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27 agosto 2016

La terra trema (tremava ieri e lo farà anche domani)

Sono stanco di vedere persone piangere la morte di parenti e amici, di fronte alla casa che non c'è più.
Sono stanco di vedere migliaia di persone correre per aiutare la popolazione colpita da catastrofi naturali (in cui però le cattive amministrazione hanno pure contribuito).
Sono stanco di vedere cattivi giornalisti accorrere sul luogo della tragedia per raccontare la solita tv del dolore.

Il terremoto in centro Italia del 24 agosto passato è stato come uno schiaffo in pieno volto che ha scosso il paese intorpidito dalle vacanze e dalle sterili polemiche agostano (il burkini, la riforma costituzionale, gli annunci sulle tasse).

Tempo poche ore e mentre ancora si contavano i dispersi e le immagini dei vigili del fuoco raccontavano di paesi che sembravano usciti da un bombardamento, in rete e sulle agenzie era già un profluvio di dichiarazioni, commenti, speculazioni, attacchi politici (strumentali). Gente che sapeva tutto e che tutto capiva.

I 33 euro per i profughi, ospitati negli alberghi mentre gli italiani erano confinati nelle tende.
I soldi da prendere i soldi delle scommesse al lotto.
Speriamo che questa volta non facciano un altro processo alla scienza.
A chi rinfacciava (come Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano tra gli altri) come in Italia si spendano soldi per grandi opere mentre per la messa in sicurezza del paese si spende poco e male, veniva dato dell'avvoltoio, gente che campa sulle disgrazie, uno sciacallo.

Viene in mente quello che raccontava Marco Paolini nello spettacolo sul Vajont:
“Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d'acqua e l'acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. ...”.

Così scriveva un giornalista famoso nei giorni successivi la frana Dino Buzzati. E chi invece, come Tina Merlin, puntava il dito sulle responsabilità della Sade, dell'Enel, dei tecnici che non avevano controllato e ignorato gli allarmi, veniva chiamato sciacallo (Merlin scriveva per l'Unità).

Niente polemiche, per favore, ora serve il clima di unità nazionale.
Per fare cosa però?
Assistere ad un'altra sceneggiata elettorale come quella vista all'Aquila nel 2009? Con altre new town (che ora per altro nessuno vuole, nemmeno quei ministri che anche allora erano al governo)?
Per continuare a costruire o ristrutturare case senza rispettare criteri?

Perché, pure questo ho letto, mica possiamo mettere in sicurezza tutto il paese, i borghi antichi, le chiese medioevali ..

Mauro Favale e Giuliano Foschini su Repubblica
Ma anche sulle case costruite cinquanta o cento anni fa si possono fare interventi mirati per renderle meno vulnerabili alle scosse.
E poi ci sono gli edifici pubblici, le scuole, gli ospedali.
Ad Amatrice (lo ha scritto Mauro Favale su Repubblica) si sono spesi 500mila euro per avere una scuola antisismica che poi è crollata su sé stessa. Di notte, senza bambini dentro.
Ad Accumoli si è ristrutturato un campanile tre volte, che poi crollando ha ucciso un bambino di pochi mesi.

Cosa vogliamo fare? Continuare per qualche settimana con la tv del dolore, le prime serate, gli annunci si soldi stanziati (sempre troppo pochi e poco controllati)?
Vogliamo rifare un altra L'Aquila? Sfruttare nuovamente la tragedia per fare campagna elettorale (sia pro che contro il governo, intendo)?

Oppure iniziare a pensare alle costruzioni in modo diverso.
Mettendo regole chiare su come costruire e controlli certi. Dove i processi per capire le responsabilità non vengono spazzati via dalla prescrizione.
Regole che devono essere rispettate da tutti, dai costruttori dell'Ance (che forse potrebbero controllare meglio come lavorano i loro iscritti), dai comuni e anche dai cittadini.
Trovando soldi a partire dalle grande opere, inutili in un paese con questi problemi idrogeologici, sismici (e con parte del sistema ferroviario a binario unico ancora).
Va anche bene il modello Expo per la ricostruzione dei paesi, magari controllando chi prende i soldi, i lavori che fa (le new town sono state uno spreco e ora cadono a pezzi) e senza appalti diretti modello Bertolaso.


Ma non fateci più assistere a queste scene. I terremoti continueranno ad esserci e purtroppo anche la stupidità di quanti commentano senza conoscere nulla, l'avidità di quanti speculano su terremoti (e frane e alluvioni).

Lunedì prossimo, Presadiretta nella prima puntata della serie che si occuperà della morte di Giulio Regeni, aprirà con uno speciale sul terremoto.
Da giornalisti (veri) si porranno delle domande: "Perche così tanti morti? Perché così tante distruzioni? Si potevano evitare?".

06 aprile 2016

Sette anni di macerie

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Le macerie de l'Aquila compiono sette anni. Compleanno amaro da quella notte del 6 aprile 2009.
Sette anni di tubi Innocenti che puntellano palazzi, sette anni di promesse agli aquilani, sette anni di persone spostate dalle loro case e dai loro paesi, lasciate a sopravvivere nelle new town.
Sette anni dove il centro della città è rimasto semi disabitato, ancora da ricostruire.



Sette anni dalle CASE di Berlusconi, vanto dal governo del fare, quello che faceva bene e in fretta, senza perdersi in troppi fronzoli, senza perdere tempo nelle lungaggini burocratiche. Governo che in pochi mesi ha tirato su case antisismiche solo sulla carta, che sono costate più del dovuto e che dopo pochi anni hanno dimostrato problemi di stabilità.


Progetto CASE: i balconi che crollano
Per l'Aquila le uniche telefonate che abbiamo sentito erano quelle degli sciacalli che ridevano di notte, sognando già i lauti profitti per la ricostruzione, da fare in fretta nella consueta emergenza in cui in Italia si affrontano le emergenze.
Le cronache, purtroppo, non riportano di intercettazioni di politici o ministri preoccupati per i poveri aquilani, per la gente rimasta nelle tende per mesi, controllata dall'esercito e dalla polizia, che dopo anni ancora aspetta di tornare a casa.
Gente che si fidava della rassicurazioni della commissione grandi rischi della Protezione Civile, condannata poi assolta in processo, per quello che non ha fatto dopo tutto lo sciame sismico che andava avanti da mesi. 



Sette anni di macerie e sette anni di latitanza della politica italiana, se si esclude il G8 dell'allora presidente Berlusconi. Passerella politica e mediatica.


Il cartonato di Renzi, preparato da Gazebo, per l'Aquila
Sette anni dove nessuno ha sentito l'urgenza per rimettere le cose a posto: l'Aquila non è l'Expo di Milano, non è il TAV in Val di Susa e le altre grandi opere.
Fino al prossimo terremoto, alla prossima tragedia, al prossimo compleanno de l'Aquila ci dimenticheremo del rischio sismico, dei fiumi che esondano, che le colline franano, che abbiamo cementificato in modo selvaggio e criminale dappertutto.
E, come per la casa dello studente de l'Aquila, crollata su sé stessa uccidendo gli otto ragazzi, piangeremo lacrime di coccodrillo, dopo.

Buon, cattivo compleanno allora.

22 luglio 2015

Eroi senza nome – i vigili del fuoco di Bergamo a L'Aquila

Marco Cavagna
Nella notte del 6 aprile 2009 , le scosse del terremoto a L'Aquila causarono 309 vittime tra la popolazione. Abbiamo visto tante volte le immagine delle rovine: la prefettura, la casa dello studente, il centro storico puntellato e deserto …
Maurizio Lorenzi racconta questa tragedia attraverso il ricordo delle squadre dei Vigili del Fuoco che, appresa la notizia, si mobilitarono fin da subito per i soccorsi.
Bergamo uno, Bergamo due e le due squadre Usar (Urban search & rescue) di Bergamo e Venezia.
Il silenzio.È la cosa che ti colpisce maggiormente di una città colpita a morte del terremoto.Silenzio imperante, assoluto padrone della situazione. Poca cosa è il trambusto creato dai soccorittori con il loro movimento continuo. Inerzie sonore se paragonate al rumore di una città immersa nel suo quotidiano tran tran lavorativo.[..]Se chiudete gli occhi in una città come L'Aquila, in un giorno come questo, potrete sentire un nulla talmente assordante da risultare inquietante.[..]E' la vitalità di una città.
Ebbene qui non esiste più.Quando riapri gli occhi cerchi immediatamente i rumori che conosci, quelli più familiari, e quando ti rassegni alla loro mancanza provi a ripiegare sui colori. Almeno quelli non possono essere spariti.Qui, invece, non ci sono nemmeno i colori.La polvere riesce ad ammantare ogni cosa e tutto si mostra grigio.Polvere al posto dell'ossigeno, grigio al posto dell'arcobaleno.

Alla tragedia generale, per il terremoto e le vittime, se ne aggiunge un'altra: Marco, il caposquadra della Usar di Bergamo ha un malore dopo essersi calato in un cunicolo dentro una palazzina accartocciata su sé stessa.
Nonostante le cure, Marco Cavagna non ce la fa.
La sua squadra, assieme alle altre dei vigili, decide di restare, per Marco e per completare quello che erano venuti a fare. È l'unico modo per onorare la sua memoria.

Un impegno che viene premiato col salvataggio di una ragazza, rimasta miracolosamente viva tra le macerie di un palazzo, dopo tutte quelle ore. Eleonora si chiama, questa ragazza, che non dimenticherà i suoi eroi “senza nome”.
Marco Cavagna.
Emilio Gamba.
Dionisio Stacchetti.
Diego Bettoni.
Davide Testa.
Claudio Ippolito.
Ci abbracciamo. Tutti si abbracciano.È merito di Hippo ma è merito di tutti. Siamo una squadra, consci e convinti di esserlo.Siamo un gruppo, che festeggia compatto, anche insieme a quegli sconosciuti che da quel momento in poi non lo saranno più. Allora volti e mani si sfiorano, si aiutano, si sostengono. Ci stringiamo, vicini, con chi capita, per condividere un momento che rende le conseguenze del terremoto un pizzico meno amare.È solo un microcosmo mentale. Lo so, lo sappiamo.Tanto da domani si riparte, attendi e determinati.Siamo vigili del fuoco.[..]Non serve parlare. Il pensiero sale lassù, insieme alla gioia per il ritrovamento di Eleonora.Chiudo gli occhi: Marco è di nuovo qui con noi. A capo della squadra, come sempre, come solo lui poteva fare.


I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

07 aprile 2015

L'arte delle promesse: da l'Aquila a Expo

Oltre agli scandali, la gestione emergenziali, i lavori in ritardo, un altro filo lega Milano e l'Aquila. Le promesse a fondo perduto.
Come i miliardi promessi da Renzi: dei 652 milioni stanziati nel 2014, se ne sono persi per strada 165. E dei 478 ml deliberati nel 2015 in Abruzzo ne sono arrivati zero.
Miliardi e promesse che fanno il palio con quelli che dovevano arrivare dalle slot machine.
Quanti di questi sono arrivati per la ricostruzione?
Nel 2010 diceva Bertolaso: “In 8 anni l'Aquila può rinascere più bella e sicura di prima, ma solo se ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.
Cinque anni dopo i lavori in città non superano il 10%, in provincia il 3%.

Promesse, anzi sparate, anche a Milano, per Expo: 1 milione di visitatori dalla Cina.
Al momento i visti in ingresso dalla Cina segnano solo un +13mila (articolo di Barbacetto Maroni).
E gli altri? In tre settimane?
E dove li mettiamo questi cinesi?
Coi tagli al TPL (e l'aumento dei biglietti) deciso dalla regione, far viaggiare i visitatori sarà una scommessa che si baserà più sulla buona volontà di chi lavora sui mezzi e sulle ore di straordinario.
A meno che la Brebemi e la Pedemontana non servano a questo. Dovevano reggersi sul project financing e invece ora invece è lo stato che deve intervenire. Per coprire il buco per i mancati pedaggi.


L'unica cosa certa, per il momento, sono gli extracosti: circa 30ml, su cui il presidente dell'autorità anticorruzione Cantone dovrà dare un parere.

04 febbraio 2014

Presa diretta - terremoti

In Italia, per la ricostruzione de l'Aquila e dei centri attorno servono molti soldi, circa 2 miliardi di euro.
Servono soldi anche per la ricostruzione delle cittadine emiliane terremotate, per la messa in sicurezza dei fiumi. Sono stimati danni per 12 miliardi, la CDP ne ha messi 6 sulla carta, ma i soldi reali sono solo 300 ml.
Soldi che dovrebbero essere spesi per evitare che dopo altre eventi metereologici imprevisti, case e capannoni finiscano nuovamente sott'acqua.

Ma i soldi non ci sono, questo si sente ripetere.
Presa diretta è tornata a l'Aquila per vedere come sono stati spesi i soldi per la ricostruzione, e la risposta è che sono stati spesi male. Sono  stati aperti diversi filoni di inchiesta, dalla magistratura e dalla polizia giudiziaria:  a cominciare dai rimborsi ai politici e ai gruppi parlamentari.
Come le cene e le serate passate dal governatore Chiodi (commissario per la ricostruzione) assieme ad una signora che poi è diventata consigliere per le pari opportunità. E che aveva la delega per spendere 1,5 milioni di euro per un centro antiviolenza. Soldi che ancora non si sono visti.
Mai uno che chieda scusa. Che ammetta l'inopportunità del gesto: sempre e solo la stesa tiritera del fango mediatico.
E pensare che i soldi per l'albergo e le cene sono frutto delle tasse dei terremotati.

I soldi spesi nel progetto Case.
Berlusconi ci ha fatto le sue campagne elettorali, eppure il tanto decantato progetto delle new town ha diversi problemi, tutti dovuti alla fretta con cui sono stati costruiti i nuovi quartieri satelliti e le nuove case.
Case con difetti di fabbricazione, non tutte ignifughe, non tutte ecocompatibili.
Non solo: il progetto CASE è costato 800 ml di euro. I soldi per costruire quegli appartamenti (e la fortuna politica di B.) arrivano per due terzi dai fondi europei, che sarebbero serviti per l'emergenza.
La corte dei conti europea ha stimato un aumento dei costi delle case del 158%, gare per gli appalti fatte troppo in fretta, rincari sul calcestruzzo.
Non solo: alcuni degli isolatori messi sotto queste case non sarebbero a norma. Significa che le case non sono nemmeno antisismiche.

I soldi per la messa in sicurezza del centro storico: hanno speculato pure sui tubi innocenti usati per puntellare gli edifici e sui bagni chimici (sono stati spesi 194 milioni per questa voce). Le aziende che hanno fatto questi lavori sono al centro di una indagine dove si parla di mazzette per ottenerli.
Senza pagare il politico o l'assessore, non si lavorava a l'Aquila.
E così, mentre imprenditori e amministratori locali ridevano del terremoto (una botta di fortuna), la ricostruzione de l'Aquila è rimasta ferma.
Ora procede, ma solo finché ci saranno i soldi. Che sono comunque pochi per tutti i progetti aperti.
E i soldi saranno sempre meno, visto che il comune dovrà farsi carico anche della manutenzione delle new town.

Ma dove finiscono i soldi in questo paese?
Abbiamo visto due forme di spreco di soldi pubblici: la corruzione da una parte e i rimborsi facili di politici ingordi. Ad oggi 16 consigli regionali su 20 sono sotto indagine e all'orizzonte non si vede, dal fronte politico, una risposta unitaria al problema.
Una seria legge contro la corruzione, una riforma dello statuto delle regioni. Ma anche una legge quadro per la gestione delle emergenze, che non costringa ogni volta, il commissario di turno, a ripartire da zero.
Ad aspettare i decreti attuativi da Roma (e anche i soldi, come fossero una carità) come successo dopo il terremoto dell'Emilia. Di cui ha parlato il servizio nell'ultima parte.

Ma prima dell'Emilia, si è parlato della lobby delle armi.

Il peso della spesa per armi è dell'1,1% del PIL: sono 26 miliardi di euro l'anno.
Soldi che verranno spesi anche per il progetto del caccia F35: l'aereo più pazzo del mondo, secondo lo studioso Francesco Vignarca, ospite in studio.
Non conosciamo il costo finale del progetto (la Difesa stima 14 miliardi di euro), non conosciamo i motivi per cui i nostri generali e ministri spingono per questo progetto.
Sappiamo che sono emersi dei difetti di progettazione, che ne pregiudicano l'affidabilità: rischiamo di pagare miliardi per un aereo che ne costerà altrettanti per la manutenzione.

Sono costi che non ci possiamo permettere: allora perché la politica italiana non ne discute?
Il Pd ha votato contro la mozione Sel-M5S che chiedeva il blocco dell'acquisto, scegliendo la soluzione di compromesso che prevedeva l'istituzione di una commissione di studio.
Commissione che si doveva riunire a gennaio, così ha spiegato a Preda diretta l'onorevole Scanu del PD e che invece fin'ora non ha fatto quasi niente.
Il giornalista Vignarca ha parlato di pressioni sul PD per non bloccare il progetto: c'è l'impressione dell'esistenza di un partito trasversale, che voglia continuare a spendere nel settore armi come nel passato. Senza alcuna trasparenza e senza passare per il vaglio parlamentare.

La politica (e il partito democratico) riusciranno a riprendere il controllo sulle armi?

La ricostruzione in Emilia.
Diversamente da l'Aquila, in Emilia la ricostruzione passa per gli amministratori locali. Stretti da burocrazia e assenza di leggi univoche. E dai pochi soldi a disposizione.
Le imprese sono in ginocchio, anche se potranno aspettare altri 6 mesi per pagare le tasse.
Qui c'è in gioco una parte sostanziale del PIL e del futuro industriale del paese: sarebbe bello che dopo il terremoto, la politica imparasse la lezione.
Che con l'emergenza non si governa: l'ha spiegato l'assessore alle attività produttive dell'Emilia "le emergenze non aiutano a spendere bene i soldi".

24 ottobre 2012

E per fortuna che è ministro dell'ambiente

Ho appena letto la dichiarazione del ministro Clini, che condanna (senza aver letto le motivazioni) la sentenza de l'Aquila.
Sentenza che non va bene perché viola il diritto all'incertezza degli scienziati. Perchè hanno sbagliato previsioni.

Ma è vero proprio il contrario: quegli scienziati sono stati condannati per le certezze fasulle che hanno propinato alla popolazione dell'Aquila. La certezza che non ci sarebbe stata la scossa fatale.


23 ottobre 2012

Articolo 32 della Costituzione

La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo, e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana [articolo 32 della Costitizione]

Non avendo ancora abrogato questo articolo (magari con la scusa che ostacola la libera impresa e i mercati), dobbiamo ritenere che sia ancora valido.
E che debba essere rispettato: dai cittadini, dalle istituzioni (e anche dai signori prefetti) e dai magistrati.
Vale a Taranto e anche a l'Aquila: due città che ieri sono diventate il simbolo, per motivi diversi, del non rispetto di questo principio.

Partiamo da l'Aquila: la commissione grandi rischi è stata condannata in primo grado, per aver sottovalutao i rischi del terremoto, che ha causato 300 morti e migliaia di feriti.
I componenti della commissione si sono difesi dicendo che un terremoto non si può prevedere. Vero.
Non si può prevedere né che ci sia, né escluderlo: anche Bertolaso aveva parlato di "operazione mediatica", quella del 31 marzo 2009, che aveva mandato a letto gli aquilani, tranquillizzandoli.
D'ora in avanti, chi siede in posti che richiedono alta responsabilità e scelte difficili, non si potrà più permettere il lusso di fare riunioni mediatiche.
In Italia, almeno in primo grado, un giudice de l'Aquila, ha stabilito che per quel terremoto, esiste un assunzione di responsabilità.

E poi Taranto.
Il documento dell'istituto superiore di sanità che parla dell'incidenza tumori a causa delle emissioni dell'Ilva.
E l'Ilva risponde dicendo che sono dati vecchi di 20 anni.
Possibile che in Italia non si riesca a stabilire un dato certo su inquinamento, morti, malattie?
Anche qui, pare che non esistano responsabili.
Ma l'articolo 32 della Costituzione vale anche a Taranto e bene hanno fatto i magistrati ad applicare la legge e chiedere all'Ilva del signor Rossi di mettere a norma gli impianti.

E chi risponde dicendo che così perdiamo l'industria dell'acciaio, che si sposterà su paesi con meno scrupoli dell'Italia in quanto alla salute, va risposto dicendo che è compito della politica fare leggi e stringere accordi internazionali, affinchè le norme che vanno bene in Italia, vadano bene anche in Europa e nel mondo.

Quando Monti (e Berlusconi e Prodi prima) vanno in Cina a vendere il nostro debito, potrebbero anche chiedere al paese comunista (l'eden di tutti i neoliberisti nel mondo) qualche legge in più per rispettare la salute e l'ambiente.

A proposito, che ne pensano i candidati alle primarie a sinistra, di quanto sta succedendo a Taranto? Leggo che Riva ha finanziato il partito di Bersani, con 98000 euro. Un commento a proposito?

30 gennaio 2012

Presadiretta - terra violata

Se non puoi fidarti della protezione civile, della commissione grandi rischi, del sindaco che concede i permessi per costruire, dell'assessore, del presidente del Consiglio che aveva promesso la ricostruzione della città crollata per il sisma .. di chi ti puoi fidare?


Presadiretta non si è dimenticata della città de l'Aquila. Delle cinque Terre e di Genova: sciagure che hanno causato morte e distruzione. Un città, l'Aquila che ora che le luci della ribalta si sono spente, è stata abbandonata al suo destino.
E lo stesso è successo in Liguria.


Se sarà il processo contro la commissione grandi rischi stabilire le eventuali responsabilità, l'intercettazione tra Bertolaso e Daniela Stasi (quella dove parla di "operazione mediatica" per la riunione che minimizzò i rischi) non ha bisogno di altri commenti sulla reale funzione della  protezione civile durante la gestione Bertolaso.


E ora: abbiamo almeno imparato la lezione, quella che potevano insegnarci i geologi da campagna come il professor Moretti?
No: all'Aquila si sta ricostruendo proprio sulle faglie sismiche, nel quartiere di Pettino. Dopo il terremoto nessuno si è preoccupato di rivedere il piano regolatore e sospendere le licenze per nuove costruzioni.
E persino il sindaco Cialente cade dalle nuvole "sulle faglie non sono crollati palazzi e quartieri".


Mentre il centro della città è rimasto fermo ancora alle 3.32 del 6 aprile, fuori città si sta ricostruendo nuovi insediamenti, cementando altro territorio senza nessun piano reale di messa in sicurezza.


Mentre le sedi universitarie sono state spostate in zone di fortuna, il presidente dell'ordine degli architetti Conti ha spiegato come le case costruite sono al 60% delle norme antisismiche: "delle pseudo bare" le ha chiamate.



Mentre nel centro è tutto fermo, attorno alle new town, i 19  insediamenti costruiti per dare lustro al governo di B., dei quartieri dormitorio senza servizi e lontani dalla città, si stanno espandendo.

E altre villette abusive, baracchette "a tempo"  stanno sorgendo come funghi in zone agricole a rischio alluvione.


Case abusive cui l'assessore concederà pure una proroga: e di proroga in proroga, le villette abusive diventeranno pianta stabile di una terra violata.
Fino alla prossima tragedia.


La lezione di Genova.
Alla tragedia di Genova, delle Cinque terre, della lunigiana, Presadiretta aveva dedicato un'intera puntata speciale.
Una puntata in cui erano chiare le responsabilità del partito del cemento sulle morti, sul disastro ambientale. Disastro che ancora non è rientrato (ma tanto basta non parlarne) e che mai rientrerà: il paesaggio a Vernazza (ancora isolata) è cambiato per sempre.


Serviranno altri 50 milioni per mettere in sicurezza il paese (e stiamo qui a discutere di grandi opere, di ponti sullo stretto, di TAV ..), ma secondo Stefano Vannucci (geologo che ha accompagnato la giornalista di Presadiretta a visitare le montagne da cui è partita la frana) ne servirebbero almeno 300 di milioni.


Per risistemare le montagne, per metterle in sicurezza, per curare le piante (altrimenti la montagna non è in grado di assorbire e tenere le piogge).






Eppure, anche qui, nessuna lezione imparata.
A Monterosso è aperto un cantiere per un parcheggio multipiano, nonostante c'è ancora gente senza casa. La delibera della giunta è del 9 novembre, nemmeno un mese dopo l'alluvione.


Al posto degli orti e della campagna sorgerà un muro di cemento.


A Brugnato, sul terreno che era fino a poco fa coperto dal fango, c'è un altro cantiere per un outlet da 23000 metri quadrati.
La regione ha bloccato tutti i cantieri, dopo la tragedia, ma qui hanno aggirato il divieto facendo partire il cantiere 7 giorni prima.


Il sindaco leghista non solo è preoccupato di eventuali rischi o questioni di opportunità, ma anzi ha rivendicato la sua scelta: mica si possono fermare tutti i lavoro perchè è successo un alluvione ...
E gli argini ai torrenti? E le case vicino ai fiumi? Non era meglio ripartire dalla sicurezza delle case e dalla revisione del piano regolatore?
Meglio il cemento dell'outlet?


E i cantieri non si fermano qui: ad Aulla sono previsti 580 nuovi alloggi, sulla foce del fiume Magra si costruisce la nuova darsena, con negozi e villette.

Scrive Ferruccio Sansa sul Fatto Quotidiano

“Io ai miei concittadini voglio bene e per questo autorizzerei di nuovo la costruzione dell’outlet perché sono consapevole che non faccio un danno”. A rilasciare queste dichiarazioni aPresadiretta è il sindaco di Brugnato, Claudio Galante, della Lega Nord. Il programma di Riccardo Iacona ricorda che “Galante e la sua giunta con un ‘colpo di mano’ hanno rilasciato l’autorizzazione necessaria a costruire il mega outlet di 23 mila metri quadrati sei giorni prima che la Regione Liguria bloccasse con un decreto tutti i cantieri già avviati in attesa di verifiche idrogeologiche”. “Quello che è successo è qualcosa che va oltre la normalità, se noi dovessimo andare dietro a tutti questi fatti che accadono allora non potremmo fare più niente”. Il primo cittadino leghista di Brugato li chiama “fatti” cui un sindaco non può “andare dietro”. E allora via con l’outlet voluto dal Carroccio e sponsorizzato da amici del Pd. E pensare che Renata Briano, assessore della Regione Liguria, all’indomani dell’alluvione aveva detto: “Dalla prima analisi che abbiamo l’area dove sorgerebbe l’outlet è in una zona alluvionata. In questo momento zona rossa piena”.
Nella Val di Vara sono venuti giù, portati via dalla forza dell’acqua, argini che erano stati pensati e costruiti per proteggere le abitazioni da eventi alluvionali cosiddetti cinquecentennali. Ma questi eventi non saranno più così rari, perché, come dicono gli esperti, il clima sta cambiando mentre il comportamento di chi ci amministra rimane lo stesso. Nessun sindaco, nessun amministratore ha pensato di rivedere i piani regolatori, di fermare le costruzioni e lo scempio della terra. A Brugnato, così come a Monterosso, nel cuore delle Cinque Terre, patrimonio dell’Unesco. Qui al cantiere del mega parcheggio già avviato prima dell’alluvione e subito ripartito, se ne aggiungerà a breve un altro. L’ennesima montagna sarà sbancata per far posto all’ennesimo parcheggio multipiano. Operazioni, questa volta, che hanno sponsor soprattutto nel centrodestra che a Monterosso è legato al senatore Luigi Grillo.
Anche la meravigliosa foce del fiume Magra (che un anno sì e l’altro pure provoca alluvioni) diventerà a breve un enorme cantiere. In questa zona già molto antropizzata costruiranno una mega darsena, il cosiddetto progetto Marinella: quasi mille posti barca, villette, ristoranti e bar, per un totale di oltre 20 mila metri quadrati. E di nuovo qui si parla di un’operazione fortemente voluta dal centrosinistra. Nella società che realizzerà il progetto c’è la banca “rossa “ del Monte dei Paschi.
Insomma, come racconta Presadiretta, invece di investire in prevenzione e tutela del territorio si continua a preferire la via del cemento. E nel frattempo le montagne ferite si stanno sgretolando, stanno franando a valle portandosi dietro alberi malati, massi e asfalto. Per metterle in sicurezza ci vorranno milioni di euro.Sembrano bastati novanta giorni per dimenticarsi la terribile lezione dell’alluvione.


Non, non abbiamo imparato nulla.

29 gennaio 2012

Non abbiamo imparato niente


Non abbiamo imparato niente dalle alluvioni, dai terremoti, dalle sciagure che ogni volta capitano, e ogni volta si ice che erano impreviste e imprevedibili. Sciagure che oltre a lutti e pianti, portano a dover affrontare situazioni di emergenza: il terremoto a l'Aquila, l'alluvione a Genova, la frana di Giampilieri, l'alluvione alle Cinque Terre.

Come racconterà Presadiretta questa sera (nellapuntata Terra violata), a l'Aquila si stà costruendo case proprio sulle faglie sismiche. In Liguria i sindaci hanno permesso la costruzione di quartieri in zone alluvionate.

In questo paese si reclama la legalità e l'ordine a targhe alterne: per i tassisti, per gli autotrasportatori (ma nessuno si preoccupa delle condizioni di lavoro in cui le aziende li costringono ), per gli studenti che protestano e per i valsusini, che si permettono di opporsi alla grande opera inutile (manco fossero i galli di Asterix), la TAV in val di Susa benedetta in modo bipartisan da contractor e partiti.
Tolleranza zera contro chi dissente, ma prescrizione facile per il colletto bianco che ruba (e questo è il diktat che il PDL ha fatto al ministro Severino: che si aumentino pure le tasse, ma niente ritocco alla prescrizione).

Eppure nessuno che chieda legalità e rispetto delle regole quando si deve costruire: lì si va sempre in deroga, sperando nel condono per gli abusi.
E pazienza se poi ci scappa il morto.
Succede in Campania (dove addirittura è argomento da campagna elettorale), ma succede un pò ovunque.
In Lombardia si costruiscono autostrade come la Brebemi (con tanto di timbri da parte della regione)  sopra una dscarica di rifiuti.
A Reggio Calabria si è costruito nel greto del fiume e in barba al rischio sismico (e sempre Presa diretta aveva fatto vedere come era facile ottenere i permessi).

Stiamo distruggendo quello che abbiamo di più prezioso – le parole di Iacona che apriranno la puntata.
E, proprio le scosse sismiche che in questi giorni stiamo avvertendo anche al nord, dovrebbero farci capire quanto sia pericoloso non rispettare l'ambiente e le norme per costruire.

Sinossi della puntata:
Il clima è impazzito? E' colpa dell’uomo e della corsa allo sviluppo? Si può ancora fare qualcosa per rimediare?

Genova, la Liguria, la Sicilia e poi più lontano le Filippine, il Brasile la Tailandia, l’Australia, gli Stati Uniti vi mostriamo le immagini sconvolgenti delle ultime catastrofi climatiche che hanno sconvolto le nostre regioni e gli angoli remoti del mondo e che hanno causato decine di migliaia di morti.. Le conseguenze dell’effetto serra e del riscaldamento del pianeta provocano disastri sempre più frequenti. Eppure a Durban nell’ultima conferenza sul clima Silvia Bencivelli ha potuto constatare che i rappresentanti di tutti gli stati hanno solo litigato senza decidere nulla di operativo.

Elena Stramentinoli è tornata in Liguria teatro delle ultime alluvioni dove si continua a costruire come se nulla fosse accaduto invece di lavorare per rimediare ai danni e mettere in sicurezza il territorio. E poi in Abruzzo si ricostruisce là dove le case erano crollate senza considerare la sismicità del territorio come se nulla si fosse imparato dal terribile terremoto del 2009.

Un racconto di Riccardo Iacona, Silvia Bencivelli e di Elena Stramentinoli

Il video dell'anteprima della puntata:

06 aprile 2011

Aquila 6 aprile 2011


A due anni da quella notte del 6 aprile 2009, oltre le new town e le case di Berlusconi, si è fatto poco o nulla.
Nulla per la ricostruzione del centro dell'Aquila e del resto delle città colpite dal terremoto (anche con qualche problema di appalti).
I processi per stabilire se ci sono state colpe sono ancora da fare (semmai si faranno, anche grazie alla riforma epocale della giustizia).

Spente le luci dello show, la città è stata abbandonata a se stessa (tanto basta dare la colpa a Cialente ..).
Grazie al cielo, anche dopo la vergogna mediatica di forum (l'ennesima beffa ai terremotati), a l'Aquila ci sarà solo il presidente della Repubblica.

17 giugno 2010

La protesta de l'Aquila (il tea party abruzzese)

L'Aquila torna la protesta contro l'immobilismo e l'insufficienza delle risorse per la ricostruzione del post terremoto e contro le tasse che il Governo vorrebbe non più sospese.
Una manifestazione definita la più "partecipata" di tutte le manifestazioni svoltesi nella città con un'evoluzione che ha bloccato l'autostrada a causa delle migliaia di persone che hanno oltrepassato il casello autostradale dell'Aquila ovest. [
Quinews]


07 aprile 2010

Vicini ai cittadini

Avrà anche un ampio mandato dagli elettori.
Ma sentire le ragioni (e beccarsi anche qualche fischio, ci sta anche questo) delle persone dell'Aquila, non ci è andato, il signor B.

01 marzo 2010

La protesta delle carriole

All'Aquila il tappo (anche dell'informazione) è saltato: i cittadini hanno sfondato la barriera delle forze dell'ordine per riappropriarsi del centro storico.
Inutile chiedersi come è stata data l'informazione ieri dal TG1 (le cui troupe sono già state
omaggiate dalla popolazione), lo stesso TG che scambia la prescrizione per assoluzione.

23 febbraio 2010

Presadiretta - la ricostruzione

A che punto è la ricostruzione dell'Aquila?
Iacona si è posto la domanda e la risposta data dalla trasmissione la racconta lunga sui presunti miracoli governativi, sulla vicinanza al popolo, sul mantenere le promesse.

Non esistono cantieri aperti nel contro storico; non esistono ordinanze comunali per rimuovere le macerie. Gli unici cantieri servono a puntellare i palazzi (perchè più si aspetta a ricostruire più sarà difficile).
Due architetti che accompagnavano il giornalista spiegavano come per alzune zone, si potrebbe partire subito con la messa in sicurezza e far tornare così la vita e la gente.
Delle 2700 attività commerciali, nessuna è riaperta e non esiste nemmeno qui un piano di aiuto.
Come per le persone, anche alcune imprese si sono trasferite, forse per sempre, in altri posti.

Come a Bazzano, a 15 km dal centro, nelle "case di Berlusconi" dove le persone vivono (lontano dalle luci dei telegionali luce) un doppio trauma: "si percepisce che è tutto risolto, ma per noi è un doppio trauma, perchè siamo lontani dal centro, senza punti di riferimento, senza gli amici". Come in una clinica.

E i soldi per la ricostruzione?
Legati alla lotta all'evasione, alle lotterie. Possiamo mettere il futuro di una intera popolazione nelle mani della fortuna?
Il Cipe ha stanziato un miliardo, ma 750 milioni sono stati spesi per il progetto delle 19 "new town".
Per le case dei privati, i rimanenti 300 milioni.

Le C.A.S.E. di Berlusconi.
Dovevano essere 19, ne sono pronte 14 e i lavori (il servizio era di fine ottobre) sono indietro (1300 case consegnate su 4500).
Ospiteranno 17000 persone: al momento del servizio, 1499 erano ancora in tenda e gli altri terremotati sono ospiti in alberghi o si sono arrangiati con altri mezzi.
La scelta di quel progetto era la migliore?
Col senno di poi, forse no.
Il costo delle costruzioni è stato di 2500 euro/m quadro, costi aumentati per l'emergenza.
Parola del dottor Dino D'Antonio della Imar (società esclusa dagli appalti), che aveva proposto una soluzione alternativa alle piattaforme antisismiche.
Soluzione che aveva un -40% di spese.

Col progetto delle new town, si è data la risposta senza tenere in considerazione tutte le esigenze dei comuni e delle persone: le new town sono costruite in deroga ai piani regolatori, ai vincoli paesaggistici, lontano dai comuni, spesso senza servizi e strade.
I costi di gestione, ancora non sono stati messi a bilanzio.
Se si fosse puntato veramente a far ricostruire l'Aquila, si poteva puntare su una soluzione più economica, come le case prefabbricate in legno.
Ma forse, l'effetto scenico e i guadagni di tutte le imprese dietro gli appalti, sarebbe venuto meno.

21 febbraio 2010

Cosa sta succedendo all'Aquila?

Cosa sta succedendo all'Aquila? Che fine hanno fatto gli sfollati? Sono tutti nelle case (provvisorie) costruite dalla Protezione Civile e inaugurate in pompa magna dal presidente del Consiglioin settembre?
Cosa c'è di serio dietro l'inchiesta di Firenze riguardante la Protezione Civile, il sottosegretario Bertolaso e gli alti dirigenti che gli stavano attorno?
A tutto questo ha cercato di rispondere la tramissione Annozero, da titolo "Gelatina", come gli stessi imprenditori intercettati dagli inquirenti definivano la loro situazione.
Gelatina, perchè si è creato un ambiente così torbido e dove è difficile capire chi si comporta bene o chi si comporta male.

Tentativo che è andato monco: questo succede quando si invita in studio (frutto dei regolamenti della Par condicio) giornalisti del tipo di Maurizio Belpietro e Nicola Porro.
Di fronte alle intercettazione, ai dati su appalti e costi, alle relazioni pericolose che le carte delle indagini mostrano, le han provate di tutte.
E' una trappola per Bertolaso.
Non c'è nessun reato dietro i fatti conosciuti.
Poi han tirato in ballo la vecchia storia di Travaglio (la vacanza con un sottufficiale dell'antimafia, poi condannato per favoreggiamento).

Il tentativo di sviare la discussione dai fatti, parlando d'altro o parlando sopra gli altri giornalisti in studio è in parte riuscito.
Belpietro era ben ferrato sul palazzo dei marescialli a Firenze, meno sulle amicizie di Bertolaso, almeno all'apparenza.
E' normale che si faccia un massaggio in un centro di proprietà di un imprenditore in società col presidente del Consiglio delle Grandi opere? E quale è il massaggio che si fà col preservativo?
Ma ci prendete per scemi?

L'inchiesta che coinvolge la Protezione Civile non è la prima e non sarà l'ultima che racconta di un sistema di corruzione dove alla mazzetta si è sostituito qualcosa d'altro.
Gli imprenditori che regalavano auto o assumevano il figlio del funzionario pubblico (un bamboccione?), ricevevano appalti, direttamente o indirettamente.
Turbativa del mercato, professionisti che non lavorano perchè non hanno conoscenze col palazzo, enti di controllo che non controllano (e mettiamoci di mezzo anche i magistrati infedeli).
Costi degli appalti che si gonfiano (come a Roma per i mondiali di nuoto).
Impianti stessi che non solo non sono realizzati in tempo, ma non sono nemmeno a norma.

Colpa dei giudici comunisti? O della Spectre che avrebbe incastrato Bertolaso?
Norma Rangeri, Peter Gomez, Marco Travaglio in studio e con i loro servizi, Stefano Bianchi, Bertazzoni, Corrado Formigli han cercato di raccontare cosa non funziona, in Italia, del sistema degli appalti.
Con tanto di imprenditori sciacalli che ridevano a macerie fumanti (altro che le vignette di Vauro!!!!). E non importa che non abbiano lavorato in Abruzzo, solo perchè la magistratura e l'inchiesta è intervenuta prima.

Non basta per le 307 morti dell'Aquila. Per i 25 studenti morti sotto l'infame casa dello Studente. Il governo, col progetto delle New Town, ha scelto la strada più semplice, quella che avrebbe garantito il risultato mediaticamente più veloce.
Le macerie nel centro storico sono ancora lì.
L'Aquila rischia di diventare città morta.
13000 persone sono ora ospitate nelle case antisismiche, ma 30000 sono ancora in alberghi o hanno altre situazioni.

Il sottosegretario si sente sommerso dal fango? Gli riponde la Rangeri "siamo noi italiani che ci sentiamo alluvionati da questo malaffare della Protezione civile di Bertolaso".
Con la norma sul processo breve (fortemente voluta da questo governo), i responsabili delle morti potrebbero farla franca.
Con le norme che limitano l'uso delle intercettazioni, di questo scandalo (e dello sperpero di nostri soldi a favori di imprese magari in affari con la criminalità organizzata), non ne sapremmo nulla.

Forse è vero: siamo un pò tutti sommersi da questo fango.
Stasera, anche Presadiretta torna a l'Aquila (dopo la prima inchiesta in cui si era parlato degli allarmi inascoltati).
Riccardo Iacona torna a quella sera, all'ultima scossa delle 3.32, (l'ultima di precedenti scosse il cui allarme lanciato da geologi è rimasto inascoltato), quando alcuni studenti morivano e altri sciacalli si fregavano le mani.

15 febbraio 2010