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02 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – le curve pericolose, il passito, i furbetti dei semi, le donazioni alla Leidaa e la Wip Finance

Finalmente il servizio che tutti i troll e hater della rete, specialmente tifosi di certe squadre, rinfacciavano a Report: i rapporti pericolosi tra Inter e Milan con diversi esponenti criminali delle curve, le infiltrazioni ndranghetiste e i segreti finanziari.

I nemici della sostenibilità ambientale

Un altro pezzo di Pnrr che si perde via, come anche la possibilità di trasformare le nostre città in luoghi più vivibili: uno degli obiettivi del piano era piantare 6,6 ml di alberi entro il 2024 per contrastare i cambiamenti climatici e contrastare la perdita della biodiversità.

Ma è stata l’ennesima occasione persa: anziché degli alberi ci siamo accontentati di piantare semi nei vivai.

Non tutti hanno per fortuna adottato la soluzione (furbetta) dei semi: a Genova, alla discarica di Scarpino, hanno messo a “dimora” 30mila piante: “a dicembre è avvenuta la fase di piantumazione in sito” spiega Agostino Ramella dirigente della città metropolitana di Genova “e no si è dovuto ricorrere ai semi piantati dentro i vivai”. Hanno sperimentato anche la via dei semi ma questa poi si è rilevata poco efficace, “perché abbiamo ingrassato i ghiri della zona”, diverse piante si sono seccate dopo la piantumazione, oltre a questo c’è stato il problema della siccità che ha infierito sulla vita delle piantine.

LAB REPORT: IL SEME DELLA DISCORDIA

di Roberto Persia

Collaborazione Stefano Lamorgese

Nel 2022, il PNRR prometteva 6,6 milioni di alberi con 330 milioni di euro. Nel 2024, l'obiettivo scende a 4,5 milioni di alberi e 210 milioni. Il problema? Mancano gli alberi.

I tempi del PNRR hanno imposto una logica economica alla crescita degli alberi. Con una produzione insufficiente, si è optato per contare anche i semi, trasformando la riforestazione in un’operazione contabile. La Corte dei conti ha sollevato dubbi sulla gestione, ma il Governo ha eliminato il "controllo concomitante", abdicando alla trasparenza.

Mentre le città metropolitane soffocano, la riforestazione rischia di restare una promessa vuota.

Le curve pericolosa

Il 4 settembre, un mese prima degli arresti di esponenti delle curve milanesi, decapitandone i vertici, viene ucciso Antonio Bellocco da Andrea Beretta, colpito da 11 coltellate letali: improvvisamente quello che prima era già noto a molti, diventava notizia nazionale, l’infiltrazione della ndrangheta dentro le curve di Inter e Milan.


Una questione di soldi e consenso – così la racconta a Report il giornalista Klaus Davi: “sembriamo sorpresi di qualcosa di cui se ne parlava” ammette il ministro dello sport Abodi “ma ci sono stati altri segnali in questa direzione di questa infiltrazione della criminalità organizzata.”
Sette anni prima di questa storia, era emerso da una indagine a Torino come la criminalità aveva infiltrato giù la curva della Juventus, due vicende speculari, quasi da copia e incolla.
Beppe Marotta, spiega il servizio di Report, sa bene quanto sono profonde le infiltrazioni criminali negli stadi fin dai tempi in cui era AD della squadra torinese.

Andrea Beretta coi magistrati ha raccontato di aver incontrato anche Marotta con cui parlava in milanese.

A valle dell’inchiesta della procura di Milano è stata aperta un’inchiesta dalla procura federale perché c’è un articolo che vieta espressamente i rapporti tra i tesserati e gli ultras: il giornalista di Report ne ha chiesto conto all’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, delle telefonate e Marco Ferdigo con altri calciatori.

Inzaghi ha spiegato di essere tranquillo “ho chiarito nelle sedi opportune tutto quello che dovevo dire e con molta tranquillità, non mi adesso di dilungarmi .. quello che dovevo dire l’ho detto.”

Dopo la vittoria del suo ventesimo scudetto, lo scorso aprile, la squadra è stata salutata a 9000 km di distanza dal presidente Zhang, in Cina a cercare di risolvere i problemi finanziari del gruppo Suning.

I dati finanziari del gruppo sono stati analizzati da un analista che Report ha contattato: “questi hanno fatto un casino che la Parmalat è niente in confronto” racconta ridendo al telefono al giornalista.

L’Inter appartiene ad un fondo americano, Oaktree a cui il gruppo cinese di Zhang ha concesso il timone non essendo in grado di restituire i 360 ml del prestito ricevuto.

Ma l’Inter non può fallire, come molte altre società di calcio a cui sono concesse deroghe che non vengono però date ad altre aziende italiane.

Il perché lo spiega il tifoso numero uno dell’Inter: “non è una normale società” secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa, tifoso della squadra, “una società dove il dare e l’avere si devono bilanciare, qui ci sono in ballo le emozioni, e quando ci sono in ballo le emozioni vanno gestite con una attenzione, una sensibilità diversa da qualunque altra attività imprenditoriale ..”
Che detto da un giurista non mi sembra una grande affermazione è stato il commento alle dichiarazioni di La Russa da parte dell’analista finanziario ed esperto di diritto penale, Gian Gaetano Bellavia perché “i bilanci non si fanno con le emozioni ..”

Le emozioni non hanno salvato Zhang: dopo non aver restituito il prestito da 360 ml a Oaktree, il 19 maggio il fondo americano ha preso il controllo della squadra di calcio: “i veri soldi li hanno messi gli americani” spiega Bellavia “che però non sono americani perché anche loro sono nelle Cayman, tutto il controllo arriva dalle Cayman, cioè nebbia..”

Nonostante il fallimento di Zhang e i bilanci negativi, lo scorso agosto il nuovo presidente della Covisop (la commissione per la revisione dei bilanci delle squadre) Tommaso Miele risponde agli esponenti della fondazione “identità bianconera”.
Ne parla l’avvocato Patrisso a Report “ci dice che tutti i controlli dovuti, nel rispetto delle norme federali, a loro avviso danno garanzia ampia del regolare svolgimento dei campionati e dell’equa competizione”.
Dunque la commissione sui bilanci Covisoc assicura che non ci sono anomalie: è la stessa commissione che nel mese di maggio, quando scoppia il caso Inter, viene di fatto commissariata dal governo Meloni. Il ministro dello sport Abodi annuncia che i controlli sulle squadre di calcio saranno condotti da esperti esterni e di nomina governativa.
La commissione dovrebbe controllare anche le effettive proprietà delle squadre, come l’Inter? Il ministro Abodi spiega a Report di non voler mettere in discussione la serietà e la correttezza, “perché sarebbe grave e superficiale da parte mia e anche inopportuno, lo dovremo dimostrare però che una commissione indipendente ed esterna al sistema da un lato possa rispettare le decisioni e dall’altro garantire una maggiore efficienza. E questo non solo vale per i controlli economici, i corretti adempimenti nei confronti dei tesserati, ma anche la struttura proprietaria dei club, come prevedono le norme federali, deve esserci trasparenza. ”
A Report il ministro aggiunge che, pur essendoci una norma sulla trasparenza, nel passato è mancata la corretta applicazione sistematica della norma, puntuale ed efficace “che potesse mettere tutti in condizioni di vedere cosa c’è dentro questa scatola che deve essere di vetro.”
Ma queste sono accuse che il numero uno del calcio italiano respinge: il presidente Gravina racconta che tutte le decisioni della Covisoc che sono state impugnate presso organi terzi, come il TAR e il Consiglio di Stato, hanno sempre dato ragione alla Covisoc.
Dunque non c’erano condizioni che ostacolavano il controllo delle società: ma come mai Gravina e la Federcalcio e la Covisoc non ha sentito la necessità di approfondire la questione del passaggio del controllo dell’Inter al fondo Oacktree nel maggio scorso?

Molte volte si confonde il debito del club con il debito che è in capo al titolare del club” risponde Gravina, come a dire che questi controlli non dovevano essere a capo della commissione. E sull’Inter aggiunge che il problema non è il debito, ma il vivere nelle condizioni di poter soddisfare il debito.

Ma nonostante questo il 17 maggio il sindaco Beppe Sala consegna ai vertici del club l’Ambrogino d’Oro: alla consegna dell’onorificenza il presidente Marotta ha voluto ribadire come la squadra intenda continuare con questa striscia di successi, alzando ancora di più l’asticella. Quale asticella?

Ci ci nasconde dietro l’azione dei magistrati, “aspettiamo l’esito delle inchieste”?

Non dovremmo aspettare le indagini per commentare le immagini dove l’attuale ministro dei trasporti, Matteo Salvini, tifoso del Milan, abbraccia Luca Lucci, capo ultras della curva. Un leader criminale accusato dalla procura di essere anche il terminale finale di traffici di droga, capace, in nome degli affari, di stringere patti di non belligeranza coi rivali dell’Inter.

C’è una intercettazione dell’incontro tra Lucci e Beretta in cui i due parlano proprio di questo patto “perché siamo tutti ragazzi seri, ragazzi per bene..”
Ma Lucci ha continuato a fare i suoi affari nello stadio: ne parla l’ex capo dei commandos tigre Anghinelli “se non l’arrestavano, avrebbe continuato ancora adesso, perché là c’è ancora qualcuno”.
Milan e Inter erano d’accordo sulla gestione di questi affari: Anghinelli conosce le regole del mondo ultras e il codice e sa che dietro la fede si nascondono gli affari, la rivendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi, il business del merchandising. Quegli affari che i capi criminali delle curve riescono a mettere in piedi esercitando pressioni sui club, come si evince da una intercettazione tra il capo degli ultras Marco Ferdico e Matteo Norrito (un pugile interista che oggi figura tra i 19 arrestati dalla procura di Milano): “sarà bene che entro il 16, 17 ci danno una risposta, se riesce, che sennò io metto in piedi .. io faccio finta di contestare la società, la campagna acquisti, ma gli faccio arrivare qualcosa, o mi danno le tessere o è guerra”.

C’è un forte rapporto tra i capi ultras e i dirigenti delle società: “tu mi devi dire come mai la curva sud del Milan sono seimila persone, se tu vuoi un biglietto, è tutto prenotato, perché già loro hanno tutte le tessere, chi gliele da stè tessere e gli abbonamenti? La società. Certi del direttivo [della curva] vanno in giro per lo stadio col braccialetto ” spiega a Report Anghinelli “i soldi sono tanti, sono due milioni di euro che guadagnano in un giorno solo coi biglietti..”

Solo per la finale di Champions del 2023 col City, Beretta, Bellocco e Ferdico si mettono in tasca 150 mila euro ciascuno dalla rivendita dei biglietti, una circostanza che lo stesso Beretta ha raccontato in uno dei suoi interrogatori: “nell’ultima Champions, quella persa in finale col City io mi sono portato a casa 150 mila euro, 150 Marco e 150 Bellocco, tutta la società dell’Inter lo sapeva che dietro la We are Milano c’ero io che muovevo i fili, perché io ero il responsabile dichiarato della curva nord..”

Il 27 novembre si tiene un evento a Roma dedicato al mondo del calcio: alla kermesse organizzata dal Corriere partecipano i rappresentanti delle istituzioni e i presidenti di club, compreso il numero uno del Milan, Paolo Scaroni.

Nessuno, nemmeno Scaroni, vuole parlare delle indagini milanesi, delle infiltrazioni criminali e dei rapporti di questi personaggi con la società.
Stiamo parlando di personaggi con dietro un Daspo anche da 15 anni parlavano con dei dirigenti di club: il presidente di Federcalcio Gravina a risposto che ci sono delle indagini quindi bisogna aspettare per capire i reali contenuti di queste relazioni..

Tutti sapevamo, dai vertici delle curve fino ai dirigenti delle squadre. Ma sono stati tutti zitti.

Nel servizio si tornerà a parlare della Juventus: Report è venuta in possesso di una mail in cui Fabio Germani (ex capo ultras) scrive a Stefano Marulla, responsabile biglietteria della Juventus riporta una lista di biglietti che la squadra avrebbe dovuto assicurare a Rocco Dominello. L’uomo delle cosche poteva vantare una posizione dominante anche grazie ai rapporti che, secondo Report, aveva con Andrea Agnelli.

Dominello era, per la Juventus, il referente per i rapporti con tifoseria: di questo ne parla lo stesso Germani quando racconta “vedevo Dominello in rapporti molto amichevoli con dirigenti della Juve, cosa di cui ero all’oscuro”.

Anche rapporti personali con Andrea Agnelli: a processo quest’ultimo ha detto di aver visto Dominello sempre con gli altri tifosi e di non averlo incontrato singolarmente. Circostanza smentita da Germani che invece riporta di diversi incontri nello studio privato in piazza CLN dove c’è l’immobiliare di famiglia, “io l’ho visto, l’ho aspettato sotto”.
Germani ha poi raccontato, tramite messaggio vocale, un’altra storia inedita: un pomeriggio avevano un appuntamento in piazza San Carlo a Torino, dopo averlo chiamato diverse volte, Dominello al telefono lo invita ad andare in piazza CLN e suonare ad un certo numero. Germani sale al sesto piano ed entra in uno studio dove sono presenti D’Angelo (il security manager della Juve), Dominello e l’AD della società immobiliare di Andrea Agnelli.

Mi sono reso conto che per le cose ufficiali potevi andare dalla Juventus e per le cose meno ufficiali nell’immobiliare di fiducia per non farti vedere.”

La scheda del servizio: IL DERBY D’ITALIA di Daniele Autieri

Collaborazione Andrea Tornago

I segreti delle infiltrazioni mafiose e quelli finanziari della squadra Campione d’Italia. Report ricostruisce i risvolti inediti dell’inchiesta sulle infiltrazioni nella tifoseria dell’Inter e svela un collegamento tra le infiltrazioni della ‘ndrangheta emerse nel 2017 nella Juventus e quelle attuali nella città di Milano. L’inchiesta mette in luce le responsabilità dei Club e delle istituzioni sportive, tanto sul fronte criminale, quanto su quello finanziario. Per la prima volta parla un analista che nel 2020 stilò un report dal quale emergevano anomalie sul bilancio dell’Inter, e rivela di aver comunicato quelle informazioni alle massime istituzioni sportive, Federcalcio e Uefa. Nessuno però è mai intervenuto e chi ha tentato di farlo ha subìto pressioni affinché non fossero alterati gli equilibri del Campionato.

Come viene fatto il Passito in serra

Per ridurre i tempi di essiccamento delle uve da cui poi si produce il famoso Passito di Pantelleria, un produttore ha pensato di usare la strada delle serre. Nelle serre si raggiungono temperature di 70 gradi che “cuociono l’uva come fosse un forno lento”. Ma che differenza c’è tra un appassimento in filiera e uno in serra? Hanno gusti diversi – racconta a Report il presidente delle cantine Abraxas – gusti diversi che poi ti ritrovi nel prodotto finale

Perché più alta è la temperatura a cui sono sottoposte le uve e maggiore è la degradazione di queste sostanze aromatiche (che danno il sapore al vino).
Ma il Consorzio di tutela del Passito è mai intervenuto, ha fatto qualcosa per cercare di eliminare questa contraddizione col disciplinare? Al momento no, racconta il servizio di Report.
Benedetto Renda è presidente del Consorzio dei vini Doc di Pantelleria: a Report spiega che questo procedimento, le serre, è solo un accelerare leggermente quello che è il processo di essiccazione. In realtà i tempi di essiccazione si dimezzano, l’uva appassisce prima e può essere sostituita con altra, sotto le serre, aumentando la produzione, risparmiando tempo e spazio.
Il disciplinare del passito di Pantelleria vieterebbe l’essiccazione in serra (“in ambienti condizionati”) ma, guarda caso, il presidente del Consorzio di tutela è anche un produttore di questo vino (Donnafugata SRL) dove si usa il procedimento in serra e dunque, a domanda di Report, risponde che tutto avviene nel rispetto delle norme.

La scheda del servizio: VINO IN SERRA di Emanuele Bellano

Collaborazione Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Il Passito di Pantelleria è un vino dolce apprezzato in tutto il mondo. La produzione si basa sull'appassimento delle uve di zibibbo sfruttando il sole d'agosto dell'isola e seguendo un metodo tradizionale: le uve appena raccolte vengono stese sugli "stinnituri", gli stenditoi in pietra esposti a sud tipici della tradizione pantesca. La lentezza del processo di produzione insieme ai rischi, alle difficoltà e al territorio geograficamente limitato, fa sì che il Passito di Pantelleria arrivi a costare anche 65 euro a bottiglia. Ma il più grande produttore dell'isola ha da tempo adottato un altro metodo per essiccare le uve: le serre. Con temperature che superano i 60 gradi, le serre riducono i tempi di essiccamento ma intervengono anche sul sapore delle uve appassite. Il controllo delle procedure di produzione è in mano al consorzio di tutela del Passito di Pantelleria Doc, di cui un’azienda in particolare è uno dei soci principali. E finora ha ritenuto di non dover intervenire.

Dove finiscono le donazioni alle associazioni per gli animali?

Quanto è trasparente il meccanismo delle donazioni fatte verso le associazioni a difesa degli animali? Report è venuta in possesso di materiale esclusivo inerente la contabilizzazione della società Leidaa, di cui è presidente Michela Vittoria Brambilla, trovando delle spese quanto meno anomale. C’erano fatture intestate alla Leidaa ma altre non c’entravano nulla coi cani, come alcune che hanno come fornitore la “Autoblu SRL”, società di noleggio auto: questa società offre il servizio di noleggio con vetture di alta gamma con tanto di autista.



L’azienda – racconta a Giulia Innocenzi un lavoratore della Onlus – serviva [la Brambilla] quando lei andava a Roma in Parlamento “la mia collega ha chiamato la Autoblu per chiedere se avesse un’altra azienda che potesse risultare come fornitore. ”
Infatti le fatture successive hanno come fornitore non più Autoblu SRL bensì La Valle Beniamino, tutte e due le società hanno lo stesso indirizzo e email, nell’oggetto della fattura scompare il noleggio ed è invece presente la scritta “servizi resi per vostro conto”.

Continua il dipendente della Onlus: “immagina una associazione del terzo settore che prende il 5 per mille con su scritto Auto Blu, sono cose incompatibili con una associazione che si occupa di aiutare gli animali”.

In totale, Leidaa ha pagato un totale di fatture alla Autoblu per 7515 euro: nel periodo natalizio vengono fatti due acquisti di bottiglie, uno da 1263 euro e l’altro da 2550 euro per l’acquisto di 15 bottiglie da 139 l’euro l’una.

Ma ci sono criteri da rispettare per le associazioni di volontariato sulle spese che possono sostenere? “C’è solo il buon senso” spiega l’esperto di diritto penale all’economia Bellavia “io spendo per le necessità dell’associazione, per fare un rifugio per dar da mangiare agli animali, per soccorrerli, per pagare i veterinari.”

Pagare delle bottiglie 140 euro non avrebbe senso..
Ci sono poi altre fatture, di cui Report è venuta a conoscenza, tutte intestate alla Leidaa per servizi dell’albergo Principe di Savoia a Milano, un albergo a 5 stelle, come l’affitto di una sala per 1400 euro, un evento comprensivo di pranzo da 4675 euro e una notte in cui Michela Vittoria Brambilla risulta aver soggiornato nell’albergo con cena in camera per la cifra di 3200 euro, per un totale in una sola ricevuta da 17165 euro. Ma il totale delle ricevute pagate dalla Leida somma a 29761 euro.

Tutto regolare, ci mancherebbe, ma cosa c’entra questo con la tutela degli animali, con una associazione senza fini di lucro, anche perché quando la Brambilla doveva incontrare qualcuno lo faceva nella sede della Leidaa al centro di Milano, in via Mozart.

L’associazione per questa sede vicino al quadrilatero della moda paga un affitto di 3000 euro al mese: “avessimo una casa di moda, ha senso” commenta Bellavia “un’associazione che favorisce il recupero e il sostentamento degli animali può stare benissimo anche in una zona periferica”, dove magari coi soldi risparmiati riesce a fare di più per gli animali.

La scheda del servizio: BENESSERE PARLAMENTARE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Sono tanti i cittadini che con generosità donano in favore di associazioni che si battono per la protezione degli animali. Tutte le donazioni vanno a finire a destinazione? Grazie a documenti esclusivi, Report mostrerà spese anomale, di cui siamo andati a chiedere conto anche a un importante politico.

Chi sta dietro Wip Finance?

Sabato 1 febbraio è uscita una anticipazione di quanto verrà raccontato stasera da Giorgio Mottola: i rapporti tra la ministra Santanché e il “business developer” Altair D’Arcangelo della Wip Finance (la società che ha rilevato le quote di Visibilia) risalirebbero a ben prima dello scorso anno: lo racconta Nicola Borzi sul Fatto Quotidiano

Visibilia, il legame del 2022 tra D’Arcangelo e Santanchè

Interessi - La ministra partecipò a un convegno organizzato dal Fondo Virgo dell’intermediario e da Luca Paolorossi, oggi sindaco di Filottrano

Filottrano, popoloso borgo delle Marche a poca distanza dalla riviera del Conero, da qualche mese tiene banco nelle cronache dei media locali anche per il suo sindaco, l’imprenditore della sartoria Luca Paolorossi, eletto a giugno 2024 per una lista civica ma candidato alla Camera nel 2008 per Forza Nuova. Paolorossi da anni scatena polemiche per le sue uscite assai “politically uncorrect”. È qui che il 9 dicembre 2022 Daniela Santanchè, meno di 50 giorni dopo essere stata nominata ministro del Turismo, ha incrociato per la prima volta il gruppo Virgo di Altair D’Arcangelo. Una intersezione significativa, perché retrodata di due anni i contatti tra la politica e l’imprenditore che a Report si è proclamato “business developer” del contratto preliminare annunciato il 24 dicembre scorso con il quale Wpi Finance, sconosciuta società svizzera, progetta di acquisire Visibilia dalla senatrice di Fratelli d’Italia al prezzo di 2,7 milioni.

Nell’articolo si parla anche dei rapporti imprenditoriali tra il sindaco di Filotrattano Paolorossi, D’Arcangelo e la sua Virgo e il deputato PD De Zanle cui attività imprenditoriali sono legate a D’Arcangelo da sponsorizzazioni, come quelle al Gay Pride di Padova del quale pure Paolorossi è stato sponsor.

La scheda del servizio: QUESTIONE DI FIDUCIA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report è in grado di rivelare un nuovo colpo di scena nella vicenda della vendita di Visibilia da parte di Daniela Santanchè alla misteriosa Wip Finance. L’inviato Giorgio Mottola è riuscito a scoprire chi sarebbe il vero proprietario della società anonima svizzera. Emergerebbe un’altra storia inquietante che getterebbe ombre sempre più pesanti sulla operazione finanziaria di cui è protagonista la ministra del turismo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 gennaio 2023

Report – la latitanza di Messina Denaro, Wikipedia e i bilanci bianconeri

Mi chiamo Matteo Messina Denaro di Paolo Mondani

Non poteva non cominciare con l’arresto del boss Matteo Messina Denaro la puntata di Report: nell’anteprima è andato in onda un servizio già andato in onda sulla storia del capo mafia, dei segreti di Riina di cui sarebbe custode, quando la mafia si lanciò nel progetto separatista con le leghe meridionali che avevano dentro massoni e vecchi politici.
E poi i rapporti con gli imprenditori e con pezzi dello Stato: come il finanziare Pulici, indagato e poi assolto dall’accusa di rivelazione di segreti dall’ufficio del pm Teresa Principato. Nell’ufficio della procuratrice era stata rubata una pen drive e un computer che contenevano la storia di Messina Denaro, una sparizione su cui nessun giudice ha indagato.
Servizi deviati allora? Oggi Pulici preferisce non pensare male..
Ci sono poi le logge massoniche di cui parla un teste anonimo a Mondani: un esponente del servizio segreto civile era in rapporto con Messina Denaro ma era un infiltrato della mafia, era l’ufficiale di collegamento tra mafia e servizi.

Il capomafia aveva scritto un libro, lettere a Svetonio, lettere indirizzate all’ex sindaco di Castelvetrano Vaccarino, uomo dei servizi: erano delle lettere o dei messaggi?
A Capo Granitola, a pochi km da Castelvetrano, c’è una vecchia tonnara ristrutturata: dovrebbe esserci una sede del CNR, su cui ha investito soldi lo Stato, ma dei 100 ml del PON non è stato speso nulla, sono spuntati consorzi che hanno preso soldi. Nel feudo del capo di cosa nostra.
C’è poi la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino: in essa il giudice annotava tutto delle sue indagini, doveva essere recuperata a qualunque costo da chi ha organizzato la strage. Sul luogo della strage erano presenti uomini dei servizi segreti, attorno alla macchina di Borsellino in fiamme. Non erano interessati ai morti.

Salvatore Baiardo, il favoreggiatore della latitanza dei Graviano sostiene che l’agenda oggi è in più mani: non solo Graviano e Messina Denaro la conoscono, quella agenda era interessante anche a uomini dei servizi e dello Stato.
Con quell’agenda, con i segreti della trattativa, Messina Denaro ha portato avanti i suoi ricatti.

Il ROS, che oggi ha catturato il capomafia è quello che nel 1993 scelse di non perquisire il covo di Riina: le sue carte, i segreti di Riina furono poi portati a conoscenza di Messina Denaro, contribuendo al suo potere di ricatto con lo stato.
Questo spiega la sua inafferrabilità, fino ad oggi almeno.

Chissà se col suo arresto cadrà anche il suo potere di ricatto e si potranno conoscere i segreti dietro le stragi. I mandanti esterni, per esempio. Le carte di Riina.

Il BIANCO E IL NERO di Daniele Autieri

A due giorni dall’assemblea dei soci, la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici del club bianconero.

L’inchiesta della procura torinese ha rinviato a giudizio 12 manager della squadra, tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli: l’inchiesta mette in discussione un decennio di gestione e per il direttore finanziario Stefano Bertola le lancette della storia tornano indietro ai tempi di calciopoli quando il trio Bettega, Moggi e Giraudo dettava la sua legge negli stadi di mezza Italia.
In una intercettazione del luglio 2021 Bertola parla con Cherubini, direttore sportivo della squadra: “la situazione è davvero complicata, io in 15 anni faccio un solo paragone, calciopoli! Io solo quella l’ho vista più complicata, ed era fuori controllo perché minchia c’era tutto il mondo che ti sparava merda. Questa ce la siamo creata noi.”

Il filo rosso che collega l’ultimo scandalo juventino con Calciopoli viene tirato il 27 dicembre scorso quando Luciano Moggi, radiato a vita dalla Federcalcio, si presenta all’assemblea della società e regala ad Andrea Agnelli una chiavetta che contiene le verità secondo l’ex DS sulla tempesta giudiziaria del 2006. La stessa chiavetta è stata consegnata anche a Report in un hotel a Mergellina che per anni è stato il riparo preferito da Maradona.

E’ veramente come Calciopoli, come dice Bertola - solo che stavolta l’abbiamo fatta noi, come dice Bertola?
Risponde Moggi: “Bertola se stava zitto guadagnava un tanto, perché lui era l’amministratore, lui era quello che doveva correggere, quello che riuscivano, che non dovevano fare praticamente quelli che agivano sul calcio. Paratici e compagni, li doveva correggere in maniera tale da non andare fuori dal seminato.”

A novembre il cda della Juventus si dimette in blocco: secondo l’accusa il vertice avrebbe frodato gli azionisti, costruendo bilanci taroccati.
Secondo la procura tre campionati sarebbero stati giocati con bilanci truccati: si parla di false fatturazioni, ostacolo alla vigilanza. In questa indagine sono emerse delle intercettazioni imbarazzanti e anche un libro, il “libro nero di FP”, ovvero Fabio Paratici.
Nel 2020 per sistemare i bilanci, Agnelli invia una mail al gruppo di lavoro dove si scrive che si devono fare azioni di recupero per le perdite.
La Juve ha bruciato 620ml, racconta il giornalista Pavesi, l’aumento di bilancio deciso dalla società servirebbe a coprire questi buchi.
Exor, la cassaforte degli Agnelli è al corrente della situazione disastrosa della squadra, delle plusvalenze per abbellire i bilanci.

Agnelli ne parla con John Elkann in una intercettazione del settembre 2021, della necessità di usare le plusvalenze, per sanare le perdite.
Con queste plusvalenze la Juve genera quasi il 30% dei proventi – racconta il servizio: sono plusvalenze artificiali, oppure a specchio: due squadre si scambiano i calciatori, non gira denaro, servono solo ad aumentare in modo fittizio i ricavi. Tra il 2020 e il 2021 fare plusvalenze era il mantra della Juve, usato dal DS Paratici: nell’ufficio di Cherubini, vice di Paratici, i giudici hanno trovato il suo libro nero, con le sue pratiche di mercato.
“Ho venduto l’anima” ammette in una intercettazione Cherubini.
Oggi Paratici è in Inghilterra e lavora per il Tottenham: con Report ha scelto di non parlare, perché c’è l’inchiesta.
Per abbattere il debito da 220 a 100ml Paratici esegue una serie di azioni correttive, di cui ne parla con Agnelli in una mail del febbraio 2021: sono azioni fatte con plusvalenze
(fatte con la complicità di altre squadre), dove i giocatori sono pedine con cui far tornare i conti, secondo gli inquirenti la prova di questo è in un manoscritto su carta intestata intitolato “mercato” e trovato nell’ufficio di Cesare Gabasio, il responsabile delle questioni legali della Juventus. Nell’appunto vengono scritti i valori economici degli scambi da realizzare anche quando il giocatore è ancora da individuare, inserendo al posto dei nomi la lettera X. E che fosse il calcio delle figurine contabili e non dei giocatori veri lo sapeva anche chi poi avrebbe fatto i conti sul campo, l’allenatore Allegri, come emerge da una intercettazione.

“Il mercato di oggi è quello vero, dove uno va e compra quello che gli serve. Cioè tu devi capire che il mercato dell’anno scorso era solo plusvalenze quindi era un mercato del ca..”.

I punti centrali dell’inchiesta sono questi, salari dei giocatori e plusvalenze: come azienda quotata in borsa la Juve dovrebbe dichiarare il valore delle sue azioni.

Anche il taglio dei salari ai giocatori sarebbe falso, i soldi sarebbero rientrati da altra via.

Nel marzo 2020 l’Italia entra in lockdown, il 28 marzo la Juventus annuncia che i giocatori avrebbero rinunciato a 4 mensilità, ma era un falso: tre mensilità sarebbero state versate.
Un accordo noto ai giocatori come al capitano Chiellini: così la Juve potrà scrivere a bilancio un valore falso, con le 4 mensilità non versate.
In questa manovra stipendi viene coinvolto anche Rinaldo, con un accordo che prevede il pagamento posticipato di 19 ml: esisterebbe una scrittura privata tra la squadra e un’altra persona al posto del calciatore, dove si parla di questi milioni.
La scritture private per integrare gli stipendi non sono state rese note ai mercati, i soldi sono stati rigirati ai calciatori dopo aver depositato il bilancio: anche i calciatori sarebbero complici di questo giochetto.
Attorno a questa macchina da soldi che era la Juve, con la sua contabilità in nero, giravano anche gli agenti e i procuratori sportivi. Report racconta della storia di Spinazzola, che viene venduto alla Roma ma l’operazione non la firma il suo agente ma un altri.
Le operazioni poco trasparenti sono portate avanti anche con l’aiuto di altre squadre: nell’inchiesta si parla della Sampdoria, dell’Atalanta e del Genoa.

Il servizio di Report racconta di una cena in cui erano presenti i presidenti di alcune squadre e il presidente di Federcalcio Gravina.
Una cordata di presidenti, con la Lega voleva che nel calcio entrassero i fondi stranieri per immettere capitali nel calcio.
Ogni anno consuntivano costi per 3miliardi di euro, nel 2021 avevano debiti per 4 miliardi di euro – racconta il consulente di Report Bellavia: chi glieli paga questi debiti?
Gravina sapeva già nel settembre 2020 delle plusvalenze irregolari – racconta una fonte anonima a Report: poi nel 2021 la Covisoc presenta a Gravina la loro analisi sulle operazioni sospette, comprese quelle della Juve.
Covisoc consegna poi le carte alla procura federale ad aprile 2021: la procura federale all’inizio si è mossa lentamente – racconta il manager sportivo a Report – poi però subiscono una accelerazione ma dopo un anno.
Nel 2022 però la procura federale archivia tutto, per il principio che non è possibile questionare il valore dei calciatori a prescindere, mancano criteri oggettivi per la valutazione del loro valore.
Il sospetto è che la procura sapesse che queste plusvalenze erano usate da tanti e che rischiava di cadere tutto.
N
el frattempo è intervenuto lo Stato: le squadre potranno spalmare i debiti con lo Stato per le tasse non pagate in comode rate..

LA COMMUNITY di Emanuele Bellano

Confesso di aver donato anche io per Wikipedia, per tenere in piedi questa enciclopedia online gratuita e aperta a tutti. Perché il sapere deve essere aperto a tutti.

260 miliardi di pagine visitate l’anno, Wikipedia è uno dei primi siti nel web al mondo ed è non profit: i suoi contributi sono creati da volontari in tutto il mondo che creano informazione, correggono, aggiungono nuovi pezzi alle pagine.
La fondazione Wikimedia foundation, che gestisce la parte amministrativa, è invece pagata: oggi però ha creato una società di profitto, con sede in un paradiso fiscale, che venderà contenuti alle grandi aziende della rete.

La conoscenza rende le persone più forti, racconta a Emanuele Bellano l’utente Will, membro della community Wikipedia.
Grazie ai banner e alle donazioni della community la fondazione ha raccolto 250ml di dollari: per gestire i suoi progetti non servono questi soldi, cosa se ne fanno adesso?
Il sito non rischia la chiusura senza le donazioni, ci sono riserve per 240 ml di dollari, a cui si aggiungono altri 100ml dentro un’altra fondazione.
I costi per la gestione del sito sono stimati in circa 15 ml annui, con i suoi 350 ml di dollari da parte in pancia alla fondazione Wikimedia Foundation sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza della sua enciclopedia per i prossimi 23 anni senza bisogno di altre donazioni.
Report ha posto la domanda a Peter Forsyth membro della Wikipedia community: “La Wikimedia foundation è di fatto la sola organizzazione al mondo che può chiedere denaro a ognuno degli utenti che consultano il sito in tutto il mondo. Questa sua posizione privilegiata le rende molto semplice raccogliere soldi e il denaro è come una droga: quando fare soldi è facile, è davvero difficile smettere di farne sempre di più.”

Quando un’organizzazione guadagna così facilmente tanto denaro può permettersi di pagare anche a peso d’oro il suo staff: 355mila dollari per il capo del reparto tecnologico, 400mila dollari per un’altra top manager. In totale i top manager sono stati pagati 4 ml di dollari nel complessivo, sono proprio tanti soldi. Ne parla Zachary Mc Dowell docente della Chicago University “per una struttura come Wikipedia che si basa sul lavoro volontario e non retribuito della sua community, sono davvero tanti soldi”.

I soldi usati per finanziare i progetti di Wikipedia come sono usati? Non si sa, perché coprono un’area molto ampia, non sappiamo chi riceve i soldi e per quali progetti sono usati, non sono nemmeno comunicati in modo chiaro dal sito della fondazione.
Il fondo Wikimedia Endowment possiede un tesoretto di 113ml di dollari, che non ha presentato nemmeno un bilancio
ed è posto all’interno di un’altra fondazione, Tides (probabilmente per godere di altri vantaggi fiscali).
A gennaio 2020 è nato il progetto Wikipedia enterprice per vendere dati alle corporation, come Google e Amazon: una scelta contraria allo spirito iniziale di Wikipedia, una enciclopedia nata dal lavoro di migliaia di volontari.
Per questo scopo è nata la Wikimedia LLC, nel paradiso fiscale del Delaware: nessun bilancio, nessuna trasparenza, nessuna tassazione sugli utili..

Quanto è affidabile Wikipedia? Avere una pagina su Wikipedia dà visibilità alle aziende e alle persone, consente la spunta blu su Twitter.

Anche per persone come Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico ben noto: la sua pagina su Wikipedia italiana è stata cancellata nel 2016, nonostante la sua notorietà.

La spiegazione di Wikimedia Italia è poco credibile, sostenendo che non vogliono creare biografie dentro l’enciclopedia, cosa non vera.
Report ha poi parlato delle agenzie che costruiscono la reputazione delle persone su Wikipedia: Luca Poma, docente di management reputazionale a Roma, si era accorto di una scheda su Wikipedia dove si parlava di lui.

Il professore ha poi rintracciato una agenzia che pubblica contenuti, “che fa lifting positivo” sulla sua scheda: questa agenzia farebbe da intermediazione tra l’utente e l’editor di Wikipedia, che effettuerebbe poi le modifiche alla scheda.

È qualcosa in conflitto di interesse coi principi di Wikipedia: nessuno potrebbe promuovere se stesso, i suoi prodotti o per qualcuno che paga.
È successo col profilo di Mike Pence, con la pagina sulle torture di Guantanamo. Oggi c’è il rischio che agenzie governative, servizi, possano alterare i contenuti di Wikipedia, in modo da abbellire la realtà.
Lo ha fatto anche Report, col curriculum di Chiara D’Ambros dove le fonti erano imprecise o false.

I giornalisti sono entrati in contatto con editor su commissione dal Pakistan o dal Kenia.
Alla fine per 250 euro si arriva ad una pagina nuova, con contenuti falsi: è un rischio noto a Wikimedia Italia, ne sono consapevoli perché è una enciclopedia aperta.

Ma le pagine di Wikipedia diventano anche un campo di battaglia: mentre il 24 febbraio scorso le truppe di Mosca attraversano il confine ucraino dando via ad una guerra devastante e prolungata, parallelamente su Wikipedia scoppiano battaglie mediatiche tra fazioni filorusse e filoucraine. La voce Reggimento Azov per esempio subisce tra il 24 febbraio e il 24 marzo ben 98 modifiche mentre in precedenza non ha mai superato più di 5 variazioni al mese. Uno degli utenti più attivi su questa voce è l’utente Mhorg: non è facile risalire a chi stia dietro questo nome, perché non dovrebbe essere individuabile e non si vuole che lo sia – spiega Fabio Brambilla, amministratore di Wikipedia Italia. Non ci sono mezzi per arrivare a risalire alla persona fisica.

Questo utente è uno degli autori delle modifiche della voce sulla “strage di Odessa”, che oggi si chiama “rogo di Odessa”: la narrazione cambia volto, per sposare una narrazione più o meno filo russa o filo ucraina.

Quella di Wikipedia non è una verità rivelata, dietro c’è il lavoro di persone ispirate da un principio di trasparenza, ma ci sono dietro anche conflitti di interesse, conflitti tra persone con le loro ideologie. Più simile ad una social network che ad una vera enciclopedia: ma rimane un qualcosa di unico, da tutelare anche. 

Anteprima inchieste di Report – Wikipedia, l’inchiesta sulla Juventus e i medici a gettone

La trasparenza e l’attendibilità di Wikipedia, l’enciclopedia pubblica più famosa al mondo.

Poi un servizio sull’inchiesta sulla Juventus e sui suoi bilanci. Infine un servizio dedicato alla salute, sulla carenza dei medici di base e negli ospedali.
Alla fine della scorsa puntata Ranucci aveva anticipato anche un servizio sugli chef stellati, ma non è chiaro se andrà in onda stasera o prossimamente: il loro è un mercato di nicchia, gli stellato sono solo lo 0,2% dei ristoratori e hanno un fatturato che non raggiunge solo lo 0,4% del totale. Ristoranti insostenibili dal punto di vista economico, perché il vero business è altro, la notorietà e poi le apparizioni in TV.

Sempre tra le anteprime dei servizi che si possono trovare sui canali social di Report si parla di un servizio, poi non presente nella newsletter della trasmissione: riguarda l’installazione di antenne telefoniche sopra i campanili delle chiese italiane (come a Pontedera, arcidiocesi di Pisa), per cui l’ente ecclesiastico incassa affitti di locazione. Ma questo è in contrasto con la finalità di culto che consente alla curia di non pagare le tasse allo Stato. Per chiarire, a Pontedera la diocesi paga allo Stato (circa 300 euro al mese spiega l’economo), ma fanno lo stesso le altre diocesi?

L’enciclopedia più famosa al mondo

Una volta c’era la Treccani e le altre enciclopedie che avevamo in caso e consultavamo alla bisogna: oggi c’è Wikipedia, comoda, accessibile ovunque anche tramite il cellulare. Trovi di tutto dentro questa enciclopedia online che si basa sul contributo di migliaia di volontari e che dietro ha una fondazione no-profit che si appoggia alle donazioni. Si parla di 350 ml di dollari con cui si garantisce il servizio meritevole ma anche gli stipendi dei manager: sorprende, in negativo, scoprire come questa fondazione tramite una società off-shore si appresti a vendere i contenuti alle 4 compagnie Big Tech. Report è la prima trasmissione di giornalismo ad aver fatto una due diligence su Wikipedia e indagherà anche sull’attendibilità delle fonti e come sia facile costruire una pagina contenente informazioni false.

Mentre il 24 febbraio scorso le truppe di Mosca attraversano il confine ucraino dando via ad una guerra devastante e prolungata, parallelamente su Wikipedia scoppiano battaglie mediatiche tra fazioni filorusse e filoucraine: la voce Reggimento Azov per esempio subisce tra il 24 febbraio e il 24 marzo ben 98 modifiche mentre in precedenza non ha mai superato più di 5 variazioni al mese. Uno degli utenti più attivi su questa voce è l’utente Mhorg: non è facile risalire a chi stia dietro questo nome, perché non dovrebbe essere individuabile e non si vuole che lo sia – spiega Fabio Brambilla, amministratore di Wikipedia Italia. Non ci sono mezzi per arrivare a risalire alla persona fisica.

Nel servizio si parlerà anche della storia della pagina di SalvatoreAranzulla: da Instagram

Salvatore Aranzulla è un blogger italiano, noto come divulgatore per la risoluzione di problemi per la tecnologia dell’informazione del grande pubblico italiano.
E’ probabilmente conosciuto da ogni utente italiano di internet, ma la pagina Wikipedia italiana che lo descrive è stata cancellata. Perché?
“La procedura è stata avviata da un utente che si è poi scoperto essere un blogger con un sito internet molto simile al mio”, racconta Aranzulla. Ma chi controlla la correttezza delle procedure?

I costi per la gestione del sito sono stimati in circa 15 ml annui, con i suoi 350 ml di dollari da parte in pancia alla fondazione Wikimedia Foundation sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza della sua enciclopedia per i prossimi 23 anni senza bisogno di altre donazioni.
Report ha posto la domanda a Peter Forsyth membro della Wikipedia community: “La Wikimedia foundation è di fatto la sola organizzazione al mondo che può chiedere denaro a ognuno degli utenti che consultano il sito in tutto il mondo. Questa sua posizione privilegiata le rende molto semplice raccogliere soldi e il denaro è come una droga: quando fare soldi è facile, è davvero difficile smettere di farne sempre di più.”

Quando un’organizzazione guadagna così facilmente tanto denaro può permettersi di pagare anche a peso d’oro il suo staff: ne parla Zachary Mc Dowell docente della Chicago University “per una struttura come Wikipedia che si basa sul lavoro volontario e non retribuito della sua community, sono davvero tanti soldi”.

La scheda del servizio: LA COMMUNITY di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Greta Orsi

Wikipedia è un'enciclopedia libera fondata da Jimmy Wales e gestita dalla Wikimedia Foundation con sede a San Francisco. La filosofia di Wikipedia è basata sulla libera contribuzione da parte di utenti volontari che ampliano, modificano e aggiornano le migliaia di voci dell'enciclopedia. La Wikimedia Foundation ricava denaro principalmente dalle donazioni che ogni anno milioni di lettori in tutto il mondo versano dopo aver letto i banner che compaiono sulle pagine di Wikipedia e che chiedono di contribuire alla sopravvivenza dell'enciclopedia. Ma le tecniche di raccolta fondi sono considerate da alcuni membri storici della Community aggressive e ingannevoli. A fronte del lavoro volontario di centinaia di migliaia di utenti, il board della Wikimedia Foundation paga ai suoi membri lauti stipendi, decine di milioni di dollari vengono distribuiti a progetti, persone e associazioni in tutto il mondo senza procedure chiare o documentazione pubblica. Non è un caso che nel 2020 la Wikimedia Foundation, che per 20 anni ha svolto solo attività no-profit, abbia creato un ramo profit, la Wikimedia LLC domiciliata nel paradiso fiscale e societario del Delaware: una società di capitali che vende i dati creati gratuitamente dai membri della Community a grandi compagnie come Google. E poi c'è il problema dell'attendibilità delle notizie presenti su Wikipedia: quanto è facile distorcerle, chi è in grado di farlo, quanto costa modificare a proprio piacimento una voce o crearne una da zero?

L’inchiesta sui bilanci della Juventus

Dal Fatto Quotidiano di domenica 15 gennaio 2023: 2023, Le inchieste sul potere

Quest’anno, a Torino, potrebbe iniziare il processo sulla gestione finanziaria della Juventus. I pm contestano al club plusvalenze fittizie sul valore dei giocatori per 155 milioni di euro e la riduzione degli stipendi durante la pandemia, che in realtà sarebbe stata solo un artificio contabile per abbellire bilanci in rosso: i soldi a cui avevano dichiarato di rinunciare i giocatori sarebbero rientrati sotto altra forma. In questo modo fra il 2018 e il 2020 la società avrebbe mascherato 200 milioni di perdite, nascoste agli azionisti.

I bilanci della Juventus, lo scambio di giocatori, il contratto di Cristiano Ronaldo: sono questi alcuni punti dell’inchiesta che coinvolge la squadra torinese e di cui si occuperà il servizio di Daniele Autieri.
Il calciomercato della Juventus è stato un calciomercato di giocatori veri o di figurine contabili?

Nel gioco delle plusvalenze i giocatori sono pedine con cui far tornare i conti, secondo gli inquirenti la prova di questo è in un manoscritto su carta intestata intitolato “mercato” e trovato nell’ufficio di Cesare Gabasio, il responsabile delle questioni legali della Juventus. Nell’appunto vengono scritti i valori economici degli scambi da realizzare anche quando il giocatore è ancora da individuare, inserendo al posto dei nomi la lettera X. E che fosse il calcio delle figurine contabili e non dei giocatori veri lo sapeva anche chi poi avrebbe fatto i conti sul campo, l’allenatore Allegri, come emerge da una intercettazione.

“Il mercato di oggi è quello vero, dove uno va e compra quello che gli serve. Cioè tu devi capire che il mercato dell’anno scorso era solo plusvalenze quindi era un mercato del ca..”.
Il giornalista ha chiesto all’allenatore di questa intercettazione, del mercato falsato dalle plusvalenze, se teme dei contraccolpi dalla giustizia sportiva e non giudiziaria, da quello che potrà uscire da qui al 20 gennaio (giorno in cui il tribunale federale potrebbe riaprire l’inchiesta sportiva sulla Juventus): 
“La società si è già espressa con un comunicato il 30 novembre, quindi non ho altro da aggiungere.”

L’inchiesta della procura torinese ha rinviato a giudizio 12 manager della squadra, tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli: l’inchiesta mette in discussione un decennio di gestione e per il direttore finanziario Stefano Bertola le lancette della storia tornano indietro ai tempi di calciopoli quando il trio Bettega, Moggi e Giraudo dettava la sua legge negli stadi di mezza Italia.
In una intercettazione del luglio 2021 Bertola parla con Cherubini, direttore sportivo della squadra: “la situazione è davvero complicata, io in 15 anni faccio un solo paragone, calciopoli! Io solo quella l’ho vista più complicata, ed era fuori controllo perché minchia c’era tutto il mondo che ti sparava merda. Questa ce la siamo creata noi.”
Il filo rosso che collega l’ultimo scandalo juventino con Calciopoli viene tirato il 27 dicembre scorso quando Luciano Moggi, radiato a vita dalla Federcalcio, si presenta all’assemblea della società e regala ad Andrea Agnelli una chiavetta che contiene le verità secondo l’ex DS sulla tempesta giudiziaria del 2006. La stessa chiavetta è stata consegnata anche a Report in un hotel a Mergellina che per anni è stato il riparo preferito da Maradona.
E’ veramente come Calciopoli – solo che stavolta l’abbiamo fatta noi, come dice Bertola?
Risponde Moggi: “Bertola se stava zitto guadagnava un tanto, perché lui era l’amministratore, lui era quello che doveva correggere, quello che riuscivano, che non dovevano fare praticamente quelli che agivano sul calcio. Paratici e compagni, li doveva correggere in maniera tale da non andare fuori dal seminato.”

La scheda del servizio: Il BIANCO E IL NERO di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi, Lorenzo Vendemiale

La Juventus, una delle squadre italiane più titolate e conosciute al mondo, è al centro di una tempesta giudiziaria. La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 top manager tra cui anche l’ex-presidente Andrea Agnelli, mentre venerdì 20 gennaio il Tribunale federale si pronuncerà sulla richiesta della Procura federale di riaprire anche il processo sportivo contro la squadra controllata dalla famiglia Agnelli.

Secondo gli inquirenti, tutto il top management della società avrebbe messo in piedi una serie di misure correttive illegali per far tornare i dati di bilancio, frodando di fatto gli azionisti. Al centro delle attività illecite ci sono le plusvalenze fittizie, ma anche la cosiddetta “manovra stipendi”, ovvero gli accordi segreti presi con alcuni calciatori per posticipare il pagamento degli stipendi, senza comunicarlo alla Borsa, assicurando alla società un apparente taglio dei costi di quasi 100 milioni di euro.

L’inchiesta di Report raccoglie per la prima volta tutti gli atti d’indagine, tra cui i contenuti rimasti finora inediti di alcuni interrogatori eccellenti e la ricostruzione dettagliata di quanto accaduto con il calciatore più rappresentativo e più costoso della storia del club torinese: Cristiano Ronaldo.

Un’inchiesta che risale anche alle responsabilità di chi, nelle istituzioni del calcio italiano, non ha visto e non ha affrontato un problema che era già stato più volte segnalato dalle autorità di controllo sui bilanci della Federcalcio.

Il fu servizio sanitario nazionale

C’era una volta il servizio sanitario universale: i tagli alla sanità e la cattiva gestione in molte regioni, non solo al sud, hanno pregiudicato questo servizio pubblico, un diritto di noi cittadino, sempre più messo a rischio.
Il servizio di Walter Molino racconterà la vicenda dei medici cubani chiamati dalla regione Calabria per coprire i vuoti negli organici: Cuba, la regione dell’embargo, dove non c’è una democrazia almeno applicando i nostri schemi, è una nazione dove il servizio sanitario pubblico è garantito a tutti, sin dagli anni 60 quando ha deciso di attivare la collaborazione medica internazionale mandando oltre 400mila medici in oltre 164 paesi nel mondo, mentre il bloqueo imposto dagli Stati Uniti limita o impedisce del tutto l’acquisto di apparecchiature e medicine.
500 di questi medici arriveranno in Calabria dunque: il presidente Occhiuto ha spiegato di essersi rivolto prima al presidente dell’Albania, che gli ha risposto di no, “noi cerchiamo di tenerli in Albania i medici, ma quelli che vanno via vanno in Germania perché guadagnano 50 volte più che in Albania e 10 volte che in Italia. Io però avevo gli ospedali di Polistena, di Locri, di Gioia Tauro, e tanti altri che rischiavano di chiudere..”


Il presidente Occhiuto è stato eletto con Forza Italia, sicuramente non è un comunista, è comunque andato a prendere i medici per la sua regione da una società di intermediazione del governo cubano a cui verserà circa 28 ml di euro.

“Ho fatto quello che la legge mi consentiva di fare” ha risposto il presidente.
Già durante la prima fase della pandemia nel 2020, due brigate di 91 tra medici e infermieri arrivarono in Italia a Crema e Torino, per svolgere attività di supporto negli ospedali da campo.

Una esperienza che la sindaca di Crema ricorda positivamente: “la loro umanità ci travolse perché stavamo toccando il momento più buio, divenne però anche il momento del riscatto, l’inizio della rinascita. Realizzare che questa rinascita avveniva attraverso la solidarietà, la generosità di persone che arrivavano da oltreoceano da un posto per noi lontanissimo, per noi fu un toccasana.”

Ma questa volta le brigate cubane non arriveranno gratis come nel 2020, perché ora c’è odore di business. Il presidente Occhiuto ha firmato un accordo di distacco medico internazionale con una società di intermediazione, la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos per un valore di 28 ml di euro l’anno, per 497 medici.

La scheda del servizio: GETTONI D’ORO di Walter Molino

Collaborazione Federico Marconi

Il Servizio sanitario nazionale è in affanno, negli ospedali e nei pronto soccorso mancano migliaia di medici e infermieri. In Calabria il 20% dei malati è costretto a curarsi lontano da casa, le strutture sanitarie sono spesso inadeguate e i concorsi per assumere nuovi medici vanno deserti. Così per non chiudere i reparti di emergenza-urgenza le Aziende sanitarie devono ricorrere ai medici a gettone, pagando cifre esorbitanti a società di intermediazione e cooperative, spesso con affidamenti diretti che aggirano le regole del Codice degli appalti e che riducono sensibilmente la qualità delle cure. Per tamponare l’emergenza il Presidente della Regione Roberto Occhiuto ha firmato un accordo transnazionale per portare in Calabria centinaia di medici cubani.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

07 dicembre 2021

Report – l'inchiesta sulle plusvalenze nel calcio e la gestione covid nelle scuole

Lo scandalo delle plusvalenze dentro cui è finita indagata la Juventus, il potere dei procuratori nel calcio. A seguire un'inchiesta sui banchi a rotelle nelle scuole e su come è stata gestita la pandemia.

Nell'anteprima un servizio sulle pale eoliche: come girano le pale in Italia?

Il mistero del Bastastello di Giuliano Marrucci

Nella provincia di Benevento, grazie alla conformazione morfologica, sono state installate tante pale eoliche ma prima che fosse sostenibile la loro installazione.

Purtroppo oggi, dove l'installazione è diventata sostenibile grazie alle leggi sulla transizione ecologica, è diventato paradossalmente più difficile installarle, specie da quando la provincia è gestita da un politico che ha fatto una sua battaglia alle pale.

Così, anziché mettere nuovi impianti, si fa revamping, installando nuovi generatori più performanti, il che è anche una cosa buona: ma anche in questi casi la provincia rimane restia a concedere le autorizzazioni perché quello delle pale non è una priorità, spiega il suo presidente, nonostante la transizione ecologica e l'obbligo di abbattere la co2.

Come spiega in studio il conduttore di Report Ranucci, dovremmo mettere impianti da fonti rinnovabili per 8000MGW, mentre in realtà ne installiamo un decimo: tutto è bloccato dalle autorizzazioni necessarie, richieste dagli enti locali.

Ma non sempre le cose vanno male: a Verona nel comune di Alfio i generatori sono stati messi dentro un ecosistema protetto, tra vigneti e un bosco, mantenendo la biodiversità del luogo.

L'impianto sul monte Mesa è stato progettato dal dottor Giusti, che ha convinto la multiservizi di Verona, la AGSM nell'investire in pale eoliche.

Ma anche qui, sono serviti anni per avere l'autorizzazione, mentre per la realizzazione degli impianti sono bastati 99 giorni.

Nel Mugello, un impianto simile è stato bloccato dagli enti, a cui il progettista, l'ingegner Giusti, ha dovuto rispondere con dei documenti.

Stessi problemi per la realizzazione di impianti fotovoltaici: la soprintendenza ha bloccato un impianto a Volterra, perché i materiali non erano idonei, perché l'impianto era grande, senza aver visto il progetto.

L'opposizione della soprintendenza è finita al consiglio dei ministri dove ha pure portato come giustificazione per la bocciatura, la presenza di resti archeologici. Resti che non esistono, si tratterebbe di un falso storico.

Così, tra ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, i tempi per realizzare gli impianti su allungano.

E la transizione ecologica? Gli impianti eolici e i pannelli servono proprio per questo, di certo meno impattanti delle colate di cemento per autostrade e linee ad alte velocità.

Nemmeno nel mare le pale eoliche vanno bene: il parco eolico davanti Riccione e Rimini è stato bloccato con questa scusa, mentre si approvano nuove piattaforme per estrarre petrolio dall'Adriatico.

Mentre un parco eolico è stato autorizzato lungo la costa pugliese, a Castro dove è sbarcato Enea: a dieci km dalla costa si realizzerebbe il più grande parco al mondo, con cento pale di fronte ad un sito di grande importanza.

Il vincolo paesaggistico non vale dappertutto? Come mai non esiste un piano nazionale che dice dove creare parchi e installare pali e dove non si deve fare niente?

Febbre a 90 di Daniele Autieri

Daniele Autieri è tornato ad occuparsi di calcio e delle inchieste sulle squadre di calcio, partendo da Luciano Moggi, simbolo dello scandalo di calciopoli nel 2006.

Da allora il processo al calcio non è mai stato fatto: “il calcio è questo” dice oggi Moggi che anche 15 anni fa fu coinvolto in un filone di indagini sulle plusvalenze che all'epoca per la Juve assommavano a 5 ml, mentre altre squadre ne avevano molte di più.

Altre procure archiviarono subito le loro indagini, mente quella per Juve durò due anni, fino ad arrivare al GUP che archiviò perché il fatto non sussiste.

Con le plusvalenze sposti i problemi nel futuro, non risolvi veramente i problemi – racconta l'ex direttore della Juve.

Moggi ha risposto anche alle domande sugli agenti, oggi potentissimi tanto da condizionare le squadre, come Raiola e Mendes.

Io ho fatto le squadre forti con Raiola, oggi si sente che prende 25 ml .. sapete cosa gli ho dato a Raiola per avermi fatto prendere Nedved, anche Emerson che era della Roma, non era procuratore e l'ho mandato a litigare con la Roma, anche Ibrahimovic? Gli ho preso un giocatore, senza dargli dei soldi, un ragazzino valutato un milione, poi questo ragazzino l'ho dato in comproprietà al Siena e m'ha dato 500mila euro. In tutta l'attività con Raiola ha preso un milione ..”

Moggi è stato condannato a due anni in appello, poi nel 2015 è scattata la prescrizione: oggi assieme a Giraudo ha presentato ricorso alla corte europea per i diritti.

All'epoca le plusvalenze erano solo 5 ml, oggi il valore e il peso sui bilanci è maggiore: le squadre usano le plusvalenze a specchio, per sistemarsi i conti senza tirar fuori soldi, con la compiacenza di altre squadre e di procuratori che si prestano a questi scambi.

Si sposta più in là il debito, ogni anno devi ripetere il gioco: ma alla fine la bolla dei conti è destinata ad esplodere: oggi la Juve è accusata di false comunicazioni, di aver falsificato i bilanci dalla procura di Torino.

Accuse che si sono concentrate sull'acquisto di alcuni calciatori, come quello di Rovella, sul contratto di Ronaldo. C'è poi sul ruolo dei procuratori come Raiola: Report la scorsa volta era andata a cercare la sede del procuratore a Malta, senza riuscirci.

Al centro dell'inchiesta della procura di Torino ci sono una serie di operazioni di mercato fittizie per un totale di 322 milioni di euro che sarebbero serviti per far quadrare i conti del club, la “gestione malsana delle plusvalenze”.

Fabio Pavesi, giornalista che si occupa di questi temi, spiega alla trasmissione che le plusvalenze sono raddoppiate negli ultimi 5 anni, per tutte le squadre, per la sola Juventus da sola fanno il 25% dell'intero fatturato annuo.

L'indagine della procura segue una precedente indagine della Covisoc, la commissione di vigilanza delle società di calcio, che proprio sulla Juve concentra il numero di operazioni sospette, solo negli ultimi due anni sono 62 i trasferimenti sospetti, di cui 42 riguardano la Juventus – continua Pavesi.

L'indagine della procura sta approfondendo anche i dettagli del contratto di Ronaldo, cercando documenti e scritture private al di fuori degli accordi ufficiali.

I manager intercettati sanno che questi documento sono scottanti (e che non sono ancora stati trovati).

Ma si parla anche di operazioni a specchio, trasferimento dove nessuno dei club ha sborsato un euro, tra questi quello di Nicolò Rovella, centrocampista acquistato il gennaio scorso per 18ml dal Genoa, mentre due calciatori della Juve finivano alla squadra genovese, uno per 10 e l'altro per 8 ml, un caso? In tutte e due le squadre a bilancio è entrata una plusvalenza, senza esborso di denaro, senza nessun flusso di cassa.

Ma il valore di 18ml per Rovella è reale? “Mi sembra un po' tutto irrealistico, chi conosce Rovella...”

Dentro il sistema un ruolo importante lo hanno i procuratori: nel caso di Rovella l'agente che ne cura gli interessi è Giuseppe Riso, che ha preso per la mediazione 7,2 milioni di euro.

Nel 2019 la Juve ha messo a bilancio 154 ml di plusvalenze, la Roma 132ml, che pesano sui ricavi tra il 25 e il 35%: mentre Consob si muove con celerità, l'azione della Covisoc non è così solerte, nessun provvedimento è stato ancora preso sui calciatori dentro questa indagine.

Lo scorso novembre la IAFA, associazione degli agenti, ha nominato presidente il procuratore Mino Raiola: Report a questo evento non era benvenuta, a fine incontro Raiola ha rinfacciato al giornalista di non aver fatto un servizio corretto, quando ha parlato della sua sede a Malta.

Report aveva trovato questo indirizzo in un palazzo a Malta leggendo le carte dell'operazione di vendita del calciatore Manolas.

Ma Raiola aveva cambiato indirizzo senza averlo comunicato: oggi la sua residenza è a Montecarlo, la sua società è operativa e non viola le leggi.

Le plusvalenze le fanno tante squadre tra cui il Genoa: fattura 70ml dalle plusvalenze, un valore mai visto nella storia del calcio. Eppure oggi tutti aspettano l'esito della giustizia ordinaria, perché quella sportiva si muove con tempi incerti. Con qualcuno interpreta le leggi con altri le applica, come sembra essere successo col Chievo.

La cenerentola del calcio, il Chievo.

A scivolare sulle plusvalenze qualche anno fa era stato il Chievo, coinvolto in una inchiesta della procura federale e punito con diversi punti di penalizzazione: il presidente Campedelli, che ha accettato l'intervista, ha raccontato al giornalista quei fatti, “la procura federale ha contestato al Chievo il fatto che facessimo plusvalenze fittizie per ottenere l'iscrizione. Noi abbiamo dimostrato che avevano sbagliato i conti e che noi eravamo iscrivibili a prescindere dalle plusvalenze.”

Nel 2018 il Chievo si è salvato, ma non questa volta: il 26 giugno scorso il Coni rigetta il ricorso del club e decreta la sua esclusione dal campionato di serie B per debiti tributari pari a 20 ml di euro.

Sono stati buttati fuori dal calcio? “Per me noi, al tavolo non servivamo più” - risponde il presidente “ed è giusto che nella loro ottica .. come dice un mio ex amico, la legge per gli amici si interpreta e per i nemici si applica, devo dire che per me non si è mai interpretata.”

Il Chievo oggi ha venduto tutti i suoi calciatori più importanti, è una squadra fantasma senza certezze per il futuro, compreso quello del presidente “credo che sia l'ultima intervista che rilascio.”

I problemi del calcio italiano oggi è che si fa calcio ma non per fare calcio (in senso dello sport), ma per altre cose, affari, interessi, protagonismo.

Il Chievo ha pagato il fatto di essere la Cenerentola del calcio italiano? “Sembriamo più la strega cattiva di Biancaneve”.

Il Chievo non era meno cattiva strega di altre squadre: almeno la metà delle squadre di calcio sono in ritardo nei pagamenti, dell'Iva, dei calciatori.

Sono finiti i soldi, per esempio per l'Inter che, per pagare ha emesso un bond: il consulente Bellavia parla di situazione disastrosa per l'Inter, una situazione molto squilibrata.

Per fare soldi hanno rivalutato i loro beni, il marchio e la libreria storica. Nonostante l'allarme lanciato a giugno da parte della Covisoc, sui bilanci delle squadre, la Federcalcio ha poi emesso un provvedimento per ritardare i controlli sulle squadre (sui pagamenti di tasse e contributi), per evitare altre sanzioni.

L'immobiliare del Milan e le bollette pazze

Michelangelo Albertazzi è un ex calciatore professionista, ha vissuto in un edificio della squadra, concesso come benefit dal club. Il calciatore avrebbe dovuto solo pagare le utenze: ma Albertazzi si è visto detrarre spese enormi dallo stipendio, per migliaia di euro, ma non è mai riuscito nemmeno a vedere una bolletta, in quei tre anni a Milano. Di mezzo c'è la Tor di Sole SRL, affittati alla Milan Real Estate (all'epoca a capo c'era Galliani).

Albertazzi ha avuto anche una richiesta di pagamento danni alla casa, per 120mila euro.

Queste anomalie non sono state denunciate da altri calciatori del Milan, ma Report ha trovato dei documenti che dimostrano che il problema delle “bollette pazze” era frequente.

E' stato un modo per recuperare liquidità a scapito dei calciatori? Purtroppo oggi non è possibile stabilirlo.

Il potere dei procuratori

Per raccontate del potere dei super procuratori, come Mendes (procuratore di Rinaldo) Report ha raccontato la vicenda di Rino Gattuso: il procuratore voleva piazzare 4 giocatori alla Fiorentina, come condizione per portare come allenatore Gattuso, una sorta di ricatto alla squadra che alla fine ha portato alla rescissione del contratto con l'allenatore (il cui agente è lo stesso Mendes).

C'è un conflitto di interesse, ha chiesto il giornalista a Gattuso? “Quando una persona è perbene e si comporta bene non ha scheletri nell'armadio” la risposta.

Anche dietro la vendita del calciatore della Fiorentina Vlahovic c'è un mistero sui procuratori reali: l'agenzia del campione della Fiorentina, International Sport Office, ha molte entrature col governo Serbo, del presidente Vucic.

Lo stato controlla due club, il Partizan la Stella Rossa, perché girano tanti soldi col calcio, perché fucina di nazionalisti.

Il figlio del presidente Vucic è in contatto con ultras serbi e con gruppi criminali legati al tifo – come raccontano dei giornalisti investigativi che Report ha incontrato.

Se il figlio di Vucic fosse il vero procuratore del calciatore, la commissione per il suo passaggio di proprietà sarebbe come un finanziamento alla politica?