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29 maggio 2019

Sofisticazioni politiche

Ci sono le sofisticazioni alimentari e ci sono anche le sofisticazioni politiche.
Prendete i sovranisti, i difensori dei sacri confini, degli interessi degli italiani.
La Lega, assieme al governo Berlusconi, ha firmato quei trattati europei che delegano il controllo sui conti all'Europa e ha votato pure per l'inserimento del pareggio di Bilancio in Costituzione.
Prima gli italiani, dice Salvini, ma non tutti: di certo non quelli che non godranno di alcun beneficio dalla Flat Tax: con minor tasse di certo non diminuirà l'evasione (state tranquilli) ma con minor gettito in entrata diminuiranno i servizi pubblici, specie nelle regioni del sud che saranno penalizzati dall'altra riforma sovranista, l'autonomia regionale.
Prima i lombardi, anzi prima i milanesi, anzi prima i cittadini del Giambellino ...
Sono così sovranisti che ad inseguire i fondi della Lega, i magistrati hanno fatto il giro dell'Europa.

Ma le sofisticazioni non colpiscono solo il partito di Salvini: avete sentito le dichiarazioni a sinistra (o nel centro sinistra) sui dipendenti di Mercatone Uno che sono stati licenziati via sms?
La vicenda è stata solo usata in chiave anti Di Maio.
Anche per loro, prima gli italiani, ma prima ancora la propaganda, il contentino per aver superato il M5S, gli imprenditori che devono avere mano libera di fare quello che vogliono.
In tanti hanno cercato di dare una spiegazione al voto di domenica: la paura e la rabbia che hanno spinto il ceto medio a votare Lega.
Scrive oggi Alessandro Robecchi sul Fatto Quotidiano: e se fosse il solito salire sul carro del vincitore?

28 maggio 2019

Processo ai cinque stelle

Per carità, il processo se lo meritano i 5 stelle: l'incapacità di creare una classe dirigente, di rimanere attaccati ai movimenti e al territorio, quel festeggiare dal balcone dopo l'approvazione in cdm del reddito di cittadinanza.
Ma, mi domando io: quando inizieremo a preoccuparci anche di quanto ha in mente "il capitano"?
Siamo tutti d'accordo per il TAV? 
E per l'autonomia che piace anche al PD (e al governatore Bonaccini)?
Siamo d'accordo anche con la FLAT TAX?

Perché va bene dare addosso a giggino, che fa ridere di suo, alla sinistra sinistra (come si usa dire sui social), ai duri e puri.
Ma là fuori c'è un paese che ha paura del cambiamento, che pensa che suia tutta colpa dell'Europa, degli immigrati, della sinistra buonista: non sono la maggioranza del paese, si tratta del 30% dei votanti (e con una astensione al 40% fate voi la proporzione).
Ma c'è anche una parte del paese che vorrebbe sentir parlare di scuola pubblica, di diritti sul lavoro, di tutele per chi è difficoltà, di ambiente.

27 maggio 2019

L'Italia s'è destra

Una decisa svolta a destra, questo il risultato delle elezioni europee che solo un ingenuo potrebbe pensare che non abbia ripercussioni sul governo.
L'Italia di Salvini come l'Ungheria di Orban.
L'Italia dove l'onda verde non arriva, dove destra e sinistra esistono ancora, dove il PD può tirare un sospiro di sollievo e la sinistra chiedersi se convenga rimanere separata.
L'Italia a cui piace l'uomo solo al comando, del sud deluso dai 5 stelle e del nord che ora chiederà alla Lega le leggi promesse.
L'autonomia regionale (i soldi in saccoccia alle regioni ricche del nord), la flat tax (i soldi in saccoccia ai redditi alti), le grandi opere (altro cemento).


Vi piace il presepe, il rosario, i santi dell'occidente, il cappellino di Putin, il tapiro e tutto il resto della paccottiglia?
Vi sentite più sicuri, tranquilli?
Le strade sono più sicure?

26 maggio 2019

Il voto, l'Europa, la democrazia


Non basta il rito delle elezioni per parlare di democrazia.
E non basta nemmeno che in edicola ci siano giornali diversi per parlare di libera stampa.

Dietro i riti, le regole, la facciata, esiste una sostanza riempie la democrazia rendendola effettiva per tutti.
A questo giro elettorale per le europee dovremmo essercene accorti tutti: sono state le elezioni in cui la brigata Voltaire si è mobilitata per consentire anche ai neofascisti dichiarati uguali spazi per manifestare il loro essere fascisti.

Tutto questo mentre la Digos sequestrava striscioni appesi ai balconi da cittadini che evidentemente non fanno parte di quella élite “prima gli italiani”.
Come per esempio la professoressa di Palermo, sospesa e poi re integrata (ma solo sui social) per non aver vigilato su una slide dei suoi alunni dove si mettevano a fianco le leggi razziali e il decreto sicurezza.
I democratici del capolista Calenda che si è fatto più notare per la polemica col collettivo Wu Ming, fatto passare per un gruppo fascista perché non accetta il confronto.
Confronti e spazi televisivi da cui partiti e candidati sono stati esclusi, come i Verdi e come Civati.
Strano, in tutti i talk sembrava di vedere le stesse persone, gli stessi giornalisti, gli stessi politici.
Senza che nessuno della brigata Voltaire si sia indignato.
(Nessuna indignazione per la fake news spacciata dal Tg2 e poi rilanciata da Salvini sull'invasione degli immigrati in Svezia..).

Quello che fa tanto indignare i democratici che però poi rinfacciano al ministro Salvini di non aver fatto abbastanza sulle espulsioni.
La libera informazione si è mobilitata anche per il brutto episodio di Genova, un giornalista picchiato da agenti in tenuta antisommossa perché scambiato per un manifestante.
Fa paura pensare che stia passando questo messaggio: vorrei essere chiaro, il manganello va usato come arma di difesa, come deterrente.
Quel pestaggio è da condannare su chiunque.
So quanto è difficile fare lavoro di sicurezza in piazza, con la maschera, la divisa, il caldo, gli insulti ricevuti dalle persone.

Ma la dignità delle persone vale per tutti.
Altrimenti non è democrazia, altrimenti chi garantisce che i diritti sanciti dalla Costituzione valgono per tutti.
Un'ultima cosa, basta col ricatto del voto utile! Il ricatto per cui se voti per i partitini allora favorisci quello o quell'altro.
Colpa della frantumazione a sinistra, fatta di partitini spesso ignoti ai molti (a destra almeno non hanno problemi ad avere spazi televisivi).
Ma ogni voto vale.

24 maggio 2019

Lo sciopero per il clima

Fateci caso, alle persone ferme in macchina ai semafori, alle code.
Macchine semivuote, una massimo due persone nervose, pronte a scattare appena arriva il verde e a strombazzare se la persona davanti non si spiccia.

Qui a Milano il vero sport estremo è andare in bici per le vie della città: non solo per la qualità dell'aria, ma anche per l'assenza di una vera rete.
Certo, molto si sta facendo qui, per le bici, per limitare l'uso delle auto.
Ma molto rimane da fare se ci confrontiamo con altri paesi.

E lo stesso discorso vale per il trasporto pubblico in una regione, la Lombardia, considerata l'eccellenza: così eccellenza che molte persone, pur di non prendere treni affollati e scomodi, preferisce alzarsi all'alba e perdere ore della propria giornata in auto.






Cosa c'entra tutto questo? Oggi è la seconda giornata di sciopero sul clima, giornata che cade alla vigilia delle elezioni europee dove il tema dei cambiamenti climatici (e del trasporto pubblico e dell'eliminazione del traffico dalle strade ..) è stato ignorato, almeno dai partiti principali.
Siamo tutti con Greta ma ci teniamo le centrali a carbone, le auto per andare al lavoro, per spostarci di pochi chilometri.

E ai giovani che oggi scendono in piazza ridiamo pure in faccia perché si permettono di rinfacciarci l'egoismo con cui fino ad oggi abbiamo pensato solo a noi e non a quelli che erediteranno l'ambiente domani.

22 maggio 2019

Una brutta campagna elettorale

La campagna elettorale più inutile di sempre sta per volgere al termine.
Salvini la considera un referendum su sé stesso (ai predecessori che hanno usato questa formula non ha portato bene).
Gli europeisti considerano l'Europa la nostra patria, che ci ha dato tanto (la possibilità di viaggiare, il roaming) facendo di fatto campagna elettorale per i nemici di questa Europa.
Ci serve questa Europa? Quella del dualismo commissione e consiglio europeo? Quella che sulla questione immigrazione ci ha lasciati soli? Quella che su Orban non è riuscita a prendere una decisione chiara?
Quella che tollera il dumping salariale, gli accordi tra gli stati nazionali e le multinazionali del web per fargli pagare meno tasse, quella che non riesce ad esprimere una sua politica estera unica?

In queste elezioni si è spostato il focus sul nemico contro cui fare campagna: l'Europa cattiva per i sovranisti (che però ai fondi europei ci tengono eccome) e dall'altra parte, i populisti che spacciano fake news, i sovranisti nemici dell'Europa unita.
Nessuno dei due indica il modello europeo che ha in mente: un'Europa sola dove si mette a fattor comune anche il debito (e si mettono da parte le piccole furbizie nazionali)?
Oppure una finta Europa unita dove gli stati continuano a fare quello che vogliono (e su questo Francia e Germania hanno fatto scuola, non solo l'Ungheria di Orban).

Che brutta campagna elettorale: non si è parlato di lavoro, di politica estera, di una vera lotta ai cambiamenti climatici, di diritti sociali e civili da far rispettare.
Peccato.

19 maggio 2019

La bolla sovranista


La piazzata dei sovranisti a cui abbiamo assistito ieri dovrebbe raccontarci molto della bolla sovranista di cui siamo testimoni.
Diversi leader di partiti europei, uniti dall'avversione all'Europa unita che si incontrano per la campagna elettorale per le elezioni europee da cui sperano solo di ribaltare l'asse di potere.
Non c'è visione politica, non c'è una scelta comune.
Sul palco, i signori sovranisti, quelli del prima l'Italia, prima i francesi, prima l'Olanda .. sono prima di tutto i peggiori nemici del nostro paese.
Quelli che rifiutano la condivisione dei migranti, quelli che chiedono per l'Italia sanzioni perché non rispetteremmo i parametri economici (l'amico Kurtz e l'amico Hoekstra), quelli che ci fanno dumping sociale, per le aziende che spostano la produzione ad est sfruttando l'assenza di tutele, tasse basse e salari da miseria (all'estero si producono pure le divise della polizia che Salvini ama indossare, divise che paghiamo pure care).
Ma poi prendono fondi europei, come l'Ungheria di Orban (con l'accusa di aver dirottato fondi ad aziende di famiglia) o la Polonia di Kaczynski e di Duda (con le loro centrali a carbone).

Dal palco di Milano i leader sovranisti tuonavano contro l'islamizzazione dell'Europa (ma i soldi dagli arabi quelli no, a quelli non si rinuncia): ma per dimostrare la sua laicità ha poi tirato in ballo il cuore immacolato di Maria.. (e la scorsa volta aveva tirato fuori il rosario).

Anziché scendere in piazza e sentire l'umore del popolo di Salvini, quello che chiede meno tasse (per loro), meno burocrazia (ovvero meno controlli), più armi e via discorrendo, un'opposizione dovrebbe puntare su queste contraddizioni, spiegando che i sovranisti sono solo portatori di interessi altrui (basta leggere le inchieste sui finanziamenti che ricevono), non i nostri.
Che se mettiamo le tasse al 15%, i primi a guadagnarci saranno solo i ceti più abbienti.
Che non si risolve la questione dei migranti chiudendo porti (che poi non sono chiusi) o alzando muri.
Che l'autonomia regionale (quella voluta da Zaia e Fontana e pure da un pezzo del PD) consegnerebbe altre risorse pubbliche ad amministratori come Zaia e Fontana.
Un pezzo di paese l'ha capita questa bolla: gli striscioni, i selfie di scherno, l'uomo vestito da zorro.
Vedremo che succederà domenica prossima.

12 maggio 2019

Un gioco al rialzo


In un gioco al rialzo, il capitano ha alzato la posta: non basta un decreto sicurezza? E allora noi facciamo il bis. Al momento è solo una bozza, una sorta di monito agli alleati del 5 stelle e una minaccia al paese: in esso si prevedono multe da 5000 euro a chi salva in mare un migrante.

Un numero che evoca altri tempi del nostro passato: 5000 lire era la cifra che le SS pagavano a chi dava informazioni per catturare una famiglia ebrea.
Ricompense analoghe anche per quanti facevano le spie contro soldati alleati o partigiani



Non proprio una cosa bella da parte di un ministro che cerca (inutilmente) di prendere le distanze da certe nostalgie fasciste.
Perché siccome lui non è fascista, considera il 25 aprile un derby tra comunisti e fascisti, mettendoli sullo stesso piano e di fatto, qualificando come una forza politica come le altre quanti oggi sventolano simboli fascisti, alzano il braccio col finto saluto romano, evocano Mussolini (quello che fece cose buone).

Siccome lui non è fascista è andato a Corleone il 25 aprile (e non il 26 o il 24) ad inaugurare un commissariato. Pochi giorni fa ho ricordato l'anniversario della morte di Peppino impastato, ucciso dalla mafia perché aveva osato, dalla sua radio denunciare i mafiosi e i politici mafiosi seduti nel maficipio (municipio) di mafiopoli, Cinisi.

A Cinisi c'era una stazione dei carabinieri e sulla sua morte indagarono pure i carabinieri di Palermo, l'allora maggiore Subranni.
Eppure l'inchiesta fini in una archiviazione, per i depistaggi, per una soluzione di comodo secondo cui Peppino, il terrorista, era morto mentre preparava attentati.

Se ci insegna qualcosa, la storia di Peppino, è che polizia e carabinieri, come anche giudici e magistrati, servono in parte a risolvere il problema della lotta alla mafia.
E lo stesso vale se vogliamo cambiare le cose in Europa: su Repubblica in prima pagina oggi si parla di un fronte unico da Macron a Tispras contro i sovranisti.
Lo stesso Macron che ci ha chiuso le frontiere a Ventimiglia, che forse ora darà risposta alle proteste nelle piazze di Parigi, coi suoi gendarmi che sconfinano talvolta in Italia.
Un fronte unico dal PSE fino ai liberali per dialogare col PPE, il partito di Orban. L'amico di Salvini.

Anche questo, come il finto decreto sicurezza, mi sembra solo un voler alzare la posta del gioco.

29 agosto 2018

Obiettivo l'Europa

Obiettivo elezioni europee 2019: prendersi un pezzo dell'elettorato dei popolari (di cui il diversamente democratico Orban fa parte, assieme a Berlusconi e Merkel), prendersi le poltrone che contano dentro l'UE (la commissione UE, la presidenza del consiglio e dell'Europarlamento, oggi in mano ai popolari e su cui frau Merkel aveva già iniziato le sue manovre per piazzare le sue persone).
Governare i fondi e spostare l'asse politico sempre più in orbita filo russa.

I migranti servono solo come strumento di consenso, nessuna soluzione comune potrà mai venire andando ad incontrare persone come Orban e Salvini lo sa bene: pensano di mettere fine al fenomeno dell'emigrazione, solo perché hanno tenuto ferma una nave in un nostro porto (e un'altra nave di una ONG è stata dirottata in Spagna).
Peccato che gli sbarchi continuino e così anche le morti in mare e le violenze in Libia.

Ma tutto questo non è solo merito di Salvini e dei sovranisti: a questo si è arrivati anche grazie al lavoro di chi c'era prima.
Come l'ex ministro Minniti che ieri commentava su La7 sulla politica della paura, autore del decreto sicurezza dell'estate 2017, degli accordi con la Libia (con le tribù, coi governanti..).
Come questa Europa che tollera gli Al Sisi, Erdogan e Orban (perché democraticamente eletti) spostandosi ogni volta sempre più a destra.

La chiamano rivoluzione, riconquistare il controllo dei confini, prima gli italiani.
Per esempio gli italiani assunti nello staff di comunicazione di Salvini: al momento la rivoluzione è combattuta soprattutto lì, in rete.
A colpi di like e follower.
Gli italiani poveri devono aspettare, al limite fare retweet dei post del capitano.