Ci sono le sofisticazioni alimentari e ci sono anche le sofisticazioni politiche.
Prendete i sovranisti, i difensori dei sacri confini, degli interessi degli italiani.
La Lega, assieme al governo Berlusconi, ha firmato quei trattati europei che delegano il controllo sui conti all'Europa e ha votato pure per l'inserimento del pareggio di Bilancio in Costituzione.
Prima gli italiani, dice Salvini, ma non tutti: di certo non quelli che non godranno di alcun beneficio dalla Flat Tax: con minor tasse di certo non diminuirà l'evasione (state tranquilli) ma con minor gettito in entrata diminuiranno i servizi pubblici, specie nelle regioni del sud che saranno penalizzati dall'altra riforma sovranista, l'autonomia regionale.
Prima i lombardi, anzi prima i milanesi, anzi prima i cittadini del Giambellino ...
Sono così sovranisti che ad inseguire i fondi della Lega, i magistrati hanno fatto il giro dell'Europa.
Ma le sofisticazioni non colpiscono solo il partito di Salvini: avete sentito le dichiarazioni a sinistra (o nel centro sinistra) sui dipendenti di Mercatone Uno che sono stati licenziati via sms?
La vicenda è stata solo usata in chiave anti Di Maio.
Anche per loro, prima gli italiani, ma prima ancora la propaganda, il contentino per aver superato il M5S, gli imprenditori che devono avere mano libera di fare quello che vogliono.
In tanti hanno cercato di dare una spiegazione al voto di domenica: la paura e la rabbia che hanno spinto il ceto medio a votare Lega.
Scrive oggi Alessandro Robecchi sul Fatto Quotidiano: e se fosse il solito salire sul carro del vincitore?
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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29 maggio 2019
28 maggio 2019
Processo ai cinque stelle
Per carità, il processo se lo meritano i 5 stelle: l'incapacità di creare una classe dirigente, di rimanere attaccati ai movimenti e al territorio, quel festeggiare dal balcone dopo l'approvazione in cdm del reddito di cittadinanza.
Ma, mi domando io: quando inizieremo a preoccuparci anche di quanto ha in mente "il capitano"?
Siamo tutti d'accordo per il TAV?
E per l'autonomia che piace anche al PD (e al governatore Bonaccini)?
Siamo d'accordo anche con la FLAT TAX?
Perché va bene dare addosso a giggino, che fa ridere di suo, alla sinistra sinistra (come si usa dire sui social), ai duri e puri.
Ma là fuori c'è un paese che ha paura del cambiamento, che pensa che suia tutta colpa dell'Europa, degli immigrati, della sinistra buonista: non sono la maggioranza del paese, si tratta del 30% dei votanti (e con una astensione al 40% fate voi la proporzione).
Ma c'è anche una parte del paese che vorrebbe sentir parlare di scuola pubblica, di diritti sul lavoro, di tutele per chi è difficoltà, di ambiente.
Ma, mi domando io: quando inizieremo a preoccuparci anche di quanto ha in mente "il capitano"?
Siamo tutti d'accordo per il TAV?
E per l'autonomia che piace anche al PD (e al governatore Bonaccini)?
Siamo d'accordo anche con la FLAT TAX?
Perché va bene dare addosso a giggino, che fa ridere di suo, alla sinistra sinistra (come si usa dire sui social), ai duri e puri.
Ma là fuori c'è un paese che ha paura del cambiamento, che pensa che suia tutta colpa dell'Europa, degli immigrati, della sinistra buonista: non sono la maggioranza del paese, si tratta del 30% dei votanti (e con una astensione al 40% fate voi la proporzione).
Ma c'è anche una parte del paese che vorrebbe sentir parlare di scuola pubblica, di diritti sul lavoro, di tutele per chi è difficoltà, di ambiente.
27 maggio 2019
L'Italia s'è destra
Una decisa svolta a destra, questo il risultato delle elezioni europee che solo un ingenuo potrebbe pensare che non abbia ripercussioni sul governo.
L'Italia di Salvini come l'Ungheria di Orban.
L'Italia dove l'onda verde non arriva, dove destra e sinistra esistono ancora, dove il PD può tirare un sospiro di sollievo e la sinistra chiedersi se convenga rimanere separata.
L'Italia a cui piace l'uomo solo al comando, del sud deluso dai 5 stelle e del nord che ora chiederà alla Lega le leggi promesse.
L'autonomia regionale (i soldi in saccoccia alle regioni ricche del nord), la flat tax (i soldi in saccoccia ai redditi alti), le grandi opere (altro cemento).
Vi piace il presepe, il rosario, i santi dell'occidente, il cappellino di Putin, il tapiro e tutto il resto della paccottiglia?
Vi sentite più sicuri, tranquilli?
Le strade sono più sicure?
L'Italia di Salvini come l'Ungheria di Orban.
L'Italia dove l'onda verde non arriva, dove destra e sinistra esistono ancora, dove il PD può tirare un sospiro di sollievo e la sinistra chiedersi se convenga rimanere separata.
L'Italia a cui piace l'uomo solo al comando, del sud deluso dai 5 stelle e del nord che ora chiederà alla Lega le leggi promesse.
L'autonomia regionale (i soldi in saccoccia alle regioni ricche del nord), la flat tax (i soldi in saccoccia ai redditi alti), le grandi opere (altro cemento).
Vi piace il presepe, il rosario, i santi dell'occidente, il cappellino di Putin, il tapiro e tutto il resto della paccottiglia?
Vi sentite più sicuri, tranquilli?
Le strade sono più sicure?
26 maggio 2019
Il voto, l'Europa, la democrazia
Non basta il rito delle elezioni per
parlare di democrazia.
E non basta nemmeno che in edicola ci
siano giornali diversi per parlare di libera stampa.
Dietro i riti, le regole, la facciata,
esiste una sostanza riempie la democrazia rendendola effettiva per
tutti.
A questo giro elettorale per le europee
dovremmo essercene accorti tutti: sono state le elezioni in cui la
brigata Voltaire si è mobilitata per consentire anche ai neofascisti
dichiarati uguali spazi per manifestare il loro essere fascisti.
Tutto questo mentre la Digos
sequestrava striscioni appesi ai balconi da cittadini che
evidentemente non fanno parte di quella élite “prima gli
italiani”.
Come per esempio la professoressa di
Palermo, sospesa e poi re integrata (ma solo sui social) per non aver
vigilato su una slide dei suoi alunni dove si mettevano a fianco le
leggi razziali e il decreto sicurezza.
I democratici del capolista Calenda che
si è fatto più notare per la polemica col collettivo Wu Ming, fatto
passare per un gruppo fascista perché non accetta il confronto.
Confronti e spazi televisivi da cui
partiti e candidati sono stati esclusi, come i Verdi e come Civati.
Strano, in tutti i talk sembrava di
vedere le stesse persone, gli stessi giornalisti, gli stessi
politici.
Senza che nessuno della brigata
Voltaire si sia indignato.
(Nessuna indignazione per la fake news spacciata dal Tg2 e poi rilanciata da Salvini sull'invasione degli immigrati in Svezia..).
Quello che fa tanto indignare i
democratici che però poi rinfacciano al ministro Salvini di non aver
fatto abbastanza sulle espulsioni.
La libera informazione si è mobilitata
anche per il brutto episodio di Genova, un giornalista picchiato da
agenti in tenuta antisommossa perché scambiato per un manifestante.
Fa paura pensare che stia passando
questo messaggio: vorrei essere chiaro, il manganello va usato come
arma di difesa, come deterrente.
Quel pestaggio è da condannare su
chiunque.
So quanto è difficile fare lavoro di
sicurezza in piazza, con la maschera, la divisa, il caldo, gli
insulti ricevuti dalle persone.
Ma la dignità delle persone vale per
tutti.
Altrimenti non è democrazia,
altrimenti chi garantisce che i diritti sanciti dalla Costituzione
valgono per tutti.
Un'ultima cosa, basta col ricatto del
voto utile! Il ricatto per cui se voti per i partitini allora
favorisci quello o quell'altro.
Colpa della frantumazione a sinistra,
fatta di partitini spesso ignoti ai molti (a destra almeno non hanno
problemi ad avere spazi televisivi).
Ma ogni voto vale.
24 maggio 2019
Lo sciopero per il clima
Fateci caso, alle persone ferme in macchina ai semafori, alle code.
Macchine semivuote, una massimo due persone nervose, pronte a scattare appena arriva il verde e a strombazzare se la persona davanti non si spiccia.
Qui a Milano il vero sport estremo è andare in bici per le vie della città: non solo per la qualità dell'aria, ma anche per l'assenza di una vera rete.
Certo, molto si sta facendo qui, per le bici, per limitare l'uso delle auto.
Ma molto rimane da fare se ci confrontiamo con altri paesi.
E lo stesso discorso vale per il trasporto pubblico in una regione, la Lombardia, considerata l'eccellenza: così eccellenza che molte persone, pur di non prendere treni affollati e scomodi, preferisce alzarsi all'alba e perdere ore della propria giornata in auto.
Cosa c'entra tutto questo? Oggi è la seconda giornata di sciopero sul clima, giornata che cade alla vigilia delle elezioni europee dove il tema dei cambiamenti climatici (e del trasporto pubblico e dell'eliminazione del traffico dalle strade ..) è stato ignorato, almeno dai partiti principali.
Siamo tutti con Greta ma ci teniamo le centrali a carbone, le auto per andare al lavoro, per spostarci di pochi chilometri.
E ai giovani che oggi scendono in piazza ridiamo pure in faccia perché si permettono di rinfacciarci l'egoismo con cui fino ad oggi abbiamo pensato solo a noi e non a quelli che erediteranno l'ambiente domani.
Macchine semivuote, una massimo due persone nervose, pronte a scattare appena arriva il verde e a strombazzare se la persona davanti non si spiccia.
Qui a Milano il vero sport estremo è andare in bici per le vie della città: non solo per la qualità dell'aria, ma anche per l'assenza di una vera rete.
Certo, molto si sta facendo qui, per le bici, per limitare l'uso delle auto.
Ma molto rimane da fare se ci confrontiamo con altri paesi.
E lo stesso discorso vale per il trasporto pubblico in una regione, la Lombardia, considerata l'eccellenza: così eccellenza che molte persone, pur di non prendere treni affollati e scomodi, preferisce alzarsi all'alba e perdere ore della propria giornata in auto.
Cosa c'entra tutto questo? Oggi è la seconda giornata di sciopero sul clima, giornata che cade alla vigilia delle elezioni europee dove il tema dei cambiamenti climatici (e del trasporto pubblico e dell'eliminazione del traffico dalle strade ..) è stato ignorato, almeno dai partiti principali.
Siamo tutti con Greta ma ci teniamo le centrali a carbone, le auto per andare al lavoro, per spostarci di pochi chilometri.
E ai giovani che oggi scendono in piazza ridiamo pure in faccia perché si permettono di rinfacciarci l'egoismo con cui fino ad oggi abbiamo pensato solo a noi e non a quelli che erediteranno l'ambiente domani.
22 maggio 2019
Una brutta campagna elettorale
La campagna elettorale più inutile di sempre sta per volgere al termine.
Salvini la considera un referendum su sé stesso (ai predecessori che hanno usato questa formula non ha portato bene).
Gli europeisti considerano l'Europa la nostra patria, che ci ha dato tanto (la possibilità di viaggiare, il roaming) facendo di fatto campagna elettorale per i nemici di questa Europa.
Ci serve questa Europa? Quella del dualismo commissione e consiglio europeo? Quella che sulla questione immigrazione ci ha lasciati soli? Quella che su Orban non è riuscita a prendere una decisione chiara?
Quella che tollera il dumping salariale, gli accordi tra gli stati nazionali e le multinazionali del web per fargli pagare meno tasse, quella che non riesce ad esprimere una sua politica estera unica?
In queste elezioni si è spostato il focus sul nemico contro cui fare campagna: l'Europa cattiva per i sovranisti (che però ai fondi europei ci tengono eccome) e dall'altra parte, i populisti che spacciano fake news, i sovranisti nemici dell'Europa unita.
Nessuno dei due indica il modello europeo che ha in mente: un'Europa sola dove si mette a fattor comune anche il debito (e si mettono da parte le piccole furbizie nazionali)?
Oppure una finta Europa unita dove gli stati continuano a fare quello che vogliono (e su questo Francia e Germania hanno fatto scuola, non solo l'Ungheria di Orban).
Che brutta campagna elettorale: non si è parlato di lavoro, di politica estera, di una vera lotta ai cambiamenti climatici, di diritti sociali e civili da far rispettare.
Peccato.
Salvini la considera un referendum su sé stesso (ai predecessori che hanno usato questa formula non ha portato bene).
Gli europeisti considerano l'Europa la nostra patria, che ci ha dato tanto (la possibilità di viaggiare, il roaming) facendo di fatto campagna elettorale per i nemici di questa Europa.
Ci serve questa Europa? Quella del dualismo commissione e consiglio europeo? Quella che sulla questione immigrazione ci ha lasciati soli? Quella che su Orban non è riuscita a prendere una decisione chiara?
Quella che tollera il dumping salariale, gli accordi tra gli stati nazionali e le multinazionali del web per fargli pagare meno tasse, quella che non riesce ad esprimere una sua politica estera unica?
In queste elezioni si è spostato il focus sul nemico contro cui fare campagna: l'Europa cattiva per i sovranisti (che però ai fondi europei ci tengono eccome) e dall'altra parte, i populisti che spacciano fake news, i sovranisti nemici dell'Europa unita.
Nessuno dei due indica il modello europeo che ha in mente: un'Europa sola dove si mette a fattor comune anche il debito (e si mettono da parte le piccole furbizie nazionali)?
Oppure una finta Europa unita dove gli stati continuano a fare quello che vogliono (e su questo Francia e Germania hanno fatto scuola, non solo l'Ungheria di Orban).
Che brutta campagna elettorale: non si è parlato di lavoro, di politica estera, di una vera lotta ai cambiamenti climatici, di diritti sociali e civili da far rispettare.
Peccato.
19 maggio 2019
La bolla sovranista
La piazzata dei sovranisti a cui
abbiamo assistito ieri dovrebbe raccontarci molto della bolla
sovranista di cui siamo testimoni.
Diversi leader di partiti europei,
uniti dall'avversione all'Europa unita che si incontrano per la
campagna elettorale per le elezioni europee da cui sperano solo di
ribaltare l'asse di potere.
Non c'è visione politica, non c'è una
scelta comune.
Sul palco, i signori sovranisti, quelli
del prima l'Italia, prima i francesi, prima l'Olanda .. sono prima
di tutto i peggiori nemici del nostro paese.
Quelli che rifiutano la condivisione
dei migranti, quelli che chiedono per l'Italia sanzioni perché non
rispetteremmo i parametri economici (l'amico Kurtz
e l'amico Hoekstra), quelli che ci fanno dumping sociale, per le
aziende che spostano la produzione ad est sfruttando l'assenza di
tutele, tasse basse e salari da miseria (all'estero
si producono pure le divise della polizia che Salvini ama
indossare, divise che paghiamo pure care).
Ma poi prendono fondi
europei, come l'Ungheria di Orban (con l'accusa di aver dirottato
fondi ad aziende di famiglia) o la Polonia di Kaczynski e di Duda
(con le loro
centrali a carbone).
Dal palco di Milano i leader sovranisti
tuonavano contro l'islamizzazione
dell'Europa (ma i soldi dagli arabi quelli no, a quelli non si
rinuncia): ma per dimostrare la sua laicità ha poi
tirato in ballo il cuore immacolato di Maria.. (e la scorsa volta
aveva tirato fuori il rosario).
Anziché scendere in piazza e sentire
l'umore del popolo di Salvini, quello che chiede meno tasse (per
loro), meno burocrazia (ovvero meno controlli), più armi e via
discorrendo, un'opposizione dovrebbe puntare su queste
contraddizioni, spiegando che i sovranisti sono solo portatori di
interessi altrui (basta leggere le inchieste sui finanziamenti
che ricevono), non i nostri.
Che se mettiamo le tasse al 15%, i
primi a guadagnarci saranno solo i ceti più abbienti.
Che non si risolve la questione dei
migranti
chiudendo porti (che poi non sono chiusi) o alzando muri.
Che l'autonomia regionale (quella
voluta da Zaia e Fontana e pure da un pezzo del PD) consegnerebbe
altre risorse pubbliche ad amministratori come Zaia e Fontana.
Un pezzo di paese l'ha capita questa bolla: gli striscioni, i selfie di scherno, l'uomo vestito da zorro.Vedremo che succederà domenica prossima.
12 maggio 2019
Un gioco al rialzo
In un gioco al rialzo, il
capitano ha alzato la posta: non basta un decreto sicurezza? E
allora noi facciamo il bis. Al momento è solo una bozza, una sorta
di monito agli alleati del 5 stelle e una minaccia al paese: in esso
si prevedono multe da 5000
euro a chi salva in mare un migrante.
Un numero che evoca altri tempi del
nostro passato: 5000
lire era la cifra che le SS pagavano a chi dava informazioni per
catturare una famiglia ebrea.
Ricompense analoghe anche per quanti facevano le spie contro soldati alleati o partigiani
Non proprio una cosa bella da parte di
un ministro che cerca (inutilmente) di prendere le distanze da certe
nostalgie fasciste.
Perché siccome lui non è fascista,
considera il 25 aprile un derby tra comunisti e fascisti, mettendoli
sullo stesso piano e di fatto, qualificando come una forza politica
come le altre quanti oggi sventolano simboli fascisti, alzano il
braccio col finto saluto romano, evocano Mussolini (quello che fece
cose buone).
Siccome lui non è fascista è andato a
Corleone
il 25 aprile (e non il 26 o il 24) ad inaugurare un
commissariato. Pochi giorni fa ho ricordato l'anniversario della
morte di Peppino
impastato, ucciso dalla mafia perché aveva osato, dalla sua
radio denunciare i mafiosi e i politici mafiosi seduti nel
maficipio (municipio) di mafiopoli, Cinisi.
A Cinisi c'era una stazione dei
carabinieri e sulla sua morte indagarono pure i carabinieri di
Palermo, l'allora maggiore Subranni.
Eppure l'inchiesta fini in una
archiviazione, per i depistaggi, per una soluzione di comodo secondo
cui Peppino, il terrorista, era morto mentre preparava attentati.
Se ci insegna qualcosa, la storia di
Peppino, è che polizia e carabinieri, come anche giudici e
magistrati, servono in parte a risolvere il problema della lotta alla
mafia.
E lo stesso vale se vogliamo cambiare
le cose in Europa: su Repubblica
in prima pagina oggi si parla di un fronte unico da Macron a Tispras
contro i sovranisti.
Lo stesso Macron che ci ha chiuso le
frontiere a Ventimiglia, che forse ora darà risposta alle proteste
nelle piazze di Parigi, coi suoi gendarmi che sconfinano talvolta in
Italia.
Un fronte unico dal PSE fino ai
liberali per dialogare col PPE, il partito di Orban. L'amico di Salvini.
Anche questo, come il finto decreto
sicurezza, mi sembra solo un voler alzare la posta del gioco.
29 agosto 2018
Obiettivo l'Europa
Obiettivo elezioni europee 2019: prendersi un pezzo dell'elettorato dei popolari (di cui il diversamente democratico Orban fa parte, assieme a Berlusconi e Merkel), prendersi le poltrone che contano dentro l'UE (la commissione UE, la presidenza del consiglio e dell'Europarlamento, oggi in mano ai popolari e su cui frau Merkel aveva già iniziato le sue manovre per piazzare le sue persone).
Governare i fondi e spostare l'asse politico sempre più in orbita filo russa.
I migranti servono solo come strumento di consenso, nessuna soluzione comune potrà mai venire andando ad incontrare persone come Orban e Salvini lo sa bene: pensano di mettere fine al fenomeno dell'emigrazione, solo perché hanno tenuto ferma una nave in un nostro porto (e un'altra nave di una ONG è stata dirottata in Spagna).
Peccato che gli sbarchi continuino e così anche le morti in mare e le violenze in Libia.
Ma tutto questo non è solo merito di Salvini e dei sovranisti: a questo si è arrivati anche grazie al lavoro di chi c'era prima.
Come l'ex ministro Minniti che ieri commentava su La7 sulla politica della paura, autore del decreto sicurezza dell'estate 2017, degli accordi con la Libia (con le tribù, coi governanti..).
Come questa Europa che tollera gli Al Sisi, Erdogan e Orban (perché democraticamente eletti) spostandosi ogni volta sempre più a destra.
La chiamano rivoluzione, riconquistare il controllo dei confini, prima gli italiani.
Per esempio gli italiani assunti nello staff di comunicazione di Salvini: al momento la rivoluzione è combattuta soprattutto lì, in rete.
A colpi di like e follower.
Gli italiani poveri devono aspettare, al limite fare retweet dei post del capitano.
Governare i fondi e spostare l'asse politico sempre più in orbita filo russa.
I migranti servono solo come strumento di consenso, nessuna soluzione comune potrà mai venire andando ad incontrare persone come Orban e Salvini lo sa bene: pensano di mettere fine al fenomeno dell'emigrazione, solo perché hanno tenuto ferma una nave in un nostro porto (e un'altra nave di una ONG è stata dirottata in Spagna).
Peccato che gli sbarchi continuino e così anche le morti in mare e le violenze in Libia.
Ma tutto questo non è solo merito di Salvini e dei sovranisti: a questo si è arrivati anche grazie al lavoro di chi c'era prima.
Come l'ex ministro Minniti che ieri commentava su La7 sulla politica della paura, autore del decreto sicurezza dell'estate 2017, degli accordi con la Libia (con le tribù, coi governanti..).
Come questa Europa che tollera gli Al Sisi, Erdogan e Orban (perché democraticamente eletti) spostandosi ogni volta sempre più a destra.
La chiamano rivoluzione, riconquistare il controllo dei confini, prima gli italiani.
Per esempio gli italiani assunti nello staff di comunicazione di Salvini: al momento la rivoluzione è combattuta soprattutto lì, in rete.
A colpi di like e follower.
Gli italiani poveri devono aspettare, al limite fare retweet dei post del capitano.
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