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25 maggio 2025

Anteprima inchieste di Report – l’evasione nella moda, il granchio blu e le mani delle cosche sulle curve di Milano

Questa sera si parlerà del mondo della moda e della più grande evasione fiscale della storia italiana, quella del gruppo Kering, in un servizio dove si parlerà anche della storia delle borse che la ministra Santanchè ha regalato alla compagna di Silvio Berlusconi che si sono poi rivelate per delle patacche.

Il granchio blu sul delta del Po

L’arrivo del granchio blu sul delta del Po ha creato grossi problemi agli allevatori di molluschi: le istituzioni hanno risposto con una caccia aperta al granchio, senza voler comprendere le cause dell’arrivo di questo predatore e senza cercare una soluzione al problema “naturale”. Lo aveva raccontato Sabrina Giannini in una puntata di Indovina chi viene a cena: uno dei predatori del granchio blu è il polpo, poi l’anguilla, ma ci sono anche altri pesci, come il branzino. Ma servirebbe una classe politica capace di gestire i problemi con la testa e non con la pancia: in Tunisia lo stesso problema è stato affrontato in modo strutturale creando una nuova filiera che ha trasformato un’emergenza in una nuova opportunità per i pescatori tunisini. Leggo da un articolo dell’Ansa del 2023

Di fronte all'esplosione del granchio blu i pescatori tunisini si sono ingegnati e hanno costruito nasse appositamente modificate per catturarlo. Si tratta di trappole, un sistema di pesca passivo che non viene trainato sul fondale e garantisce una cattura più selettiva delle reti. Se adeguatamente gestite, hanno un impatto ambientale ridotto. "Le nasse sono la soluzione più efficace: sono selettive e più sostenibili, pescano solo il granchio senza danneggiare il fondale marino o altre specie. E sono convenienti per i pescatori: una nassa dura almeno due anni, mentre una rete da pesca dura 6 mesi al massimo, perché il granchio blu la distrugge, oltre a mangiare tutto il resto del pesce catturato", spiega Alaya.

Anche le donne delle comunità locali, molte mogli di pescatori, sono state coinvolte: è stato insegnato loro a costruire le nasse apposite e a cucinare il granchio blu, organizzando diverse degustazioni per mostrare la varietà di piatti possibili. In parallelo, sono state coinvolte le aziende di trasformazione del pesce per testare il potenziale di valorizzazione del granchio blu. E questo è stato un vero boom, ad oggi in Tunisia si contano 48 aziende che lavorano ed esportano diversi prodotti finiti: granchio intero cotto, granchio decorticato, carne di granchio. Sassi ci racconta come ora stia iniziando anche la vendita di farina di granchio per la produzione di compost per piante e mangime per animali da allevamento, con una donazione della cooperazione Stati Uniti-Tunisia per l'acquisto di macchine per la produzione di compost.

In Tunisia non avranno un Lollobrigida?

LAB REPORT: ORO BLU O PESTE BLU?

di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Nel Delta del Po l’invasione del granchio blu ha messo in ginocchio l’intera filiera delle vongole, lasciando centinaia di famiglie senza lavoro e alimentando un senso di abbandono da parte delle istituzioni. Ma dall’altra sponda del Mediterraneo, la Tunisia racconta una storia diversa: quella di un Paese che ha saputo trasformare una crisi ecologica in un’opportunità economica.

Attraverso voci di pescatori, ricercatori, imprenditori e rappresentanti istituzionali, Report mette a confronto due modelli: quello italiano, ancora frammentario e segnato da ritardi, e quello tunisino, basato su una strategia integrata di filiera.

Il viaggio si conclude nella cucina della chef stellata Chiara Pavan, che con i suoi piatti mostra come anche in Italia sia possibile un futuro diverso — ma serve un cambiamento di passo da parte delle politiche pubbliche.

Un'inchiesta sul campo che mette al centro il mare, le persone che ci vivono e il difficile equilibrio tra ambiente, economia e adattamento.

Le borse della Santanché e la moda fuori legge

“Nelle mie borse non c’è paura” la ministra ha usato queste parole per difendersi in aula durante la seduta per la sua sfiducia alla Camera: “lo denuncio qua in Parlamento , ho una collezione di borse ..”

In effetti Santanché ha dimostrato di non aver paura di quello che le potrebbe accadere per le inchieste che la vedono coinvolta. Lei, come racconta a Report la stessa Franesca Pascale, non ha paura di fare brutte figure “lei è soprannominata la pitonessa, lei è senza scrupoli.”

Tutto iniziò nel 2014 con un regalo: due borse del marchio di alta moda Hermes che Daniela Santanché regalò all’allora compagna di Silvio Berlusconi.

La birkin 30 è un modello che costa 9800 euro, il modello più grande costa 10600 euro, mentre la kelly, l’altro modello regalato alla Pascale, costa invece 9350 euro. Non proprio due regali qualunque.

L’ex compagna di Berlusconi si accorse che erano due borse contraffatte quando le portò a far aggiustare. Quando le chiese se si fosse accorta che le borse regalate fossero contraffatte, Santaché le rispose “dammi le borse che te le vado a cambiare..”

Berlusconi si era dimostrato molto critico nei confronti di questi regali di lusso, quando scoprì poi che erano pure borse false ci rimase male, ma non troppo, “conoscendo il soggetto” racconta sempre la Pascale.

Quanto potevano costare quelle borse? Il giornalista Luca Bertazzoni è andato in Versilia, dove si trova il Twiga, l’ex locale della ministra, ad incontrare Mauro, la persona che rifornisce i rivenditori ambulanti che vendono borse sulle spiagge e nei mercati di Forte dei Marmi.

La Birkin costa 1200 euro, se presa dagli ambulanti, forse non originale ma comunque una borsa fatta bene, in tutti i particolari.

Al centro del servizio però c’è l’inchiesta sul colosso della moda Kering, proprietario dei marchi Gucci e Bottega Veneta: nel passato l’agenzia delle entrate ha contestato al marchio il mancato pagamento di tasse.

Grandi marchi che danno lustro anche all’immagine del made in Italy ma che poi nascondono anche storie di evasione e di sfruttamento di manodopera a basso costo.

Marco Grasso sul Fatto Quotidiano di oggi fa una anticipazione del servizio:

Kering, ora l’ex manager racconta per la prima volta la maxi evasione da 3 mld

di Marco Grasso

Il colosso del lusso e la triangolazione Svizzera. L’ad: “Paghiamo la protezione?”

La più grande evasione fiscale scoperta nella storia d’Italia: 3 miliardi di euro, che hanno portato lo Stato italiano a recuperare, attraverso una transazione con il gruppo Kering, 1 miliardo e 250 milioni di euro per il marchio Gucci e 186 milioni per Bottega Veneta. A raccontare quel sistema, per la prima volta, è Carmine Rotondaro, ex direttore finanziario del gruppo dell’alta moda, intervistato nella puntata di Report in onda stasera su Rai Tre. Rotondaro è l’uomo che si presentò alla Procura di Milano con la contabilità del gruppo, svelando l’architettura societaria attraverso cui la multinazionale della moda sottraeva al Fisco i guadagni prodotti in Italia.

La scheda del servizio: FUORI MODA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Report racconta la più grande evasione fiscale della storia del nostro Paese, quella del colosso Kering che ha transato con l’Agenzia delle Entrate 1 miliardo e mezzo di euro per aver fittiziamente spostato in Svizzera il centro di produzione dei marchi Gucci e Bottega Veneta. In un’intervista esclusiva, l’ex responsabile fiscale del gruppo Carmine Rotondaro racconta i meccanismi con cui si è generata l'evasione fiscale. L’inchiesta tratta anche le vicende che hanno portato all’amministrazione giudiziaria, poi revocata, di Armani e Dior: la produzione delle borse di questi grandi marchi avveniva spesso in opifici cinesi dove venivano sfruttati i lavoratori. Infine, il mistero delle borse Hermès che la Ministra del Turismo Daniela Santanchè regalò a Francesca Pascale, allora compagna di Silvio Berlusconi.

I bilanci dell’Inter (e il controllo dello stadio da parte delle cosche)

Si ritorna a parlare dei bilanci dell’Inter, del controllo sullo stadio e del tifo organizzato, della vendita dei biglietti.

Lo stadio dell’Inter era territorio gestito dalle cosche – racconta nell’anteprima Report - territorio controllato grazie a squadre di picchiatori che mettono in riga i ribelli e vendicano i torti subiti.


Come l’aggressione subita da Cristiano Iovina nel marzo 2024, il personal trainer che ha dichiarato di aver avuto una relazione con Ilary Blasi. Secondo la procura di Milano tra gli autori del pestaggio ci sarebbe anche Cristian Rosiello, body guard di Fedez, braccio destro dell’ultras Luca Lucci (arrestato lo scorso anno e oggi a processo per l’inchiesta “Doppia curva”). Tutto sarebbe nato per uno scontro avvenuto all’interno della discoteca The Club, come documentano le immagini trasmesse nell’anteprima del servizio. Le telecamere di sorveglianza inquadrano Iovino seguito da due donne, poco dopo si vede lo scontro accendersi, e poi Rosiello e Fedez vengono trascinati via dai buttafuori del locale.

Da qui Rosiello e altri, secondo la Procura, avrebbero deciso di andare a prendere Iovino fuori casa per dare una lezione.

Il Tribunale di Milano ha archiviato il procedimento contro Fedez e Rosiello anche perché Iovino non ha denunciato né presentato un certificato medico. Ma le parole del cantante Emis killa confermerebbero una diversa verità, dove parla di una spedizione.

Secondo la Procura della cricca farebbe parte anche Emis Killa indagato per associazione a delinquere assieme agli ultras e presente al pestaggio di uno stuart che tentava di far rispettare le regole all’ingresso di San Siro. Nel corso della perquisizione a casa del cantante gli uomini della Mobile hanno trovato 35 mila euro in contanti all’interno di una scatola di scarpe. Oltre ad una collezione di coltelli e tirapugni.


Ma attorno allo stadio ruotano anche affari che mettono in secondo piano il tifo calcistico: come racconta Daniele Autieri, sono l’anima del patto siglato tra il leader della curva del Milan Luca Lucci (fotografato una volta assieme al ministro Salvini) e quello della curva dell’Inter Andrea Beretta oggi sotto processo per l’omicidio del suo sodale Antonio Bellocco, esponente dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta.

“Sta a noi un po’ più maturi dettare dei paletti e cercare di vedere prima che un problema sorga” spiegava Luca Lucci a Beretta in una intercettazione.

Quest’ultimo rispondeva “Stiamo vedendo dove possiamo arrivare .. magari io e lui sappiamo, magari gli ultimi giovani.,”
“Lo vediamo assieme e decidiamo assieme dove possiamo arrivare e dove non possiamo arrivare ..”

Un patto di non belligeranza tra Lucci e Beretta: dietro c’era la ndrangheta? Klaus Davi ne è convinto, “la ndrangheta è stata il regista in tutti questi anni di tutte queste operazioni, è stato un regista occulto, ma anche palese. Consideriamo che la ndrangheta, le singole famiglie criminali, Lucci da una parte e Beretta dall’altra, le chiamavano a sé per rafforzare la loro reputazione all’interno delle curve.”

Anche il fratello di Antonio Bellocco, Umberto, rimane coinvolto nell’indagine di Milano: sempre Klaus Davi “Certo, rimane l’architrave di questa storia di estorsioni, lui, suo cognato, suo cugino secondo le intercettazioni viene demandato il compito della vendetta. In una intercettazione la suocera gli dice ‘devi fare una strage, la famiglia si appoggia a te’.. ”
Proprio Klaus Davi ha incontrato Berto Bellocco, oggi indagato dalla procura di Milano per aver tentato di costringere Beretta a cedere ad esponenti della famiglia Bellocco le attività della società di merchandising della curva.

Per la ndrangheta il dolore, per la morte di Antonio, si cura col tempo ma anche con la vendetta, quella annunciata nei confronti di Andrea Beretta anche secondo un altro affiliato illustre delle cosche.

Questo, in forma anonima, racconta a Report che Andrea Beretta è già morto, “è morto pure sotto protezione, te lo posso assicurare io. Questi fanno una strage sulla parola. Questi a livello di sangue non guardano in faccia a nessuno, sono pericolosissimi. Beretta è stato preso per il collo, è stato messo giù e gli hanno detto: ‘se tu non collabori ti fanno la famiglia a pezzettini’, ma gliela mandavano veramente a pezzettini. A Beretta e ai suoi familiari fino alla settima generazione gliela faranno pagare.”

La scheda del servizio: I PADRONI DI SAN SIRO

di Daniele Autieri

Collaborazione Alessandra Teichner, Andrea Tornago

Il ruolo della ‘ndrangheta negli affari di San Siro, una storia che inizia nel 2021 quando l’Inter combatteva per non fallire e le cosche infiltravano le curve, spedendo dalla Calabria a Milano i sicari incaricati degli omicidi e delle gambizzazioni eccellenti.

Così, mentre la Società era impegnata a far tornare i conti dopo una crisi dovuta anche all’impatto del Covid-19, l’anima criminale della Curva prendeva il controllo degli affari dello Stadio grazie a un patto di non belligeranza siglato con il direttivo della Curva del Milan guidato dal boss dei tifosi rossoneri Luca Lucci. Le intercettazioni inedite di Luca Lucci e Andrea Beretta, unite alle testimonianze esclusive delle vittime dei pestaggi degli Ultras, concorrono a tratteggiare un’immagine di San Siro come di un luogo dove la legge non esiste e il territorio viene controllato da bande criminali quando non dalle mafie stesse.

Report manderà in onda un audio messaggio esclusivo di Antonio Bellocco, il rampollo della ‘ndrangheta ucciso da Andrea Beretta nel settembre scorso, come prova delle attività delle consorterie criminali che per anni hanno gestito i lucrosi business intorno allo Stadio.

Nella melma della laguna – come funzionano i trasporti a Venezia

Report torna ad occuparsi del sindaco di Venezia e della sua gestione "personale" della cosa pubblica, dove si fa fatica a comprendere dove finisce il Brugnaro sindaco e il Brugnaro imprenditore.

La scheda del servizio: LE ALI SULLA LAGUNA

di Walter Molino e Andrea Tornago

Chi è il più importante imprenditore dei trasporti a Venezia? E che cosa c'entra con il patriarcato di una delle città più antiche e belle del mondo?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

02 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – le curve pericolose, il passito, i furbetti dei semi, le donazioni alla Leidaa e la Wip Finance

Finalmente il servizio che tutti i troll e hater della rete, specialmente tifosi di certe squadre, rinfacciavano a Report: i rapporti pericolosi tra Inter e Milan con diversi esponenti criminali delle curve, le infiltrazioni ndranghetiste e i segreti finanziari.

I nemici della sostenibilità ambientale

Un altro pezzo di Pnrr che si perde via, come anche la possibilità di trasformare le nostre città in luoghi più vivibili: uno degli obiettivi del piano era piantare 6,6 ml di alberi entro il 2024 per contrastare i cambiamenti climatici e contrastare la perdita della biodiversità.

Ma è stata l’ennesima occasione persa: anziché degli alberi ci siamo accontentati di piantare semi nei vivai.

Non tutti hanno per fortuna adottato la soluzione (furbetta) dei semi: a Genova, alla discarica di Scarpino, hanno messo a “dimora” 30mila piante: “a dicembre è avvenuta la fase di piantumazione in sito” spiega Agostino Ramella dirigente della città metropolitana di Genova “e no si è dovuto ricorrere ai semi piantati dentro i vivai”. Hanno sperimentato anche la via dei semi ma questa poi si è rilevata poco efficace, “perché abbiamo ingrassato i ghiri della zona”, diverse piante si sono seccate dopo la piantumazione, oltre a questo c’è stato il problema della siccità che ha infierito sulla vita delle piantine.

LAB REPORT: IL SEME DELLA DISCORDIA

di Roberto Persia

Collaborazione Stefano Lamorgese

Nel 2022, il PNRR prometteva 6,6 milioni di alberi con 330 milioni di euro. Nel 2024, l'obiettivo scende a 4,5 milioni di alberi e 210 milioni. Il problema? Mancano gli alberi.

I tempi del PNRR hanno imposto una logica economica alla crescita degli alberi. Con una produzione insufficiente, si è optato per contare anche i semi, trasformando la riforestazione in un’operazione contabile. La Corte dei conti ha sollevato dubbi sulla gestione, ma il Governo ha eliminato il "controllo concomitante", abdicando alla trasparenza.

Mentre le città metropolitane soffocano, la riforestazione rischia di restare una promessa vuota.

Le curve pericolosa

Il 4 settembre, un mese prima degli arresti di esponenti delle curve milanesi, decapitandone i vertici, viene ucciso Antonio Bellocco da Andrea Beretta, colpito da 11 coltellate letali: improvvisamente quello che prima era già noto a molti, diventava notizia nazionale, l’infiltrazione della ndrangheta dentro le curve di Inter e Milan.


Una questione di soldi e consenso – così la racconta a Report il giornalista Klaus Davi: “sembriamo sorpresi di qualcosa di cui se ne parlava” ammette il ministro dello sport Abodi “ma ci sono stati altri segnali in questa direzione di questa infiltrazione della criminalità organizzata.”
Sette anni prima di questa storia, era emerso da una indagine a Torino come la criminalità aveva infiltrato giù la curva della Juventus, due vicende speculari, quasi da copia e incolla.
Beppe Marotta, spiega il servizio di Report, sa bene quanto sono profonde le infiltrazioni criminali negli stadi fin dai tempi in cui era AD della squadra torinese.

Andrea Beretta coi magistrati ha raccontato di aver incontrato anche Marotta con cui parlava in milanese.

A valle dell’inchiesta della procura di Milano è stata aperta un’inchiesta dalla procura federale perché c’è un articolo che vieta espressamente i rapporti tra i tesserati e gli ultras: il giornalista di Report ne ha chiesto conto all’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, delle telefonate e Marco Ferdigo con altri calciatori.

Inzaghi ha spiegato di essere tranquillo “ho chiarito nelle sedi opportune tutto quello che dovevo dire e con molta tranquillità, non mi adesso di dilungarmi .. quello che dovevo dire l’ho detto.”

Dopo la vittoria del suo ventesimo scudetto, lo scorso aprile, la squadra è stata salutata a 9000 km di distanza dal presidente Zhang, in Cina a cercare di risolvere i problemi finanziari del gruppo Suning.

I dati finanziari del gruppo sono stati analizzati da un analista che Report ha contattato: “questi hanno fatto un casino che la Parmalat è niente in confronto” racconta ridendo al telefono al giornalista.

L’Inter appartiene ad un fondo americano, Oaktree a cui il gruppo cinese di Zhang ha concesso il timone non essendo in grado di restituire i 360 ml del prestito ricevuto.

Ma l’Inter non può fallire, come molte altre società di calcio a cui sono concesse deroghe che non vengono però date ad altre aziende italiane.

Il perché lo spiega il tifoso numero uno dell’Inter: “non è una normale società” secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa, tifoso della squadra, “una società dove il dare e l’avere si devono bilanciare, qui ci sono in ballo le emozioni, e quando ci sono in ballo le emozioni vanno gestite con una attenzione, una sensibilità diversa da qualunque altra attività imprenditoriale ..”
Che detto da un giurista non mi sembra una grande affermazione è stato il commento alle dichiarazioni di La Russa da parte dell’analista finanziario ed esperto di diritto penale, Gian Gaetano Bellavia perché “i bilanci non si fanno con le emozioni ..”

Le emozioni non hanno salvato Zhang: dopo non aver restituito il prestito da 360 ml a Oaktree, il 19 maggio il fondo americano ha preso il controllo della squadra di calcio: “i veri soldi li hanno messi gli americani” spiega Bellavia “che però non sono americani perché anche loro sono nelle Cayman, tutto il controllo arriva dalle Cayman, cioè nebbia..”

Nonostante il fallimento di Zhang e i bilanci negativi, lo scorso agosto il nuovo presidente della Covisop (la commissione per la revisione dei bilanci delle squadre) Tommaso Miele risponde agli esponenti della fondazione “identità bianconera”.
Ne parla l’avvocato Patrisso a Report “ci dice che tutti i controlli dovuti, nel rispetto delle norme federali, a loro avviso danno garanzia ampia del regolare svolgimento dei campionati e dell’equa competizione”.
Dunque la commissione sui bilanci Covisoc assicura che non ci sono anomalie: è la stessa commissione che nel mese di maggio, quando scoppia il caso Inter, viene di fatto commissariata dal governo Meloni. Il ministro dello sport Abodi annuncia che i controlli sulle squadre di calcio saranno condotti da esperti esterni e di nomina governativa.
La commissione dovrebbe controllare anche le effettive proprietà delle squadre, come l’Inter? Il ministro Abodi spiega a Report di non voler mettere in discussione la serietà e la correttezza, “perché sarebbe grave e superficiale da parte mia e anche inopportuno, lo dovremo dimostrare però che una commissione indipendente ed esterna al sistema da un lato possa rispettare le decisioni e dall’altro garantire una maggiore efficienza. E questo non solo vale per i controlli economici, i corretti adempimenti nei confronti dei tesserati, ma anche la struttura proprietaria dei club, come prevedono le norme federali, deve esserci trasparenza. ”
A Report il ministro aggiunge che, pur essendoci una norma sulla trasparenza, nel passato è mancata la corretta applicazione sistematica della norma, puntuale ed efficace “che potesse mettere tutti in condizioni di vedere cosa c’è dentro questa scatola che deve essere di vetro.”
Ma queste sono accuse che il numero uno del calcio italiano respinge: il presidente Gravina racconta che tutte le decisioni della Covisoc che sono state impugnate presso organi terzi, come il TAR e il Consiglio di Stato, hanno sempre dato ragione alla Covisoc.
Dunque non c’erano condizioni che ostacolavano il controllo delle società: ma come mai Gravina e la Federcalcio e la Covisoc non ha sentito la necessità di approfondire la questione del passaggio del controllo dell’Inter al fondo Oacktree nel maggio scorso?

“Molte volte si confonde il debito del club con il debito che è in capo al titolare del club” risponde Gravina, come a dire che questi controlli non dovevano essere a capo della commissione. E sull’Inter aggiunge che il problema non è il debito, ma il vivere nelle condizioni di poter soddisfare il debito.

Ma nonostante questo il 17 maggio il sindaco Beppe Sala consegna ai vertici del club l’Ambrogino d’Oro: alla consegna dell’onorificenza il presidente Marotta ha voluto ribadire come la squadra intenda continuare con questa striscia di successi, alzando ancora di più l’asticella. Quale asticella?

Ci ci nasconde dietro l’azione dei magistrati, “aspettiamo l’esito delle inchieste”?

Non dovremmo aspettare le indagini per commentare le immagini dove l’attuale ministro dei trasporti, Matteo Salvini, tifoso del Milan, abbraccia Luca Lucci, capo ultras della curva. Un leader criminale accusato dalla procura di essere anche il terminale finale di traffici di droga, capace, in nome degli affari, di stringere patti di non belligeranza coi rivali dell’Inter.

C’è una intercettazione dell’incontro tra Lucci e Beretta in cui i due parlano proprio di questo patto “perché siamo tutti ragazzi seri, ragazzi per bene..”
Ma Lucci ha continuato a fare i suoi affari nello stadio: ne parla l’ex capo dei commandos tigre Anghinelli “se non l’arrestavano, avrebbe continuato ancora adesso, perché là c’è ancora qualcuno”.
Milan e Inter erano d’accordo sulla gestione di questi affari: Anghinelli conosce le regole del mondo ultras e il codice e sa che dietro la fede si nascondono gli affari, la rivendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi, il business del merchandising. Quegli affari che i capi criminali delle curve riescono a mettere in piedi esercitando pressioni sui club, come si evince da una intercettazione tra il capo degli ultras Marco Ferdico e Matteo Norrito (un pugile interista che oggi figura tra i 19 arrestati dalla procura di Milano): “sarà bene che entro il 16, 17 ci danno una risposta, se riesce, che sennò io metto in piedi .. io faccio finta di contestare la società, la campagna acquisti, ma gli faccio arrivare qualcosa, o mi danno le tessere o è guerra”.

C’è un forte rapporto tra i capi ultras e i dirigenti delle società: “tu mi devi dire come mai la curva sud del Milan sono seimila persone, se tu vuoi un biglietto, è tutto prenotato, perché già loro hanno tutte le tessere, chi gliele da stè tessere e gli abbonamenti? La società. Certi del direttivo [della curva] vanno in giro per lo stadio col braccialetto ” spiega a Report Anghinelli “i soldi sono tanti, sono due milioni di euro che guadagnano in un giorno solo coi biglietti..”

Solo per la finale di Champions del 2023 col City, Beretta, Bellocco e Ferdico si mettono in tasca 150 mila euro ciascuno dalla rivendita dei biglietti, una circostanza che lo stesso Beretta ha raccontato in uno dei suoi interrogatori: “nell’ultima Champions, quella persa in finale col City io mi sono portato a casa 150 mila euro, 150 Marco e 150 Bellocco, tutta la società dell’Inter lo sapeva che dietro la We are Milano c’ero io che muovevo i fili, perché io ero il responsabile dichiarato della curva nord..”

Il 27 novembre si tiene un evento a Roma dedicato al mondo del calcio: alla kermesse organizzata dal Corriere partecipano i rappresentanti delle istituzioni e i presidenti di club, compreso il numero uno del Milan, Paolo Scaroni.

Nessuno, nemmeno Scaroni, vuole parlare delle indagini milanesi, delle infiltrazioni criminali e dei rapporti di questi personaggi con la società.
Stiamo parlando di personaggi con dietro un Daspo anche da 15 anni parlavano con dei dirigenti di club: il presidente di Federcalcio Gravina a risposto che ci sono delle indagini quindi bisogna aspettare per capire i reali contenuti di queste relazioni..

Tutti sapevamo, dai vertici delle curve fino ai dirigenti delle squadre. Ma sono stati tutti zitti.

Nel servizio si tornerà a parlare della Juventus: Report è venuta in possesso di una mail in cui Fabio Germani (ex capo ultras) scrive a Stefano Marulla, responsabile biglietteria della Juventus riporta una lista di biglietti che la squadra avrebbe dovuto assicurare a Rocco Dominello. L’uomo delle cosche poteva vantare una posizione dominante anche grazie ai rapporti che, secondo Report, aveva con Andrea Agnelli.

Dominello era, per la Juventus, il referente per i rapporti con tifoseria: di questo ne parla lo stesso Germani quando racconta “vedevo Dominello in rapporti molto amichevoli con dirigenti della Juve, cosa di cui ero all’oscuro”.

Anche rapporti personali con Andrea Agnelli: a processo quest’ultimo ha detto di aver visto Dominello sempre con gli altri tifosi e di non averlo incontrato singolarmente. Circostanza smentita da Germani che invece riporta di diversi incontri nello studio privato in piazza CLN dove c’è l’immobiliare di famiglia, “io l’ho visto, l’ho aspettato sotto”.
Germani ha poi raccontato, tramite messaggio vocale, un’altra storia inedita: un pomeriggio avevano un appuntamento in piazza San Carlo a Torino, dopo averlo chiamato diverse volte, Dominello al telefono lo invita ad andare in piazza CLN e suonare ad un certo numero. Germani sale al sesto piano ed entra in uno studio dove sono presenti D’Angelo (il security manager della Juve), Dominello e l’AD della società immobiliare di Andrea Agnelli.

“Mi sono reso conto che per le cose ufficiali potevi andare dalla Juventus e per le cose meno ufficiali nell’immobiliare di fiducia per non farti vedere.”

La scheda del servizio: IL DERBY D’ITALIA di Daniele Autieri

Collaborazione Andrea Tornago

I segreti delle infiltrazioni mafiose e quelli finanziari della squadra Campione d’Italia. Report ricostruisce i risvolti inediti dell’inchiesta sulle infiltrazioni nella tifoseria dell’Inter e svela un collegamento tra le infiltrazioni della ‘ndrangheta emerse nel 2017 nella Juventus e quelle attuali nella città di Milano. L’inchiesta mette in luce le responsabilità dei Club e delle istituzioni sportive, tanto sul fronte criminale, quanto su quello finanziario. Per la prima volta parla un analista che nel 2020 stilò un report dal quale emergevano anomalie sul bilancio dell’Inter, e rivela di aver comunicato quelle informazioni alle massime istituzioni sportive, Federcalcio e Uefa. Nessuno però è mai intervenuto e chi ha tentato di farlo ha subìto pressioni affinché non fossero alterati gli equilibri del Campionato.

Come viene fatto il Passito in serra

Per ridurre i tempi di essiccamento delle uve da cui poi si produce il famoso Passito di Pantelleria, un produttore ha pensato di usare la strada delle serre. Nelle serre si raggiungono temperature di 70 gradi che “cuociono l’uva come fosse un forno lento”. Ma che differenza c’è tra un appassimento in filiera e uno in serra? Hanno gusti diversi – racconta a Report il presidente delle cantine Abraxas – gusti diversi che poi ti ritrovi nel prodotto finale

Perché più alta è la temperatura a cui sono sottoposte le uve e maggiore è la degradazione di queste sostanze aromatiche (che danno il sapore al vino).
Ma il Consorzio di tutela del Passito è mai intervenuto, ha fatto qualcosa per cercare di eliminare questa contraddizione col disciplinare? Al momento no, racconta il servizio di Report.
Benedetto Renda è presidente del Consorzio dei vini Doc di Pantelleria: a Report spiega che questo procedimento, le serre, è solo un accelerare leggermente quello che è il processo di essiccazione. In realtà i tempi di essiccazione si dimezzano, l’uva appassisce prima e può essere sostituita con altra, sotto le serre, aumentando la produzione, risparmiando tempo e spazio.
Il disciplinare del passito di Pantelleria vieterebbe l’essiccazione in serra (“in ambienti condizionati”) ma, guarda caso, il presidente del Consorzio di tutela è anche un produttore di questo vino (Donnafugata SRL) dove si usa il procedimento in serra e dunque, a domanda di Report, risponde che tutto avviene nel rispetto delle norme.

La scheda del servizio: VINO IN SERRA di Emanuele Bellano

Collaborazione Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Il Passito di Pantelleria è un vino dolce apprezzato in tutto il mondo. La produzione si basa sull'appassimento delle uve di zibibbo sfruttando il sole d'agosto dell'isola e seguendo un metodo tradizionale: le uve appena raccolte vengono stese sugli "stinnituri", gli stenditoi in pietra esposti a sud tipici della tradizione pantesca. La lentezza del processo di produzione insieme ai rischi, alle difficoltà e al territorio geograficamente limitato, fa sì che il Passito di Pantelleria arrivi a costare anche 65 euro a bottiglia. Ma il più grande produttore dell'isola ha da tempo adottato un altro metodo per essiccare le uve: le serre. Con temperature che superano i 60 gradi, le serre riducono i tempi di essiccamento ma intervengono anche sul sapore delle uve appassite. Il controllo delle procedure di produzione è in mano al consorzio di tutela del Passito di Pantelleria Doc, di cui un’azienda in particolare è uno dei soci principali. E finora ha ritenuto di non dover intervenire.

Dove finiscono le donazioni alle associazioni per gli animali?

Quanto è trasparente il meccanismo delle donazioni fatte verso le associazioni a difesa degli animali? Report è venuta in possesso di materiale esclusivo inerente la contabilizzazione della società Leidaa, di cui è presidente Michela Vittoria Brambilla, trovando delle spese quanto meno anomale. C’erano fatture intestate alla Leidaa ma altre non c’entravano nulla coi cani, come alcune che hanno come fornitore la “Autoblu SRL”, società di noleggio auto: questa società offre il servizio di noleggio con vetture di alta gamma con tanto di autista.



L’azienda – racconta a Giulia Innocenzi un lavoratore della Onlus – serviva [la Brambilla] quando lei andava a Roma in Parlamento “la mia collega ha chiamato la Autoblu per chiedere se avesse un’altra azienda che potesse risultare come fornitore. ”
Infatti le fatture successive hanno come fornitore non più Autoblu SRL bensì La Valle Beniamino, tutte e due le società hanno lo stesso indirizzo e email, nell’oggetto della fattura scompare il noleggio ed è invece presente la scritta “servizi resi per vostro conto”.

Continua il dipendente della Onlus: “immagina una associazione del terzo settore che prende il 5 per mille con su scritto Auto Blu, sono cose incompatibili con una associazione che si occupa di aiutare gli animali”.

In totale, Leidaa ha pagato un totale di fatture alla Autoblu per 7515 euro: nel periodo natalizio vengono fatti due acquisti di bottiglie, uno da 1263 euro e l’altro da 2550 euro per l’acquisto di 15 bottiglie da 139 l’euro l’una.

Ma ci sono criteri da rispettare per le associazioni di volontariato sulle spese che possono sostenere? “C’è solo il buon senso” spiega l’esperto di diritto penale all’economia Bellavia “io spendo per le necessità dell’associazione, per fare un rifugio per dar da mangiare agli animali, per soccorrerli, per pagare i veterinari.”

Pagare delle bottiglie 140 euro non avrebbe senso..
Ci sono poi altre fatture, di cui Report è venuta a conoscenza, tutte intestate alla Leidaa per servizi dell’albergo Principe di Savoia a Milano, un albergo a 5 stelle, come l’affitto di una sala per 1400 euro, un evento comprensivo di pranzo da 4675 euro e una notte in cui Michela Vittoria Brambilla risulta aver soggiornato nell’albergo con cena in camera per la cifra di 3200 euro, per un totale in una sola ricevuta da 17165 euro. Ma il totale delle ricevute pagate dalla Leida somma a 29761 euro.

Tutto regolare, ci mancherebbe, ma cosa c’entra questo con la tutela degli animali, con una associazione senza fini di lucro, anche perché quando la Brambilla doveva incontrare qualcuno lo faceva nella sede della Leidaa al centro di Milano, in via Mozart.

L’associazione per questa sede vicino al quadrilatero della moda paga un affitto di 3000 euro al mese: “avessimo una casa di moda, ha senso” commenta Bellavia “un’associazione che favorisce il recupero e il sostentamento degli animali può stare benissimo anche in una zona periferica”, dove magari coi soldi risparmiati riesce a fare di più per gli animali.

La scheda del servizio: BENESSERE PARLAMENTARE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Sono tanti i cittadini che con generosità donano in favore di associazioni che si battono per la protezione degli animali. Tutte le donazioni vanno a finire a destinazione? Grazie a documenti esclusivi, Report mostrerà spese anomale, di cui siamo andati a chiedere conto anche a un importante politico.

Chi sta dietro Wip Finance?

Sabato 1 febbraio è uscita una anticipazione di quanto verrà raccontato stasera da Giorgio Mottola: i rapporti tra la ministra Santanché e il “business developer” Altair D’Arcangelo della Wip Finance (la società che ha rilevato le quote di Visibilia) risalirebbero a ben prima dello scorso anno: lo racconta Nicola Borzi sul Fatto Quotidiano

Visibilia, il legame del 2022 tra D’Arcangelo e Santanchè

Interessi - La ministra partecipò a un convegno organizzato dal Fondo Virgo dell’intermediario e da Luca Paolorossi, oggi sindaco di Filottrano

Filottrano, popoloso borgo delle Marche a poca distanza dalla riviera del Conero, da qualche mese tiene banco nelle cronache dei media locali anche per il suo sindaco, l’imprenditore della sartoria Luca Paolorossi, eletto a giugno 2024 per una lista civica ma candidato alla Camera nel 2008 per Forza Nuova. Paolorossi da anni scatena polemiche per le sue uscite assai “politically uncorrect”. È qui che il 9 dicembre 2022 Daniela Santanchè, meno di 50 giorni dopo essere stata nominata ministro del Turismo, ha incrociato per la prima volta il gruppo Virgo di Altair D’Arcangelo. Una intersezione significativa, perché retrodata di due anni i contatti tra la politica e l’imprenditore che a Report si è proclamato “business developer” del contratto preliminare annunciato il 24 dicembre scorso con il quale Wpi Finance, sconosciuta società svizzera, progetta di acquisire Visibilia dalla senatrice di Fratelli d’Italia al prezzo di 2,7 milioni.

Nell’articolo si parla anche dei rapporti imprenditoriali tra il sindaco di Filotrattano Paolorossi, D’Arcangelo e la sua Virgo e il deputato PD De Zan “le cui attività imprenditoriali sono legate a D’Arcangelo da sponsorizzazioni, come quelle al Gay Pride di Padova del quale pure Paolorossi è stato sponsor. ”

La scheda del servizio: QUESTIONE DI FIDUCIA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report è in grado di rivelare un nuovo colpo di scena nella vicenda della vendita di Visibilia da parte di Daniela Santanchè alla misteriosa Wip Finance. L’inviato Giorgio Mottola è riuscito a scoprire chi sarebbe il vero proprietario della società anonima svizzera. Emergerebbe un’altra storia inquietante che getterebbe ombre sempre più pesanti sulla operazione finanziaria di cui è protagonista la ministra del turismo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

24 novembre 2020

Report – i proprietari del Milan e le app di contact tracing regionali

L'eco della passata inchiesta sulla Sardegna e sulla riapertura delle discoteche si sente ancora: è stata una trasmissione vergognosa, faziosa, dicono i consiglieri sardi, difendendo Solinas.

Ma quella trasmissione è uscita grazie alle rivelazioni di un consigliere di maggioranza: il danno all'immagine lo ha fatto Solinas e la sua giunta.

La giunta e la decisione del CTS che ancora non salta fuori, come forse non esiste nemmeno il CTS regionale.

Sardegna Si cura di Lucina Paternisi

La Sardegna si è fatta la sua app di contact tracing, che però tracciava la posizione delle persone: senza la app e senza la registrazione non si poteva entrare nell'isola, ma ad agosto nessuno controllava, col flusso dei turisti.

Così alla fine questa app si è rilvevata un doppione, non sappiano dove sono finiti i dati raccolti: si è perso tempo per questa app e non si è fatto contact tracing.

L'azienda che l'ha fatta è la Engineering, su scelta dell'assessore Satta: come mai un'altra app di contact tracing? L'assessore spiega che l'app si è fermata, non ha raccolto dati in modo illecito. Non spiega come mai non è stato fatto il bando. E basta intervista..

Quanto è servita per contrastare i contagi in regione? Quanto è costata la sorella di immuni?

In Sicilia hanno fatto una app gemella che si chiama Sicilia Si cura: il garante della privacy ha aperto una istruttoria su queste due app, per capire rispettano le norme come Immuni.

Ma altri presidenti hanno fatto la loro app, tanto solerti nel tracciare i contatti, meno nel tracciare il denaro.

L'emergenza Covid in Piemonte – infermieri cercasi

In Piemonte le palestre per la medicina riabilitativa sono state trasformate in sale per terapie intensive: è mancata la programmazione negli ospedali per gli infermieri.

A settembre sono stati fatti i bandi, dice il responsabile dell'emergenza Covid: ma era solo un bando per infermieri nelle scuole, un altro bando è stato fatto ad ottobre.

Andavano fatti questa estate i bandi: oggi senza personale ci sono pazienti fermi a terra, sulle barelle. E' una strategia voluta, spiega il responsabile dell'emergenza.

Questa situazione è aggravata dal fatto che i pochi infermieri si ammalano: sono sottoposti a tamponi ogni 15 giorni e i risultati arrivano dopo giorni.

“E' un'infezione importante” sempre il responsabile: forse è anche colpa di come lavorano negli ospedali, forse non hanno tutti i dispositivi.

I dispositivi c'erano, ma erano mascherine chirurgiche e non fpp2; i pazienti in attesa del tampone erano messi assieme nelle zone grigie, senza distinzione.

È successo che pazienti negativi si sono positivizzati – racconta un infermiere alla giornalista.

Di questa disorganizzazione chi ci rimette sono medici e infermieri, ma anche i pazienti: ci sono pazienti oncologici che non possono essere operati, per esempio.

Ora la regione sta sottraendo posti letto alle oncologie e alle cardiologie: ora pare che si siano attrezzati per fare più tamponi, anche all'ingresso.

A Report sono arrivate testimonianze di infermieri, di cooperative che danno assistenza a malati cronici, che oggi aderiscono ai bandi, sottraendo queste persone alle cure.

I padroni di casa: un presidente, un cinese e due napoletani

17 ottobre 2020, derby Milan Inter: le tifoserie si danno appuntamento sotto lo stadio, alla faccia del distanziamento, i tifosi del Milan si trovano sul prato davanti al Meazza, dove le due squadre vorrebbero costruire il nuovo stadio, di fronte alle case confinanti, cosa di cui i residenti non sembrano molto felici.

Report ha scoperto chi siano i proprietari del Milan, due imprenditori napoletani, Cerchione e D'Avanzo: sono due professionisti della finanza e dell'offshore.

Come sono arrivati a diventare padroni del Milan?

Comprando i crediti che la sanità convenzionata vantava con la regione Campania: sono poi andati ad incassare i crediti alla regione, con gli interessi, regione che poi è andata in crisi coi conti, dovendo poi fare dei tagli.

Ora i due finanzieri, per tramite di Elliott trattano col comune di Milano, che però non sa chi siano i veri proprietari della squadra.

I due progetti per il nuovo stadio sono stati presentati al Politecnico: il rettore Resta è poi andato in comune dove ha espresso i suoi dubbi nel voler ristrutturare lo stadio. Peccato che il rettore fosse consulente in uno dei progetti che prevedono la demolizione del Meazza.

Ma il vecchio (e glorioso) Meazza è proprio da abbattere? Il professore del Politecnico Aceti ha proposto un progetto per recuperare lo stadio, trasformando il terzo anello in una galleria panoramica: “in questi volumi si possono collocare spazi polifunzionali quali spazi commerciali, ristoranti, musei, spazi sportivi e negozi di vario genere, può essere riempito con quelle funzionalità che sono quelle richieste agli stadi moderni.”

Il costo di questo progetto è circa 250ml di euro comprensivi anche dell'ammodernamento degli anelli sottostanti: nel progetto delle due squadre milanesi solo lo stadio costerebbe 600ml di euro.

Aceti ha proposto il suo progetto alle squadre che hanno risposto negativamente: forse il loro obiettivo non è avere uno stadio moderno, ma costruirne uno nuovo da zero con tutte le altre costruzioni a corollario.

Scaroni, presidente del Milan, rassicura, il pubblico non ci metterà un euro, gli investitori vogliono essere rassicurati sull'investimento da 1,2 miliardi di euro.

Serve aumentare la metratura per costruire su questi terreni (che verranno rilasciati in concessione): l'operazione nuovo stadio sta in piedi solo per gli edifici costruiti attorno allo stadio.

Il comune dovrebbe verificare solo che ci sia l'interesse pubblico: interesse che viene riconosciuto dalla giunta, a patto che le società rivelino i veri proprietari.

Ma le società rispondono dicendo che i proprietari della concessione saranno rivelati, ma solo dopo.

Con chi sta trattando il comune di Milano e l'assessore Tasca?

Risponde l'assessore: “io oggi ho un proponente che è l'AC Milan che ad oggi non è interdetta dall'esercizio dell'attività amministrativa e dall'altra ho l'FC Internazionale.”

Sono due SPA private: ma oggi sappiamo chi è il vero proprietario del Milan?

“La procedura prevede che io lo faccia oggi? No. La presunzione che si debba fare necessariamente qualcosa perché c'è un fumus, tutti i fondi hanno lo stesso tipo di problema.”

Peccato che la legge e la Banca d'Italia siano chiare: la società Milan ha una struttura societaria opaca mentre il comune dovrebbe essere certo che Elliott non stia già vendendo la concessione a terzi.

Questa opacità del Milan nasce dalla vendita di Berlusconi a Li: con questa vendita il Milan ha guadagnato milioni la cui provenienza non è nota.

Il Milan ha potuto ridurre la sua esposizione debitoria, peccato però che Lì non sia l'imprenditore che dice di essere: in Cina nessuno conosce mister Li, che da colpa ai servizi scandalistici dei giornali.

Dei problemi di Li parla a Luca Chianca anche il giornalista Gerevini del Corriere: ad affiancare la vendita del Milan è stata la banca Lazard, ma nessuno ha registrato la fragilità finanziaria del cinese.

Il fondo Elliott ha aiutato Li, prestandogli 300ml in un momento in cui sia lui che la Fininvest erano in crisi: mister Li perché aveva problemi di liquidità, Fininvest (e Mediaset) per la scalata ostile di Vivendì.

Dentro Elliott ci sono due finanzieri che oggi sono nel CDA del Milan, D'Avanzo e Cerchione: si arriva ancora a delle società offshore, dentro cui transitano centinaia di milioni.

Per capirci qualcosa serve un esperto come Gian Gaetano Bellavia : la Project ha dato alla Rossoneri Sport 400ml di euro, forse sarà il fondo Elliot a darli.

“Tutti scrivono che c'è il fondo Elliott, ma io vedo dietro ad una catena societaria lussemburghese una società del Delaware, però la dichiarazione della controllante del Milan è che la maggioranza non è di Elliott, ma dei due finanzieri D'Avanzo e Cerchione”.

Sono loro i veri proprietari del Milan: il vero tema, ancora una volta è, da dove arrivano i soldi? Non si può sapere, sostiene Bellavia, perché queste costruzioni offshore sono fatte apposta per non mostrare la provenienza del fondi.

E se in questa operazione c'è dietro una opacità sui titolari, se c'è il timore di una operazione di riciclaggio, il pubblico ufficiale deve denunciarlo.

Nei giorni passati Elliott ha fatto uscire un'Ansa dove si sosteneva che il vero proprietario fosse proprio il fondo: eppure questo è in contrasto con quanto dichiarato nei pubblici registri da queste catene di società.

Li entra nell'affare Milan con un patrimonio di 500ml (il Milan valeva 700ml): in quel momento le sue holding erano già in crisi.

Ad accompagnare mister Li c'era la banca Rotschild di Scaroni, oggi presidente: quando Li ha avuto problemi a pagare l'ultima tranche per l'acquisto chiede aiuto al fondo Elliot, che diventa proprietario delle azioni.

Ma, carte alla mano, quelle lussemburghesi, i veri padroni sono i due finanzieri a capo della Blue Skies, D'Avanzo e Cerchione, società che controlla Rossoneri investment.

Quali sono le origini dei proprietari del Milan? La loro ascesa arriva da Napoli, nel 2006 quando acquistano crediti per 1,2 ml di euro dalla sanità campana, da aziende accreditate.

Crediti accumulate perché le Asl non pagavano, così farmacie e altre società dovevano rivolgersi a finanziarie, che pagavano loro i crediti ad un valore inferiore.

Le società creditrici sono finite in tribunale, i tribunali davano ragione alle finanziarie private: la sanità campana per ridare i soldi ai creditori ha dovuto fare tagli su personale e strutture che ancora oggi si sentono.

D'Avanzo e Cerchione sono intervenuti anche a Venezia per salvare il bar di Hemingway, il bar di Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ex consigliere regionale.

Cerchione e D'Avanzo sono stati legati alla finanziaria Sopaf, la finanziaria dove c'era dentro Galliani, ma né Galliani né Scaroni hanno accettato di parlare col giornalista di Report.

In Lussemburgo nel gennaio 2019 hanno istituito il registro dei titolari delle società, sia quelle giuridiche che quelle di persona: sarebbero andati incontro ad una multa da 1,2 ml di euro se non l'avessero fatto.

Come mai questi due finanzieri si dichiarano proprietari di più del 50% delle azioni del Milan in Lussemburgo, ma non lo fanno in Italia? Perché in Italia non abbiamo il registro delle imprese, nonostante ci fosse una direttiva europea in tal senso, per contrastare l'evasione.

L'acquisto della società Fila

Project pencil è la società, creata sempre in Lussemburgo, che controlla oggi la società Fila: l'avvocato che ha gestito la vendita (delle azioni di uno dei due proprietari) è sia avvocato del venditore che del compratore, sostiene Chianca, e i 50 ml usati per comprare la Fila dalla signora Candela, arrivano dalla banca Rotschild.

Un'operazione a somma zero, con 40ml che entrano ed escono: non si capisce il senso dell'operazione, al cui interno si ritrovano sempre le stesse persone, l'assessore che sta gestendo l'operazione stadio a Milano, i due consiglieri del Milan, l'avvocato che ha gestito la vendita della Fila.

Il registro delle imprese servirà ora, con l'epidemia per il covid, per impedire che pezzi del nostro paese finiscano in mano straniere.

23 novembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – i proprietari del Milan, i problemi della sanità piemontese

Roma e Milano al centro delle inchieste di stasera: la capitale d'Italia e quella morale (almeno così dicono), sulla prima si cercherà di scoprire il lato oscuro del corpo della polizia locale e quello che è il loro potere nell'influire nelle vicende della capitale.

Milano è la città che non si ferma: non si fermano i contagi e non si ferma nemmeno il cemento, per le prossime speculazioni edilizie che il comune milanese ha approvato. Come il nuovo stadio di Inter e Milan: chi è il vero proprietario della società calcistica?


Infine un servizio sulle app realizzate dalle regioni in concorrenza ad Immuni, soldi che forse avrebbero potuto essere spesi meglio per la sanità e i trasporti. E per trovare nuovi infermieri, quelli che mancano alla regione Piemonte.


I veri proprietari del Milan

Chi sono i veri proprietari del Milan? Luca Chianca ha provato a chiederlo a Scaroni, ex AD di Eni, indicato come presidente dal fondo Elliot, senza troppo successo:

Buongiorno, sono Luca Chianca di Report.

Eh appunto...

Uno dei progetti su cui sta lavorando la società calcistica milanese riguarda il nuovo stadio, che prenderà il posto di San Siro: sono due i progetti presentati da Inter e Milan, la cattedrale presentata dalla studio Populus e gli Anelli di Milano voluto dal consorzio Sportium, entrambi prevedono la costruzione del nuovo stadio sul prato, accanto al vecchio, che verrà in parte demolito.

Con chi sta trattando il comune di Milano e l'assessore Tasca: “io oggi ho un proponente che è l'AC Milan che ad oggi non è interdetta dall'esercizio dell'attività amministrativa e dall'altra ho l'FC Internazionale.”

Sono due SPA private: ma oggi sappiamo chi è il vero proprietario del Milan?

“La procedura prevede che io lo faccia oggi? No. La presunzione che si debba fare necessariamente qualcosa perché c'è un fumus, tutti i fondi hanno lo stesso tipo di problema.”

Dunque al comune nemmeno si sono presi la briga di risalire alla catena di controllo dell'AC Milan, di capire chi sta dietro il fondo: tutto parte con la vendita al cinese Li Yonghong  per 700ml, attraverso società offshore caraibiche e di Hong Kong.



Poi, prima dell'arrivo di Elliot, finisce tutto in Lussemburgo: Report aveva scoperto che qui si trovava la società controllante del Milan, la Rossoneri sport investment, che in un palazzo lussemburghese aveva la sede fiscale.

I registi dell'ingresso del fondo Elliot nel Milan sono due finanzieri, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione che oggi siedono nel CDA della società, hanno base a Londra mentre le società da cui dipende il club rossonero sono in Lussemburgo.

Quando arriva Elliot viene creata la società “Project Redblack” partecipata da due anonime del Delaware e da un'altra lussemburghese, la Blue Sky Financial Partners di D'Avanzo e Cerchione.

Per capirci qualcosa serve un esperto come Gian Gaetano Bellavia : la Project ha dato alla Rossoneri Sport 400ml di euro, forse sarà il fondo Elliot a darli.

“Tutti scrivono che c'è il fondo Elliot, ma io vedo dietro ad una catena societaria lussemburghese una società del Delaware, però la dichiarazione della controllante del Milan è che la maggioranza non è di Elliot, ma dei due finanzieri D'Avanzo e Cerchione”.

Sono loro i veri proprietari del Milan: il vero tema, ancora una volta è, da dove arrivano i soldi? Non si può sapere, sostiene Bellavia, perché queste costruzioni offshore sono fatte apposta per non mostrare la provenienza del fondi.

Report ha chiesto un'intervista a Scaroni e all'ex presidente Berlusconi, avranno avuto una risposta alle loro domande?

Quello che sappiamo è che l'origine della fortuna di questi due imprenditori deriva da dei crediti per 12 ml che alcune strutture private accreditate vantavano con la sanità campana, comprati nel 2006.

Ma il vecchio (e glorioso) Meazza è proprio da abbattere? Il professore del Politecnico Aceti ha proposto un progetto per recuperare lo stadio, trasformando il terzo anello in una galleria panoramica: “in questi volumi si possono collocare spazi polifunzionali quali spazi commerciali, ristoranti, musei, spazi sportivi e negozi di vario genere, può essere riempito con quelle funzionalità che sono quelle richieste agli stadi moderni.”

Il costo di questo progetto è circa 250ml di euro comprensivi anche dell'ammodernamento degli anelli sottostanti: nel progetto delle due squadre milanesi solo lo stadio costerebbe 600ml di euro.

Aceti ha proposto il suo progetto alle squadre che hanno risposto negativamente: forse il loro obiettivo non è avere uno stadio moderno, ma costruirne uno nuovo da zero con tutte le altre costruzioni a corollario.

La scheda del servizio: I PADRONI DI CASA di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

Chi è il vero proprietario del Milan? Se lo sono chiesti in tanti da quando Silvio Berlusconi l'ha venduto. Dopo la parabola misteriosa del cinese Mr Lì, oggi tutti parlano del Fondo Elliott ma in realtà i titolari effettivi delle società lussemburghesi che controllano il Milan sono due consiglieri di amministrazione del club rossonero, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione. Report lo scopre perché l'ultima direttiva antiriciclaggio, voluta dall'Europa, impone a ogni paese membro un registro dei beneficiari finali delle operazioni fatte dalle società e questo al di là di accordi privati, tra soci o azionisti per la governance di una società. Mentre l'Italia non ha ancora il suo registro, il Lussemburgo si è da poco adeguato alla normativa ed è lì che leggiamo chi sono i nuovi titolari effettivi del Milan, almeno sulla carta, con una quota di poco superiore al 50%.

Il lato nascosto dei vigili di Roma

Sono tanti e gestiscono un potere diffuso nella capitale: sono i vigili di Roma.

Report ha raccolto diverse testimonianze di persone che hanno subito minacce da parte dei vigili solo per aver fatto delle segnalazioni, tramite IoSegnalo, un sito e una App del comune di Roma dove un cittadino può inviare le sue segnalazioni, una novità introdotta alla fine del mandato dell'ex sindaco Marino.

“Chiederemo alle persone che vogliono collaborare e che si sono già accreditate sul portale di bombardarci di segnalazioni" – racconta in un vecchio servizio Raffaele Clemente comandante della polizia municipale dal 2013 al 2016.

L'idea dell'ex sindaco era giusta in un sistema sano, ma finisce presto, racconta il servizio: qualcuno dopo aver fatto delle segnalazioni viene minacciato di morte. E' un signore che ha dato la sua testimonianza in forma anonima e che racconta di una telefonata ricevuta di notte da una persona che conosceva il suo nome e cognome, che sapeva che aveva chiamato i vigili di zona (per una questione di parcheggi in doppia fila) e che lo minacciava, dicendo che sapeva dove abitava.


Perché a metà settembre questa persona una sera trova un biglietto attaccato al citofono, con nome e cognome, dove era scritto “hai fatto fare multe a centinaia di persone senza motivo ora ti bruciamo casa e diamo fuoco alla macchina.”

La procura di Roma ha scoperto che sono state tante le persone minacciate e denunciate dai vigili per interruzione del pubblico servizio: c'è un particolare di cui tener conto, chi svela l'identità dei denuncianti su IoSegnalo.

Report è venuta in possesso di audio di persone contattate da un comando dei vigili, dove uno di questi dice al segnalante che ha fatto troppe segnalazioni, “Lei come ha fatto ad avere il mio numero mi perdoni? Noi leggiamo tutto, noi siamo la polizia”.

Altra testimonianza raccolta da Daniele Autieri è quella di Augusto Proietti, di professione ambulante: un giorno qualcuno in Campidoglio (la sede del comune di Roma) gli fa sapere che se avesse voluto sistemare le sue licenze avrebbe fatto meglio a pagare.

Augusto non li ha pagati e ha denunciato la cosa in Procura e da lì è iniziato il calvario, una guerra: ha ricevuto multe per sette milioni di euro, lui e il figlio sono stati considerato i maggiori contravvenzionati d'Italia.

Il commerciante però ha fatto i ricorsi e li ha vinti tutti e nelle sentenze si condanna il comune al risarcimento del danno.

Per giorni i vigili, a volte la stessa persona, arrivavano da lui a chiedergli la licenza e, di fronte al suo alzare la voce, parte la denuncia (o la minaccia di denuncia) di oltraggio.

Augusto ha denunciato il tentativo di corruzione e abuso d'ufficio 11 vigili ma nel corso del procedimento giudiziario c'è un colpo di scena, gli agenti vengono prosciolti e lui viene a sua volta indagato per associazione a delinquere, concorrenza sleale. Ma l'accusa cade e l'ambulante viene scagionato già nel corso dell'udienza preliminare.

“Loro aspettavano che io reagissi, aspettavano che io glie davo 'na pizza in faccia così se buttavano per terra .. ”

Il 21 settembre scorso la Procura di Roma lo ha indagato per estorsione, concorrenza sleale e occupazione di suolo abusivo: secondo gli inquirenti l'ambulante avrebbe usato i metodi di un clan per governare il settore delle vendite su strada.

La storia è molto più complessa di come sembra: la procura ha denunciato anche dirigenti del comune che avrebbero favorito l'ambulante.

Nel servizio si parlerà anche del comandante dei vigili, Stefano Napoli, allievo dell'ex comandante Antonio Giuliani: quando a seguito di una indagine il primo nucleo è stato sciolto, Stefano Napoli fu protetto dall'allora comandante, perché Napoli lo ha aiutato a risolvere alcune situazioni imbarazzanti, come quella dell'11 settembre del 2011 quando Giuliani telefona a Napoli per un aiuto per l'onorevole Marsilio, in seguito fondatore di Fratelli d'Italia assieme a Giorgia Meloni e oggi presidente della regione Abruzzo.

“Stè, una cortesia .. mi sta bombardando l'onorevole Marsilio .. per via del vantaggio c'era stato un nostro intervento edilizio e c'era anche l'ufficio tecnico l'ufficio tecnico doveva mandare una relazione .. se me la puoi un attimino sollecitare ..”.

Pochi giorno dopo Giuliano segnala a Napoli una nuova questione: c'è un'altra persona da aiutare che arriva a nome di Matteo Costantini, un consigliere del primo municipio di Roma.

Report cercherà di capire quanto c'è di vero dietro queste denunce di corruzione, qual è il lato oscuro del corpo di polizia municipale e quale ruolo potrebbe aver avuto nelle guerre di potere nel comune della capitale.

La scheda del servizio: POTERE CAPITALE di Daniele Autieri in collaborazione di Federico Marconi

È uno dei Corpi di polizia cittadina più grandi d’Europa: oltre 6mila vigili con competenze che vanno dal decoro urbano alla verifica delle misure anti-Covid. Ma a dieci anni dalle prime denunce che portarono all’arresto del comandante generale del Corpo di polizia locale di Roma, Angelo Giuliani, il sistema di potere all’interno dei vigili urbani della capitale è ancora in piedi. Un sistema che permette agli agenti della Polizia locale di esercitare un controllo totale sulla città: sui commercianti, sugli imprenditori, sui politici, sugli stessi privati cittadini. Attraverso testimonianze e intercettazioni inedite, l’inchiesta ricostruisce i legami tra l’allora comandante Giuliani e l’attuale comandante generale Stefano Napoli, nominato alla guida del Corpo il 30 giugno scorso dalla sindaca Virginia Raggi. Parlano commercianti vittime di estorsione e cittadini minacciati di morte solo per aver segnalato troppe irregolarità, ed emerge per la prima volta il ruolo di alcuni vigili come fiancheggiatori dei clan nella conquista dei locali del centro di Roma. Un sistema così consolidato che è capace perfino di far tremare un sindaco, al punto da rendere lecita la domanda: quale è stato il ruolo dei vigili di Roma negli scandali che hanno portato alle dimissioni di Ignazio Marino?

La crisi per il Covid in Piemonte

Assieme alla Lombardia, il Piemonte preme per uscire dalla zona rossa: anche qui l'emergenza ha portato alla saturazione dei posti letti e all'emergere dei veri problemi della sanità piemontese (come anche qui in Lombardia), ovvero la carenza del personale.

La scheda del servizio: AAA INFERMIERI CERCASI di Chiara De Luca

La seconda ondata della pandemia di Covid-19 ha travolto anche la Regione Piemonte, che non si è fatta trovare pronta a gestire questa nuova emergenza. È soprattutto la carenza di personale infermieristico ad aver messo in difficoltà le strutture sanitarie a causa di bandi iniziati solo a fine ottobre.

Le app per il contact tracing

Questo servizio doveva andare in onda la scorsa settimana, ma l'aggiornamento sul servizio fatto sull'apertura delle discoteche in Sardegna l'ha fatto slittare a stasera. Regione che vai, app che trovi.

Non c'è solo Immuni, come app di contact tracing (di cui Report se ne era occupata la scorsa settimana): questa estate sono spuntate altre app create dalle regioni: in Sicilia è stata creata “Sicilia si cura” ed è stata rilasciata il 2 giugno e l'operazione porta la firma di Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione Civile chiamato dal presidente Musimeci a gestire la pandemia nell'isola per la fase 2.

“Una cosa è organizzazione ospedali per la rianimazione per il trattamento di casi gravissimi, un'altra cosa è organizzare un sistema informativo e preventivo per assicurare il maggior numero possibile di turisti in visita a quest'isola straordinaria” - sono le parole di Bertolaso durante la conferenza stampa del 3 giugno.

Per usare la app bisognava comunicare tutti i luoghi di permanenza sull'isola e anche aggiornamenti periodici sullo stato di salute.

Ma c'è un problema: come racconta il consigliere regionale De Luca del M5S, dell'app non se ne sa più nulla, “Si sa che ha ricevuto un sacco di critiche sull'app store, che non si riesce ad accedere, salta la password, ma soprattutto non si conosce quante persone l'hanno scaricata perché questo dato è sconosciuto.”

Questa è un app molto più invasiva di Immuni, “Sicilia si cura” può seguire gli utenti tramite gps: come spiega Nicola Bernardi presidente di Federprivacy, “un app di contact tracing non può avvalersi della localizzazione del gps degli utenti ma deve usare la minor quantità di dati personali possibile, deve usare i dati di prossimità, attraverso uno strumento ideale come è il Bluetooth e non il gps”.

Ma in caso di trattamento illecito, chi controlla e chi paga l'abuso? “L'autorità potrebbe anche decidere di stoppare oppure potrebbe anche sanzionare.”

L'app siciliana è stata programmata dalla Ies Solutions, una società romana con sede operativa nella silicon valley siciliana in provincia di Catania, si è aggiudicata 80mila euro di convenzione Consip.

Ma in regione pare che non sappiano queste informazioni, almeno a sentire l'assessore alla salute Razza: “non conosco la società, posso solo dire che ci siamo rivolti ad una convenzione Consip.”

Che rispondono in regione del tracciamento del turista?

“Il gps si attiva nel momento della richiesta di aiuto” risponde l'assessore alla salute, “per conoscere la posizione, siamo nell'ambito di una epidemia.”

Di chi è questa Ies Solutions: il 40% è di Massimo Cristaldi, cugino di Michele Cristaldi assessore al comune di Catania e figlio di Salvatore Cristaldi ex assessore in provincia ai tempi in cui a capo della provincia di Catania c'era Musumeci.

Allo stesso modo nell'altra isola meta del turismo, la Sardegna, si è fatta una sua app “Sardegna si cura”.

Un turista ha raccontato la sua esperienza a Report: si tratta di una applicazione di contact tracing che fa uso dei dati della posizione, tramite GPS.

Sardegna sicura doveva servire a monitorare gli ingressi e le permanenze su tutto il territorio regionale: per per entrare sull'isola serviva sia la registrazione al sito che scaricare questa applicazione.

Tuttavia coi contagi al rialzio, nessuno in aeroporto ha controllato la giornalista: “si tratta di un doppione dell'app immuni”, racconta il consigliere Li Gioi del M5S, “un doppione anche fatto male, perché non c'è mai stato in controllo negli aeroporti ”.

Dopo più di un mese e mezzo di attesa, l'assessore agli Affari Regionali Satta non ha voluto incontrare Report, che avrebbe voluto porre qualche domanda sulla app regionale.

Solo una breve telefonata in cui l'assessore spiega che la loro era una app concepita in anticipo rispetto ad Immuni. E il tracciamento della posizione (ritenuto illegittimo dal garante della privacy)?

“Non la definirei illegittima ” la risposta dell'assessore.

La scheda del servizio IMMUNI E LE SUE SORELLE di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Non solo Immuni: durante i mesi più bui della pandemia in Italia sono spuntate come funghi applicazioni di telemedicina per gestire i pazienti a distanza ma anche brutte copie dell'app di Stato: quelle di Lazio, Lombardia, Bergamo città, ora anche del Veneto di Zaia e soprattutto di Sicilia e Sardegna. App invasive, che spesso utilizzano il gps e che, in base alle ordinanze regionali, sembrano obbligatorie per poter andare in vacanza nelle due isole. Ma sono legittime? Se per Immuni il Garante per la privacy ha stabilito la volontarietà e l'uso del Bluetooth, le app regionali possono essere obbligatorie e tracciare i turisti col Gps? Tra affidamenti senza bandi e bug tecnologici, erano proprio necessarie altre app fatte a spese dei contribuenti?