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23 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – il mancato diritto allo studio, le piste dietro la Uno Bianca, gli allevamenti di polli e il caso dell’ispettore di Bankitalia

L’ispettore troppo solerte

Ad essere troppo zelanti nel fare il proprio dovere si rischia il posto.

È quello che è successo a Carlo Bertini, l’ispettore di Bankitalia che aveva denunciato , e raccontato anche a Report, come funzionavano le cose in MPS sulla vendita dei diamanti.

LAB REPORT: L'ISPETTORE

di Emanuele Bellano

collaborazione di Chiara D'Ambros, Madi Ferrucci

L’ispettore di Banca d’Italia Carlo Bertini aveva raccontato in un’intervista a Report di aver subito pressioni e comportamenti vessatori durante un’indagine sulla vendita di diamanti da parte di Monte dei Paschi di Siena. Oggi, a cinque anni da quella denuncia, non lavora più presso l’istituto. Che fine hanno fatto il procedimento penale per truffa relativo alla vendita dei diamanti, gli approfondimenti della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche e la segnalazione presentata all’Anac per la tutela dei whistleblower? La vicenda solleva interrogativi sulle conseguenze affrontate da chi decide di segnalare presunte irregolarità.

Il diritto allo studio


Il terremoto del 6 aprile 2009 a l’Aquila uccise 309 persone e oltre 1600 feriti. Gli sfollati furono 65 mila: persone costrette ad abbandonare le proprie case distrutte o messe in serio pericolo dalle scosse. Queste colpirono anche le scuole del capoluogo, decine di strutture furono distrutte o rese inagibili e sostituite poi con moduli provvisori o MUSP.
Così provvisori che ancora oggi, 17 anni dopo, sono usati dagli studenti costretti a studiare dentro container.

“Dovevano durare solo 5 anni” spiega Massimo Prosperococco del comitato scuole sicure, siamo fuori tempo massimo. Chi garantisce agli studenti aquilani il diritto allo studio, i container danno un senso di precarietà ai ragazzi, “ci si sente spaesati” racconta Marcello Masci dirigente dell’Istituto Gianni Rodari. In questi anni migliaia di ragazzi sono cresciuti e si sono diplomati studiando nei moduli provvisori senza aver mai visto una scuola in muratura, senza una palestra, una biblioteca o un laboratorio.

“Noi insegniamo in una scatola di latta” aggiunge Silvia Frezza insegnante, “ci sono infiltrazioni di acqua, ci sono rigurgiti di fogna, tapparelle che si rompono in continuazione, non c’è traspirazione, quindi caldissimo d’estate e freddissimo d’inverno. Non ci sono le condizioni di salute ottimali per tenere 8 ore al giorno migliaia di alunni e di alunne..”

Il piano di ricostruzione delle scuole prevede interventi in 18 istituti tra ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni e scuole da fare ex novo. Ma a 17 anni dal terremoto ne sono stati ultimati solo quattro.


Ma anche a Palermo gli studenti non se la passano bene: ogni anno a Palermo l’amministrazione spende 6 ml di euro per affittare edifici adibiti a scuole, che di scuole hanno ben poco perché sono poco più che edifici fatiscenti. Il comune paga degli affitti esagerati aduna società di proprietà del costruttore Vassallo, quello del sacco di Palermo, genero di un capomafia. E questa storia va avanti da quasi 66 anni – racconta l’assessore regionale Ismaele La Vardera. Tutto nasce negli anni 70 quando su Palermo arrivarono enormi finanziamenti per edifici scolastici che non venivano realizzati per lungaggini burocratiche. E così lo stato doveva ricorrere al salvatore della patria Vassallo. Che nel frattempo aveva ricevuto da Ciancimino le licenze edilizie per costruire i palazzoni che hanno abbruttito la faccia di Palermo.

Sebbene non sia mai stato condannato, la commissione antimafia nel 1993 parlò apertamente di compromissione con la mafia. Piersanti Mattarella nel 1979, poco prima di morire, disse che se avesse toccato il sistema della locazioni per le scuole, avrebbe potuto morire.

Come avvenne nel giorno dell’Epifania del gennaio 1980.

Quante vale in Italia il diritto allo studio? E quanto sono sicure le nostre scuole?
Report racconterà del crollo della scuola s San Giovanni di Puglia in Molise il 31 ottobre 2002 per una scossa di terremoto: morirono 27 bambini e una maestra. Nonostante al processo emersero gravi carenze strutturali, norme edilizie non rispettate, nessuno pagò per questa tragedia. A Torino il 22 novembre 2008 per un crollo di un controsoffitto in una scuola causò la morte di uno studente diciasettenne e il ferimento di altri ragazzi. Le indagini scoprirono che la causa del crollo era la mancata manutenzione nelle scuole. Da allora il 22 novembre è stata dichiarata giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, ma nei fatti nulla è cambiato. Tra settembre 2024 e settembre 2025 sono stati registrati 71 crolli negli istituti scolastici, un numero in aumento rispetto al 2023 quando ne erano stati registrati 69. Il rapporto di Cittadinanzaattiva sulla sicurezza nelle scuole evidenzia anche 78365 infortuni capitati agli studenti, 7400 in più rispetto all’anno precedente. Nelle scuole che dovrebbero essere i luoghi più sicuri mancano di fatto gli interventi di manutenzione ordinaria come non vengono fatti nemmeno interventi straordinari – racconta a Report la segretaria di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino, “soprattutto non c’è un’attenzione continuativa a quelli che sono gli elementi più deboli strutturalmente di una scuola, che sono soffitti, solai, controsoffitti”

La scheda del servizio: SCUOLE DI LATTA di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

A diciassette anni dal sisma dell’Aquila, più di tremila studenti frequentano ancora lezioni nei container. Intanto, in molte scuole italiane si registrano episodi di degrado strutturale, controsoffitti che cedono e edifici dichiarati inagibili. Tra ritardi burocratici, mancanza di fondi e rimpalli di responsabilità tra enti locali e istituzioni, migliaia di studenti continuano a studiare in condizioni precarie.

Le piste nere dietro la Uno Bianca

Cosa c’è dietro la Uno Bianca – avevano chiesto a Fabio Savi in una intervista, dopo il processo e la condanna. “Dietro la Uno bianca c'è soltanto i fanali, il paraurti e la targa ” fu la risposta. Come a dire, siamo solo noi i responsabili delle rapine, degli assalti ai supermercati, di quelle morti (24 persone uccise e 103 ferite), molte delle quali ancora inspiegabili (come la strage al Pilastro).

La vicenda della Uno Bianca copre gli anni dal 1987 al 1994, con l’arresto della banda, cinque dei quali erano poliziotti in servizio, oggi in carcere.
Le indagini furono caratterizzare da molti depistaggi, come accaduto nelle indagini avvenute, negli stessi anni, sulle stragi di mafia.

A 30 anni di distanza ci sono nuove piste investigative, tali da ver indotto la Procura di Bologna a riaprire le indagini.
Ne parlerà domenica Report col servizio di Paolo Biondani: l’ex generale dei carabonieri Michele Riccio racconto di una telefonata ricevuta nel 1996 da un legale genovese dove racconta di un suo assistito, ex ufficiale dei carabinieri detenuto a Peschiera, che era entrato in contatto con Alberto Savi e ne aveva acquistato la fiducia. Savi – racconta il carabinieri – stava maturando l’intenzione di collaborare con la giustizia, avrebbe parlato delle connivenze con la Questura e dei servizi segreti. Riccio fece una relazione di servizio e la consegnò al generale Mori, suo superiore al Ros.

L’ex generale Mori, sempre assolto nei processi in cui è stato imputato, è oggi indagato a Firenze per la strage avvenuta nel 1993 per i reati di strage e associazione mafiosa perché non avrebbe impedito le stragi del ‘93 pur sapendo in anticipo che sarebbero avvenute.

Biondani fa una rivelazione rimasta nascosta per 34 anni: al centro ci sarebbe un ex agente del Sismi, Luigi Baratiri. Era un collaboratore dei servizi, portava in giro armi, si spacciava per un trafficante (erano gli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino), per poi arrestare gli eventuali acquirenti.

Cosa c’entrano assieme queste due storie? Anni fa era uscito un libro per Chiarelettere, “L’Italia della Uno Bianca” scritto dal magistrato Giovanni Spinosa: il magistrato si era chiesto come mai la mafia, in quegli anni in cui aveva cambiato strategia nei confronti dello stato, con le bombe, coi ricatti, non avesse mai fatto attentati in Emilia Romagna. E se i delitti della Uno Bianca fossero una sorta di braccio armato della mafia per creare terrore nelle banche, negli uffici postali nelle strade?

Dietrologia? Beh, allora come si spiegano le rivendicazioni fatte dalla sigla “Falange armata”, la stessa che rivendicò le stragi di mafia nella stagione 1992-93, che dietro aveva i servizi?

Ancora una volta, una pista nera dove tutto si confonde, la destra estrema, pezzi dello stato, la mafia..


La pista nera che Report aveva raccontato lo scorso anno nell’anniversario della strage di Capaci, col racconto del pentito Lo Cicero che aveva parlato della presenza di Stefano Delle Chiaie a Capaci nei giorni della strage. Lo Cicero ne parlò col magistrato Donadio che scovò nell’archivio della Direzione Nazionale Antimafia la nota informativa del capitano Cavallo sparita da anni. Report aveva ricevuto da un anonimo l’audio del colloquio segreto tra Donadio e Lo Cicero: “era lui che ci mise nella testa a cosa nostra delle stragi” dice Lo Cicero che conferma anche la presenza di Delle Chiaie proprio a Capaci mentre si preparava la strage. E dietro Delle Chiaie chi c’era?

La scheda del servizio: LE PISTE NERE di Paolo Mondani

Collaborazione Roberto Persia

E se la pista nera non fosse una, ma due? Se il coinvolgimento di esponenti dell’eversione neofascista nella strage di Bologna è stato accertato da sentenze definitive, restano ancora aperti numerosi interrogativi sugli omicidi e le stragi avvenuti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Le uova nei ristoranti

Dopo le inchieste sugli allevamenti intensivi dove spesso non vengono rispettare nemmeno le minime norme igieniche, dopo l’inchiesta sui macelli (Bervini a Mantova) dove si impacchettano anche pezzi di carne andata a male, domenica sera Giulia Innocenzi parlerà degli allevamenti di polli. Dove si massimizza il profitto a discapito della qualità di vita degli animale e anche della nostra salute.

“Dobbiamo lavorare tutti assieme affinché finiscano le forme di demonizzazione nei confonti di alcuni reparti produttivi ” - così parlò il segretario di Coldiretti rivolgendosi all’amica Giorgia Meloni: ce l’ha con Report e i suoi servizi contro gli allevamenti intensivi. Basta con la demonizzazione di chi maltratta gli animali, li imbottisce di medicinali, non rispetta le norme igieniche. “LA nostra zootecnia è la più sostenibile nel mondo” ha continuato Prandini, “dobbiamo far chiudere queste trasmissioni? Sappiamo che non è possibile” eh, i bei tempi quando c’era LUI. Prandini pretende una trasmissione di lode ai suoi associati in prima serata Rai, su Telemeloni.

Peccato che non si tratti di poche mele marce, come vuole fare intendere PRandini

La scheda del servizio: LIQUIDO MAGICO di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Qual è lo stato delle uova che vengono lavorate e destinate a pasticcerie e ristoranti?

Report è entrato in possesso di immagini esclusive provenienti dallo stabilimento Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, al centro di una denuncia presentata da 58 lavoratori. A Lozzo Atestino, in provincia di Padova, cittadini e amministrazione comunale contestano inoltre il progetto di ampliamento dell’allevamento Fattorie Menesello — già oggetto di una precedente inchiesta di Report — che, secondo il piano presentato, potrebbe arrivare a ospitare fino a 1.300.000 galline, cioè oltre 600 ad abitante.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 febbraio 2019

Nel frattempo, nel paese succedono cose


Mentre si discute di Sanremo e dell'esportazione della democrazia in Venezuela e della guerra italo francese, qui in Italia stanno succedendo cose dagli effetti forse irreversibili, di cui sarebbe bene discutere.

Per esempio l'uscita infelice del ministro dell'istruzione Bussetti sugli insegnanti e sulle scuole al sud: infelice perché esce in un momento in cui le regioni del nord stanno ottenendo da questo governo (e anche con la complicità dell'opposizione col loro silenzio assenso mi sembra) nuovi poteri e nuove risorse.
Mi riferisco alle centrali idroelettriche (di cui buona parte al nord) la cui proprietà passerà dallo Stato alle regioni.
Regioni che ora gestiscono già sanità e trasporti e che nel futuro chiederanno anche l'autonomia scolastica (ovvero le assunzioni degli insegnanti e magari i programmi), un pezzetto di sicurezza.
E' questo il modello di Stato e di regioni che vogliamo? Trenord non si è mostrata più efficiente di Trenitalia, lo dico da pendolare.

C'è poi tutto il capitolo del mondo del lavoro, dei lavoratori poveri e della riforma sul reddito di cittadinanza (di cui ci ha parlato Presadiretta lunedì scorso senza suscitare molte reazioni, purtroppo).
Come nel passato, le persone andate ieri a Roma per la manifestazione unitaria dei tre sindacati sono stati accusati (in rete) di essere stati pagati per farsi una gita. E' dai tempi di Berlusconi che sento queste battutine ..

Peccato che la questione povertà, che si intreccia in modo disgiunto con la questione lavoro (che non c'è o che comunque non è ben pagato o sicuro), sia tremendamente importante, è una bomba sociale che deve essere affrontata con rispetto da tutti.
Questa formula di reddito di cittadinanza cerca di colmare i due problemi ma partirà tra mille difficoltà.
Il lavoro non si crea dando incentivi ma puntando anche su investimenti pubblici (oltre che su istruzione e ricerca, ma abbiamo capito che i soldi al sud forse non arriveranno).
Significa che non esiste solo il TAV tra le grandi e piccole opere.
Significa che dovremmo alzare lo sguardo e pensare a tutto il paese.

Giorgio Meletti oggi sul FQ raccontadella Torino Lione tirando in ballo la macchina del tempo: sentiamo cioè ripetere oggi le stesse frasi di venti anni fa, pari pari. Eppure il mondo è cambiato, la linea Lisbona Kiev non si è fatta e la Francia è cresciuta più di noi.
Colpa del TAV che non si è fatto? O colpa del fatto che in Italia un gruppo di cinquanta sessantenni ripetono le stesse fesserie sentite tanti anni fa. E il mondo va avanti.

Ma se il mondo va avanti, pare che certe istituzioni di garanzia, Consob e Bankitalia, debbano rimanere sempre ferme.
Inutile ripetere che sulle crisi bancarie entrambi gli enti, assieme ai nostri banchieri, abbiamo delle colpe enormi.
Inutile ripetere che sono enti di garanzia che dovrebbero rimanere distanti dai pariti (che pure hanno flirtati coi banchieri di cui sopra).
Ma mi sembra ipocrita sentir parlare di attacco senza precedenti oggi, quando già Visco (Bankitalia) era stato attaccato da Renzi che aveva presentato una mozione parlamentare. E poi Visco rimase al suo posto.
E mi sembra ipocrita da parte di DiMaio e Salvini accontentarsi della testa di Signorini nel direttorio di Bankitalia e poi accettare la nomina di Savona (con le incompatibilità del caso) alla Consob.
Forse erano tutti timorosi che Minenna avrebbe portato ad una vigilanza più efficace?

Infine due parole sulla sparatoria a Roma che ha coinvolto il nuotatore Manuel Bortuzzo, che con le sue parole ha dimostrato una forza e un coraggio incredibile.
Non si può rischiare la pelle (e il rischio di non camminare) perché due criminali si sono sbagliati.
Anche questa dovrebbe essere sicurezza, non solo lo sbarco dei migranti o le ong accusate di connivenza coi trafficanti.

Ps: venerdì scorso il giudice emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky era ospite a Propaganda Live, dove ha parlato del governo. Prendendosi, dai rancorosi abitanti dei social, l'accusa di aver favorito e sostenuto questo governo, per il suo sostegno al no alla riforma costituzionale del governo Renzi.

Ha proprio ragione Meletti, molte persone vivono come nel film “Il giorno della marmotta”.

01 dicembre 2017

Colpa d'Alfredo

Per disinnescare la bomba della crisi bancaria val bene una mezza verità: l'audizione del procuratore di Arezzo Rossi (che aveva seguito  l'inchiesta sul crac della Banca Etruria pur essendo anche consulente del governo Letta e Renzi) ha scatenato uno dopo l'altro i deputati PD renziani felici di aver trovare il colpevole della crisi della banca aretina.
Non il maggiordomo ma il mancato controllo di Bankitalia.
Meschini, non si rendevano conto del cortocircuito del loro ragionamento: se fosse solo colpa di Bankitalia (che spingeva affinché la Popolare di Vicenza (Bpvi)  si prendesse Etruria), significa che il management di Etruria o non si era accorto, non sapeva, non poteva fare nulla (allora a cosa serve avere un cda, un presidente?).


Oppure le cose sono andate in modo diverso: lo racconta Il fatto quotidiano oggi "Le spinte di Via Nazionale e le amnesie del procuratore"
LA TELEFONATA. Il 3 febbraio 2015, una settimana prima del commissariamento di Etruria, il vicepresidente Pier Luigi Boschi viene intercettato al telefono con il direttore generale di Veneto BancaVincenzo Consoli. Boschi dice: “Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”.La figlia è Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme. Il presidente è Matteo Renzi. Il procuratore Rossi ha detto, rispondendo a Carlo Sibilia (M5S), di non saperne niente. L’intercettazione “non risulta” agli atti della sua inchiesta sulla bancarotta di Etruria. Per Rossi forse “si tratta di accertamenti disposti dalla Procura di Vicenza di cui non ci ha reso partecipi”. In realtà l’intercettazione l’ha fatta la procura di Roma, che indaga su Veneto Banca e non gliel’ha segnalata.
Insomma, nell'epoca delle fake che tanto preoccupano il PD, proprio questo partito si gioca ad una narrazione della realtà come più fa comodo.
Di chi è la colpa della crisi bancaria? Colpa d'Alfredo che coi suoi discorsi seri ...

27 maggio 2015

L'Italia riparte .. e gli italiani?

Abbiamo capito ieri, dal discorso del presidente Visco agli azionisti, che in Bankitalia non ci sono gufi.

“L’aumento del Pil nel primo trimestre interrompe una lunga fase ciclica sfavorevole; proseguirebbe nel trimestre in corso e in quelli successivi”.
E' un condizionale, perché non si può mai sapere, ma è un'uscita che si inserisce nella narrazione della luce in fondo al tunnel.

“Con il consolidarsi della ripresa l’occupazione potrà crescere” - dice Visco - la ripresa è vicina, a portata di mano. Ma per raggiungerla serve andare avanti con le riforme, come ci ammonisce il governo. Servono le riforme per fare le riforme e uscire dalla crisi ...
La crscita dell'occupazione, con veri posti di lavoro nuovi, ancora è da certificare.
E le riforme a contrasto di corruzione ed evasione, della scarsa concorrenza di un sistema bancario e industriale basato sulle amicizie (e non sul merito) dobbiamo ancora valutarle.
Ma bisogna essere ottimisti: allora meglio non ricordare alla platea di banchieri e potenti vari i vari scandaletti nelle banche, come MPS e BNL.
Non ricordare che grazie al decreto (approvato con la ghigliottina) per le azioni di Bankitalia costeranno al pubblico altri 340 ml, per la rivalutazione delle quote in mano alle banche.
E che la nascita della bad bank, per mettere al sicuro le banche dai crediti inesigibili, finirebbe sul groppone dello stato (e dei conti) per la garanzia che dovrebbe metterci sopra.

All'assemblea degli azionisti era presente anche il presidente Todini (ex Rai, ex FI ... che non è capitalismo di relazione): anche per lei, nessuna domanda imbarazzante sullo spionaggio delle Poste (l'inchiesta di Antonio Massari del FQ).

Giorgio Meletti sul FQ:
“Con il consolidarsi della ripresa l’occupazione potrà crescere”. Come dubitarne? Un anno fa, Visco pronunciò le sue Considerazioni finali all'indomani del trionfo renziano alle elezioni europee, nel  segno dei famosi 80 euro in arrivo. Il suo commento fu glaciale: i consumi delle famiglie, disse,“potranno trarre beneficio dagli sgravi fiscali di recente approvazione, ma non diventeranno forza trainante di ripresa senza un duraturo aumento dell’occupazione”. Ieri, pur in assenza di un duraturo aumento della ripresa, il governatore si è mostrato soddisfatto: “Anche in Italia, pur in un quadro più debole di quello dell’area, si è avviata la ripresa. All’accelerazione delle esportazioni si accompagna un recupero della  domanda interna. Prosegue il rialzo della spesa delle famiglie, soprattutto per beni durevoli, anche grazie alle migliori  prospettive del  reddito  dispo-nibile”.Un anno fa i rapporti tra Palazzo Chigi e Bankitalia erano tesi. All’atto della nascita del governo Renzi il governatore tentò in tutti i modi di sponsorizzare la conferma al ministero dell'Economia di un uomo targato Bankitalia come l'ex  direttore generale Fabrizio Saccomanni. Il sindaco di Firenze invece voleva un ministro politico, e andava forte il nome di Graziano Delrio. Alla fine Renzi mise la firma sul nome di Pier Carlo Padoan. Ma uno dei primi atti del nuovo esecutivo fu il tentativo di imporre anche a Bankitalia il tetto retributivo dei 240 mila euro fissato per i dirigenti pubblici. Visco, spalleggiato energicamente dal suo predecessore e governatore della Bce Mario Draghi,si appellò efficacemente all’autonomia della banca centrale. Dopo sei mesi di tira e molla si abbassò lo stipendio da 495 a450 mila euro. Il vento  è cambiato.   
Adesso che, crocianamente, “non possiamo non dirci renziani”, anche il governatore aderisce allo spirito del tempo: “È stato un anno di scelte impegnative i cui primi risultati, importanti ma fragili, vanno difesi con determinazione”. Scelte impegnative. Il miracolo sembra essersi compiuto: Un anno fa Visco parlò di riforme urgenti che risultavano sostanzialmente inevase dai governi precedenti di Enrico Letta e Mario Monti: “La ripresa stenta ad avviarsi, rendendo pressante l’esigenza di procedere nell’azione di riforma”.IERI  LA MUSICA è cambiata radicalmente: “Per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo del Paese è stata avviata un’azione di riforma, riconosciuta a livello internazionale da istituzioni e mercati; per non deludere le aspettative di    cambiamento occorre allargarne lo spettro e accelerarne l’attuazione”. 
È vero che lo stesso governatore av-verte, a proposito del Jobs Act,che “una valutazione compiuta degli effetti diquesti  provvedimenti  è prematura”. Ma non importa. L'azione di riforma è riconosciuta a livello internazionale, e Visco si unisce al coro. Non sia mai che qualcuno lo chiamasse “gufo”.Twitter@giorgiomeletti
L'Italia riparte, e gli italiani?