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24 febbraio 2015

La monetizzazione dei diritti

Riporto un pezzo dell'intervista del segretario CGIL Camusso a La Repubblica domenica scorsa: si parla di jobs act (il giorno atteso da anni ....), di posti di lavoro e di articolo 18.
Laddove si stabilisce che un comportamento pur illegittimo (il licenziamento senza giusta causa), viene legalizzato o meglio, monetizzato.

Parleremo del Nuovo Statuto. Renzi, intanto, ha detto che quella di venerdì è stata una “giornata storica” con l’abolizione dell’articolo 18 e la cancellazione delle false collaborazioni. Lei condivide? 
« Ahimè si. È stata una giornata molto negativa per le decisioni prese, per la filosofia che si è affermata, per il rapporto che si è stabilito con il Parlamento. Per i diritti, per i Lavoratori, per i giovani è una giornata da segnare in nero, mi auguro che sarà al più presto cancellata . Eppure, nel decreto c’è scritto che “il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro». 
Non è la richiesta della Cgil? 
«Certo, ma quello che hanno realizzato non è un contratto a tempo indeterminato. Per noi il rapporto di lavoro porta in sé le tutele e il riconoscimento delle libertà dei lavoratori. La monetizzazione crescente non è un rapporto di lavoro nel quale si realizza la libertà del lavoratore. C’è piuttosto lo stato di perenne condizionamento, la costituzione di uno stato servile e non paritario». 
Lei parla di uno stato “servile” del lavoratore perché è stato abolito il diritto al reintegro. Ma l’articolo 18 si applicava e si applica ai lavoratori già assunti solo nelle aziende con più di quindici dipendenti. Tutti gli altri sarebbero già oggi in condizioni di servilismo? 
«La questione, come abbiamo sempre detto e come ha sempre affermato la giurisprudenza, è l’effetto deterrente che l’articolo 18 dispiegava non mi puoi licenziare ingiustamente perché mi posso difendere. Ora, con la stessa filosofia della soglia del 3 percento per  l’evasione fiscale, si stabilisce che è accettabile un comportamento anche se illegittimo. Questa sì è davvero una rivoluzione o meglio una contro-rivoluzione. Ed è contro i soggetti più deboli». 
La tesi del governo è che il superamento dell’articolo 18 toglie ogni alibi alle imprese e dunque offre più opportunità di lavoro ai giovani. Non vale la pena accettare meno diritti e più lavoro? 
«Ci sarebbero più opportunità di lavoro se qualcuno si occupasse di creare lavoro. E’ che nessuno lo fa. Rimane sempre lo stesso bacino di tre milioni di disoccupati e del 40 percento di giovani senza lavoro. Se solo si sbloccasse quella follia della legge sull’età pensionabile si determinerebbero 400 mila assunzioni senza bisogno di falcidiare i diritti, demansionare i lavoratori e creare precariato mascherato. Renzi sbandiera il vessillo del primato della politica e poi delega tutto alle imprese». 
E se fosse vero che con il decreto 200mila finti collaboratori saranno assunti, come ha detto Renzi, con un contratto a tempo indeterminato? 
«Ecco: questo è il tipico modo di costruire una notizia Tutti danno per scontato questa operazione ma nessuno andrà a verificare cosa, come e se si realizzerà. Ad esempio, dove sono i vincoli c h e permettono a un giovane collaboratore di chiedere la trasformazione del suo contratto? Non c’è niente. E in più tutti i contratti precari escono indenni dal decreto».

25 marzo 2012

Scalfari- Camusso: il simbolismo che non c'è


Botta e risposta tra Scalfari e Camusso: nel suo editoriale di oggi il giornalista attaccava la sindacalista per la sua posizione estremista in difesa di un simbolo. Difesa che potrebbe portare il paese allo sfascio (se cade il governo, cade il mercato, sale lo spread... ).
Peccato che qui, ad assumere una posizione poco dialogante (su una riforma che è è in discussione da appena un mese) sia stato anche e soprattutto e il governo.
E che anche i sindacati non Cgil (Ugl, Cisl e Uil) si dicono scettici nei confronti dell'abolizione dell'articolo 18.


Scalfari, provocatoriamente si chiede se la Camusso è favorevole o meno al modello tedesco: "abbia il coraggio di dirlo in pubblico: darebbe la forza a tutti quelli che vogliono arrivare alla sintesi tra i due simbolismi contrapposti".


Eccolo accontentato: intervitata da Lucia Annunziata, il segretario della Cgil ha spiegato come "il modello tedesco è una ipotesi utile".
Ora la palla passa al governo e al parlamento. Sperando che si smetta di concentrare il fuoco su Cgil, Fiom e quelli "che pensano solo gli interessi di bottega" (sempre Scalfari).