i laghetti li stanno costruendo nelle cave dismesse.
Si potrebbe recuperare l’acqua dalle acque reflue depurate, ma mancano gli impianti di recupero.

In Sardegna hanno fatto scorta di acqua col sistema delle dighe, gestite da un unico ente, la regione: l’acqua degli invasi serve poi nei periodi estivi, con meno precipitazioni. Le dighe sarde funzionano perché sono in comunicazione, possono trasferire l’acqua da un bacino all’altro, cosa importante quando piove in modo irregolare.

Nemmeno delle dighe abbiamo un censimento nazionale però, perché molte regioni non forniscono allo stato centrale tutte le informazioni: eppure come sanno in Spagna, le dighe sono fondamentali per contrastare la siccità.

In Olanda la sfida è oggi trattenere l’acqua, non tenerla fuori dai porti: a Rotterdam hanno realizzato dei laghetti urbani che raccolgono la pioggia, per non creare problemi alle case (e agli scantinati che si allagavano con la pioggia) e non disperderla.

Altra soluzione è aumentare le falde acquifere dei fiumi: usare il sottosuolo come una banca dove immagazzinare l’acqua, prendendola dai fiumi. Ci sono anche interventi di rimodulazione dell’alveo dei fiumi, sempre con l’obiettivo di tenerla nel sottosuolo ed evitare che arrivi nel mare.

Sono tutte tecniche che dovremmo mettere a fattor comune, senza dimenticarci poi l’obiettivo della lotta ai cambiamenti climatici, abbassando le emissioni, abbassando la temperatura del pianeta.

13 febbraio 2023

Anteprima Presadiretta – le elezioni regionali e l’acqua (che manca)

Questa sera Presadiretta si occuperà dell’analisi del voto per le regionali in Lombardia e nel Lazio: il risultato di queste elezioni ha un valore importante non solo perché parliamo delle due maggiori regioni in Italia, ma per gli effetti politici sia per il rapporto maggioranza - opposizioni sia per i rapporti di equilibrio all’interno della maggioranza. Nel caso in cui anche in Lombardia il partito di Meloni dovesse fare le scarpe a Salvini e Berlusconi potrebbero acuirsi quelle tensioni tra i tre leader di questo governo di destra.

A seguire un servizio estremamente importante sull’acqua: negli ultimi anni è piovuto il 40% in meno, il Po è in secca e il mare entra nell’entroterra, col risultato di distruggere i campi coltivati. Come i campi di riso inariditi dall’acqua salata: "Il riso non si può fare senz'acqua" raccontano i proprietari dei campi.

Acqua meno 40%

Piove sempre di meno e in modo così intenso che il terreno non è più capace di assorbire le precipitazioni. Tutto questo è l’effetto dei cambiamenti climatici, non possiamo più permetterci di perdere nemmeno un goccio d’acqua: Presadiretta è andata a vedere le conseguenze della siccità dell'ultimo anno, è racconterà anche di come sono cambiate le colture in Sicilia a causa dell'aumento delle temperature.
A Pavia, zona di risaie, il paesaggio sta già cambiando: le tradizionali culture devono essere sostituite da nuove culture, meno idro-esigenti ma anche meno redditizie.


Alessandro Macina è andato a visitare l’azienda del signor Tacchini, che aveva 80 ettari di riso, “specialmente di qualità, come il riso Carnaroli, Volano, Arborio, che vengono usati specialmente nei ristoranti. Io ho perso nella mia azienda dal 65 al 70% di produzione lorda vendibile, non recuperabili. Io quest’anno ho già cambiato la mia produzione seminando dei cereali come l’orzo, la colza ..”

Questo scelta è fatta per cercare di far quadrare i conti, ma la resa non è la stessa: non è bastato nemmeno passare alla semina in asciutta del riso, con meno acqua, per salvare il raccolto.
“Il riso non si può fare senz’acqua: qui l’acqua arrivava con alla goccia oppure il canale era asciutto. Se vengono ancora annate così certe aziende chiudono. Vedendo le mie campagne bruciare e il secco, mi sentivo non in pianura Padana ma nel deserto. ”
Il viaggio di Presadiretta è partito da dove nasce il Po, sul Monviso, coi grandi invasi in difficoltà, le montagne senza neve: nei suoi 650 km il fiume attraversa la Pianura Padana fino all’Emilia e al Veneto dove la siccità è ormai strutturale e l’acqua marina entra nel fiume risalendo la corrente e bruciando tutte le colture.

È a rischio il sistema agricolo nel nord Italia che produce da solo il 50% del PIL agricolo è industriale: Presa diretta racconterà quali sono le possibili soluzioni da mettere in atto per non sprecare l’acqua ed evitare il disastro.

La scheda del servizio:

La prima parte della puntata viene dedicata ai risultati delle Elezioni Regionali in Lazio e in Lombardia. A PresaDiretta, a poche ore dalla chiusura dei seggi, l'analisi del voto e i risultati in tempo reale. Le inchieste di PresaDiretta in Lazio e in Lombardia sui temi che hanno scaldato le campagne elettorali. In studio con Riccardo Iacona: Giovanni Diamanti analista politico e cofondatore di YouTrend, il portale italiano che elaborerà in esclusiva per PresaDiretta, mappe elettorali e sondaggi e Marco Damilano, giornalista, saggista e conduttore della striscia quotidiana "Il cavallo e la torre" per riflettere sulle scelte politiche dei quasi 8 milioni di cittadini che sono stati chiamati al voto.

E poi il secondo appuntamento con le grandi inchieste di PresaDiretta, dedicato a uno degli effetti più drammatici del cambiamento climatico: la mancanza di acqua. In Italia siamo già a meno 40% del fabbisogno: acqua da bere, acqua per l'agricoltura e per l'industria. Il bene più indispensabile, non basta più. Il Nord Italia, l'area che sta soffrendo di più, produceva il 50% del Pil agricolo e industriale d'Italia. Ma tutto sta cambiando. Cosa fare per arginare il disastro? Sono tanti i modelli positivi in Europa. PresaDiretta è andata in Olanda e in Spagna, paesi che hanno inventato soluzioni innovative per risolvere i problemi idrici. E anche in Italia: in Sardegna esiste la più sviluppata rete di dighe di tutte le regioni italiane, in Umbria si monitora l'acqua da 25 anni, in Toscana si riesce a ricaricare le falde acquifere. Il problema nel nostro Paese è la moltiplicazione dei centri decisionali che non permette di fare sistema attorno alla preziosa risorsa dell'acqua.
“Acqua meno 40%” è un racconto di Riccardo Iacona con Marianna De Marzi, Giuseppe Laganà, Alessandro Macina, Francesca Nava, Roberta Pallotta, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Matteo Delbò, Fabrizio Lazzaretti, Alessandro Marcelli, Massimiliano Torchia.
 

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 maggio 2020

Anticipazione di Report – chi ha guadagnato dal covid e il marketing sulle sigarette


A tre settimane dall'inizio dell'emergenza, possiamo iniziare a fare qualche bilancio sulla pandemia e della risposta che ha dato il paese.
Si può iniziare anche a chiedersi se qualcuno non ne abbia approfittato, all'interno della sanità privata, dalla Sicilia, al Lazio alla Lombardia: sarà il tema del servizio di Paolo Mondani e Giorgio Mottola che racconterà anche dove finiscono i soldi dati ai privati.

Poi un servizio dedicato alle sigarette elettroniche dove non c'è combustione di tabacco. Fanno meno danni di quelle tradizionali? Come mai godono di tassazione favorevole?

Nell'anteprima di Report ci si occuperà di arte contemporanea, un mondo fatto di gallerie, esposizioni ed eventi in mano agli esperti di marketing, dove non ci capisce bene dove finisca il marketing e dove inizi la vera arte.

Bernardo Iovene proseguirà la sua inchiesta (dopo il servizio della scorsa settimana dove si era occupato del data breach del sito dell'Inps) su come sono stati spesi i 400ml che il governo ha erogato ai comuni italiani per aiutare le famiglie in difficoltà, i nuclei familiari “più esposti agli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica da Covi-19”?

A Bologna sono arrivate 11mila domande ma ne aspettavano meno della metà e quindi, spiega l'assessore, assieme al sindaco hanno pensato di erogare altre risorse aggiuntive prendendo i soldi dal bilancio del comune (1,7ml di euro).
Report è andata a Ferrara, a visitare la mensa di Don Domenico Bedin: da anni dà risposte concrete al disagio sociale a chi è in difficoltà, offrendo vitto e alloggio. Ma alcuni dei frequentatori della mensa non possono accedere ai buoni spesa del comune: “non ne potranno usufruire perché non hanno il permesso di soggiorno, di lunga durata.”
Il comune di Ferrara ha inserito nei requisiti per richiedere il buono spesa l'obbligo della residenza e ha stabilito la priorità prima a chi ha la cittadinanza italiana o europea, e poi per ultimi gli extracomunitari, ma solo a quelli con un permesso di soggiorno.
“C'è questo prima gli italiani” - racconta il prete, “ma con il permesso breve si lavora e si pagano le tasse. Io non capisco proprio la logica che sta dietro. Questo coronavirus non ha fatto distinzioni né di razza né di religione, né di denaro, né di niente”.
“Lei è un prete” - ha chiesto Iovene, “il partito del sindaco è quello che a dire il rosario ..”
“Ma, non li ho visti in molti a dire il rosario, i leghisti ferraresi sono leghisti ma ferraresi..”
Questo criterio della spesa è un criterio razzista, conclude Don Bedin, “è un criterio razzista che fa ricordare certe anticipazioni degli anni '30.”

Solidarietà limitata di Bernardo Iovene
Con ordinanza della Protezione civile datata 29 marzo, il governo ha stanziato 400 milioni di euro per i comuni italiani per erogare buoni spesa in favore delle famiglie più bisognose. L’Anci ha fissato delle linee guida abbastanza generiche sull'uso dei buoni. Di fatto, ogni comune si è regolato un po’ come voleva. Il Comune di Ferrara ha inserito nei requisiti per chiedere il buono spesa l’obbligo della residenza, e ha dato priorità a chi ha la cittadinanza italiana o europea. Ultimi i cittadini extra-Ue, e solo con permesso di soggiorno di lungo periodo. Come se la sarà cavata chi è rimasto bloccato sul territorio comunale per il lockdown? E il Comune avrà speso per intero il fondo dello Stato?

Chi ci ha guadagnato dalla pandemia

All'interno del fascicolo aperto sulle morti all'interno delle Rsa compaiono pochi nomi ma importanti, questo ha detto pochi giorni fa la procura di Brescia.
Report riprende l'inchiesta andata in onda ad aprile, “La zona grigia”, partendo da dove questa terminava: la mancata istituzione della zona rossa, le responsabilità all'interno della regione, dei sindaci e le pressioni degli industriali locali.

Quanti soldi della sanità pubblica finiscono a quella privata? E in quali paradisi fiscali?
L'inchiesta non riguarderà solo la Lombardia: il servizio si occuperà di tutta la sanità, dalla Lombardia al Lazio e alla Sicilia.


In questa regione, dice il giornalista di Report, l'Humanitas (Holding della sanità privata) “è tutta politica” perché dentro domina la famiglia del deputato regionale Luca Sammartino, recordman di preferenze alle passate elezioni.
La madre è direttrice sanitaria, lo zio è amministratore delegato, lui è passato in pochi anni dal centrodestra ad Italia Viva di Renzi, ed è indagato per corruzione elettorale.
L'Humanitas ha insistito con la regione Sicilia per diventare centro Covid, per capire perché – continua il giornalista – partiamo dalle dialisi.
Qui in Sicilia abbiamo 117 centri di dialisi, 36 pubblici, 81 privati – racconta l'ex DG dell'ospedale di Messina Michele Vullo – la cosa interessante è che in questi giorni è stata emanata una nota dall'assessorato in cui si dice che se dovessero esserci pazienti dializzati con Covid, questi vanno ricoverati nelle strutture pubbliche.
Ancora una volta c'è un meccanismo per cui tutti gli oneri sono a carico del pubblico, tutti i guadagni e i profitti a carico del privato. Ma la cosa interessante è un'altra: ad emanare la nota è la direzione dell'assessorato che è in mano al dottor La Rocca, la cui famiglia è titolare di una struttura privata di dialisi.

Mondani ne ha chiesto conto all'assessore alla salute Ruggero Razza, della convenzione (da 3 ml di euro) e della nota: “tutte le decisioni che sono assunte sulla materia che riguarda l'interesse in conflitto sono decise con un decreto del presidente della regione che ne affida la responsabilità all'altro direttore generale”.
In Sicilia per fare un direttore generale ce ne vogliono due? No, racconta Report, le decisioni più importanti le prende sempre La Rocca: lo scorso marzo il direttore firma un accordo quadro con l'Aiop (l'associazione italiana di ospedalità privata) con cui si realizzeranno posti letto Covid per terapia subintensiva a 700 euro al giorno cadauno e in intensiva a 1100 euro al giorno.
Si prevede così di sfondare il budget annuale della regione, ed ecco perché Humanitas sarebbe felice di rientrare nel giro dei Covid Hospital.

Notizia di questi giorni è l'arresto del coordinatore per l'emergenza Covid in Sicilia, con l'accusa di corruzione: Angelo Candela aveva vissuto per anni sotto scorta dopo aver denunciato le tangenti nella sanità siciliana.
E' stato arrestato dalla GDF di Palermo, a seguito di un'inchiesta su gare per la sanità regionale, su cui pendeva la mazzetta del 5%: Candela è accusato di aver intascato una stecca da 260mila euro da un'azienda di manutenzione.

I proprietari dell'Humanitas sono i fratelli Rocca, ottavi nella classifica degli uomini più ricchi d'Italia, un piede nella sanità privata e un altro nell'acciaio.
Il gruppo è a capo della Techint, proprietario di una delle acciaierie più grandi d'Europa, la Tenaris di Dalmine in provincia di Bergamo: la fabbrica è rimasta aperta anche durante il blocco totale per il coronavirus.
“Obiettivo finale è produrre, la salute diventa un obiettivo secondario nella migliore delle ipotesi o un mezzo per arrivarci” racconta al giornalista un infermiere che lavora per la Humanitas.
Quali le condizioni di lavoro dentro l'Humanitas?
“Si lavora con organici ridotti, gli anni aumentano il personale già ridotto rimane lo stesso, quindi sono in un reparto, se servo in un altro devo andar nell'altro.. si lavora su più reparti”.
L'infermiere ha scelto di parlare a volto coperto, a nome di altri dieci dipendenti: per loro la carenza immediata di personale si traduce in turni massacranti.
“Quando uno fa la notte, è previsto che smonti alle 8 di mattina, riposi la giornata e riposi il giorno dopo, da noi non è così, quasi nella totalità dei casi. Smonti alle otto e riattacchi alle tredici del pomeriggio. Non c'è il giorno di riposo.”

Il gruppo Humanitas è arrivato a fatturare lo scorso anno 1 miliardo di euro, entrate che dipendono in larga parte dai soldi pubblici elargiti dalla regione Lombardia e che rendono Humanitas il secondo gruppo privato più ricco della Lombardia.
I ricavi passano da 438ml consolidati nel 2009 ai 790 del 2016 e nel 2018 si arriva a 921: una crescita esponenziale – commenta questi dati Giangaetano Bellavia, l'esperto spesso consultato da Report – nel momento della crisi più nera del sistema industriale italiano.
Humanitas è riuscita a crescere anche rispetto alle altre attività finanziarie dei Rocca: l'altra società, la Techint, che raggruppa le acciaierie e le attività industriali della famiglia è passato dal guadagnare 104 ml di euro di utili nel 2009 a perderne 33 nel 2019.
Le perdite dei Rocca sono state ampiamente ripianate dagli ospedali.
Soldi che poi finiscono all'estero, in particolare in Olanda: il presidente Fontana ha risposto che “i privati i soldi li spendono come vogliono”.
Anche gli ottanta milioni di euro di dividenti in dieci anni: “io penso a gestire la sanità della regione Lombardia”, commenta Fontana.
Ma sono i nostri soldi a finire in Olanda.

Giorgio Mottola ha seguito la situazione in Lombardia: qui gli ospedali privati si sono mossi in ritardo rispetto a quelli pubblici, lo dicono i numeri: il 4 marzo quando c'erano già oltre mille ricoverati per Covid, e gli ospedali pubblici erano stracolmi di contagiati, il gruppo San Donato a Bergamo ospitava 40 ammalati Covid su quasi 295 posti letto del policlinico di San Pietro e 26 malati Covid su 319 posti nell'ospedale San Marco.
Per far intervenire la sanità privata, a reggere il peso delle terapie intensive, è stato necessario chiederlo, con una delibera dell'8 marzo (della regione Lombardia, che ha bloccato le prestazioni non urgenti): a regime sono arrivati dopo, ma dal 23 abbiamo cominciato la collaborazione, ammette il presidente Fontana.
In Lombardia ha suscitato molte reazioni di critica anche il mega ospedale costruito in Fiera coi soldi raccolti dalle donazioni dei privati, come Fedez: Mottola ha chiesto al cantante come mai la scelta di quella donazione ad un privato.
La nostra prima scelta era di donare tutto al Sacco perché dalle comunicazioni che ci arrivavano sembrava l'ospedale lombardo e milanese più in prima linea in quel momento. Quindi scrivo un messaggio la domenica a Galli, dove lo sollecito, ma purtroppo non mi risponde.. perché penso sarà stato preso dall'emergenza. E non mi ha mai più risposto.”

Mario Riccio è primario all'ospedale pubblico di CasalMaggiore (Cremona): con Report usa la metafora della bistecca, che si mangia il privato, mentre l'osso viene lasciato al pubblico, che si rosicchia quel po' di carne che rimane.
In piena emergenza, quando sono iniziati a mancare i posti di terapia intensiva e i respiratori, il dottor Riccio ha dovuto fare delle scelte dolorose: “c'erano dei pazienti che sapevamo che non avrebbero risposto alla ventilazione, per condizioni cliniche, per anamnesi, per come erano arrivati. Ma quando mancano le risorse si applicano dei criteri, clinici, e l'abbiamo fatto.”
Vuol dire che il primario è stato costretto a scegliere chi intubare e chi no, in base alle maggiori aspettative di vita del paziente.
Mottola ha chiesto al primario quanto, questa emergenza, sia dipesa dal modello lombardo di sanità pubblica/privata convenzionata.
“Il problema della Lombardia è che ha mostrato tutta la debolezza di questo gigante dai piedi di argilla, perché la regione ha dato una grossa fetta di sanità al convenzionato, che però non ha obblighi di rispondere in queste situazioni di urgenza. Nell'emergenza si è parlato di trasformare le sale operatorie in sale per terapia intensiva, quelle private non l'hanno fatto. Probabilmente perché il contratto con la Lombardia non lo prevede.”
Si sarebbero potute salvare più vite?
“Se avessero accolto 5-6 pazienti ciascuna sarebbero quasi 300 posti.”

Il presidente Fontana, su questo punto, si è riservato di prendere una valutazione: “se qualcuno non ha voluto collaborare, valuteremo perché”.

Va aggiunto che in Lombardia i grandi gruppi privati, come Humanitas, hanno dato un grande contributo e per rivendicarlo pubblicamente hanno acquistato pagine sui giornali, dove compare anche il logo della regione.

“Questa emergenza ha dato dimostrazione di come il rapporto pubblico privato funzioni” è stato il commento di Fontana che ha citato dei numeri (prendendoli dalla stessa pagina pubblicitaria pagata dai privati)
- 8620 letti in totale in strutture accreditate
- 4975 sono stati destinati all'emergenza Covid

In sostanza, il messaggio che sta venendo fuori è che in Lombardia privato e pubblico sono sullo stesso piano, dove i privati possono prendere il marchio della regione e usarlo per farsi pubblicità.

Nel Lazio (e anche in Puglia) il signore delle cliniche private (ma anche delle RSA) è Antonio Angelucci: politico di Forza Italia, proprietario de Il Tempo, Libero e altri piccoli quotidiani locali, dalla regione Lazio incassa 111ml di euro l'anno per i suoi centri San Raffaele.
Ad aprile è scoppiato il problema Covid dentro la sua struttura di Rocca di Papa, su cui è aperta un'inchiesta della procura di Velletri, per le insufficienze nella sorveglianza sanitaria. La regione Lazio ha poi aperto la revoca dell'accreditamento.
Paolo Mondani ha intervistato Antonio Angelucci: “lei ha la sua controllante in Lussemburgo e perfino a Cipro, come mai?”
Non so di queste cose, non me ne occupo..

Angelucci va in Parlamento, ogni tanto, ma non va a votare, però sa di quale commissione fa parte, quella di Finanza.

La scheda del servizio: L'affaire Covid di Paolo Mondani, Giorgio Mottola
Quanto ha guadagnato con l’emergenza Covid-19 la sanità privata nel nostro paese? Nel Lazio gli ospedali accreditati mangiano oramai la fetta maggioritaria dei fondi stanziati dalla Regione per la sanità: ai privati infatti lo scorso anno è andato il 54 per cento delle risorse. E con il coronavirus si sono proposti per gestire l'emergenza. Come il gruppo Angelucci. Report ha intervistato in esclusiva il capo del gruppo sanitario privato, Antonio Angelucci, parlamentare di Forza Italia. In Lombardia invece l’inchiesta fa i conti in tasca ai principali gruppi privati, scoprendo che parte dei loro notevoli guadagni, senza essere tassata in Italia, finisce nei Paesi Bassi, dove il premier Mark Rutte è uno degli acerrimi nemici dell’Italia quando si parla di flessibilità sui conti. Il cantante e influencer Fedez rivela invece il retroscena inedito dietro alla donazione da 4 milioni e mezzo di euro fatta al San Raffaele di Milano.

Le sigarette a tabacco riscaldato

L'università di Stanford ha pubblicato un documento sulla strategia di marketing di Philip Morris per rendere popolare il suo prodotto “a tabacco riscaldato”: party, festival, design accattivante, il dossier si concentra su come sono stati usati i social e in particolar modo Instagram, usato dai più giovani.
“Queste aziende usano musicisti, modelle, attori per far vedere i loro prodotti” spiega Robert Jackler del gruppo di ricerca sulla pubblicità del tabacco di Stanford: “l'Italia sembra aver il numero più alto di non fumatori che usano Iqos, che possono diventare una rampa per creare dipendenza da nicotina, soprattutto per gli adolescenti”.
Chi ha pubblicizzato questi prodotti di Philip Morris E British American Tobacco è stata una influencer, Chiara Biasi, su FB nel 2018 regalava i codici per comprare gli Iqos a prezzi scontati.
LE aziende dovrebbero controllare che le sponsorizzazioni di influencer non arrivino a minorenni, che laddove siano invitati a promozioni sponsorizzate, queste siano ben indicate.
E' lecito fare pubblicità a questi prodotti, dell'industria del tabacco, in questo modo, sui social (dove sono presenti molti minorenni)?
E' la domanda che si pone Massimiliano Dona, Presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, che ha presentato un atto di verifica all'autorità Antitrust, dove hanno denunciato queste pratiche scorrette.

La scheda del servizio: Segnali di fumo di Giulio Valesini in collaborazione di Elisa Bruno e Laura Nesi
Dopo anni di lotta al fumo e diminuzione dei fatturati da sigarette tradizionali, le grandi aziende del settore hanno lanciato prodotti alternativi, tra cui quelli a tabacco riscaldato: gli HTP. Si assume nicotina ma senza combustione. All'apparenza gli HTP dovrebbero essere meno rischiosi per la salute, ma una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità di cui Report è in possesso lo smentisce. Eppure l'Iqos di Philip Morris e gli HTP delle altre aziende sono sottoposti a una tassazione molto più favorevole delle sigarette tradizionali. Chi lo ha deciso? Perché? Report, insieme ad altri dodici media internazionali coordinati dal Consorzio di giornalismo investigativo OCCRP nel progetto “Blowing Unsmoke”, lo racconterà, anche chiedendo conto a quei centri di ricerca che dicono di combattere il fumo ma sono finanziati dalle industrie del tabacco.

13 marzo 2017

La clinica dentro il centro psichiatrico - Presa diretta

Questa sera uno dei servizi di Presa diretta si occuperà di sanità convenzionata: il servizio di Giulia Bosetti "Sanità tradita" racconterà diversi casi di cliniche convenzionate nel Lazio.
Un viaggio di PresaDiretta nella sanità privata accreditata nella Regione Lazio, tra morti sospette, accuse di mancata assistenza, testimonianze esclusive sul pagamento di tangenti, intercettazioni inedite, parlamentari che denunciano truffe a danno dei lavoratori e dei contribuenti e decine di milioni di euro di soldi pubblici spesi ogni anno. Un'inchiesta giornalistica per fare luce sul sistema di accreditamento delle cliniche private, sui soldi spesi dalla Regione e sul problema dei controlli e della vigilanza.
La sanità privata convenzionata costa 1,3 miliardi di euro alla regione: chi controlla questi enti?
Uno di questi, in particolare, sarà al centro del servizio: è la clinica degli orrori di cui Il Fatto Quotidiano ne ha dato una anticipazione ieri,  il centro rifugiati di Colle Cesarano dentro la struttura psichiatrica, finito nell'inchiesta di Mafia Capitale
Clinica Colle Cesarano

Il primo pugno di Presadiretta allo stomaco della politica che tollera una sorta di manicomio-lager alle porte di Roma sono le immagini della cosiddetta “camera mortuaria” della Clinica Colle Cesarano a Tivoli: una specie di garage malandato con escrementi di animali a terra e una situazione di degrado da film horror, con il corpo di Candido Saporetti, morto a 65 anni, grondante sangue a causa di una tracheotomia, adagiato sulla barella nel mezzo della stanza.

Comincia così “Sanità proibita”, inchiesta della trasmissione condotta da Riccardo Iacona, giunta all’ultima puntata della stagione, in onda domani alle 21,15 su Rai3. Un viaggio nella malasanità tollerata e foraggiata dallo Stato nonostante gli interessi di Mafia Capitale.
 
Irrompe in questa storia proprio il gruppo criminale del “Mondo di mezzo” oggi sotto processo: “Colle Cesarano è una delle sedi che io ho trovato e che furono utilizzate nel corso degli anni”. Parola di Mario Schina, consigliere di una delle cooperative sociali della galassia di Salvatore Buzzi. Dichiarazioni spontanee quelle di Schina, rilasciate l’8 febbraio al maxi-processo di Rebibbia, in cui è accusato di far parte del gruppo criminale di Buzzi e Massimo Carminati, detenuti al 41bis.
Schina parla del centro per richiedenti asilo di Colle Cesarano, che veniva gestito dalle cooperative di Mafia Capitale, praticamente all’interno della clinica psichiatrica. Dichiara ancora Schina nell’aula bunker: “Le strutture dovevano avere delle prescrizioni che erano scritte nella convenzione firmata sia dalla Regione che con la Protezione civile e poi, negli anni successivi, dalle Prefetture”. Ma il centro per richiedenti asilo è stato realizzato nel padiglione C, ovvero le stanze della clinica prima dedicate alle attività ricreative dei pazienti: la palestra, il bar e anche una chiesetta. Solo un cancello scorrevole a dividere i malati dai migranti, quasi sempre aperto.
C’è poi la testimonianza di Francesca, operatrice sociale nella clinica nel 2011 e 2012: “La prima volta che vidi Buzzi fu all’interno di questo centro. Lui venne e sapeva perfettamente: conosceva il centro, conosceva l’edificio, conosceva il proprietario della clinica, conosceva tutti. Succedeva spesso che i pazienti della clinica psichiatrica venissero nel centro di accoglienza per i migranti, perché era assolutamente possibile passare da una parte all’altra: era aperto”.
Il proprietario e amministratore della Geress, la società padrona della struttura dal 2004, è Manfredino Genova.
 
Giulia Bosetti, autrice dell’inchiesta insieme a Marianna De Marzi, domanda: “All’interno della struttura c’è un centro rifugiati?”. 
Genova risponde: “Questa è un’altra leggenda metropolitana”. 
“È vero o no?”, incalza la giornalista. 
“Allora sì, però, quella struttura non faceva parte della struttura sanitaria”. 
“Prima ne faceva parte?”. 
“Prima sì, ma sono strutture separate ora. Gli abbiamo affittato solo gli immobili”, si difende Genova. 

Questa è la conversazione telefonica tra Genova e Salvatore Buzzi intercettata e agli atti del processo a Mafia Capitale.
Buzzi: “Il fornitore l’ho trovato io, perché non ti accolli la struttura?”.
Genova: “In che senso?”
Buzzi: “Il fornitore dei pasti l’ho trovato io che mi regge diciotto mesi”.
Genova: “Ma io ci guadagno sui pasti, mi togli proprio quello…”.
Buzzi: “Pigliati l’affitto no? Io c’ho chi mi regge i pasti, tu ti pigli l’affitto, io metto gli operatori, dividiamo tutti il rischio”.
Nonostante ciò, nonostante interrogazioni dei Radicali sull’elevato indice di mortalità nella clinica e blitz notturni dei Cinque stelle, la Regione – il governatore Nicola Zingaretti è anche commissario ad acta alla Sanità – nel 2013 ha fornito a “Colle Cesarano” l’accreditamento definitivo come struttura convenzionata: 8,3 milioni di euro l’anno per 200 pazienti, la clinica psichiatrica più pagata di tutto il Lazio. Daniela Pezzi, presidente della Consulta regionale per la salute mentale, sostiene: “La Regione paga, ma non verifica come quel denaro viene utilizzato”. 
Ma la Regione Lazio scarica le responsabilità sulla Asl Roma 5. E l’orrore continua. 

07 dicembre 2014

Report - il crowdfunding

Se tu oggi hai una buona idea per un prodotto innovativo, sei costretto a chiedere un prestito alle banche, notoriamente poco restie ad investire su progetti che arrivano da sconosciuti.
C'è un'altra strada: il crowdfunding. L'idea si mette in rete e, se piace, si raccolgono piccoli finanziamenti da una platea più vasta. Tanti piccoli investitori interessati al tuo progetto piuttosto che pochi grandi investitori, forse più interessati ad un ritorno immediato.
Sono questi nuovi progetti che poi creano nuovi prodotti e che a loro volta portano a creare nuovi mercati. Così si rilancia il paese. Nel resto del mondo, almeno.

Auto che si guidano da sole.
Luci che si accendono col pensiero (o quasi).
Sono queste alcune delle idee veramente futuristiche di cui parlerà l'inchiesta di Michele Buono per Report “Startup stories”: perché il futuro è anche questo. Investimenti in formazione, in ricerca, nel capitale umano. L'unica cosa che non si può delocalizzare (come le multinazionali che esportano i call center in Romania).
Lo ha capito il Cile che ha creato poli di ricerca, con cui cerca di attirare i migliori cervelli dal mondo.
Magari anche quelli italiani, che non hanno la fortuna di avere un padre presidente del Censis.
Per più di cento anni l’economia si è sviluppata intorno alle grandi invenzioni: motore a vapore, reti elettriche, ferrovia. Ora il ciclo si è concluso. Secondo la teoria di molti economisti, ci vorrebbero nuove invenzioni tipo la lampadina – perché l’economia si rimetta in moto. Eppure una nuova rivoluzione industriale è cominciata e sta ridisegnando il mondo.Le nuove tecnologie stanno capovolgendo i dogmi della produzione chi è in grado di pensare un nuovo prodotto può cominciare da solo anche con pochi soldi, perché questo processo si tira dietro un nuovo tipo di finanza.Se pensi che la tua idea sia brillante, la lanci in rete e aspetti che la gente l’apprezzi e investa sul tuo prodotto. Si chiama “crowdfunding”: finanziamento della folla. E’ così che tante piccole fabbriche individuali stanno soppiantando la produzione di massa. Tutto gira intorno a ricerca e innovazione. Per questo i politici che hanno la visione investono su istruzione e formazione cioè sulla vera risorsa di sempre: il capitale umano. Il Cile ha lanciato un programma per attirare talenti da tutto il mondo finanziandoli per sviluppare i progetti innovativi. Qual è stata la visione degli amministratori? Oggi il paese è ricco, ma un giorno le miniere di rame si esauriranno. Per non farsi trovare impreparati, con il paese con l’economia ferma e la disoccupazione alle stelle, hanno deciso di investire in conoscenza, ricerca e innovazione e diventare l’hub tecnologico dell’America latina. Anche negli Stati Uniti l’economia postindustriale sta cambiando profondamente. Qual è invece la visione dei politici europei e del nostro Paese?”

La zingara di Giorgio Mottola
Se qualcuno si aspettava un cambiamento di verso nella gestione Zingaretti, rispetto a quella Polverini conclusa con gli scandali dei rimborsi, si sbaglia.
Altri dirigenti esterni, presi da fuori cioè, sono stati assunti. Familiari, amici, ex politici vicini al PD. Tutti nomi che erano noti in anticipo e non perché c'era una zingara che leggesse il destino dalla mano …

L'anteprima su Reportime
Da diversi mesi, in Regione Lazio non c’è quasi bando per dirigente di cui non si possa prevedere già in anticipo il vincitore. Tutti gli ultimi direttori generali sono stati scelti dopo rigorosissime selezioni, il cui esito era però era stato previsto da qualcuno con molti mesi di anticipo, in alcuni casi prima ancora che venisse indetto il bando. Attraverso questi concorsi sono stati nominati nella Regione guidata da Zingaretti finora ben 63 dirigenti esterni, quasi il doppio di quelli dell’epoca Polverini. Tra i vincitori e i nominati da Zingaretti ci sono anche dirigenti del Partito democratico, familiari di politici illustri, condannati e rinviati a giudizio. Tutti a libro paga della Regione con stipendi che oscillano tra i 100 mila e i 180 mila euro all’anno.

Infine un'inchiesta che spiega come funziona il meccanismo del gemellaggio di province, comuni e regioni: “Gemelli d'Europa” di Luca Chianca

L'Aiccre è l'associazione dei comuni, delle province e delle regioni che da più di cinquant'anni si occupa di gemellaggi con gli altri paesi europei. Era nata dalle esperienze europeiste di intellettuali della statura di Altiero Spinelli. In questi anni ha gemellato circa 2500 comuni con il resto d'Europa. Ma oggi chi la rappresenta? Da alcuni anni è in profondo rosso e la maggioranza dei dipendenti, dopo un periodo di cassa integrazione a zero ore, lavora solo 15 ore alla settimana. Tutto questo mentre i vertici nominati dai partiti da mesi annunciano la riduzione delle proprie indennità, ma al momento sono gli unici a mantenere i privilegi.