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23 marzo 2014

Giornate del Fai – basilica di Galliano (Cantù)




Le mura esterne


Gli affreschi interni e l'abside col Cristo


Figura orante, nella cripta

I resti dei santi, nella cripta

La Madonna del latte, nella cripta

Il modellino di come era la basilica prima dei crolli


La fonte battesimale, ricavata da una macina romana

Cosa siete andati a vedere oggi, approfittando delle giornate del Fai, grazie a cui sono aperte per le visite giardini e ville, luoghi d'arte, di cultura e di storia?



Io sono andato a Cantù, a vedere la basilica di Galliano, una struttura costruita tra il 1000 e il 1007, su una zona ad alto valore archeologico per la scoperta di reperti di epoca romana. La Basilica è arricchita all'interno da affreschi, purtroppo in cattivo stato di conservazione, ma che rimangono comunque testimonianza di un'epoca antica.
Se vi siete persi la visita, sappiate che la chiesa è ancora aperta e visitabile nel pomeriggio.



Il battistero, a fianco, non è invece aperto al pubblico.  

09 ottobre 2013

La lezione del Vajont

Uno studio del Fai ha messo nero su bianco come la disastrosa lezione del Vajont non sia stata bene appresa.
Dal 1960, l'urbanizzazione del territorio è aumentata del +146%.
A fronte di un aumento della popolazione del 17%.
Il 10% della superficie italiana – circa 30mila chilometri quadrati – è a rischio idro-geologico: ultimi esempi in ordine di tempo sono le tragedie avvenute alle Cinque Terre, a Scaletta Zanclea, a Soverato.
Significa fiumi canalizzati, dove lo spazio per l'esondazione naturale è stato loro sottratto per costruire case e centri commerciali (o il Salaria sport village).
Significa campagne che all'improvviso diventano strisce di asfalto per le tante autostrade che solcano il nord.
O campi che diventano capannoni per attività industrali, oggi tra l'altro in crisi.



Non abbiamo imparato niente dal quel 9 ottobre 1963,
da quelle 2000 vittime, molte delle quali bambini. Vittime di una tragedia annunciata in cui si è scelto di non rispettare la natura, l'uomo, in nome del profitto.
Quel profitto che la Sade, uno stato nello stato la definì Alessandro Da Borso, presidente democristiano della Provincia, mandato a Roma dal consiglio provinciale a protestare presso il ministro e ritornato con le pive nel sacco.

La Sade era il padrone veneziano. E allora tutti zitti: i geologi della provincia, i politici a Roma, i giornali e i giornalisti.
Ma non Tina Merlin, la testarda giornalista de l'Unità che, prima della frana del Toc scrisse che sulla diga incombeva una frana che minacciava i paesi sulla cresta opposta al Toc, Erto e Casso. E forse anche Longarone.

La Merlin fu mandata a processo, a Milano, per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico", dopo la denuncia dei carabinieri: fu assolta solo perché nel frattempo c'era già stata la prima frana.
Quella del 1960.

La tragedia del Vajont è anche questo: lo Stato che non tutela più gli interessi generali, di tutti, ma solo quelli del potente.
Un sistema che considerava i contadini di Erto e Casso pedine sacrificabile, di fronte agli enormi guadagni e soprattutto di fronte agli investimenti (in parte pagati dallo stesso stato italiano per gli assegni a fondo perduto) della Sade.

I giornalisti delle testate moderate che attaccavano quanti si permettevano, a tragedia avvenuta, di chiedere conto delle responsabilità.
"Un sasso è caduto in un bicchiere, l'acqua è uscita dal bordo, ed è finita sulla tovaglia.
Tutto qua. [..] E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi ha costruito il bicchiere perchè il bicchiere era fatto bene, a regola d'arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro".

Questo scriveva pochi giorni dopo la tragedia del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963, Dino Buzzati sul suo giornale Il Corriere della Sera.

Un capolavoro, in nome del progresso.
Quel progresso e quella industria che non poteva essere fermata.
Così come oggi non possiamo permettere che nessuna tocchi la produzione dell'Ilva di Taranto, per rendere sicuro l'ambiente.
Così come non possiamo permettere che le grandi opere siano messe in discussione. Le nuove autostrade, i TAV, i nuovi porti, gli aeroporti da espandere ..

Può franare il paese, ma il progresso non si arresta.

27 maggio 2013

Fai: Sos paesaggio a Inverigo (le foto)






Arturo Binda, associazione Le contrade e Giulia Cuter




Il Resegone





Gli organizzatori della giornata


Il pittore Mason e i bambini con l'autostrada



Il conte Sormani



Il sindaco Riboldi, che si è dichiarato contrario all'opera : "mi sdraierò davanti le ruspe"

Tiziano Grassi - comitato parco della Brughiera 

Fai: Sos paesaggio a Inverigo

In Italia prima si fanno le grandi opere, a base di cemento e asfalto che distruggono ettari di verde pubblico. E poi si trovano le giustificazioni per queste grandi e inutili opere che rovinano per sempre il nostro paesaggio.

Succede in Italia e succederà, forse, anche qui nella brianza comasca, se l'autostrada Pedemontana, verrà realizzata nella sua interezza. Non solo, passando in mezzo a zone con vincoli paesaggistici, in mezzo al parco regionale della  Brughiera, verrà realizzata anche la tangenziale Va-Co-Lc per rendere più veloce il collegamento tra Como e gli altri capoluoghi di provincia.

Anziché investire sulla rotaia o sulle strade esistenti, la regione ha deciso di investire 1,5 miliardi per questa opera: un'autostrada che sarà pure a pagamento, per garantire ai concessionari una generosa remunerazione.

Il Fai, e l'associazione cittadina di Inverigo le Contrade hanno organizzato questa giornata, dal titolo "Sos paesaggio",a Pomelasca d'Inverigo, nei pressi della villa Sormani per sensibilizzare la popolazione sul danno che questa tangenziale provocherebbe.

La provincia e la regione hanno decretato Inverigo "luogo di identità regionale": ma quale è l'identità da salvaguardare per la regione prima governata dal ciellino Formigoni e ora dal leghista Maroni? Il verde pubblico, i paesaggi che ricordano la campagna inglese, le ville rinascimentali delle ricche famiglie?

Oppure l'identità da tutelare è quella delle autostrade, del cemento, che sottrae a noi cittadini terreno per l'agricoltura o anche solo per la bellezza in se stessa.

Domenica eravamo in tanti a Pomelasca, ma non abbastanza: il sindaco è arrivato a dire che sarebbe disposto a sdraiarsi davanti le ruspe, per bloccare i lavoro. Ma al momento, di concreto, il comune di Inverigo ha fatto poco.
Non vorremmo che prendessero solo tempo. Fino ad arrivare al fatto compiuto quando poi, alla grande opera, all'autostrada e la tangenziale ad essa collegata, non si potrà dire di no.

Non siamo quelli del no: esistono alternative alle nuove autostrade, potenziando le strade già esistenti. La ferrovia: sulla linea Molteno-Lecco non circolano treni di domenica. I treni delle Ferrovie nord circolano ogni ora.

E poi, il nostro no ha delle precise ragioni. I nostri territori sono già a sufficienza urbanizzati.
La nuova tangenziale passerà vicino all'Orrido e potrebbe danneggiare le fonti della zona protetta (al centro dell'annosa questione che ha visto scontrarsi comune e Victory).

Domenica c'era tanta gente che si è divertita, con gli aquiloni, sul verde prato, a godersi questo stupendo paesaggio, un balcone che si affaccia sul Resegone.
E' anche compito nostro proteggerlo.

Il link al sito del parco della Brughiera: www.comitatoparcobrughiera.it
Il sito dell'autostrada Pedemontana
L'associazione Le contrade a Inverigo

22 ottobre 2012

La Maratona del Fai a Inverigo

















Mi sono imbucato alla maratona del Fai (ma poi ho pagato per l'iscrizione al Fai come sostenitore) , per scoprire i luoghi "mai visti" del nostro paesaggio. Che a Inverigo vuol dire anche l'Orrido, che una società privata voleva trasformare in un campo da golf. Nell'Orrido si ritrovano luoghi da Eden in terra. E anche zone di alto valore artistico come la chiesa di S Andrea al Navello, un'opera del 500 con dentro affreschi vecchi di secoli che stanno letteralmente scomparendo.
Sono i nostro luoghi, il nostro patrimonio che dobbiamo salvaguardare. Anche da noi stessi. Dalla nostra indifferenza e ignoranza. Dalle legge di questo governo di tecnici, che con la norma del silenzio assenso permetterà ulteriore cementificazione (nella legge sulle semplificazioni).
Mettendo a rischio la villa del Cagnola, la Rotonda; il castello Crivelli; l'orrido e la chiesa del Navello...
Le nostre bellezze non sono solo nostre, ma le dobbiamo salvaguadare per chi arriverà dopo.