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31 dicembre 2022

Senza respiro di David Quammen

 

La popolazione non deve farsi prendere dal panico
Per alcuni non è stata una sorpresa, l’arrivo di questa pandemia, non più di quanto possa esserlo il sopraggiungere di un evento tristemente ineluttabile. Mi riferisco agli esperti di malattie infettive. Per decenni lo avevano visto avvicinarsi, come un puntino scuro all’orizzonte nelle pianure del Nebraska che procedeva rombando verso di noi con velocità e forza incalcolabili, come un tir carico di polli o di acciaio andato fuori controllo. Sapevano che l’agente della prossima catastrofe sarebbe stato quasi sicuramente un virus.

Non un batterio come nel caso della peste bubbonica, non qualche fungo mangia-cervello, e nemmeno un protozoo complesso del genere che causa la malaria. No, un virus – e più precisamente un virus «nuovo», non del tutto sconosciuto, ma da poco identificato come contagioso per gli esseri umani. Ma se era inedito per l’uomo, da dove poteva arrivare? Bella domanda. Tutto viene da qualche parte, e i nuovi virus umani vengono dagli animali selvatici, a volte per il tramite di un animale domestico che funge da intermediario. Questo tipo di passaggio da un ospite non umano all’uomo è noto come spillover.

Come tanti italiani ho vissuto la pandemia causata dal virus Sars-Cov2 seguendo con un certo interesse le trasmissioni dove virologi, infettivologi, medici, raccontavano la loro versione della storia. Quello che è avvenuto in Italia e nel mondo, a partire dal gennaio 2020 (e che ancora non è finito), è qualcosa che allora pensavamo essere inconcepibile: una pandemia mondiale, persone chiuse in casa e impossibilitate ad uscire, una malattia che pensavamo essere così lontana e che invece che in Italia del nord ha fatto così tanti morti da dover essere portati via coi camion militari. Come è stato possibile?
Tutti ci siamo fatti le stesse domande: da dove arriva questo virus, come ha potuto contagiare il mondo intero? Come abbiamo potuto sottovalutare il rischio di una nuova pandemia?
Perché è partito dalla Cina, da quella città in particolare? Come mai ha fatto così tanti morti in Italia e in particolar modo, nell’Italia del nord. Soprattutto, la domanda più importante: che succederà adesso, possiamo dimenticarci della pandemia, il virus ha finito di essere un problema per le nostre vite?

Sono domande ancor più importanti adesso, perché (specie da parte dei governi attuali) è tanta la voglia di mettersi tutto alle spalle, dimenticarsi dei morti, dei lutti, dello strazio delle famiglie che nemmeno hanno potuto lasciare un ultimo saluto ai loro parenti colpiti da questa malattia, il Covid19, un nemico che non si vede. Da una parte c’è l’allarme, oggi, in queste ore, per le notizie dalla Cina, dall’altra il governo italiano di destra ha emanato norme che strizzano l’occhio ai novax.

Ecco: questo libro ha risposto a tante delle domande di cui ho parlato sopra, accompagnandomi in un mondo che non conoscevo affatto, il mondo degli scienziati, dei ricercatori, che ogni giorno hanno a che fare con questi strani esseri non viventi, chiamati virus.
David Quammen non è un medico, alle spalle non ha una formazione scientifica ma piuttosto una letteraria: grazie a questo l’autore si sforza, nel corso del racconto, di rendere comprensibili a tutti concetti complessi come la proteina spike (quella specie di corona che rende i coronavirus così unici), la differenza tra un virus, vivo dentro un animale oppure la sua sequenza dei suoi genomi. Come mai questo virus è stato così “bravo” ad attaccarci e a diffonderci da uomo a uomo? Quammen riesce a spiegare concetti apparentemente complessi come “sito di scissione della furina” e il “il dominio di legame del recettore Ace2”, due caratteristiche che hanno reso il sars-Cov2 così tristemente famoso.
Se interessa, potete approfondire le vostre conoscenze leggendo l’articolo “The Origins of Sars-CoV-2. A critical Review (16 Settembre 2021)”.
L’autore ha impiegato questi mesi di pandemia per andare ad intervistare, a volte di persona a volte via internet, medici e scienziati che, sin da subito si son attivati dopo le prime segnalazioni su queste “strane” polmoniti a Wuhan di pazienti legati a vario modo col mercato ittico.
Il primo sequenziamento, la scoperta che si trattava di un “
coronavirus” (un nome che per la maggior parte della popolazione non voleva dire nulla); la pubblicazione della notizia sul sito ProMED da parte di Marjorie Pollack – deputy editor- a fine dicembre 2019; la pubblicazione della sequenza del genoma (lunghe stringhe di lettere che identificano il codice RNA del virus) sul sito Virological a gennaio 2020 da parte Eward Holmes e altri in modo che tutta la comunità scientifica potesse attivarsi, fino alla segnalazione arrivata all’OMS il 7 gennaio da parte del CDC cinese.
Si scelse di non allarmare la popolazione, in Cina come nel resto del mondo (qui in Italia mancavano poi dispositivi e perfino un piano pandemico aggiornato).

Quello che è successo poi è noto a tutti:la crescita esponenziale delle infezioni, la scoperta degli asintomatici, le morti e le persone lasciate sole in casa senza cure perché non c’era posto negli ospedali, presi d’assalto, le persone intubate e medici e infermieri costretti a turni massacranti per gestire questi malati.
Eppure i segnali c’erano tutti, a volerli vedere: l’autore, ancora una volta andando ad intervistare diversi esponenti della comunità scientifica, racconta la storia delle precedenti epidemie causate da coronavirus, dalla SARS alla MERS, passando per Ebola e Marburg.
I coronavirus hanno questo di speciale: sanno mutare velocemente per adattarsi a nuove condizioni ambientali (è insito nel fatto che sono strutture basate su RNA, meno stabile rispetto al nostro DNA), sono presenti in natura all’interno dell’organismo di tanti animali selvatici, non solo i pipistrelli, ma anche zibetti, procioni e i cervi in nord America. Sanno combinarsi tra loro, impiegano anni per compiere le loro mutazioni e sono proprio queste che ne hanno aumentato la loro pericolosità. Per studiarli, equipe di scienziati, come quelli della dottoressa Zhengli Shi, sono andate a raccogliere campioni di feci e di sangue dai pipistrelli nelle miniere, in Africa come in Cina, nella famosa miniera di Majiang, dove nel 2009 è stato ritrovato un campione di virus al 96% simile a quello della Sars: era una scoperta che doveva far drizzare le antenne a tutto il mondo e ai decisori politici. La fuori, in natura, la stessa natura che stiamo antropizzando, c’è un virus trasmissibile all’uomo senza passare per altri esseri intermedi,
“tenetevi pronti”, per un prossima pandemia.

In quella grotta era stato trovato il famoso campione 4991 da cui era stato ricavato il genoma catalogato come RATG13, al 97% simile a quello del Sars-Cov2: questa scoperta ha fatto nascere tante polemiche sull’origine del virus, un argomento su cui Quammen è tornato più volte nel libro.
Nonostante il lavoro della commissione dell’OMS andata a Wuhan nel 2021 non sia stato esaustivo (per la poca collaborazione delle autorità cinesi), non esistono prove che il Sars-Cov2 sia uscito da un laboratorio a Wuhan o
che sia stato creato di proposito a partire da altri virus di tipo corona.
È proprio l’alta capacità di Sars-Cov2 (vi ricordate ancora il sito di scissione e il dominio di legame della furina?) a far propendere verso una origine “
naturale” della pandemia: sarebbero servite troppe prove, con tanti errori intermedi, affinché in laboratorio si potesse arrivare ad un virus così aggressivo e con questa capacità di aggredire le nostre cellule.
Quammen fa anche chiarezza su cosa significhi fare esperimenti di
Gain of function sui virus, un argomento molto controverso anche nello stesso mondo scientifico, spiegando come il lavoro fatto a Wuhan, a partire dalla Sars, non avesse come obiettivo creare un nuovo virus più potente. L’autore usa la metafora dei “leopardi di Mumbai”, che potremmo clonare in laboratorio ma non per questo avremmo generato una nuova specie di leopardo.

È molto probabile che l’origine della pandemia si trovi a Wuhan in quel mercato ittico, smobilitato dal governo locale il 1 gennaio, dove si vendevano anche animali selvatici vivi macellati al momento. Wuhan è anche un nodo nevralgico per il sistema dell’alta velocità in Cina, che passa proprio per questa città da 11 milioni di abitanti: quante persone sono passate di qui nei giorni di festa del capodanno cinese?
Il vero imbarazzo per il governo cinese – spiega Quammen – potrebbe essere proprio il traffico di animali selvatici, proibito per legge dal 2014 ma ancora diffuso almeno in quei mesi (e tollerato dalla polizia in quanto costituiva un giro d’affari da 75 miliardi di dollari l’anno): da quegli animali, il pipistrello o forse un altro animale “serbatoio” sarebbe avvenuto il salto, lo spillover, verso l’uomo. Se volete approfondire il punto, leggetevi l’articolo “The Huanan Market Was the Epicenter of Sars-CoV-2 Emergence, (26 Febbraio 2022)”

Ci siamo fatti cogliere impreparati: questa la sensazione che emerge leggendo questa caccia al virus. Quando abbiamo chiuso le città e le regioni, qui in Italia, era ormai troppo tardi: il lockdown che ancora oggi in molti considerano una scelta inutile (dimenticandosi dei mille e passa morti al giorno) fu in realtà una scelta tardiva (su cui grava anche il peso dell’industria del nord) che costò le migliaia di morti (legati a loro volta all’alto inquinamento dell’aria nelle città della pianura padana e probabilmente anche al tema delle infezioni ospedaliere per i batteri resistenti agli antibiotici).
Oltre al virus c’è anche il fattore sociale a pesare sulle pandemie: gli appelli a non fermare le città, la scelta di far giocare la partita Atalanta Valencia a San Siro il 19 febbraio, la decisione di non bloccare le festività cinesi nel gennaio 2020 ...
Ma non è solo questo: ci siamo fatti anche incantare dalle “magie” per curare il covid.
Il virus non se ne è andato da solo, con l’arrivo del caldo, come predisse l’ex presidente Trump, sponsor delle cure con idrossiclor
ochina (era stato ben consigliato dai suoi guru, tra cui Elon Musk). Quammen spiega anche l’inefficacia della teoria “dell’immunità di gregge” inseguita tra gli altri dal governo di Boris Johnson: non si arriverà mai, con questo virus, ad una immunità di gregge, per la sua grande capacità di mutare e di ricombinarsi.
Sui vaccini,
il libro ha il grande merito di raccontare due cose: rispetto al passato, c’è voluto meno tempo da parte delle aziende farmaceutiche per produrre vaccini ad mRNA (RNA messaggero) perché si è partiti dal lavoro fatto sui precedenti “coronavirus”, i responsabili delle epidemie di SARS e della MERS.
L’autore stigmatizza poi la disparità vaccinale nel mondo: nel giugno 2021 solo l’1% della popolazione nei paesi poveri aveva ricevuto almeno 1 dose del vaccino. I tentativi di portare il vaccino anche a questi paesi sono falliti sia per le difficoltà materiali nel trasportare le dosi che devono essere conservate a basse temperature, sia per l’egoismo dei governi e delle grandi case farmaceutiche.
Un mondo asimmetrico, per quanto riguarda le vaccinazioni, è un mondo dove il virus continuerà a proliferare, generando nuove variazioni potenzialmente più pericolose, sebbene magari meno letali.


Non è la magia quella che ci salverà da questa e dalle prossime pandemie, ma la scienza. La scienza che non sempre è portatrici di certezze, quelle che magari pretenderebbe il decisore politico. Scienza che è la somma di tante visioni, perché il nostro sapere è frammentato: “nessuno sa tutto” è il titolo dell’ultimo capitolo:

La realtà a tutto tondo può essere colta solo sommando prospettive disparate. Il discernimento della verità – o meglio della verità perché è una parola troppo imperiosa e sospetta – deriva dall’ascolto di molte voci. Prendiamo l’esempio della nostra pandemia. Abbiamo bisogno di ascoltare molte voci, e abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro a capire. [..]

Una cosa è certa, credo, in mezzo al turbinio delle nostre incertezze. Il Covid19 non sarà l’ultima pandemia che vedremo nel ventunesimo secolo. Probabilmente non sarà la peggiore. Ci sono molti altri leopardi del Mumbai. E ci sono molti altri virus spaventosi nel luogo d’origine del Sars-Cov2, qualunque esso sia.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon



27 aprile 2021

Report – la guerra in Vaticano e il giallo veneto

Chi ha messo una microspia nell'ufficio del revisore dei conti in Vaticano? Come mai Crisanti non lavora più nella sanità veneta? Chi sono quei politici che stanno in due partiti prendendo due volte il 2xmille?

Il doppio due per mille di Luca Chianca

A chi danno il 2xmille gli elettori della Lega? Alla vecchia Lega o alla nuova?

La vecchia Lega nord, anche se non si presenta alle elezioni, continuerà a prendere soldi perché è sufficiente che qualche rappresentante eletto si dichiari vicino alla lega di Bossi.

Lo ha ammesso il commissario della commissione che verifica lo statuto dei partiti, Amedeo Federici, consapevole che le domande di Report lo avrebbero portato in un ginepraio.

E' come se ci fosse una newco, la lega per Salvini premier e poi una bad company, che ha in pancia i 49ml da restituire allo Stato. Ma entrambe percepiscono il 2xmille, sebbene la vecchia Lega non abbia agibilità politica e non si presenta alle elezioni.

Se nessuno vota la vecchia Lega come mai prende ancora il 2 per mille? I due partiti sono stati messi in piedi per la truffa dei 49 ml da restituire, per i finti rimborsi elettorali: la procura di Genova non è riuscita a trovare i soldi nelle leghe locali, per una serie di contenzioni sorti sul territorio, e così si è deciso di fare questo accordo, per cui i 49ml saranno restituiti in 70 anni.

I membri della vecchia Lega nord sono pochi, tra questi Giovanni Fava: aveva chiesto di poter usare il simbolo del partito alle elezioni locali a Igor Iezzi, commissario della Lega indicato da Salvini. Ma ha ricevuto un no come risposta: la vecchia Lega non potrà presentare liste nei comuni, nessuna agibilità politica: è un partito tenuto in piedi solo per prendere i soldi pubblici da ridare allo stato per una truffa sui soldi pubblici.

Una doppia truffa e una beffa alla procura, ma purtroppo rispettando le leggi: una storia paradossale ma legittima, spiega Federici, presidente della commissione che certifica gli statuti dei partiti (e così prendere il 2xmille).

Se la Lega decidesse di non pagare, nemmeno ci si potrebbe rifare sulla Lega di Salvini, che pure raccoglie il suo 2xmille dal 2018, sono 7ml di euro, un bel gruzzolo.

La Lega di Salvini ha una bella liquidità che potrebbero essere dati allo Stato, ma forse – commentava ironicamente il consulente di Report Bellavia - la lega di Salvini non ha nulla a che fare con la lega di Bossi.

Una bella confusione, tanto che molti eurodeputati nemmeno sanno se sono stati eletti da una parte o dall'altra. E anche il simbolo di Alberto da Giussano, appare e scompare a seconda della convenienza: sul sito che raccoglie il 2xmille per esempio lo mette in bella mostra.

Le due leghe hanno due statuti dove si fa divieto di far parte di due partiti diversi: ma Iezzi, Fontana, Centemero e Calderoli fanno parte delle due Leghe.

Tutto regolare? Beh, il presidente Federici non può controllare, non ha poteri di polizia: “lo chieda al legislatore .. ”

E chi sarà mai questo legislatore?

La cimice nella stanza del revisore del papa

I magazzini Harrod's sono il simbolo di uno degli investimenti più opachi della santa sede: oggi non vale più di 290 ml di euro e fu pagato 400ml di euro.

Il palazzo di Londra è stato gestito dal broker Fincione, nel passato si era occupato delle pensioni di Enasarco: nel 2013 fu chiamato dal Vaticano e dalla segreteria di Stato per gestire i suoi fondi, soldi usati per le scalate bancarie.

Le voci su questo investimento arrivano al papa, che mette un uomo di fiducia per sbrogliare la matassa, fa dimettere dalla segreteria di Stato il cardinale Becciu ma lasciando al loro posto alcuni collaboratori dell'ex sostituto segretario (come Perlasca, Tirabassi).

Nella scorsa puntata di Report attorno a questa vicenda era emersa anche una storia di ricatti, messa in piedi da Tirabassi (un funzionario laico), capace di influenzare le scelte dei preti in Vaticano grazie a video compromettenti e ottenere così commissioni milionarie fatte passare attraverso società offshore.

Monsignor Perlasca, collaboratore di Becciu, aveva paura di dover giustificare l'investimento di Londra a Libero Milone (ex presidente di Deloitte Italia, che aveva gestito dossier delicati come quelli di Parmalat e Fiat), nominato dal papa revisore generale della Santa Sede (e anche gli investimenti della segreteria di Stato di Becciu), che proprio nel 2015 aveva iniziato a ficcare il naso negli investimenti a Londra del Vaticano

ho visto dei documenti contabili che dicevano che c'erano investimenti a Londra, allora ho chiesto i documenti che non mi sono mai stati dati ”

Milone chiede un incontro coi vertici della segreteria di Stato e coi collaboratori laici, ma furono sempre stati “rimbalzati”. Milone scopre anche che i soldi della donazione finiscono anche in conti correnti del responsabile dell'ente, un errore, gli fu detto.

Il santo padre chiese di indagare anche sull'AFSA, l'ente che gestisce gli immobili: anche qui furono trovati documenti di investimenti rischiosi.

Il Vaticano si è sempre opposto alla pillola del giorno dopo, ha sempre fatto pressioni sui farmacisti affinché facessero obiezione: suona strano allora che il Vaticano e Afsa abbia investito in società farmaceutiche come la Sandoz, che quelle pillole le produce.

Un paradosso incredibile del Vaticano, segnalato dall'ufficio di Milone al papa e alla fine le quote furono vendute.

Dopo pochi mesi l'ufficio di Milone subisce una intrusione, anticipata dall'uomo degli intrighi, Luigi Bisignani: qualcuno entrò nel suo ufficio senza fare nessuna infrazione, e aveva installato un malware per trasferire documenti verso l'esterno.

Chi era entrato aveva le chiavi e non si era occupato solo di pc, ma aveva installato anche una microspia: chi l'aveva messo era interessato alle segnalazioni anonime che riceveva, come quella che parlava di Becciu e dei contributi non versati all'inps.

Questo foglio di carta con la segnalazione su Becciu fu depositata nell'archivio nell'ufficio di Milone, ma dopo qualche mese il cardinale convocò proprio Milone contestandogli quel pezzo di carta, che non avrebbe dovuto conoscere, accusandolo di averlo usato fare dossieraggio.

Libero Milone subisce una perquisizione dell'ufficio da parte della gendarmeria, viene interrogato per ore con l'accusa di dossieraggio, di peculato e così Milone e il suo aggiunto furono costretti alle dimissioni.

Cosa ancora più strana, Milone dovette firmare una lettera di dimissioni retrodatata, con la minaccia di rivelare alla stampa e alla famiglia dell'accusa di peculato.

Chi ha messo la microspia nell'ufficio di Milone? Chi aveva timore del revisore indipendente, che stava “ficcando il naso” negli investimenti della segreteria di Stato, come il palazzo di Londra?

Milone è una delle ultime vittime tra i revisori che hanno cercato di fare luce sui conti del Vaticano: già nel 2010 Ratzinger aveva incaricato il cardinale Nicora di mettere in piedi una struttura di controllo in Vaticano, l'AIF, la prima struttura anti riciclaggio, con a capo un ex funzionario della banca d'Italia, De Pasquale.

Il Vaticano stava infatti finendo nella lista dei paesi pirata: ma il direttore dello IOR mise dei paletti all'AIF, che non poteva indagare sulle operazioni antecedenti alla sua istituzione.

Altri paletti furono messi dalla segreteria di Stato che riscrisse il codice dell'AIF nel 2012, facendo dei passi indietro: la segreteria mise sotto controllo di monsignor Balestrero l'azione dell'AIF in Europa, poi finito sotto indagine per riciclaggio.

La riforma voluta da Ratzinger fu così depotenziata che fino alla fine del 2017 non esisteva in Vaticano alcun processo per riciclaggio: primo perché le norme per contrastarlo erano troppo complesse da applicare, e poi perché la segreteria di Stato ha sempre cercato di sottrarsi al controllo dell'AIF.

Tra i flussi di denaro che non dovevano arrivare al controllo dell'AIF erano quelli che passavano attraverso l'ambasciata iraniana: il giornalista di Report è venuto in possesso di un documento del 2011 in cui la segreteria di Stato vaticana autorizzata l'ambasciata dell'Iran a depositare in contanti il denaro presso il loro conto allo IOR e poi a far uscire i soldi tramite bonifico. Un'autorizzazione inusuale che, tecnicamente, consente di fare riciclaggio di denaro sporco. E poi, come mai questa autorizzazione dall'ambasciata?

In Italia l'ambasciata iraniana queste operazioni non può farle, sarebbero segnalate immediatamente alle autorità competenti.

Il cardinal Nicora viene sostituito da un avvocato svizzero, ex consulente della segreteria vaticana, un uomo legato al dipartimento di stato americano.

Al posto di Di Pasquale il genero dell'ex presidente della banca d'Italia Fazio, de Ruzza, oggi indagato per la vicenda dell'investimento londinese.

L'indipendenza dei revisori, come l'indipendenza dei controllori, degli scienziati, non è sempre una dote apprezzata.

La seconda ondata della pandemia in Veneto 

Quella del dossier del dottor Crisanti ricorda la storia del ricercatore dell'Oms Zambon: anche qui c'è un documento che non deve veder la luce perché metterebbe in imbarazzo chi è al potere.

Crisanti aveva gestito la prima ondata del covid in Veneta: testare coi tamponi e tracciare, il modello Vo Euganeo, un modello celebrato in tutto il mondo.

Durante la seconda ondata le cose si sono messe male: è successo in Veneto quello che era successo in Lombardia a Bergamo.

La regione ha deciso di scaricare Crisanti, per dimostrare che era solo merito loro la buona gestione in regione: rispetto alla media nazionale, qui ci sono stati più deceduti e più ricoveri.

Duemila decessi in più perché?

Colpa della folata di vento fuori dal comune, un virus con una sintomatologia più aggressiva, ha cercato di spiegare il presidente Zaia. Ma era cambiata la strategia della regione che ha investito molto nei tamponi rapidi, che era il test di riferimento anche nelle strutture per anziani.

Così le RSA si sono trasformate in focolai, dopo che diversi test rapidi si sono rivelati falsi negativi: ogni 4 giorni il test molecolare non si può fare – si è giustificato Zaia.

Eppure Crisanti aveva fatto uno studio sull'efficacia dei tamponi rapidi dell'azienda Abbott, scoprendo che fallivano nel 30% dei casi.

Il direttore della sanità Flor spiega che non c'era una autorizzazione per fare quello studio e che quello studio non esiste: ma lo studio esisteeccome , Crisanti lo aveva inviato proprio a Flor su input dell'unità di crisi dell'ospedale di Padova.

Ma i due primari che aveva chiesto lo studio prima smentiscono il lavoro di Crisanti perché – racconta Report – avevano subito delle minacce dal direttore generale Flor (“siamo stati presi per il collo”).

A microfono spento, Luciano Flor, spiega ha bloccato lo studio di Crisanti sui tamponi: “Detto inter nos la ditta ci fa causa quindi meglio dire lo studio non c’è. Cazzo, glielo dico sette volte e non capisce…” dice di Crisanti.

“Ora lui, cazzo, è un puro. È un ingenuo. Non riesce a star zitto”.

Meglio essere ingenui come Crisanti oppure dei cinici calcolatori come questi dirigenti della sanità? Chi è indipendente e puro non è governabile, poteva mettere in crisi la strategia della sanità veneta, quella dei tamponi rapidi.

La regione è rimasta in zona gialla, nonostante i morti nelle RSA e nonostante l'occupazione dei posti negli ospedali: nessun lockdown è stato fatto in regione, il virus ha così potuto circolare bene di paese in paese, di famiglia in famiglia.

L'istituzione di una zona rossa quante persone avrebbe salvato? Negli ospedali e nelle RSA anche: i medici avevano lanciato il grido d'allarme a novembre e dicembre.

Avevano chiesto l'aiuto all'ex senatrice Laura Puppato, ex medico, questi medici: la senatrice denuncia la situazione negli ospedali nel trevigiano, come nell'ospedale di Montebelluna.

Arrivò così una ispezione, annunciata da una settimana, che non rilevò nulla: anche qui c'è un giallo, perché si parla di alcuni pazienti spostati e di alcuni medici spostati per abbellire la situazione, prima dell'ispezione.

Il dissenso (contro la regione Veneto che era rimasta in zona gialla) non è amato in regione Veneto (come in altre regioni): se ti esponi mediaticamente vieni fucilato immediatamente – racconta un medico in anonimo, ha paura di denunciare anche il presidente dell'Associazione medici di base.

La regione ha dichiarato mille posti letto in terapia intensiva, un numero che le ha consentito di rimanere in zona gialla: ma erano numeri contestati, numeri gonfiati, perché non erano posti reali, non c'era un numero di anestesisti a sufficienza.

Colpa dell'ISS, ha spiegato Flor, che ha ricevuto i dati della regione Veneto e ha applicato solo l'algoritmo.

Come mai se la regione Veneto è così brava a tracciare (fino all'85% diceva Zaia), non è stata capace di bloccare l'infezione?

Il giornalista di Report ha raccontato storie di diversi cittadini secondo cui il tracciamento è saltato in regione a novembre, riportando tante storie di infetti che non sono mai state contattate per risalire ai contatti.

Non solo, per un certo periodo la regione non inviò i dati all'ISS, perché era in corso la migrazione dei sistemi: anche qui, stranamente, l'ISS lasciò la regione in zona gialla.

Altra stranezza è quella degli asintomatici: i tracciatori avevano notato un inghippo nella procedura di inserimento dati, per cui le persone venivano inserite in default come asintomatiche (il dato era precompilato). Il sintomo era uno dei fattori che indicava se il sistema sanitario poteva reggere, le strutture sanitarie non sono sotto pressione: un problema tecnico, ammette la dirigente della regione Veneto.

A novembre in Veneto gli asintomatici erano il 95%, dato riportato dalla regione, mentre in Italia il dato medio era al 60%.

In Sicilia, come racconta il servizio di Walter Molino, si è arrivati al cinismo di voler spalmare i morti, per abbellire i numeri e salvaguardare l'economia di una regione.

26 aprile 2021

Come il Veneto ha gestito (male) la seconda ondata - anticipazione di Report

Sul Fatto Quotidiano di oggi trovare una anticipazione del servizio di questa sera di Report, su come la regione Veneto non ha gestito bene la seconda ondata.

Come in Lombardia, hanno prevalso altri interessi economici, di rapporti con le aziende del settore sanitario e le morti solo un effetto collaterale.

Test, ospedali e asintomatici: disastro di Zaia in autunno

di A. Man. | 26 APRILE 2021

Report torna in Veneto e racconta la seconda ondata, quella dell’autunno, molto violenta dopo che la prima era stata gestita con buoni risultati. Luca Zaia – il leghista capace, altro che Salvini e i disastri lombardi – era stato rieletto a settembre con uno stratosferico 78,79%. Poi però il virus ha fatto 7 mila morti tra ottobre e gennaio: “Duemila in più della media nazionale” dice Maurizio Manno del Coordinamento veneto sanità pubblica nel servizio di Danilo Procaccianti di Report (ore 21,30, Raitre). È come se in Italia in quei mesi fossero morte 64 mila persone anziché 50 mila.

Una falla era nei test antigenici rapidi, usati a profusione anche in ospedali e Rsa, contesti a rischio dove l’eccesso di falsi negativi (fino a uno su due) può fare disastri. In Veneto li ha fatti. Report documenta i tentativi di far passare sotto silenzio lo studio del professor Andrea Crisanti, già consulente di Zaia, sui limiti degli antigenici (Il Fatto ne ha scritto il 29 marzo). Alcuni medici presero le distanze dallo studio: “Siamo stati presi per collo e con tutte le relative possibili minacce sottostanti” dice un primario, registrato a sua insaputa. E il direttore della Sanità regionale, Luciano Flor, spiega: “Detto inter nos la ditta ci fa causa quindi meglio dire lo studio non c’è. Cazzo, glielo dico sette volte e non capisce…” dice di Crisanti. “Ora lui, cazzo, è un puro. È un ingenuo. Non riesce a star zitto”. No: vede un rischio e avvisa, fa uno studio e lo pubblica.

Il Veneto fu a lungo zona gialla – giova ricordarlo nel giorno delle riaperture – nonostante la più alta incidenza di nuovi casi. Allora contavano solo Rt e gli ospedali non troppo pieni. Report però ha verificato che per un periodo il Veneto dichiarava il 95% di asintomatici (esclusi dal calcolo di Rt, in media sono il 30/40%) e misurava l’occupazione delle terapie intensive su mille posti che, secondo le organizzazioni degli anestesisti, esistevano solo in teoria. Zaia si difende come può, Crisanti attacca, Sigfrido Ranucci riconosce al leghista capace di averci “messo la faccia”.

20 aprile 2021

Report – 19 aprile: il virus, i vaccini e le sue varianti

 La stazione sperimentale di Chiara De Luca

Perché gli imprenditori del settore agricolo devono versare un contributo ad una fondazione privata, poco trasparente, chiamata Stazione Sperimentale delle conservealimentari?

La stazione svolge una funzione di ricerca, analisi e formazione, ma nessuno lo sa, perché molte delle imprese pagano il contributo annuo e basta, come fosse una tassa.

La stazione sperimentale era stata abolita, poi è diventata una fondazione e non deve rendere conto a nessuno della ricerca che fa, a Parma.

Ci sono aziende che si sono rivolte alla “stazione” per un parere, non ricevuto, dopo di cui hanno ricevuto il bollettino da pagare.

Come viene calcolato il contributo? Perché la sede è a Parma?

Ad essere penalizzate sono le aziende con tanti dipendenti in regola, cioè le cooperative con molti soci rispetto ad una azienda fortemente capitalizzata e con molti macchinari.

Come spendono i soldi alla stazione sperimentale?

L'ente è stato commissariato dal prefetto, perché incapace di spendere e gestire i fondi, un problema di gestione che ha causato un buco dentro cui si è infiltrata anche la criminalità organizzata.

C'è una sovrapposizione di competenze tra camera di commercio e fondazione anche questo è un qualcosa da sanare: presidente e membri sono scelti dalla camera di commercio, che non ha scelto bene, perché, come si è detto, nelle maglie del controllo molto larghe, sono stati elargiti contributi ad aziende in mano alla criminalità.

La foglia di fico dell'OMS di Giulio Valesini

Come ha fatto l'OMS a trasformarsi a foglia di fico del governo italiano?

A questa domanda Ranieri Guerra, direttore aggiunto all'OMS non ha risposto: si tratta della censura del rapporto dei ricercatori veneziani diretti da Francesco Zambon, poi ritirato dopo solo un giorno.

Dietro il ritiro del rapporto, critico contro il governo, si è mosso Ranieri Guerra, della censura sapeva il direttore Brusaferro e, racconta Report, anche il ministro Speranza sapeva.

Speranza sapeva dunque e ora si trova in una situazione delicata, in mezzo tra i vertici dell'Oms, i cittadini italiani che vorrebbero sapere, come anche la procura di Bergamo, se si poteva fare qualcosa per prevenire l'ondata di pandemia dello scorso marzo.

Lo scorso maggio Ranieri Guerra prende contatto con Speranza e il suo portavoce, Zaccardi, per far morire il rapporto, in accordo col direttore Tedros.

Perché Speranza ha preferito la strada dell'adulazione rispetto alla scelta di sfruttare quel rapporto, scritto in modo libero e onesto, per affrontare meglio il Covid?

Anche perché ora, nonostante la censura, nonostante gli sforzi di Ranieri Guerra, la verità è venuta a galla.

La vaccinazione in Lombardia – aria fritta di Claudia Di Pasquale

La vaccinazione è uno strumento importante per un ritorno alla normalità, anche in Lombardia. Per questo in regione sono cambiati due portali per la prenotazione, un assessore, è arrivato un consulente come Bertolaso.

All'inaugurazione dell'hub di Malpensa lo scorso 31 marzo erano presenti il commissario Figliuolo, il capo della protezione civile Curcio accompagnati dal consulente della regione Lombardia Bertolaso.

Nella conferenza stampa il generale-commissario racconta ai giornalisti che, sì, le cose non vanno tutte bene, ma, come rimarcato dall'assessore Moratti, “siamo sulla strada giusta”, sono stati fatti degli errori ma li stiamo rimediando.

E le polemiche sono “stucchevoli”, tiene a precisare il presidente frontman Fontana, “polemiche che non sono degne di un paese come il nostro”.

LE polemiche sono quelle sul portale realizzato da Aria, per le prenotazioni delle vaccinazioni: i problemi sono stati notati da tutti quando dovevano arrivare i messaggi di avviso.

Claudia Di Pasquale è andata ad incontrare Mario Tacca, registrato a metà febbraio sulla piattaforma di Aria, dopo un mese ha ricevuto un messaggio con la data e il luogo della vaccinazione. A Casalmaggiore: “sono rimasto allibito, ho l'ospedale qui a due passi, è una cosa da manicomio.” Da Crema, dove abita il signor Mario, a Casalmaggiore sono circa 90km.

A Malnate, Varese, abita il signor Vasini si è registrato a febbraio e il messaggio è arrivato un mese dopo, per Cremona. Dopo che la notizia è arrivata ai giornali, il signor Vasini è riuscito a vaccinarsi a Varese.

Il sistema di vaccinazione ha sparpagliato gli anziani in giro per la regione. A Codogno, dove è partita la pandemia, abita il signor Giuseppe Cigolini, di 83 anni: abita a due passi dal centro vaccinale, ma è stato mandato dalla regione a Soresina, col suo carrozzino, piano piano.

Il sindaco di San Bassano è andato a prendere gli anziani direttamente a casa pur di farli vaccinare, col furgoncino dei servizi sociali: anziani di oltre 90 anni a cui non è mai arrivata la risposta dalla regione dopo la prenotazione.

Un centinaio di insegnanti di Mantova sono stati mandati a Crema: questi insegnanti hanno poi rinunciato, così in quel giorno a Crema hanno fatto zero vaccini.

Altri episodi simili sono capitati a Como, Monza, Varese e Cremona: hub che rimangono deserti, con i volontari che si accorgono che nessuno arriva. Perché Aria non ha avvisato che i cittadini dovevano presentarsi in quel posto a quell'ora.

Così l'ATS ha chiesto aiuto ai sindaci: il sindaco di San Bassano è andato a prendere gli anziani direttamente a casa pur di farli vaccinare, col furgoncino dei servizi sociali: anziani di oltre 90 anni a cui non è mai arrivata la risposta dalla regione dopo la prenotazione.

Anche le ASL hanno preferito bypassare il sistema di prenotazione, chiamando direttamente i cittadini con un call center di volontari.

A Milano invece è accaduto il contrario, sono stati chiamati per errore un numero elevato di anziani per le vaccinazioni che sono rimasti in coda all'aperto per ore in attesa: sono partite così le polemiche contro ARIA e contro il suo CDA, costretto alle dimissioni da Fontana.

Il referente tecnico, Lorenzo Gubian, ex dirigente veneto ora è amministratore unico di Aria: è lui che aveva garantito l'ex CDA che non c'erano problemi sulla piattaforma.

Cosa è successo veramente in Lombardia? E' solo colpa dei tecnici di Aria? A gennaio Poste propone alla regione tre piattaforme per la prenotazione, dove il cittadino poteva scegliere luogo e data, mentre il comitato di crisi (quello di Bertolaso) preferiva un portale di adesione.

Poste non era pronta a modificare i suoi portali, così a dieci giorni dall'inizio della campagna di vaccinazione, Bertolaso molla la patata bollente ad Aria.

Mettere in piedi un portale per l'adesione, un call center per rispondere agli utenti. E alla fine si prende tutte le responsabilità e gli strali di Bertolaso, Moratti e Fontana.

Bertolaso è stato uno dei primi a criticarne la scelta, racconta oggi. Di fronte alla giornalista si lascia però andare: “quando leggo che è stato Bertolaso che ha voluto Aria, che ha insistito per Aria .. io fino ai primi giorni di questo febbraio conoscevo l'Aria che respiriamo, l'aria che tira come trasmissione, conoscevo l'aria fritta, come modo di dire romano...”

Ma nel documento redatto dal direttore di Aria Spa Gubian c'è scritto che il 7 di febbraio Bertolaso, dopo aver visto il sistema di Poste, decise di affidare ad Aria il servizio di prenotazione (costato 18 ml di euro, soldi nostri).

Chi ha deciso di affidare le prenotazioni ad Aria se non è stato lei?” - è la domanda fatta a Bertolaso.

Sentiamo l'audio della famosa riunione del 7 di febbraio, ascoltate quell'audio, così verba volant, parola invece si capisce.. ”

E chi ha deciso di anticipare la campagna vaccinale dal 1 marzo al 18 febbraio?

Bertolaso non risponde. Fontana non risponde: “le interviste si chiedono e si concedono” la blocca una persona dello staff del presidente. Peccato che poi le interviste non vengono concesse.

In dieci giorni non si poteva mettere in piedi un portale come voleva la regione, spiega l'ex consigliere Mazzoleni. Aria SPA è subentrata a Poste, grazie ad una delibera di giunta firmata da Fontana e dalla Moratti ai primi giorni di febbraio: quando le polemiche sono esplose, la regione ha poi cestinato Aria (e i suoi 18 ml in parte saranno pagati dai lombardi) per tornare ad Aria.

Chi risponderà dei disguidi, delle persone che si sono prenotate e non sono state contattate, di persone che sono state vaccinate senza averne veramente diritto (come i professori universitari, che non facevano lezione in presenza, ma anche dottorandi).

La regione ha stanziato 48ml di euro per coinvolgere le strutture private, come CDI, Humanitas. Poi c'è stato il via libera alla vaccinazione, anche senza prenotazione, possibilità poi smentita da Bertolaso.

Tutto per poter fare l'annuncio “abbiamo vaccinato tutti quelli che si sono prenotati su Aria”, ma al costo di far fare code infinite a persone anziane, anche sotto la pioggia.

Ma non è vero: non tutti gli ottantenni sono stati vaccinati in regione, pur essendo registrati al portale di Aria.

In regione abbiamo superato i 32mila morti, alcuni di questi potevano essere salvati se solo la campagna vaccinale fosse stata fatta cercando di proteggere gli anziani.

“Abbiamo lasciato indietro una parte della popolazione fragile, avvantaggiando una parte di categorie che non ne avevano bisogno”, racconta il figlio di una di queste vittime.

C'è poi la questione dei disabili gravi: ci sono persone con disabilità riconosciute che non sono riuscite a prenotarsi, perché al portale non sono arrivati i dati dalle ATS.

Persone sconosciute al portale, per un problema di informatizzazione degli elenchi di persone che avevano una invalidità vecchia.

Di chi è la colpa?

Per aiutare la vaccinazione delle persone con disabilità la Moratti ha istituito la figura del vax manager, uno per ogni ATS.

Ma cosa fa un vax manager? Le persone si trovano di fronte a numeri a cui nessuno risponde, medici di base che non sanno, portali che non funzionano.

Certo, come dice l'assessore Locatelli, è una situazione di emergenza. Ma è passato un anno, ci si poteva preparare meglio.

Di certo la Corte dei Conti ha bacchettato la regione Lombardia, per la gestione allegra dei conti, per le tante consulenze. Ma Fontana ha deciso di non rispondere alle domande di Report, perché c'è un contenzione civile con la trasmissione.

La situazione in Brasile – varianti pericolose – di Manuele Bonaccorsi

Fermare il virus coi vaccini è importante, perché ci si rischia di arrivare a nuove mutazioni resistenti a questi. In Brasile ci sono 3000 morti al giorno, ci sono sepolture senza nome, con solo la croce.

A Manaus ci sono stati 6000 morti in questa seconda ondata, hanno dovuto disboscare una foresta per creare spazio per i morti: questa città sta al centro dell'Amazzonia, la seconda ondata ha piegato il sistema sanitorario, gli ospedali sono rimasti senza ossigeno e i malati di covid sono stati lasciati morire, senza cure.

La famiglia Lavareda è una delle tante colpite dal virus: cinque morti in pochi giorni. A gennaio pensavano di aver visto il peggio e che fosse alle spalle. Pensavano di essere arrivati all'immunità di gregge, ma poi si scoprì che il virus era mutato, dopo il sequenziamento di due malati di Manaus che erano arrivati in Giappone.

Così chi si era già ammalato poteva ammalarsi nuovamente perché il virus mutato era più aggressivo: l'assenza di un vero piano di sequenziamento ha impedito in Brasile di riconoscere la variante, a questo si è aggiunto il fatto che nel paese non ci sono divieti di spostamento.

A San Paolo, la città più grande del Brasile, al centro di primo soccorso non si riesce ad intubare tutti i malati quando peggiorano, e così devono essere trasferiti negli ospedali, ma mancano posti liberi per la terapia intensiva. Così i malati con crisi respiratorie rimangono in un'area di internamento anche per 72 ore.

Il governo di Bolsonaro aveva detto che il vaccino non serviva, che la mascherina non serviva, che il lockdown non serviva, e così la situazione è peggiorata, racconta un medico di questo primo soccorso a San Paolo.

Bolsonaro ha dato priorità all'economia rispetto alla salute, senza preoccuparsi delle vittime– racconta l'ex ministro della salute a Report – cavalcando tesi antiscientifiche.

L'ex ministro Mandetta aveva proposto misure di lockdown, senza le quali in Brasile ci sarebbero state 180mila morti in un anno, ma Bolsonaro lo ha sostituito mettendo al suo posto un altro medico che dopo venti giorni si è dimesso pure lui, alla fine hanno messo come ministro un militare, senza competenze.

Così oggi a San Paolo nei grandi ospedali non hanno un posto libero, solo se qualcuno muore si libera, ma dietro ci sono cento, duecento persone in lista.

Persone giovani, senza malattie pregresse: è questa la nuova variante brasiliana che colpisce anche persone sotto i nove anni e oggi le terapie intensive sono piene in maggior parte da persone sotto 40 anni.

Nessun distanziamento, nessun lockdown, pochi vaccini, questo ha consentito al virus di circolare liberamente e di mutare. Diventando resistente agli anticorpi sviluppati nella prima fase e anche ai vaccini.

La variante brasiliana sta mutando anche adesso in una forma simile a quella sudafricana: quest'ultima sarebbe resistente anche al vaccino di Pfizer.

In Brasile usano il vaccino cinese Coronavac, prodotto in Brasile a San Paolo dopo un accordo con la Cina: solo i cinesi hanno voluto trasferire la tecnologia in Brasile, peccato però che questo vaccino sia poco efficace con le varianti.

Dovremmo svincolarsi dal principio di brevetto, per consentire a quanta più gente possibile di vaccinarsi, non ci salveremo solo noi occidentali se non fermiamo la pandemia anche in Amazzonia, in Africa, nei luoghi lontani da noi.

E poi serve il sequenziamento dell'RNA del virus, cosa che noi in Italia non facciamo a sufficienza.

Perché è un attimo importare il virus dal Brasile, basta fare scalo a Parigi, così in Italia non serve nessuna quarantena. Basta avere un passaporto europeo, una auto-dichiarazione e via. Nessun controllo all'aeroporto di Parigi e nessun controllo a Fiumicino.

Questo fino a marzo, oggi la Francia ha chiuso i voli dal Brasile e in Italia il ministro Speranza ha imposto una quarantena a chi arriva dal Brasile.

Ma è stato troppo tardi, la variante era già arrivata in Italia.

A Magione in Umbria si sono trovati duecento casi di malati a gennaio: non avevano capito come aveva fatto arrivare fin lì la variante brasiliana. In questo paese persone già ammalate dal coronavirus hanno preso poi la variante brasiliana e sono finite in terapia intensiva.

In Umbria ci sono stati casi di persone contagiate sebbene già vaccinate, così in Umbria salta il tracciamento e non si riesce a fare il sequenziamento del virus.

A febbraio viene fatto il sequenziamento dei tamponi scoprendo così l'arrivo della variante brasiliana in Umbria: si poteva fare prima l'analisi del campione?

Il ministero aveva invitato a fare subito sequenziamenti per i casi di re infezione, ma all'istituto superiore di sanità non hanno seguito questo invito, così si è perso tempo per scoprire la variante e la regione Umbria è diventata zona rossa.

Ora tutta l'attenzione mediatica si è concentrata sui vaccini, ma per scoprire e fermare le varianti del virus e per tracciare gli infetti servono i tamponi, ma anche questi non bastano, serve fare il sequenziamento del virus.

Ma l'Italia su questo è indietro, solo pochissimo tamponi vengono sequenziati: Report è entrata nel laboratorio dell'ospedale Sacco di Milano, dove c'è tutta l'apparecchiatura per estrarre l'RNA del virus.

Sono macchinari che costano 100mila euro, al Sacco ne hanno tre e ciascuno carica da 48 a 60 tamponi: volendo potrebbero sequenziare almeno 100 tamponi al giorno, ma ne fanno molti meno perché mancano i fondi per fare questo, racconta la ricercatrice Alessia Lai al giornalista.

E' un procedimento costo, si parla di 100 euro a genoma e nonostante la pandemia, le morti e le infezioni, non c'è stato lo sforzo per investire su questo: ci sono state parecchie donazioni più che sovvenzioni statali.

In Inghilterra per fare i sequenziamenti hanno istituito un consorzio, con fondi pubblici, dove hanno scoperto proprio la variante inglese: il consorzio è l'unione di istituzioni pubbliche e private, che riesce ad analizzate almeno il 10% dei tamponi fatti.

Il governo inglese ha investito 20ml di sterline: in Italia si è fatto un consorzio, dove però dentro troviamo persone che non hanno mai fatto tamponi, dall'annuncio di Brusaferro a gennaio sono passati mesi e le varianti galoppano.

Stiamo correndo un rischio – spiega Crisanti – se non fai sequenziamento non sai se stai vaccinando persone con varianti.

In Inghilterra hanno sequenziato 196mila tamponi, noi solo 14 mila. Anche questo spiega la differenza tra noi e loro.

La strage del Moby Prince di Adele Grossi

La procura di Livorno ha riaperto il processo sulla strage del Moby Prince, dove sono morte 140 persone. Nessuna nebbia, nessun errore del comandante, nessuna distrazione.

Invece un mozzo difettoso, un ente certificatore distratto (il Rina) e che ha consentito diversi rinvii per l'applicazione delle prescrizioni, una assicurazione che liquida subito e a processo in corso l'armatore di Navarma a costo di polizza e non di perizia.

Navarma sapeva che la petroliera della Snam (società partecipata) era ormeggiata dove non doveva, poteva fare un processo contro la Snam.

Invece la storia è andata in modo diverso: lo stato ha stretto un rapporto con Navarma, dell'imprenditore Onorato a pochi mesi dalla strage.

Il governo italiano già nel 1994 firma un accordo con Navarma per il G7 a Napoli.

Onorato incassa contributi dallo stato senza pagare i soldi della concessione.

Come mai? Come mai la convezione con lo stato è scaduta, per i viaggi per la Sardegna, e Moby continua a lavorare? Come mai i vari governi si sono dimenticati di mettere a gara la concessione?

Forse per le donazioni generose ai partiti?

16 aprile 2021

A quelli che riapriamo tutto

Mi chiedo come si possa pretendere ora, con questi numeri, delle date certe sulle riaperture.

Quando ancora non sappiamo se e come muterà il virus, quando non abbiamo ancora raggiunta alcuna immunità di gregge, quando ancora non abbiamo completato il vaccino dei più fragili. Apriamo tutto e poi?

Siamo sicuri che tutti gli italiani abbiamo veramente voglia di rituffarsi nella stessa vita di prima? Treni e mezzi pubblici intasati, locali e bar affollati, shopping di massa, assalto alle località turistiche..

Di certo, e parlo per me non avendo alcuna intenzione di elevarmi a rappresentante di categoria, prima di parlare di bar e ristoranti, vorrei sapere quando la situazione nel nostro sistema sanitario tornerà almeno al livello di prima.

Perché ad oggi per il covid è tutto un terapie chiuse negli ospedali, esami e visite rimandate.
Non basta dire vacciniamo h24 o fare proclami su centinaia di migliaia di dosi in arrivo, quando poi la realtà è diversa.


31 marzo 2021

Chi si occuperà delle disuguaglianze

C'è un bell'articolo oggi sul Fatto Quotidiano, scritto da Alessandro Robecchi che parla di disuguaglianze e meritocrazia e che si inserisce bene nei discorsi che sentiamo oggi, su welfare, assegno universale, disuguaglianze.

No, quest'ultima parola forse la sentiamo poco: si tratta di quella cosa per cui, ti dicono, se ti rimbocchi le maniche ce la puoi fare.

Non importa che tu sia figlio di, parente di, raccomandato da.

Gli aiuti a chi sta indietro? Sussidistan.

Poi scopri che a Milano, la città di Expo, che non si ferma mai, quella che basta smart working perché poi i palazzi rimangono chiusi, si scopre essere anche la città dei poveri che fanno la fila alle mensa della Caritas.

Ma come la città green, il motore d'Italia, è anche questa città?

Ecco, le disuguaglianze non sempre le vedi, dipende da che parte ti metti ad osservare le cose. 

Dalla parte del nuovo San Siro, degli scali commerciali che saranno riqualificati a suon di cemento, un affare per un privato su un suolo pubblico dato in concessione alle Ferrovie.

Oppure dalla parte di chi rimane indietro, ha un lavoro precario, saltuario oppure il lavoro non ce l'ha più.

Chi si occupa di loro? Il PD che litiga per le poltrone? Il governo dei migliori che ha dentro un pizzico di centro sinistra e la destra italiana, quella del ponte sullo stretto per intenderci? I liberisti italiani? Per carità.

Ecco, che almeno leggessero Don Milani 

Differenza di “classe” Don Milani e Marx non ci hanno insegnato nulla

di Alessandro Robecchi | 31 MARZO 2021

Per gli amanti dei testacoda, dei paradossi, dei ribaltamenti di senso, eccone uno straordinario: la proprietà dei mezzi di produzione – quell’antico progetto marxista – diventa un argomento attuale, che tocca quasi tutti, che ancora discrimina i cittadini del Paese. Partiamo da qui: il ministro dell’Istruzione Bianchi emanerà apposite circolari eccetera, ma l’orientamento dichiarato, manifesto e riportato da tutti i giornali è questo: si boccia anche con la Dad, la famigerata didattica a distanza. Lasciamo perdere il consueto sciame sismico: attenzione ai ricorsi… il parere dei presidi… rumore di fondo. Stringendo: anche in condizioni estreme, anche in clamorosa emergenza (migliaia di italiani sono andati a scuola per poche settimane), rimane indiscutibile il criterio del voto, della media del sei, insomma del “merito”.

Tutti conoscono l’accezione contemporanea della parola-feticcio “meritocrazia”: una gara di cui si indica solo il punto d’arrivo e non il punto di partenza. In sostanza: si corrono i cento metri, uno in scintillante tenuta da sprinter, e l’altro senza una scarpa, con lo zaino pesante e le mani legate. Trionfa il merito, bravo, promosso.

La didattica a distanza ha moltiplicato quest’effetto, evidenziando senza dubbio che le differenze di classe (wow!) passano oggi (che novità!) per la proprietà dei mezzi di produzione. Un buon tablet, un collegamento in fibra, magari un buon cellulare a portata di mano, un computer che non si incanta come i vecchi grammofoni, una stanza tutta per sé. Quanti studenti italiani hanno oggi queste condizioni di partenza? Una minoranza. Perlopiù il Paese abita in un’altra galassia, quella dove è cara grazia se c’è un computer in ogni famiglia, e quando c’è bisogna fare i turni. E stabiliti i turni, la rete va e viene, magari tocca seguire una lezione in avventuroso collegamento mentre qualcuno studia, o lavora nello stesso spazio (vale anche lo smart working, ovviamente).

Senza arrivare a Dickens (per quanto…), le condizioni di partenza in questa nobile gara per conquistare il sei e confermare le leggende su un ipotetico “merito”, sono stellarmente distanti. Chi ha di fronte una consolle superaccessoriata con potenza da spostare i satelliti e chi litiga coi parenti per l’uso di un cellulare a vapore del Settecento, corrono entrambi per lo stesso obiettivo. Che è esattamente come fare a gara per chi arriva prima in piazza del Popolo, ma uno parte con la Porsche da via del Corso e l’altro arriva a piedi da Udine, cinque, bocciato.

30 marzo 2021

Presadiretta – anatomia di un complotto

Ultima puntata del ciclo invernale di Presadiretta dedicata alle origini del Sars-Cov2: da dove è saltato fuori il virus? Cosa ha scoperto la commissione dell'Oms mandata in Cina a Wuhan?

Una storia piena di misteri, che comincia con la lettera scritta da 27 scienziati pubblicata su Lancet nel febbraio 2020 dove si affermava che l'origine del virus poteva essere solo animale, ma era una lettera piena di ombre e conflitti di interesse. Una lettera in difesa degli scienziati cinesi, in cui gli autori criticavano le teorie “di cospirazione” contro la Cina sostenendo che il virus avesse origine animale (e dunque non era sfuggito da un laboratorio).

Ma quando Lancet ha pubblicato la lettera si sapeva poco del virus, come facevano quegli scienziati a sostenere con certezza le loro tesi, chiudendo il dibattito con parole come complottista?

Poi si scoprì che dietro la lettera c'era Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance: aveva già iniziato a contattare i colleghi per sostenere questa tesi sin dall'inizio del 2020, non voleva apparire come autore in primo piano, la lettera doveva essere di origine scientifica e non politica: nella lettera si sono usate fonti in modo disonesto e non viene evidenziato che molti degli autori erano in conflitto di interesse, perché legati al centro di ricerca di Wuhan, finanziato da Ecohealth Alliance.

Nel documento di Lancet però di questo non se ne parla: nelle mail scambiate da Daszak ci sono cose interessanti, come i dubbi di alcuni dei firmatati preoccupati delle poche fonti autorevoli, altri che consigliano di scrivere che il coronavirus è molto simile ad un virus preso dai pipistrelli, tutti mezzi per influenzare poi l'opinione pubblica e i giornalisti.

Il virologo Bruno Canard lavora nel più grande centro di ricerca francese: ritiene che sia necessario capire le origini del virus, come ha fatto il virus ad evolversi in modo così sorprendente e che questo non ha nulla a che vedere con la teoria di cospirazione. La lettera di Lancet non chiude nulla, sulle origini del virus, spiega il virologo.

Né Daszak né Lancet (i cui autori scrivono anche su riviste cinesi) hanno accettato un'intervista con Presadiretta.

La commissione dell'OMS a Wuhan cosa ha scoperto?

Ci sono stati così tanti conflitti di interesse che è come se il presidente dell'Iran fosse stato a capo di una commissione di inchiesta sul nucleare – è il giudizio di Bruno Canard, direttore al CNRS a Marsiglia: “è difficile fare una ricerca obiettiva sulle origini di questa pandemia quando ci sono di mezzo così tanti interessi e un'intromissione così forte da parte delle autorità cinesi. Se non puoi analizzare i dati grezzi ma solo quelli già elaborati.”

Così, aggiunge il professor Colin Butler dell'Australian National University, “è stata fatta un'indagine falsa, un esercizio di propaganda politica che potrebbe mettere molto in imbarazzo l'OMS nel futuro, perché questa pandemia è la più grande crisi di salute pubblica del secolo.”

Il passaggio pipistrello – ospite intermedio- essere umano è la spiegazione più probabile, ma abbiamo cercato questo animale intermedio per un anno e non abbiamo trovato, quindi dobbiamo ora chiederci, questa è ancora l'ipotesi più probabile?” - Filippa Lentzos esperta di biosicurezza al King's College di Londra.

Lisa Iotti le ha chiesto se, a questo punto, sia ancora possibile scoprire da dove arriva questo virus: “se mi chiede se sia possibile scientificamente, si. E' possibile politicamente? No.”

L'inchiesta dell'OMS sulla pandemia del Covid era attesa da un anno ed è stato il frutto di una lunga negoziazione fra Ginevra e il governo cinese, i termini dell'accordo sono stati stabiliti nel giugno 2020, in nove pagine dove sono fissati i tempi e modalità su chi, come e cosa si potrà indagare a Wuhan, la ground zero del coronavirus.
“Purtroppo” - racconta Jamie Metzl consulente dell'OMS alla giornalista Lisa Iotti - “la Cina ha chiesto e ottenuto il potere di veto sulla nomina dei membri della commissione d'inchiesta. E ha ottenuto il potere di svolgere lei l'indagine vera e propria e presentare agli investigatori dell'OMS le sue conclusioni.”

Nell'accordo è scritto che l'OMS potrà commentare ma non duplicare gli studi esistenti, ovvero potrà solo utilizzare i dati forniti dagli scienziati cinesi: “l problema è che l'organizzazione è in gran parte controllata e quasi interamente finanziata dagli Stati e così, in un momento storico come questo, l'OMS si trova nella posizione delicata di dover indagare sull'operato degli stessi Stati che la finanziano. L'indagine sull'origine del Sars-Cov2 era stata votata a maggio 2020 da 130 paesi dell'assemblea mondiale della sanità, tra cui Stati Uniti e Cina, e dopo OMS e Cina hanno trattato le condizioni per lo svolgimento delle indagini.”

L'8 ottobre 2020, il direttore del programma per le emergenze sanitarie, Mike Ryan, annuncia di avere pronto l'elenco degli esperti individuati dall'Oms da inviare a Wuhan: c'è voluto un mese e mezzo per sapere i nomi della squadra, da affiancare alla controparte cinese.

Fra loro c'è anche il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak: un esperto molto rispettato nella comunità dei virologi, ma è scandaloso – commenta Metzl, che sia membro della commissione di inchiesta dell'OMS, in quanto finanziava in modo sostanzioso la ricerca dei coronavirus dei pipistrelli dell'istituto di virologia di Wuhan, quindi in conflitto di interesse.
“Dal momento che una delle teorie da approfondire è proprio quella della fuga accidentale del virus dall'istituto di virologia, qualsiasi scienziato che sia stato coinvolto in questo tipo di collaborazioni, non dovrebbe far parte dell'indagine.” - conclude Metzl.

L'arrivo in Cina è stato bloccato per giorni, prima dell'arrivo a Wuhan il 14 gennaio: i ricercatori hanno dovuto fare due settimane di quarantena prima di iniziare a lavorare sul campo, per dare risposte alle domande iniziali, dove è partito il virus, da Wuhan o altrove? Come si è sviluppato nella città e negli ospedali?

Avevano sempre a fianco gli scienziati cinesi: “la politica era sempre nella stanza con noi, dall'altra parte del tavolo. Avevamo dovunque tra i 30 e i 60 colleghi cinesi, e molti di loro non erano scienziati, non erano del settore della salute pubblica.” ha raccontato il capo missione Oms.

Hanno visitato il mercato coperto, i centri Ac Dc e poi, il centro virus di Wuhan che da anni studiano virus come quello della Sars. L'inchiesta si ferma a Wuhan, ma una pista promettente portava fino in Laos, dove si trovano le grotte di pipistrelli dove è stato trovato il virus cugino del Sars-Cov-2 (di cui si era occupata Presadiretta nello scorso settembre).

I giornalisti dell'Associated Press sono stati bloccati dalla popolazione di quei villaggi, ad alcuni giornalisti hanno rotto le schede delle macchine fotografiche.
Cosa non si doveva vedere?

In una grotta, nel 2013, i ricercatori di Wuhan hanno trovato un virus col 95% di compatibilità col colonavirus: oggi la miniera è bloccata dalla polizia, che controlla in modo stretto la regione dello Yunnan.

C'è un ordine del governo nel non far trapelare alcuna notizia del virus, qualcosa che dovrebbe preoccupare il mondo, racconta un giornalista di AP.
Le informazioni devono essere orchestrate, sotto controllo del presidente cinese – racconta una nota del governo: c'è una forte omertà attorno a questa pandemia.

Presadiretta è venuta a conoscenza di questo virus cugino seguendo un gruppo di debunker di Twitter e intervistando la dottoressa Alina Chan: i ricercatori di Wuhan erano andati diverse volte in quella miniera, hanno trovato 9 virus potenzialmente pericolosi, molto simili al Sars-Cov-2, di cui solo uno è stato citato nel paper del centro di ricerca uscito lo scorso anno, lo RATG13.

E' importante avere le sequenze di questi virus, che oggi sono scomparsi nelle riviste e nei database pubblici, anche dal database di Wuhan.
La Cina sta nascondendo dei dati al mondo? Senza i dati del laboratorio, senza i dati presi dalle grotte del sud della Cina, nello Yunnan, non si potrà dare la risposte alle domande fatte all'inizio. Come ha fatto il virus a passare dai pipistrelli ad una città come Wuhan? L'animale intermedio ancora non è stato trovato: ai tempi di Sars-Cov-1 erano bastati due mesi per capire che l'animale trampolino era lo zibetto.

Lisa Iotti è andata a Marsiglia, al centro di ricerca, dal dottor Decroly: a Wuhan facevano ricerche per capire se i virus dei pipistrelli potessero essere trasmessi all'uomo e come, sono le indagini fatte dalla dottoressa Shi.

Ma come mai il virus non è esploso nello Yunnan dove c'erano i pipistrelli?

L'ipotesi che si fa a Marsiglia è di un virus uscito da uno dei laboratori di sicurezza, oltre a quello di virologia.
Qui lavorava Peter Daskaz, assieme alla dottoressa Shi: in un video raccontava che nel mondo circolano diversi coronavirus contro cui non possiamo essere protetti, e che si stavano facendo studi per capire se inserendo la proteina spike in questi virus si poteva manipolarli per capire se potevano attaccare l'uomo.

Esperimenti controversi, chiamati “gain of function”, non vietati ma comunque molto pericolosi se fatti in una città come Wuhan, in contatto col tutto il mondo col suo aeroporto.

Non è semplice fare un virus in laboratorio: a Wuhan hanno campionato diversi virus, lavorando nelle grotte, qualcuno potrebbe essersi infettato e aver portato il virus nella grande città, potrebbe essere successo qualcosa durante uno degli interventi di manutenzione nel laboratorio di virologia.
Dobbiamo cercare ancora le risposte a Wuhan – spiega il dottor Baric, inventore del metodo “gain of function” alla giornalista: servirebbe maggiore trasparenza dal governo cinese, ma le cose sono andate in modo diverso.

La delegazione cinese ha stabilito che il virus deriva da un animale, stessa conclusione della commissione Oms: l'ipotesi dell'incidente in laboratorio è altamente improbabile, la conclusione.

Nessun errore, nessuna manipolazione volontaria, nessuna fuga.

Ma l'istituto di virologia di Wuhan non ha pubblicato tutti i dati della loro ricerca, i ricercatori dell'Oms hanno visitato il laboratorio per sole tre ore, non hanno fatto alcuna ispezione. Se in Cina hanno nascosto qualcosa, l'Oms non lo scoprirà mai: è stata una indagine politica, fatta in modo congiunto tra Pechino e Oms, non è stata affatto una indagine terza.

Dopo queste conclusioni, il numero due dell'OMS ha fatto una dichiarazione pubblica, mettendo le mani davanti, ovvero che L'Oms non ha poteri investigativi: come possiamo fidarci del report finale della commissione Oms?
Il segretario di stato americano, Blinken ha criticato fortemente questo rapporto, parlando di una manina cinese che ha condizionato la tesi finale (la genesi animale).

La crescita dell'aviaria.

Lisa Iotti e Andrea Vignali hanno seguito il viaggio degli uccelli migratori nel mare del nord, nel parco di Wadden. Qui i ricercatori hanno trovato carcasse di uccelli morti, per aviaria: dopo anni sta tornando questa pandemia, di cui ancora se ne parla ancora poco.

E questo virus è entrato in contatto anche con gli allevamenti industriali, in Danimarca e in Germania, uccidendo cigni e polli, dove gli allevatori hanno dovuto abbatterli per prevenire la pandemia.

I virus dell'aviaria sono estremamente contagiosi, si trasmettono nell'acqua dove galleggiano o per contatto diretto o attraverso le deiezioni. Nei volatili più deboli o nelle specie meno resistenti i virus ad altra patogenicità attaccano tutti gli organi: Lisa Iotti è andata al centro di ricerca dei virus di Copenaghen dove gli scienziati stanno indagando sulle sequenze dei virus influenzali che hanno ucciso i volatili.

Quando abbiamo analizzato il primo uccello trovato morto l'ottobre scorso non sospettavamo che fosse influenza aviaria ” spiega Charlotte Hjulsager dello Statens Serum Institute “in passato avevamo avuto focolai di virus ad alta patogenicità, ma era un virus diverso e non avevamo trovato così tanti volatili infetti. Inoltre non c'erano stati contagi negli allevamenti domestici. Stavolta, questo particolare virus che sta girando, di tipo H5N8, non l'avevamo mai visto prima, sembra essere molto aggressivo. Adesso la nostra grande preoccupazione è che quando ci sono così tanti uccelli selvatici che si infettano e muoiono, è molto facile che il virus passi agli allevamenti domestici e questa cosa avrà un impatto enorme non solo sulla produzione, ma anche sul mercato internazionale, perché vengono vietate le esportazioni.”

Come un'onda, racconta Lisa Iotti, il virus dell'aviaria ha continuato a viaggiare lungo le rotte degli uccelli migratori: l'istituto zooprofilattico delle Venezie (il centro di referenza per l'aviaria) ha generato una mappa della diffusione del virus, correlando i luoghi di ritrovamento di volatili infetti con gli allevamenti industriali contagiati, in tutto si parla di 1700 focolai.

Calogero Terregino, direttore del centro di referenza europeo per l'aviaria racconta che già a luglio, con la commissione europea e l'EFSA e con l'ACDC di Stoccolma avevamo emanato un comunicato in cui si spiegava che stava succedendo nuovamente quello che era capitato nel 2015-2017, ossia un'alta circolazione di virus nell'est asiatico, nella Russia meridionale che si rifletteranno in un numero di casi nel domestico con l'emigrazione.

Tra il 2016 e il 2017 il virus dell'aviaria aveva portato ad una soppressione di animali per milioni di capi, comportando un danno per 400 milioni.

Nel 2020 il virus, molto virulento, è tornato: in Francia per esempio, ha distrutto tutti gli allevamenti delle oche per il Foie Gras nel gennaio scorso.

Sono scoppiati oltre 400 focolai, così il governo ha dovuto abbattere buona parte dei capi, negli allevamenti: la filiera era già stata messa in ginocchio nel 2016, nonostante le misure di precauzione messe in atto (capannoni per tenere separate le oche dagli animali selvatici), in questa regione, il virus ha colpito nuovamente e in modo veloce, il virus ha viaggiato a 3km alla settimana.

Come si può fermare questo virus? Si torna sempre agli allevamenti intensivi e al virus dell'aviaria H5N1 che si era diffuso nel mondo una quindicina di anni: sono virus con un tasso di mutazione alto, che si ricombinano facilmente tra di loro quando colpiscono un animale, creando nuovi sottotipi virali che sfuggono ai vaccini.

E dai polli, il virus ha iniziato ad attaccare gli uomini: sono state 862 le persone contagiate dal virus nel mondo, il 50% di queste sono morte.

Già nel 2019 l'OMS aveva avvertito che una mutazione dell'aviaria avrebbe potuto scatenare una pandemia che avrebbe poi portato alla morte di milioni di persone.

Occorre monitorare i virus dell'aviaria, capire la loro patogenicità, se possono creare problemi per l'uomo: una zona dove fare queste ricerche è la laguna del Veneto, dove lavorano i ricercatori dell'istituto zooprofilattico.

Ma anche gli allevamenti intensivi sono monitorati, specie se entrano in contatto con animali selvatici: tutti gli allevamenti sono mappati e geolocalizzati, nessuno può entrare nei capannoni se non autorizzato e bardato, come fosse una base militare.

Nel pianeta uccidiamo 85 miliardi di polli e galline, non è possibile controllare tutti questi animali: a partire dal 1970 il numero di animali allevati ha avuto una crescita quasi esponenziale, perché abbiamo fame di carne e il pollame ha un costo di produzione basso.

Animali fatti crescere in allevamenti intensivi, fatti crescere in poche settimane e poi mandati al macello. Polli broiler, perfetti per l'industria alimentare, ma delle anomalie dal punto di vista delle proporzioni: un petto sproporzionato e gambe lunghe, tanto da non consentire ad alcuni di loro di rimanere in piedi.

Un modello efficiente per l'industria, che consente ampi margini di profitto, un basso costo per noi consumatori, ma che ha anche un costo sull'ambiente e sulla salute.

Dentro questi allevamenti possono svilupparsi malattie, un luogo dove selezionare agenti patogeni, racconta Rob Wallace biologo.

Gli allevamenti industriali non hanno nulla di sicuro” - spiega alla giornalista il biologo: la biosicurezza tanto sbandierata dalle industrie vale solo sulla carta, i virus che ci stanno colpendo non sono colpa degli animali selvatici, ma degli animali allevati che si muovono tra i vari paesi, ricombinandosi.

L'influenza suina

La prima pandemia di questo secolo è stata quella suina, H1N1, si era estinta nel 2010, da sola, ma ora sta ritornando: anche questa è derivata dagli allevamenti intensivi, poche razze cresciute in spazi ristretti, con gli animali stipati.

Oggi abbiamo in giro nuovi virus che sono combinazione di quelli dei suini con quelli degli umani, molto più pericolosi perché pre-adattati agli uomini, dunque possono attaccarlo più facilmente.

Queste nuove combinazioni di virus sono un problema che riguarda tutto il mondo, anche l'Italia: gli allevamenti intensivi sono il paradiso di questi virus, dovremmo ridurre il consumo di carne e cambiare radicalmente modello di allevamento se vogliamo invertire la rotta.

Le immagini di questi allevamenti, dove gli animali crescono al buio, vivi e morti a fianco, sono un pugno nello stomaco.

Come anche le immagini degli allevamenti di visoni in Danimarca: qui le persone sono state contagiate dai visoni ma anche gli uomini hanno infettato i visoni, un sistema dove il virus si ricombinava in forme sempre più difficili da affrontare.

In Danimarca si stava creando una mutazione che avrebbe resistito ai vaccini e questo ha portato alla decisione di chiudere tutti gli allevamenti e abbattere i capi (in fosse vicino alle case..).

In Italia le attività negli allevamenti italiani di visoni sono sospese, e poi? E che succederà se il virus muta e si diffonde in più specie selvatiche?

Lo studio Predict, finanziato dal governo americano, ha cercato di capire come fermare la minaccia di nuove pandemie, quali virus sono in circolazione, campionando gli animali in natura: sono stati testati 160mila animali, hanno identificato nuovi virus e ora l'obiettivo è avere un mappa dei 1,6 milioni di virus che un giorno potrebbero portare ad una nuova pandemia. Ma un nuovo atlante globale dei virus serve veramente?

Ci sono due scuole di pensiero su questo punto: secondo il biologo Holmes è impossibile predire nuovi virus, dobbiamo concentrarci sulle persone che vivono a contatto con la fauna selvatica e sorvegliare queste persone, in modo globale.

Sarà costoso, ma sempre molto meno rispetto al costo della pandemia.

Ripensare i modelli di allevamento. Monitorare i virus negli animali e le persone che vivono in zone a contatto con questi. Trasparenza e diffusione nei dati. E, soprattutto, smetterla di pensare che tutto sia finito coi vaccini.


11 marzo 2021

Prima il PIL - il modello lombardo

Mi ricordo l'intervista di Bonomi da Lucia Annunziata, qualche settimana fa ai tempi del Conte 2: rinfacciava al vecchio governo di non aver ancora fatto un piano vaccinale, "io non so ancora quando mi vaccinerò".

Con buon pace di Bonomi, non lo sappiamo nemmeno adesso, col governo dei competenti.

Non solo, qui nella Lombardia modello sanitario, sono successe diverse cose: le vaccinazioni a rilento, il baco scoperto da Radio popolare che consentiva a tutti di vaccinarsi (anche ai non aventi diritto).
A volte si ha l'impressione che questi ritardi nel vaccinare gli anziani non diano così fastidio a tutti...

Qual è la priorità per i vaccini? Prima i più deboli o, come aveva già detto (e pensavamo fosse un errore) la Moratti, prima i ceti produttivi?

Forse per nascondere tutte queste magagne, regione e Confindustria Lombardia hanno stretto un accordo per vaccinare prima (o in parallelo?) i dipendenti delle aziende, quelli che non possono fermarsi.

Prima il PIL, poi la salute.

E' la stessa Confindustria che ha avuto un ruolo fondamentale lo scorso marzo nel fare pressioni in regione e nei sindaci, per evitare la zona rossa a Bergamo.

Un anno di pandemia non ha insegnato nulla. 

PS: seguo  sempre con interesse Radio popolare, seguitela anche voi.