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05 giugno 2026

I tramezzini di Rocco Schiavone – di Antonio Manzini


Non ricordava il giorno né se fosse estate o inverno quando una mattina, entrato nel bar sottocasa a Monteverde Vecchio per un caffè, vide i tramezzini chiusi nel cellophane. Uno per uno, come reperti presi in carico dalla polizia giudiziaria, frattaglie, resti di un delitto efferato. Gli venne da vomitare. «Ma che è?»

I tramezzini come metafora dei momenti, felici, tristi, da soli o con gli amici, della propria vita. Come i momenti della vita di Rocco Schiavone che Antonio Manzini ci racconta in questa raccolta di racconti, dove ognuno di questi è associato ad uno specifico tipo di tramezzini. Da avvolgere rigorosamente nei tovaglioli di carta, perché devono respirare anche loro.
Si respira aria di nostalgia per quel passato che, si sa, non tornerà più. Quel passato che ricordiamo magico perché eravamo tutti incoscienti e pensavamo che la vita fosse una lunga strada infinita..
Si respira anche aria del maestro Camilleri, citato nella terza di copertina, “perché chi ha gli arancini, chi i tramezzini”, ma tutti noi viviamo nei ricordi, nel credo e nel rispetto dell’amicizia.

Tramezzino tonno e carciofini

Il primo tramezzino che Rocco ha incontrato, quello della gioventù. Come nella gioventù del vicequestore è ambientato questo racconto. Roma, anni ‘70, quando ancora nei quartieri del centro vivevano i romani, come la famiglie di Rocco, Furio, Brizio e Sebastiano. E anche persone squallide come Er bustina..

Tramezzino spinaci e mozzarella

Tramezzino particolare, perché va riscaldato. Altrimenti è immangiabile.
A questo tramezzino, spesso buttato via a metà, è dedicato questo racconto che nasce da una domanda: si può risolvere un omicidio che non ha un movente?
È una domanda di uno studente, che sottopone al vicequestore l’omicidio del padre, rimasto insoluto, senza movente. Un caso che però appassiona Rocco, una storia che una volta entrata nel cervello non lo lascia, stare, tanto da portare avanti una sua indagine.

Fino al vero movente, perché un movente esiste sempre. Come esiste anche quella sensazione di sporco che rimane alla fine. La “palude”, il sentirsi sporco dal fango di questa vita.

Tramezzino con insalata di pollo

E’ il tramezzino dei ricordi. Di quando eravamo felici e spensierati. E stavamo ore ad ascoltare i racconti degli adulti, mica c’erano internet, i social e i telefonini con cui oggi ci isoliamo dal mondo pensando di starci dentro.
Come i racconti di Peter, un senza casa che dorme nella macchina del papà di Rocco. E a quattro ragazzini che un giorno sarebbero diventati adulti racconta una storia di dolore e amore, ambientata ai tempi dell’inverno più duro di Roma. Quello del 1943-44, di Roma città aperta, di via Rasella, delle Fosse Ardeatine. Che importa se poi non è una storia vera, se questo Peter se l’è inventata. È una storia che vi ha fatto pensare? Ridere? Piangere? “A questo servono le storie”. Come anche a ricordare. Chi erano i fascisti e i nazisti.

Tramezzino uova sode e tonno

Il tramezzino della speranza e dell’illusione. Come quella di Rocco che, imbarcandosi sul traghetto per Panarea, spera di dimenticare Marina. Uccisa per colpa sua il 7 luglio 2007.

Nonostante l’isola sia bellissima, che lo colpisce negli odori, nei colori, per quella vibrazione sotterranea che Rocco sente sotto i piedi, quel dolore non può andarsene. Quel vuoto.

Tramezzino uova sole e salame

Il tramezzino “azzardato”, che in Rocco sblocca il fiume dei ricordi. Come quelli di quando era uno studente che di fronte ai dogmi degli insegnanti coltivava il seme del dubbio, della curiosità.
Gli insegnanti ti parlano degli eroi, giovani e belli, del milite ignoto, glorioso e onorato sull’altare della patria?

Rocco è invece un ragazzino che vuole sapere. E così chiede al nonno come fosse la guerra. “Sangue e diarrea” la risposta. Perché questa è la guerra vista da parte di quelli che la storia la subiscono. Dalla parte sbagliata.

Fijo mio, nella guerra tutte ste cose dell’eroi io non l’ho mai viste, se cacavamo sotto e se trema, fijo bello. [..] E che voi sapè del milite ignoto? Rocco, tutti i soldati so militi ignoti, ricordati ‘sto fatto”.

Tramezzino rucola bresaola e grana

Eh beh, questo è il tramezzino dei tempi moderni, quelli dove ci si sposa con la cerimonia preparata dal wedding planner. Come Dorè Ansaldi Malatesta, scomparsi a pochi giorni dal matrimonio della figlia del professor Sanfelice, medico.

Ma non sarà un delitto, semmai un reato di legittima difesa .. Capirete alla fine.

Tramezzino mozzarella e pomodoro

Ambiguo questo tramezzino. È una caprese? Va scaldato?

Siamo a Roma e i quattro ragazzini sono cresciuti e pensano a cosa fare da grandi. Rocco vorrebbe studiare legge, “pensa se finisci a fare la guardia” gli dicono gli amici.

Chissà.. Certo che loro non sono ancora pronti per fare i ladri, come emerge da questo racconto che fa ricordare il film de “I soliti ignoti”.

Tramezzino salmone, avocado e maionese

Un tramezzino erotico, sicuramente. Come l’avventura che capita a Rocco quando in un locale, per stordirsi di alcool dopo una sfuriata con D’Intino, incontra una giovane e attraente ragazza. Che lo coinvolge in un gioco erotico, che finisce male.. O forse no.
Per una volta è Rocco, abituato a muoversi libero dalle regole, a finire con le mani legate.

Club sandwich

Non è un tramezzino, è vero. Ma il Club Sandwich da gioia, senso di abbondanza. Per prepararlo serve un senso di grande responsabilità – scrive Rocco nel corsivo che apre il racconto (o forse è Manzini?). Come lo è coltivare l’amicizia.

Come l’amicizia che lega Rocco con Brizio e Furio.
Che si trovano bloccati sull’autostrada tra l’Aquila e Roma, nel mezzo di una tormenta, costretti a passare una notte in un autogrill.

Qui incontrano altre persone bloccate in quel tratto dell’Appennino: un camionista, un tecnico di impianti antifurto, una coppia e poi la cameriera, il cassiere e il direttore dell’autogrill.

Dove avviene un delitto. Una rottura del decimo livello.

Un delitto in una stanza chiusa, anzi in un autogrill isolato. L’assassino deve essere una delle persone che sono state assieme a Rocco in quelle lunghe ore.
E per risolvere quel delitto, Furio e Brizio dovranno diventare delle “guardie”. Perché questo si fa per una vera amicizia.

Gli amici si dividono gioie e dolori”.
È proprio vero.

La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio

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20 novembre 2025

Sotto mentite spoglie di Antonio Manzini


 

Ad Aosta proprio sotto le festività era esplosa l’ennesima moda importata e di cui, secondo il vicequestore Schiavone, si poteva in tutta tranquillità fare a meno: i canti natalizi eseguiti da cori eterogenei di anziani sgretolati, bambini, adolescenti brufolosi, donne dimenticate dal tempo, uomini senza più scopi, tutti armati di candele e di una campanella per avvertire l’inizio del solenne concerto. Insieme ad Halloween, coi suoi orrendi usi, come dolcetto o scherzetto e travestimenti di un horror da cartolibreria, ai diciottesimi, quelle feste di compleanno che tendevano a somigliare a matrimoni con tanto di vestiti comprati per l’occasione, smoking e fotografie, era venuto il turno dei cori: sassoni, celtici, scandinavi o qualunque fosse la popolazione nordica ad averli creati.

«Ma perché scusa, tu pensi che Babbo Natale è una roba italiana?» gli aveva detto al telefono Furio.

«Prima della guerra chi l’aveva mai sentito? A Roma c’era la befana e basta. L’hanno portato gli americani co’ ’sta stronzata delle renne, la slitta, il Polo, gli elfi. Che cazzo so’ gli elfi? Hai mai sentito parla’ di elfi non dico a Roma, ma che ne so? a Milano? a Latina? Babbo Natale se l’è inventato la Coca-Cola. Hai visto che c’ha gli stessi colori?».

«Senti un po’, ma lì a Roma c’avete gente che canta pe’ strada?».

«No. C’avemo i pensionati co’ le candele che dicono le novene...».

Natale, il periodo delle luminarie accese per strada, dei panettoni esposti nei supermercati, della gente coi pacchetti in mano e dei canti natalizi per strada. Una bella rottura per Rocco Schiavone, siamo all’ottavo livello della sua personale classifica. Dunque non un bel momento, anche perché le ferite della passata inchiesta che ha coinvolto Sandra Bucellato, la giornalista rapita per chiedere un riscatto alla famiglia (Il passato è un morto senza cadavere), si fanno ancora sentire.

Era andato ogni giorno in ospedale. quando Sandra non era su questa terra, si limitava a guardarla, ogni tanto le parlava. Quando aveva ripreso conoscenza, le aveva portati libri e giornali. Li lasciava alla suora che poi glieli avrebbe consegnati, lui non s'era mai fatto vedere. Sandra stava cobn Fabio, non poteva e non doveva intromettersi.

Rocco non ha ancora capito se abbia veramente amato Sandra: forse amore no, ma qualcosa che gli si avvicina lo dove aver sentito, se ogni giorno è andata a trovarla in ospedale. E ora che l’ha vista uscire, abbracciata al nuovo fidanzato, cosa prova Rocco? Certo un sospiro di sollievo, ma c’è quella punturina dentro..

Nel frattempo la squadra di Rocco è coinvolta in una rapina, di quelle che si vedono nei film americani: i rapinatori hanno tenuti come ostaggi i clienti dentro la banca, tra cui lo stesso Casella, e chiedono un aereo pronto al decollo per scappare.

Rocco riesce a strappare una concessione, far uscire degli ostaggi dalla banca, quelli messi peggio: un’anziana signora che spaventata se ne torna a casa e due ragazzi, lei col problema della puntura di insulina.

Dietro la porta blindata si apriva un piccolo corridoio e finalmente, dopo l'ennesima grata, c'erano le cassette di sicurezza. Erano tutte chiuse, tranne una, la 57.

Una volta entrati dentro la sorpresa: i ladri erano gli stessi ostaggi liberati “ma si può cadere in un trucco così scemo” sbotta il Questore Costa.
Persone che fingono di essere altro, indossando una maschera, celandosi “sotto mentite spoglie”: sarà un tema che tornerà spesso in questo romanzo, ultimo della serie di Antonio Manzini con Rocco Schiavone, più di cinquecento pagine e mai un calo di tensione, mai la sensazione di una parola di troppo.

Come mai Rocco si è fatto fregare in quel modo dai rapinatori? È distratto? O inizia a prendere sottogamba il suo lavoro? Non mi interessa più farlo bene, meglio lasciar scivolare la sua vita lungo per piano inclinato dove ti muovi per inerzia, non per tua volontà.

La fine della relazione con Sandra, Marina, l’amata moglie che gli appare più da tempo.

Vedeva la sua vita come uno scivolo, seguitava a slittarci sopra ma non per volontà, per inerzia.

Ma no, quale inerzia, nonostante la sua squadra sia quella che è, si buttano a capofitto nell’indagine per risalire ai rapinatori e soprattutto ai tanti perché? Come mai hanno aperto solo una cassetta? Come mai hanno lasciato quel lucchetto, un lucchetto famoso, uno di quelli che non si aprono facilmente, con tanto di brevetto?
È un messaggio al proprietario della cassetta? O a qualcun altro?

Come mai una rapina per un bottino così magro?

Forse le cose non stanno come sembra. Forse anche questa rapina è una maschera che nasconde altro.

Alla Questura arriva la denuncia di una scomparsa, si tratta di un chimico che lavora in una azienda farmaceutica di cui la ex moglie non sa più nulla.

Un caso a cui dedicare poche attenzioni se non fosse per le pressioni del Questore (e della politica) per ritrovare questa persona, Aldo Pavan, uno che, a sentire i colleghi, le poche persone che frequentava, faceva una vita normale, senza scheletri negli armadi.

O forse anche questa vita era una maschera per nascondere qualcosa?

Infine, la rottura del decimo livello, l’omicidio sotto Natale, con le strade infestate dai cori dei e col freddo cane che sta facendo. Un uomo è stato trovato, per un fortuito caso, sul fondo di un lago a 1300 metri.

Non è un incidente: chi l’ha ucciso voleva assicurarsi del risultato, avendogli legato le caviglie con dei pesi. Nessun documento, certamente, come nessun altro segno di riconoscimento. Persino le scarpe.

Chi era il morto? Cosa ci faceva in quel luogo di montagna? La squadra di Rocco, con l’aggiunta anche dell’ispettrice Caterina Rispoli, si mette a lavorare su tutte le piste. Alcune labili. Quasi infinitesimali, se non fosse per le intuizioni di Michela Gambino della scientifica.

E anche per questa seconda indagine, Rocco si ritroverà di fronte ad una nuova maschera, questa volta non per nascondere il volto di una persona.

«Chissà che mi credevo. Che mi dovevo tenere alla larga, che stare con te era un errore? E invece sai una cosa?».

«Dimmela».

«Non sono mai riuscito ad ammetterlo, neanche a me stesso, che qualcosa che somigliava all'amore io l'ho sentita.»

Cinquecento e passa pagine dove si alternano le due indagini, con le amare considerazioni di Rocco, sul suo essere sempre solo, col suo dolore che è diventato come una compagna. O forse è un alibi per non lanciarsi verso nuove storie, verso un nuovo amore?

No, l’amore vero - si dice Rocco – arriva una sola volta nella vita. Per qualcuno molto sfortunato, mai.

Forse anche Rocco sta indossando una maschera, anche lui vive una sua vita “sotto mentite spoglie”, dove parla da solo pensando a Marina, crogiolandosi nel suo dolore..
O forse, come si raccontano Federico e Michele Deruta, viviamo tutti sotto mentite spoglie:

«.. gli artisti in realtà mostravano nel ritratto la parte oscura, quella brutta che vogliamo nascondere, e se la vediamo di fronte a noi all'improvviso, la rifiutiamo».

I piatti fumavano, Michele ascoltava aggiungendo un po' di parmigiano.

«Io, tu, i tuoi colleghi, i delinquenti, tutti vogliamo mostrare la parte più bella. Solo i pazzi e i depressi se ne fregano, per il resto viviamo tutti sotto mentite spoglie».

Una cosa è certa: Rocco ha dato una sua impronta alla squadra, soprattutto per quanto riguarda il dover rispettare le regole. I suoi metodi – spicci? Bruschi? – oramai sono stati assimilati dai suoi uomini, come l’ispettore Antonio Scipioni (e perfino gli irreprensibili Michela Gambino e Alberto Fumagalli)

Era diventato uomo avvicinandosi ai metodi Schiavone? O soltanto aveva cominciato a capite che la vita non era fatta di bianchi e di neri, ma poteva avere molti altri colori?

Buona lettura!

PS: la poesia di D'Intino


Lu core mio è nu martelle, batte forte fino a le stelle, batte forte 'nse ferma maje, a Rosaria mia l'amo proprio assaje.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

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01 novembre 2024

Il passato è un morto senza cadavere di Antonio Manzini

 

Incipit (grazie a incipitmania)

«Rocco? Sali che è pronto».

«Mo vengo, ma’».

«Mo vengo è adesso! No fra due ore».

«Sto a aggiusta’ la bici».

«Quale bici? Tu non ce l’hai ’na bici!».

«Quella de Furio. Ha bucato».

«E se è de Furio, falla aggiusta’ a lui e vieni su che la pasta se scoce!».

«A ma’?».

«Che c’è?».

«Pò magna’ pure Furio da noi?».

«Pò magna’ sì. A Patrizia dopo la chiamo io».

«Signo’, so’ Furio. Mamma a casa non c’è. È annata al San Gallicano, dice che prima delle tre nun rientra».

«E allora vie’ su co’ Rocco, fijo, che magnamo subito. Lasciate giù la bicicletta, forza un po’!».

«A ma’, se lasciamo giù la bici nun ce ritrovamo manco la gomma bucata».

«E allora portatela su, che ve devo di’? Sul pianerottolo però, sinnò se entra la bici uscimo noi».

«Va bene, ma’… salimo».

«Va bene signo’. Grazie».

«E de che, Furio? Addo’ nun se magna in tre, nun se magna manco in quattro».

Onestamente, non mi ricordo più a che numero siamo nella serie di Antonio Manzini con Rocco Schiavone, ma poco importa: quest'ultimo conferma la direzione che l'autore ha voluto dare alla sua creatura, un uomo che vive col ricordo del suo passato che riesce ad abbandonarsi alle spalle e con un futuro davanti che non vuole vedere.

Sin dall'inizio si viene proiettati in questa dimensione dei ricordi della sua gioventù romana, altri ricordi faranno capolino qua è la nelle pagine di questa nuova indagine che, da lettore, sembra non finire mai, quanto è intensa è lunga.

Un'altra giornata ad Aosta stava per cominciare e Rocco aveva solo voglia di spararsi un colpo alla tempia per non vedere più albe così belle.

Ecco, questo è il sentimento in questo novembre per il nostro Rocco: i ricordi, Marina che viene a trovarlo ogni tanto, ricordandogli che deve vivere, non cullarsi nel passato. "Nazireo" è la parola che gli lascia, in quel loro gioco privato sulle parole sconosciute.

Ma non è facile lasciarsi tutto alle spalle: la fine di Marina, la fine del rapporto con Sebastiano, tutto quel fango dentro cui è costretto a sguazzare. E anche il presente non invoglia a sentirsi leggeri: l'ultima indagine in cui si era imbattuto in questi attivisti dell'ambiente, ELP, aveva acuito quel velo pessimismo sul suo futuro e, in generale, su quello di questo mondo.

La fine del pianeta lo amareggiava più dell'idea della sua morte. Non si era mai sentito necessario, ma un ospite di passaggio il cui unico compito era lasciare tutto in ordine pulito come l'aveva trovato, il leitmotiv dei cartelli appesi nei cessi degli autogrill.

A peggiorare le cose sarà l’arrivo dell'ennesima "rottura" del decimo livello - secondo quella che la sua personale classificazione degli eventi peggiori che possono capitargli, ovvero un omicidio da risolvere.

Si tratta di un ciclista che viene trovato in fondo ad una scarpata, investito da un'auto pirata che non si è fermata a soccorrerlo.

No, non è un incidente come tanti altri (sempre troppi): non ci sono tracce di frenate, non c'erano problemi di visibilità in quel tratto di strada e, come gli conferma Michela Gambino, la responsabile della scientifica, l'auto ha cambiato corsia per impttare la bici. Si tratta di omicidio.

E non sarà un caso semplice: il morto si chiamava Paolo Sanna, non si capisce che lavoro faceva per vivere, aveva dei parenti, ma lontano da Aosta, una fidanzata a Mestre da cui si era lasciato. Aveva girato diverse città, negli anni.

E, cosa che colpisce Rocco, la sua casa sembra quella di un residence: impersonale, vuota, fredda.

Cosa aveva davanti? Un uomo che sembrava non abitare la sua casa, non avere un lavoro, che cambiava spesso residenza, città, a volte paese. Sportivo, ma neanche troppo. Una specie di ectoplasma che viveva ai margini della società, slegato da rapporti sociali o amorosi, e al contrario degli altri esseri umani, non aveva voglia di lasciare traccia del suo passaggio.

Tocca iniziare un'indagine partendo dalle poche tracce lasciate: i parenti, la fidanzata, quegli strani (perché particolari e fatti tanti anni prima) tatuaggi sul corpo, un pugnale e una scritta in latino che recita più o meno "su ciò che è stato fatto non puoi tornare indietro".

A cosa si riferiva questo Paolo Sanna? A quale "fatto" del suo passato?

A questa indagine parteciperà tutta la squadra, perfino Caterina Rispoli dal ritorno dal matrimonio con quello che Rocco ha definito come lo “gnu” (Rocco deve trovare per ogni persona l’equivalente animale). E poi tutti gli altri, Scipioni, Deruta, Casella (e il figlio di Eugenia abile coi commputer e nelle ricerche ai limiti della legalità). E poi D'Intino, bruciato dall'esperienza con Pupa e che ora, per trovare una compagna, si decide ad iscriversi ad un sito di incontri.

Ma serve una scheda con cui presentarsi, con tanto di hobby:

«Hobby?» chiese spiazzato D’Intino.

«Sì, che ti piace fare?»

«L'amore!» e preso un altro calzoncello.
«Madò… Sei fesso? Se a una le scrivi così pari un maniaco sessuale. No, che ti piace, tipo lo sport? Il cinema? I libri?»

«Mettici ferramenta» rispose a bocca piena.

Casella storse un poco il capo. «Un negozio?».

«Mi piace andare a guardare gli attrezzi nei ferramenta, senza accattà niente, però.»

Partendo dai numeri di telefono lasciati sulla sua rubrica e su altri “strani” numeri, l'indagine su questo fantasma porterà Rocco in giro per il nord Italia, Udine, Ancora, Vercelli. Fino a l’Aquila, la città del terremoto del 2009, la città dove le persone non si sono dimenticate di quello che è successo nella notte del 6 aprile. La gente qui ha la testa dura, ancora ha voglia di ricordare:

«Ricordare che cosa?»

«Chi ci ha lasciato la buccia, chi ha costruito con la sabbia del mare, eppure a ricordasse che il settimo paese più industrializzato del mondo in tanti anni ancora non è riuscito a ricostruire una delle più belle città d'Italia. Fanno bene alla memoria cose così.»

Questo fantasma era un uomo che aveva paura, si stava nascondendo da qualcuno che aveva a a che fare col suo passato (ancora una volta viene fuori questo tema) e con quello delle altre vittime di una mano omicida che sembra seguire un filo comune. Un filo che lega queste morti e che porta ad un cimitero in un paesino sperduto nel Friuli, Erbacore, sopra Cividale.

La veda come una collana o tutte le pietre che sono i sei cadaveri mi manca il filo di collegamento che le tiene unite.

Ma c’è un’altra indagine che Rocco è costretto a seguire, anche facendosi aiutare dai suoi due amici, gli ultimi fratelli che gli sono rimasti, Furio e Brizio: riguarda la sparizione della giornalista Sandra Buccellato. Cosa è stato quello con Sandra, un rapporto finito troppo presto, una storia che non è mai sbocciata per colpa della paura di lanciarsi nel vuoto da parte sua?
Di certo Sandra non è stata solo una delle tante, altrimenti vederla assieme a quello strano personaggio nel ristorante di Ettore l’avrebbe lasciato indifferente. Invece no: è un campanello d’allarme quello che inizia a suonare nel suo cervello, quell’uomo – con la faccia da rana, sempre per il suo gioco di paragonare le persone ad animali – ha qualcosa che lo inquieta.

Campanello d’allarme che, quando Sandra sparisce per diversi giorni, diventa quasi una questione personale.

Tocca muoversi, per salvare Sandra, la principessa che col bacio avrebbe potuto salvare Rocco, nelle vesti del bello addormentato e in questa ricerca frenetica e feroce, non c’è tempo per rispettare le leggi e nemmeno per perdersi dietro i discorsi filosofeggianti di un amico della famiglia Bucellato che sembra sapere tante cose della sparizione della giornalista.

Come finirà la caccia al fantasma Paolo Sanna? E come finirà la ricerca di Sandra Bucellato? Riuscirà Rocco a liberarsi da quel fardello pesante, quel passato che lo costringe a vivere con la testa perennemente voltata indietro?

Sto dicendo che la tua paura di vivere ammazza anche gli altri. Facci i conti, una volta per tutte. Io, francamente, sono stanca di ripetertelo?

Lascia stare i morti – gli dice Marina in quell’ultimo incontro – parla coi vivi che stanno accanto a te e richiedono il tuo amore.

C’è il peso del passato in questo romanzo, ma anche lo sguardo duro e disincantato di Rocco sul presente: un paese che non sa pensare al domani, che non ha mai avuto una vera rivoluzione e dove, anzi, a parlare di rivoluzione è stato il fascismo ma in modo reazionario e il terrorismo rosso, coi suoi cattivi maestri

Un paese che sembra non volersi interessare alle cose importanti, un po’ come Rocco che, in un finale molto dolce e molto malinconico, si trova a camminare solitario per le strade deserte di Aosta.

La poesia di D'Intino

A Natale so' vinte tutte le tombole e tu sì cchiu bona della pasta 'nghe le vongole”

Domenico D’Intino, agente di polizia e poeta

La scheda del libro sul sito di Sellerio

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06 novembre 2023

Riusciranno i nostri eroi a trovare l'amico misteriosamente scomparso in Sud America? Di Antonio Manzini


 Quattordici ore sono lunghe, infinite quando anche la prima classe ha i sedili stretti e le ginocchia toccano la poltrona davanti. A Rocco sembrava di essere in volo da un’eternità. Ma il gps di bordo con tanto di cartina segnalava che l’aeroplanino in rotta verso Buenos Aires non aveva ancora superato quel corpaccione immenso dell’Africa..

C’era un debito che bisogna estinguere, un vuoto da colmare da parte di Antonio Manzini, autore della serie del vicequestore Schiavone. Che è successo tra “Vecchie conoscenze” e “Le ossa parlano” dopo che Rocco, con Furio e Brizio, hanno scoperto che Sebastiano, l’amico di una vita, quello con cui giocavano a pallone da piccoli, era in realtà un traditore, responsabile della morte di Marina, legato ad un dirigente sporco dentro il Viminale in un traffico di droga?
Ecco, lo scopriamo in questo breve racconto, il cui titolo è un omaggio alla grande regista Lina Wertmuller, che comincia con la sofferenza di Rocco costretto in una scomoda posizione in volo verso Buenos Aires.

Cosa è successo? Mentre Rocco ha deciso di mettersi alle spalle il ricordo di Sebastiano, un ricordo che doveva trasformarsi in ombra, “una velatura nel mondo dei ricordi per dissolversi con gli anni fino a trasformarsi in fumo”, Furio se ne è andato in Argentina per mettersi sulle sue tracce. Per vendicarsi, per sparagli, per sputargli in faccia.

Gli amici, quelli veri, non si lasciano soli e così Brizio e Rocco devono mettersi sulle tracce di Furio “misteriosamente scomparso”. Ma forse per Rocco c’è anche qualcosa in più

Davvero stava volando fin laggiù solo per Furio? Oppure una parola, una scusa, un ultimo abbraccio da Sebastiano lo pretendeva?

Un abbraccio o magari anche una risposta alla domanda, come hai potuto fare, in tutti questi anni. ad essere amico e traditore?
Non è facile trovare una persona in una metropoli come Buenos Aires, una città divisa a metà tra quartieri di lusso e altri, che “parevano set di qualche film apocalittico”.

Ma Brizio e Furio sono un po’ ladri, un po’ poliziotti, e riescono a seguire le tracce lasciate da Furio alle spalle. Anche nella capitale argentina ci sono vecchie amicizie, che aiutano i due a muoversi: perché Furio è andato in giro a fare domande, a cercarsi un “ferro”, andando a scomodare altri emigrati italiani scappati dall’Italia per questioni di legge.
Si tratta di ex militanti neri, di quel magma che teneva assieme estremismo neofascista, servizi più o meno deviati, criminalità, mafia, terrorismo, Nato: tutta brava gente che in questo paese del sud del mondo ha trovato modo di rifarsi una vita e non rispondere del loro passato.

«Ma vedete, Furio con la politica non c’entra niente».
«Lo sappiamo, Furio è un bandito»

Buenos Aires si rivela un mezzo buco nell’acqua: inizia a girare una domanda nella testa del vicequestore, “ma ne vale la pena”: ne vale la pena di sparare all’ex amico, visto che questo non avrebbe riportato in vita Marina e nemmeno Adele? Dalla capitale Argentina, i due si muovono verso la caotica Città del Messico

Non avevano mai visto un ammasso di auto, camion, moto, bus di quella portata, solo nei peggiori momenti sul raccordo anulare o nei film apocalittici di Hollywood.
Qui una botta di fortuna gli consente di trovare un altra traccia del passaggio di Furio. Questa avventura diventa però anche l’occasione per ricordarsi vecchi episodi della loro vita, come la storia dei denti gialli di “sor Firmino, che aggiustava l’orologi a Trilussa”. Oppure quella volta che Sebastiano scappò di casa per andare a rifugiarsi da Morena, una donna che “faceva venire i brividi a metà della popolazione maschile di Trastevere”.

«..Ve ne potevate sta’ a Roma e tu ad Aosta a farvi i cazzi vostri. Allora? Che ce siete venuti a fa’?».
«Perché siamo amici tuoi, coglione!»

A fatica, e rischiando anche la pellaccia, i due riusciranno a ritrovare l’amico scomparso, Furio. Che non ce la fa a mettersi alle spalle la storia con Sebastiano, almeno una volta se lo deve guardare in faccia.
Ma a che serve veramente, andare a cercare l’amico perso? Perché, questo oramai lo hanno capito tutti e tre, specialmente Rocco, possono trovare l’uomo Sebastiano, anche andando a cercarlo fin sul mar dei Caraibi. Ma l’amico Sebastiano è perso per sempre. Sepolto assieme a Marina.
Un ultimo brindisi per la scomparsa di Seba dalle loro vite e via, si ritorna alla vita di tutti i giorni, sperando che il tempo ad Aosta non sia così inclemente.

Si chiude un cerchio, per sempre.

«Solo tre cojoni come noi arrivano al Mar dei Caraibi e non ce se fanno manco un bagno».

La scheda sul sito di Sellerio
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18 giugno 2023

Elp di Antonio Manzini

 


I giorni scivolavano come macchie d'olio sull'acqua, grigi e uguali. La primavera non si affacciava e inverno aveva lasciato il posto a un velo di pioggia. A passo veloce col bavero del loden rialzato seguito da lupa che gli trotterellava a fianco, Rocco Schiavone attraversava la piazza direttamente al bar Centrale. Qualcuno lontano scandiva slogan in un megafono. I muri dei palazzi e il selciato bagnato rimandarono l'eco dei tamburi. Il vicequestore afferrava poche parole: «Tempo..», «Pianeta..», «Futuro...».
Entrò nel bar, Ettore stava mettendo in ordine i tavolini. «Una bella giornata, giusto dottor Schiavone?»

«Se uno è un fungo.»

Per l’anniversario dei dieci anni dal primo romanzo della serie con Rocco Schiavone, Antonio Manzini ci regala un nuovo romanzo che è come un libro a più strati: ci sono più indagini che alla fine si intrecciano tra di loro, c’è la cronaca di questi mesi con gli atti dimostrativi dei ragazzi di Ultima generazione e l’amara considerazione sul mondo che la generazione di Schiavone sta lasciando dietro a chi verrà dopo. E poi gli anni che passano: a cosa attaccarsi quando la vita scorre via, quando quello che vedi col tuo lavoro è solo meschinità, menzogne, violenza e ogni volta questo fango diventa sempre più difficile scrollarsi di dosso questo fango?

Quand’è l’ultima volta che hai sorriso, dottor Schiavone?

In Questura ad Aosta, come anche nelle altre Questure di Italia c’è gran fermento per le proteste di questi ragazzi riuniti attorno alla sigla ELP, Esercito di Liberazione del pianeta. Liberazione da cosa? Da quanti lo stanno rovinando, inquinando l’aria, l’acqua, i terreni, alterando il clima. Perché non c’è più tempo, per pensare di salvare il pianeta dagli allevamenti intensivi, dalle aziende che sversano residui chimici nelle acque, da chi cementifica il terreno perché non si può fermare il profitto..
Se non avesse quegli anni sulle spalle Rocco farebbe parte di quelle scoperte, non come tanti ignavi che di fronte ai problemi fanno finta di niente (per finire all’ottavo livello della sua personale classifica delle rotture).

Ma forse peggio ci sono quelli che mettono le mani sulle loro compagne, mogli, fidanzate. Di questi reati se ne occupa l’unità di Caterina Rispoli, tornata ad Aosta dopo la fine della vicenda con l’ex amico Sebastiano (leggetevi Vecchie conoscenze per sapere che è successo).

In Questura è arrivata una denuncia, una coppia che litigava, e così Caterina e Rocco vanno a far visita alla signora Monica Novailloz: nonostante l’occhio viola, agli agenti la signora risponde con la solita storiella, ma quale litigio, la vicina avrà sentito male, io e mio marito ci amiamo..

Che fare per prevenire questa morte annunciata? Rocco decide di intervenire sul marito a modo suo, ricorrendo a quella violenza che non è mai stato in grado di controllare e che poi è la causa di tutti i suoi problemi.
Ma, purtroppo, sulla Questura di Aosta sta per arrivare l’ennesima rottura a livello decimo: viene ritrovato un cadavere su un parking lungo la statale che porta al Gran Bernardo. A peggiorare le cose la scoperta che il morto è il marito di Monica Novailloz, morto sparato da un colpo in fronte ma con ancora sul volto i segni del pestaggio di Rocco.

Chi potrebbe aver voluto la morte di un meccanico, questo il mestiere del morto, con una specie di esecuzione?
La squadra di Rocco
partendo da pochi elementi, tra cui la targa della Mercedes classe A con cui è stato visto andar via la sera prima (dopo che il vicequestore l’aveva “suonato”) riesce a risalire ad una pista che porta dritta ad una azienda che si occupa di cure dentarie.
Ma, prima di arrivare a mettere le mani sul responsabile del delitto (e portare alla luce il marcio che sta dietro) la loro indagine viene stoppata per ordini superiori.

Nel frattempo le azioni di protesta di questa sigla, ELP, il cui simbolo è un cerchio con dentro quattro stanghette, si susseguono nel paese: animali liberati da allevamenti e lasciati razzolare finalmente per le autostrade, lungo la ferrovia. Un jet privato viene dato alle fiamme, un simbolo di come la classe egemone di questa società non si curi dell’ambiente e pensi egoisticamente ai propri interessi.

Ma anche nella squadra, come ormai è diventata quella che all’inizio poteva sembrare un’Armata Brancaleone, sta succedendo qualcosa. C’è Antonio Scipioni che ha preso ormai stabilmente il posto a fianco di Rocco dopo la brutta fine di Italo, e che ora è preoccupato per i problemi economici del fratello. D’Intino, il poliziotto abruzzese, riceve un giorno una lettera della sua fiamma di un tempo, Pupa, che tanto gli aveva fatto battere il cuore a Mezzagrogna e che ora vorrebbe venire a trovarlo..
L’amico Brizio viene a trovarlo in valle, per svernare lontano da Roma.
Rocco invece sta attraversando un momento di apatia: non è solo per la fine del rapporto con Sebastiano o per la relazione con la giornalista Sandra Bucellato che sembra non aver futuro. Nel corso della pagine osserviamo Rocco fare un autoanalisi su sé stesso, sulla sua assenza di interesse nei confronti degli altri, i colleghi, i pochi amici rimasti

La verità era che a Schiavone gli altri interessavano sempre meno. Solo di fronte a una perdita, a un lutto irrisolvibile e devastante riusciva a compatire, a percepire il dolore, altrimenti reagiva per riflesso professionale, dovuto ai tanti anni di lavoro.

Come un uomo-macchina, che vive solo di stimoli fisici, in una vita che è solo un’illusione di vita: è questo quello che la moglie, Marina, gli rinfaccia, in uno dei colloqui solitari una sera. Come le illusioni ottiche dei dipinti a cui Marina doveva dedicare le sue attenzione come restauratrice, nella vita reale. Opere pittoriche splendide, come l’affresco di Andrea Pozzo sulla cupola della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, ma sempre illusioni:

L'illusione il contrario della vita, amore mio. Perché tu non tocchi, non annusi, non mangi, non fai l'amore. Tu credi che lo stai facendo, ma è come l'affresco che ti illude che la cupola della chiesa esista davvero, invece no, la cupola in realtà è solo dipinta…. Devi liberarti dalle illusioni Rocco.

Ancora un volta sarà un episodio di cronaca a risvegliare il torpore: sembra che, come temevano il Questore Costa e i politici di Roma, questi dell’ELP abbiano alzato il tiro, passando da azioni dimostrative a veri atti di terrorismo.

Sarebbero loro dietro la lettera bomba spedita al direttore della CDC, azienda di pellami, che lo uccide sul colpo: si da prassi, il simbolo della ELP viene trovato su un muro dentro lo stabilimento e arriva anche il video di rivendicazione.
Da Roma si muovono persino i servizi, a difesa della sicurezza del paese, o forse a difesa di altri interessi non è chiaro: in valle Rocco incontra una vecchia conoscenza di quella zona grigia, Pietro Rakovic, che a suo tempo aveva perfino cercato di reclutarlo.

Rocco però non è convinto che l’attentato sia da attribuire a questa sigla, ELP: la lettera bomba aveva come obiettivo proprio uccidere una persona, non lanciare un segnale per l’ambiente. C’è qualcosa che non torna, così, anche sfidando il Questore e la Digos, porta avanti una sua indagine partendo dalla domanda, chi aveva da guadagnarci dalla morte del direttore dell’azienda?

L’indagine di Rocco diventa così il punto di riflessione su quello che è diventato questo paese.

Un paese costruito secondo una piramide sociale che vede in cima gli intoccabili, quelli che possono fare quello che vogliono e, via via scendendo verso il basso, le classi sociali con sempre meno diritti e tutele, che si accusano l’un l’altra di essere la causa di tutti i problemi, come i capponi di Renzo (vi ricordate Manzoni?).

Ognuno a odiare a morte la fascia a seguire, un'ostilità a cascata che levava malta e cemento alla coesione sociale, all'identità di intenti nelle persone, isolate e impegnate ciascuna nell'esecrazione del vicino, e quindi deboli e indifese davanti a chi aveva costruito quella stratificazione sociale.

Un paese dove ai ragazzi che cercano di difendere l’ambiente (e la salute) non rimane come unica via quella della protesta, anche in forma eclatanti, che diano fastidio (alla politica, al mondo imprenditoriale).

È la solita storia dello stolto che guarda il dito e non la luna, con l’aggravante che le istituzioni non si limitano a guardare il dito, le proteste (e gli animali liberati coi blitz), ma spiano, seguono, cercano di condizionare le proteste per cercare un pretesto buono per poi puntare il dito e accusarli di eco terrorismo.

«Spiano e seguono la gente in assenza di reato. Da quando partecipare a una protesta ti rende solo un sospetto? F****** mi ricordano brutti tempi e brutte giornate, Lupa»

Sta decisamente dalla loro parte Rocco e farà di tutto per aiutarli, a modo suo, muovendosi con le sue conoscenze, aggiustando le leggi secondo la sua coscienza.

E la sua coscienza, anche con la voce di Marina, gli sta dicendo di tornare a vivere nel mondo, di non fermarsi al proprio lavoro perché ogni volta costa sempre di più andare a infilarsi nel fango che sta dietro i delitti. Di vivere un suo momento di felicità con qualcuno, gli amici di una vita, che la felicità vissuta da soli ha meno valore.

Malinconico, arrabbiato, disincantato ma pronto a battersi per qualcosa in cui crede. Politicamente scorretto forse, ma con una profonda umanità: questo è Rocco Schiavone (e nel finale ci riserverà anche una punta di poesia).

La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio

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17 giugno 2023

La politica dell’odio verso il più debole – da Elp di Antonio Manzini

 


Era convinto che gli articoli di politica interna fossero gli stessi riciclati da anni. Cambiavano solo il nome del ministro o sotto il segretario di turno. Una melma grigiastra in cui non si registrava nessun volto, nessuna visione. Solo noia e populismo. L'unico ideale che erano riusciti a costruire era l'odio verso il più debole. Rocco era convinto che l'avessero pensata a tavolino. Una piramide dove al vertice siedono i più ricchi, intoccabili, i grandi evasori, la mafia, la bella società politica, mondo imprenditoriale e grandi professionisti, poi a scendere fasce via via più povere.

Gli autonomi, le partite IVA, gli stipendiati, i lavoratori al nero, gli studenti, i disoccupati, i percettori di sussidio, i senzatetto e infine gli immigrati. Ognuno a odiare a morte la fascia a seguire, un'ostilità a cascata che levava malta e cemento alla coesione sociale, all'identità di intenti nelle persone, isolate e impegnate ciascuna nell'esecrazione del vicino, e quindi deboli e indifese davanti a chi aveva costruito quella stratificazione sociale.

La ciliegina sulla torta era poi l'attacco più che ventennale alla cultura, all'università e all'istruzione, agli intellettuali, al teatro, alle voci di chiunque avesse posto delle domande critiche che, in dittatura come in democrazia, resta sempre in pericolo principale. Ed era quello in fondo il motivo per cui gli piacevano quelli dell’ELP.

Da Elp, di Antonio Manzini, Sellerio editore

La rappresentazione della politica di oggi, come emerge dai tanti decreti (salva ladri, evasori, contro i poveri, contro il reddito di cittadinanza) degli ultimi governi. Come emerge dalla guerra agli intellettuali liberi, alla cultura, per imporre una propria cultura che è quella del denaro, del successo. Una politica che mette gli uni contro gli altri, per far sì che nessuno si accorga di chi sia il responsabile dei propri problemi. Una politica che si crea nemici a cui puntare il dito, che ha bisogno di questi nemici a cui addossare tutte le colpe.

Gli immigrati, quelli che pretendono il reddito di cittadinanza, i ragazzi di Ultima generazione.
La politica che celebra come un uomo di stato un imprenditore che è entrato in politica per salvare le sue aziende, preoccupandosi solo delle sue aziende.  

21 gennaio 2022

Le ossa parlano, di Antonio Manzini

 


Sul finire del mese di aprile

Il tribunale penale era sporco e chiassoso, voci rimbombavano per i corridoi, sulle pareti giallognole restavano tracce di nastro adesivo che una volta sostenevano avvisi; avvocati seduti con pile di cartelle sulle gambe parlavano al cellulare, altri, capelli spettinati e sguardo allucinato, correvano come mosche da una stanza all'altra.. [..] Rocco Schiavone aveva terminato il suo dovere di testimone nel processo del popolo italiano contro il primo dirigente di polizia Mastrodomenico, accusato di traffico di stupefacenti

Un nuovo capitolo della vita del vicequestore Schiavone, che da una parte si sente sempre più solo, sempre più distante da Marina, la moglie morta in un agguato in cui era lui la vittima. Senza più quella specie di famiglia allargata che era costituita da Gabriele e Cecilia, i vicini di casa ora trasferiti a Milano. Il rapporto con Sandra, la giornalista, che stenta ad andare avanti, perché a questa storia non riesce ad abbandonarsi, senza pensieri.

Se nello scorso tante storie nel passato di Rocco trovavano una fine (la morte di Marina, chi lo spiava da Roma, chi lo stava tradendo alle spalle), questo nuovo segna un ulteriore passo in avanti: Rocco ha chiuso il capitolo di Roma, con la testimonianza al processo e con la vendita della casa, quella dove aveva vissuto con Marina. Un taglio netto con quei legami del suo passato, con una parte della sua vita:

.. via della Conciliazione, il Tevere, Ponte Vittorio Emanuele e si rese conto di non avere più nessun legame con quella città, solo una scritta sulla carta d’identità: nato a Roma. Chissà dove stirerò le zampe, si era chiesto.

E ora, che fare? Tornare ad Aosta, limitandosi a “vivere dentro” il panorama attorno, facendosi trascinare dagli eventi?

Ma il destino ha pronto per lui l'ennesima rottura al decimo livello: un medico in pensione, mentre camminava nei boschi, scopre delle ossa che affiorano dal terreno

«Nei boschi vicino Saint-Nicolas, stamattina...».

«Dov’è non me ne frega un cazzo, tanto non so dove sia. Dimmi, di che si tratta?».

«Ossa» rispose Deruta.

Sono le ossa di un cadavere, di un bambino, come si intuisce dalle dimensioni di quello che rimane del corpo. Un bambino ucciso e sepolto nel bosco. Il delitto più feroce che si possa immaginare: per la piccola vittima, per i suoi genitori che, un giorno, non hanno visto più tornare a casa il loro figlio.

Tutta la squadra di Rocco si mette in moto: Antonio, neo vice-ispettore, Deruta e D'Intino, Casella, il medico Fumagalli fino alla sostituta Michela Gambino, sempre più presa dalle sue teorie complottistiche ma capace di leggere, per i poliziotti, il messaggio che le ossa hanno lasciato.

Perché, come dice il titolo, le ossa parlano: raccontano di un bambino strangolato, con una frattura alla tibia, che in tasca aveva una spilla che per fortuna si è conservata dopo tutto questo tempo. La spilla di Capitan America e il suo scudo, un supereroe che, purtroppo, non è riuscito a proteggerlo.

Un caso freddo, un cold case, dove Rocco, i tecnici della scientifica, perfino un'archeologa, devono scavare nella terra per cavarci fuori tutte le informazioni possibili.

Ma Rocco, con l'aiuto di Carlo, il figlio della compagna di Casella, deve scavare anche nella rete, quella rete dei pedofili, i mostri alla ricerca di prede sempre più giovani, mostri che parlano secondo un loro codice, che usano nickname per nascondere le loro identità, di persone normali. Il vicino di casa, il negoziante che vedi tutti i giorni, il professionista specchiato..

Un'indagine che diventa anche l'occasione per riflettere sui bambini che Rocco avrebbe anche voluto, forse, ma che non sono venuti. Perché, come riflette cinicamente, ti costringono a dare continuamente amore.

«Però i figli, lo sai?, ti trasformano in una persona che implora l'amore. E questo non va bene, Marì, non per me».
«Hai portato il mio specchio. L'ho riconosciuto».
«Tu sei lì dentro, vero?» .
Si fa una risata.

No, in questo momento della sua vita, il vicequestore Rocco Schiavone non ha amore da dare anzi, si riscopre a star bene proprio stando lontano dal rischio di una relazione seria.

Come quella che potrebbe esserci con la giornalista Sandra Bucellato.

Non c'è spazio per l'amore nel cuore di Rocco, ci sono solo quei brevi incontri con Marina, sempre più brevi. Ma non è destino, per Schiavone, quello di rimanere solo: perché Lupa sta per partorire i suoi cuccioli, perché nonostante la distanza e il bisogno di fargli prendere la sua strada, il rapporto con Gabriele è ancora solido.

E poi ci sono gli agenti della sua squadra, quelli che talvolta pensa che arrivino da un reparto di psichiatria ma che ora ha imparato a conoscere: Italo e i suoi problemi col gioco, Antonio e la sua passione per le donne, Casella e perfino Deruta e D'Intino, quest'ultimo quasi perdonato dopo quel colpo di pistola che gli ha preso un rene. D'Intino può stargli vicino basta che stia senza colpi nella sua arma di ordinanza (e tutto questo avrà una certa importanza nel finale della storia).

E' questa ora la famiglia di Rocco, le persone che gli stanno accanto, perfino col magistrato Baldi (di cui scopriamo il nome, Maurizio), inizia ad instaurarsi un rapporto di quasi fiducia.

Rocco sapeva che nel cuore come diga per arginare quella marea aveva poco poco più di un foglio di carta velina, sempre più fragile, che si sarebbe potuto spezzare al prossimo carico di disperazione. È l'età, pensò. Invece di indurire mi mi piega in due.

Sarà un'indagine dura, per Rocco e per tutti quanti: riguardarsi ore e ore dei filmati delle telecamere, seguire gli alibi di tutte le persone che vivevano accanto a quella piccola vittima. Immergersi in negli abissi della depravazione, la parte più buia della mente umana. Fino alla lacrime liberatorie:

C'erano lupa i cuccioli da accudire. Arrivo al portone e infilò le chiavi. Poggiò già la testa sul legno gelato e lasciò andare tutte le lacrime che da ore avevano riempito le ghiandole e non vedevano l'ora di uscire. Pianse per Mirko, per Sandra, per Amalia, per Sebastiano, Marina e poi anche per sé stesso. Si asciugò gli occhi vergognoso. «Ma che c**** ti dice la testa?».

La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio

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20 giugno 2021

Vecchie conoscenze di Antonio Manzini

 


Secondo giorno di neve. Fioccava e gonfiava d'ovatta soffice tetti, pali della luce e attutiva i rumori della città con quella capacità che ha la neve di silenziare il paesaggio. Le auto procedevano lente lasciando un binario grigio sull'asfalto bianco. Per terra orme di zampe felice segnalavano cammini randagi e i passeri si nascondevano al riparo delle grondaie. Rocco guardava i batuffoli leggeri e continui attraversare il fumo della sigaretta. Le nuvole coprivano i monti e il cielo, la città era stretta in un assedio nebbioso. Da un mese come febbraio non c'era altro da aspettarsi.

Nevica ad Aosta e Rocco Schiavone, vicequestore della Mobile, si ritrova nuovamente a dover affrontare un altro abbandono. Quello di Gabriele e Cecilia che ospitava a casa sua e che, specie Gabriele, considerava quasi come parte della sua famiglia.

Ma bisogna saper guardare avanti, questo gli dice Marina nei momenti in cui può parlarle, smettila di guardarti indietro e affronta la realtà.

E questo è anche quello che lo stesso Rocco dice a Gabriele, prima della partenza per Milano, verso una nuova casa: vivi.

«Vivi».

«Altro?».

«Da me? E che vuoi che ti dica? Guardati in giro. Ti sembra un bel mondo questo? E sai chi l'ha ridotto così? Quelli della mia età. Dunque che vuoi che ti dica? Qualsiasi consiglio sarebbe sbagliato, perché mi sembra che il risultato qui sia disastroso.»

Vivere, senza preoccuparsi dei pregiudizi, di quello che pensano gli altri, del fatto che tu ti senta diverso. Questo consiglio calza bene anche ad un altro personaggio della serie con Rocco Schiavone, che in questo romanzo si prende il suo spazio e di cui l'autore ci racconta il suo problema. Amare un uomo e non poterlo dimostrare davanti a tutti. Perché anche lui è un uomo ed è anche un poliziotto.

Un uomo può fare una scenata a una donna e viceversa. Così come un padre o una madre ad un figlio. Ma può un uomo in mezzo ad una strada chiedere conto al suo compagno del suo atteggiamento? Cosa avrebbe pensato la signora col boxer? Una coppia definita normale agli occhi del mondo forse avrebbe potuto, lui e Federico no. A loro era vietato. Doveva aspettare di essere da solo con lui, appartato, nascosto, per parlare della loro storia, dei loro problemi, che poi, [..] mica erano tanti diversi da quelli delle persone senza la X rossa in fronte, quelli che vanno bene a Dio e agli uomini.

A scuotere Rocco da questo momento particolare arriva l'ennesima rottura del decimo livello: l'omicidio di una ricercatrice importante, Sofia Martinet, trovata morta nel suo appartamento dalla vicina, insospettita da delle tracce di sangue che uscivano dalla porta.

Nel suo campo, la Martinet, era un'autorità: aveva scritto numerose pubblicazioni su Leonardo da Vinci di cui era ritenuta la massima esperta, in particolare aveva compiuto recentemente degli ricerche sugli studi fatti da Leonardo sulle leggi dell'ottica che avrebbero rivoluzionato la storia. Ma tutto questo può giustificare un delitto?

Non si tratta di un furto, nulla di importante manca nella casa. No, forse l'assassino ha tolto alla ricercatrice l'anello, prezioso e antico che aveva addosso.

Assassino che Rocco e i sui agenti ricercano all'interno della cerchia familiare: un marito da cui era divorziata e che non vedeva da tempo e un figlio, con cui aveva rotto i rapporti e che pare avesse pure un alibi.

Anche provando ad allargare l'ambito dell'indagine nell'ambito accademico, Schiavone non trova nulla che possa apparentemente giustificare un delitto: un editore di una rivista del settore con cui Sofia era in contatto e poi un altro ricercatore, con una cattedra in storia ad Heisenberg, con cui aveva avuto una relazione poi finita.

L'unico testimone di questo delitto è il figlio di una vicina, Dario, che però oltre ad essere cieco, soffre di un disturbo mentale e così non può essere di alcun aiuto per le indagini.

Nella vita di Rocco, in questa fase in cui non riesce a legarsi con nessuno, né coi suoi uomini, né con la giornalista Sandra Buccellato, si sente come “un negozio vuoto” che non ha niente da offrire, irrompe una sua “vecchia conoscenza”.

E' l'amico Sebastiano che va a fargli visita, dopo esserlo andato a trovare mentre era in ospedale (nel romanzo Ah l'amore, l'amore): in fuga dai domiciliari, Sebastiano è ancora sulle tracce di Enzo Baiocchi, che gli ucciso Adele, la sua fidanzata, volendo colpire Rocco.

Baiocchi aveva raccontato ai magistrati di un traffico di droga che aveva coinvolto pezzi grossi a Roma ma pure lui era fuggito dal controllo.

E ora, pare che tutta questa brutta e dolorosa pagina della vita di Rocco sia destinata a chiudersi, ma in modo che al vicequestore non piacerà per niente.

Perché questo è il destino di Rocco Schiavone: avere a che fare con delinquenti e con fatti di sangue, una realtà che anche quando arrivi a scoprire l'assassino e a fare giustizia di lascia addosso una sensazione di sporco che non se ne va via.

«Che penso della realtà? Puzza». Riaccese la canna che s'era spenta. «Puzza di sudore, di roba andata a male, puzza di gente marcia, che ti tradisce, ammazza, stupra, violenta. Pochi gli odori buoni. La maria, il vino, voi. Stop».

«Perché nella realtà ci devi vivere» disse Sara. «Mica puoi scappare, Rocco. Tu sei la realtà. Se non lo fossi non potresti fare quel lavoro. Infatti mi fai paura. Infatti se ti guardo negli occhi sai che vedo?».

«Dimmi, Sara».

«Niente» rispose.

Che vede Rocco negli occhi del sospettato numero uno per il delitto di Sofia Martinet? Solo paura. E allora quel delitto deve avere una soluzione andando a cercare altrove e per cercarla il vicequestore deve cercare aiuto in tutti i suoi agenti e anche in un testimone inconsapevole.

E che sente in questa storia di Baiocchi e della sua strana fuga o latitanza? Una brutta puzza anche qui, che porta dritto al marcio di quello Stato di cui pure Rocco fa parte

Tutta la storia aveva un odore pessimo intrallazzi segreti sporcizia nascosta sotto i tappeti della Repubblica nelle stanze di chi ha il potere di cambiare l'aspetto di una nazione ma non ne ha la volontà nella convenienza.

Questo romanzo è una sorta di spartiacque, nella vita di Rocco Schiavone: c'è la storia di un delitto, che ci porta dentro il mondo dei cattedratici e delle loro gelosie. E poi ne arriva una seconda, di indagine, sulle “vecchie conoscenze” che sono tornate a bussare alla sua vita e che insegnerà a Rocco dell'importanza di scrollarsi di dosso quella sua durezza, quel suo dolore sordo che lo porta ad allontanare tutti dalla sua vita.

Perché per ogni pezzo della tua vita che ti abbandona (e che ti ha lasciato un segno addosso), c'è sempre un qualcosa che ci aspetta di nuovo, domani.

Lui lo sapeva, ci sono dei giorni in cui si percepisce che un pezzo della nostra vita se n'è andato e seppelliamo la nostra faccia di una volta perché non ci appartiene più. La faccia, quella ce la disegna il tempo, ogni ruga per ogni sorriso strappato, le diottrie in meno per ogni riga che non volevamo leggere, i capelli abbandonati Chissà dove insieme al loro colore, e quello che vediamo spesso non ci piace. Ma è soltanto l'inizio di un nuovo episodio della nostra esistenza.

Che bravo, Manzini, che in questo romanzo ci riesce a parlare di amore, che è amore e basta, senza nessun aggettivo davanti. Che ci parla di amicizie e di tradimenti, di gelosie professionali e dell'imbarbarimento dei nostri tempi perché gli intellettuali si sono rifugiato nel loro circolino.

Un romanzo che strappa qualche lacrima, perché così è la vita, ma che strappa anche qualche risata perché altrimenti non saremmo in un romanzo di Rocco Schiavone.

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17 gennaio 2020

Ah l'amore l'amore di Antonio Manzini



I vasi sanguigni renali erano stati legati, poi furono sezionati i vasi gonadici e dell'uretere. Il dottor Negri si apprestava ad asportare un rene. Improvvisamente l'incisione xifo-ombelicale cominciò a perdere sangue copiosamente e se ne riempì impedendo la visione del campo operatorio.
«Aspirazione!» ordinò il chirurgo. L'emorragia colse l'equipe di sorpresa...

Tranquilli, non state per iniziare un libro di medicina, della serie chirurghi for dummies. Si tratta sempre del nostro Rocco Schiavone, momentaneamente ospite suo malgrado dell'ospedale di Aosta, dopo essere stato colpito alla schiena da un colpo di pistola, alla fine della retata contro la banda del casinò (nel caso, riprendetevi il precedente Rien ne va plus).
MA un po' come succede alla signora Fletcher, anche per Rocco succede che dove va lui capita qualcosa, in questo caso un morto in sala operatoria.
Si tratta del signor Roberto Sirchia, imprenditore nel settore alimentare, anche lui come Rocco, alle prese con l'asportazione del rene.
Ma qualcosa, durante la sua operazione, è andata storta.
Alle ore 22 e 21 minuti il chirurgo dottor Filippo Negri annunciò il decesso del paziente.

Un caso di malasanità – l'ennesimo – forse legato allo stress per le troppe operazioni, perché anche il mestiere del medico è diventato un qualcosa legato a budget da rispettare, costi da contenere, come gli racconta amareggiato il primario, il professor Negri?
L'indagine della Procura viene avviata, anche su pressione della famiglia del morto, antipatici già di loro moglie e figlio, che ritengono il chirurgo colpevole della morte del marito e del padre rispettivamente.
A seguire le indagini, in assenza del vicequestore, il vice ispettore Scipioni, appena promosso.

E Rocco?
Costretto a letto, a mangiare cibo da ospedale, con un compagno di letto che russa e con cui continua a battibeccare, le giornate proseguono nel segno della noia mortale.
Certo, Rocco è un paziente poco paziente, sempre in giro per i reparti nonostante la febbre, mai smesso di fumare e di nutrirsi, in assenza di cibo di suo gradimento, di caffè e briosce confezionare. Al limite qualche panettone reduce da Natale.
Perché siamo alla fine dell'anno, prossimi al capodanno, un festività che nella graduatoria di Rocco sta bene in alto nella classifica.

Ma questa convalescenza in ospedale è amara non solo per la ferita, la costrizione in un posto deprimente, i compagni di letto (“fa conto che questa operazione te l'hanno pagata tutti i cittadini che le tasse le pagano”).. Quel momento di pausa lo costringe a fare i conti con sé stesso:
Cammino, posso bere, pensava, respiro e scendo le scale. Per ora. La prossima? La vita ti porta via un pezzo per volta. Come ci arrivo al traguardo? Quante parti mancheranno all'appello?

Dopo aver perso i genitori, Marina, l'amata moglie che ora lo viene a trovare sempre meno spesso (e che continua a ripetergli di lasciarsi andare), gli amici rimasti giù a Roma.
E ora persino un rene.
Come sarà la morte? Uno smettere di pensare?
Perché si può campare bene anche con un rene solo, così gli avevano detto, ma quante altre perdite dovrà patire?

L'indagine, almeno quello, lo aiuta a distrarsi, nonostante Rocco sia uno di quegli investigatori che per risolvere un caso, una rotture del decimo livello, deve immedesimarsi nell'assassino, sporcarsi col fango del movente, che siano soldi, gelosia, vendetta
«Il caso sul groppone è la più grande rottura di coglioni che esista perché lo devo risolvere. Non è sete di giustizia la mia, mi creda, è che non mi piace essere preso in giro. Solo che per capire mi devo trasformare». 
«Non la seguo di nuovo». 
«Devo entrare nel corpo del figlio di puttana che ha arbitrariamente decretato la fine di un’esistenza. Anche qui i nostri lavori si somigliano. Lei entra con le mani nei corpi, taglia cuce e guarisce; io con la mente devo infilarmi nella testa di questa gente, che è una palude, mi creda. Sporcarmi i vestiti, la pelle, diventare una creatura di quegli stagni luridi, fogne a cielo aperto. Lei si toglie i guanti, si disinfetta e torna a casa. A me la sporcizia resta attaccata addosso, non va più via».

Ma in questo caso, quale potrebbe essere il movente?
Escludendo l'incidente o l'errore in corsia, una cosa impossibile visti i protocolli adottati in sala operatoria e riconoscendo l'esperienza e la bravura del chirurgo, rimane solo da capire il cui prodest. A chi avrebbe giovato la morte dell'imprenditore?

Alla famiglia, magari per riscattare i soldi ottenuti dal risarcimento e ripianare i debiti dell'azienda?
Al figlio, che voleva subentrare al padre nella conduzione dell'impresa?
Oppure ci sono altri interessi, attorno al morto, su cui Rocco e i suoi uomini devono ancora fare luce?

Come negli altri romanzi, la luce di Rocco che illumina tutte le scene, talvolta lascia il posto a qualche comprimario di cui, nel bene e nel male, cominciamo a scoprire qualcosa di più.
Questa volta è il turno di Antonio Scipioni, appena promosso vice ispettore, in gamba sul lavoro ma una frana nella vita privata.
Per la triplice relazione con tre donne diverse, ma legate tra loro (in un modo che scoprirete leggendo) e con cui Antonio fino ad oggi è stato bravo a tenere aperta una relazione facendo sì che nessuna sospettasse delle altre.
Ma è un gioco di prestigio che presto sarà destinato a finire.

C'è poi la vicenda dell'ispettrice Caterina Rispoli, che qualcuno in Viminale gli ha messo vicino per spiarlo. Come mai qualcuno che sta così in alto lo voleva controllare? Come mai Caterina è stata trasferita ad Udine, proprio vicino a dove la polizia ha arrestato Baiocchi, prima che Seba compisse la sua vendetta?
L'uomo era lì, senza ombrello, all'angolo col negozio del ferramenta, un cappello calzato in testa e come sempre la sigaretta in mano.

Sempre a proposito di misteri da risolvere, chi è quella persona che, da fuori l'ospedale, passa il suo tempo ad osservare quella stanza al terzo piano?
Un altro animale notturno, una persona che non riesce a dormire, oppure qualcuno che lo sta controllando?

C'è l'indagine che prosegue, seguendo la pista dei soldi e del sangue (capirete leggendo il libro cosa intendo) e c'è anche qualcos'altro, che emerge dalla lettura.
Ci sono le riflessioni di Rocco sulla morte e sulla vita, su quello che si perde col tempo e su quello che rimane, come gli amici di sempre
Te ricordi quando facevamo la distinzione tra fratello, amico e amico stronzo? Gli unici quattro fratelli eravamo io, te, Brizio e Furio

E non ci sono solo gli amici, c'è anche quello strano rapporto con Gabriele, quasi come tra padre e figlio, che ora sta ospitando a casa sua.

E, infine, c'è quel senso di sconforto, per quello che sporco (“come un rivestimento di sterco.”), che rimane addosso alla fine dell'indagine, quando vengono fuori i perché del delitto
La solita caduta nello sconforto, il senso di sporcizia che nessuna doccia avrebbe lavato via. I suoi colleghi avevano ormai avevano imparato a lasciarlo solo ogni volta che chiudeva un caso, con il suo umore nero e un pessimo sapore in bocca. La solita palude nella quale aveva sguazzato per giorni per trovare l'omicida puzzava sempre di più.

Un romanzo di passaggio, questo di Antonio Manzini, in cui alcune storie terminano e altre sembrano cominciare, che non toccano solo Rocco ma anche tutti gli altri personaggi a cui forse il nuovo anno riserverà qualcosa di buono.

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