Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
15 ottobre 2012
Il lupo perde il pelo
Inserito nel decreto Salva Sallusti (perché questo è), la norma "ammazza blog" per l'obbligo di rettifica (tanto per ricordare, la stessa rettifica che Sallusti non ha mai fatto).
Segnalato da Guido Scorza , via blog di Gilioli.
PS: dietro questa norma un senatore del PD , Chiti. Assieme al senatore Gasparri. E ho detto tutto.
27 aprile 2012
Il senso delle intercettazioni
Si ritorna a parlare del divieto di pubblicare le intercettazioni "irrilevanti": di solito questo accade quando un bubbone scoppia, in questo caso si tratta delle telefonate tra Ruby e le altre Olgettine.
Forse certe intercettazioni non hanno rilievo penale, ma raccontano bene del clima in cui sono maturate: la paura delle ragazze delle "cene eleganti" che uscisse fuori qualcosa, di quelle cene che eleganti non erano, coi magistrati e coi giornalisti.
Immaginatevi senza i nastri che Repubblica ha pubblicato cosa sapremmo del caso Ruby. E non è cosa da gossip: ci sono di mezzo candidature, apparizioni televisive, soldi e forse ricatti.
Ecco perchè, per un cittadino è opportuno sapere, specie in questa Italia dove l'informazione non sempre è stata all'altezza.
Infine, suona davvero strano l'uscita del ministro sui (contro) i blog, che farebbero più danni dei giornali:
«Scrivere su un blog non autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se si sta trattando di diritti di altri. I blog hanno capacità di diffondere pensiero ma questo non deve trasformarsi in libertà di arbitrio»
Che io sappia, esiste (e giustamente) anche per un blog il reato di diffamazione a mezzo stampa e, inoltre, un blogger non ha alle spalle nemmeno un sindacato o un ordine per difendersi.
E che dire poi della minaccia:
«Sappiate che quello che voi fate ad altri potrà essere fatto a voi. Cominciate ad autoregolamentarvi».
Non abbiamo niente da nascondere, credo.
Io credo, invece, che siamo proprio i nemici delle intercettazioni che hanno qualcosa da nascondere alla opinione pubblica.
Aggiornamento: forse saranno state le reazioni su internet (punto-informatico, ilfattoquotidiano.it), ma il ministro fa sapere che non ci sono leggi in proposito
Eppure il titolo del corriere era chiaro: Severino: allo studio nuove regole sui blog.
E' stata male interpretata?
06 marzo 2012
Urge il comma Luttazzi
Mi ricordavo vagamente la formula con cui questa seconda opzione viene esercitata, ma oggi ne è arrivata una (non a me, a un collega) che è quella standard, direi quasi un prestampato, e che quindi volevo offrire all’attenzione dei lettori per far capire come ormai si lavora (ne arrivano due o tre a settimana):
03 agosto 2011
Lo strano caso della diffamazione e dell'omeopatia
A parte l'aver indirizzato la lettera al provider e non all'autore del post, mi viene da chiedermi (e si chiede anche Mantellini) come mai la minaccia di querela: "suona piuttosto strano che una grande multinazionale dell’omeopatia come Boiron decida di scrivere una lettera per chiedere di rimuovere alcuni post e inibire l’accesso al proprio blog (???) ad un ingegnere informatico autore di una serie di post nei quali, molto civilmente “diffama l’omeopatia” scrivendo le medesime cose. "
01 luglio 2011
Io non voglio essere cancellato
Via metilparaben:In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Cosa puoi fare:
- se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
- vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
- firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
- partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.
A me la prospettiva non piace per niente.
E a voi?
27 maggio 2011
Il blog come stampa clandestina?
Roma - C'è chi ha subito sottolineato come siano passati ormai trent'anni dall'ultima condanna di questo tipo, basata sul reato di stampa clandestina previsto dall'art. 16 della legge n. 47 dell'8 febbraio 1948 (meglio nota come legge sulla stampa). Il giornalista siciliano Carlo Ruta è stato ora di nuovo condannato dalla prima sezione penale della Corte d'Appello di Catania.Lo storico e saggista di Ragusa dovrà pagare un'ammenda di 150 euro, dopo la sentenza in primo grado pronunciata nel 2008 dal Tribunale di Modica. L'allora procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera aveva denunciato le attività del blog Accadeinsicilia, gestito dallo stesso Ruta per affrontare delicate vicende di politica e corruzione mafiosa. Fera si era dichiarato parte lesa, sentendosi danneggiato da certi interventi online.Il giudice d'appello ha ora sottolineato - si è avuta recentemente notizia di una decisione risalente allo scorso 2 maggio - come il blog di Ruta debba essere equiparato ad un tradizionale quotidiano cartaceo. Lo stesso Ruta avrebbe dovuto registrare il suo blog presso il Tribunale competente. Da qui il reato di clandestinità, che a questo punto potrebbe valere per migliaia di altri blog legati all'informazione e all'attualità.Praticamente a nulla è valsa la posizione sbandierata dalla difesa: un blog come quello dello storico siciliano altro non sarebbe che uno strumento di documentazione, oltretutto aggiornato senza alcuna regolarità periodica. La sentenza in primo grado aveva scatenato un vero e proprio putiferio mediatico, con tanto di petizioni web a favore del giornalista di Ragusa. Le presunte rotative di Accadeinsicilia erano state chiuse nel 2004."Impugneremo in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello - ha spiegato l'avvocato di Ruta, Giuseppe Arnone - che ritengo gravemente illiberale in quanto non tiene in adeguata considerazione i principi costituzionali che garantiscono la libertà di stampa e d'informazione: elementi essenziali della democrazia".
12 ottobre 2010
Censura preventiva?
28 luglio 2010
La zona franca che non c'è
“Non capisco perchè nel nuovo testo della legge sulle intercettazioni i blogger debbano avere una zona franca penale e non debbano, invece, soggiacere come tutti gli altri operatori dell’informazione alle stesse regole di salvaguardia della tutela della privacy [...] è una aberrazione giuridica punire un giornalista per una frase detta o scritta e non punire per la stessa identica frase un blogger.
Sostenere la diversità delle piattaforme di comunicazione e delle connesse dinamiche di controllo è una grande ingenuità, perchè anche per i blogger ‘la legge non ammette ignoranza’ dal momento che ognuno, quando scrive o parla, deve sapere quello che dice, così come avviene nelle normali relazioni umane a prescindere dalla tradizionale comunicazione sui media. Nè vale invocare la sterilità di tale disciplina di eguaglianza di trattamento, alla luce dei possibili raggiri tecnici attraverso ‘provider’ esteri (si veda l’ultima normativa esimente dell’Irlanda), perchè possono esssere puniti anche i reati compiuti all’estero, contro cittadini o istituzioni italiane.
Tale impunità se dovesse passare trasformerebbe dopo qualche settimana i blog nel più grande ‘affare’ del web, sapendo che ognuno può, in quei siti, compiere i più impietosi atti squadristici!“
Parola di Amedeo Ciccanti, UDC. Ecco come certa “opposizione” difende la libertà di espressione in Rete. Pensando che se non passasse l’obbligo di rettifica (così come contenuto nell’attuale stesura del comma 29 art. 1 del ddl intercettazioni) i blogger avrebbero una “zona franca penale“, per cui in caso di diffamazione, ad esempio, la legge non potrebbe punirli. Ventilando il rischio che l’eventuale accoglimento degli emendamenti possa produrre una modifica che introduca una improbabile “impunità” che renderebbe leciti “i più impietosi atti squadristici” – così che aprire un blog diventerebbe un “affare” (certo, gireremo tutti con l’auto blu). E attribuendo la recente norma che protegge i blogger dai processi non all’Islanda ma all’Irlanda.
Peccato che mentre non ci sarà – giustamente – alcuna “zona franca penale”, l’approvazione del comma 29 applicherà una ulteriore sanzione – questa sì discutibile – per il semplice fatto che una richiesta di rettifica non sia accolta entro 48 ore. E questo a prescindere dalla verità o falsità di quanto scritto, perché – come stabilisce l’art.8 della legge sulla stampa, che verrebbe esteso a tutti i “siti informatici” - la richiesta deve ossere ottemperata ogni volta che i soggetti coinvolti ritengano i contenuti pubblicati contrari al vero. Altro che difesa della verità contro i blogger bugiardi.
Invito dunque Ciccanti – che deve essersi inserito nel solco lasciato all’interno del partito dal senatore D’Alia – a informarsi, prima di parlare dei “più impietosi atti squadristici” che noi blogger saremmo in grado di commettere. A me risulta semmai il contrario. Così che dopo quanto detto una “rettifica”, se proprio la vuole, dovrebbe essere lui a produrla. Io non gliela chiederò: mi accontenterei di semplici scuse. Perché non solo un blogger, ma anche un parlamentare “quando scrive o parla, deve sapere quello che dice”.
Aggiungo questa domanda, a chiusura del bel post di Fabio Chiusi: come la mettiamo con i politici che scrivono sui giornali (o durante intervista) e poi si trincerano dietro le immunità parlamentari per non rispondere delle accuse per diffamazione?
17 giugno 2010
Nessuno tocchi i blog
Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni: i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. Aboliamo questa norma
L'iniziativa (bene, era ora) del PD, che trovate qui.
24 settembre 2009
Quelli che parlano del Fatto
Manteblog:
La grafica è obiettivamente terribile.
Macchianera:
E’ stato finalmente rinviato a giudizio il primo numero de Il Fatto, il quotidiano diretto da Antonio Padellaro (e co-fondato da Marco Travaglio) che era stato ingiustamente accusato di velleità giustizialiste e di ossessiva attenzione nei confronti di un uomo solo, sempre lo stesso: Marco Travaglio.
Wittgenstein:
Oggi in rete il primo numero del Fatto è stato discusso più per la sua grafica che per i suoi contenuti, che non hanno fatto saltare nessuno sulla sedia. L’unica cosa forte – Gianni Letta indagato – è già diventata un casino da azzeccarbugli.
Camillo (il blog di Rocca):
I fatti separati dai travagli
Subito smentito il Fatto, il quotidiano che tintinna. Letta non è indagato, ma la procura ha già archiviato dal Gip
Eccoli qua, i top blogger italiani, quelli si sinistra radical chic che probabilmente piacciono tanto al ministro Brunetta.
Quelli che, oddio che brutta grafica .. ma la notizia su Letta non è vera....
Quelli che ipod, new media, lifestrea, twitter.
Brutta cosa l'invidia.
Dal Fatto di ieri sappiamo che Gianni Letta è indagato (ne parla anche il sole 24 ore) e che delle indagini se ne occuperà il pm di Lagonegro.
Che Frattini, ministro, è stato promosso in magistratura.
Oggi si parla di Tavaroli (quella della security Telecom) che torna alla carica per la sicurezza dell'Expo 2015 a Milano.
Il servizio oscurato delle Iene sugli immigrati.
Il piano di occupazione della Rai.
E tante altre cose.
18 settembre 2009
Ancora una legge sulla rete
Tramissioni fatte rimbalzare (Ballarò), o a cui si mettono i bastoni tra le ruote (Report, senza la tutela legale, Annozero, senza la pubblicità).
L'articolo su Punto informatico di Guido Scorza, continua qui.
Loro continueranno a provarci e riprovarci. E noi, sempre qui, a controllare.
14 luglio 2009
Lo sciopero dei blogger
Non era meglio il rumore, al silenzio?
A chi facciamo danno stando zitti? Ai media tradizionali (che comunque sono mezzi di informazione veri e organizzati)?
11 giugno 2009
Chiuso per rettifica
Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere "chiusa per rettifica". È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell'approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l'idea - di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata - di obbligare tutti "i gestori di siti informatici" a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.
Non dar corso tempestivamente all'eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di "gestore di sito informatico": la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.
Leggete anche il post di GoogleItalia: Cosa c'entrano i blog con le intercettazioni?
Siamo nuovamente di fronte ad un provvedimento legislativo che va ad impattare sul mezzo di comunicazione Internet, senza tenere conto della sua specificità...
07 aprile 2009
Io gioco pulito - il blog di Antonio Padellaro
Il Presidente Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Enzo Boschi dice: “L’ospedale, le case, gli edifici pubblici, la Casa Famiglia, La Casa dello Studente, non sono state costruite per sopportare una scossa, non particolarmente aggressiva, in un territorio ad altissima densità sismica”. La comunità scientifica, concorda e aggiunge: “Dai terremoti ci si difende solo costruendo con norme antisismiche”.
02 aprile 2009
Editoria, leggi e blog: la contraddizione di fondo
Blogger citati a giudizio o finiti sotto processo perchè equiparati da una interpretazione della legge a direttori di giornali.
La sentenza della Cassazione che invece non equipara il blog ad un giornale.
C'è una contraddizione in tutto ciò: se Maniaci è abusivo, lo sono anche io.
Che rischio una condanna ai termini del comma 3 dell'articolo 595 del Codice penale.
Anche io devo iscrivermi all'ordine dei giornalisti per scrivere sul blog?
Urge un chiarimento.
11 marzo 2009
La Cassazione sui blog
In linea contraria alle proposte di legge che si sentono (Carlucci, D'alia...): come la registrazione del responsabile del blog, l'equiparazione ai direttori di giornale, obbligo di smentita entro 24 ore ...
06 marzo 2009
La Weimar digitale
Si indica con questo nome un periodo di storia politica tedesca tra le due guerre mondiali che terminò con l'ascesa di Hitler al potere. Infatti il plauso all'impiego dell'esercito nelle strade, la formazione di ronde, governi inconcludenti e distaccati dalla realtà, una situazione economica fallimentare e la rinuncia in larga parte spontanea ai diritti civili risuonano come diapason vicini non nello spazio ma nel tempo. Altra similitudine tra i due periodi è l'uso organizzato e su vasta scala di strumenti mediatici preesistenti allo scopo di diffondere un "pensiero debole" e manipolare chi lo pratica. Ma queste sono considerazioni personali, storiche e per niente "digitali".
La situazione simile a quella della Repubblica di Weimar appena tratteggiata la si ritrova anche nel cyberspazio, che cyberspazio ormai non è più essendo solo la parte digitale di un mondo sempre più unificato.
Anche qui troviamo il plauso all'impiego di intercettazioni preventive e totali, alla censura eletta a sistema di vita, con la relativa rinuncia ai diritti civili in Rete ed un uso della propaganda per ghettizzare e demonizzare chi la frequenta e magari ne fa uno stile di vita. Anche persone dotate di intelligenza normale e di lunga pratica e competenza del mondo digitale restano sostanzialmente indifferenti agli scempi che sono stati praticati, soprattutto in Italia.
Giusto per non perdere l'abitudine, ricordo ad esempio che la censura preventiva sulla navigazione nei paesi "industrializzati" esiste solo in Italia ed in Cina: quindi perché il vostro blog sia visibile dovete non solo pagare gli eventuali canoni e sperare nella buona salute del vostro provider, ma anche non essere antipatici a tutta una serie eterogenea di soggetti dotati, solo in Italia, di poteri di censura immediata e totale, da aziende quali monopolisti del gioco d'azzardo, da ronde telematiche, cacciatori di reati d'opinione e così via.
La maggioranza dei cittadini della Rete non ha trovato niente di scandaloso nello stravolgimento della struttura della parte di Rete italiana perpetrata per tutelare il monopolio del gioco d'azzardo, anzi l'hanno molto apprezzato non appena è stato presentato come la pallottola d'argento per far scomparire i siti pedopornografici ed i micidiali "hacker".
Suggerire a questa maggioranza silenziosa ed indifferente di cercare "Pacchetto Telecom" o "Rapporto Medina" con un motore di ricerca sarebbe del tutto inutile. A cosa servirebbe far notare che potrebbe costituirsi, con la benedizione del Parlamento Europeo e di tutte le polizie e le agenzie investigative, una santa e potenzialmente lucrosa alleanza tra fornitori di connettività e fornitori di contenuti, in grado di stravolgere il futuro della Rete?
Un pò di link su Medina e Pacchetto Telecom.
04 febbraio 2009
Il silenzio è mafioso
E a incastonare nella legge sulla stampa dell'8 febbraio 1948 n.47 una disposizione che investe la rete: "Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".
"In caso di mancata ottemperanza nel termine di 48 ore dalla richiesta - ricorda Scorza a Punto Informatico - si prevedono multe salate (15-25 milioni di vecchie lire) per i gestori del sito che, evidentemente, si vedrebbero costretti a chiudere, con buona pace della libertà di manifestazione del pensiero anche nello spazio telematico".
10 novembre 2008
Rientra l'obbligo di registrazione sui blog
In sintesi, qualsia si blog (che magari ha dentro i google adsense), dovrò iscriversi al Roc.
E sarà ottoposto a tutte le varie pene cui sono sottoposti i mezzi di informazione.
Un altro passo nel regime?
Luca Spinelli fa il seguente, azzeccato esempio:
Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.
Rockerduck: "Se non cancelli l'articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa."
Paperino: "Ma il mio blog non è una testata!"
Rockerduck: "Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un'impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l'articolo ti denuncio pure per stampa clandestina."
Paperino: "Ok. Sob."
Provate a sostituire "Rockerduck" con "picciotto" e "Paperino" con "cittadino" e il gioco è fatto.
08 settembre 2008
Il blog, la rete e la stampa clandestina
Se il giudice di Modica avesse avuto una idea seppur vaga di come Internet abbia in questi ultimi anni mutato lo scenario della comunicazione in tutto il pianeta, forse il suo punto di vista sarebbe stato differente.
Perché oggi, secondo la legge alla quale si è fatto riferimento nella sentenza, gran parte della comunicazione in rete potrebbe essere considerata "stampa clandestina".
Tutto può a questo punto essere definito in qualche misura clandestino nella rete italiana, qualsiasi manifestazione del pensiero non correttamente bollinata lo è, qualsiasi appunto redatto su un blog, qualsiasi cosa che abiti anche solo pochi secondi dentro la grande rete.
Il mondo si evolve, cambia il modo di comunicare, ma le leggi italiane stentano a capire i cambiamenti.
Mantellini attacca Giulietti, coautore della legge cui si fa riferimento nella sentenza contro Carlo Ruta.
Conclude l'articolo:
Il risultato è comunque sotto i nostri occhi ed apre la strada ad altre prossime iniziative simili: questo paese ha una legge dello Stato capace di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non preventivamente autorizzati.
Lo dicevamo sette anni fa, lo ripetiamo oggi.
Internet in Italia è oggi tecnicamente clandestina. Lo sarà fino a quando non scompariranno dalla scena i vari Bonaiuti, Giulietti, Chiti, fino a quando Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi non torneranno alle loro rispettabili professioni, fino al momento in cui non cambierà radicalmente la comprensione dello scenario della nuova informazione mediata da Internet, che in troppi vogliono adattare a forza ad un mondo vecchio che sta scomparendo.
Si tratta di sforzi inutili ma ci vorrà altro tempo per capirlo.
Sicuramente la legge, firmata anche da Giulietti, ha delle pecche. Ma il punto è che si è oscurato il blog per quello che diceva, non per essere un blog in se.
Abbiamo un problema di adeguamenti legislativi per internet ma anche di libertà di informazione. Battaglia su cui Articolo 21 (e Beppe Giulietti) sono impegnati da tempo.
Perchè è vero che Giulietti è stato relatore della legge, ma come riporta Andrea Sacchini sul suo blog:
E veniamo a Giuseppe Giulietti, relatore del disegno di legge, che in un'intervista a Wayvision dice:
"Questa legge prevede che solo e soltanto chi vuole accedere con la propria attività imprenditoriale ai benefici fiscali, cioé al credito d'imposta, deve registrarsi in Tribunale.
Chi ha un proprio sito 'personale' o anche chi comunque lo aggiorna
periodicamente, ma non è interessato ai benefici, non deve registrarsi da
nessuna parte".
Anche Giulietti fa qualche confusione tra i due registri, ma
è interessante un'altra sua affermazione:
"Ho fatto immediatamente richiesta, e spero che ciò avvenga al più presto, di una circolare esplicativa e ufficiale da parte della Presidenza del Consiglio, da diffondere in rete e sugli altri mass media, per mettere fine a tutta questa storia".
Ovviamente, della suddetta circolare non si è mai vista neppure l'ombra [..]
Giulietti poi rilasciò un comunicato dove spiegava:
"E non c'è nessun rischio per le cosiddette attività amatoriali e per
le libere attività già in atto nella rete. Non c'è mai stato il problema di
ridurne la libertà e il loro raggio di azione. In ogni caso, siccome non si può
mettere in discussione la libertà della rete, ribadisco che ci sarà immediatamente un chiarimento autorevole e definitivo per ogni allarme e per ogni paura ingiustificata." (fonte)
