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06 novembre 2025

Strani frutti – Sarti Antonio nel tempo dell’indifferenza di Loriano Macchiavelli

Primo siparietto

Un lungo passo indietro a cura e spese del Nullatenente, come per i siparietti che seguiranno, e con gente più o meno nota.

Avi da ste a save, chèra la mi zènt. Dovete stare a sapere, cara la mia gente... Cominciava invariabilmente così il contastorie delle nostre montagne, e i convenuti al trebbo dalle case circostanti si predisponevano all’ascolto di una vicenda umana già sentita l’inverno precedente e il precedente ancora..

Questo "Strani frutti" è il secondo romanzo della trilogia di Loriano Macchiavelli, scrittore bolognese autore della serie del maresciallo Santovito scritta assieme a Francesco Guccini che ho tanto amato. Il primo volume si intitola "La stagione del pipistrello" e ci preparava a suo modo il terreno per questo secondo, ambientato in un futuro nemmeno troppo lontano, in cui l'Europa è diventata una federazione di stati sovrani governati da partiti di estrema destra e dove l'ordine regna sovrano. Specie se a gestire l'ordine sono le "squadracce" di sicurezza, la sui sigla ci porta dritta a quel brutto passato che abbiamo davanti a noi, SS.

Quindi, dovete stare a sapere, cara la mia gente, che una volta esisteva l’Unione Europea e la gente, appena uscita dalla Seconda guerra mondiale, si sentiva più tranquilla..

Come si è arrivati a tutti questo? Se lo chiede anche l’io narrante, che poi è l'alter ego di Sarti Antonio con cui ha anche un difficile rapporto, spiegandoci come la lotta per la liberazione dal nazifascismo, che ci ha portato alla democrazia, non ci ha reso immuni per sempre da questa malattia, il ventre che ha figliato la bestia, il male assoluto come lo abbiamo chiamato alla fine della seconda guerra mondiale, è ancora fecondo.

Pensavamo di aver detto la parola fine al fascismo e al nazismo e ora ce li ritroviamo ancora qui, non solo negli slogan, nelle parole d’ordine (dio patria e famiglia, patrie da difendere da nemici esterni..). Ma anche in come vediamo morire la nostre democrazie. Col controllo della stampa, col controllo del pensiero. Col controllo delle scuole, degli atenei..

Tutto è successo quando non abbiamo voluto vedere l’odio contro i migranti. Quando in nome della sicurezza abbiamo accettato una riduzione delle nostre libertà, la libertà di manifestare in piazza, per esempio.
Abbiamo accettato tutto questo anche noi: “è cominciato quando vi siete lasciati sommergere dall’indifferenza” ci dice questa voce della coscienza. E il potere delle bestia si nutre delle nostre libertà.

Il precedente romanzo terminava con Sarti Antonio sergente che, salvata da una brutta fine la "Biondina", l'eterna fidanzata, se ne scappava sui monti dal cugino Dido, lasciandosi alle spalle i suoi nemici e pure il suo lavoro di questurino. E perfino la sua colite spastica..

Ma, come ci racconta la voce narrante, il nullatenente, non è lui che ha scelto quel lavoro di poliziotto ma è stato quel lavoro a scegliere lui.

E così si troverà anche qui in questo paese sperduto, con una osteria (“Ustaria ’dla streia negra”), una chiesa e un bottega dove comprare il caffè, ad dover indagare di nuovo.

Gli alberi del sud danno uno strano frutto,

sangue sulle foglie e sangue sulle radici,

un corpo nero dondola nella brezza del sud,

strano frutto appeso agli alberi di pioppo.

Questa è la poesia di Billie Holiday dove i frutti sono i corpi delle persone di colore appese agli alberi, vittime di quell’odio razziale che nel sud degli Stati Uniti contro i diversi, i neri.
Lo strano frutto che una fredda mattina di inverno si trova davanti Sarti Antonio è quello di “Somalia”, un ragazzo arrivati qui da lontano, dopo un viaggio della speranza, la speranza di una vita migliore, non quella di finire impiccato per i piedi ad un albero. Lavorava presso un benzinaio, ma per qualcuno era intollerabile che una persona di colore potesse fare una vita normale. Come tutti.

Sarti Antonio sergente non lo sa, ma da qui in poi la sua vita prenderà una direzione diversa. Perché finirà nel mirino del maresciallo della benemerita, non uno come Benedetto Santovito per intenderci, ma piuttosto un servo zelante del potere.

Tira una brutta aria in Europa, ma anche in questo paese non si scherza: tra i monti si sono accampati proprio i ragazzi di una delle squadracce, le SS (le squadre di sicurezza), per addestrarsi.

Per addestrarsi a far rispettare il loro ordine, la legge del più forte, nelle piazze, nelle case.

Non me la sento di voltarmi dall’altra parte. Se c’è un mestiere che non lo permette, credo sia il mio. Dovevi vedere quel disgraziato…

Chi è stato a fare questo a Somalia? Sarti Antonio torna ad essere il Questurino che era, forse a Bologna lo vogliono pure riprendere in polizia. Ma capisce che non è più il momento di stare a guardare: in questa indagine avrà a fianco la sua Biondina, Dido, il talpone Rosas e Benito, il benzinaio che a dispetto del nome, è un anarchico convinto e con tanto di mitra.
L’indagine sui monti diventa anche l’occasione per ricordare le stragi nazifasciste che hanno insanguinato questi luoghi nell’inverno del 1944, quando qui passava la linea Gotica.
Da Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto.

.. a Marzabotto il calendario segnava 29 settembre 1944. In tre giorni 1830 civili massacrati, colpevoli di vivere nel territorio controllato dalla brigata Stella Rossa

Un pellegrinaggio civile sui luoghi dove è nata la nostra democrazia. Dal sacrificio dei soldati che hanno combattuto per la libertà e dai ragazzi che hanno combattuto nella Resistenza.

Ragazzi giovani, come i soldati brasiliani del corpo di spedizione venuto con le navi qui, in un paese che non conoscevano, nel freddo e nella neve, per darci la libertà.

Tante madri italiane e madri brasiliane che allo stesso modo e con le stesse parole hanno salutato i loro figli non li rivedranno. Sempre dalle terre più povere è rubato il sangue per le guerre.

Quella libertà che non è un bene duraturo: perché il futuro che sembra palesarsi davanti a noi assomiglia al brutto passato che pensavamo esserci lasciato alle spalle.

Pensiamo veramente che i Putin, i Netanyahu, i falchi della guerra, persone che si prendono il diritto di uccidere dei civili perché ostacolo al loro modello di sicurezza, siano molto diversi dai dittatori del secolo passato?

Un romanzo quasi distopico, un viaggio nel nostro passato sempre più simile al futuro delle nostre autocrazie, dove un popolino bisognoso di sicurezza delega al potente tutto il potere che richiede.

Ma siamo ancora in tempo per cambiare rotta e non doverci ritrovare ancora a difenderci sui monti perché come dice nel finale lo stesso Sarti Antonio sergente – che in questo romanzo sarà costretto ad impugnare le armi - “La libertà conquistata con le armi è sempre stata di breve durata.”

La scheda del libro sul sito di Mondadori
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15 settembre 2022

Sarti Antonio e l'amico americano di Loriano Macchiavelli

 

Quando uno studente americano, con la fortuna di abitare un appartamento tutto suo, stimato da professori e apprezzato da una contessa, proprietario di una valigia piena di bei dollari americani, vola, completamente nudo, dalla finestra del terzo piano, qualcosa non torna. Raimondi Cesare, ispettore capo, non ha dubbi e dice subito: «Suicidio!»

Se Raimondi Cesare dice “suicidio” allora è stato suicidio. Anche se non ci sono biglietti di addio, anche se ci sono cose che non tornano sulla dinamica del suicidio, anche se il ragazzo, venuto dall’America per studiare a Bologna, è caduto dal balcone senza emettere un grido …
Ma non importa: Sarti Antonio sergente, che assieme all’agente Felice Cantoni gira per la sua Bologna sulla fedele auto 28, è un poliziotto ostinato, magari uno che non ha l’intuito veloce del “talpone” Rosas, studente anche lui all’università come il ragazzo morto, sebbene di altra provenienza sociale. E nemmeno la capacità di mettere assieme i fatti riportati in un verbale per capire come sono andate le cose, dote posseduta da “lo zoppo”, un altro agente della Questura di Bologna sbattuto dopo un incidente all’archivio. Ad archiviare, appunto, i rapporti degli agenti come Sarti Antonio che, dopo aver esaminato la scena “suicidio” di Robert Stent, si allinea alla decisione di “è vero come si dice” ispettore capo Raimondi.

Ma non è stato un suicidio...

1. Per cominciare nel migliore dei modi

Il cadavere (e voglio vedere cosa troveranno se comincio con il morto!) è nudo e, proprio per questo, visto da lontano è piú una macchia rosa e rossa che il corpo di un uomo volato dal terzo piano. Anche da vicino ha poco di umano: è scavezzato, angolato

A portare Sarti Antonio verso un’altra direzione, diversa da quella del suicidio è prima lo Zoppo, in modo anche ruvido, sfogando sul povero Sarti Antonio la sua frustrazione di poliziotto costretto dietro una scrivania. Non è facile andare nell’archivio a parlare con lo zoppo

Devi parlarmi? A proposito di che? Adesso lo Zoppo sorride addirittura, prima di ricominciare.
– Non lo immagini? Prima di archiviare il tuo ultimo rapporto… Sai? quello relativo al suicidio di un certo Stent.

Cosa c’è che non va nella relazione di Sarti? Il fatto che non si sia accorto di alcuni particolari, il fatto che lo studente fosse nudo, la televisione accesa, il tè sul fuoco..
La seconda persona che mette Sarti sulla strada dell’omicidio, perché se non è suicidio di questo si deve parlare, è Rosas (che in questo romanzo è ancora studente coi libri in mano per preparare gli esami).

Sei il questurino piú scassato che esista –. Si avvia alla porta. Dice: – Guarda che il povero Fiammiferino non si è ammazzato.
– Chi è Fiammiferino? – Stent Robert ..

Tocca riaprire le indagini, cosa non facile da spiegare al capo, uno di quelli poco disposto ad assecondare le decisioni dei suoi collaboratori. Ma questo è niente: l’ambiente su cui si deve muovere Sarti (e il povero Cantoni) è quanto mai inizialmente ostile.
A cominciare dalla padrona di casa di Robert, “fiammiferino”, una anziana contessa con tanti cognomi che non vede l’ora che l’indagine si chiuda, per poter riaffittare la casa.

Quando parli con me, usa il Lei: sono la contessa Rusponi Ranelli Biancofiori e ho appena deciso che ti farò passare un brutto guaio

Inizia l’indagine del sergente Sarti Antonio su questo suicidio che non è un suicidio, su questo studente che, scava scava, forse non era nemmeno uno studente venuto qui per frequentare i corsi ma era implicato in qualcosa di grosso. Altrimenti non si spiegherebbe da dove salti fuori quella valigia piena di dollari che Robert aveva consegnato alla contessa (e come mai la contessa se ne ricorda solo dopo qualche giorno?).

Ma non c’è solo questo: il custode della villa della contessa (battezzato “fegato”) racconta di un vigile, enorme, che avrebbe fatto visita allo studente prima che questi finisse in malo modo nell’aiuola della villa.

Comincia come in una storia d’indagini che si rispetti: comincia con il pedinare il maggiore degli indiziati nella speranza, quasi sempre ingiustificata, di una sua azione rivelatrice ..

Il nostro questurino, nonostante i consigli di Rosas, dello zoppo, e dell’io narrante che è un po’ la voce della sua coscienza, non è uno che afferra subito gli indizi.

Si lascia trascinare dagli eventi da una parte, dall’aiuto non richiesto di una strana contessina (la nipote della contessa), una ragazza molto più giovane e soprattutto molto più spigliata che accompagna Sarti per la città con la sua Mini.

Scritto nel 1983, questo romanzo di Loriano Macchiavelli vede la luce nuovamente oggi, dopo 39 anni, con l’idea di raccontare, a chi vive oggi, come si viveva, con quali aspettative, con quali problemi, in quell’Italia a cavallo tra anni 70 e 80.
Gli ultimi anni del terrorismo rosso con le mille sigle delle formazioni del partito armato a rivendicare omicidi e attentati e ad allertare la Questura.
Sono gli anni della strage alla stazione di Bologna, che non è una storia passata, tanto che siamo ancora qui a chiederci chi ci sia, sopra agli esecutori materiali (sebbene le ultime indagini della procura Generale di Bologna abbiamo aperto a scenari che dal neofascismo portano a pezzi dello Stato e alla massoneria, alla P2 di Gelli).

Hanno fatto sul serio e la bomba alla stazione l’hanno messa e senza avvertire, questa volta. Quando Sarti Antonio, assieme agli altri, è arrivato, non c’era nulla da fare se non contare i morti e i feriti.

Sono gli anni in cui gli altri, i diversi, erano ancora i meridionali, venuti al nord in cerca di una vita migliore e stipati in stanzoni a cinque sei alla volta, lontano dagli occhi delle persone perbene

Lei sa quanto sia difficile, oggi, trovare un appartamento confortevole in questa città e io, [..], vivevo da troppo tempo in un buco di stanza nella quale neppure un immigrato del sud metterebbe piede.

Ma nel romanzo compare un nuovo protagonista, nella Bologna dotta, la signora perbene come l’aveva definita in un altro libro Macchiavelli. È la mafia, questa piovra criminale che si insinua nel tessuto della società con la forza dei soldi, delle minacce, per prenderne possesso.

Un mostro che fa paura, anche al nostro povero sergente Sarti Antonio, che prima di arrivare al colpevole, dovrà prendere tante cantonate, prima di imbroccare la pista giusta.

Ma noi sappiamo che Sarti avrà anche tanti difetti (e quel problema di colite nervosa..), ma è anche un poliziotto col dono della testardaggine, ostinato e soprattutto, onesto.

La scheda del libro sul sito di Einaudi

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20 aprile 2022

La stagione del pipistrello: con Sarti Antonio e la Compagnia della Malora di Loriano Macchiavelli


 

All’inizio erano in tre: Sarti Antonio, sergente; Prenotato Salvatrice, agente scelta; Cantoni Felice, agente. Agente e basta. Erano già la Compagnia della Malora. Più avanti si sono aggiunti Locasciullo e Feliciani, della scientifica, e, a partire da oggi, Pierotti Luigi, agente scelto.

Ma quanto è cupo e dal sinistro sapore profetico quest’ultimo romanzo (temporalmente, intendo) di Loriano Macchiavelli con protagonista Sarti Antonio, sergente?

La stagione del pipistrello è un giallo ambientato in un non ben identificato futuro prossimo, alla fine della pandemia che ha colpito il mondo, una pandemia che ha stravolto le abitudini delle persone, mandandone molte al camposanto, altre invece si sono arricchite proprio sulle disgrazie altrui. Ma tutto questo dolore, tutta questa sofferenza non hanno fatto altro che preparare il terreno per l’arrivo di un nuovo fascismo, sempre nascosto dietro le sue parole d’ordine di ordine e disciplina.

Come fa Sarti Antonio, che è sì questurino, ma anche una brava persona in fondo, a sopravvivere a questi antichi tempi moderni? Semplice, cerca di continuare a fare il suo lavoro, come può, assieme agli altri membri della “compagnia della malora”, ovvero Felice Cantoni fedele custode dell’auto 28, Salvatrice Prenotato, agente scelto, una poliziotta in gamba che si ostina a chiamarlo “capo” e poi i nuovi aggiunti Locasciullo, Feliciani e Pierotti, detto Siluro (soprannome curioso che indica la sua indole di colpire in modo silenzioso e dunque utile per compiere operazioni delicate, ma questo lo si scoprirà poi..).

Perché compagnia della malora? In questo romanzo Macchiavelli, oltre a raccontarci di questi brutti tempi moderni, ci racconta anche della sua città, dei nomi delle vie, della sua storia. Perché Bologna è sempre stata tante città. Nel medioevo esisteva la compagnia della buonora, che dava aiuto ai sofferenti: col tempo con la peste, questa compagnia fu usata per i morti

.. il maggior impegno della compagnia non fu portare nelle case la buonora, ma nel portare fuori dalla porta i cadaveri. E la Compagnia della Buonora diventò, nell’immaginario popolare, la Compagnia della Malora.

In una fresca sera di fine inverno, incontriamo Sarti che discute assieme a Rosas (sempre seguiti dalla voce dell’io narrante) di questi tempi: l’arrivo della stagione del pipistrello ha fermato le spinte ambientaliste, i timidi tentativi di ripensare il mondo, di provare a cambiare le cose. Le cose cambieranno, ma in peggio con l’arrivo al governo del partito dell’OSI, ovvero organizzazione sociale “ilFuturoènostro”.

«Detta come l’hai detta tu, “da così a così” significa che le cose non cambieranno.»

«No, cambieranno e come. In peggio se vinceranno, come sembra, quei coglioni dell’OSI, che sarebbe Organizzazione Sociale ilFuturoèNostro..»

Un futuro che sa tanto di vecchio: croci teutoniche tracciate sui muri, teste rasate, slogan che pensavamo di non dover sentir più. Questo partito, poi, è solo la ramificazione italiana di una struttura presente in tutta Europa, dove altri partiti di estrema destra stanno puntando a governare, grazie anche ai finanziamenti che arrivano da qualcuno che sta sopra e che consentono loro una campagna elettorale capillare, persistente che piano piano si insinua anche dentro la macchina dello Stato.

Ecco, proprio in questa sera Sarti e Rosas incrociano due di queste teste rasate dopo che hanno gettato un sacco della spazzatura nell’alveo del Reno, l’ex canale oggi diventato la discarica di ogni schifezza. Solo che questa volta nel sacco non c’è del “rusco”, come in bolognese si dice l’immondizia, ma il corpo di una persona che è stata massacrata di botte e che è più di là che di qua.

Una persona che le due teste rasate hanno preso e scaricato nel canale dopo una scarica di legnate, un po’ come tanti anni prima era capitato al suo amico Settepaltò (per i sette cappotti che si porta addosso per le radiazioni).

La nuova generazione, il nuovo mondo richiede gente decisa, vigorosa, non sono ammessi gli straccioni, gli ultimi, le persone con la pelle scura. E gli ebrei: “Ebrei rusco nel rusco”.

Ma non è un uomo quello che è stato ritrovato, si tratta della Biondina, l’amica di Sarti Antonio che aveva conosciuto sui viali tanti anni prima e che pur esercitando la professione, è molto più pulita di altri personaggi di questa storia. Non è forse vero che anche Gesù amava circondarsi degli ultimi?

Chi l’ha ridotta in quello stato? Cosa stava facendo negli ultimi mesi, aveva confidato a Rosas (ma non a Sarti che non la vedeva da un po’) che voleva cambiare vita.

L’indagine non autorizzata e non sempre rispettosa delle regole (che a volte sembrano pensate solo per favorire i grandi criminali) portata avanti da Sarti e dalla sua compagnia della Malora si incrocia con altre storie, con altri uomini: un medico arrivato dalla Palestina a cui tutti vogliono bene; il proprietario della casa di Salvatrice Trovato, che si chiama Calimero, per la pelle scura, un uomo che potrebbe avere anche cento anni e che ne ha viste di cose.

E poi Settepaltò, con le sue fisime per le radiazioni; Quintale, un ex insegnante universitario che un giorno ha deciso di cambiare vita e svuotare le case dalla robavecchia col suo Guzzi 38.

Lo Zoppo, ovvero il vice ispettore Ugo Poli, rifilato in archivio per la sua menomazione, dove invece riesce a risolvere i casi semplicemente mettendo assieme fascicoli, pezzi di indagine apparentemente scollegati.

E, soprattutto, l’indagine si incrocia troppe volte con una multinazionale del farmaco, la tedesca Weltweit Wirksam, che si era arricchita in modo spropositato con la vendita dei vaccini (anche quelli annacquati ai paesi del terzo mondo i quali, però, non hanno il potere di lamentarsi).

Cosa c’entra questa azienda farmaceutica con la Biondina? Come mai ci sono due ragazzotti, chiamato Rullo e Fulmine, che vogliono far la pelle a Sarti, tendendogli un agguato mentre torna a casa, nella zona de ghetto, tra via dedicata all’inferno e una dedicata al Paradiso (quante cose si scoprono su questa città !)?

Cosa sta succedendo a questa città, che una volta era considerata un’isola felice, e che invece ha avuto quel brusco risveglio col rumore della bomba alla stazione, con i colpi di pistola della Uno Bianca? Cos’è accaduto alla signora perbene (per citare un’altra storia di Sarti Antonio, sergente, che rimarrà sempre sergente anche se non esiste più questo grado in polizia)? Cosa sta accadendo al nostro paese in questi anni dell’era del pipistrello?

Una pesante tensione ha coperto la città, scontri per le strade hanno fatto rivivere i lontani anni che avevamo chiamato “di piombo”.

Sembra di rivivere un passato con cui pensavamo di aver chiuso, dimenticandoci dell’ammonimento che ci aveva lasciato Brecht (forse Sarti non lo ha mai letto, ma il “talpone” Rosas, si), sul mostro che nel secolo passato era stato partorito dal sonno della ragione

Questo mostro stava per governare il mondo [..]

ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancora fecondo.

La stagione del pipistrello è un giallo premonitore di una possibile deriva, di un passato che potremmo rivivere se non stiamo attenti a certi segnali nel presente. Un romanzo scritto pensando al Covid e alle ferite che ha lasciato sulla carne viva della gente, sulla crescita dei nazionalismi, frutto delle politiche economiche fatte in questi anni, che hanno fatto solo crescere le diseguaglianze, destinate ad aumentare per questa guerra, oggi in Ucraina, domani vedremo.


La scheda sul sito di Mondadori e il sito dell’autore

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30 maggio 2019

Delitti senza castigo, di Loriano Macchiavelli



Prologo. 
Qualche notizia sul passato dei personaggi, compresa la città, prima di entrare nella storia 
Non si sa come Sarti Antonio sia arrivato a Bologna dalla montagna dove pare abbia avuto i natali. Forse lo ha trascinato la piena del Reno, come dicevano i bolognesi veri, quelli nati "satta al pur zil ed Bulagna", per i montanari approdati in città.

Sottotitolo di questo nuovo capitolo della storia di Sarti Antonio, sergente di Polizia a Bologna, è “un'indagine inedita di Sarti Antonio”.
Inedita perché scritta inizialmente nel 1998 e terminata nel 2018 quando l'autore, Loriano Macchiavelli ha finalmente trovato il finale giusto.
Un finale giusto per i tanti “delitti senza castigo” di cui si parla in questo giallo ambientato a Bologna negli anni successivi i delitti della Uno Bianca, le bombe della mafia per la trattativa stato mafia, la fine della prima repubblica...
Bologna che non è più l'isola felice che si credeva, Bologna la dotta: la città delle torri e dei portici che consentono riparo dal sole e dalla pioggia alle persone, ha una facciata pulita ma nasconde anche un lato marcio con cui le persone come Sarti Antonio devono affrontare tutti i giorni:
La fortuna di Bologna è che nessuno si prende la briga di scavare nel suo passato, nel suo presente o nel suo futuro. Nessuno, o quasi, va a rimescolare nei suoi rifiuti. Sarti Antonio, sergente, per il suo mestiere e controvoglia, è costretto a farlo.

Sarti Antonio, assieme all'agente Felice Cantone sulla sua auto 28 sono alle prese con una serie di episodi criminali, come nemmeno nella Chicago anni trenta
Ma non è finita: da un po' di tempo in qua, Bologna non ha niente ad invidiare alla Chicago degli anni che ruggivano. 
Santi Antonio sono ancora dinanzi alla succursale della Cassa di Risparmio a tentare di capire qualcosa della rapina e dalla Centrale arriva un'altra richiesta d'intervento d'urgenza. 
- Auto 28, auto 28, recarsi immediatamente ai Giardini Margherita, dove una ragazza è stata picchiata da alcuni teppisti. Auto 28, auto 28 ..

Non ci sono solo le rapine, che rimangono senza castigo: c'è anche il pasticciaccio di piazza Garganelli, due ragazzi giovani che sono stati uccisi da una sagoma senza volto nel corso di una rapina
Il giovane avrebbe voluto gridare che non era armato, che aveva scherzato, che lui non aveva una pistola, che...Cadde sul pavimento del portico bagnato dalla nebbia.Lei fece solo tre passi e amen. Gli ultimi tre passi della sua vita, prima di cadere col viso sul pavimento e la schiena macchiata di sangue.Alla sagoma indistinta erano bastati due colpi.

C'è il pasticciaccio brutto di via dei Mille, dove si trova l'appartamento di un regista ambiguo, che due giovani promesse del calcio cercano di derubare, rimediando un colpo di pistola in testa. Si chiamavano Poldo e Cinno e di loro non rimarrà forse nemmeno il ricordo.

C'è un auto di una persona normale, o forse no, che salta per aria.

C'è infine un delitto senza castigo (che però alla fine un castigo lo troverà, non in modo rispettoso della legge) quando un uomo calvo, uscito da un'auto di lusso, aggredisce Settepaltò mandandolo all'ospedale.
No, questo caso non si può archiviare: assieme a Rosas decide di fare una sua indagine sul suo amico (che gli aveva appena regalato un elmetto tedesco risalente alla seconda guerra mondiale per ripararsi dalle radiazioni) per capire chi possa averlo picchiato.

E l'indagine su questo uomo calvo lo porta ad un altra storia che affonda nel passato, un altro delitto senza castigo, una strage avvenuta al termine della seconda guerra mondiale.
Quella che è passata alla Storia come la battaglia di Casteldebole, poco fuori Bologna, quando i partigiani della 63 esima brigata Garibaldi furono torturati e uccisi dalle SS della sedicesima divisione “assassina”, bestie agli ordini di quel maggiore Reder, pure graziato dal governo italiano nel 1985.

Ma procediamo con ordine: Sarti Antonio scopre che assieme ad un altro personaggio alla Macchiavelli, Quintale, Settepaltò aveva sgomberato un solaio in una villa antica sui colli, di un imprenditore delle acque minerali, del cavaliere Bastiani.
Tra la mercanzia recuperata, c'era qualcosa che premeva molto al cavaliere Bastiani, che Sarti va a trovare, prendendosi delle ferie, fin giù in Calabria a Cirò Marina, in una trasferta che gli fa conoscere un mondo nuovo.
In trasferta 
Non chiude occhio per tutta la notte. Gli ballano nel cervello immagini degli ultimi avvenimenti. Dai due fagotti sotto il portico dei Garganelli, alle foto di Cinno e Poldoha avuto davanti per tutto il turno e poi si è ortato in ufficio, sulla scrivania, fino a quando è smontato dal servizio.Gli torna il viso insanguinato di Settepaltò e quello triste della quindicenne.

Un mondo dove la giustizia si fa senza passare da polizia e carabinieri.
Un mondo dove per una partita da truccare si può rischiare la pelle.
Un mondo dove tutti sanno chi sei senza nemmeno che ti presenti...

Non è che ottiene molto, giù a Cirò Marina, se non rischiare la pelle per un rapimento abortito subito e capire che il bandolo della matassa si trova proprio a Bologna.
Ancora una volta sarà Rosas ad indicargli il filo che mette assieme tutti i pezzi della storia, per farli incastrare assieme. Per arrivare alla verità sul pestaggio di Settepaltò e per arrivare ad una verità ancora più dolorosa, su un episodio della nostra resistenza avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale, a Casteldebole.

MA forse anche per questi delitti, di cui Sarti è stato solo testimone e che ha dovuto archiviare, arriverà una soluzione.
Perché i loro fascicoli sono finiti sulla scrivania del vice ispettore Ugo Poli, il poliziotto col bastone, “lo zoppo” che abbiamo incontrato già in un precedente romanzo di Macchiavelli.
Un poliziotto che, non potendo usare le sue gambe per il lavoro, cerca di usare il cervello per mettere assieme tutti quei fatti, per trovare quei collegamenti che a “questurini” come Sarti Antonio sfuggono.
Forse lui troverà anche per Cinno e Poldo, anche per i due giovani morti in un amen in via Garganelli, il colpevole. Ma solo per una sua soddisfazione personale, perché alla fine l'archiviazione la farà lo stesso: “Mi chiedono di archiviare? E io archivio..”

LA scheda del libro sul sito di Einaudi e il pdf col primo capitolo
Il sito dell'autore Loriano Macchiavelli
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18 maggio 2014

Sarti Antonio, rapiti si nasce di Loriano Macchiavelli

Ho scoperto, rileggendo il romanzo prima di passarlo al nuovo editore, che trent'anni fa le cose andavano male come oggi; il malaffare, la corruzione, la politica avevano, più o meno, le stesse caratteristiche e la gente non si incazzava. Come oggi. E c'era chi avrebbe dovuto fare pulizia. Come oggi.
Le cose sono andate come sono andate. Le conoscete meglio di me”
Le cose sono andate come sono andate. Le conoscete meglio di me”.
Quest'anno non si festeggiano solo i vent'anni di carrieraletteraria del commissario Montalbano: festeggiamo anche i quaranta anni di carriera del sergente (ai tempi i gradi erano quelli) di polizia Sarti Antonio. Il questurino di Bologna, squinternato ma testardo, nato dalla penna di Loriano Macchiavelli, che gira le strade di Bologna per risolvere i casi in cui si imbatte, sull'ormai mitica auto 28, guidata dal collega Felice Cantoni.
Sarti Antonio, sergente, ha due nemici: la sua colite di origine nervosa che ogni tanto lo costringe a lunghe sedute sul cesso (con rispetto parlando), che poi diventano momenti di riflessione.
E il suo capo, l'ispettore (capo) Raimondi Cesare, "èverocomesidice", capace solo di sbolognarli addosso tutti i casi più rognosi
Buoni 40 anni allora: li festeggiamo con questo libro “Sarti Antonio: rapiti si nasce” uscito per la prima volta nel 1985 in una collana omibus e ora ristampato da Einaudi, con un nuovo capitolo in testa al libro. Il capitolo 0, “un capitolo di conversazioni perimetrali”.
Una voce anonima lo telefona a casa alle 6.30 per intimargli di non uscire di casa, altrimenti, la voce anonima, lo minaccia di sparargli alle gambe.
Uno scherzo? Chi è che ha voglia di fare scherzi alle 6 di mattina? Forse tanto uno scherzo non è, l'anonimo telefonista: ad ogni numero risponde sempre la stessa voce, che lo minaccia di gambizzarlo.
Rimanere a casa e barricarsi? Si, forse. E per quale motivo qualcuno dovrebbe avercela con lui? Sarti Antonio, sergente, è uno che quando va in piazza le prende, non è uno che le da.
Che fare allora? È una scelta difficile, sono gli anni settanta, gli anni di piombo, in cui si spara veramente. Ma il nostro questurino ha la testa dura e decide di uscire lo stesso per bersi il suo caffè mattutino al “Torinese” a due passi da piazza Maggiore.
Dove viene drogato e rapito.
Il buio è sempre più buio e la situazione è talmente assurda che Sarti Antonio, sergente, rinuncia a comprenderla. Si chiede solo per quanto tempo durerà. Poi si arrende: non sta dormendo ed è effettivamente sdraiato sul pavimento di non sa dove, arrivandoci non sa come, a fare non sa come.A questa conclusione, il panico e le grida di aiuto gli tolgono il fiato e lo sforzo gli scoppia la testa. [..]Assurdo!Borbotta:- Mi hanno rapito. Non c'è altra soluzione.”
Per quale motivo qualcuno può aver rapito il nostro antieroe? Dentro la cella buia, Sarti Antonio inizia a riavvolgere il nastro della memoria per capirci qualcosa. Ultimamente stava indagando, senza successo, sui furti dei portamonete delle massarie nel mercatino di via Ugo Bassi.
È uno dei casi tirati fuori da Lucciola, il giornalista, sui casi insoluti in Questura, casi finiti in archivio e che stava seguendo proprio Sarti. Raimondi Cesare, “èverocomesidice” non ha potuto lasciar perdere e ha costretto il povero Sarti ad andare da “Archivio” a riprendere i faldoni. E le indagini.
Archivio, ovvero l'archivista della Questura:
“L'archivista è un tipo calmo che parla sottovoce e che, quando gli chiedono le pratiche, dice subito che non è possibile. Ma, insistendo, riesce a trovare ciò che serve. Nessuno in Questura, l'ha mai veduto arrivare al mattino e andarsene la sera: è possibile che viva in archivio”.

Lucciola, nel suo articolo aveva scritto che Sarti era arrivato a trovare un pista per scovare i colpevoli dei delitti. Sì, ma per quale dei delitti su cui aveva indagato è stato rapito e sbattuto in questo posto buio senza nemmeno un caffè?
Nel buio della cella, facciamo dei brevi flash back.


L'omicidio di Kim
Quando arriva in via degli Ortolani, il giovane Kim, di venticinque anni e hippy (ammesso che gli hippy esistano ancora), se n'è già andato. Ma non nel senso che è uscito a fare due passi: se n'é andato da questa valle di lacrime e nessuno, attorno al divano sul quale lo trovo disteso, versa una lacrima per la sua dipartita.
Kim, un hippy che vendeva droga per Bologna, è morto nelle braccia di Gesso e della biondina, che l'hanno trovato sull'uscio di casa? Un omicidio tra tossici?


L'omicidio del Napoletano.
La zona di San Vitale – San Leonardo, Broccaindosso, Unione, tanto per non fare nomi – è diventata zona calda per i bolognesi. Dopo le undici di sera si corrono pericoli seri a passeggiarvi. Non è un guaio dal momento che si è perduta l'abitudine di sostare sotto i portici, ma resta il fatto che bisogna stare attenti perfino ai bar”.
Dopo una rissa in in bar, Antonio e Felice scoprono il cadavere del Napoletano, appoggiato ad una colonna, con in una mano una pistola e nell'altra le chiavi.
Qui la droga non c'entra: c'entrano invece i traffici nel quartiere di S Vitale, in mano alle famiglie venute dal sud, che sfruttano loro compaesani:
Si sono organizzati per bene: quelli del sud aspettano, fuori dal portico, l'amico che passa a caricarli perché uno su otto possiede la macchina. L'amico è quello che ha trovato il lavoro per tutti e ritira la percentuale sullo stipendio a fine mese. Da tutti. Indossa la giacchetta di renna in primavera e il cappotto di pelo di inverno. Di domenica viaggia su una mercedes a gas liquido [..] Ne mette dentro sei o sette e via. Sono senza una lira, dormono in dieci in una stanza, mangiano quando possono, portano la giacca leggera anche con il freddo e scarpette con due millimetri di suola.”
Assassinio al mercato
«Attenzione auto ventotto: siete i più vicini a piazza VIII agosto. Recatevi sul posto e iniziate le indagini preliminari, i primi rilievi in attesa della scientifica che sarà da voi appena possibile. Si tratta probabilmente di omicidio».[..]Il morto c'è è lo trovo all'interno di un furgone parcheggiato dietro un tendone bianco vendite di piazza VIII agosto. Il poveretto è sdraiato su un letto di abiti nuovi e usati, camicie da uomo, indumenti femminili intimi e no. A prima vista direi che è stato strangolato. Ha un fazzoletto in «materiale acrilico al 100%» passato, ma non stretto, attorno al collo.”
L'ultimo omicidio insoluto di quelli su cui indagava Sarti: un venditore ambulante, a cui piacevano molto le donne degli altri, trovano morto nel suo furgone.


Ecco, al buio dentro la camera oscura, Sarti Antonio riesce perfino a trovare la concentrazione per risolvere tutti e tre i casi. Che poi alla fine saranno anche quattro. Ma è una vera disdetta, perché non può dirlo a nessuno, nemmeno al suo capo, per rinfacciargli quegli insuccessi.
A meno che qualcuno, come l'amico Rosas, il talpone studente universitario, non si metta lui a diventare detective per salvare il poliziotto. Tutto può essere in questa Bologna dove i cattivi non sono sempre quelli che dovrebbero essere e il marcio si trova anche dove non dovrebbe stare.
Buona lettura e buon compleanno!


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