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29 maggio 2026

Lo specchio del pellegrino di Ben Pastor

 

25.10.1941
Al Colonnello Generale Edwin Freiherr von Sickingen (a riposo) Presso il Comando del IV Distretto Militare Dresda, Reich tedesco Signor Generale! Questa lettera è indirizzata al Suo precedente ufficio presso il IV Distretto (e non a casa), perché desidero assicurarmi che la mia amata moglie Dikta, e specialmente Nina, non vengano a sapere dell’incidente che mi è capitato dieci giorni fa.

Lo specchio del pellegrino è il 13 esimo romanzo della serie scritta dalla scrittrice americana (ma con radici italiane) Ben Pastor con protagonista l'ufficiale tedesco dei servizi Martin Bora.

La parola pellegrino/pellegrinaggio che da il titolo a questo romanzo è doppiamente significativa per questo personaggio così complesso: perché la storia del soldato Martin Bora e stata un continuo pellegrinaggio in giro per l'Europa su tutti i fronti, dalla Spagna a Stalingrado, da Roma a Berlino. Un pellegrinaggio che Ben Pastor ci ha raccontato andando avanti e indietro nel tempo, dal 1937 con la guerra in Spagna fino all'inizio del 1945, con gli ultimi mesi della repubblica di Salò.

E questa nuova indagine sarà per l'ufficiale-investigatore, un nuovo pellegrinaggio: ci troviamo nell'autunno del 1941 a pochi mesi dall'inizio dell'operazione Barbarossa, quando ancora l'esercito tedesco si illudeva di una rapida avanzata fino a Mosca.

Ferito nel corso di un pattugliamento sulla linea del fronte, all'ospedale dove è stato ricoverato a Bora viene chiesto di indagare su un collega che a Odessa stava indagando sui crimini di guerra dei russi contro i civili, il maggiore Alt dell'ufficio crimini di guerra, ucciso mentre ispezionava quella che si crede fosse una fossa comune poco fuori Odessa.

Ma questo incarico in realtà è solo la parte superficiale di una richiesta molto più complessa e pericolosa che arriva direttamente dall'Abwher: si tratta dell'indagine nascosta sul "sommerso", ovvero sui crimini di guerra commessi dai tedeschi e dai romeni nell'Ucraina occupata.

Le stragi di civili compiute per rappresaglia dai soldati (tedeschi e dei loro alleati romeni) come anche i crimini contro gli ebrei compiuti dagli Einsatzgruppen, le unità speciali delle SS che dovevano "ripulire" i territori occupati da tutte le "razze inferiori".

Così, devo stilare la mia lista di tappe, il mio pellegrinaggio. È chiaro che investigare un omicidio – e risolverlo – non è che una maschera per qualcosa di più rischioso e oscuro. Sono quattro anni che vedo morte violenta. Vittime di stupro, colpi di grazia. Ciò che resta delle esecuzioni di massa.

Martin Bora, ufficialmente solo un capitano (di cavalleria) che deve indagare su un omicidio, si troverà così dentro un'indagine molto più complessa e pericolosa: complessa per la difficoltà di trovare un civile che, di fronte alla divisa di un ufficiale abbia voglia di raccontare qualcosa sul lavoro che il maggiore Alt stava facendo a Odessa.

Pericoloso perché Bora sa che dopo quello che ha visto in Polonia (che l’autrice ha raccontato in Lumen), con altre fosse comuni di civili uccisi dal suo stesso esercito, le SS lo stanno tenendo d'occhio.

E poi c’è Odessa, una città che evoca tanti ricordi personali: è la città dove il suo padre naturale, il maestro von Bora, era stato accolto come una star. Ma Odessa era stata la città che, dopo l’accordo del 1918 tra Germania e Russia, era stata occupata dai dalle truppe tedesche. E qui i ricordi passano al patrigno, il generale von Sickingen.

Questa era una parte del mondo dove da molto prima della Grande Guerra tutti odiavano tutti, e tutti coltivavano rancori e motivi di rivendicazione. Forse si discuteva di ucraini, o di russi, o di ebrei, o di comunisti veri o presunti. Lo sproloquio prometteva di esportare altrove

Odessa, la città cosmopolita, con all’interno italiani, ebrei, francesi, greci.. la città che aveva subito già diverse occupazioni (e violenze sui civili) nel passato, prima di quella nel tempo presente del romanzo. Quella delle truppe tedesche nel passato, poi la rivoluzione russa, i bolscevichi, le purghe staliniane, i pogrom contro gli ebrei.

Ferite che avevano lasciato un segno profondo sulla pelle delle persone.

Odessa è Odessa è Odessa. I vecchi ebrei di Moldavanka dicevano così, ma è vero anche per noi buoni cristiani. Siamo come nessun altro luogo al mondo. Prenda me: sono ucraino, ma ho sempre parlato russo.

Tante etnie mescolate tra loro e divise da vecchi rancori. Una città dove non è facile trovare qualcuno di cui fidarsi.

Questa tappa del lungo pellegrinaggio di Martin Bora segnerà ancor di più la cesura col passato: quel passato che ancora oggi Martin ricorda nel suo diario coi suoi ricordi da bambino, l’entusiasmo che lo aveva spinto ad entrare nell’esercito e a sentire sulla sua lingua il sapore amaro della guerra.

E il tempo presente, la scoperta del vero volto della guerra, le atrocità contro i civili, le fosse comuni, gli sciacalli pronti a spogliare i morti per accaparrarsi dei loro beni, gli informatori della polizia, i doppiogiochisti…

Come spiegheremo negli anni a venire che quelli come me non hanno fatto parte di certe cose? Non basterà dire che non sapevamo. Eravamo altrove, combattevamo altrove. Ma indossiamo un uniforme assai simile, come simili sono le bandiere sotto le quali avanziamo.

A Odessa, dopo la Polonia, si compierà il primo passo della presa di coscienza del soldato Martin Bora, quel sentirsi a disagio nel vestirsi con quella divisa, diviso a metà tra dovere morale e dovere di ufficiale: Odessa sarà il suo “specchio” dove vedersi per quello che è, un pellegrino

Al contrario degli specchietti usati in antichità per catturare idealmente un’immagine sacra da condividere coi congiunti, Odessa si era rivelata uno specchio impietoso. Doveva decidere se lasciarlo in vista o coprirlo prima di tornare in guerra.

Lo specchio del pellegrino è una storia di guerra di ieri che parla di tutte le guerre, anche quelle di oggi, dove ancora una volta a morire non sono i soldati ma i civili. Sotto le bombe, per la fame, per un colpo di un cecchino.

Una storia di ieri che parla anche dei crimini di guerra di oggi, sempre in Ucraina, non solo Odessa, ma Ovidiupol, Kerson a Gaza.

Non aveva dimenticato niente, a meno che non lasciasse a Odessa un po’ di sé. Lo avevano fatto infiniti altri prima di lui, anche il suo patrigno e il suo vero padre.

Il pellegrinaggio di questo personaggio così affascinante nonostante la sua durezza, il suo forte autocontrollo, che deriva dagli studi di filosofia, Martin-Heinz Douglas Wilhelm Friederick von Bora, continuerà ancora: lo aspetta il fronte russo, l’avanzata fino al Volga, l’Italia.. e tante altre avventure che ancora Ben Pastor ci deve raccontare.

La scheda del libro sul sito di Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

13 marzo 2026

La vendetta di Odessa di Frederick Forsyth, Tony Kent


 

Prologo Washington D.C., Stati Uniti d’America Venerdì 23 maggio 2025 Il senatore Jack Johnson si rimirò allo specchio nel suo nuovo smoking sartoriale. Gli stava alla perfezione, e non poteva essere altrimenti: era costato più della sua prima automobile, ma valeva senza dubbio il prezzo.

Organizzazione degli ex appartenenti alle SS, in tedesco Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen: è il nome dell'organizzazione che, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, quando era chiara la sconfitta dell'esercito tedesco, si occupò di mettere in salvo gli alti gerarchi delle SS consapevoli che, altrimenti, sarebbero stati chiamati a rispondere dei loro crimini.

Odessa, tra gli altri, consentià la fuga in Argentina di Adolf Eichmann, il burocrate dello sterminio, l'organizzatore della soluzione finale per lo sterminio degli ebrei in Europa.

Nel suo primo romanzo, Dossier Odessa (che considero una pietra miliare per questo genere di romanzi), Frederick Forsyth aveva raccontato, attraverso l'indagine del giornalista Peter Miller, di come Odessa fosse coinvolta in un piano per un attacco missilistico contro Israele.

Per un semplice caso, la notizia dell'attentato al presidente Kennedy il 23 ottobew 1963, la storia prese una direzione anziché un'altra. Odessa fu stroncata anche grazie a Peter Miller e alla sua determinazione nel voler dar la caccia a Edoard Roshmann, il boia di Riga. Responsabile della morte di 300 mila ebrei e anche di qualcuno che era molto vicino a lui.

In questo romanzo, ambientato ai giorni nostri, ritorna Odessa e ritorna anche Peter Miller, assieme al nipote Georg, anche lui giornalista. Ancora una volta è il caso a guidare il destino delle persone: se Georg Miller non si fosse fermato a parlare con quel malato che lo guardava fisso fuori dall’ospedale di Stoccarda, forse a quest’ora avremmo un partito nazista alla guida della Germania (e non è detto che non accada in un futuro)…

Ma andiamo per ordine: la storia si sdoppia in due filoni che sembrano muoversi su piani diversi.

A Stoccarda un gruppo di terroristi spara sugli spalti della curva dello stadio causando una strage: è l’ennesimo attentato di matrice islamica, in un momento di tensione (contro gli immigrati) per il paese per la scia di sangue che ha lasciato.

Riuscì finalmente a vedere uno degli uomini che stavano sparando. Registrò i suoi lineamenti in un istante: era un arabo, concluse, vestito con capi di tipo militare di color marrone che sembravano una tuta da volo.

Il giornalista Georg Miller si reca proprio a Stoccarda, all’ospedale, a raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti, per scrivere un articolo che racconti i fatti, non il solito articolo di accusa contro gli immigrati e le politiche di accoglienza.

.. il paese era una polveriera pronta a esplodere in una direzione che Georg considerava impensabile. E per calmare la tempesta non era possibile affidarsi ai politici, un tempo tra i più liberali del mondo occidentale.

Georg se ne rende conto dalle impressioni che raccoglie in ospedale, questo attentato è colpa di quelli come lei – gli viene rinfacciato: quelli che hanno accolto tutte queste persone, che ci odiano, che sono la feccia del mondo e che adesso ci ammazzano.

Ma un uomo attira la sua attenzione: lo sta guardando fisso e gli dice qualcosa che sconvolge il gjornalista

«Ma tu sei morto» disse, più a sé stesso che a Georg. «Sei morto.»
Perché quell’uomo lo chiama Horst? Perché gli dice che è stato lui ad uccidere questo Horst.. Horst era il nome del padre di Georg, morto in un incidente.

Da questo incontro nasce l’indagine che porterà Georg Miller, giornalista del Komet, sulle tracce di Odessa, l’organizzazione criminale che si era insediata nel corpo della Germania Democratica e che si credeva morta proprio dopo le inchieste di Peter Miller, il nonno di Georg.
Georg si troverà, assieme alla fidanza, anche lei giornalista, al nonno, il mitico Peter Miller, di fronte alla più grave minaccia per la Germania.

Washington D.C., Stati Uniti d’America Vanessa Price terminò la frase che stava digitando e guardò il suo Apple Watch. Le 17.15. Per gran parte del mondo occidentale quell’orario rappresentava la fine della giornata lavorativa

A Washington, Vanessa Price lavora nello staff di Cole Grisham, astro nascente del partito Repubblicano, appena paracadutato al Senato dopo la morte del senatore Jack Johnson, ucciso per un incendio scoppiato nella sua villa assieme ad un’altra ragazza del suo staff. Lo scandalo era stato messo a tacere fin da subito, un senatore morto nella sua stanza assieme ad una giovane ragazza. Questa morte era stata il trampolino di lancio per Cole Grisham, considerato un outsider per Washington, uno che non fa parte del sistema, uno che dice le cose che la gente pensa. Un politico molto a destra, molto di più rispetto al presidente repubblicano (che ricorda da vicino l’attuale inquilino della Casa Bianca Donald Trump).
Il clima nello staff non è dei migliori: i vecchi membri dello staff di Johnson (che Grisham ha ereditato) sono stati cacciati tutti anche con pretesti poco puliti.

La stessa Vanessa comprende che stare dentro quel mondo, ipocrita, razzista, falso, è alla causa degli attacchi di panico sempre più frequenti.

«Ma in che modo? È il più giovane dei senatori junior del Campidoglio.» «È già sistemato. Prima di fine ottobre, Cole Grisham sarà vicepresidente degli Stati Uniti. Nel frattempo, ho bisogno che tu tenga in riga il team.

Avrebbe anche deciso di andarsene, abbandonare quel gruppo dove non è riuscita a socializzare con nessuno, finché una scoperta sui finanziamenti del candidato Cole Grisham non la mettono di fronte alla scelta: far finta di niente oppure andar fino in fondo per capire meglio chi siano le persone dietro la carriera fulminante di Grisham.

Anche a costo di rimetterci la vita.

Le due indagini, quella di Georg, nata casualmente dall’incontro col malato dentro l’ospedale di Stoccarda e quella di Vanessa procederanno parallele: dietro l’attentato allo stadio, la morte di quel malato, ricoverato per demenza all’ospedale, la morte del senatore Johnson, si cela un piano preparato con tanta pazienza nel corso degli anni. Un piano preparato dai più grandi nemici della democrazia in Germania. Odessa non è morta.

Per bloccare questo piano bisogna essere pronti a rischiare la propria vita e ad uccidere per non essere uccisi. Perché il nemico che si ha di fronte non ha scrupoli.

Mi è piaciuto l’inizio di questo romanzo, con questi storie che procedono in parallelo e dove sembra di rivedere episodi della storia recente: gli attacchi di gruppi terroristici islamici, la crescita delle destre in Germania e in tutta Europa che dettano l’agenda politica nelle democrazia occidentali nel segno della xenofobia e del nazionalismo.

Nella seconda parte del libro ci si ritrova dentro un romanzo di azione: non ho trovato in queste pagine il Forsyth che ho amato in Dossier Odessa e ne Il giorno dello sciacallo. Manca lo stile giornalistico, apparentemente freddo e distaccato, con cui lo scrittore inglese prendeva spunto dalla realtà (e da fatti di cui era venuto a conoscenza come giornalista) per raccontare storie romanzate ma allo stesso tempo molto verosimili.

«Pensaci, Georg» continuò Peter. «Lo hai visto tu stesso: la rinascita dell’estrema destra, l’ascesa dell’AfD. Credi davvero che siano arrivate dal nulla?»

Uno stile che solo in parte ho ritrovato in queste pagine, in particolare quando a parlare è proprio l’anziano giornalista, Peter Miller: anziano ma ancora capace nel mettere assieme i puntini. L’avanzata delle destre, lo sdoganamento di slogan, idee, che pensavamo fossero banditi nelle democrazie moderne (e non perché esiste la cultura woke). Il declino delle democrazie e la crescita di leader politici populisti attorno a cui si consolida il culto della persona, come una religione.

«Ricorda che, se Hitler negli anni Venti e Trenta non avesse avuto i comunisti a spaventare le pecore, avrebbe dovuto inventarli.»

I comunisti ieri, gli immigrati oggi. Sono tutti spunti che dovrebbero far riflettere con molta attenzione.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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13 dicembre 2025

Anteprima inchieste di Report – l'assalto alle democrazie della tecnodestra, la ricostruzione di Odessa e il gas a Gaza

LAB REPORT: GAZA. LA PACE DEL GAS

Di Nancy Porsia

Dopo la firma del piano di pace di Donald Trump, Gaza viene nuovamente bombardata, come mostrano le immagini girate nella Striscia all’indomani dell’accordo. L’inchiesta di Report segue gli effetti del piano tra Stati Uniti, Cisgiordania e Israele, ricostruendo pressioni religiose e politiche, l’avanzare delle annessioni, le tensioni sul gas offshore conteso e il ruolo dell’ENI nelle partnership energetiche con Israele. Le testimonianze di esperti, giuristi e analisti delineano i rischi geopolitici ed economici del dossier Gaza Marine, mentre la storia della diciassettenne Shireen Abu Al-Kas riporta alle conseguenze umane del conflitto.

Le nuove tecnocrazie all'assalto della democrazia

Siamo spiati, conoscono i nostri dati personali, i nostri gusti, quello che pensiamo, dove stiamo andando, cosa consumiamo e riescono ad anticipare i nostro desideri.

Non è il mondo distopico immaginato da Orwell o lo scenario raccontato nel film “Minority Report”: è come le big tech che controllano internet stanno plasmando il mondo. Che ci piaccia o meno hanno in mano i nostri dati, glieli abbiamo dati noi, e li usano per addestrare l’algoritmo. Per fare cosa?

I rapporti tra Elon Musk, il proprietario di X (o Twitter) e Donald Trump sono noti, come sono noti anche i buoni rapporti col governo sovranista di Giorgia Meloni: si sono conosciuti poco dopo l’insediamento del governo, ad intermediare il primo incontro è stato un ex hacker romano che oggi lavora con Musk, Andrea Stroppa. A contattare palazzo Chigi è stato il giornalista di Rete 4 Nicola Porro.

Da questi buoni rapporti – la comune visione di destra del mondo – sarebbe nato l’accordo non ancora definito per usare i satelliti di Musk per le trasmissioni in chiave degli organi di Difesa e intelligence (che finirebbero nelle mani di un privato..).

Ma – racconta il servizio di Report – un altro miliardario ha preferito rimanere nell’ombra: Peter Thiel, amico e cofondatore con Musk di Paypal, oggi è uno dei miliardari più influenti negli Stati Uniti, coi suoi fondi di investimento ha contribuito a lanciare sul mercato startup come Facebook, AirBNB, Linkedin e il nucleo originaio di Open AI, produttore di ChatGPT. Tutte startup diventati giganti nel settore tecnologico. In questi primi mesi dell’amministrazione Trump per alcuni dei dossier più delicati, come il monitoraggio delle proteste nelle università e la gestione delle deportazioni di massa si è affidata ad una delle compagnie più controverse di Peter Thiel, Palantir.


E’ qualcosa che va oltre la letteratura distopica o film come Minority Report o Blade Runner, Palantir aiuta i governi e le aziende private a sfruttare al massimo tutti i dati che mettiamo online o che sono conservati nei database governativi, sia che lo scopo sia quello di guadagnarci di più, che sorvegliarci” racconta a Giorgio Mottola l’ex dipendente di Palantir Juan Sebastian Pinto.
Non solo decidono cosa dobbiamo leggere sui social, censurando o nascondendo contenuti ostili al governo (o ad esempio su quanto sta facendo a Gaza il governo di Israele), ma i big di internet riescono a influire sull’opinione delle persone, ad influenzare le elezioni (è già successo con facebook e il referendum sulla Brexit, non è complottismo).

La tecnologia non è agnostica. È sta prevalendo sulla politica.

Palantir è ovunque – racconta a Report Sophie in T Veld europarlamentare di Renew Europe – in tutti i paesi europei, viene usato in tutti i sistemi critici come la sanità, i dati degli ospedali e dei pazienti o servizi di polizia e di intelligence. Palantir è stata assunta anche dagli ucraini per fare intelligence sul campo di battaglia.

In Europa grandi clienti di Palantir sono aziende come Deutsche Telecom e le industrie chimiche Enkel e Basf. In Italia fino allo scorso anno aveva sottoscritto una partnership con la Ferrari: il pilota Leclerc aveva pure preso parte allo sport per pubblicizzare la società americana. La famiglia Elkann ha da anni ottimi rapporti con Peter Thiel e nel 2022 Palantir ha sottoscritto un accordo con Stellantis per ottimizzare le prestazioni dei propri veicoli attraverso l’invio dei dati di guida raccolti dalla casa madre tramite WiFi dalle milioni di autovetture Stellantis in circolazione.

Ciò che è più preoccupante di questa collaborazione delle industrie automobilistiche” continua Juan Sebastian Pinto “è l’enorme quantità di dati che queste aziende hanno a disposizione. Oggi nelle nuove automobili quasi ogni componente è tracciato..”

Finora l’economia di internet si è basata sul principio “il prodotto sei tu” (come titolava un vecchio servizio del 2011 di Report): da anni sappiamo che ogni nostra attività online viene tracciata e profilata. Abbiamo poi scoperto che con l’utilizzo di orologi e di bracciali ed elettrodomestici connessi alla rete le aziende private ricevono dati in tempo reale sulla nostra salute, sulle nostre abitudini di vita e grazie ai robot pulisci pavimenti persino la piantina dettagliata delle nostre case.

Fino a questo momento, però – racconta nel servizio Giorgio Mottola – eravamo convinti che l’utilizzo di questi dati avesse esclusivamente finalità commerciali, venderci altri prodotti.

Con Palantir siamo invece entrati in una nuova era: dal prodotto sei tu all’obiettivo sei tu. Quei dati che forniamo navigando in rete o usando oggetti connessi ad internet possono essere usati infatti da governi e soggetti privati per monitorarci, reprimerci e sorvegliarci. E, nei casi estremi come abbiamo visto a Gaza, ucciderci con precisione millimetrica nelle nostre case. Sebbene al momento nel vecchio continente abbiamo regole più restrittive per i giganti tecnologici anche l’Europa è diventata da tempo terreno di caccia per Palantir.

In questo modo l’Europa si è legata ad un uomo che non ama la democrazia non ama la libertà e soprattutto non ama l’Unione Europea” ha commentato l’europarlamentare Sophie in ‘T Veld.

Ecco spiegati gli attacchi all’Europa decadente di Trump. È un attacco ai principi della nostra democrazia.


Welcome to Favelas è una pagina Facebook creata inizialmente da Massimiliano Zossolo, “in un periodo in cui ero ristretto ai domiciliari” perché – come racconta a Report - nel 2011 aveva partecipato alla manifestazione degli “indignados” e fu arrestato per gli scontri con le forze dell’ordine. Oggi, per una ironia della sorte, come si vede alla festa di Gioventù Nazionale (i giovani di fratelli d’Italia che ogni tanto cantano qualche canzoncina fascista), oggi Zossolo è un idolo dei giovani di destra. E Welcome to favelas è diventata una macchina da click con centinaia di migliaia di visualizzazioni quotidiane e si sta proponendo come principale organo di giornalismo partecipativo e di denuncia del nostro paese.

Anche se inizialmente su quelle pagine si pubblicavano inizialmente contenuti inappropriati: foto di ex fidanzate, foto rubate per strada, anche se su gruppi privati. Non erano solo foto di incidenti stradali (che comunque anche se pubblicate in modo privato, costituiscono un problema se poi girano in rete): anche foto di revenge porn e porno scaricati da altri siti.

Era poca roba rispetto al totale del materiale caricato – ha provato a giustificarsi così Zossolo ma Report ha analizzato i contenuti da marzo ad ottobre 2025 tramite l’esperto di propaganda online Alex Orlowski: sono immagini di sparatorie, donne picchiate, ubriaco al volante, “botte tra maranza”. I contenuti che funzionano di più sulle pagine sono quelli ad alto contenuto di violenza dove non è chiaro se le persone ritratte dalle immagini abbiano dato il permesso alla pubblicazione su internet.

Come racconterà il servizio di Report, emissari di Elon Musk hanno contattato gli organizzatori di questa pagina “per contribuire a creare una rete di media alternativi con l’obiettivo di esportare in Europa il verbo politico del fondatore del Ceo di Tesla. E in effetti come abbiamo visto nel caso del Regno Unito, è anche con il sostegno a personaggi di internet e influencer che Musk si muove per promuovere la sua agenda in Europa.”

Un altro tassello della macchina della propaganda di questa destra insofferente alle regole della democrazia, che vengono bypassate raccontando la loro “verità alternativa”.

La violenza colpa dell’immigrazione incontrollata, che la sinistra ha lasciato entrare nel nostro paese senza mettere paletti.

La scheda del servizio: LA TECNODESTRA ALL’ASSALTO DELL’EUROPA

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Dal documento ufficiale sulla strategia nazionale di sicurezza pubblicato dalla Casa Bianca qualche giorno fa, emerge sempre più nitido il progetto di Donald Trump per indebolire l’Unione Europea. L’obiettivo è condiviso dai colossi della Silicon Valley che vedono con il fumo negli occhi i rigidi regolamenti europei sul monopolio e sulla protezione dei dati. Da mesi Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, ha iniziato a sostenere pubblicamente i partiti del Vecchio Continente più critici con Bruxelles. In particolare ha costruito in Italia un rapporto preferenziale con la presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni. Per la prima volta, l’emissario in Italia di Elon Musk, Andrea Stroppa, racconta davanti alle telecamere come è nata questa relazione speciale e quali sono state le implicazioni politiche e commerciali del filo diretto tra Musk e Meloni. Nella strategia di influenza americana sulla democrazia europea un ruolo fondamentale lo sta giocando un altro miliardario della Silicon Valley, Peter Thiel, ex socio di Musk e fondatore di Palantir, una della più misteriose e discusse società tecnologiche del settore della difesa che potrebbe rischiare di far sembrare il Grande Fratello di Orwell una favola per bambini. Giorgio Mottola ha intervistato l’ideologo di riferimento di Peter Thiel e della cosiddetta tecnodestra americana, Curtis Yarvin. Ingegnere informatico e filosofo autodidatta è una delle figure più controverse del panorama intellettuale statunitense per via delle sue posizioni delle sue posizioni estreme sul razzismo e sulla democrazia, che però hanno fatto presa su alcune figure cruciali dell’amministrazione Trump.

La ricostruzione dell’Ucraina

La chiamano la pace di Trump, ma si tratta sempre di business as usual: smettiamola con questa guerra, diamo a Putin quello che vuole perché dobbiamo riprendere gli affari con la Russia.



E tra gli affari che attirano gli appetiti di tanti avvoltoi, il business della ricostruzione: nonostante la guerra sia ancora in corso l’Europa sta già pensando alla sua ricostruzione e l’Italia ha voluto avere sin da subito un ruolo da protagonista, organizzando eventi e incontri per attrarre investimenti. L’ultimo la scorsa estate a Roma, dove la presidente Meloni si è incontrata con Zelenski e altri 15 capi di governo.

Investire in Ucraina è un investimento su noi stessi perché piaccia o no quello che accade in Ucraina riguarda ciascuno di noi” raccontava alla platea la stessa Meloni: in quell’evento si sono raccolti 10 miliardi di euro. La maggior parte dei nostri sforzi si concentreranno nell’area di Odessa dove sono in arrivo circa 47 ml di euro di fondi pubblici italiani di cui 32ml per il restauro e la conservazione del patrimonio culturale. A firmare gli accordi per la ricostruzione c’era anche l’ex sindaco di Odessa Trukhanov, che negli ultimi anni è stato di casa nelle istituzioni italiane incontrando politici e ministri di ogni sorta per favorire la cooperazione tra i due paesi e attrarre gli investimenti per la sua città.

Roma per me è come casa” spiegava al giornalista di Report: secondo il rapporto della polizia si sarebbe stabilito a Roma negli anni ‘90 ottenendo un permesso di soggiorno per motivi familiari, grazie ad un matrimonio fittizio con una donna italiana. Lo SCO, il servizio centrale della polizia che indaga sulla criminalità organizzata lo aveva inserito ai vertici della mafia ucraina, un’organizzazione criminale nata ad Odessa e dedita ad estorsioni, pianificazioni di omicidi di politici e oppositori, ma soprattutto al traffico di petrolio e dell’immenso armamento russo che dopo la caduta dell’Unione Sovietica veniva smerciato in tutto il mondo.

Ma il sistema Italia è pronto a fare la differenza – rassicura la presidente Meloni – per la ricostruzione dell’Ucraina, strade, scuole, ponti, ospedali e chiese. In particolare ad Odessa – la città italiana secondo il ministro Tajani – per la tutela del patrimonio artistico. Ma di strade, ponti e ospedali ricostruiti dall’Italia ad Odessa non c’è traccia fino ad oggi: solo pochi metri quadri del tetto di una cattedrale ortodossa distrutta da un bombardamento su cui si sono concentrati la maggior parte dei nostri sforzi.

Ma l’Italia aveva promesso di voler ricostruire interamente la cattedrale – racconta a Report il priore della cattedrale Myroslav Vdovodych – “il vicepremier Tajani aveva detto che avrebbero iniziato la ricostruzione di Odessa partendo proprio dalla cattedrale. L’Italia due anni fa ha stanziato 500mila euro e con questi soldi sono stati ricostruti 110 metri quadrati del tetto. Tutti gli altri 3000 metri quadrati li ha pagati la diocesi e come si può vedere c’è ancora moltissimo lavoro da fare. I fondi non sono arrivati direttamente alla cattedrale, ma all’Unesco che ha svolto i lavori nella cattedrale. Non fatemi parlare dell’Unesco perché avrei cose molto interessanti da dire su come lavorano ..”
Chi ha svolto materialmente i lavori? LA Stikon, un’impresa di Odessa citata in una indagine anti corruzione su presunti favori edilizi in cambio di immobili e già beneficiaria di appalti pubblici poco trasparenti anche se mai condannata in via definitiva. L’Unesco l’ha incaricata con un affidamento diretto. L’Unesco ha fatto un controllo su come ha lavorato questa impresa?

Il capo ufficio Unesco in Ucraina Chiara Bardeschi ha spiegato come si sia fatta una due diligence nei limiti delle loro possibilità e nei limiti della loro procedura.

Il giornalista di Report ha anche chiesto conto del ruolo di un cittadino italiano, Attilio Malliani che era a capo del dipartimento Urban Plan and Restoration di Odessa: è un advisor del sindaco ma non è stata l’unica persona coinvolta nei lavori.

La scheda del servizio: ODESSA CONNECTION

di Sacha Biazzo

Collaborazione Samuele Damilano

Report ricostruisce il ruolo dell’Italia nei progetti di ricostruzione dell’Ucraina, in particolare i 47 milioni di fondi pubblici destinati all’area di Odessa, seguendo i rapporti tra le istituzioni italiane, l’ex sindaco della città Gennadiy Trukhanov e il suo consigliere per la cooperazione internazionale Attilio Malliani. L’inchiesta, basata su atti giudiziari, rapporti di polizia e testimonianze, documenta i procedimenti anticorruzione che riguardano Trukhanov, i lavori sulla cattedrale di Odessa finanziati tramite l’UNESCO e alcuni casi di gestione dei fondi umanitari, anche mettendoli a confronto con il modello anticorruzione adottato dalla Danimarca a Mykolaiv.

La tutela dell’ambiente

La Repubblica italiana – sancisce la nostra Costituzione nell’articolo 9 – “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. ”

Ma questo vale sulla carta: nella realtà colate di cemento ricoprono porzioni sempre più estese del nostro paese, anche in zone con rischio idrogeologico (alla faccia dell’interesse delle future generazioni), anche in zone dall’alto valore simbolico, come le Dolomiti.

Dove sorgono casette per turisti facoltosi senza autorizzazione. Tanto poi ci pensa la politica a sfornare la legge per rendere lecito ciò che lecito non era.

La scheda del servizio: STARLIGHT ROOMS

di Lucina Paternesi

Dormire sotto la volta celeste nel cuore delle Dolomiti, a 700 euro a notte. È l'idea che ha avuto un noto imprenditore di Cortina D'Ampezzo che qualche anno fa ha realizzato le Starlight rooms, stanze panoramiche che ruotano fino a 360 gradi posizionate a 2.055 metri di quota e rivestite di legno e vetro per permettere, appunto, di osservare le stelle durante la notte. Ma chi le ha realizzate - e ha ospitato anche cantanti e attori famosi - non avesse le autorizzazioni per farlo, dal momento che la legge regionale del Veneto sul turismo prevede il divieto di costruire sopra i 1.600 metri, ad eccezione di rifugi e bivacchi. A sanare le casette dell'imprenditore ampezzano è stata la passata giunta presieduta da Luca Zaia che ha modificato la norma e ora ogni comune montano potrà dotarsi di almeno due stanze panoramiche anche sopra i 1600 metri d'altitudine.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

02 novembre 2023

A fuoco lento di Philip Kerr


Buenos Aires, 1950

Il transatlantico si chiamava SS Giovanni, nome perfettamente appropriato dato che almeno tre dei suoi passeggeri, me incluso, erano stati nelle SS. Era una nave di media grandezza con due fumaioli, vista sul mare, un bar ben fornito e un ristorante italiano.

Tre uomini di mezza età stanno attraccando con la nave al porto di Buenos Aires: sebbene i nomi segnati sui loro passaporti suonino come sudamericani, in realtà sono tutti e tre tedeschi, per la precisione sono ex ufficiali delle SS ricercati in Europa e che, grazie a delle organizzazioni fintamente umanitarie come Odessa, sono riusciti dalla Germania a scappare attraverso l’Italia per approdare ad una nuova vita qui, in Argentina.
Uno dei tre si chiama Bernie Gunthers, anche se sul passaporto della Croce Rossa c’è scritto Carlos Hausner: è un ex investigatore privato di Berlino e prima ancora un ex ispettore della Kripo, la polizia criminale, ai tempi della repubblica di Weimar.
È l’unico personaggio inventato in questo romanzo in cui è veramente difficile comprendere quale sia il confine tra storia e fiction, tra la realtà e l’invenzione dello scrittore scozzese Philip Kerr.
Lo abbiamo già incontrato nei precedenti romanzi della serie Bernie Gunthers: a Berlino nei primi anni del cancellierato di Hitler, quando tutti gli industriali tedeschi si riconvertirono al nazismo come “Violette di marzo”. Poi nel 1938, all’indomani della notte dei cristalli, alla caccia di un “Criminale pallido”, quando finalmente fu chiaro a tutti il volto feroce del nazismo contro gli ebrei.
Poi gli ultimi due capitoli: nel 1947 a Vienna, tra macerie, spie, nazisti in fuga (“Un requiem tedesco”) e nel 1949, quando a Monaco gli viene chiesto di rintracciare un ex ss responsabile di crimini contro l’umanità in Polonia (“L’uno dall’altro”).
Bernie è un poliziotto capace di fare quel mestiere, con un umorismo tagliente che non esita a tirar fuori anche di fronte a superiori o gerarchi del partito di Hitler: rappresenta quella parte dei tedeschi che avevano capito che l’arrivo di Hitler sarebbe stato un dramma per il paese, altro che uomo d’ordine che avrebbe risolto i problemi delle persone, dalla disoccupazione alla criminalità diffusa.
Nonostante questo, sebbene abbia rischiato di finire in carcere come nemico della patria, anche lui ha indossato una divisa nel corso della guerra, da ex poliziotto della Kripo è entrato dentro le SS, è finito sul fronte orientale dove è stato fatto prigioniero dai russi .. Ma anche una volta tornato a casa, in quello che era rimasto della Germania, ha dovuto guardarsi le spalle, per non finire giustiziato da un commando di giovani sionisti, incapaci di distinguere un nazista vero da un altro, dovrà scappare, in Argentina appunto.

In questo romanzo lo troviamo in compagnia di altri due connazionali: il primo è un signore dall’aspetto insignificante il cui nome è Ricardo Klement, ma il suo vero nome e Adolf Eichmann, il burocrate dello sterminio di massa, della soluzione finale.
L’altro tedesco si chiama Herbert Kuhlmann: tutti e tre sono ricevuti sul porto da Horst Fuldner, altra SS che durante la guerra aveva svolto un importante incarico di spionaggio in questo paese, l’Argentina guidata da Juan Peron.

È proprio il presidente ad invitare presso la casa rosada Bernie, alias Carlos Hausner, credendolo un medico, come scritto nelle carte. Qui incontra anche la moglie, l’ex attrice Eva Duarte, “Evita”

.. scorsi una biondina armoniosa che ci guardava con interesse. Aveva addosso più diamanti di quanto sia conveniente all’ora della prima colazione e sfoggiava una pettinatura elaborata a forma di pagnotta.

Di fronte al presidente, Bernie rivela la sua identità, l’essere stato un ex investigatore famoso nella Kripo, dove aveva risolto alcuni casi che erano poi finiti sui giornali. Questo attira l’attenzione del colonnello Montalban, vicecapo della sicurezza e del controspionaggio che gli chiede di tornare ad svolgere il suo mestiere di investigatore per risolvere una serie di casi che sembrano legati e che riguardano giovani ragazze di buona famiglie scomparse: una di queste era stata infine ritrovata morte e viene mostrata a Bernie

Avevo visto ferite più chiaramente fatali solo nel 1917, sul fronte orientale. Tutto ciò che stava sotto l’ombelico sembrava rimosso.

Una adolescente uccisa e con gli organi genitali esportati. Un lavoro da professionista: il colonnello Montaban gli chiede di trovare questo assassino e di trovare l’altra ragazza scomparsa, Fabienne Von Barden, figlia di un importante banchiere tedesco.
Questo delitto ricorda a Bernie un suo vecchio caso, uno che non era riuscito a risolvere nel lontano 1932, ai tempi in cui era un ispettore a Berlino.

«Va bene. Ecco dove voglio andare a parare. Qui a Buenos Aires sono venuti a vivere molti tedeschi.

[..] Non tutti coloro che sono venuti in Argentina negli ultimi cinque anni sono degli angeli. Alcuni possono essere dei demoni. Proprio come in quel vecchio locale di Berlino, il Paradiso e inferno..».


Qui il racconto si sdoppia, alternando pagine nel tempo presente, l’Argentina del 1950, coi i mesi precedente le elezioni del 1932, che portarono ad un primo momento di stallo, fino alla nomina di Hitler come cancelliere.

Il suo sesso era confermato solo dal seno piccolo, da adolescente, poiché il resto degli organi sessuali era stato rimosso assieme all’intestino inferiore ..

La ragazza morta si chiama Anita Schwarz, era figlia di un pezzo grosso delle SA, le squadracce del partito nazista: la sua morte non impressione molto i genitori che, da “buoni” nazisti, erano convinti che quella ragazza, in quanto handicappata, fosse solo un peso per lo Stato. È la teoria della difesa della razza, per cui gli elementi inferiori, le persone con deformità, problemi mentali, farebbero meglio ad essere eliminate. Per il bene della patria.

Sto parlando di un principio generale, ecco tutto. Sto parlando di sprecare denaro per membri inutili della società. Ti rendi conto che al governo di questo paese tenere in vita un disabile costa sessantamila marchi in più..

Bernie riesce ad individuare una pista che da Anita Schwarz porta ad un importate industria medica, fino ad arrivare a Goebbels stesso. Un suo collega di Monaco gli racconta di un caso analogo, un’altra ragazza trovata morta e con gli organi interni asportati: se i casi sono legati è in circolazione un pazzo assassino che ha competenze mediche e che si è spostato da Monaco?
Non riuscirà a portare a termine il suo lavoro, Bernie, perché quel caso potrebbe coinvolgere persone che non devono essere toccate: non solo gli viene tolto il caso, ma viene anche spostato dalla sezione omicidi.
Sono i mesi in cui Berlino è scossa da scontri tra comunisti e nazisti, dove di notte la città poteva offrire un menù erotico per tutti i gusti, anche quelli più disgustosi. Sono i mesi in cui tanti, anche non nazisti, pensavano che alla fine bisognasse trovare un accomodamento coi nazisti, con Hitler, per evitare di far sprofondare il paese nel caos e nell’anarchia.

La maggior parte dei tedeschi voleva avere solo qualcosa in cui sperare per il futuro. Un lavoro. Una banca che rimanesse solvibile. Un governo che potesse governare.

Forse era tutto lì, già visibile per chi lo volesse vedere, tutto il male che avrebbe portato al Reich, all’eliminazione degli indesiderabili, alla notte dei cristalli, alla soluzione finale, alle camere a gas.

Com’è che tutto è diventato così terribile? Credo che alla Germania sia accaduto qualcosa dopo la Grande guerra. Lo si poteva vedere, nelle strade di Berlino.

Una profonda indifferenza alle sofferenze umane. E forse dopo tutti quegli assassini pazzi, talvolta cannibali che abbiamo avuto durante la repubblica di Weimar avremmo dovuto sentire avvicinarsi gli squadroni di assassini e le fabbriche della morte.

Buenos Aires 1950

Forse il lavoro che gli offre il colonnello Montalbal è l’occasione per risolvere quel caso lontano: Bernie comincia così, con la copertura da agente del Side, il servizio segreto, ad incontrare ex nazisti approdati in Argentina, deve scoprire se tra questi è presente un assassino, cosa assurda in quanto tutti ex SS, diciamo un assassino dai gusti particolari.
Ma questa indagine lo porterà a scoprire altri misteri, ben più pericolosi del caso della povera Anita Schwarz: ci sono i segreti della politica argentina per quanto riguarda gli immigrati ebrei, le famiglie (soprattutto donne e bambini) in fuga dall’Europa. Politica che costò la vita a migliaia di ebrei, col sospetto che molti di loro morirono in campi di concentramento non molto diversi da quelli costruiti dalle SS nell’est.
Ci sono i milioni rubati dai nazisti in tutta Europa agli ebrei e nascosti nei caveau in Svizzera,
soldi si cui tanti hanno intenzione di mettere le mani.

Tutti cercano di offrire un lavoro a Bernie Gunthers, l’investigatore di Berlino: anche una ragazza di origine ebraica, Anna, che gli chiede di mettersi alla ricerca dei genitori, arrivati come immigranti irregolari in Argertina e poi spariti.
La ragazza ebrea e l’ufficiale delle SS, che lavorava nei servizi di controspionaggio: una coppia quanto mai inusuale, ma Bernie sente di dover aiutare quella ragazza, non solo perché bella, ma anche per rimediare agli errori del passato, di quelli della sua generazione.

.. stavo ficcando il naso nel più grande segreto argentino. Non il caccia a reazione Pulqui II e neppure la bomba atomica, ma il destino di diverse migliaia di rifugiati illegali ebrei.

Nella loro indagine, Bernie e Anna arriveranno ad incontrare Mengele, l’angelo del male di Auschwitz, il generale Kammler, l’ingegnere che costruì i campi di sterminio, Otto Skorzeny, il colonnello delle SS che liberò Mussolini dalla prigione sul Gran Sasso. Soprattutto arriveranno a scoprire un segreto che sarebbe stato meglio non scoprire: uno di quelli per cui gli oppositori del regime di Peron finivano per essere caricati su un aereo e gettati sul mar della Plata.

Dove finisce la storia e dove comincia il giallo, l’invenzione dello scrittore? Molti dei personaggi citati sono realmente esistiti ed è altrettanto provata la collaborazione del governo Peron nel proteggere criminali nazisti alla fine della seconda guerra mondiale. Come è altrettanto vera la famigerata “direttiva 11” sulla gestione degli immigrati ebrei.
Come non è una invenzione la fuga di Eichmann in Argentina (conclusasi con la cattura nel 1960) e nemmeno le torture agli oppositori coi voli di stato sul mar della Plata.

Possiamo anche solo leggerlo come un thriller però,
un racconto ben scritto e documentato, con un ritmo molto serrato con al centro un protagonista che non si può non amare, anche per quel suo umorismo che sa usare perfino nei momenti peggiori. Il paragone con l’investigatore di Chandler, Marlowe, forse non è così azzardato.

Arrivati all’ultima pagina spero che anche voi non vedrete l’ora che Fazi pubblichi il prossimo capitolo della serie di Bernie Gunthers: esiste un blog dei fan di questo autore dove si può trovare qualche anticipazione sulle prossime uscite. Che riserverà il futuro a questo investigatore in fuga dal suo passato?

La scheda del libro sul sito di Fazi editore e il link per leggere il primo capitolo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 settembre 2022

Uno dall’altro, di Philip Kerr

 

INCIPIT

PROLOGO

Berlino, settembre 1937

Ricordo com’era bello il tempo, quel settembre. “Il tempo di Hitler”, lo chiamavano. Come se gli stessi elementi, tra tutte le persone, fossero disposti a essere gentili proprio con Adolf Hitler. Lo ricordo pronunciare un discorso farneticante in cui chiedeva colonie per la Germania. Fu forse la prima volta che lo udimmo usare l’espressione “spazio vitale”. Nessuno si fermò a pensare per un momento che il nostro spazio vitale avrebbe potuto essere creato solo se prima fosse morto qualcun altro.

Vivevo e lavoravo nello spazio che chiamiamo Berlino. C’era un sacco di lavoro là per un detective. Certo, si trattava solo di persone scomparse. E la maggior parte di loro erano ebrei. Perlopiù assassinati in un vicolo, o spediti in un KZ, un campo di concentramento, senza che le autorità si preoccupassero di notificarlo alle famiglie. I nazisti pensavano che il modo in cui lo facevano fosse davvero spassoso. Certo, ufficialmente gli ebrei erano incoraggiati a emigrare ma, dal momento che gli era proibito portarsi dietro i loro averi, ben pochi lo facevano. Comunque, qualcuno riusciva a inventare dei bei trucchi per trasferire i soldi fuori dalla Germania.
(un passaggio più esteso lo trovate qui)

Immaginatevi che Raymond Chandler e Frederick Forsyth si fossero incontrati per scrivere, a quattro mani, un romanzo dove si mescola il noir in scenario dove si muovono agenti segreti, doppiogiochisti, ex criminali nazisti in fuga, poliziotti dalle mani pesanti, sullo sfondo di una Germania nei primi anni del dopoguerra (l’azione si svolge nell’autunno del 1949), che si sta risollevando a fatica dalle macerie e con tanta voglia, troppa forse, di dimenticarsi il suo passato.

Quello in cui un pazzo irretiva un intero paese vaneggiando di spazi vitali, di razze superiori e di razze da sopprimere.
Ne sarebbe venuto fuori un romanzo come questo, L’uno dall’altro, terzo della serie di Philip Kerr con protagonista l’investigatore privato Bernie Gunther: ex poliziotto della Kripo, ex appartenente delle SS, finito sul fronte russo di cui fu testimone degli orrori, le operazioni di pulizia nei confronti degli ebrei e dei commissari politici. Attraverso il suo sguardo abbiamo visto la Germania diventare nazista, quelli che hanno approfittato per salire sul carro di Hitler (le “violette di marzo”). Lo sgomento del primo orrore col rumore delle vetrine andate in frantumi nella notte dei cristalli. Infine lo sfacelo, la Germania anno zero, spartita in due dalle potenze vincitrici, alleate fino a ieri ma pronte a combattere una nuova guerra oggi. Il suo sguardo non è privo di una certa ironia, anche in momento come questo, nel 1949, dove la guerra è finita da quattro anni, dove il reich millenario è crollato miseramente portandosi dietro le vite di milioni di persone per lasciar il posto ad una repubblica federale dove si ha tanta voglia di ripartire, di gettare un colpo di spugna su certi crimini e certi criminali del passato. Nonostante molti di questi (le “giacche rosse”) stiamo aspettando il loro turno per essere giudicati nel carcere di Landsberg: uno scherzo del destino, ex nazisti nello stesso carcere dove Hitler scrisse il Mein kampf ..

Prima di partire con la storia, c’è un lungo prologo iniziale ambientato nel 1937: il perché di questi antefatti lo si comprenderà alla fine, in quel convulso finale dove tutto finisce, per ricominciare.

Bernie viene incaricato da un ufficiale delle SD (il servizio di sicurezza delle SS) di aiutare un imprenditore ebreo a spostare i suoi beni fuori dalla Germania, dove per legge non potrebbe possedere nulla. In questa operazione, un sotterfugio in cui le SS taglieggiavano quanti, tra gli ebrei, potevano permettersi andare in Palestina (allora un protettorato inglese).
In questa missione Bernie entra in contatto con Eichmannn (“l’uomo dall’aspetto più ebraico con l’uniforme delle SS”), allora sottufficiale delle SS, con un gruppo estremista chiamato Haganah, che sta combattendo una sua battaglia per far diventare la Palestina la terra di Israele e col gran Muftì, Haj Amin, che invece gli ebrei vorrebbe sterminarli tutti. Un gioco di intrighi dove le SS giocano su più tavoli e che sarà l’antipasto del groviglio dentro cui Bernie andrà a finire anni dopo..

La Gestapo voleva che spiassi l’SD. E adesso l’Haganah voleva che spiassi la Gestapo. C’erano dei momenti in cui pensavo di aver sbagliato mestiere.

Autunno 1949: finita l’esperienza viennese (da cui è scampato per un pelo da un ufficiale dell’NKVD), ritroviamo Bernie a gestire l’albergo vicino al campo di Dachau del suocero, il padre di Kristen, la moglie, finita in depressione dopo la sua morte

«Soffre di una forma acuta di schizofrenia catatonica» fu ciò che mi disse il dottor Bubliz , lo psichiatra che aveva in cura Kirsten. «Non è poi così rara dopo ciò che abbiamo passato in Germania, possiamo sorprendercene?».

Alla morte della moglie, per una influenza, Bernie decide di mollare tutto, “Lo yankee aveva ragione, dovevo tornare a quello che conoscevo meglio”, ovvero l’investigatore privato. A Monaco. I primi casi in cui si imbatte hanno a che fare ancora con ex nazisti e con le “giacche rosse” detenute a Landsberg. Un avvocato che cerca informazioni sui violenze contro i detenuti, un barone che cerca di scagionare il figlio, ufficiale SS che in Lituania aveva comandato un’unità di sterminio nel 1941. Un altro tedesco che aveva solo “obbedito agli ordini”. Perché dovrebbe scontare in cella il resto della vita? Già si parla di amnistia nella nuova Germania e gli stessi alleati non hanno così tanta voglia di andare a caccia di nazisti.

«Sono stato nelle SS. Ma questo non vuol dire che non tenga alla giustizia, Herr Doktor. Uomini che hanno assassinato donne e bambini meritano la prigione. La gente ha bisogno di sapere che gli errori vengono puniti. È questa la mia idea di una Germania sana».

Un giorno in ufficio si presenta un donna, alta, bella, con una cicatrice sulla guancia che non le rovina il fascino. Si chiama Britta Warzok ed è la moglie di un altro ufficiale delle SS. Ma diversamente dalle altre persone finora incontrate, non fa nulla per nascondere l’astio nei confronti di ciò che il marito ha fatto.

«Herr Gunther io voglio sposarmi».

«Non è troppo presto, cara? Ci siamo appena incontrati».
Sorrise educatamente. «C’è un solo problema. Non so se l’uomo che sposato è ancora vivo».

«Se è scomparso durante la guerra, Frau Warzok, farebbe meglio a domandare all’Ufficio informazioni dell’esercito».

Friedrich Warzok è stato vice comandante del campo di Janowska, in Polonia dove, assieme al altri ufficiali, si è reso responsabile di crimini contro i detenuti. Crimini che vanno oltre l’immaginazione, oltre il dover obbedire agli ordini, oltre la giustificazione che si era in guerra..

«Sarò onesta con lei Herr Gunther». Si toccò un occhio con l’angolo del fazzoletto. «Friedrich Warzok non era un brav’uomo. Durante la guerra ha fatto cose terribili».
«Dopo Hitler non c’è nessuno di noi che può dirsi di avere la coscienza pulita».
«E’ molto gentile da parte sua dire questo. Ma ci sono cose che uno deve fare per sopravvivere. E poi ce ne sono altre che non riguardano la sopravvivenza. Questa amnistia che si discute in Parlamento.. Non includerebbe mio marito, Herr Gunther».

Per risposarsi frau Warzok ha bisogno di essere sicura che il marito sia morto, da buona cattolica non accetterebbe mai il divorzio: così Bernie inizia a chiedere in giro, sfruttando il suo essere stato, per un certo periodo nelle SS ed aver anche lavorato a Berlino nell’ufficio che raccoglieva i crimini di guerra (i tedeschi hanno un registro per tutto).

Il lavoro di un detective è un po’ come entrare in un cinema quando il film è già cominciato. Non sai cos’è accaduto prima e, mentre cerchi di trovare la strada nel buio, è inevitabile che pesti un piede a qualcuno o che gli tagli la strada.

In questo caso, la metafora di Bernie andrà oltre il piede pestato: finirà dentro la rete del ragno, la società dei camerati, un gruppo di soccorso ai nazisti ricercati che coinvolge anche esponenti del clero cattolico. Ma i piedi pestati gli costeranno una bella dose di manganellate, per finire scaricato poi, come un sacco di rifiuti, davanti un ospedale.
I problemi per Bernie non finiranno qui: non voglio anticipare nulla, ma il pestaggio e il ricovero in ospedale saranno solo l’inizio di una trappola, ordita alle sue spalle e che lo porterà molto vicino all’estremo saluto di questo mondo e da cui riuscirà a salvarsi grazie a quelle relazioni che aveva intessuto in quello strano viaggio del 1937 a Gerusalemme, tra SS, ebrei sionisti e musulmani radicali.

In questo romanzo, L’uno dall’altro, Philip Kerr imbastisce una trama avvincente, che si prende solo una pausa nell’intermezzo a metà libro, per poi crescere senza sosta nell’ultima parte dove il nostro investigatore dovrà guardarsi le spalle da amici e nemici, pur di portare a termine la sua missione.

Ma è anche un romanzo ben costruito per quanto riguarda il contesto storico: nulla è inventato, dal viaggio di Eichmann a Gerusalemme ai contatti tra le SS e il gran Muftì, alleato di Hitler. Viene descritta in modo accurato anche la rete di fuga di cui si sono servite molte SS per sfuggire alla giustizia e alla vendetta delle squadre del Nakam. Una via di fuga che passata per l’aiuto della CIA e del Vaticano, non perché avessero particolari simpatie per i nazisti o Hitler, ma perché si preparavano alla guerra al comunismo. Come si fa, allora, a distinguere i vincitori dai vinti, l’uno dall’altro?
Si stava preparando una nuova Germania, all’insegna della “normalità”, ma senza aver fatto i conti col passato, con le migliaia di morti di persone ritenute non degne di vivere, uccise nei programmi di eutanasia del programma Aktion T4, uccise al seguito dell’avanzata delle truppe in Russia, uccise nei campi di concentramento nell’ambito della soluzione finale. Campi in cui medici, persone che avevano fatto il giuramento di Ippocrate, si ritenevano degli dei in terra, col poter di disporre della vita degli altri per condurre i loro esperimenti. Una Germania in cui Bernie Gunther, disilluso dopo tutto quello che è successo, dopo tutte le morti a cui ha assistito, stenta a riconoscere.

Io stesso avevo trovato tutto questo difficile da capire: che noi, forse la nazione più civilizzata al mondo, potessimo aver fatto cose così spaventose in nome della scienza medica. Difficile da capire, sì. Ma non difficile da credere. Dopo la mia esperienza personale sul fronte russo, ero arrivato a credere il genere umano capace di un grado illimitato di disumanità. Forse proprio questo – la nostra profonda disumanità – è ciò che ci rende più di tutto umani. Cominciavo a capire cosa stava succedendo.

Le altre indagini del detective Bernie Gunther

Violette di marzo (2020)
Il criminale pallido (2020)
Un requiem tedesco (2021)

La scheda del libro sul sito di Fazi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


12 gennaio 2019

Milano 1946, delitti a Città Studi di Fulvio Capezzuoli



Incipit
Prese i tre fogli, li allineò con cura battendoli sulla scrivania, passò uno spillo nell’angolo in alto a sinistra agganciandoli e, dopo aver sottolineato con la matita il titolo che compariva sul primo, FURTO RESPELLI, inserì il nuovo fascicolo dentro alla cartellina CASI RISOLTI.

Amo i gialli di Fulvio Capezzuoli, tutti ambientati nella Milano del primo dopoguerra: mi piace lo sguardo che l'autore da della città ancora ferita dalla guerra e di un paese in cui queste ferite sono ancora causa di delitti che il commissario Maugeri deve affrontare.
Commissario che, diversamente da altri suoi colleghi, dopo l'8 settembre e il crollo del regime fascista, ha fatto la scelta di andare a combattere in montagna assieme ai partigiani: per questa scelta, ora, si trova relegato nell'ufficio archivi del commissariato di Città Studi.
La nuova Italia, democratica e libera, per cui tanti italiani avevano combattuto, nasceva con tanti difetti: colpa del fatto che molti dei rappresentanti dello Stato, come il capo di Maugeri, il commissario capo Spinelli, non nascondevano simpatie per il passato regime: in generale, Questori e Procuratori nei Tribunali erano cresciuti negli anni del fascismo, e terminato il conflitto non c'era stato il repulisti dentro le strutture dello Stato.
Colpa anche del fatto che l'Italia, dopo Jalta, doveva rimanere saldamente nell'area atlantica e le forze di sinistra (di cui molti partigiani facevano parte) dovevano rimanere lontane dai posti di comando.

In un sabato torrido, si presenta nel suo ufficio una signora, di mezza età, con un cappellino in testa con tanti fiori:
La donna che entrò nella stanza aveva un’aria timida e dava l’impressione di essere a disagio. – Lei è il commissario Montaldo? – chiese, non appena si fu seduta.

La prima inchiesta del commissario Maugeri inizia così, con la denuncia della scomparsa del suo cane, che si chiama Odessa. La signora, signorina Rosalba Attanasio, da la colpa al vicino di casa che abita al piano sopra il suo che non sopportava il suo abbaiare.
Complice il fatto che Montaldo, il collega con cui la signora aveva già parlaro, è impegnato a dar la caccia ad una banda di borsari (la fame, dopo la guerra, portava anche a questo, al commercio illegale di beni di prima necessità), è Maugeri che seguirà il caso, andando a fare qualche domanda il lunedì successivo, non prima di una domenica passata assieme alla famiglia, alle piscine milanesi.

Quel lunedì mattina, da via Aselli 6, arriva però una telefonata:
Cosa accade ancora in via Aselli al 6? – Una donna è precipitata dalla finestra del suo appartamento al quinto piano ed è finita in cortile. Sembra che sia morta.

Accorsi sul luogo, Maugeri e Valenti, un ispettore del commissariato, scoprono che la morta è proprio la signorina Rosalba. Si è lanciata dalla finestra del quinto piano del suo appartamento, per andare a morire nel giardinetto davanti il palazzo.
All'apparenza sembra un suicidio: il primo caso per Maugeri, dopo mesi di archivio, si è risolto da solo. Nell'occasione, Maugeri e Valenti conoscono la sorella della morta, Carla Attanasio, che viveva con lei e che le aveva fatto da madre alla morte dei genitori.
E qui viene fuori la prima cosa strana: Rosalba non aveva alcun cane, che andava ad abbaiare alla porta del vicino, il signor Halthofer, altoatesino.
La seconda cosa strana viene fuori dall'autopsia: Rosalba è morta per un colpo alla nuca, un trauma incompatibile con la caduta dalla finestra.

No, ci sono troppe cose che non tornano: non è stato un suicidio, ma un omicidio compiuto da qualcuno che si era allarmato dopo che la donna si era presentata in commissariato, per parlare del suo cane. Odessa.

La prima indagine del commissario Maugeri comincia così: per un cane scomparso che poi non esiste e per la coincidenza che il suo capo è in ferie e non può bloccarlo.
Maugeri e Valenti cominciano una loro indagine che parte da quell'appartamento sopra le Attanasio, dove vive quell'uomo, Halthofer.
Anche Carla, nel suo appartamento, viene trovata morta: ora i casi di omicidio sono due, un primo camuffato da suicidio per impedire che Rosalba dicesse qualcosa alla polizia, il secondo ancora più inspiegabile?
Chi erano queste due persone, all'apparenza due persone senza segreti e perché sono state uccise?
L'indagine porterà allo scoprire un giro che tutti e tre gli appartamenti di via Aselli 6 erano stati assegnati, negli stessi giorni, alle stesse persone: una cosa strana se si pensa che a Milano, in quei mesi, a causa della guerra, molte famiglie erano in attesa di un alloggio popolare (come lo stesso Maugeri).
Seduto nella vettura che sferragliava tranquilla, Maugeri guardava scorrere davanti ai finestrini la città con tutte le cicatrici che la guerra aveva inciso nel suo tessuto urbano.[..]Il commissario pensò al fascismo che aveva trascinato il Paese verso quella follia e a quanto tempo ancora sarebbe occorso per cancellare i disastri che la guerra aveva procurato.

E dai disastri della guerra verrà fuori l'origine di quei delitti: quegli appartamenti erano in realtà dei luoghi dove far transitare criminali di guerra in fuga, prima che venissero catturati dagli alleati (il processo di Norimberga stava rivelando a tutto il mondo l'orrore dei campi di sterminio).
Fuga che era organizzata da un'organizzazione chiamata O.D.E.SSA. (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen), composta da ex appartenenti alle SS, finanziata anche coi capitali dei grandi gruppi industriali tedeschi e che ricevette anche l'aiuto di esponenti del clero italiano.

Così sarà l'ex partigiano Maugeri ad annodare tutti i fili di questa storia, a trovare i colpevoli dei delitti e, soprattutto, avere quell'occasione per ritornare a fare il poliziotto.
La scheda del libro sul sito di Todaro Editore
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