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02 giugno 2018

2 giugno 2018 - E' finito il tempo dei popcorn


Che fare ora? Attendere le prime mosse del governo giallo-verde (o giallo blu) Salvini DiMaio oppure iniziare subito dargli addosso?

Alcuni ministri, tra cui lo stesso Salvini, non hanno aspettato per mettersi in mostra: Fontana, ministro della famiglia, che non contempla famiglie arcobaleno.
Che considera l'aborto un omicidio.

Cosa ne penserà di una persona che spara alle spalle ai ladri che ti sono entrati in casa, il ministro Fontana?
E cosa faranno ora gli altri colleghi dell'esecutivo? Smantelleranno le riforme messe in atto in questi anni: Fornero, buona scuola, l'obbligo dei Vaccini?

Oggi sono tutti sorrisi e pacche sulle spalle, tra leghisti e grillini: vedremo se, passate le prime settimane dove forse ci si occuperà di vitalizi e di tagli alle spese, avremo ancora lo stesso clima.
Quando si inizierà a toccare temi delicati come giustizia, lavoro (articolo 18 si o no), le nomine Rai, le telecomunicazioni (argomento caro a Berlusconi che rimane alleato di Salvini nelle regioni).

Le prime scintille porteranno alla rottura del contratto di governo o prevarrà l'attaccamento alla poltrona? Considerando che per entrambi i padri di questo governo è la loro prima volta nella stanza dei bottoni (e chissà se ci saranno altre possibilità), viene da pensare che cercheranno un compromesso.
E che faranno le opposizioni?
Berlusconi è rimasto solo e senza un governo amico non ci sa stare, un governo che lo aiuti con le sue aziende.
E a sinistra? Il PD continuerà a lanciare l'allarme fascismo?
Farà i conti con gli elettori persi e finiti proprio nei 5 stelle?
Perché se siamo arrivati a questa situazione è proprio perché nel passato il concetto di destra e sinistra è stato già superato.
Con la legge di legittima difesa targata PD.
Con la riforma del lavoro (e ora si ricordano del salario minimo e dei ryder).
Con il decreto Minniti e la sua lotta alla criminalità percepita.
Con lo strizzare l'occhio a Marchionne che ha fatto di più per i lavoratori che non i sindacati.
Per scoprire ora che FCA è sempre meno italiana e che si concentrerà nel settore delle auto di lusso. Americane.

No, direi che non è più tempo di popcorn.
Almeno per me, il mio posto rimane l'eterna opposizione.
Il nuovo governo comincia dal cambio di rotta repentino su Mattarella, impeachment e attacco alla democrazia. Ma in realtà stiamo tutti poco bene.

01 giugno 2018

I mercati si sono calmati (forse)

Basteranno dei grillini alle infrastrutture, alla salute e alla giustizia, ad equilibrare il resto di un esecutivo, ben piantato a destra?
Se è stato sufficiente un Savona all'Economia a spaventare i mercati, il nome di Salvini agli interni spaventa una buona parte degli italiani.
Quelli che non ragionano con la pancia, che non hanno seguito la propaganda della paura.
Ora dovrà dimostrare che è veramente in grado di mantenere le promesse fatte: i clandestini da cacciare, la linea dura contro la criminalità.
In linea col comune sentire anche di governatori di sinistra, come Sala a Milano: nel capoluogo lombardo infatti prefetto, sindaco e presidente hanno appena stipulato un piano per la sicurezza.

Ora lasciateci lavorare - dicono Di Maio e Salvini: non so quanto sia peggio, se l'inesperienza del primo o la faciloneria del secondo.
Comunque i mercati si sono rassicurati. E' bastato un altro nome, Tria, liberale e critico nei confronti di questa Europa e di questo euro, per calmarli.
A loro non importava mica che Savona fosse dentro il consorzio Mose (il consorzio degli scandali e dello spreco di denaro pubblico, a proposito del debito che cresce); della sua prescrizione per il reato di aggiotaggio.
Si accontentano di poco i mercati.
Un po' come gli elettori dei leader populisti.

30 maggio 2018

Il problema del debito

Ho sempre sentito dire per mettere al riparo il nostro paese dalle fluttuazioni del mercato e dal nervosismo degli investitori (come in questi giorni) si deve ridurre il debito.
Ecco, pensavo a questo, mentre ascoltavo l'ex Presidente Renzi attaccare il duo Salvini Di Maio ritenendoli responsabili del rialzo dello spread.
Se lo spread a quota 300 è colpa della dabbenaggine di Lega e 5 stelle, parte di questa colpa sta anche chi in questi anni il debito non l'ha fatto scendere.

Ognuno deve prendersi le sue responsabilità: se lo spread dovesse risalire, per l'impossibilità di formare un governo (tecnico con Cottarelli o politico nuovamente con Lega e 5 Stelle) la colpa sarebbe anche del PD che sta giocando anche lui la sua mano a poker.

Di questo passo, se si continuano ad applicare in modo ottusamente burocratico queste regole, con queste politiche, con questi vincoli, non solo non abbasseremo mail debito, ma continueremo a peggiorare la nostra situazione economica: Francia e Germania non si fidano di noi (e certamente le proposte iniziali del contratto di governo sul debito da tagliare non avranno fatto loro piacere) e per questo hanno studiato regole più stringenti per le banche.
Milena Gabanelli sul corriere propone un altro modello di gestione del debito, che passa per una nuovo fondo salvastati, comune a tutti i paesi europei:


Un’assicurazione sul debito 
Nell’assoluto vuoto politico una proposta alternativa nasce da un gruppo di economisti italiani, fra cui Marcello Minenna (direttore Consob), Roberto Violi (direttore Bankitalia), Giovanni Dosi (professore ordinario all’università Sant’Anna di Pisa ) e Andrea Roventini (professore associato sempre a Pisa) supportati anche in sede Ocse (dal policy advisor del Tuac Ronald Janssen). L’idea è quella di togliere il debito dalle spalle degli Stati — non farne più di nuovo — e assicurarlo attraverso un vero Fondo Salvastati (quello attuale, l’Esm, è sotto lo scacco della Germania). Facciamo un esempio: quest’anno all’Italia scadono un miliardo di titoli di Stato? Quel miliardo va rifinanziato, e il Tesoro lo fa emettendo sul mercato titoli a tassi di interesse più bassi pagando una polizza al fondo, che assicura gli investitori dai rischi. Lo stesso fanno tutti gli Stati membri, man mano che il loro debito scade. Chiaramente la polizza italiana costerà di più di quella francese o tedesca, ma intanto ti levi un rischio, e tempo 10 anni, tutti i Paesi avranno tutto il debito assicurato. A quel punto, con un unico soggetto garante, il debito avrà un solo tasso di interesse uguale per tutti.

Vogliamo un'Europa più unita? Ecco, perché non provare questa strada?

29 maggio 2018

Difendere la democrazia (da se stessa)

Bene, ora che abbiamo difeso la democrazia, chi ci difende dai mercati?
Cottarelli evidentemente non va bene. Lo spread sale (e alla fine pagheremo noi).

A mezzogiorno sui giornali online erano già presenti liste di probabili ministri e ora si parla di voto a luglio.

PS: mi chiedo quale sia l'obiettivo degli europeisti alla Oettiger?
Che lezioni vuole dare agli elettori italiani?
Di questo passo chi si metterà più a difendere l'Europa di fronte a frotte di elettori sempre più inferociti?


Pro o contro


Stiamo perdendo ancora una volta di intavolare una discussione seria su cosa vogliamo fare da grandi, come Italia e come Europa.
Non sono ammesse oggi vie di mezzo: o pro o contro, o #ilmiovotoconta o #iostoconmattarella.
O grazie Mattarella per aver difeso la Costituzione oppure impeachment per Mattarella.
La polizia sta pure monitorando la rete per braccare gli insultatori alla @Napalm51 che si sono sfogati sui social.

Il risultato è che dopo le parole ammonitrici dalla Germania (abbiamo trovato un accordo con tutti, anche con Tsipras dopo che ha cacciato Varoufakis) ci becchiamo un governo tecnico, a rischio sfiducia.
E questa Europa che è unita solo per quanto riguarda la tenuta dei conti.
Un po' come la nostra Costituzione che, stringi stringi, si riduce solo ad una questione di trattati economici.
E che la politica fosse qualcosa di più che un azzardo a poker (e qui mi riferisco a Salvini)

28 maggio 2018

Sovranità limitata

Non so è stato un caso oppure c'è un disegno sopra la coincidenza (o forse è solo complottismo): l'anniversario di una strage fascista di 44 anni fa e la misera fine del governo del cambiamento.
Forse è colpa mia, a vedere complotti da tutte le parti.
Eppure...
La bomba fascista scoppiata in piazza della Loggia a Brescia, piena di persone per la manifestazione indetta dai sindacati contro l'insorgere del neofascismo, è stato uno degli episodi della strategia della tensione. Serviva a destabilizzare, creare terrore per poi stabilizzare l'asse politico al centro e impedire quel cambiamento che il nostro paese non poteva permettersi.

Lo abbiamo scoperto solo dopo: dopo anni di depistaggio, finte piste, altre morti, anni di giustizia mancata per i parenti delle vittime.
C'era un'espressione che raccontava la nostra situazione in quegli anni: eravamo un paese a sovranità limitata.

Leggere oggi la sentenza che ha portato alla sbarra alcuni responsabili (ma non tutti e non i mandanti) da comunque un senso di incompiutezza, di un qualcosa che manca. Il rimpianto di un paese che avrebbe potuto essere e che non è stato per colpa di forze superiori ed esterne alla volontà popolare.

Cosa c'entra questo con quanto successo ieri?
Il presidente Mattarella ha bocciato la nomina a ministro di Paolo Savona, bocciando di fatto l'investitura a Presidente del Consiglio di Conte e il governo Salvini-Di Maio.
Era suo potere farlo, lo dice la Costituzione: ha spiegato che la ragione del suo no a Savona nasce dal rischio per i mercati, per i nostri risparmi e per i mutui delle famiglie italiane.
Lo spread che è salito in questi giorni.
I titoli e le vignette dei giornali stranieri che commentavano un governo non ancora in essere, solo dalle dichiarazioni (in parte dissennate) rilasciate dai vincitori.

Eppure mutui e risparmi sono andati in fumo anche l'anno scorso quando lo spread è salito a 212.
Quando c'è stato il crack degli istituti bancari ed è stato tutto risolto dal bail in.

Savona, forse, paga la colpa di aver detto quanti pensano su Europa ed Euro: il no di Mattarella porterà ora ad un governo tecnico e, alle prossime elezioni, ad una più ampia vittoria del fronte antieuropeo.
Una bella responsabilità.
Per noi di sinistra ci sono scenari più inquietanti: trovarsi alle prossime elezioni tre grandi blocchi PD + FI (assieme), Lega + estrema destra e il M5S.
Un incubo, almeno per una parte del paese.

In molti inizieranno a pensare che questa europa e questo sistema economico finanziario non si può cambiare, sebbene intervenga pesantemente sui processi democratici.
Un governo lo puoi bocciare, se fa politiche sbagliate.
Ma poi quanto conta il tuo voto?
Sovranità limitata, appunto.

Mattarella ha difeso le sue prerogative, la Costituzione, i risparmi certo.
Ma come la mettiamo con la sovranità che appartiene al popolo? 
"La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione": ecco quanto è emerso ieri è uno di quei limiti delle attuali istituzioni italiane ed europee che dovremo prima o poi affrontare. 

27 maggio 2018

La repubblica degli hashtag

Siamo passati dall'hashtag #senzadime a #vogliamosavona.

Passeremo da un governo scelto da un segretario di partito ad un altro governo il cui presidente è scelto dai due leader politici.

Passeremo sempre dalle forche caudine dell'Europa, dell'America dei mercati, dello spread.



La Lega e il M5S ci porteranno in Ungheria: il partito di Orban, dentro il partito popolare europeo, a fianco della Merkel.



Savona non va bene perché anti Europa. Mentre quelli di prima erano europei quando promettevano (il pil in crescita, la riduzione del debito) e anti europei quando toglievano la bandiera europea dalle spalle.

Passerà tutto, forse anche questa ipotesi di governo. Rimarremo sempre un paese a sovranità limitata per colpa dei nostri limiti: primo fra tutti una politica debole, fatta di personalismi, di tigri da tastiera sui social, con poche idee ma confuse.

24 maggio 2018

Senti chi parla

Tutto si può dire di questo governo che ancora non esiste ma ha già una specie di programma (e un presidente incaricato che si dovrà attenere al programma): basta presidenti del consiglio non eletti, mai accordi con altri partiti, governo del cambiamento, terza repubblica .. 
Ma quello che non si può sentire sono le critiche di quelli che, per il momento sono passati all'opposizione.
Come Renzi, per esempio, e anche per scelta personale: 

Il governo delle "larghe intese populiste". "La nuova casta", con i leader di Lega e M5S che adesso "devono smettere di strillare su Facebook e iniziare a governare l'Italia". Perché "gli alibi non ci sono più". L'ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi commenta nella sua enews la probabile nascita del governo a trazione grillo-leghista. "Dopo 80 giorni, ci siamo. Nel tempo necessario a fare un celebre giro del mondo letterario, l'alleanza tra Lega e Beppe Grillo ha più modestamente scritto un contratto e partorito il governo delle larghe intese populiste. Noi dobbiamo pensare a costruire un'opposizione degna di questo nome e prepararci a costruire l'alternativa se loro falliranno, quando loro falliranno". E all'attacco anche il centrodestra. Con Berlusconi che annuncia il no al nuovo governo e attacca il programma: "Scelte preoccupanti per l'Italia".
Non è che appena vai al governo diventi Kasta o establishment.
E non è che Renzi abbia mai disdegnato i social.
Forse oltre all'opposizione, dovrebbe riflettere sull'operato del suo governo, su quello che ci ha lasciato (una riforma del lavoro a metà, una riforma delle intercettazioni pericolosa, una riforma della scuola che non ne ha risolto i problemi, una legge elettorale che non funziona..).
Perché fare opposizione è facile (e penso ai mesi in cui Renzi faceva opposizione a Letta): governare meno, anche se ti fai un partito tutto tuo come Macron.

Di protesta e di rassicurazione

Una volta si parlava di partito di lotta e di governo: dopo la conferenza stampa di ieri sera, possiamo vestire la definizione anche addosso al presidente del consiglio incaricato.
L'avvocato del popolo ma anche capo di un governo che non ripudierà l'Europa.
Con Salvini e con Bruxelles che ha già lanciato i suoi moniti.
Altre minacce, nemmeno troppo velate arrivano da Clemens Fuest, economista della CDU: "La BCE dovrebbe verificare se è ancora possibile comprare titoli di Stato italiani".

Non male come esordio.
Siamo qui a spulciare il cv di Giuseppe Conte per capire dove ha studiato, se ha taroccato qualcosa (o magari se ha copiato la tesi senza indicare i testi delle citazioni) quando abbiamo il nemico alle porte.
Oggi siamo diventati tutti diffidenti: da Boccia, presidente di Confindustria, che si chiede dove troveranno le risorse. 
Chissà se anche questa volta riusciremo a tranquillizzare l'Europa con qualche promessa, con le clausole di salvaguardia o altri mageggi.

20 maggio 2018

Non siete credibili

Ieri mattina leggevo quanto scriveva il direttore del Fatto Quotidiano sull'accordo o contratto tra Lega e M5S, sostenendo che non fosse un programma di destra, perché conteneva aspetti su giustizia, sull'annullamento del TAV, su nuove carceri, sul salario minimo, sull'acqua pubblica..


Cosa c'è di reazionario su queste riforme?

Nulla, se non che non è credibile che la Lega di Salvini le voglia fare veramente mettendoci la faccia e mettendo a rischio pure l'alleanza con Berlusconi.
La Lega è quella che ha contribuito al decreto Ronchi che portava alla gestione privata del servizio idrico.
Nei suoi anni di governo ha contribuito alle leggi ad personam, che hanno ingolfato la macchina della giustizia.
Faccio fatica a credere che Salvini sforni una legge che blocca la prescrizione al rinvio a giudizio (o alla condanna in primo grado).

Ma non è credibile nemmeno l'opposizione: il pd è lo stesso partito del piano Minniti per bloccare la percezione di insicurezza, dei daspo, degli sgomberi, del piano con le milizie libiche.
Il partito del piano casa che toglieva a chi occupava le case luce e acqua.
Il partito che aveva presentato una sua legge sulla legittima difesa.

Nessuno è credibile ora.
Ma attendo di essere smentito.

18 maggio 2018

Palazzo Chigi non vale la messa

Ma vale veramente la pena, per il M5S, tutto questo compromesso nei temi da inserire nel contratto di governo (il lavoro, la TAV che non si ferma, il sud) pur di entrare a Palazzo Chigi?
Al prossimo giro elettorale, che a questo punto non sembra così lontano, rischiate di perdervi tutti i delusi di sinistra.
Il sondaggio pubblicato oggi sul corriere indica come, a due mesi dalle elezioni, solo la Lega è cresciuta.
Che ora, nel contratto definitivo, ottiene la legittima difesa, un po' di flat tax, una stretta sugli immigrati (una cosa ben diversa dalla proposta fatta da Report e da Milena Gabanelli), il ritorno dei voucher, il made in Italy, il superamento della fornero.. Tutti temi da sventolare di fronte al paese.

Certo, ci sono dentro norme interessanti su giustizia, risanamento dell'Ilva. Ma nel primo caso si rischia di finire impantanati in Parlamento nel secondo caso ci sono di mezzo gli indiani.
Ne vale la pena? Ne valeva la pena farsi prendere in giro, dal centro destra e anche dal Pd che ora si sta godendo i popcorn, mentre il paese aspetta.

17 maggio 2018

Gli osservatori del governo che non c'è (2)

Pare che sia tornata di moda l'austerity, i vincoli di bilancio, perfino lo spread, che è cresciuto in altri paesi europei ma in Italia è per colpa di questo accordo di governo.
Chi lo avrebbe mai detto che ci toccava vedere e sentire Brunetta invocare lo spread pur di attaccare i nuovi barbari?
E che dire del Financial Times? Tutto a posto coi passati governi che hanno lasciato i conti in ordine (dicono loro) ma nonostante questo il debito continua a salire?

16 maggio 2018

Gli osservatori del governo che non c'è






Quanti osservatori attenti ha, questo governo che ancora non esiste e che forse non vedrà mai la luce.
Ieri sera erano tutti a commentare la bozza di contratto con la richiesta di qualche miliarduccio alla UE, il voto sulla piattaforma di un ente privato come Casalleggio.
Addirittura il caro Sallusti sventolava il fantasma della P2. Non c'è limite al ridicolo: la P2 di Berlusconi, il capo del partito azienda, che ai bei tempi decideva pure cosa poteva essere trasmesso in Rai.
Attenzione, ci mancherebbe anche che i giornalisti non facessero il loro lavoro: il punto è che per molti di loro deve essere quasi come una prima volta.
Fare le pulci ad un programma politico, chiedere conto delle coperture, delle proposte di riforma.
Lunedì Report ci ha parlato della riforma monca dentro il jobs act, sugli ispettori del lavoro e nessuno che ne abbia chiesto conto a Poletti o Renzi.

Tutto questo tifo contro un governo, nato da un accordo tra due forze con molte differenze, fa venire pensieri dietrologici: come è sfuggito a Berlusconi, li facciamo lavorare e poi li mandiamo a sbattere.
Non moriremo democristiani, ma il rischio di morire gentiloniani è meno scontato

15 maggio 2018

Arrivano i barbari

Certo, fa ridere l'uscita di Di Maio sulla storia che stanno scrivendo al Pirellone.
E i timori della UE sono da un certo punto di vista legittimi: le regole sui conti da sistemare purtroppo sono vincolanti e per rinegoziarle serve un governo forte.
Il timore per l'arrivo dei nuovi barbari non è del tutto ingiustificato: quando sento parlare di flat tax, condoni, legittima difesa, mi vengono i brividi.
Ma c'è dell'altro: i commenti che stanno prendendo piede in questi giorni da parte dei renziani sono del seguente tipo: "volevano difendere la Costituzione e ora fanno votare il programma di governo su una piattaforma di proprietà di una SRL".
Vero: se non fosse per qualche particolare da non poco conto.
Nel 2014, preso il potere ai danni di Letta, le riforme messe in atto da Renzi e dal suo governo da che piattaforma e sulla base di quale programma sono state votate?
Sulla base del voto delle primarie degli italiani?

E poi, in Germania non sono stati gli iscritti alla SPD ad aver votato sul programma della coalizione allargata (con la Merkel che comunque prima aveva cercato l'accordo con i liberali, a proposito dei due forni)?
Se il problema è il controllo da parte di un privato su un movimento politico, lo stesso deve valere per Forza Italia, per le donazioni alle fondazioni dei politici e via discorrendo.
Come mai riscopriamo parole come conflitto di interesse solo ora?

In ogni caso, quando avranno finito di limare questo accordo, se vedrà luce (sono ancora molti i punti di distanza), il governo dovrà chiedere la fiducia ad entrambe le camere: in quel momento varrà il mandato parlamentare che noi cittadini abbiamo dato al momento del voto.
E così potremo capire cosa c'è dentro: per esempio se ci sono dentro misure per rafforzare le ispezioni nel mondo del lavoro (quanti hanno visto il servizio di ieri di Report sui controlli per le finte cooperative?), per mettere fine alle morti sul lavoro (le ultime a La Spezia e Padova).

PS: solo a me fa un certo effetto vedere Il Foglio e Cerasa capeggiare sulla home page di Democratica.com ?

14 maggio 2018

Mentre a Milano si discute

Mentre a Milano si discute ci sono scuole che cadono a pezzi (e non in senso figurato).
Operai che bruciano vivi per l'incidente alle Acciaierie venete, di domenica: come se fosse scoppiata una bomba dentro l'impianto, una bomba atomica.
Il responsabile per la legalità di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, è stato arrestato perché avrebbe spiato le indagini dei magistrati
Abbiamo pochi supertecnici, meno di quelli necessari alle imprese: lo racconta Milena Gabanelli nella sua rubrica online Data room.
Certo, se poi la politica e le associazioni di categoria, le stesse imprese spingono per lavoretti, da Mc Donals o da Starbucks siamo punto e a capo.

Siamo in attesa di un governo, della lista dei ministri, del Presidente del Consiglio.
Giusto per capire se veramente in questi giorni si è fatta la storia o se siamo sempre alla solita storiella.
Tante riforme di facciata (un po' di flat tax, un po' di reddito di cittadinanza) e poi la sostanza?

13 maggio 2018

1994 - reloaded ever and ever

Il Tempo (il giornale dove scrive Bisignani)

Libero (di mandarci a vaffa..)

Home page di Repubblica del 13 maggio

Berlusconi riabilitato.
Berlusconi decisivo per il governo.
Berlusconi mandali a vaffa.. 
Berlusconi pronto a ricandidarsi (il rosatellum lo consente).
Berlusconi: "ora li faccio schiantare".

Quando pensi al peggio, il peggio si presenta nella sua forma smagliante.
Liberateci da questo 1994 perenne.

11 maggio 2018

Nemmeno il popcorn



Solo un ingenuo potrebbe pensare che l'astensione benevola di Berlusconi sul governo Lega - 5 stelle sia disinteressata.
Oggi molti giornali titolano sulla caccia alle poltrone di Di Maio (dopo le parole del presidente Maggioni "spero che il prossimo governo non si occupi dei vertici Rai").
Non ci sarà solo Silvio come osservatore attento delle prossime mosse di un governo che avrà tanti paletti, non solo quelli imposti da Mattarella: ci sono i conti, ci sono le regole di bilancio che ci siamo dati.
E c'è la dura realtà, che poi è quanto la Lega dovrebbe aver imparato dall'amministrazione di Roma.
Ma la Lega governa già benino al nord: mah, un giorno scopriremo quanto questo buon governo sia un bluff scritto da chi non vive sulla propria pelle la sanità, i trasporti (in questi giorni si stanno cambiando i vertici di Trenord, per le pessime performance).

Come con Renzi, il rottamatore, l'uomo che doveva portare l'Italia fuori dalla palude, basterà aspettare la lista dei ministri.
E nemmeno possiamo consolarci col popcorn, perché sarà il nostro governo

10 maggio 2018

Cosa vuol dire cambiamento?


L'occupazione sale, il PIL cresce, gli effetti del buon governo.
E ora l'arrivo dei barbari, tutto questo Bengodi finirà, 

Eppure, a guardare i dati, la situazione del paese, sotto la superficie dell'acqua, è meno limpida.
In questo paese si muore sul lavoro, andando al lavoro. Si muore schiacciati da un masso da 700 kg come successo ad un ragazzo di 20 anni a Monfalcone.
Si rischia di subire un grave infortunio alla mano, come successo ad un ragazzo durante uno stage.

E poi c'è tutto il sommerso, il nero, tutto quello che non vediamo perché la politica, le associazioni di categoria, non lo vogliono vedere.

Roberto Rotunno sul Fatto Quotidiano:
LA LIEVE ripresa dell'occupazione, insomma, sta presentando un conto molto pesante. I dati ufficiali dell'Inail dicono cheda gennaio a marzo 2018 il lavoro in Italia è costato la vita a 212 persone, 22 in più rispetto ai primi tre mesi del 2017. A morire durante il tragitto tra la casae la fabbrica sono stati in 67, mentre quelli deceduti proprio in servizio sono stati 145: solo due in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando però le tragedie di Rigopiano e Campo Felice hanno da sole provocato una grossa impennata nella statistica. Tra le esistenze spezzate dal lavoro ci sono anche quelle di chi aveva ancora tutta una vita davanti: nel primo trimestre 2018 sono morti 14 under 30, tre dei quali hanno addirittura meno di 20anni. Parliamo sempre di statistiche sottostimate, perché l'Inail ovviamente non tiene in considerazione i lavoratori in nero e quelli che non sono assicurati presso l'ente pubblico.L'Osservatorio indipendente di Bologna cerca di quantificarle tutte: i radar dell'associazione,nata dieci anni fa dopo l'incidente alla Thyssen Krupp di To-rino, segnalano in tutto tra gennaio e aprile 450 casi (220 sul lavoro e 230 nel tragitto).

E poi, quando parliamo di ripresa dell'occupazione, di cosa stiamo parlando?
I dati dell'Istat dicono che sono aumentati gli italiani in una situazione di povertà assoluta, che la maggior parte dei nuovi occupati sono dipendenti a termine.
Aumentano gli italiani in povertà assoluta. Secondo i dati forniti dal presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, nell'audizione sul Def, nel 2017 il fenomeno riguarderebbe circa 5 milioni di individui, l'8,3% della popolazione residente, in aumento rispetto al 7,9% del 2016 e al 3,9% del 2008. Le famiglie in povertà assoluta, secondo stime preliminari, sarebbero 1,8 milioni, con un'incidenza del 6,9%, in crescita di sei decimi rispetto al 6,3% del 2016 (era il 4% nel 2008).Sempre nel 2017 in 1,1 milioni di famiglie italiane "tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro erano in cerca di occupazione", pari a 4 famiglie su 100, in cui non si percepiva dunque alcun reddito da lavoro, contro circa la metà (535mila) nel 2008, ha inoltre sottolineato il presidente dell'Istat. "Di queste, - ha proseguito - più della metà (il 56,1%) è residente nel Mezzogiorno. Nel complesso si stima un leggero miglioramento rispetto al 2016 (15mila in meno), ma la situazione al Sud è in peggioramento (13mila in più)".

La famosa ripresa che c'è stata sui numeri non coinvolge tutti gli italiani e sta generando nuove disparità nel paese.
E ora su questi italiani piomberà il governo del cambiamento.
Quello nato dall'alleanza Lega e M5S, con la benevola astensione di Berlusconi.

Ma in cosa consiste, nel concreto, questo cambiamento?

08 maggio 2018

Il suicidio del centro destra

Quaggiù dicono che i serpenti a sonagli non si suicidano.Mississippi burning
Salvini è disposto a fare un passo indietro.
Di Maio è disopsto a fare un passo di lato.
Ma Berlusconi no che non è disposto a fare un passo indietro (come chiesto da Giorgetti) pur di far andare a nozze Salvini e Di Maio.
E ora nella Lega hanno paura che il vecchio Silvio voti per un governo del presidente congelando la situazione per mesi.

06 maggio 2018

I paletti del nuovo governo (se ci sarà)


La notizia dell'ultimo minuto è che Di Maio è disposto a fare un passo indietro pur di arrivare ad un nuovo governo politico con Salvini.
Governo politico al posto del governo tecnico, il governo del presidente che è dietro l'angolo, se non si dovesse arrivare ad un accordo.

Ci sarà un governo ma sarà comunque chiamato a muoversi entro i limiti posti dai vincoli europei che noi stessi, coi precedenti governi, abbiamo firmato.
Ovvero il fiscal compact che si traduce nel trovare quei 12,5 miliardi per non far scattare le clausole di salvaguardia.

Un governo tecnico si occuperebbe di questo: un governo politico potrebbe cercare di opporsi o rimandare l'applicazione di questi vincoli, ma solo se fosse forte politicamente.

Un governo politicamente forte dovrebbe occuparsi dell'allarme giustizia lanciato dal magistrato Alfredo Robledo, per una magistratura non più indipendente ma condizionata da correnti e incline a chinare il capo alle varie sensibilità politiche.

Un governo forte dovrebbe occuparsi degli accordi con la Libia, che hanno ridotto gli sbarchi a costo dei respingimenti da parte della guardia costiera libica, che l'Europa non vuole.
L'Europa che ci aveva chiesto un giro di vite sui requisiti etici dei nostri banchieri, per evitare quei gravi episodi di mala gestio di cui parlava il governatore Visco.


Regole rimaste nel limbo per quei 36 mesi necessari a Padoan per presentare quei decreti attuativi che – lo dice The European House Ambrosetti – manderebbero a casa un quarto dei consiglieri delle 19 grandi banche quotate in borsa (ne parla Giorgio Meletti oggi sul Fatto Quotidiano).

Servirebbe un governo serio, capace. In tanti oggi pensano a un Gentiloni bis, che nei sondaggi sta prendendo punti pure a Renzi.
Uno guarda il PIL, i dati dell'Istat, gli sbarchi.
E poi pensa che i numeri vanno ponderati, per gli sbarchi si veda quanto succede davanti le coste libiche.
E quello che viene percepito non è quello che poi è nella realtà dei fatto: il governo Gentolini, a dieci giorni dal voto, ha prodotto un decreto sul Bio che, di fatto, è un regalo ai produttori del settore agricolo, perché sancisce il conflitto di interesse dei controllati che controllano i controllori.

Ne parla, quasi in solitudine, Millenium, il mensile de Il fatto Quotidiano: “La truffa del BIO” di L. Gaita e P. G. Cardone
Le falle nel sistema e chi ne approfittaPerché a spianare la strada a chi vuole guadagnarci su, vendendo come biologico un prodotto in realtà coltivato con metodi convenzionali, c’è un sistema che fa acqua da tutte le parti. Poca trasparenza su produzione e importazioni del bio, verifiche nei campi rare e superficiali, organi di controllo pagati dagli stessi produttori che devono controllare e, come ultimo atto, un decreto ministeriale che doveva risolvere il problema del conflitto di interessi ma che, annacquato in fase di approvazione finale, scatta solo una fotografia della situazione attuale. Un quadro pieno di ombre che rischia di togliere credibilità a un metodo che, se fatto bene, porta indubbi vantaggi all’ambiente e alla salute. In Italia se un’azienda vuole produrre o vendere biologico ha l’obbligo di farsi certificare da un organismo autorizzato da Accredia, ente unico designato dal governo. Questi organismi (che si fanno pagare il servizio) sono una ventina e i loro rapporti con gli operatori del bio sono regolati da un conflitto di interessi stabilito dal decreto approvato dal governo Gentiloni il 22 febbraio, a dieci giorni esatti dalle ultime elezioni politiche. 
La promessa mancata del ministro MartinaIl testo, promesso dall’ex ministro (e attuale reggente del Pd) Maurizio Martina dopo una serie di scandali e di inchieste giornalistiche, prima di arrivare all’approvazione definitiva è passato attraverso pressioni e attività di lobby. Il 16 giugno 2017, il ministero delle Politiche agricole aveva pubblicato una bozza di decreto in cui dichiarava guerra alla mancanza di trasparenza: “Gli operatori del biologico non possono detenere partecipazioni societarie degli organismi di controllo; gli organismi di controllo non possono controllare per più di cinque anni lo stesso operatore”. Dopo otto mesi, il 22 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il testo, ma alcuni passaggi cruciali sono stati stravolti. Risultato: i controllati possono detenere fino al 50% del capitale sociale dei controllori (norma che non vale per i consorzi senza fini di lucro). Il problema dei controlli, però, non si limita solo al conflitto di interessi degli organismi di certificazione.