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20 dicembre 2022

Report – la pandemia silenziosa, i rincari del gas e le auto a guida autonoma

Mentre il covid guadagnava le prime pagine sui giornali nel mondo c’era un’altra pandemia che causava 1,2 ml di morti e che si espandeva in modo silenzioso. Pandemia silenziosa che poi si è combinata col covid.
Poi un servizio sulle auto che si guidano da sole.
Nell’anteprima un servizio sul gas, sugli aumenti causati dalla guerra e dalla speculazione, di chi non riesce a pagare le bollette e delle forme di solidarietà

LA GUERRA DEL GAS di Edoardo Garibaldi e Walter Molino, con la collaborazione Goffredo De Pascale

Il gas costa e così le persone portano i cibi da cuocere nel forno del signor Claudio, perché tanto è sempre accesso ed è a disposizione di tutti.
Il costo della guerra in Ucraina lo stiamo pagando anche noi, privati e aziende: così le persone si aiutano l’un contro l’altro come a Bracciano, la solidarietà aiuta a combattere il caso gas.
Le grandi aziende oggi temono che le persone non possano più pagare le bollette e così chiedono ai fornitori di pagare prima. E se uno non riesce a pagare? Si rischia di finire sulle rete di emergenza.
La guerra in Ucraina è passata anche attraverso il sabotaggio del North Stream II, un attacco ventilato da Biden a febbraio, un episodio su cui oggi c’è un rimpallo di responsabilità. La Germania oggi dipende dal gas liquefatto fornito anche dagli Stati Uniti.
La crisi del ga è iniziata prima della guerra, racconta Matteo Villa dell’Ispi: Gazprom prima dell’invasione ha ridotto i volumi per far crescere il prezzo.
Solo dopo la guerra abbiamo diversificato le fonti del gas, eravamo arrivati a dipendere dalla Russia per quei 30 miliardi di gas (oggi siamo a 8 miliardi di metri cubi): una dipendenza causata dalle scelte dei governi passati tra cui quelli Berlusconi.

Rischiamo poi che il gas che arriva ancora venga bloccato alla frontiera dall’Austria ad esempio.
L’Europa rischia il caos: al Tarvisio deve continuare ad arrivare il gas russo per evitare altri problemi ma al momento il primo effetto è l’aumento delle bollette.

“Prima della guerra noi avevamo una morosità media del 15%, al 20% massima” racconta a Report Francesco Burrelli – presidente nazionale dell’associazione amministratori di condominio “oggi con la % di morosità siamo intorno al 60-70%”.
Ma non è solo Milano, oggi il mercato è strano, prima consumo e poi pago, dunque il prezzo di quanto ho consumato lo saprò solo alla fine.
Report è andata a Milano, perché anche nella capitale economica chi amministra i condomini con centinaia di famiglie è in trincea fin dalla scorsa estate: “la situazione a Milano è drammatica” racconta un’amministratrice al giornalista “e secondo me i condomini non hanno ancora la percezione di quello che sarà un lungo inverno. Io ho avuto gestioni 2020/21 in cui si spendevano 25mila euro di gas e mi hanno preventivato per la stagione 2022/23 112mila euro. Soltanto a me, alla fine del mese di agosto hanno chiuso un paio di contatori di acqua calda centralizzata .. un condominio da 70 famiglie, un altro condominio da 30 famiglie, bambini piccoli, persone anziane.”
Anche nel cuore di Milano, nel quadrilatero della moda ci sono situazioni di morosità: “è un problema che riguarda tutti, chi ha fatto un investimento, acquisiscono diversi immobili per poi metterli a reddito ..”

All’amministratrice arrivano messaggi di gente arrabbiata che nel 2022 ha dovuto spendere 500 euro in più di gas per il riscaldamento.

A Nettuno, provincia di Roma in una palazzina di edilizia popolare l’Eni ha staccato la luce negli spazi comuni: l’Ater non ha pagato la bolletta e così è stata staccata la luce nelle scale.
Secondo il presidente dell’associazione degli amministratori almeno il 20% delle palazzine potrebbe subire distacchi: il mercato oggi pretende forti garanzie dai fornitori, gli importatori richiedono ai resellers verso gli utenti finali una fideiussione per garantire un eventuale aumento dei prezzi.
A Civita Castellana, nel distretto della ceramica sanitaria, una cinquantina di aziende stanno stringendo i denti per andare avanti, le bollette sono salite da 20mila a 110mila euro (il fornitore era Eni, che aveva chiesto una fideiussione per poter continuare l’erogazione del servizio).
Cosa succede se un fornitore non riesce a pagare Eni o Snam? Si rischia di finire nel sistema del fornitore di ultima istanza – FUI, un ente che ha preso il posto dello Stato con la liberalizzazione del mercato.
Oggi il FUI, una rete di emergenza, non è in grado di garantire un servizio a tutti, ma a che prezzo?
Arera, l’ente regolatore, potrebbe regolare il mercato? Il direttore Massimo Ricci ha spiegato che oggi le bollette arrivano ogni mese per essere consapevole dei consumi.
Solo oggi l’Europa (dopo 9 mesi) ha trovato un accordo sul price cap, che scatta dopo tre giorni di tetto massimo nel TTF di Amsterdam.
Ma come siamo messi sullo stoccaggio del gas? Potremmo dover intaccare le nostre riserve, per la prima volta.
Le grandi compagnie continuano a staccare dividendi, mentre a noi aumentano le bollette.
Il problema è che noi abbiamo venduto il gas in eccesso verso la Germania che ce lo pagava bene e ne aveva bisogno: sono le stesse aziende del gas che continuano a fare profitti, senza preoccuparsi dei problemi degli Stati.
Gli utili record delle compagnie energetiche sono un dato strutturale, anche in Italia: il gas russo importato è indicizzato al valore del petrolio, una scommessa che ha fatto fare extraprofitti alle aziende.
I bilanci delle compagnie italiane, da Hera a Eni sono cresciuti ma non siamo riusciti a tassare i loro extra profitti, ai tempi del governo Draghi per un problema della legge.
Le imprese si sono rivolte al TAR per non pagare, ma gli è andata male: vedremo se oggi il governo Meloni riuscirà a prendere altri soldi da queste aziende, al momento hanno versato allo stato solo 2 ml di euro, in Italia, mentre hanno guadagnato 200 miliardi di euro.

LA PANDEMIA SILENZIOSA di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella, con la collaborazione di Norma Ferrara

Mentre la pandemia del covid riempiva la pagine dei giornali, un’altra uccideva 1,2 ml di persona: era la pandemia dei batteri antibiotico-resistenti che, ad un certo punto, si è incrociata col covid.

Il servizio di Valesini e Ciccolella comincia con la vicenda dell’ex carabiniere Pasquale Letizia, ricoverato per Covid nell’ospedale di Camposampiero nel novembre 2020: viene “sovrainfettato” da sei- sette batteri, in un mese di ricovero nel reparto di ospedale dove era ricoverato , che lo portano alla morte. Morto per covid per una polmonite, sta scritto nel referto, e anche per shock settico: ma trovare le cause è complicato, nelle 400 e passa pagine lasciate al figlio dalla struttura ospedaliera. Nella pagine del referto lasciato dall’ospedale è presente anche un tampone negativo, dunque il covid era l’ultimo dei problemi, lo ha indebolito a tal punto che poi i batteri hanno fatto il resto. Il signor Letizia è morto per covid, così dice il rapporto dell’ospedale all’Istat, ma il dubbio, che nasce da questa storia, è che se abbiamo avuto numeri così alti per il covid è perché la pandemia si è incrociata con i superbatteri.

Elena Tacconelli, direttrice dell’ASL Roma racconta che è calata l’attenzione alla trasmissione delle infezioni ospedaliere, “perché il medico era bardato, ma i pazienti erano confinati anche in stanze con un piccolissimo spazio l’uno dall’altro”. Si sono rafforzati solo i protocolli per la trasmissione del virus per via aerea, “ma quelli che più ci preoccupano per l’antibiotico- resistenza sono quelli da contatto”. Ogni medico avrebbe dovuto cambiare la tuta da astronauta ad ogni paziente, una cosa impensabile ad inizio pandemia.

È la tempesta perfetta – racconta il giornalista di Report – si sommano due pandemie, quella del covid e quella sommersa causata dai batteri antibiotico-resistenti per la quale l’Italia detiene il record di decessi in Europa, con 15 mila morti l’anno, secondo le stime ufficiali, ma sono sicuramente di più.
All’ospedale di Terni hanno messo a confronto i numeri dei batteri prima e dopo il Covid: prima della pandemia i numeri erano del 5-6%
dei casi l’anno (di colonizzazione dei batteri), col covid sono passati al 50%, perché – come ha spiegato un altro medico della struttura di Lipsia – i pazienti col covid stavano in ospedale più a lungo e la degenza si complica se nell’ospedale c’è un problema di resistenza agli antibiotici.
I medici dovevano spronare e muovere i pazienti, il paziente pronato aveva il doppio della possibilità di colonizzare i batteri rispetto ad un paziente non pronato.

In Italia non si sono fatte autopsie sui morti per Covid, ora l’ha anche confermato l’Istituto Superiore della Sanità, che ha mandato a Report un rapporto che potrebbe riscrivere la storia della pandemia in Italia. Su un campione di 157 pazienti morti con Covid e batteri tra il 2020 e il 2021 ben l’88% aveva delle infezioni batteriche dopo il ricovero in ospedale, con punte del 95% di resistenza agli antibiotici. Erano infezioni incurabili e adesso arrivano le prime conferme ufficiali: lo conferma Claudio D’Amario, direttore generale della prevenzione del ministero della salute fino al 2020.
Un alto indice di morti legato ai batteri dunque: dovremo riscrivere la storia della pandemia, mettendo assieme tutti i fattori, il personale non formato, pazienti lasciati a pancia in giù e manipolati da medici che non si cambiavano i camici. Dovremmo andare a vedere dentro ogni cartella clinica, secondo Report il 40% dei morti per Covid potrebbe essere morto per la proliferazione dei batteri.

Gli antibiotici hanno permesso di curarci dalle infezioni dei batteri, ma con la proliferazione di questi abbiamo rotto un equilibrio, anche nella natura.

Al laboratorio di microbiologia di Rimini arrivano i campioni dei pazienti ricoverati dell’Azienda Sanitaria Romagna, sono oltre 250mila piastrine analizzate in un anno.
Un medico del laboratorio mostra ai giornalisti un campione contenente una colonia di enterococco, che nel corso degli anni ha “imparato” a diventare resistente agli antibiotici: il direttore del laboratorio parla di una rincorsa senza fine, alla fine vinceranno loro, i batteri, se non cambiamo modello di uso degli antibiotici. Questi batteri che hanno imparato a resistere sono la causa di 1,2 ml di morti l’anno, secondo lo studio guidato dall’economista John O’Neill si stimano 10ml di morti entro il 2050.
Senza antibiotici efficaci diventano impossibili anche le operazioni più semplici, anche un’operazione ai denti:
i dati sui batteri resistenti agli antibiotici confermano oggi questa tendenza, siamo di fronte ad uno tsunami, potremmo arrivare ad una situazione in cui le chemioterapie non avranno più effetto, perché il paziente avrà debellato il tumore ma morirà post chemioterapia o post trapianto per una infezione resistente agli antibiotici, spiega a Giulio Valesini la direttrice del reparto malattie infettive dell’azienda ospedaliera di Roma Evelina Tacconelli.

Un problema globale, che in Italia è fuori controllo, secondo il rapporto di ACDC, chiesto nel 2016 dal ministero della salute. Le conclusioni di ACDC sull’Italia sono impietose: la situazione nel nostro paese rappresenta una grave minaccia alla salute pubblica del paese e il disastro è accettato da medici e funzionari del sistema sanitario italiano come se fosse inevitabile.

A quei tempi il ministro Beatrice Lorenzin aveva fatto un bel Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) che prevedeva una serie di misure, dalla prescrizione più appropriata alla diagnostica passando per monitoraggio e igiene clinica. Ma è rimasto in un cassetto, proprio come il Piano pandemico nel 2020.
Ci so
no regioni che non inviano i dati al ministero sulle infezioni negli ospedali, rendendo impossibile fare uno screening delle infezioni. In Puglia ad esempio non inviano proprio i dati, per questo hanno nella mappa un valore basse: manca il personale, mancano gli infettivologi.
In Sicilia il
report racconta di batteri che resistono a tutti gli antibiotici: un salto nel passato o forse nel futuro che ci aspetta.
Si dovrebbe fare diagnostica subito, prescrivere antibiotici in modo mirato, controllare l’infezione negli ospedali in tempo reale, aumentare le risorse contro questa pandemia silenziosa in modo da aumentare l’igiene dai batteri. La regione Sicilia non ha avuto risorse in più per il PNCAR, così come anche altre regioni.

Siamo al rischio della fine della medicina moderna: potremmo curarci dal tumore ma morire poi per i batteri presi nell’ospedale. Ancora oggi ci sono regioni che non comunicano i dati, dal Molise alla Campania, nessuno nel ministero paga per questo problema: quest’ultimo aveva messo a bilancio 40ml per il PNCAR ma non sono mai stati erogati alla fine. Sono rimasti bloccati all’interno del ministero della Salute, in una guerra tra gli uffici, prevenzione e programmazione.
Da maggio 2020 l’ex ministro Speranza ha messo a capo della prevenzione Gianni Rezza: l’intesa tra ministero e regioni è stata scritta male, racconta oggi Rezza, dando la colpa ai dirigenti del ministero e alle regioni. Forse il capo di Gabinetto di Speranza suggerisce Rezza.

A giugno è nato anche il piano per l’antibiotico resistenza: le regioni aspettano i soldi, ma non sanno quanti soldi sono sul piatto e nemmeno come verranno spesi.
Ogni ospedale dovrebbe aver un team dedicato all’antibiotico resistenza e alle infezioni: senza investimenti (e senza volontà politica) non si può fare nulla.
Nella ASL Emilia Romagna hanno usato fondi regionali per fare prevenzione sulle infezioni: all’ospedale di Rimini hanno assunto sei infermiere che sorvegliano i reparti e sono in contatto con infettivologi per comunicare la situazione delle infezioni, comunicano quali dispositivi usare per l’assistenza. Sono le infermiere sentinella: controllano anche che il personale si lavi semplicemente le mani (cosa non scontata).

Così oggi O’Neill lancia un nuovo appello: “basta politici, smettere di twittare, via da Facebook, fate qualcosa di concreto, il mio appello al governo italiano e a tutti i membri del G20 è che è arrivato il momento di trattare questo argomento con più serietà. Altrimenti da qui al 2050 quello che è successo con il covid vi sembrerà una festa in giardino.”

Se
condo l’OCSE curare un paziente che ha contratto batteri resistenti costa 11 miliardi euro tra qui e il 2050, chiede ai paesi maggiore igiene negli ospedali e l’uso più mirato di antibiotici. Con queste misure di prevenzione eviteremmo 8-9mila morti l’anno.

Avevamo un piano per combattere i super batteri, ma non è mai stato applicato: il piano aveva dei problemi, per esempio mancavano i limiti negli scarichi dei residui degli antibiotici nei fiumi.

Come lo Zitromax che si è usato anche per il Covid, prescritto per un virus: una cosa che dovrebbe scandalizzare i medici di base.
Come dovrebbe scandalizzare la scoperta dei residui di Zitromax nelle acque del fiume Sava, vicino ad un laboratorio di medicine in Croazia.
Ma la stessa situazione si rileva nelle acque del Po, dove si raccolgono gli scarichi industriali della Lombardia, anche i residui delle aziende farmaceutiche.
L’istituto Mario Negri ha analizzato le acque del Po: ci sono antibiotici sia da uso umano che da veterinario, un campanello di allarme perché significa che in queste acque si “allenano” colonie di batteri sempre più
resistenti.
È la storia di quanto accaduto in India: le acque sversate dalle aziende farmaceutiche hanno inquinato le acque di fiumi e laghi.
Ce ne siamo accorti quando un turista svedese, di ritorno dall’India, ha infettato una parte della Toscana, col batterio New Delhi.
Ma una cosa del genere potrebbe succedere anche da noi, nelle acque del Po e anche nelle acque del Lago Maggiore: per colpa dell’uso improprio degli antibiotici come lo Zitromax si sono registrati un maggior numero di casi di an
tibiotico resistenza.
Perché si prescrivono così tanti antibiotici?
Secondo
il direttore dell’Aifa è colpa di una cattiva cultura, dando la colpa ai medici di base: in modo preventivo danno l’antibiotico, non sapendo se il problema ha una origine virale o batterica.
Ma l’industria influenza la scelta dei medici, facendo pressioni o con una cattiva formazione, come racconta Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri: “L’industria è logico che abbia l’interesse ad aumentare le sue vendite. Quello che a noi manca in Italia è un’informazione indipendente che dovrebbe essere invocata da tutti gli Ordini dei medici. Perché dovrebbero essere i medici a dire non possiamo essere schiavi della informazione di parte”.

M
a tra le più influenti società di formazione c’è la Metis, ma è sponsorizzata da aziende farmaceutiche, ovvero le aziende che fanno i medicinali sponsorizzano la formazione degli stessi. La comunità europea sta sviluppando un incentivo per sviluppare nuovi farmaci: ma la grande industria farmaceutica non sta più sviluppando nuovi antibiotici, così oggi sono le piccole aziende, come la Antabio, che stanno sviluppando nuove molecole, come racconta Marco Lemonnier.

Le aziende stanno aspettando gli incentivi dalla commissione europea, su cui si sta combattendo una guerra tra aziende e governi.
Le aziende farmaceutiche stanno aspettando la pandemia, per poterci speculare sopra?

La commissione europea non ha accesso ai dati reali sui costi per i farmaci, così si rischia di ripagare con extra profitti alle aziende per antibiotici la cui efficacia non è nota a priori.
A fare que
ste trattative è Efpia che propone un modello a voucher (un incentivo che consentirà di incassare a prescindere dal tempo in cui starà sul mercato), con un fondo comune, Action Fund, che ha uno sponsor imporante nell’Oms.
L
a Commissione Ue ha avviato un bando per un importante e costoso studio sull’antibiotico-resistenza e lo ha affidato a una società che fa anche lobbying per le case farmaceutiche, PWC, ma la società di consulenza è stata partner di Efpia, la società che fa lobbying per le aziende farmaceutiche e consulenza per svariate big pharma.

AUTO CHE SI GUIDANO DA SOLE di Michele Buono, in collaborazione con Edoardo Garibaldi

La storia di Vislab, spin off dell’Università di Parma, è una storia italiana che abbiamo perso: la società è stata acquistata dalla multinazionale americana Ambarella. In America produrranno macchine senza guidatore con l’ingegneria italiana.

Noi siamo quelli che puntano alle trivelle, al carbone, all’industria senza ricerca a basso valore.

19 dicembre 2022

Anteprima inchieste di Report – l’altra pandemia, le auto a guida autonoma e chi guadagna col gas

La minaccia, subdola e purtroppo poco considerata, dei batteri antibiotico resistenti, chi ci sta guadagnando col gas (per la guerra in Ucraina) e infine un servizio sulle auto a guida autonoma (un tema che Report aveva già toccato nel passato.

I superbatteri e la pandemia silenziosa

Questa sera Report parlerà dei superbatteri resistenti agli antibiotici: si stima che ogni anno in Italia muoiano 15 mila persone, ma sono stime al ribasso. I giornalisti Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella racconteranno di quanto siano pericolosi e di quanto poco sia stato fatto per contrastarli, anche da parte delle multinazionali del farmaco.
Il servizio infatti racconterà della Bayer
abbia venduto il dipartimento di ricerca sugli antibiotici nel 2005 e anche altri giganti come Astra Zeneca e Novartis si sono tirati indietro dalla ricerca. Pfizer, nonostante gli incassi da capogiro sui vaccini non sta sviluppando nuovi antibiotici.
“Il cancro e l’antibiotico – resistenza sono ormai emergenze globali di simili proporzioni eppure ci sono solo 80 antibiotici in fase di sviluppo clinico, contro duemila prodotti antitumorali.” spiega a Report Marc Lemonnier, fondatore di Antabio.
Al laboratorio di microbiologia di Rimini arrivano i campioni dei pazienti ricoverati dell’Azienda Sanitaria Romagna, sono oltre 250mila piastrine analizzate in un anno.
Un medico del laboratorio mostra ai giornalisti un campione contenente una colonia di enterococco, che nel corso degli anni ha “imparato” a diventare resistente agli antibiotici.
Mentre nel mondo si parlava della pandemia del Covid, l’antibiotico-resistenza provoca 1,3 ml di morti l’anno nel mondo, nel silenzio generale, solo in Italia ne muoiono 11 mila l’anno. Ci stiamo avvicinando alla drammatica previsione di Jim O’Neill (ex capo economista di Goldman Sachs), 10 ml di morti entro il 2050, più del cancro: i dati sui batteri resistenti agli antibiotici confermano oggi questa tendenza, siamo di fronte ad uno tsunami, potremmo arrivare ad una situazione in cui le chemioterapie non avranno più effetto, perché il paziente avrà debellato il tumore ma morirà post chemioterapia o post trapianto per una infezione resistente agli antibiotici, spiega a Giulio Valesini la direttrice del reparto malattie infettive dell’azienda ospedaliera di Roma Evelina Tacconelli.
Le conclusioni di ACDC sull’Italia sono impietose: la situazione nel nostro paese rappresenta una grave minaccia alla salute pubblica del paese e il disastro è accettato da medici e funzionari del sistema sanitario italiano come se fosse inevitabile.
Erano previsti dei soldi del PN
CAR per contrastare questa minacci, ma nelle regioni non li hanno visti.
Così oggi O’Neill lancia un nuovo
appello: “basta politici, smettere di twittare, via da Facebook, fate qualcosa di concreto, il mio appello al governo italiano e a tutti i membri del G20 è che è arrivato il momento di trattare questo argomento con più serietà. Altrimenti da qui al 2050 quello che è successo con il covid vi sembrerà una festa in giardino.”



Come mai siamo fanalino di coda nella lotta all’antibiotico resistenza in Europa?
Report ha intervistato anche David Quammen, il divulgatore scientifico che aveva anticipato l’arrivo di una pandemia causata da coronavirus (autore del recente saggio “Senza repiro”): "Non sono stato sorpreso dall’arrivo del Covid 19” afferma a Report “e come me molti scienziati, ma dalla risposta inadeguata dei governi e della risposta della sanità pubblica, è stata sorprendentemente negativa e questo è ancora preoccupante perché questa non è l’ultima pandemia che avremo. Ci sarà un altro virus che arriverà e ci sfiderà in modo simile. Dobbiamo essere pronti ad affrontarlo.”
Che lezioni ci ha lasciato questa pandemia secondo lei? - ha chiesto Report.
“Dobbiamo essere preparati con reti di sorveglianza in tutto il mondo, con scienziati e addetti alla salute pubblica, veterinari e altri. Dobbiamo osservare i luoghi in cui gli esseri umani entrano in contatto con gli animali selvatici e talvolta con gli animali domestici come intermediari. Sono questi i punti pericolosi.”
Secondo lei, però, governi e politici hanno imparato? Hanno capito queste lezioni?
“Non abbastanza bene a quanto pare, in alcuni paesi e a livello internazionale si stanno compiendo sforzi per migliorare la nostra prontezza, per migliorare la nostra preparazione. Ma all’inizio del Covid19 in alcuni paesi avevamo una leadership terribile. Abbiamo quindi bisogno di una leadership migliore e di elettori più intelligenti e istruiti per ottenere questa leadership. Quindi i giornalisti hanno la responsabilità di migliorare la comprensione la comprensione del pubblico in generale, in modo da essere preparati con leader migliori quando sarà il momento. I batteri sono una seria minaccia per la salute, la gente ha iniziato a dimenticarsi dei batteri e a prenderli meno sul serio con lo sviluppo degli antibiotici a metà del XX secolo, con la penicillina e tutti questi antibiotici sintetici. Poiché abbiamo fatto un uso eccessivo degli antibiotici abbiamo permesso ai batteri che si sono evoluti molto rapidamente di acquisire una resistenza a molti dei nostri antibiotici. Un trucco di cui i batteri sono capaci è il trasferimento genico orizzontale, lo spostamento laterale di geni da una specie di batteri ad un’altra e questi batteri resistenti già oggi stanno uccidendo decine di migliaia di persone in tutto il mondo, ogni anno. Dobbiamo affrontare questo problema ”
Secondo lei i governi e i politici la stanno prendendo sul serio la questione dell’antibiotico-resistenza?
“Non credo che i governi siano abbastanza attenti a questo problema ora, sono distratti dal Covid19. Non se ne stanno occupando adeguatamente ma si rendono conto che devono farlo. L’antibiotico – resistenza si è ritirata
un po’ al di sotto dell’orizzonte delle preoccupazioni e non dovrebbe, dovrebbe rimanere in vista, come un problema che dobbiamo affrontare subito. La situazione con le grandi aziende farmaceutiche è difficile perché ovviamente sono in affari per fare profitti e sembrano essere più interessate a creare farmaci che la gente userà per tutta la vita. Farmaci come quelli che sto prendendo io per esempio, per controllare la pressione sanguigna. È necessario che il governo svolga un ruolo nella promozione dello sviluppo di questi farmaci lavorando in collaborazione con le case farmaceutiche che devono collaborare per produrre non solo i farmaci che consentono agli azionisti di ottenere un profitto sul loro investimento, ma anche farmaci che rispondano alle preoccupazioni della salute pubblica globale. ”
Sa che nel corso della nostra inchiesta abbiamo scoperto che, ad esempio, il governo italiano non ha investito molti soldi, anzi quasi nessuno, nel piano di contrasto all’antibiotico – resistenza? Ci sembra che ci sia una scarsa sensibilità verso il tema della prevenzione, sia virale che batterica.
“Si, c’è sicuramente una somiglianza, c’è un parallelo. Il problema è che la prevenzione è costosa e i leader politici la vedono come onerosa e dicono ‘ho intenzione di investire decine di miliardi di dollari nella prevenzione contro qualcosa che potrebbe accadere o non potrebbe accadere nei prossimi 3 o 4 anni durante il mio mandato? Beh, se lo faccio spendo molti soldi dei miei contribuenti e spendo molto del mio capitale politico per la mia popolarità. E forse non diventerà una situazione critica. Ma non ricordano, non si rendono conto che per quanto costosa possa essere la prevenzione, la reazione, la risposta è molto più costosa. Se la resistenza antimicrobica inizia a diffondersi in modo ancora più massiccio nei nostri ospedali, nei nostri sistemi sanitari pubblici con batteri particolari che sono terribilmente patogeni e resistenti a tutti i nostri antibiotici, allora avremo alti costi pubblici. ”

Ogni riferimento alla nostra classe politica, ai nostri governi, in riferimento al piano pandemico, al rafforzamento della sanità pubblica, delle strutture sul territorio non è casuale.
Questo governo, come il precedente, ha chiuso la pandemia per decreto legge, basta precauzioni, bisogna riaprire (perché come aveva fatto Draghi, è un rischio calcolato quello sul Covid).
Quando arriverà la prossima tempesta ricordatevi le parole di Quammen, che oggi possono suonare come l’ennesimo monito catastrofista.

Il servizio racconterà anche la vicenda dell’ex carabiniere Pasquale Letizia, ricoverato per Covid nell’ospedale di Camposampiero: viene “sovrainfettato” da sei- sette batteri, in un mese di ricovero, che lo portano alla morte. Morto per covid, sta scritto nel referto, e anche per shock settico: ma trovare le cause è complicato, nelle 400 e passa pagine lasciate al figlio dalla struttura ospedaliera. Nella pagine è presente anche un tampone negativo, dunque il covid era l’ultimo dei problemi, lo ha indebolito a tal punto che poi i batteri hanno fatto il resto.
Il dubbio, che nasce da questa storia, è che se abbiamo avuto numeri così alti per il covid è perché la pandemia si è incrociata con i superbatteri.
Elena Tacconelli, direttrice dell’ASL Roma racconta che è calata l’attenzione alla trasmissione delle infezioni ospedaliere, “perché il medico era bardato, ma i pazienti erano confinati anche in stanze con un piccolissimo spazio l’uno dall’altro”. Si sono rafforzati solo i protocolli per la trasmissione del virus per via aerea, “ma quelli che più ci preoccupano per l’antibiotico- resistenza sono quelli da contatto”.

È la tempesta perfetta – racconta il giornalista di Report – si sommano due pandemie, quella del covid e quella sommersa causata dai batteri antibiotico-resistenti per la quale l’Italia detiene il record di decessi in Europa, con 15 mila morti l’anno, secondo le stime ufficiali, ma sono sicuramente di più.
All’ospedale di Terni hanno messo a confronto i numeri dei batteri prima e dopo il Covid: prima della pandemia i numeri erano del 5-6% l’anno, col covid sono passati al 50%, perché – come ha spiegato un altro medico della struttura di Lipsia – i pazienti col covid stavano in ospedale più a lungo e la degenza si complica se nell’ospedale c’è un problema di resistenza agli antibiotici.
In Italia non si sono fatte autopsie sui morti per Covid, ora l’ha anche confermato l’Istituto Superiore della Sanità, che ha mandato a Report un rapporto che potrebbe riscrivere la storia della pandemia in Italia. Su un campione di 157 pazienti morti con Covid e batteri tra il 2020 e il 2021 ben l’88% aveva delle infezioni batteriche dopo il ricovero in ospedale, con punte del 95% di resistenza agli antibiotici. Erano infezioni incurabili.

La scheda del servizio: LA PANDEMIA SILENZIOSA di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella
collaborazione Norma Ferrara

I batteri. Organismi unicellulari procarioti. Sono ovunque, nell’aria che respiriamo, sul terreno dove camminiamo, nel nostro intestino. Ci sono più batteri nel corpo di un solo uomo che uomini sul pianeta terra. Grazie ai batteri abbiamo il pane lievitato, la birra e il vino. Per colpa dei batteri, quelli patogeni, ci ammaliamo con il tetano o la gastroenterite. Viviamo in una sorta di pace armata, ma da circa un secolo con il miglioramento dell’igiene clinica e la scoperta della penicillina, il primo degli antibiotici, sembrava che avessimo imparato a tenerli a bada. Ora l’equilibrio sta per interrompersi. La prescrizione inappropriata o l’uso eccessivo, le cattive condizioni igieniche dei nosocomi, il rilascio di contaminanti in ambiente: grazie ai nostri errori li abbiamo allenati a rafforzarsi. E oggi una nuova epidemia avanza silenziosa: nello stesso anno in cui il Covid muoveva i suoi primi passi, sono morte nel mondo oltre 1,3 milioni di persone per infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Le stime prevedono 10 milioni di decessi all'anno intorno al 2050. In Italia ogni anno sono registrati circa 15 mila morti, ma i numeri reali sono molto più alti. Perché siamo fanalino di coda nella lotta all’antibiotico resistenza in Europa? Report indagherà sul ruolo dei medici e delle aziende farmaceutiche. Inoltre, esiste un piano nazionale contro i superbatteri che per anni non è stato finanziato. E quando sono arrivati 40 milioni di euro per farlo partire, il Ministero della Salute a guida Speranza non è stato capace di spenderli. Report è in possesso di documenti interni che rivelano cosa è successo.

Il futuro nel mondo delle automobili

Che mondo sarebbe quello dove non siamo più noi umani a guidare le auto, ma sono loro che conoscendo la destinazione, decidono percorso in autonomia?
Michele Buono ritorna sul tema delle auto a guida autonoma, a cui aveva già dedicato diversi servizi nel passato: auto che ci portano al lavoro o all’università, individuano un parcheggio, eseguono la manovra e si arrestano. Una volta scesi, l’auto andrebbe a prelevare un altro passeggero per un’altra destinazione, perché sarebbe uno spreco tener l’auto ferma tutto il giorno.
Basterebbe avere un’applicazione per chiamare l’auto.
Non servirebbe più possedere un’auto, terminato il servizio queste andrebbero a parcheggiarsi in un deposito fuori città, in grandi silos. Auto elettriche potrebbero trasformare questi silos in enormi batterie di stoccaggio collegate alla rete elettrica, prendono e danno energia se la rete lo richiede per mantenerla in equilibrio. Invece di staccare la produzione delle energie rinnovabili nei momenti di eccesso, quell’energia si potrebbe immagazzinare nelle auto.
“Questa è la rivoluzione” spiega a Report il professor Savaresi, ordinario di Controlli automatici dei veicoli al Politecnico di Milano “completo cambio di modello dal possesso in automobile a un servizio pubblico.”
A regime di quanto si potrebbe tagliare il parco delle autovetture?
“40 ml oggi di automobili, 4 milioni in questo futuro con un modello completamente diverso di mobilità.”
Stiamo parlando di veicoli che hanno sensori che “vedono” a 360 gradi, che non si distraggono, non si ubriacano, che rispettano sempre il codice della strada – racconta Alberto Broggi AD di Vislab, la società nata dall’università che oggi è stata comprata dalla multinazionale americana Ambarella: un guidatore più attento di un guidatore umano.

La scheda del servizio: AUTO CHE SI GUIDANO DA SOLE di Michele Buono
Collaborazione Edoardo Garibaldi

Perché possedere un’auto se basta un’app per usarla. Per avere meno automobili in giro si deve rinunciare a possedere un'auto, ma non alla sua funzione e alla sua comodità. A Parma i ragazzi di Vislab, uno spin off dell'Università, già vent'anni fa avevano ideato un sistema di guida autonoma. Sono stati comprati da una multinazionale americana, la Ambarella, e nella fiera più importante del settore, il Ces di Las Vegas, hanno presentato un nuovo modello. Anche se la ricerca e le sperimentazioni rimangono in Emilia-Romagna, i brevetti non saranno più italiani. Peccato, perché i cervelli italiani daranno un contributo a rivoluzionare le città, rendere le strade più sicure, consumare meno e rispettare l'ambiente.

Chi ci sta guadagnando dal gas

Ci sono paese che stanno guadagnando tanto dal gas, altri che ci stanno rimettendo tanti soldi.
Tutto questo anche per la guerra in Ucraina, l’aggressione dell’esercito russo che ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio scorso, con quella che è stata chiamata ipocritamente “operazione speciale”, con la minaccia di conseguenze “che non avrete mai sperimentato” contro chiunque avesse cercato di interferire con l’esercito russo. Oltre ai confini di una guerra combattuta con missili, carri armati e bombe, il resto d’Europa viene colpito da una crisi energetica senza precedenti. L’Italia paga un prezzo salato: il 45% del gas che consumiamo viene dalla Russia, più di 30 miliardi di metri cubi l’anno. Gli approvvigionamenti cominciano a scarseggiare, l’industria rischia di fermarsi e chi non può pagare le bollette teme di restare al freddo e al buio.
“Prima della guerra noi avevamo una morosità media del 15%, al 20% massima” racconta a Report Francesco Burrelli – presidente nazionale dell’associazione amministratori di condominio “oggi con la % di morosità siamo intorno al 60-70%”.
Massimo Ricci è direttore della divisione energia di Arera, la multiutility che si occupa anche di energia, racconta degli affari fatti in Russia grazie a questa crisi: “se io sono un produttore in Russia produco gas a 15-20 euro di costo e l’ho venduto a 200,250 anche 300”.
Dell’importanza del tema energetico ne ha parlato anche il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa: “L’Europa si è fatta col carbone, il rischio è che dopo 70 anni si disfaccia col gas.”
Report è andata a Milano, perché anche nella capitale economica chi amministra i condomini con centinaia di famiglie è in trincea fin dalla scorsa estate: “la situazione a Milano è drammatica” racconta un’amministratrice al giornalista “e secondo me i condomini non hanno ancora la percezione di quello che sarà un lungo inverno. Io ho avuto gestioni 2020/21 in cui si spendevano 25mila euro di gas e mi hanno preventivato per la stagione 2022/23 112mila euro. Soltanto a me, alla fine del mese di agosto hanno chiuso un paio di contatori di acqua calda centralizzata .. un condominio da 70 famiglie, un altro condominio da 30 famiglie, bambini piccoli, persone anziane.”
Anche nel cuore di Milano, nel quadrilatero della moda ci sono situazioni di morosità: “è un problema che riguarda tutti, chi ha fatto un investimento, acquisiscono diversi immobili per poi metterli a reddito ..”
All’amministratrice arrivano messaggi di gente arrabbiata che nel 2022 ha dovuto spendere 500 euro in più di gas per il riscaldamento.

La scheda del servizio: LA GUERRA DEL GAS di Edoardo Garibaldi e Walter Molino
Collaborazione Goffredo De Pascale

Dallo scoppio della guerra in Ucraina il prezzo del gas ha cominciato a salire fino a sfiorare i 350 € a megawattora, cifre oltre quindici volte superiori alle medie anteguerra. Come risultato le bollette di luce e gas per imprese e famiglie sono schizzate alle stelle, aumentando così il rischio di subire una interruzione delle forniture per morosità e mettendo in crisi anche i rivenditori di luce e gas. Report ha parlato con Arera, l'autorità italiana per l'energia, che ha potuto visionare i contratti di importazione delle multinazionali finora considerati alla stregua di segreti industriali. Chi ci sta guadagnando?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 maggio 2016

Resistenza passiva – Report e l'inchiesta sull'abuso degli antibiotici

Anche una buona notizia: quando sei indebitato c'è una legge che ti permette di uscire dalla spirale dei debiti.
Poi la cassa dei poligrafici.
Ma prima, l'abuso degli antibiotici, già previsto 70 anni fa da Fleming: antibiotici prescritti spesso in modo superficiale dai medici, antibiotici che assumiamo nei cibi e antibiotici usati negli allevamenti intensivi.
Con tutti i rischi che ne seguono: il servizio di Sabrina Giannini – resistenza passiva

Il batterio killer nei cetrioli, nei germogli di soia avevano suscitato una psicosi in Germania e Spagna: il batterio era dell'escherichia coli, mutata geneticamente in modo da resistere agli antibiotici.
La teoria dell'evoluzionismo applicata ai batteri che diventano super batteri e si insediano nel nostro organismo e in quello degli animali: la metà del consumo di questi prodotti avviene negli allevamenti di animali e così l'Europa ha stabilito che si dovessero fare controlli negli allevamenti, ad anni alterni.

Abbiamo un elevata presenza di elementi resistenti, negli intestini degli animali, polli e tacchini negli allevamenti italiani.
Quei colibatteri contaminano le carne che mangiamo? Lo sapremo presto, oggi uscirà il report sul contaminazione della carne nei nostri supermercati.
Al momento conosciamo il report fatto in Inghilterra: le carne che si mangiano lì sono contaminate e causano centinaia di morti l'anno.
500 mila persone infettate da questi super microbi: non basta cuocere la carne, è sufficientemente toccare la carne per la preparazione. Dopo averla toccata bisognerebbe lavarsi le mani: così dice una spot tedesco, ma nemmeno lì si fa nullo per fermare la causa del problema, il proliferare degli antibiotici.
Sabrina Giannini ha fatto analizzare campioni di carne prese dagli scaffali dei nostri supermercati: cosa c'è dentro?

In Danimarca alcuni allevatori hanno perso la vita, per contaminazione dei batteri nei suini: l'epidemia è causato da uno stafilococco, presente negli intestini nei suini, si è poi trasferito sull'uomo e per ora gli antibiotici per curare la malattia non sembrano efficaci.
Una giornalista inglese ha controllato la carne danese, esportata: nel 10% dei pacchetti c'era il batterio.

Vedere allevatori di maiali entrare nelle stalle bardati come se dovessero entrare in una centrale nucleare fa impressione: in Europa non esiste restrizione per non macellare maiali con questo batterio.
Ma il batterio si trova anche nei nostri allevamenti: come a Manerbio, dove i casi di contaminazione sull'uomo stavano passando sotto silenzio.
E l'Istituto superiore della sanità sembra non interessarsi al caso: basterebbe fare un tampone agli allevatori, in Danimarca tutti gli allevatori sono informati, a scopo precauzionale.
In Italia niente.

E le 30 confezioni di carne analizzate? Una di queste confezioni era contaminata, ha scoperto la giornalista.
Anche in Olanda si usavano tanti antibiotici: dopo la scoperta di un caso di colonizzazione di un batterio dentro i maiali e l'infezione in alcuni allevatori, hanno deciso di ridurre l'uso di queste medicine, anche negli allevamenti intensivi.

Dentro un allevamento italiano: siamo in Emilia Romagna e la giornalista, in un allevamento protetto da biosicurezza trova topi, maiali costretti in luoghi angusti, feriti, su un pavimento pieno di escrementi.
Non è il problema dei soli topi, che pure si trovano nei pollai di campagna: è la sicurezza che manca. L'allevamento è del gruppo Amadori: non si rispettano le norme di sicurezza e di igiene.
30 ml di tonnellate di antibiotici sono usati in Italia, senza che ci sia nessuna tracciatura da parte del ministero, sull'uso di questi farmaci.

Il governo inglese ha chiesto un rapporto sull'abuso degli antibiotici, dove si prevede una pandemia che comporterebbe milioni di morti, crisi economiche.
Il rapporto chiede la riduzione negli allevamenti degli antibiotici, separare l'uso per animali da quello per gli uomini.
Anche Obama è edotto del problema dei batteri farmaco resistenti: ha messo in piedi una task force, per provare ad imporre una correzione di rotta anche in America, negli allevamenti americani.

In Italia le stime parlano di 5000 morti l'anno: siamo un paese dove si consumano troppi antibiotici con uno squilibrio tra nord e sud, dove si consuma di più (stranamente).

A Catania si studiano gli stafilococchi, per trovare il modo di combatterlo: hanno chiesto finanziamenti al pubblico ma spesso i soldi sono arrivati dai privati.
In Italia non esiste un centro unico sugli antibiotici e sui batteri resistenti: anche il ministro Lorenzin è consapevole che serve ridurne l'uso negli allevamenti.
E per gli uomini? Negli ospedali italiani si muore anche per questi batteri killer, è una emergenza nazionale, sostiene la ricercatrice a Catania.
Ma il ministero non sa i numeri dell'infezione: all'istituto superiore della sanità scaricano le colpe sulle regioni, tutta colpa dell'organizzazione burocratica .. e così senza alcun controllo il batterio si è diffuso su tutto lo stivale.

E in alcune regioni si stanno muovendo, ma in modo non organico: in Emilia, ad esempio, cercano di limitare i contagi negli ospedali.
Specie per le persone che arrivano a curarsi dai paesi stranieri, come la signora Boni, una vittima dell'attentato dell'Isis a Bardo.
Fare il tampone a tutti i degenti, scegliere la cura, usando gli antibiotici con cautela: fanno quel monitoraggio che dovrebbe fare il ministero, ma questo richiede tanto lavoro.
Ma così si evitano quei evitano quei casi di setticemia, che hanno ucciso due persone a Genova: si entra in ospedale per curarsi e se ne esce morti.
Dovremo limitare anche noi umani l'uso degli antibiotici, come in Olanda, dove le ricette arrivano direttamente ai farmacisti, che producono le confezioni con dentro il giusto numero di pezzi.
In Olanda i medici non ricevano nemmeno gli informatori scientifici, perché per cultura non si devono informare da chi vende farmaci.
Perché in Italia non si fa un monitoraggio sulle prescrizione di antibiotici da parte dei medici?

Lato nostro, quello che possiamo fare è lavarci le mani quando si tocca la carne, pretendere visite accurate e non prendere antibiotici senza prescrizione.