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15 settembre 2016

Alla luce del sole (ricordo di padre Puglisi)

«Voi, che siete abituati ad agire nell’ombra, se siete ancora uomini fatevi vedere alla luce del sole». 
A parlare così era un prete di periferia, don Pino Puglisi, che invitava i boss che facevano il bello e il cattivo tempo a Branciaccio, di uscire allo scoperto.
Non essere vigliacchi.

Dava fastidio alla mafia, don Pino perché accoglieva nel suo oratorio i ragazzi di strada, togliendoli dalle mani dei mafiosi.
Fu ucciso nel giorno del suo 56° compleanno, il 15 settembre del 1993: rivolto ai due killer (Spatuzza e Grigoli) disse semplicemente "vi aspettavo".
Sapeva a cosa andava incontro, nello sfidare la mafia, nel non voler accettare l'omertà mafiosa.

In un’intervista a “Famiglia Cristiana” del 12.09.1999, raccolta da Francesco Anfossi, così Grigoli narra il proprio cambiamento: 

«Lo avvistammo in una cabina telefonica mentre eravamo in macchina. Andammo a prendere l’arma. Toccava a me. Ero io quello che sparava. Spatuzza (un componente del commando che lo uccise, ndr) gli tolse il borsello e gli disse: padre, questa è una rapina. Lui rispose: me l’aspettavo. Lo disse con un sorriso. Un sorriso che mi è rimasto impresso. C’era una specie di luce in quel sorriso. Un sorriso che mi aveva dato un impulso immediato. Non me lo so spiegare: io già ne avevo uccisi parecchi, però non avevo mai provato nulla del genere. Me lo ricordo sempre quel sorriso, anche se faccio fatica persino a tenermi impressi i volti, le facce dei miei parenti. Quella sera cominciai a pensarci, si era smosso qualcosa (…). L’ho conosciuto bene quel bambino [il figlio del pentito Di Matteo, che Grigoli sciolse nell’acido]. Madonna mia, era un ragazzo pieno di vita… Ho fatto cose che non si possono giustificare, ma questa… questa è stato il motivo del mio pentimento. Non gliel’ho potuta perdonare (…). Il novanta per cento [dei mafiosi] dice di credere in Dio. Uno dei miei coimputati diceva sempre: in nome di Dio, prima che ci muovessimo per andare ad ammazzare qualcuno. A me questa cosa mi dava fastidio: ma che aiuto ti può dare Dio, che andiamo ad ammazzare?, gli dicevo io. Ho sentito dire che Giuseppe Graviano qualche volta andava a messa. È gente che legge la Bibbia. La Bibbia la leggevo anch’io, da latitante. Mi piaceva leggerla. La leggevo allora e la leggo adesso da credente. Perché è quando sei solo che cominci a riflettere. Perché loro ti inculcano questa cultura: che tutto quello che fa Cosa nostra è giusto».

15 settembre 2015

Don Pino

Don Pino Puglisi viene ucciso 15 settembre 1993: i mafiosi di Brancaccio (i Graviano, quelli delle stragi per intenderci), avevano deciso che quel prete che teneva i ragazzi fuori dai pericoli della strada, nel suo oratorio, doveva finirla.
Perché Don Pino, il prete di Brancaccio, non si era fermato dopo le minacce e le botte.
Aveva fatto un'omelia in piazza, chiedendo alla mafia di uscire fuori, alla luce del sole.
"Chi usa la violenza non è un uomo d'onore.
E' una bestia. So dove vi nascondete, fatevi vedere alla luce del sole. Io vi accolgo .. fatevi avanti, io vi accolgo, incontriamoci ...".

Aveva capito, prima di tanti, che per combattere la mafia, la miseria, l'arretratezza del sud (che poi sono questioni intrecciate) si doveva partire dai ragazzi:
"Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche. E i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l'azione pedagogica può essere efficace... Ma già a quell'età non è semplice, perché tanti bambini sono costretti a lavorare o a rubare. E tante bambine vengono costrette a fare di peggio, perché esistono nel quartiere anche casi di prostituzione minorile".
E pensare che ancora oggi in molti non lo hanno capito.