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24 maggio 2022

Report – la pista nera di Capaci (e il vaccino cubano e la trap)

A 30 anni dalla strage di Capaci Report dedica il servizio di questa sera per seguire piste inedite sui mandanti e sui responsabili, vecchie conoscenze dell'eversione nera.

Un servizio poi sul vaccino cubano e nell'anteprima, un servizio dedicato alla trap

LA TRAPPOLA di Chiara De Luca

A parlare di rap Fabri Fibra, 1 milione di copie vendute, uno dei pilastri del rap: oggi il messaggio del rap, sopra le righe, viene più accettato, ma solo perché fa guadagnare.
La trap è un sottogenere, dove si lavora sugli effetti, anche sulla voce di chi canta: nasce in America ad Atlanta, il nome nasce da “trappola”, quella dentro cui si rischia di rimanere bloccati.

Nei testi si parla di soldi, di donne come oggetti, i poliziotti sono sbirri: come il rap, anche la trap racconta cosa c'è fuori, attirando anche l'attenzione delle mafie.
La musica crea consenso, come per i neomelodici, può essere usate dalle mafie per raccogliere consenso: come per Manuel Di Silvio, arrestato per droga, come Samuel Casamonica, a Spinaceto.
Come Nico Panghetta nasce come cantante neomelodico per diventare un trapper famoso in tutta Italia: nelle canzoni si parla dello zio arrestato per droga, viene oggi accusato di cantare la mafia, di farne apologia.

A Rosarno sta spopolando un cantante che si fa chiamare Glock 21: la Glock, i gioielli mostrati nei video, i fucili mitragliatori nei video, sono messaggi chiari.

C'è un gruppo che si chiama P38 e inneggia alle BR, parla nelle sue canzoni del rapimento Moro: sono stati denunciati da un figlio di una vittima delle BR, per pagarsi le spese legali hanno fatto una raccolta fondi, ma sapranno chi sono state veramente le Brigate Rosse?

Bruno D'Alfonso, il denunciante, è stato minacciato dopo aver depositato la denuncia.

C'è un fenomeno che sta degenerando: la politica si sta muovendo, coi suoi tempi, per evitare che giovani che non hanno completa conoscenza delle mafie o dei terroristi, esalti le gesta della criminalità anche in modo non pienamente consapevole.


LA BESTIA NERA di Paolo Mondani

A 30 anni dalle stragi del 1992, Capaci e via D'Amelio, le ultime piste investigative mostrano che gli uomini dell’eversione di destra, dei depistaggi e degli apparati deviati dello stato, della massoneria piduista potrebbero non essere estranei a quelle stragi. E iniziamo a scorgere il volto dei mandanti, ben oltre il volto di Totò Riina.

Sono le menti raffinatissime di cui parlava Falcone col giornalista Saverio Lodato: nell’intervista diceva anche altro “ho l’impressione che per comprendere le ragioni che hanno portato qualcuno a decidere e a pensare di eliminarmi bisognerà pensare all’esistenza di centri occulti di potere in grado di orientare certe azioni della mafia.”

Giuseppe Lombardo, un magistrato che ha indagato sulla ndrangheta stragista, aggiunte un altro pezzo: “io le dice sinceramente che si deve abbandonare una ipocrisia di fondo, che spesso ruota attorno al concetto di zona grigia, che è un concetto che non mi convince. Io sono convinto che il grigio in questo caso è una sfumatura del nero. E il nero è mafia. ”

Ecco, quell’antistato emerge anche dietro i delitti eccellenti che fino ad oggi abbiamo addossato alla mafia, alle stragi del 1992-1993: esistono delle connessioni con lo stragismo di destra responsabile delle bombe degli anni settanta, stragi fatte in collaborazione con esponenti della P2 e dei servizi segreti al nord.

Ed è per questo – spiega nel servizio l’ex magistrato Scarpinato – che la corte d’Assise di Bologna cita Falcone, il quale in una audizione alla commissione parlamentare antimafia del 1988 dice “forse dovremmo rileggere tutta la storia italiana.”

Falcone era rimasto impressionato dall'omicidio di Piersanti Mattarella, il politico DC che stava cambiando la politica regionale: secondo il magistrato non era solo la mafia responsabile della sua morte, dietro vedeva la massoneria di Gelli e come autori i Nar.
Massoneria e destra eversiva avrebbero avuto un ruolo anche negli altri delitti eccellenti in Sicilia: sono gli stessi responsabili della strage di Bologna, come è emerso dalle ultime indagini.

Dopo la morte di Falcone non si è riletta la storia italiana ma leggendo le carte emerge una storia straordinaria: da vecchi archivi emergono verbali mai considerati come quelli del pentito Lo Cicero, autista di un boss mafioso. Pochi mesi prima della strage aveva confidato all'ex brigadiere Giustina su come catturare Riina.
L'informativa di Giustini se fosse stata presa in considerazione poteva evitare la strage? Forse, in ogni caso Riina verrà catturato a gennaio del 1993, mentre Lo Cicero continua a fare da confidente ai carabinieri.
Il boss di cui Lo Cicero era autista era Mariano Troia: era un personaggio mafioso vicino alla destra, in quei mesi avrebbe incontrato anche Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale. Di Delle Chaie aveva parlato anche la fidanzata di Lo Cicero: era stato visto perfino a Capaci, prima della strage.

Delle Chiaie aveva avuto rapporti coi servizi e con la massoneria: Vinciguerra, in carcere dove è detenuto, ha esposto i dubbi sulle sue vicinanze con la mafia, “l'estrema destra non è mai stata una forza opposta allo stato, ma una forza per fare le cose che lo stato non poteva fare.”

Avanguardia Nazionale era una organizzazione per raccogliere le informazioni, che poi affluivano ai servizi segreti – racconta Vinciguerra.

Alberto Lo Cicero, il confidente, avrebbe accompagnato Delle Chiaie a Capaci come se fosse un sopralluogo per preparare la strage: l'ex compagna di Lo Cicero lo ha raccontato a Mondani, aggiungendo che Delle Chiaie avesse un ruolo di intermediario tra la mafia e “quelli di Roma”.

Lo Cicero avrebbe incontrato anche Borsellino, dopo la strage di Capaci: al magistrato avrebbe raccontato di Delle Chiaie, di averlo visto a Capaci, dei contatti Roma Palermo tenuti da Delle Chiaie. Forse Borsellino sapeva già queste cose, aveva già il quadro.

Per questo avrebbe poi convocato il brigadiere Giustini, Borsellino, poco prima della sua morte in via D'Amelio.

Raccogliendo la confidenza di Lo Cicero, il brigadiere Giustini era sulla pista giusta, sulla strage di Capaci e poi per la pista che da Biondino avrebbe portato a Riina. Ma le sue informazioni sono rimaste lettera morta.

Il 19 maggio 1999 il magistrato Chelazzi interrogò il collaboratore Sparacio, anche lui parlò del ruolo di Delle Chiaie come suggeritore della strage di Capaci e poi degli altri obiettivi storici.

Nel 1969 Delle Chiaie, assieme a Borghese e Concutelli, sarebbe andato in Aspromonte per portare le sue competenze alla ndrangheta, all'indomani del golpe Borghese e dei moti di Reggio Calabria. Ma ebbe un ruolo anche nella stagione delle leghe meridionali.

Il fenomeno del leghismo meridionale, esploso negli anni tra il 1990 e il 1992, è stato studiato anche dall’ex procuratore aggiunto Roberto Scarpinato

“C’era una connessione molto stretta tra un progetto politico iniziale che era quello di creare un nuovo soggetto politico, la Lega Meridionale, che doveva agire di concerto con la Lega Nord per creare un’Italia federale nell’ambito del quale il sud doveva essere lasciato alle mafie. E la strategia stragista di destabilizzazione. Ce lo dicono vari collaboratori di giustizia che ci definiscono appunto che questo progetto fu discusso segretamente nel 1991, in tutti i suoi dettagli, e che dietro questo progetto c’erano Gelli, la massoneria deviata, esponenti della destra eversiva i quali avevano consigliato di rivendicare la strage con la sigla di Falange Armata.”

La storia di quegli anni, tra fine anni 80 e inizio anni ‘90, la ricorda bene Antonio D’Andrea, vice segretario della Lega Meridionale centro sud e isole (una tra le più importanti leghe nate in quegli anni a cavallo tra prima e seconda repubblica) – a cui si iscrissero Licio Gelli (venerabile della P2), Vito Ciancimino (il più politico dei mafiosi – così lo descrisse Falcone) e il figlio di Michele Greco (il “papa” di cosa nostra) e Pino Mandalari, il commercialista Riina: obiettivo di questa Lega era dividere e destabilizzare l’Italia, in un piano che avrebbe portato ad un’Italia federale divisa in tre, col sud di fatto lasciato nelle mani della mafia.

Un’ipotesi fantasiosa oppure un piano politico condiviso perfino ai piani alti dello Stato?
“Questo progetto di dividere l’Italia non era un progetto massonico” - spiega a Mondani D’Andrea – “non era un progetto estraneo allo Stato, era un progetto nato e partorito nato e partorito all’interno della vita politica italiana e istituzionale, quindi di vertice.”
Un progetto inizialmente appoggiato da Giulio Andreotti e Francesco Cossiga:

Appunto, quindi parliamo del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio.”

Perché Delle Chiaie era interessato al progetto?

Perché anche lui aveva avuto disposizioni dai vertici dello stato.
Una nazione si può unire con la forza ma si può dividere anche con la forza.

Dopo le leghe per dividere l'Italia, nascono altre leghe, quella pugliese, quella marchigiana, quella siciliana, tutte fondate dal legale di Delle Chiaie Menicacci, mentre Delle Chiaie fonda una nuova Lega di tutte le leghe.
Tutti impazziti per il leghismo, come mai?
Chi andava ad incontrare Delle Chiaie in Sicilia?
Secondo D'Andrea, Delle Chiaie andava in Sicilia a trovare gente da usare, carne da macello.

Qual è il contesto che porta all’uccisione di Giovanni Falcone e poi di Paolo Borsellino?
“Lo Stato, quando non sa cosa dire, escono sempre fuori i servizi segreti deviati. I servizi segreti deviati per definizione non possono esistere e non esistono, i servizi segreti agiscono in base agli ordini che ricevono dai ministri di riferimento e dalla presidenza del Consiglio. Per cui l’omicidio di Falcone non può che essere stato concepito all’interno del governo e delle più alte sfere istituzionali. ”

Le stragi del 1992 e 1993 come le stragi della strategia della tensione?
Erano gli anni della caduta del muro, di Tangentopoli, della crisi dei partiti che avevano governato l'Italia, tra cui quelli di riferimento della mafia. C'era anche il problema dei pentiti, il bisogno di trovare nuovi referenti politici. C'era il rischio che la sinistra vincesse le elezioni, non c'era più lo spauracchio dei comunisti.

Così la mafia si mette in un viaggio politico assieme alla massoneria e a pezzi dell'estrema destra: sullo sfondo di questo viaggio ci sono Miglio, l'ideologo della Lega, Andreotti e Gelli.
Delle Chiaie fonda la Lega Nazional Popolare, Menicacci il suo avvocato ne fonda altrettante.

Se tutte queste testimonianze, racconti, fossero confermati, emergerebbe il ruolo di ispiratore della strategia stragista da parte di Delle Chiaie, strategia inizialmente decisa già nel 1991, con le stragi da attribuire ad una sigla, Falange Armata, che porta a Gladio.

Al processo sulla Trattativa Stato mafia è emerso il ruolo di uomini dello stato nella strage di Capaci: persone come Peluso, uomo dei servizi, di cui parla il pentito Pietro Riggio.
Un uomo chiamato dallo stato per fare delle “pulizie”, per fare pulizia di persone che davano fastidio allo stato. Marianna Castro, la fidanzato, racconta che con lei Peluso avrebbe confidato che Falcone sarebbe stato ucciso dai servizi e non dalla mafia.

L'esplosivo usato a Capaci sarebbe stato “rafforzato” con pentrite, un esplosivo di origine militare. Pietro Riggio, sempre al processo sulla trattativa, racconta di un tentativo di uccidere il giudice Guarnotta nel 2001, nei mesi in cui quest'ultimo indagava su Dell'Utri.

Sempre Marianna Castro parla di “faccia da mostro”, Giovanni Aiello, che era superiore di Peluso, dentro una struttura che aveva a capo l'ex Sisde Contrada: Mondani ha ascoltato l'ex funzionario del Sisde Contrada, prima condannato per mafia e poi assolto dalla corte di giustizia europea. Forse, racconta Mondani, la verità sulla strage l'avevamo davanti sin dall'inizio senza vederla.

Paolo Mondani è andato ad Alcamo ad incontrare un bandito-poliziotto, chiamato così perché restio a seguire le regole, di nome Antonio Federico: sulla base delle indicazioni ricevute da un confidente nel 29 settembre 1993 in una casa di Alcamo trovò un tesoro, una santabarbara detenuta da due carabinieri. Esplosivi, pistole, fucili e una cassetta col simbolo delle radiazioni: nella seconda perquisizione, il giorno dopo, la cassetta era sparita.
I due carabinieri sono stati condannati ad una pena lieve, come fossero dei collezionisti di armi: il poliziotto, nel mentre dei controlli, ebbe la sensazione che i carabinieri fossero in contatto coi servizi.
Nella provincia di Trapani – racconta Scarpinato – era presente Gladio e quell’arsenale scoperto da Antonio Federico (di cui non si scoprì mai la provenienza) fosse proprio un deposito della Stay Behind italiana.

Nella casa viene trovata anche una foto di una donna sorridente. Racconta il poliziotto: “il confidente mi dice di far vedere la fotografia nell’immediatezza della perquisizione, ai presenti, che erano quasi duecento, tra poliziotti e carabinieri, compreso il generale Cancellieri. Il significato di far vedere la foto non l’ho mai capito, il senso era chi deve capire, capirà. ”

Questa foto, che sparisce e poi riappare nei verbali dopo 29 anni, ritrae una giovane donna che solo oggi è diventata un elemento di prova per la procura di Firenze.

Nella foto viene riconosciuta Rosa Belotti, imprenditrice con qualche precedente penale, ora accusata di essere coinvolta nell’attentato di via Palestro a Milano del 27 luglio 1993. E forse anche in quello di Firenze del 27 maggio. La Belotti si è riconosciuta nella foto ma ha dichiarato di non avere nulla a che fare con le stragi.

La fonte segnala anche l'esistenza di un bunker dentro una villa nella campagna di Alcamo: dentro trova una struttura, come gli strumenti a bordo di un aereo e poi armi.
Nell'appostamento davanti la villa bunker, situato vicino ad una pista di atterraggio, l'ex poliziotto ha riconosciuto Giovanni Aiello, “faccia da mostro”.
La sua fonte gli aveva parlato di un summit politico mafioso: la perquisizione che doveva essere fatta nell'imminenza dell'incontro non fu poi fatta.

“Io penso che ci sia un secondo stato parallelo” – è la conclusione dell’ex poliziotto a Mondani – “la criminalità organizzata è pilotata comandata gestita da queste persone.”

Alcamo, Gladio, il centro Scorpione di Trapani, gli incontri tra i gladiatori e i mafiosi.
Ciampi nel 1991 voleva sciogliere il settimo reparto del Sismi, ovvero Gladio, ritenendoli responsabili delle bombe: gli orfani della guerra fredda non volevano essere messi a riposo e soprattutto non volevano essere messi sotto condanna dallo stato.
Questo spiega le bombe del 1993 fino alle due scoppiate nel luglio 1993 quando, sono le parole di Ciampi, si ebbe il timore di un colpo di stato.
Era un primo ricatto allo stato dei gladiatori. A cui seguì il ricatto di Matteo Messina Denaro, custode di altrettanti segreti con cui tenere sotto scacco un pezzo dello stato?

Del ruolo dello stato dentro le stragi del 1992-93 e dei delitti politici degli anni '80 aveva parlato per primo il collaboratore Luigi Ilardo, ucciso pochi giorni prima di iniziare il programma di protezione.

Massoneria, Gladio, mafia, la destabilizzazione: nel 1984 Falcone fu intervistato da un giornalista brasiliano. Il giudice voleva avere maggiori informazioni sulla P2, di cui il giornalista aveva parlato con Buscetta in carcere.
Il giornalista, cercando notizie sulla P2, si imbattè sulla Bafisud, la finanziaria di Ortolani, piduista anche lui, ritenuto uno dei mandanti della strage di Bologna.
Al giornalista arrivarono confidenza per cui l'opera di destabilizzazione nei confronti del governo Alfonsin, nel 1983, era opera della P2.

LA corte d'Assise di Bologna ha condannato lo scorso aprile Paolo Bellini, uomo della destra eversiva, collegato ai servizi: nel 1991 è presente ad Enna nel periodo in cui i vertici della mafia si sono riuniti per decidere del progetto di destabilizzazione del paese attraverso le stragi e la creazione di un nuovo soggetto politico.
Nel 1992 lo stesso Bellini assieme a Gioè inizia una sua trattativa con lo Stato: Bellini propone di fare attentati contro monumenti per mettere in ginocchio lo stato.

Ritroviamo, a distanza di anni, gli stessi personaggi: la P2, Gelli, Bellini, l'estrema destra. I soldi da Gelli verso gli esecutori della strage, un documento nascosto per anni grazie al ricatto di Gelli allo stato (il documento “artigli” del 1987) e al capo della polizia Parisi.

Della vicinanza di Gelli coi servizi ne parlò, in un passato servizio, l'ex generale Notarnicola: a Report ha raccontato delle strategie di egemonia americane, passate dai colpi di stato ad intossicazione delle istituzioni dall'interno e alla destabilizzazione con le stragi.
Era la dottrina Westmoreland: il tramite in Europa per questa strategia – racconta Notarnicola – era Gelli.

Mostri: come i mostri dentro villa Palagonia, corpi deformi, animali mitologici, statue ritenute portatrici di un potere malefico.

Come i mostri che ci circondano e che vollero queste stragi.
La retorica delle commemorazioni ha deformato la storia – racconta Mondani - siamo incapaci di ricordare, conviviamo con una manipolazione della realtà: ecco perché villa Palagonia è così moderna, questo luogo rappresentò una clamorosa critica dei potenti e ci fa vedere i mostri.

Forse dobbiamo iniziare a leggere e vedere la nostra storia con occhi diversi, perché senza la conoscenza del passato, non potremmo controllare il nostro futuro.

Chi controlla il passato, controlla il futuro – Orwell 1984.

25 gennaio 2022

Report – il cuore segreto dello Stato e l'aroma nelle sigarette

Gli aromi nel sigarette

Nelle sigarette si aggiungono degli aromi naturali che, per il loro sapore, possono portare alla dipendenza dei consumatori che rischiano maggiormente di contrarre le malattie generate dal fumo: la legge italiana è ambigua sui limiti degli aromi, vaniglia, mentolo, cacao, l'aroma non deve essere “caratterizzante”.

La battaglia per disincentivare il fumo, per diminuire le morti per tumore e anche i costi per il sistema sanitario, passa per la parola caratterizzante. E nel frattempo sul mercato proliferano gli accessori per le sigarette per tutti i gusti: filtri al mentolo, cartine al mentolo, palline che si inseriscono dentro il filtro della sigaretta.. Basta stare ai margini della legge, vendere separatamente sigarette e filtri col mentolo da inserire nel foro.

Chi controlla queste sigarette? Dovrebbe farlo l'agenzia delle dogane, che è consapevole che si sta aggirando la legge, hanno bloccato le sigarette con gli aromi troppo “caratterizzante”, facendo delle analisi sensoriali, che si basano su delle linee guida non ancora normate.

E le multinazionali? Minimizzano, negano, smentiscono. Il mentolo è presente ma non nelle concentrazioni rilevate dai giornalisti, come Report. E l'Europa non ha il coraggio di smentirle o bloccarne i profitti.

La strage di Bologna – il venerabile ricatto di Paolo Mondani

Mentre si elegge il capo dello Stato, Report col servizio sulla strage di Bologna, è entrata dentro uno dei più brutti segreti dello Stato con un'intervista al generale del Sismi Pasquale Notarnicola pochi giorni prima di morire.

Si parla della bomba alla stazione di Bologna, della manovalanza nera, dei finanziamento di Licio Gelli che avrebbe pagato 5ml di dollari per organizzare la strage: questa è l'ultima clamorosa novità sulla strage emersa due anni fa, da cui parte l'inchiesta di Report che lega assieme Bologna con l'omicidio di Piersanti Mattarella, stessi mandanti, stessi assassini.

Sono omicidi politici, quelli di Mattarella e di altri politici sull'isola, voluti da pezzi dalla DC, su cui la mafia ha dato il beneplacito. Omicidi compiuti dai neofascisti, i NAR, usati inconsapevolmente per compiere stragi e delitti eccellenti.

Dopo cinque processi, la verità su Bologna (e altre stragi) è ad un passo dalla verità, anche grazie alla digitalizzazione degli atti: si sono individuati 4 mandanti, la P2 di Gelli con Ortolani, il direttore del Borghese Tedeschi e il direttore dell'ufficio Affari Riservati Federico Umberto d'Amato.

Non pagheranno mai perché sono già morti, mentre i responsabili sono stati già condannati, Mambro, Fioravanti, Ciavardini e, solo in primo grado, di Cavallini.

Da un filmato, girato nei minuti attorno alla strage, emerge un volto: è quello del neofascista Paolo Bellini, killer della ndrangheta, collaboratore dei servizi, già indagato e poi prosciolto per la strage.

La strage di Bologna, 41 anni fa, è come un labirinto, racconta nel servizio Paolo Mondani: arrivati al centro del mistero, nel punto più oscuro del nostro passato, inizia il ritorno alla luce.

Al processo in corte d'Assise, la signora Bonini riconosce nel video girato da un turista svizzero nei minuti attorno alla strage, il marito, Paolo Bellini.

L'alibi di Bellini era basato sulle dichiarazioni proprio della moglie e ha tenuto botta per anni: il video, girato in super 8, è stato trovato dall'avvocato di parte civile delle vittime della strage nell'archivio di Stato.

Analizzandolo, i consulenti si sono imbattuti in un volto compatibile con quello di Bellini e secondo la procura generale è lui il quinto uomo della strage: in carcere nel 1981 conobbe in carcere Nino Gioè, attentatore della strage di Capaci, anni dopo imbastisce per lo stato (i carabinieri del Ros di Mori) la trattativa con i corleonesi.

Oggi si difende dicendo che, anziché 500ml, avrebbe chiesto miliardi, per quella strage.

Mio padre in una parola? Il diavolo .. così parla il figlio, riferendosi al padre, perché con Bellini non c'è da scherzare.

Bellini era veramente infiltrato nella mafia, per conto del Ros, per cercare di catturare qualche mafioso, oppure il suo compito era inoculare nei mafiosi quella strategia a suon di bombe contro le opere d'arte, le bombe a Roma e a Firenze del 1993?

Nino Gioè, dopo la cattura, si uccide in carcere (morte su cui Loris D'Ambrosio, ex giudice dell'alto commissariato antimafia aveva dei dubbi).

Il delitto Mattarella

Il servizio di Mondani si sposta in Sicilia, località Trefontane, pochi giorni prima della strage: Mambro e Fioravanti erano in vacanza dall'amico Ciccio Mangiameli (di Terza Posizione), che poi uccisero nel timore che quest'ultimo volesse denunciarli, perché voleva dissociarsi dai Nar.

L'ipotesi è che Fioravanti si fosse vantato, con Mangiameli, di aver ucciso Piersanti Mattarella e dunque, con la sua scelta di dissociarsi, poteva diventare un pericolo.

Sui legami tra i NAR e l'omicidio Mattarella lavorò Falcone che nel 1989 interrogò l'estremista di destra Alberto Volo: a Falcone aveva raccontato che l'omicidio di Mattarella era stato fatto da Fioravanti su volontà di Gelli che voleva bloccare l'apertura a sinistra della DC.

Falcone era assillato da Gladio, dai contatti tra mafia e massoneria, dai mandanti esterni alla mafia dei delitti politici: secondo l'ex giudice Scarpinato, è stato questa ossessione ad averlo consumato.

Volo, prima di morire, parla anche della strage di Capaci, del dubbio che aveva Borsellino secondo cui non era stata la mafia a premere il bottone.

Falcone, sentito dall'antimafia nel 1990, aveva risposto alle domande dei parlamentari che chiedevano conto degli omicidi politici: Falcone era convinto della pista nera sull'omicidio Mattarella e che secondo lui era stato eseguito da Valerio Fioravanti (riconosciuto anche dalla moglie dell'ex presidente).

Ai magistrati, Alberto Volo parlò anche di una struttura segreta (che assomigliava molto a Gladio), di aver incontrato, dopo la strage di Falcone, anche Borsellino e quest'ultimo aveva capito che dietro quella strage non c'era solo la mafia: forse è questo il motivo per cui era così importante mettere le mani sulla sua agenda rossa, dove forse aveva appuntato i suoi dubbi.

Ciavardini e Valerio Fioravanti sono stati assolti dall'accusa di essere gli assassini di Mattarella: a processo, la moglie del politico siciliano, fa il suo nome, era lui l'assassino. Anche il fratello Cristiano, collaborando con la giustizia, aveva accusato Valerio, ma poi, per le pressioni ricevute, decide di non fare più il nome del fratello.

Con la condanna di Cavallini (in primo grado) il nome di Fioravanti come assassino di Piersanti Mattarella ritorna: ma perché la mafia si sarebbe servita di due neofascisti?

I rapporti tra mafia ed estremismo risale dai tempi del golpe Borghese, dall'evasione del neofascista Concutelli, che aveva ucciso il giudice Occorsio, che a Roma aveva iniziato ad indagare sull'estrema destra.

Concutelli era massone, della loggia Camea, come massone era anche Stefano Bontade: quest'ultimo faceva parte di una loggia segretissima, articolazione della loggia p2 di Gelli.

I corleonesi, che non erano d'accordo con la sua decisione di creare una super loggia, decidono di ucciderlo, ma alla fine anche loro entrano in una loggia massonica.

Roberto Scarpinato racconta a Paolo Mondani dello scontro all'interno della DC che, all'indomani del congresso del 1980, dove si stava per eleggere Piersanti Mattarella ai vertici del partito: Mattarella poteva portare avanti la linea politica di apertura a sinistra della DC, secondo la strada voluta da Aldo Moro.

Delitto politico, dunque quello di Mattarella: la mafia diede solo l'assenso, commenta un ex dirigente della DC siciliana.

La verità sul delitto Mattarella può aiutare a trovare quella sulla strage di Bologna: i magistrati hanno rivisto le motivazioni del proscioglimento di Fioravanti sul delitto Mattarella.

Il finanziamento di Gelli

Dopo 40 anni emerge un pizzino trovato dentro il portafoglio di Gelli: erano appunti di movimenti bancari, nel frontespizio c'era scritto Bologna e una intestazione di un conto UBS in Svizzera. Soldi che da Gelli arrivano ai mandanti e agli esecutori della strage: 5ml di dollari in totale (pagati fino al 1981, anno in cui vengono scoperte le liste della P2), di cui 850mila dollari verso Umberto D'Amato, direttore dell'ufficio Affari Riservati e 250mila dollari al senatore Tedeschi.

Soldi da Gelli, provenienti dall'Ambrosiano, arrivano anche alla Odal 1, società facente capo ad Avanguardia Nazionale.

C'è una sequenza di eventi, che mette assieme i NAR e Avanguardia Nazionale:

27 novembre 1979 Carminati e Dimitri rapinano la Chase Manhattan Bank a Roma

14 dicembre 1979 il giudice Mario Amato fa sequestrare un deposito di armi e esplosivi che fa riferimento ai Nar e a Carminati e Dimitri. Nello stesso palazzo ha sede il giornale di Tilgher.

23 giugno 80 omicidio di Amato, da parte dei Nar Ciavardini e Fioravanti.

2 agosto 80 la strage di Bologna.

Mondani ha intervistato Adriano Tilgher che, di fronte alla ricostruzione di Report sui legami dei neofascisti con la strage, parla di ricostruzione faziosa, la sua formazione era stata sciolta in quegli anni.

Ma è Vincenzo Vinciguerra che risponde a Tilgher: Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale nonostante lo scioglimento hanno continuato a lavorare alle loro strategie eversive.

“Ordine nuovo, Avanguardia nazionale, Europa e civiltà hanno marciato divisi ma colpito uniti” racconta oggi Vincenzo Vinciguerra, uno dei pochi pentiti di Ordine Nuovo, “questi non hanno deciso la strage di Bologna, l'hanno eseguita e basta ..”

E' sempre Vinciguerra a parlare: se c'era qualcuno a Bologna presente (oltre ai NAR), poteva essere Massimiliano Fachini, neofascista e vicino ai servizi, indagato anche lui per la strage e poi assolto, come assolto è stato anche Paolo Signorelli.

Erano quelli che li guidavano – dice oggi Vinciguerra di Signorelli e Fachini: Mambro e Fioravanti erano solo manovalanza.

Come mai quel documento, trovato dentro il portafoglio di Gelli, è rimasto nascosto per anni?

Perché Gelli ricattava pezzi dello stato: il legale di Gelli, in un documento portato poi a Parisi capo della polizia, dice che se gli inquirenti continuano ad attribuire a Gelli le stragi, poi questo tirerà fuori gli artigli.

Si ritorna a parlare di servizi deviati, di strategia della tensione: vicini ai servizi era Bellini, come lo erano Signorelli e Fachini, entrambi di Ordine Nuovo.

Bellini aveva appoggi da parte di esponenti dell'Msi, forse era un infiltrato dei servizi, come lo erano tanti altri esponenti dell'estrema destra. Come esistevano anche rapporti tra Fioravanti e Gelli, altro che rivoluzionari contro lo stato.

Di quanti segreti era custode Gelli da poter ricattare lo Stato italiano? Parte dei suoi fascicoli se li era portati a Montevideo, alcuni dei quali se li erano presi i servizi americani, anche loro interessati ai suoi misteri.

Misteri come la strage di Bologna, come la strage dell'Italicus, come la bomba sul treno di Natale del 1984.

Stragi organizzate da una struttura di estrema destra, gestita dal comando FTASE della NATO a Verona: queste sono le parole dell'ufficiale dei carabinieri Massimo Giraudo al processo di Bologna.

Le bombe le hanno messe i fascisti, ma i burattini erano la P2, Federico Umberto D'Amato, Rauti fino ad arrivare Guerin Serac, a capo dell'agenzia Aginter Press, voce della strategia eversiva atlantista, ferocemente anticomunista.

Tornano nomi della strategia della tensione: Carlo Maria Maggi, che eseguiva gli ordini di Rauti, Marcello Soffiati, Stefano delle Chiaie. Tutti in contatto con la CIA, con personaggi come Jesus Angleton, plenipotenziario della CIA in Italia nel dopoguerra.

E poi Federico Umberto D'Amato, capo dell'ufficio affari riservati, fondatore del club di Berna, amico di Angleton, piduista, amico di Mario Tedeschi, direttore del Borghese.

L'ufficio bombe, era definito così da Avanguardia Nazionale, l'ufficio di D'Amato.

Era uno che non si lasciava usare, anzi, usava...” racconta oggi il figlio.

Nel suo piano di rinascita nazionale, contenuto i una borsa e sequestrato dai finanzieri a Fiumicino, si parla dell'occupazione da parte dei piduisti dei gangli dello Stato, ma tra le carte sequestrate anche la direttiva Westmoreland: era un modo di Gelli di far arrivare allo stato il messaggio, guardate che io so, posso parlare.

Strani legami emergono anche dal delitto Moro: in via Gradoli, nel covo delle BR, si trovavano appartamenti di proprietà dei servizi e anche uno affittato ai NAR, da un immobiliarista che si chiama Domenico Catracchia. Immobiliarista vicino al capo della polizia Vincenzo Parisi, negli anni in cui si parlava di servizi deviati ma che in realtà seguivano altre direttive.

Il racconto del generale Notarnicola

In questi servizi lavorava il generale Notarnicola, nel Sismi dal 1978 al 1983: a Mondani ha raccontato dei quattro depistaggi della strage di Bologna ad opera del suo superiore Santvito, direttore del servizio. Il primo è stato quello a pochi minuti dalla bomba, quando il direttore parlava già di una caldaia esplosa.

Secondo depistaggio è stato bloccare un neofascista, Narni, che voleva deporre dai magistrati riportando la voce secondo cui la bomba era stata messa dai romani.

Terzo depistaggio un libro sulla bomba e infine il quarto, con l'esplosivo fatto ritrovare sul treno Taranto Milano.

Belmonte, Santovito del Sismi furono condannati assieme a Gelli per depistaggio: l'obiettivo era portare l'opinione pubblica lontana dall'idea che la strage fosse stata fatta da neofascisti italiani. La Gladio illegittima, che si nascondeva dietro la Gladio legittima, nata in funzione anticomunista.

Sono le ultime parole del generale Notarnicola, testimone dei depistaggi del Sismi: chi ha fatto questi depistaggi è anche il mandante della strage, altrimenti perché organizzarli?

Il giudice Leonardo Grassi racconta che tutte le forze che avevano combattuto il comunismo in modo non ortodosso, dopo la caduta del muro di Berlino, non potevano non essere salvati.

Perché quella strage? C'era da distrarre il paese dall'abbattimento dell'aereo Itavia sul Tirreno, Ustica. C'era Gelli che doveva salvarsi dai magistrati che stavano indagando sul crac dell'Ambrosiano. C'era da bloccare per sempre l'apertura a sinistra della DC.

Ma dopo quarant’anni, possiamo dire che arrivare alla verità sulla strage darà giustizia alle vittime? A che serve la verità dopo 40 anni, chi sono i vincitori e chi sono i vinti?