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20 gennaio 2024

Sequestro alla Milanese di Piero Colaprico


 

Al ristorante, dove Corrado Genito, a pranzo con Clara, riceve la telefonata del suo amico assessore Malesci

Sto al ristorante con Clara, che non mi guarda negli occhi e studia i piatti degli altri. Il posto mi piace, con il grande banco della rosticceria all’ingresso, la sala lunga per i monopasti, le veloci strafogate in solitaria, da minatore dell’esofago, e il salone dove siamo noi, Clara e io…

In questo romanzo troverete dell’altra Milano, non quella da bere, la capitale morale d’Italia (che a ben vedere di morale ha ben poco), la città dove nessuno sta coi man in man.

Forse solo un giornalista di cronaca come Piero Colaprico poteva raccontare il suo lato oscuro: altro che Roma, qui a Milano la terra di mezzo esisteva da decenni prima ed era sotto gli occhi di tutti quelli che la volevano vedere. Intendo quella zona a metà tra criminalità e la politica, gli assessori, i cumenda, l’aspirante sindaco e l’aspirante consigliere che oltre che aspirare alla carriera aspirava anche qualcos’altro. Come racconta nel “dietro le quinte della cronaca nera”, questa storia di rapimenti e ricatti politici all’ombra della Madunina si ispira a fatti di cronaca di cui Piero Colaprico è stato testimone a fine anni 80, a cominciare dall’inchiesta Duomo Connection condotta da Ilda Boccassini che aveva svelato la presenza delle mafie proprio qui nel capoluogo lombardo, dedite a tutte le attività per lo consuete. Spaccio, usura, prostituzione. Roba da scriverci un libro, magari mettendoci dentro un politico a cui viene rapito il figlio, il tutto per raccontare un tema poco praticato nella letteratura di quegli anni, le mazzette che si dovevano pagare alla politica per poter lavorare a Milano e in Lombardia. Mazzette con cui il politico avrebbe dovuto poi pagare il riscatto.

Grazie all’intuito di Oreste del Buono questa idea è diventato un libro, edito per la prima volta nel 1992 e ora nuovamente in libreria in una nuova edizione: siamo nel 1992 a Milano, Tangentopoli non è ancora scoppiata, ma nell’aria si sente che qualcosa sta cambiando. Perché è tutto troppo spudorato, tutto sotto la luce del sole: il sistema delle tangenti, la vita da nababbi di amministratori comunali. Anche la vita dei criminali, come quel famoso latitante, Nando il Colombiano, e cioè Natalone Ferdinando, che è di casa proprio in quel ristorante dove l’ex capitano dei carabinieri Corrado Genito (cacciato dall’Arma perché finito in una trappola) sta cenando con la fidanzata Clara.

Qui riceve una telefonata dall’assessore Malesci:

È successo un guaio, un guaio grosso al mio Paolo. Te lo devo dire subito. Tu là, come sei messo?

Genito è uno che sa come muoversi tra le pieghe della legge, conosce le facce dei criminali, potrebbe fare da intermediario con la banda dietro il rapimento. Questo pensa l’assessore e le persone del partito che governa la città, meglio rivolgersi ad un professionista ora consulente privato con la sua agenzia di consulenza.

«Allora mi aspetti nel più brutto, vicino all’ospedale biesse, all’ora dell’ammaina. O è tardi?»

Ma il rapimenti presenta sin da subito delle stranezze: dietro l’assessore, spuntano due strani tipi messi alle calcagne. Per fare cosa? C’è poi una strana rivendicazione all’Ansa del rapimento, cosa ancora più strana perché quale criminale ndranghetista o mafioso, farebbe una cosa del genere?

Se la notizia circolava, ma stentava a decollare, era meglio farla partire a razzo dalle mani giuste, di chi non si prestava ad altri giochini strani” - questo pensa Genito, che decide di raccontare un pezzo della storia a due cronisti della nera milanese con cui è in contatto.

Mentre Genito inizia a muoversi nella sua Milano, andando anche a sentire l’amico Bagni, ispettore alla Mobile (con cui aveva condiviso anni prima una indagine da infiltrato che aveva lasciato ad entrambi un amaro in bocca), altri fatti accadono: qualcuno fa fuori uno dei due carcerieri di Paolo, tenuto segregato in un appartamento nella Bovisa

In quel casermone della Bovisa chi bada a un urlo, a un pianto, a una lite in famiglia? Il Monco sputò sul pavimento. «Mi hanno lasciato solo con ’sto cornuto,..»

No, quel rapimento nasconde un altro gioco, più grande dei balordi, Il Monco, Ricky, gli “angeli custodi” del figlio dell’assessore, più grande della banda di Nando il Colombiano, un piccolo spacciatore che, vendendo coca alle persone giuste, ha scalato la gerarchia criminale.

In questa storia si inizierà a sparare, come toccherà fare a Genito per non venire sparato.

Fa impressione leggere i dialoghi di questo noir veramente ben scritto e che porta bene i suoi anni: leggere di questi ras locali del “partito” che hanno timore nel tirar fuori i soldi perché dovrebbero poi spiegare da dove arrivano, che sgridano la moglie, «Vestiti da povera!», il tutto per non rovinare la loro immagine.

«Non ci avevo pensato», diceva Malesci, «ma se pago i dieci miliardi, si chiedono tutti come li ho fatti, con lo stipendio del Comune…

Mentre dall’altra parte della barricata, pur lavorando entrambi per lo stato, poliziotti onesti come Bagni “trentadue anni rovinati dalla gastrite, conseguenza di un mestiere che non ti lasciano fare sino in fondo. Mai in Italia. Mai a Milano”.
O procuratori sopra le righe come Casagrande, che dopo il rapimento aveva ricevuto chiamate da mezzo Parlamento “perché questa deve essere la città sana, la vetrina dell’Italia potenza economica”.

Chi sono i ladri in questa storia e chi i buoni? Non Genito, che per finire l’incarico ricevuto dovrà ammazzare, passare sopra le leggi e andare in dribbling con il codice.
Non c’è in fondo molta differenza tra i piccoli balordi dei quartieri di periferia (l’allora periferia) milanese, Baggio o Bovisa, ex aree industriale abbandonate, e questi piccoli potenti della politica milanese che si considerano come tanti piccoli signorotti, che considerano lo Stato, le nomine, gli appalti, come cosa loro, i diritti di tutti come concessione del don Rodrigo di turno.

Non se ne può più di imbrogli ovunque, di bustarelle per spostare un pacco da qui a lì, delle conoscenze per far carriera e per farsi ricoverare in ospedale. Altro che colpo di Stato. Hanno fatto il golpe mettendosi d’accordo tra potenti, c’è un regime di pochi che fregano la maggioranza in ogni affare.

Certe volte mi sembra di stare nel Medioevo, con i feudatari, i vassalli, i capitani di ventura al servizio ora di uno, ora dell’altro.

Così era la Milano da bere, prima che venisse spazzata via dall’inchiesta dei giudici del pool, prima che il castello dorato iniziasse a crollare. Ma oggi, siamo sicuri che sia tutto diverso? Certo, non ci sono più le cabine coi gettoni, i cellulari sono in tasca di ognuno di noi. Alcuni quartieri di periferia sono stati ristrutturati dalle archistar, cacciando via quelli che vi abitavano.

Ma poi, il resto? La droga gira ancora. Il cemento e le costruzioni sono ancora il volano di un pezzo dell’imprenditoria. Gli anticorpi che avremmo dovuto sviluppare, nella società civile, nel mondo della politica, della finanza, delle imprese, non si sono sviluppati abbastanza.

Quella Milano non è in fondo molto cambiata.

La scheda del libro sul sito di Baldini e Castoldi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

17 febbraio 2022

Il paese di ieri il paese di oggi

Forse è un caso, o un gioco del destino, che in pochi giorni concentra anniversari storici come quello del trentennale di Mani Pulite, e decisioni altrettanto storiche come quella della Consulta sull'ammissibilità dei referendum.

I referendum popolari nono sono passati: erano scritti male, si aprivano dei buchi, non si può usare lo strumento dei referendum per colmare un vuoto legislativo. Tutto vero, forse. Ma testimoniano dello stato di un paese che non sa guardar avanti, dove il distacco tra parlamento e paese diventa sempre più ampia. Che dovranno pensare quei milioni di persone che hanno firmato per cannabis (non solo per le canne, ma per un uso terapeutico) e per il suicidio assistito? Il parlamento, troppo occupato a difendere posizioni di rendita (balneari, concessioni autostradali), non farà mai leggi in tal senso. Non in questa legislatura.

Sulla giustizia si consolida la vendetta di una parte della politica, la destra da Salvini a Renzi, contro la giustizia. 

Il cittadino non potrà decidere se sia lecito o meno proibire la coltivazione per uso personale della cannabis, mentre potrà decidere se separare le carriere dei magistrati (una proposta vecchia di decenni, dai tempi di Gelli per chiarire).

Abroghiamo pure la Severino, senza modificarla.

Una politica debole si sta prendendo le sue rivincite su una magistratura altrettanto indebolita dagli scandali sia tramite la riforma Cartabia che tramite questi referendum dove, addirittura, si proponeva la possibilità per il cittadini di rivalersi direttamente contro il magistrato.

Perché allora la Consulta ha fatto passare i referendum sulla giustizia, molto tecnici e che interessano poco la maggioranza degli italiani (ma molto una certa parte politica)?

Che gliene frega ai cittadini della separazione delle funzioni? O delle liste del CSM?

Ieri Gherardo Colombo nel corso dell'intervista al giornalista Andrea Purgatori raccontava dell'inchiesta Mani Pulite, smontando tutti i luoghi comuni che ancora girano contro le inchieste del pool di Milano di cui faceva parte.

I suicidi in carcere e la carcerazione preventiva che indignano solo quando riguardano i potenti e non quando toccano gli imputati per piccoli reati.

Le indagini che hanno toccato tutti i partiti, non solo quelli dell'allora governo.

Infine l'errore di aver pensato che si poteva affidare alla magistratura il compito di risolvere tutti i problemi della politica: una politica che lucrava pure sulle spese per i bisognosi, sulla costruzione di ospedali, sulle case di cura per gli anziani (i famosi 7 milioni della prima tangente di Mario Chiesa).

Quella classe politica, quella della prima repubblica, si reggeva (non tutta, non solo) su un sistema di tangenti, nascoste dietro il finanziamento ai partiti (in modalità non previste dalla legge): un sistema che coinvolgeva i politici, i manager di stato di nomina politica, i manager privati che volevano lavorare col pubblico.

Un sistema dove i soldi pubblici venivano spesi male, come a Milano per la costruzione della terza linea della metro, per fare un esempio.

Tutti sapevano del sistema delle tangenti, ma andava bene a tanti, finché le condizioni politiche (anche a livello internazionale) non sono cambiate.

Tangentopoli poteva essere scoperta dieci anni prima, con la scoperta delle carte della Loggia P2, se il processo non fosse stato spostato a Roma dalla Cassazione - racconta Colombo che, assieme al collega Turone, aveva gestito inizialmente l'inchiesta su Gelli.

Il paese di ieri è rimasto il paese di oggi. L'insofferenza verso una stampa libera, verso una magistratura che, nei limiti stabiliti e rispondendo dei suoi errori, possa fare le sue inchieste su tutti i cittadini perché la legge è uguale per tutti.

15 marzo 2017

Il garantismo a senso unico

Su l'Unità seguo la rubrica di Rondolino, con cui risponde agli articoli e alle inchiuste pubbicate sul Fatto quotidiano.
Oggi si parla di Mani Pulite (di cui il direttore Travaglio ha appena pubblicato un saggio per i 25 anni) e dei suicidi causati dall'inchiesta dei PM di Milano:

Poi ci sono i suicidi (“Si vede che c’è ancora qualcuno che per la vergogna si uccide”, disse il coordinatore del pool Gerardo D’Ambrosio a proposito della tragica morte di Sergio Moroni): 32 tra il 1992 e il 1994.
Questa è stata Mani Pulite: ma non ditelo a Travaglio, e neppure a Bianca Berlinguer. Il regimetto ha bisogno dei suoi miti e delle sue falsificazioni per procedere spedito nella demolizione dello stato di diritto e della civiltà democratica.

Nel saggio si affronta il tema dei suicidi e si riporta per intero la dichiarazione di D'Ambrosio:
4. ManiPulite ha indotto al suicidio molti arrestati.È un argomento drammatico e ricattatorio (...). Nessun indagato di Mani Pulite si è tolto la vita in carcere. Erano indagati, ma a piede libero, il segretario del Psi di Lodi, Renato Amorese, e il deputato socialista, Sergio Moroni, entrambi morti suicidi. Era libero anche Raul Gardini, che non sopportò il peso delle accuse che avrebbe dovuto confessare di lì a qualche giorno nell’interrogatorio già fissato in Procura. Morì in carcere, invece, il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, ma il pool Mani Pulite l’aveva già fatto scarcerare: era trattenuto in cella da altri magistrati per una diversa indagine, quella sulla tangente Eni Sai (...). Moroni lasciò una lettera, in cui non se la prendeva con i magistrati, ma con i compagni del Psi che l’avevano emarginato (...) Dopo la morte di Moroni, Craxi commentò: “Hanno creato un clima infame”. D’Ambrosio (...) replicò: “Il clima infame l’hanno creato loro. Noi ci siamo limitati a scoprire e perseguire fatti previsti dalla legge come reati. Poi c’è ancora qualcuno che si vergogna e si suicida”.(...) 

Non so come Rondolino sia arrivato a quel numero.
In ogni caso, visto che si è toccato questo argomento così delicato, vorrei denunciare uno di questi: è l'imprenditore Ambrogio Mauri, suicidatosi nel 1997 dopo che, nonostante le sue denunce per le tangenti in ATM, era rimasto tutto come prima. Non ci sono solo i manager e gli imprenditori finiti sotto indagine, dunque: tra le vittime della corruzione ci sono anche persone come questa, che proprio non voleva pagare tangenti per vendere i suoi autobus. Su l'Espresso, Travaglio aveva scritto:
Era una vittima del sistema e fu uno dei primi e dei pochissimi a collaborare spontaneamente. La testimonianza andò benissimo. Col tempo si creò un rapporto di stima e amicizia. Ci veniva a trovare in Procura, ci incoraggiava ad andare avanti. Ci diceva: meno male che c'è Mani Pulite, grazie al vostro pool sono tornato a credere nella giustizia. Si era illuso che potessimo ripulire l'Italia. Invece, dopo Tangentopoli, è scattata la vendetta". Nel 1996 Mauri fu escluso anche dalla gara bandita dall'Atm per la fornitura di cento autobus. Pochi mesi dopo scrisse poche parole su un biglietto: "Dopo Tangentopoli tutto è tornato come prima". E una lettera alla moglie Costanza: "Tu sei il mio primo e ultimo bene. Forse, se fossi stato più malleabile, le cose sarebbero andate diversamente e non ti avrei dato tutti questi problemi. Il mio suicidio è l'atto finale del mio amore". E si sparò. Anziché inviare un messaggio di cordoglio alla famiglia o partecipare ai funerali, durante le esequie i vertici dell'Atm convocarono una conferenza stampa per rivendicare l'"assoluta trasparenza" dell'ultima gara. I figli, che non avevano mai collegato il gesto paterno a quell'appalto, parlarono di "excusatio non petita". 
Ma forse Mauri è una delle vittime dimenticate perché fuori dal sistema. Il sistema di imprenditori e politici per cui ogni volta (ad ogni inchiesta, l'ultima quella di oggi per appalti truccati in Campania) si invoca la presunzione di innocenza.
Come se, nelle nostre carceri, non ci fossero più spacciatori che colletti bianchi, nonostante l'alto livello di corruzione percepita.

26 marzo 2015

Il piano Repubblica delle banane (Carlo Tecce sulla fiction Sky)

L’ULTIMA SCENA del primo episodio di 1992 è un monologo, di Marcello Dell’Utri (Fabrizio Contri) al pubblicitario Leonardo Notte (Stefano Accorsi), sulla Repubblica delle Banane, sul la metafora che segnerà l‘essenza di Forza Italia. “Avrà saputo che sto cercando qualcuno per il posto di vicedirettore - dice Dell’Utri a Notte - Ho pensato di darlo a lei. Ma poi ho cambiato idea. Stasera nominerò Corradi vicedirettore generale. Non se la prenda, Notte. L'azienda è piena di vicedirettori. Per lei ho in mente dell’altro. Ha presente Chiquita? La banana 10 e lode, ha presente? Un tempo si chiamava United Fruit Company e avevano enormi piantagioni in Guatemala e controllavano il governo con dittatori compiacenti. Per questo la chiamavano “Repubblica delle banane”. Ma poi, nel '51, ci furono libere elezioni e divenne presidente il colonnello Arbenz e la prima cosa che fece fu sequestrare i terreni alla United e nazionalizzarli. Un vero disastro per la compagnia. Beh, allora sa che fecero? Ingaggiarono un pubblicitario. Lui pose il problema in un modo diverso. Non era in ballo il profitto di una multinazionale. Era in ballo la libertà dell’America. Organizzò finte manifestazioni antiamericane nelle città del Guatemala, aprì un ufficio stampa e cominciò a tempestare i quotidiani con la notizia che Arbenz era al saldo di Mosca e che dal Guatemala sarebbe partita l’invasione per gli Stati Uniti. Dopo pochi mesi, gli Stati Uniti bombardarono Città del Guatemala spacciandola per una guerra di liberazione e restituirono i terreni alla United Fruit”. “Ma io cosa c'entro?”, chiede Notte .“Dobbiamo salvare la Repubblica delle banane”, chiosa Dell’Utri.
Sulla fiction ha scritto un bel post Alessadro Gilioli: Tangentopoli vista dal basso.

23 marzo 2012

Servizio pubblico - le mani pulite

20 anni da Mani pulite passati invano? Le cronache di queste settimane (ma potremmo dire di questi mesi e di questi ultimi anni) sembrerebbero dire di si.
Tangentopoli e i magistrati del pool di Milano (ieri sera in una reunion da Santoro), non hanno curato il male anzi, come ha raccontato anche Sgarbi, hanno solo contribuito a distruggere questo sistema dei partiti, che sono stati sostituiti con "altro", ovvero i partiti ad personam (quello di Bossi, quello di Berlusconi, quello di Casini, di Di Pietro ..).

Ma forse questa è solo una visione semplicistica della storia: l'Italia non è cambiata, gli italiani non sono cambiati, semplicemente perchè non era compito dei magistrati educare gli italiani, i partiti, le istituzioni.
La ha spiegato bene l'ex pm Colombo che, non a caso, ha dismesso i panni della toga per girare l'italia e intraprendere il più difficile percorso di educazione. Ovviamente puntando sulle nuove generazioni potendo fare ben poco sui reduci da Mani pulite.
"Oggi in Parlamento metà hanno problemi con la giustizia e l'altra metà sono i loro avvocati" il giudizio tagliente (e anche questo un pò superficiale dell'onorevole Di Pietro).

Ma nella copertina si è parlato di lavoro e della riforma della Fornero, dopo le note di Battiato "povera patria"

“Qualunque sia la vostra opinione in merito sulle riforme del lavoro e l’età pensionabile, ammettiamo anche che la prima cosa da fare sia tagliare le pensioni e la secondoa rendere tutti licenziabili, ma qualcuno mi può spiegare perché non si mette la stessa forza e la stessa pungenza per abbattere la corruzione e l’evasione fiscale? Vent’anni fa pensavamo che saremmo diventati tutti migliori invece la corruzione è cresciuta e nelle aule di tribunale questo ci costa ben 15 milioni di euro a cittadino”.

A seguire l'intervista di Ruotolo a Piscicelli che ora, sotto inchiesta, non ride più di fronte alle tragedie degli altri e racconta di come funzionano gli appalti in Italia.
"Tutte le gare del 150 esimo anniversario sono fasulle .. stanno gestendo centinaia di milioni di euro di gare truccate".
Povera patria.

La puntata è iniziata con la scheda dei principali indagati in regione Lombardia, partendo dalla famosa foto dell'ufficio di Presidenza.
A cominciare da Davide Boni  indagato per corruzione (comunque il Trota rassicura "se si accertano determinarte cose") per mazzette nel comune di Cassano D'adda, dove su un terreno ex agricolo (trasformato in edificabile) si voleva costruirci sopra.
Il facilitatore dell'opera sarebbe stato l'architetto Ugliola, che non compare mai nelle catre ufficiali del comune.

Massimo Ponzoni è indagato per corruzione e bancarotta, per una inchiesta riuardante un centro commerciale a Desio. Ponzoni è stato intercettato al telefono a parlare con boss della ndrangheta di Desio, ma la cosa non gli ha procurato danni essendo stato rieletto nel 2010.
Il facilitatore qui sarebbe stato Filippo Duzioni.

La parola al pool.

Di Pietro, ha voluto iniziare con l'articolo 18:
“E’ solo una forma di arroganza” e ancora: “Pure le pietre capiscono che la ragione per cui le cose in Italia non vanno bene è per colpa del debito pubblico, per l’evasione fiscale e la non credibilità delle istituzioni. Ora arriva Monti e crede di risolvere tutto rendendo più facile per l’impresa licenziare il lavoratore quando non piace più. L’idea di utilizzare il proprio potere per far pagare i conti alle fasce più deboli è proprio di una società del feudalesimo non di uno stato sociale!”

Clemente Mastella, che volutamente non è stato messo in mezzo agli ex pm ma più prudentemente sulla torre vicino a Travaglio, ha commentato la posizione della CGIL: il suo partito di riferimento sostiene questo governo che ha proposto questa riforma. Non è vero “che Monti è forte, è che i partiti sono deboli”.

Gherardo Colombo, sulla fine di Tangentopoli “Non credo che col processo penale si possano risolvere questioni che sono personali. Il colpevole è sempre qualcun’altro. Io credo che mani pulite sia finita perché via via le indagini ci portavano verso la corruzione quotidiana dal vigile urbano al medico al carabiniere… non le cose clamorose. Questo problema va risolto in maniera adeguata nelle sedi dell’educazione”.

Sempre sulla fine di Tangentopoli e sul suo ruolo, Di Pietro
“Non siamo stati sconfitti, non abbiamo perso. Noi abbiamo diagnosticato un male: la corruzione, che c'era allora e c'è oggi, soltanto Formigoni non se ne accorge. Noi del pool abbiamo scoperto la malattia. Invece di curare la malattia, sono stati curati i medici. Mancano le norme per contrastare che i condannati, politici e imprenditori, abbiano sempre il potere in mano
Il sistema aveva indebitato l’Italia ma bastava una norma: chi è condannato non può partecipare alla vita politica e che tutti gli imprenditori evasori e corruttori non possano partecipare alle cariche pubbliche. Questo farebbe resuscitare l’italia, non l’Articolo 18?.”.


E in effetti l'Europa ci chiede anche di contrastare meglio la corruzione, non solo dare più flessibilità nel mercato del lavoro.
Sempre che sia stata la BCE a inviare quella lettera al governo Berlusconi e non qualche italiano dentro la BCE ..

Colombo ha dovuto poi quasi giustificarsi di fronte a Mastella (che rivendicava certi sconfinamenti della magistratura e la fine deli conflitti con la politica) sulle loro esposizioni mediatiche, ovvero quandi si presentarono in video per criticare il decreto Biondi (che limitava la custodia cautelare in carcere e che non facilitava il lavoro della Procura di Milano) e prima ancora il decreto Conso.

Gli indagati in Lombardia seconda parte.
Nicoli Cristiano è indagato per corruzione e traffico di rifiuti per la vicenda di Cappella Cantone. La discarica d'amianto che nessuno tra i cittadini del posto voleva, ma su cui gli investitori erano molto sicuri di ottenere il lasciapassare della regione.
La regione infatti ha accelerato la procedura con un provvedimento approvato su proposta di Formigoni stesso e che non è finito sul bollettino regionale.

Infine, Francesco Penati e il sistema Sesto: corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti.
Il grande accusatore Peiro Di Caterina racconta dei soldi dati a Penati per poter accedere agli appalti nel settore dei trasporti, per finanziare la sua campagna elettorale.

Piercamillo Davigo ha dissertato sui nuovi aspetti della corruzione di oggi: la presenza dei mediatori coi politici, la moltiplicazione delle società partecipate, e dei general contractor.
“Si è aggravato il degrado dei partiti politici. Al loro interno può succedere qualsiasi cosa perchè non ci sono regole minime di controllo. E’ passata poi l’idea che per prendere le proprie posizioni la politica debba aspettare le decisioni dei giudici. E’ un’idea completamente sbagliata. La giustizia è una virtù cardinale ma lo è anche la prudenza”.

“Anche la mancanza di rapporto con l’opinione pubblica è paradossale”  Santoro a riguardo a molti che si rifiutano di spiegare la questione alla stampa e quindi all’opinione pubblica.

I politici rivendicano la centralità della politica da una parte ma poi in caso di guai giudiziari non accettano le domande dei giornalisti e si rifugiano nelle loro residenze, e dicono di voler aspettare che la magistratura faccia il suo corso.
Anche perchè in molti casi i procedimenti finiscono in prescrizione.

Sempre Davigo: “Anche se c’è la prescrizione ciò non trascende di essere giudicati dei fatti dall’opinione pubblica e dai propri compagni di partito. La prescrizione è un’istituzione di civiltà. La stravaganza italiana è che si possa andare in prescrizione dopo essere stati condannati in primo grado. Che io sappia solo due Paesi hanno questa abitudine: l’Italia e la Grecia. Non siamo in buona compagnia”.

In Italia la prescrizione continua anche dopo una condanna in primo grado: dovrebbero essere i cittadini a pretendere chiarezza e conoscere se è vero o no che una certa persona ha rubato o meno.
Dovrebbero pretenderlo anche i colleghi di partito: in questo modo non ci sarebbe alcuno scontro con la magistratura, infatti all'estero ci si dimette per questioni molto meno gravi di quelle di cui di discute oggi (per la Lombardia).

"Se fossi un segretario di partito e uno dei miei accettasse la prescrizione gli direi tu non ti candidi più".

E invece in Italia, nel Partito Democratico stiamo ad aspettare cosa succederà nel processo a Penati.
Dov'è la differenza con gli altri partiti? Solo perchè Penati non si fabbrica leggi ad personam (ma sfrutta quelle già fatte) o perchè Bersani non atacca i magistrati?

Corruzione ed evasione non si risolvono solo con nuove leggi, con un nuovo vorso politico (e nuove persone): già questo sarebbe un bel passo in avanti dal governo dei tecnici.
Come ha raccontato Colombo
“Non vedo che sia stato fatto niente per scoprire la corruzione e per combatterla. Io mi sono dimesso perché sono convintissimo che bisogna fare soprattutto dell’altro, queste cose non si combattono col processo Penati ma si combattono nel modo di pensare comune, nella capacità delle persone di gestire la propria libertà perché libertà è anche responsabilità”.

L'intervento di Travaglio.

Tutti i virgolettati sono presi dal blog Lanostratv.

23 febbraio 2012

Farla franca di Gherardo Colombo con Franco Marzoli

La legge è uguale per tutti?


Farla franca non è solo un libro sull'inchiesta di Mani pulite, ma un saggio che, partendo dalle vicende di Tangentopoli affronta il rapporto degli italiani e delle regole, l'emergenza corruzione nell'Italia della prima repubblica e nell'Italia di oggi, il rapporto della magistratura con la politica, con la stampa e con gli italiani.
Più un saggio che una cronistoria: nel libro ci sono rimandi ad altre letture, per chi vuole approfondire meglio la storia dell'inchiesta milanese, come l'ultimo libro di Barbacetto, Gomez, Travaglio "Mani pulite" ed. Chiarelettere.


Il libro è diviso in più parti: nella prima, l'intervista all'ex magistrato Colombo dall'ex compagno di studi Franco Marzoli.
L'ingresso di Colombo in magistratura, i primi scandali su cui indagò (la loggia P2 e i fondi neri di imprese dell'Iri): inchieste affossate nel passaggio alla procura di Roma, l'allora porto delle nebbie. Non erano ancora gli anni in cui il potere politico poteva essere messo sotto inchiesta.
L'inizio di Mani pulite, con l'arresto di Mario Chiesa a Milano nel febbraio 1992 e l'ingresso nel pool.
La scoperta del livello di corruzione, sempre più ampio, sempre più allargato a tutti i partiti: come cambiò la sua vita in quei mesi, i rapporti con gli imprenditori e i politici, con i media, con l'opinione pubblica.
Dagli slogan "Di Pietro Colombo andate fino in fondo", fino al reflusso, quando le inchieste iniziarono a toccare cittadini qualunque (e non più solo gli odiati politici). Con gli avvisi di garanzia a Berlusconi, il vento iniziò a cambiare. Sia per le persone che per i giornali.

Colombo affronta anche la questione della carcerazione preventiva: il pool è stato infatti accusato di averne abusato per ottenere più facilmente delle confessioni. A questa accusa l'autore risponde ricordando che quegli arresti erano necessari per evitare l'inquinamento delle prove e che sono stati confermati dal tribunale del riesame e dalla Cassazione.
Dunque, più che eccessiva carcerazione, in discussione è il fatto che in poco tempo finirono in carcere molti uomini potenti. 
Il principio della legge uguale per tutti, ancora una volta, dunque.


Nel libro, in appendice, sono riportate le lettere scritte prima di suicidarsi di Sergio Moroni e di Renato Amorese: al pool è imputata anche la colpa dei suicidi degli imprenditori finiti sotto inchiesta. A parte che nessuno di questi era in carcere per l'inchiesta Mani pulite (Cagliari era in carcere per altri reati), Colombo  affronta questo tema cercando di tenere un punto di osservazione più distaccato. Considerando il trauma di questi imprenditori che per la prima volta affrontavano il carcere per episodi che  ritenevano non configurare dei reati (per la serie così fan tutti).


Le controriforme della politica per rendere più difficile il contrasto alla corruzione, portare a termine i processi, condannare i colpevoli.
Gli anni della Bicamerale, il tavolo per le riforme degli assetti della democrazia, partendo dal libro di Previti, l'articolo molto critico di Colombo sul Corriere  ("la bicamerale figlia del ricatto") che suscità le critiche di maggioranza e opposizione:
 Secondo il magistrato, la Bicamerale e' figlia di quella "societa' del ricatto". Il tentativo di riscrivere la seconda parte della Costituzione e' la sola strada a disposizione di quella "societa" per occultare il passato. Conclusione: "La nuova Costituzione puo' avere come fondamento quel ricatto 
La magistratura e' una variabile non coerente con il sistema consociativo. Per questo infastidisce, preoccupa, inquieta. Potere diffuso per antonomasia, puo' rompere in qualsiasi punto e imprevedibilmente il patto del silenzio, della complicita' consociativa che il ricatto consiglia. Ecco la necessita' di ridimensionare l'indipendenza del magistrato. Una magistratura meno indipendente, o addirittura dipendente, non riuscirebbe piu' a svolgere il controllo di legalita' che le e' proprio".
 E, infine, le amare considerazioni finali: non si poteva pensare di risolvere i problemi di corruzione italiani con la sola azione della magistratura.
Perchè, come racconta il professor Galimberti nella sua introduzione, i problemi dell'Italia non sono solo economici, ma "sono molto più radicati, più profondi, più antichi,e  quindi da individuare nell'antropologia dell'italiano, fortemente individualista per nulla sensibile alla dimensione del sociale, che guarda allo Stato come ad un'entità separata, e alle sue leggi come dispositivi da cui difendersi con le strategie dell'elusione, dell'evasione, dell'esportazione illecita dei capitali, della corruzione e al limite con pratiche mafiose". 


La tesi porta ad una sola conclusione: Mani pulite, nata anche grazie al crollo del muro di Berlino (che cambiò gli assetti e gli equilibri politici europei e italiani), ma anche grazie alla crisi economica che allora (come oggi) era in atto (c'erano meno soldi per ottenere appalti e dunque all'improvviso gli imprenditori divennero insofferenti alla voracità della politica), non è servita a molto.
"Mi pare evidente che l’imperativo di far funzionare la giustizia nel rispetto dell’articolo 3 della Costituzione (l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge), che in Mani pulite, così come in qualsiasi altra indagine, abbiamo cercato di attuare, non si sia realizzato. Tra prescrizioni e leggi cambiate, alla fine il risultato processuale è stato molto limitato, e si è riaffermato il senso d’impunità che esisteva prima dell’inizio delle indagini e che già avevo sperimentato nella mia precedente esperienza. Tanto che fenomeni corruttivi hanno continuato a manifestarsi anche successivamente, sembra con una certa intensità. Temo quindi, per usare un’estrema sintesi, che Mani pulite, giudiziariamente, sia servita a poco o a «nulla », e che anche culturalmente sia servita a ben poco."

Se non a far emergere in tutto il suo squallore il sistema corruttivo dei partiti.
Ma non ha cambiato affatto la mentalità della classe dirigente del paese, dei cittadini (che sono le vittime finali di questo sistema che drena denaro dal pubblico per arricchire i privati).


Ed è dunque per questo motivo che, dopo 32 anni di vita togata, il procuratore Colombo ha deciso di andare in giro per il paese, nelle scuole e nelle biblioteche, per fare opera di educazione.
Sulla Costituzione, sul valore delle leggi e sul valore della legalità.
E' un lavoro che si basa sui tempi lunghi, rivolto alle giovani generazioni, ancora incontaminate dalla indifferenza e rassegnazione oggi diffuse tra quanti, dopo ogni caso di corruzione dicono "non cambia mai niente".
Cambiare si deve, invece, a cominciare dal rispetto di quell'articolo 3 della Costituzione che recita:
 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 237 c. 148 c. 151 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 819], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.


In appendice al libro alcune appendici:

- la cronologia di Mani pulite
- gli aspetti economico-finanziari di Mani pulite
- Mani pulite e la stampa

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda del libro sul sito di Longanesi
Technorati:

19 febbraio 2012

Mani sporche e mani pulite



914 pagine il primo libro (“Mani sporche 2001-2007 così destra e sinistra si sono mangiati la repubblica”) e solo 852 pagine il secondo (“Mani pulite la verastoria, 20 anni dopo”), entrambi Chiarelettere con gli stessi autori Peter Gomez, Gianni Barbacetto e Marco Travaglio.
1766 pagine per raccontare vent'anni della nostra storia, la sconfitta della democrazia del senso di giustizia e dello stato. Una sconfitta che, come all'epoca del governo Amato, pagheremo noi.
Perchè volere i corrotti e i ladri in galera (o almeno in condizioni di non nuocere) non è giustizialismo, è anche un bieco discorso economico: non possiamo più farci governare da gente che ha causato questo debito che noi non abbiamo fatto, e che ora ci chiede i soldi per evitare la catastrofe che noi non abbiamo voluto.

PS: almeno questa volta hanno messo l'indice dei nomi già alla prima edizione.   

17 febbraio 2012

Lo spread italo tedesco




Seguendo su Radio popolare il convegno organizzato dall'Idv a Milano per i vent'anni di Tangentopoli (il teatro era pieno e non c'erano più posti a sedere) con gli interventi di Travaglio, Tabacci, Di Pietro stesso, mi sorgevano due riflessioni.
La prima è che ognuno ha il suo caso tedesco: in Germania il presidente della Repubblica si dimette perchè indagato per un reato e, come ha ricordato la Merkel, da indagato non si può servire il popolo. Dalla Germania non ci separa solo lo spread finanziario, ma anche quello politico. Di fronte al comportamento del signor Wulff, i nani italiani spariscono. Politici, giornalisti, presunti intellettuali, imprenditori e parlamentari, come quelli che hanno salvato per la seconda volta il senatore del Partito Democratico (quello che ora vuole fare le riforme con Alfano e Casini) Alberto Tedesco.
E Cosentino,  e Romano, e Guarguaglini, e Lusi, e Dell'Utri, e Berlusconi e Penati ....



La seconda cosa: ma non ci avevano detto che solo l'Italia non aveva l'immunità per le alte cariche dello stato? E che dunque servivano i vari lodi che proteggessero presidenti e premier dalle inchieste?
Ma quante sciocchezze ci hanno raccontato certi giornalisti italiani? Anche loro colpevoli se lo spread morale, politico e finanziario separa l'italietta dalle altre democrazie.


L'hanno fatta frana loro



E sono passati 20 anni da Mani Pulite..
E possiamo dirlo con tutta franchezza: l'hanno fatta franca loro.
I partiti (intesi come gruppo di potere affaristico, divisi in correnti, dove pure sulle tessere degli iscritti si riesce a essere opachi),  i corrotti e i corrrutori, le imprese che vivono di soldi pubblici.
Abbiamo ancora le mani sporche, lo dicono i numeri della Corte dei conti (60 miliardi di euro all'anno), lo dicono le inchieste sui casi di corruzione (destra e sinistra, se ancora queste espressioni possono vare per i partiti di oggi, ultimo caso a Pomezia). Lo dice il profondo stato di crisi e di credibilità in cui vive questo paese: per cui un professore normale, che dice cose normali (ecco, ogni tanto anche lui si lascia andare in qualche uscita fuori luogo) sembra come un marziano venuto da fuori.
Certo, il paragone con chi stava prima:  Gelmini,  Frattini, Bondi, La Russa, Alfano ..


D'altronde, perchè le cose sarebbero dovute cambiare? Non sono cambiati i partiti, in mano alle stesse persone. Non sono cambiate le leggi per contrastare la corruzione, anzi, i reati sono stati tolti (si pensi al falso in bilancio) o depotenziati.
Non sono cambiati gli italiani, che ancora si devono rendere conto di due cose: i soldi persi nella corruzione, nell'evasione, negli sprechi della politica, sono soldi pubblici, cioè di tutti.
E che quei soldi, non torneranno più indietro, sono persi per sempre.
Con i soldi della corruzione non si costruiranno più ospedali e scuole, non si finanzieranno più borse di studio per premiare il merito.
I soldi buttati via con le grandi aziende di stato (Finmeccanica, la Rai, Fincantieri,Enit ..) potevano essere usati per fare investimenti in ricerca, per renderle più competitive, altro che articolo 18.
I soldi sprecati in grandi eventi (almeno le Olimpiadi a Roma ce le siamo risparmiate) potevano essere usati per mettere in sicurezza frane, fiumi, montagne.



L'hanno fatta franca loro, e ci abbiamo rimesso noi. Noi che avevamo firmato e votato per un parlamento pulito, per l'acqua pubblica (nuovamente rimessa in discussione) e per dire basta al finanziamento pubblico ai partiti.
E oggi, a 20 anni da Mani pulite, si vedono pochi spiragli di cambiamento.
Se l'emergenza è svuotare le carceri a breve, non togliere le leggi che intasano carceri e tribunali.
Se l'emergenza è punire i magistrati che si dicono "partigiano della Costituzione" (sanzione firmata da un esponente del PD e uno del PDl, "qual corrispondenza d'amorosi sensi").
Se l'emergenza è commissariare Sanremo perchè altrimenti Celentano parla.
Se l'emergenza è trovare chi ha passato le carte dal Vaticano ai giornalisti del Fatto.

10 febbraio 2012

Dalle tangenti alle cricche - 20 anni di Tangentopoli

L'articolo di Paolo Biondani su l'Espresso, con l'intervista al procuratore Francesco Greco "Ieri le tangenti oggi le cricche"

«Vent'anni dopo Mani Pulite, il sistema di corruzione si è solo raffinato: non più mazzette, ma reti di relazioni fra imprenditori e politici che siedono allo stesso tavolo, per spartirsi denaro e potere». Parla Francesco Greco, l'unico pm del famoso pool che lavora ancora al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano

Com'è cambiata la corruzione in questi vent'anni? Cosa c'è di nuovo nei sistemi di saccheggio delle risorse pubbliche?
"Le inchieste di Mani Pulite avevano fotografato una realtà abbastanza chiara: un sistema organizzato e centralizzato di corruzione, con ruoli precisi, dove le imprese pagavano i partiti per vincere appalti senza concorrenza. La grande scoperta fu questo scambio sistematico tra affari e politica. Fino a vent'anni fa, però, imprese e partiti rappresentavano realtà distinte. Stringevano accordi partendo da posizioni diverse, di tendenziale conflitto. Anche l'azienda più grande doveva pagare, comprare un politico, per ottenere quel favore o aggiudicarsi quel contratto. Oggi non mi occupo più di corruzione, se non incidentalmente, ma dalle indagini dei colleghi di Firenze, Napoli, Roma e qui a Milano del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, ciò che sembra emergere, con varie applicazioni, è un nuovo schema: i soldi girano ancora soprattutto per l'arricchimento personale, ma al centro c'è una rete di relazioni, favori, amicizie e protezioni reciproche. Le cricche di oggi ricordano il modello delle lobby. Imprenditori e politici sono seduti allo stesso tavolo. E insieme gestiscono gli affari".
 

E, sempre sull'Espresso "Che cosa fu Mani pulite" la cronistoria dell'inchiesta Mani pulite, da quel 17 febbraio 1992 quando fu arrestato  Mario Chiesa (il mariuolo) fino al settembre 1995, con le condanne Enimont e la sezione disciplinare del Csm dispone il non luogo a procedere nei confronti dei magistrati del pool di Mani pulite di Milano.


A quando una nuova legge sul finanziamento dei partiti? Contro la corruzione (col reato di autoriciclaggio)? Una legge seria sugli appalti? L'informatizzazione del processo penale? Via i condannati dal parlamento?
Quante Tangentopoli dobbiamo ancora aspettare?

03 gennaio 2012

Il ventennio 1992 – 2012


Nel 2012 saranno vent'annidall'inchiesta di Mani pulite (il 17 febbraio 1992 fu arrestato Mario Chiesa ..), dalla stagione delle stragi di mafia dopo che la Cassazione confermò le condanne del maxi processo (Carnevale non potè provvedere). E anche dalla successiva stagione dellatrattativa, o delle trattative tra stato e mafie, il patto inconfessabile tra stato e antistato: il cambio della Repubblica per la ricerca di nuovi equilibri.

Gli accordi del papello che man mano venivano smarcati, la corruzione che proseguiva e continuava a crescere, i partiti che diventavano macchine per fare soldi, per piazzare persone sulle poltrone.

In questi anni non è solo cresciuto il debito pubblico (quello che ogni volta ci viene rinfacciato come se fosse colpa di tutti gli italiani), o lo spread (in questi ultimi mesi). E' cresciuto anche lo spread, il differenziale tra i cittadini e lo Stato, inteso come senso della Stato. Il rispetto delle leggi, della cosa pubblica, dell'interesse comune.
Con questo differenziale, chiedere altri sacrifici per salvare questo sistema dei partiti , questo sistema finanziario, è missione difficile quasi quanto piazzare i nostri titoli sui mercati.
Da venti anni aspettiamo un cambiamento: la lotta alla mafia (partendo dai suoi legami con finanza e politica), alla corruzione e all'evasione.
Vediamo se arriveranno prima queste, della profezia dei Maya.  


Nel frattempo, l'unica certezza, sono gli stipendi dei parlamentari (in linea con l'Europa delle dinastie e delle monarchie della bella epoque): la relazione Giovannini è finalmente uscita.

29 luglio 2011

Il parallelo col 92

Su la7 ieri sera c'è stato un interessante faccia a faccia tra il giornalista Marco Travaglio e l'onorevole avvocato Paniz: "Politica Corrotta e Nazione Infetta?", tema della discussione, le recenti inchieste di Monza che coinvolgono il Partito Democratico, l'inchiesta sulla P4 che coinvolge l'onorevole Milanese e che arriva fino al ministro Tremonti.
Da una parte il cronista che racconta i fatti, cmoe emergono dagli interrogatori, dalle intercettazioni, dalle carte.
Dall'altra parte l'onorevole , ma forse più avvocato difensore che spiegava che dalle carte non emergono con chiarezza i risovolti penali, che certe affermazioni sono poi da provare, che certi fatti non significano niente. Che dietri certi favori non si nasconde nulla di penale ..

Come se da certe questioni, l'unica cosa che si debba chiarire, sia l'aspetta penale. E la resposabilità penale,come si ripete sempre, è personale. E in ogni caso, aspettimao fiduciosi la magistratura....
E le responsabilità politiche? Possibile che si debbano sempre aspettare i risultati dei processi (che non arrivano a volte, perchè subentrano prescrizioni, depenalizzazioni, sconti in appello, patteggiamenti)?

Interessante infine il paralleo tra quanto sta accadendo oggi e gli anni di Tangentopoli: come allora, ci sono meno soldi pubblici in giro.
Fino a che non c'era la crisi, gli imprenditori erano anche disposti a pagare la politica, in cambio di appalti, nomine, favori, regali in natura.
Oggi che di soldi non ne girano più, gli imprenditori non sono più disposti a pagare questa macchina che non da loro nulla e iniziano a parlare. Anche di fatti vecchi di anni, come per Penati.
Eh .. se gli imprenditori parlassero ..




18 luglio 2011

I mercati ci guardano

Quanto siamo lontani rispetto agli Stati Uniti.
Lì i repubblicani non si sono prestati ai richiami del presidente Obama , per una coesione sulla manovra , per evitare il default del paese.
In Italia, non solo l'opposizione vota assieme (o comunque sceglie di non fare opposizione) alla maggioranza, ma alla fine ritirano pure fuori la storiella delle dimissioni.
Dopo però. Bisognava chiederle e imporle prima.
Ora è troppo tardi.
E i mercati ci guardano.

E mi sembra addirittura di rivivere un deja vu, rispetto al 1992 e ai fatti di Tangentopoli.
I mercati che crollano, l'allarme debito, gli avvisi di garanzia ai parlamentari, le richieste di arresto bloccate e ora, putroppo, il primi suicidio (il braccio destro di don Verzè).

24 febbraio 2010

Lo stato della Corruzione

Sembra di essere tornati al 2006: dopo la vittoria del centrosinistra scoppiarono uno dopo l'altro tutta una serie di scandali e inchieste.
Vallettopoli, Calciopoli, dossieraggio Telecom.
Poi le inchieste di Catanzaro: Poseidone (iniziata nel 2005 e poi avocata dal procuratore capo), e l'anno successivo, Why Not.
Stesso copione: imprese finanziate con fondi europei (per la depurazione, o per la selezione del lavoro), politici amici, giudici che coprivano le indagini.
L'ombra della massoneria.
La presenza di ufficiali dei servizi (all'epoca della Guardia di Finanza).
Le security di aziende delle Telecomunicazioni che spiavano e avvertivano le persone indagate.

Come sono andate a finire? Che risposta ha dato la politica?
Sono mesi che si parla di liste pulite (se ne era parlato anche nelle elezioni del 2008), di questione morale.
Eppure.

Allora perchè soprendersi delle ultime inchieste? Il sistema della Protezione Civile. Il riciclaggio dei soldi della ndrangheta da parte di aziende di Telecomunicazioni (Fastweb e Telecom Sparkle).
Colpa delle mancate riforme (sostiene Montezemolo)?
O colpa delle persone che sono chiamate a dirigere il paese (per il principio del pesce che puzza dalla testa)?

Strano: colpite due aziende di IT, nelle settimane in cui si discute del decreto Romani, della vendita a Telefonica .... Solo dietrologia.

Nemmeno mi soprende la proposta del governo per un DDL anti corruzione. Per due motivi.
Il governo del fare deve dare una risposta mediatica (che funzioni o meno non importa) da dare in pasto agli elettori, prima che sia troppo tardi.
Si rischia di perdere voti alle regionali: senza le poltrone si perde il controllo sulla sanità, sulle infrastrutture ..

Secondo: non si può più permettere questa delocalizzazione nel territorio e liberalizzazione della mazzetta. Il paese non se lo può permettere. Se da una parte si rassicurano gli italiani davanti alle telecamere, dall'altra i numeri non si possono nascondere più di tanto.
Le soluzioni creative tipo lo scudo fiscale non hanno dato i risultati sperati.

Allora, stop al ladrocinio "fai da te", a basso livello, mantenendo però tutte le guarantegie ai signori del palazzo. Che potranno portare avanti i loro comitati di affari, consulenze incrociate e appalti d'oro.
Altrimenti non si spiegherebbe lo sforzo verso il Legittimo impedimento, le norme contro le intercettazioni, il ritorno all'immunità parlamentare.

In questo paese si richia di arrivare ad una situazione paradossale, dove non succederà niente, perchè niente deve succedere.

Alcune segnalazioni: leggo su Il fatto che La banca mondiale sta studiando le tangenti italiane, per difendersi dai corrotti. Almeno in qualcosa riusciamo a primeggiare.
Il blocco del traffico (al nord): di cosa parliamo? Del nulla. Non serve a nulla, se non a lavarsi la coscienza.
I fondi per l'editoria: You dem può continuare a trasmettere. E le trasmissioni di informazione bloccate dalla par condicio.

17 febbraio 2010

Buon compleanno, mariuoli

Tanti auguri, Tangentopoli!
Sono passati 18 anni, e anche la corruzione endemica nel paese è giunta alla maggiore età.
Una volta almeno si veniva chiamati "mariuoli".
Oggi, si ricevono attestati di stima e solidarietà.
Perchè "le intercettazioni mentono .." si sa.
Perchè è un complotto politico delle toghe rosse, si sa.
Perchè così fan tutti, si sa.

Nell'intervista a
Marco Travaglio, il consigliere Pier Camillo Davigo racconta:
"Nel 1992 uno dei fattori decisivi fu che erano finiti i soldi e gli imprenditori non potevano più pagare un sistema politico che non dava più nulla in cambio. I vincoli europei di Maastricht erano strettissimi e impedivano allo Stato di fare altri debiti per mantenere la spesa pubblica con acquisti di beni e servizi. All’inizio i partiti scaricavano i soggetti che venivano via via arrestati, descrivendoli come mariuoli isolati, singole mele marce. E quelli, sentendosi mollati, ci dissero: 'Ah sì, mela marcia io? Allora vi racconto il resto del cestino'. E venne giù tutto. Oggi mi pare che i partiti continuino a difendere i propri uomini che finiscono nei guai, o almeno il sistema nel suo complesso. La casta fa ancora quadrato, nessuno viene scaricato".

Dalla copertina di Crozza: "basta fango, diceva Bertolaso ... eppure poco prima un imprenditore sul fango ci rideva".
E nel fango sprofondano interi paesi, mentre la protezione civile è impegnata a salvare il paese dal 150 esimo dell'Unità, dai mondiali di nuoto, dal G8 alla Maddalena, dall'Expo, per gli appalti ...