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10 giugno 2026

D’estate e di morte di Romano De Marco

PROLOGO

Me lo ricordo bene il giorno in cui scoprii il senso della vita. Avevo dieci o undici anni, non saprei dire la data esatta, ma il periodo doveva essere quello, all’inizio della scuola media. L’illuminazione la ebbi da adolescente, leggendo un fumetto. Era una storia di Nick Fury, in appendice a un albo della Editoriale Corno.

Cos’è la morte? “Semplicemente”, la cessazione dell’esistere. Alzarsi la mattina, mangiare, lavorare, incontrare delle persone, far finta di essere interessato alle loro storie. Insomma, la morte è la fine di quella recita che noi mettiamo in atto tutti i giorni e che chiamiamo vivere la nostra vita.

Quella vignetta fu come un colpo di maglio allo stomaco. È di questo che si tratta, continuavo a ripetermi, quando muori, semplicemente cessi di esistere.

Romano De Marco in questo romanzo abbandona il noir, per raccontarci una storia “nera” con al centro un gruppo di amici, cresciuti assieme negli scout e la cui vita è cambiata improvvisamente, e in modo drammatico, un giorno di luglio nel 1982, l’anno dei mondiali. Ma anche l’anno del tremendo delitto della Maiella, come venne poi raccontato dalla stampa, anche in modo morboso. È la storia dell’omicidio di Paola, la giovane scout violentata e uccisa da un pastore di origini albanesi mentre stava compiendo la sua esperienza di vita, passare una notte da sola lontana dai compagni, su un campeggio sui monti della Maiella, per ripetere l’esperienza di Gesù nel deserto.

Questa storia è raccontata in prima persona da Enrico, che all’epoca era anche fidanzato di Paola: come ogni anno passerà la sua estate a Ortona, suo paese Natale, i vecchi compagni del gruppo scout hanno organizzato una commemorazione in ricordo di Paola.

Enrico è oggi un quasi sessantenne, ben in forma, dirigente in una banca milanese, città dove si è trasferito e dove vive assieme alla moglie Matilda, anche lei nello stesso gruppo scout e la figlia Chiara, con cui ha un rapporto complicato per la distanza generazionale.

No, questa commemorazione, questo re incontrarsi dopo tanti anni, costa molto ad Enrico: in questi anni ha fatto di tutto per dimenticarsi della morte di Paola, del dolore per la perdita della fidanzata, del dolore per la scoperta del vuoto della morte.

«Non c’è niente di bello in quella storia, Chiara. Ci abbiamo messo quarant’anni a dimenticarcela, e ora qualcuno ha deciso che dobbiamo ritrovarci tutti insieme, noi che l’abbiamo vissuta, per ricordarcela».

È stato bravo ad imparare ad indossare la sua maschera, Enrico: quella del buon padre di famiglia, scrupoloso sul lavoro (che gli causa anche problemi di pressione), premuroso con la moglie Matilda. Attento ai problemi degli altri, come la sorella Lavinia. E dovrà indossarla anche con i vecchi compagni di scout, con cui ha condiviso i giorni di quel maledetto campo scout dell’estate del ‘82. Per recitare la parte della persona ancora addolorata da quella morte tragica.

Odio sentirmi dire queste cose, odio tutti e odio tutto. Soprattutto, odio essere costretto a ricordarmi di Paola, di quello che le è successo quarant’anni fa.

Ma questa commemorazione riserva a tutti una sorpresa che scombussolerà le loro vite: alla messa celebrata da don Patrick, il prete che li accompagnava sul campo, compare anche Franca, ex scout anche lei, che però a differenza degli altri componenti del gruppo aveva preso una “brutta strada” della droga.

E poi accade l’irreparabile. La porta della sede si spalanca ed entra una donna. È smunta, indossa una veste colorata sformata e lunga fino ai piedi, e dei sandali da frate che devono aver visto giorni migliori.

Si mette a gridare davanti a tutti, Franca, gridando il suo sdegno per l’ipocrisia di tutti: no, la storia della povera Paola uccisa dal pastore è solo una bugia messa in piedi per nascondere i vizi privati delle persone che erano con lei in quel campo sulla Maiella.

Sapete che cosa vi devo dire? Che la storia come la raccontate voi, la storia di quarant’anni fa, è tutta una bugia. È tutta una presa per il culo. E voi siete dei grandissimi ipocriti.

Si apre un tarlo nella mente di Enrico. È vero, il pastore albanese (l’assassino perfetto per l’opinione pubblica) era stato trovato sporco di sangue, ma c’erano dei pezzi di quella storia che non si incastravano bene. Franca era a conoscenza di qualche segreto di quella notte maledetta? L’assassino era forse uno del gruppo?

La prima parte del libro è come una molla, che si carica preparando il terreno al secondo, un interludio dove si torna indietro nel tempo, all’estate del mundial, ai preparativi per il campo sulla Maiella. Le paure di questi ragazzi, il cui carattere stava già emergendo - il leader, la ribelle - i loro segreti. Fino alla notte del delitto, la scoperta del corpo della povera Paola, la rivelazione che qualcosa cambiava per sempre nella vita

.. Patrick porta le mani alla bocca, poi si copre il viso e cade in ginocchio. Ci alziamo tutti insieme e corriamo verso di lui. Sarà una distanza di venti o trenta passi, non di più. Anni dopo, guardando indietro, ricorderò quella breve corsa come il momento in cui la mia vita è cambiata per sempre.

La sfuriata di Franca e le accuse di complicità sul delitto di Paola scombussolano la vita di Enrico, e delle persone accanto: cosa è successo quella notte, chi sono veramente le persone del gruppo scout, che credeva degli amici? Comincia così una sua indagine, andando anche ad incontrare il vecchio maresciallo che aveva seguito le indagini. Andando anche a ripercorrere le sue scelte, le sue azioni, andando a rivedere con occhi diversi i suoi amici, la sua stessa esistenza.

Ma che fare, poi, una volta arrivato alla verità? Rimettere in discussione la sua vita, quella maschera di buon padre di famiglia – lavoratore scrupoloso – marito premuroso?

Forse è da pazzi passare troppo tempo a rimuginare sugli errori fatti, sulle scelte sbagliate, sul male che abbiamo provocato. Tanto, nell’universo non cambia nulla. La recita collettiva deve andare avanti, non può permettersi pause.

D’estate e di morte è un romanzo duro che parla della nostalgia del passato, sulla fragilità dei rapporti tra le persone, quelle che noi chiamiamo amici e che in realtà sono solo “comparse” dentro la nostra vita, come macchie del paesaggio che vediamo sfrecciarci accanto quando guidiamo in macchina. Una casa, un bosco.. le vedi dal finestrino e dopo pochi minuti te ne sei dimenticato.

La scheda del libro sul sito di 66thand2nd

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28 agosto 2025

Città di polvere di Romano De Marco



Prologo

Sfuggire all’inferno ed essere costretti a tornarci non è come la prima volta. È molto peggio. Questo inferno ha il nome di carcere di Canton Mombello, a Brescia.

La polvere che da il titolo al libro è la cocaina, la droga consumata dai manager rampanti per continuare a supportare lo stress del lavoro, da professionisti famosi per rendere più “allegra” una serata: una droga consumata in modo trasversale da ricchi e meno ricchi, droga che arriva a quintali dal sud del mondo e che imbianca Milano prendendo il posto della neve che ormai è solo un ricordo.

Un business molto redditizio a Milano: un business che ha bisogno di agganci giusti coi narcotrafficanti sudamericani, di grandi disponibilità di denaro, tutte cose di cui la ndrangheta dispone. Ma c’è bisogno anche di avere le spalle coperte: sbirri corrotti per neutralizzare le confische e i controlli, banche compiacenti da cui far transitare queste somme di denaro, notai che chiudono un occhio e anche due sulla costruzione di società offshore tirate su per nascondere i nomi dei reali proprietari.

Funziona tutto, finché non arrivano concorrenti in questo business: qualcuno che arriva sulla piazza e decide di far fuori il potere della ndrina del boss Capasso colpendola diritto al cuore.

Via Broletto è una delle sue diramazioni e ospita banche e uffici, oltre a qualche ristorante. L’ultima arrivata è la filiale della Flasher Bank.

Questo è quella che succede a Milano in una fredda mattina di inverno con l’assalto a quella strana banca in piazza Cordusio, la Flasher bank: un furgone si accosta al marciapiede, scendono 4 persone col viso coperto, sanno bene come muoversi dentro l’istituto. Prendono i soldi custoditi dentro la cassaforte e poi aprono il fuoco sul personale dell’istituto. Una strage che continua anche fuori:

Nello stesso momento in cui dalla curva sbuca l’Alfa Romeo della polizia, dal bazooka parte un razzo a carica cava da 66 millimetri

Fucili d’assalto, un bazooka per far saltare la volante della polizia, 9 morti in banca e sulla strada: questa non è una rapina, ma un atto militare.

Il Questore Boschi affida l’indagine alla commissaria Laura Damiani appena arrivata da Roma dove si è fatta le ossa con la lotta contro la criminalità organizzata.

Ci sono state falle nel sistema di sicurezza della Flesher bank, una banca dove normalmente non sono custodite enormi quantità di denaro, ma che eccezionalmente quella mattina in cassa c’erano 12 ml di euro.

Laura Damiani deve guardarsi alle spalle: in Questura girano brutte voce sul commissario Matteo Serra, a capo del nucleo antidroga. Anche lui arriva da Roma, dove ha collaborato col Sisde, venendo a conoscenza di tanti segreti che ha raccolto in una serie di dossier personali che – si dice – usi per ricattare i suoi nemici e chiunque voglia mettersi sulla sua strada.

Come ad esempio il giudice Salvemini: procuratore a Milano, ha deciso di colpire Serra usando un ex poliziotto della Questura, Marco Tanzi, che dovrà infiltrarsi nel carcere di Mombello a Brescia, per avvicinare un contabile della ndrangheta che è stato arrestato per reati di pedofilia.

Mi ascolti, Betti! Non sono pazzo e quello che le sto rivelando non è una mia fantasia. Matteo Serra è l’uomo di fiducia del più potente clan della ’ndrangheta a Milano.”

Marco Tanzi è stato un poliziotto importante a Milano, poi il crollo, una condanna a dieci anni di carcere scontata completamente, poi la vita sulla strada come clochard.

Mi chiamo Marco Tanzi. Sono un ex poliziotto, ex padre di famiglia, ex detenuto. Ho passato quasi otto anni in posti come questo. Quando ne sono uscito, ho scelto di vivere ai margini del mondo, di dormire per strada..

È stata la scomparsa della figlia, Giulia, a dargli la forza di riprendersi e di rifarsi una vita. E anche l’amicizia con un altro poliziotto di Milano, Luca Betti. È a lui che Salvemini chiede di avvicinare Tanzi e proporgli questa operazione segreta: è l’unico modo per arrivare a colpire il potere economico della ndrangheta a Milano e il potere del ricatto di Matteo Serra.

Nonostante Betti, l’unico amico che gli sia rimasto, cerchi di dissuaderlo, Marco Tanzi decide di accettare la proposta del giudice Salvemini:

Non credo in niente, non c’è niente di sacro nella mia vita, nessuna speranza, nessuna redenzione. Vivere o morire, in fondo, per me è la stessa cosa.

Cos’ha in mente Tanzi per davvero? Vuole veramente aiutare la giustizia oppure ha in mente altro per la testa? Anche per Luca Betti, uno che lo conosce bene, è difficile decifrare i suoi pensieri.

Nel frattempo l’indagine del commissario Laura Damiani riesce a trovare uno spiraglio dove andare ad indagare muovendosi dentro la società di security che movimenta i soldi della banca e dentro i legami tra alcuni dipendenti e una associazione di estrema destra, la destra del dio patria e famiglia..

Ma bisogna muoversi in fretta, prima che a Milano scoppi una vera guerra tra la ndrangheta, che non può accettare che qualcuno le faccia concorrenza e questo nuovo gruppo criminale che ha deciso di trasformare la capitale morale d’Italia nella capitale dello spaccio di una nuova droga sintetica che andrà a rimpiazzare la cocaina.

Questo romanzo è il secondo della serie “Nero a Milano”, scritta da Romano De Marco: in ognuno dei racconti l’autore ha inserito nel libro rimandi ai capitoli precedenti, per cui possono essere anche letti indipendentemente l’uno dall’altro.

Al centro ci sono due poliziotti della Questura, Marco Tanzi e Luca Betti con alle spalle anni di lotta alla criminalità e due matrimoni falliti e che ora si trovano, alle soglie dei cinquant’anni a dover fare i conti con la propria vita, coi tanti fallimenti, con una disillusione sul loro futuro:

Ma la vera novità è che non mi importa più di niente. Non mi importa di nessuno di loro. Ho passato una vita intera a preoccuparmi per gli altri, ora sento la necessità di dedicarmi un po’ a me stesso.

Sullo sfondo la città di Milano che non è quella del Duomo, di via Montenapoleone: è la città delle periferie grigie, coi casermoni tirati su per ospitare gli operai di una industria che oggi è sparita.

Una città dove la criminalità si muove in modo felpato, stando attenta a non suscitare l’allarme della pubblica opinione con omicidi eccellenti lasciando loro l’illusione di vivere al sicuro dai criminali.

Eppure, come raccontano le cronache, la ndrangheta qui in Lombardia, a Milano, ha steso un patto di federazione con le altre mafie per spartirsi gli appalti.

Tutto questo succede grazie a delle complicità, connivenze, col mondo dei professionisti, con gli imprenditori che non denunciano il pizzo, con quelle banche che non segnalano i movimenti sospetti. Con la politica che chiude un occhio e magari alza il polverone solo contro la piccola criminalità di strada, contro gli immigrati in strada..

La polvere del titolo non è solo quella della coca – come spiega l’autore nella presentazione – ma è anche la polvere dei sentimenti, dei rapporti umani (non solo per i due poliziotti al centro della storia) “che sono diventati più aridi, più difficili, una città che si è anche arresa a questa aridità nei rapporti.”

E questo vale anche per i due protagonisti, di fronte alla crisi dei cinquant’anni intesa come difficoltà nel vedere il proprio futuro.

Mi è molto piaciuto il capitolo dove si racconta la vita dentro il carcere, le logiche che lo governano, la violenza usata dai secondini per gestire l’ordine dentro quei luoghi dove i condannati dovrebbero uscire migliori da come sono entrati:

No, non li condanno. Sono come i poliziotti di Pasolini, quelli di Valle Giulia. Proletari di pubblica sicurezza che spesso e volentieri arrancano per pagare l’affitto e arrivare alla fine del mese.

Arrivati alla fine del racconto, dove non mancano i colpi di scena, vedremo Milano con occhi diversi, perché, come racconta uno dei protagonisti, Luca Betti, “Tanto le maschere sono destinate a cadere e si finisce sempre per apparire ciò che si è realmente”.

Una città dove è facile lavorare ma dove è difficile vivere – sono sempre le parole dell’autore.

Gli altri romanzi della serie con Marco Tanzi e Luca Betti:

La scheda sul blog dell’autore e altre recensioni qui.

La presentazione del libro sul sito di Feltrinelli.

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18 agosto 2025

Dimenticare Milano di Romano De Marco

 


PROLOGO PRIMO

Golfo di Guinea, cinquecento miglia al largo di Lagos, Nigeria

Di fronte al mare aperto provo un senso di desolazione. Questo deserto color cobalto mi ricorda Thomas Mann, quando nel Doctor Faustus il protagonista chiede al diavolo di spiegargli come è fatto l’inferno.

Marco Tanzi era stato un buon poliziotto a Milano: come un serpente, ha cambiato pelle molte volte prima di ritrovarsi oggi a bordo di un mercantile, al largo delle coste africane, a capo di un gruppo di contractor che devono scortare la nave dagli attacchi dei pirati. Che in fondo non sono altro che disperati costretti ad assaltare navi straniere “ridotti in miseria da altri tipi di pirateria, come quella della pesca illegale perpetrata dalle flotte di Russia, Cina, Francia e altri Stati, Italia compresa”.

Poliziotto, poi clochard, poi la lenta risalita dal fondo, investigatore privato a Milano e ora contractor in Africa: uccidi senza lasciare testimoni scomodi. Un po’ come capitava una volta per le strade di Milano quando ancora aveva il distintivo.

Prima di scappar via in Africa lasciandosi alle spalle la vecchia vita e poche amicizie rimaste: Giulia la figlia, l’ex compagna, il collega Luca Betti nella Mobile di Milano.

Mi chiamo Marco Tanzi, ho cinquantatré anni. Sono stato un poliziotto e un investigatore privato. Ho vissuto otto anni in carcere e due per strada, fra i senzatetto.

Avrebbe voluto che il mondo si dimenticasse di lui, ma il destino gli sta presentando il conto.

PROLOGO SECONDO Via Cascina Bazzana, periferia sud di Milano

Corriamo pancia a terra, in un campo di erba medica, col rischio di cadere a ogni falcata per un sasso..

Luca Betti è un commissario della Mobile di Milano, è cresciuto professionalmente a fianco di Marco Tanzi che considera come un fratello, un (cattivo?) modello da imitare come poliziotto.

Prima che Tanzi lo abbandonasse senza un perché, senza una spiegazione.
Ha condotto diverse operazioni importanti contro il crimine organizzato, fino all’ultima operazione dove, ancora una volta, trovandosi di fronte ad una situazione delicata, decide di agire di propria iniziativa, senza aspettare quegli “ordini superiori” che avrebbero fatto perdere minuti preziosi.

Ma questa volta un collega viene colpito e Luca si ritrova sospeso dal servizio in attesa del completamente dell’indagine interna.

Luca Betti si ritrova senza un distintivo, forse senza un lavoro e con tanti sensi di colpa, per il collega in ospedale e in fin di vita. E per tutte le cose belle della sua vita che si sta perdendo, come la figlia Sara che vede poche volte.

«Ciao, Luca». 
«Marco». Luca Betti scuote la testa cercando invano le parole, la reazione giusta. 
«Non so se sbatterti la porta in faccia, abbracciarti o prenderti a pugni». 
«Intanto che ci pensi, mi fai entrare?»

I due (ex) poliziotti si ritrovano adesso a Milano: Marco Tanzi è stato informato che Lorenzo, il figlio del fratello Renato, è stato picchiato e abbandonato in un cassetto. Deve scoprire chi è stato a ridurre Lorenzo in quel modo, sospeso tra la vita e la morte. C’è un motivo molto personale che lo spinge a farsi giustizia, a modo suo, senza aspettare la giustizia che, forse, nemmeno è interessata veramente a risolvere quel caso.

Un motivo molto personale, che si scoprirà poi nella storia: Tanzi deve tornare nella sua Milano per la sua indagine non autorizzata e l’unica persona che può aiutarlo e Luca, l’amico che ha tradito già una volta. E Luca non può che dirgli di sì.

Lorenzo Tanzi lavorava in una comunità di accoglienza, gestita da un prete noto nel settore con molti agganci nella politica: qui aveva conosciuto due ragazze straniere, Inessa e Alina, che erano sfuggite dal racket della prostituzione e si erano rifugiate nella comunità. L’indagine non autorizzata e molto pericolosa deve partire da qui: Tanzi e Betti devono stare attenti a come muoversi, non potendo agire alla luce del sole come poliziotti, Betti rischierebbe la carriera se in Questura scoprissero che sta gestendo un’indagine personale. Ma devono guardarsi le spalle anche da un nemico più insidioso: le domande sulle due ragazze sono arrivate all’orecchio di qualcuno che non ama che i suoi affari siano intralciati da curiosi o dalla polizia. Affari sporchi, perché quella che è considerata la capitale morale d’Italia, la città dei grattacieli che pensa di lavarsi la coscienza green coi boschi verticali, è anche la città dove il crimine ha un altro stile: “la corruzione e il malaffare sono gestiti da colletti bianchi e bande di criminali internazionali”.

L’indagine privata di Tanzi e Betti sarà costellata da una scia di morti: è una guerra, come quella contro i pirati nelle acque del golfo della Guinea, anche questa è una battaglia da portare avanti senza troppi scrupoli di coscienza. Perché il nemico che hanno davanti di scrupoli non se ne fa proprio: tutto ha un prezzo e tutto è in vendita, anche la vita degli schiavi che dispongono come merce da piazzare sul mercato

Esseri umani venduti al miglior offerente. Articoli viventi, selezionabili su un vero e proprio catalogo fotografico pubblicato sul dark web per una ristretta cerchia di utenti vip. Una volta scelti, i soggetti venivano lavati, vestiti secondo le preferenze del cliente di turno e consegnati a domicilio.

Tanzi è determinato ad andare fino in fondo e Betti non può che stargli a fianco per quel senso di amicizia che riesce a passar sopra a tutti i tradimenti e al rischio di finire a sua volta ammazzato:

«Levami una curiosità: hai mai incontrato qualcuno senza ammazzarlo?»

«Be’, a te mi pare che non t’ho ancora ammazzato».

«Sì, è vero. Anche se a volte penso che tanto varrebbe togliersi il pensiero».

Dimenticare Milano è un noir dove si parla della Milano criminale e di quella zona grigia attorno fatta da avvocati e professionisti che, con pochi scrupoli di coscienza, si occupano dei beni delle mafie. Un libro che farà aprire gli occhi su quella realtà criminale di cui se ne parla ancora troppo poco.

Ma al centro del racconto ci sono questi due personaggi così spigolosi e solitari, uniti dai tanti fallimenti delle loro vite: Tanzi, l’ex poliziotto che è bravo a salvare gli altri ma non a salvare sé stesso che alla fine di questa storia dovrà finalmente fare i conti con la coscienza e con quel segreto che si porta dentro da tanti anni. E Betti a cui ora la vita, dopo tanti fallimenti, potrebbe dare una nuova chance.

La scheda del libro sul sito di Ubagu Press e il pdf del primo capitolo.

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10 febbraio 2022

Indaga, detective: 12 indagini degli investigatori più amati dai lettori


La pandemia ci farà compagnia ancora per un po', forse, lo dico incrociando le dita, la fase più problematica l'abbiamo alle spalle, sebbene questo non significhi che non dobbiamo più rispettare qualche norma di sicurezza (e nemmeno vuol dire che dobbiamo considerare la situazione di prima “normale”).

Sempre incrociando le dita potremo riprendere ad incontrarci, non più solo all'aperto ma anche al chiuso, con qualche precauzione: dobbiamo rifarci, noi lettori di libri gialli, di tutte le presentazioni che sono saltate in questi mesi di chiusure parziali o meno.

Da queste considerazioni è nata l'idea di questa raccolta: lo racconta lo scrittore Paolo Roversi (presente anche lui col suo protagonista Enrico Radeschi), parlando della sensazione di distanza e di straniamento nel corso della passata rassegna del festival Nebbia Gialla del 2021, quando non ci si poteva abbracciare o stringere la mano per timore del contagio.

Stavamo vivendo giorni strani, pieni d’incertezza e anche di smarrimento; desideravamo ardentemente ritornare alla normalità quando ancora i divieti erano superiori alle possibilità

Assieme ad altri quattro autori (Ferraris, Pandiani, Varesi e De Nittis) è venuta fuori l'idea di scrivere questa raccolta di racconti gialli ambientata nel corso o all'approssimarsi della pandemia: una “una galoppata fra città e province, in epoche vicine e lontane, sempre all’insegna della suspence” che, a mio giudizio, colpisce proprio nel segno.

Non solo per la qualità dei racconti che qui leggerete, ma soprattutto perché forse per la prima volta troviamo tra i coprotagonisti (o a volte tra le comparse) il covid. Un virus con cui ancora dobbiamo fare i conti: come ci ha cambiato, con quali occhi nuovi ci ha fatto vedere il mondo attorno.

Napoli, prefazione di Giovanni Ricciardi

Eccoli qua i dodici scrittori i dodici racconti, con una prefazione del (solitamente) refrattario commissario Ricciardi, investigatore nella Napoli degli anni '30

Voi ci chiamate seriali, perché avete la fissazione di osservare i racconti come fossero un prodotto commerciale; noi preferiamo definirci piccole ossessioni, nella consapevolezza di quanto sappiamo annidarci nelle vostre menti e diventare in qualche modo essenziali, compagni dei nostri pensieri.

Personaggi che abitano il mondo della nostra fantasia e che magari, come forse ha promesso Maurizio De Giovanni col suo Ricciardi, tornerà a trovarci.

Milano

Sandrone Dazieri Il codice Gratta e Vinci

Un racconto in onore dello scrittore milanese Andrea Pinketts, sin dall'incipit

Le sfighe arrivano trasportate da un carrello ferroviario. Ci sono a bordo due vecchi con la salopette che spingono la sbarra per far muovere le ruote e intanto scelgono a chi andare nella schiena.

Quanto può essere pericoloso mettersi sulle tracce di un Gratta e vinci, tra autogrill sperduti nel nulla, Locarno e Milano?

Paolo Roversi, Omicidio a domicilio

Fu solo la fortuna a salvarlo; se si fosse fermato un poco più a destra sarebbe morto. Questo pensò quando dal cielo piombò un uomo, schiantandosi accanto a lui e alla spesa.

A volte, se si è molto sfortunati (o fortunati a secondo del punto di vista) ad un investigatore il morto può capitarti tra capo e collo. Letteralmente come succede a Enrico Radeschi, nel mentre si sta ritirando nel suo appartamento, nelle ore prima del lockdown.

Un suicidio o forse c'è dell'altro?

Gianluca Ferraris Money Transfer

Esiste un limbo orario durante il quale ogni città, persino Milano, somiglia alle sue campagne. La luna è pallida, quasi trasparente, appesa a un cielo bianco e freddo.

Ritorna l'avvocato Ligas, alle prese con uno di quei casi che ogni avvocato vorrebbe evitare, le difese d'ufficio. Per di più, in questo caso, l'indagato (un ex brigatista che ha scontato in carcere la sua pena), è anche stato riconosciuto. Stava nei pressi di una impiegata di un money transfer, che ha subito una rapina.

Ma Ligas, che apprezza il covid perché almeno gli ha svuotato i bar, saprà andare al di là della soluzione facile.

La citazione:

«Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» «Bella questa, di chi è? Mao?» «No, Scerbanenco.»

Milano e Colico

Rosa Teruzzi , Cenerentola rumena

Era passato troppo poco tempo dall’ultima volta in cui lei – una fioraia specializzata in bouquet di nozze, con la passione per i libri gialli – si era lasciata convincere dalla madre a ficcare il naso in un vecchio caso irrisolto,..

Il trio di investigatrici del Giambellino si è spostato a Colico, su all'inizio della Valtellina: nessuna vacanza, ancora una volta si troveranno dentro una indagine, che riguarda un vip e una bella ragazza , a cui volevano far credere che la favola di Cenerentola fosse vera.

Torino

Enrico Pandiani Nel girone più in basso

Il racconto più nero: non solo perché ambientato di notte, ma perché parla dei girone che si trova più in basso nell'inferno umano, dei derelitti, dei senza tetto, immigrati senza documenti, irregolari (dunque secondo una parte della politica italiana, criminali).

Un'investigatrice torinese deve ritrovare una ragazza nigeriana scomparsa, in mezzo a quella folla di disperati, la cui sopravvivenza è legata a quel poco di carità di volontari che girano di notte tra le piazze e le vie di una Torino cupa. Infernale.

se la vita può essere un inferno, c’è sempre qualcuno a cui tocca un girone più in basso

Parma

Daniela Grandi L'ultima notte

Il racconto più adrenalinico dei 12 perché si svolge tutto nelle poche ore prima della chiusura totale del paese, nello scorso marzo.

Il telegiornale in sottofondo ripeteva le notizie che già dalla sera prima rimbalzavano di casa in casa: il virus, le zone rosse,

In queste ore c'è un uomo che ha fretta di trovare una nuova vittima, una di quelle donne sole, deboli, che cattura usando lo stesso schema degli annunci sul web.

E, contemporaneamente la marescialla Nina Mastrantonio deve scovarlo, per mettere fine ad una scia di delitti che ha individuato. Con qualche difficoltà: il poco tempo a disposizione, il sentirsi sola perché i colleghi in quel momento sono preoccupati dal virus. E poi il colore della sua pelle, che non sempre aiuta.

.. una cosa era ormai evidente agli occhi di Nina: se l’assassino intendeva colpire, sapeva di doverlo fare prima del lockdown.

Ferrara

Paolo Regina La bicicletta di De Nittis

A volte anche il banale furto di una bicicletta, sebbene vecchia, può portare, per le strane vie del destino, a sviluppi investigativi più importanti. E' quello che capita al capitano della Finanza Gaetano De Nittis a cui fregano la sua Bianchi sotto gli occhi, quasi.

Fu in quel preciso momento che De Nittis comprese tutto. E capì che l’immagine che aveva davanti agli occhi lo avrebbe perseguitato per molto, molto tempo.

Fino a dove può spingersi l'avidità umana?

Genova

Paola Ronco e Antonio Paolacci Umbre de muri

Il racconto della coppia Ronco e Paolacci, che prende il nome da una canzone di De Andrè, è ambientato in un quartiere di Genova dove, tanti secoli prima, erano stati rinchiusi i prigionieri pisani dopo la battaglia di Meloria. Dicono che ancora oggi, tra le mura dei vicoli di questo quartiere, si sentano i lamenti dei prigionieri morti di stenti.

L’uomo schiarì la voce e prese fiato. «Credo di essere in grave pericolo. Ieri sera ho partecipato a una seduta spiritica e…»

Anche la vittima, in questa indagine del vicequestore Nigra, si parla di fantasmi. Di quelli che si invocano nelle sedute spiritiche e di quelli veri, invece, delle persone che abbiamo fatto soffrire.

I fantasmi esistono eccome, ma non sono una cosa paranormale: sono i riflessi di profonde ingiustizie.

Firenze

Leonardo Gori Il pescatore verde

Collodi aveva una vaga idea di chi fosse quell’uomo, perché per il suo mestiere di giornalista e di novelliere, si occupava sovente, con curiosità e repulsione, dei tipi umani più dolorosi e solitari

Carlo Lorenzini, detto Collodi, è protagonista di questa indagine ambientata nella Firenze negli anni successivi al passaggio della capitale a Roma, quando fu rovinata da una violenta speculazione edilizia che ne trasformò i quartieri.

Come quelli dove vivono i reietti, gli ultimi, anche bambini costretti ad arrangiarsi per vivere a scansare i pericoli. Ma nella vita non ci sono solo i cattivi, i miserabili e gli oppressori.

… quel pianto mi ha suscitato la necessità quasi dolorosa di raccontare una storia. Perché è la compassione, delegato, che ci salva, e che nel profondo ci accomuna, voi sbirri e noi scrittori.

Da questa esperienza (che è in realtà frutto dell'immaginazione di Gori), Collodi avrebbe tratto lo spunto per un suo racconto, su un burattino che voleva diventare come un bambino.

Siena

Valerio Varesi Micromega

Questo è il romanzo più duro: usando l'immaginazione (e la sua esperienza di cronista e di conoscitore della storia nera italiana), Varesi si immagina la riunione dei membri di una loggia segreta, che con le sue trame, i suoi ricatti, la sua capacità di aver occupato tutti i gangli dello Stato, della finanza, del giornalismo, è riuscita a manovrare la politica italiana.

Avete in mente Gelli e la sua P2?

Si, ma quella che vi sorprenderà è il finale. Che è un monito per la china pericolosa che sta prendendo il nostro paese. Dove la democrazia, la volontà popolare, la sovranità che appartiene al popolo sono solo frasi fatte. La democrazia, il potere, è altrove. Nelle segrete stanze dove ci porta Varesi.

Occupare le televisioni, condizionare l'informazione, muovere gli appalti nella direzione giusta. Infiltrare l'opposizione. Arginare le poche sacche di libertà e di libero pensiero. Imbrigliare la magistratura.

Tutto nell'alveo, ai confini, delle regole democratiche, nessun colpo di Stato, oggi non servono.

Basta aspettare che questo livellamento verso il basso della democrazia porti ai primi scicchiolii

aspettiamo il giorno che esso produrrà i primi crolli sulla superficie. Solo a quel punto potremo cominciare a ricostruire e a modellare la società a modo nostro

Ma a cosa può portare lo “svuotare la zucca della democrazia”?

Che effetti può produrre questo virus, peggiore del covid?

Pescara

Romano De Marco Il mare a settembre

Il mare di fine settembre è un inganno. Ti ammalia come lo sguardo di una bella donna,...

Per la vicequestore Laura Damiani, della squadra mobile, appena trasferita alla Mobile di Pescara, l'inganno avrà le forme di una ragazza, una bella ragazza, trovata morta dentro uno stabilimento balneare all'indomani della festa per la chiusura estiva.

E sarà un inganno causato dalle testimonianze dei conoscenti della vittima dove ciascuno accuserà l'altro. Fino alla scoperta del vero assassino.

Che ha tolto il domani ad una ragazza per vendetta. Ma che domani ci sarà per la vicequestore Laura Damiani?

Il mare di fine settembre è spietato. Ti mostra le cose per quello che sono veramente, ti fa comprendere che tutto ha una fine, nonostante siamo abituati a fingere,

Londra

Luca Crovi Il diavolo fa solo le pentole

Luca Crovi ci porta a Londra con un racconto che ha come protagonista niente poco di meno che Sherlock Holmes, alle prese col suo alter ego, il personaggio raccontato nei romanzi di sir Conan Doyle.

Come fare per non vedersi rovinare la sua reputazione da quei romanzetti pubblicati dalla casa editrice Strand?

L’investigatore più famoso e ammirato di Londra deve diventare il più stupido d’Inghilterra. Il più vituperato e sbeffeggiato dai giornali

Occorre stringere un patto col diavolo, col suo nemico mortale, Moriarty.

Ma, attenzione «.. il diavolo, come dice il proverbio, fa le pentole e dimentica i coperchi.»

La scheda del libro sul sito di Piemme editore

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

21 ottobre 2020

La passione per il delitto 2020 – domenica 18 ottobre: sotto il segno del thriller

 

Alessandro Perissinotto, Nicoletta Sipos, Romano De Marco e Paola Barbato


Terzo incontro alla Passione per ildelitto 2020, con moderatrice Nicoletta Sipos, di tre romanzi sotto il segno del thriller

  • Paola Barbato, Vengo a prenderti, Piemme

  • Alessandro Perissinotto, La congregazione, Mondadori

  • Romano De Marco, Il cacciatore di anime, Piemme

Vengo a prenderti è il terzo volume della scrittrice Paola Barbato: possono essere letti in ordine sparso, fanno parte di una sola storia che avevo in mente, essendo il Dio del mio libro.

Non ho mai staccato la spina per tre anni, ho avuto un distacco doloroso alla fine del terzo, ero andato più a fondo con questi che con altri miei libri.

Il romanzo inizia con una scena particolare: un poliziotto che scopre delle persone tenute prigioniere, un gigante poco amato dai colleghi. E' uno zoo umano: per questa scoperta diventa un eroe. Noi abbiamo ogni giorno bisogno di eroi, di fronte eventi di cronaca, dove ci dividiamo tra colpevolisti e innocentisti.

Questo poliziotto è la persona meno adatta per essere eroe, viene beatificato come un santino per essersi trovato nel posto giusto, dove non voleva esserci.

Il secondo errore è stato convincersi di essere un ottimo essere umano: la creazione del mostro è la cosa più salvifica del creare gli eroi.

Come oggi, dove col Covid vogliamo trovare il colpevole, da dove è uscito il virus.

C'è tutto un mondo dentro i romanzi di Paola: il lavoro sui personaggi l'ho fatto in base alle esperienze quotidiane, storie sentite anni prima e poi imbastite in una storia, in una storia.

Io parto dal finale delle storie, parto dal colpevole, dalla motivazione e poi inizio a lavorare: cosa spinge la maggioranza dei criminali a fare un crimine? Potere, denaro, torti subiti, cose anche banali, come dal cucchiaino di zucchero con cui si arriva allo zucchero filato.

I tempi e i ritmi della narrazione sono importanti: non esiste tensione se non c'è il ritmo, più ci sono le aritmie, più è caticardico, per spiazzare il lettore, che deve stare scomodo, non deve sentirsi rassicurato.

A me piace far paura- dice Paola Berbato: se hai paura con un libro, quando lo chiudi quella paura te la godi, non corri nessun rischio dopo che questo ti ha mostrato l'immagine della paura.

Romano De Marco ha vinto il premio Nebbia Gialla nel 2020, per il precedente romanzo, Quando la notte ci cerca: ma quest'ultimo non incrocia la storia del precedente, parla di un profiler che si è nascosto in un paese della provincia toscana.

Perché leggerlo? Mi applico libro dopo libro, cerco di migliorarmi. Questa è all'apparenza una storia già raccontata, la storia di un serial killer. Le storie che raccontiamo fanno parte di un canovaccio già sentito ma ogni autore deve metterci del suo e andare fuori dalla trama.

Tre personaggi principali: il cacciatore di anime che sta vivendo un dramma personale, l'investigatore che vorrebbe andarsene via da quel posto e poi l'assassino che gioca con gli investigatori.

Questo è stato scritto mescolando la prima persona e la terza, per entrare nella mente delle persone, con dei flashback.

Anche la metrica è stata curata, intercalando i pensieri dell'assassino con la storia dell'indagine.

Il romanzo è ambientato a Peccioli, provincia di Pisa: me lo avevano chiesto gli abitanti di questa cittadina di scriversi un romanzo. Ho conosciuto il borgo nel 2016, tutte le risorse economiche (che derivano da un impianto di smaltimento rifiuti) sono investite in cultura: tre musei, un anfiteatro, opere di scavi archeologici.

E una rassegna letteraria dove, anni fa, Romano De Marco è stato invitato: sull'invito di creare una storia, sono partito da una vecchia idea, un poliziotto ritirato in provincia.

Questo romanzo racconta Peccioli seguendo la storia di alcuni delitti avvenuti vicino a delle opere d'arte.

Nel romanzo c'è un personaggio, uno scrittore di storie rosa: è un biker con una crew, ma poi deluso dall'esperienza era diventato scrittore.

Un contrasto tra l'aspetto fisico e la realtà che ho voluto costruire.

Quando scrivi un giallo, un thriller, firmi un patto col lettore: rispetto alle regole di Van Dyke degli anni venti, la sola regola che è decaduta è quella delle storie d'amore, i sentimenti che oggi troviamo nei gialli.

Quella di Perissinotto è una storia di cronaca, il massacro di una setta di fanatici religiosi.

I miei romanzi partono dalla realtà, ci sono storie che lavorano dentro da anni: questa in particolare mi lavorava dentro dal 1978, quando avevo 14 anni.

Io questa storia la vedevo dall'alto, un mosaico con tante tesserine che vedevo in bianco e nero. Quel mosaico era composto da 910 cadaveri, persone che si erano suicidate, perché il loro Dio, il reverendo Jones aveva detto loro che era ora di andare in paradiso.

Il punto di partenza è sempre una storia vera: non l'ho raccontata prima perché mi mancavano i personaggi romanzeschi, li ho dovuto trovare nell'America vera, in Colorado dove ho insegnato per diversi mesi.

Romanzo dopo romanzo, ho affinato la tecnica, le immagini del romanzo si immaginano bene nella mente e questo l'ho scritto in pochi mesi.

La chiave per raccontare la storia del massacro, è quella di un personaggio femminile: Elizabeth è una donna molto bella che ha avuto una infanzia difficile (per colpa del del reverendo Jones), ha vissuto per la sua bellezza, facendo la spogliarellista.

L'autore si è ispirato ad un incontro fatto con una cameriera, a Frisco, una ragazza che si era inventata una storia, quella della nonna originaria di Roma. Una storia inventata perché nella sua si sentiva inadeguata.

Elizabeth era scampata al massacro: a questo suicidio di massa sono scampati in quindici tra cui l'avvocato della setta: l'Elizabeth della storia conosce i segreti di questa storia.

Nel romanzo ci sono tempi diversi: c'è l'adesso dove Elizabeth aspetta di venire uccisa, c'è un tempo più vicino, che racconta come Elizabeth arrivi a Frisco e poi 40 anni prima che spiega perché Elizabeth ha vissuto quella vita e perché adesso ha un appuntamento con la morte. Appuntamento che nel 1978 aveva solo rinviato.

Per raccontare la storia del massacro, ho usato il thriller, la tecnica della paura, della tensione: questo è il primo romanzo che ambiento negli Stati Uniti, mi è venuta in mente una conversazione con Faletti e Connelly dove si parlava del linguaggio del thriller.

Ascoltando i loro discorsi, ho imparato quella scrittura: un linguaggio semplice, frasi brevi, soggetto predicato complemento, ogni frase una stilettata.

Nel romanzo c'è anche un aspetto erotico, quando Elizabeth incontra un ragazzo più giovane a cui concede la sua nudità, senza andare oltre.

Perché continuare a leggere? L'ultima domanda rivolta ai tre scrittori

Perché si continua a respirare (Barbato).
Perché la vita va avanti (De Marco).
Perché scrivere e leggere sono l'estensione del nostro vivere verso esperienze che non ci sono state date (Perissinotto)

30 giugno 2020

Il cacciatore di anime di Romano De Marco

 

Alzano Lombardo, ventitré anni fa

Corro con la forza della disperazione. Ogni passo rimbomba nel vuoto gelido di quest’area industriale. Gli echi si rincorrono mentre alle spalle mi lascio una nuvola di polvere grigia. Laggiù, eccola. Una porta, sotto alle capriate in ferro del vecchio cementificio. L'aria mi brucia nel petto, le gambe straziate da fitte dolorose, il sudore gelato lungo la schiena.

Angelo Crespi anni fa era un poliziotto, uno di quelli che danno la caccia ai serial killer, quegli assassini che scelgono le proprie vittime, le seguono e le uccidono seguendo un proprio rituale. Era uno dei migliori, Crespi, tanto da scrivere dei libri su cui generazioni di investigatori hanno basato i loro studi di criminologia.

Finché un giorno un assassino non lo ha colpito nei suoi affetti più cari.
Da allora ha deciso di non esistere più, cambiare nome, cambiare casa, cambiare vita. Ma forse al proprio destino, non si può proprio scappare..

Valdera, Pisa. Oggi

Il capitano Rambaldi limitò la pressione sul pedale dell’acceleratore mentre la Jeep Renegade attraversava la statale 64, una strada larga e dritta che tagliava in due la valle ..

Ventitre anni dopo quei fatti avvenuti a metà anni novanta, il capitano dei carabinieri Mauro Rambaldi viene chiamato a risolvere un delitto “particolare” nella piccola cittadina di Pecciolli, nella campagna pisana.
Dovrebbe essere a Roma, a prendere il nuovo incarico (nell'unità di scienze comportamentali) per quella promozione meritata, dopo anni di successi a Pisa, merito delle sue capacità di investigatore.

Ma una telefonata del procuratore Brogi, lo ha portato qui, in questa cittadina graziosa, che ha puntato molto sul suo patrimonio culturale, attraverso una fondazione, che gestisce anche il museo locale.
Che è diventato però una scena di un delitto:

.. c’era una teca orizzontale lunga poco meno di due metri. Il corpo della ragazza era stato ricomposto con cura. Era distesa con le mani raccolte sul petto e i lunghi capelli castani ordinati in maniera impeccabile, sulle spalle. Sembrava viva.

La ragazza si chiama Roberta Savio, era la custode del museo: l'assassino l'ha strangolata e poi ha composto il cadavere nella teca di Isadora. E' una teca dedicata ai resti di una ragazza morta nel trecento, i cui arredi funebri sono stati recuperati dagli archeologi.

Non è un delitto comune: non c'è solo quel cadavere, come un messaggio che l'assassino ha voluto lanciare (ma a chi?). A rendere il lavoro difficile a Rambaldi e agli uomini della stazione dei carabinieri locale c'è anche l'assenza delle registrazioni delle telecamere interne, la scomparsa del cellulare e del tablet della ragazza (rubati dall'assassino?).
C'è anche il fatto che la ragazza conducesse una vita normale, non un fidanzato, non delle amiche con cui uscire la sera. Chi poteva volerle del male?

Rambaldi capisce che la risposta a tutti i perché può arrivare solo andando ad indagare all'interno di quel piccolo microcosmo che è il paese di Peccioli. Un paese dove si conoscono tutti e dove tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.

Il sindaco, la direttrice della fondazione a capo del museo, la sua collaboratrice.

Quell'uomo di mezz'età che gioca fare il selvaggio, il cavaliere in sella alla sua moto, libero di girare il mondo.

In quel paese devono cavarsela quasi da soli, Rambaldi e gli uomini del maresciallo Santamaria: l'unico aiuto arriva da Daria Del Colle, una ricercatrice che collabora con diverse soprintendenze e che ha seguito gli scavi che hanno portato alla scoperta della tomba di Isadora.

Il paese gli stava mostrando un lato nascosto di sé stesso. Più che in un luogo fisico, Mauro sentiva di trovarsi in un luogo dell’anima. C’era il pensiero di suo padre, che tornava spesso a turbarlo.

E poi quell'altra persona, un volto noto per Rambaldi: si fa chiamare Valerio Albis, oggi, fa il pittore ma nessuno ha visto i suoi quadri. Perché dopo averli dipinti, li brucia nel fuoco, perché ancora oggi quel dolore, quell'abisso partorito dalla sua mente e messo su tela, non è sopportabile.

Quell'uomo è in realtà proprio Angelo Crespi: a lui si rivolge il capitano Rambaldi, per chiedere aiuto. Nessuno saprà mai la sua identità – lo rassicura l'ufficiale – sarà una cosa tra me e te.
Alla prima morte, ne seguirà una seconda, sempre secondo un rituale difficile da decifrare ma che sembra legato al patrimonio artistico locale. Gli occhi del paese sono tutti su Rampaldi e la sua indagine su quello che i giornali chiamano il mostro di Peccioli.


Ma altri occhi stanno seguendo il capitano. Sono occhi che lo scrutano nell'ombra, che sembrano conoscere le sue mosse:

Ben arrivato, detective. Sei sbarcato nel paesino di provincia e ti starai domandando che diavolo ci fa una superstar come te in questo buco di posto. Lo so che sei abituato ad altri palcoscenici, ad altre platee e ti ritrovi a indagare sull'omicidio della guardiana di un piccolo museo.

Che piano ha in mente questo assassino dagli occhi scuri e profondi come l'abisso?

Sei un topo nel mio labirinto, capitano Mauro Rambaldi, e finirai proprio dove ho deciso di inchiodarti. In un vicolo cieco.

Che legame c'è tra queste morti e la presenza in paese del “cacciatore di anime”? Si tratta solo di un caso?

Ancora una volta Romano De Marco è bravo nell'imbastire una trama piena di enigmi e di trappole, dove la tensione cresce capitolo dopo capitolo, in cui tutto si mescola tra presente e passato e dove il protagonista dovrà combattere una gara contro il tempo per salvare una persona a lui cara.

Tutto questo ambientato in questo piccolo borgo di cinquemila anime nella provincia pisana, nella Valle dell'Era, Peccioli: un paese virtuoso, per come ha deciso di valorizzare le sue bellezze artistiche (e che anche solo per questo merita una visita in questa estate di vacanze italiane).

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Piemme (e su youtube, la lettura di un brano del libro da parte di Pierfrancesco Favino).

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27 giugno 2019

Nero a Milano di Romano De Marco



Prologo

Il dolore è forte, quasi insopportabile. Le tempie pulsano con un ritmo che accelera a ogni respiro, gli occhi sembrano sul punto di esplodere. L’uomo cerca di mettere a fuoco qualcosa che possa diventare un’ancora di salvezza, ma intorno a lui, ad avvolgerlo come un sudario, solo il buio.

Nero a Milano è noir al quadrato: ci sono i rimandi al poliziottesco milanese, per i nomi dei due personaggi maschili, Luca Betti (commissario di polizia e anche una sorta di io narrante) e l'amico Marco Tanzi (ex poliziotto ora detective privato).
E' nero il contesto in cui si svolge l'indagine, che ci parla della peggiore violenza che possiamo mai concepire: quella nei confronti dei bambini, le vittime indifese per eccellenza.

Nero fin dall'incipit, con quelle poche immagine drammatiche delle due persone anziane, legate ad una sedie, il cui corpo viene cosparso di benzina per dagli fuoco.
Che colpa mai possono aver commesso queste due persone anziane (che sono anziane lo scopriremo poi) uccise dentro una villetta abbandonata sulla Paullese?

Piccola nota a margine: non è il primo libro di De Marco con questi personaggi, Marco Tanzi e Luca Betti sono presenti nei precedenti “Città di polvere” e “Io la troverò”. Se non li avete letti, nessun problema, l'autore ci presenta i suoi personaggi uno alla volta, andando anche a ripercorrerne il passato. Un passano che ha lasciato addosso a loro profonde cicatrici.
Commissario Luca Betti, Milano

Mezzanotte meno un quarto: l’orario è quello giusto. Sono su viale Abruzzi, a due passi da piazzale Loreto. La scritta luminosa, intermittente, è un invito irresistibile,

Luca Betti lo incontriamo in una operazione contro il traffico di droga all'interno dei centri massaggi cinesi a Milano: operazione che decide di portare avanti di persona, prendendosi anche qualche colpo alle costole.
Era un poliziotto stimato ma a messo a rischio la carriera quando ha fatto irruzione nell'ufficio di un collega corrotto, cercando di risolvere il problema a modo suo, con la pistola in pugno.
Il nuovo Questore lo assegna alla squadra omicidi, incaricandolo proprio del caso dei due anziani morti
«Per te è già pronta una nuova indagine. Dopo l’affiancamento all’Antidroga, passerai alla Omicidi. Lavorerai su un duplice delitto ... »

Contemporaneamente, incontriamo anche Marco Tanzi: oggi investigatore privato, con un bel giro di clienti vip. Una volta anche lui era un poliziotto, assieme a Betti, prima di essere cacciato dalla polizia.
Strana storia, quella della loro amicizia. Un tempo erano una formidabile coppia di sbirri, i migliori di Milano, prima che Tanzi prendesse una strada sbagliata che gli costò il distintivo, la famiglia e quasi otto anni di galera ..

Dopo qualche anno di carcere è pure finito in mezzo alla strada, vivendo come un barbone: ha ritrovato la forza per uscire dalla fossa che si stava scavando (e riscattare una vita in dissolvimento) a seguito del rapimento della figlia, finita in un brutto giro di pornografia clandestina.
Agenzia investigativa Antares. Milano

«Mi ripeta tutto, signora Leonardi. Dall’inizio.»

Non è un caso che la signora Diletta Leonardi si rivolga proprio a lui per rintracciare il figlio, Davide Pardi, scappato da casa per finire in mezzo alla strada.
Davide è un ragazzo con problemi nel relazionarsi con i coetanei, con un cattivo rapporto col padre, una di quelle persone che coi soldi si possa comprare tutto, persino l'affetto di un figlio.
La madre, invece, è preoccupata che il figlio possa fare ora brutti incontri, in quel mondo sconosciuto (per chi un tetto sulla testa lo ha) dove i problemi da affrontate sono molto terra terra, cosa mangiare, dove trovare riparo nella fredda notte milanese.
C'è anche dell'altro a preoccupare la madre:
«Immagino che le sue paure siano legate al fatto che negli ultimi due mesi, a Milano, sono stati ritrovati i corpi di due senzatetto con la gola tagliata..»

Capitolo dopo capitolo, vediamo le due indagini procedere separate: Betti e la sua squadra sul duplice delitto della coppia e Tanzi che si mette sulle tracce del ragazzo, andando a chiedere ai volontari delle associazioni che seguono queste persone.

Betti intuisce che il delitto sulla Paullese è legato ad altri episodi criminali avvenuti nella stessa famiglia: la coppia aveva una bambina che è morta, cadendo da una finestra. I medici hanno stabilito che fosse per causa del sonnambulismo di cui soffriva.
Il nonno di Serena si era invece impiccato, pochi giorni dopo la morte della bimba, su un pilone di un cavalcavia della A4. Rimorso per la morte della piccola?
No, secondo Betti c'è qualcosa che non torna: voci su certe attenzione troppo morbose da parte del nonno sulla nipotina, brutte foto trovate nella sua casa.
Dubbi che non trovano supporto da parte del pm, che ha troppa voglia di archiviare il caso. Ma che trovano conferma quando qualcuno va a colpire il commissario Betti nei suoi affetti più cari.

A questo punto la partita va giocata secondo nuove regole, colpendo questo avversario nascosto, ma molto potente, senza rispettare la legge anzi, andando a superare quel confine che separa ciò che un poliziotto può fare e quello che non deve fare. E nemmeno pensare.

In questo giallo, che si può leggere tranquillamente da solo senza aver letto i precedenti della serie con Tanzi e Betti, troviamo dentro tanti spunti di riflessione: la paura della solitudine, il senso di colpa per non saper proteggere le persone care, la giustizia “giusta” che si ottiene andando oltre la legge, perché le leggi non bastano più ..
Davide Prandi

La notte è una piccola eternità. Se me ne sto attaccato al muro, sotto ai cartoni, non sento tanto freddo. Da qui posso vedere tutto.

C'è poi tutto il racconto dal di dentro il mondo dei senza tetto: il loro rifiutare il mondo civile, certe regole e certe ipocrisie, il vedere gli obiettivi della vita in modo diverso.
Due mondi, quello delle persone sempre di corsa, in cerca di uno scatto di carriera, di una donna da portare a letto, e quello dei clochard che scorrono a fianco, senza neppure riconoscersi e dentro cui troviamo anche i nuovi poveri, le vittime di questa società che sembra non voglia più occuparsi degli ultimi:

«...Aggiungici l’ondata di nuovi poveri, i padri separati, gli extracomunitari… Il sistema assistenziale è al collasso. E se alle prossime comunali vincono i populisti si rischia che i fondi per le associazioni subiscano un altro taglio.»


La scheda del libro sul sito di Piemme editore
Il blog dell'autore e l'intervista sul sito di MilanoNera
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25 giugno 2019

Vivere per strada (da Nero a Milano, di Romano De Marco)

Nero a Milano, l'ultimo giallo dello scrittore Romano De Marco, parla di due anziani bruciati vivi dentro una villetta con una brutta fama.
Di un ragazzo di buona famiglia che decide di vivere per strada assieme agli altri clochard.
Di un investigatore che deve ricercare il ragazzo e un commissario che deve capire chi ha ucciso i due anziani.


C'è l'indagine per le due storie e c'è anche l'altro punto di vista, di chi ha scelto di vivere per strada, e vede le persone che corrono, si muovono, si affannano per raggiungere obiettivi sempre diversi:
Quelli che non possono nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi di calpestare la tua stessa terra e respirare la tua stessa aria. Forse significherebbe ammettere che anche a loro potrebbe capitare, un giorno o l'altro, di restare indietro, di perdere il filo della vita e ritrovarsi soli e sperduti.No, loro non possono permettersi simili pensieri. Devono continuare a vedere la vita come una corsa senza fine, verso un obiettivo che cambia continuamente, che si rinnova, un meccanismo che ruota sempre più veloce.Fare carriera, acquistare un'automobile più bella, prenotare una vacanza esclusiva, sedurre una persona e farci sesso .. guadagnare più soldi con un investimento azzardato .. e poi ancora, un nuovo lavoro, uno stipendio sempre più alto e poter spendere più soldi, trasferirsi in una nuova casa e..gli obiettivi girano, le immagini si confondono, i colori si sovrappongono e si sciolgono in un'unica tinta bianca, neutra.E la corsa continua, ma senza uno scopo certo, un punto di arrivo. E' una corsa fine a se stessa, dentro al bianco di quei colori annullati dal loro alternarsi senza sosta. E' una corsa verso il nulla.Vivere per strada è diverso...