Visualizzazione post con etichetta bici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bici. Mostra tutti i post

09 gennaio 2018

Presa diretta – ci salverà la bici

Come far tornare le città a luoghi che accolgono e che non ammazzano?
Come risolvere il problema del traffico?
Per molti la soluzione è la bicicletta: Riccardo Iacona è uno dei ciclisti che usa le due ruote per andare al lavoro, stando attendo alle auto, a chi apre lo sportello senza guardare. Stando attento agli incroci, dove gli automobilisti considerano le bici come un intruso.

Iacona è fortunato perché per arrivare in Rai non ha lunghi tratti in mezzo alla strada, in mezzo alle auto.
Si risparmia nel minore inquinamento, nella salute che migliora facendo movimento. E si risparmia tempo.
9 km per 36 minuti: in auto quanto tempo avrebbe percorso quei km in auto?
Code, clacsonate … 55 minuti in auto e poi si deve trovare il posto per parcheggiare.

“Noi non ce l'abbiamo con le macchine, ma le vogliamo togliere dalle città”: è un discorso che riguarda la nostra salute.

Le immagini del GRA: è la strada più trafficata che porta le persone a Roma, fuori dalla città.
Spostarsi nella città dentro scatole di ferro è una idiozia, in termini economici e di salute.
Eppure a Roma il 56% delle persone si muove in auto o moto per andare a lavoro: a Milano esiste il trasporto pubblico e le cifre si abbassano al 38%.

A Roma esistono invece zone tagliate fuori dal servizio pubblico, come ad Ostia o nelle borgate: dal 2006 al 2015 l'offerta del trasporto è calata di 13ml di bus/km, l'offerta tramviaria è calata del 30%, il numero di mezzi circolanti è calato del 6%.
Così la gente usa i mezzi privati per spostarsi e in questo modo, crescono i tempi per arrivare al lavoro, le code, e le sostanze inquinanti nell'aria, il rumore del traffico.

Il centro storico più bello del mondo deturpato dalle auto, che intralciano anche i mezzi di soccorso.

Vivere in una città piena di pm10, ozono è pericoloso – spiega un medico a Iacona, citando un rapporto epidemiologico: malattie al cuore e all'apparato respiratorio, morti premature, un'aspettativa di vita inferiore.
LA via è la riduzione del numero di macchine: questo modo di muoverci, che costa 1500 morti in più, non ce lo possiamo permettere.

Da Roma a Pesaro: a Pesaro un terzo degli abitanti prende la bici per andare al lavoro o per andare a scuola.
Qui hanno inventato la bicipolitana, in sostituzione della metropolitana: nel centro storico si va in bici, dalla periferia.

A Firenze hanno scommesso sul bike sharing di ultima generazione: il free floating, si lascia la bici dove ci si ferma, un sistema che si basa sull'uso degli smartphone.
Il sistema ha avuto successo, portando ad un risparmio di traffico e di inquinamento: meno auto per i fiorentini e per i turisti, nelle vie del turismo.

Fogliano, vicino Reggio Emilia: alle sette del mattino i bambini usano il bicibus per andare a scuola. L'idea dell'amministrazione era quella di togliere le auto dalle strade del paese.
I bambini fanno movimento, sono accompagnati da genitori: sono 300 i bambini che usano il bicibus a Reggio; in ogni scuola c'è un referente di questo progetto, con l'obiettivo di rafforzare il progetto e allargare il bacino di bambini in bici.

A Bolzano la maggioranza delle persone usano la bici: ci hanno messo 15 anni e l'amministrazione ha investito 20 ml di euro per questo obiettivo.
Piste ciclabili anche sui ponti, incroci in sicurezza, piste connesse in rete che hanno preso lo spazio delle auto in superficie.
Si sono riqualificate le strade e le piazze pubbliche: al centro c'è l'uomo e tutta la mobilità è costruita attorno a lui.

Sulla fronte di Iacona sono rimasti i segni dell'infortunio quando, in una notte, è andato a sbattere contro una rete, non identificata, su una pista ciclabile.
Andare in bici è ancora rischioso in città, molte persone hanno mostrati i problemi delle piste a Roma: lampioni spenti, canne o piante che invadono la pista, fanghiglia o ghiaccio causato da perdite sull'asfalto, piste non segnalate, incroci senza segnaletica, piste che non vengono mantenute che fuori città diventano discariche a cielo aperto.
Piste che non portano sul nulla, soldi spesi per niente.
Piste con in mezzo dei pali.
Piste che finiscono in un dirupo.
A Roma manca totalmente una rete di ciclovie, non si incrociano e sono pure poche: le piste a Berlino sono 1000 i km, 700 a Parigi.

Le ciclovie sono infrastrutture a volume zero, l'unica cosa è la qualità dei lavoro: a Roma Legambiente ha in mente il progetto GRAB, il grande raccordo delle bici per creare la rete per le bici.
Costo 15ml di euro: soldi che ci sono, per un bacino di 2ml di utenti, col risultato di essere una infrastruttura che si ripaga da sola.
Queste piste prenderebbero lo spazio alle carreggiate delle auto, girerebbe attorno al Colosseo, passerebbe davanti ai Fori, al Circo Massimo, le Terme di Caracalla, fino all'Appia antica, definitivamente pedonalizzata.
Un giro artistico che farebbe gola a tutti i turisti oltre che ai romani.
Servirebbe avere coraggio di togliere di mezzo le auto sulle strade e sui parcheggi e sui marciapiedi.

Cosa vuole fare il comune di Roma del GRAB? Hanno scelto di non scegliere, ovvero di non dare troppo fastidio alle auto, dando un contentino ai ciclisti.

A Copenaghen il 62% delle persone si muove in bici: come hanno fatto?
Hanno cambiato la mentalità delle persone dando loro delle infrastrutture da usare: il comune ha fatto delle scelte ben precise.

Genitori e figli vanno a scuola o all'asilo in bici. I postini si muovono in bici (elettrica) per portare le lettere.
Alle auto certe strade sono vietate e ai bambini si insegna ad andare in bici con un test che prevede una patente.
A Copenaghen il 25% delle famiglie ha una bici cargo; in bici si va anche al lavoro: ci sono piste che rendono semplice usare le due ruote per andare al lavoro, più dell'auto e più dei mezzi pubblici.
Ci sono parcheggi per le bici e l'azienda (in questo caso la Saxo Bank) si prende cura anche delle bici dei dipendenti che, una volta arrivati nell'azienda, hanno degli spogliatoi per cambiarsi e farsi la doccia. E anche elettrodomestici per asciugare i vestiti quando piove: perché qui la bici si usa anche con la pioggia.

Qui si è investito nelle piste, si sono realizzati 17 nuovi ponti solo per le bici, come quello che unisce il vecchio porto con la città.
Hanno 268ml di euro nelle infrastrutture ciclabili, che oggi sono usate da 16mila persone: sono partiti dalle infrastrutture per creare il mercato delle bici e per invogliare la gente ad usare le due ruote.
Piste a senso unico, larghe tre metri, ben segnalate, comode e sicure.
I ciclisti sono i protagonisti della strada: ci sono i semafori per ciclisti, addirittura, i cestini inclinati per loro.
Come ci si è abituati a non fumare, qui la politica ha rivoluzionato la mobilità, cambiando le abitudini delle persone: gli investimenti incidono sulla salute, sull'ambiente, sulla percezione dello stress.
I bambini che usano le bici stanno meglio, non sono obesi e nel futuro saranno adulti con meno problemi cardiovascolari.
E poi ci sono i cambiamenti climatici che dobbiamo combattere anche abbattendo gli inquinamenti nelle città: a Copenaghen, se si confrontano i dati con Roma, ci sono molte meno polveri sottili, sono già sotto i 40 microgrammi per metro cubo (a Roma sono a 63).

Copenaghenizzare le altre città: questo vogliono fare i manager della mobilità, gli urban designer, rendere altre città del mondo come Detroit (o Roma) “bike friendly”, perché le bici sono il mezzo più efficiente ed economico per muoversi.
Bisogna togliere le macchine per fare infrastrutture per le bici: qui le parole non è possibile danno fastidio, chi le pronuncia è considerato parte del problema.
Serve una visione della mobilità del futuro, si può fare anche in Italia, il paese delle auto e delle sgasate ai semafori.

Nuova mobilità Salaria è il progetto elaborato da un gruppo di architetti: far muovere le persone dai quartieri nord di Roma attraverso un ponte che sorpassa la Salaria, per arrivare fino al Tevere, sulla pista ciclabile che costeggia il fiume.

Basterebbe una pista ciclabile nuova di 1,5km per collegarsi poi alla pista realizzata dall'Anas, che oggi non usa nessuno.
Il progetto consentirebbe a migliaia di persone di lasciare le auto a casa per usare le bici: costo del progetto 2 ml di euro.
IL progetto piace anche alla nuova giunta a 5 stelle: si spera che dai like si passi alla realizzazione.

Un altro progetto tocca la pista del Parco degli acquedotti, che passa vicino ad una zona archeologica, su strade antiche, con ancora i segni dei carri: questa pista collega il settimo municipio al centro di Roma.
Peccato che la pista ad un certo punto si interrompe su una strada: il Settimo biciclettari si è perfino aperto un varco sotto il raccordo anulare, per conquistarsi il suo spazio.
Oggi a Roma la vita per i ciclisti è dura: non ci sono parcheggi nelle stazioni, non ci sono bike lane segnalate, i ciclisti devono stare attenti alle auto, un flusso di traffico completamente anarchico.

Claudio Mancini, a capo dell'associazione Salvabici: anche lui ha in mente il progetto di piste ciclabili, da inserire nella rete assieme al GRAB e alla pista degli acquedotti.

Linda Meleo, assessore alla mobilità a 5 stelle è stata intervistata da Iacona: l'idea è di sottrarre spazi alle auto, mettere a gara la manutenzione delle piste, cambiare mentalità nell'uso del traffico.
Anche il GRAB interessa la giunta: è un progetto già finanziato si realizzerà entro la fine dell'amministrazione, almeno 60-80km di piste in più.
Promesse da tenere bene a mente.

Quello che non è una promessa è il mercato attorno alle bici: in Italia abbiamo grandi aziende della bici, leader nel mondo, e anche artigiani come Dario Pegoretti il miglior telaista al mondo.
L'Italia possiede un quarto del mercato della componentistica per bici, in Europa: grazie ad aziende come la Campagnolo che, come la Bianchi (oggi appartenente ad una multinazionale svedese) punta molto sugli investimenti in nuove tecnologie.
Come la tecnologia per la pedalata assistita o le bici che si autoricaricano, in frenata, come quelle della Zehus (spin off del Politecnico di Milano).

Le aziende sono pronte, ora tocca ai comuni e alla politica.
Questo governo, per la prima volta, ha approvato una legge quadro per la mobilità su bici, compreso il ciclo turismo.
Il PIL che gira attorno alla bici è stimato in 200 miliardi ed è destinato a crescere.

08 gennaio 2018

Presa diretta stagione 2018 – il tema della mobilità nelle città

Il 4 marzo, prossimo venturo, si andrà a votare: il Parlamento e il governo che si verrà a formare dovranno affrontare (e si spera risolvere) i problemi di questo paese.
La piaga della corruzione, soldi pubblici sottratti ad investimenti produttivi che arricchiscono funzionari e imprenditori con pochi scrupoli.
L'evasione (e magari l'elusione) fiscale: persone che non contribuiscono alla tassazione e che però usufruiscono dei servizi dello Stato.
Ci sono poi i temi ambientali, spesso usati in campagna elettorale, ma mai affrontati e messi in agenda.

Per votare in modo consapevole, è bene prima di tutto essere consapevoli di questi problemi (per non farsi fregare dai falsi spot e dai falsi problemi, come la presunta immigrazione di clandestini).
E poi, essere a conoscenza di come altri paesi hanno affrontato questi problemi: perché spesso quello che in Italia è emergenza oppure un problema irrisolvibile, altrove è stato già risolto.
Così, il cittadino elettore può diventare un osservatore attento e critico dei programmi elettorali.

Questa sera ricomincia la stagione del 2018 di Presa diretta: nove puntate, nel nono anno di programmazione, che si occuperanno proprio di questi temi.
Non sarà un giornalismo di stampo scandalistico, ha anticipato il conduttore storico della trasmissione, Riccardo Iacona. Niente battaglie su vitalizi, auto blu, niente spettacolarizzazione.
In una delle prossime puntate si parlerà, ad esempio, dei buoni esempi di amministratori locali, per la gestione degli appalti per la manutenzione delle strade. Perché qui in Italia ci sono sprechi enormi mentre in Germania (la solita Germania) no? D'altronde siamo in campagna elettorale.
Si toccherà il tema dei migranti, di come molti di essi, formatisi in Italia, sono tornati al loro paese in Senegal per dare un contributo alla crescita del loro paese. Un modo per rispondere a chi usa lo slogan “aiutiamoli a casa loro”.
Gli altri argomenti: la sanità e i disservizi che possono costare la vita dei pazienti; il lavoro di oggi che non genera ricchezza perché è pagato poco; la produzione di alimenti e gli impatti sull'ambiente e l'economia; gli appalti pubblici; le religioni e la spiritualità e infine il rapporto tra sesso e potere.

Questa sera si parlerà della bici: le bici ci salveranno – questo il titolo del servizio dei giornalisti Teresa Paoli, Raffaella Notariale, Irene Sicurella, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali.
Decongestioneranno il traffico nelle città, responsabile dell'inquinamento e delle malattie alle vie respiratorie. Salveranno i conti pubblici perché meno persone si ammaleranno (e avranno bisogno di ricorrere al medico e alla sanità pubblica).
Salveranno la nostra salute perché andare in bici, su piste ciclabili che siano veramente tali fa bene alla salute.

Certo servono piste ciclabili vere: a Milano ce ne sono ancora poche, spesso sono pezzi di marciapiede delimitati da strisce, sebbene il comune abbia molto investito nella mobilità su due ruote (e nemmeno a Roma la situazione è diversa, come testimonia il video di Iacona).
Conosco le obiezioni:
ma non sarebbe meglio puntare sui servizi pubblici nelle grandi città? ..
oppure
La soluzione delle bici è solo utopia, non è realizzabile ..

Oggi i comuni hanno sempre meno soldi da investire nelle società di trasporto, che spesso hanno pure dimostrato di saper gestire male (il poltronificio dell'ATAC ai tempi della giunta Alemanno).
Inoltre nulla vieta ai due sistemi di convivere, bici e bus (elettrici) possono circolare nel centro di Roma o di Milano: certo, serve cambiare la mentalità delle persone.
Esistono esempi in Europa di città che si sono convertite alla mobilità sostenibile, su due ruote: Presa diretta racconterà l'esempio di Copenaghen dove il “62% della popolazione usa le due ruote per spostarsi in città”.
Si può fare dunque.
E a costi inferiori a quelli ad oggi già spesi per la fantomatica metro C di Roma, città dal sottosuolo che è come un museo ancora da aprire.

Attorno alle due ruote c'è anche un sistema economico: la Zehus, la società che ha inventato la bici che si autoricarica, è uno spin-off del Politecnico di Milano, che ha vinto un finanziamento UE di 2 milioni per sperimentare questa tecnologia. Noi siamo un paese interessante dal punto di vista della bicicletta pubblica – racconta l'AD.
In questo progetto il comune di Milano è partner e a febbraio inizierà la sperimentazione: se dovesse prendere piede, è bene che il progetto sia impiantato da altri amministratori in altri comuni.


La scheda della puntata: La bicicletta ci salverà

Una puntata per capire come e perché sulla bicicletta si gioca una partita molto concreta per la mobilità sostenibile, tutt’altro che visionaria. Non solo, perché le due ruote sono un potente volano economico e poi perché andare in bici fa bene alla salute.
Le nostre città e le nostre vite soffocano nel traffico, i livelli di inquinamento sono cronicamente al di sopra dei limiti consentiti, le malattie correlate alle polveri sottili aumentano, i tempi degli spostamenti urbani si allungano e il trasporto pubblico fatica a stare al passo delle esigenze di tutti.
Così non possiamo andare avanti. E allora? Allora a salvarci, sarà proprio la bicicletta.
In cima alla lista delle città da salvare c’è proprio la nostra capitale. A Roma ogni mattina si mettono in movimento 4 milioni e mezzo di persone, la maggior parte con la propria automobile. I romani infatti hanno il primato di auto per numero di abitanti, quasi 70 ogni 100 persone. D’altra parte gli investimenti sul trasporto pubblico sono in costante riduzione da molti anni così come la loro efficienza, 79 minuti è la durata media del viaggio per e dal posto di lavoro dell’eroico cittadino romano. Per non parlare degli investimenti sui mezzi meno inquinanti: meno 80% sui bus elettrici, meno 30% sui tram e per quanto riguarda la metropolitana è stato calcolato che ci vorranno 80 anni per raggiungere la dotazione di capitali come Madrid, Berlino, o Londra.A Roma solo l’1% della popolazione usa la bici per spostarsi, eppure ci sono già più di 200 chilometri di piste ciclabili. PresaDiretta è andata a vedere cosa si potrebbe fare e anche cosa si sta finalmente facendo per cambiare la faccia della nostra capitale e fare della bicicletta un mezzo alternativo alle auto. Ci guadagneremmo tutti, in termini di ambiente, di salute, di spesa e di tempo libero.In Italia e all’estero c’è già chi lo ha capito e ha deciso di investire sulla bicicletta per la mobilità urbana. Le telecamere di PresaDiretta sono andate in giro per l’Italia a scoprire le città più virtuose. A Pesaro oggi, un abitante su tre usa la bicicletta per andare al lavoro, a scuola o per muoversi in città perché l’amministrazione anni fa ha scommesso su un progetto ambizioso, la bicipolitana. Firenze invece ha puntato sul free floating e cioè noleggi una bici e poi la lasci dove vuoi, senza dover cercare la postazione dedicata, come il car sharing. Pochi mesi di attività e più di un milione di chilometri percorsi, dai fiorentini e dai turisti naturalmente. E poi c’è Reggio Emilia dove, grazie alla rete di ciclabili e al progetto BiciBus, quasi 300 bambini vanno tutte le mattine a scuola con la bicicletta. A Bolzano hanno capito che sono la rete e l’interconnessione che fanno la differenza, in 20 anni hanno investito 20 milioni di euro e il risultato è che oggi Bolzano è la città più bikefriendly d’Italia con chilometri e chilometri di ciclabili, ponti, attraversamenti e snodi per biciclette.PresaDiretta è stata poi nella città che è in cima alla classifica mondiale dei paradisi per ciclisti, Copenhagen. Grazie a visione, progettualità, informazione e investimenti pubblici, oggi a Copenhagen il 62% della popolazione usa le due ruote per spostarsi in città. Pedalano tutti in Danimarca: operai, impiegati e manager per andare ogni giorno a lavorare e un bambino su due per andare a scuola. Gli uffici pubblici e quelli privati hanno parcheggi e officine per le due ruote e poi spogliatoi e docce per chi si vuole rinfrescare dopo la pedalata. In Danimarca la bici è un mezzo di trasporto diffusissimo e in costante aumento, non perché sia trendy, perché è pratico.E poi la bicicletta rappresenta un gigantesco motore di sviluppo economico. PresaDiretta ha fatto un viaggio nel nostro paese scoprendo non solo che l’Italia è il primo produttore di bici d’Europa, con un giro di affari che supera il miliardo di euro tra produzione industriale, componentistica e riparazioni, con decine di migliaia di addetti. Ma anche l’eccellenza artigianale, la tecnologia e l’innovazione del settore. E ancora, il boom delle bici elettriche a pedalata assistita che ha numeri incredibili, solo nell’ultimo anno le vendite sono aumentate del 120%.E poi andare in bici fa bene alla salute. Secondo le tabelle dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità ogni euro speso dall'amministrazione si traduce in 10 euro in meno spesi dal Servizio Sanitario Nazionale.
LA BICICLETTA CI SALVERA’”, è un racconto di Riccardo Iacona con Teresa Paoli, Raffaella Notariale, Irene Sicurella, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali. 

07 dicembre 2015

Report – trippa per gatti, baratto e bike to work

In un mondo dove cane mangia cane,vince il più cane”.

Puntata casalinga, dove si parlerà di un settore industriale che, anche in tempi di crisi, è ancora in crescita: quello dei cibi per animali domestici, un settore in cui gli italiani hanno speso in un anno quasi due miliardi di euro.

Il baratto a Milano (e anche in altri comuni): i morosi incolpevoli, sotto i 1500 euro di Isee, potranno estinguere il debito lavorando per il comune.
Infine un comune che incentiva l'uso della bici, come a Parigi.

Troppa trippa di Sabrina Giannini (il link al sito di report e il pdf con la trascrizione).
14 ml di italiani hanno un animale domestico: comprano cibo per i loro animali, magari guardando le pubblicità: sono animali coccolati, che vengono perfino mandati a fare cure di bellezza.
E che alla fine della loro vita vengono sepolti in cimiteri per animali, come uno di famiglia.

Si spende molto per far vivere a lungo i nostri amici a 4 zampe: integratori, farmaci detraibili parzialmente (ad uso veterinario). Peccato che le leggi impongano ai veterinari la prescrizione del farmaco non generico: non è l'unico aspetto dove la politica si è mossa a favore delle aziende del farmaco.

Negli ultimi 10 anni la spesa per cani e gatti è aumentata del 70%: i fondi di investimento puntano sulle aziende che vendono cibo per animali, dove si ricicla il cibo che si butta via.
Parliamo di 128 ml di euro solo per gli snack fuori pasto.
Ci sono crocchette per tutte le razze e per tutti i gusti, coi probiotici e anche senza glutine.
Che carne o pesce contengono questi cibi? Spesso (leggendo le etichette) c'è più acqua e grasso che il resto, ma allora come mai questi prezzi alti?

Secondo la legge, basta che ci sia almeno il 4% di pollo o salmone, di qualsiasi provenienza, per poter etichettare “carne al pollo”: non sappiamo da dove viene il pollo e quale parte del pollo sia.
E poi ci sono gli additivi: servono perché il prodotto industriale altera il cibo e allora servono gli additivi come la Taurina, che si perde con le alte cotture.

Pochi veterinari prescrivono la dieta casalinga, che va bene, sebbene vada integrata con additivi, come il calcio. Cibi freschi, come quelli che mangiano i loro stessi padroni: l'esperienza dimostra che si può far crescere un animale anche senza cibo industriale.

Ma la maggior parte dei veterinari consigliano cibi industriali, usando prodotti i cui depliant si trovano perfino nelle sale d'aspetto.
Qui il marketing lavora bene, come nel settore della cosmesi o nel mondo della farmaceutica: la giornalista ha seguito un congresso sul tema della nutrizione dei cani nei primi mesi di vita, sponsorizzata dalle maggiori aziende di cibo per cani.

Aziende che non hanno permesso a Sabrina Giannini di visitare i centri dove si sperimentano questi prodotti: Royal Canin ha un centro di test ad Amien dove fanno i test alimentari sui cani, dove hanno accesso i veterinari, ma non i giornalisti, serve un appuntamento, che non viene concesso.

Nel Kansas c'è il cento studi della Hill's: nemmeno la Hill's ha concesso le riprese, assicurando che cani e gatti sono trattati benissimo.
Fino a prova contraria, come testimoniano le immagini dei test in un laboratorio del Missouri: cani operati, intubati per ingerire il cibo, tenuti in gabbia.
Le immagini hanno scosso l'opinione pubblica americana, per cui oggi sui cibi compare l'etichetta “cruel free”.

Poi ci sono cibi testati clinicamente ma che costano troppo e non verrebbero mai comprati, se non fossero suggeriti dai veterinari.
Gli studi sugli effetti di questi prodotti sono pagati dalle aziende stesse, e spesso non sono proprio recenti.

Scivac, l'azienda che organizza questi incontri di formazione per i veterinari, prende soldi dalle società che producono cibo.
In Francia addirittura i veterinari possono vendere diete e prodotti industriali: c'è un conflitto di interesse?
Così, in caso di problemi con le crocchette, i padroni devono cambiare veterinari su veterinari, crocchette su crocchette. Finché non passano a diete casalinghe o magari a crudo.

La giornalista ha sentito anche un allevatore del Canton Ticino: dopo aver perso diversi cuccioli iniziò ad indagare sulle crocchette, in cui era presente una micotossina.
I problemi sono nati con l'ingresso dei cereali nel cibo: ci sono effetti a breve termine, come la morte dei cuccioli appena nati, ma ce ne sono altri che emergono dopo anni.

Una ricercatrice francese spiegava come le aziende (per la composizione dei loro prodotti) si basano su raccomandazioni tarate su altri animali, come bovini e suini. Animali di taglia ben diversa da cani e gatti.
Ci sono raccomandazioni per gli uomini, ma non per animali domestici: nei loro cibi si trovano cibi di scarto.
Certo, seguendo una dieta casalinga si riduce il rischio di contaminazione, ma i primi sponsor per i cibi industriali (più costosi) sono gli allevatori o i veterinari nei canili, che consigliano marche ben precise: il cibo fidelizzato è un bell'investimento.

I produttori hanno influenzato anche i legislatori in Unione Europea: niente indicazione su conservanti o antiossidanti: servono per impedire che gli olii contenuti nei cibi irrancidiscono: anche noi umani mangiamo cibi con conservanti, ma il problema è che gli animali domestici mangiano questo prodotti tutti i giorni.
Tra gli antiossidanti, troviamo BHA e BHT che sono potenzialmente cancerogeni e anche questi sono permessi dalla UE
Se tu, padrone, hai un problema di allergie, puoi solo chiamare un call center indicato sulla confezione: negli Stati Uniti, invece, i proprietari di cani possono segnalare il problema al sito del ministero. E allora le segnalazioni possono diventare un caso penale da class action.
Milena GabanelliAllora, tirando le fila: vista la genericità delle etichette, i pochi vincoli della normativa, che si può anche violare perché dopo 6 anni stanno ancora discutendo sulle sanzioni, abbiamo chiesto ad almeno uno di questi produttori, di vedere le materie prime, vale a dire che cosa c’è dietro a tutte queste mille diciture.Le risposte sono state abbastanza variegate. Allora. C’è chi ha scritto “dobbiamo proteggere il segreto delle ricette” - a noi sarebbe bastato vedere il prima delle crocchette - un altro ha risposto “proprio adesso sto rifacendo le cisterne”; un terzo “mi è bruciato lo stabilimento”; il quarto “produco in Thailandia”. Allora. Noi saremmo stati disposti ad andare ovunque, ma non c’è stato niente da fare. Nemmeno per il presidente dell’associazione di categoria, che pure lui è un produttore. Per quel che riguarda i conservanti invece va detto che pure noi li mangiamo e hanno un loro perché; la differenza è che loro a cui vogliamo tanto bene li mangiano tutti i giorni finché campano e se dentro ci sono anche quelli non chimici non è dato sapere. Vadetto però che quando riesci a trasformare lo scarto di macellazione, in un paté raffinatissimo a 5 stelle, che tanta gente compra, perché guai a dargli avanzi, al punto da diventare, nella generale crisi dei consumi, una delle poche voci in crescita …chapeau! Fate bene a tener segrete le vostre ricette.

Il baratto di Giulio Valesini (il link del servizio e il pdf): si pratica grazie ad una legge di stabilità del 2014, nel grossetano. Risparmia il comune e risparmiano anche i cittadini. E aumenta il senso civico delle persone.
FRANCESCA BALZANI - ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI MILANOLa condizione di una persona che non riesce a pagare un debito, per ragioni che non dipendono dalla sua volontà - o peggio dalla sua mala volontà - spesso poi è una condizione di disagio, di sofferenza… perché è inutile negarci che poi gli automatismi delle procedure esecutive, i pignoramenti, le cartelle, creano veramente…GIULIO VALESINIE quello stavo pensando, quello del disagio, certo, però è un problema pratico, il fermo amministrativo della macchina...FRANCESCA BALZANI - ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI MILANOassolutamente. Sono procedure che naturalmente, se il cittadino è in una condizione di difficoltà, poi che risultato portano?
MILENA GABANELLI – IN STUDIOChe risultato portano? Se uno i soldi non ce li ha puoi mandargli tutte le cartelle che vuoi. Speriamo che questo baratto – tra l’altro previsto dalla legge - dilaghi, e poi è anche possibile estenderlo, declinarlo, in varie forme.

Bike to work di Giulio Valesini (il link per la puntata e il pdf): piccoli comuni come Massarosa in provincia di Lucca cercano di imitare quello che sta facendo il comune di Parigi, per incentivare l'uso della bici per andare al lavoro.

Il comune investe 30000 euro l'anno, per dare 25 centesimi al km ai 50 lavoratori che si sono presentati al bando: i soldi arrivano dalle multe degli automobilisti.
MILENA GABANELLI – IN STUDIOSe la sperimentazione funzionerà si allargherà poi oltre i 50 cittadini. Come funziona: parte il bando… i primi che si iscrivono… e poi mantengono i 600 euro l’anno, insomma non è che non sono niente, uno si fa anche una bella bici nuova. E questi soldi sono spesi bene perché è una visione lungimirante, le ricadute dell’inquinamento hanno costi ben superiori!

A Milano, se non piove entro mercoledì il comune dovrà intraprendere l'azione dei blocchi.
A Roma basta un blocco di una linea del metrò o di una linea dei bus per mandare in tilt il traffico.
Eppure le soluzioni per l'ambiente e per il traffico (e la nostra salute) ci sono.

Certo, non accontentato le lobby del petrolio e dei produttori di auto.

06 dicembre 2015

Cosa mangiano i nostri animali domestici?

L’animale domestico, per chi ce l’ha, è parte della famiglia, ed è trattato come un membro della famiglia. Ogni anno spendiamo solo in Italia e solo in alimenti quasi due miliardi di euro. Ci verrà la curiosità di sapere cosa c’è dentro la crocchetta”.


Ecco, cosa c'è dentro le crocchette che diamo ai nostri gatti?
Report, che nel passato con Sabrina Giannini si è già occupata in diverse inchieste del tema dell'alimentazione, questa sera darà una risposta a questa domanda.
Non è solo per un discorso di affezione (i vitelli dopati, l'olio di palma) ai nostri compagni di vita, Il business del cibo per gatti cuba 1 miliardo e 800 ml di euro l'anno: questo è quanto gli italiani spendono per Fido e per Fuffy.
Abbastanza per chiedersi se possiamo stare tranquilli del cibo che troviamo nei supermercati: c'è trippa per gatti?

La scheda del servizio: Troppa trippa di Sabrina Giannini
Centoventotto milioni di euro spesi solo per gli snack per cani e gatti.Può sembrare una cifra eccessiva ma non è nulla rispetto al miliardo e ottocento milioni di euro che spendono i 14 milioni di proprietari di animali da compagnia.Un settore che non soffre la crisi dei consumi e che è in costante crescita. Questo grazie a straordinarie operazioni di marketing, e a una normativa a maglie larghe che consente etichettature troppo generiche e l'utilizzo di materie prime che non rispondono agli stessi criteri di quelle certamente più sicure per l'alimentazione umana, i cui avanzi vengono buttati in pattumiera (per un valore di 8 miliardi di euro).L'inchiesta di Sabrina Giannini cerca di fare luce su un settore poco trasparente: tutte le aziende produttrici contattate, in Italia, Europa e Stati Uniti, hanno rifiutato di mostrarci gli stabilimenti, così come i loro fornitori di scarti di macellazione e farine di carne. Infine l'ultima novità del mercato che vede in competizione le multinazionali: le diete a supporto delle patologie che colpiscono cani e gatti. Alimenti molto costosi che suscitano dubbi”.

L'anteprima su Reportime:


Secondo servizio: un nuovo modo di concepire il rapporto tra cittadini e istituzioni, in un momento di crisi come questo dove gli amministratori devono inventarsi nuove forme per recuperare soldi per i lavoro necessari nei comuni.
Un'idea che è tanto nuova quanto vecchia: quella del baratto. Vediamo dove e come viene applicata.

La scheda Il baratto amministrativo di Giulio Valesini
In Italia si stanno sperimentando nuove forme di collaborazione tra cittadini e amministrazioni locali. La prima permette di pagare le tasse anche senza soldi. Si chiama baratto amministrativo ed è stato introdotto dalla legge Sblocca Italia del 2014. Lo stanno già sperimentando alcuni comuni italiani: il cittadino, in cambio di lavori utili come la manutenzione del verde o la pulizia di una scuola, ottiene sconti sulle tasse comunali o l’azzeramento dei debiti accumulati. A Milano, la prima grande città a introdurre il baratto amministrativo, si permette ai morosi con un reddito inferiore ai 21 mila euro di chiudere le pendenze con il Comune, multe comprese”.

Infine, un servizio per gli amanti delle bici che usano questo mezzo per muoversi in città: perché più pratico, perché non inquina, per la passione per le due ruote.
A Parigi il ciclista che arriva al lavoro in bici viene pagato: il comune di Massarosa l'ha imitato.
Speriamo che altri ne prendano l'esempio.


Se vai a lavoro in bicicletta, il comune ti paga. L’ha proposto ai suoi cittadini il sindaco di Massarosa, in provincia di Lucca. Si chiama Bike to work e la piccola citta toscana è la prima in Italia a sperimentarlo sul modello di Parigi. Il lavoratore-ciclista riceverà 25 centesimi ogni chilometro percorso per andare sul posto di lavoro. Un incentivo in più per lasciare la macchina a casa e inquinare di meno.