Visualizzazione post con etichetta Kent Haruf. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kent Haruf. Mostra tutti i post

08 agosto 2021

Crepuscolo di Kent Haruf

 


Tornarono nella scuderia nella luce obliqua del mattino. I fratelli McPheron, Harold e Raymond. Vecchi che si avvicinano a una vecchia casa alla fine dell'estate. Attraversarono il vialetto sterrato, superarono il furgone e l'automobile parcheggiata vicino alla recinzione in rete metallica e varcarono il cancello l'uno dopo l'altro.

Crepuscolo è il secondo capitolo della trilogia della pianura, e come i precedenti è ambientato nella contea di Holt, in Colorado, una città inventata che però, come la Vigata di Camilleri, romanzo dopo romanzo, per i suoi lettori è diventata una vera cittadina della provincia americana. Peccato che Kent Haruf sia morto troppo presto, probabilmente avrebbe dato anche dato un seguito a questa serie.

Dentro questo romanzo troviamo tante storie dei protagonisti di questo mondo, lontano qualche centinaio di miglia dalle grandi città, in mezzo alla pianura estesa di allevamenti e campagna.

Alcuni di questi personaggi li abbiamo già incontrati nel precedente Canto della pianura, come i fratelli McPheron, allevatori di bestiame, cresciuti assieme e invecchiati assieme nella loro casa. Dove due anni prima avevano accolto Victoria, un'adolescente incinta con problemi familiari. E che ora vedono andare via, a Fort Collins, perché ha deciso di iscriversi all'università per cercare una vita migliore.

Ma Victoria non si è dimenticata dei due fratelli che l'hanno trattata come una figlia, salvandola da un destino forse segnato.

Non siamo parenti, disse Victoria. Mi hanno salvato due anni fa, quando avevo un disperato bisogno d'aiuto. Ecco perché sono qui. 

Sono pastori, è questo che intendi.

No. Non sono pastori. Però mi hanno salvato. Non so cos'avrei fatto senza di loro. E che nessuno si azzardi a dire una sola parola contro di loro.

Anch'io sono stata salvata, disse la ragazza. Ringrazio Gesù Cristo ogni giorno della mia vita.

Non mi riferivo a questo, ribatté Victoria. Non stavo proprio parlando di questo.

DJ è invece un ragazzino che vive assieme al nonno, anche lui, come Victoria e come tanti altri, ha dovuto imparare in fretta quanto possa essere dura la vita, senza genitori e solo con il nonno.

Il ragazzino si chiamava DJ Kephart. Si prendeva cura del vecchio: di notte, quando il nonno aveva finito di chiacchierare in quella bettola, lo portava a casa lungo le strade buie, in casa era perlopiù lui a occuparsi di cucinare e fare le pulizie, e una volta la settimana portava i vestiti sporchi alla lavanderia automatica di Ash Street.

E' dovuto crescere in fretta DJ, le asprezze lo hanno reso più solitario ma non lo hanno incattivito anzi: un giorno incontra le due figlie della signora Wells, Dema ed Emma, anche loro con un padre lontano in Alaska, e finalmente può ritagliarsi anche lui un suo spazio dove sognare e fare le cose che normalmente fanno i ragazzini tra di loro.

Ma ci sono ragazzini meno fortunati, come i figli di Betty e Luther, cresciuti dentro la roulotte sbiadita al sole, con grandi difficoltà. Tanto che i genitori devono rivolgersi ai servizi sociali, a Rose Tyler. E da lei dovranno ritornare quando le loro piccole vite incontreranno quella dello zio Hoyt, un ubriacone buono a nulla:

Rose scrisse sul suo taccuino e una volta finito guardò i due bambini e guardo il vicesceriffo e di colpo si sentì che rischiava di scoppiare a piangere senza riuscire a fermarsi. Aveva visto tanti problemi nella contea di Holt, e tutti si erano accumulati, custoditi, nel suo cuore. Questo di oggi l'aveva disgustata. Non era mai riuscita a diventare insensibile a quei problemi. Ci aveva provato, ma non ce l'aveva fatta. Guardò i due figli dei Wallace, li osservò per un istante, poi riprese a fare domande alla ragazzina.

Anche i figli di Tom Guthrie, insegnante al liceo della cittadina, hanno imparato subito quanto possa essere dura la vita, per l'abbandono della madre, che ha lasciato la famiglia tempo fa.

Ma Tom non si è arreso, non ha smesso di aiutare gli altri, di cercare di essere un buon padre.

No, rispose Guthrie.

Guardò il figlio, seduto accanto a lui nel furgone che viaggiava sulla strada sterrata in quel luminoso pomeriggio invernale, l'aperta campagna piatta tutt'intorno a loro, grigia, bruna, molto secca.

Non lo sono mai, disse. Non riesco a immaginare qualcosa o qualcuno che possa esserne contento. Ma ogni essere vivente a questo mondo prima o poi va svezzato.

In questo romanzo c'è dentro la vita in tutte le sue sfumature: la vita di persone che si fanno in quattro pur di aiutare gli altri, che si lasciano andare dalla disperazione, altre che invece cercano sempre la scorciatoia, per faticare di meno e campare alle spalle degli altri.

Persone indurite dal vento e dall'aria aperta ma gentili ed educate come i fratelli McPheron, o indurite dalle vicende di cui devono occuparsi come l'assistente sociale, Rose Tyler. Ma che ogni volta sente le lacrime salire per quello a cui deve assistere e a cui non è riuscita ad abituarsi.
Un ruolo importante lo hanno i bambini in Crepuscolo, le prime vittime della cattiveria degli adulti, degli alti e bassi della vita, bambini cresciuti in fretta tra sacrifici e lacrime e strappati ai giochi e ai sogni.

C'è dentro anche l'amore che, ci insegna Haruf, può arrivare in qualsiasi momento della vita, non bisogna mai chiudersi dentro la proprie amarezze, mai chiudere gli altri fuori. 

C'è dentro tanta dolcezza, tanta poesia, nonostante le storie raccontate con stile asciutto, non siano tutte a lieto fine, ma questa è la vita purtroppo.

E ancora più in là, fuori città, sugli altopiani, le luci blu dei lampioni nei cortili avrebbero brillato dagli alti pali sulle fattorie e sugli allevamenti isolati nella campagna aperta e brulla, si sarebbe alzato il vento, avrebbe soffiato negli spazi aperti senza trovare ostacoli sui vasti campi di grano invernale, sugli antichi pascoli e sulle strade sterrate, portando con sé una polvere pallida mentre il buio si avvicinava e scendeva la notte.

E loro erano ancora seduti insieme nella stanza in silenzio il vecchio con questa donna gentile fra le braccia, in attesa.

La scheda sul sito di NN Editore

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon



12 luglio 2020

Canto della pianura di Kent Haruf




Canto della pianura è il primo romanzo della trilogia della pianura di Kent Haruf, tutti ambientate nella città inventata di Holt, nel Colorado. In questa città vivono persone come ne troveresti tante, in altrettante città: un padre di famiglia, Tom Guthrie, insegnate di storia americana al liceo, con due figli piccoli e una moglie che passa le sue giornate a letto, alle prese con la sua malattia.

Guthrie 
A Holt c'era quest'uomo, Tom Guthrie, se ne stava alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori, verso il cortile posteriore su cui proprio in quel momento stava spuntando il giorno. Quando il sole ebbe raggiunto la sommità del mulino a vento, l'uomo rimase a guardare la luce che si faceva sempre più rossa sulle alette d'acciaio e sulla coda, alte sulla piattaforma in legno.

C'è poi una ragazza, studentessa al liceo dove insegna Guthrie, che aspetta un figlio, da un ragazzo conosciuto ad una festa.
Victoria Robideaux 
Ancora non era sveglia e se lo sentì arrivare nel petto e in gola. Quindi si alzò in fretta da letto, con le mutande bianche e l'enorme maglietta bianca che indossava di notte, corse in bagno, si accovacciò sulle piastrelle del pavimento, togliendosi i lunghi capelli dalla faccia e dalla bocca con una mano e aggrappandosi con l'altra al bordo della tazza, scossa dai conati di vomito.

Il padre se ne è andato e la madre, indifferente alla sua situazione, l'ha messa alla porta.
Sai cosa penso, signorina? Chiese la donna. 
La ragazza si passò di nuovo sul viso la salvietta umida. 
Penso che tu ti sia fatta mettere incinta. Penso hge tu abbia un bambino in pancia e sia questo che ti a vomitare. 
Sempre tenendosi la salvietta sul volto, la ragazza guardò la madre allo specchio. 
E' così. 
Mamma. 
E' così, non è vero? 
Mamma, basta. 
Ma brava, stupida puttanella.

I due figli di Tom si chiamano Ike e Bobby e sono già molto più adulti della loro età di quanto dovrebbero essere, per la malattia della madre, per la cattiveria gratuita delle persone con cui hanno a che fare quando consegnano i giornali in città, il Denver news: il barbiere che non li vuole pagare, la vecchia signora Stearns che ha solo bisogno di compagnia, il bigliettaio della stazione con le sue fissazioni ..
Ike e Bobby 
Montarono in bicicletta, dal vialetto uscirono sulla ghiaia di Railroad Street e si diressero a est, verso la cittadina. L'aria era ancora fresca, odorava di letame di cavallo e alberi e erbacce secche e polvere nell'aria e qualcos'altro che non avrebbero saputo definire. Sopra di loro, un paio di gazze si dondolavano schiamazzando sul ramo di un pioppo nero..

Sono questi i protagonisti principali delle storie raccontate in questo romanzo, storie semplici ma non storie banali: la difficile prova nell'affrontare una gravidanza e i pregiudizi di una piccola cittadina di provincia:
Ah, i giovani. La notte devi andare a letto. Prese le monete e le mise nei diversi scomparti. E sto parlando del tuo letto. 
E' quello che faccio, rispose la ragazza. 
Certo, disse Alice. So come vanno queste cose.

La fatica nell'affrontare studenti come quel Russell Beckman, indifferenti allo studio, che in molti insegnanti vorrebbero promuovere solo per non vederselo più tra i banchi.
La difficoltà nel crescere senza un madre, senza una carezza, senza un sorriso dolce.

Ma in questo piccolo paese, ci sono ancora persone disposte ad aiutare il prossimo: come Maggie Jones, insegnante come Guthrie, che accoglie Victoria in casa e la ascolta: la storia di quella estate, di quel ballo con quel ragazzo, le sere passate andando in giro con la sua macchina

E poi l'amore. Ne parlò molto brevemente. L'odore di lui vicinissimo, il suo dopobarba, il tocco delle sue mani e l'urgenza in ciò che facevano e dopo, qualche volta, una breve, tranquilla chiacchierata. E poi, sempre, il ritorno a casa. 
Si, disse Maggie. Ma lui chi era? 
Un ragazzo. 
Certo, tesoro. Ma chi? 
Non mi va di dirlo, rispose la ragazza. Ad ogni modo lui non lo vorrà. Non lo riconoscerà. Non è quel genere di persona.

Un romanzo di storie semplici, storie di dolore, di vuoti che non si colmano, di persone che mancano e anche storie di solitudini. Come la vita che fanno i due fratelli McPheron, Harol e Raymond, fattori con una fattoria a poche miglia dalla città. Una vita da soli dopo la morte dei genitori cinquantanni prima.
Una vita senza aver la possibilità di preoccuparsi di altre persone se non loro stessi: ma forse la vita può riservare a loro una seconda possibilità

Maggie Jones si abbottonò il cappotto e si sedette 
- Sono venuta a chiedervi un favore. 
Ah sì? Disse Harold. Be', fai bene a provarci. 
Di che si tratta? Domandò Raymond. 
Una ragazza che conosco ha bisogno di una mano, disse Maggie. E' una brava ragazza, ma si è messa nei guai. Credo che potreste aiutarla. Vorrei che ci pensante e mi faceste sapere. 
[..]Ha diciassette anni, disse Maggie Jones. E' incinta di quattro mesi e non ha marito. 
Be' in effetti, disse Harold. In effetti pare proprio un guaio.

Due fratelli che nella loro vita non hanno visto altro che vacche, vitellini, mercati e poco altro e una ragazzina di diciassette anni, con un bambino in grembo.
Oh, so che sembra una pazzia, disse lei. Suppongo che lo sia. Non so. E nemmeno mi importa. Ma quella ragazza ha bisogno di qualcuno e sono pronta a fare qualsiasi cosa. Ha bisogno di una casa per questi mesi. 
E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vacca fulva. C'è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione.

Una follia, ma una follia che cambierà le vite di tutti i protagonisti, dai due vecchi che impareranno a prendersi cura di una persona e diventeranno quasi padri. Nonostante le maldicenze in paese, nonostante non sappiano nemmeno come comportarsi con una donna, di cosa parlarle.
Cambierà la vita di Tom, anche lui di fronte ad una seconda possibilità di amare una donna.
Cambierà, portandoli nel mondo degli adulti, la vita dei due bambini e di Victoria.
Mi sembra una follia andare a vivere laggiù con due vecchi.E' vero, disse Maggie. Ma questi sono tempi folli. Certe volte penso che ci siano mai stati tempi più folli di questi.

Sono storie semplici quelle raccontate da Kent Haruf con la sua scrittura delicata, mai sopra i toni, sia quando deve parlare d'amore, in tutte le sue sfaccettature, sia quando deve parlare della natura attorno ad Holt, del bestiame, del tramonto sulla campagna, delle notti invernali sferzate dal vento.
Un stile lineare, che si accende solo nei dialoghi e che talvolta appesantisce la scrittura (nei successivi romanzi, Haruf ha imparato anche a togliere, da quanto scrive).
Un romanzo corale, a più voci, come il canto medioevale che sta dietro il titolo del libro, “plain song”: tutti i problemi delle nostre vite possono essere risolti solo se stiamo insieme, senza rancori, senza pregiudizi, senza vivere le proprie vite in modo superficiale.
Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di NN Editore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

13 maggio 2017

Benedizione, di Kent Haruf

Benedizione: atto in cui si consacra, invocazione di beatitudine

Appena gli esiti dell’esame furono pronti l’infermiere li richiamò nell’ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un’occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia.Avanti, disse Dad Lewis, dica pure. Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore. Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel parcheggio. Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia. Ti senti così male, tesoro? No, non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna. Non mi capiterà più di tornarci.Non mi dispiace portarti in giro, disse lei. E possiamo tornare da queste parti tutte le volte che vuoi. Uscirono da Denver, allontanandosi dalle montagne verso gli altopiani: artemisia e yucca e gramigna ed erba del bisonte nei pascoli, grano e mais nei campi. Ai due lati della highway c’erano piste sterrate che correvano sotto il cielo terso, dritte come le righe di un libro, con poche cittadine isolate sparse nella pianura sconfinata.  Quando rientrarono era al tramonto, l’aria stava ormai iniziando a rinfrescarsi. Lei parcheggio` sulla strada non asfaltata di fronte a casa, nella periferia occidentale di Holt. Dad scese dall’auto e rimase per un po’ a osservare. Il vecchio edificio bianco era stato costruito nel 1904, quando quella praticamente non era ancora una via. Lui l’aveva acquistato nel 1948, l’anno in cui si era sposato con Mary e le case laggiù erano ancora soltanto tre o quattro. Aveva ventidue anni, lavorava nel negozio di ferramenta in Main Street, finché il proprietario, un vecchio zoppo, aveva deciso di andare a vivere da sua figlia e gli aveva offerto la possibilità di rilevarlo; ormai era noto in città, in banca lo conoscevano e gli avevano prestato i soldi senza problemi cosi` era diventato titolare del negozio di ferramenta del luogo. Era una casa a due piani, con una struttura in legno rivestita di assi e il tetto in scandole, circondata da un’antiquata recinzione in ferro battuto nero, con un cancello sormontato da punte e solidi riccioli anch’essi in ferro. Sul retro c’era un vecchio granaio rosso e un recinto per il bestiame invaso dalle erbacce. Oltre, solo aperta campagna.

Quando ce ne andremo, cosa lasceremo alle nostre spalle, quale impronto avrà lasciato la nostra vita, per chi rimane?
Quali saranno i rimpianti, quali le soddisfazioni di cui essere fieri e quali invece le cose di cui ci vergogneremo, pure negli ultimi momenti?
In Benedizione, lo scrittore americano kent Haruf affronta queste domande dal significato molto profondo, usando il suo consueto linguaggio, fatto di parole semplici ma non banali, usando una moltitudine di personaggi, della sua cittadina inventata di Holt, piena provincia americana.

Qui incontriamo l'anziana coppia di Dad e Mary Lewis, hanno appena ritirato i referti di un esame cui si è sottoposto Dad: è la loro ultima estate assieme perché Dad ha una di quelle malattie senza scampo, quello che ti tolgono la voglia di vivere e che rendono la vita difficile anche alle persone accanto.
La moglie Mary e la figlia Lorraine, che vive a Denver
Il fatto era che stava morendo. E' di questo che parlavano. Prima della fine dell'estate sarebbe morto. Entro l'inizio di settembre quel che restava di lui sarebbe stato ricoperto di terra nel cimitero 3 Miglia ovest della città”.

Accanto a sé, oltre a Dad, Mary e la figlia Lorraine, troviamo i vicini di casa, Berta May e la piccola nipote Alice che ha appena perso la madre, per un tumore al seno.
Ci sono le Johnson, madre e figlia, che abitano poco lontano, da sole: Willa e Alene, anche loro alle prese coi rimpianti per le occasioni mancate, di una vita passata troppo in fretta
Sto per morire senza avere mai vissuto. E' davvero ridicolo. E' assurdo. E' tutto talmente inutile.Starai meglio, cara.E come?
Andrà meglio. Tutto migliora.
Come?
Dopo un po' dimentichi. Inizi a a fare caso ai tuoi acciacchi e ai tuoi mali.
Pensi a una protesi all'anca. La vista si indebolisce. Inizi a a pensare alla morte. La vita si fa più limitata. Smetti di preoccuparti del mese che viene..

La fine della vita, della possibilità di guardare il panorama della campagna, di respirare l'odore dell'erba dopo un temporale, costringe Dad a fare i conti col passato.
Il commesso del suo negozio di ferramenta che aveva cacciato perché rubava e che poi si è suicidato.
La decisione di aiutare la vedova, che aveva inutilmente cercato di vendersi a Dad.
E Frank, l'altro figlio, andato via da casa tanti anni prima, appena finito il liceo, senza più tornare indietro.
E il ricordo di quella mattina, quando lo vide assieme ad un altro ragazzo, nel granaio..
Montavano senza sella rimbalzando con le sottili gambe nude attaccate alla cavalla al suo ispido manto invernale Frank reggeva le redini con una mano e con l'altra cingeva il corpo del figlio dei Seeger

Anche altri personaggi di questo romanzo hanno dovuto abbandonare la loro precedente abitazione, come il reverendo Lyle. Forse per colpa dei suoi sermoni, che poco si adattano alla mentalità provinciale delle persone che lo ascoltano ogni domenica.
Poco patriottica, in tempi di guerra al terrore, di patriottismo da quattro soldi:
Ma se invece dicessimo: State a sentire, invece di fare queste cose, vogliamo farvi dei doni, di nostra iniziativa, con generosità. Tutto il denaro pubblico degli Stati Uniti, tutto l'impegno e le vite umane che avremmo impiegato per distruggere, vogliamo impiegarli per creare”.

Il prete amico dei terroristi, il prete nemico del suo paese, il prete che racconta frottole:
È sempre così in tempo di guerra, disse Villa.
Era così anche negli anni Quaranta. E durante il Vietnam.
Un misto di nazionalismo odio e paura.

Le storie dei protagonisti, i loro segreti, i loro dolori ci vengono svelati man mano che la storia va avanti, in un continuo flash back col passato.
L'amore mancato di Alene e la sua relazione col preside sposato.
La solitudine del figlio del reverendo Wesley.
Le umiliazioni di Frank..
E la rottura del suo rapporto con la famiglia:

Ti ha chiamato Franklin.
E così che mi chiamo adesso.
Perché mai?
Perché sì. Sto cambiando delle cose. Una è questa.
Hai cambiato nome.Proprio così.
Non è quello con cui sei nato.Lo so. E' proprio questo il punto papà.
Dad guardo dall'altro lato della strada, verso il rivenditore di auto usate..

L'autore ci porta dentro le vite di questi personaggi, mettendo a nudo i loro pensieri, la loro vita.
Vite di gente normale, almeno all'apparenza: vite che il reverendo Lyle si trova ad osservare, passeggiando per le vie di Holt, la sera, per essere fermato poi da un'agente di polizia, chiamato da un cittadino:
Che cosa ha detto?
Che lei gli stava guardando in casa.Le ha detto cosa stava facendo?
Perché avrebbe dovuto?
Persone in casa propria di notte. Vite comuni. Che trascorrono senza che loro se ne rendono conto. Speravo di ritrovare qualcosa.L'agente lo fissava.La preziosa normalità.Non so di cosa stia parlando ma farebbe meglio ad andarsene.Pensavo che avrei visto gente che faceva del male gente crudele. Un uomo che picchia la moglie. MA non ho visto niente del genere. Forse quelle cose succedono dietro le tende. Se stai per picchiare qualcuno, forse per prima cosa tiri le tende.[..]L'agente lo osservava.Farebbe meglio ad andarsene. Giusto o sbagliato, la gente non vuole che guardi dentro le loro finestre. Aspetterò qui che si allontani..

La mentalità provinciale, il voler continuare a vivere come si è sempre vissuto prima, il rispetto delle “tradizioni”, la sottile crudeltà della provincia americana nell'accettare tutto il male del mondo (i tradimenti, le violenze domestiche), basta che sia nascosto dalla vista della gente, ma pronti nell'espellere tutti i corpi estranei che non si adeguano ad essa.
Come il reverendo.
Come Frank, il figlio di Dad.
Le persone non vogliono essere disturbate. Vogliono rassicurazioni. Non vengono in chiesa la domenica mattina per pensare idee nuove né tanto meno quelle vecchie importanti.
Vogliono sentirsi ripetere quello che gli è stato sempre detto, soltanto con qualche piccola variazione, poi vogliono tornare a casa a mangiare l'arrosto di manzo e dire che è stata proprio una bella funzione e sentirsi soddisfatti.

Scorrono i giorni e vediamo scorrere gli ultimi giorni di Dad, il suo passato che si rivela attraverso i suoi ricordi. E, accanto, la moglie, l'affettuosa Mary che non risparmia nulla.
Lorraine, la figlia, che vede nella piccola Alice la figlia che ha perso tanti anni prima.
Il reverendo che si trova nuovamente solo, pure lui portatore di un segreto nascosto.
In un ultimo momento di sogno, assistiamo all'incontro tra Dad e il figlio Frank, in cui si scoprono così diversi ma così uguali, non solo nell'aspetto:
Volevi andartene da qui, disse Dad. Non è vero? Ecco quello che volevi.
Era una parte di quello che volevo.Lontano da me, intendi dire.
Non solo. Lontano da questa piccola visione delle cose, limitata come un francobollo. Lontano da te e da questo posto.

I romanzi di Kent Haruf raccontano della nostra vita partendo dalle piccole cose, le piccole gioie e le piccole tragedie della vita. 
Questo in particolare, Benedizione, richiama alla mente la raccolta di poesie di Edgard Lee Masters, Antologia di Spoon River. Storie di vivi e non di morti, storie che si intrecciano le une con le altre, un capitolo dopo l'altro, in una scrittura asciutta, con dialoghi brevi, le parole giuste, mai fuori posto.
Nessuna ricerca della lacrima facile, dell'emozione a buon mercato.
Storie di rinunce e amori, di incontri e abbandoni. Di misericordia e di inflessibilità (non so perché, mi viene in mente Clint Eastwood, se a qualcuno venisse in mente di tradurre in film questo libro).

Storie che ti costringono a leggere senza smettere mai, perché non ti lasciano andare.
Questa è la vita.



La scheda del libro sul sito di NNEditore, e la mia recensione dell'ultimo libro di Kent Haruf, “Le nostre anime di notte”.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

12 maggio 2017

Benedizione - incipit (Kent Haruf)

L'incipit di Benedizione, l'ultimo romanzo della trilogia della pianura di Kent Haruf:

Appena gli esiti dell’esame furono pronti l’infermiere li richiamò nell’ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un’occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia. 
Avanti, disse Dad Lewis, dica pure. Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore. 
Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel parcheggio. Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia. 
Ti senti cosi` male, tesoro? 
No, non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna. Non mi capiterà più di tornarci. 
Non mi dispiace portarti in giro, disse lei. E possiamo tornare da queste parti tutte le volte che vuoi. 
Uscirono da Denver, allontanandosi dalle montagne verso gli altopiani: artemisia e yucca e gramigna ed erba del bisonte nei pascoli, grano e mais nei campi. Ai due lati della highway c’erano piste sterrate che correvano sotto il cielo terso, dritte come le righe di un libro, con poche cittadine isolate sparse nella pianura sconfinata. Quando rientrarono era al tramonto, l’aria stava ormai iniziando a rinfrescarsi. 
Lei parcheggio` sulla strada non asfaltata di fronte a casa, nella periferia occidentale di Holt. 
Dad scese dall’auto e rimase per un po’ a osservare. Il vecchio edificio bianco era stato costruito nel 1904, quando quella praticamente non era ancora una via. Lui l’aveva acquistato nel 1948, l’anno in cui si era sposato con Mary e le case laggiù erano ancora soltanto tre o quattro. Aveva ventidue anni, lavorava nel negozio di ferramenta in Main Street, finché il proprietario, un vecchio zoppo, aveva deciso di andare a vivere da sua figlia e gli aveva offerto la possibilità di rilevarlo; ormai era noto in città, in banca lo conoscevano e gli avevano prestato i soldi senza problemi cosi` era diventato titolare del negozio di ferramenta del luogo. 
Era una casa a due piani, con una struttura in legno rivestita di assi e il tetto in scandole, circondata da un’antiquata recinzione in ferro battuto nero, con un cancello sormontato da punte e solidi riccioli anch’essi in ferro. Sul retro c’era un vecchio granaio rosso e un recinto per il bestiame invaso dalle erbacce. Oltre, solo aperta campagna.

01 aprile 2017

Le nostre anime di notte di Kent Haruf

Le prime righe
"E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Louis Waters.
Era una sera di maggio, appena prima che facesse buio."

Ho letto questo libro, l'ultimo scritto da Kent Haruf, senza quasi fermarmi: non solo per la scrittura, semplice e diretta, ma proprio per l'impossibilità nello staccarsi dal racconto, pagina dopo pagina, giorno dopo giorno, della vita di due persone anziane, Addie Moore e Louis Waters.
Due anziani come tanti, con alle spalle una vita, un lavoro, un marito (per Addie) e una moglie (Louis) che li hanno lasciati soli, alla loro quotidianità.
Una quotidianità che però, senza una persona a fianco, può diventare un peso, una condanna, un qualcosa che non si riesce più a sostenere. Da soli.
Anche se si hanno dei ricordi. Anche se ci sono figli e nipoti, che riempiono la giornata, rendendola viva.
"Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me.Cosa? In che senso?Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare."

Ecco allora la proposta di Addie: trascorrere la notte assieme, tu vieni da me e attraversiamo la notte assieme, parlando, stando vicini, tenendoci la mano.
Cosa c'è di peggio che passare la notte da soli?
E non stiamo parlando di sesso:
Non parlo di sesso.Me lo stavo chiedendo.No, non intendo questo. Credo di aver perso qualsiasi impulso sessuale un sacco di tempo fa. Sto parlando di attraversare la notte insieme. E starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?”

Nella sua semplicità, la proposta di Addie ha dentro tutto il senso della storia e anche delle nostre storie, forse.
L'importanza delle relazioni sociali tra le persone, di come sia complicato pretendere questa felicità, questi bisogni in un paese dalla mentalità retrograda, antiquata, come nella comunità (immaginaria) di Holt, in Colorado.


Dove in molti iniziano a fare battutine sul fatto che Louis, ogni sera, attraversi il vialetto che separa la sua casa da quella di Addie e si intrufoli in casa sua.
Cosa c'è di sbagliato nel non voler star da soli, nel voler qualcuno a fianco con cui parlare, con cui fare un picnic, andare a teatro.
Dove sta scritto che il diritto alla felicità debba venir meno, ad una certa età?
Chi stabilisce che queste convenzioni morali che ci siamo cuciti addosso, siano giuste?

Da questo punto di vista, Addie è una donna coraggiosa, forte, decisa: decisa non farsi più influenzare da quello che dice e pensano le persone, le piccole persone e la loro piccola mentalità: quando Louis cerca di entrare dalla porta sul retro, per non farsi vedere, gli risponde di passare dalla strada, dalla porta principale:
Ho deciso di non badare a quello che pensa la gente. L'ho fatto per troppo tempo – per tutta la vita. Non voglio più vivere così. Dà l'idea che stiamo facendo qualcosa di sbagliato o scandaloso, qualcosa di cui vergognarci.”

Un giorno dopo l'altro, seguiremo la vita di queste due persone che iniziano a confidarsi il loro passato: il matrimonio di Addie con Carl, i primi anni difficili per la diffidenza dei genitori di lei. La morte della prima figlia Connie, il rapporto difficile del padre nei confronti del secondo figlio Gene.
E lo stesso fa Louis: le racconta di quando tradì la moglie con una donna sposata e con un figlio, il periodo separato dalla moglie e poi il riavvicinamento. Il sentirsi solo un “mediocre insegnante di una cittadina polverosa”.

Quell'insolita relazione notturna, per le persone di Holt, diventa ogni giorno qualcosa di più importante, per entrambi. Il parlare del passato, il mettere a nudo i propri segreti, il semplice parlare durante la notte.
È questa la felicità, quel senso di soddisfazione che ti fa vivere la vita ogni giorno in modo migliore:
Adoro questa cosa. È meglio di quel che speravo. È una specie di mistero. Mi piace per il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo insieme. Starcene qui al buio di notte. Sentirti respirare accanto e me se mi sveglio”.

Un giorno, il figlio di Addie si presenta a casa col nipote Jamie e le chiede se può lasciare il nipote da lei per qualche tempo, per i problemi che sta avendo con la moglie.
Nemmeno il figlio vede di buon occhio questo rapporto, scandaloso ai suoi occhi.
Insieme a loro però, Jamie, riesce ad uscire dal suo guscio, dal rintanarsi in camera a giocare dal telefonino, solo: Louis lo porta a vedere i topolini appena nati, rinchiusi in una scatola, gli prende un cane per compagnia, perché "ha bisogno di qualcosa o qualcuno con cui giocare che non siano il telefonino e due vecchi barcollanti".

La notte, quando si trova a piangere, lo portano in mezzo a loro.
Assieme fanno delle grigliate in campeggio, nei boschi, osservano le parate cittadine, la partita di softball..
Sono gesti semplici, di affetto, di voler prendersi cura delle persone, quelli di cui il piccolo ha bisogno che, ora non è più un bambino spaventato ma un bambino che si sente amato.

In questa storia, oltre agli episodi che vengono raccontati, quello che contano sono i dialoghi tra i personaggi: parole semplici in cui ci si interroga sul tempo, sulla morte e sulla vita dopo la morte.
Sui propri peccati e sulla redenzione da essi, cercando un riscatto anche ad un'età in cui si ha paura di fare del male alle persone a fianco.
Perché non sempre è possibile aggiustare le vite degli altri.
Ma nemmeno è giusto inaridirsi, rimanere soli e ostaggio del volere degli altri, e non cercare quella mano da stringere, nella notte, per non sentirsi soli.

La felicità sta nelle cose semplici: l'odore degli aghi dei pini, il vento e la campagna, la pioggia che bagna i tetti, le notti fresche...
Anche se il finale tronca questa felicità, perché alla fine a vincere sono sempre i pregiudizi, rimane l'insegnamento che ci lascia Kent Haruf.
Non rimanere soli nel buio della notte.

La scheda del libro sul sito di NNEditore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon