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02 giugno 2021

La festa della nostra Repubblica

Il giorno della Repubblica - Lapresse (immagine presa dal sito di Avvenire)

2 giugno 1946.

La fine dei Savoia, la fine di una monarchia che aveva consegnato il paese ai fascisti, che aveva firmato le leggi razziali. Un re che, un mese prima del referendum, aveva abdicato mandando avanti il figlio, la faccia pulita (?) sperando di rimanere a Roma.

De Gasperi che minacciò di mandare i carabinieri per mandar via il re che, ben prima di Trump, non voleva riconoscere il voto degli italiani.

Il primo voto alle donne, finalmente, che votano all'89%.

La fine della monarchia per il passaggio ad una repubblica democratica e parlamentare.

Basta coi personaggi che urlano alla folla dal balcone.

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Su un lavoro di tutti, col contributo di tutto, non di un uomo solo al comando che decide in modo insindacabile (perché lui non sbaglia mai).

Su un lavoro che, ancora oggi, non è pagato in modo dignitoso, che non garantisce alle persone quell'autosufficienza economica per poter vivere liberi.

Per anni abbiamo confuso la festa della Repubblica con la festa dell'esercito, così come per anni abbiamo confuso il lavoro come una gentile elargizione del datore di lavoro (ah, ti devo pure pagare?).

Ancora oggi, festa della Repubblica, si sentono commentatori dire che non ci sono più giovani disposti a lavorare per colpa del reddito di cittadinanza.

Giovani che si trovano davanti salari bassi, contratti precari, assenza di politiche per la casa (ovvero affitti altissimi nelle grandi città).

Non è questa la normalità di cui abbiamo bisogno. Non è questa la Repubblica disegnata dalla nostra Costituzione.

Oggi è la festa della Repubblica, della nostra repubblica, di tutti, non di qualcuno è basta, non della repubblica privata. Dei diritti privati, degli interessi privati.

02 giugno 2019

Il 2 giugno, la parata, le polemiche

Il 25 aprile le memorie della guerra di Liberazione e il 2 giugno la sfilata delle Forze Armate: per dare senso alla nostra storia dobbiamo cercare di andare oltre questa separazione della memoria e delle celebrazioni, che non fa onore né alle Forze Armate (che sono parte delle istituzioni) né alla guerra di Liberazione cui pure presero parte formazioni dell'esercito.
Pensiamo solo al fatto che uno degli episodi iniziali della nostra liberazione è la battaglia di Cefalonia e il martirio dei fanti della divisione Acqui.

Quest'anno si è pure aggiunta la polemica degli ex generali subito strumentalizzata da esponenti della nostra destra (e che destra, poi..).
Come se voler la pace sia in contrasto con qualche pezzo delle istituzioni, come se quei pochi fucili cui il governo ha rinunciato significassero qualcosa per la nostra Difesa.

Sarebbe piaciuto vedere la stessa polemica in favore dei soldati morti per essere entrati in contatto con le bombe all'uranio impoverito.
Ma quelle morti non sono funzionali alle polemiche politiche, inutili e pretestuose.

Giusto per dovere di memoria: oggi si celebra la nascita della nostra Repubblica, a seguito del voto sul referendum del 2 giugno 1946, la prima volta in cui le donne poterono esprimere un voto.

02 giugno 2014

Per un 2 giugno di tutto il paese

Il 2 giugno 1946 gli italiani tornarono al voto, per esprimersi tramite referendum su monarchia o repubblica: un voto che fu esteso anche alle donne, per la prima volta.
L'affluenza fu quasi del 90%, una percentuale che se paragonata con quelle delle elezioni di oggi, fa riflettere.
Perché, a prescindere dalla vittoria della repubblica, quel voto in massa esprimeva la voglia degli italiani di partecipare, di dire la loro, forse per la prima volta, sulla questione pubblica.
Forse per la prima volta, ogni italiano contava qualcosa. Non solo se era ricco, se era maschio, se aveva un certo livello di istruzione.


Da quel voto, bisogna ripartire, se veramente si vuole cambiare questa repubblica che oggi appassiona sempre meno. Una repubblica, e le sue istituzioni, percepite come troppo lontane, come vessatorie (per le tasse, per gli adempimenti), come espressione di lobby e centri di potere che sono altro rispetto al parlamento.
Cosa fa il paese per me, ci si chiede? Per creare posti di lavoro, per far funzionare scuole e ospedali. Per far funzionare la macchina della giustizia e le macchine delle forze dell'ordine.
Non si può più rispondere in modo kennediano, ma tu cosa hai fatto per il tuo paese.
Per troppo tempo, paese e istituzioni marciavano separati.


Torniamo a quella voglia di esserci del 1946. Dopo le macerie della guerra, con lo spirito di cambiare e voltare pagina.
Gli italiani non andarono a votare per poi vedere gli appalti di Expo assegnati in deroga alle leggi. Le auto blu finite agli amici (come l'ex onorevole Papa) per essere invece negate a chi ne aveva bisogno (il prof. Biagi). Non bastano i moniti, le promesse, per ricucire quel rapporto coi territori e quelle fasce di popolazione, che si sentono altro dall'Italia.
Dalla Val di Susa, a Taranto, alla terra dei fuochi. E ci metto anche il nordest che all'improvviso si riscopre povero.

È forse l'ultima occasione per tenere insieme questo paese.

02 giugno 2012

La (sobria) festa della repubblica


Non sono le parate e le celebrazioni che danno lustro e onore al nostro paese: la parata dei militari, la banda, i discorsi pieni di retorica servono solo a salvare le apparenza di normalità di un paese in crisi come il nostro. Non facciamoci incantare dagli illusionisti.

Mentre a Roma si celebrava il 2 giugno (e a Milano si accoglieva il papa per la giornata della famiglia), in Emilia le persone continuavano ad affrontare i loro problemi per il terremoto con l'incognita della ricostruzione. Questa parola che, dopo l'Aquila, ha assunto un significato beffardo e sinistro.





Era giusto celebrare la festa della Repubblica, ma non così, non in questo momento. Cosa hanno a che fare le parate e i reparti in armi, con il referendum con cui gli italiani (donne comprese) si sono sbarazzati della monarchia e del vecchio apparato istituzionale?
Verrebbe da chiedersi con che coraggio, queste istituzioni che hanno in parte tradito il referndum dell'anno scorso sui beni comuni e affossato quello sulla legge elettorale si permettono di parlare del 2 giugno, della Repubblica e della Costituzione.

Siamo stanchi di discorsi, di proclami, di promesse.
Mentre a Roma si festeggia, qualche centinaio di chilometri sotto Roma, la regione Campania sta decidendo di rimuovere i vincoli sulle abitazioni nella zona rossa attorno al Vesuvio. Molti sindaci della zona si stanno battendo per abbattere i limiti per la costruzione di nuove case, in nome dello sviluppo e dell'economia.
Non abbiamo imparato niente dalle passate tragedie.

E parecchi chilometri più a nord di Roma, qui aInverigo, tre operai sono saliti in cima ad una gru, ieri, perprotestare: da mesi la loro società non viene più pagata per un lavoro in subappalto al castello Crivelli di Inverigo. Per i lavori di ristrutturazione che sono seguiti dalla Agritrade srl. Una società vicino alla regione.




Anche loro non sanno che farsene della sobrietà.

02 giugno 2011

La nostra festa

Il 2 giugno del 1946 gli italiani votarono per il referundum su Repubblica o Monarchia, scegliendo la prima per lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e anche gli errori dei Savoia. Un popolo che decide sulla forma del proprio Stato, nonchè la prima al voto delle donne.

C'è tutto questo dietro la festa del 2 giugno: non solo la celebrazione delle forze armate (e delle forze di Polizia, Finanza, Carabinieri, Croce Rossa), ma un paese che sceglie il proprio destino.

Finite le celebrazioni, domani si riprende con la vita normale:la manovra da 40 miliardi su cui qualcuno che diceva che i conti erano in ordine ci dovrà mettere la faccia, il PDL che si da un segretario dopo anni. E poi la battaglia per i referendum. Aria, acqua, politica. Anche quella, come la Repubblica, roba nostra.

Stasera ad Annozero ("E io voto?"), a discutere di post elezioni e referendum due moderati come Chicco Testa e la Santanchè. Anche il prof. Battaglia, quello secondo cui a Chernobyl non ci sono state vittime per il nucleare. Speriamo bene.