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08 ottobre 2019

Presadiretta – Italia spaccata

Italia spaccata in due per la sanità, per la scuola, per le infrastrutture, per gli investimenti.

L'inchiesta di Presa diretta parte dalla storia di Tiziana Lombardo, morta all'ospedale di Vibo Valentia durante il parto: all'archiviazione della procura si è opposta la famiglia che denuncia le carenze di personale, difficoltà logistiche, come lo spostamento delle barelle nei reparti.
La sala parto non è allo stesso piano della degenza, costringendo i medici a fare delle gimcane: si aspettano anni per la nuova sala parto, che sarebbe pure allo stesso piano.
Si aspettano anni anche per il nuovo ospedale e nel frattempo mancano fondi per ristrutturare la struttura di Vibo Valentia.

Dal 2012 la sanità della Calabria è in rientro dunque niente turn over: significa carenza di infermeri e medici, significa che la sala parto dell'ospedale di Vibo è ancora inagibile e che, di fatto, in Calabria si ha meno diritto di nascere in sicurezza.

In Emilia l'altra Italia: quella dove il neonato è seguito fin dall'inizio, dove le madri sono ascoltate, vengono visitate, vengono supportate anche psicologicamente.
All'ospedale “Casa della salute” di Parma le donne vengono accudite, si crea una rete attorno alle mamme: c'è un progetto integrato che mette assieme ospedali, psicologi, a supporto delle madri, nei primi giorni della nascita, e dei bambini.

Il tasso di mortalità infantile è al sud al 3,5% mentre al nord siamo al 2%.
L'offerta sanitaria di Campania e Calabria è al di sotto dei LEA, i livelli minimi.

Lo dicono i numeri, lo dicono le testimonianze delle persone.

Le due scuole: non solo per la sanità, anche nell'offerta scolastica l'Italia è spaccata.
Il giornalista di Presadiretta ha raccontato la storia delle due scuole: quella di Taranto, quartiere Paolo VI e quella di Melzo. Entrambe dedicate ad Ungaretti: la prima, poco dopo essere inaugurata, per problemi di infiltrazione, è stata chiusa, per inagibilità. I lavori per riparlarla non sono stati fatti e oggi è abbandonata a sé stessa.
Qui insegnava il professor Leogrande: per evitare che i vandali distruggessero del tutto l'istituto, ci passava dentro la notte.
Oggi gli studenti e le insegnanti sono state trasferite all'istituto Giovanni Falcone e stanno facendo di tutto affinché non si ripeta la storia della Ungaretti: “la scuola non si tocca”.

A Melzo si trova un'altra scuola Ungaretti: qui gli studenti lavorano con computer, con robot, con la realtà virtuale, creano cortometraggi.
LA scuola era stata progettata dal Politecnico di Milano, con appalti trasparenti ed è stata finanziata dal comune: oggi è la scuola più innovativa d'Italia, gli studenti sono preparati allo studio dell'inglese, a vivere in un mondo proiettato nel futuro.
Ed è una scuola pubblica, dove l'amministrazione comunale di Melzo ha contribuito a tutte le spese, come un investimento per il futuro.

Non tutte le scuole di Taranto sono disastrate e non tutte le scuole di Melzo sono all'avanguardia: la lezione che impariamo è che nelle scuole si deve investire.
Su Taranto arriveranno 3.5 milioni di euro, tra regione e Miur, per ristrutturare i 55 plessi scolastici della città che hanno bisogno di lavori: è uno degli obiettivi primari di questa amministrazione, spiega l'assessore all'istruzione.

A Melzo, l'assessore al patrimonio parlava degli investimenti fatti nella scuola: 100mila euro per la formazione dei docenti.
Mentre a Taranto Arcelor Mittal e i Riva non hanno messo un euro per le scuole della città.

Il ministro Giuseppe Provenzano è uno di quelli senza portafoglio: si dovrà occupare della rinascita del mezzogiorno e della coesione territoriale del paese.

“Ho provato rabbia vedendo queste immagini” ha raccontato il ministro: la tua vita non può dipendere dal tuo codice fiscale, questo nega i principi della nostra Costituzione.
La prima visita il ministro l'ha fatto ad una scuola di Palermo, dove non c'erano i mezzo della scuola di Melzo ma che comunque costituiva un mezzo di coesione: i dati della dispersione scolastica sono preoccupanti, è un fallimento delle istituzioni.
Dobbiamo aumentare l'offerta degli asili per consentire alle donne di poter lavorare, dobbiamo investire nella sicurezza delle scuole.
Ci sono soldi non spesi che dobbiamo usare per questi investimenti, con un patto con le amministrazioni locali.
Ogni venerdì i ragazzi ci ricordano dell'ambiente e noi dobbiamo cambiare le nostre scuole nell'ottica green: procedure standardizzate per fare i bandi, lo stato ti aiuta per questi progetti.
Il tempo è troppo poco ed è questa la preoccupazione del ministro.

Il tema infrastrutturale.

Giovanni è un autotrasportatore calabrese: assieme a lui il giornalista ha percorso la ex statale 110, oggi declassata a strada provinciale e, dunque, senza fondi per ristrutturarla.
Dalla 110, alla statale 106, la Ionica: viene chiamata la strada della morte, nel 2018 ci sono stati 26 morti, è una strada con una sola carreggiata a due sensi, niente doppie corsie.

La strada di raccordo con la Salerno Reggio Calabria collega le due coste, ma qui le gallerie sono poco illuminate.
Dalle strade ai mezzi pubblici: i luoghi di interesse storico sono collegati solo con bus.
C'è poi il treno che collega Taranto a Reggio Calabria, con un treno che impiega 9 ore e che viaggia ad una velocità di 65km ora.
Non ci sono treni per collegare Reggio Calabria e il suo aeroporto con la provincia: mentre al nord si progettano opere faraoniche e spesso inutili, al sud i servizi e le linee si smantellano.
Come si fa a fare turismo in Calabria?
La fascia Ionica, circa la metà del territorio calabrese, è senza collegamenti: spiagge bellissime, tesori non sfruttati, borghi bellissimi come Gerace. Tutti posti che puoi raggiungere solo con l'auto su strade dissestate. O con pullman che non hanno spazio per muoversi.
Nell'Aspromonte ci sono parchi con paesaggi mozzafiato: una Calabria bella e nascosta per colpa della mancanza di infrastrutture.

In Emilia Romagna passano il 40% delle merci italiane grazie agli investimenti in infrastrutture: l'aeroporto, le autostrade, le stazioni ferroviarie.
Il sistema di infrastrutture bolognese è tutto integrato, per favorire le aziende che qui vengono ad investire e che usano treni, strade e aeroporti per lo spostamento delle loro merci.
Un esempio è la Ducati: la presenza di infrastrutture consente l'arrivo di merci nello stabilimento nell'arco della giornata.
La città metropolitana ha pianificato questa rete di infrastrutture, pensando e immaginando al futuro, assieme alle aziende: questa strategia ha preso forma quando eravamo in piena crisi, per esempio l'interporto.

In questo modo, in dieci anni la Ducati ha potuto crescere, usando a piene mani le risorse del mezzogiorno che sono venuti qui a lavorare: è un ragionamento un po' brutale, quello fatto dal capo del personale della Ducati, che considera i meridionali un assett, dimenticandosi che le persone del sud sono costrette ad emigrare per necessità.

E' un qualcosa di ineluttabile, qualcosa che non possiamo cambiare?
Si devono ricostruire i viadotti crollati, si devono mettere più treni, mettere servizi: ad oggi l'unica grande opera cantierizzata è la Napoli Bari.
Poco, rispetto a quanto è messo in cantiere al nord: perché si sono fermati i cantieri al nord, perché la politica ha smesso di credere al nord? Si deve credere al sud, le grandi aziende appaltanti, come Ferrovie, Anas, devono investire al sud, non è una causa persa?

Ma il nord può fare a meno del sud?

Secondo il presidente dello Svimez Adriano Giannola, il nord non è autosufficiente: il nord non ha ancora recuperato il livello pre crisi, cresce a valori di 1.2 o 2%.
LE imprese eccellenti stanno in Italia ma non sono italiane: il nord si sta trasformando in vagoni a rimorchio delle imprese straniere che le controllano, tedesche o cinesi.
Tutto questo perché il mercato del sud è crollato: senza il mercato del sud il nord non corre da nessuna parte.
Negli anni 50-60% la crescita delle imprese era di dieci volte maggiore:
“il nord, bravissimo in Europa, seconda manifattura secondo i miti correnti, non corre da nessuna parte. Se io non risolvo il problema del porto di Napoli, nessuno attracca a Napoli, chi ne risente è Napoli ma anche l'Italia nel Mediterraneo va a picco”.
E lo stesso vale per il porto di Gioia Tauro: “queste non sono questioni di assistenzialismo, questa è una responsabilità del paese, che non si vede più come paese, ma considera questo come un problema a parte.. sono fatti di questi 20 milioni di italiani”.

Le considerazioni di Adriano Giannola sono confermate da Banca d'Italia che in uno studio del 2011 stimava che un solo euro di aumento di ricchezza del mezzogiorno, avrebbe determinato un ritorno di 40 centesimi per il centro nord.
E che se i consumatori del sud avessero speso 100 euro in più, la produzione del centro nord sarebbe aumentata di circa 52 euro.
Quindi, secondo questo studio, investire al sud conviene, anche alle imprese del nord: questo lo Stato sembrava averlo capito da tempo, visto che le finanziarie fino al 2008 hanno sempre previsto di destinare il 30% degli investimenti al sud.
Ma secondo gli studi dello Svimez, al sud è solo arrivato il 20% di investimenti effettivi: “aver fatto investimenti solo del 20% è chiaro che pesa su tutto il resto, e dove sono stati fatti quegli investimenti del 14%? Sono stati fatti al nord”.
Negli ultimi 20 anni, su 317 miliardi di opere pubbliche e infrastrutture programmate e in corso di realizzazione, più della metà sono stati destinati ad opere del centro nord, solo 91 miliardi ad opere al sud.
Dunque, contrariamente a quanto si pensa, è il nord che ha estratto risorse destinate al mezzogiorno.

Questo sfruttamento è per esempio visibile nel settore oleario: gli ulivi sono al sud ma le imprese si trovano al nord, che significa che la ricchezza ricavata dall'olio rimane al nord.
Il nord produce l'olio e decide i prezzi della grande distribuzione: i grandi marchi delle catene della distribuzione si trovano proprio nelle regioni più ricche ma attingono i beni dalle regioni del sud.

Servirebbe un grande marchio al sud, che sia produttore e anche imbottigliatore e distributore: senza intermediazioni, per favorire l'interesse dei produttori.

Gli appalti per le grandi opere fatte al sud le vincono le imprese del nord: succede per la Napoli Bari per l'alta velocità, con l'appalto a Salini e Astaldi, come la Pizzarotti di Parma.
Alle aziende del sud arrivano i subappalti, piccoli lavori.

La Pizzarotti è cresciuta grazie ai soldi della cassa del mezzogiorno: i soldi per il sud sono finiti, all'80% alle imprese del nord.
Ma oggi come fanno le imprese del sud a crescere, senza investimenti pubblici?
Il taglio degli investimenti pubblici si è fatto sentire molto dopo la crisi: si è fatta l'alta velocità, ma si ferma a Napoli e a Salerno.
La parte più debole del paese viene lasciata a sé stessa: ma qui c'è la parte di crescita potenzialmente più alta, per l'alta presenza di disoccupati e per il bisogno di servizi.
Non è assistenzialismo, racconta Gianfranco Viesti, come è avvenuto negli anni 80: oggi i livelli di assistenza pubblica al sud sono inferiori a quanto succede al nord.
Meno welfare, meno servizi, meno possibilità di crescita.

Isaia Sales è un docente dell'università di Napoli: se lo stato investisse nelle eccellenze produttive del sud l'Italia potrebbe competere col resto delle nazioni dell'Europa.
Succede nel settore dell'abbigliamento, nel settore ortofrutticolo, Catania è la seconda provincia nella produzione del settore elettronico, il turismo nel sud vale come la Costa Azzurra più la Corsica.
Ci sono potenzialità enormi, ma dobbiamo sfruttarle e investire: se l'Italia è tra i primi posto al mondo, nonostante sia una nazione a metà, se tornassimo ad essere una nazione vera, saremmo la prima nazione al mondo.
La Germania ha dimostrato che l'arretratezza di un territorio non è un destino: dobbiamo fare una rivoluzione copernicana sulla mentalità del sud, il nord senza il sud non va da nessuna parte.

Quali sono le eccellenze del sud?
Napoli, San Giovanni a Teduccio: quartiere a vocazione industriale, qui è nata la prima ferrovia.
Qui è nata la Cirio, poi entrata nell'IRI, passata ai privati: oggi lo stabilimento dopo un periodo di abbandono è diventato un polo tecnologico.
Grazie a 92ml di euro di fondi, tra regione e università, qui sono arrivati i big della tecnologia come Apple, Accenture, che attirano ragazzi con borse di studio.
A beneficiare del lavoro delle acadmy di Digita e di Apple è tutto il quartiere: un sogno che si realizza, un sogno certificato anche dall'Unione Europea che qui ha investito con i suoi fondi.

Fondi europei che sono finiti anche in Puglia, dove il PIL è cresciuto in questi anni del 3%: qui è forte l'industria aerospaziale, oltre all'olio e al vino, chi lo avrebbe detto.
Alla Sitael lavorano per la Nasa e per l'agenzia spaziale europea, ha lavorato al Rover Curiosity finito su Marte.
La Silicon Valley pugliese è a Monopoli.

In regione sono stati bravi a cogliere gli investimenti e a concedere finanziamenti in cambio del mantenimento dell'occupazione (non soldi dati per aziende poi sparite, dunque).

In Calabria lavora la NTT Data Italia, nell'ambito della realtà aumentata: dovranno acquistare nuovi palazzi per i nuovi assunti, giovani laureati delle università calabresi o laureati che tornano qui in Calabria dopo una esperienza all'estero.

Va sfatato il mito del nord produttivo e del sud parassitario.
Serve maggiore coraggio per tenere unito il paese: l'Unione Europea ha minacciato già l'Italia, senza investimenti al sud, basta fondi al nostro paese.

L'economista Viesti ha poi criticato la proposta della Lega sull'autonomia regionale: "la redistribuzione delle ricchezze è insita nella nostra Costituzione, tutti i cittadini hanno tutti i diritti riconosciuti a prescindere da dove nasce.
Siamo sfiduciati, non crediamo in un futuro collettivo e dunque la politica e gli italiani pensano solo a sé stessi.
L'Italia o si salva tutta assieme o non si salva".  

11 dicembre 2018

Report – nel nome di Matteo (chi sono i nuovi leghisti?)

L'inchiesta sulla nuova Lega, sui giudici di pace che lavorano gratis e, nell'anteprima, un servizio sulle auto che si guidano da sole: siamo pronti a lasciarci guidare da un algoritmo?

L'auto fantasma – Lucina Paternesi

L'auto a guida autonoma è quasi realtà: auto con mille sensori per muovere volante e pedali e il futuro è l'auto senza autista, come quella di Google.
Ci sono report che dicono che tra 10 anni queste auto saranno almeno il 20%, un settore su cui stanno investendo i big dell'auto e dell'high tech.
Con la guida autonoma potrebbe abbassarsi il numero di incidenti, causati dall'errore umano, ma significa anche rivoluzionare le nostre strade e le nostre città.
In attesa di nuove infrastrutture dobbiamo accontentarci della guida assistita: a seconda del livello di autonomia, l'autista ha sempre meno compiti.
In Italia a Parma ,avevamo brevettato già nel 1998 un'auto a guida autonoma, che però ha avuto bisogno di un'azienda americana per partire.

Elon Musk di Tesla sta investendo su questo settore, con un'auto che segue la strada andando a monitorare i segni delle corsie.
In Europa la guida senza autista è vietata dalla convezione di Vienna: il governo ha recentemente varato una legge per ammodernare le strade, ma siamo ben lontani da permettere una guida autonoma.

La guida autonoma è gestita da un software che sarà più responsabile di un guidatore medio, ma già oggi ci sono stati degli incidenti (con dei morti) durante la sperimentazione di queste auto. Di chi è la colpa? Del guidatore o del software?

Mario Nobile, DG dei sistemi informativi del MIT tira in ballo questioni di etica: come si dovrebbe comportare l'algoritmo in situazioni che prevedono più gradi di rischio? Che rischio dovrebbe accettare il sw?
Qual è la soluzione più giusta?

Nel frattempo dobbiamo almeno aggiornare le nostre strade.

Nel nome di Matteo – Claudia di Pasquale

Domenica a Piazza del Popolo Salvini parlava a nome di 60 ml di italiani: i nuovi leghisti non sono più i padani, ma persone che vengono dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Sardegna.
Ma ci sono due partiti in questo momento: al sud i neo leghisti si sono iscritti alla Lega per Salvini premier, che si aggiunge alla Lega nord.
Per conoscere i nuovi leghisti Claudia di Pasquale ha girato il paese: a Parma alla festa della Lega ci si iscrive ancora alla Lega nord per l'indipendenza della Padania.
A Bari all'assemblea della Lega pugliese si parla di Lega per Salvini: la parola nord è sparita e nello statuto della nuova Lega è la trasformazione in uno stato federale.
Due partiti e un solo leader che non si sottrae al rito dei selfie.

Il deputato Zaccheri, eletto nel Lazio, parla di Daje Matté: è Salvini l'eletto premier anche se non lo ha deciso nessuno; eppure esiste ancora la Lega nord con Bossi presidente.
Il nuovo partito non ha organi federali, non ha fatto un congresso, ha un gruppo alla Camera e due gruppi al Senato.
Il cambio nome nasce a seguito dell'inchiesta sui fondi della Lega: secondo la procura di Genova le rendicontazioni dell'ex tesoriere Belsito erano false.
I soldi del partito erano usati per la famiglia Bossi e così viene chiesto il sequestro dei beni del partito: è la storia dei 49ml di euro (di fondi elettorali) che la Lega deve restituire allo Stato in comode rate.
Non è più Roma ladrona e non è più il tempo della secessione.
Del profitto della truffa, i finti rendiconti, parte di questi sono stati goduti anche dalla Lega quando, nel 2012-2014 il partito era nelle mani di Maroni e Salvini.
Soldi che non ci sono, racconta Salvini: nei bilanci del partito oggi spuntano due voci, le donazioni e gli oneri diversi di gestione.
Si parla di 30ml di euro che, chi ha studiati bilanci, non hanno giustificazione: sembrerebbe un modo elegante per far uscire dei soldi dal partito (soldi scappati in Lussemburgo?).

La Finanza ha perquisito ieri la sede dell'associazione Più Voci, del Populista, a Bergamo: la procura sta indagando sulle donazioni del costruttore Parnasi ad associazioni vicine alla Lega, con l'ipotesi che si sia trattato di un modo di finanziamento illecito ad un partito.
Come faceva Parnasi a conoscere l'associazione di Centemero, Più voci, che non ha nemmeno un sito?
Oggi la procura di Genova ha stretto un accordo con la Lega, per cui il partito darà 600mila euro l'anno per risarcire il danno.
Ma la procura potrebbe non sequestrare i beni del nuovo partito, Lega per Salvini premier, perché si aprirebbero contenziosi lunghi anni.

Centemero non ha poi dato risposte alla giornalista, sulle associazioni e sul significato degli oneri.
Vedremo se il nuovo partito che ora prende voti anche al sud, riuscirà a raccogliere altri soldi.

Prima gli italiani

Salvini si è fatto immortalare durante la demolizione di una villa di Casamonica, operazione fatta dalla regione Lazio: è la sua immagine, la ruspa, i fatti, la linea dura.
Nel Lazio e anche al sud nella Calabria: “combatteremo la camorra e la ndranghera che scompariranno da questa terra” ha promesso alle persone presenti al comizio.
A San Luca ha sciorinato l'ennesimo elenco di sequestri, arresti: ma il numero due in Calabria Furgiuele, di Lamezia Terme, dove i carabinieri pochi mesi fa hanno sequestrato i beni del genero Mazzei, condannato per il reato di estorsione.
Nei lavori della Salerno Reggio Calabria gli inquirenti sostengono che fosse il trait d'union tra le imprese e i clan: i carabinieri hanno sequestrato i beni a Mazzei e tra questi anche quelli intestati alla moglie di Furgiuele.

Un altro bene confiscato è una cava da cui è stato estratto il calcestruzzo per l'autostrada: dentro la cava ci sono imprese di Armando Mazzei cognato di Furgiuele, la Laterina Costruzioni, non sottoposta a sequestro.

Un rapporto da chiarire: “non fatemi fare i processi ai parenti” risponde Salvini, che non intende rispondere dei comportamenti del suo coordinatore in Calabria.

Nella Piana di Gioia Tauro troviamo le baracche dove vivono i migranti. Poco lontano Rosarno, paese delle cosche dei Bellocco.
“Salvini oggi non si vergogna più dei calabresi” raccontavano alla giornalista delle persone di Rosarno: qui Salvini ha preso dei voti, il coordinatore è un ex FDI, Gioffrè.
Come ha fatto la Lega ad arrivare al 14%?
Il pieno dei voti l'ha fatto però Forza Italia, il partito del difensore di Gioffrè, Saccomanno.

A Reggio Calabria ha preso al Senato più dell'8%: qui la candidata era una fedelissima di Scopelitti, oggi in carcere per una condanna a seguito dell'inchiesta sul buco di bilancio di Reggio.
Su Scopelliti ci sono altre ombre, essere nominato come sindaco grazie all'appoggio delle cosche.
Non sono pochi i sostenitori di Scopelliti che sono passati a Salvini.

La giornalista si è messa sulle tracce della sede reggina della Lega per Salvini premier: sarebbe in un palazzo dove però nessuno ne sa niente.
Nel coordinamento per Reggio si trova un ex del partito dei Verdi, il legale del senatore Matacena (oggi latitante), che però è un no euro e un no Europa, “di Salvini non me ne frega niente”.
In Calabria la Lega sta portandosi dentro quei politici che una volta accusava di aver male amministrato il sud: lo stesso è successo in Puglia.
Ex Forza Italia era l'attuale coordinatore Caroppo.
Ex fittiano il consigliere leghista di Bari.
L'unico senatore leghista in regione è un altro fittiano: oggi questo senatore è indagato in una inchiesta sull'assegnazione di case confiscate in cambio di voti.

La Lega è sbarcata anche ad Afragola in Campania, dove è stato eletto sindaco l'imprenditore Grillo sostenuto anche da Salvini: qui tra i salviniani anche la senatrice Castiello, una volta vicina all'ex senatore Nespoli (anche lui ex sindaco di Afragola ed ex pdl).
Nespoli è stato coinvolto in una inchiesta per riciclaggio.

Dietro la Lega campana si sospetta che ci sia l'ex senatore Nespoli: avrebbe fatto lui le liste e non il segretario regionale Cantalamessa, il deputato è un altro ex PDL.

Damiano Genovese è un sovranista, non un leghista della Lega di Bossi, ed è stato eletto in Campania; un altro sovranista è l'ex PDL Barbaro, oggi eletto nella Lega per Salvini.

La Lega in Sicilia.

Nel 2014 la sopravvivenza della Lega alla Camera è legata al passaggio dall'MPA verso la Lega di Attaguile: diventerà poi segretario del movimento di Salvini a cui consiglierà nuovi candidati.
Come Antonio Mazzeo, ex sindaco di Maletto, un piccolo comune vicino Catania.
Mazzeo è un parente di una persona condannata per mafia: non ho scelto io i miei parenti – è la risposta di Mazzeo, con cui non ha rapporti.
Attaguile è stato il primo deputato leghista alla Camera: ex DC, autonomista, il padre ex ministro DC, vicino a Lombardo.
Attaguile considera Lombardo un buon governatore, ma Lombardo ha lasciato una regione con 5 miliardi di euro, ha lasciato il problema dei rifiuti, ha autorizzato l'ampliamento di una discarica in una zona a rischio smottamento.
Discarica gestita dalla Oikos, dove lavorano parenti del sindaco leghista di Sant'Anastasia, Carrà.

A Graniti nel messinese la Lega ha preso più del 30% con Lo Monte, altro politico di lungo corso che ha cambiato diversi partiti: vuole l'autonomia della Sicilia e non della Padania.
Qui siamo in Sicilia e non si può parlare di politica clientelare: spesso si è nelle condizioni per fare redistribuzione – così parla il deputato che è difensore di Cuffaro, come politico.
Avrebbe pure votato la fiducia al governo Gentiloni, al jobs act, all'Italicum.
Non un esempio di coerenza: ma il trasformismo è una qualità, dice alla giornalista.

Ad Aci Castello il sindaco Drago (ex UDC con Lombardo e Cuffaro) è passato con Salvini.
Ma ora è stato allontanato, dal gruppo dirigente siciliano dove, parola di Drago, è un tutto contro tutti ..

Chissà se Salvini le sa queste cose.
La politica che Salvini ha sempre criticato è oggi la sua politica.
I bilanci della Lega per Salvini in Sicilia non ci sono.
Nel 2017 la Lega per Salvini è stata commissariata, dopo le elezioni regionali: l'ex deputato regionale Caputo, ha fatto campagna elettorale per il fratello, per la lista di Nello Musumeci.
Grazie ai suoi voti la Lega ha superato il 5%: l'ideatore di questa scelta (quella di Caputo) è del deputato Pagano, vicepresidente della Lega alla Camera.
Anche lui è un ex PDL ed ex centro destra con Alfano.
Ora è approdato alla Lega, “in modo naturale”.

Pagano non è più coordinatore e Salvini ha mandato qui il sottosegretario Candiani: ma non sembra che siano cambiate le cose. Ad Enna a coordinare c'è un ex DC con due persone che hanno militato nel pd.
Un ex Alfaniano ad Agrigento. A Palermo un ex m5s. Il responsabile enti locali a Catania ex PDL …
IL partito della Lega sembra il carro dei vincitori su cui stanno salendo ex dei vari partiti e partitini che hanno fatto politica in Sicilia.
“Hanno cambiato opinione come San Paolo sulla strada di Damasco” cerca di giustificare Candiani.
Come Tony Rizzotto, unico deputato regionale della Lega, presidente di un ente di formazione dove sono successe cose brutte, ma a sua insaputa. Così dice.
Ente che riceveva fondi europei e regionali ma che non avrebbe pagato i dipendenti.
“I soldi non li ho presi io” - spiega Rizzotto - “questo è importante”.

C'è un codice etico che esclude dalla candidature persone condannate per reati contro la pubblica amministrazione, la legalità prima di tutto: ma poi ci sono persone condannate in primo grado per peculato nella Lega, in Piemonte.
Strano.

La Lega al sud non sembra nulla di diverso dalla vecchia politica di una volta. Nessun cambiamento, nessuna lotta al clientelismo, nessuna coerenza nella lotta alla mafia.

28 agosto 2018

Uomini e cani, di Omar Di Monopoli



Una tromba nera di fumo sozzo e filaccioso saliva da un ammasso di vecchi pneumatici in fiamme. Ovunque c'erano un mucchi di letame, spazzatura e carcasse di elettrodomestici. Il fetore era insopportabile. I due pitbull pezzati di Pietro Lu Sorgi comparvero in silenzio da dietro un troncone da autocarro arrugginito e gli si disposero attorno raspando nella polvere, pronti a sferrare l'attacco. Nico sentì accanto a sé Lupone, il suo enorme pastore tedesco, sollevare maestoso il capo e prepararsi alla lotta. Poi, dalla baracca rivestita da lamiere d'amianto, Pietro strillò agli animali di farsi da parte.No jè aria, stamattina, sbirro .. vabbanni a casa! Gracchiò il vecchio eremita, affacciandosi a guardarlo con l'espressione di un'unghia incarnita.

Cos'è il sud, quell'espressione geografica che racchiude la parte meridionale del nostro paese?
Un'espressione che racchiude dentro tanti significati: arretratezza, assenza dello Stato e della legge, abbandono, criminalità che prende il posto dello Stato.

Nel romanzo di Omar di Monopoli ci troviamo in questo sud, in un ipotetico paese che si chiama Languore, nella zona del Salento. Ma potrebbe essere un qualsiasi sud dello Stivale. Dove non esiste legge, comunità, ma esiste solo la disperazione, la lotta per sopravvivere giorno per giorno.
Alla miseria, alla fame, ai soprusi.

Uomini e cani è un racconto con più protagonisti, né buoni né cattivi, ma persone plasmate da questo sud: Nico, la guardia di questo parco, ex ambientalista che ora si trova da solo a dover gestire un enorme territorio, che è un parco solo sulla carta.
Che le persone hanno trasformato in un immondezzaio.

L'ex militare Buba figlio dell'unica commerciante di Torre Languorina, che sogna qualcosa di diverso per sé, di scappar via, magari coi soldi dell'indennizzo a seguito del congedo (con disonore). Dopo essere cresciuto a Torre Languorina, nella su vita c'era stato l'esercito

Milena, ritornata al paese per aiutare il padre, uno dei tanti contadini condannati ad una vita di inferno che si è pure vista recapitare la lettera di sfratto dal comune.
«S'inoltrò sulla sabbia abbandonando gli stivali a terra. Il fragore delle onde coprì ogni altro suono e quello fu il momento in cui la vide. Era di spalle, nuda. La pelle chiara come il latte. Una cascata di capelli sciolti e bagnati che le si appiccicavano sulla schiena. Buba si bloccò, pietrificato. Lei si portò i capelli davanti al viso, si piegò e li immerse nel mare. I seni ricchi, morbidamente lambiti dal dondolio della corrente sul pelo d'acqua. Poi, con un movimento brusco, tirò la testa all'indietro e i capelli scuri percorsero nell'aria un arco picchiettato da mille goccioline che luccicarono al sole. Prese a cantare, una canzone che lui non aveva mai sentito prima, e quando finalmente si voltò, non fece altro che continuare a cantare. Raccolse le braccia attorno al petto e rabbrividendo uscì dall'acqua, lo sguardo di sottecchi.»«Passami quell'asciugamano, disse.»

Era scappata su, in altitalia, a Bologna, per sfuggire alle mire e alle violenze dei Minghella, gente da cui è meglio stare alla larga, con la passione dei combattimenti dei cani.
Mariuccio Minghella gli riversò allora una scarica micidiale di frustate sul testone, e il rottweiller, dopo averle incassate con un vagito, si scagliò con indicibile aggressività sul suo aguzzino, restando appeso a mezz'aria, la catena tesa allo spasimo, un chiostra di denti forcuti che mulinavano furiosamente a un palmo della faccia dell'uomo.Visto? L'àve intru lu lu sangu, l'àve, l'istinto assassino.

Don Titta, il boss del paese, uscito indenne da tutte le inchieste per i suoi molteplici agganci, sia nel mondo della politica, che in quello della criminalità.
E che ora sta costruendo un ben villaggio turistico a fianco al parco, perché va bene essere ambientalisti, ma si deve essere anche pragmatici.

Così spiega a Nico il sindaco, Enrico: figlio di un ambientalista che per anni si era battuto per la creazione del parco, per la salvaguardia dell'ambiente da parte dell'ignoranza delle persone e dell'avidità dei criminali in giacca e cravatta.

Non stiamo a raccontarci palle, ragazzo. Cedi che non sia sotto gli occhi di tutti quello che si nasconde dietro all'improvvisa coscienza ambientale di molti dei tuoi compari, mazzettari che negli ultimi decenni hanno contribuito a cementificare la provincia svendendo al miglior offerente fior di licenze edilizie?Quando io e pàtrita rischiavamo la pelle ogni giorno denunciando i cantieri abusivi che all'epoca spuntavano ovunque nel giro di una notte, quelli non facevano altro che assoldare qualche fottuto principe del foro perché gli trovasse il modo di far fessa la magistratura. Teppaglia, Enrì, gente che non si è fatta scrupoli a deturpare la costa con le loro orride palazzine del cazzo. E ora te li ritrovo in comune ad atteggiarsi a paladini del bene mentre l'unica domanda che gli si legge in faccia è «dov'è che si mangia, adesso?»

Ma il nuovo sindaco non ha preso questa “purezza” dal padre. Né quell'idealismo che lo portava a respingere ogni compromesso al ribasso, quella puzza sotto il naso nei confronti di chi ha soldi e con quei soldi pensa di potersi comprare tutto.
Io ho scelto di fare il politico di mestiere non perché sia meno idealista di voi. Ma certo àggiu superato un bel po' della puzza sotto il naso che serpeggiava nel movimento, il «vostro» movimento.

Così, superata la puzza ha imbarcato in giunta i vecchi speculatori e cementificatori delle coste trasformati in ambientalisti oggi per ridarsi una verginità, come insegna il Gattopardo.

In un mondo di uomini e cani, dove spesso è difficile distinguere chi tra i due faccia la vita da animali e chi da “cristiano”, non poteva mancare il personaggio mitologico: l'eremita Pietro Lu Surgi, che vive da solo da sempre, anche lui in mezzo ai suoi cani che ringhiano agli estranei, alle carcasse d'auto, ai rifiuti, al letame
Lacero, sporco, e con una luce folle negli occhi. Sempre armato. E sempre in lotta con il mondo. Non c'erano parole. Nessuno avrebbe potuto mai sciogliere il suo rebus, né indovinare chi o cosa diavolo lo avesse forgiato, perché Pietro Lu Surgi era Pietro Lu Surgi da sempre..

Proprio da questo personaggio parte la storia, e dalla decisione della la giunta comunale di istituire un parco naturale nella zona paludosa vicino al fiume, con relative lettere di sgombero per gli abitanti delle case che si trovano dentro il suo perimetro, come il padre di Milena e come Pietro Lu Surgi. Una decisione che che è la miccia che fa esplodere tutte le tensioni che sono rimaste a covare sotto la cenere.

... Quello che non vi entra in testa, dotto’, continuo’ l’altra in tono dimesso ma fermo, è che la gente di qua non riuscirà mai a digerire l’idea che ci si possa preoccupare tanto per un paio di uccelli e qualche albero, dotto’, mentre ci stanno cristiani che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, mentre ai contadini basta una brutta grandinata per vedersi sfumate un anno di fatica sciancaossa, mentre la conclusione dei lavori allo stadio comunale passa più di dieci anni di giunta in giunta senza soluzione, e intanto in paese non esiste una biblioteca, un cinema, un circolo ricreativo, ne’ un diavolo di bar dove i giovani possano incontrarsi senza pagare il pizzo a qualcuno.

Uomini e cani è un romanzo che non nasconde e non risparmia nulla al lettore, stupri, omicidi, sopraffazioni, angherie. Dove ogni pagina è densa di storie, di sensazioni, di immagini che raccontano di questo sud, abbandonato da Dio, forse. Dallo Stato, sicuramente.

Un sud che diventa territorio di frontiera, popolato da animi senza speranza, esacerbati, rabbiosi come i cani che questi uomini si portano appresso e che viene raccontato in modo originale, in una lingua che mescola italiano e dialetto e che in alcuni passi sembra veramente poesia...
Alle prime avvisaglie del giorno, mentre il sole risaliva dall'estremo ciglio del creato come la testa divampante di un gigantesco totem vermiglio, accendendo pallide strisce di luce colata eppoi allargando in un immenso fiotto bianco e ocra sugli scorciati angoli aguzzi delle antiche abitazioni di Languore..

Su Illibraio potete leggere l'intervista all'autore dove parla del libro e di questa riedizione con Adelphi
Saccheggiando in maniera più o meno plateale dai modelli di riferimento, con Uomini e cani fui in grado quasi all’impensata di mettere a fuoco quella che (piaccia o meno) è diventata oggi la mia cifra, una sorta d’impalcatura letteraria per la costruzione della quale ho fatto miei una geografia, uno sguardo e una voce che hanno saputo consegnare nuove coordinate al mio lavoro, spalancandomi un mondo: ho cominciato a rielaborare la mia terra, la Puglia, immaginandola come un posto non troppo dissimile dall’America dei grandi romanzi southern-gothic su cui mi ero formato e, grazie all’ausilio di alcuni accorgimenti stilistici (il ricorso al dialetto e alla iperaggettivazione, ma anche all’uso in chiave espressionista di un certo lirismo), sono riuscito a convogliare in un personale afflato narrativo alcune istanze che mi stavano a cuore: il sud come campo di battaglia omerico, i lacerti di un crimine organizzato duro a sconfiggere, la disfunzionalità di certi rapporti umani, la violenza e l’incanto di una terra indomita.

La scheda del libro sul sito di Adelphi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

09 agosto 2017

Estate 2017 - Su Ong, immigrati, questione africana.

La più onesta delle Organizzazioni non governative, che si preoccupa solo di salvare vite umane, è all'interno di un processo migratorio, che passa attraverso organizzazioni criminali.
È corretto rispondere che, di fronte ad una persona che sta rischiando la vita in mezzo al mare, non ci sono troppe domande da fare, la persona va salvata.
Ma non ci si può sempre concentrare sull'ultimo passaggio di un flusso che parte da lontano, che dura settimane, migliaia di chilometri.
Perché oggi, specie in Italia, non si riesce a parlare di immigrazione se non facendo del tifo. Se non parlando della questione solo per gli aspetti per cui si parteggia.
Le ONG? Salvano vite umane.
Gli immigrati sui barconi? Tutti clandestini, tutti migranti economici (dunque che stiano a morire a casa loro), tutti ragazzotti che non fanno niente, che si prendono soldi che potremmo dare agli italiani .. e via discorrendo.

Oppure, possiamo iniziare a vedere queste persone nel loro lungo viaggio.
Che parte da paesi dove la speranza (di un futuro diverso, di un riscatto) è stata tolta.
Che attraversa paesi controllati da eserciti europei, come in Niger dove sono presenti soldati francesi.
O paesi che non hanno più un governo riconosciuto ma sono controllati da bande, da criminali, che si arricchiscono sul traffico di esseri umani.
Detto questo, noi ora possiamo regolamentare l'azione delle ONG che si occupano di salvare i migranti (al posto dei governi europei).
Possiamo anche pensare di fare dei pattugliamenti con delle nostre navi, in acque libiche, assieme a quelle motovedette che fino ad oggi han fatto finta di non vedere trafficanti e gommoni.
Possiamo anche, per il piacere di fare quattro chiacchiere da bar, discutere di blocchi navali.
Ma non stiamo risolvendo il problema di questo esodo di persone.

Nemmeno possiamo continuare a far finta di non vedere che l'azione delle ONG, anche quando è meritevole, è uno stimolo per i trafficanti a proseguire nel loro squallido lavoro.
Giusto per evitare di finire anche io nel novero dei populisti, ricordo che in Italia l'industria fiorente dei sequestri di persona ha arricchito le organizzazioni criminali, finché non si è legiferato creando lo strumento del blocco dei beni.
Cos'era l'azione della consegna del riscatto, da parte di persone di fiducia della famiglia, di avvocati, azione meritevole perché salvava una vita umana? Col senno di poi, si poteva considerare un'azione che finanziava i criminali.
Pronti a rapire altre persone.
Rapire le persone e farsi consegnare il riscatto è diventato poco conveniente quando alle famiglie sono stati bloccati beni e patrimoni.

Dovremmo ricominciare tutto da capo.
Partire dai paesi africani.
Dalla lotta ai trafficanti.
E poi (e non solo) dalle ONG (l'ultimo elemento delle filiera), per capire se queste non hanno dietro interessi poco nobili.
Perché, ripeto, pur salvando vite umane, sono all'interno di un meccanismo criminale, che non possiamo accettare.


Estate 2017 - Meridionalista da vicino (come si chiamano quelli che ci vedono bene solo da vicino?)

Divento un meridionalista convinto, quando sono lontano dal sud.
Cioè, intendo, dal sud vero, non quello degli stereotipi, da prime serate RAI: Una notte per Caruso, una notte per padre Pio ..
Il sud che mi fa diventare antimeridionalista quando ne sono lontano è quello dei bus che non ci sono, delle spiagge con gli impianti semi abusivi senza servizi da cui la gente scappa, del caos del traffico, delle campagne bruciate, delle strade strette, col serpentone di auto che procede a passo d'uomo, degli ospedali con gli annunci di chiusura come fossero annunci di sfratto..

Poi, ogni volta che scendo qui, al vero sud, capisco il perché. Il perché di quella cosa che spesso è scambiata per rassegnazione.
Forse bisognerebbe esserci nati qui per capire. Aver passato anni per cercare di cambiare cose, per arrivare alla conclusione che l'importante è vivere, o sopravvivere.
La mia conclusione è che ogni ministro, ogni amministratore che intenda anche solo parlare di questione meridionale dovrebbe viverlo veramente questo sud.
Farsi da pendolare la statale 18 da Vallo della Lucania a Battipaglia per lavoro.
Farsi curare a Roccadaspide.
E domenica trovare un posto per l'ombrellone alla spiaggia pubblica. 
Sperando che non gli succeda un accidente, visto che in questo posto turistico non c'è un vero pronto soccorso.


13 marzo 2016

Sanità per ricchi e il rischio povertà al sud – le due inchieste di Presa diretta

Questa sera a Presa diretta due inchieste che toccano, da punti di vista diversi, il tema della povertà.
Quella in cui sta sprofondando il sud e quella che costringe tante persone a non potersi curare, non potendo comprarsi i giusti farmaci che il servizio sanitario nazionale non offre più.



Partiamo dal primo servizio, “Caro farmaco”, che racconta di come la produzione di farmaci sia influenzata dal mercato, che spinge le aziende farmaceutiche a puntare sui prodotti più convenienti, così farmaci salvavita come quello che cura l'Epatite C rimane ad un prezzo troppo elevato.
In Italia avere le cifre esatte dei malati di Epatite è complicato, ma sappiamo che da noi c'è il numero più alto in Europa di malati, anche per colpa dello scandalo del sangue infetto.
Il risultato di questo sistema dove a decidere il prezzo dei farmaci sono le fluttuazioni della borsa, è che lo Stato non può più garantire cure uguali per tutti, i prodotti più costosi (e più innovativi per le possibilità di curarsi) rimarranno appannaggio di chi se li può permettere.

La scheda del servizio: CARO FARMACO”

Ancora due inchieste per la prossima puntata di PRESADIRETTA. Nella prima parte la storia di un farmaco eccezionale, un salvavita, che però è così costoso da mettere in in discussione l’accesso alle cure garantito a tutti dalla nostra Costituzione. E allora, come si forma il prezzo di un farmaco? Nella seconda pagina un viaggio nel Sud del lavoro, tra i giovani e le famiglie in difficoltà, tra le imprese, quelle che faticano e quelle che ce la fanno.CARO FARMACO. La chiamano il “killer silenzioso”. E’ l’Epatite C. Per anni non mostra sintomi e poi di colpo si sveglia e colpisce con complicazioni anche gravissime per la salute e ogni anno uccide 10mila italiani.Esiste un farmaco in grado di curarla, ma è costosissimo e il Servizio Sanitario non ce la fa a darlo gratuitamente a tutti quelli che ne hanno bisogno. L’Agenzia Italiana per il farmaco ha chiuso un accordo con la multinazionale americana che lo produce per la fornitura di 50mila trattamenti, solo per i casi più gravi. E tutti gli altri?Le storie di chi quel farmaco lo ha preso, di chi lo aspetta, di chi se lo procura a modo suo. E ancora, come si determina il prezzo di un farmaco che può salvare la vita?Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate negli Stati Uniti, dove l’azienda che commercializza il farmaco che cura l’Epatite C è stata accusata dal Congresso americano di massimizzare i profitti fregandosene dei pazienti. L’azienda risponde per la prima volta, in esclusiva mondiale, a PRESADIRETTA.E presto ne arriveranno altri di farmaci innovativi, miracolosi, ma costosissimi: cosa succederà ai sistemi sanitari pubblici di tutto il mondo occidentale?

Il secondo servizio riguarda il sud, dove oggi si registrano i redditi più bassi, consumi sono in calo una persona su tre è a rischio povertà. L'Italia ce la può fare senza sud?

La scheda del servizio: CHE FINE HA FATTO IL SUD?
Ma che fine ha fatto il Sud, che sembra scomparso dall’agenda della politica? Napoli, la quarta provincia italiana per numero di imprese. Eppure i numeri che raccontano la flessione dell’occupazione, le infrastrutture obsolete, le aree industriali che si svuotano, sono un campanello di allarme di una crisi non più prorogabile. Il Porto di Napoli, la prima realtà economica della regione Campania, potrebbe fare da volano alla ripresa. Cosa lo impedisce?La Puglia è stata la prima Regione italiana a istituire il reddito di dignità per le famiglie più bisognose, come si fa nel resto d’Europa. Al Sud infatti un italiano su tre è a rischio povertà, solo a Bari il numero dei poveri è raddoppiato negli ultimi anni, anche se le iniziative di contrasto alla povertà, pubbliche e private, si sono moltiplicate.CARO FARMACO ” e “CHE FINE HA FATTO IL SUD?” sono un racconto di Riccardo Iacona con Alessandro Macina, Danilo Procaccianti, Fabrizio Lazzaretti, Massimiliano Torchia, Marina Del Vecchio.

PS: la pagina di Presa diretta sul sito della Rai non è aggiornata da domenica scorsa .. non è un bel segnale da parte dell'azienda, a voler ascoltare tutti i rumors sul futuro renzianizzato della Rai.

29 ottobre 2014

Hanno fatto il deserto e la chiamano democrazia

"Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant"
Tutto in una giornata: gli arresti per ndrangheta al nord, che coinvolgono politici locali.
E il rapporto dello Svimez sul futuro del sud:

" Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013) e a non fare figli, infatti nel 2013 continuano a esserci più morti che nati. Un Sud dove la popolazione continua a impoverirsi, con un aumento del 40% di famiglie povere nell'ultimo anno, perché manca il lavoro, tanto che al Sud l'80% dei posti di lavoro nazionali è stato tra il primo trimestre del 2013 e del 2014. Sono alcuni dati che emergono dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2014 presentato oggi al Tempio di Adriano a Roma."
Un nord senza aziende e con le periferie che si stanno trasformando in bombe sociali.
Un sud senza aziende, senza giovani, senza più turismo, senza più beni culturali.

Il deserto della democrazia: le mafie, i politici collusi e complici, il deserto industriale, la cassa per il mezzogiorno, la cementificazione e l'abusivismo edilizio, le trivelle selvagge a devastare i mari. E ora l'ultima beffa, col ritorno del ponte sullo stretto.
Pensavo di aver visto tutto, che ci fosse un limite al ridicolo.

Adesso aspetto da Renzi un bel tweet sul piano straordinario per il mezzogiorno, la banca del sud e altre amenità del genere.