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21 aprile 2013

Report: i cavalieri, i contratti pubblici e le ville venete

Questa sera, guardando Report e Milena Gabanelli non potremo non pensare “Questa giornalista qua poteva essere il presidente della Repubblica...”.

E invece .. il bis di Napolitano e ora il governissimo.
Rimarrà l'ottima giornalista che di domenica ci spiega cosa non funziona nel paese (la famosa agenda Report ignorata per altro dalla politica) per essere poi citata per danni lunedì dagli stessi che han rifiutato l'intervista.
I tre argomenti della puntata di oggi

"GLI ONORABILI" di Bernardo Iovene
Cavaliere al merito della Repubblica e cavaliere del Lavoro sono tra le onorificenze più prestigiose dello Stato. Si diventa cavalieri quando si rappresenta la parte sana, produttiva e eticamente più alta del Paese. L'insignito è sottoposto a una seria istruttoria che ne verifica la condotta specchiata. Il candidato deve essere un cittadino modello, a posto con la giustizia, e aver assolto i suoi obblighi con le tasse. Ma questo non basta, deve avere anche il cosiddetto "quid pluris", quel qualcosa in più, cioè, che lo rende meritevole rispetto agli altri. La sua investitura non deve creare dissenso nei territori in cui opera e oltretutto dopo aver ottenuto l'onorificenza l'insignito è vincolato a mantenere alto l'impegno etico e sociale. Ma chi viene premiato è veramente il migliore? Quali requisiti e quali meriti nella pratica bisogna accumulare per diventare Cavaliere del Lavoro, Commendatore, o per attaccarsi sul petto una medaglia d'oro? E se poi chi ha ricevuto il prestigioso riconoscimento si dovesse dimostrare poco degno perché ha commesso reati o tenuto comportamenti immorali, cosa accade? Chi e come, può revocargli il titolo?Sono circa 290 mila coloro che dall'unità d'Italia a oggi hanno ottenuto un riconoscimento. In mezzo a tanti nomi illustri come Cavour e Gianni Agnelli, ce ne sono molti sconosciuti. Bernardo Iovene ha fatto la radiografia a quelli insigniti negli ultimi 10 anni ed è stato nei territori dove hanno operato per verificare i loro requisiti. Tra tanti cavalieri, ha incontrato Alessandro Profumo, Sergio Marchionne, Carmine Petrone, Gian mario Rossignolo, Paolo Scaroni, Fulvio Conti, Maria Luisa Cosso, Federica Sciarelli, Carlo Verdone, Giancarlo Rapone.
L'anticipazione dell'inchiesta sul sito del corriere:


"CHI CONTROLLA CHI" di Luca Chianca
L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori è organo indipendente che vigila sul rispetto dei contratti pubblici. Parliamo di miliardi di euro. Con cifre così elevate ci si aspetterebbe figure di alto profilo, esperti della materia e sicuramente senza conflitti d'interesse. Siamo andati a vedere chi sono i suoi componenti, come vengono nominati e cosa fanno.
Sono andato sul sito dell'Autorità per vedere chi ne fa parte: presidente è Sergio Santoro, ex capo di gabinetto di Alemanno, magistrato del Consiglio di Stato, su di lui ci sono state due interrogazioni in Parlamento: 
“è già stato oggetto di due interrogazioni da parte della deputata del Pd Raffaella Mariani. La prima in merito alla sua incompatibilità a ricoprire il ruolo di presidente dell'authority e allo stesso tempo essere presidente del collegio arbitrale di un lodo, oggetto di un esposto alla procura della Repubblica. La seconda in merito alla maxi parcella di 1.978.000 euro, richiesta proprio dal collegio arbitrale, che l'avvocatura dello Stato ha ritenuto non in linea con la normativa vigente. C. CO.”
Tra i componenti anche Alfredo Meocci, ex DG Rai:
Dal 5 agosto 2005 al 20 luglio 2006 è stato Direttore generale della RAI. Dalla sua nomina, per incompatibilità con la carica precedente, è scaturita una condanna (in primo grado) al risarcimento di 11 milioni di euro irrogata dalla Corte dei conti a carico dei consiglieri Rai che votarono a suo favore (Gennaro Malgieri, Angelo Maria Petroni, Giuliano Urbani, Giovanna Bianchi Clerici e Marco Staderini) e del Ministro Domenico Siniscalco che ne propose la candidatura. Alla fine del procedimento,però,la corte dei conti(con sentenza del 18/01/2012,prot.num.5/2012) in via definitiva ha deciso di ridurre la richiesta di risarcimento dell'OTTANTA PER CENTO ,compresi rivalutazione e interessi legali. Infine nel 2011 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha confermato che Alfredo Meocci poteva rientrare alla RAI in quanto si era concluso il periodo di incompatibilità nel marzo 2009.

Infine per la rubrica C'è chi dice no: "VILLA EMO" di Giuliano Marrucci
Attorno a quel patrimonio straordinario che sono le ville venete nel tempo s'è compiuto ogni genere di nefandezza. A Vedelago, cittadini e locale banca cooperativa si sono uniti in una battaglia lunga 10 anni contro cavatori e speculatori di ogni genere e hanno salvato dal degrado questa villa, tra le più importanti di Andrea Palladio. 

08 ottobre 2012

Report I garanti, di Michele Buono


Tutti gli uomini delle authority: chi nomina chi e chi deve vigilare su cosa.
Giusto una mezz'ora prima del servizio di Report, il segretario Bersani intervistato da Fazio, spiegava come nel disegno di leggo contro la corruzione (di cui Report si era occupata settimana scorsa) manchino almeno tre cose: l'autoriciclaggio, l'allungamento della prescrizione e il falso in bilancio.
Ecco, l'inchiesta d Michele Buono ha mostrato come la lista delle cose che mancano, per tornare ad essere un paese “normale” in Europa, va allungata. Anche il nostro sistema delle authority, gli enti di garanzia su mercato, borsa, dati personali, energia, trasporti e telecomunicazioni, va riformato.
Poiché mancano dei requisiti richiesti da commissari e presidenti: competenza, indipendenza e anche trasparenza.
Chi sperava che, l'avvento dei tecnici avrebbe fatto cambiare le cose, è rimasto deluso: il presidente dell'AGCOM (nominato dal governo questo giugno) è un bocconiano, gli altri commissari sono stato nominati da Senato e Camera. Eccetto il professor Decina (che potrebbe essere in conflitto di interessi avendo lavorato in Telecom) nessuno degli altri membri ha esperienza nelle telecomunicazioni).

Nessuno dei commissari o dei presidenti citati dalla trasmissione ha accettato l'intervista: e questo è un altro problema del sistema di potere italiano. Sempre pronto a rilasciare dichiarazioni di fronte ad un microfono amico, sempre pronto a nascondersi dietro questioni di opportunità, quando le domande arrivano da giornalisti giornalisti. Eppure le authority dovrebbero regolare il mercato, creare le condizioni affinché ci sia vera concorrenza, tutelare i nostri risparmi ..

Partiamo per ordine.
AGCOM – garante per le comunicazioni.
Anzichè prendere una decisione in base ai cv mandati alle commissioni in Parlamento, si è deciso con un sms che i capigruppo hanno mandato ai “peones”, con i nomi delle persone da votare. Uno per il PD (Decina) uno per il PDL (Martusciello). Al Senato stessa cosa con Posteraro e Preto.
A che serve allora il parlamento e i parlamentari? A ratificare interessi superiori? Del capo del partito di maggioranza relativa, guarda caso proprietario di 3 televisioni?
“Non c'è tempo” di guardare i curriculum, è stato detto al senatore Marino, si doveva votare, su pressioni dei presidenti di Camera e Senato. Fini e Schifani.

Come funziona in Inghilterra? C'è una prima commissione per gli incarichi pubblici, che indice una gara a cui tutti possono partecipare. I concorrenti non idonei perché in conflitto di interesse vengono scartati.
Poi c'è una seconda commissione parlamentare, “cultura e media” che valuta i candidati che passano la prima selezione.
In Inghilterra non succede che i partiti impongano un nome alla commissione.

Le Nazioni Unite volevamo vederci meglio, nel nostro sistema di nomine dei garanti delle comunicazioni (perché è qualcosa che influenza il mondo dell'informazione): il signor Frank La Rue ha scritto al sottosegretario De Mistura, per un incontro “ma nessuno se lo è filato”. Per fortuna che ci stanno i tecnici, vien da dire.
E l'asta delle frequenze? Rimandata, in attesa del regolamento della gara fatto proprio dall'AGCOM. Un favore a qualcuno?

Il garante della Privacy.
Commissario è stata nominata Augusta Iannini, magistrato fuori ruolo, a capo dell'ufficio legislativo del ministero della giustizia.
Dovrà vigilare sul rispetto della privacy anche della trasmissione del marito, Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta.
Il disegno di legge contro la corruzione voleva mettere un freno ai magistrati fuori ruolo (emendamento Giacchetti): un contro emendamento del ministro stesso ha poi esteso anche alle authority l'elenco degli uffici (oltre Corte Costituzionale, Quirinale..) cui è possibile rimanere fuori ruolo.
Un caso.

Authority dei trasporti.
Pasquale De Lise, magistrato amministrativo in pensione, che è stato a capo del Consiglio di Stato, è stato nominato commissario. 
Il suo nome era uscito fuori nell'inchiesta sulla cricca (la ricostruzione dell'Aquila, i lavori del G8); come capo del Tar del Lazio si è occupato di cause riguardanti appalti, e ha seguito pure un arbitrato dell'Anas.
Non è indagato, certo. Ma è sempre la solita questione di opportunità.

Non solo: il giornalista di Report ha intervistato un membro del Grande Oriente Democratico, circa l'appartenenza di De Lise alla Massoneria.
De Lise ha smentito, ma è anche vero che l'autogoverno dei magistrati amministrativi ha messo sotto accusa Alessio Liberati, per la sua proposta di far firmare a tutti i giudici del TAR una carta in cui questo indicava la non appartenenza ad alcuna massoneria.
Cosa che sarebbe frequente nel sottobosco dei ministeri (direttori, capo di gabinetto).

Di certo è che a volte questi magistrati fanno consulenze per le authority, mentre poi devono decidere sulle delibere delle stesse. Sono sempre gli stessi.

La Gabanelli ha cercato di porre queste domande a Patroni Griffi, Monti, Passera, senza ottenere risposta.

L'Isvap e la Consob: assicurazioni e borsa.
C'è un'assicurazione indebitata con una banca, per salvarsi la banca decide di farla fondere con un'altra assicurazione, anche lei debitrice.
Chi controlla su questa fusione? Che potrebbe avere grossi impatti sul mercato delle assicurazioni (si creerebbe un colosso), ma anche sui nostri risparmi.

Parliamo di Fonsai del gruppo Ligresti, di Unipol e di Mediobanca.
Fonsai è l'assicurazione in crisi, nonostante in Italia la RCA sia obbligatoria: il titolo è in perdita, così come è crollata dal 2006 la capitalizzazione, e i prospetti della società non sono buoni.
Chi se ne è accorto dei problemi di Fondiaria? Nè Isvap né Consob, ma il fondo Amber che su questo titolo aveva investito. 
Scoprendo che, a contribuire a questa perdita siano stati gli emolumenti dati agli amministratori (i Ligresti); le consulenze pagate da Fondiaria a Salvatore Ligresti e altri progetti comprati da società dei Ligresti (come la catena Ata Hotel). Affari dove Fondiaria perdeva capitale che finiva nelle tasche della famiglia: “operazioni con le parti correlate”, si dice. Operazioni in conflitto di interesse.

In un report dell'ufficio studi dell'Isvap del 2003 (sul bilancio 2002) si evidenziava come la riserva dei sinistri di questa assicurazione fosse insufficiente a garantire la copertura: nonostante questo Isvap non ha fatto niente; con riserve incongrue si sono comunque distribuiti utili.

E ora che la situazione è così critica, Mediobanca deve fare il possibile per non far fallire Fonsai, che le è creditrice. Il che è anche giusto. Meno corretto è il ruolo di Vegas, presidente della Consob: quale è il suo ruolo in questa fusione? Di chi sta difendendo gli interessi? Dei piccoli risparmiatori (e degli assicurati) o di altri?
Salvare i carri, si dice nei film western, quando le carovane erano attaccate dagli indiani:
MILENA GABANELLI IN STUDIOAllora, vediamo qual è il campo da difendere e i carri da piazzare. FonSai è una società quotata, molto indebitata con le banche, con i conti messi male. É normale che l’Autorità di Vigilanza, l’Isvap, dal 2001 al 2011, per dieci, anni non abbia mai fatto un’ispezione là dentro? Apriamo una parentesi: il presidente dell’Isvap Giannini è lì dal 2002 e suo figlio per un annetto ha lavorato per FonSai. Nel CDA di FonSai c’è
Vincenzo La Russa fratello del più noto Ignazio; per il gruppo Ligresti ha lavorato anche il figlio Geronimo, il figlio dell’ex Ministro. Con questo vogliamo insinuare qualcosa? Certo che no! È solo un fatto. Ma era così complicato vedere come erano messi quei conti? Evidentemente no. Perché lo ha fatto il Fondo Amber in un paio di settimane, che ha un ufficio con 5 dipendenti. Ma oltre all’Isvap viene da pensare: il collegio sindacale d’era? Adesso a salvare il gruppo si è fatta avanti Unipol. Non con una’offerta pubblica d’acquisto perché ci vogliono troppi soldi e non li ha. E allora come si fa? Bisogna mettere in piedi un’operazione complessa; ad organizzarla, si dice, l’amministratore delegato di Mediobanca che deve avere più di un miliardo da
FonSai e 400 milioni da Unipol, insieme al presidente della Consob Vegas. Ma la Consob, che è un’autorità di vigilanza, che cosa c’entra in tutto questo? A fine gennaio il Senatore Lannutti solleva il problema Senato davanti alla Commissione Tesoro e dice: “Il presidente di un’autorità di sua iniziativa non può
incontrare un soggetto vigilato e dirgli come fare per risolvere il suo problema”. Vegas, a fine gennaio, in Commissione Finanza ha risposto così:GIUSEPPE VEGAS – PRESIDENTE CONSOBIl compito dell’Autorità è quello di controllare il mercato, ma il controllo del mercato non deve avvenire solo quando i polli sono scappati, come dire. E quindi logicamente le Autorità incontrano chi chiede di essere incontrato e chi espone dei programmi.

In un altro paese non sarebbe successo.
MILENA GABANELLI IN STUDIOUnipol, che vuol dire Lega delle Cooperative, corre a salvare un’assicurazione sull’orlo del fallimento. Tutte e due quotate: c’è chi ha investito i suoi risparmi e ci sono milioni di assicurati. Un’operazione importante sulla quale bisogna vigilare e andare a fare le pulci. E infatti, il dirigente dell’Isvap competente, Cucinotta, guarda i conti di Unipol e poi dice “ho dei dubbi che riesca a prendersi sulle spalle il carico del gruppo Ligresti”.
Avrà ragione? Avrà torto? Sta di fatto che l’operazione va avanti lo stesso anche senza la sua firma. Ma anche l’amministratore delegato di Generali, Perissinotto, che di assicurazioni dovrebbe capirne, dice pubblicamente “la salute finanziaria di Unipol è precaria”. Siccome Mediobanca ha in pancia Generali e i mal di pancia, in genere non piacciono a nessuno, anche Perissinotto via. Insomma sembra che nessuno debba
mettersi di traverso a questa operazione. Mediobanca deve rientrare dei suoi soldi, e per farlo mette insieme i due debitori e le autorità avallano. Le ricadute? Intanto ce ne è una: un problema di concentrazione. Mettendosi insieme queste assicurazioni formano un grande gruppo, questo limita la concorrenza che si traduce in polizze Rca auto il cui prezzo invece di scendere, sale. Dovrebbe intervenire l’Antitrust. L’Antitrust
che dice? Smentendo se stessa, avalla.

Che farà l'antitrust di Pitruzzella, quando le agenzie chiuderanno e i premi delle assicurazioni aumenteranno? 
Vigilerà. 
E i piccoli risparmiatori? Che succederà se si scoprisse che qualcuno ha nascosto i veri conti, a chi si dovrebbero rivolgere?

07 ottobre 2012

Chi ci garantisce dai garanti?


La seconda puntata di Report tratterà delle authority di garanzia: enti definiti dalla Costituzione, a tutela degli interessi (a garanzia) dei cittadini.
Delle Authority, Report se ne era occupata una prima volta nel 2010 “Il debole dell'autorità” (parte prima e seconda), mettendo in luce come non solo i componenti non siano al di sopra delle parti, indipendenti e competenti in materia, ma anche come siano emanazione quasi diretta dei partiti e di altri interessi.

Nell'inchiesta di Michele Buono,  si ritorna a parlare di loro: Consob sulle società quotate in borsa; l'Antitrust, sul mercato (e anche sui conflitti di interesse); il garante per la Privacy; l'Agcom garante per la comunicazione (che nel passato è stato piuttosto una diretta emanazione di Arcore, Isvap, ente di vigilanza per le assicurazioni (doveva essere dismessa, è stato collocata sotto il controllo della Banca d'Italia; Aeeg, garante per l'energia .
Di cosa si parlerà stasera? Delle nomine dei commissari , fatte col manuale Cencelli della politica (gli ultimi casi le nomine dentro l'AGCOM e l'ente per la privacy); dell'authority sulla borsa che non ha vigilato su Fonsai (e sul crac Ligresti, e sul crac Parmalat). Delle bollette più care d'Europa ..


La scheda della puntata - I garanti, di Michele Buono
Il sistema delle Authority in Italia. Il loro ruolo per quanto riguarda la regolamentazione e la tutela degli interessi dei cittadini nei campi della finanza, dell'informazione, dell'energia, della tutela della concorrenza. La nomina dei Presidenti e dei Commissari di queste autorità è soggetta ai criteri della competenza, della trasparenza e dall'indipendenza dai poteri politici ed economici. Confronto fra l’Italia e il resto d’Europa. L'inchiesta metterà in evidenza alcune vicende correnti come la fusione in atto tra società quotate come Unipol, Fonsai, Premafin, Assicurazioni Milano per meglio capire il ruolo di autorità come Consob, Isvap e Antitrust.
Questi gli altri servizi:

"CARO SEGRETARIO" di Emanuele Bellano
I segretari comunali in Italia sono circa 3.000. Dai piccoli comuni alle grandi città tutti devono averne uno. Sono i più importanti dirigenti comunali e il loro ruolo principale è controllare che i provvedimenti varati dalla giunta siano conformi alle leggi. Il loro stipendio è a carico del comune e in molti casi raggiunge cifre così sproporzionate da farli apparire una vera e propria casta. A Camugnano, un piccolo paese di duemila abitanti in provincia di Bologna sommando stipendio base, indennità e rimborsi, il segretario comunale alla fine costa quasi 110 mila euro all'anno. E simile è la situazione in tanti altri comuni. Fino a raggiungere cifre da capogiro, come a Como: il suo segretario nel 2011 ha dichiarato 234 mila euro, il doppio dello stipendio base del capo dell' FBI. In tutto gli stipendi dei segretari costano all'amministrazione ogni anno tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'agenzia che gestisce il loro albo, sebbene soppressa, continua a costare ogni anni decine di milioni allo Stato.
Per la rubrica "C'è chi dice no": "SECS APPEAL", di Giuliano Marrucci
Abbiamo scelto il concorso proprio per selezionare la migliore classe dirigente per il nostro Paese. Ma per poter scegliere nel migliore dei modi si dovrebbe partire tutti uguali, senza favoritismi. Questo non accade quasi mai perché il virus del concorso taroccato ha infettato tutti i settori e così le belle intenzioni non vengono quasi mai rispettate. Stavolta però un gruppo di ricercatori ha detto basta ed ha cominciato a dare filo da torcere al barone di turno.

06 giugno 2012

Un'occasione persa

ABC e i partiti di governo hanno perso un'altra occasione: le nomine dentro le authority per le comunicazioni e della privacy rispettano le consuete lottizzazioni.
PD, PDL e UDC ugualmente concordi nello scegliere persone vicine al partito.
Che non si lamentino poi se la gente continua a perdere fiducia nei partiti di governo.

15 novembre 2010

Report il debole dell'autorità – parte 2

Le ultime due authority di cui ha trattato l'inchiesta di Bernardo Iovene sono l'Isvap e l'authority per l'energia.

Il presidente dell'Isvap proviene proprio da imprese assicurative (ne conosce bene i “nervi dolenti”).Può fare poco o nulla sugli aumenti delle tariffe, ma può sanzionare le assicurazioni per mancati pagamenti dei sinistri.
Ma forse questo funziona meglio se a fare pressione è anche la televisione, come nella disputa tra il signor Ciaffi e la Unipol.

L'Isvap ha 362 dipendenti a 60000 euro l'anno; lo stipendio di Giannini è di 281000 euro e i suoi consiglieri sono (ex) politici a 90000 euro.

AEEG: autorità garante per l'energia. La più debole tra le authority e paradossalmente la più forte, perchè deve salvaguardare l'interesse dei cittadini nei confronti di Eni, Enel e Hera (i colossi energetici): trasparenza tariffe, gestione dei riclami, vigilare la concorrenza.
Si è occupata della doppia tariffazione dei cittadini che, al cambio del gestore, ricevono comunque la bolletta dell'ex gestore. AEEG ha gestito 250000 reclami, e ha raccolto 240 ml di euro di multe.
Il presidente Ortis, prende 521000 euro l'anno, ma ha rinunciato all'auto blu, e al termine dell'incarico farà altro (a 67 anni).
Ha chiesto la separazione tra Eni e Snam, per rendere più concorrente il mercato e togliere potere alla Eni, che in questi anni sta seguendo una politica energetica molto vicina a quella del governo, sfuggendo al controllo parlamentare. Cosa si dicono Putin e Berlusconi? E Gheddafi?
Forse per questo, per aver fatto il suo dovere, il parlamento non è riuscito in questi anni a nominare gli altri 3 consiglieri (su cinque).

Mokbel, Finmeccanica, Cola, il senatore Di Girolamo (salvato da Fini nel 2008, dice Taormina) .. questi i protagonisti della prossima inchiesta di Report.

Report il debole dell'autorità

Le authority sono enti previsti dalla Costituzione, con lo scopo di tutelare i cittadini dai soprusi, difendere la loro privacy, sanzionare le aziende che abusano del loro potere.
Sembra incredibile, nell'Italia di oggi, dei conflitti di interesse (non solo quello televisivo), dei consigli di amministrazione dove siedono le stesse persone, dei patti di sindacato, degli scandali Cirio, Parmalat, crac derivati, Alitalia...

Report ha mostrato chi guida questi enti, cosa fanno, che requisiti servirebbero (e che requisiti invece hanno) per i vari commissari e presidenti.

La Consob: dal 30 giugno, con le dimissioni di Cardia, è senza presidente. Non è una cosa saggia visti i tempi: “La mancata nomina può essere vista come una scarsa attenzione del governo ai mercati finanziari” afferma il presidente vicario Conti.

E non è solo l'attenzione ai mercati, ma anche per la tutela dei risparmiatori: a Montecchio un intero paese è stato truffato dall'ex sindaco (di centrodestra), anche operatore della banca Mediolanum. Cittadini truffati due volte: perchè si fidavano della banca (“tutta intorno a te”) e anche del sindaco che conoscevano bene e a cui avevano affidati i propri risparmi.

Chi paga? La banca parla di corresponsabilità: l'avvocato Spadafora ai risparmiatori invita a non fidarsi ciecamente degli agenti “controllate sempre la corrispondenza che vi invia la banca”.
Sabbatini è stato radiato dall'ordine, ma la Consob non ha risposto alla richiesta dei risparmiatori, né ha sanzionato la banca (ha ritenuto che la responsabilità fosse del singolo operatore).
Nel 2008, per un caso analogo, Mediolanum fu multata con una sanzione di 300000 euro: poca roba se si tiene conto del patrimonio di Ennio Doris (si dice 2,5 mliardi).
E nel passato, ci sono stati altri episodi di truffa, di operatori della banca: a Sondrio e Pescara. Forse non si parla di casi sporadici e di reposnsabilità dei singoli: servirebbero sanzioni più salate, anche perchè le persone truffate devono ogni volta aspettare i tempi della magistratura per riavere i soldi.

Questo ha a che fare col fatto che sono nomine politiche e parliamo di una banca collegata al presidente del consiglio?

Iovene ha raccontato della consulenza del figlio di Cardia (ex presidente) con la ex banca di Fiorani, e anche delle ispezioni aggiustate o concordate tra controllato e controllore, nei mesi delle scalate bancarie.
“Fiorani mente” si difende Cardia. Eppure l'autorità sarebbe molto più credibile se mostrasse un comportamento più coerente: ha sanzionato Lanutti per alcune affermazioni su Unicredit (con l'accusa di manipolare il mercato) e non Berlusconi, per le sue dichiarazioni su Alitalia e sul gruppo Espresso.

Oggi Cardia è passato alle Ferrovie dello Stato, con uno stipendio di 800000 euro anno.

AGCOM: Calabrò, presidente dell'ente, nonché poeta, lo ha ribadito ad inizio intervista. Serve mantenere una indipendenza, ogni giorno, nell'ambito del controllo delle comunicazioni televisive e telefoniche.

Gli 8 commissari sono nominati dal Parlamento e sono tutti parlamentari : perchè serve far politica per entrare in questa authority? Ognuno degli intervistati era in quita a qualche partito, eppure nessuno sembrava preoccupato del conflitto di interessi televisivo, perchè “le televisioni sono gestite da enti indipendenti”.

Calabrò ha sanzionato TG1 e TG5 alle passate elezioni per violazione della par condicio (100000 euro); il 21 ottobre ha richiamato il TG1 (perchè l'opposizione era relegata al 13%). Il presidente ha usato la metafora della multa per aver passato il rosso: se anche uno passa tre volte col rosso, mica possiamo ritirargli la patente, se però investe una persona, sì. Il giornalista Iovene commentava allora dicendo che allora stiamo aspettando il morto.

Il ruolo dell'AGCOM è molto delicato, come ha testimoniato l'inchiesta di Trani sulle telefonate tra Berlusconi e Innocenzi (poi dimesso) per far chiudere Annozero.
Come anche tutte le polemiche dopo la nomina di Antonio Martusciello, ex sottosegretario di Berlusconi, fondatore di Forza Italia, ex Publitalia.
I commissari non dovrebbero essere indipendenti?
L'unica cosa che sappiamo è che percepiscono uno stipendio di 16000 euro netti al mese; che l'opposizione si è ancora una volta fatta trovare impreparata alla nomina del presidente e dei commissari. La sede principale dell'AGCOM è a Napoli, dentro una torre di proprietà dei Caltagirone, dove ci sono meno dipendenti che alla sede di Roma.
L'unica attività, notava Iovene, è il via vai dei garzoni del bar ..
Qui, alcuni dipendenti raccontano di non lavorare da anni, pur percependo uno stipendio: significa che ci sono anche situazioni di mobbing? Calabrò nega assolutamente.
Eppure le cause di lavoro devono passare al Tar del Lazio, dove fino al 2005 lavorava proprio Calabrò. E dove lavorava Pasquale De Lise, oggi al Consiglio di Stato, il cui nome è uscito (ma lui non è indagato) nell'inchiesta sulle Grandi Opere.
Tutto ciò fa emergere il fenomeno delle doppie poltrone, poiché sia Calabrò che De Lise mantengono le due cariche: commentava così la Gabanelli
“spesso sono sempre gli stessi nomi che fino all'età di 75 anni passano da una poltrona all'altra. Sono decine i presidenti e i commissari che hanno il doppio stipendio: qui la scure di Tremonti non è calata, ed è uno scandalo”.

Per 5 mesi il ministero dello sviluppo è stato senza ministro: proprio nei mesi in cui venivano assegnate le frequenze televisive. In Europa queste vengono messe a gara, per far soldi, in Italia i canali nazional sono stati dati gratis a Rai e Mediaset: forse perchè le Authority sono di nomina politica?

Antitrust: Catricalà spiega il suo lavoro “se si fa un atto di governo dannoso all'interesse pubblico, interviene l'antitrust”. Ma prima dovrebbero intervenire carabinieri, finanza ..

E allora, quando sono state prestate le frequenze (per il momento) a Mediaset, perchè non è intervenuta? Solo perchè si presume che sia stato un funzionario del ministero a fare questo atto?

L'antitrust vigila sui conflitti di interesse, sulla pubblicità ingannevole.
Anche Catricalà ha due stipendi (oltre all'Authority, anche da ex magistrato del Consiglio di Stato).

Ha 285 dipendenti a 4000 euro/mese, ma le richieste dai cittadini sono gestite da degli avvocati interinali che rispondono al telefono.
Il suo lavoro, contro la pubblicità ingannevole, lo fa: ha sanzionato la Tim per uno spot che non era corretto nel messaggio, ma le sanzioni sono basse, e le pubblicità non sono state bloccate.
L'antitrust ha vinto la battaglia, importante, contro il cartello dei produttori del latte.

Garante sulla privacy: presidente Pizzetti. Ci deve difendere da quanti usano i nostri dati personali, per mandarci pubbicità che noi non abbiamo chiesto.
Come durante le elezioni: ma a febbraio è cambiata la legge e per non essere disturbati ci si deve iscrivere ad un registro che in pochi conoscono.

Pazienza” commentava il presidente, se il governo ha fatto una scelta contro l'autorità.
Insomma, la politica ha stabilito tramite i suoi commissari dentro l'Antitrust, che la politic ci può disturbare ...

Tra l'altro, le istruttorie portate avanti dall'ente, per verificare se ci sono state violazioni, durano molti mesi e porta a sanzioni di qualche decina di migliaia di euro.

Diversamente da quanto è capitato col caso Zappadu, il fotoreporter che ha scattato le foto del premier nella sua villa in Sardegna e all'aeroporto con la sua compagnia.
Il blocco alle sue foto è scattato in 24 ore: perchè ha carpito le foto con mezzi e strumenti eccezionali, dice Pizzetti, che poi articolava un ragionamento sulle tutele di una persona sul proprio balcone o nel suo giardino. Invece il fotoreporter spiegava come le foto siano state scattate per strada, con l'uso di un teleobiettivo.
Tanto è vero che la procura non ha riscontrato un reato. C'è anche la questione di cosa quelle foto raccontano: l'allegra compagnia che vola in Sardegna a spese del contribuente, con la scorta di carabinieri, le feste e il clima …

Isvap: l'ente di controllo delle assicurazioni è il meno noto alle cronache. Forse per questo l'associazione consumatori ne ha chiesto la chiusura. Il presidente Giannini lo ha spiegato chiaro “nessuno può mettere le mani sulle tariffe”. E forse per questo fa molto poco sugli aumenti indiscriminati delle tariffe.

14 novembre 2010

Come funzionano le authority in Italia

L'inchiesta di stasera di Report si intitola "Il debole delle autorità", gioco di parole per discutere sulla loro reale funzione . Chi garantiscono, le authority? I forti (i partiti, le lobby) o i deboli (cioè noi)?

Le Authority sono nate per tutelarci dai monopoli di mercato, dalle irregolarità che grandi gruppi economici attuano a discapito dei consumatori, o dalle violazioni della nostra privacy. Insomma servirebbero a far funzionare meglio un paese democratico. Eppure in pochi sanno quante sono, cosa fanno, quanto costano, da chi sono finanziate. Soprattutto pochi sanno dove vanno a finire i soldi delle sanzioni che applicano.
Prendiamo in esame le più importanti, Consob, Antitrust, Privacy, Agcom, Isvap, Aeeg. Dovrebbero essere indipendenti. I criteri di nomina dei commissari sono diversi per ogni Authority, ma sono sempre il parlamento, i partiti, il governo, i presidenti di Camera e Senato a decidere.
In alcune Authority è richiesta una competenza, in altre no, in quella per le Comunicazioni, per esempio, il parlamento nomina i commissari senza nemmeno presentare i candidati. Bernardo Iovene è partito da un esempio di intervento dell’autorità che hanno come denominatore comune la tutela dei consumatori:
La Consob, che ormai da mesi è senza guida, tutela gli investitori. A Orvieto un family banker di Mediolanum ha truffato decine di risparmiatori, com’è intervenuta la Consob?
All’Agcom, tutti i commissari sono in quota a un partito. Per esempio, come è stato eletto il nuovo commissario che ha sostituito Innocenzi?
L’Antitrust, come interviene sulle pubblicità ingannevoli e sul conflitto di interesse?
Il Garante della Privacy, come protegge i nostri dati e la nostra privacy dalle telefonate pubblicitarie o dai paparazzi?
E invece come è intervenuto il garante nel caso delle foto scattate da Zappadu a Villa Certosa?
L’Autorità per l’energia, Aeeg, è l’unica Authority che ha un sistema di nomina bipartisan per questo i componenti sono rimasti in 2 dal 2004, e questo perché maggioranza e opposizione non si sono mai accordate per nominare il collegio completo che dovrebbe essere composto da 5 membri..
L’Isvap che dovrebbe vigilare sulle grandi compagnie di Assicurazioni, nella sua storia è intervenuta sull’aumento delle tariffe solo una volta, nel 2003. Insomma ci siamo chiesti: le authority cosa garantiscono?