Prologo Washington D.C., Stati Uniti d’America Venerdì 23 maggio 2025 Il senatore Jack Johnson si rimirò allo specchio nel suo nuovo smoking sartoriale. Gli stava alla perfezione, e non poteva essere altrimenti: era costato più della sua prima automobile, ma valeva senza dubbio il prezzo.
Organizzazione degli ex appartenenti alle SS, in tedesco Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen: è il nome dell'organizzazione che, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, quando era chiara la sconfitta dell'esercito tedesco, si occupò di mettere in salvo gli alti gerarchi delle SS consapevoli che, altrimenti, sarebbero stati chiamati a rispondere dei loro crimini.
Odessa, tra gli altri, consentià la fuga in Argentina di Adolf Eichmann, il burocrate dello sterminio, l'organizzatore della soluzione finale per lo sterminio degli ebrei in Europa.
Nel suo primo romanzo, Dossier Odessa (che considero una pietra miliare per questo genere di romanzi), Frederick Forsyth aveva raccontato, attraverso l'indagine del giornalista Peter Miller, di come Odessa fosse coinvolta in un piano per un attacco missilistico contro Israele.
Per un semplice caso, la notizia dell'attentato al presidente Kennedy il 23 ottobew 1963, la storia prese una direzione anziché un'altra. Odessa fu stroncata anche grazie a Peter Miller e alla sua determinazione nel voler dar la caccia a Edoard Roshmann, il boia di Riga. Responsabile della morte di 300 mila ebrei e anche di qualcuno che era molto vicino a lui.
In questo romanzo,
ambientato ai giorni nostri, ritorna Odessa e ritorna anche Peter
Miller, assieme al nipote Georg, anche lui giornalista. Ancora una
volta è il caso a guidare il destino delle persone: se Georg Miller
non si fosse fermato a parlare con quel malato che lo guardava fisso
fuori dall’ospedale di Stoccarda, forse a quest’ora avremmo un
partito nazista alla guida della Germania (e non è detto che non
accada in un futuro)…
Ma andiamo per ordine: la storia
si sdoppia in due filoni che sembrano muoversi su piani diversi.
A Stoccarda un gruppo di terroristi spara sugli spalti della curva dello stadio causando una strage: è l’ennesimo attentato di matrice islamica, in un momento di tensione (contro gli immigrati) per il paese per la scia di sangue che ha lasciato.
Riuscì finalmente a vedere uno degli uomini che stavano sparando. Registrò i suoi lineamenti in un istante: era un arabo, concluse, vestito con capi di tipo militare di color marrone che sembravano una tuta da volo.
Il giornalista Georg
Miller si reca proprio a Stoccarda, all’ospedale, a raccogliere le
testimonianze dei sopravvissuti, per scrivere un articolo che
racconti i fatti, non il solito articolo di accusa contro gli
immigrati e le politiche di accoglienza.
.. il paese era una polveriera pronta a esplodere in una direzione che Georg considerava impensabile. E per calmare la tempesta non era possibile affidarsi ai politici, un tempo tra i più liberali del mondo occidentale.
Georg se ne rende conto dalle impressioni che raccoglie in ospedale, questo attentato è colpa di quelli come lei – gli viene rinfacciato: quelli che hanno accolto tutte queste persone, che ci odiano, che sono la feccia del mondo e che adesso ci ammazzano.
Ma un uomo attira la sua attenzione: lo sta guardando fisso e gli dice qualcosa che sconvolge il gjornalista
«Ma tu sei morto» disse, più a sé stesso che a Georg. «Sei morto.»Perché quell’uomo lo chiama Horst? Perché gli dice che è stato lui ad uccidere questo Horst.. Horst era il nome del padre di Georg, morto in un incidente.
Da
questo incontro nasce l’indagine che porterà Georg Miller,
giornalista del Komet, sulle tracce di Odessa, l’organizzazione
criminale che si era insediata nel corpo della Germania Democratica e
che si credeva morta proprio dopo le inchieste di Peter Miller, il
nonno di Georg.
Georg si
troverà, assieme alla fidanza, anche lei giornalista, al nonno, il
mitico Peter Miller, di fronte alla più grave minaccia per la
Germania.
Washington D.C., Stati Uniti d’America Vanessa Price terminò la frase che stava digitando e guardò il suo Apple Watch. Le 17.15. Per gran parte del mondo occidentale quell’orario rappresentava la fine della giornata lavorativa
A Washington,
Vanessa Price lavora nello staff di Cole Grisham, astro nascente del
partito Repubblicano, appena paracadutato al Senato dopo la morte del
senatore Jack Johnson, ucciso per un incendio scoppiato nella sua
villa assieme ad un’altra ragazza del suo staff. Lo scandalo era
stato messo a tacere fin da subito, un senatore morto nella sua
stanza assieme ad una giovane ragazza. Questa morte era stata il
trampolino di lancio per Cole Grisham, considerato un outsider per
Washington, uno che non fa parte del sistema, uno che dice le cose
che la gente pensa. Un politico molto a destra, molto di più
rispetto al presidente repubblicano (che ricorda da vicino l’attuale
inquilino della Casa Bianca Donald Trump).
Il clima nello staff
non è dei migliori: i vecchi membri dello staff di Johnson (che
Grisham ha ereditato) sono stati cacciati tutti anche con pretesti
poco puliti.
La stessa Vanessa comprende che stare dentro quel mondo, ipocrita, razzista, falso, è alla causa degli attacchi di panico sempre più frequenti.
«Ma in che modo? È il più giovane dei senatori junior del Campidoglio.» «È già sistemato. Prima di fine ottobre, Cole Grisham sarà vicepresidente degli Stati Uniti. Nel frattempo, ho bisogno che tu tenga in riga il team.
Avrebbe anche deciso di andarsene, abbandonare quel gruppo dove non è riuscita a socializzare con nessuno, finché una scoperta sui finanziamenti del candidato Cole Grisham non la mettono di fronte alla scelta: far finta di niente oppure andar fino in fondo per capire meglio chi siano le persone dietro la carriera fulminante di Grisham.
Anche a costo di rimetterci la vita.
Le due indagini, quella di Georg, nata casualmente dall’incontro col malato dentro l’ospedale di Stoccarda e quella di Vanessa procederanno parallele: dietro l’attentato allo stadio, la morte di quel malato, ricoverato per demenza all’ospedale, la morte del senatore Johnson, si cela un piano preparato con tanta pazienza nel corso degli anni. Un piano preparato dai più grandi nemici della democrazia in Germania. Odessa non è morta.
Per bloccare questo piano bisogna essere pronti a rischiare la propria vita e ad uccidere per non essere uccisi. Perché il nemico che si ha di fronte non ha scrupoli.
Mi è piaciuto l’inizio di questo romanzo, con questi storie che procedono in parallelo e dove sembra di rivedere episodi della storia recente: gli attacchi di gruppi terroristici islamici, la crescita delle destre in Germania e in tutta Europa che dettano l’agenda politica nelle democrazia occidentali nel segno della xenofobia e del nazionalismo.
Nella seconda parte del libro ci si ritrova dentro un romanzo di azione: non ho trovato in queste pagine il Forsyth che ho amato in Dossier Odessa e ne Il giorno dello sciacallo. Manca lo stile giornalistico, apparentemente freddo e distaccato, con cui lo scrittore inglese prendeva spunto dalla realtà (e da fatti di cui era venuto a conoscenza come giornalista) per raccontare storie romanzate ma allo stesso tempo molto verosimili.
«Pensaci, Georg» continuò Peter. «Lo hai visto tu stesso: la rinascita dell’estrema destra, l’ascesa dell’AfD. Credi davvero che siano arrivate dal nulla?»
Uno stile che solo in parte ho ritrovato in queste pagine, in particolare quando a parlare è proprio l’anziano giornalista, Peter Miller: anziano ma ancora capace nel mettere assieme i puntini. L’avanzata delle destre, lo sdoganamento di slogan, idee, che pensavamo fossero banditi nelle democrazie moderne (e non perché esiste la cultura woke). Il declino delle democrazie e la crescita di leader politici populisti attorno a cui si consolida il culto della persona, come una religione.
«Ricorda che, se Hitler negli anni Venti e Trenta non avesse avuto i comunisti a spaventare le pecore, avrebbe dovuto inventarli.»
I comunisti ieri, gli immigrati oggi. Sono tutti spunti che dovrebbero far riflettere con molta attenzione.
La scheda del libro sul sito di Mondadori

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