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15 settembre 2024

Anteprima Presadiretta – Sanità differenziata

 

Dobbiamo rassegnarci alla perdita della sanità pubblica, del servizio sanitario nazionale, gratuito e universale, garantito per tutti? Sarebbe un diritto sancito dalla Costituzione, come la libertà di espressione, di associazione.
Perché dovremmo rinunciarci?
Eppure, anno dopo anno, i tagli al sistema sanitario (oppure, i non investimenti in linea con quanti richiedono i territori, i medici) costringono migliaia di italiani a non potersi curare oppure, se hanno dei risparmi da parte, a dover fare i pendolari della salute, dalle povere regioni del sud verso il nord: ogni anno aumenta in modo impressionante la quota di spesa degli italiani per la sanità privata.
Perché?

Perché si continua nel percorso di privatizzazione della sanità? Cosa succederà ora con l’autonomia differenziata, ovvero la “secessione del ricchi” come la chiama il professor Gianfranco Viesti?

Presadiretta è andata a Polistena in Calabria a raccontare la protesta dei territori, sindaci, cittadini, contro la chiusura dell’ospedale: qui la sanità è commissariata da anni, lo Stato che non ha saputo gestire bene la spesa sanitaria viene condannato dallo Stato a tagliare la spesa, e questo taglia lo subiscono i cittadini, non gli amministratori che hanno commesso errori.
“Quanto vale la vita di un calabrese per lo stato italiano?” si chiedeva ironicamente una persona nella manifestazione “ma voi li guardate negli occhi i vostri figli, siete già pronti a caricarli sui treni, sugli aerei? È questo il futuro che ci stanno scrivendo con l’autonomia differenziata, una dichiarazione di guerra economica e sociale, per tutto il sud di Italia. È un massacro quello che stanno preparando: dov’è la Calabria che scende in piazza a difendere i suoi figli ..”
A Polistena Presadiretta incontrerà nuovamente il primario di cardiologia Vincenzo Amodeo che con la sua equipe sta raggiungendo risultati straordinari, in modo per far capire a tutti che anche in questa regione si può lavorare bene e in modo serio.

In Calabria il buco di bilancio della sanità è ancora da quantificare e la gente scende in piazza per difendere gli ospedali, messi a terra da quattordici anni di commissariamento.
Intervistato da Presadiretta, Ermenegildo Palma Procuratore regionale della Corte dei Conti, racconta “abbiamo trovato una situazione certamente devastante, non stiamo parlando di una sola annualità, stiamo parlando di periodi lunghissimi, fino al 2022 l’ASP di Cosenza non approvava bilanci da, se non vado errato, 5 anni, Reggio Calabria da 8”.
La Corte dei Conti sta aspettando bilanci da diversi anni e stanno ora valutando il bilancio in corso della regione: ma come è possibile approvare un bilancio senza quelli precedenti?
“Infatti ancora non lo hanno approvato.. bisogna partire dalla valutazione della massa di debiti, ad oggi ancora questa definizione non è stata fatta.. si stima che sia dell’ordine di qualche centinaia di milioni. Voglio essere chiaro: i dati che ci vengono trasferiti sono pochi..”

Queste parole fanno capire quanto sia in crisi il sistema sanitario in Calabria: centinaia di milioni di debito, ancora da quantificare in modo preciso, 1300 medici inidonei, ovvero che non possono lavorare la notte o in emergenza, con certificazioni fatte dai loro colleghi. Una regione alle prese con una emigrazione sanitaria che dovrebbe preoccupare tutti: la Calabria spende ben 252 ml di euro per coprire le spese dei pazienti che scelgono di curarsi fuori regione.

Di questa riforma (o presunta riforma, una partita di scambio del partito di Meloni per avere il premierato e che ha concesso così l’autonomia alla Lega) sono preoccupati anche i governatori di destra, come il calabrese Occhiuto. Intervista dalla giornalista Francesca Nava il presidente si è così espresso sui medici calabresi non idonei rimpiazzati dai medici cubani:

Nell’anticipazione video, il dialogo tra l’inviata di Presa diretta Francesca Nava e il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, a proposito del personale sanitario considerato inidoneo, cioè quei medici e infermieri che non possono lavorare nei turni notturni, nell’emergenza urgenza, nelle sale operatorie, certificati da colleghi che lavorano nelle stesse Aziende Sanitarie e che si stima siano più di 1300, il Presidente Occhiuto ha ammesso: «Non so se farebbero la differenza. Io mi farei operare più da un medico cubano che ha due specializzazioni e che le ha sempre esercitate e non da un medico calabrese che si è fatto dichiarare inidoneo da 15 anni».

Un’anticipazione del servizio si può trovare sul sito LanovitàOnline:

La puntata di PresaDiretta di domenica 15 settembre su Rai 3, dedicata alla sanità differenziata, promette di rivelare nuovi dettagli sconvolgenti sulla gestione della sanità, con un focus particolare sulla Calabria. Oltre a un’analisi del divario sempre più ampio tra Nord e Sud, la trasmissione presenterà interventi cruciali che potrebbero gettare nuova luce su affari controversi e irregolarità nel sistema sanitario calabrese. Tra gli ospiti, Santo Gioffré, già commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, affronterà temi delicati legati agli “affari” nella sanità locale, con riferimenti a dinamiche poco trasparenti che da anni minano il settore sanitario della regione. Le sue parole potrebbero svelare aspetti sconosciuti al grande pubblico, aggiungendo nuove prospettive all’inchiesta di PresaDiretta. Inoltre, il dottor Enzo Amodeo, noto cardiologo dell’ospedale di Polistena, offrirà uno sguardo privilegiato sulla situazione critica della cardiologia nella sua struttura. Polistena, uno dei presidi ospedalieri simbolo delle carenze della sanità calabrese, è stato spesso al centro di polemiche per la mancanza di risorse e personale. Il suo intervento potrebbe mettere in evidenza le sfide quotidiane di chi lavora in queste condizioni, offrendo un quadro realistico della situazione sul territorio. Questi contributi, insieme all’indagine più ampia condotta da PresaDiretta sulle disuguaglianze tra le regioni, rendono questa puntata un’occasione imperdibile per capire come l’autonomia differenziata rischi di aggravare ulteriormente un sistema già profondamente segnato da squilibri e inefficienze. La Calabria, con le sue strutture inadeguate e una gestione finanziaria disastrosa, rappresenta un esempio emblematico di come il diritto alla salute sia tutt’altro che garantito in alcune zone d’Italia. Con le testimonianze e i racconti raccolti da PresaDiretta, questa puntata potrebbe riservare sorprese e nuovi colpi di scena su uno dei temi più dibattuti e critici del nostro Paese.

Dalla Calabria al Veneto: in questa regione (dove la spesa sanitaria privata è tra le più alte d'Italia) stanno aumentando quelle strutture che offrono servizi sanitari solo a pagamento.
Poi in Francia
dove quest’anno, nonostante sia aumentato il debito pubblico, ha deciso di aumentare il budget della sanità portandolo all’8,7 per cento del Pil, soldi pubblici per finanziare strutture e attrezzature più moderne e aumento dei salari di medici e infermieri. Presa diretta racconterà quali sono state le conseguenze e con quali risultati per i cittadini.

Nella prossima puntata sarà intervista anche Martina Caironi, la straordinaria atleta paraolimpica che ha vinto tanti ori nelle passate olimpiadi, perché si parlerà anche della situazione della disabilità nel nostro paese: l’atleta verrà infatti intervistata assieme al presidente del Coordinamento nazionale famiglie con disabilità Alessandro Chiarini.
In Italia alle famiglie con bambini con disabilità spesso viene comunicato che non è possibile proseguire col percorso terapeutico perché è stato raggiunto il tetto di spesa (per un diritto universale e stabilito dalla Costituzione!): questo è quello che si è sentito dire il signor Sergio Squeglia, sono finiti i fondi per pagare le terapie e basta.
Rosa Peluso è una madre di questi bambini, a Presadiretta racconta la sua storia: “devi star sempre sul chi va là, tu non sai mai se per tuo figlio finiranno il budget e quindi non andrà di nuovo al centro, tanto è vero che stiamo pensando di aumentare le ore [di terapia] privatamente a casa, quelle le devo pagare io..”
Le terapie non sono un qualcosa di superfluo: possono aiutare bambini che hanno difficoltà a parlare, perché poi loro cresceranno, diventeranno giovani, saranno le future generazioni: “stanno pure aumentando i casi” continua Rosa
si pensa solo al livello economico, questi bambini sono numeri non sono persone, questi bambini saranno persone invisibili, se li gestiscono i genitori va bene, altrimenti per la società non esistono ..

Stiamo parlando di più di 3 ml di bambini con disabilità, dal nord al sud, le cui cure, per la colpevole disattenzione della politica, sono spesso solo sulle spalle delle famiglie.
Perché queste persone sono considerate un peso?

La scheda del servizio:

In Veneto, cliniche super attrezzate e centri di prime cure dove ogni prestazione è solo a pagamento. In Calabria, strutture inadeguate e debito regionale non ancora quantificato. La riforma dell'autonomia differenziata allargherà a dismisura il divario nord-sud? Mentre il Governo prepara la manovra finanziaria, sul territorio si comincia a fare i conti con l'autonomia differenziata. PresaDiretta ha raccolto le voci del sì e quelle del no. Secondo gli esperti del Mezzogiorno d'Italia come lo Svimez serviranno 80 miliardi per azzerare il divario nord-sud. E ancora, un viaggio nella sanità calabrese tra presìdi inadeguati e progetti di nuovi ospedali, carenza di operatori sanitari, bilanci delle aziende sanitarie mai presentati e un debito non ancora quantificato. E poi in Veneto, dove la spesa sanitaria privata è tra le più alte d'Italia. E infine in Francia, paese che nonostante la crescita del debito pubblico nel 2024 ha scelto di aumentare all'8,7 % del Pil i finanziamenti per la sanità. Strutture e attrezzature più moderne e aumento dei salari di medici e infermieri.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

05 novembre 2019

Report – l'autonomia differenziata (e la sicurezza nelle feste di paese)

Chi ci guadagna e chi ci perde se venisse applicata, per i comuni, la riforma federale?
L'inchiesta sul traffico dei Datteri di mare e, nell'anteprima, un servizio su come sono cambiate le leggi sulla sicurezza nelle feste di paese.

La musica è cambiata – di Antonella Cignarale

Dopo la tragedia di Torino del 2017, durante la finale di Champios, sono cambiate le norme sulla sicurezza negli eventi pubblici: si devono garantire vie di fuga e l'organizzazione deve confrontarsi coi vigili, perfino con la prefettura.

A Torino erano emerse delle carenze tra chi ha organizzato l'evento, è mancato il coordinamento tra chi ha organizzato l'evento e chi doveva occuparsi delle cure.

Così ora tutto è cambiato: per il concerto di Jovanotti per esempio la manifestazione è stata divisa in più aree, con percorsi precisi per i soccorsi, vietate sostanze infiammabili.
Se non si rispettano queste norme, il comitato per la sicurezza, i concerti si annullano, come successo a Vasto.
Ogni provincia applica le regole a modo suo, ci sono regole diverse: a Roma c'è una tabella che tiene conto dell'evento e dei partecipanti, a Bologna si fa una valutazione personale.
E nei paesi antichi, con vicoli stretti, con sagre che si svolgono nei quartieri storici?
Si rischia di non poter fare più queste feste: a Carpino per esempio, la piazza non è capiente per garantire uno spazio minimo per tutti i turisti che arrivano e dunque si rischia di non fare niente.
E se ci sono i fuochi d'artificio? Specie come quelli sparati a Foggia per la Madonna, dove la gente scappa, portandosi dietro pure qualche bruciatura?
A San Severo non ne vogliono sentir parlare di rinunciare alle batterie dei fuochi: per consentire i festeggiamenti si è ridotta la quantità di polvere da sparo.
E i “fujenti” si sono vestiti con gilet gialli, in una sorta di interpretazione personale della norma.

Servirebbe un po' di buon senso per conciliare la tradizione e la sicurezza: senza le sagre le casse dei comuni vanno in crisi, mancano i servizi, la gente se ne va e in quel vuoto si inserisce la criminalità.

Divorzio all'italiana di Manuele Bonaccorsi

Veneto Lombardia ed Emilia Romagna, il 40% del PIL, stanno chiedendo l'autonomia allo stato: ma dove si andrà a finire, in una sorta di spartizione tra good e bad company?
Eppure il federalismo fiscale lo abbiamo sperimentato, quello di Calderoli: aveva stabilito i LEP, i livelli dei servizio, aveva calcolato quanto i comuni dovevano incassare dallo Stato.

Poi tutto è scomparso, forse perché si scopriva che i comuni del sud dovevano prendere più soldi di quanti ne prende ora.

Così oggi succede che in due comuni diversi del paese, sembra di vivere in nazioni diverse: Reggio Emilia, con un bilancio per la cultura da 23 milioni di euro, il 20% del bilancio complessivo è investito in istruzione e asili, case popolari con miglioramento energetico (spesa complessiva pari a 54ml).

Altra Reggio, ma Reggio Calabria: per l'edilizia abitativa si spendono 2 ml di euro l'anno e non bastano. Il comune deve sottostare ad un piano di riequilibrio, non si può nemmeno investire un euro in più in cultura.
Tre asili comunali in tutto realizzati grazie a finanziamenti europei.

Due città simili, ma la prima ha un bilancio molto superiore alla seconda: c'è una maggiore efficienza, certo, ma in realtà Reggio Calabria non può spendere, non può assumere, pena una sanzione della Corte dei Conti.

La riforma Calderoli voleva andare oltre la spesa storica, calcolando i costi dei livelli essenziali per un comune e dando soldi in base a tale stima.

Se così fosse, i soldi dovrebbero arrivare dalle regioni del nord a quelle del sud, per avvicinare i livelli dei servizi tra nord e sud.
E invece ci si basa ancora sulle serie storiche: meno servizi hai, meno spesa fai e meno soldi ricevi dallo Stato.
Un emiliano ha diritto a 700 euro mentre un calabrese ha diritto a 400 euro di spesa pubblica: altro che solidarietà nazionale, altro che paese unito.
Se hai avuto meno, fino ad oggi, continuerai ad avere meno: Marco Stradiotto è il responsabile della Sose, la società che stabilisce la spesa per i comuni.
Nelle tabelle compilate da Sose, si scoprono delle variabili razziste secondo cui al sud il fabbisogno sociale è basso al sud, dove ci sono maggiori disoccupati, e alto al nord.
Al Sose si sono adeguati all'andazzo delle serie storiche, alle “variabili Dummy” stabilite dal deutato Marattin (governo Renzi, di cui era consigliere economico): serviva un fondo di solidarietà per compensare la spesa storica, ma questo governo si è preso tempi lunghi.

Nel 2015, l'ex sottosegretario Giorgetti, presidente della commissione bicamerale per il federalismo, aveva chiesto un documento di simulazione in cui si calcolava quando spettava a ciascun comune se venisse applicato il fondo di solidarietà per i comuni al 100%.

Questo documento, che è l'applicazione della riforma Calderoli, sono spariti: non li ha Giorgetti, non sono in commissione. Li ha ricostruiti assieme a Report l'associazione Open Polis: Giuliano in Campania avrebbe dovuto avere 200 ml, Reggio Calabria avrebbe dovuto avere 41ml di euro in più … fino a Napoli, che non ha ricevuto 159ml di euro (-165 euro a cittadino).

Qualcuno ha preso più: Viareggio, Pisa, Lucca.
Tutti i dati si ritrovano sul sito di Report: peccato che si sia scelto il criterio della spesa storica, il fabbisogno standard per la spesa è stato, tanto hai speso, tanto prendi.
Il che ha significato condannare il sud ad un destino già scritto.

A Napoli c'è un asilo vuoto, perché è stato costruito coi fondi europei, finiti i quali, è stato tenuto chiuso.
L'Emilia prendeva 20 ml di euro, mentre in Campania sono arrivati 13 ml di euro: ma in Campania ci sono meno asili e più bambini.
E così in Emilia possono permettersi asili gratis: certo c'è la buona organizzazione, ma c'è anche lo Stato che in Emilia, a San Lazzaro fa arrivare i soldi.

Della riforma chiesta dalle regioni del nord si sta occupando il ministro Boccia: prima di dare i soldi e le competenze alle regioni ha spiegato che serve stabilire i livelli (i LEP) e i costi dei servizi.

Le regioni del nord richiedono più competenze e dunque più soldi: eppure la cronaca giudiziaria recente non ha mostrato come virtuose le regioni (dallo scandalo del Mose a quello sanitario in Lombardia).
Problemi che nascono perché qualcuno ha fatto il mariolo – ha minimizzato Fontana.
E Maroni, ex presidente, si è alzato quando il giornalista gli ha ricordato le vicende giudiziarie, personali e non, in Lombardia.
In Veneto si sono bruciati 5 miliardi di euro nel Mose.

Ma veramente vogliamo contrastare lo spreco e la corruzione con l'autonomia come la vogliono Zaia e Fontana?
Le regioni devono rispondere per gli sprechi, degli amministratori incapaci, della corruzione.

Dopo mesi di trattative, Lombardia e Veneto non hanno trovato un accordo col Parlamento e questo governo ha deciso di riparire da capo: queste due regioni ora non vogliono più la secessione ma si accontentano dell'autonomia (sempre per non dare soldi al sud sprecone, dicono i militanti leghisti).
Anche l'Emilia vuole andare in quella direzione e il suo partito, il PD, si è spaccato: l'Emilia chiede solo 15 competenze (rifiuti, scuola, infrastrutture) e non 23 come quelle leghiste.

Si è parlato di secessione mascherata: così la chiama il professor Viesti, perché con questa riforma allo Stato lasciano solo servizi di sicurezza ai confini.

Le regioni del nord vogliono tenersi le tasse: ma sono i cittadini che pagano le tasse, non le regioni, sono discorsi non sensati, quelli per cui i cittadini del nord mantengono quelli del sud.
Lombardia e Veneto chiedono di tenersi il residuo fiscale, anche se oggi hanno posizioni più sfumate: non si parla più di residuo fiscale, ma solo di tenersi i soldi.

Ma tutto rientra: nella versione leghista (presente in una bozza), le regioni possono aumentare le tasse in proporzione alla crescita del benessere, del PIL: con queste simulazioni la Lombardia incamererebbe 1 miliardi di euro in più.

Le regioni del nord sono più virtuose? Certo, hanno una maggiore dotazione infrastrutturale per far andare i servizi, rispetto a regioni del sud.
Chi pagherebbe il fatto che con questa riforma, i soldi non andrebbero più dallo Stato centrale al sud, condannando il sud ad una arretratezza sempre maggiore.

In Trentino ci si imbatte nelle province autonome dove, 101 anni fa, si è combattuto per la conquista dei confini: la Marmolada anche oggi è oggetto di contese, dopo che il Trentino ha esteso i suoi confini sul ghiacciaio.
Il Trentino e le sue province si tengono il 90% delle tasse: qui tutto è più curato, i vicini di casa del Veneto sono invidiosi dei cugini trentini.
In Alto Adige per esempio è previsto un assegno di 200 euro fino al terzo anni di vita del bambino, per redditi fino a 80mila euro.
L'assessore alle politiche sociali, Waltraud Deeg, spiega che questo è un sostegno che raggiunge il 94% delle famiglie, anche quelle con redditi medio alti.
Per avere questo sostegno bisogna essere residenti nella provincia di Bolzano da almeno 5 anni, ma questo vincolo non vale per i cittadini comunitari che si trasferiscono qui. Come mai?
La segretaria della CGIL locale ha spiegato che questa facilitazione per i cittadini europei deriva dall'aver subito una procedura di infrazione dall'Europa, perché la norma era in contrasto con la direttiva sulla libera circolazione delle persone.
Un paradosso visto che, di fatto, discrimina i cittadini italiani.

La spesa pubblica complessiva pro capite qui è di circa 16mila euro, contro gli 11 mila del Veneto e i 10 mila della Calabria: Manuele Bonaccorsi è poi andato a Trento, dove ha intervistato il presidente della provincia autonoma che ha spiegato la maggiore spesa col fatto che costa di più far vivere le persone in montagna.

Devono essere i cittadini trentini che devono dirgli che spende male i soldi, non giornalisti italiani, a quanto pare di capire: come mai, per esempio, Trento ha il doppio dei dipendenti pubblici rispetto alla regione Veneto, che è dieci volte più grande come popolazione?
Quello delle provincie autonome è un privilegio?
No, perché è fatto noi nostri soldi, è un diritto – la risposta del presidente, che tira pure fuori i libri di storia: “prima della guerra mondiale non eravamo mica in Italia qui..”.
Siamo in Italia ma anche no..

L'autonomia non deve portare differenze tra le regioni, tra diverse zone del paese: può essere un'opportunità (Sigfrido Ranucci ha elogiato la buona amministrazione nelle province autonome); non va bene se deriva da pregiudizi, clientele, corruzione e mafie.

04 novembre 2019

Le inchieste di Report – l'autonomia differenziata e i ladri del mare


Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna chiedono allo stato centrale di gestire in autonomia 16 miliardi di spesa pubblica, per sanità, giustizia, istruzione e infrastrutture.
Chi spende bene i suoi soldi, deve poter avere autonomia di spesa, ci guadagnano tutti – così spiegano i presidente di queste regioni le ragioni della loro richiesta.
Ma chi guadagna e chi perde dall'autonomia differenziata?

I datteri di mare sono serviti nei ristoranti più esclusivi, ma la loro pesca è vietata, perché estrarli dalle rocce provoca la distruzione dell'ambiente marino in cui crescono.
Report ha documentato il più grande traffico clandestini di datteri di mare gestito dalle mafie.

Nell'anteprima, Antonella Cignarale ci racconterà di come cambierà la musica nell'organizzazione dei concerti.

La musica è cambiata – di Antonella Cignarale

Tutto è partito dagli incidenti in piazza San Carlo a Torino, durante la finale di Champions League (e per cui il sindaco Appendino è finita a processo) durante cui una persona è morta: le misure di sicurezza sono state aumentando senza distinguere tra grandi eventi e piccole sagre, che dietro magari hanno solo una pro Loco o una piccola associazione che non può permettersi di spendere tanti soldi per il rispetto delle norme.
Ma, nel frattempo, chi organizza i concerti per i big sta rispettando tutte le regole?
Mettiamo norme per le sagre ma non per la sicurezza sui posti di lavoro, sui mezzi di trasporto pubblico (e mi riferisco all'incidente di Pioltello l'anno scorso, allo stato di salute dei viadotti)..
A seguito dei gravi incidenti di Piazza San Carlo a Torino sono state imposte direttive e procedure mirate a garantire alti livelli di sicurezza per la tutela dei partecipanti alle manifestazioni pubbliche in luoghi aperti. Per gli organizzatori di concerti, sagre e feste popolari la musica è cambiata. Costi e responsabilità per mitigare i possibili rischi di un evento sono aumentati a tal punto che c’è chi ha dovuto rinunciare a confermare un festival che si teneva da 20 anni. E quando l’applicazione delle misure di safety si va a scontrare con le più antiche tradizioni di una festa patronale qual è il rischio?

Cosa significa l'autonomia regionale differenziata

IL progetto dei due presidenti leghisti (e di Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna)è chiaro, lo spiega Zaia al giornaliasya di Report: “cara Roma, lo Stato ci deleghi a gestire i trasporti bene, i trasporti oggi quanto ti costano? Ti costano mille? Bene, ci dai i trasporti e mille.”

Fontana, presidente della Lombardia: “E dov'è il beneficio per le regioni mi chiederà lei: il beneficio è che noi ci riteniamo talmente più bravi dello stato che pensiamo che con quelle risorse pensiamo di rendere servizi migliori e a risparmiare delle somme, e siccome sono risparmi, ce le tratterremo sul nostro territorio.”

Dunque la Lombardia, che già oggi gestisce (non bene) il trasporto pubblico assieme a Ferrovie dello Stato, non chiede più la restituzione del residuo fiscale (la differenza tra quanto versa e quanto ottiene dallo Stato) come promesso in campagna elettorale: “non esiste alcuna somma in più che venga riservata per noi”.
Ma, solo nel 2017, il compagno di partito Zaia raccontava che solo con l'autonomia avrebbe potuto trattenere quei 15,4 miliardi che noi veneti diamo a Roma.
Ma perché i grillini che per 14 mesi ci hanno bloccato la proposta, non hanno presentato una loro proposta alternativa”.

Forse la trattativa si è bloccata perché indigeribile, perché non è mai stata presentata in Parlamento per essere discussa. In ogni caso Report ha cercato di capire come funzionano le cose andando a confrontare situazioni diverse in Italia, la provincia autonoma di Bolzano e Reggio Calabria.

Mentre le montagne del Veneto si spopolano, quelle del trentino no, merito delle province autonome e del loro ricco welfare: qui il 90% delle tasse resta sul territorio e i livelli di spesa pubblica sono più alti rispetto al resto del paese.
In Sud Tirol per esempio è previsto un assegno di 200 euro fino al terzo anni di vita del bambino, per redditi fino a 80mila euro.
L'assessore alle politiche sociali, Waltraud Deeg, spiega che questo è un sostegno che raggiunge il 94% delle famiglie, anche quelle con redditi medio alti.
Per avere questo sostegno bisogna essere residenti nella provincia di Bolzano da almeno 5 anni, ma questo vincolo non vale per i cittadini comunitari che si trasferiscono qui. Come mai?
La segretaria della CGIL locale ha spiegato che questa facilitazione per i cittadini europei deriva dal rischio di subire una procedura di infrazione dall'Europa, perché era in contrasto con la direttiva sulla libera circolazione delle persone.
Un paradosso visto che, di fatto, discrimina i cittadini italiani.
La spesa pubblica complessiva pro capite qui è di circa 16mila euro, contro gli 11 mila del Veneto e i 10 mila della Calabria: Manuele Bonaccorsi è poi andato a Trento, dove ha intervistato il presidente della provincia autonoma che ha spiegato che cosa di più far vivere le persone in montagna.
Devono essere i cittadini trentini che devono dirgli che spende male i soldi, non giornalisti italiani, a quanto pare di capire: come mai, per esempio, Trento ha il doppio dei dipendenti pubblici rispetto alla regione Veneto, che è dieci volte più grande come popolazione?
Quello delle provincie autonome è un privilegio?
No, perché è fatto noi nostri soldi, è un diritto – la risposta del presidente, che tira pure fuori i libri di storia: “prima della guerra mondiale non eravamo mica in Italia qui..”.
Siamo in Italia ma anche no..

Dal nord al sud: a Reggio Calabria la musica cambia, nel comune ci sono solo tre asili nido comunali e per tenerli in piedi hanno dovuto ricorrere a fondi esterni a quelli dell'ente pubblico.
Nessun aiuto da parte dello Stato.

A Reggio Emilia, altra musica: gli asili sono tenuti aperti e se qualcuno si azzardasse a chiuderli scoppierebbe una rivolta – racconta al giornalista il sindaco di Reggio Emilia.
Che aggiunge, “siamo arrivati a questo grazie all'efficienza del sistema ma anche al livello di civiltà di una comunità, dove il sistema non funziona la coscienza civica si abbassa e l'aspettativa e la cura stessa del territorio, si allenta”.
Insomma, siccome Reggio non ha avuto gli asili nido fino ad oggi, può continuare a farne a meno?
E lo stesso si potrebbe dire di un altro comune del sud, Napoli, con la storia dell'asilo costruito coi fondi europei, ma chiuso perché per la spesa corrente servirebbero fondi dallo Stato. Fondi che non ci sono: a seconda di dove nasci, puoi avere gli asili gratis, come si vantano le regioni ricche del nord, oppure niente, come succede nelle regioni del sud.

Ma come funziona il meccanismo di trasferimento delle risorse dallo Stato ai comuni?
Secondo i dati a cui Report ha avuto accesso, se anziché alle serie storiche ci si affidasse ad una vera autonomia (come previsto dalla riforma Calderoli), ai comune del sud arriverebbero molte risorse in più per quei servizi che oggi mancano.

La scheda del servizio: Divorzio all'italiana di Manuele Bonaccorsi con la collaborazione di Giusy Arena
In Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna vive il 30% della popolazione italiana. Ma si produce il 40% del Pil. Oggi le tre regioni chiedono una maggiore autonomia per gestire 16 miliardi di spesa pubblica in più. Per alcuni garantirà maggiore efficienza nella spesa pubblica. Per altri è una secessione dei ricchi, che produrrà un impoverimento del Mezzogiorno. Chi ci guadagna e chi ci perde dall'autonomia differenziata? Nell'inchiesta saranno presentati i dati raccolti nel dossier "Il calcolo disuguale. La distribuzione delle risorse ai comuni per i servizi", elaborato da Openpolis in collaborazione con Report.

Il traffico dei datteri di mare

Esiste un'organizzazione criminale che gestisce la raccolta e il traffico illegale dei Datteri di mare: per strapparli dalla roccia, il “datteraro” deve scalpellare la roccia, col risultato che pezzi di questa rotolano poi sul fondo distruggendosi e diventando poi scheletri.
Secondo la comunità scientifica, non esiste danno più irreversibile e grave che non la pesca di frodo del dattero.
Fermare sott'acqua i pescatori di frodo, al freddo e con le bombole, è quasi impossibile – racconta il servizio del giornalista: è meglio seguire i loro movimenti e bloccarli appena usciti dall'acqua.
Operazione che richiede cautela perché i datterari potrebbero essere armati.
Emanuele Bellano ha seguito il lavoro di due uomini della guardia costiera sulle tracce di questi pescatori di frodo, che dispongono di molte vedette che li avvertono nel caso ci siano intrusi nella zona del porto, dove approdano le loro barche.
Nell'operazione documentata, tutti i pescatori sono stati portati in caserma e alcuni di loro hanno anche minacciato i giornalisti che li riprendevano.


Lo chiamano la “cocaina del mare”, il dattero: è comprata da ristoratori che lo pagano fino a 200 euro al kg.
Report racconterà chi sono i personaggi insospettabili che vanno a caccia di questo dattero.

La scheda del servizio – Il frutto proibito di Emanuele Bellano
Sono considerati talmente prelibati che vengono serviti sottobanco da molti ristoranti di lusso nelle cene più esclusive. Un piatto di spaghetti ai datteri di mare può costare fino a 70 euro. Raccoglierli, venderli e mangiarli è illegale dagli anni '90 perché estrarli dalle rocce comporta gravi danni all’ambiente e alla fauna marina. Il più grande traffico di datteri di mare oggi è gestito da un'organizzazione criminale che ne raccoglie tonnellate dalle coste della Campania e del Lazio e rifornisce ristoranti di tutta Italia. Report ha seguito e ricostruito l'attività e gli spostamenti di questa organizzazione e ha filmato le modalità di occultamento, di spaccio e di distribuzione che sono del tutto analoghe a quelle usate dai narcotrafficanti.