ZILIUK
Ad affrontarsi erano due pesi massimi, tanto che negli uffici della Procura molti pensavano che stavolta il giudice istruttore Froget avrebbe finito per prendere una batosta, cosa di cui non tutti erano dispiaciuti.
Freddo, impassibile, capace di rimanere in silenzio per minuti per osservare l’imputato che si trova davanti, con quella sua espressione indecifrabile, una spalla più alta dell’altra. Oppure a leggere le carte dell’indagine, con fare svogliato, apparentemente.
È questo il modo di condurre gli interrogatori del giudice istruttore Froget: nessuno scontro diretto con l’accusato che ha davanti
Di solito i giudici istruttori fanno domande su domande, si accaniscono a confondere l’indagato e solo così riescono a strappargli la frase che costituisce una confessione. Lui invece lasciava all’interlocutore il tempo di riflettere, persino di riflettere troppo.
Ed allora ecco che la prova per sostenere l’accusa arriva da una parola di troppo, da un commento fatto magari senza pensarci. Come nel primo racconto:
«La “prova” della sua colpevolezza?» scandì lento.
«Eccola: lei poteva leggere sul mio fascicolo solo la dicitura “Caso Stephen”. Ma mi ha detto: “Non conoscevo gli Stephen”. Questo plurale è la sua confessione».
Perché “i colpevoli” che il giudice istruttore si trova davanti (una figura che nel nostro ordinamento giudiziario ha abolito nel 1989), sono spesso dei criminali che pensano di essere furbi, più furbi di quel magistrato così sfuggente per il suo atteggiamento. Ed è questa spavalderia a fregarli.
Oppure, come in altri casi, sono solo dei poveracci che il caso, la sfortuna, il destino, li ha messi sulla strada del crimine.
Sono 13 racconti brevi, troppo brevi (e che seguono più o meno lo stesso canovaccio) che non fanno apprezzare del tutto le capacità di Simenon nel raccontare queste storie di tradimenti, avidità, senso di onnipotenza.
Sono storie che questo giudice annota minuziosamente sul suo taccuino e dove la sua figura non è quella dominante, la sua è quasi una voce narrante (a cui a volte si affianca quella dello scrittore) e dove il giudice Froget è costretto ad entrare dentro la vita delle persone, andando a svelare tutti i segreti.
Ma Froget non è un detective alla Maigret, che fisicamente occupa tutta la scena, lo potremmo definire un investigatore “impalpabile”, una sfinge per le persone che deve giudicare che si trova davanti. Ma una sfinge capace di cogliere le stranezze, le incongruenze, con una grande capacità di autocontrollo nei confronti delle provocazioni dei suoi “colpevoli”.
Attenzione, stiamo parlando di metodi di indagine e procedure che oggi sono fuori dal tempo: poche prove scientifiche, tutto il lavoro del giudice si basa sulla raccolta delle testimonianze e sulle contraddizioni dell’accusato, in un confronto che diventa una sfida tra il giudice e il colpevole e nessun altro. Una sfida dove l’obiettivo è trovare la “crepa” nelle parole dell’avversario, quella crepa che consente di arrivare al perché del delitto per ricostruire tutta la storia.
Qui gli altri racconti contenuti in questo libro (gli altri 13 colpevoli):
ZILIUK
IL SIGNOR RODRIGUES
LA SIGNORA SMITH
NOUCHI
ARNOLD SCHUTTRINGER
WALDEMAR STRVZESKI
PHILIPPE
NICOLAS
I TIMMERMANS
IL PASCIÀ
OTTO MULLER
LA NOTTE DEL PONT MARIE
LO YACHT E LA PANTERA
La
scheda del libro sul sito di Adelphi
I
link per ordinare il libro su Ibs
e Amazon

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