Visualizzazione post con etichetta spyware. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spyware. Mostra tutti i post

18 ottobre 2022

Presadiretta - Armi di controllo di massa

E' festa grande per i produttori di armi da quando è cominciata la guerra in Ucraina: l'industria delle armi fattura più di quella del settore auto, più di duemila miliardi di fatturato. Siccome sono spesso aziende controllate dallo Stato, o in forti rapporti coi governi, sono anche in grado di condizionarne le politiche.

È grazie alle armi e alla determinazione degli ucraini se l'esercito russo non ha sfondato: l'Ucraina ha ricevuto 35,64 miliardi di euro in sistemi d'arma. I lanciamissili Javelin costano 256mila dollari, i droni turchi costano tra 1 e 5 milioni di dollari.

Anche la Russia e la sua industria militare sta andando “bene”: i missili che colpiscono le città ucraine costano anche 2 milioni di dollari. Per mantenere la guerra i russi spendono 900 milioni di dollari al giorno. È festa per l'industria delle armi.

Industria che si ritrova alla fiera del Qatar: dove nello scorso maggio si è tenuta una delle più futuristiche fiere di armi: nella scorsa edizione della fiera si erano chiusi contratti per 100 ml di dollari, quest’anno, l’anno della guerra in Ucraina, il mercato è esploso, si sono fatti affari per 162 ml di dollari.

Questo grazie all’esplosione delle vendite di droni, usati nel conflitto ucraino e negli altri conflitti dimenticati in tutto il mondo, sono le armi chiave per vincere la guerra, raccontano i rappresentanti delle aziende di armi.

Grazie ai droni, missili a lunga gittata e lanciarazzi, elicotteri, mezzi corazzati, ricevuti dai paesi europei e dall'America, l'Ucraina sta respingendo le forze russe: a festeggiare sono le aziende che le vendono queste armi.

Come l’azienda turca Baycar, produttrice dei droni più utilizzati al mondo e nelle mani del genere del dittatore turco Erdogan, che da febbraio ha ricevuto ordini da tutto il mondo. L’americana Lockheed, produttrice dei lanciarazzi Jevelin (usati dalla resistenza ucraina) e degli F35, i nuovi bombardieri nucleari che ha guadagnato un +25% sul mercato. La tedesca Rheinmetall che ha raddoppiato il valore in borsa, la francese Thales e l’italiana Leonardo, cresciute del 60%.

Viviamo nell’età dell’oro per i produttori di armi – racconta Presadiretta nell’anteprima – che però non è iniziata con l’attacco russo dello scorso febbraio. A riferirlo è il SIPRI, un istituto a Stoccolma che monitora la spesa mondiale in armamenti: “già nel 2021, ben prima dell’attacco russo, la cifra mondiale per la spesa militare aveva raggiunto la cifra più alta di sempre, 2.1 triliardi di dollari, con una crescita costante dall’inizio del 2000. ”

C'è poi la crescita dell'arsenale militare, sia in Cina che in America, ma sono molti i paesi europei che aumenteranno le spese militari per arrivare al 2% del PIL in armamenti, come suggerito dalla Nato.
La Germania, col suo presidente Sholtz, ha deciso di creare un fondo speciale da 200 miliardi da usare nei progetti in armamento, con l'obiettivo di aumentare la sicurezza del paese: è una svolta per la Germania, che sin dalla seconda guerra mondiale non ha mai avuto un esercito ben organizzato e armato.

LA Germania spende già 50 miliardi l'anno per l'esercito, per creare questo fondo da 100 miliardi il parlamento ha dovuto discuterne in Parlamento, mentre fuori le persone manifestavano: i soldi in armamenti sono fondi sottratti ad altri fini. Ma non tutti i tedeschi sono sfavorevoli all'esercito: la guerra ha spaventato le persone, che hanno paura di una nuova guerra fredda e temono l'incolumità delle frontiere.

Assisteremo ad una nuova corsa agli armamenti: anche in Italia Draghi ha dichiarato di voler aumentare la spesa militare da 26 a 38 miliardi, per arrivare al 2%.
Si tratta di spendere in programmi per acquistare i bombardieri nucleari F35, per la loro logistica, ma – come ha raccontato Francesco Vignarca della Rete Disarmo – spenderemo anche in nuove navi, nuovi aerei. Spenderemo anche fondi del PNRR per estendere le basi militari esistenti.
La retorica del conflitto in Ucraina servirà a questo: spenderemo più in armi perché ora la Russia è vista come nemico dunque dobbiamo spendere sempre più per la difesa.

Ora l'Ucraina e Zelensky sta chiedendo nuovi missili a lunga gittata: sono usati per colpire a 300km per colpire le retrovie russe, per arrivare fino in Crimea. Le cancellerie occidentali hanno aspettato per dare queste armi, per evitare una escalation del conflitto, perché sono armi offensive.

Il dibattito negli Stati Uniti

E' giusto o no dare armi offensive all'esercito ucraino: Biden in un primo discorso aveva ribadito di non voler arrivare ad una guerra mondiale, perché le minacce di Putin vanno prese sul serio.
Ma le bombe russe continuano a cadere su obiettivi civili, sono veri e propri crimini di guerra, dopo l'abbattimento del ponte russo che collega la Crimea alla Russia.

Così oggi Zelensky chiede armi a lunga gittata: le ha chieste ai paesi che hanno dato le armi all'esercito ucraino e ora gli Usa sono ad un bivio.
Il gruppo Nato, a Bruxelles, ha deciso di dare un supporto senza scadenza, con armi che raggiungono quote sempre più elevate e colpire bersagli sempre più lontani: la Casa Bianca sta cercando un equilibrio nel sostegno militare, perché non vogliono portare la guerra in Russia.
Dietro le quinte c'è anche un negoziato – ricorda l'analista Dario Fabbri – ci sono molte cautele prima di prendere queste scelte: cautele che emergono anche dai rapporti dell'intelligence o dalle informazioni fatte trapelare. La morte di Dugina, la figlia di Dugin o l'attacco al ponte di Kerch: si teme che il governo ucraino voglia interrompere le azioni di negoziato o complicarlo.

Kory Shake, ex consulente del presidente Bush è stata in Ucraina sul campo: l'America fornirà armi a maggiore gittata per colpa di Putin e dei suoi attacchi indiscriminati.

Secondo l'analista Biden non dovrebbe mostrarsi preoccupato dell'escalation nucleare perché questo incoraggerebbe Putin ad andare avanti: è il momento dei falchi, dunque, che non si preoccupano delle conseguenze di questa nuova fase della guerra.

Se la Russia si ritrovasse a perdere i territori appena conquistati, anche in Crimea, si farebbe scrupoli ad usare il nucleare? L'arma nucleare potrebbe diventare una opzione se i russi iniziassero a perdere territori – sostiene Dario Fabbri.

Il rischio di guerra nucleare non è una opzione impossibile: ma è così difficile trovare un accordo ai negoziati?

L'arma della diplomaziona è utile proprio adesso – sostiene l'ambasciatore Riccardo Sessa : ci sono contatti a vario livello tra i paesi, ma il negoziato ora deve avvenire all'interno di un disegno che vede gli europei coinvolgere paesi non europei per affrontare il negoziato con Putin. Più il conflitto si indurisce più la diplomazia deve intervenire: la preoccupazione dell'ambasciatore è che la diplomazia ha già fallito, perché non ha prevenuto il conflitto.

L'Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale ha stabilito un contatto con la Russia, per evitare la terza guerra mondiale: con la caduta del muro di Berlino la classe politica che aveva favorito la fine del comunismo e dell'alleanza militare nei paesi attorno all'Unione Sovietica, avrebbe dovuto realizzare una struttura di sicurezza in Europa.

Ma queste condizioni adesso non ci sono, per colpa di Putin e delle sue ambizioni da nuovo zar ma anche per colpa dei paesi europei. Ora, conclude Sessa, dobbiamo evitare che l'Ucraina crolli di fronte all'esercito russo.
Dobbiamo far si che le azioni militari portino Putin a dover ammettere che le operazioni militari non hanno funzionato, nell'annettersi i territori ucraini.
Avanti con la diplomazia, dunque!

L'influenza politica dell'azienda delle armi

Quando un'industria ha un giro d'affari da duemila miliardi, considerando che sono spesso industrie di stato, è in grado di interferire con le politiche di sicurezza dei paesi.

Alle fiere militari i grandi colossi del settore si sfidano a colpi di droni, di robot, di telecamere, di sistemi di biometria: per il controllo delle frontiere, per la sicurezza interna in un mercato che cresce del 9% l'anno.

In un mondo globalizzato, i paesi spendono per difendere le frontiere, ora con i droni: il settore dei droni vale 14 miliardi, un mercato che è in crescita specie in Europa, grazie ai muri fisici e virtuali costruiti per contenere i flussi migratori.

Sono le aziende delle armi che hanno trasformato un fenomeno sociale come la migrazione dai paesi del sud del mondo in un problema di sicurezza.

L’Europa è così sensibile agli interessi della lobby delle armi tanto da aver deciso di spendere sempre di più: secondo il report “A quale costo” pubblicato da State Watch e Transnational Institute che analizza le spese militari dell’UE, tra il 2021 e il 2027 investiremo 49,3 miliardi di euro per i settori sicurezza e difesa, un aumento del +123%. Il fondo per la gestione del controllo delle frontiere, crescerà del 131% passando a 6,2 miliardi di euro. Per non parlare del fondo per la sicurezza interna, quasi 2 miliardi con un aumento dei fondi del 90%. Tocco finale, i finanziamenti ad Europol e Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere: siamo a 10miliardi di euro con un aumento del fondi del +129%.

“Ci siamo accorti che il budget stava aumentando sempre di più” racconta a Presadiretta Margarida Silvia di Corporate European Observatory “e che l’agenzia otteneva sempre più potere nella gestione degli appalti per le frontiere, senza disporre di un adeguato sistema di trasparenza e controllo dell’attività delle lobby. Abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti e abbiamo scoperto che in tre anni Frontex è stata in contatto con oltre 180 società private: Airbus, Gmw, Indra, Leonardo, le principali compagnie di armi in Europa. Queste hanno cercato di convincere Frontex e gli stati membri a spendere più soldi in tecnologie di sorveglianza e controllo delle frontiere. Se chiedi alle aziende di armi quale deve essere il futuro del controllo delle frontiere, ti risponderanno con più armi, più sorveglianza e una Europa piena di muri.”

Non discutono solo di progetti, le aziende delle armi discutono anche di politiche euroee, presentando progetti: Margarida racconta di un progetto bloccato per la protesta delle ONG che prevedeva di monitorare i messaggi dei migranti per geolocalizzarli.
La commissione europea e Frontex hanno sede a Bruxelles a fianco alle sedi delle principali aziende delle armi: aziende che spendono 2,6 ml di euro in attività di lobby in una associazione chiamata EOS.
La commissione europea non ha l'obbligo di rendere noti gli incontri con l'industria delle armi o di altre aziende: in questo modo le compagnie militari influenzano l'Unione Europea e la commissione per comprare nuove armi, usate in guerre, che causano nuovi flussi migratori che poi devono essere contenuti con nuove armi e sistemi di biometria, droni …

Presadiretta ha raccontato del programma Horizon 2020: servirebbe per identificare terroristi da bloccare prima dell'ingresso nell'area Shengen. Un progetto in cui si va a monitorare il volto delle persone, per capire se sta dicendo la verità o meno: ne aveva parlato Report in una passata puntata, in cui la giornalista era stata bloccata alla frontiera della Croazia.

Alla fine, dopo una fase di sperimentazione e dopo una spesa di diversi miliardi, il progetto di High Border Control è stato bocciato.
Ma l'Europa continuerà a finanziare altri progetti come questo, poco etici e dai preoccupanti risvolti umani: tutti i progetti di Horizon dovrebbero essere monitorati da un comitato etico, che dovrebbe fare la revisione di questi progetti.

Ma alla fine questa revisione non funziona: le valutazioni etiche non sono rese pubbliche, i paesi europei ritengono che la tecnologia, le reti neurali, gli algoritmi, la biometria, possa risolvere tutti i problemi, possa stabilire se una persona sia un criminale o meno.

Il controllo delle frontiere in Croazia.

Nel 2019 è stato presentato a Zagabria un nuovo sistema di monitoraggio delle frontiere, con nuove telecamere, acquistate dalla polizia croata per 6 ml di euro.
L'Unione Europea ha acquistato un arsenale per tenere fuori dalle frontiere europee i migranti:sono termo telecamere vendute anche alla Bosnia, per dare la caccia ai migranti.

Dal 2015 ad oggi ha ricevuto 163 milioni di euro per dare spazio alle sue fantasie tecnologiche. Il ministero dell’Interno ha acquistato dispositivi di imaging termico per rilevare gli esseri umani ad oltre un miglio di distanza e i veicoli a due. E poi telecamere ad infrarossi e apparecchiature che rilevano il battito cardiaco, droni a lungo e medio raggio che volano fino ad 80 miglia l’ora e che salgono fino ad una altitudine di 3500 metri trasmettendo dati in tempo reale.

La Croazia ha acquistato un elicottero in grado di rilevare qualsiasi movimento di notte, un modello tra i più sofisticati al mondo per il controllo delle frontiere, progettato dalla Augusta Westland in Italia, si chiama AV 139 e costa 16,5 ml di euro: grazie ai fondi europei la Croazia ne ha acquistati due assieme a due Eurocopter della francese Airbus da 4 ml di dollari. Tutti gli elicotteri dispongono di termocamera gestita giorno e notte da un operatore che controlla qualsiasi movimento avvenga sulla terra.

Obiettivo è localizzare i migranti e individuare i luoghi nascosti dove possano trovarsi.
Se la visibilità è buona la videocamera può arrivare fino a 10km di distanza, mentre l’elicottero raggiunge i 310km/ora.

Una volta individuati sul monitor questi gruppi di migranti, l’elicottero allerta le pattuglie di terra che interverranno nella zona: Presadiretta è andata a Sturlic, nella Bosnia occidentale, dove le forze croate lungo la frontiera hanno commesso le peggiori violenze nei confronti dei migranti per poi respingerli in Bosnia.

Nel sentiero dei migranti, la giornalista di Presadiretta ha incontrato dei militari bosniaci: le violenze sui migranti ci sono, non sono un'invenzione, ma sono violenze pagate dall'Europa. La polizia antisommossa croata paga le giacche, la diaria e le tecnologie che permettono di dare la caccia ai migranti.

Si parla di botte, di dita spezzate, di soldi e altri beni rubati a queste persone dalla polizia croata che li aveva individuati nei boschi grazie alla tecnologia, i droni, i visori a raggi infrarossi geolocalizzatori, sistemi di intelligenza artificiale: “la colpa è dei governi europei perché per loro siamo solo briciole e fanno di noi quello che vogliono.”

Sono le parole di un gruppo di profughi afgani che hanno cercato rifugio in un rudere.

Il rapporto di Monitoring Violence Monitoring Network afferma che le tecnologie avanzate per il controllo delle frontiere croate hanno portato ad una escalation delle violenze per i respingimenti illegali da parte della polizia: droni, elicotteri, scanner per il rilevamento di veicoli e visori termini notturni, vengono citati nel rapporto anche rilevatori di frequenza cardiaca e di respirazione, delle telecamere serpente che guardano nelle fessure dei camion che attraversano i confini. Strumenti con cui, secondo il rapporto, vengono eseguite procedure razziste e repressive.

Tutto pagato dalla commissione europea. Silvia Maraone fa parte della Caritas e lavora in Bosnia: c’è un costo economico e c’è anche un costo in termini di vite umane perché i confini vengono più controllati e i migranti devono trovare strane sempre più pericolose, campi minati, burroni, fiumi da attraversare, “il risultato non è l’interruzione di un flusso migratorio, ma è un disastro umanitario.”

I respingimenti sono fatti anche quando i migranti sono già all’interno dell’Unione Europea, rimandandoli indietro attraverso un meccanismo di push back a catena, per cui l’Italia li consegna alla Slovenia, la Slovenia li consegna alla Croazia e quest’ultima in maniera ancora più illegale fa questi respingimenti nei boschi che non vengono neanche registrati. Assistiamo ad una violazione a catena dei diritti umani.

C'è la violenza fisica e c'è anche la violenza psicologica, perché la polizia quando trova questi migranti requisisce e distrugge i loro cellulari con cui questi si mettono in contatto con le loro famiglie.
L'Unione Europea finanzia la repressione e la violenza – racconta a Presadiretta un deputato bosniaco: la polizia croata entra in territorio bosniaco e si è pure permessa di disboscare un settore di una collina per impedire loro di nascondersi nei boschi.
Perché i poliziotti hanno piazzato telecamere sugli alberi nelle foreste dove i migranti dal lontano afgano sono braccati come animali in fuga.

I boschi della Bosnia sono un cimitero di donne, uomini e bambini dimenticati dall'Europa. I migranti sono diventati le cavie degli algoritmi delle società informatiche.

In Lituania Presadiretta è andata a visitare un'azienda informatica esperta in biometria e riconoscimento facciale, che si chiama NeuroTechnology.
Nel loro database conservano tutte le immagini e le informazioni raccolte dai sistemi biometrici: sono dati sensibili, sono dati unici.
Sono dati usati da banche ma anche da governi per un fine di sorveglianza: le stime di mercato dicono che il fatturato arriverà a 65,3 miliardi di dollari nel 2024, la biometria è il pallino dell'Unione Europea del resto.

Tutte le persone devono essere monitorate, non solo migranti ma anche i viaggiatori devono essere tracciati: al centro di questo sistema di controllo c'è Eu-Lisa, 319ml di euro di fondi solo nel 2022. Dentro il suo database ci sono le informazioni dei cittadini che si muovono nell'Unione, la sua sede istituzionale è a Tallin, in Estonia, quella operativa a Strasburgo.

La missione è fornire le infrastrutture informatiche per la gestione dei confini, dei flussi migratori e della sicurezza interna dell’Unione europea. Un’alleanza d’acciaio con Frontex, ma anche con la polizia Europol e l’unità di cooperazione giudiziaria Eurojust.

Eu-Lisa possiede oltre 17 milioni di impronte digitali per le richieste di visto, più i dati biometrici di cinque milioni e mezzo di richiedenti asilo e 100 milioni di alert del SIS, il Sistema Informativo Schengen.

La sfida futuristica lanciata da questa agenzia sconosciuta ai più ma centrale nelle politiche europee, è creare il più grande archivio biometrico del mondo, mettendo in rete tutti i database europei e i dati sensibili dei viaggiatori entro il 2023.

Per realizzare la grande rivoluzione tecnologica delle frontiere europee, tra aprile e novembre del 2020 Eu-Lisa ha siglato una serie di contratti con alcune delle più importanti società biometriche d’Europa, come le multinazionali francesi Sopra Steria e Idemia, per un totale di quasi un miliardo di euro.

Società private decideranno quali tecnologie fornire ai governi che le useranno per consentire l'accesso delle persone nei loro paesi: alcune organizzazioni di diritti civili hanno espresso diversi dubbi su queste politiche, stiamo consegnando i nostri dati sensibili ad aziende private.
Noi possiamo cambiare la password, il documento di identità, ma non possiamo cambiare le nostre iridi e le nostre impronte digitali.
L'immagine dei nostri volti può essere rubata e manipolata: Presadiretta ha mostrato un esperimento fatto dall'università di Bologna, all'Alma Mater, in cui si manipola la foto di un volto, per arrivare ad un nuovo volto coi dati presi dalla foto di un complice. La tecnologia si chiama morphing.

Il nostro volto, i nostri occhi, le nostre mani, la nostra identità e la nostra unicità, i dati più sensibili che abbiamo.

«Manca una supervisione su come queste aziende gestiscono i nostri dati», spiega Gemma Galdon Clavell, analista e consulente Horizon, intervistata da PresaDiretta per l’inchiesta Armi di sorveglianza di massa, in onda su Rai3 il 17 ottobre: «Il problema con la biometria – continua – è che se la società che possiede i miei dati personali non li tratta in maniera responsabile e la scansione della mia faccia viene rubata, il danno che mi provochi è irreparabile. I pericoli sono enormi quando si ha a che fare con tecnologie digitali e biometriche».

A confermare queste preoccupazioni è Wojciech Wiewiórowski, Garante europeo per la protezione dei dati: «Esiste un reale pericolo nell’uso crescente dei sistemi biometrici, perché i dati possono essere raccolti e gestiti in modo da violare la privacy delle persone.Dobbiamo essere in grado di controllare come vengono gestiti i dati provenienti dai database dell'Unione europea, ma se per esempio le autorità europee stanno utilizzando dati provenienti da altri paesi, non c’è nessuna possibilità di effettuare controlli».

I DUBBI DELL’ONU

A novembre del 2020, il rapporto di Tendayi Achium, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di razzismo e discriminazioni, denuncia che i governi e le agenzie del mondo stanno sviluppando tecnologie digitali per il controllo delle frontiere in maniera pericolosa e discriminatoria, sottoponendo in particolare rifugiati, migranti e apolidi a violazioni dei diritti umani e utilizzando i loro dati per promuovere ideologie xenofobe e razzialmente discriminatorie.

«Quello che sta accadendo è che la biometria viene sviluppata e applicata innanzitutto sulle popolazioni più vulnerabili e questo è molto preoccupante», dice Gemma Galdon Clavell.

«Com’è possibile che ci mettiamo a giocare con tecnologie di cui non conosciamo davvero l’impatto utilizzandole su coloro che sono più deboli e non hanno la possibilità di difendere i propri diritti?».

Per Petra Molnar, avvocata e ricercatrice specializzata in migrazione, tecnologie e diritti umani «alcuni algoritmi, che gli studiosi definiscono algoritmi di oppressione, per testare la tecnologia utilizzano i migranti come cavie da laboratorio».

E in queste sperimentazioni, la possibilità che le tecnologie commettano degli errori è altissima.

LA RESPONSABILITÀ DELL’ALGORITMO

«Quando un algoritmo o un sistema decisionale automatizzato commettono un errore – continua – le conseguenze nel campo dell’immigrazione possono essere di enorme portata. È già accaduto che delle persone venissero ingiustamente deportate a causa di un errore. Più di settemila studenti sono stati allontanati dal Regno Unito per colpa di un algoritmo difettoso che li accusava di aver imbrogliato in un test di acquisizione linguistica. Cosa succede se un rifugiato viene rimandato per sbaglio nel paese d’origine in cui viene perseguitato? Chi è il responsabile? Il progettista dell’algoritmo, il programmatore, il funzionario dell'immigrazione che ha usato l'algoritmo? O l’algoritmo stesso?».

(Potete leggere del servizio su questo articolo uscito su Domani)

Presadiretta ha chiesto conto all'Unione Europea sui fatti riportati nel servizio: le violenze in Bosnia, l'abuso di tecnologie di sorveglianze. Non è arrivata risposta, un silenzio colpevole.

Lo scandalo di sorveglianza di massa più grave in Europa

Diversi giornalisti ungheresi sono stati spiati per mesi da uno spyware: tutto comincia nel 2021 quando un consorzio giornalistico – Forbidden Stories – viene a conoscenza di un elenco di numeri che sarebbero stati spiati.

Dopo un lavoro di indagine il consorzio scopre di avere di fronte il più grave caso di spionaggio di massa dopo quello denunciato da Snowden: è lo spionaggio fatto tramite Pegasus, software sviluppato in Israele che si installa sullo smartphone senza bisogno di alcun contributo da parte della vittima.

Whatsapp e Signal non proteggono, perché Pegasus era già dentro il cellulare: questo software era pensato per combattere i terroristi, ma secondo Forbidden stories in Ungheria è stato usato dal governo di Orban per spiare giornalisti che avevano scritto articoli critici nei confronti del governo come anche di oppositori di Orban.

Anche l'ex presidente del parlamento Catalano è stato spiato da Pegasus: ha presentato una denuncia contro il capo dell'intelligence spagnola, seguito da altri deputati catalani e avvocati.

I servizi spagnoli hanno amesso di aver spiato i deputati catalani, causando poi la dimissione dei suoi vertici.

Le aziende come NSO sono un problema per le democrazie, perché per vendere il loro prodotto dovrebbe avere l'autorizzazione del governo israeliano che lo ha usato per condizionare le politiche estere di altri paesi nei loro confronti. NSO è stato venduto ad autocrazie e governi autoritari, è stato usato contro capi di stati, giornalisti, per sorvegliare il giornalista Khasshogi.

C'è un rischio democratico anche in Europa, dunque: è stato usato in Ungheria, anche in Polonia. L'UE dovrebbe richiamare Israele per fermare la vendita di questo spyware così invasivo.

19 novembre 2019

Report – Infiltrato speciale (la guerra sulla cybersecurity)

Abbiamo barattato la nostra privacy in nome di una finta sicurezza: possiamo essere spiati anche se usiamo App come Telegram.
A rivoluzione del 5G quanto è sicura?

Nell'anteprima, la storia di un piccolo comune alle prese con l'Ici che dovrebbe ricevere dal ministero della Difesa.

Casa e difesa – Chiara De Luca

Il ministero della Difesa ha in uso circa 21 mila immobili del Demanio, di questi circa 16mila sono utilizzati dal personale della Difesa, per esigenze di tipo abitativo: secondo la Cassazione non svolgendo attività istituzionale, dovrebbero essere soggetti al pagamento dell'Imu e dell'Ici.
Ad oggi non è ancora stato versato nulla: al comune di Fontana di Liri (da cui è partita la sentenza) hanno stimato in 500mila euro la somma che dovrebbe arrivare dal ministero e che sta già creando problemi di bilancio.

A Milano sono 86 le sedi, a Napoli sono 6 i complessi, a Roma 1981 e l'ammanco sarebbe di tre milioni di euro l'anno.
Il sindaco di Fontana Liri, Gianpio Salacco, ha raccontato alla giornalista di aver esposto il problema al Gabinetto dell'ex ministra Trenta, che ha ammesso che i crediti fossero legittimi, ma siccome non era stati stanziati in bilancio, non sapevamo come sarebbero stati pagati (e se sarebbero stati pagati..).

Per fare pressione alla Difesa, il sindaco ha chiesto aiuto all'Anci: De Caro ha anche dato la sua disponibilità, per aiutare il comune del sindaco Salacco.
DeCaro ha chiesto scusa al collega, pure lui ha qualche problema col ministero della Difesa, dovendo ricevere dei soldi: possibile che due enti dello Stato non sappiamo risolvere questi problemi da soli, senza arrivare ad un contenzioso?
La giornalista di Report ha chiesto conto al neo ministro Guerini: ha aperto un tavolo per dare una soluzione a tutti i comuni, compreso Milano che deve prendere dalla Difesa 1,2 milioni.

Ma se un cittadini non paga l'Imu la casa viene pignorata: ma se la casa è dello Stato non è possibile; senza le entrate per l'Imu, i comuni devono tagliare i servizi per tenere a pari il bilancio.

A Cagliari ci sono 174 alloggi della Difesa, ma il comune non è in grado di arrivare nemmeno ad una stima dei debiti pregressi, per problemi di accatastamento.
A Napoli l'agenzia del Demanio si è rifiutato di comunicare al comune quante sono le case del ministero della difesa: così il comune ha spiato le comunicazioni sui social dei dipendenti della Difesa. Incredibile.

A Verona conoscono gli immobili, ma il ministero della Difesa qui fa orecchio da mercante.
Entro il 31/12 senza nessuna risposta procederanno d'ufficio per non perdere soldi.

A Sesto Fiorentino, il sindaco vorrebbe incassare l'Imu anche dalle caserme inutilizzate e abbandonate: la cifra è pari a 700mila euro, soldi che contribuirebbero a migliorare la vita nelle città.

Roma dovrebbe incassare dalla Difesa 3ml di euro: il sindaco Raggi ha assicurato che faranno una conferenza stampo, a tempo debito. Ma il tempo non c'è e le casse del comune languono.

Perché questa guerra tra enti dello Stato? I comuni non potrebbero incassare direttamente dal ministero delle Finanze e dell'economia?

Infiltrato speciale di Paolo Mondani

Un centinaio di italiani sono stati spiati in modo illegale da un trojan i Stato, autorizzato dallo Stato: l'ennesimo capitolo della guerra al terrorismo, alla criminalità e poi alla corruzione, che oggi si basa su malware e spyware, ma che in realtà violano la nostra privacy, carpiscono le nostre chat e le nostre emozioni.

Questi attacchi hanno colpito l'ex presidente Renzi, il giornalista Khasshoggi, Draghi.
Nessun segreto sembra al sicuro, se è sul cellulare: nel vuoto tra leggi e tecnologia si è infilato il trojan, che rischia di diventare una normalità.

Basta mandare una immagine su whatsapp, una mail con l'allegato e si prende il controllo del cellulare, anche se è spento.
Un trojan può manipolare un tablet, uno smartphone, qualsiasi dispositivo con sw: sul mercato ci sono anche trojan commerciali, che si pagano con un canone mensile, ma bisogna avere a disposizione il telefono.
Come fare? Basta vendere il telefono, già “inoculato”, già pronto per la captazione.

Il trojan di stato è stato usato per intercettare il magistrato Palamara, nell'inchiesta di Roma sulle nomine al CSM: è dalla riforma Bonafede dello scorso anno che questi “captatori” possono essere usati nelle indagini sulla corruzione, fino a quel momento potevano essere usati solo nelle indagini su mafia e terrorismo.

Palamara ha partecipato a riunioni dove si sarebbero concordate le future nomine di magistrati: ma era solo un tavolo dove politici (come Ferri e Lotti) e magistrati trattavano per queste nomine.
Come mai il trojan è stato inoculato solo dopo un anno dalla notizia di reato, partita nel 2018?

Exodus è il trojan realizzato da un imprenditore calabrese, Fasano, della E-Surv, capace di bucare la chat di Telegram: è stato arrestato con l'accusa di aver intercettato in modo illegale centinaia di italiani.
Questo sw è stato adottato dall'80 90% delle procure italiane: la polizia riusciva a inoculare il virus grazie ad una app messa sullo Store.
Le informazioni captate sono finite su un cloud di Amazon e non direttamente a server della Procura: una vulnerabilità dei dati non da poco.

Come è cominciata l'intercettazione abusiva? Per un errore del sw, che non avrebbe fatto match col codice Imei dei cellulari da intercettare per la procura.
Ma un ex dipendente della E Surv sostiene che i dirigenti si sentivano così forti tanto da intercettare tutti: accuse portate alla procura di Napoli, da cui sono partite le indagini.

Perché lo hanno fatto?
E-Surv lo avrebbe fatto per gente che ha soldi da investire nel furto di queste informazioni – sostiene il giudice Gratteri, procuratore a Catanzaro.
Dietro i vertici di E Surv ci sono personaggi importanti?

Sempre negli Stati Uniti sono finite le informazioni carpite dai fratelli Occhionero a Renzi, Monti e Draghi: sono stati arrestati, con l'accusa di cybespionaggio e di aver tentato un attacco informatico all'Enav.

Occhionero si è difeso sostenendo l'inconsistenza delle accuse: il perito della procura si era mosso contro loro prima del decreto del giudice, che ha autorizzato l'inserimento del trojan contro gli Occhionero.
Ritengono di essere finiti sotto inchiesta perché volevano coinvolgerlo nell'inchiesta sul furto delle mail alla Clinton, per incolpare poi Trump, per la loro vicinanza coi repubblicani.

Una storia torbida, che coinvolge il governo italiano, FBI e magistrati italiani. Solo un complotto inventato o c'è qualcosa di reale?

Fare intercettazioni costa da pochi euro per quelle tradizionali, 100 150 euro per quelle telematiche: servirebbe un prezzario nazionale per livellare i costi, questo chiedono le procure italiane.
Nel 2018 le intercettazioni telematiche sono costate 218 ml e i costi stanno aumentando negli ultimi tempi anche per la riforma Bonafede.
Mancano però ancora alcuni decreti attuativi per normare meglio l'uso del Trojan: un controllo indipendente di un ente terzo, la disabilitazione della captazione, quali dati prendere dai telefoni.
In questo mercato della captazione non c'è nessun controllo pubblico: un problema importante che riguarda la nostra privacy – lo racconta un avvocato esperto della materia come Giuseppe De Vita.
Le informazioni raccolte non finiscono direttamente nella procura ma transitano in mezzo a d altri server, non controllati dalle procure.

La Sio Spa è una delle poche aziende del settore che ha accettato l'intervista da parte di Report: le altre società in questo business sono israeliane, tedesche, americane.
C'è un forte rischio che i trojan, diventando poliformici, si trasformino come i virus in natura e inizino a mutare: trojan nati per fini di indagine, potrebbero diventare virus che rubano pezzi della nostra vita, che danneggiano le persone.
Mancano delle norme certe – ammette la procuratrice Dolci, della DDA di Milano: questo non aiuta le casse della giustizia, non aiuta i magistrati, non aiuta la giustizia.
Manca un trojan di Stato, manca un albo dei fornitori, manca la trasparenza.

Eppure avremmo dovuto imparare la lezione del virus Galileo, della Hacking Team: facevano sicurezza difensiva, poi nel 2012 hanno cambiato politica, per fare sicurezza offensiva.
Così hanno venduto il loro sw a paesi che hanno usato il trojan contro giornalisti e oppositori (Nigeria, Singapore, Arabia..): tutte commesse autorizzate dal Mise, vendite intermediate da Israele.

Lo aveva raccontato già Snowdem: la NSA sorvegliava tutto il paese, tutto il pianeta, in modo indiscriminato, solo per destabilizzare paesi stranieri, per controllarne la politica.

Nel 2014 il governo voleva imporre ad Hacking Team la clausola per bloccare la vendita di Galleo a paesi poco democratici: ma poi un ministro del governo Renzi fece saltare la clausola.

Gli israeliani dell'NSO sono una delle migliori società nel settore, il loro sw Pegasus è stato usato dall'Arabia per spiare il giornalista Khasshoggi e anche da altri paesi per spiare oppositori, attivisti, sindacalisti, giornalisti.
Sono stati violati migliaia di profili Facebook, grazie ad una vulnerabilità di Whatsapp per cui poi la società americana ha chiesto un risarcimento milionario agli israeliani.

Il mercato degli spyware è in crescita in America: lo usano gli investigatori privati, l'intelligence, molto meno la polizia, perché di mezzo ci sono i diritti della difesa da far rispettare.
Se acquisisci i dati in modo illegale, le accuse contro i criminali veri decadono: la sorveglianza di massa, fatta con spyware, non aiuta chi fa delle vere indagini.

In Europa la Costituzione tutela la libertà dei nostri dati, ma pure lì i trojan possono essere usati: costano decine di milioni di euro eppure non hanno sventato nessun attacco terroristico.

In Europa l'europarlamentare olandese Marjekte Saake ha cercato di regolamentare il mondo delle intercettazioni sw, senza successo: la consultazione popolare sulla legge per gli spyware è stata poi bypassata dal governo.
E' stata lei a raccontare che il sw che ha intercettato Regeni in Egitto è stato fatto in Italia: cosa sta succedendo?
Stiamo calpestando la privacy, stiamo calpestando i nostri diritti, in nome di una sicurezza tutta da dimostrare?
L'impressione è che dietro ci sia solo un business il cui prodotto sono le informazioni dei cittadini, che hanno tutto il diritto di veder tutelate le proprie conversazioni.

Possiamo fidarci di captatori capaci di prendere possesso di un cellulare e di infilarci dentro una prova falsa?