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29 giugno 2025

Anteprima inchieste di Report – in tour col Gambero Rosso, i prestiti all’Ucraina, l’assalto alla Corte dei Conti e una gara al Senato particolare

Quanto è importante ottenere i tre bicchieri del Gambero Rosso per un vino italiano e a che prezzo?

Vedremo anche lo spreco di denaro nella pubblica amministrazione, ben 180 miliardi. Chi controlla?

Si torna a parlare di vino, una delle tante eccellenze italiane, che spesso però sono eccellenze solo sulla carta, visti i pochi controlli (e la poca trasparenza) anche in produttori di vino dal nome importante.

Gli aiuti all’Ucraina

L’Europa ha erogato aiuti per l’Ucraina per 50 miliardi: per due terzi sono prestiti concessi dietro precise condizioni.

Ogni quadrimestre – spiega l’europarlamentare tedesco Michael Gahler – la commissione esamina le leggi approvate dal parlamento ucraino e poi condivide il risultato con gli stati membri e solo allora la commissione libera il pagamento della tranche del fondo. L’Ucraina vuole entrare nell’Unione Europea? Bene, chi entra nel club deve rispettare le sue regole, le imprese devono trovare in Ucraina un quadro giuridico che favorisca gli investimenti per la ricostruzione.

Marta Kos slovena è la commissaria per l’allargamento e sta seguendo in prima persona il percorso di ingresso in Unione dell’Ucraina: “le imprese non aspetteranno la fine della guerra ma stanno già investendo e l’UE offre loro un sostegno finanziario e strumenti per ridurre il rischio. Stiamo facendo buoni affari.”

Ma in cambio dei prestiti che cosa viene chiesto all’Ucraina? Vengono chieste privatizzazioni, liberalizzazioni: in un paese povero e prostrato dalla guerra potrebbero avere conseguenze molto dure: “noi li aiuteremo ad ottenere degli investimenti” risponde la commissaria “non avranno più bisogno del nostro aiuto, diventeranno sempre più competitivi ..”

Di doverso pare l’economista ucraino Alexey Kusch: “i requisiti dell’UE porteranno solo alla vendita delle risorse più preziose al prezzo di rottami metallici. Chi acquisterà il porto di Odessa,
le industrie chimiche di Sumy, le officine meccaniche di Kharkiv e lo stesso vale per l’energia, già oggi l’industria paga prezzi più alti rispetto all’Europa, se ora l’elettricità viene venduta allo stesso prezzo nelle campagne si scatenerà una crisi sociale..

Sul Fatto Quotidiano Manuele Bonaccorsi e Chiara D’Ambrosio hanno pubblicato una anticipazione del servizio

Ucraina, una “troika” per Kiev: prestiti solo in cambio delle privatizzazioni

di Manuele Bonaccorsi e Chiara D’Ambros*

Domani sera a Report (Rai3), FMi: “Il memorandum lo scriviamo noi, non gli stati”

Ogni quadrimestre c’è la pagella, altrimenti non arriva la paghetta. Così l’Ue tratta l’Ucraina, dipendente dai suoi prestiti, dato che quasi tutta la raccolta fiscale di Kiev finisce nella guerra. Funziona così il meccanismo di aiuto varato nel 2024 dall’Ue, l’Ukraine Facility Plan, salutato come una dimostrazione del totale e incondizionato appoggio a Zelensky all’invasione russa. Non del tutto incondizionato, a guardare bene: sono 130 i paletti che la Commissione pone all’Ucraina in cambio dei suoi prestiti, un programma di riforme che impegna la Verkhovna Rada notte e giorno. Altrimenti niente prestiti. E l’Ucraina, oggi non riesce a finanziarsi autonomamente sui mercati internazionali.

LAB REPORT: I GENEROSI

Di Manuele Bonaccorsi e Chiara D’Ambros

Collaborazione Madi Ferrucci

Il sostegno finanziario occidentale è fondamentale per l’Ucraina, impegnata da oltre 3 anni a difendersi dall’aggressione militare russa. Ma a quali condizioni vengono concessi questi aiuti? L’Ue e il Fondo monetario internazionale hanno stanziato miliardi di prestiti a Kyiv ma in cambio chiedono liberalizzazioni, privatizzazioni, riduzione della spesa pubblica. Obiettivo: rendere l’Ucraina appetibile agli investimenti privati, anche grazie a un basso costo del lavoro. Una medicina amara, per uno Stato piegato da anni di guerra, con centinaia di migliaia di senza casa, profughi, mutilati, e una popolazione sempre più anziana dopo la fuga all’estero di milioni di giovani. Il Paese avrebbe bisogno di welfare per sanare le sue ferite e non di austerità.

I bicchieri del Gambero

In che modo si ottengono i “tre bicchieri” del Gambero rosso?
Report è andata fino a Washington per seguire il tour del Gambero rosso dove marchi rinomati di vino presentano i loro prodotti: questi eventi del Gambero rosso non sono gratuiti, gli espositori devono pagarsi anche il viaggio e l’alloggio, oltre che lo spazio per l’esposizione delle bottiglie.

Gambero rosso invia ai vari produttori un modulo in cui propone alle cantine di partecipare al tour nord-America, ogni tappa ha un costo di iscrizione di 3600 euro + iva.

Si paga l’affitto della location si paga il catering, Gambero Rosso arriva a spendere anche 30000 mila dollari, da detrarre a quanto si incassa dalle aziende. Nella tappa di Miami erano ad esempio 30 e nel complesso hanno pagati circa 100000 euro, così Gambero Rosso ha ottenuto un guadagno da 70mila euro circa. Ma ci sono eventi dove si arriva, negli Stati Uniti, anche a 200 aziende, come a New York, dove l’incasso è stato circa 700 mila euro.

In Nord America ci sono le tappe poi di Los Angeles, San Francisco, Chicago, Las Vegas.. il peso delle attività all’estero per Gambero Rosso è importante, in totale sono 34 le tappe del tour in giro per il mondo, con cui si arriva ad un incasso totale da milioni di euro dalle cantine.

Le stesse cantine che poi Gambero Rosso deve poi valutare se meritano o meno i “tre bicchieri”.

La scheda del servizio: VINO DIVINO

di Emanuele Bellano

Collaborazione Raffaella Notariale, Carmen Baffi

Il Gambero Rosso è il gruppo editoriale che si occupa di vino e pubblica ogni anno una guida in cui recensisce quelli che vengono definiti i migliori vini d'Italia. Le cantine che devono essere premiate però pagano grandi somme di denaro al Gambero Rosso attraverso pacchetti commerciali e pubblicitari. L'editore del Gambero Rosso, Paolo Panerai è titolare di una rinomata cantina toscana che vende grandi vini di pregio. In base a informazioni esclusive Report è in grado di ricostruire che questa cantina acquista e imbottiglia ingenti quantità di vino sfuso dal commerciante toscano Cantine Borghi. I pezzi del puzzle si ricompongono e mostrano un meccanismo che ruota intorno a Borghi e coinvolge produttori, valutatori di vino e istituzioni di controllo. E intanto nella Fondazione Cotarella, creata da Famiglia Cotarella per raccogliere denaro in beneficenza a favore dei ragazzi colpiti da malattie del comportamento alimentare, emergono ulteriori profili poco trasparenti.

L’insofferenza ai controlli: I fondi del PNRR e la Corte dei Conti

Dopo la pandemia, il governo Conte è riuscito ad ottenere dall’Unione Europea la fetta maggiore dei fondi europei, 194 miliardi di euro: sono soldi in prestito per la maggior parte, è vero, ma sono soldi, tanti. Soldi da spendere in progetti da completare entro il 2026.


Il governo Meloni ha avuto una narrazione sullo stato di avanzamento dei lavori del PNRR molto diversa da quella del governo Draghi – racconta a Report il giornalista di Openpolis Luca dal Poggetto – ha sempre cercato di tranquillizzare l’Unione Europea sul fatto che si stava procedendo nei tempi previsti per il completamento dei progetti andando anche ad eliminare l’attività di controllo della Corte dei Conti.

Quello che ha lasciato perplessi ” continua Antonio Giuseppone procuratore generale della corte dei Conti della Campania “sono state le modalità dell’eliminazione di questo tipo di controllo, il decisore politico è come se si fosse sentito in qualche modo punto sul vivo e ha detto eliminiamo questo controllo”.

Ma dal 2021 è attiva in Lussemburgo la procura europea che ovviamente si occupa anche dei fondi del pnrr in tutta Europa. Nel 2023 su 223 inchieste totali, 179 riguardavano l’Italia, nel 2024, su 307 indagini totali, ben 228 erano fatte in Italia. Solo 6 in Francia, 4 in Spagna, 0 in Germania.

In Italia c’è stata un distribuzione molto capillare dei fondi che quindi si ramificano in tante direzioni, questo può favorire dei numeri alti anche in termini di accertamento dei reati – spiega a Report il procuratore europeo per l’Italia Andrea Venegoni.

Ma quanto era importante per la corte europea il controllo concomitante della Corte dei Conti sui progetti del pnrr? “Accanto al nostro ruolo, la possibilità di avere dei controlli ad altro livello amministrativo, finanziario da parte di altri organi statali è importante, perché questo aiuta anche a prevenire la frode e a non erogare i fondi in determinate situazioni. Il principio deve essere quello secondo cui più controlli ci sono e più la tutela delle finanze è garantita.”

Eppure il governo Meloni ha voluto ridimensionare il ruolo di controllore da parte della Corte dei Conti sui progetti finanziati dal pnrr.

Qual è il compito della Corte dei Conti? Si tratta della magistratura più antica del paese ed è anche quella più vicina ai cittadini, perché controlla la finanza pubblica,come vengono spesi i nostri soldi (il voto, ricordiamolo sempre, non è una delega in bianco, quello sono le dittature).

Ecco perché una parte della classe politica si sente “imbrigliata” dai controlli sulla pubblica amministrazione, come se il lavoro della magistratura contabile fosse una ingerenza sul proprio lavoro: la destra, dalla Lega a fratelli d’Italia hanno usato questi argomenti, la paura della magistratura, la pistola puntata alla tempia, una briglia per la politica, come alibi per depotenziare i controlli della Corte dei Conti.

Fa più paura la Corte dei Conti che non la corruzione, lo sperpero delle risorse pubbliche: “ci si muove soltanto e si contesta l’amministratore solo quando ha agito con negligenza” racconta Paola Briguori presidente dell’associazione magistrati della Corte dei Conti “parliamo di strade dissestate, costruite con materiale scadente, mi dica lei se il cittadino non vorrebbe che vada ad indagare chi è stato a fare quelle scelte..”
Paolo Evangelista, procuratore della Corte in Lombardia aggiunge “magari avessero avuto timore di firmare, invece hanno firmato eccome [i politici], sottoscrivendo atti palesemente illegittimi. È indubbio che se noi eliminiamo i freni di una autovettura evidentemente va più veloce e però rischia anche di schiantarsi, c’è anche questo aspetto da considerare. Così come il fatto che ci sono tantissime archiviazioni.”

Proprio il numero delle archiviazioni dimostrerebbe che la paura della firma sarebbe infondata: dai dati emerge che nel 2024 le procure contabili hanno archiviato 15722 fascicoli ed emesso solo 986 atti di citazione, solo il 5,9% degli amministratori sono stati citati in giudizio.

Le procure – questo emerge dalla realtà dei dati – svolgono la loro attività con attenzione e con estrema cautela, conclude il procuratore regionale della Campania Giuseppone.

Uno dei fatti scoperti ha riguardato il comune di Ceccano in provincia di Frosinone: una organizzazione criminale faceva la cresta sugli appalti del pnrr e i soldi europei finivano nelle mani del faccendiere Stefano Annibaldi che poi ogni settimana li distribuiva poi a tutti i membri dell’organizzazione.


Una vicenda che racconta a Report il giornalista Clemente Pistilli de La Repubblica: tramite false fatturazioni emesse da alcune ditte compiacenti si creava una percentuale di costi extra per i lavori assegnati durante l’appalto. Fatture false con cui costruire provviste di denaro che settimanalmente veniva trasportato dalla Campania dove si trovavano le ditte, alla provincia di Frosinone. Al di là degli aspetti giudiziari la cosa incredibile è che i fondi del pnrr sarebbero stati utilizzati per lavori inutili come nel caso della piazza principale del centro storico.

Una piazza senza problemi – racconta a Report Patrizia Fabi del comitato centro storico di Ceccano – così come l’ascensore messo nel castello, si parla di lavori per la messa in sicurezza ma nessuno ha mai potuto verificare e al momento i lavori sono fermi. La scuola, su cui ci sono stati altri lavori, non è mai partita, dunque oltre al danno la beffa, rischiando così che i fondi per Ceccano, poiché manca poco più di un anno alla scadenza, siano persi.

Un ruolo chiave nell’organizzazione criminale lo aveva il geometra dell’ufficio tecnico Camillo Ciotoli che insieme al sindaco e agli altri sodali, “in cambio dell’indebita assegnazione di appalti per lavori pubblici alle numerose ditte riconducibili ai fratelli Rinaldi [..] ottenevano cadauno il 10% circa dell’importo dell’intero appalto..”
Come la tangente riscossa il 15 giugno 2023 quando il geometra Ciotoli esce dall’ufficio senza nulla e rientra con una carpetta rossa che secondo gli inquirenti nasconderebbe la tangente, come dimostrerebbe anche l’intercettazione tra il geometra e il sindaco in cui si lamentano di un imprenditore che non avrebbe rispettato gli accordi sulle percentuali da dare.

Lo stesso geometra Ciotoli, a proposito di alcuni lavori per il dissesto idrogeologico, appare come un uomo senza scrupoli, “ce ca.. ce frega a noi del dissesto idrogeologico, che andiamo a fa 30,40, 50 mila euro in meno di lavori..”

La scheda del servizio: ASSALTO ALLA CORTE

di Danilo Procaccianti

Collaborazione Goffredo De Pascale, Eleonora Numico

È la più antica istituzione italiana, l'ha creata Cavour perché verificasse che i soldi pubblici venissero spesi bene. Se un amministratore per superficialità o per inadempienza viene meno alla sua professionalità e causa ingenti danni economici è la Corte dei conti a verificarlo e a richiedere che quella somma venga restituita. Così è stato per più di un secolo, ma adesso, con la riforma già approvata alla Camera e attualmente al vaglio del Senato, la magistratura contabile potrebbe rischiare di vedere indebolita la sua funzione e - secondo i magistrati contabili - “sarà trasformata in un enorme ufficio burocratico” impegnato principalmente nel consenso preventivo, mentre le sanzioni sarebbero ridotte a poche decine di migliaia di euro e gli amministratori godrebbero anche di un'assicurazione a spese del contribuente.

Tutto in famiglia – le relazioni di Gasparri

Report ha scoperto che un familiare del senatore Gasparri – di cui la trasmissione si era già occupata per il suo ruolo da lobbista nel settore della difesa – è stato assunto da una società che ha vinto una gara in Senato.

Le relazioni del senatore hanno favorito questa assunzione? Assolutamente no – risponde a Report l’amministratore di Na.Gest Global Service Roberto Rossi, “il senatore Gasparri non è né nelle possibilità né nelle intenzioni di aiutarmi in nessun tipo di manovre strane che lei possa pensare ..”
Gasparri ha scelto di non rispondere alle domande del giornalista, “prendete un appuntamento..” è la solita scusa per evitare le domande scomode. Perché l’appuntamento a Report non è mai stato concesso dal senatore.

Forse ai cittadini interessa sapere come è avvenuta l’assunzione di un suo parente dentro la Na.Gest. Proprio a ridosso di una gara in Senato. Forse è solo una coincidenza.

La scheda del servizio: SENATO AL BANDO

di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Con le sue splendide sedi, un tempo abitate da monaci e cardinali, oggi centro nevralgico della nostra democrazia parlamentare, il Senato della Repubblica è un’istituzione preziosa, di cui prendersi cura non solo politicamente ma anche proprio materialmente. I servizi di manutenzione dei 12 edifici del Senato valgono oltre 20 milioni di euro. Report ha scoperto però che l’ultima gara per affidarli non è stata una grande prova di efficienza e trasparenza da parte delle nostre istituzioni: in fase di valutazione si è scoperto che la società che aveva vinto - di proprietà di un imprenditore la cui fitta rete di relazioni arriverebbe fin dentro Palazzo Madama - non aveva poi fornito tutta la necessaria documentazione per vedersi assegnata la gara.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

21 gennaio 2024

Report – chi comanda a Roma, l’insindacabile senatore e l’auto solare

GUIDA IL SOLE - un futuro solare di Michele Buono

L’anteprima della puntata è dedicata al sogno visionario di alcuni studenti, ingegnere, insegnanti siciliani alla guida di una spider blu in Australia. Gente che ha costruito un prototipo di auto ad energia solare: l’auto è stata progettata è costruita dentro i container post terremoto del Belice (nel 1968), il comune ha concesso loro lo spazio fino al 2024 (luce e acqua compresi), ci sono stati aiuti anche da qualche impresa. Ma il salto lo hanno compiuto quando hanno deciso di fare una gara, in Australia appunto, su una strada assolata e lunga migliaia di km.

Sarebbe bello se questa favola avesse un futuro, un futuro solare come il nome di questo gruppo di persone.

Sporcarsi le mani, provare un’idea e vedere se funziona e così via – questa la filosofia del gruppo: la loro prima vettura si è chiamata Archimede 1, poi la versione 2. Nel 2018 hanno partecipato alla competizione delle auto solari in Belgio, da lì poi sono passati ad Archimede 2, con un modello più accattivante.

Tutti hanno lavorato per un’automobile ad energia solare la più efficiente possibile, con materiali riciclabili a fine vita del veicolo e allo stesso tempo resistenti.

A questo progetto hanno partecipato studenti delle scuole superiori, di ingegneria, per essere pronti alla competizione mondiale in Australia: batterie, il software, le simulazioni sui componenti..

Moak Caffè è un’azienda che produce caffè a Modica, GLS è un’azienda di logistica nella Sicilia orientale, Ricca IT: sono aziende che hanno sponsorizzato i ragazzi di Futuro Solare, puntando sulla loro idea con l’obiettivo comune di fare sinergia, sebbene su settori diversi.

Passo dopo passo la macchina solare prende forma, giusto in tempo per la gara.

Da una parte aziende automobilistiche che abbandonano l’Italia e dall’altra un gruppo di persone che si lanciano in una competizione mondiale senza un euro in tasca.

Michele Buono ha fatto da lobbista per trovare fondi per far sì che il sogno diventasse realtà: far sì che questo prodotto diventi un auto che si produce in serie. Non mancano in Sicilia ingegneri gestionali, esperti in marketing, chimici. Non mancano nemmeno spazi dove produrre l’auto, anche spazi dove coltivare la canapa o la juta per i componenti del prototipo.

Dal prototipo al progetto di una city car solare: ST Microelectronics si è dimostrata interessata in questo prodotto, loro producono chip da usare per le celle fotovoltaiche, per rendere l’auto ancora più efficiente.

Eccola la politica industriale, quella che manca oggi da parte della politica, che ha scelto di non guidare più: un network di aziende per produrre queste auto, un porto come Gioia Tauro per l’esportazione delle vetture e per l’assemblaggio.

Si usa lo spazio che una volta era in concessione alla Isotta Fraschini e che oggi appartiene al demanio.

Il giornalista ha contattato Grimaldi, che ha offerto un passaggio alla nave verso l’Australia passando per Anversa: obiettivo Darwin da dove parte la gara e che i ragazzi hanno raggiunto in treno.

Obiettivo della World Solar Challenge è dimostrare al mondo che le macchine possono muoversi anche senza motori a benzina.

La comunità degli italiani in Australia ha aiutato i ragazzi di futuro solare, costretti a rimanere a Darwin più giorni del previsto: poche ore per i test, per le verifiche strutturali, per le prove su pista.

Purtroppo Archimede non ha potuto gareggiare, ma ha potuto lo stesso partecipare alla gara: gli altri team sono stati finanziati e supportati da altre aziende, non come Futuro solare.

Ma l’importante era esserci sulla Stuart Highway, per fare test su questa lunga strada da Darwin a Melbourne e ottenere dei dati preziosi. Altri dati preziosi sono arrivati dai satelliti: la Planetek Italia è un’azienda siciliana che elabora dati dai satelliti, questi saranno usati da Futuro Solare per trovare il percorso migliore, quello con la maggiore esposizione solare.

Un giorno questo dialogo tra satelliti e auto solare avverrà in automatico, magari aggiungendo anche la guida automatica: lo hanno fatto a Parma di Vislab, oggi Ambarella (sono stati comprati dagli americani). L’idea è far diventare la city car come un’auto in car-sharing, chiamata dai clienti via app e che a fine giornata va a posteggiarsi da sola in grandi silos.

Meno auto in circolazione, meno costi energetici, meno inquinamento: i comuni potrebbero essere interessati? Il presidente di Anci, Decaro, si è detto interessato a queste auto solari, che nemmeno sovraccaricano la rete elettrica.

I comuni metteranno a disposizione tutto quello che servirà per questo progetto: se il mercato esiste si può pensare ad una leva finanziaria, per esempio fondi che arrivano da Cassa Depositi e Prestiti.

Alla fine gli italiani sono arrivati al gran finale ad Adelaide: con scienza, impegno e anche un pizzico di arte. Battendo quel luogo comune dei ragazzi siciliani che sono rassegnati al loro futuro.

L’INTOCCABILE di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Il senatore Gasparri è presidente di Cyberealm, che è un contenitore di azioni di società che si occupano di sicurezza, con appalti anche in Italia (alcuni appalti sono stati sponsorizzati anche da una telefonata del senatore).

In questa società si trovano persone legati ai servizi israeliani, alcuni coinvolti oggi nel conflitto contro Hamas. Come presidente deve curare gli interessi dell’azienda, ma di questo suo ruolo non ha informato il Senato e la giunta delle immunità, di cui era pure presidente.

Dopo la denuncia di Report la giunta delle immunità ha decretato compatibile Gasparri presidente col Gasparri senatore: tutto in pochi giorni prima di Natale, per far passare al governo una serena festività.

Gasparri ha scritto una lettera riservata al presidente La Russa, dove ammette di non aver comunicato la carica, delegando alla giunta di decidere sulla sua decadenza: l’iter si è svolto velocemente racconta il membro dei 5s. I membri di destra, assieme a Scalfarotto, ha votato contro la scelta di dare i documenti a Report, alla faccia della trasparenza: secondo Italia Viva è la politica che decide cosa è rilevante, ovvero può essere noto ai cittadini.

Alla fine a decidere delle sorti di Gasparri sono stati i senatori di centro destra dentro il comitato ristretto: un parlamentare della Lega racconta a Report di come in quei giorni il senatore della Lega Potenti, della giunta per le elezioni, raccontava che c’era l’ordine di scuderia di salvare Gasparri, non c’era nemmeno bisogno di fare alcun atto istruttorio.

A quanto racconta il servizio il ruolo di Gasparri è strategico, per i suoi legami decennali con la politica (altro che ruolo di facciata): un compito da lobbista in un ruolo che in altri paesi sarebbe considerato in conflitto di interessi.

Ma alla fine la giunta si è accontentata dell’autocertificazione di Gasparri, come ha ammesso persino Scalfarotto: “ma questo è un senatore della repubblica… lei non è un tribunale”.

Il problema sono le inchieste giornalistiche, “una deriva preoccupante”. Questo è il concetto della Stampa da parte dei nostri rappresentanti.

Nemmeno la presidenza del Senato farà sanzioni contro il senatore (creando un pericoloso precedente), ma potrebbe interessarsene il Copasir: nel frattempo sono arrivare le denunce o le minacce di denunce a senatori e deputati del M5S.

VIZI CAPITALI – grande raccordo criminale di Daniele Autieri

A Milano le tre grandi mafie si sono unite in un consorzio: la scorsa puntata di Report aveva raccontato di come si sta muovendo questo consorzio al nord e a Milano, dei nuovi boss che si muovono senza problemi sul territorio, dell’inchiesta dell’antimafia milanese che era stata stoppata dal GIP che non aveva confermato le richieste di arresto.

Mafie che oggi sono penetrate nel tessuto imprenditoriale e politico.

A Roma la situazione è diversa: i grandi gruppi mafiosi si stanno facendo la guerra per il controllo del territorio, per lo spaccio della droga.

L’omicidio del capo ultras Diabolik rientrerebbe in questa guerra: assieme al compare Fabietti riforniva di droga Roma, ma alla avrebbe fatto il passo più lungo della gamba, andando a bruciarsi come Icaro, scontrandosi con Michele Senese, boss della Camorra, oggi in carcere.

Piscitelli era cresciuto con Gennaro Senese: sarebbe stato ucciso perché ad un certo punto non avrebbe riconosciuto alla famiglia Senese la quota del traffico della droga.

Il tribunale di Roma ha spedico alcuni criminali condannati in una comunità a Roma: uno di questi è scappato questo agosto, mentre era in una specie di villeggiatura, altro che carcere.

Il servizio di Daniele Autieri si è occupato anche dell’omicidio di un ragazzino, Alexandru Ivan nel parcheggio della metropolitana della linea C: una lite che è poi sfociata in altro, dove dietro ci sarebbero ancora interessi di droga tra famiglie concorrenti.

Si è costituito per questo reato un rom sinti che sui social ostentava la sua ricchezza: secondo un testimone di Report i Petrov sarebbero parenti ai Casamonica, una potente famiglia che si occupa di spaccio e di usura.

A Roma ce ne sono tante, di persone anziane, spesso pluripregiudicati, chiamati “retta” che in cambio di poche centinaia di euro offrono le loro case per nascondere la droga. Nell’abitazione di uno di questi – come mostra l’anteprima del servizio - i falchi della squadra mobile di Roma hanno trovato duecento grammi di cocaina, divisa in 520 dosi pronte per essere vendute. Lo spacciatore fa un fischio, il vecchio si sporge dalla finestra e la merce finisce nella piazza.

Le vedette che presidiano il quartiere del Quarticciolo si danno la voce, hanno visto il prete don Antonio Coluccia, militante e sotto scorta che, col suo megafono, presidia le più grandi piazze di spaccio di Roma: “gli spacciatori prendono e staccano la luce” racconta a Report di fronte ad una armadio elettrico manomesso “vedi, le luci non ci sono? Questo lampione è spento..” Lo spaccio ha bisogno del buio, perfino gli alberi nel quartiere sono stati potati per evitare di essere usati come nascondiglio.

I vicoli della borgata oggi sono popolati da pusher, da ragazzini anche in cerca di droga.
“Questi si prendono la libertà, ve la rubano la libertà” grida dal suo megafono: anche a Tor Bella Monaca, altra piazza di spaccio, lo conoscono in tanti a questo prete coraggioso e i suoi messaggi contro la camorra che si sta impossessando del territorio, delimitando la libertà delle persone.

In piazza si incontrano anche strani personaggi, uomini che lo accusano di fare i soldi con le sue accuse “mediatiche”: personaggi magari legati allo spaccio che vedono in questo prete un problema per i loro affari. Insieme a San Basilio, Tor Bella Monaca è un supermarket della droga aperto 24 ore al giorno, dove si vende di tutto hashish, eroina, droghe sintetiche e la migliore bamba di Roma.

Quartieri rovinati dallo spaccio, che sta assoggettando le persone, rendendole schiave di organizzazioni criminali che “rubano il futuro ai bambini”.

Il prete deve girare per questi quartieri con la scorta, armata con mitra. A Roma, non a Medellin.

Il servizio di Report racconterà anche degli effetti del consumo delle droghe, intervistando il presidente della fondazione Villa Maraini, Massimo Barra: da oltre 40 anni si occupa del recupero dei tossicodipendenti Roma, ogni giorno 700 persone bussano alla sua porta.

Al giornalista racconta di come, ogni giorno, dalle 200 alle 450 persone a Tor Bella Monaca chiedano aiuto alla fondazione per problemi di tossicodipendenza, “[la droga] è il più grande business mondiale insieme a quello delle armi. Ho preso una mappa di Roma e ho messo un puntino nero sulle case dei nostri clienti, ed erano in tutta Roma. Parioli, quartieri bene e quartieri male, la droga è democratica ..”
Le mafie sanno che la droga è democratica e che Roma è il più grande mercato di Italia, fiumi di cocaina invadono le strade della città e abbattono confini, origini e classi sociali. Anche chi vive nelle zone bene della città sale in macchina e raggiunge la periferia per acquistare la sua dose di cocaina. Quartieri sorvegliati da vedette che poi sono bambini di 10-12 anni.

A San Basilio, in una piazza di spaccio, c’era un progetto di riqualificazione che è rimasto in sospeso per anni – lo ha raccontato l’ex sindaca Raggi: c’è voluto un anno per ristrutturare una palazzina usata come ricovero per gli spacciatori.

I criminali controllano le piazze di spaccio anche con l’uso di droni, non solo con ragazzini a far da vedette.

Secondo il procuratore Lo Voi il traffico di stupefacenti a Roma è fuori controllo, tanto è alto.

Il garante di tutto il traffico di droga è la ndrangheta, soprattutto per i grandi carichi spiega a Report il Gico di Roma: egemone è il clan Alvaro, potere celebrato anche da un matrimonio tra gli Alvaro e una famiglia mafiosa celebrato proprio a Roma.

La cosca Alvaro si occupa di droga, usura e si è anche mossa per entrare in Parlamento, candidando loro parlamentari dentro Forza Italia – lo raccontano le carte del ROS che ha seguito le indagini dal 2007.

Le informative raccontano dei tentativi di incontrare Berlusconi, anche a palazzo Chigi, di sponsorizzazioni ai circoli della libertà in Calabria.

Per consolidare la loro posizione gli Alvaro hanno stretto accordi con i Senese e i Moccia: c’è una zona grigia che supporta gli Alvaro nelle loro attività commerciali, dopo che si sono presi bar, locali e negozi. Posti dove vige l’illegalità, contributi non versati, norme di sicurezza non rispettate.

Nonostante i sequestri, nonostante la presenza di amministratori scelti dalla DIA, gli Alvaro arrivano a minacciare persino questi rappresentanti dello Stato.

Anche a Roma però le mafie hanno stretto accordi per spartirsi la torta: il servizio ha raccontato di una cena tra gli Alvaro e i Moccia (che sono legati al clan Senese), per mettersi d’accordo sugli affari senza farsi una guerra tra ndrangheta e camorra.

Piazza Vittorio è la pancia multietnica di Roma – continua il servizio di Report - un giardino monumentale circondato dal mondo: call center indiani, minimarket del Bangladesh, ristoranti etiopi e locali cinesi, tanti locali che vendono di tutto, dal cibo alla chincaglieria, dai telefoni rigenerati ai tessuti. Cosa c’è dietro alcuni di questi locali?

“Arrivavano persone con degli zaini ” racconta ancora il comandante del Gico di Roma “con dentro buste plastificate, avevamo la percezione che erano buste pesanti, entravano all’interno di questi esercizi commerciali, rimanevano all’incirca una quindicina di minuti e dopo uscivano con questi zainetti, o queste buste accartocciate, quindi evidentemente era stato consegnato qualcosa.”
Molti dei cinesi che hanno aperto attorno alla piazza sono invisibili e sfruttando la loro invisibilità hanno messo in piedi la più grande lavatrice di denaro sporco di Roma e forse dell’Italia intera.
“Noi abbiamo certificato che quasi tutte le organizzazioni criminali si recano presso questi centri di raccolta occulta per consegnare denaro” continua l’ufficiale del Gico.

A quanti milioni di euro ammonta il giro di riciclaggio? “Nel periodo post covid la modalità di riciclaggio viene modificata per forze di cose, ma noi abbiamo ricostruito alla lettera movimentazioni per all’incirca 53ml di euro.”
Il 4 ottobre scorso gli investigatori del Gico della Finanza hanno arrestato 33 persone considerati ai vertici di una rete di riciclaggio internazionale che ha come base operativa proprio i negozi di tessuti attorno a piazza Vittorio. I soldi riciclati sono quelli delle mafie italiane: la ndrangheta lascia 3 ml in un negozio cinese per un carico dall’Ecuador e nel paese sudamericano i narcos si prendono da un altro negozio cinese i 3 ml di euro, senza che ci sia passaggio di denaro.

La rete di piccole botteghe cinesi fanno capo ad un uomo di nome Zheng: la rete, secondo il testimone di Report, è vasta e copre tutta l’Italia e anche il territorio europeo. 

La Camorra si sta comprando i locali nel centro di Roma e quando la giustizia li sequestra ai presunti prestanome, ma poi un pezzo alla volta vengono restituiti e alcuni tornano sotto il controllo dei vecchi proprietari. Daniele Autieri ha intervistato uno di questi, che ha subito 11 sequestri nell’ambito di indagini sul clan Contini: “evasione quale clan Contini.. io non li conoscevo neanche” ha risposto al giornalista. Per anni questo imprenditore è stato considerato un prestanome del clan Moccia, un uomo così abile da costruirsi un impero nel centro che gli è stato prima confiscato, quindi restituito.
“Per il fatto di questi signori Moccia che mi portavano la mozzarella, io non li conoscevo nemmeno..” ribatte alle domande di Report sui clan Moccia e Contini.
Questi clan che a Roma hanno investito nel riciclaggio, sui locali sono legati al gruppo Senese: il comandante del GICO di Roma, Marco Sorrentino, ha spiegato come questo personaggio, Michele Senese, venga indicata come il più vicino ad Angelo Moccia, “stiamo parlando del gotha del gruppo.”

Le mafie si sono prese quasi l'80% dei locali, ristoranti e delle attività commerciali, sfruttando anche i problemi del Covid: il denaro i clan li avevano per rilevare locali in mano a persone messe in crisi dalla pandemia.
Non sono solo mafie italiane, ci sono anche imprenditori di origine albanese che controllano locali tra Trastevere e piazza Navona, vicini ai palazzi delle istituzioni.


Anteprima Report – il traffico di droga a Roma, il caso Gasparri e le auto elettriche

Nonostante gli attacchi, le intimidazioni, le inchieste di Report non si fermano: questa sera un nuovo approfondimento del caso Gasparri, presidente di una società di cybersecurity e poi a seguire degli affari di mafia, ndrangheta e camorra nella capitale. Infine un servizio sull’auto del futuro.

Questo fa l’informazione, in particolare l’informazione pubblica: fare le pulci a chi detiene il potere e non fare da megafono alle grandi opere regime. Che piaccia o meno, questa è la democrazia. Altrimenti chiamiamola in altro modo.

Chi comanda a Roma?

Dopo Milano, dove la settimana scorsa il servizio di Mottola aveva raccontato del consorzio criminale tra ndrangheta, camorra e cosa nostra, ora tocca a Roma dove, però, lo scenario è diverso.

Ce ne sono tanti, di persone anziane, spesso pluripregiudicati, chiamati “retta” che in cambio di poche centinaia di euro offrono le loro case per nascondere la droga. Nell’abitazione di uno di questi – come mostra l’anteprima del servizio - i falchi della squadra mobile di Roma hanno trovato duecento grammi di cocaina, divisa in 520 dosi pronte per essere vendute. Lo spacciatore fa un fischio, il vecchio si sporge dalla finestra e la merce finisce nella piazza.

LE vedette che presidiano il quartiere del Quarticciolo si danno la voce, hanno visto il prete don Antonio Coluccia, militante e sotto scorta che, col suo megafono, presidia le più grandi piazze di spaccio di Roma: “gli spacciatori prendono e staccano la luce” racconta a Report di fronte ad una armadio elettrico manomesso “vedi, le luci non ci sono? Questo lampione è spento..” Lo spaccio ha bisogno del buio, perfino gli alberi nel quartiere sono stati potati per evitare di essere usati come nascondiglio.

“Questi si prendono la libertà, ve la rubano la libertà” grida dal suo megafono: anche a Tor Bella Monaca, altra piazza di spaccio, lo conoscono in tanti a questo prete coraggioso e i suoi messaggi contro la camorra che si sta impossessando del territorio, delimitando la libertà delle persone.

In piazza si incontrano anche strani personaggi, uomini che lo accusano di fare i soldi con le sue accuse “mediatiche”: personaggi magari legati allo spaccio che vedono in questo prete un problema per i loro affari. Insieme a San Basilio, Tor Bella Monaca è un supermarket della droga aperto 24 ore al giorno, dove si vende di tutto hashish, eroina, droghe sintetiche e la migliore bamba di Roma.

Quartieri rovinati dallo spaccio, che sta assoggettando le persone, rendendole schiave di organizzazioni criminali che “rubano il futuro ai bambini”.
La Camorra si sta comprando i locali nel centro di Roma e quando la giustizia li sequestra ai presunti prestanome, ma poi un pezzo alla volta vengono restituiti e alcuni tornano sotto il controllo dei vecchi proprietari. Daniele Autieri ha intervistato uno di questi, che ha subito 11 sequestri nell’ambito di indagini sul clan Contini: “evasione quale clan Contini.. io non li conoscevo neanche” ha risposto al giornalista. Per anni questo imprenditore è stato considerato un prestanome del clan Moccia, un uomo così abile da costruirsi un impero nel centro che gli è stato prima confiscato, quindi restituito.
“Per il fatto di questi signori Moccia che mi portavano la mozzarella, io non li conoscevo nemmeno..” ribatte alle domande di Report sui clan Moccia e Contini.
Questi clan che a Roma hanno investito nel riciclaggio, sui locali sono legati al gruppo Senese: il comandante del GICO di Roma, Marco Sorrentino, ha spiegato come questo personaggio, Michele Senese, venga indicata come il più vicino ad Angelo Moccia, “stiamo parlando del gotha del gruppo.”

Il servizio di Report racconterà anche degli effetti del consumo delle droghe, intervistando il presidente della fondazione Villa Maraini, Massimo Barra: da oltre 40 anni si occupa del recupero dei tossicodipendenti Roma, ogni giorno 700 persone bussano alla sua porta.

Al giornalista racconta di come, ogni giorno, dalle 200 alle 450 persone a Tor Bella Monaca chiedano aiuto alla fondazione per problemi di tossicodipendenza, “[la droga] è il più grande business mondiale insieme a quello delle armi. Ho preso una mappa di Roma e ho messo un puntino nero sulle case dei nostri clienti, ed erano in tutta Roma. Parioli, quartieri bene e quartieri male, la droga è democratica ..”
Le mafie sanno che la droga è democratica e che Roma è il più grande mercato di Italia, fiumi di cocaina invadono le strade della città e abbattono confini, origini e classi sociali. Anche chi vive nelle zone bene della città sale in macchina e raggiunge la periferia per acquistare la sua dose di cocaina. Quartieri sorvegliati da vedette che poi sono bambini di 10-12 anni.

Piazza Vittorio è la pancia multietnica di Roma – continua il servizio di Report - un giardino monumentale circondato dal mondo: call center indiani, minimarket del Bangladesh, ristoranti etiopi e locali cinesi, tanti locali che vendono di tutto, dal cibo alla chincaglieria, dai telefoni rigenerati ai tessuti. Cosa c’è dietro alcuni di questi locali?

“Arrivavano persone con degli zaini ” racconta ancora il comandante del Gico di Roma “con dentro buste plastificate, avevamo la percezione che erano buste pesanti, entravano all’interno di questi esercizi commerciali, rimanevano all’incirca una quindicina di minuti e dopo uscivano con questi zainetti, o queste buste accartocciate, quindi evidentemente era stato consegnato qualcosa.”
Molti dei cinesi che hanno aperto attorno alla piazza sono invisibili e sfruttando la loro invisibilità hanno messo in piedi la più grande lavatrice di denaro sporco di Roma e forse dell’Italia intera.
“Noi abbiamo certificato che quasi tutte le organizzazioni criminali si recano presso questi centri di raccolta occulta per consegnare denaro” continua l’ufficiale del Gico.


A quanti milioni di euro ammonta il giro di riciclaggio? “Nel periodo post covid la modalità di riciclaggio viene modificata per forze di cose, ma noi abbiamo ricostruito alla lettera movimentazioni per all’incirca 53ml di euro.”

Il 4 ottobre scorso gli investigatori del Gico della Finanza arrestano 33 persone considerati ai vertici di una rete di riciclaggio internazionale che ha come base operativa proprio i negozi di tessuti attorno a piazza Vittorio. I soldi riciclati sono quelli delle mafie italiane

La scheda del servizio: VIZI CAPITALI di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi

Chi comanda nella Capitale d’Italia, dove quartieri interi sono trasformati in piazze di spaccio militarizzate e dove i boss ordinano omicidi come bottiglie di champagne dai menu dei ristoranti di Parioli e Ponte Milvio?

La risposta arriva dai testimoni eccellenti: fiancheggiatori, avvocati, prestanome, criminali redenti e non che raccontano come sono cambiati in questi anni gli equilibri criminali nella capitale d’Italia.

Dati inediti confermano che nel secondo anno del Covid-19 gli acquisti di attività commerciali nel centro di Roma sono aumentati, mentre uno studio sulle compagini azionarie dei principali ristoranti del centro storico dimostra che gruppi di imprenditori albanesi controllano ormai alcuni dei locali più noti tra piazza Navona e Campo de’ Fiori.

Alle spalle la ‘ndrangheta e in particolare la cosca Alvaro che dal 2008 in poi ha accresciuto la sua presenza nella capitale arrivando a prendere contatti con esponenti politici di primo piano per favorire l’ingresso di candidati “amici” all’interno del Parlamento.

Nella città dei prestanome, dove il clan camorristico legato a Michele Senese mantiene un ruolo di primo piano, anche l’attività di contrasto vacilla. Il Tribunale delle misure di prevenzione sequestra i locali legati alle mafie, ma troppe volte le stesse attività tornano nelle mani di altre mafie, al punto che un amministratore giudiziario arriva a dire che l’80% dei ristoranti nel centro di Roma sono ormai controllati dalla criminalità organizzata.

Da quelle casse, e dalle piazze di spaccio, escono centinaia di milioni di euro che devono essere ripuliti. Sarebbe questo il compito della comunità cinese e di una manciata di piccole botteghe tessili intorno a piazza Vittorio. Secondo quanto sarebbe emerso da indagini della Guardia di Finanza, i commercianti prendono i soldi, li ripuliscono e quando serve ne assicurano il viaggio fino all’altro capo del mondo, dove quei soldi finiscono ai narcos colombiani per saldare l’ultimo carico di cocaina. Un sistema capace di drenare centinaia di milioni di euro e trasformarli in una preziosa riserva per le banche cinesi.

L’insindacabile e intoccabile senatore

Questa sera Report torna ad occuparsi degli incarichi privati del senatore Gasparri: a quanto pare il ruolo di senatore della repubblica è compatibile con quello di presidente di una società che si occupa di sicurezza, la Cyberealm che a sua volta detiene il 24% di azioni di una società di sicurezza che ha preso appalti col pubblico.
Nel 2021 quando la giunta per elezioni avrebbe dovuto decidere sulla sua incompatibilità il Gasparri senatore non diede comunicazione del suo ruolo di presidente al presidente della giunta del Senato che era sempre lui.

Così, al congresso internazionale sulla cyber security (Cyber Sec 2023) il senatore Gasparri poteva annunciare investimenti pubblici su questo settore strategico facendo felice anche l’azienda in cui ha interessi privati.

Sul Fatto Quotidiano si da una anticipazione del servizio, con una lettera del senatore al presidente del Senato La Russa

Letterina di Gasparri a La Russa: “Così continuo a fare il lobbista”

CONFLITTO D’ INTERESSI - “Report” mostra la missiva sulla società nascosta al Senato: “Ho ritenuto di non dover comunicare”

DI ALESSANDRO MANTOVANI

21 GENNAIO 2024

Scriveva Maurizio Gasparri: “Ho ritenuto, in considerazione del fatto che la carica ricoperta non implicava e non implica lo svolgimento di funzioni di tipo gestionale della predetta società, che la circostanza non ricadesse nell’ambito di applicazione della citata legge 441/1982”. E ancora, proseguiva Gasparri nella letterina del 24 novembre 2023 al presidente del Senato, l’ex camerata Ignazio La Russa: “Avendo soggettivamente interpretato il dettato normativo come riferibile alla funzione di amministratore in senso stretto (…) e non come riferibile alla qualifica di amministratore, quale componente del consiglio di amministrazione, non ho provveduto a rendere la dichiarazione”. Dopotutto, aggiunge Gasparri, quella carica “è agevolmente rilevabile dal registro delle imprese (…) al quale qualsiasi cittadino può accedere”.

Chissà allora perché la legge richiede ai senatori di comunicare gli incarichi. Ma tanto è bastato alla Giunta per le elezioni del Senato per chiudere la questione del capogruppo di Forza Italia, che prima di questa storia era vicepresidente di Palazzo Madama.

La scheda del servizio: L’INTOCCABILE di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Report tornerà sul caso del senatore Maurizio Gasparri e del suo ruolo in Cyberealm, società che opera nel settore della cyber security. Dopo l’inchiesta di Report, il suo incarico tenuto nascosto al Senato per oltre due anni è finito sul tavolo della giunta delle Elezioni. L’organismo di Palazzo Madama ha stabilito che il ruolo di presidente di Cyberealm è compatibile con quello di senatore della Repubblica. Ma sulla base di quali atti è stata presa questa decisione? Report svelerà in che modo è stato salvato Gasparri.

L’auto del futuro

Come è arrivata in Australia una spider blu a propulsione solare? Lo racconta il servizio di Michele Buono che questa volta è andato in Australia dove si trovano strade lunghe 3000 km, dove non trovi nessuno, come la Stuart Highway, che taglia la nazione da nord a sud, passando attraverso il tropico del Capricorno. Qui viaggia una spider blu, non la guida James Bond, è arrivata qui grazie al lavoro di un gruppo di visionari arrivati qui da Siracusa. Costruiscono prototipi di automobili a propulsione solare e così, a forza di inseguire il sole, si sono ritrovati dall’altra parte del mondo, senza mai lamentarsi del sud, della Sicilia, dell’Italia. Ognuno parlava di responsabilità proprie e tutti erano uniti da un solo obiettivo, farcela con la forza delle proprie competenze, a costo anche di forzare le leggi della fisica.

Erano partiti da Siracusa, in una struttura che il comune aveva ceduto in comodato d’uso a questo gruppo di insegnanti, studenti, ingegneri, che volevano realizzare un’auto alimentata dalla sola energia solare.

La scheda del servizio: GUIDA IL SOLE di Michele Buono

Collaborazione Alessandro Spinnato

A Siracusa ci hanno sempre saputo fare con il sole. Con gli specchi poi non ne parliamo. Ma i ragazzi di Futuro Solare non vogliono bruciare navi. Studenti di ingegneria a Palermo e a Catania e degli istituti tecnici di Siracusa, progettano e producono prototipi di automobili elettriche che si alimentano con la propria carrozzeria fatta di pannelli fotovoltaici. Ne hanno già prodotti due. Con Archimede 2 – l’ultima vettura da competizione - hanno partecipato a ottobre 2023 al Bridgestone World Solar Challenge in Australia, una competizione mondiale di auto solari. La gara: più di 3000 km del continente da attraversare, deserto compreso, da Darwin ad Adelaide con la forza del sole.

Si tratta di un test di mobilità del futuro. I ragazzi di Siracusa il futuro lo vedono vicino, stanno già progettando una mini citycar a propulsione solare.

Noi li stiamo seguendo in tutte le fasi e stiamo facendo un altro test: una simulazione di creazione di una rete per costruire una manifattura di auto solari nella Sicilia orientale.

Partendo dalla conoscenza, la materia prima fondamentale, è possibile creare una catena di valore e invertire, nel caso della Sicilia, un destino che, chissà perché, vogliamo vedere immutabile?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

03 dicembre 2023

Report – i ladri di spid, l’acqua in Val Stura, la carota del senatore e i pannelli per il superbonus

UNO, NESSUNO E CENTOMILA SPID di Lucina Paternesi

Col bonus cultura i ragazzi possono comprare libri, biglietti per un concerto: fino ad oggi si sono spesi 1 miliardo di euro per questa misura voluta dal governo Renzi (e che il governo Meloni ha tagliato come fondi).

Per avere il bonus serve registrarsi al sito con lo spid: una volta registrati, si usa la App per comprare libri e biglietti in modo abbastanza semplice.

Ma ad alcuni ragazzi il plafond è sparito: è una truffa che ha coinvolto 600 ragazzi, al momento. Dietro il furto del bonus si nasconde però il furto dell’identità: i bonus sono stati prosciugati da qualcuno che ha creato i buoni per acquisti, in due ondate. Il ministero ha inizialmente dato la colpa agli studenti e ai genitori. Ma l’account spid dei ragazzi non è stato violato: in molti casi i buoni sono stati creati a favore di un esercente, residente a Novara, che però non esiste.
L’esercente è associato ad una partita IVA, con un indirizzo inesistente: forse era il ministero che doveva controllare meglio chi siano gli esercenti controllati per i bonus.
Tutti gli esercenti della truffa sono inventati: è bastato accreditarsi al sito con una partita IVA, poi avranno attivato una nuova identità associata agli studenti, senza che gli studenti ne avessero consapevolezza.

Non è una buona notizia: col lo spid si vedono i nostri dati medici, il fascicolo sanitario.

Il punto è che l’identità digitale potrebbe non essere unica, per una stessa persona, questo è legato al fatto che abbiamo 12 provider, se c’è stata una duplicazione è molto probabile che ci sia stata connivenza da parte di qualcuno (serviva l’identificazione in presenza per rilasciare lo spid).
È possibile, in base alla convenzione di AGID, che una persona possa attivare una seconda identità digitale, con un diverso provider: il punto è che quando si attiva un nuovo spid, la persona non viene notificata. Ecco come si è creata la truffa.

Uno dei provider che ha generato i doppi spid, non richiesti dagli studenti, è Namirial: sono stati già sanzionati da AGID, dovrebbero certificare le mail e le identità.

Come ha spiegato a Report un consulente informatico, si possono creare identità digitali con una delega, con questa si possono ritirare delle firme digitali fittizie: in questo modo si salta l’identificazione di persona, basta avere già uno spid.

Dopo il servizio di Report Agid avvierà una verifica sui 12 provider, ma la domanda rimane, esistono altre nostre identità digitali?

WATER-GATE di Chiara De Luca

I Tir attraversano i paesini della Valle Stura, per trasportare l’acqua dallo stabilimento di Acque Sant’Anna verso il valico in Francia, che viene preferito perché gratuito.
Questo passaggio ha reso impossibile la vita in Valle, a Demonte i tir passano proprio in mezzo ai portici medioevali, che alla fine trattengono lo smog.
Sono polveri cancerogene, emesse dai motori diesel: a Demonte secondo Arpa si respira la stessa aria che c’è a Torino, la città più inquinata. C’è poi il rumore, le vibrazioni che creano problemi ai palazzi storico.
I tir, dal primo servizio di Report, continuano a passare, anzi sono in aumento: le persone stanno abbandonando la valle, i negozi chiudono, le case hanno il cartello vendesi.
L’azienda ha fatto una scelta, quella del profitto, facendo passare i tir lungo il percorso più economico: il presidente e AD di Acque Sant’Anna non ha voluto commentare questa storia, l’azienda non si ritiene responsabile di quello che succede nella valle da cui trae le risorse per fare i ricavi, stiamo parlando 300 ml l’anno, di fronte ad un canone di 2 ml di euro.

Almeno pagassero un canone più alto.

Dietro l’acqua nel cuneese c’è una guerra sui marchi: nei sei stabilimento di Cuneo c’è anche quello di Acqua Eva, l’acqua più alta in Italia.

Questa acqua è finita nel mirino di Bertone: voleva comprare le quote della società Acqua Eva, ma alla fine hanno vinto i Rivoira.

Ma dietro c’è stata una battaglia usando delle notizie non vere: nel 2018 era uscito un articolo per cui Acqua Eva era di proprietà di Lidl, notizia che creò un allarme nella GDO.
L’acquisto di Acqua Eva fu sospeso da alcune catene di supermercati, per non favorire Lidl: un danno per Acqua Eva, che fece una denuncia in procura.
L’indagine portò alla scoperta che l’articolo fu scritto da persone dentro Acqua Sant’Anna.

Si parla di pressioni da parte del direttore commerciale e dell’AD verso il blogger che scrisse l’articolo.

Per questa brutta storia, Acqua Eva ha perso quote di mercato, non è riuscita a fare un accordo per l’internazionalizzazione del marchio.

SPY GAME 2Carote e spyware di Lorenzo Vendemiale e Carlo Tecce

Report è tornata sul caso Gasparri e all’origine della carota: la convocazione in commissione Rai, gli attacchi a Report e a Ranucci avevano una motivazione chiara, ora che l’inchiesta è ben nota.
Gasparri conosceva dell’inchiesta da fine settembre, quando la trasmissione ha mandato una mail al senatore con le domande riguardanti una società di cybersecurity, che dentro ha persone legate ai servizi segreti israeliano.

Nel servizio andato in onda Report ha dimostrato che il senatore ha fatto attività di lobbying, che non è stata comunicata al Senato e alla giunta per l’elezione, di cui Gasparri fa parte.

L’ingresso nel mondo della sicurezza informatica nasce dai tempi di Telit, quando il senatore ha conosciuto Leone Ouzana e Ouzi Cats: il primo è stato contattato da Report mentre era in un bunker, facendo intendere che stia svolgendo un incarico delicato coi servizi.

Il secondo invece sta ancora svolgendo la sua attività in Italia: sarebbe stato mandato ad un incontro presso l’agenzia delle Dogane, a cui Cyberealm, era interessata, incontro anticipato da una telefonata introduttiva del senatore Gasparri.

Gasparri? Mi aiuta a capire lo scenario italiano nel settore della sicurezza”, dice l’italo-israeliano Leone Ouazana quando Report gli chiede perché abbia scelto lui per la presidenza della sua Cyberealm.

Gasparri è sia membro della commissione esteri, che un lobbista per Cyberealm assieme a Ouzi Cats e Ouzana o Arik Ben Haim, ex dell’intelligence israeliana.

Nel 2016 lo stesso Gasparri si era opposto alla nomina di Marco Carrai a capo della società di sicurezza informatica del paese, per i rapporti di amicizia con Renzi.

È tutto normale questo genere di relazioni, tra il senatore Gasparri (che ha in mano dossier sulla sicurezza) e uomini legati a servizi stranieri (ufficiali o occulti)? È normale che faccia attività di lobbista? Forse no, visto che su questo si sta interessando il Copasir.
Per Cyberealm Gasparri dovrebbe curare i rapporti con le istituzioni, altro che solo una nomina di facciata come il senatore aveva inizialmente detto nell’intervista a Report.
Alla giunta delle elezioni e delle immunità avrebbe dovuto dichiarare tutte le cariche: nel 2021 sulla sua eleggibilità avrebbe dovuto decidere lo stesso Gasparri, presidente della giunta.

Oggi la giunta per le elezioni del Senato ha aperto una istruttoria: nel frattempo Gasparri ha anche partecipato al congresso della cybersecurity, annunciando nuovi investimenti pubblici in un settore dove lui stesso ha degli interessi.

Ora che succederà? Sarà la maggioranza a dover decidere sulla incompatibilità del suo senatore, immagino con quale imparzialità.

Cyberealm è una società che vende tecnologie di sicurezza di altre aziende israeliane: tra i prodotti venduti c’è il Trojan Achille, simile al software Pegasus usato nell’omicidio Khasshogi.
Ma possiede anche quote di una società che si chiama Atlantica Cyber: nel 2022 queste azioni sono vendute a Smart4
(un gruppo francese) con la regia del manager Carlo Torino, ricavandone delle plusvalenze. Come mai questa plusvalenza? Cos’ha in pancia questa azienda di sicurezza informatica?
Atlantica Cyber Security lavora con Atlantica Digital per software “aggressivi”, ovvero in grado di fare attacchi informatici di tipo pen test,
in pancia ci sono commesse anche appalti con la pubblica amministrazione.

Come racconta Alessandro Mantovani oggi:

Francesi e israeliani propongono software di spionaggio anche molto invasivi. “Soluzioni d’attacco –­spiega a Report l’esperto Francesco Zorzi –­ Anche tool hardware per intercettazione massiva che sono attività di fatto vietate”. È il caso di Achille di Magen, simile a Pegasus, usato per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Ma propongono anche qualche apparente patacca: in una nota al bilancio 2022 Atlantica Cyber si attribuisce un ruolo chiave nella vittoriosa partecipazione di Deloitte ed EY a un’importante gara Consip, valutandone il guadagno possibile in 7 milioni di euro, ma Deloitte ed EY negano qualsiasi collaborazione. Se non mentono la nota è falsa. E le false comunicazioni in bvilancio sono ancora un reato.

IL BONUS È FINITO di Luca Bertazzoni

Per ristrutturare un palazzo, nel senso del risparmio energetico, in Olanda ci mettono pochi mesi: questi interventi di efficientamento energetico hanno creato un indotto, posti di lavoro, sviluppato nuove tecnologie.

I pannelli per l’isolamento, il trasporto dei materiali, i materiali scelti, sono sottoposti a specifiche regole stabilite dallo stato: in pochi mesi si mettono pannelli solari, pannelli esterni per il cappotto. Cappotti caldi ed ecologici con cui si possono ristrutturare vecchie case.

Questo succede in Olanda nelle case popolari, dove si è fatta una precisa scelta politica: in Italia il superbonus in Italia ha avuto una diversa musica.

In tre anni si sono spesi 94 miliardi, rinnovando solo il 3% del patrimonio immobiliare italiano.

Il servizio di Bertazzoni ha raccontato con che criteri sono stati messi questi pannelli: non certo quelli della sicurezza, come è emerso dall’incendio del palazzo di Colle Aniene la scorsa estate.

I materiali usati per il cappotto erano fatti con materiale combustibile, più economici per i lavori.

Oggi le famiglie del palazzo, seppur continuando a pagare l’affitto, non sanno quale sarà il loro futuro: i lavori di ristrutturazione sono fermi, l’azienda ha chiesto alle persone di pagare i lavori, se li vogliono vedere finiti.

Gli italiani sanno che stanno mettendo materiale combustibile attaccato alle loro case?

Dobbiamo aspettarci altri incendi come quello di Colle Aniene?
Il governo Meloni metterà una pezza alla legge sui lavori di ristrutturazione. proibendo l'uso di materiali che prendono fuoco così facilmente?

Anteprima inchieste di Report – spy Game Gasparri, il superbonus, l’elettrocuzione,i ventilatori della Philips, la situazione in valle Stura e lo spid

Sono tanti i servizi programmati per la puntata di questa sera: un servizio sarà dedicato al bonus 110% e a come sono stati messi i cappotti alle case, poi il servizio dedicato alla società di cybersecurity del senatore Gasparri. A seguire alcuni servizi su temi di cui si era già occupata Report: i respiratori della Philips, gli abbattimenti dei suini tramite scossa elettrica e la situazione in Val Stura col traffico di tir per lo stabilimento dell’Acqua Sant’Anna.

Infine il servizio sullo Spid che doveva andare in onda settimana prossima.

Gli interessi del senatore Gasparri

Ora che non è più vicepresidente del Senato, posto ceduto a Ronzulli, Gasparri non rischia di creare un problema ad una delle istituzioni della Repubblica.

Ma il problema rimane, nonostante la notizia sia sparita dai telegiornali e anche da molti quotidiani, che han preferito dedicarsi alle notizie sul presunto scontro toghe – politica (che non esiste): trovate una anticipazione del servizio sul Fatto Quotidiano (unico giornale a seguire i servizi di Report)

L’italo-israeliano dal bunker: “Gasparri ci serve a Palazzo”

STASERA A “REPORT” - Lobbismo. Leone Ouazana, patron di Cyberealm, spiega il ruolo del senatore presidente (azzurro)
DI ALESSANDRO MANTOVANI

“Gasparri? Mi aiuta a capire lo scenario italiano nel settore della sicurezza”, dice l’italo-israeliano Leone Ouazana quando Report gli chiede perché abbia scelto lui per la presidenza della sua Cyberealm. Con questa azienda e anche con la partecipata Atlantica Cyber Security, Ouazana offre servizi a soggetti pubblici: proprio Gasparri ha favorito lo scorso 12 luglio un appuntamento dell’italoisraeliano all’Agenzia delle Dogane, per un affare che poi è saltato. Insomma, secondo l’inchiesta di Report in onda stasera, il capogruppo FI in Senato fa il lobbista. Un senatore, vicepresidente del Senato fino a quando si è dimesso nel pieno di questa storia, che fa il lobbista. Dal 17 giugno 2021 è delegato a “curare e gestire i rapporti istituzionali con enti pubblici e privati”.

Chi meglio di lui, membro della commissione Esteri e Difesa? Come farà il Senato, presieduto dall’ex camerata Ignazio La Russa, a non sanzionarlo per la mancata comunicazione dell’incarico? E come fanno a tenerlo in commissione di Vigilanza Rai quando ha usato quella posizione contro Report, convocando Ranucci quando già sapeva dell’inchiesta?

Gli appalti, come sappiamo, li prende Atlantica Digital, colosso in mano al gruppo Smart4 del francese Cyril Roger e dell’italiano Carlo Torino, già coinvolto in un’indagine poi archiviata sulle conferenze di Matteo Renzi negli Emirati Arabi. Report elenca 6,9 milioni di euro da Sogei, l’occhio telematico dello Stato; 132 mila dai Carabinieri; circa mezzo milione dalla Rai “vigilata” da Gasparri. La società che gestisce il Soc, il centro operativo di sicurezza informatica, è però Atlantica Cyber: Smart 4 ne ha ha acquisito il 25% decisivo nel 2022 pagandolo 1,2 milioni di euro a Cyberleam che ne conserva il 24%.

Il settore della cybersecurity è uno di quelli che non subiscono tagli, vale ogni anno 6 miliardi di euro e, per colpa delle falle nella sicurezza informatica nel nostro paese, è un settore molto remunerativo, siamo anche uno dei paesi al mondo che subiscono maggiori attacchi (come i casi di attacchi ransomware agli ospedali e alle ASL). Dal 2024 il sottosegretario Mantovano ha promesso maggiori investimenti nel settore, per arrivare a 220 ml di euro (quest’anno sono 80ml). Avere un senatore nello staff di un'azienda di questo settore può aiutare.

La scheda del servizio: SPY GAME 2 di Lorenzo Vendemiale e Carlo Tecce

Dopo le anticipazioni degli scorsi giorni, l'inchiesta integrale di Report sugli interessi privati del senatore Maurizio Gasparri nella cybersicurezza. Report ha scoperto che Gasparri, da vicepresidente del Senato prima e ora da capogruppo di Forza Italia, è stato ed è ancora presidente anche di Cyberealm, una società specializzata nella sicurezza informatica. Ma chi c’è davvero dietro Cyberealm? E qual è il ruolo, mai dichiarato al Parlamento, di Maurizio Gasparri? Dall’inchiesta emerge che l’azienda, in cui operano rappresentanti ufficiali e occulti vicini ad apparati stranieri, ha rapporti diretti e indiretti con le nostre istituzioni.

Cosa rimane dopo il superbonus

Dopo i lavori fatti col superbonus quanto sono sicure le nostre case? Report lo scorso anno aveva dedicato un servizio al bonus al 110%, nato col governo Conte II per rilanciare il settore delle costruzioni e consentire un ammodernamento delle case. L’assenza di controlli e la solita furbizia italiana avevano trasformato questa opportunità per rendere sicure e sostenibili le abitazioni in una opportunità per arricchimento per pochi: un business dentro cui sono entrati attori come Poste Italiane e le banche che hanno gestito la cessione dei crediti senza troppi controlli.
Il servizio raccontava anche di come, ad aver usufruito di più del bonus, dunque dei soldi pubblici, siano state persone che non avevano problemi economici, che hanno potuto ristrutturare le loro case o seconde case.

Il superbonus verrà chiuso il prossimo anno, quando le detrazioni passeranno dal 110 al 90% ma, la domanda che si è posta Report col servizio di Luca Bertazzoni, alla fine le nostre case saranno più sicure ed efficienti?


Il 2 giugno 2023 un incendio ha distrutto un palazzo a Colle Aniene, nella periferia di Roma, una persona morì nell’incendio e 17 rimasero ferite, molte delle quali con delle ustioni che rimarranno sul loro corpo per il resto della vita. Nel condominio erano in corso i lavori di ristrutturazione con il superbonus 110% : il giornalista ha visitato il palazzo, dopo l’incendio, partendo dalla zona più danneggiata che è quella dove si era iniziato a mettere il cappotto termico. Erano quadrati di plastica che vengono attaccati al soffitto, erano rimasti depositato in uno dei piani del palazzo, a mo di deposito. Nel momento in cui è scoppiato l’incendio tutto il materiale plastico ha preso fuoco: l’incendio si è sviluppato all’esterno, dalle finestre è entrato nelle scale e da lì negli appartamenti.
Il giornalista ha chiesto un parere a Davide Luraschi, presidente del collegio ingegneri di Milano, è anche perito per l’incendio che ha colpito due anni fa la Torre dei Moro a Milano: per la costruzione di un cappotto termico si usano isolanti di diverso tipo, ci sono quelli totalmente incombustibili come la lana di vetro o la lana di roccia. Ma il 70% del materiale venduto è combustibile perché sono sostanzialmente come le EPS, polistirene espanso sinterizzato, di origine organica o sintetica che evidentemente bruciano.

Sono più vendute perché costano meno? L’ingegner Luraschi: “sicuramente più venduto perché più economico, questa norma sul superbonus avrebbe dovuto attenzionare di più il tema della sicurezza”.

Bertazzoni ha intervistato l’economista Giuseppe Pisauro, uno tra i primi a denunciare il pericolo dietro il superbonus, per tramite l’ufficio parlamentare di bilancio che allora presiedeva (dal 2014 al 2022): “quando ci sono stati tentativo col governo Draghi di ridimensionarlo c’è stata una opposizione trasversale di tutte le forze politiche. La cosa un po’ più triste di tutta questa storia è che c’è chi ha potuto approfittarne del 110% e chi invece non c’è riuscito per vari motivi, ma che fosse una lotteria doveva essere chiaro fin dall’inizio, perché non potevano usufruirne tutti.. ”
Alla fine la lotteria è costata agli italiani quasi 100 miliardi di euro ma a vincerla è stato solo il 3% del patrimonio immobiliare. E chi non si è reso conto che fosse un gioco d’azzardo ha perso tutto: come Paola Fantoni che su quei soldi contava per completare la ristrutturazione dell’abitazione, per lei e per i figli. Al 31 dicembre il superbonus termina e ora mancano i soldi per terminare i lavori. Per aver creduto ad una legge dello Stato.

La scheda del servizio: IL BONUS È FINITO di Luca Bertazzoni

collaborazione Marzia Amico

Il prossimo 31 dicembre finirà l’era del Superbonus 110% che in questi anni è costato quasi 100 miliardi di euro alle casse dello Stato per 440mila interventi di ristrutturazione. L’inchiesta traccia un bilancio della misura voluta dal Governo Conte II. L’iniziale cessione multipla dei crediti fiscali ha avuto come effetto un enorme numero di truffe ai danni dello Stato: Report racconta quella di Mister Miliardo, un imprenditore di San Severo finito sotto indagine per presunta emissione di fatture inesistenti. L'inchiesta si occupa anche dei materiali che sono utilizzati per costruire i cappotti termici in Italia, partendo dall’incendio dello scorso giugno in un palazzo di Colli Aniene a Roma, dove ha perso la vita una persona.

Gli abbattimenti tramite scossa elettrica

Giulia Innocenzi torna ad occuparsi degli abbattimenti dei suini negli allevamenti dove è stata trovata la peste suina: a Roma un allevatore ha filmato come i suoi animali sono stati uccisi tramite elettrocuzione, le difficoltà da parte degli operatori nel bloccare gli animali a cui applicare gli elettrodi. Un metodo poco rispettoso degli animali tanto che l’allevatore ad un certo punto ha dato in escandescenza col titolare della cooperativa che ha gestito gli abbattimenti, che dovrebbe essere Ido Bezzi, responsabile degli abbattimenti in provincia di Pavia oltre che di quelli vicino Roma. Come mai gli è stato consentito di usare lo stesso metodo a distanza di un anno, che presenta tante criticità?


La scheda del servizio:
LA SCOSSA di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Dopo l'inchiesta del 5 novembre, in cui Report aveva mostrato che per contrastare la peste suina erano stati abbattuti in Lombardia oltre 10.000 suini con l'elettrocuzione, e che erano stati commessi diversi maltrattamenti sugli animali, la procura di Pavia ha aperto un fascicolo e il ministro dell’agricoltura Lollobrigida è stato chiamato alla Camera dei deputati a dare spiegazioni. Chi ha autorizzato l'elettrocuzione, pratica sconsigliata su così tanti maiali, e perché? Giulia Innocenzi è inoltre entrata in possesso di alcune immagini sull'allevamento dove sono stati fatti gli abbattimenti. C'è un'emergenza benessere animale, fondamentale anche per evitare il rischio di propagazione di malattie?

I ventilatori della Philips

Nel giugno 2022 Report aveva denunciato in un servizio dei problemi di sicurezza dei respiratori della Philips, quelli usati dalle persone con problemi di apnee notturne: la schiuma fonoassorbente contenuta nei dispositivi a lungo andare si degrada e finisce nelle vie aeree.
È stato un incidente oppure c’è stata una falla nei controlli?
Come racconta il servizio di Giulio Valesini, Philips conosceva il problema dal 2015, per le segnalazioni che riceveva dai clienti e non ha posto rimedio. È stato dopo il 2020, quando i respiratori sono stati usati anche per il Covid, quando sono arrivate molti più reclami, che si è fatto qualcosa. Si è sacrificata la sicurezza dei pazienti per il profitto?
Il medico della società tedesca che ha risposto alle domande di Report spiega che la loro reputazione si basa sulla sicurezza dei pazienti. Ma questi modelli sono stati usati, e alcuni anche approvati in emergenza, proprio durante la pandemia, con pazienti con importanti difficoltà respiratorie. Nonostante il management della Philips sapesse del problema del particolato. Finita l’ondata di malati del covid, c’è stato un recall di questi dispositivi, come il Trilogy 100 e 200.

Ci sono state poi polemiche sulle perizie fatte sulle morti che si ritengono collegate all’uso di questi respiratori: sono state fatte dalla stessa azienda, come chiedere all’oste se il vino è buono. Le perizie e gli studi andrebbero fatti da un ente indipendente: Philips ha commentato dicendo che stanno facendo le loro valutazioni, perché al momento non ci sono dati che stabiliscano una correlazione tra le morti e l’uso dei loro dispositivi.

La scheda del servizio: C’è (ANCORA) POLVERE NEL VENTILATORE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Report torna a occuparsi dei CPAP, BiPAP e ventilatori distribuiti in tutto il mondo da Philips, che dovevano aiutare i pazienti a respirare meglio. Nel 2021, 15 milioni di dispositivi sono stati dichiarati pericolosi per la salute dei pazienti. Philips ammise che la schiuma usata per insonorizzare il motore rilasciava una polvere potenzialmente cancerogena per gli utilizzatori. In Italia sono 100 mila gli utilizzatori di apparecchi per respirare di Philips non sicuri, il 70% in comodato d'uso attraverso la convenzione con le Asl. L'azienda olandese è chiamata a sostituire tutti i dispositivi ma a distanza di due anni, nel nostro paese ce ne sarebbero ancora circa 15 mila che nessuno sa dove siano finiti e chi li stia utilizzando, anche perché ad oggi non esiste ancora un registro che aiuti la tracciabilità dei respiratori.

Documenti interni a Philips, proverebbero che i dirigenti della multinazionale olandese erano a conoscenza del grave problema da anni ma hanno atteso prima di effettuare il più grande richiamo di sicurezza della storia dei dispositivi medici. A Milano i pazienti hanno portato Philips in tribunale promuovendo la prima class action in ambito sanitario del nostro paese.

Lo spid e la nostra identità digitale

Tra il 2021 e il 2023 circa 600 studenti italiani sono stati truffati (e anche lo Stato italiano) sfruttando le falle del sistema di autenticazione SPID.

Questi ragazzi avrebbero speso tutto o quasi il loro plafond dal bonus cultura (che il governo Meloni non ha rinnovato), ma l’ordine non è partito da loro: l’esercente da cui è partito uno degli ordini è una persona di Novara a cui Report ha provato a chiedere spiegazioni. Dai registri della Camera di Commercio non compare la partita iva di questo signore, la libreria dovrebbe essere in un capannone, ma la giornalista non è riuscita a trovare nessun negozio all’indirizzo indicato, perché semplicemente non esiste. In sostanza 15mila euro sono stati erogati dal fondo pubblico ad un esercente che non ha nemmeno una partita iva registrata alla Camera di commercio.

La scheda del servizio: UNO, NESSUNO E CENTOMILA SPID di Lucina Paternesi

Collaborazione Giulia Sabella

Tra il 2021 e il 2023 in alcune città italiane, tra cui Siena, Ancona e altre in Friuli-Venezia Giulia, molti degli studenti che avevano diritto al Bonus Cultura 18App si sono visti azzerare il proprio plafond senza aver fatto accesso alla piattaforma del Ministero della Cultura né aver speso soldi in qualche libreria o acquistando i biglietti per una mostra o un concerto. Ad oggi i casi sono più di 600 e la truffa si aggira sui 300 mila euro. Chi ha sottratto i soldi che i neo diciottenni avrebbero potuto spendere in manifestazioni culturali o testi universitari? Mentre il Governo ha deciso di non rifinanziare il bonus, sostituendolo con una Carta del Merito e una Carta cultura giovani in base all’Isee, qualcuno si è approfittato delle falle nel sistema di autenticazione utilizzato per accedere al Bonus 18App, lo Spid. Ma come, se l’identità digitale di ciascuno di noi prevede l’autenticazione del richiedente? Tra finti librai che incassano buoni mai spesi in assenza di controlli e doppioni delle identità digitali, quanto siamo pronti alla sfida del ‘Wallet europeo’ con cui potremo acquistare un biglietto aereo o autenticarci durante un controllo delle forze dell’ordine?

La situazione in Val Stura

A distanza di due anni Report è tornata in Val di Stura: i tir che attraversano il paese per arrivare allo stabilimento di Acque Sant’Anna sono aumentati, sono collegati al valico internazionale.
Acqua Sant’Anna – racconta a Report il presidente dell’unione montana Valle Stura – ha fatto una scelta commerciale, puntando sulla quantità e sul basso prezzo per generare utili, i volumi sono saliti e di conseguenza il traffico.
Tutto questo ha causato, nella valle, una tendenza allo spopolamento, cartelli con su scritto vendesi e negozi chiusi: la popolazione sta sopportando una situazione sempre più pesante, racconta il sindaco di Demonte (CN), che è sempre meno facile accettare, la difficoltà di vivere una vita sociale in un paese dove i tir passano a pochi centimetri dalle case, tutti i giorni.

Che dice l’azienda? Niente, non una parola. Le difficoltà delle persone di una valle da cui Acque Sant’Anna trae il suo profitto, in modo legittimo per carità, non meritano nemmeno una parola.

La scheda del servizio: WATER-GATE di Chiara De Luca

Report è tornata per vedere come è cambiata la situazione in Valle Stura, dove ogni giorno circa 1000 tir attraversano il centro di alcuni comuni montani. Sono diretti per il 70 per cento allo stabilimento di Acqua Sant’Anna e per il 30 per cento in Francia.

Proprio il management dell’azienda che produce il noto marchio acqua Sant’Anna è protagonista di una vicenda giudiziaria. Tutto ruota intorno a un articolo secondo cui il brand Acqua Eva sarebbe stato di proprietà della Lidl. Una notizia falsa, che però ha allarmato il mondo della grande distribuzione.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.