Visualizzazione post con etichetta immigrati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta immigrati. Mostra tutti i post

28 aprile 2024

Anteprima inchieste di Report – le università telematiche, la caccia agli scafisti, le leggi sull’ambiente (e un aggiornamento sull’industria del marmo)

Il rapporto poco chiaro tra pubblico e privato (nelle università)

Report tornerà ad occuparsi del sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ancora al suo posto dopo le finte dimissioni dello scorso febbraio. Non è più presidente del consiglio di amministrazione della Università Telematica Nicolò Cusano, ma di fatto la situazione non è molto cambiata in quanto la proprietà a riconducibile a sue società.

Col risultato da arrivare a situazioni come quelle di cui si occuperà il servizio: dallo scorso settembre ogni giorno e ogni notte, 12 volanti di un servizio di vigilanza privata controllano le strade di Terni. Il loro compito è controllare nei borghi e nelle piazze le proprietà che ha il comune perché, come spiega lo stesso sindaco al giornalista di Report “Terni in termini di criminalità è uno schifo, non siamo riusciti a fermare l’ondata di spaccio di droga, c’è una microcriminalità di stranieri enorme..”
In realtà nella classifica della criminalità del 2023 Terni è 58 esima su 106 province, ma per garantire la sicurezza nella città che amministra il sindaco Bandecchi ha trovato un alleato in Unicusano, controllata da società dello stesso Bandecchi. L’ateneo paga 1 ml di euro per il servizio di vigilanza privato, per poi svolgere una ricerca sulla sicurezza proprio nel comune di Terni.
Ma l’idea della ricerca è nostra – assicurano dall’ateneo tramite la docente Anna Pirozzoli – “all’interno dell’analisi della percezione della sicurezza in un ambito territoriale ben definito, in questo caso il comune di Terni.”

Perché proprio Terni? “Dal momento che il fondatore dell’ateneo è diventato sindaco del comune abbiamo ritenuto non inopportuno presentare questo progetto che è stato prima approvato dalla governance del nostro ateneo e presentarlo all’amministrazione comunale di Terni.”

A Bandecchi dunque. Siamo maliziosi nel pensare che per il suo peso abbia avuto un ruolo importante nella decisione di approvare la ricerca?

Cosa risponde il sindaco? “Se dovete fare questa ricerca, fatela a Terni”, lo ha detto il Bandecchi di Unicusano al sindaco di Terni, sempre Bandecchi, “se io sono il fondatore di Unicusano, se io sono il sindaco e se io devo far risparmiare Terni, faccio fare una cosa all’università Unicusano che è un ente pubblico non Statale, va bene così, no?”
No, purtroppo le questioni di opportunità e di potenziale conflitto di interesse non entrano nella testa del sindaco di Terni. Ma poi, il comune aveva veramente bisogno di questo sistema di sorveglianza delle strade? Luca Bertazzoni ha seguito il lavoro della pattuglie e non si vede, dall’anteprima del servizio, tutta questa micro crimininalità.
Il cuore del servizio sarà però dedicato ad un altro punto: gli accordi tra la pubblica amministrazione e le università pubbliche e private per cui lo Stato, cioè noi, pagherà ai dipendenti pubblici il 50% dei costi per frequentare queste università, tra cui Unicusano. Dunque arriveremo ad una situazione in cui lo Stato finanzia enti privati come Unicusano che a sua volta finanziano la politica.
Tutto è iniziato col protocollo Pa 110 e lode voluto dall’allora ministro Brunetta (oggi presidente pensionato al CNEL) per la formazione del personale della pubblica amministrazione: inizialmente in quel protocollo Brunetta escluse le università telematiche, fu una scelta politica? Bandecchi presentò ricorso al TAR, ma oggi il ministro Zangrillo ministro alla pa ha messo le cose a posto (per Bandecchi), estendendo anche agli atenei telematici questo accordo. “C’era una sentenza che ci richiamava sulla necessità di considerare le università telematiche come le altre e non fare figli e figliastri” risponde il ministro a Report: ma non è così, la sentenza chiedeva soltanto all’allora ministro Brunetta di rispondere sul punto, non c’era nessun obbligo nell’equiparazione. Quella di Zangrillo è stata solo una scelta politica.

La Lega aveva presentato un emendamento per far slittare di un anno l’adeguamento delle università telematiche agli standard qualitativi di quelle tradizionali: era stato presentato dal deputato leghista Ziello nello scorso gennaio e significherebbe ritardare di un anno l’adeguamento degli standard di università come Unicusano, tra i firmatari ci sono i colleghi di partito Iezzi e Ravetto. Nessuno ha accettato un’intervista, “dovete chiedere all’ufficio stampa, non faccio dichiarazioni” ha spiegato l’onorevole che, diversamente dai vari TG, ha declinato a rispondete alle domande di Bertazzoni. Iezzi se ne è uscito con “io l’ho sottoscritto ma non lo conosco [l’emendamento], se vuole parliamo di immigrati ..”. Alla fine l’emendamento è stato bloccato dal ministro Bernini che, di fronte alle telecamere di Report, spiega “tutti i parametri di qualità che noi possiamo inserire nelle università in presenza e telematiche, vanno inseriti, io devo garantire che le studentesse e gli studenti abbiano la miglior offerta formativa possibile”

La scheda del servizio: IL PEZZO DI CARTA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Nel 2021 l’allora ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta lancia il protocollo "Pa 110 e lode" che consente ai dipendenti pubblici di frequentare corsi di laurea a prezzi agevolati: il 50% è infatti a carico dello Stato. L’accordo, però, riguarda soltanto università pubbliche e private: le telematiche restano fuori. Stefano Bandecchi, fondatore di Unicusano, prima chiede di aderire, poi presenta ricorso al Tar: la sentenza stabilisce che la Funzione pubblica avrebbe dovuto rispondere, non obbligandola però alla stipula dell’accordo. Ma il nuovo ministro della P.A. Paolo Zangrillo ha subito esteso la convenzione anche alle telematiche del gruppo Multiversity, Pegaso, San Raffaele e Mercatorum. Lo Stato paga quindi il 50% della formazione dei propri dipendenti pubblici alle università private telematiche, che nel frattempo continuano a finanziare la politica.

La fine del teorema

Il GUP di Trapani ha messo, almeno per il momento, la parola fine a tutta la sceneggiata cominciata ormai sette anni fa, sui taxi del mare, ovvero l’accusa mossa alle ONG che opefavano nel Mediterraneo tra l’Italia e il nord Africa, per salvare le vite dei migranti.

Tutte le accuse di connivenza coi trafficanti di essere umani erano false: non aspettiamoci delle scuse né della nostra destra, quella dei blocchi navali, che su questa teoria ci ha fatto campagna elettorale. Niente scuse nemmeno da quella parte del m5s che pure aveva sposato la tesi dei taxi del mare e nemmeno dal PD stesso, che nell’era Minniti aveva siglato i famigerati accordi con la guardia costiera tunisina, il decalogo delle ONG e i decreti sicurezza che poi vennero ripresi da Salvini nel governo Conte I.

Ma questa sentenza non cambierà di molto la situazione dei migranti e, soprattutto, la politica italiana nei loro confronti: saranno sempre considerati l’origine di tutti i nostri mali, gli invasori, i criminali che arrivano in modo illegale per vivere alle nostre spalle.

Quanti politici hanno campato su questo teorema, falso come ha stabilito la magistratura?
Dopo il naufragio di Cutro, nella conferenza stampa (imbarazzante) la presidente Meloni aveva dichiarato la sua volontà di combattere gli scafisti su tutto il “globo terracqueo”: Report è andato ad intervistare uno di questi “pericolosi criminali”, si chiama Salman, arrestato nel 2018 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.


“Per loro sono un criminale italiano” racconta a Giorgio Mottola: non essendo riuscito ad ottenere un visto dal Marocco, nel 2018 decide di affrontare il viaggio verso l’Italia via mare, partendo da una città della Libia, Zuara, dove si imbarca su un gommone fornito da una organizzazione di trafficanti. Non è difficile ottenere un passaggio, non ci vuole niente – racconta a Report oggi – “nella Libia [il traffico di esseri umani] è diventato un business, lo fanno tutti, la cosa più difficile in Libia è trovare quelli che fanno questo lavoro veramente, non quelli che ti fanno morire dentro il mare”. Salman ha pagato 2500 euro per il viaggio, erano 93 persone dentro la barca, alcuni hanno pagati fino a 6000 euro. Salman non era mai stato a bordo di una barca: poco prima di partire un membro dell’organizzazione lo prende da parte e lo porta in una stanza, “mi ha detto prendi questo telefono [satellitare]”, oltre al telefono il trafficante consegna anche un biglietto su cui c’è un numero di telefono da chiamare in caso di emergenza in mezzo al mare. Emergenza che si presenta si dall’inizio del viaggio perché alla guida dell’imbarcazione i trafficanti avevano posto un altro migrante, un ragazzo della Guinea Bissau completamente inesperto.
“Il ragazzo mi ha guardato e mi ha detto io non so più dove andare, so guidare ma non so dove sono, aveva una bussola piccolissima che forse non funzionava .. dopo 4 ore ho scelto di chiamare questo numero, perché o chiami questo numero o muori dentro il mare”.
Al telefono risponde una nave militare spagnola che dopo qualche ora interviene a soccorrerli: ma quando sbarca in Italia Salman viene arrestato e trascorre oltre un anno in carcere, aver chiamato i soccorsi lo ha reso agli occhi della legge italiana uno scafista. Ora rischia una condanna a 5 anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Non è che siccome ho fatto questa chiamata sono uno scafista. Prima non sapevo che dovevo fare un anno di carcere e l’indagine è ancora aperta dopo 5 anni, ora se il tempo torna indietro faccio questa chiamata sempre, anche se faccio il carcere. Sono fiero di fare quello che ho fatto, eravamo tanti, c’erano bambini, mamme”.
Senza quella telefonata sarebbero tutti morti.
E la coscienza di qualcuno più sporca. Ad averla la coscienza.

Ma come sono partite le inchieste sulle ONG: quella più importante è stata quella di Trapani, partita dalle denunce di agenti di sicurezza privata imbarcati sulle navi che hanno accusato le ONG di avere rapporti coi trafficanti. Uno di questi (della IMI Security Service) ha accettato l’intervista e racconta di aver contattato anche dei politici, inizialmente Alessandro Di Battista, allora deputato del M5S, poi la segreteria di Matteo Salvini spiegando cosa stavano facendo. Sono stati ricontattati dopo dieci minuti direttamente dal ministro: al telefono Salvini da a queste persone il numero di telefono di un suo collaboratore, Alessandro Panza, europarlamentare della Lega. Non li invitano a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria, Salvini non ha nemmeno presentato lui denuncia, secondo il racconto di questo agente di sicurezza privata.

Per diversi mesi queste persone hanno contattato Panza mandando foto e le posizioni geografiche: come mai nessuno ha presentato denuncia?
A tenere i contatti con la Lega era una ragazza, lei manda tutte le notizie sulle attività delle ONG a Salvini, che poi venivano usate nei talk per la sua propaganda “usava le nostre informazioni e noi ci siamo presi un calcio nel sedere”

La scheda del servizio: TAXI DEL MALE

di Giorgio Mottola

Collaborazione Marco Bova, Greta Orsi

Un anno fa Giorgia Meloni ha promesso di dare la caccia agli scafisti in tutto il globo terracqueo. Dai dati emerge però in modo sempre più evidente che le persone arrestate perché alla guida dei barconi non hanno alcun collegamento con le organizzazioni criminali che organizzano la tratta. Come emerge dalle interviste ai protagonisti, i presunti scafisti sono quasi tutti soggetti costretti a guidare le imbarcazioni o con le minacce o per pagarsi il viaggio. Il decreto Cutro finora non ha dato frutti importanti ma nel frattempo continuano gli attacchi contro le ong che salvano vite in mare. Eppure, nonostante le accuse della politica, nell’arco di sette anni dalle prime inchieste giudiziarie, non è mai stato provato in sede giudiziaria alcun collegamento tra organizzazioni non governative e trafficanti. Documenti esclusivi provano invece come alcuni esponenti di primo piano del governo abbiano sfruttato a proprio vantaggio i depistaggi sulle ong alla base di alcune inchieste giudiziarie.

I privilegi dell’industria del marmo

Bernardo Iovene torna sulle alpi Apuane dopo il servizio di settimana scorsa sull’industria di estrazione del pregiato marmo di Carrara: aziende che guadagnano molto, non pagano le concessioni al pubblico per il loro lavoro (appellandosi ad un editto del 1751!), inquinano l’ambiente e che, come capitato ad uno di loro, di fronte agli incidenti che capitano ai loro dipendenti, se ne escono con frasi infelici, “si fanno male è perché sono deficienti”. Se ci sono stati degli incidenti è colpa degli operai (un’accusa che si sente anche in altri contesti).

Questo ha causato una forte reazione da parte dei sindacati oltre ad una interrogazione parlamentare sulla situazione nel distretto del marmo.

La scheda del servizio: AGGIORNAMENTO IL MARMO DELLA DUCHESSA

Di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Nella puntata del 21 aprile le affermazioni dell’imprenditore Alberto Franchi sul fatto che se un lavoratore si infortuna in cava è deficiente e che la causa dei morti sul lavoro degli ultimi dieci anni è solo colpa degli stessi lavoratori, hanno creato stupore e indignazione. In tutta la provincia di Massa Carrara c’è stata subito una mobilitazione dei sindacati, delle istituzioni e dei lavoratori, che hanno ritenuto offensive e arroganti le dichiarazioni di Franchi. Già martedì si sono riuniti in un'affollatissima assemblea fuori e dentro al municipio di Carrara e mercoledì hanno dichiarato uno sciopero dal lavoro e indetto una manifestazione molto partecipata. Alberto Franchi in una nota inviata al quotidiano la Nazione, ha chiesto scusa ai lavoratori del marmo e alla cittadinanza ritenendo le sue stesse parole inappropriate e si è detto dispiaciuto che le sue parole siano state percepite come un tentativo di scaricare la responsabilità della sicurezza sui dipendenti. Ma ormai lo tsunami, come lo ha definito lo stesso Quotidiano Nazionale, è partito e Carrara in questa settimana è in pieno subbuglio, tra assemblee, sciopero, manifestazioni e indignazione delle famiglie che hanno subìto dei lutti nelle cave di marmo. C’è stata anche un’interrogazione, firmata da 12 parlamentari, con cui si chiede conto al ministro del lavoro di prendere iniziative per garantire nelle cave di Carrara sia la sicurezza per gli operatori che il contenimento dell’inquinamento denunciato nel servizio di Report. E infine si sollecita a intervenire perché i materiali da estrazione siano finalmente considerati patrimonio indisponibile dei comuni e messi a gara.

La Repubblica che (non) tutela l’ambiente

Sta scritto nella Costituzione, all’articolo 9: [la Repubblica] Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Ma in che modo la repubblica italiana tutela paesaggio, ambiente, risorse come i beni comuni? Report si occuperà della commissione istituita dal governo Meloni che deve riformare il codice dell’ambiente.

Dovrà occuparsi delle bonifiche di aree di interesse nazionale come quella a Falconara dove sorgeva un’industria chimica e una raffineria di greggio che, negli anni, è stata protagonista di vasti incendi. Nell’aprile 2018 il tetto di una cisterna si inclinò causando la fuoriuscita di esalazioni di gas idrocarburi: come si vive attorno a questo sito? Carlo Brecciaroli è membro dell’associazione Ondaverde, a Report ha raccontato che quel giorno portarono i figli a casa dalla scuola perché è pericoloso, molti ancora oggi prima di aprire le finestre controllano la direzione del vento, perché spesso si trovano la casa ammorbata.

Per i miasmi del 2018 i cittadini di Falconara hanno presentato più di mille denunce e sono riusciti a portare davanti al giudice la proprietà dello stabilimento: la giustizia diventa l’unica arma per i cittadini perché nessun altro nelle istituzioni li ha ascoltati “e non ci può essere rassegnazione”.
La procura di Ancona ha chiesto il rinvio a giudizio di 19 indagati, fra le ipotesi di reati l’ipotesi di disastro ambientale e lesioni personali a carico di numerosi cittadini. Secondo i magistrati l’azienda avrebbe agito in quel modo per non compromettere l’attività produttiva risparmiando sui costi della manutenzione. Perché, come spiega l’avvocata di parte civile Monia Mancini, il meccanismo dei controlli è basato sull’auto controllo, sono le aziende che si autocontrollano, controllando le emissioni in acqua o in aria, la corretta manutenzione degli impianti e trasmetto gli esiti alle autorità terze di controllo.
La commissione dei grandi saggi dovrà lavorare su queste leggi, sui meccanismi di controllo, sui limiti e sui regolamenti a cui le aziende dovranno assoggettarsi. Ma da chi è composta questa commissione?

La scheda del servizio: I GRANDI SAGGI

Di Giulia Presutti

Con un decreto firmato il 7 novembre scorso, i ministri Gilberto Pichetto Fratin ed Elisabetta Alberti Casellati hanno nominato una commissione interministeriale per la riforma del Codice dell'ambiente. I cinquanta esperti si occuperanno di modificare e aggiornare il decreto legislativo che contiene tutta la normativa in materia di tutela dell'ambiente. I tempi sono serrati: lo schema di legge delega dovrà essere pronto entro settembre 2024. Fra i membri della Commissione, ci sono i rappresentanti di aziende che si occupano di costruzioni e anche di smaltimento rifiuti. Non mancano poi giuristi e illustri avvocati: Teodora Marocco è stata legale di SNAM, Elisabetta Gardini ha ricevuto il premio "Top Legal" nel 2019 per il lavoro fatto con Arcelor Mittal nell'acquisizione del gruppo ILVA, Pasquale Frisina è stato in passato avvocato del gruppo Caltagirone. Con una commissione così composta, quale direzione prenderà la normativa sulle autorizzazioni e sui controlli ai quali sono sottoposte le aziende? Insieme ai giuristi, in commissione c'è poi Vincenzo Pepe, fondatore dell'associazione Fare Ambiente e presidente, oggi onorario, della Fondazione Giambattista Vico. Nel 2020 la Guardia di Finanza di Salerno ha sottoposto la Fondazione e i suoi rappresentanti a un sequestro preventivo di un milione e ottocentomila euro. Pepe è a processo davanti al Tribunale di Vallo Della Lucania per evasione fiscale e truffa aggravata ai danni dello stato. Quali requisiti sono stati presi in considerazione nella scelta dei membri della Commissione? E i Ministri dell'Ambiente e delle Riforme hanno chiesto una verifica sui procedimenti giudiziari in corso?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 marzo 2021

Anteprima inchiesta di Presadiretta – le strade dell'odio

Questa sera si parla di odio in rete, un fiume in piena che nemmeno la pandemia ha rallentato, anzi.

E' un fiume d'odio che colpisce le donne, gli ebrei, i migranti, gli omosessuali e ora anche i medici e gli infermieri in prima linea contro il covid, definiti terroristi, assassini.

Un odio che è stato usato come arma di propaganda da partiti e gruppi di destra: i rom che rubano, gli immigrati che spacciano, che ci portano le malattie, che violentano le donne italiane.

Un odio che è sfociato in diversi episodi criminali, tra cui quello che ha visto come protagonista Luca Traini, che in una mattina del febbraio 2018 decise di sparare a persone di colore che incontrava per strada, ritenendoli responsabili della morte di Pamela Mastropietro (violentata e uccisa da uno spacciatore nigeriano sempre a Macerata).


I giornalisti di Presa diretta hanno raccolto tante testimonianze di questo, a cominciare da quella di Massimo 24 anni, che ha ricevuto messaggi di minacce fino ad essere anche fermato per strada, da un conoscente che lo perseguitava perché gay.

Quanto si è trovato di fronte a questa persona, a Massimo sono venute in mente le storie di ragazzi picchiati perché gay: “pensi che questo potrebbe capitare anche a te, perché viviamo in un mondo dove tutto è lecito”.

Massimo si è rivolto all'associazione gayhelpline.it e ha sporto denuncia, ma i casi di oddio contro i gay sono sempre più numerosi e viaggiano su web.

Altra storia di minacce è quella di Erika e Martina, una coppia nella vita: dopo aver pubblicato la foto di un loro bacio sui social sono diventate oggetto di odio.

Commenti come “pattumiere umane”, “vi dovete ricoverare”.. 
Il coronavirus? E' colpa delle persone contro natura come voi.

Durante il lockdown questi messaggi sono anche aumentati, una cosa difficile da spiegare se non pensando che a qualcuno dia fastidio l'immagine di due donne felici, quando tu non lo sei. Persone che cercano un pretesto per sfogare la loro frustrazione, l'odio

Martina Tammaro ha ricevuto minacce di morte e questo l'ha anche spaventata, perché lei è molto attiva su Instagram, è il punto di riferimento di una comunità di 90mila persone, dove condivide le riflessioni e le esperienze sull'omofobia.

“Le parole fanno veramente malissimo, hanno un peso che non si può spiegare, possono distruggere una persona. La cosa peggiore è che non vieni capito anzi vieni colpevolizzato, e questo ti fa sentire molto più sola.”

Valerio Catoia è un campione, ha vinto diverse medaglie nel suo sport, il nuoto. Ha preso perfino una medaglia dalla presidenza della Repubblica, perché anni fa, in spiaggia salvò una bimba in mare che stava annegando.

Ma con la medaglia arriva anche il resto: sui social Valerio diventa vittima di hate speech su un gruppo di facebook dove le persone postavano insulti (per la sua sindrome di down).

E' stato il padre ad accorgersene: ha scritto agli odiatori che, per risposta, hanno preso ad insultare anche lui.

Si vantavano anche, degli insulti, questi “leoni da tastiera” che pensano che sia lecito pubblicare tutto quello che pensano, anche l'invito a sparargli.

Sono persone che non percepiscono la gravita di quello che scrivono, perché, come racconta il padre di Valerio, quando sei sui social è come se staccassi il cervello.

Anche gli infermieri sono stati colpiti da questa ondata d'odio, perfino loro, quelli che chiamavano gli angeli dell'epidemia: Nicola De Giosa è infermiere a Bari, aveva scritto a Repubblica una lettera per richiamare i cittadini al senso pubblico.

“Noi col il nostro lavoro e voi col vostro senso civico che in questo momento è l'unica arma a disposizione, i due mondi insieme possono farcela.”

Il suo appello lo ha fatto diventare vittima degli odiatori: “basta con questo terrorismo, vergognatevi.”

Il suo appello è nato dopo aver assistito a tanti pazienti in terapia intensiva, tra cui Francesco, che gli avevo chiesto di dire “dite fuori che il covid esiste e io sono qui e ho dei figli che mi aspettano.”

Francesco ha perso la sua battaglia, a cinquant'anni: quanti altri ne dobbiamo perdere per il covid prima che prevalga la cautela e il rispetto delle regole di distanziamento sociale?

Non è facile superare la morte dei propri pazienti, coloro i quali prima di essere intubati hanno stretto la mano all'infermiere chiedendo loro di salvarli.

“E' difficile dimenticare queste cose” commenta Nicola di fronte alla giornalista “e questo mi fa ancora più arrabbiare, possibile che la gente non capisca questo e ci definisca terroristi e assassini? Siamo sempre gli stessi infermieri che lavorano sulle strade per gli incidenti, fanno nascere i bambini, stanno sul tavolo operatorio anche ore per salvare una vita.”

Altro capitolo di questo fiume di odio è quello del revenge porn, video personali di ex fidanzati, compagni, messi in rete per attaccare la donna, colpevole di aver troncato una relazione.

L'ultima caso più famoso è quello della maestra d'asilo licenziata perché il fidanzato aveva fatto circolare nella chat del calcetto le sue foto intime.

“Da lì ho iniziato a non mangiare più a prendere lo xanax, mi sentivo sporchissima, mi vergognavo anche ad uscire dalla mia stanza, a farmi vedere da mia mamma, volevo ammazzarmi.”

La cosa che le ha fatto più male è stato l'asilo, cioè l'atteggiamento delle maestre e della direttrice, che non hanno capito la sua situazione, non hanno voluto ascoltarla: le hanno messo addosso una colpa, gli altri, e alla fine ti autoconvinci che la colpa è tua.


Altra categoria su cui si è, da sempre, riversato tanto odio, è quella degli ebrei: l'ultimo episodio è del gennaio scorso quando, nel corso di una presentazione via zoom del libro di Lia Tagliacozzo, organizzata dal centro antifascista di Torino, hanno fatto “irruzione” diversi utenti con commenti antisemiti, in stile nazista.

Si chiama zoom booming, ed è la tragica moda del momento: negli ultimi mesi questi episodi sono aumentati, racconta alla trasmissione il deputato PD Emanuele Fiano (figlio del deportato Nedo).

Il suo profilo social è pieno di commenti che fanno riferimento ai lager, ai forni crematori.

“Non fa paura, fa impressione che qualcuno abbia come dire amore o fedeltà per quelle immagini [dei campi crematori]”

Ma tutta la forza di questo fiume di odio l'abbiamo vista all'opera il giorno dell'Epifenia, con l'assalto al Campidoglio (organizzato) delle milizie di estrema destra, dei fan di Trump.

Sono i seguaci del movimento QAnon, complottisti che pensano che il mondo sia in mano ad una lobby di satanisti pedofili che ha attaccato Trump perché li stava smascherando: un complotto di cui farebbe parte anche il papa

“PresaDiretta si è infiltrata tra di loro per capire chi sono i seguaci italiani del movimento, come funziona il percorso di radicalizzazione e quali sono le azioni di contrasto che le piattaforme possono mettere in campo.”

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 agosto 2020

Il rapporto dell'Istat cul Covid

Sono usciti i dati del rapporto Istat sull'analisi sierologica di un campione di italiani, per capire quanto sia stata vasta l'infezione da Coronavirus:
Più di un milione e 400mila italiani hanno sviluppato gli anticorpi per il SarsCov2, il che significa che le persone entrate in contatto con il virus sono sei volte di più rispetto al totale dei casi registrati ufficialmente durante la pandemia. Dall'indagine sierologica effettuata su 64.660 individui sono risultate con IgG positivo un milione e 482mila persone, il 2,5% della popolazione residente in famiglia.
Dunque, stando ai numeri, gli infettati sono meno di quelli che ci si aspettava, anche al nord dove il virus ha colpito di più, siamo al 7,5%.
La maggior parte degli italiani non lo ha mai incontrato e questa è la buona notizia: il virus è meno infettivo di quello che si credeva (la teoria dell'aerosol nell'aria, dove il virus rimane per un certo periodo, forse è da rivedere).

La cattiva notizia è che se dovesse tornare, potrebbe avere davanti una prateria.

Ecco perché è importante mantenere le regole sulla sicurezza: distanziamento, mascherine, lavarsi le mani, pulire gli ambienti, evitare gli assembramenti..


A proposito: trovo un pelino grottesco questo "dagli all'untore" da parte della destra italiana, che accusa il governo di spalmare i migranti nel paese per infettarci tutti.

La stessa destra insofferente alle mascherine, al distanziamento, che flirta coi negazionisti che vorrebbe aprire tutto, dalle chiese ai lidi ai ristoranti.
Per cui l'italiano che si è preso il virus in Serbia e se n'è andato a spasso è una vittima, i migranti sbarcati e stipati a Lampedusa degli untori.

28 giugno 2019

Sulla pelle dei migranti




Ma non vi viene da ridere quando Salvini si rivolge al capitano della Sea watch3 chiamandola sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti, pagata chissà da chi?
Non capisce, il ministro capitano, che sta parlando di se stesso in prima persona?

E, poi, a mente fredda, non vi viene un po' di rabbia a pensare che sono giorni in cui la discussione politica è bloccata da questi 42 migranti, su una nave, per una battaglia solamente politica?
La nave Sea watch e il suo capitano, o capitana, hanno scelto di non rispettare le leggi, di andare a salvare quei migranti in acque di competenza libica e di portarli qui.
A delle leggi ingiuste si è scelto di rispettare solo la legge del mare, quella che dice che prima si pensa alle vite da salvare.
Ma questo suona come una sfida a Salvini, che non aspetta altro: continuare a fare campagna elettorale sulla pelle dei migranti.

Andava trovata una soluzione politica (seria, dai corridoi umanitari, ad investimenti europei in Africa, al bando delle armi..) in Europa: quell'Europa che Salvini e la Lega hanno sempre disertato quando si doveva parlare dell'accordi di Dublino.

Guardate i titoli dei giornali, oggi: la discussione andrà avanti, serve a tutti, tutti ne traggono profitto.
Tranne quelle 42 persone rimaste sulla nave.
Tranne le migliaia di italiani che ogni anno vanno via dall'Italia in cerca di una migliore sorte.
Tranne quelle altre centinaia di profughi che continuano a sbarcare con le barche a Lampedusa e negli altri porti (e di cui Salvini sembra non occuparsene).

17 giugno 2018

Quando sarà finito il polverone

Se avete modo, comprate l'ultimo numero de l'Espresso: non solo per copertina (che ha fatto innervosire il ministro Salvini), ma per la vignetta di Makkox.
C'è un Salvini che scruta l'orizzonte e che vede andar via le navi delle ong: e se queste vanno via, io di che parlo?



"Inizieranno tutti a chiedermi: e la flat tax? E i posti di lavoro che ci rubavano i negri, 'ndo stanno?!!".

Coglie nel pieno la questione, la vignetta: le polemiche, gli hashtag (da una parte e dall'altra), le sparate servono solo a creare quel polverone che non ci fa vedere chiari i problemi.
Ad oggi non c'è correlazione tra ONG e sbarchi, lo dice uno studio dell'ISPI per cui solo il 40% dei salvataggi lo fanno queste associazioni private.
Passato il polverone su porti, su crociere e pacchie che sono finite, si dovrà parlare di lavoro, debito, politica vera.
Che succederà allora?

E vale anche l'inverso per l'inchiesta romana sullo stadio di Roma, usata a seconda del bisogno per attaccare gli avversari: e allora la Raggi? E allora Sala? E allora Casaleggio?
Parnasi pagava tanti partiti, comprese le fondazioni del PD e una vicina a Salvini.
Perchè questo è il capitalismo oggi: relazioni, cene, incontri.
Con la scomparsa dei partiti, di una struttura dirigenziale dietro i partiti, oggi un Lanzalone riesce ad entrare dentro la stanza dei bottoni (a Roma al comune e nelle istituzioni) senza troppi filtri.


PS: nella copertina de l'Espresso si mostrano a fianco il ministro e il sindacalista dell'USB Aboubakar Soumahoro. C'è stato un tempo in cui i sindacalisti erano la palude, quelli che bloccavano il paese, quelli che mettevano il gettone nell'Iphone.
Grazie al cielo quei tempi sono passati.
E si tornerà a parlare anche di diritti sul lavoro.

01 agosto 2017

La missione e la trasparenza

Ci stiamo per lanciare in una missione militare dai contorni poco chiari, ufficialmente a supporto di un governo che non esiste (Serraj) e non ben vista dall'altra componente politico-miiltare (il generale Haftar).
Non potremo fare respingimenti, perché vietati e perché richieremmo una sanzione dall'Europa, la stessa che poi se ne frega se i paesi dell'est non accolgono le loro quote, se la Francia chiude le frontiere, se l'Austria minaccia di schierare i carri armati, se l'Austria innalza un muro ai confini...
Però, con una formulazione tipicamente all'italiana: i nostri militari risponderanno al fuoco se attaccati, una frase che ricorda il proclama di badogliana memoria

"Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza"

Ecco perché ci si torna ad occupare delle ONG che operano nel mare di fronte alla Libia, come MSF che non ha accettato il codice di comportamento del Viminale.
Avranno qualcosa da nascondere - la reazione della brava gente che MSF non ha accettato la regola della polizia a bordo e del divieto di trasbordo dei migranti.
MSF non accetta persone armate a bordo delle loro navi come anche Emergency non accetta militari nei loro ospedali, dove vengono curati tutti, a prescindere dalla religione o dal fronte di appartenenza.

E in quanto alla trasparenza, cosa c'è di trasparente in un paese in cui non sono trasparenti nemmeno i finanziatori ai partiti e alle fondazioni?
In una Europa che tollera la poca trasparenza delle multinazionali?

27 luglio 2017

La rivincita contro le fake news

Per un caso del destino, oggi, 27 luglio 2017 (giorno delle bombe della strategia eversiva della mafia a Milano e Roma del 1993), si concentrano tante notizie che smentiscono tutte le fake che ci siamo sorbiti.

Vi ricordate Macron l'europeista, il salvatore dell'Europa?
Prima ha chiuso i porti francesi alle ONG che salvano i migranti nel mare tra la Libia e l'Italia.
Poi ha preso (a sentire quanto dicono i giornali) la scelta di nazionalizzare i cantieri navali STX (proprio quelle misure che ieri Giavazzi, il liberale, condannava..)

La destra nazionalista e anti immigrati oggi dovrà starsene zitta (almeno per 5-10 minuti diciamo).
Vi ricordate la C-Star, la nave anti-ONG affittata da "Defend Europe"? Il comandante è stato arrestato a Cipro con l'accusa di traffico di essere umani.  
Insomma, sti razzisti lavoravano in regime di conflitto di interesse: prima li portano da noi e poi protestano...

Sempre in tema di razzisti vari e di gente che soffia sul fuoco dell'intolleranza: il controllore Trenord che aveva denunciato l'aggressione da parte di una persona di colore si era inventato tutto.

Dopo quell'aggressione era stato indetto uno sciopero, si era invocato l'esercito, i tornelli nelle stazioni più critiche. E le guardie giurate (un bel business).
Qui non si tratta di minimizzare dei rischi o il problema sicurezza.
Si tratta solo di evitare di alimentare un clima di odio e insicurezza.

Immagine presa dal sito nextquotidiano

30 giugno 2017

La partita sui migranti

Potrebbe essere arrivato il momento di ritirare fuori il progetto di Report su come gestire l'accoglienza e l'integrazione degli immigranti che sbarcano sulle nostre coste (e che continueranno a sbarcare, nonostante il bluff del governo italiano sul blocco dei porti).
Usare vecchi immobili dello Stato (come le caserme) per l'accoglienza e il ricovero, insegnargli un mestiere, dargli un'educazione civica, della lingua (e questo servirebbe anche a tante persone che conoscono).
Cambiare modello rispetto a quanto si fa oggi, dove si scaricano compiti e il peso di tutta l'accoglienza sui sindaci e sui comuni, quelli a cui i governo recenti hanno tagliato i fondi dallo stato centrale, mettendoli in difficoltà e arrivando alla situazione attuale della guerra tra poveri. Italiani in crisi contro immigrati.

Ma forse si continuerà ad andare avanti così: questa situazione fa comodo a tutti.
Fa comodo a quanti gridano prima gli italiani, alimentando le paure degli italiani per la casa (le danno prima agli immigrati che fanno tanti figli) per il lavoro (sono manodopera gratis), per la criminalità, per il terrorismo..
Fa comodo al governo (di turno) italiano che ora può fare la sua mano a poker col bluff del blocco dei porti (faranno forse solo una manovra dimostrativa contro una nave di una ONG straniera).
Dove dovrebbero portare le persone salvate? In porti più lontani? Riportarli indietro?
Vogliamo cambiare le regole? Vogliamo fare la voce grossa in Europa (o ci interessa solo quando ci sblocca dei decimali sui conti da rispettare per salvare le banche)?
Allora va chiesto il rispetto degli accordi sulle quote dei migranti, di cui ciascun paese deve farsi carico.
Va chiesta la revisione del trattato di Dublino.
Perché siamo tutti europeisti quando fa comodo è protezionisti quando prendersi delle responsabilità (e si rischia di perdere voti): vi ricordate quando Macron era definito il salvatore dell'Europa?
E' la stessa persona che ora fa i distinguo, come un Minniti o un Salvini o un Grillo.
I rifugiati politici si, ma quelli economici no.

25 maggio 2017

Un caso di studio di fakenews

Pioltello, comune della provincia milanese: una trasmissione Mediaset dà la notizia che in un bar, degli immigrati avrebbero festeggiato dopo l'attentato (rivendicato dall'Isis) a Manchester.
Notizia che si rivelerà falsa poi, ma che nel frattempo viene rilanciata dai quotidiani nazionali, il web fa da cassa da risonanza, i politici di destra usano la notizia per le solite speculazioni.
Ieri notte la notizia vera: qualcuno da fuoco al bar, provocando dei danni che qualcuno dovrà pagare.
Forse i giornalisti che hanno dato quella notizia senza verificare (ma che era troppo ghiotta, perché era proprio quella notizia che la il popolo voleva sentire).

Gli immigrati festeggiano il terrorismo è consequenziale a quello che scrive Feltri che i migranti portano il terrorismo.
Così si costruisce la percezione della paura e così la politica (debole e vigliacca) è costretta ad inseguire le politiche della destra xenofoba.
Questo scrivevamo ieri.
Oggi dobbiamo aggiungere un altro tassello nello scivolamento a destra: così si costruiscono degli episodi di criminalità, veri, non finti.

Oggi un uomo ha sparato alla moglie, da cui si stava separando.
Anche questa è una notizia vera.

16 maggio 2017

Segreti all'italiana

La stabilità di un governo non può essere nelle mani di un semplice cittadino ci fa sapere l'ex AD di Unicredit Ghizzoni, commentando quel passaggio del libro di De Bortoli che cita Etruria e l'interessamento del sottosegretario Boschi.
Come a dire, se parlo io .. ma solo davanti a un politico, non di fronte a giornalisti (chissà se parlerebbe di fronte a magistrati).

Quanti segreti all'italiana, sulle banche e sulla solidità del sistema bancario: solidità difesa dal governatore Visco che bacchetta quei giornalisti che dicono il contrario:
"L'unica cosa che posso dire è che tutto ciò che leggo sui giornali e che riguarda la Banca d'Italia o è falso o è privo di fondamento e questo è un peccato per la stampa italiana".
Gli unici giornalisti sono quelli che si bevono le loro raccomandazioni, dunque, che si fidano oggi come si fidavano ai tempi di Etruria e delle altre banche popolari.

Dai segreti sulle banche a quelli sui migranti: abbiamo scoperto ieri che il business dei migranti esisteva veramente, solo che a gestirlo erano la mafia, qualche politico locale persino un prete.
A Capo Rizzuto e non in mezzo al Mediterraneo con le ONG, quelle accusate di fare da taxi ai migranti.
Lo sapevamo già da mafia capitale e Buzzi e Carminati e la tezza di mezzo, ma repetita iuvant..

Segreti all'italiana li racconta oggi il Fatto Quotidiano sul caso Consip: non l'inchiesta sull'inchiesta, ovvero il Noe, Scafarto e Woodcock.
L'inchiesta sull'appalto Consip che Romeo voleva aggiudicarsi e per cui è indagato anche il padre del segretario PD.

Nell'epoca di internet, dei social, uno crede di sapere tutto e invece, quanti segreti. All'italiana.
Poi uno si domanda come mai tanta sfiducia nelle istituzioni, banche e non.

06 marzo 2017

Realtà e finzione romanzesca

A Foggia un serial killer (che viene chiamato dai media zio Teddy) uccide due bambini usando un suo rituale e lancia una sfida personale agli investigatori venuti da Roma per catturarlo.
La presenza di un serial killer crea preoccupazione tra le persone, ma anche all'interno delle criminalità organizzata che non ama che nel suo territorio arrivino le camionette della polizia e dell'esercito. Esercito e polizia mandati dal Viminale nella provincia foggiana per dare una risposta alle paure dei cittadini. Aizzati dalla politica, dai media, dai talk.
E fin qui è la fiction romanzesca, dentro la trama di Formicae (editore Sem), un bel noir di Piernicola Silvis.


«Come sai, in questo territorio abbiamo tre distinte organizzazioni criminali. I Cerignolani, la mafia del Gargano e la Società Foggiana.[..]la Società, i Montanari e i Cerignolani hanno scoperto che l’unione fa la forza, quindi stanno pensando di stringere un patto [..] se questo accadesse davvero, la criminalità organizzata di questa cazzo di provincia potrebbe diventare una nuova ’Ndrangheta, ..»

Sono due protagonisti del libro a parlare:
«Le batterie non tollerano che sul proprio territorio ci sia qualcuno che ammazza i bambini. ..»
Allora, per togliere di mezzo tutta questa polizia, tutto questo esercito, sarebbero anche disposte a trovare loro un colpevole da dare in pasto all'opinione pubblica..

Sempre a Foggia hanno sgomberato il ghetto di Rignano, dove vivevano gli immigrati in attesa di un lavoro su chiamata da parte dei caporali italiani e africani.
Dopo lo sgombero, qualcuno ha appiccato il fuoco alle lamiere e alle casette in legno.
I caporali? Gli immigrati stessi? Non lo sappiamo.
Sappiamo però che a Foggia, nella provincia, sono arrivate le camionette dei reparti mobili della polizia, per presidiare il territorio, nel timore di proteste da parte dei migranti.
Quelli che devono pagare per un posto e pure per lavorare.
Per raccogliere quei pomodori che poi finiscono sulle nostre tavole.

Immagine presa dal sito de La Stampa
Ma a qualcuno tutta questa polizia ha dato fastidio: così sabato notte a San Severo, da una macchina (che è stata identificata) sono partiti dei colpi di pistola contro le macchine della polizia.
E questa non è fiction, ma è cronaca. Che spesso ha molto in comune con la fiction dei romanzi, specie se quei romanzi sono scritti da un poliziotto che ha una lunga esperienza alle spalle.
Piernicola Silvis è l'autore del romanzo Formicae e anche il Questore di Foggia:
Sull’accaduto sono in corso le indagini della polizia, che saranno coordinate direttamente dal questore, Piernicola Silvis che non esclude che vi sia un nesso tra l'episodio degli spari contro i mezzi della polizia della notte scorsa a San Severo e lo sgombero del Gran Ghetto che si trovava nel territorio comunale, ma al momento propende per l'ipotesi che si sia trattato di una reazione della criminalità locale al rafforzamento dei controlli disposto negli ultimi giorni per frenare l'escalation criminale. I mezzi presi di mira dall'attentatore erano parcheggiati dinanzi ad un albergo dove è ospitato - precisa il questore - personale della polizia che nei giorni scorsi ha operato anche per i servizi di ordine pubblico durante lo sgombero del ghetto e che ora partecipa ai servizi di controllo della residenze in città dove sono stati trasferiti i migranti del ghetto. Ma è probabile - ha aggiunto Silvis - che chi ha sparato abbia preso di mira i mezzi della polizia come ritorsione perchè l'incremento dei controlli ha infastidito molto la criminalità.

04 marzo 2017

Ghetti

Del ghetto di Rignano in Puglia andato a fuoco qualche giorno fa dopo lo sgombero in Puglia, nel foggiano, ne aveva parlato la trasmissione Gazebo, due anni fa.
Sono posti  in cui sono costretti a vivere (per modo di dire) persone come noi, in condizioni che alla nostra buona coscienza potrebbero anche dar fastidio. Ecco perché le telecamere delle altre trasmissioni di servizio pubblico si sono tenute a distanza.
Lì non ci sono i clandestini di cui parla Salvini, quelli che cacciare dal paese.
Erano immigrati con permesso di soggiorno, che di estate sono chiamati di caporali (italiani e africani) per raccogliere pomodori che poi finiscono sulle tavole degli italiani brava gente.
Anche quelli che hanno commentato il post di Salvini dicendo che, peccato, ne sono morti solo in due ..

La storia di Rignano parla del caporalato, della legge del caporalato del governo di centro sinistra che, peccato, non si occupa degli immigrati senza permesso di soggiorno, che sono una buona parte degli sfruttati.
Sanno che non possono denunciare nessuno, altrimenti a casa.
La storia di Rignano ci dice di quanto siano inutili (per risolvere il problema) gli sgomberi: i lavoratori nei campi sanno che se si allontanano dal ghetto, sarà più difficile essere trovati dai caporali quando ci sarà bisogno di loro.

In questo paese pare non siamo ancora pronti ad accettare il tabù della morte. Non siamo in grado di accettare il concetto della libera scelta: decido io se voglio accettare o meno le cure.
Quello che invece possiamo accettare che due uomini muoiano sotto quelle lamiere.
Che altre persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare qui da noi.
Chi ha visto il servizio di Gazebo sà cosa pensano quei ragazzi quando partono dal Mali, dalla Nigeria: gli hanno raccontato che qui c'è un lavoro, una paga, una vita dignitosa.

26 ottobre 2016

Invasione

I recenti arresti da parte della Guardia di Finanza nei confronti di esponenti di famiglie ndranghetiste raccontano una verità, per molti scomoda, ma ormai assodata: la ndrangheta è entrata dentro gli appalti di Expo, nonostante i Cantone e la stratta vigilanza lumbard.
Questa mattina è in corso un altro blitz in Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria, per l'ipotesi di corruzione negli appalti sulle grandi opere "della tratta Tav Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi” (Alta Velocità Milano-Genova) ; del 6° macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e del 'People Mover' di Pisa".

E' finita la moratoria per la pax giudiziaria durante i mesi di Expo, consentendo di lasciare candida l'immagine dell'esposizione milanese, il grande successo per l'immagine del paese.
Già ai tempi dell'inchiesta sulla Perego strade (inchiesta Infinito, del 2010) si era capito che l'obiettivo delle famiglie era entrare nel grande banchetto di Expo, sia per un discorso di soldi che per una questione di prestigio: si sapeva eppure i regolamenti laschi su appalti e subappalti e il dover lavorare in "emergenza", per fare in fretta, hanno portato a questo.

Si sapeva che ogni padiglione faceva storia a sè, essendo territorio extraterritoriale e non potendo applicarsi il protocollo antimafia (firmato da solo 6 paesi).
Il procuratore Gratteri nei giorni scorsi aveva commentato le inchieste esternando tutti i suoi timori:

"Quando ero procuratore aggiunto a Reggio Calabria avevo detto che la 'ndrangheta sarebbe arrivata all'Expo 2015 perché per la 'ndrangheta è un fatto di prestigio essere presente in queste grandi opere": così Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, a Melog su Radio 24 commentando la questione delle infiltrazioni della 'ndrangheta a Expo.
"Non è un fatto solo di guadagno - ha spiegato - perché la 'ndrangheta è stata presente nella Tav, è stata presente nell'alta velocità, è stata presente nella questione Autostrada del Sole, è sempre presente, nel terremoto de L'Aquila". E "noi proprio come procura di Reggio Calabria abbiamo inviato gli atti a Milano, abbiamo inviato le intercettazioni telefoniche dalle quali emergeva proprio che queste organizzazioni della 'ndrangheta stavano effettuando dei lavori soprattutto nella parte principale dell'Expo".
"Sostanzialmente loro lavoravano sotto soglia, sotto i 600mila euro e quindi sotto quella soglia non c'era il controllo o il controllo era blando", ha proseguito Nicola Gratteri spiegando come la 'ndrangheta sia riuscita a inserirsi nelle opere di Expo, nonostante fossero controllate.."
Ecco, non mi vengono in mente barricate di paesani contro l'invasione dei signori della ndrangheta, come successo ieri a Goro.
nemmeno andando indietro nel tempo, quando si vedeva la Perego strade finita in mano di questi signori che parlavano in dialetto.
E nemmeno ai tempi in cui a Seveso la ndrangheta apriva la sua banca per gli imprenditori in difficoltà.
Nemmeno la Lega, ai tempi e oggi, ha mai fatto barricate contro le infiltrazioni delle mafie sulle grandi opere.

Certo, l'invasione di 20 persone venute dal terzo mondo, donne e bambini scappati da Boko Haram in Nigeria e dagli stupri dei trafficanti libici fa più paura.
L'italia agli italiani.
Basta invasione.
No alla colonizzazione.

No alle mafie? 

26 settembre 2016

I migranti, l'uomo della frontiera e le discriminazioni di genere

Sono tre i temi legati all'attualità affrontati questa volta dall'ultima puntata di questa stagione di Presa diretta: i migranti, da cosa scappano e cosa trovano qui in Europa; il candidato alla presidenza americana Donald Trump, chi è e perché piace agli americani; le discriminazioni che le donne subiscono nel mondo del lavoro.

Sulla pelle dei migranti
Da cosa scappano queste persone, cosa si lasciano alle spalle. Cosa si aspettano di trovare venendo qui in Europa dopo un viaggio di migliaia di chilometri dove mettono a rischio la loro vita. E cosa trovano invece nella civile Europa.

Tra le cause dei questo fenomeno di massa le guerre, le carestie, la fame, lo sfruttamento delle materie prime dalle multinazionali straniere, regimi corrotti. E anche il terrorismo.
La nostra ipocrisia ci fa solo rispondere con un aiutiamoli a casa loro, blocchiamoli prima che sbarchino sulle nostre coste, ora che la pista balcanica è stata bloccata dai muri eretti dai governi, nel silenzio europeo.
Dei migranti ci occupiamo solo dopo le tragedie in mare: solo nel 2015 sono stati salvati in operazioni di salvataggio coordinate dalla guardia costiera 153 mila migranti, di cui 21 mila donne e 16 mila bambini.
Ma a parte questo, si fa veramente poco per quanto riguarda l'integrazione nei nostri paesi. L'esempio tedesco che punta su istruzione lavoro retribuito (di cui si era occupata Report  ) rimane un rimasto un caso isolato (e vedremo quanto andrà avanti con la spinta delle destre e dei partiti anti-europeisti).
Negli altri paesi, come in Italia, il nulla: come per l'accoglienza che rimane sulle nostre spalle, non si riesce ad arrivare ad un piano europeo, a nessuna solidarietà europea.
E nessuna risposta europea comune nei confronti della guerra in Siria, con lo scambio di accuse tra le diplomazie americane e russe dopo il fallimento della tregua.

Sulla pelle dei migranti di gioca una battaglia politica, essendo usati come strumento di propaganda dai partiti della destra xenofoba del “prima i nostri”. E con cui i governi eletti devono fare i conti, in Francia come in Germania. E anche in Italia: l'inchiesta “mafia capitale” ci ha raccontato degli affari criminali fatti sulla pelle dei migranti, da cooperative bianche e rosse, gruppi mafiosi, con agganci politici molto in alto (“se parlo del Cara di Mineo cade il governo” - Buzzi ai magistrati che indagavano sull'appalto del centro di accoglienza).
Sulla pelle dei migranti si stanno innalzando muri, si sta sgretolando quel poco di fiducia nell'Unione Europea ancora in piedi, stiamo perdendo di vista i nostri valori. Stipuliamo accordi con le peggiori dittature vicino a noi, che usano i migranti come arma di ricatto. Prima era Gheddafi, ora sono Al Sisi e Erdogan.
La storia, recente e passata, non ci ha insegnato nulla.

La scheda della puntata:
SULLA PELLE DEI MIGRANTI. L'esodo di massa delle popolazioni che fuggono dalle guerre e dalla povertà mette alla prova la tenuta dell'Unione Europea , che rischia di implodere travolta dalle contraddizioni. Le preoccupazioni elettorali dei governi, il populismo che fa sempre più breccia nell’est europeo, il terrorismo che arriva nelle nostre città. Ce la farà l’Europa a reggere la forza l’urto di chi la vuole trasformare in una fortezza e alzare Muri lungo confini spariti da decenni?Un viaggio dentro il sistema d’accoglienza dei profughi nel nostro paese, da nord a sud, tra eccellenza e criticità, dall’accoglienza diffusa ai ghetti. Per scoprire che nell’Europa dei Muri l’Italia è diventata un grande carcere a cielo aperto. E poi un viaggio tra Grecia e Turchia per andare a vedere da vicino gli effetti dell’accordo Ue Turchia per fermare i barconi dei profughi. A sei mesi dall’accordo con il quale la Turchia è diventata il poliziotto d’Europa, cosa sta accadendo per davvero?

“Orgogliosamente stretto alle mie armi e la mia Bibbia”, dice il cartello sotto la cassa di un’armeria di New Orleans
(foto presa al link).

Donald Trump.
Questa sera a New York ci sarà il primo confronto tra i due candidati alla presidenza, Hillary Clinton e Donald Trump. Se il confronto si fermasse sul terreno politico, sui temi di politica interna e di politica estera non ci sarebbe partita.
Ma Donald Trump durante le primarie è stato capace di ogni colpo basso contro gli avversari e non ne risparmierà nemmeno con la Clinton.
Chi è Donald Trump, da dove deriva la sua fortuna e qual è il suo elettorato? La crisi finanziaria, l'erosione della classe media da parte delle politiche liberiste, la paura del terrorismo: c'è questo tutto dietro la fortuna di Trump che, fino a ieri, era più famoso come personaggio televisivo che come politico.
L'americano che viveva col sogno della frontiera, del cielo sempre libero dalle nuvole e che all'improvviso scopre che i suoi figli avranno meno opportunità vede in Trump il politico che dice le parole che vuole sentirsi dire.
Contro gli immigrati, contro i musulmani, i messicani, le donne …

E anche il diritto alla difesa personale: Liza Boschin è andata negli stati del sud per incontrare il suo elettorato, che col fucile in braccio si aspetta la vittoria di Donald Trump, uno che è fuori dal sistema, uno che farà l'America grande ancora... Sull'Huffingon post un'anticipazione:
Diritto di possedere armi, diritto di portarle con sé, diritto di usarle per auto difesa e, ovviamente, diritto di produrle e venderle liberamente. Questo è quello che protegge la NRA, National Rifles Association, una delle lobby più potenti degli Stati Uniti. Alla convention annuale, la NRA ha ufficialmente appoggiato la candidatura di Donald J. Trump per la corsa alla Casa Bianca.
“Donald Trump” è il reportage che vedremo lunedì alla 21.10 su Rai3 nell’ultima puntata della stagione autunnale di Presadiretta. L’inviata Liza Boschin ha viaggiato negli Stati Uniti per vedere chi sono gli americani che voteranno Trump e perché. Chi è davvero l’uomo che ha ingaggiato la sfida politica del secolo per diventare il prossimo presidente americano?“Dobbiamo stare uniti contro Hillary Clinton, perché a Novembre si decideranno le sorti del Secondo Emendamento”, ha dichiarato il direttore esecutivo Chris Cox. Se il Primo Emendamento sancisce la liberta di religione, parola e stampa, per gli americani la seconda cosa più importante è la certezza di poter avere una pistola in tasca.
Ma il Secondo Emendamento è stato sotto scrutinio della Corte suprema molte volte. L’ultima nel 2008, quando i nove giudici hanno votato cinque a favore e quattro contro il diritto di portare e possedere armi. Il giudice che ha fatto da ago della bilancia è morto quest’anno e il nuovo presidente nominerà il suo successore.“La Clinton ha già detto che nominerà qualcuno che potrà ribaltare questa decisione. E quindi, ecco perché tutti noi voteremo per Trump.” Dice Daniel Zeleka, avvocato e presidente della Louisiana Shooting Association.
“Ho trovato il mio primo fucile sotto l’albero di Natale a nove anni, e sono un appassionato di armi automatiche”, racconta davanti alla parete di fucili a pompa e semiautomatici di un’armeria della Louisiana.
“Giro sempre armato. Eccetto quando vado in posta o in tribunale, dove è vietato portare armi. Da qualsiasi altra parte - che sia il centro commerciale o il supermercato - io voglio la libertà di portare la mia pistola e di difendere me stesso e la mia famiglia.”Barrett Kendrik invece è un istruttore ufficiale NRA. Sposato con due bambini piccoli, la sicurezza delle armi la interpreta cosi: “Ogni anno negli Stati Uniti muoiono circa 3500 persone affogate. Quasi sempre in piscine. Mica elimineremo le piscine, no? Insegniamo ai bambini a nuotare! Allo steso modo voglio insegnare ai bambini a sparare. Con i miei figli ho iniziato con un fucile calibro 22 ad esempio.”

La scheda della puntata:
DONALD TRUMP A PresaDiretta un reportage dagli Stati Uniti per capire chi è davvero l’uomo che ha ingaggiato la sfida politica del secolo per diventare il prossimo presidente americano, Donald Trump. Da dove viene davvero la sua ricchezza e quanto è solido il suo patrimonio, quali sono le sue reali convinzioni politiche e cosa c’è nel suo programma, quali sono i retroscena nella sua vita privata e chi sono i suoi elettori. Un ritratto a 360 gradi dell’America che potrebbe portare Donald Trump alla Casa Bianca.


Differenze di genere.
L'articolo 3 della nostra Costituzione recita: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche [..] E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale , che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini ..”.

Dunque, se ci sono delle discriminazioni nel mondo del lavoro nei confronti delle donne, è compito delle nostre istituzioni (il Parlamento, il Governo, le regioni..) rimuoverle affinché queste differenze di genere scompaiano.
Perché se sei donna in Italia, a parità di mansione, guadagni meno. Se sei donna hai spesso un salario inferiore a quello di un uomo a pari mansione. Nel sud d'Italia poi, solo una donna su tre lavora.
Assieme alla corruzione, all'evasione, alle mafie, alla ricerca tradita, un'altra zavorra che impedisce lo sviluppo del paese.

La scheda della puntata:
DIFFERENZE DI GENERE Un racconto a tinte forti della piaga della disoccupazione e dello sfruttamento femminili sul lavoro e del divario salariale tra uomo e donna nel nostro paese. L’Europa ci bacchetta, ma l’Italia è ancora un paese dove una donna su due non lavora. Dove troppe mamme escono dal mercato del lavoro per non rientrarci più. Dove, nonostante ci siano 155 laureate ogni 100 laureati maschi, man mano che si sale nella scala gerarchia di un’azienda le posizioni apicali femminili calano. Perché se sei donna, a parità di mansione, guadagni meno?? Una vera e propria zavorra per la ripresa economica nazionale.