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10 maggio 2022

Report – le spie russe in Italia

La missione Dalla Russia per amore del marzo 2020: come mai Putin chiamò il presidente Conte per offrire aiuto e uomini? Cosa centra questa telefonata col vaccino Sputnik?

Poi una storia di spionaggio che ci riporta ai tempi della guerra fredda e, nell'anteprima, l'attacco informatico che ha colpito diverse strutture sanitarie in Italia.

IL VIRUS DEL RISCATTO di Lucina Paternesi e Goffredo De Pascale

Il 3 dicembre 2021 i sistemi informatici dell'azienda sanitaria 6 in Veneto furono colpiti da un attacco hacker, bloccando i pc nei quattro ospedali, mandando in tilt le prenotazioni, le vaccinazioni, le visite.

Un attacco di cui nessuno vuole parlare perché ha messo a nudo una nostra fragilità che è stata raccontata a Report da un'infermiera ha scelto di raccontare questa storia ma solo in anonimo.

Gli hacker si sono infilati nei PC degli ospedali che si sono infettati da un virus informatico di tipo ransomware: gli hacker hanno minacciato di pubblicare i dati sensibili dei pazienti, se non si fosse pagato un riscatto.

Report ha preso visione di una chat che racconta di contatti da dentro l'ASL verso gli hacker, per decriptare i dati: si chiedevano 3 ml di euro per riavere i dati, ma dalla direzione dell'ULS smentiscono qualsiasi trattativa, mai autorizzata ufficialmente.

Per fermare le minacce serve avere un backup dei dati, ma non basta: dopo quello di dicembre ci sono stati altri attacchi ma la regione Veneto non ha mai pagato.

Finiscono online i dati di 9000 file, certificati medici, esiti di tamponi, numeri di telefoni dei pazienti oncologici: dati che potrebbero essere usati per impossessarsi di altre identità.

Il garante della privacy ha aperto una istruttoria per verificare se è stato fatto tutto il possibile per evitare il data breach: ci sono responsabilità da parte dell'azienda? C'erano computer vecchi, racconta la fonte di report: l'azienda zero in Veneto aveva il compito di aggiornare il parco informatico delle varie Usl venete, ma negli ospedali mancavano le basi minime per la sicurezza informatica ed è mancato il sostegno informatico da parte delle strutture regionali.
Nei due mesi successivi l'USL 6 ha speso quasi due milioni di euro, per recuperare i dati e aggiornare i sistemi.
La regione Veneto avrebbe dovuto controllare meglio la sicurezza informatica delle sue USL e, alla fine anche sanzionare sé stessa in caso di problemi: ora questo ruolo toccherà all'agenzia alla cypersecurity.

Analoghi attacchi sono avvenuti in Lombardia, in Campania e nel Lazio: attorno ai dati sanitari ci sono forti interessi.

DALLA RUSSIA CON AMORE di Danilo Procaccianti

Torniamo al marzo 2020, ai giorni in cui la val Seriana era al centro della pandemia, si stava preparando la zona rossa, i sindaci erano pronti a chiudere i comuni. Ma poi non avvenne nulla, né a Bergamo né negli altri comuni della zona.
Da lì a pochi giorni, anziché i militari italiani arrivarono i militari russi, per una missione di supporto, decisa dal presidente Putin e offerta al governo Conte: fu una missione completamente disinteressata oppure questa aveva altri scopi?

Il 22 marzo 2020 atterrano all'aeroporto Pratica di Mare 13 cargo russi da cui scendono uomini in tuta mimetica: uno schieramento che preoccupò l'allora capo di Stato Maggiore Vecciarelli.
I russi portarono 30 ventilatori difettosi, 500 mila mascherine e solo 27 medici: la missione alla fine costerà all'Italia 3 ml di euro, perché abbiamo pagato ai russi anche il carburante per gli aerei.
I camion russi si diressero poi verso Bergamo, all'epicentro mondiale della pandemia: ma a Bergamo nessuno era avvisato dei russi, nemmeno il sindaco Gori.
La missione si perfezionò con una telefonata tra Putin e Conte: era un momento di grande difficoltà per l'Italia – racconta l'ex presidente – che però non era a conoscenza degli aspetti attuativi della missione, “mi colpì che al centro dell'azione c'era la sanificazione..”

La sanificazione poteva essere fatta anche dai nostri militari e, come spiega il generale Vecciarelli, non ce n'era nemmeno bisogno: su questa missione oggi in tanti esprimono dubbi, da Gori a diversi esponenti politici, per l'atteggiamento dei russi.
Il professor Pellicciari ha aiutato Report a capire meglio la natura missione: in tutte le missioni miliari è sempre presente un esponente dei servizi, l'addetto militare Nemudrov, che era in contatto con l'esponente leghista Savoini, poi espulso dall'Italia a seguito della vicenda Biot.
Quella di Mosca era una missione di spionaggio, per arrivare alle basi di Ghedi a Brescia e di Amendola in Puglia? Volevano sanificare gli uffici pubblici, perché?
I militari, come Vecciarelli, hanno poi bloccato l'azione dei russi, che si muovevano in base di “accordi superiori”: accordi di cui Conte non era a conoscenza, così racconta oggi a Report.

Dalla Russia sono arrivati con amore e soprattutto con 104 militari: un'azione sanitaria di poco valore aggiunto (anziché gli uffici, sono stati bonificate le RSA), vedendo i numeri e quanto fatto (nemmeno Conte è stato in grado di valutare l'impatto).

Report ha scoperto che ha favorire l'azione dei russi in Italia è stata l'internazionale sovranista:per capire il vero ruolo della missione basta vedere chi fossero i partecipanti. In Italia è arrivato il generale Kikov, esperto in guerra batteriologica, il generale Bogomolov, che ha combattuto in Cecenia, numero due di un istituto discusso, come anche il colonnello Yumanov: gli ultimi due hanno lavorato in laboratori da cui sarebbe uscito il veleno con cui è stato avvelenato Navalny.
Abbiamo sottovalutato i rischi della missione? Il Copasir sta facendo altri approfondimenti, perché suona strano che l'elite russa dell'intelligence batteriologica volesse andare nelle RSA.

Nel team di aiuto dalla Russia era presente anche il nome di Natalia Pshenichnaya, vicedirettrice dell'Istituto centrale di ricerche epidemiologiche: mesi dopo pubblicherà un paper sulla situazione italiana con giudizi spietati sulle iniziative messe in atto dal nostro governo, “l’assistenza sanitaria del paese non era preparata .. le misure di controllo dell’infezione non sono state attuate e hanno portato alla diffusione del contagio tra gli operatori sanitari ”

La vicedirettrice da anche un valore politico alle sue ricerche: nel settembre 2020 scrive un testo in cui dice che il coronavirus ha determinato nuovi parametri per costruire l’ordine mondiale.

È come se mostrasse il vero volto dell’operazione “Dalla Russia con amore”, è come se l’Italia venisse usata come cavallo di Troia per sbirciare dal buco della serratura per capire cosa stava veramente accadendo nei paesi occidentali, ma doveva anche servire alla Russia per arrivare prima nella corsa ai vaccini, una corsa in cui tutte le potenze mondiali si stavano confrontando.

Chi fosse arrivato per primo ad un vaccino avrebbe avuto un vantaggio strategico, specie se questo vaccino lo controllava – spiega ancora Igor Pellicciari, direttamente dalla produzione: “arrivare ad un vaccino per primi, in un contesto in cui lo controlla un’azienda farmaceutica che deve fare marginalità per sua stessa missione è diverso rispetto al potere geopolitico di un vaccino di Stato, uno Stato decide a chi darlo, per guadagnarci geopoliticamente.”

L’importanza del vaccino russo come strumento geopolitico sembrerebbe confermata dai documenti segreti del Dossier Center di Londra: si legge di un piano del braccio destro di Putin Kostantin Malofeev, dove nel marzo 2021 si prevedeva la creazione di una rete occulta nota come Altintern, alla quale dovevano aderire politici stranieri e dove il vaccino Sputnik doveva essere la strada per ripristinare i rapporti con i partiti euroscettici col fine di contrastare la politica sanzionatoria di Bruxelles.
Altintern era lo strumento per formare questa rete e al suo interno troviamo i partiti di Salvini, della Le Pen e l'AFD austriaco.

Esiste una lettera inviata al deputato della Duma russa Roman Babayan, vicino a Vladimir Putin, dal collega tedesco Ulrich Oeme, all’epoca membro del Bundestag per la formazione di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd), che sosteneva di averne parlato con il leghista Paolo Grimoldi, parlamentare della Lega di Salvini. Era il 20 marzo 2020 e il 21 Putin chiama il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Paolo Grimoldi si vantò poi sui social dell'arrivo della missione russa, con l'arrivo dei militari di Putin: oggi Grimoldi racconta che ha agito solo in nome dell'interesse del suo paese, l'Italia si spera.

Cos'è questa rete occulta Altinern? Si tratta di una rete, ispirata e finanziata dall'oligarca Malofeev, a cui avrebbero aderito i partiti sovranisti in Europa, che aveva come fine la veicolazione del vaccino russo per portare avanti l'egemonia russa.

Per fabbricare il vaccino serviva il virus, che in Italia è stato accertato per la prima volta a fine gennaio, col caso dei due cinesi portati all'istituto Spallanzani.
Allo Spallanzani aveva il virus, ma per arrivare al vaccino serviva metterlo in cultura: il giornalista di Domani Casadio ha scritto su Domani su questa storia, i russi erano andati a Bergamo al fine di mettere le mani sul vaccino “vivo”, prendendolo dai malati.

C'è la concreta possibilità che alcuni campioni del virus i medici russi se li siano presi dagli italiani, usando dei tamponi che avevano e che davano risultati in poche ore (e poi analizzati nei loro laboratori mobili, su cui gli italiani erano tenuti lontani).

In quel marzo 2020 in Russia avevano difficoltà a mettere le mani su vaccini in cultura: poi ad agosto 2020 arriva il vaccino Sputnik. In una intervista dell'aprile 2021, il direttore dell'istituto Gamaleya (dove è stato fabbricato il vaccino russo) ammette a Report di aver ricevuto il virus da un turista arrivato a Mosca dall'Italia e che era risultato positivo. Suona molto strano, visto che si parla di un caso del febbraio 2020: era un vero paziente russo in arrivo dall'Italia, oppure si tratta dei campioni presi dalla missione in Italia?
Il primo vaccino al mondo, lo Sputnik, è frutto della missione militare-sanitaria in Italia?

La velocità con cui i russi hanno prodotto il loro vaccino ha sorpreso tutti gli enti di controllo nella comunità scientifica, che non hanno avuto accesso ai dati grezzi della sperimentazione russa.
Nell'articolo uscito su Lancet si parlava di una sperimentazione di 38 casi e in un successivo articolo del 2021 si parla di scarsi effetti collaterali, mai comunicati.
Torniamo all’istituto Spallanzani: nella primavera del 2021 il DG Vaia pubblica un articolo favorevole al vaccino russo: successivamente l'assessore alla sanità nel Lazio e lo stesso Vaia firmano un accordo con l'istituto Gamaleya, senza passare per il ministero della salute, per arrivare ad un protocollo comune e condividere i dati sulla sperimentazione sul virus.
Il 20 gennaio 2022 gli scienziati dello Spallanzani e del Gamaleya pubblicano un loro report sugli effetti dello Sputnik, confrontando i dati con persone vaccinate con Pfizer ma sei mesi prima (e che dunque avevano valori di anticorpi più bassi).

C'è anche un altro punto poco chiaro di questa vicenda: Vaia chiese allo Spallanzani di controllare delle fiale di Sputnik provenienti da San Marino, per verificare la capacità replicativa del virus dentro il campione.

I campioni del virus sono arrivati ai russi dallo Spallanzani grazie ad un contratto firmato nel marzo 2020, dall'allora DG dell'istituto Ippolito: l'accordo con l'istituto russo Vector controllato dal governo russo, prevedeva delle royalties nel caso si fosse arrivato ad un vaccino, ma all'istituto non è arrivato nulla.

Il cimitero delle spie - SPY GAME Di Daniele Autieri

A seguito dell’arresto dell’ufficiale vengono espulsi due funzionari dell’ambasciata russa, l’addetto militare Nemudrov (che aveva avuto un ruolo anche nella missione a Bergamo) e il colonnello Dimitri Ostroukhov, un altro diplomatico proveniente dal GRU, il servizio segreto militare. Secondo i nostri servizi di intelligence erano entrambi impegnati a cercare prove di intesa tra la Nato e il presidente ucraino Zelenski.

Nemudrov guidava la task force a Bergamo, aveva rapporti con esponenti politici in italia, era in contatto con Savoini (uomo di Salvini coinvolto nell'inchiesta sul caso Metropol): l'espulsione di due spie, nei panni di diplomatici, è stata fatta come azione concordata con altri paesi europei, ha poi spiegato in conferenza stampa Draghi.

In totale sono stati in 30 i diplomatici espulsi: erano in cerca di attività della Nato nell'est Europa e in Ucraina, questa è stato l'anticipazione della guerra in Ucraina scoppiata poi a febbraio 2022.

Le carte dentro la scheda SD sono documenti che non sono stati consultati né dal giudice né dai difensori di Biot: significa che c'è un segreto di Stato su questi atti? Ma la presidenza del Consiglio non è stata interpellata su questo caso.
Esistono delle immagini di Biot mentre fotografa dei documenti nel suo ufficio. Ma anche qui non esiste un provvedimento dell'autorità giudiziaria: era un'indagine dei nostri servizi – lascia intendere il servizio di Report, era l'AISE che avrebbe fatto le registrazioni, erano dietro gli addetti militari russi per coprire una “dispersione delle informazioni”.

L'inchiesta di Report termina al cimitero di Brazzano, al confine con la Slovenia: qui sono seppelliti 111 soldati russi morti nel corso della prima guerra modiale.

Questo luogo è stato visitato proprio dai due diplomatici Nemudrov e Ostroukhov, che erano interessati ai caduti russi e al lavoro dello storico di Cormons Panzera.

I servizi di intelligence hanno convocato Panzera per capire meglio il suo ruolo nella vicenda Biot e con i due diplomatici russi.

Panzera ha raccolto una confidenza interessante: il caso Biot è scoppiato su input politico, casi come questi nel passato si sarebbero risolti senza troppo clamore, in silenzio. Si è voluto invece creare il caso per rassicurare l'alleato americano.

09 maggio 2022

Anteprima inchieste di Report – le spie vere e le spie presunte, le morti di lavoro, gli attacchi ai sistemi informatici

Nel mentre in Italia si compilano liste di proscrizione nei confronti di giornalisti, storici, intellettuali, per le loro opinioni sulla guerra, Report si occuperà delle quinte colonne di Putin nel nostro paese, partendo dalla missione di aiuto della federazione russa nel marzo 2020, seguendo il caso dell’ufficiale di marina Walter Biot, accusato di aver venduto segreti militari Nato ai russi.

Si parlerà anche di morti sul lavoro e di quanto i nostri dati sensibili siano a rischio.

La missione di aiuto russa in Italia

Il 22 marzo 2020 sbarcano all’aeroporto militare di Pratica di Mare 104 militari russi per una missione di aiuto chiamata “Dalla Russia con amore”: era solo una missione di soccorso per il nostro paese, alle prese con la prima ondata di pandemia oppure era un missione di spionaggio camuffata? Questi i dubbi sollevati da alcuni partiti politici nei confronti del governo Conte (finito al centro di una polemica politica) che, secondo alcuni, avrebbe consentito ai militari russi di venire in Italia per spiarci un po’.
Se lo chiede il sindaco di Bergamo,
Giorgio Gori: "Mi sono chiesto se tutti quei militari che accompagnavano i pochi medici erano qui soltanto per dare davvero un aiuto".



Erano le settimane successive alla mancata zona rossa, delle mascherine e dei dispositivi che mancavano negli istituti, della mancanza di coordinamento tra ATS, medici, su quali regole mettere in atto per limitare i contagi. Bergamo in quei giorni era l’epicentro mondiale della pandemia, il 18 marzo le immagini dei camion militari (dell’esercito italiano) che portavano via le bare dei morti dalla città fecero il giro del mondo.
È normale la presenza di tutti quei militari dentro una missione che aveva come fine iil portare aiuti medici e medici? Il rischio che all’interno della struttura sia arrivato anche qualche “spione” è concreto, il docente di storia delle relazioni internazionali Igor Pellicciar
i spiega come all’interno dell’esercito sono sempre presenti ufficiali dei servizi.

Di questa vicenda se ne è occupato il Copasir che ha sentito l’ex presidente del Consiglio Conte il quale ha precisato come il comitato abbia alla fine concluso che non ci siano elementi per pensare che questa missione abbia presentato criticità e si sia svolta fuori dall’ambito sanitario.
Gli interrogativi sul fine di questa missione nascono da fatto che a Bergamo fossero in molti, tra amministratori e dirigenti sanitari, ad essere all’oscuro dell’arrivo dei militari, con la colonna dei camion con la bandiera della federazione che sventolava al vento.
Non ne era stato informato il sindaco Gori che venne informato dalla regione Lombardia, con cui discuteva dell’apertura di un ospedale da campo.

Nel team di aiuto dalla Russia era presente anche il nome di Natalia Pshenichnaya, vicedirettrice dell'Istituto centrale di ricerche epidemiologiche: mesi dopo pubblicherà un paper sulla situazione italiana con giudizi spietati sulle iniziative messe in atto dal nostro governo, “l’assistenza sanitaria del paese non era preparata .. le misure di controllo dell’infezione non sono state attuate e hanno portato alla diffusione del contagio tra gli operatori sanitari ”

La vicedirettrice da anche un valore politico alle sue ricerche: nel settembre 2020 scrive un testo in cui dice che il coronavirus ha determinato nuovi parametri per costruire l’ordine mondiale.

È come se mostrasse il vero volto dell’operazione “Dalla Russia con amore”, è come se l’Italia venisse usata come cavallo di Troia per sbirciare dal buco della serratura per capire cosa stava veramente accadendo nei paesi occidentali, ma doveva anche servire alla Russia per arrivare prima nella corsa ai vaccini, una corsa in cui tutte le potenze mondiali si stavano confrontando.

Chi avrebbe avuto un vaccino avrebbe avuto un vantaggio strategico, specie se questo vaccino lo controllava – spiega ancora Igor Pellicciari, controllandone la produzione: “arrivare ad un vaccino per primi, in un contesto in cui lo controlla un’azienda farmaceutica che deve fare marginalità per sua stessa missione è diverso rispetto al potere geopolitico di un vaccino di Stato, uno Stato decide a chi darlo, per guadagnarci geopoliticamente.”

L’importanza del vaccino russo come strumento geopolitico sembrerebbe confermata dai documenti segreti del Dossier Center di Londra: si legge di un piano del braccio destro di Putin Kostantin Malofeev, dove nel marzo 2021 si prevedeva la creazione di una rete occulta nota come Altintern, alla quale dovevano aderire politici stranieri e dove il vaccino Sputnik doveva essere la strada per ripristinare i rapporti con i partiti euroscettici col fine di bloccare la politica sanzionatoria di Bruxelles.

La scheda del servizio: DALLA RUSSIA CON AMORE di Danilo Procaccianti

Collaborazione Federico Marconi

Il 22 marzo 2020 in piena pandemia sbarcano all'aeroporto di Pratica di Mare 104 militari russi. Sono destinati a Bergamo, in quel momento fra i luoghi più colpiti al mondo dal virus pandemico. Dovevano portare aiuti e medici ma erano perlopiù esperti di guerre batteriologiche. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina anche quella missione è sotto la lente d'ingrandimento del Copasir, l'organismo parlamentare di vigilanza dei nostri servizi segreti. È stata solo una missione di aiuto o i russi hanno fatto spionaggio militare e sanitario?

L’attività di spionaggio in Italia

In che modo si è mossa in Italia (e in Europa) la rete di spionaggio russa per carpire qualsiasi informazione utile, sulle strutture di difesa, sui nostri punti critici?

Della presenza di questa rete in Italia ce ne siamo accorti nel marzo del 2021 con l’arresto del capitano Walter Biot da parte dei carabinieri del Ros a Spinaceto (Roma): l’ufficiale è accusato passato dei documenti segreti della Nato alla federazione russa. Al momento dell’arresto era in servizio presso lo Stato Maggiore della Difesa al reparto di direzione strategica e politica delle operazioni, incaricato di gestire flussi di informazioni altamente sensibili e coperte dal segreto. Una grana diplomatica internazionale per il nostro paese che obbliga il ministro della Difesa Guecrini a riferire alle commissioni difesa di Camera e Senato: “chi è accusato di questi crimini ne dovrà rispondere di fronte alla legge ma vorrei dire che ancora una volta i valori e le esperienze delle nostre forze armate sono altro rispetto a quanto si è evidenziato in questa bruttissima vicenda.”

Walter Biot è stato arrestato dopo un lungo pedinamento da parte del Ros, che lo ha seguito in quel pomeriggio del 30 marzo 2021 da Spinaceto fino al quartiere dell’Eur, in cui sarebbe avvenuto lo scambio di documenti con un agente diplomatico russo, Dimitri Ostrukov. È su quest’ultimo che sono stati rinvenuti i documenti segreti, contenuti dentro una scheda microSD

A seguito dell’arresto dell’ufficiale vengono espulsi due funzionari dell’ambasciata russa, l’addetto militare Nemudrov e il colonnello Dimitri Ostroukhov, un altro diplomatico proveniente dal GRU, il servizio segreto militare. Secondo i nostri servizi di intelligence erano entrambi impegnati a cercare prove di intesa tra la Nato e il presidente ucraino Zelenski.

“Erano due diplomatici che si occupavano della questione della Difesa e della sicurezza, quindi due addetti alla difesa dell’ambasciata russa in Italia” spiega a Report Tiberio Graziani – presidente di Vision e Global Trends: Graziani non è solo un esperto di Russia ma è anche uno dei soggetti filo russi indicati da una discussa pubblicazione curata dai docenti Olga Bertelsen e Jan Goldman e distribuita dalla Columbia University, anche se in realtà Il saggio è stato in realtà pubblicato da ibidem Press, una casa editrice tedesca con sedi a Stoccarda e ad Hannover.

Tiberio Graziani è stato inserito nelle famose liste dei putiniani, pubblicate da alcune delle testate nazionale più schierate sul fronte bellicista: la sua analisi a Report prosegue
“L’Italia è stata per motivi storici in paese schierato nell’orbita occidentale che ha avuto la funzione anche di essere mediatore tra il blocco occidentale e la Russia, in particolare la Russia sovietica, ma questa tradizione, questa funzione l’ha mantenuta anche dopo il collasso dell’Unione Sovietica”.

Lo scorso marzo l’ambasciatore russo Razov nella sua conferenza stampa di fronte al palazzo di Giustizia a Roma, è tornato sulla questione dei rapporti diplomatici tra Russia e Italia: “io ho lavorato coi governi di Letta, Gentiloni, Renzi e adesso con il governo di Draghi, in tutti questi anni io e i miei colleghi abbiamo fatto di tutto per costruire i ponti. Adesso con rammarico devo constatare che quello che è stato fatto viene smontato.”

La scheda del servizio: SPY GAME Di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi

Il 30 marzo del 2021 il capitano di fregata Walter Biot, in servizio presso il III Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, viene arrestato con l’accusa di aver venduto segreti militari della Nato alla Russia. Tra i documenti sequestrati anche il Reperto S, un’analisi della Nato sulle attività destabilizzanti della Russia in Ucraina. Gli uomini del Ros dei Carabinieri lo trovano in macchina con un addetto militare russo di nome Dmitri Ostroukhov, un uomo proveniente dal Gru, il servizio segreto militare di Mosca. Il giorno dopo l’arresto Ostroukhov viene espulso e insieme a lui viene espulso anche l’addetto navale dell’Ambasciata russa in Italia, Aleksej Nemudrov, il numero due dei diplomatici russi nel nostro Paese, l’uomo che aveva gestito la logistica della missione sanitaria russa in Italia del marzo 2020.

A un anno di distanza, il 5 aprile scorso, 30 diplomatici russi vengono espulsi dal Ministero degli Esteri perché accusati di condurre operazioni di spionaggio sul suolo italiano. Nel complesso, l’Europa espelle 149 diplomatici della Federazione Russa.

Che relazioni ci sono tra le attività dei due uomini espulsi nel caso Biot e i 30 addetti russi definiti dal Presidente del Consiglio Mario Draghi “pseudo-diplomatici”? E che tipo di documenti segreti nell’ambito delle attività dell’Alleanza Atlantica cercavano le spie russe in Italia?

Morire sul lavoro

In Italia si muore sui luoghi di lavoro: si muore per delle fatalità, ma si muore anche per assenza di formazione, perché i dispositivi di sicurezza vengono disattivati, per aumentare la produzione delle macchine (a chi importa delle persone, tanto?). E’ quello che è successo a Luana D’Orazio il 3 maggio 2021, inghiottita dall’orditoio su cui stava lavorando, che l’ha uccisa sul colpo. E’ quello che è successo il 5 maggio a Cristian Martinelli stritolato da un tornio verticale.. è solo una parte del bollettino di una guerra che ogni anno miete centinaia di vittime senza distinzione di sesso.

“Il meccanismo è sempre quello” spiega a Report Renato Delaini, esperto di sicurezza dei macchinari “c’è un macchinario che si muove e che prende la persona.” Magari hai litigato con la morosa, magari sei preoccupato per la figlia, magari hai fatto nottata il giorno prima, però il castigo non può essere la morte per una disattenzione.

I macchinari che popolano le nostre fabbriche hanno una forza spaventosa, racconta Giuliano Marrucci, se entri in contatto con una parte in movimento non c’è scampo, eppure il modo per renderle sicure c’è: alla Trebi di Brescia, azienda con 25 dipendenti, mettono assieme casottini come questi per la lavorazione dell’alluminio, dove la macchina è bel lontana dall’uomo.

In questa azienda non hanno mai avuti incidenti con le macchine, ad oggi hanno venduto 500 macchine in tutto il mondo: se le macchine si progettano per essere sicure, se si mette la sicurezza come standard aziendale, l’incidente non può succedere.

A garantire che la macchina è sicura dovrebbe essere il marchio CE: ma si tratta di una autocertificazione che rilascia il fabbricante. A questo si deve aggiungere che spesso i tecnici della prevenzione dell’ASL vanno di fretta, perché sono sempre meno per fare i controlli: dal 2008 ad oggi sono passati da 5060 a 2248 (ultima rilevazione nel 2019). E non finisce qua: anche quando il tecnico della prevenzione dell’ASL riesce ad individuare una macchina che potrebbe causare un incidente, si limita a passare la palla ad una commissione interministeriale coordinata dal min. dello Sviluppo che si dovrebbe riunire circa una volta al mese per valutare la segnalazione.

Ma per un paio d’anni la commissione non si è mai riunita, per cui le macchine sono rimaste in circolazione, racconta Susanna Cantoni della Consulta italiana di prevenzione, “è un brutto segnale.” Uno degli incidenti più diffusi è quello legato all’uso del trattore, con piccoli accorgimenti si potrebbero salvare oltre 120 vite l’anno, per esempio adottando le cinture di sicurezza oppure cabine che proteggono l’operatore in caso di ribaltamento, i costi non sono neanche tanto pesanti – prosegue Cantoni, poche centinaia di euro per le cinture e mille-millecinquecento euro per gli interventi più complessi e salverebbero più di cento vite l’anno.

“Peccato che da molti anni si aspetti il decreto che obbliga in caso di revisione ad attuare questa misura di sicurezza.” In caso di revisione controllano il freno, la freccia ma i presidi salvavita non vengono guardati.

La scheda del servizio: MACCHINE MORTALI di Giuliano Marrucci

Le pagine di cronaca continuano ad essere riempite da casi di morti sul lavoro dovuti a qualche macchinario industriale. E la dinamica è sempre la stessa: c'è qualche componente meccanica che si muove e qualcuno che ci rimane incastrato dentro. Se venissero rispettate le regole, non dovrebbe proprio accadere. Mai. Il problema è che a garantire la conformità dei macchinari è un'autocertificazione, e a controllarle ex post, delle 5 mila persone impiegate nelle ASL nel 2008, ormai ne sono rimaste poco più di 2000 e quando trovano qualcosa che non va, lo devono comunicare a una commissione interministeriale, che però non s'è riunita per due anni.

Quanto sono protetti i nostri dati sensibili

E’ notizia di questi giorni l’attacco di hacker sulle strutture informatiche dell’ATS Insubria in Lombardia: ma questo è solo l’ultimo di una serie di attacchi tra cui quello del dicembre scorso quando i sistemi informatici dell’Azienda Sanitaria 6 Euganea andarono in tilt a seguito di un attacco hacker. Un attacco vile, lo descrive il direttore del’ULSS 6 Paolo Fortuna, perché colpisce la sanità e dunque i soggetti più inermi, proprio nel mezzo dell’ondata di contati per covid dello scorso inverno: furono sospesi i CUP, le analisi, i prelievi, le liste di attesa per i tamponi e ovviamente anche gli hub vaccinali.

La scheda del servizio IL VIRUS DEL RISCATTO di Lucina Paternesi e Goffredo De Pascale

Basta un clic per consegnare nelle mani dei criminali informatici l'accesso a tutti i nostri dati. Nel 2021 si sono registrati oltre 2000 attacchi informatici gravi, il 10% in più rispetto all'anno precedente. Le cyber gang lavorano come la criminalità organizzata e gli obiettivi sono sempre più istituzionali perché l'imperativo è fare business: sfruttando le vulnerabilità dei sistemi esposti in rete riescono a risalire le reti aziendali con privilegi da amministratori e poi sferrano l'attacco ransomware, cioè bloccano macchine e dati rendendoli illeggibili per poi chiedere un riscatto. Dopo Regione Lazio, sono state vittime di ransomware anche l'Asl3 di Napoli, alcune strutture ospedaliere di Milano e, a fine 2021, anche l'Ulss di Padova. È bastato avere una copia di backup di tutti i dati per limitare i danni? Chi deve mettere al riparo i dati sensibili dei cittadini?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.