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11 dicembre 2023

Report e la due diligence sul finanziamento ai partiti – i respiratori di Philips

C’è (ANCORA) POLVERE NEL VENTILATORE di Giulio Valesini

I ventilatori di Philips, usati anche nel corso della pandemia per Covid, sono stati oggetti del più grande richiamo di dispositivi medici della storia.

Erano macchine che creavano problemi alle persone che lo hanno usato, problemi segnalati da anni, ben prima del richiamo del 2021: dentro i respiratori era presente una schiuma di poliuretano che si staccava entrando dentro l’apparato respiratorio.

L’ispezione dell’FDA ha fatto emergere che dietro c’è stata una negligenza da parte dell’azienda, che sapeva dei problemi del particolato.
Alcuni esami fatti da Philips hanno accertato il rischio di tossicità usando questi respiratori, Report ha allora contattato il centro Polimeri di Reggio Emilia per testare sei campioni di schiuma di poliuretano prelevati dai dispositivi Philips: dopo 3 settimane di analisi i risultati non sono stati confortanti, le celle che compongono le schiume di poliuretano perdono pezzi.
“Questa è una cella completamente aperta” spiega Alex Bonardi direttore del centro “questa è una parzialmente aperta”, la prova al laboratorio che la schiuma perde del materiale.
Quali gli effetti se questi materiali sono inalati? “Inalandole entrano nel sistema respiratorio i singoli frammenti che a loro volta possono essere fonti di rilascio di sostanze chimiche.”
Quante sostanze, che possono essere inalate usando queste macchine, sono state trovate? “25 – 30 sostanze, parliamo di idrocarburi a catena lunga di tipo insaturo, quindi degli alcheni, parliamo di alcoli, di ammine, di aldeidi, che sono cancerogeni.”
In che quantità sono presenti? “Un numero significativo che sostanzialmente non tende a cambiare di molto nel tempo, anche per lunghi periodo di uso di questi dispositivi, questo poliuretano progressivamente si fa a degradare è una fonte importante di rilascio continuativo nel lungo periodo.” In più, la schiuma contenuta nei dispositivi Philips non è biocompatibile.

Philips ha perso la causa fatta in Italia dai pazienti che hanno usato i loro dispositivi, deve versare 4 ml di euro alle persone che hanno aderito alla class action, ma non si sa ancora quanti dispositivi siano ancora in circolazione.

Ma c’è di peggio: Philips sapeva dei problemi dei loro dispositivi da prima della pandemia e dal richiamo del 2021: nel 2018 un ingegnere della Philips invia una mail a Bonnie Peterson, della Polymer Technologies, l’azienda che rifornisce Philips delle schiume di puliuretano usate dentro i respiratori, l’ingegnere è preoccupato “abbiamo ricevuto delle lamentele da parte dei nostri clienti secondo cui la schiuma si sta disintegrando. Il materiale si stacca e viene trascinato nel percorso dell’aria del ventilatore, come si può immaginare questa non è una buona situazione per i nostri utenti [..] Ho segnalato questo messaggio con importanza poiché stiamo affrontando un potenziale problema di sicurezza”.
La risposta da Polymer Tech
nologies arriva tre giorni dopo perché il problema era già noto da anni: “siamo stati contattati nel 2016 per questo problema, abbiamo inviato campioni di polietere ma non abbiamo avuto notizie dei risultati e abbiamo continuato a fornire il poliestere.”
Il fornitore dunque aveva avvisato Philips, il polietere è più resistente ma la multinazionale ha continuato ad ordinare il poliestere per la schiuma dei suoi dispositivi ignorando la segnalazione e così i rischi per la salute dei pazienti.

Come mai questa sottovalutazione di un problema noto sin dal 2015- 2016?
Jan Kimpen, direttore medico della Philips ha spiegato che fino al 2020 avevano solo reclami minori, pochi che arrivavano dai pazienti e un po’ di più che arrivavano dai distributori. Ma in ogni caso non possono più dire che conoscevano il problema solo dal 2021.
Segnalazioni di incidenti sono arrivate all’azienda sin dal 2011, ben prima dello scambio di mail con Polymer Technologies: il servizio di Giulio Valesini ha raccontato che dietro questo atteggiamento della multinazionale olandese c’è stata l’acquisizione da parte di Philips di Respironics (società leader nel settore dei respiratori), il focus da parte dell’azienda era sulle vendite, non sulla cura dei pazienti.
I pazienti hanno respirato per anni sostanze tossiche, potenzialmente cancerogene. Tutto perché il poliuretano è più economico.

Per l’ISS, che aveva fatto una sua indagine nel 2021 ha stabilito che per un uso a breve termine non ci sono rischi con questi dispositivi, ma nel giugno scorso l’istituto ha cambiato parere bacchettando Philips: il problema grave è che a distanza di due anni dal richiamo ancora mancano dei test indipendenti per capire meglio la rischiosità di queste macchine.
Il tribunale di Milano ha condannato Philips a completare il richiamo entro il 2023: siamo stati considerato pazienti di serie B, Philips non ha completato la sostituzione di tutti i dispositivi perché l’azienda non riesce a rintracciarli tutti, manca un registro dei dispositivi medici.

Ad agosto Exor ha acquistato il 15% di Philips: ha sfruttato il calo del valore delle azioni della multinazionale, per questo scandalo, per poter poi entrare nel settore mediale.

Exor potrà aiutare Philips a recuperare la sua immagine dopo lo scandalo – racconta Report a chiusura del servizio.

Finanziamento ai partiti di Luca Chianca

Si avvicina il mercato delle elezioni, per le prossime europee: la campagna elettorale è già iniziata a settembre, con la guerra all’interno della destra tra Salvini e Meloni.

Per la Lega l’asso della manica potrebbe essere il generale Vannacci: notizia di questi giorni la chiusura dell’esposto del generale sulle morti per uranio impoverito, presentata al tribunale di Roma.

Report ha intervistato il sottufficiale Leggiero, che aveva presentato l’esposto assieme a Vannacci: aveva presentato la candidatura del generale al ministro Crosetto, perché la sua casa naturale sarebbe proprio FDI. Ma dopo l’uscita del libro, Crosetto ha preso le distanze, il contenuto del libro mette in imbarazzo persino fratelli d’Italia.
Con chi si candiderà allora Vannacci? Con Alemanno? Forse.

Ma chi strizza l’occhio al generale è Salvini: secondo Leggiero, ci sarebbero delle promesse da parte del partito di Salvini sulla candidatura.

Una fonte interna al partito si parla di 200-300 mila euro, come risarcimento per la mancata elezione del generale come eurodeputato per la Lega di Salvini.
Il generale non conferma, anzi smentisce il contratto.
Come militare non potrebbe stringere un accordo con alcun partito politico: una volta si pagava per essere eletti, oggi col generale è il partito che paga un candidato che avrebbe anche l’appoggio dello Stato Maggiore.

Il bilancio della Lega non è positivo, se fosse un’azienda sarebbe in crisi: il 2 x mille è in calo, l’avanzo di gestione è peggiorato, c’è una perdita per 4 ml di euro causati dalla campagna elettorale. I costi del partito sono saliti a 12 ml (di fronte a 1ml di euro dal 2xmille): grazie ai contributi dei privati, 7 ml di euro quasi tutti dai parlamentari eletti, il debito si è fermato a 4 ml.
Su questi soldi ancora manca una vera trasparenza: Report ha raccontato la soria di un finanziamento da parte del gruppo del Senato della Lega alla cognata del tesoriere Di Rubba.
Bisognerebbe indicare, nelle rendicontazioni, sia la causale, che il destinatario, ma così non è.

Report si era occupato della vicenda della Lombardia Film Commision: un capannone acquistato da un ente regionale, pagato 800 mila euro ma il valore iniziale era 400 mila euro, valore aumentato grazie ad una serie di prestanomi, come Luca Sostegni.
Di questa storia Report ha cercato di parlarne con Salvini, senza successo: come mai la “promozione” di Di Rubba, nonostante le due condanne (non ancora definitive, va detto)?

Dopo la fine del finanziamento pubblico, l’unica fonte di soldi pubblici sono i 55 ml di euro dei contributi di Camera e del Senato, che possono essere spesi per attività politiche, senza indicare però il destinatario del contributo (come nel caso della cognata di Di Rubba).
Ma chi controlla su questi versamenti? Alla fine, i partiti si controllano da soli.

Luca Chianca è andato fino a Predappio a seguire la commemorazione dei fascisti per la marcia su Roma (cose vietate in una Repubblica democratica che dovrebbe riconoscersi nell’antifascismo).

Nel 2017 la cripta di Mussolini fu restaurata dalla fondazione Alleanza Nazionale, con risorse probabilmente pubbliche: l’operazione fu seguita da Roberto Petri, ex capo segreteria di Ignazio La Russa, presidente dell’immobiliare di An.

Né Petri, né la fondazione vogliono oggi parlare della restaurazione: la fondazione di AN è ricca oggi, dentro ci sono 32 ml di euro di liquidità, buona parte sono rimborsi elettorali.

In questi anni il numero di deputati di FDI è cresciuto, assieme alle donazioni sia degli eletti che degli elettori: soldi sono arrivati anche dalla fondazione AN, dentro cui si trova ancora Gasparri, assieme ad Alemanno.
La fondazione AN è la cassa del partito di Meloni: oggi ha messo sotto sfratto la sede del partito a Rimini, per metterla a reddito, senza che i rappresentanti locali del partito ne sapessero qualcosa.
Gli immobili della fondazione sono stati affittati, ma non si sa a chi: sono gestiti dalla immobiliare Italimmobili che ha come capo Roberto Petri. Report ha raccontato del contrasto tra Petri e l’avvocato Minutillo, sostenendo che il primo sarebbe iscritto alla Massoneria.
Petri ha s
mentito: ufficialmente il partito di Meloni non ammetterebbe i massoni al suo interno, ma nella storia del Movimento Sociale non mancano esponenti iscritti alla massoneria.

Come Paolo Romeo, un esponente del partito di cui si era già occupata Report in un servizio di Giorgio Mottola.

Report ha incontrato Gaetano Saya: a Report racconta di aver fatto parte della Stay Behind italiana, la struttura Gladio. Nel 2005 fonda il Nuovo Movimento Sociale Destra Nazionale e registra il simbolo con tanto di fiamma, come opera protetta dal diritto d’autore e nel 2011 lo fa anche presso l’ufficio marchi e brevetti. Infine registra anche la fiamma, con e senza la scritta MSI: la stessa fiamma che troviamo nel simbolo di Fratelli d’Italia, cosa che non è stata gradita da Saya.

“La fiamma è nostra e lo dicono i documenti”: Saya ha registrato come opera protetta un simbolo riconosciuto da tutti e usato da almeno 70 anni, ma che nessuno prima di lui ha mai pensato di brevettare. Il simbolo brevettato da FDI è quello col cordino, senza fiamma, racconta a Luca Chianca.
Nel 2014 la fondazione Alleanza Nazionale, che usava ancora la fiamma nel simbolo, la concede a FDI, prima con e poi senza la scritta MSI e quel simbolo è stato depositato presso la commissione che vigila sui partiti politici e che certifica che possano accedere ai finanziamenti privati e al 2xmille.
Report ha sentito su questo punto Amedeo Federici, membro di questa commissione: “se non mi arriva un provvedimento coercitivo non posso, ma perché me devo impiccià? Sono soggetti privati [..] Finché non c’è un provvedimento di un giudice competente, non gli posso dire nulla.”

Chi è il proprietario della fiamma? Il ministero del Made in Italy di Urso ha risposto a Report di non essere competente, stessa risposta da parte del ministero della cultura.

Le fondazioni hanno salvato l’ex DS dalla crisi: il partito ha un debito da 150 ml di euro, per salvare il partito dai debiti sono state create delle fondazioni a cui sono state confluiti i beni del partito. È la storia raccontata dal tesoriere Sposetti, che a Report racconta che si colpiscono gli scandali ma non i partiti.

I fondi pubblici sono stati abiliti dal governo Letta nel 2013: al posto del finanziamento pubblico arrivano le erogazioni dei privati, con tetto a 100mila euro e col 2 x mille.
Dopo gli scandali Belsito e del tesoriere della Margherita Lusi, montava l’antipolitica: la legge di Letta non tocca però le fondazioni, che rientrano nei controlli solo con la legge Spazzacorrotti del M5S.

Ogni partito nel frattempo si è fatto la sua fondazione, compreso Renzi con la sua Open: nel 2019 l’indagine della procura di Firenze si occupa proprio di questa, in particolare per dei favori con Toto in cambio di consulenze ottenute dal presidente Bianchi.

Tra i finanziatori della Open c’è l’imprenditore Librandi con le sue società: avrebbe pagato lui il volo di Renzi verso gli USA per il memoriale di Kennedy.

Secondo Bianchi i finanziamento furono spontanei da parte di Librandi: i finanziamenti alle fondazioni possono sforare i limiti a 100mila euro, come quelli di Librandi e di Toto.
Secondo la procura i finanziamenti erano invece finanziamenti al partito di Renzi: la corte costituzionale ha deciso illegittimi i sequestri dei documenti da parte della procura, deciderà il senato.

A decidere la nomina del nuovo procuratore capo a Firenze sono stati, nel CSM, proprio Bianchi, imputato nel processo.
L’inchiesta della procura di Firenze su Open ha fatto emergere una serie di professionisti che il PD aveva ingaggiato per analisi di marketing, campagne di comunicazione, ricerche sui social e che non erano stati pagati per prestazioni da centinaia di migliaia di euro (quelle erano le priorità nel PD renziano).
Uno di questi racconta, senza mostrare il volto, di aver poi fatto una mediazione con cui è riuscito a rientrare in parte con quella che gli era dovuto, da 108 mila euro chiesti alla fine ha incassato solo 65mila euro: “date le dimensioni nostre rispetto alle persone con cui avevamo a che fare era anche obiettivamente difficile chiedere ed ottenere di più”.
Pochi mesi prima delle elezioni del 2018 la fondazione commissiona ad un’altra società nuove indagini sulla social intelligence per 47mila euro: “avevamo intercettato la crescita esponenziale di Salvini e dei suoi amici, una cosa paurosa, mentre lui stava scendendo quegli altri stavano salendo a picco”. La società, per questi lavori fatti a fine 2017, scrive alla fondazione pochi mesi prima delle elezioni del 2018, il presidente Bianchi propone uno sconto di 10mila euro.
“In quel momento quando ti trovi di fronte ad un soggetto in crisi e che si avvia verso il fallimento purtroppo bisogna scendere a questi patti”.
Nessuna causa, meglio accettare lo sconto, “almeno ci paghiamo il lavoro fatto” racconta a Report una responsabile di questa società.

Il PD negli anni del referendum ha accumulato debiti per queste attività di marketing e sui sondaggi: strategia che oggi Renzi ha cambiato, basta sondaggi.

Luca Chianca ha intervistato Renzi alla festa del partito: il senatore ha scelto di non rispondere, tocca al tesoriere rispondere: fino al 15 settembre non aveva donato nulla al suo partito, il primo versamento è stato di 5000 euro, in totale ha contribuito per 30000 euro.

Sono stati più generosi i privati: in donazioni ha preso 2ml di euro, mentre 1,2 ml di euro sono arrivati dal 2 x mille.

Il bilancio però è in rosso per 54mila euro: il servizio fa notare come siano alte le spese di rappresentanza, ma va tutto chiesto al tesoriere, Bonifazi (ex tesoriere PD), che ha scelto di non rispondere alle domande.

Il PD è ancora alle preso coi debiti della passata gestione renziana: come fare a riempire le casse?

A Padova il deputato Zan, ha organizzato il festival Village Pride, che si chiama Virgo: ogni anno al festival si superano 200mila presenze.

L’onorevole Zan è proprietario della Be Proud, la società che organizza il festival, incassando anche 1,3 ml di euro: Report ha chiesto al deputato se ci sia un conflitto di interessi tra questa azienda e la sua attività politica, essendo Padova il suo collegio elettorale.

Non è un evento commerciale – spiega l’onorevole a Report – è un evento in cui tutto quello che viene guadagnato viene riversato nell’iniziativa, non c’è nessun tipo di guadagno.
Non c’è il rischio di un conflitto di interessi con una società che ha un giro d’affari sugli stessi temi su cui l’onorevole è impegnato? “Ho prestato il mio nome per dare una mano, lo faccio con spirito di servizio, a titolo gratuito”.

Be Proud, che nel 2021 ha ricevuto i ristori covid come tutte le aziende nel settore dell’intrattenimento, ha versato 50mila euro nelle casse del PD.

Ci sono fondi pubblici per le aziende se vogliono ricevere la certificazione di parità e in Italia ci sono società che fanno consulenza per avere questa certificazione, come Obiettivo Cinq
ue.
Dentro questa società si trova la moglie dell’ex ministro Franceschini, Michela Di Biase: secondo una fonte interna dell’agenzia, l’agenzia è nata su idea della stes
sa Di Biase, che conosceva da tempo della legge, sfruttando le sue conoscenze nel palazzo.

Quella della parità di genere è una battaglia politica o anche un interesse economico?

Tra i clienti di Obiettivo Cinque ci sono tante società, come Ania e oggi punta anche ai fondi del PNRR.

Diversamente dal senatore Gasparri, sia Di Biase che Zan hanno dichiarato alla Camere le loro partecipazioni dentro attività private.

Gianni Cuperlo contribuisce al partito con 50000 euro: racconta a Report di come si siano trasformati i partiti “oggi sono partiti costruiti come comitati elettorali permanenti che transitato da un elezione all’altra e macchine del consenso che servono anche a garantire un certo ceto politico, di finanziarsi ma anche di avere un ruolo, un peso politico nella vita di questi partiti perché nel momento in cui non ci sono più fonti di finanziamento pubblico sono sono i contributi degli eletti nei singoli partiti che garantiscono la tenuta in vita di queste forze anche sotto gli aspetti operativi.”
E’ una corsa al seggio permanente dove tutto è legato al numero degli eletti ma anche, soprattutto, al loro patrimonio che gli consente di finanziarsi la campagna elettorale.

Tra qualche mese voteremo per il Parlamento Europeo, quando costa farsi eleggere – si chiede Cuperlo nell’intervista: “se non ha le risorse necessarie, devi comunque prenderti l’impegno per garantirle e quindi di rateizzare quel contributo nel corso della legislatura..”
Nessuna cambiale, il deputato ha scelto di rateizzare il contributo di 15 mila euro al Partito Democratico Nazionale e 35 mila euro al PD regionale dove io sono stato indicato ed eletto.
Soldi che Cuperlo verserà in modo rateizzato.
Chi ha alle spalle un buon reddito, chi garantisce maggiore visibilità al partito e dunque ha maggiori possibilità di prendere più voti, viene scelto. Le competenze e anche l’etica, in generale, passano in secondo piano.

Il M5S è stato tra i principali sostenitori dell’abolizione del finanziamento pubblico, sulla scia dei tanti scandali: come si finanzia il partito di Conte?

Risponde il presidente del movimento Giuseppe Conte: “Tutto il grosso, 4,5 milioni di euro, arrivano dagli eletti, parlamentari e consiglieri regionali che per vincolo statutario e per codice etico devono versare un contributo.”

Soldi che, diversamente da altri partiti, vanno ad alimentare sia l’ordinaria amministrazione che un fondo per progetti di beneficenza.
Ogni deputato restituisce 2500 euro ogni mese: come gli altri partiti è il contributo degli eletti a garantire la sopravvivenza di un partito e il numero di parlamentari sposta milioni di euro.

Con meno eletti oggi, si muovono meno soldi: il tema dei mancati fondi è tornato in agenda politica la scorsa estate, a porlo è stato uno dei colonnelli dei 5 stelle, Stefano Patuanelli, in una intervista al Corriere della Sera.
Con l’abolizione del finanziamento ai partiti si sono confusi i costi della politica coi costi della democrazia – questo era il senso della sua uscita, che suscitò una reazione negativa anche all’interno del movimento, quello di Patuanelli è solo un parere personale disse Conte.
“Ho spiegato che, in un mondo ideale, il finanziamento pubblico dovrebbe sostenere almeno parzialmente, quei costi, senza finanziamento pubblico c’è il privato e non è detto che sia meglio.”
C’è stato un chiarimento tra Conte e Patuanelli, quest’ultimo non intendeva tornare al vecchio sistema.

Oggi il M5S chiederà comunque soldi pubblici accedendo al 2 x mille, cosa una volta impensabile: i tempi cambiano, purtroppo. Va detto che i bilanci del passato erano in attivo, ma col taglio dei parlamentari - altra riforma voluta dai 5 stelle – mancheranno i versamenti, ma ora hanno il cuscinetto, spiega il consulente di Report Gian Gaetano Bellavia, “nel cuscinetto della liquidità vecchia avranno il 2xmille e forse ce la fanno. È chiaro che devono ridurre i costi..”

Tra i costi che si dovrà tagliare ci sono i 300mila euro che ogni anno il movimento da a Beppe Grillo, sotto forma di consulenza per la comunicazione.
Perché non dovrei avvalermi di Beppe, prendendo un esperto esterno, prova a spiegare Conte, ma è come se Forza Italia avesse pagato per anni Berlusconi, che poi era quello che metteva i soldi nel partito: “io mi avvalgo di un comunicatore, che non ha un ruolo politico [sebbene sia il garante], l’essere garante è un vantaggio per me..”
Forse non si dovrebbe pagare un garante, proprio per garantirne il suo ruolo: “ma le regole le vuole fare lei?” la risposta di Conte al giornalista di Report che lo poneva di fronte a queste incongruenze.

Tutti i partiti chiedono soldi agli eletti, anche Forza Italia (sebbene in quel partito non tutti pagano, come emerso da un passato servizio di Report): cosa accadrà al M5S se non dovesse trovare soldi dagli eletti? Dovrà rinunciare al supporto come comunicatore di Grillo?

Ma il partito paga come consulente ex deputati che hanno finito il loro secondo mandato, come Crimi e Taverna, assieme all’ex deputato Puglia, che oggi si occupa delle buste paga.
R
eport ha scoperto che non ci sono obblighi di trasparenza per i contributi alla Camera, diversamente dal Senato: qui però non va indicato a chi arrivano i soldi, per una questione di privacy racconta Patuanelli.

Ma spulciando tra le spese al Senato del 5S, ci sono delle consulenze a diversi soggetti, senza destinatario: si tratta del lavoro per le buste paga, affidato a Sergio Puglia, ex senatore.
Altre sono consulenze fatte dal 5S ad ex esponenti del mo
vimento, come Crimi e Taverna, oggi diventati collaboratori dei parlamentari in Camera e Senato.

A vigilare sui finanziamenti, sulle candidature, c’è la commissione di garanzia degli Statuti e di Trasparenza, che però lavora senza personale a sufficienza e senza budget: sono una commissione di garanzia ma non sono una autorità indipendente, non riesce a vigilare a sufficienza, chi dovrebbe dare fondi sono gli stessi vigilati.

Il controllo della trasparenza rimane una Chimera: il Belsito di turno potrebbe comprare dei diamanti, facendoli passare per una consulenza.


10 dicembre 2023

Anteprima inchieste di Report – il finanziamento dei partiti, i ventilatori della Philips

La fine del finanziamento pubblico ai partiti

Nel 2014 l’allora governo Renzi decide di abolire il finanziamento pubblico ai partiti: da quel momento in poi tutti devono potersi finanziare in base alle donazioni dei sostenitori, con dei tetti ben definiti per legge.

Ma questa riforma ha reso i partiti più trasparenti?
Report ha fatto una due diligence ai partiti, alle fondazioni dietro i partiti (compresa la fondazione AN, che coi soldi pubblici ha ristrutturato la cripta del Duce), ma ci sono anche le fondazioni a sinistra che hanno salvato gli allora DS dal fallimento. Il servizio si è interessato anche ad Open al partito di Renzi, Italia Viva - chiedendosi quanto dona al suo partito il senatore?. Ci sono politici titolari di società i cui proventi finanziano anche i propri partiti (è il caso del deputato Zan).
Report ha anche dato un'occhiata ai conti del M5S al Senato e alla Camera, dove si poteva fare qualcosa di più in termini di trasparenza.


Report ha intervistato il deputato del PD Gianni Cuperlo, chiedendo cosa sono diventati oggi i partiti che occupano il Parlamento: “oggi sono partiti costruiti come comitati elettorali permanenti che transitato da un elezione all’altra e macchine del consenso che servono anche a garantire un certo ceto politico, di finanziarsi ma anche di avere un ruolo, un peso politico nella vita di questi partiti perché nel momento in cui non ci sono più fonti di finanziamento pubblico sono sono i contributi degli eletti nei singoli partiti che garantiscono la tenuta in vita di queste forze anche sotto gli aspetti operativi.”
E’ una corsa al seggio permanente dove tutto è legato al numero degli eletti ma anche, soprattutto, al loro patrimonio che gli consente di finanziarsi la campagna elettorale. Bene, dirà qualcuno, non paghiamo più noi cittadini. Il risultato è che questa campagna elettorale è pagata comunque da altri, chi ha più soldi ha magari più probabilità di vincere.
Tra qualche mese voteremo per il Parlamento Europeo, quando costa farsi eleggere – si chiede Cuperlo nell’intervista: “se non ha le risorse necessarie, devi comunque prenderti l’impegno per garantirle e quindi di rateizzare quel contributo nel corso della legislatura..”
Nessuna cambiale, il deputato ha scelto di rateizzare il contributo di 15 mila euro al Partito Democratico Nazionale e 35 mila euro al PD regionale dove io sono stato indicato ed eletto.
Chi ha alle spalle un buon reddito, chi garantisce maggiore visibilità al partito e dunque ha maggiori possibilità di prendere più voti, viene scelto. Le competenze e anche l’etica, in generale, passano in secondo piano.


Il M5S è stato tra i principali sostenitori dell’abolizione del finanziamento pubblico, sulla scia dei tanti scandali (ormai rimossi dalla coscienza politica), dal caso Belsito della Lega, al tesoriere della Margherita Belsito: se i deputati diminuiscono, come si sosterrà il movimento senza fondi dello Stato?
Di che campa il M5S? Risponde il presidente del movimento Giuseppe Conte: “Tutto il grosso, 4,5 milioni di euro, arrivano dagli eletti, parlamentari e consiglieri regionali che per vincolo statutario e per codice etico devono versare un contributo.”

Soldi che, diversamente da altri partiti, vanno ad alimentare sia l’ordinaria amministrazione che un fondo per progetti di beneficenza.
Ogni deputato restituisce 2500 euro ogni mese: come gli altri partiti è il contributo degli eletti a garantire la sopravvivenza di un partito e il numero di parlamentari sposta milioni di euro. Il tema dei mancati fondi è tornato in agenda politica la scorsa estate, a porlo è stato uno dei colonnelli dei 5 stelle, Stefano Patuanelli, in una intervista al Corriere della Sera.
Con l’abolizione del finanziamento ai partiti si sono confusi i costi della politica coi costi della democrazia – questo era il senso della sua uscita, che suscitò una reazione negativa anche all’interno del movimento, quello di Patuanelli è solo un parere personale disse Conte.
“Ho spiegato che, in un mondo ideale, il finanziamento pubblico dovrebbe sostenere almeno parzialmente, quei costi, senza finanziamento pubblico c’è il privato e non è detto che sia meglio.”
C’è stato un chiarimento tra Conte e Patuanelli, quest’ultimo non intendeva tornare al vecchio sistema.
Col taglio dei parlamentari - altra riforma voluta dai 5 stelle – mancheranno i versamenti, ma ora hanno il cuscinetto, spiega il consulente di Report Gian Gaetano Bellavia, “nel cuscinetto della liquidità vecchia avranno il 2xmille e forse ce la fanno. È chiaro che devono ridurre i costi..”

Tra i costi che si dovrà tagliare ci sono i 300mila euro che ogni anno il movimento da a Beppe Grillo, sotto forma di consulenza per la comunicazione.
Perché non dovrei avvalermi di Beppe, prendendo un esperto esterno, prova a spiegare Conte, ma è come se Forza Italia avesse pagato per anni Berlusconi, che poi era quello che metteva i soldi nel partito: “io mi avvalgo di un comunicatore, che non ha un ruolo politico [sebbene sia il garante], l’essere garante è un vantaggio per me..”
Forse non si dovrebbe pagare un garante, proprio per garantirne il suo ruolo: “ma le regole le vuole fare lei?” la risposta di Conte al giornalista di Report che lo poneva di fronte a queste incongruenze.



Dai 5 stelle alla fiamma, quella del simbolo di FDI (e del MSI prima): Gaetano Saya, maestro venerabile della loggia divulgazione 1 di rito scozzese Antico ed Accettato, amico di Licio Gelli venne indagato nel 2005 per il reato di aver costruito una struttura segreta e clandestina. Tutto fini in un proscioglimento: racconta di aver fatto parte della Stay Behind italiana, la struttura Gladio. Nel 2005 fonda il Movimento Sociale Destra Nazionale e registra il simbolo con tanto di fiamma, come opera protetta dal diritto d’autore e nel 2011 lo fa anche presso l’ufficio marchi e brevetti. Infine registra anche la fiamma, con e senza la scritta MSI: la stessa fiamma che troviamo nel simbolo di Fratelli d’Italia, cosa che non è stata gradita da Saya.

“La fiamma è nostra e lo dicono i documenti”: Saya ha registrato come opera protetta un simbolo riconosciuto da tutti e usato da almeno 70 anni, ma che nessuno prima di lui ha mai pensato di brevettare. Il simbolo brevettato da FDI è quello col cordino, senza fiamma, racconta a Luca Chianca.
Nel 2014 la fondazione Alleanza Nazionale, che usava ancora la fiamma nel simbolo, la concede a FDI, prima con e poi senza la scritta MSI e quel simbolo è stato depositato presso la commissione che vigila sui partiti politici e che certifica che possano accedere ai finanziamenti privati e al 2xmille.
Report ha sentito su questo punto Amedeo Federici, membro di questa commissione: “se non mi arriva un provvedimento coercitivo non posso, ma perché me devo impiccià? Sono soggetti privati [..] Finché non c’è un provvedimento di un giudice competente, non gli posso dire nulla.”

Veniamo al partito di Renzi e alla fondazione Open: l’inchiesta della procura di Firenze su Open ha fatto emergere una serie di professionisti che il PD aveva ingaggiato per analisi di marketing, campagne di comunicazione, ricerche sui social e che non erano stati pagati per prestazioni da centinaia di migliaia di euro (quelle erano le priorità nel PD renziano).
Uno di questi racconta, senza mostrare il volto, di aver poi fatto una mediazione con cui è riuscito a rientrare in parte con quella che gli era dovuto, da 108 mila euro chiesti alla fine ha incassato solo 65mila euro: “date le dimensioni nostre rispetto alle persone con cui avevamo a che fare era anche obiettivamente difficile chiedere ed ottenere di più”.
Pochi mesi prima delle elezioni del 2018 la fondazione commissiona ad un’altra società nuove indagini sulla social intelligence per 47mila euro: “avevamo intercettato la crescita esponenziale di Salvini e dei suoi amici, una cosa paurosa, mentre lui stava scendendo quegli altri stavano salendo a picco”. La società, per questi lavori fatti a fine 2017, scrive alla fondazione pochi mesi prima delle elezioni del 2018, il presidente Bianchi propone uno sconto di 10mila euro.
“In quel momento quando ti trovi di fronte ad un soggetto in crisi e che si avvia verso il fallimento purtroppo bisogna scendere a questi patti”.
Nessuna causa, meglio accettare lo sconto, “almeno ci paghiamo il lavoro fatto” racconta a Report una responsabile di questa società.

La scheda del servizio: Finanziamento ai partiti di Luca Chianca

Collaborazione di Alessia Marzi

Immagini di Alfredo Farina, Marco Ronca e Carlos Dias

Ricerca immagini di Paola Gottardi, Alessia Pelagaggi e Tiziana Battisti

Montaggio e grafica di Giorgio Vallati

Sono passati 10 anni dall'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Nel 2013 il governo Letta mette fine ai finanziamenti pubblici ai partiti. Sono passati 10 anni esatti e oggi quei partiti per svolgere la loro attività politica possono raccogliere soldi dalle donazioni dei privati e dal 2x1000 devoluto dai contribuenti. Spesso, la fonte principale di finanziamento dei partiti è data dai contributi dei loro stessi parlamentari. Lo faceva un tempo solo il Partito Comunista. Report ha scandagliato i bilanci di tutti i partiti politici e delle maggiori fondazioni legate agli stessi partiti, dove i simboli politici diventano anche terreno di cause in tribunale. Come quella che riguarda l'antica fiamma del Movimento Sociale Italiano, che oggi troviamo dentro il simbolo di Fratelli d'Italia. Chi controlla? La Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. È composta da 5 magistrati e solo 4 funzionari che, tra partiti e fondazioni, controllano ogni anno circa 120 bilanci, le donazioni dei privati e la fedina penale di migliaia di candidati per ogni elezione, e con un budget di solo 60mila euro l'anno. Come si convince un potenziale candidato a entrare in campagna elettorale? Report racconterà in esclusiva in che modo la Lega di Salvini corteggerebbe personaggi illustri per potersi giocare al meglio le prossime europee.

Le domande poste dalla redazione e le risposte ricevute:

- Ministero dello Sviluppo Economico

- Ministero della Cultura

- Segreteria di Italia Viva

- Fondazione Alleanza Nazionale

- Ministro Adolfo Urso

- Il partito Fratelli d'Italia

I ventilatori della Philips

Nel giugno 2022 Report aveva denunciato in un servizio dei problemi di sicurezza dei respiratori della Philips, quelli usati dalle persone con problemi di apnee notturne: la schiuma fonoassorbente contenuta nei dispositivi a lungo andare si degrada e finisce nelle vie aeree.



È stato un incidente oppure c’è stata una falla nei controlli?
Come racconta il servizio di Giulio Valesini, Philips conosceva il problema dal 2015, per le segnalazioni che riceveva dai clienti e non ha posto rimedio. È stato dopo il 2020, quando i respiratori sono stati usati anche per il Covid, quando sono arrivate molti più reclami, che si è fatto qualcosa. Si è sacrificata la sicurezza dei pazienti per il profitto?
Quello dei respiratori è stato il più grande richiamo di dispositivi storici della storia, 15 milioni tra CPAP, BiPAP, Ventilatori che si è scoperto che potrebbero essere pericolosi per la salute.
Giulio Valesini ha intervistato diverse persone che hanno usato questi respiratori per anni, lamentando problemi ai polmoni: tosse notturna, la sensazione di avere i polmoni bruciati, poi lo scoprire quella polvere nera in fondo al tubo del dispositivo.
Il medico della società tedesca che ha risposto alle domande di Report spiega che la loro reputazione si basa sulla sicurezza dei pazienti. Ma questi modelli sono stati usati, e alcuni anche approvati in emergenza, proprio durante la pandemia, con pazienti con importanti difficoltà respiratorie. Nonostante il management della Philips sapesse del problema del particolato. Finita l’ondata di malati del covid, c’è stato un recall di questi dispositivi, come il Trilogy 100 e 200.

Ci sono state poi polemiche sulle perizie fatte sulle morti che si ritengono collegate all’uso di questi respiratori: sono state fatte dalla stessa azienda, come chiedere all’oste se il vino è buono. Le perizie e gli studi andrebbero fatti da un ente indipendente: Philips ha commentato dicendo che stanno facendo le loro valutazioni, perché al momento non ci sono dati che stabiliscano una correlazione tra le morti e l’uso dei loro dispositivi.
Report ha allora contattato il centro Polimeri di Reggio Emilia per testare sei campioni di schiuma di poliuretano prelevati dai dispositivi Philips: dopo 3 settimane di analisi i risultati non sono stati confortanti, le celle che compongono le schiume di poliuretano perdono pezzi.
“Questa è una cella completamente aperta” spiega Alex Bonardi direttore del centro “questa è una parzialmente aperta”, la prova al laboratorio che la schiuma perde del materiale.
Quali gli effetti se questi materiali sono inalati? “Inalandole entrano nel sistema respiratorio i singoli frammenti che a loro volta possono essere fonti di rilascio di sostanze chimiche.”
Quante sostanze, che possono essere inalate usando queste macchine, sono state trovate? “25 – 30 sostanze, parliamo di idrocarburi a catena lunga di tipo insaturo, quindi degli alcheni, parliamo di alcoli, di ammine, di aldeidi, che sono cancerogeni.”
In che quantità sono presenti? “Un numero significativo che sostanzialmente non tende a cambiare di molto nel tempo, anche per lunghi periodo di uso di questi dispositivi, questo poliuretano progressivamente si fa a degradare è una fonte importante di rilascio continuativo nel lungo periodo.”
In più, la schiuma contenuta nei dispositivi Philips non è biocompatibile.

Come racconterà il servizio di Report, Philips sapeva dei problemi dei loro dispositivi da prima della pandemia e dal richiamo del 2021: nel 2018 un ingegnere della Philips invia una mail a Bonnie Peterson, della Polymer Technologies, l’azienda che rifornisce Philips delle schiume di puliuretano usate dentro i respiratori, l’ingegnere è preoccupato “abbiamo ricevuto delle lamentele da parte dei nostri clienti secondo cui la schiuma si sta disintegrando. Il materiale si stacca e viene trascinato nel percorso dell’aria del ventilatore, come si può immaginare questa non è una buona situazione per i nostri utenti [..] Ho segnalato questo messaggio con importanza poiché stiamo affrontando un potenziale problema di sicurezza”.
La risposta da Polymer Techlogies arriva tre giorni dopo perché il problema era già noto da anni: “siamo stati contattati nel 2016 per questo problema, abbiamo inviato campioni di polietere ma non abbiamo avuto notizie dei risultati e abbiamo continuato a fornire il poliestere.”
Il fornitore dunque aveva avvisato Philips, il polietere è più resistente ma la multinazionale ha continuato ad ordinare il poliestere per la schiuma dei suoi dispositivi ignorando la segnalazione e così i rischi per la salute dei pazienti.
Jan Kimpen, direttore medico della Philips ha spiegato che fino al 2020 avevano solo reclami minori, pochi che arrivavano dai pazienti e un po’ di più che arrivavano dai distributori. Ma in ogni caso non possono più dire che conoscevano il problema solo dal 2021

La scheda del servizio: C’è (ANCORA) POLVERE NEL VENTILATORE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Report torna a occuparsi dei CPAP, BiPAP e ventilatori distribuiti in tutto il mondo da Philips, che dovevano aiutare i pazienti a respirare meglio. Nel 2021, 15 milioni di dispositivi sono stati dichiarati pericolosi per la salute dei pazienti. Philips ammise che la schiuma usata per insonorizzare il motore rilasciava una polvere potenzialmente cancerogena per gli utilizzatori. In Italia sono 100 mila gli utilizzatori di apparecchi per respirare di Philips non sicuri, il 70% in comodato d'uso attraverso la convenzione con le Asl. L'azienda olandese è chiamata a sostituire tutti i dispositivi ma a distanza di due anni, nel nostro paese ce ne sarebbero ancora circa 15 mila che nessuno sa dove siano finiti e chi li stia utilizzando, anche perché ad oggi non esiste ancora un registro che aiuti la tracciabilità dei respiratori.

Documenti interni a Philips, proverebbero che i dirigenti della multinazionale olandese erano a conoscenza del grave problema da anni ma hanno atteso prima di effettuare il più grande richiamo di sicurezza della storia dei dispositivi medici. A Milano i pazienti hanno portato Philips in tribunale promuovendo la prima class action in ambito sanitario del nostro paese.

Conflitti a sinistra

Lorenzo Vendemiale nel suo servizio si occuperà di alcune società legate ad esponenti del Partito Democratico, in prima fila nelle battaglie sui diritti civili.
La prima, di cui si parla nell’anticipazione, è la Be Proud SRL di Padova che organizza il Pride Village: è una società commerciale che nel 2022 ha incassato 1,3 ml di euro (di cui 450mila euro dagli incassi del bar), l’onorevole Zan è amministratore unico e socio unico della Be Proud.
Non è un evento commerciale – spiega l’onorevole a Report – è un evento in cui tutto quello che viene guadagnato viene riversato nell’iniziativa, non c’è nessun tipo di guadagno.
Non c’è il rischio di un conflitto di interessi con una società che ha un giro d’affari sugli stessi temi su cui l’onorevole è impegnato? “Ho prestato il mio nome per dare una mano, lo faccio con spirito di servizio, a titolo gratuito”.

La scheda del servizio: Questione di genere di Lorenzo Vendemiale e Carlo Tecce

Immagini di Chiara D’ambros, Fabio Martinelli e Cristiano Forti

Ricerca immagini di Tiziana Battisti

Montaggio di Marcelo Lippi e Raffaella Paris

Il conflitto di interesse in Parlamento non ha colore politico.

Dopo l’inchiesta esclusiva sugli interessi del senatore Maurizio Gasparri nella cybersicurezza, Report torna con una nuova puntata che riguarda stavolta gli affari della sinistra sui diritti civili. Il servizio svelerà le attività private di due volti di primo piano del Partito Democratico: da sempre in prima fila per la difesa dei diritti civili, fuori dal Parlamento hanno fatto di questa nobile battaglia politica un business.

Le domande della redazione e le risposte fornite da:

- L'Onorevole Michela Di Biase

- La società Comin&Partners

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 novembre 2019

Il mercato della politica

Sono quelli che vorrebbero schedare tutti gli utenti dei social, perché sono loro i responsabili dell'odio in rete e della proliferazione delle fake news.
Ma sono anche quelli che poi usano le fondazioni per raccogliere fondi da privati, imprenditori e non. Imprenditori e imprese (Lottomatica, MSC, Google, ..) che poi ricevono un occhio di riguardo dal governo della corrente politica dietro la fondazione.
Ma forse è solo un caso.

Non è un caso risentire quelle parole, quelle espressioni di accusa contro la magistratura: è vero, ora Renzi non è più presidente.. quando stava lui a Palazzo Chigi la procura era stata tranquilla mentre invece adesso, Firenze si ostina a voler fare indagini su ipotesi di reato avvenuti a Firenze. 

Non è un caso, dunque, se la politica oggi è diventata un grande mercato: prendi i soldi e con quelli scali il tuo partito oppure te ne crei uno tutto tuo, dove all'interno non ci sono passioni, principi, ideali. Solo interessi.

Il vulnus non è la procura (o non solo le procure che si tengono magari i fascicoli nei cassetti): il vulnus è una politica lontano dal paese, non trasparente, che risponde ad interessi di pochi a danno dei molti.
La domanda di trasparenza non valeva solo per l'ex cavaliere, non vale solo per Casaleggio ma vale anche per Open.

27 novembre 2019

Un tranquillo mercoledì di pioggia

Mentre la procura di Firenze cerca di capire se i soldi ad una fondazione privata hanno finanziato un partito, ovvero il giovine rottamatore che l'aveva scalato, crollano i viadotti per colpa dell'incuria dell'uomo, non solo per il maltempo).
Le opere di messa in sicurezza non si fanno. Nè al sud e nemmeno al nord (che nemmeno può più permettersi di raccontare la favola del sud sprecone).
Perché il Mose rimane incompiuto e Venezia (la città, le opere d'arte) sono sempre più a rischio.

Cosa c'entra tutto questo, che relazione c'è tra questi fatti?
Ci dicono quanto oggi i partiti si siano trasformati in strutture private, con finanziamenti occulti.
Ci dicono la distanza tra i leader (Salvini, Meloni, il cav a suo tempo) dal paese: l'invasione dei migranti che non c'è, la chiusura delle frontiere, i cantieri da aprire per risolvere tutti i problemi.

Amare riflessioni di un mercoledì piovoso, dove regna il caos, nelle strade, nei treni dei pendolari strapieni (colpa dei migranti, sicuramente), delle strade piene di pozzanghere.

12 luglio 2019

L'Italia dei dossier e degli scoop






Noi facciamo questo, qui. Cataloghiamo, archiviamo, selezioniamo e infine contribuiamo a creare e diffondere la verità. Ma tu sai bene, Nora, che la verità non esiste: chi si ostina a cercarla merita il castigo di trovare la peggiore possibile. Di trovarne una, intendo, che punisca la sua presunzione.Le verità sono fatte di trame verosimili, ma prima di ogni altra cosa devono essere credibili e dunque credute. A cosa serve una verità a cui nessuno crede, dimmi.A cosa serve sapersi innocenti di un delitto se le prove e i giurati dicono il contrario, se l'opinione pubblica ti condanna, A cosa se non puoi fare in modo che la tua reputazione pubblica corrisponda alla tua privata certezza .. [Nella Notte - Concita De Gregorio] 

Ma allora, la storia dei rubli russi a Salvini, per finanziare la campagna elettorale (e le campagne elettorali costano) è vera oppure è solo un complotto per colpire il leader sovranista e bloccare l'azione del suo governo (e il volere di 22 milioni di italiani, come scrive Libero)?
Sto leggendo il libro di Concita De Gregorio, Nella notte, dove si parla di un centro studi che in realtà è una fabbrica di dossier, dove si costruiscono verità credibili anche se non vere.
Verità usate per condizionare l'opinione pubblica, per distogliere l'attenzione da questioni più importante o per portare avanti guerre nascoste tra gruppi di potere o tra partiti.

Il libro della De Gregorio parla della guerra dei dossier del 2009: gli articoli di Feltri su Boffo, il ricatto all'ex governatore Marrazzo e, dall'altra parte della barricata, le giovani vergini che si consegnavano a Berlusconi, dalla D'Addario agli incontri con Noemi Letizia..

Siamo anche passati alla terza repubblica (almeno così l'hanno battezzata i nuovi governanti del governo del cambiamento), ma l'Italia dei dossier non è cambiata.

Riporto un passaggio del post di Alessandro Gilioli di oggi, su questa vicenda

Però è curioso che su quei "pettegolezzi giornalistici" la Procura di Milano abbia invece aperto un fascicolo - e non in questi giorni ma cinque mesi fa, quando uscì l'inchiesta di Tizian e Vergine.
Però è curioso che la presidente Casellati sia così avvelenata con L'Espresso: forse la cosa ha qualcosa a che fare con questa recente inchiesta in cui appare pure lei?
 
Però è curioso come oggi Salvini si riferisca a Gianluca Savoini parlando di "qualche millantatore", a voi non ricorda Craxi che parlava di "qualche mariuolo"? Comunque Savoini è amico e stretto collaboratore di Salvini da quasi trent'anni - lo dice lui, Savoini, mica io. 
Però è curioso che Salvini non abbia mai smentito una parola di quell'inchiesta dell'Espresso né abbia dato seguito alla minaccia di querela. La farà davvero ora, una querela? E per cosa querelerà poi, per diffusione di notizie vere e documentate? 
Però è curioso che quando uscì l'inchiesta di Tizian e Vergine il 99 per cento della politica (Pd incluso) e il 90 per cento dei media abbia ignorato la cosa, pur essendo tutto riscontrato,  documentato e ulteriormente documentabile. C'è voluto un sito straniero per smuovere le cose - e questa è cosa tipica della melma italiana, in cui si mescolano piccole invidie professionali e grandi provincialismi. 
Però è curioso che quando L'Espresso ha rivelato i gigli neri del Pd quelli del M5S si siano scatenati mentre adesso se ne stanno così prudenti, al massimo bofonchiano un "serve trasparenza" (Di Maio), un "ho fiducia sia nella magistratura sia in Salvini" (Conte). E comunque ieri si sono bevuti muti muti una Casellati uguale a quando sosteneva che Ruby era la nipote di Mubarak. 
Però sono curiosi quelli che "anche il Pci prendeva i rubli": sì, certo, 60 anni fa, quella è storia, c'era la Guerra fredda, Washington che finanziava la Dc eccetera. Ora il Pci non esiste più e l'Unione sovietica nemmeno, mi pare. E qui si parla non del 1958 ma dell'ottobre 2018, e di un nazista amico del vicepremier che va a trattare finanziamenti per la Lega con un autocrate orgogliosamente illiberale. Sempre nel 2018. Non so, vedete voi se i rubli dell'URSS a Togliatti c'entrano qualcosa.





PS: un aggiornamento, pare che Savoini fosse presente al tavolo con Putin ma a "sua insaputa" (sua di Salvini).
Anche qui, una vecchia scusa che funziona sempre

19 marzo 2019

Report – politica a costo zero (e il caos degli oggetti smarriti)

Prima del servizio sui costi della politica, sul caso Diciotti, nell'anteprima Antonella Cignarale ci ha raccontato delle difficoltà che si incontra quando si smarriscono oggetti sui treni.
Gli uffici oggetti smarriti sono chiusi ma c'è un servizio cortesia: attivo solo sulle frecce, sugli altri treni, puoi dire addio alle tue cose.

La cortesia, di Antonella Cignarale

La giornalista di Report ha fatto un test: ha messo un chip dentro cinque capi per vedere l'effetto che fa? Come sarà andata a finire?
Perché poi non copiamo dalla Svizzera, dove gli oggetti smarriti diventano un business per l'azienda: un viaggiatore può contare, in caso di smarrimento, nell'assistenza delle Ferrovie.
Questi oggetti sono raccolti in un unico centro a Berna, sono censiti e catalogati: se viene reclamato, viene restituito (circa il 55%), altrimenti (il restante 40%) viene venduto.
Il servizio ha un minimo costo per gli utenti, ma le aziende non ci perdono anzi.

In Italia invece è complicato capire cosa succede della nostra valigia persa: le valigie perse, coi loro chip, fanno il giro d'Italia, perché nessun capotreno e nessun addetto alle pulizie deve controllare i capi smarriti.
Chi fa pulizie non è autorizzato a ritirare merci, così la maggioranza dei capi persi rimangono a bordo: nemmeno scattano gli allarmi per la sicurezza, per dire.

Bagagli che fanno il giro d'Italia, denunce che non portano a nulla.
Se si recuperano gli oggetti è solo per la cortesia tra capotreni: d'altronde i capotreni mica possono andare nei comuni di destinazione a consegnare zaini o borse smarrite, come dice il codice civile.

A scuola di politica

Non sapevo esistesse una università della Lega: le quote degli iscritti finiscono ad una associazione (in mano al sottosegretario Siri), che si occupa di olistica e amore universale?
Come si formano le leve della Lega di Salvini?
In una università che fino ad oggi ha incassato 500mila euro: senza inscrizione a questa associazione non c'è modo di fare carriera nel partito di Salvini.
L'associazione PIN fa capo a Siri: per il suo partito Italia nuova (da cui l'acronimo PIN) promuoveva il dialogo con gli extraterrestri.
Sovranisti su Marte?

Politica a costo zero – Bernardo Iovene

Nel 2013 Letta ha abolito il finanziamento politico ai partiti: si devono arrangiare col 2 per mille, diceva la legge, ma oggi troviamo partiti che non riescono a pagare le bollette.
Mentre una pioggia di soldi pubblici arriva addosso ai partiti, in Parlamento, anche al partito del M5S, che più di altri aveva portato avanti la lotta contro la casta.

Si può fare politica low cost?
Partiamo dalla Lega.
La Lega in Campania ha preso il 5% e in comune a Napoli ha un eletto: sul territorio non ci sono iscritti, il partito nasce attorno a Salvini, il simbolo di Alberto Da Giussano è oggi al petto dell'eletto campano, ex MSI.

In Emilia nella sede del partito in regione c'è una cassaforte vuota, dietro il consigliere Fabbri.
A Bologna c'è una sede, in provincia però: Iovene è andato nella sede dove la luce è staccata.
Forza Italia non ha una sede nel territorio in Emilia Romagna, non ci sono assemblee, la sede del partito è virtuale, sul cellulare.

Il M5S in regione non ha nemmeno una sede: anche per loro è sufficiente uno smartphone, per non avere costi.
Il cittadino deve essere connesso col tablet per seguire l'attività degli eletti.

Il PD ha 600 circoli in regione: tenerle aperte ha un costo, ma consente ai simpatizzanti e agli iscritti di confrontarsi. I soldi per tenerle aperte arrivano dai finanziamenti degli iscritti e dalle feste de l'Unità.
In queste sede si chiamano ancora compagni, per dire.
LE sedi del PD sono state acquistate quando erano PCI, ma poi prima di finire nel PD sono state confluite dentro fondazioni (60 in Italia, dove c'è dentro la storia del PCI).
Oggi, siccome il PD non paga l'affitto, gli ex DS sta per sfrattare il PD dalle loro sedi: le fondazioni DS hanno bisogno di soldi, lo spiega l'ex tesoriere Sposetti nella fondazione Gramsci.
L'associazione di Sposetti, dedicata ad Enrico Berlinguer, coordina le 60 fondazioni che detengono i beni dei DS che ancora oggi hanno un bilancio: dentro ci sono i debiti, come i 101 ml che lo Stato deve pagare all'Unità (grazie ad una legge del governo Prodi del 98), i debiti verso le banche (49ml)... non male per un partito che non esiste.

C'è ancora un dipendente in aspettativa, dentro i DS: quando questa persona tornerà, si potrà chiudere il bilancio.
Le fondazioni hanno svenduto un quadro famoso di Gottuso (all'associazione Berlinguer), I funerali di Togliatti, per centomila euro (incassando una plusvalenza): “tutta roba interna” ammette Sposetti, sempre per pagare questo benedetto TFR.

Il PD, unico partito sul territorio, occupa le sedi dei DS, blindate nelle 68 fondazioni che hanno a capo Sposetti, che deve salvare i debiti del PCI e tenere viva la memoria del vecchio partito.

Quanto prende un parlamentare?
In pochi sanno dare la cifra esatta: 9mila, 14mila, 7500 o 8000 ..
5000 euro indennita
8400 euro rimborsi (diaria, trasporti..)

Totale 13400 euro netti.
Poi ci sono partiti che danno soldi al loro partito, come Sinistra Italiana, 3500 euro al mese.
LA Lega 2000, FI 900, M5S 2300 euro (300 alla piattaforma Rousseau).
I grillini danno i 2000 euro dello stipendio in un fondo per le piccole imprese: fondo che fa micro credito alle imprese, presidente del fondo è Mario Baccini, ex DC, che gestisce 75ml di euro.

Oggi la proposta è spostare i soldi anche al sociale: per far studiare la gente, per curare un malato, ovvero usarli per fini che si vedono.
I 5 stelle non hanno nemmeno indennità per la loro carica: Fico, presidente della Camera mostra con orgoglio la lettera con cui rinuncia 4500 euro al mese.
Il tesoriere dei 5 stelle Pattelli è un ex commesso: pure lui mostra la lettera con cui chiedeva il taglio della sua indennità.

La loro idea è di tagliare drasticamente i soldi dati agli eletti: in questo modo, professionisti che hanno un buon stipendio di loro, potranno decidere di fare politica?
Ci sono però eletti a 5 stelle che hanno rinunciato alla restituzione: secondo due ex 5 stelle, Biondo e Canestrari, la restituzione è stata solo una manovra di marketing.
Hanno gonfiato le spese, per poi alzare le sostituzioni e ostentare il taglio dello stipendio.

Ma ci ricordiamo che chi è eletto deve lavorare per noi?
Va dato atto che il fondo per il microcredito ha aiutato le imprese, in modo concreto.

C'è poi lo scandalo delle paghe dei collaboratori dei deputati: molti deputati della Lega non hanno collaboratori, eppure prendono i soldi dalla Camera per i loro stipendi, il gruppo della Lega ha dei collaboratori.
Nella rendicontazione delle spese vanno dichiarate le spese per i collaboratori solo a metà, persone assunte con una miriade di contratti, con stipendi che vanno da 600 a 2000 euro.
Nemmeno il numero esatto di questi collaboratori è noto: sarebbe meglio che fossero pagati dalla Camera e non dai partiti.
Questa la proposta del presidente Fico, che si è impegnato a fare una delibera dell'ufficio di presidenza, mentre ha già tagliato in modo retroattivo i vitalizi, risparmiando 45ml di euro all'anno.
Ma su questo taglio ci sono i ricorsi degli ex deputati, per cui nulla si può dire.
Franco Grillini, uno di questi, ha visto ridotto il suo vitalizio di 1300 euro: racconta a Iovene che con questo provvedimento si è voluto punire gli ex deputati, in modo ideologico, senza fare distinzioni.

L'avvocato Paniz, ex senatore, difende 800 dei 2500 ex deputati: come andrà a finire questa guerra di ricorsi?
I soldi risparmiati, i 45ml, saranno accantonati e non potranno essere utilizzati: dei ricordi decideranno proprio i deputati stessi in un tribunale interno.
Quanti anni aspetteremo?

Fabio Pavesi, consulente per Report, ha scoperto un tesoro inutilizzato: un tesoretto nascosto nel bilancio della Camera dei deputati, che ha un avanzo di 385 milioni di euro. Sono soldi risparmiati dai partiti e che si tengono loro e che non sono usati per attività politiche, si tratta di quasi dieci delibere per i vitalizi (la riforma appena fatta dal M5S che consente un risparmio di 40 ml di euro, ma dietro cui ci sono molti ricorsi di ex parlamentari).
L'ex presidente Boldrini ha parlato di un fondo di garanzia, che non viene usato, ma è pensato solo per spese eccezionali: come cittadino ci aspetteremmo che questi soldi siano usati per fini politici.
Di questo “tesoretto” Bernardo Iovene ha chiesto conto al presidente Fico: “lo approfondisco e te lo faccio sapere” è la risposta ottenuta dal giornalista.

LA risposta di Fico è arrivata poco dopo: sono soldi che arrivano dai risparmi, dagli accantonamenti, e comunque Fico si impegna a ridurre questa cifra, dal prossimo anno, per riconsegnarlo al bilancio dello Stato.

Quanto è spontaneo il finanziamento del 2 per mille?
Quanto è trasparente il meccanismo?

Per legge i partiti che prendono il 2 per mille devono avere uno Statuto: il 5stelle non è destinatario di contributi, non avendo uno Statuto.
Per legge però deve presentare i rendiconti, anche quello della piattaforma Rousseau.

La riforma del governo Letta affidava il finanziamento alla volontà dei cittadini, ma nella riforma dell'ex ministro Quagliariello si prevedeva che i finanziamenti arrivassero anche tramite CAF, commercialisti, in modo poco trasparente (ovvero quanti di quei soldi sono “spintanei”): “sul finanziamento della politica la legge perfetta non l'avrai mai” - conclude Quagliariello.
Oggi dal 2 per mille arrivano alla politica quasi 14 ml di euro, di questi quasi 7 ml vanno al pd, la Lega di Salvini 2ml e l'altra Lega 922mila euro.

Esistono due Leghe, due partiti iscritti all'elenco dei partiti: una è la vecchia lega, che fa poca politica e la nuova lega, quella che raccoglie più fondi.

I bilanci dei partiti politici maggiori sono in rosso: il PD ha un buco di 19ml, per esempio.
Forza Italia ha licenziato il personale, la Lega ha mandato in cassa integrazione i dipendenti.

Gli unici soldi certi sono i finanziamenti ai gruppi degli eletti, soldi spesi solo per attività istituzionali del gruppo e non per l'attività del partito.
Ma ci sono contributi dal gruppo al partito, come quello fatto da Fratelli d'Italia.

La parte del leone la fa il gruppo più grande, quello del M5S, in questa legislatura incasseranno 70 ml di euro: soldi usati per i dipendenti.
I soldi al movimento finiscono al sistema Casaleggio, di fatto segretario del partito – dicono gli autori del libro “Sistema Casaleggio”, i soliti Biondo e Canestrari.

E se domani il proprietario di Facebook decidesse di fondare un partito? Avremmo gli anticorpi per resistere a questa anomalia?
A furia di abbassare i costi della politica, si rischia che a fare politica arrivino persone senza competenze, manovrabili, burattini.
I parlamentari a fine legislatura avranno versato a Rousseau 5,8ml di euro, ovvero a Casalleggio associati, società privata.

Come si è arrivati a questo? Oggi è tutto mediato sul web, dove non c'è confronto, nessun dialogo, ma un posto dove vige l'uomo forte al comando, il luogo dei monologhi dove prendi like.