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08 novembre 2025

Anteprima inchieste di Report – il costo del garante, l’antimafia della destra, i finanziamenti alla cultura

Che fine fanno i nostri panni sporchi?

Quello che qui in Europa si chiama fast fashion altrove si chiama sfruttamento della manodopera, inquinamento ambientale, finte filiere sostenibili.

Abiti comprati e gettati subito dopo perché fuori moda e perché tanto costano poco, abiti che fanno il giro del mondo (se ne era occupata anche Presadiretta in diversi servizi nelle edizioni passate).

Basterebbe caricare sui produttori la responsabilità di dare una seconda vita a queste capi, attraverso il loro riciclo. Perché se i panni non sono riciclati e finiscono nelle mega discariche, inquini di più e devi pagare di più.

LAB REPORT:PANNI SPORCHI

Di Lucina Paternesi
Collaborazione Cristiana Mastronicola, Silvia Scognamiglio

Che fine fanno gli abiti che non indossiamo più e che gettiamo nei cassonetti per la raccolta del tessile? Assieme a Greenpeace Report ha provato a seguire la filiera dei rifiuti tessili, un vero e proprio viaggio intercontinentale che racconta come una camicia di marca può finire nei mercatini dell’usato e del vintage del nord Europa, mentre gli indumenti fast fashion possono finire in discariche a cielo aperto nel sud del mondo. Dal mercato degli stracci di Ercolano fino al second hand in Olanda, gli abiti che non indossiamo più macinano chilometri su chilometri, mentre gli operatori della raccolta soffrono la crisi del mercato e all’orizzonte si affaccia l’introduzione della Responsabilità estesa dei produttori per far pagare chi più inquina.

Il costo del garante

Visto che la destra di governo si è sempre preoccupata dei costi del superbonus, dei costi del reddito di cittadinanza, Report ha avuto la premura di verificare quanto ci costa questa authority, a tutela dei nostri dati personali che si è scoperto essere molto poco indipendente e molto attenta alle richieste dei referenti politici.

Thomas Mackinson ha pubblicato sul Fatto Quotidiano una anticipazione del servizio che riguarda i rapporti tra l’Italia e le grandi piattaforme tecnologiche americane: il garante dovrebbe tutelare come queste piattaforme, Meta ad esempio, accedono e usano i nostri dati personali. Il garante – racconterà il servizio di Report – avrebbe ammorbidito la sua posizione nei confronti di Meta, abbassando la multa da 44 ml di euro a 12,5 ml, un bello sconto frutto anche delle pressioni da Palazzo Chigi

Nei verbali interni del Garante, mostrati da Report, Ginevra Cerrina Feroni – vicepresidente dell’Authority – sottolinea il rischio di un possibile danno erariale: “Qui una sanzione di 44 milioni che noi non irroghiamo… ci possono essere altri profili di responsabilità, perché quei soldi entrano nelle casse dello Stato”. Il 16 ottobre 2024 Ghiglia e Mazzetti vengono immortalati insieme a ComoLake 2024, il forum sull’innovazione digitale promosso dalla Presidenza del Consiglio. Il giorno dopo il collegio ammorbidisce la posizione verso Meta e la sanzione scende dallo 1% allo 0,28% del fatturato annuo. Un episodio che, secondo Report, solleva nuove ombre sull’indipendenza dell’Autorità e sui rapporti tra il Garante e le Big Tech che dovrebbe controllare.

C’è anche dell’altro: l’ex parlamentare missino poi entrato nel collegio del Garante, Agostino Ghiglia, avrebbe avvisato in diretta l’allora esponente della minoranza, Giorgia Meloni, di alcune criticità emerse dal “decreto riapertura” del governo Draghi

Gravi criticità per i pass vaccinali”. Così scriveva il Garante per la Privacy il 23 aprile 2021, nel pieno della pandemia, inviando un formale invito al governo Draghi a correggere il decreto “Riaperture”. Ma qualcuno sollecita a guardare l’ammonimento l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, allora leader di Fratelli d’Italia, partito di opposizione tra i più duri contro l’introduzione del Green Pass.

Secondo documenti esclusivi in possesso di Report, che anticipa un’inchiesta in onda domenica, il componente del Collegio del Garante Agostino Ghiglia, nominato su indicazione di FdI, ha avvisato Meloni della decisione praticamente in diretta.

La leader di FdI avrebbe risposto con un messaggio laconico: “Visto, ora esco”. E poi “bravo“. Ghiglia – racconta l’inchiesta – avrebbe poi informato gli uffici del Garante di quell’interlocuzione. La nota di Meloni esce solo dopo, ma è la prima e sola a commentare: “Il Garante per la Privacy boccia le cosiddette ‘certificazioni verdi’ introdotte dal governo Draghi e critica duramente il decreto ‘Riaperture’ (…). È l’ennesima falla di un decreto inaccettabile, che calpesta le più elementari libertà degli italiani e che Fratelli d’Italia contrasterà con forza in Parlamento e non solo”.

GARANTE ACHI?
di Chiara De Luca
Collaborazione Eleonora Numico

Report ritorna sul Garante della privacy e sulle spese che sostiene, anche di rappresentanza. Come vengono spesi i soldi del Garante?

L’antimafia secondo la destra

A parole siamo tutti contro la mafia. Poi però: separazione delle carriere (anticamera del controllo della politica sulla magistratura come diceva quel Borsellino per cui Meloni ha iniziato a fare politica), limite alle intercettazioni, limiti alle indagini sui colletti bianchi.

E poi questa commissione antimafia che è diventata un terreno di scontro politico contro i partiti di opposizione e contro certe figure chiave, come l’ex magistrato Roberto Scarpinato.

Colpevole di essere una delle ultime memorie storiche degli anni delle bombe, dello scontro frontale della mafia con lo Stato, della trattativa.
Tutto per nascondere la famosa "pista nera" di cui Report si è occupata più volte, una pista investigativa che lega assieme estremismo di destra, servizi, mafia e le logge coperte.

LACOMMISSIONE DELLA DISCORDIA
di Giorgio Mottola
Collaborazione Norma Ferrara, Greta Orsi

Da quando si è insediata la nuova presidente Chiara Colosimo, la Commissione parlamentare Antimafia è diventata un terreno di scontro, veleni e veti incrociati. Lo scorso ottobre la maggioranza ha presentato un disegno di legge in Senato per escludere dall’organo parlamentare d’inchiesta due tra i membri più autorevoli e competenti: Federico De Raho e Roberto Scarpinato. Opposizioni e associazioni dei familiari delle vittime di mafia e delle stragi neofasciste contestano invece il potenziale conflitto di interessi della presidente Colosimo sui presunti rapporti con esponenti della destra eversiva e con lo zio Paolo, condannato per aver fatto da tramite tra Gennaro Mokbel e le cosche di ‘ndrangheta. La deputata di Fratelli d’Italia ha sempre dichiarato di aver interrotto i rapporti con il fratello di suo padre subito dopo l’arresto. Ma Report ha raccolto nuove testimonianze e documenti che sembrano raccontare una storia diversa. Nella lunga intervista che ha rilasciato alla nostra trasmissione, Chiara Colosimo racconta la sua versione sui rapporti con gli ex terroristi neofascisti, su Paolo Colosimo e su alcune foto che rispuntano fuori dal passato.

I finanziamenti alla cultura

Come vengono spesi i soldi del ministero della cultura o da altri ministeri?

Continuano le inchieste di Report sul nuovo corso meloniano, tra conflitti di interesse e un occhio di riguardo per associazioni amiche.

GIÙ LA MASCHERA!
di Luca Bertazzoni
Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Dopo il declassamento de La Pergola di Firenze da teatro nazionale a teatro cittadino, scelta che ha portato alle dimissioni di tre membri della Commissione consultiva per il teatro del Ministero della Cultura, l’inchiesta di Report fa luce sulle associazioni che hanno ottenuto dei finanziamenti statali. E poi accende un faro sulla Commissione consultiva per il circo, dopo un esposto presentato in Procura per possibili conflitti di interesse da parte di alcuni membri.

25 ottobre 2025

Anteprima inchieste di Report – le nomine politiche e il nuovo ordine mondiale

“Libertà di stampa significa poter informare concretamente la gente e lottare per consegnare alle future generazioni un mondo migliore. Questo dobbiamo farlo ogni giorno, nel nostro piccolo”.

Sono le parole del conduttore di Report Sigfrido Ranucci alla manifestazione in solidarietà a Roma, dopo lo scoppio dell’ordigno davanti casa.

Lo stato di salute di una democrazia si misura anche dalla libertà di informazione e la libertà dei cittadini ad essere informati: non basta andare a votare, avere un parlamento eletto (specie se poi le decisioni contano sono prese fuori, “il potete è altrove” come diceva Sciascia).

In una vera democrazia non è la politica che decide cosa deve andare in onda e cosa no, che domande fare ad un politico e cosa no, che inchieste devono finire in prima serata e quali no.

In questi anni abbiamo abbassato a tal punto l’asticella dell’etica, del senso pubblico, del buon senso, della consapevolezza di cosa sia veramente una democrazia, da esserci dimenticati di questo. L’informazione controlla chi ha il potere, non è un suo megafono.

Ecco perché trasmissioni come Report danno fastidio: perché riportano le “cose” nella giusta direzione.

Per esempio spiegando cosa non funziona nella nomina come direttrice del teatro di Venezia La fenice Beatrice Venezi, fatta dal ministro della cultura senza consultare gli orchestrali.

Perché “il teatro la Fenice non deve essere una palestra per un direttore per ampliare il proprio curriculum” spiega una musicista.

La nomina della direttrice Venezi

Beatrice Venezi è stata scelta come direttrice musicale della Fenice da Nicola Colabianchi, una gioventù da estremista nero nel movimento di destra extraparlamentare Ordine Nuovo oggi considerato vicino a Fratelli d’Italia e a sua volta nominato pochi mesi fa sovrintendente dal ministro Giuli.
Anche la stessa Venezi è figlia di esponente di un movimento di estrema destra, Forza Nuova.

Insomma, una direttrice che potrebbe essere considerata vicina a questa destra (estrema) di governo che sta cercando di imporre, anche con queste nomine, la sua di forma cultura. Dopo aver per anni accusato la sinistra di aver occupato tutti gli spazi e aver egemonizzato la cultura italiana.

A destra si sono sempre sentiti discriminati – lo dice anche la stessa direttrice Venezi nella conferenza programmatica di FDI del 2022, quando è stata chiamata sul palco dal deputato Mollicone.

Che però, a domanda diretta di Report, spiega che no, non è una nomina politica, il sovrintendente ha facoltà di nominare chi vuole (come se Colabianchi non fosse stato nominato da Giuli..).

E’ una bravissima artista” prova a giustificarsi di fronte alle domande di Report, tanto da aver vinto l’ambito premio Atreju 2021, amica della presidente del Consiglio, consulente musicale dell’ex ministro Sangiuliano (oggi al TG1, ma prossimamente candidato in Campania).

E quindi qual è il problema? Il problema è un curriculum costruito dalla politica che le ha conferito incarichi uno dietro l’altro, rispetto ai precedenti direttori che avevano competenze costruite nel corso degli anni.

Silvia Massarelli è una direttrice d’orchestra, a Report prova a spiegare le ragioni della protesta contro questa nomina politica caduta dall’alto: “ci sono concorsi fatti? Sicuramente dirige nei teatri a destra e sinistra, ma andiamo a vedere quali teatri.. Una nomina così importante non si può assegnare a qualcunio che non abbia esperienza pregressa in questo ambito ..”

La Venezi è giovane e può crescere (grazie all’aiuto del governo amico)?
Risponde la direttrice d’orchestra “C’è un problema, il talento. La tecnica si può affinare, il talento o c’è o non c’è e nella Venezi non lo vedo nella maniera più assoluta. È una nomina imposta, calata sicuramente dall’alto. La politica non può entrare nella musica in questo modo.”
E nemmeno potrebbe entrare nella sanità, nell’istruzione e in tanti altri ambiti. Imponendo persone che hanno come meriti l’essere vicine alle sorelle Meloni, forse. O aver ricevuto un premio sul palco di Atreju..

La scheda del servizio: A NOI!

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano, Eleonora Numico

Partendo dal caso del maestro Beatrice Venezi, nominata direttrice musicale del Teatro la Fenice di Venezia fra le proteste e lo sciopero di tutti gli orchestrali dello storico teatro, Report ripercorre le principali nomine avvenute nei posti chiave del mondo della cultura: da Ales, società in house del Ministero, al cinema, dai teatri ai festival, dal Ministero stesso a Cinecittà, il cuore dell’industria audiovisiva nazionale.

Il manifesto di Ventotene e l’attacco agli organismi sovranazionali

Durante le comunicazioni alla Camera, la presidente Meloni aveva letto dei passaggi del Manifesto di Ventotene che lette estrapolate dal contesto, apparivano come propaganda comunista.

Antonella Braga, presidente della Fondazione Salvemini ed Ernesto Rossi spiega come il Manifesto sia genericamente europeista e federalista perché propugna gli Stati Uniti d’Europa secondo il modello costituzionale federale americano.

Come mai certi passaggi suonano di ispirazione marxista? Chi ha fatto il taglia e cuci per Meloni ha predisposto un testo decontestualizzato – spiega a Report Antonella Braga – travisato come alcune frasi estrapolate per cercare di dimostrare che è un testo anacronistico, pericoloso, antidemocratico, illiberale.

Se uno legge il testo integralmente – continua – si comprende l’assurdità di questa tesi: l’obiettivo è screditare le radici antifasciste del progetto europeo.

Finora in Europa nessun leader istituzionale aveva messo in discussione la figura di Altiero Spinelli il cui nome campeggia all’ingresso del Parlamento Europeo, che gli ha intitolato un’intera ala. Dal dopoguerra in poi Spinelli è stato celebrato dai più grandi leader europei, sia di destra che di sinistra, come uno dei precursori dell’Europa unita. Il suo ruolo storico è stato riconosciuto in Italia anche dagli esponenti di Alleanza Nazionale, il partito da cui proviene Giorgia Meloni.

Nel 2003 era stato Francesco Storace ad invitare il presidente Berlusconi a deporre un fiore sulla tomba di Spinelli a Ventotene.

L’attacco della presidente Meloni al Manifesto segue di qualche giorno l’uscita del report “The great reset” pubblicato dal gruppo conservatore (o meglio di estrema destra) Ucl European institute dove si usano le stesse parole: c’è un’ovvia coincidenza risponde a Report il presidente dell’Ordo Iuris Institute Kwasniewsky “perché c’è un’ovvia cooperazione tra i vari gruppi nazionali che sostengono il ritorno alle origini dell’Unione Europea”, il report è stato mandato a tutti gli europarlamentari, ai ministri e ai primi ministri della UE. Magari Meloni non lo ha letto direttamente, ma qualcuno dei suoi consiglieri si, l’avrà letto certamente.

Anche Nazione Futura ha partecipato a questo report, la fondazione di cui Giubilei è presidente e che con Report ha deciso di non parlare (diversamente da quanto risulta loquace nei talk).

Forse questo dipende dai contenuti estremamente controversi contenuti nel report: le due organizzazioni di estrema destra nel loro opuscolo di 40 pagine mettono in fila una lunga serie di proposte per arrivare alla dissoluzione dell’Unione Europea.

Perché l’Unione Europea non è una entità democratica – risponde il presidente di Ordo Iuris – è fondata come una organizzazione sovranazionale che col tempo ha sottratto potere agli stati nazionali e l’ha affidato a burocrati non eletti.

Cosa nasconde questo report? Dietro c’è un disegno politico che deve preoccuparci, parliamo dell’attacco all’Unione Europea come sistema politico che sta sopra alle nazioni, accusata di essere una istituzione sopra ai governi eletti (come se in Italia non avessimo il problema dell’astensionismo e delle leggi elettorali che limitano i poteri di scelta degli elettori).

Ma questo disegno politico, che vede dietro la destra estrema sempre più egemone in Europa e in America, sta in parallelo attaccando anche le Nazioni Uniti, a cui si minaccia di togliere il sostegno economico. Non è un caso che nella ricostruzione di Gaza (se vogliamo chiamarla così) siano state tolte di mezzo le ong delle Nazioni Unite come l’UNRWA per far posto a gruppi privati (legati magari alle lobby degli evangelici).

La scheda del servizio: PICCOLI TRUMP CRESCONO

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

La prima puntata si apre con l’inchiesta di Giorgio Mottola con la collaborazione di Greta Orsi “Piccoli Trump crescono”. Lo scorso marzo, a sorpresa, Giorgia Meloni ha parlato del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, come di un testo comunista e antidemocratico. Report ha scoperto che quello che sembrava un intervento estemporaneo farebbe parte di una precisa strategia di delegittimazione delle istituzioni europee che vede tra i protagonisti fondazioni, think tank e centri studi sovranisti europei, con la regia della più potente delle organizzazioni conservatrici americane: l’Heritage Foundation. Dopo la rielezione di Trump, infatti, sono aumentate in modo impressionante le ingerenze americane in Europa: si sono intensificati gli attacchi frontali a Bruxelles e figure di spicco della Casa Bianca vengono sempre più spesso nel vecchio Continente a sostenere pubblicamente i candidati sovranisti alle elezioni politiche nazionali. Per esportare i valori e la visione della democrazia di Donald Trump in Europa, 12 tra i più influenti think tank conservatori americani hanno incrementato negli ultimi 5 anni il flusso di soldi verso l’Europa del 200 per cento per una cifra complessiva di quasi 100 milioni di euro, e accresciuto enormemente l’attività di lobbying nelle istituzioni europee. In questo hanno costituito un network transatlantico che comprende decine di fondazioni e centri studi in quasi tutti gli stati europei. Come rivela a Report Steve Bannon, l’ex capo stratega di Donald Trump, secondo il quale l’obiettivo finale sarebbe arrivare alla dissoluzione dell’Unione Europea. E di questo scenario farebbero parte anche Giorgia Meloni e le fondazioni collegate a Fratelli d’Italia.

LAB REPORT: la fiera dei funghi ai Castelli Romani

Quest’anno il ministero dell’agricoltura ha speso 120 mila euro per piazzare il suo stand presso la fiera del fungo porcino di Lariano, ai castelli romani, un appuntamento fisso per fratelli d’Italia.

Purtroppo la visione del suo ministero è questa, soldi ad iniziative locali (e a soggetti vicini politicamente come Coldiretti) che non portano a nulla piuttosto che aiutare veramente l’agricoltura, in tempi di cambiamenti climatici e di eventi meteorologici sempre più estremi.

La scheda del servizio: PORCINI NOSTRANI

di Andrea Tornago

La Festa del fungo porcino di Lariano è una vera istituzione ai Castelli Romani. Ma da qualche anno a questa parte coinvolge politici nazionali e muove soldi pubblici. Cosa rende tutti pazzi per il porcino?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 marzo 2019

Il censimento dei radical chic, di Giacomo Papi



Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un'imprudenza aggravata dal fatto che si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta.

Immaginatevi per un momento se l'ignoranza non fosse più un difetto, un qualcosa di cui vergognarsene (o di cui non andarne fieri), ma invece una virtù da mostrare e di cui esserne fieri.
Immaginatevi poi se fossero le persone che hanno studiato, passato tempo sui libri, quelle che si devono nascondere, perché messe all'indice, indicate come “nemici del popolo” (sventurato il paese che ha bisogno di eroi e di amici del popolo).
Anche gli intellettuali sono il popolo!”. 
La regia tornò sul ministro, che sorrise con accondiscenza. 
Il popolo non vive negli attici,” disse, “e non indossa maglioni di cachemire, mio caro. Il popolo lavora e non ha tempo da perdere!”.

Una caccia alle streghe, che porta ad una vera caccia quando qualcuno passa dalle parole ai fatti: il professor Prospero è il primo, ucciso a botte sulla porta di casa, per aver citato Spinoza e aver risposto al ministro dell'interno, nonché primo ministro dell'interno

Che fare? Nascondersi, scappare, manifestare apertamente contro questo clima di odio su cui il ministro, anzi primo ministro dell'Interno getta benzina tutti i giorni?
La soluzione è creare una lista degli intellettuali, i radical chic, da proteggere: un censimento che consenta loro di essere protetti, certo non a costo della collettività. Saranno loro stessi ad autotassarsi per pagarsi la protezione dello Stato.
Certo che è una bella seccatura..”. 
L'altra scosse la testa con tristezza: All'inizio se la sono presa coi clandestini, poi con i rom, dopo è venuto il momento dei raccomandati e degli omosessuali, e ora si mettono ad attaccare gli intellettuali..”.
Sì, Anna, ma noi che fastidio gli diamo?”

Si, che fastidio danno gli intellettuali?
Se lo chiede la figlia del professor Prospero, Olivia, che ha abbandonato gli studi per dedicarsi alla sua passione di chef a Londra.
Che fastidio davano e danno gli intellettuali, perché vengono chiamati radical chic? Il padre poi, la prima di una serie di vittime tra insegnanti e intellettuali, non era né chic né tantomeno radical.

Inizia così una sua indagine, andando a frequentare gli amici del padre, alcuni dei quali sì, radical chic, con la loro insopportabile spocchia. Dai ricordi del passato emerge anche quel bambino, grasso e sgraziato, che veniva a casa sua a studiare. Quel bambino che oggi è diventato un potente ministro di un governo che ha deciso di portare avanti la lotta alle élite e ai professoroni, rivendicando in modo sinistro perfino la paternità di quei delitti
Al cospetto di questa Assemblea e del popolo italiano, dichiaro che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. E' tempo di proclamarmi francamente ignorante. Ho sempre detto: prima il popolo italiano. E' forse una colpa? Ma il problema, cari signori dell'élite, è che è stato il popolo, prima ancora che lo dicessi io, a dire 'Basta! La misura è colma'. E' stato il popolo a dire basta con le provocazioni dei radical chic. Il popolo pretende che che i suoi rappresentanti, quelli che elegge e stipendia, parlino chiaro e in modo semplice”.[Dal discorso alla Camera del ministro dell'Interno nonché primo ministro]

Al censimento degli intellettuali, a cui solo in pochi si sottraggono, seguono altri provvedimenti sul filone della lotta alla complessità:

La complessità impedisce la verità.La complessità umilia il popolo.La complessità frena l'azione...

A Milano, la città di Olivia, dove c'erano teatri, ora sorgevano supermercati del cibo italiano:
La gente mangiava a strafogarsi, poveri e ricchi, erano tutti più interessati a ciò che entrava in bocca rispetto a ciò che ne usciva sotto forma di parole. Perché per mangiare pensare non serve. Forse c'entrava anche questo con l'odio verso gli intellettuali: la cultura non può essere consumata, mentre oggi quello che ha valore deve essere divorato fino alla distruzione ..

Viene istituita una commissione per togliere dalla lingua italiana i termini complessi, all'interno di un nuovo ministero della semplificazione: ministero che viene definito dell'ignoranza, che ha il potere di cancellare dal parlato comune le parole.
Quelle parole che consentono di esprimere i nostri pensieri, quello che siamo, quello che abbiamo vissuto, quello che conosciamo..

Perché questa esigenza di semplificare, togliere, attaccare la complessità? Perché senza quelle parole, senza quel “ragionare” (per citare Sciascia), viene meno il raziocinio, la ragione e così l'uomo diventa schiavo delle emozioni. Come gli animali che si muovono in sciami, soggiogati dalla magia di un “pifferaio” che li fa muovere come lui stesso decide:

"Lei lo sa perché gli intellettuali sono così importanti?". 
Lo psicologo non lo sapeva, ma sapeva che era una domanda retorica e che non doveva rispondere. 
"E lo sa perché sono così pericolosi?" 
Lo psicologo non aveva mai pensato che potessero esserlo. La voce flautata del ministro riprese a vagare per la stanza. 
"Perché le emozioni sono facili, elementari. Se impari i trucchi, le puoi governare, mentre i pensieri rimangono liberi, vanno dove dicono loro e complicano le cose. Dove comanda la ragione, la statistica muore".

I romanzi distopici, come quelli di Orwell (1984) o di Bradbury (Fahrenheit 451) ci raccontano di un futuro prossimo, un futuro possibile, che di solito è il peggiore dei mondi possibili.
Quello delle libertà che vengono tolte un pezzo alla volta, della conformità dei comportamenti, del livellamento dei pensieri e dei ragionamenti delle persone.
Di felicità a basso prezzo o che viene ricercata divorando cibo.
Il racconto di Giacomo Papi si muove leggero nel racconto di questo scenario, usando l'arma dell'ironia e del grottesco.
Le domande di Olivia, che osserva sconsolata questa desolazione, sono quelle che ci dovremmo porre anche noi, che in questo libro ritroviamo tanto del nostro presente: come siamo arrivati a questo?
Perché gli intellettuali sono così odiati dalle democrazie distorte, democrazie dell'uomo solo al comando?
A cosa servono i libri, perché è importante tramandare, generazione dopo generazione, le nostre storie, le nostre vite?
La risposta la troverete a fine lettura: per non essere schiavi dello stregone di turno ...


La scheda sul sito di Feltrinelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

18 febbraio 2015

Con la cultura si mangia (eccome)


C'era una volta il luogo comune che con la cultura non si mangiasse ..
Poi è bastato seguire le cronache del processo in corso (in appello) per il premio Grinzane, per far cambiare idea.
Tutto è nato, bisogna ricordarselo, per una denuncia di molestie sessuali, nei confronti del patron del premio letterario.
Che anziché premiare i letterati, finanziava politici locali.
Destra e sinistra.
VIAGGI AL “PATETICO” ELKANN E FESTA DI COMPLEANNO PER MERCEDES BRESSOdi Andrea GiambartolomeiHa aspettato anni prima di parlare, ma poi ha fatto nomi importanti. Alcuni su tutti, più importanti, sono quelli di Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino, e poi personaggi di spicco della cultura come Corrado Augias e Alain Elkann.Giuliano Soria, il patron del premio Grinzane Cavour condannato in primo grado a 14 anni e sei mesi di reclusione per molestie sessuali, maltrattamenti, truffa aggravata, tentata truffa e uso illecito di fondi pubblici, ha deciso di parlare solo ieri mattina nel processo d’appello. Ha nominato i personaggi famosi che ruotavano intorno al suo mondo: i politici foraggiati, i funzionari del ministero dei Beni culturali e i letterati che scroccavano viaggi e cene, gli attori che si facevano pagare in nero. Tutti insieme come in una grande cena di Trimalcione. Ne ha per tutti, così come ha scuse per i suoi ex dipendenti, in particolare il suo domestico che nel 2008 lo aveva denunciato per le molestie sessuali: “Provo dispiacere per il dolore che ho dato a Nitish. Ho trascinato i miei collaboratori per perseguire le mie finalità e il mio narcisismo”.
Con la cultura si mangia, dunque.
Certo, se questi sono i premi letterari, non lamentiamoci se poi un'italiano su due non legge nemmeno un libro.

Ma anche nel ministero non si scherza: la grande riforma del Mibact di Franceschini è consistita nella nomina di nuovi direttori generali (nomine che erano bloccate dalla corte dei conti). Anziché insegnanti, restauratori, guide nei musei, per gestire i nostri beni culturali avremo un esercito composto solo da generali e colonnelli.

11 gennaio 2015

I tesori che non sappiamo valorizzare

Un ex ministro di questa nostra (fragile? Infelice? Sfortunata?) democrazia aveva detto che con la cultura non si mangia.
Era il ministro dell'economia di un governo che aveva dovuto cedere il posto ai tecnici, vittima dello spread, della sua debolezza e delle sue incapacità di governare.
Con la cultura non si mangia.
Noi siamo la patria con la maggiore concentrazione di opere d'arte. Un immenso museo a cielo aperto.
Noi siamo il paese di Pompei, di Venezia, dei carrugi di Genova, delle chiese romaniche di Milano, della Firenze medioevale e rinascimentale.
La Roma della grande bellezza.
Ma non finisce qui il nostro tesoro: fuori Milano potete andare a visitare la reggia di Monza e il suo parco (il più grande parco cintato d'Europa). A Firenze non ci sono solo gli Uffizi da visitare. Ogni angolo della città ha una sua storia da raccontare.
A Roma basta scavare un attimo, per portare alla luce reperti e testimonianze del nostro passato.
E che dire delle bellezze naturali?
Il parco delle cinque terre in Liguria.
La penisola sorrentina in Campania.
La Sicilia che abbiamo visto nei film con Montalbano.
Le coste della Calabria, tra cielo, colline e mare.

Purtroppo, con la cultura questo paese non riesce a mangiare. Non riusciamo a valorizzarle, non riusciamo nemmeno a proteggerle più, per consegnarle agli italiani che verranno dopo di noi.
Questa sera Presa diretta parlerà del nostro tesoro più importante: il nostro ambiente, unico al mondo, i nostri paesaggi, che altri paesi non hanno, i nostri borghi abbarbicati sui monti. Il nostro patrimonio culturale è anche questo (non solo i grandi musei), questi dovrebbero essere i nostri riferimenti come cittadini italiani.
Tesoro Italia è il titolo di una puntata dove i giornalisti di Preda diretta mostreranno le immagini del paese dalla Liguria, devastata dagli alluvioni del 2011 e del 2014.
Alla Calabria dove la terra frana per la mancata prevenzione e per le concessioni edilizie concesse con troppa facilità

La scheda della puntata "Tesoro Italia":
PRESADIRETTA torna in onda con un’inchiesta dedicata al dissesto idrogeologico in un viaggio che attraversa il paese da sud a nord, dalla Calabria fino alla Liguria.
Le telecamere di PRESADIRETTA denunciano come sotto le frane non restano solo case, scuole, strade, ma il futuro stesso dell’Italia.
Un tesoro di potenzialità che potrebbe produrre ricchezza e posti di lavoro: l’arte, il cibo, l’agricoltura, il paesaggio se solo fossero difesi e valorizzati, renderebbero più ricco il nostro paese.
PRESADIRETTA è tornata anche in Liguria, due mesi dopo l’ultima, tragica alluvione. L’economia della città di Genova e’ in ginocchio, le coltivazioni di basilico Dop sommerse dal fango, la floricoltura di Albenga distrutta.
Abbiamo speso solo 2 miliardi di euro in prevenzione di frane e alluvioni negli ultimi dieci anni. Ne abbiamo spesi piu’ di 60 per riparare i danni di quelle frane e di quelle alluvioni. L’enorme divario tra queste due cifre e’ la causa principale dei 5mila e passa morti che l’Italia piange dal 1950 e degli oltre 4mila casi tra frane e alluvioni.
A chi conviene gestire in regime di eterna emergenza la fragilità del nostro territorio? Perché invece non puntare sui tesori che già abbiamo, il bello, la cultura, l’arte, e metterli al centro dell’agenda politica?

Il nostro patrimonio è questo: su questo dovremmo puntare le poche fiche che ancora ci rimangono da spendere. Altro che volano di Expo, o le trivelle nel sud del paese.
O il cemento per rimettere in modo la cattiva edilizia che tanti danni ha già fatto al paese.
O il gestire i problemi di questo paese (le frane, gli alluvioni, lo stato delle scuole ..) sempre e solo in emergenza.

Il promo della puntata

22 settembre 2014

Visita alla Villa Reale di Monza











Avete tempo ancora fino al 1 ottobre, per le visite guidate a Villa Reale (o Reggia) a Monza: approfittatene, trovatevi uno spicchio libero per prenotarvi qui (http://www.villeaperte.info/?page_id=230) e andate a Monza. La visita alla villa dura circa due ore, durante le quali vi immergerete nello sfarzo degli anni imperiali del periodo austriaco, fino al periodo dei Savoia, in questa villa costruita dal Piermarini per Ferdinando I, il terzo figlio di Maria Teresa d'Austria.
Gli interni sono un po' spogli: dopo il regicidio parte degli immobili finì al Quirinale, i libri della biblioteca furono spostati dalla regina Margherita nella sua residenza di Bordighera.
Ma quello che vedrete vale il prezzo del biglietto: la sala da ballo, gli appartamenti dei re, le camere da pranzo, lo scalone, gli appartamenti per gli ospiti (il Kaiser, il re di Napoli), il belvedere. E, infine, il parco. Il più grande parco cintato in Europa.
Per restaurare la Villa fin'ora sono stati spesi circa 130 ml di euro. Anche per questo, una visita è d'uopo.

18 settembre 2014

La rappresentazione dell'amore - Chagall a Milano

Un consiglio: non vi perdete la mostra di Chagall iniziata ieri a Palazzo Reale, a Milano.
Una retrospettiva del pittore russo, dai suoi primi quadri fino alle ultime opere degli anni '80.
Un trionfo di colore, immagini, metafore. L'amore, la tragedia (della seconda guerra mondiale), il dolore, la speranza.
Tra i quadri esposti, quello che mi ha colpito di più è "Il compleanno": tanti pittori hanno cercato di rappresentare l'amore.
Credo che Chagall sia quello che più si sia avvicinato: l'amore come qualcosa che unisce i due corpi e che solleva da terra.
Qualcosa che innalza i corpi e li unisce.


Il compleanno -1915 museum of modern art New York


Buona visita!

26 agosto 2014

Sulle orme di Parmenide a Velia

Un'altra meta consigliata nel Cilento: gli scavi di Velia, l'antica Elea, vicino Ascea. Qui, laddove oggi sono solo rovine su una collina che si affaccia al paese, nel V sec. a.c. c'era una piccola città ma con un'importante scuola filosofica,quella di Parmenide e dell'allievo Zenone. Da visitare oggi c'è la città bassa, il palazzo degli affreschi,l'acropoli con la torre medioevale e l'imponente Porta Rosa,uno dei pochi esempi di porta ad arco nella magna Grecia.
Un consiglio: la biglietteria chiude un'ora prima del tramonto, diciamo alle 18, venite per tempo. Io ho voluto posare i piedi nudi sulle pietre dove Parmenide insegnava agli allievi che "l'essere è e il non essere non è".
La porta Rosa

La villa degli affreschi


22 agosto 2014

I templi e il museo di Paestum

Se avete la possibilità, andate a visitare il sito archeologico di Paestum, nel Cilento in prov di Salerno: i templi eretti dai coloni greci sono ancora in ottimo stato e, assieme alle rovine, ci mostrano oggi come si viveva nelle antiche polis greche. Anche il museo merita una visita: sia per i preziosi reperti (come la tomba del tuffatore, con tutte le sue allegorie sulla morte), ma anche per le ricostruzioni fatte dagli studiosi sui colori della cultura. Nei templi, sui vestiti, nelle case.
Sono i templi meglio conservati e la sensazione che si prova di fronte ad essi è di grande imponenza.
Farete fatica a trovare le rose di Paestum, citate perfino da Ovidio:il custode che le curava è andato in pensione e ora non c'è più nessuno. Cose che succedono in Italia.

20 luglio 2014

I luoghi di Milano – S Maurizio al Monastero Maggiore

Milano non ha bisogno delle vie d'acqua. Delle aiuole in piazza Duomo. Di tanti abbellimenti “costosi” che stanno realizzando per Expo.
Milano deve solo saper valorizzare i suoi piccoli grandi capolavori, molti di quali poco noti, per diventare una vera città d'arte, come le altre città europee.Non c'è solo il Duomo, il museo del Novecento (che pure ha ospitato opere importanti come “Il quarto stato”), la pinacoteca di Brera.


Solo per rimanere nell'ambito delle chiese, da visitare a qualunque costo c'è S. Satiro, in via Torino, con la finta prospettiva del Mantegna. S. Maria dei Miracoli in zona corso Italia. Sant'Ambrogio e la corna del diavolo (almeno così dice la leggenda).
E anche la chiesa di S Maurizio al Monastero Maggiore, in corso Magenta, a giusto cinque minuti da piazzale Cadorna.
La costruzione di S Maurizio risale al 1500: sembra una piccola chiesa, vista da fuori, ma una volta entrati dentro si rimane colpiti dall'ampiezza dei volumi, dalla ricchezza dei dipinti che affrescano i muri. La presenza pittorica più importante è quella di Bernardino Luini: tra le opere che si possono ammirare il volto di S Caterina, la flagellazione, una riproduzione dell'ultima cena.
La struttura è divisa in due parti (tre se si considera anche la cripta ora inglobata nel percorso del museo archeologico): la chiesa pubblica davanti e, dietro, la chiesa claustrale per le monache di clausura.
S Maurizio non è stata sconsacrata ma comunque, non si celebra messa: è una struttura visitabile grazie all'impegno dei volontari del Touring club, che fanno anche da ciceroni per i turisti.
Ecco la nota stonata: il comune non ha soldi per pagare del personale suo, per rendere vistabile questo tesoro. Senza i volontari, S Maurizio rimarrebbe chiuso (e mi tornano in mente anche i volontari del FAI, che permettono la visita di luoghi privati, non solo a Milano).


Ecco, quanti sono sono stati spesi, male, per Expo? Per la cattedrale nel fango dove sorgeranno i padiglioni dei paesi visitatori, che poi dovremo in qualche modo riconvertire?
Quanti soldi sprecati in consulenze, stipendi d'oro, mazzette?
Possibile che il pubblico non possa farsi carico della valorizzazione e della conservazione dei beni culturali che sono di tutti?



Andate al link www.apertipervoi.it : troverete la lista dei luoghi d'arte tenuti aperti grazie al Touring Club: la casa del Manzoni, il parco dell'Anfiteatro romano, i resti del Mausoleo imperiale, la chiesta di S. Antonio Abate, la casa museo Boschi di Stefano, la cripta di San Giovanni in Conca.

Cominciate da S Maurizio: ecco alcune foto (senza flash!):

L'ultima cena
La Chiesa claustrale
L'organo Antegnati del 1555




La deposizione


14 maggio 2014

Il petrolio italiano (la vicenda delle notti al Colosseo)

Quante volte lo abbiamo sentito dire che bisogna valorizzare i nostri tesori dell'arte?
Ecco, la vicenda delle aperture notturne del Colosseo che non si possono fare perché non ci sono custodi, è uno spaccato del sistema di gestione dei beni culturali.
I dipendenti pubblici si lamentano di essere pochi e mal pagati e possono dire di no.
I dipendenti del privati, che gestiscono queste strutture a fianco del pubblico, nemmeno possono lamentarsi.
Ognuno si farà la sua idea, ma tutto questo succede nel paese dove si tollerano sprechi, corruzione, doppi incarichi, e poi i soldi per stabilizzare i dipendenti o per aumentarne lo stipendio non si trovano mai

L'articolo di oggi del Fatto quotidiano di Alessio Schiesari

Chiuso per notte dei musei
IL COLOSSEO, IL SITO PIÙ VISITATO IN ITALIA, “SALTA” IL 17 MAGGIO. MANCANO I CUSTODI, EPPURE IL SABATO È SEMPRE APERTO
di Alessio Schiesari
"Buonasera, è possibile prenotare una visita notturna per sabato?”. “No, mi spiace. Questo sabato c’è la Notte dei musei, quindi il Colosseo rimane chiuso”. Per replicare quest’assurda conversazione basta chiamare il centralino che gestisce i servizi all’interno dell’Anfiteatro Flavio, più conosciuto come Colosseo. La notte dei musei è un evento europeo che si svolge una volta l’anno. L’idea è semplice: un sabato di primavera, quest’anno il 17 maggio, i siti culturali restano aperti fino a mezzanotte e, per il biglietto, i visitatori pagano un prezzo politico, solo un euro. Per aprire i siti museali però c’è bisogno di qualcuno che sia disponibile a lavorare di sera. In tutta Italia, da Venezia a Pompei, non è stato un problema. Ma al Colosseo, il sito culturale più visitato del Paese, la situazione è diversa: “Non abbiamo trovato cinque lavoratori volontari”, ha spiegato ieri mattina il ministro alla Cultura, Dario Franceschini. E, stando a quanto stabilito dagli accordi sindacali, per queste aperture straordinarie non è possibile usufruire di risorse esterne. Quindi, a meno che non si trovino soluzioni in extremis, sabato i cancelli rimarranno chiusi.

EPPURE le aperture notturne al Colosseo sono la norma: dal 24 aprile al 2 novembre l’Anfiteatro rimane aperto fino a mezzanotte ogni giovedì e sabato sera. L’unica eccezione, che si ripete ogni anno, è in occasione de La notte dei musei, cioè proprio quando anche chi non ha a disposizione grandi risorse potrebbe approfittarne. Per accedere alle normali visite in notturna organizzate dalla concessionaria privata, Mondadori Electa, i visitatori pagano un biglietto di 20 euro, più altri 5 di prevendita. Con l’evento organizzato dalla concessionaria i custodi statali percepiscono 88 euro lordi in cambio di quattro ore di lavoro. Il salario per le aperture serali decise dal ministero, cioè quello che sarebbe stato applicato il prossimo sabato, è molto simile: 80 euro. Ma i custodi non ne vogliono sapere di cambiare idea. Claudio Meloni, responsabile beni culturali della Cgil, spiega il perché: “In queste occasioni si paga solo un euro, quindi è prevedibile un grande afflusso. Per ragioni di sicurezza i lavoratori preferiscono quindi non tenere aperto”. Eppure la pratica delle aperture notturne ha origini antiche: già pochi anni dopo l’inaugurazione dell’Anfiteatro, nel primo secolo dopo Cristo, Domiziano organizzava spettacoli gladiatorii che duravano fino a notte fonda.

Ieri, politici di ogni colore hanno proposto la loro personale soluzione. Stefano Pedica, della direzione Pd del Lazio, pur di salvare il monumento (e portare a casa un lancio di agenzia) si è detto disposto a immolarsi: “Do la mia disponibilità a Franceschini per fare il custode volontario per il turno dalle 20 alle 24”. Il sottosegretario alla Giustizia che piace a Berlusconi, Cosimo Maria Ferri, ha perfino proposto di usare i carcerati come custodi: “Si potrebbe ricorrere al lavoro di pubblica utilità previsto per i condannati nei processi penali”. Parole al vento, inapplicabili. Per risolvere il problema basterebbero dei contratti diversi.

ALL’INTERNO del Colosseo lavorano una cinquantina di persone. Venti sono dipendenti delle società concessionarie (Mondadori Electa e CoopCulture) e si occupano di (quasi) tutto: biglietteria, controllo accessi, negozio interno, distribuzione audioguide, visite guidate, call center. I dipendenti della Soprintendenza hanno in carico solo la vigilanza e sono 29. Almeno sulla carta. Ieri pomeriggio, secondo quanto spiegato dagli stessi custodi, a fare vigilanza c’erano “non più di sei o sette dipendenti”. E gli altri? “O in altri uffici, o in ferie”. Tutt’altra vita quella dei lavoratori privati. A loro nessuno ha chiesto se sabato vogliono lavorare: è previsto dal contratto, non hanno scelta. La maggiorazione di stipendio è di pochi euro, “a differenza dei ministeriali che prendono quasi il doppio”, spiega un ragazzo sulla trentina che lavora alla biglietteria. Non solo: “Quando i custodi hanno in programma un’assemblea sindacale o uno sciopero, a noi tocca restare al nostro posto anche se il Colosseo è chiuso. Ci dicono che potrebbero revocare l’agitazione, quindi dobbiamo essere pronti”.

Anche i dipendenti statali però si lamentano: “Nei fine settimana, quando al Colosseo entrano più 20 mila persone, in servizio siamo solo in quattro o cinque. È un lavoro difficile, i visitatori se la prendono con noi perché facciamo rispettare le regole. La settimana scorsa una turista francese si è messa a gridare che l’Italia è un casino, che qui non funziona niente”. Difficile darle torto.

22 dicembre 2013

Da quanto si dice che non c'è più tempo?

Il nuovo (?) centrodestra contro Forza(?) Italia sulla legge elettorale. La fa la maggioranza, non la si fa allargando la platea.
M5S contro il PD perché ha votato la legge pro lobby dei giochi online e il PD ha risposto che non si piegherà agli sfascisti.
Renzi che cerca di mettere con le spalle al muro Grillo sull'abolizione del Senato (ma non dice se rinuncerà dei rimborsi elettorali).

Nelle aule volano insulti, ma si continuano a sentire rassicurazioni sulle riforme: la legge elettorale, l'abolizione delle province, i rimborsi elettorali (che non sono stati aboliti), la fine del bicameralismo, la solita ed ennesima riforma della giustizia (prima che altri scandali dei colletti bianchi vengano fuori).


E ogni volta si ha l'impressione che queste persone non si rendano conto che non c'è più tempo. Non c'è più tempo per le meline, con cui si è preso tempo per non fare le cose nel passato.
Da quanti anni si sente dire che non c'è più tempo, che siamo sull'orlo del baratro? Sono gli stessi anni da cui si sente il solito ministro dire che si intravede la luce in fondo al tunnel.


Eppure tutto è fermo. La Cassazione restituisce i soldi ai Riva, ma la situazione ambientale di Taranto e negli stabilimenti dell'Ilva rimane sempre la stessa.
Le prescrizioni imposte non sono rispettate e Bondi, che non ha i soldi per le bonifiche, non ha ancora fatto un piano industriale.


Mentre noi ci arrabbiamo sentendo le solite proposte su condoni, grandi opere, TAV, infrastrutture, Expo, giochi online (che hanno buone amicizie nel palazzo), ci dimentichiamo del tesoro su cui siamo seduti.


Quanti posti di lavoro porterà Expo 2015? Dobbiamo credere ai bocconiani o ai sindacati, secondo cui passata la manifestazione, dei contratti a tempo non rimarrà più niente.
E allora, non sarebbe meglio investire sui nostri veri tesori? Ne hanno parlato i giornalisti Stella e Rizzo nell'ultima puntata di Servizio pubblico.


Ieri i due bronzi di Riace sono tornati al museo storico: per anni erano rimasti sdraiati in una anticamera nella sede della regione Calabria. Dove in pochi sapevano di questa loro collocazione.
Erano stati spostati per i restauri al museo: dovevano costare 10 milioni, sono costati fin'ora 32 e non è finita.
La Calabria ha incassato per i suoi musei 27046 euro, l'anno passato. È questo lo scandalo.




Per non parlare di Pompei: noi dovremmo solo preoccuparci di preservare quanto la natura (e i morti sotto l'eruzione del Vesuvio) ci hanno lasciato. Investire qui i miliardi per attirare turisti da tutto il mondo: quanti posti di lavoro potrebbe occupare Pompei (e in modo stabile, non come Expo)? Archeologi, addetti ai musei, storici, restauratori, ingegneri, architetti.
Pompei crolla, e i soldi dello stato vengono pure spesi male: la ristrutturazione del teatro doveva costare 400000 euro, è costata 7 milioni.Oggi, per colpa dell'incuria, la scritta cave canem non si vede nemmeno più. Se quel cane potesse morderci ...