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02 agosto 2025

Bologna, la matrice che si vuole cancellare

 

Immagine presa dal sito de l'Ansa

Bologna 2 agosto 1980: una bomba esplode nella sala d’attesa della stazione, nei giorni dell’esodo estivo degli italiani.

85 morti e più di duecento feriti: diversamente da altre stragi degli anni settanta, per Bologna le sentenze sono riuscite a portare a delle condanne dei responsabili, nonostante i tanti depistaggi partiti dall’interno delle stesse istituzioni.

La bomba è stata messa da esponenti dei NAR, la formazione neofascista formata da giovani missini, Giovanna Mambro, Giusva Fioravanti, Luca Ciavardini, Gilberto Cavallini.

I giudici, le parti civili, l’associazione vittime della strage non si è voluta fermare solo ai responsabili materiali (rimasti in carcere per pochi anni per essere ammessi poi a regime di semilibertà): le ultime sentenze sono arrivate ad individuare chi ha finanziato la strage fascista, la Loggia P2 di Licio Gelli e chi ne ha tirato le fila all’interno dello stato, il prefetto Umberto D’Amato a capo dell’Ufficio Affari Riservati nel ministero dell’Interno.

Ma queste sentenze ci portano dritto verso il Movimento Sociale, per la condanna al senatore missino Mario Tedeschi e la condanna di Paolo Bellini.

Strano personaggio quest’ultimo: esponente di Avanguardia Nazionale, con diversi omicidi alle spalle, implicato nella trattativa stato mafia, in rapporto coi carabinieri come confidente..

La sentenza che lo condanna per la strage di Bologna lo indica come responsabile del “trasportare, consegnare e collocare quantomeno parte dell’esplosivo” per la strage.

Abbiamo ora abbastanza materiale per tirare assieme le fila: strage fascista, coperture istituzionali (non dimentichiamoci del depistaggio messo in atto dal Sismi per avallare la presunta pista internazionale che viene sempre tirata fuori, nonostante l’insussistenza di prove), finanziamenti dalla massoneria deviata di Gelli, una persona influente con buoni rapporti oltreoceano, la moglie americana a cui eravamo sposati negli anni della strategia della tensione.

Questa la matrice che emerge dalle sentenze: lo scrive oggi Lirio Abbate su Repubblica

I neofascisti hanno messo la bomba alla stazione di Bologna. L’hanno trasportata, piazzata, fatta esplodere. Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto CavalliniPaolo Bellini: cinque nomi, cinque sentenze. Tutti esecutori, tutti terroristi neri. E dietro di loro il burattinaio: Licio Gelli, capo della loggia P2, finanziatore e mandante. Non è più un’ipotesi. È una verità storica e giudiziaria. Ma è anche una verità che imbarazza. E che l’Italia di oggi, con un governo di destra post-missina, preferisce non vedere.

Come per le stragi di mafia della stagione 1992-1993, la destra di governo non vuole vederla questa matrice, preferisce glissare, “noi non c’eravamo”, tirano fuori la pista palestinese. Non si fanno scrupolo nel nascondere quelle relazioni che altrove sarebbero imbarazzanti: i legami tra tanti personaggi coinvolti nelle stragi e il movimento sociale, il partito dell’ordine, il partito nato dalla fiamma fascista dentro cui si sono formati la presidente Meloni e altri esponenti di governo.

Meglio dimenticare allora, meglio non dire nulla, tanto domani gli italiani, non tutti certo, si saranno dimenticati di Bologna, delle vittime, delle loro famiglie.

Ma noi no, noi il nodo al fazzoletto lo abbiamo fatto e non ci dimentichiamo di cosa sia stata la destra italiana.

Quella su cui stava indagando il magistrato Mario Amato prima di essere ucciso da Luigi Ciavardini (si, quello della foto assieme alla presidente della commissione antimafia Colosimo):

«Sto arrivando alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori materiali degli atti criminosi».

La “verità d’assieme” che mette assieme tutto legando assieme i NAR, i fascisti della generazione precedente ritenuti collusi col sistema e coi servizi (parliamo di Ordine Nuovo, quelli delle bombe di Milano e Brescia e di Avanguardia Nazionale), la P2, pezzi deviati dello stato fino ad arrivare alla soglia del movimento sociale, il partito che praticava l’ordine e la sicurezza di giorno per poi praticare la violenza di notte.

E oggi vedremo nuovamente gli attacchi ai magistrati (e all'associazione dei familiari delle vittime) da parte di una maggioranza che, sarà un caso, sta approvando una "riforma" della giustizia con la separazione delle carriere che era presente nel piano di rinascita di Gelli. Un caso.


24 giugno 2024

La strage di Bologna, i mandanti di Paolo Morando


Questo breve romanzo del giornalista Paolo Morando è il secondo volume della raccolta "Terrorismo italiano" pubbicata dal Corriere della sera, curata da Barbara Biscotti.

L'autore ha scritto per Feltrinelli un saggio ben più corposo intitolato "La strage di Bologna - Bellini, i Nar, i mandanti e un perdono tradito" dove trovano spazio anche le storie dei primi processi che hanno portato alle condanne in via definitiva dei tre esponenti dei Nar, Mambro, Fioravanti e Ciavardini, come anche le storie delle vittime.

Famiglie distrutte (anche nel senso materiale del termine) da quella bomba esplosa nella sala d'aspetto della stazione di Bologna in una mattina del 2 agosto 1980.

In questo libro ci si sofferma sugli ultimi sviluppi emersi dal processo Bellini/mandanti che, con le sentenze di condanna emesse in primo grado, ci consente per la prima volta dopo più di quarant'anni di arrivare al livello superiore.

La strage non è più solo opera di quattro ragazzi autodefinitisi spontaneisti: ora abbiamo il livello superiore che dai Nar, il gruppo terrorista di estrema destra cresciuto a destra del movimento sociale e in rottura con i "tramoni" di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, sale su fino alla P2 di Gelli e a uomini dello Stato che pensavamo di aver sepolto nella nostra storia passata. Uomini come Federico Umberto d'Amato, a capo dell'Ufficio Affari Riservati, una sorta di servizio segreto del Viminale, uomo di cerniera tra l’Italia e la Nato, piduista. Il suo ufficio è stato ritenuto responsabile, tra le altre cose, dei depistaggi all'indomani della strage di Milano, il 12 dicembre 1969, con la falsa pista che incolpava gli anarchici e la velina che definiva perfino Yves Guerin Serac come anarchico.

Mescolare il vero e il non vero, in modo da rendere difficile se non impossibile risalire alla verità.

Tutto ruota attorno alle carte, alle sentenze, ai passaggi dell'ultimo processo, conclusosi nell'aprile 2023 in primo grado (e dei precedenti processi chiaramente): interi passaggi vengono riportati, in modo che anche il lettore possa rendersi conto di come i giudici e i magistrati sono arrivati a stabilire le responsabilità dei sogetti imputati. Ma va dato atto all'autore di essere riuscito a non essere "pesante" nel racconto: chi vuole farsi una conoscenza sui fatti di Bologna, sui depistaggi, sui perché dei depistaggi e, cosa ancora più importante, sul perché di questa strage, può partire da questo libro.

Non mi soffermo sulle responsabilità, ormai acclarate, chiare e definitive, dei neofascisti condannati per la strage: nonostante ancora oggi il fronte innocentista (che trova sponda anche nella maggioranza di governo) non si sia rassegnato alla definizione di bomba "fascista", le loro responsabilità sono oltre ogni ragionevole dubbio. Ancora una volta, se volete leggere un approfondimento sulle prove che hanno portato alle condanne di Mambro, Fioravanti (assieme a Ciavardini e Cavallini, condannati ma non ancora in via definitiva), potete leggere il capitolo su Bologna nel libro "La ragazza di Gladio" di Paolo Biondani.

I colpevoli sono loro. Punto.

Quello che mancava fino al 2023 erano i perché: era una sentenza monca, quella che ha condannato i Nar, terroristi contro il sistema ma in realtà, finanziati e aiutati da pezzi dei servizi e della massoneria deviata, altro che spontaneisti. Si ritiene, spiega Morando, che siano addirittura stati creati dai servizi, quella parte che viene definita deviata, ovvero al servizio di interessi al di fuori del dettato costituzionale.

Se siamo arrivati a questo è grazie al lavoro e all'impegno della Procura Generale di Bologna, che ha avocato a sé il processo dopo la richiesta di archiviazione della procura. Ma soprattutto dobbiamo dire grazie all'impegno delle parti civili, avvocati e familiari dell'associazione vittime di Bologna che non hanno mai smesso di cercarla questa verità, di proteggere le sentenze di condanna dai continui despitaggi, ancora oggi.

Depistaggi che non finiranno, perché quella di Bologna è una pagina nera della nostra storia che racconta della doppia fedeltà di pezzi delle nostre istituzioni, di come siamo stati (ma è giusto usare il passato?) un paese a sovranità molto limitata.

Anche a prezzo della vita di 85 persone.

Sono state le parti civili a far ritrovare il documento "Bologna", sequestrato in Svizzera a Licio Gelli, dominus della P2 e, secondo molti storici, dominus anche dei nostri servizi segreti a cavallo degli anni settanta e ottanta. Su quel pezzo di carta, ripiegato in quattro, c'era la scritta Bologna, poi una serie di cifre, movimentazione da un conto corrente della banca UBS (Bologna 525779 –X.S.).

Soldi, che si è scoperto poi, sono finiti su conti riconducibili ai Nar, al direttore dell'Ufficio Affari Riservati, un potente uomo dentro il mondo dei servizi e al giornalista Mario Tedeschi, senatore del MSI ma anche giornalista de il Borghese, giornale su cui vennero pubblicati articoli a sostegno della fantomatica pista palestinese, pista che tutte le sentenze hanno smontato pezzo per pezzo.

Se non sono stati i NAR, come mai i servizi, controllati dalla P2 di Gelli, si sono mossi sin da subito, per sviare le indagini e sostenere così la loro innocenza? Anche le sentenze di condanna a Gelli e a pezzi del Sismi (il vecchio servizio segreto militare) sono passate in giudicato: stiamo parlando dell'operazione "terrore sui treni" con cui furono fatti trovare, nel gennaio 1981, sul treno Taranto Milano delle bombe con la stessa micidiale composizione di quella di Bologna. Come facevano i servizi a conoscere la giusta composizione della bomba del 2 agosto, visto che i periti non avevano ancora depositato i loro risultati?

Quel documento, che Gelli conservava con cura nel suo portafoglio ripiegato in quattro, non era mai arrivato ai magistrati di Bologna: era stato inviato dalla Guardia di Finanza ai magistrati milanesi ma senza riportare l'intera scritta "Bologna" nonostante in quei mesi del 1987 il processo sulla bomba alla stazione fosse già in corso. Sciatteria, superficialità, oppure un altro tentativo di depistaggio?

Quel documento è arrivato ai magistrati di Bologna grazie al lavoro dell'ex magistrato Claudio Nunziata che ne trovò traccia in un libro dello scrittore inglese e lo riportò all'associazione vittime.

Il documento Bologna fa il paio con un altro, anche questo strategico per comprendere il ruolo e il potere di Gelli: si tratta del documento "artigli": si tratta di una nota scritta da un dirigente del Viminale, da inviare al ministro dell'interno (che nel 1987 quando fu redatta era Amintore Fanfani). In questa nota si riassume un incontro avvenuto al Viminale tra l'avvocato di Licio Gelli, in quel momento già sotto processo per la strage, e il capo della polizia Parisi (che era stato anche direttore del Sisde).

Cosa c'è scritto in quel documento, così segreto da non venire nemmeno archiviato (tanto che fu trovato anni dopo nell'archivio in via Appia del Viminale)?

Se la vicenda viene esasperata e lo costringono necessariamente a tirare fuori gli artigli, allora quei pochi che ha, li tirerà fuori tutti”.

Il messaggio, anzi, il ricatto che Gelli per tramite del suo avvocato, fa allo stato italiano, è questo: non fatemi domande scomode su Bologna, in particolare facendo riferimento al documento "Bologna" che gli era stato sequestrato, altrimenti tiro fuori gli artigli anche io.

Inizio a parlare - fa capire Gelli - dei miei rapporti con lo stato, coi servizi, magari tirando fuori altri elenchi compromettenti, come la lista completa degli appartenenti alla Loggia P2.

Gelli chiedeva solo di poter morire in pace nel suo letto, cosa che puntualmente avvenne nel 2015: per il depistaggio, per le sue responsabilità in questa strage (scoperte anni dopo, certo), Gelli non ha scontato un giorno di prigione in Italia. Il suo ricatto ha funzionato.

Ma adesso da questi due documenti sappiamo: sappiamo come è maturata questa strage e perché è stata fatta.

La corte di Assise d'Appello di Bologna ha riportato quasi completamente la memoria presentata dall'Avvocatura di Stato, che ha ricostruito il contesto di quegli anni: erano gli anni in cui l'esperimento del centro sinistra andava a morire, Gelli e la sua P2 era riuscito a tenere sotto controllo il caso Moro, mettendo davanti la ragione di stato e lo status quo alla vita del presidente DC.

Erano gli anni in cui i repubblicani si apprestavano a vincere le elezioni nel 1980, con Ronald Reagan e Bush sr alla Cia: da una parte Gelli comprende che per preparare il terreno a questa destra deve continuare la sua opera di destabilizzazione del paese, in modo da poter conquistare più potere nei confronti degli americani. E dunque i finanziamenti ai Nar, iniziati nel 1979, gli attentati, i delitti politici.

Dall'altra parte gli americani comprendono - continua la corte d'Assise nelle sue motivazioni - che Gelli va deposto, va messo fine al suo potere: inizia una campagna contro di lui, viene tirato fuori dai servizi (quelli che lui controllava) il dossier Cominform, dove Gelli è presentato come spia dell'est. Tutto falso, ma è uno strumento (in cui viene coinvolto il giornalista di OP Mino Pecorelli) utile a intorbidire le acque.

Scrivono i giudici nelle motivazioni:

«si può tuttavia già notare che la strage del 1980 non fu che la prosecuzione della strategia della tensione inaugurata nel 1969 in Italia e che non fu l'ultima tappa della violenza politica che continuò a funestare l'Italia».

Nell'ultimo filone del processo è stato condannato anche Paolo Bellini: è stato riconosciuto in un frame di un video girato da un turista tedesco nei momenti successivi alla strage: quel video, in VHS, fu inviato poi ai magistrati bolognesi, da questo furono estratte diverse foto. Solo nel 2019 un avvocato di parte civile si accorse che solo parte di quelle foto erano state analizzate dai giudici. Guarda caso mancava un pezzo dove all'improvviso compare un uomo, che somiglia molto a Paolo Bellini.

Strana figura, la sua: esponente di avanguardia nazionale, latitante dopo diversi omicidi per la ndrangheta, ritornato in Italia sotto falso nome.

Il padre era un fascista convinto che, dice Bellini figlio, lo voleva spingere per entrare nei servizi.

Entra però, come afferma la sentenza di primo grado, in questa strage, come entrerà anni più tardi nel periodo stragista della mafia (non come responsabile, ma per aver suggerito le opere d'arte come obiettivo di attentati), nel 1993 con le bombe a Firenze, Roma e Milano.

Ma questa è un'altra storia, o forse no.

La storia dei processi sulla strage di Bologna ci da una lezione importante: sebbene molti dei responsabili siano morti, non è mai troppo tardi per arrivare ad una verità, per dare giustizia alle vittime e per inchiodare alle loro responsabilità i mandanti di queste trame nere che, ogni giorno, diventano sempre meno oscure, sempre prendendo spunto dalle motivazioni della sentenza

anche coloro che si resero verosimilmente mandanti e/o finanziatori della strage, pur senza appartenere in modo diretto a gruppi neofascisti, condividevano i predetti obiettivi antidemocratici di fondo ed ambivano all’instaurazione di uno Stato autoritario, nell’ambito del quale fosse sostanzialmente impedito l’accesso alla politica delle masse”.

Il link per ordinare il libro.

24 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report – la strage di Bologna, l'ombra del dragone, l'aroma delle sigarette

Nella settimana dell'elezione del presidente della Repubblica, Report si occuperà della strage di Bologna, il più grave atto criminale della storia repubblicana, degli imprenditori cinesi dietro le radio made in China, degli aromi nelle sigarette.

Presentando la puntata, il conduttore Ranucci ha anticipato anche un servizio sulle ambulanze che gestiscono il servizio per i deputati.

Al centro del labirinto

L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, mal pagato e anche insicuro. Ma è anche la repubblica dei misteri, misteri italiani, storie di stragi, di delitti eccellenti, rimaste spesso insolute oppure, laddove sono stati individuati i responsabili (come a Milano e a Brescia per le bombe della banca dell'Agricoltura e a Piazza della Loggia) ancora si devono individuare i mandati. Mandanti che portano al cuore segreto dello stato: come a Bologna, dove sin da subito lo scoppio della bomba sono cominciati i depistaggi per portare gli inquirenti verso altre piste, quella palestinese, quella tedesca..

Ma i magistrati, almeno una parte di loro, non si è fermata, ha continuato ad andare avanti andando a scoperchiare, come dice l'anteprima del servizio, un vaso di Pandora.

La manovalanza nera, dei NAR dei fratelli Fioravanti, l'organizzazione della loggia P2 (che all'epoca controllava servizi, banche, diversi giornali, aveva tra i suoi esponenti ministri, imprenditori come il giovane costruttore Silvio Berlusconi). La protezione dei servizi segreti, organizzatori del depistaggio, poi scoperto, delle armi fatte trovare sul treno Milano – Taranto.

Gli stessi neofascisti che poi furono usati dalla mafia per compiere altri omicidi: era un'ipotesi investigativa di Giovanni Falcone, secondo cui l'omicidio del presidente della regione Sicilia Mattarella (fratello dell'attuale presidente della Repubblica) fu eseguito da Valerio Fioravanti (da questa accusa fu poi assolto in via definitiva).

Di tutto questo parlerà, intervistato da Paolo Mondani, l'ex giudice Roberto Scarpinato: il sistema criminale in cui si era imbattuto Falcone che era stato protagonista anche della strategia della tensione negli anni settanta.

Esiste un filmato girato negli istanti successivi all'esplosione della bomba che ritrae, tra i tanti, anche il volto di una persona che è stata identificata in Paolo Bellini. E qui la bomba di Bologna si lega alle bombe della mafia della stagione 1992 – 1993 (la strategia della tensione che porterà alla trattativa, al ricatto allo stato..), una pagina nera della nostra storia che vede, tra i coprotagonisti, lo stesso Bellini, esponente di Avanguardia Nazionale, formazione di estrema destra, coinvolta in diversi episodi della strategia della tensione.

Il filmato (girato da un turista svizzero) è stato mostrato, in Corte d'Assise, alla moglie di Bellini, che lo ha riconosciuto: il filmato era stato recuperato nell'Archivio di Stato a Bologna dall'avvocato delle vittime della strage Andrea Speranzoni, che è anche parte civile al processo.


Bellini è stato killer della ndrangheta, esperto d'arte, per anni sfruttando protezioni istituzionali mantenne la finta identità di Roberto Da Silva. In carcere nel 1981 conobbe Nino Gioè, uno degli autori della strage di Capaci. Dopo quella strage, con la copertura dei carabinieri del ROS, imbastì con cosa nostra una strana trattativa, utilizzando obiettivi artistici come strumento di ricatto contro lo Stato che, dopo le morti dei giudici Falcone e Borsellino era stato costretto ad applicare le misure restrittive del decreto Falcone ferme in Parlamento.

“Se io avessi fatto, o avessi avuto parte e arte nella strage di Bologna avrei chiesto miliardi, non 500 milioni” risponde oggi Bellini, a processo oggi a Bologna, considerato il quinto uomo della strage, in concorso con Fioravanti, Mambro, Ciavardini e Cavallini (al momento è il suo processo è fermo alla condanna in primo grado). Si riferisce ai quei 500 milioni che dal banco Ambrosiano sarebbero finiti nelle disponibilità dei Nar, come era riportato da un appunto ritrovato a Licio Gelli.

I NAR sono stati usati dalla mafia e da un pezzo del mondo politico per compiere questi delitti eccellenti? “Ordine nuovo, Avanguardia nazionale, Europa e civiltà hanno marciato divisi ma colpito uniti” racconta oggi Vincenzo Vinciguerra, uno dei pochi pentiti di Ordine Nuovo, “questi non hanno deciso la strage di Bologna, l'hanno eseguita e basta ..”

Su ordine di chi? Di Gelli? Di quei pezzi dello stato che hanno protetto l'estremismo di destra, come D'Amato, uomo del Viminale? Oppure anche sopra di loro esiste un livello superiore?

Se la strage di Bologna, il più grave evento criminale, così lo aveva definito Pertini, è un grande labirinto, cosa troveremo al suo centro?

La città di Bologna non dimentica, è stato lo spirito combattivo dei bolognesi, dei familiari delle vittime, a curare le ferite della strage, come nella tecnica del Kintsugi, dove si riparano gli oggetti in ceramica con l'oro, creando oggetti dal valore ancora maggiore.

La scheda del servizio: UFFICIO BOMBE di Paolo Mondani con la collaborazione Roberto Persia

Il 24 gennaio iniziano le votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica: il supremo garante della Costituzione. Quel giorno andrà in onda una puntata di Report sul nostro passato più oscuro per ricordare chi siamo stati. E quanta verità manca per realizzare un articolo della Costituzione, dove la verità è definita il diritto fondamentale di una società democratica.

A Bologna si sta concludendo il processo sui mandanti della strage. Quarant’anni fa. 2 agosto 1980. 85 morti e 200 feriti. Il processo ancora in corso ricerca l'identità del criminale che ha realizzato la più grande strage della storia repubblicana. Già condannati con sentenza definitiva come esecutori i terroristi neri Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, e Gilberto Cavallini in primo grado. Oggi alla sbarra, imputato per concorso nella strage con l’accusa di aver procurato l’esplosivo, è l’estremista di destra e killer di ‘ndrangheta Paolo Bellini. Ma la Procura Generale ha individuato quattro nomi, quattro presunti mandanti e finanziatori della strage: al vertice sarebbe stato il capo della loggia P2 Licio Gelli, che attraverso il suo banchiere di fiducia Umberto Ortolani avrebbe veicolato finanziamenti agli esecutori materiali e a una rete incaricata del depistaggio delle indagini, che faceva capo all’ex direttore del «Borghese» Mario Tedeschi, e a Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale.

Report ha intervistato testimoni storici, esponenti dell’eversione nera, collaboratori di giustizia, dirigenti dei servizi segreti dell’epoca, magistrati.

Il punto di partenza è la morte di Piersanti Mattarella, l’esponente democristiano siciliano legatissimo ad Aldo Moro che verrà ucciso il 6 gennaio del 1980. Giovanni Falcone indagò sulla morte di Mattarella, e oggi Report è in grado di rivelare particolari importanti su quelle indagini e sull’esistenza di un verbale fino a oggi sconosciuto che riguarda Paolo Borsellino. Il generale Pasquale Notarnicola, capo dell’antiterrorismo del Sismi nel 1980, ha voluto rilasciare all’inviato Paolo Mondani una importante intervista pochi giorni prima di morire. Ha raccontato dall’interno i depistaggi effettuati da uomini del Sismi per allontanare la verità sui responsabili della strage di Bologna, descrivendo i mandanti e da chi ricevevano gli ordini da fuori Italia.

Le radio cinesi

Chi sono i finanziatori, gli imprenditori dietro il network di radio cinesi che oggi si stanno espandendo in Europa? Se lo chiede il servizio di Giulio Valesini.

Uno di questi si chiama Alexandros Rigas, cittadino cipriota e amministratore delegato della IRM, Italian international radio and media, la società che controlla la società Radio FM, che casualmente prende il posto di un imprenditore cinese nato nella stessa data e nello stesso posto, Lai Liang.

La radio lavora in concessione in Italia, accede ai fondi per l'editoria, farsi qualche domanda è il minimo, non è il solito pregiudizio verso la Cina.

Ma il procuratore legale di Radio China FM ha preferito non rispondere a queste domande, ritenute “scomode”: “non puoi chiedere a me, io non lo so”, ammette un certo punto il procuratore.

Vive a Cipro l'editore di Radio China, un'isola che attrae molti imprenditori per la tassazione favorevole e perché da la possibilità di ottenere un passaporto europeo, se investi nell'isola. Si parla di oligarchi russi e cinesi che vogliono trovare una base di accesso per l'Europa - spiega il giornalista Makarios Drousiotis a Report - non si tratta di veri imprenditori, ovvero persone che investono per creare posti di lavoro, comprano solo il passaporto per investire, spesso in immobili sovrastimati, anche con soldi sporchi. 

La scheda del servizio: RADIO PECHINO di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione Evanthia Georganopolou ed Eleonora Zocca

Da alcuni anni un network di radio in lingua cinese si sta lentamente espandendo in Europa. All’apparenza si tratta di iniziative private, finanziate da imprenditori asiatici. Ma scavando sotto la superficie si scoprono complessi schemi proprietari con società offshore o persino totalmente anonime. E soldi che vengono da gruppi con l’appoggio della diplomazia di Pechino. Report rivelerà scenari inquietanti, in cui il soft power del dragone non esita a sfruttare le debolezze dell’Ue per conseguire i propri obiettivi.

Gli aromi aggiunti nel tabacco

Un'inchiesta sugli aromi aggiunti al tabacco, che vengono controllati dall'agenzia delle dogane tramite degli esami olfattivi che cercano di capire se in quella miscela di tabacco sono preminenti altri profumi (mentolo, cacao, vaniglia). La parola chiave, nella legislazione UE è “caratterizzante”, peccato che nella legge italiana non siano stati stabiliti dei limiti prestabiliti.

La scheda del servizio: TUTTO FUMO di Antonella Cignarale

Gli aromi aggiunti nei prodotti di tabacco possono aumentarne l’attrattività, se la nicotina è irritante per la bocca e l’odore, questi aromi, invece, rischiano di creare una illusione di piacere e non di fastidio, favorendo l’iniziazione al tabagismo soprattutto dei giovani. L’Unione Europea ha cercato di porre un rimedio vietando l’uso di additivi nelle sigarette e nel tabacco da arrotolare, ma solo se assumono quella concentrazione tale che li rende aromi caratterizzanti. Per valutare però, se un aroma è caratterizzante non c’è una quantità prestabilita, una soglia oggettiva. Mentre le società del tabacco e le istituzioni preposte al controllo cercano una quadra per stabilire se le sigarette con il mentolo oggi in commercio abbiano o meno un aroma caratterizzante, le scappatoie per il fumo aromatizzato sono offerte in tutti i prodotti accessori non regolamentati dalla direttiva europea. Un’inchiesta in collaborazione con il consorzio di giornalisti d'inchiesta OCCRP e i suoi media partner.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

02 agosto 2021

La strage fascista di Bologna

 

Immagine presa da qui

La strage di Bologna è stato l'attentato più grave avvenuto in Italia dal dopoguerra: 85 morti e più di duecento feriti per lo scoppio di una bomba (composta da una miscela chiamata compound B, di tipo militare) il 2 agosto 1980 dentro la sala d'attesa di seconda classe alla stazione.

Diversamente da altre stragi avvenute in Italia, su questa si è arrivati ai responsabili, i neofascisti Giovanna Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini, esponenti dei NAR, condannati per strage e dunque oggi uscito dal carcere.

Ma, come per altre stragi, anche per quella di Bologna si devono segnalare i tanti episodi di depistaggio, a cominciare dalle prime ipotesi che parlavano dell'esplosione di una caldaia, come per Piazza Fontana.

Tutti i depistaggi sono contraddistinti da uno stesso copione: spostare l'attenzione verso una fantomatica pista internazionale sempre smentita dai magistrati.

Depistaggi organizzati da alti ufficiali del Sismi, che all'epoca era il nostro servizio segreto estero, legati al gran maestro della Loggia P2 Gelli (e ricordiamo che Belmonte, Musumeci e Santovito erano tutti iscritti alla P2).

Ma le condanne dei responsabili non bastano: altre domande meritano una risposta, per le vittime della strage, per la credibilità delle istituzioni.

Chi sono stati i mandanti? Chi i finanziatori? Perché quella strage (quando la situazione politica era già in fase di stabilizzazione, quando già si preparava il riflusso)?

L'anno scorso un nuovo pezzo di verità è venuto fuori: si tratta di un documento, rimasto nel cassetto per anni, dove si parla di un finanziamento di Gelli verso i NAR responsabili della bomba.

L'ex moglie del terrorista Paolo Bellini ha riconosciuto il volto del marito in un pezzo di un video girato pochi minuti dopo l'esplosione.

Bellini, esponente di Avanguardia Nazionale, è legato anche ad un altro pezzo oscuro della nostra storia, le bombe della mafia fatte esplodere in specifici luoghi d'arte (Firenze, Roma, Milano) per lanciare messaggi allo stato italiano durante la trattativa stato-mafia.

E' lo stesso Bellini che, in carcere assieme a Nino Gioè, uno dei soldati di mafia responsabili della strage di Capaci, suggerisce di colpire le opere d'arte, per piegare lo stato.

E' come se ci fosse un filo nero che lega le bombe scoppiate in Italia negli anni della strategia della tensione (Milano, Brescia, Peteano), la bomba di Bologna con le bombe della mafia nel periodo 1992-93.

Massoneria, pezzi dello stato (non solo i servizi, deviati o meno ma anche dirigenti del Viminale come Federico Umberto D'Amato), neofascisti.

Per comprendere bene questa zona nera vanno citati tre episodi: dieci anni dopo la strage, a seguito dell'assoluzione in appello dei neofascisti, il presidente Cossiga e l'MSI chiesero che dalla lapide alla stazione fosse tolta la parola “fascista”.

Il procuratore Ugo Sisti, che guidò le prime fasi dell'indagine, fu trovato durante una perquisizione a casa di Aldo Bellini, padre di Paolo Bellini, estremista di destra pure lui.

La telefonata, una delle tante, per uno dei primi tentativi di depistaggio, partì dal centro Sismi di Firenze.

Ma va ricordata un'altra cosa: sin dai momenti successivi alla strage, quando si comprese subito l'enormità di quanto successo, tutti i bolognesi si misero a disposizione per aiutare i parenti delle vittime, per rimuovere le macerie, per trasportare i feriti.

Per queste persone, la parte migliore del paese, le istituzioni dovrebbero fare lo sforzo di arrivare fino in fondo.

Chi ha voluto questa strage?