Interludio
Aprile 1884, sabato Due giorni dopo aver risolto il caso degli architetti, alle sette del mattino di sabato, il commissario Veneruso aprì la porta di casa e trovò una piccola scatola sul pianerottolo. Si chinò, la raccolse. Sopra, in bella grafia, c’era scritto: SUA ECCELLENZA VENERUSO.
I giorni maledetti del commissario Veneruso: potrebbe essere questo il sottotitolo di questa indagine che vedrà Veneruso, del commissariato di piazza Dante a Napoli, occupato ad inseguire la mano assassina che sta uccidendo diversi famosi architetti, in un racconto dove i capitoli si alternano andando avanti e indietro nel tempo, i giorni dell’indagine e i giorni successivi, quando Veneruso si trova destinatario di diversi “pacchi” spediti da un “brav’uomo”. Chi sia questo brav’uomo e chi sia l’assassino, verrà svelato solo alla fine quando tutta la verità verrà svelata anche grazie al contributo di un carillon.
Siamo a Napoli, in una primavera dell'anno 1884 dove la città si appresta ad un importante cambiamento: per evitare i rischi di un'epidemia di colera, l'amministrazione comunale ha deciso di sventrare i quartieri popolari nel centro per costruire nuove abitazioni, più moderne, spostando "il popolino" verso nuovi quartieri periferici ad est. Nuove costruzioni si affacceranno sulla collina del Vomero, una strada chiamata poi “il rettifilo” attraverserà il centro.
Persino la spiaggia
di Mergellina dove il giovane Veneruso andava a giocare, verrà
ricoperta da ghiaia e sassi per consentire la costruzione di nuove
abitazioni.
Addirittura, nel progetto di Lester Young, uno dei
quattro architetti che ha presentato un progetto per il comune (e che
si dice che sarà pure il vincitore), si prevede un treno che
attraversa la città collegando quartieri distanti. Una
metropolitana. Cose inaudite per gente come Veneruso.
Lunedì mattina «Maledetto lunedì.» Il commissario capo Veneruso entrò nel suo piccolo ufficio di piazza Dante. Accese la stufa a carbone, appese cappotto e cappello al muro, prese il cuscino dall’armadio, lo sistemò sul piano duro della sedia.
Sono tanti gli interessi, non tutti nobili, dietro ognuno di questi, ci sono gli interessi dei proprietari terrieri che vedranno i loro terreni crescere di valore, ci sono gli interessi dei costruttori.
Il primo delitto avviene proprio nel giorno in cui il comune deve scegliere il progetto vincitore, tra i quattro: l'architetto Lester Young viene ucciso da una statuetta caduta da una finestra della sala dove sta avvenendo questa presentazione, l'assassino (o l'assassina) non può che essere uno dei presenti nella stanza, ma chi?
L'unica persona che potrebbe aver visto qualcosa o qualcuno è il vecchio usciere, nostalgico dei bei tempi che furono coi vecchi governanti, ma pure lui scivola sulle scale del palazzo e finisce all'ospedale.
Veneruso, coi suoi agenti – con cui condivide un rapporto di odio e amore – inizia a sentire i costruttori, gli architetti, la famiglia del morto, senza ottenere nulla.
Con la moglie aveva un rapporto freddo, la trattava come fosse una statua. Con gli altri architetti concorrenti non c’erano grossi screzi, sebbene ciascuno avesse sposato un suo stile diverso dagli altri: neogotico per lo scozzese Young, neo classico per l'architetto Guarino, contemporaneo per Messina e infine liberty floreale per Trago.
Ma queste rivalità non bastano a giustificare un omicidio..
Il lunedì maledetto diventerà il martedì, poi il mercoledì maledetto: lo stesso assassino, o assassina, colpisce uno dopo l’altro gli architetti, secondo modalità che sembrano legate al loro stile personale.
E tutto si complica ancora di più: vengono fuori, dagli interrogatori di Veneruso, i segreti nascosti dentro le famiglie di questi architetti famosi, misteriose signore che si muovono di notte, affaristi ambiziosi. Sullo sfondo una città che si appresta ad un nuovo cambiamento, con quartieri che vengono cancellati per far posto a quel nuovo che a Veneruso piace poco. Non solo perché tanti poveracci saranno costretti a lasciare le loro case, ma perché questo cambiamento significa cancellare la memoria di un certo passato. Un passato che Veneruso ricorda con tanta nostalgia, perché sebbene la fame, era il tempo della spensieratezza.
«Il tempo, commissa’...» gli ricordò Serra, un po’ impaziente. «Sì, il tempo, il tempo...» disse piano alzando il braccio e agitando la mano come una farfalla, come aveva visto fare al sindaco. «Questi omicidi sono stati ideati come un grande progetto di morte.»
Il tempo: il tempo alla fine sarà la chiave per risolvere l’enigma. Il tempo che scorre e che non torna più indietro, perché magari avevi pure i tuoi buoni propositi, magari con la sua Annarella, la prostituta che per Veneruso è quanto di più simile ad un amore, ma il tempo non ti lascia scampo.
Amo molto questo personaggio così poco “piacevole”, per l’aspetto, per il suo essere burbero, anche un po’ classista, che segue le sue indagine come fosse un contadino che vede crescere le sue piante, con pazienza, attendendo il tempo giusto per la raccolta.
Raccolta che deve fare assieme ai suoi collaboratori, anche qui, la cosa più simile ad una famiglia:
“Veneruso non aveva famiglia, parenti, amici: nient’altro che i suoi uomini, perciò avvertiva anche il bisogno della loro presenza”.
In questo romanzo ne scopriamo la sua parte più nostalgico, i rimpianti del tempo passato.
Il Veneruso bambino che cercava rifugio negli anfratti del suo quartiere.
Il Veneruso che si
trova testimone di questo grande cambiamento, uno dei tanti subiti
dalla città di Napoli, che qui viene raccontato da Diego Lama,
architetto (come gli architetti del titolo), prendendo a prestito
pezzi della realtà e romanzandoli il giusto.
Un libro da leggere come giallo e come romanzo sul rapporto tra l'uomo e le città, su come l'architettura ha cambiato il volto delle città, non sempre in meglio.
La scheda del libro sul sito di Mondadori

Nessun commento:
Posta un commento