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15 ottobre 2012

Un tesoro in cassa, di Stefania Rimini – Report


“Cassa depositi e prestiti: 223 miliardi da 24 milioni di risparmiatori postali. Come li usa e chi decide?”
Questo è stato il tema dell'inchiesta di Stefania Rimini per Report.

Nata nel 1850, per raccogliere piccoli risparmi da utilizzare per finalità sociali.
Come aiutare i piccoli comuni a dismettere parte del loro patrimonio, per riuscire a fare cassa.
Invece, negli anni è successo che è stata privatizzata dal governo Berlusconi e dal ministro del Tesoro Tremonti, nel 2006. I rendimenti si sono abbassati, dice un risparmiatore: “Il rendimento giallo quello normale è 1,10%, quello oro è 1,6. Dal 2009 a oggi è variato di un sacco, mi ricordo 2% all'inizio quando l'ho aperto, nel 2010 secondo me siamo scesi a 0,3 e adesso 1”.

Dove sono andati i soldi, allora? 2 miliardi sono finiti alle imprese, 4 miliardi come sostentamento al loro export, 18 miliardi alle banche per dare un po' di ossigeno alle 53000 piccole e medie imprese in crisi.
La Cdp è diventata una struttura con fini sociali del privato e l'efficienza del pubblico, ha spiegato l'economista Zingales: nata per aiutare il pubblico in difficoltà, si sta trasformando in una piccola Iri, un piccolo tesoro da cui attingere per operazioni “di sistema” che però coinvolgono i soliti nomi.

Ma quali sono i criteri che spingono per una direzione piuttosto che un'altra? Come si decide su quale azienda investire, quale salvare dalla crisi?
L'inchiesta di Stefania Rimini ha cercato di fare luce su questa zona grigia.

Incominciando dai comuni.
94 miliardi della Cdp sono stati prestati agli enti pubblici: Lazio e Sicilia, tra gli altri.
I piccoli comuni hanno sempre più difficoltà ad ottenere un piccolo mutuo per fare dei lavori, o per dismettere un bene. Succede anche che si aspettino mesi prima di una risposta dalla Cassa e che, si debba perfino pagare una penale se lo si vuole estinguere (come una banca d'affari qualsiasi). Tutta colpa del patto di stabilità da una parte (che strozza i piccoli comuni, mettendoli sempre più nell'impossibilità di farcela da soli) e del nuovo corso “privato” dall'altra.

Oggi stiamo vivendo una situazione di ecomonia sociale al contrario: è il pubblico che finanzia il privato. Con la Cdp, col project financing, coi bond. Con la messa a gara dei servizi pubblici (nonostante il voto dei referendum).

1 miliardo della cdp è finito nelle tasche dei Benetton (per le sue autostrade), 450 milioni nelle tasche di Gavio, per la terza corsia della Rimini Ancora non ancora terminata.

Non è un caso se molti degli imprenditori finanziati sono anche i “capitani coraggiosi” della cordata CaiAlitalia.
Questo perché le nomine del cda della Cassa sono prettamente politiche, dall'ex ministro socialista Bassanini (e tutti gli altri ex politici, banchieri, ecc): è avvenuto un processo di “tremontizzazione” o di “leghizzazione”, che ha portato a sborsare 1 miliardo di euro per le municipalizzate del nord, per continuare con la privatizzazione dei servizi pubblici; che ha portato a finanziare la BreBeMi, dietro cui non ci sono interessi privati, ma il fatto che nel cda siede il presidente della provincia di Milano, Guido Podestà.

Le fondazioni bancarie.
Con la parziale privatizzazione della Cassa, il 30% è finito in mano alle fondazioni bancarie, le ex casse di risparmio. Sono strutture in mano a ex banchieri, ex politici trombati, dei piccoli potentati locali: sono il legame tra politica e finanza (di cui Report si è già occupato per il caso Mps a Siena).
Spiegava ieri Carlo Tecce su Il fatto: 
“ L'universo di Cdp è cambiato quando il ministro Giulio Tremonti ha steso un tappeto rosso per le Fondazioni bancarie, che custodiscono il patrimonio delle ex casse pubbliche: il 30 per cento di Cdp in versione società per azioni al prezzo di un miliardo. Le Fondazioni, contaminate dai politici, hanno indicato presidente Franco Bassanini, ex ministro ed ex socialista. Non manca l'ex ministro craxiano Gianni De Michelis, a titolo gratuito, nel ruolo di consulente. Il numero due è Giovanni Gorno Tempini, lavorava alla Mittel con Giovanni Bazoli di Banca Intesa. Tra i consiglieri ci sono Cristian Chizzoli, ex sindaco leghista di Capergnanica; Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente del fondo vaticano Ior. Sono gli uomini che staccano l'assegno per il Mose di Venezia oppure per l'acquisto di immobili statali o per pezzi di debito pubblico.”
Le fondazioni hanno investito 1 miliardo nel 2003, per prendere azioni privilegiate della Cds: oggi dovrebbero pagare il conguaglio, per la conversione in azioni normali. Sono 4 miliardi, che però le fondazioni non ci vogliono mettere, e che alla fine ci metteremo noi.
Perché il ministro Grilli non alza la voce con le banche? Forse perché anche lui è esponente del mondo bancario, e allora si fa prima ad alzare di 1 punto l'IVA.

Le società pubbliche in Cassa.
In Cdp confluiranno societàpubbliche di interesse nazionale: Sace, Simest e Fintecna, per un gioco contabile che permette di abbattere sulla carta il debito pubblico italiano (senza però abbatterlo per i suoi cittadini).
830 milioni sono finiti a Fincantieri, per far sì che la Carnival comprasse navi italiane. Ma la Cdp non ha competenze cantieristiche. 
Cosa ci dobbiamo aspettare? Che la Cassa ora si metta a comprare anche le Ferrovie, la Telecom (come ha spiegato poi l'inchiesta)?
A Parma si sono investiti 25 milioni per alloggi a 2000 euro al metro quadro, non certo edilizia sociale convenzionata.

Uno dei motti della Cassa è “facciamo crescere l'Italia”: come ha spiegato Stefania Rimini, se l'Italia non cresce è per colpa dell'alto costo dell'energia.
Colpa della scarsa concorrenza e dell'assenza di mercato: oggi con lo scorporo di Snam (che confluirà in Cdp) da Eni, si riuscirà ad avere tariffe più basse?
No, perché entrambe, Eni e Snam saranno sotto controllo della Cpd e del Tesoro. 

In assenza di una politica industriale di Stato, pubblica, succede allora a che a fare le scelte industriale per tutto il paese sono altri.
Chi comprerà gli scali abbandonati, costruiti dagli enti locali, che ora Passera vuole razionalizzare? La Cdp, come a Rimini, dove la Wind Jet ha lasciato tutti a piedi.
Il 29% della Sea di Milano (l'azienda degli aeroporti milanesi) è in mano al fondo F2I di Vito Gamberale, che ha ricevuto un finanziamento proprio dalla Cdp.
Non solo, il fondo sta investendo anche nella banda larga italiana (sempre grazie ad un prestito da 500 ml da Cdp).
Dunque se vogliamo avere finalmente la banda larga in Italia (per essere un paese quasi normale), dobbiamo aspettare un privato che investa con parte di soldi pubblici.

Ma non è solo questo. Telecom, vorrebbe vendere alla Cassa la propria rete telefonica in rame che oggi, con la fibra ottica, non ha valore.
Telecom vorrebbe 15 miliardi, con questi soldi, assieme a Metroweb, si metterebbe a cablare il paese. O meglio, la parte di paese economicamente conveniente.
E allora, perché la banda larga non la costruisce direttamente il pubblico? Forse si risparmierebbe, e tutti avrebbe l'accesso alla rete Internet veloce.
Ma forse pesa di più il fatto che Telecom ha debiti con Intesa, che a sua volta controlla tramite le fondazioni la Cassa.

Il fondo strategico.
Questo fondo serve per difendere società nel settore della difesa, delle assicurazioni, dei trasporti: fu una scelta felice di Tremonti.

Non ha fatto in tempo ad usarla per Parmalat, ma si sta usando per Kedrion, del senatore Marcucci (PD).
Ansaldo Energia e Avio.
E tutto questo rafforza l'immagine di una Cassa sempre più simile ad una Iri. Di interesse e funzione privata.
Tanto è vero che ormai gli stipendi dei manager della Cassa sono più simili a quelli di una banca d'affari.
L'amministratore Giovanni Gorno Tempini prende 952000 euro l'anno. L'ex AD Varazzani ha preso quasi 1 milione come indennità per il mancato rinnovo del mandato. 
Tramaglini, un altro manager ex Merryl Lich (che è stata indagata in Puglia e Milano) viaggia attorno a 600000 euro l'anno.


Il fondo italiano di investimento.

Interessante infine, il profilo internazionale della Cassa: ancora una volta lo racconta Carlo Tecce:
“La Cassa ha contributo con oltre 200 milioni al Fondo Italiano d'Investimento. Questo Fondo ha distribuito i capitali in Italia (a Gmm di Massimo Sordi o a Cartur, trasporti pubblici), poi si è scoperto di altri soldi concessi a Farmol e Truestar. Il titolare di Truestar, che ha ricevuto 10 milioni di euro, si chiama Fabio Talin e risiede in Svizzera, e la società sino al 2008 impacchettava i bagagli in 17 aeroporti nel mondo. Tra i soci c'era Paolo Berlusconi. Tutte le attività di Cdp, per definizione, devono avere “un'utilità sociale”. Non sempre è così.” 
Il finale della trasmissione: chi controlla l'attività della Cassa?
STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Sentiamo cosa controlla la Commissione di Vigilanza Parlamentare sulla Cassa.
STEFANIA RIMINI
Se la Cassa decide di fare un grosso finanziamento a un’azienda piuttosto che di entrare con un aumento di capitale in un’azienda, voi come Commissione di Vigilanza lo sapete prima o dopo?
GIOVANNI LEGNINI  - COMMISSIONE VIGILANZA CASSA DEPOSITI E
PRESTITI
Mah, noi difficilmente lo sappiamo per la ragione che non è la Cassa direttamente che eroga denaro, ma questa finalità è affidata a società terze partecipate, controllate maggioritariamente…
STEFANIA RIMINI
E su queste a voi non arrivano informazioni?
GIOVANNI LEGNINI  - COMMISSIONE VIGILANZA CASSA DEPOSITI E PRESTITI
… o meno e noi non abbiamo il controllo su quelle società. Se avviene un fatto di cattiva gestione, col sistema attuale di controlli, le cose è probabile che si vengano a sapere a cose fatte.
STEFANIA RIMINI
Vuol dire che mentre i controllori si domandano se il toro è fertile o sterile, la mucca ti sforna il vitellino. E adesso cosa facciamo, lo rimettiamo dentro? Questo è il problema con la Cassa Depositi e Prestiti.
LUIGI ZINGALES  – ECONOMISTA UNIVERSITÀ DI CHICAGO
Loro sfruttano un vantaggio statale, per usi che dichiarano essere usi pubblici, però non rendono conto al pubblico, perché non sono direttamente… non sono scelte direttamente politiche e non sono scelte che vengono validate dal Parlamento; non sono neanche scelte totalmente private perché nessuno ha i soldi a rischio. Quindi questa commistione è quella che rende l’operazione particolarmente pericolosa perché nessuno deve rendere conto a nessuno.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
I vertici della Cassa e dei fondi purtroppo non hanno accettato di dire la loro. Ma guardando i numeri va tutto bene, però i  sintomi della degenerazione sono già tutti lì.
La Cassa sta fuori dalla Pubblica Amministrazione, ma è gestita dalla politica, che può farle aprire il portafoglio quando vuole perché i criteri sono elastici. Oggi non può entrare dentro le aziende decotte e questo è un bene. Gli investimenti dicono sono
solo “per lo sviluppo e strategici” allora fare edilizia convenzionata a Parma è
strategico? Dare una poltrona a De Michelis è per lo sviluppo? Fare un prestito alla
Carnival per comprare 2 navi dalla Fincantieri è per lo sviluppo o è un costoso
tappabuchi? Chi ci garantisce che un domani non possa diventare strategico salvare una banca, usando i soldi che i pensionati hanno messo in posta? Basta cambiare lo statuto e non sarebbe  la prima volta. Allora io che sono a casa e ho messo i miei risparmi in posta cosa devo fare levarli, toglierli da lì? Certo che no, primo perché il rischio non si elimina dalla vita, secondo perché rispetto alle alternative la Cassa è una verginella. Ma è un attimo farla diventare una escort perché non ci raccontano niente. Vivono nel chiuso delle loro stanze fanno le trattative riservate per esempio in questo momento trattano con Telecom quanto sborsare per una rete in rame, che poi con la fibra varrà sempre di meno. Sono soldi dei risparmiatori, trattative aperte
signor Bassanini e la smetta di dire che bisogna usare riservatezza. I giornalisti devono sapere per informare i risparmiatori che ci hanno messo i soldi e i contribuenti che quei soldi hanno garantito. La stessa cosa vale per le fondazioni che vivono di tavoli riservati e stanno facendo la trattativa col Tesoro per avere lo sconto se la fanno fra loro e se riusciranno a spuntare lo sconto di 3 miliardi glielo pagheremo noi, a cose fatte. Allora forse è finito il tempo di firmare le cambiali in bianco, il sistema va corretto. Come? Pensateci e fatecelo sapere. Così poi noi decidiamo se lasciare i nostri soldi in posta oppure tirarli via.    
Qui il pdf con la trascrizione della puntata. 


Update: il presidente Franco Bassanini ha replicato alla puntata inviando una mail pubblicata dal sito Dagospia

Caro Direttore,

in relazione al pezzo da Voi pubblicato oggi, relativo alla trasmissione di Report di ieri sera, Le segnalo che CDP ha dato mandato ai suoi avvocati di valutare i profili penali delle affermazioni diffamatorie false o tendenziose contenute nel servizio, e di prendere le relative iniziative a tutela degli interessi della Cassa e dei risparmiatori postali.

Poiché Lei ci rimprovera di avere rifiutato di rispondere alle domande di Report, Le segnalo solo che ciò è semplicemente non vero. Abbiamo risposto per iscritto a tutte le domande che la redazione ci ha sottoposto (ben 47): domande e risposte sono in allegato, e come vedrà sono "cattive" (le domande, come è giusto) e esaurienti (le risposte). La trasmissione non ne ha praticamente tenuto conto.

Tengo a sottolineare che in queste risposte (n. 41) c'è anche il dato relativo al mio stipendio (280.000 euro compreso la parte variabile legata ai risultati), che Report ha omesso, facendo credere che fosse milionario o quasi.....

Eravamo anche disposti a rispondere in video ad ogni domanda o critica, ma purché avvenisse in studio e in diretta, come avviene in altre trasmissioni tv. Non eravamo e non siamo invece disposti a far tagliuzzare e manipolare le nostre interviste registrate: cattiva abitudine alla quale non ci sembra serio prestarsi.

Quanto al finale invito ai risparmiatori postali a ritirare i loro risparmi, sottolineo che: 1. I risparmiatori postali sono garantiti dallo Stato; 2. CDP tiene una liquidità enorme (130 miliardi) proprio per far fronte ai propri obblighi verso di loro; 3. CDP è gestita in modo prudente (ha chiuso il 1° semestre del 2012 con 1,6 miliardi di utile). Dunque il rischio per i risparmiatori è zero!

Le sarò grato della pubblicazione di questa lettera di rettifica.

Cordiali saluti

Franco Bassanini
 

14 ottobre 2012

Report e la Cassa depositi e prestiti

Cosa è la Cassa depositi e prestiti? Come vengono usati i soldi depositati dai risparmiatori? Chi ne controlla l'utilizzo? Questa sera l'inchiesta di Report, a titolo “Un tesoro in cassa” parlerà di questo ente, che gestisce il risparmio postale, controllato dal pubblico ma dove il 30 per cento del suo capitale è delle Fondazioni bancarie.

Venerdì Marco Lillo ha spiegato come il governo vorrebbe utilizzare il tesoro della Cdp, ad oggi 14,5 miliardi (soldi dei risparmiatori): fare acquistare a questa società “tre controllate del ministero dell’Economia: Fintecna (che a sua volta controlla Fincantieri, 10 mila dipendenti e 2,4 miliardi di fatturato), la Sace (che assicura le esportazioni all’estero, riserve per 2,3 miliardi e 680 dipendenti) e la Simest (che finanzia e partecipa 230 società per favorirne l’internazionalizzazione).”

Il tutto per far figurare all'Italia meno debito pubblico, con l'effetto collaterale però di caricare sulla Cassa il rischio di dover gestire le controllate dello stato (Fincantieri per esempio); permette alle fondazioni bancarie (come quella che ha gestito male il MPS, per esempio) “di acquisire indirettamente il 30 per cento di queste tre società, senza tirare fuori un euro. Il trasferimento indiretto alle fondazioni private del 30 per cento delle tre società pubbliche fa leva sui risparmi delle famiglie e avviene prima ancora che le Fondazioni abbiano pagato il conguaglio dovuto per convertire la propria quota della Cassa.”

La Cdp, che dovrebbe garantire i risparmi versati sui libretti postali, sta comprando azioni di queste ex società pubbliche per 10 miliardi. Banca d'Italia e Corte dei Conti hanno niente da dire? - conclude l'articolo Marco Lillo.

Oggi i soldi in questa Cassa fanno gola a molti: se ne è parlato per la dismissione dei beni pubblici, per finanziare lo sviluppo del paese (farne una nuova Iri). Il principio potrebbe essere buono se fossero investimenti con ricadute sul territorio. Le piccole e medie imprese con problemi di liquidità, interventi per la messa in sicurezza del territorio.
Ma abbiamo visto (parlando di investimenti pubblici) in che modo è stata gestita Finmeccanica (oggi in crisi, dopo anni di ricchi dividendi finiti nei paradisi fiscali), la vecchia Alitalia (in mano ai capitani coraggiosi), la solita Rai dei partiti.
Il punto dolente è sempre il solito: chi controlla e garantisce che i nostri soldi non facciano la stessa fine?

La scheda della puntata :
Dove vanno a finire i soldi versati alle Poste sui libretti e sui buoni fruttiferi da 24 milioni di pensionati, giovani e famiglie? Se li prende la Cdp, la Cassa Depositi e prestiti. Che animale è la Cdp? Loro si sentono un centauro pubblico-privato, che investe soldi dei risparmiatori ma con finalità pubbliche. Può essere il mutuo di 30mila euro al piccolo comune per sistemare la strada interpoderale piuttosto che l’assegno da 1 miliardo per rilevare quote di aziende di Finmeccanica, al fine di salvaguardarne “l’italianità”. O ancora, 18 miliardi la Cdp li ha girati alle banche per bypassare la strozzatura del credito e ne hanno beneficiato finora 53 mila piccole medie imprese. Ma c’è ancora spazio per aumentare i suoi impieghi e per forzare il passo allo sviluppo del Paese, che ne avrebbe tanto bisogno: dalla banda larga ai servizi pubblici locali, all’energia.

La Cassa ha un arsenale di 224 miliardi e per i ministri del Tesoro che l’hanno voluta così com’è oggi, da Tremonti a Grilli, la Cdp è l’arma non convenzionale adatta ai tempi. Basti pensare che le sue mosse non vanno ad aumentare il debito pubblico, per cui è l’ideale per i nostri politici sempre affamati di infrastrutture e desiderosi di salvare aziende, anche se il debito è solo spostato in un angolo sotto il tappetino. Allo stato attuale la Cassa è sana e il risparmio postale è al calduccio, anche perché il rimborso è garantito dallo Stato, ma fuori girano personaggi che ad ogni piè sospinto propongono: “facciamolo fare alla Cdp!”, mentre dentro la Cassa ci sono personaggi influenti, impegnati a disegnare “l’economia sociale di mercato”. E chi decide che cos’è per lo sviluppo? Dal presidente

La Cassa ha un arsenale di 224 miliardi e per i ministri del Tesoro che l’hanno voluta così com’è oggi, da Tremonti a Grilli, la Cdp è l’arma non convenzionale adatta ai tempi. Basti pensare che le sue mosse non vanno ad aumentare il debito pubblico, per cui è l’ideale per i nostri politici sempre affamati di infrastrutture e desiderosi di salvare aziende, anche se il debito è solo spostato in un angolo sotto il tappetino. Allo stato attuale la Cassa è sana e il risparmio postale è al calduccio, anche perché il rimborso è garantito dallo Stato, ma fuori girano personaggi che ad ogni piè sospinto propongono: “facciamolo fare alla Cdp!”, mentre dentro la Cassa ci sono personaggi influenti, impegnati a disegnare “l’economia sociale di mercato”. E chi decide che cos’è per lo sviluppo? Dal presidente Franco Bassanini, all’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, ai singoli consiglieri e amministratori dei Fondi, vediamo chi sono gli uomini che governano i 224 miliardi del risparmio degli Italiani, chi li ha messi al comando e a quali logiche rispondono e con quali risultati. C’è anche il rischio che il risparmio postale venga usato per garantire affari ai soliti noti, perché la “finalità sociale” chi la controlla e come si misura?

Le altre inchieste della puntata: 
Sulle colline dell'IMU di Antonino Monteleone
Il Governo, grazie all'IMU, conta di incassare 9mld di euro, il 40% del gettito complessivo che sono i comuni a dover riscuotere. I comuni vorrebbero poter aggiornare autonomamente le rendite catastali oggi di competenza dell'Agenzia del Territorio per evitare discriminazioni. C'è poi un'altra tassa che colpisce chi risiede in Italia e ha un'immobile all'estero. Apparentemente viola il divieto della doppia tassazione e l'Ue ha chiesto chiarimenti. Domenica 21.30 Rai3

Il sistema Michele di Emilio Casalini
Oneri pubblici e guadagni privati, anche nei settori più disparati. Succede spesso in Molise, dove il Consiglio Regionale è proprietario di pollifici e zuccherifici. E la finanziaria della Regione, FinMolise, è legata a società anonime lussemburghesi, cipriote e panamensi. E' il Sistema Molise praticato dal Governatore Michele Iorio che da 11 anni siede indisturbato sullo scranno più alto della Regione. Domenica 21.30 Rai3





12 ottobre 2012

Il governo fa cassa

Da segnalare l'articolo di Marco Lillo su Il fatto, che racconta cosa sta succedendo alla Cassa depositi e prestiti (che dovrebbe gestire i  soldi depositate alle Poste sui buoni e sui libretti).

Che invece verrà usata dal governo per abbassare il debito (grazie a qualcosa che mi sembra più un trucco contabile) e per dare alle fondazioni bancarie il controlli di un pezzo di aziende pubbliche.

La Cassa del governo per le Fondazioni bancariedi Marco Lillo   Qualcuno nei piani alti delle partecipazioni statali già la chiama “operazione Robin Hood al contrario”: come portare parte dei risparmi di milioni di italiani dalle Poste pubbliche (dove vecchine e famiglie li hanno depositati seguendo una tradizione centenaria) alle banche private, peggio: alle fondazioni bancarie, quei carrozzoni condizionati dalla politica che controllano gli istituti di credito.   A giugno il governo Monti ha avviato con un decreto le pratiche per trasferire alla Cassa Depositi e Prestiti Spa, che già controlla quote di Eni, Terna e Snam Rete gas, altre tre controllate del ministero dell’Economia: Fintecna (che a sua volta controlla Fincantieri, 10 mila dipendenti e 2,4 miliardi di fatturato), la Sace (che assicura le esportazioni all’estero, riserve per 2,3 miliardi e 680 dipendenti) e la Simest (che finanzia e partecipa 230 società per favorirne l’internazionalizzazione). L’operazione non ha una logica industriale ma puramente contabile. La CdP, guidata da Giovanni Gorno Tempini e presieduta da Franco Bassanini, gestisce il risparmio postale e lo impiega sul conto di tesoreria e offrendo mutui agli enti locali, ma non appartiene interamente allo Stato: il 30 per cento del suo capitale è delle Fondazioni bancarie. Cdp pagherà per le tre spa pubbliche un prezzo intorno ai 10 miliardi di euro e, come per magia, dal giorno dopo il debito pubblico scenderà grazie a una partita di giro permessa dalla classificazione della Cassa fuori dal perimetro della pubblica amministrazione secondo Eurostat.   QUESTA OPERAZIONE ha tre effetti: 1) trasferisce tre società pubbliche a una Spa che appartiene al privato per il 30 per cento; 2) carica di rischi aggiuntivi (Fincantieri, spa controllata da Fintecna, per tutti) una società come la Cdp che dovrebbe tutelare il risparmio delle famiglie italiane; 3) permette alle fondazioni bancarie di acquisire indirettamente il 30 per cento di queste tre società, senza tirare fuori un euro. Il trasferimento indiretto alle fondazioni private del 30 per cento delle tre società pubbliche fa leva sui risparmi delle famiglie e avviene prima ancora che le Fondazioni abbiano pagato il conguaglio dovuto per convertire la propria quota della Cassa.   PER CAPIRE l’importanza del favore che il ministro dell’Economia Vittorio Grilli e il premier Mario Monti stanno per fare alle fondazioni bisogna partire dal dicembre 2003: il governo decide di trasferire il risparmio postale raccolto attraverso 14 mila uffici postali alla neonata Cassa Depositi e Prestiti Spa. L’allora ministro Giulio Tremonti, per dare una patina di privato alla Cdp, chiede alle Fondazioni bancarie (private) di sottoscrivere il 30 per cento del capitale allettandole con condizioni vantaggiose di ingresso. Salvo poi prevedere un conguaglio da versare entro il 2006, termine sempre spostato da Cdp con cambiamenti dello statuto fino all’attuale, dicembre 2012.   Alla sua nascita nel 2004 il patrimonio netto della Cdp, ammontava a 3,5 miliardi mentre oggi vale 14,5 miliardi. Le Fondazioni che hanno versato 1 miliardo e 50 milioni per sottoscrivere il loro 30 per cento di azioni privilegiate hanno riavuto tutti i loro soldi incassando in questi anni dividendi per 1 miliardo e 76 milioni. Mai visto un affare migliore. La Cassa si è rivelata una gallina dalle uova d’oro e ha realizzato 12,1 miliardi di euro di utile distribuendone 3,2 miliardi, dei quali, circa un terzo è finito alle fondazioni senza che muovessero un dito. Il conguaglio dovrebbe essere il momento in cui finalmente le fondazioni metteranno mano al portafoglio per pagare il reale valore di questa partecipazione svenduta loro nel 2004. Al momento dell’ingresso in Cdp le fondazioni bancarie, infatti, hanno avuto la facoltà di convertire le azioni privilegiate in ordinarie pagando un conguaglio commisurato al valore effettivo del patrimonio netto. In pratica il matrimonio tra le fondazioni e il governo è a un bivio: per continuare a restare nella Cassa e per diventare così azionisti a pieno titolo delle tre società che la stessa Cassa sta comprando dal Tesoro, le fondazioni dovrebbero sborsare almeno 4 miliardi, una somma pari alla differenza tra il valore del 30 per cento del patrimonio netto di Cdp e il miliardo già versato nel 2004. Un prezzo ottimo: non è facile trovare società in grado di garantire un utile annuo di 1,5 miliardi con un patrimonio netto di 14,5 miliardi. Eppure le 66 Fondazioni non hanno alcuna intenzione di pagare una simile somma né vogliono rinunciare alle loro azioni e hanno chiesto un parere a Giuseppe Portale per sostenere la loro tesi: restare sul treno della Cdp ma pagando un biglietto con lo sconto. In questa situazione, con le fondazioni che non vogliono pagare il dovuto per restare nella Cassa, lo Stato sta per cedere a Cdp anche Fintecna Simest e Sace .   IL RISCHIO di questa cessione graverà soprattutto sulle famiglie italiane che hanno depositato i risparmi all’ufficio postale. La Cassa ha già oggi circa 20 miliardi di partecipazioni societarie in attivo (un po’ troppi visto che dovrebbero garantire il pagamento dei buoni fruttiferi degli italiani) e sta per comprare azioni di tre società per ulteriori 10 miliardi. La Cdp gestisce il risparmio di milioni di italiani e nessuna banca potrebbe permettersi un investimento in capitale di rischio pari al doppio del patrimonio netto. La Corte dei Conti e la Banca d’Italia non hanno nulla da dire?

Di Cassa depositi e prestiti se ne occuperà anche la puntata di Report di domenica: "Un tesoro di cassa". Il tesoro dei risparmiatori ..